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Voci da Ceccano sulla crisi del PD

partito-democratico bandieraRiceviamo e pubblichiamo da Rosalia Mattone che si è fatta portavoce verso gli organi dirigenti regionali e nazionali di posizioni all'interno del cicolo PD di Ceccano. Ecco di seguito il testo del documento inviato.

«Alla Direzione Provinciale del Partito Democratico
Al Presidente, Sara Battisti
Al Segretario,Simone Costanzo

Pc: Seg. Regionale On. Fabio Melilli
Pres.Nazionale On. Matteo Orfini

Questo documento nasce dal bisogno e dalla necessità di alcuni iscritti, simpatizzanti, e candidati alle ultime tornate amministrative nelle liste del Partito Democratico di Ceccano, allo scopo di interpretare e proporre una lettura delle vicende che riguardano la nostra città, la sua amministrazione, ed i passaggi che oggi hanno condotto alla crisi politica che tutti conosciamo.

La situazione di Ceccano deve a nostro avviso spingere la Direzione Provinciale ad una profonda riflessione, seria, possibilmente trasparente, una riflessione utile a mettere a nudo una questione politica e partitica che non abbiamo alcun timore a definire ormai "tendente alla deriva".
L'analisi delle vicende ceccanesi presenta un quadro a dir poco singolare, agevolmente letto da tutti gli osservatori anche poco inclini all'interpretazione profonda, e che non dubitiamo sia balzato agli occhi di questa Direzione.

Il dato che emerge osservando la fotografia politica di Ceccano, vede come spesso accade, il nostro Partito Democratico protagonista delle coalizioni di centrosinistra. Lo stesso Partito Democratico che in questa fase di crisi amministrativa ceccanese chiede soccorso e trova un disponibile aiuto nella destra storica del paese.
E' bene ricordarlo una destra che ancora oggi difficilmente abbandona atteggiamenti e simbologie nostalgiche.

L'azione di forza sospinta dalle opposizioni di destra e manovrata dal nostro partito di raccordo con altri della medesima maggioranza, ha avuto come bersaglio un sindaco eletto dai cittadini di centro-sinistra, esponente del Partito Socialista Italiano, nostro alleato a livello nazionale ed europeo.
Questo giustifica ancor meglio l'interpretazione vittoriosa che le destre danno a questo specifico passaggio politico.

E' impossibile a nostro avviso analizzare a fondo questo scenario senza percorrere a ritroso qualche passo, soffermandoci su alcune scelte del partito democratico ceccanese, che hanno senz'altro condizionato i successivi crocevia politici locali.

Già nella fase di avvicinamento alla tornata amministrativa del 2012, il PD ha mostrato problemi di inserimento e di dialogo con la coalizione di centro-sinistra che si era costituita. Questo ha causato una corsa solitaria del Partito democratico, che a fronte della vittoria della coalizione delle forze del centrosinistra, ci ha visto relegati soltanto al quarto posto, superati in termini di consenso anche da un'unione di liste civiche.

A seguito del risultato c'è stata nei mesi successivi una ripresa di dialogo del nostro partito con la maggioranza amministrativa, e l'apertura di un tavolo di discussione che rilanciasse un cantiere con tutte le forze del centro-sinistra, provando a porre alcune rilevanti questioni cittadine attorno a cui trovare un'intesa.

La successiva accelerazione e il raggiungimento di un accordo di entrata in maggioranza dettato da un'azione personalistica e solitaria, completamente contrapposta al cammino di dialogo e collegialità che si stava tentando di percorrere, hanno causato una prima profonda spaccatura interna alla sezione.
Altre successive vicende legate alla costituzione degli organi locali del partito, sempre caratterizzate da una gestione forzata ed imposta, hanno ulteriormente appesantito il clima politico della sezione, fino a determinare una netta presa di distanza da parte di diversi esponenti ed iscritti locali.

La mancanza di un intervento autorevole degli organismi superiori del partito che agevolasse il ritorno alla discussione al fine di incentivare la distensione di un clima pesante e improduttivo, non ha certamente aiutato la ripresa di dialogo all'interno del circolo di Ceccano.

Ad oggi, con un atteggiamento che vede il pd tra i protagonisti di un'azione di raccordo tra destra e sinistra contro l'amministrazione di centro sinistra della città, registriamo ancora una volta una forzatura, che prendendo le mosse da azioni d'inserimento provinciale non collegialmente condivise, generano e danno vita a queste innaturali ed imbarazzanti prese di posizione locali.

Ribadiamo quindi la nostra presa di distanza da questo prodotto di larghe intese che riteniamo soltanto finalizzato ad una ridefinizione delle posizioni amministrative, e completamente distaccato da ragionamenti politici rivolti al bene della nostra comunità.

E' nostra intenzione ed obiettivo certamente la ricostruzione di un tessuto politico che abbracci sia il Partito Democratico di Ceccano che le forze di centro-sinistra, ma che finalmente metta al centro del dialogo il confronto sui temi e sulle questioni centrali per il nostro paese.
Un dialogo che riprenda un profilo di collegialità e condivisione all'interno dei luoghi del partito deputati a tale scopo, ad oggi attivati solo a ridosso di appuntamenti elettorali.
Auspichiamo quindi la ricostruzione di un rapporto fiduciario, ampio e collaborativo con gli organismi superiori del partito, disincentivando e depotenziando tutte quelle azioni solitarie e personalistiche che hanno provocato e continuano a causare profonde spaccature e colpevoli posizioni individualistiche e correntizie.

Non possiamo continuare a voltare le spalle alla decisa richiesta di apertura,
cambiamento e trasparenza che ci arriva dai cittadini attraverso le urne.

Non possiamo persistere nell'ignorare il forte messaggio di rinnovamento e di riforma di alcune vecchie logiche che ci arriva dal nostro segretario nazionale.

Non possiamo e soprattutto non vogliamo essere i protagonisti di una strenua resistenza contro una nuova fase politica, che sempre più spesso, ed in maniera vincente, sta ricostruendo un nuovo e diverso rapporto coi cittadini.
Distinti saluti
Ceccano 15-06-2014 »

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Cosa c'è di sinistra in questa crisi a Ceccano?

Ceccano palazzo antonellidi Antonio Olmetti - I toni esacerbati e le parole forti usate formalmente da Giulio Conti nei confronti di Roberto Giannetti, peraltro fuori luogo giacché fatte in un contesto (lettera aperta al Sindaco) dove l'unica che doveva semmai rispondere, era la prima cittadina, sono da considerarsi una messa in mora da parte delle nomenclature "del Pd, del PSI, delle civiche che compongono la maggioranza e di tutta la coalizione del centrosinistra", delle novità che Manuela Maliziola vuole introdurre nell'attuale governo per ridare slancio all'azione politica comunale e fornire lo choc, attraverso la cooptazione in giunta di "facce nuove" di indiscussa competenza, cultura ed integrità, per favorire la ripresa economica della Città.
Eppure dovrà arrivare il giorno in cui i marpioni che da decenni comandano la sinistra dovranno venire allo scoperto spiegandoci in quale modo, in questi anni, hanno manifestato il proprio "essere di sinistra". Nella scelta di una nuova classe dirigente? Nella difesa del futuro delle nuove generazioni intimorite, umiliate e anche se incolpevoli, abbandonate da tutte le istituzioni? Va a sapere. Alla fine vedrete che la nomenclatura riuscirà a fare fuori il Sindaco: preferiscono distruggere la sinistra, le civiche, il centrosinistra, piuttosto che consegnare la guida ad altri. Vale però osservare che nel Pd, tra gli argomenti portati avanti da Giulio Conti e quelli di Roberto Giannetti di notevole pregio, sia dal punto di vista dello stile con cui " il tutto viene espresso", che da quello della passione politica e dei principi etici sui quali si basano, è preferibile udire e leggere i secondi: valgono, almeno, come prospettiva di quello che ci piacerebbe accadesse nel Pd.

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Una nuova Cgil contro la crisi

g.tomassidi Ignazio Mazzoli – 6, 7, 8 maggio a Rimini il 17esimo congresso nazionale della Cgil. Appena concluso abbiamo intervistato il Segretario generale della Cgil frusinate Guido Tomassi. 56 anni di cui quasi 30 in questo sindacato, eletto qualche mese addietro, nel luglio 2013, dal comitato direttivo della camera del lavoro Cgil di Frosinone con l'89% di voti favorevoli è stato riconfermato dal congresso provinciale del 5 e 6 marzo 2014.
Il 17° congresso nazionale della sua Confederazione è stato ... "molto vivace" e già per questo c'interessa la sua opinione di testimone diretto, ma più ancora riteniamo utile conoscere, dal punto di vista della Cgil, come il movimento sindacale di questa nostra realtà territoriale martoriata dalla crisi economica e occupazionale interverrà per il superamento delle difficoltà.

Segretario Tomassi il 17° congresso della Cgil è stato prevalentemente uno scontro fra Susanna Camusso e Maurizio Landini?
C'è un vizio che si va incancrenendo, quello di valutare le vicende come cause ed effetti delle iniziative di uomini e donne soli al comando. Nella realtà si tratta di un confronto molto sentito su due modi di vedere le forme e la qualità dell'iniziativa sindacale.

Ce lo può esemplificare?
Si potrebbe tradurre in due parole: arrendevolezza e primarie. Arrendevolezza nei confronti delle scelte dei governi del nostro paese. Primarie per eleggere il Segretario generale della confederazione.

Come le sembra che si sia risolto?
Limiti ci sono stati anche per le circostanze. Accettare soluzioni comunque per ridurre il danno quanto più possibile, ricercare l'unità sindacale senza la quale si perde sempre, studiare e trovare nuove forme d'intervento. Ma anche "concertazione si concertazione no", si è detto che non aiuta a risolvere la crisi. Fermo restando che come dice la Camusso "noi dobbiamo farci ascoltare, l'autosufficienza del governo Renzi distorce la democrazia". Il confronto con la politica non sarà più uguale a quello del passato e per "chiedere un posto a tavola", serve capire come costruiamo la nostra forza di soggetto di rappresentanza, "indipendentemente da chi non ci vuole ricevere". Dobbiamo superare la debolezza dell'azione sindacale che si è evidenziata nella storia recente e che i caratteri regressivi della crisi hanno amplificato. Dobbiamo rilanciare la contrattazione a tutti i livelli.

Si avvia un processo di rinnovamento. Cosa riguarderà e quanto sarà profondo?
Anche qui un punto di confronto. Segretario eletto con le primarie (Landini) o
una riduzione delle responsabilità del segretario generale e una dimensione più collettiva (Camusso)? Serve una casa comune dove ci si sente prima della Cgil e poi della singola categoria. Come si vede si tratta di questioni assai poco personali.
Entro l'anno una Conferenza di organizzazione riscriverà le regole della convivenza nella Cgil e della qualità della sua iniziativa. Noi siamo immersi nella crisi più generale e non siamo immuni da essa. Mano soldi, meno adesioni, meno rappresentanza. Meno sciopero. Tutto ciò fa mancare il sostegno nelle trattative.

Come si tradurrà qui, in questo territorio del frusinate "Il lavoro decide il futuro"?
In più modi. Due capisaldi restano: auto ed edilizia. Ma occorre anche individuare il nuovo e il futuro: ambiente e turismo. Unitariamente proporremo una grande piattaforma con al centro due questioni principali: le pensioni che oggi non sono certe per tutti, in particolare per chi inizia oggi a lavorare; un piano per il lavoro impegnandoci ad uscire dalla disputa fuorviante sulla flessibilità che fino ad oggi ha prodotti zero posti di lavoro. Sono stati colpiti dei diritti senza nulla dare ai giovani. Dobbiamo creare il lavoro che non c'è. Questo ci sarà nella piattaforma unitaria.

Non solo, cambierà anche il modo nostro di sindacalisti di lavorare. Se il lavoratore è in difficoltà, lo è indipendentemente dal lavoro che fa. E, per aiutarlo deve nascere un nuovo rapporto fra il sindacato e il territorio e le Istituzioni. Altro che sindacato d'opinione! Il lavoratore-cittadino deve trovare al suo fianco il proprio sindacato, nella sua città, che tratta con i comuni per esempio le imposizioni fiscali. A seguito della presentazione della "piattaforma welfare" congiunta CGIL, CISL e UIL, inoltrata lo scorso mese di febbraio ai sindaci di tutta la provincia di Frosinone, sono iniziati gli incontri fra le predette OO.SS. e le amministrazioni di vari comuni. Così la Cgil sarà il sindacato di tutti, degli occupati e di quelli che non lo sono.

Buon lavoro Segretario, nell'interesse di tutti i lavoratori e dei cittadini.

Tomassi presenta in video le risultanze del congresso

Frosinone 12 maggio 2014

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Diritto di manifestare nella consapevolezza della crisi

Protegge la sua ragazza dai manganellidi Ignazio Mazzoli - Venerdì 18 aprile scorso fra le cronache della fiaccolata per l'occupazione che ha visto impegnati lavoratori della Videocon, della Marangoni e della Multiservizi era possibile leggere "Narrare questo corteo significa narrare l'apatia della sopravvivenza, volti delusi, volti stanchi di chi ha provato ad inviare tanti curriculum anche fuori provincia(...) . Nei negozi non gira nessuno, non si tratta della paura dei black bloc, dei blue bloc, qui sfilano inermi uomini e donne, armati di una fiaccola. Trattasi della crisi economica, chi doveva partire per le vacanze è andato....chi resta non può.....ma è indifferente.....il licenziato non è lui." Così nella racconto di Fausta Insognata Dumano.
Non è di oggi l'impressione che il rapporto fra necessità di manifestare, di protestare e riconoscimento di questo diritto sia in crisi (manifesti una crisi profonda). E' in crisi il rapporto fra chi ha bisogno di lottare, di manifestare per i propri diritti e chi dovrebbe essere disposto a capire che chi lotta non ha altra strada per difendere il diritto a sopravvivere e quindi dovrebbe godere della più ampia solidarietà e comprensione, cose che invece manifestamente vengono negate. "All'improvviso – continua la Dumano - la parte alta della città dal piazzale San Tommaso d' Aquino alla prefettura di Frosinone si blocca, pazienza è la risposta degli automobilisti, qualche processione," ma aggiunge che questa disponibilità diventa "intolleranza, invece, appena si scopre che le fiaccole sono espressione di speranza per il lavoro."
E' doveroso porsi questi interrogativi mentre esplode la richiesta di cassa integrazione. Con oltre 100 milioni di ore registrate lo scorso mese, ben oltre le 80 milioni di ore mediamente conteggiate a partire da gennaio 2009 ad oggi. La cig aumenta in tutti i suoi segmenti (ordinaria, straordinaria e deroga). Dietro questa mole di ore sono coinvolti da inizio anno circa 520 mila lavoratori che hanno subito un taglio del reddito per 1 miliardo di euro, pari a 1.900 euro netti in meno per ogni singolo lavoratore in busta paga. Sono questi i dati che emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte della Cgil Nazionale nel rapporto di marzo. In queste condizioni si può negare solidarietà a chi lotta o peggio provare insofferenza verso di loro? Perché questo può avvenire?
È dalle periferie più colpite, come la nostra provincia, che oggi arrivano i racconti di un collasso che è sociale e psicologico più ancora che economico. In questi giorni era possibile leggere in un articolo di sbilanciamoci.info scritto da Mario Pianta il richiamo ad alcune righe di Carlo Collodi «Chìnati giù per terra, scava una piccola buca nel campo e mettici dentro le monete d'oro. Poi ritorna qui tra una ventina di minuti e troverai l'arboscello già spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete». Quando Carlo Collodi scriveva dei cattivi consigli del Gatto e la Volpe al povero Pinocchio era il 1883, e l'occidente era in preda a una depressione ancora più lunga di quella attuale. Da allora, la finanza non ha mai smesso di promettere alberi carichi di monete d'oro a investitori tanto rapaci quanto ingenui. E la letteratura non ha smesso di narrare come si vive l'inseguimento della ricchezza e l'angoscia della povertà.
Negli ultimi decenni è stata indubbiamente la ricchezza a dominare, anche in libreria. La letteratura ai tempi del neoliberismo è stata soprattutto l'apologia della libertà assoluta contro l'invasività dei legami sociali, il trionfo di individui decisi a «realizzare le proprie esigenze», con un "io" onnipotente. E non sono stati molti gli autori capaci di smontare quella rappresentazione del nostro tempo. Ora che la crisi è arrivata. Si raccontano aspirazioni deluse. Si descrive una "rovina" che resta individuale quanto l'illusorio successo che l'aveva preceduta. Sfuggono i tratti di un sistema insensato, l'impossibilità delle promesse passate, la dimenticata necessità di identità collettive. Non c'è, così, (ancora) un romanzo su questa crisi, come invece abbiamo "classici" su quella degli anni trenta.
Solo ora spuntano le prime storie di come si vive il presente, si sopravvive alla perdita di lavoro, identità, futuro. Sembrano storie incredule di un collasso che è sociale e psicologico prima di tutto, storie surreali di città svuotate, ritratti neorealisti di società in dissoluzione. Ma anche storie di come – in Grecia, in Spagna, in Italia – il vuoto potrebbe riempirsi di senso rovesciando le priorità dell'esistenza, ricostruendo relazioni sociali e piccole solidarietà. E quella dimensione collettiva che è condizione non solo per trasformare il presente, ma anche per raccontarlo.
L'informazione scritta e parlata, in video e in radio, nel web dovrebbe sentire il dovere di contribuire a creare una cultura di massa e diffusa in cui la crisi e la sofferenza siano riportate alla loro reale dimensione di fatto sociale e non di sfortuna individuale magari "causata" da presunte colpevoli negligenze del singolo.
''La liberta' di manifestare e' sacra – dice il ministro dell'Interno Angelino Alfano - ma tirare razzi non e' manifestare". Vero. Ma a fronte dei tanti manifestanti inermi quanti sono i tiratori di razzi che la polizia e le forze dell'ordine bloccano? Non è che Alfano ha in testa una bella stretta repressiva? Alfano è " contrario al codice di identificazione per le forze dell'ordine. Se questi sono i manifestanti io l'identificativo lo metterei a loro", strano però che chi viene colpito è sempre una persona a viso scoperto e mai quelli che di si dece di voler colpire. Sa tanto di intimidazione contro il diritto di protestare e di manifestare!! Anche la chiarezza su questi tentativi di intenzioni oi repressive sono compiti doverosi di chi fa informazione.

Veroli 20 aprile 2014

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Di fronte all'imprevedibile

Berlusconidi Ignazio Mazzoli - La destra butta giù il governo pur di salvare un delinquente. Da non credere, al punto che viene in mente di fare un paragone che è giusto definire in parte improprio. Si perchè viene in mente il 25 luglio 1943 quando in una resipiscenza di responsabilità nazionale i gerarchi fascisti misero in minoranza Mussolini sul'OdG di Dino Grandi e ne causarono l'arresto da parte del Re vittorio Emanuele III. Di fronte all'atteggiamento imbelle dei dirigenti (si fa per dire) del Pdl-Forza Italia, quei gerarchi sembrano oggi uomini dotati di dignità.

La notizia del ritiro dei ministri del Pdl ordinata da un pregiudicato, come Silvio Berlusconi, condannato per un reato fra i più odiosi, fa il giro del mondo. Impazza su tutti i siti più importanti, nelle edizioni on line dei quotidiani, occupa le reti televisive per lunghe ore.
Può mai essere che nel partito di Berlusconi tutti accettino passivamente la teoria del preseguitato da un accanimento giudiziario della "magistratura politicicizzata", cosiddetta. Ma che definizione è questa?
L'Italia è di fronte ad un pregiudicato disperato che ormai rappresenta un pericolo per la democrazia. Non è una crisi "normale" come avvengono spesso nei paesi democratici. Intanto l'Italia è l'ottava potenza mondiale e i riflessi di quanto avviene nel nostro Paese interessa, i paesi "globalizzati", primo fra tutti quelli del vecchio Continente. Ma non è solo di questo che si tratta. Certo, l'economia globalizzata non può che temere pericolosi contagi. Ma qui e ora siamo a qualcosa di diverso da una normale crisi di governo. L'attacco alle istituzioni democratiche, la spinta eversiva che viene dalle iniziative di Berlusconi è sotto gli occhi di tutti. Nella mattinata di ieri, sabato 28 settembre Silvio Berlusconi ne aveva anche fatta un'altra. Presentando una sua memoria difensiva alla Giunta per le elezioni del Senato che giudica la sua decadenza, annuncia che non si presenterà e chiede che vengano ricusati 10 membri di quell'organo, guarda caso quelli che chiedono la sua decadenza.
Non è mai avvenuto che in un paese democratico, una Repubblica parlamentare, il capo di un partito che ha responsabilità di governo, decida di far dimettere tutti i deputati e i senatori del suo partito. Non gli basta che i "suoi" parlamentari accolgano questa richiesta con una acclamazione. Devono firmare una lettera di dimissioni su un modulo già preparato. E questi, privi di dignità e del rispetto per loro stessi, dimenticando che i parlamentari non hanno vincolo di mandato, firmano. Uno come Cicchitto dissente dalla improvvisa decisione. Ma può bastare? Si vede che non sono degli eletti dal popolo, ma solo dei nominati dipendenti dal loro padrone. Che miserevole condizione!!!
Il Pdl-Forza Italia si assume la responsabilità di creare una situazione ingovernabile sotto il profilo politico, economico e sociale. Si tratta non solo di un attacco al Governo, ma alle regole stesse della democrazia e della convivenza civile.
Ciò che stiamo vivendo è aberrante. Basta e avanza perchè il Pd riconosca che la strategia delle larghe intese, impostagli da Napolitano, era sbagliata. Con gente simile non si può stare al governo neanche cinque minuti. Non sarebbe giusto che qualcuno ripensasse all'enormità dell'errore compiuto nell'avere impedito qualsiasi tentativo di dar vita ad un governo di cambiamento? Chi si è illuso di giocare sul sicuro dei numeri per non rischiare, ha provocato una situazione di rischio forse incontrollabile.

Ora ci vorrebbe un governo di scopo per approvare la legge di stabilità e cancellare il Porcellum e poi a votare.

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Popolo e Istituzioni insieme per battere la crisi

Partecipazionedi Ignazio Mazzoli - Il fine settimana scorso è stato illuminato dalla Prima giornata del Volontariato, interessante inizitiva del comune di Ceccano, svolta presso la mediateca della città, che sotto il titolo "Ri–conosciamoci: il welfare plurale", ha coinvolto ben 25 associazioni del territorio, dando loro la possibilità di far conoscere le proprie attività. In questo contesto, che conferma come l'Amministrazione di Ceccano oggi guidata dall'avvocato Manuela Maliziola, sia molto attenta a queste tematiche e sempre vicina alle questioni sociali e ai ceti più deboli, è stata fatta conoscere un'iniziativa molto importante di cui si è parlato poco se non per far circolare dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.
La cooperativa sociale "Videocoop", nata da un'iniziativa di alcuni ex dipendenti della Videocon di Anagni, si è fatta notare in questa occasione contribuendo a dare ulteriore risalto ed importanza all'iniziativa.
Per un giornale è importante capire come sia è stato possibile giungere alla creazione di questo soggetto imprenditoriale collettivo. La via più semplice è citare le parole della consigliera Regionale Daniela Bianchi quando afferma che per uscire dalla crisi e avviare una nuova economia del territorio sono necessarie "politiche attive sul lavoro, fatte di formazione, reinserimento professionale, sostegno all'innovazione nelle imprese e alla nascita di startup". Certamente la cooperativa Videocoop, nata dalla voglia di riscatto di alcuni ex-lavoratori della Videocon, è qui a testimoniarlo.
La Videocoop avrà sede a Ceccano, e raccoglierà le esperienze lavorative di operai che hanno voluto puntare su se stessi e in questi mesi hanno lavorato alla nascita di una cooperativa che si occuperà principalmente del recupero di materiale elettrico. Chi li ha sostenuti? Questo aspetto non va ignorato.
La Regione Lazio, dietro l'iniziativa della consigliera Bianchi, ha messo a disposizione di questi lavoratori tutti gli strumenti necessari per avviare la loro idea di impresa, grazie alle opportunità offerte dai fondi europei. Un impegno, per come appare ora, che la Regione guidata da Zingaretti sta attuando prevedendo l'utilizzo nei prossimi mesi di ben 235 milioni di euro per il sostegno alle startup, alla green economy e al credito d'impresa.
La Videcoop può essere il primo tassello di questa nuova storia per l'occupazione di questa provincia? Bella domanda!
Il presidente della Legacoop di Frosinone, Daniele Del Monaco, è soddisfatto perché "finalmente" la Regione Lazio sta abbandonando l'idea di ridurre il disagio sociale esclusivamente attraverso misure di supporto passivo, come il sostegno al reddito, ed invece stia puntando decisamente all'utilizzo dei fondi per le cosiddette "politiche attive" finalizzate a promuovere l'occupazione e l'inserimento lavorativo soprattutto attraverso la creazione di nuova imprenditorialità. La nascita della cooperativa sociale Videocoop è un evento positivo in questo mare di guai che è le deindustrializzazione in provincia di Frosinone. E' sicuramente da apprezzare il processo virtuoso che ne ha consentito la realizzazione quale risultato di sinergie tra Regione Lazio e stakeholders locali.
Di fronte alla drammatica vicenda di errori e trascuratezze che hanno causato la fine della Videocolor-Videocon un tentativo ed una esperienza come quella della Videocoop sin qui descritta, non solo è giusta ma anche inevitabile. Come è altrettanto inevitabile ripetersi la domanda: ma dov'è una politica industriale degna di questo nome nel nostro Paese?
Solo in questa provincia di Frosinone si parla di alcune decine di migliaia di disoccupati, come si affronta questo dramma sociale che colpisce singoli e loro famiglie?
Due risposte vengono subito alla mente: la prima, attuare compiutamente quanto previsto dall'Accordo di Programma Anagni-Fiuggi e quanto codificato dal propocollo che lo regola firmato dal Presidente Nicola Zingaretti e dal Ministro Flavio Zanonato, la seconda inesorabilmente è legata al dovere di far svolgere a tutti la propria parte ed in primo luogo agli imprenditori perchè non imbocchino le vie della delocalizzazione. Quindi occorre conoscere sul serio gli impegni della Fiat su Cassino perchè preservare quello stabilimento significa salvare 10.000 posti e la vita delle loro famiglie.
La ripresa non può reggersi sulle scommesse che i singoli fanno su se stessi e selle loro forze che, putroppo oggi per molti, sono già fiaccate dalle vicissitudini di questi anni.
I dati Istat dicono che il terzo settore nella società italiana è l'unico in forte crescita, nonostante la crisi economica, con incrementi del 39% degli addetti negli ultimi dieci anni. E' una percentuale che sottolinea il suo ruolo particolarmente utile per l'intera società, ma qualcuno può pensare che questo basti a recuperare i danni prodotti dal depauperamento e dalla deindustrializzazione che si sono già prodotte?
Il volontariato, la generosità individuale sono doni preziosi che donne e uomini dotati di forte senso civico fanno al loro prossimo con sentimento e con amore, ma non possono né debbono sostituire i processi industriali su cui si regge l'economia di un paese. Si spinga senza sosta su nuove norme più adeguate e moderne per un sistema integrato di servizi sociali, ma contemporaneamente si mettano le strutture forti che producono la grande ricchezza al servizio dei cittadini, delle donne e degli uomini di questa società.
Chi scrive ha alle spalle una vita da autodidatta convinto di volere essere tale, ho scelto sempre di affidarmi alle mie idee, ma sono totalmente vaccinato dal fascino dell'autoimprenditorialità, vedendola troppo simile ad un'altra illusione perdente di questi ultimi due decenni: la Partita Iva. Il popolo delle partite Iva è un fiume d'ingannati, la cui portata principale è formata di giovani senza speranze.
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L'Inchiesta il giorno 11 ottobre 2013

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La fine della crisi non è vicina

lavoroincrisi 225150di Ignazio Mazzoli - La situazione delle aziende Marangoni Tyre, Geymonat, Area Industria Ceramiche riappare fra le segnalazioni delle emergenze della nostra provincia. Con una lettera del 27 febbraio scorso 2014 indirizzata alla Prefettura di Frosinone, la segreteria Filctem CGIL di Frosinone (il forte sindacato impegnato nei molti settori qui di seguito indicati: chimico-farmaceutico, tessile-abbigliamento e calzaturiero, gomma plastica, vetro, concia e pelli, ceramica e piastrelle, occhiali, lavanderie industriali, lampade e display), dell'energia (petrolio, trasporto gas, miniere) e dei servizi ad alta rilevanza tecnologica (elettricità, acqua, gas).), ha scritto per "segnalare" (ancora una volta) la grave situazione dei lavoratori di quelle società indicate, che hanno fatto ricorso alla procedura di cassa integrazione straordinaria.
Viviamo un quadro di accelerazione della chiusura delle aziende in Italia. Secondo il Cerved sono ben 111mila le ditte che hanno chiuso per sempre nel corso del 2013. In accelerazione del 7,3 per cento sul 2012. Una ecatombe di aziende dovuto alla accelerazione di tutte le cifre della crisi. Aumentano infatti sia le liquidazioni volontarie che i fallimenti e le procedure concorsuali non fallimentari. La distribuzione su base territoriale mostra non solo una forte accelerazione dei fallimenti in Emilia Romagna (+25%) e in Trentino Alto Adige (+21%) e un incremento a tassi a due cifre in Veneto (+16%) e in Friuli (+14%) ma anche in crescita sostenuta anche i fallimenti nelle regioni del Centro, come ilLazio (+13%).
La richiesta, alla Prefettura, del sindacato della Cgil, come premessa, precisa che sono in totale «circa 550 lavoratori che, per la Geymonat dal 1 novembre 2013, per la Marangoni e area industria ceramica la 1° gennaio 2014, sono in attesa del Decreto Ministeriale per l'autorizzazione al pagamento diretto da parte dell'Inps di Frosinone, dell'indennità di cassa integrazione. Le chiediamo di sollecitare il Ministero del Lavoro, per una accelerazione dell'istruttoria per l'ammissione al regime di cassa, vista le grosse difficoltà economiche che i lavoratori e le loro famiglia stanno subendo in questo periodo». E, in chiusura si chiede alla Prefettura di Frosinone "un vostro interessamento". Come non condividere questa sollecitazione e come non continuare a solidarizzare con la condizione in cui si trovano 550 lavoratori e le loro famiglie?
Ci sia permesso, tuttavia, di fare delle considerazioni e qualche domanda. Appare a tutti evidente che siamo di fronte all'impennarsi della disoccupazione mentre la fine della crisi è, purtroppo, ancora lontana, e se la classe politica non si impegnerà seriamente a salvare il mondo dell'imprenditoria come ha fatto finora solo con le banche e con le grandi imprese, anche nel 2014 dovremo assistere ad una nuova ondata di fallimenti.
Che fine ha fatto l'approntamento di un "Tavolo permanente" di governo per i nuovi e necessari interventi risolutivi della nostra (provinciale) crisi per utilizzare nel migliore modo possibile le risorse previste nell'Accordo di programma definito per l'area nord della provincia e per portare la Fiat a sedersi per individuare le prospettive dello stabilimento di Piedimonte S. Germano e quindi di tutto l'indotto? Questo era un impegno che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le forze politiche e sociali della provincia di Frosinone anche a seguito delle dichiarazioni del Presidente Nicola Zingaretti quando annunciò che era impegnato a non far spegnere l'impianto, perché una lunga inattività fa scappare i clienti. Da queste colonne ne davamo l'annuncio il 13 settembre 2013. Chi ne sa qualcosa di questo "tavolo"?
In quell'occasione citammo Sandro Chiarlitti, segretario provinciale della Filctem Cgil di Frosinone che riferiva come «sono ad oggi, 5 gli anni che le maestranze vivono in regime di Cassa integrazione. E, da un anno è aperto un tavolo presso il Ministero del lavoro (MISE) per trovare nuove condizioni in grado di rilanciare questa azienda ed i suoi prodotti». Il MISE ha prodotto qualcosa?
Forse chiedere che non ci siano scarti fra dichiarazioni e iniziative è diventato ormai un dovere, assolvendo il quale ci scrolliamo di dosso l'inerzie e ... gli inetti.
Frosinone 5 marzo 2014

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La crisi si sta avvitando su se stessa

poverta bigdi Fabrizio Salvatori, da controlacrisi.org - Crescono ancora le sofferenze nelle banche: negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 22,7% arrivando a sfiorare i 150 miliardi di euro a novembre scorso. A dirlo è il Centro studi Unimpresa. La crisi, quindi, si sta avvitando su se stessa. E' questo il segnale che arriva dalle banche, in un momento in cui come dicono altri numeri il settore sta per essere ristrutturato attraverso il controllo della Bce. Tutti i discorsi sulla ripresa, quindi, sono nulli quando cozzano contro la granitica verità di questo dato. Anche perché, intanto lo spettro della deflazione avanza e, nello stesso tempo, l'impiego dei capitali insiste sui settori finanziari speculativi.
La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (103,1 miliardi). Le "rate non pagate" dalle famiglie valgono più di 31 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari quasi 13 miliardi. Superano il tetto dei 2 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono al 10,54% dei prestiti bancari, in aumento rispetto all'8,20% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in meno di tre anni, quindi, sono quasi raddoppiate sfiorando un incremento percentuale di 90 punti. Centro studi Unimpresa.
Secondo lo studio dell'associazione, basato su dati della Banca d'Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 121,8 miliardi di novembre 2012 ai 149,5 miliardi di novembre 2013 (+22,76%) in aumento di 27,7 miliardi. Nel dettaglio, la quota delle imprese è salita da 81,6 miliardi a 103,1 (+26,31%) in aumento di 21,4 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 27,5 miliardi a 31,5 miliardi (+14,34%) in salita di 3,9 miliardi. Per le imprese familiari c'è stato un aumento di 1,7 miliardi da 11,1 miliardi a 12,9 miliardi (+15,38%). Le "altre" sofferenze (pa, onlus, assicurazioni, fondi pensione) sono passate invece da 1,4 a poco più di 2 miliardi (+39,42%) con 581 milioni in più.
"Siamo allarmati - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - di fronte alla sempre maggiore difficoltà, sia delle famiglie sia delle imprese, nel pagare le rate dei finanziamenti, assistiamo a un atteggiamento di superficialità da parte del Governo di Enrico Letta, che poco sta facendo per risolvere la questione del credito. Altrettanto preoccupante è la posizione dei rappresentanti delle banche che cercano di sminuire il problema, interpretando i numeri affinché non si punti il dito contro l'industria creditizia". Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono al 10,54% dei prestiti bancari, in aumento rispetto all'8,20% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in meno di tre anni, quindi, sono quasi raddoppiate sfiorando un incremento percentuale di 90 punti.
Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, del 4,46% nell'ultimo anno. Resta particolarmente grave il quadro per le imprese: nell'ultimo anno le aziende hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 32,9 miliardi (-9,85%) da 334,9 miliardi a 301,9 miliardi, quelli di medio periodo (fino a 5 anni) di 5,1 miliardi (-3,97%) da 129,9 miliardi a 124,8 miliardi e quelli di lungo periodo (oltre 5 anni) di 18,9 miliardi (-4,63%) da 409,1 miliardi a 390,2 miliardi.
Giu' anche il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti calate di 4 miliardi (-1,12%) da 365,9 miliardi a 361,8 miliardi: il mercato immobiliare, cosi' rilevante per il prodotto interno lordo italiano e per le prospettive di crescita economica, resta dunque privato della liquidita' necessaria a ripartire; la contrazione dei finanziamenti non consente al business del mattone di rimettersi sul sentiero della crescita. In totale, lo stock di finanziamenti alle famiglie e' calato in un anno da 611,1 miliardi a 602 miliardi co n una diminuzione di 9,1 miliardi (-1,49%).

Crisi, i lavoratori poveri in Italia sono più del 12%. Fmi: "Nel Sud Europa ripresa fragile". Se l'Italia continua a "conquistare" posizioni nella classifica della disoccupazione, soprattutto giovanile, per quanto riguarda gli occupati non si può dire che la crisi dispensi doni. Nel Bel Paese oltre il 12% (12,5%) degli occupati non riesce a vivere del suo stipendio. Solo Romania e Grecia fanno peggio (oltre il 14%). Ma la loro situazione era grave gia' nel 2008.Come sottolinea uno studio Ue sull'occupazione, dal 2010 mentre gli stipendi delle famiglie in Ue sono diminuiti, "i cali sono stati particolarmente profondi (oltre cinque punti percentuali in due anni) in Grecia, Spagna, Italia, Irlanda, Cipro e Portogallo". Prima della crisi, ovvero nel 2007, in Italia la quota dei lavoratori poveri era intorno all'11%. In compenso c'è da tener conto che la crisi ha lasciato sul terreno quasi un milione di posti di lavoro tra dipendenti, precari e lavoro nero.
In generale in Europa dal 2008 al 2012 il numero di persone a rischio di poverta' ed esclusione sociale e' salito di 7,4 milioni, ovvero oggi e' un quarto della popolazione europea (125 milioni) ad essere a rischio indigenza. E Italia, Grecia e Irlanda sono i Paesi dove la situazione si e' deteriorata maggiormente, cioe' hanno visto salire il numero delle persone in difficolta' di oltre cinque punti percentuali in quattro anni. Dato il quadro fosco della situazione sociale in Ue, la Commissione conclude che "nonostante i primi timidi segnali di ripresa economica, mercato del lavoro e situazione sociale restano una grande sfida e il carattere inclusivo della possibile ripresa e' incerto". A battere sullo stesso punto è anche l'Fmi. Per il capo economista Olivier Blanchard, il Sud Europa ''continua a essere la parte dell'economia mondiale piu' preoccupante". Quindi, se da una parte per il 2014 è prevista una crescita positiva, e in alcune aree del pianeta addirittura superiore alle attese, sarà "fragile'' per l'area del Sud Europa. Fragile vuol dire che la disoccupazione rimarrà ai livelli attuali. Se da un lato le esportazioni sono forti dall'altro la domanda interna e' debole e risente del legame fra attivita' debole, banche deboli, societa' deboli e la necessita' di risanamento di bilancio. ''Una crescita sostenuta richiedera' la rottura di questi legami e l'appoggiarsi piu' sulla domanda esterna e interna', conclude Blanchard.

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Onda di crisi e onda di pubblico

tgla7-skytg24-tg1-tg5-300x2251di Stefano Balassone - Il mese di febbraio è stato da record per calo di ascolti tv da quando l'avvento della crisi quattro anni fa ha cambiato le abitudini del pubblico. Che consuma altro.

Olli Rehn ci ricorda che siamo sovraccarichi di debito pubblico e la Confcommercio, alla faccio dello 0,1 per cento di ripresina a dicembre, segnala con aria emaciata che a gennaio i consumi sono diminuiti dell'1,6 per cento. Dunque Letta, nonostante l'aria imbronciata al passaggio del campanello, avrebbe solato Renzi e il suo ottimismo del fare.
Però, a consolazione di Matteo, ci sono due luci in questo buio pesto: lo spread e l'Auditel.
Il primo è sceso ai valori del 2010, quando neanche sapevamo cosa fosse (e sono tutti soldi veri per tamponare le falle del bilancio). Il secondo continua a segnalare che gli italiani stanno diminuendo il consumo di televisione. Una luce? Sì, perché la televisione si consuma in casa dove si resta in misura inversa ai soldi di cui disponiamo per andare al cinema, in pizzeria, al pub e via scialacquando.
Proprio per questo l'avvento della crisi ha aumentato di botto gli spettatori della tv serale (20-24) che erano 24,4 mln nel febbraio 2010, ma balzavano a 26 mln dopo un anno, mentre Berlusconi parlava di ristoranti pieni e non accusava ancora la Deutsche Bank di averli svuotati.
Ancora un anno e siamo a febbraio del 2012, in piena riforma Fornero, con le pensioni che si allontanano sotto il naso dei pensionandi e gli esodati che cominciano a dilagare nei talk show: qui il pubblico raccolto tremante attorno alle tv accese raggiunge il suo massimo di 27 milioni di spettatori medi.
Un anno dopo, in piene elezioni politiche e proprio in mezzo all'esplosione del voto di protesta, c'è il primo accenno di contrazione della platea serale della tv, che scende a 26,5 mln. Finché non arriva il segnale fortissimo del febbraio appena terminato: 25,6 mln di spettatori, il dato più basso da quattro anni a questa parte.
È vero, siamo ancora un milione sopra il dato del 2010 quando il peggio doveva ancora apparire. Ma la diminuzione del consumo di tv è inequivocabile. E siccome escludiamo che così tanti italiani se ne stiano tutta la sera in casa con la tv spenta, ne concludiamo che hanno passato il tempo consumando dell'altro.
Come si concilia questo dato con la perdurante diminuzione del consumo segnalata da Confcommercio. Ci si rivolge di meno agli esercizi commerciali tradizionali? O, semplicemente, è sprofondato nel "nero" un ulteriore pezzo della nostra economia? Oppure hanno preso piede forme e stili di consumo nuovi che sfuggono ai vecchi metodi di rilevazione? Chi lo sa?
Meglio comunque le domande senza risposta delle (arriveranno, arriveranno!) aggrondate analisi circa la cattiva qualità della programmazione che provocherebbe la diserzione degli utenti. Chiacchiere di chi non sa che l'audience è un'onda, non una scelta.
@SBalassone

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