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Democratici Progressisti per Ceccano con Emanuela Piroli

art1mdp 350 260Articolo 1 – LEU di Ceccano*, coerente con l’impegno assunto di contribuire alla riorganizzazione della sinistra politica a Ceccano, dopo una lunga e costruttiva serie di incontri con Partiti, Associazioni, cittadini democratici, di sinistra, laici, socialisti e cattolici, decide di partecipare alle prossime elezioni amministrative con una propria lista, denominata DEMOCRATICI PROGRESSISTI PER CECCANO, aperta a tutti i coloro che si riconoscono nei valori del lavoro, civili e sociali della nostra Costituzione.

DEMOCRATICI PROGRESSISTI PER CECCANO si schiera con la Candidata a Sindaco EMANUELA PIROLI, rappresentante della coalizione di Centro Sinistra presente sul territorio.

Art.1 – Leu, Un partito della sinistra democratica, impegnato alla costruzione di una nuova compagine politica di sinistra che metta al centro della propria azione la fine delle politiche neoliberiste, che hanno impoverito il paese, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi privilegiati, penalizzando ceti medi, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi, rendendo insicuro, precario, malpagato e sempre più spesso introvabile il lavoro. E’ una politica che assoggetta sempre più masse di popolo al “potere”. I valori del Centro Sinistra non si declamano a parole, si attuano con atti concreti ogni giorno: a difesa del lavoro in ogni sua forma; a difesa dei diritti; a difesa della dignità umana sempre. Art. 1- LEU al governo del Paese e della Regione, partecipe alle recenti competizioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria nelle coalizioni democratiche di Centro Sinistra è impegnato a Ceccano per favorire una scelta seria e consapevole fra le elettrici e gli elettori. E’ un confronto fra tre coalizioni.
L’estrema destra, uscente, frutto dell’unione politica di diversificate pulsioni retrive e reazionarie, che viene ricordata per i posacenere, le fioriere, le rotatorie e poco altro, che ci ricorda oggi la “messa in sicurezza delle scuole”, resa possibile grazie ai finanziamenti di Governi e Regione di Centro Sinistra. Una Amministrazione miseramente implosa sotto il peso delle sue contraddizioni politiche e delle lacerazioni di potere interne, dopo alcuni anni di crisi. Oggi si presenta per continuare quello che ha iniziato.

La destra moderata del già Presidente del Consiglio Comunale uscente che, impegnato fino alle Elezioni Europee del giugno 2019 a sostegno della destra, ha presentato una aggregazione di liste civiche giustificando il fatto con una vaga dichiarazione politica di presa di distanza dalla coalizione di destra. Dopo la presentazione di tale coalizione gli è arrivata l’adesione ufficiale del PSI di Ceccano (che aderisce col proprio simbolo) e dopo ulteriori quindici giorni anche quella del PD ceccanese. Deve ancora spiegare il candidato a Sindaco ex Presidente del Consiglio Comunale l’evoluzione politica ed ideale che lo ha portato dall’essere impegnato e convinto rappresentante della destra fino a dicembre, a divenire, nel mese di gennaio il rappresentante di una coalizione che i suoi alleati definiscono di centrosinistra, pur essendo a sostegno di una figura che è stata perno del centro destra locale fino allo scorso ottobre.

 

La coalizione che sostiene ,EMANUELA PIROLI, risulta essere l’unica a Ceccano a rappresentare il Centro-Sinistra. Lo dimostra lo sforzo programmatico volto a risolvere i problemi di Ceccano, del suo vasto territorio. Lo dimostrano le convinte adesioni dei partiti della Sinistra, di tanti cittadini democratici e quella di Articolo 1- LEU.

La candidata Emanuela Piroli è una proposta, che per il programma presentato e per le caratteristiche di impegno personale e professionale, di indipendenza politica di giudizio dimostrata, necessaria ad un miglioramento delle condizioni del lavoro e dei servizi, fondata sui valori costituzionali del rispetto della dignità umana, senza distinzioni di sesso, razza, etnia, genere, religione, pensiero né censo.

Articolo 1- LEU si impegnerà con le altre forze della coalizione affinché la stessa campagna elettorale sia occasione di crescita democratica per la città di Ceccano, perché prevalga la volontà di superare la rassegnazione e il voto sia occasione di limpida partecipazione popolare per la ripresa economica, sociale e culturale del Comune in un territorio più forte e consapevole.

 

Oriano Pizzuti, Presidente Circolo Ceccano; Gaetano Ambrosiano, Coordinatore Provinciale art.UNO

 

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Fare chiarezza sul Consiglio dei Giovani di Frosinone

giovanidemGiovani Democratici - Nella mattinata odierna abbiamo provveduto a protocollare una interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata al Sindaco e all'assessore competente per stimolare questi ultimi a fare chiarezza sulla mancata operatività del Consiglio dei Giovani di Frosinone, in vista della messa in discussione di un non precisato forum delle associazioni giovanili nella prossima seduta consiliare del 20/12/2018.

Afferma Alessandro Marino, Segretario della Federazione dei Giovani Democratici della Provincia di Frosinone: “Come Giovani Democratici da diversi anni sosteniamo l’istituzione del Consiglio dei Giovani così come predisposto dalla legge regionale del 2007. I propositi di tale legge sono il rafforzamento della partecipazione dei giovani alla vita politica locale e la realizzazione di progetti e iniziative nel settore degli scambi culturali. Nella stessa Regione Lazio e in generale nella maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea esistono da anni organismi come il Consiglio dei Giovani, che permettono ai ragazzi e alle ragazze di avere una rappresentanza ed una reale voce in capitolo in materia di politiche giovanili, ma soprattutto un bilancio finanziato per poter attuare idee e progetti.”

Prosegue Marco Tallini, Segretario del Circolo dei Giovani Democratici di Frosinone: “La Giunta Comunale e altre forze politiche del capoluogo lanciano l’idea di istituire un forum delle associazioni giovanili senza rappresentanza democratica e senza alcuna risorsa economica rappresenta un danno per la comunità giovanile e per la città di Frosinone in generale. Il Consiglio dei Giovani al contrario è normato da una legge regionale che gli attribuisce innanzitutto un potere consultivo obbligatorio su tutti gli atti amministrativi in tema di politiche giovanili; in secondo luogo la Regione Lazio finanzia non solo la sua istituzione ma soprattutto la sua operatività consentendo così l’elaborazione in piena autonomia di iniziative e progetti a livello locale, nazionale ed europea. Infine è necessario sottolineare che, al contrario del forum, il Consiglio dei Giovani è eletto direttamente dalle ragazze e dai ragazzi di Frosinone tra i 15 e i 25 anni: soltanto un organo democratico può promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla vita civica e politica di una città da cui, come purtroppo evidenziano i recenti studi demografici, questi ultimi scappano.” Infine, secondo Angelo Pizzutelli, capogruppo PD in Consiglio Comunale. “La volontà della Giunta Comunale di istituire un forum delle associazioni giovanili cozza con gli impegni presi mediante delibera istitutiva del Consiglio dei Giovani di Frosinone risalente a dicembre 2017, a cui non è stata data esecuzione. Per queste ragioni abbiamo presentato stamani, assieme ai Consiglieri Cristofari e Sardellitti, un’interrogazione scritta con la quale chiedere risposte sui mancati adempimenti della Giunta Ottaviani. Ribadisco pieno sostegno ai Giovani Democratici il cui impegno e la cui passione vengono puntualmente snobbati da chi amministra Frosinone.”

 

Copia dell'interrogazione

 

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Il valore del lavoro con i sindacati, corpi intermedi democratici

sindacati bandiere 350 260 minDonato Galeone* - A fine dicembre 2015 osservavo con le mie abitudinarie riflessione rese pubbliche anche su questo giornale che la società del terzo millennio proiettata nel futuro, piaccia o non piaccia, doveva e deve - a mio parere - farsi una ragione o una convinzione della incidenza di un “mondo aperto” alle innovazioni mirate al desiderio di nuove opportunità di crescita e di maggiore benessere.
Ma queste “aperture e desideri” erano e sono processi che comportano anche “fratture tra le componenti tradizionali” presenti nella società oltre ai “rischi” per i lavoratori e le lavoratrici che, estesi alle persone deboli e senza lavoro, riducono violentemente nella povertà milioni di persone, pur in presenza di graduali cambiamenti economici di crescita dei tornaconti profittevoli nel mondo.

A circa tre anni distanza - quelle mie modestissime riflessioni aggiornate al primo trimestre 2018 - mi permettono di osservare quanto abbiamo – tutti – riscontrato nel mese scorso durante la campagna elettorale e nei comportamenti dei “corpi intermedi di una società democratica” (movimenti politici o partiti e organizzazioni sociali) e, da qualche giorno, conosciamo anche i nomi dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali laziali e lombardi eletti dalla maggioranza dei cittadini italiani.

Non intendo commentare, al momento, notizie e risultati già divulgati ma, nel rispetto della volontà popolare, rilevo e osservo, non casualmente, che il risultato elettorale ha “indicato un radicale cambiamento nel nostro Paese” con il Partito Democratico, perdente con meno del 20%, nella coalizione del centrosinistra e la coalizione di centrodestra con Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega che raggiunge il 37% mentre il Movimento Cinquestelle, fuori da ogni coalizione, ottiene un clamoroso 32% - ovvero - due parti politiche ottengono “due maggioranze relative” e il Presidente della Repubblica, insediatosi il Parlamento ed eletti i Presidenti di Camera e Senato il 23 marzo, dopo le consultazioni dei gruppi parlamentari dovrebbe affidare l'incarico per la formazione del nuovo Governo ad una delle due maggioranze relative parlamentare per la formazione del Governo.

La richiesta, quindi, di un “cambiamento o alternanza democratica nel Paese” è attualissima e penso che la mia osservazione ritorna agevolmente sul “valore ed i comportamenti dei corpi intermedi nella società democratica” - di ogni parte sociale organizzata - e tra esse le “organizzazioni sindacali dei lavoratori” che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle società, assicurando crescita dei redditi con il lavoro e contribuendo, innanzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le “classi sociali” attraverso il riconoscimento dei rispetti ruoli associativi - di lavoratori e di imprenditori - nella diffusione dei diritti e doveri che formano la “coscienza sociale”.

Ed ecco che da fine gennaio al 2 marzo 2018, mentre i corpi intermedi dei movimenti politici e di partito lanciavano - prevalentemente - programmi elettorali ai cittadini, peraltro, taluni anche con linguaggi scarsamente gradevoli ma tutti mirando alla conquista di un posto nel Parlamento nazionale o nel Consiglio regionale, altri corpi intermedi della CGIL, CISL, UIL e Confindustria - nella notte del 28 febbraio - concludevano una intesa sottoscritta, ieri 9 marzo, sui “contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva” per i lavoro contrattato e partecipato con i lavoratori e le lavoratrici sui territori, nella dimensione nazionale.

Un accordo interconfederale tra associazioni sindacali dei lavoratori e associazioni degli industriali italiani – per verità storica – avviato nel gennaio 2009 con “l'acccordo quadro di riforma degli assetti contrattuali” col Governo e confermati mediante il successivo accordo del 15 aprile 2009 - attuativo dell'accordo quadro del 22 gennaio 2009 non sottoscritto dalla CGIL ma ripreso nel giugno 2011, condiviso anche dalla CGIL, in “materia di rappresentanza ed esigibilità della contrattazione aziendale” e dopo circa 9 anni - positivamente e unitariamente - richiamati e sintetizzati in 3 importanti “obiettivi centrali” da raggiugere con il lavoro contrattato e partecipato:

1 - condivisione di una strategia di sviluppo, coordinata e coerente con le trasformazioni in atto e capace di affrontare e ridurre i “dualismi produttivi, occupazionali e territoriali” ( Mezzogiorno, patti territoriali e una estesa contrattazione mirata allo sviluppo produttivo e occupazionale);
2 - un mercato del lavoro che favorisca l'inserimento al lavoro dei giovani e delle donne tutelando e sostenendo, al contempo, le “transizioni occupazionali e lavorative”(mediante sostegno al reddito di inclusione al lavoro rivendicato da tempo anche a livello regionale);
3 – rafforzare le misure di sostegno a un modello “autonomo, innovativo e partecipativo” di relazioni sindacali, in collegamento tra innovazioni, produttività del lavoro e retribuzioni.

Osservare, non credo solo personalmente, quanto sia importante nella prospettiva dei prossimi anni, l'avviata evoluzione democratica dei “corpi intermedi” sempre più connessi sia alle trasformazioni del mondo del lavoro e delle classi sociali e sia verso l'innovativo ruolo del produrre beni e servizi sociali, essenziali ai bisogni dei cittadini, quanto nella redistribuzione, ai lavoratori e lavoratrici, dei redditi prodotti.

Funzione insostituibile, se adeguatamente innovata e propositiva, dello “specifico corpo intermedio sociale” quale è quello del sindacato dei lavoratori che non potrà essere la stessa del secolo scorso e neppure di sovrapposizione e di complemetarietà del suo ruolo autonomo, così come dimostrato con l'intesa unitaria interconfederale, sottoscritta ieri 9 marzo 2018, che ha dato un segnale forte di seria responsabilità delle parti sociali – corpi intermedi della società democratica – in un momento economico-sociale difficile del nostro Paese nel contesto europeo e ancora alle prese con i bassi livelli di occupazione che necessitano di un esteso e unitario impegno verso intese in tutti i luoghi di lavoro e nei settori produttivi, rilanciando produttività nel sistema delle imprese e con essa, non dimenticando ma gestendo il punto ultimo dell'accordo interconfederale sulla “partecipazione” che non deve essere dimenticato in quanto – finalmente – non è più un “punto inedito” come rilevato dal Segretario Confederale della CGIL, Franco Martini.

Martini, commenta l'accordo interconfederale su Rassegna Sindacale CGIL ultima e dice che” il punto sulla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione delle imprese sfata un tabù che richiederà, tuttavia, una svolta culturale dello stesso sindacato e la sperimentazione di modelli di partecipazione organizzativa e non solo, per esprimere tutta la consapevolezza e la responsabilità del lavoro, in una fase storica straordinaria, quella della 4^ rivoluzione industriale, carica di opportunità, ma anche – se male indirizzata – di tante contraddizioni”.

Appare chiaro constatare che la svolta del dopo il 4 marzo 2018 tanto a livello politico parlamentare che di Governo nazionale e laziale i tre punti programmatrici dell'accordo interconfederale richiamati, tanto per la strategia dello sviluppo dell'economia e del lavoro territoriale quanto sulle misure di sostegno al reddito nei “momenti transitori di mancato lavoro” tenderà a ridurre il disagio sociale, peraltro, chiaramente suffragato dal voto politico nazionale e regionale, mediante e già pubblicamente proposta dai lavoratori del frusinate, sostenuta sin dal 2014, da questo stesso giornale www.unoetre.it. orientato, com'è noto, verso il superamento delle disuguaglianze sociali, auspicando che la nutrita rappresentanza politica frusinate e laziale - al di sopra di blocchi strumentalmente contrapposti - sia doverosamente disponibile alle sollecitazioni propositive dei lavoratori e dei cittadini ciociari e laziali.

(*) ex Segretario provinciale di Frosinone e regionale della CISL Lazio

Roma, 10 marzo 2018

 
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Democratici del PD che voteranno No al referendum

LOGO Dem per il NO 350Democratici per il NO di Frosinone - Il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati esprimere con un SI o un NO la loro sovrana volontà circa il Referendum Costituzionale. Ci auguriamo che questi giorni possano contribuire a fare riflettere maggiormente tutti ed evitare sterili e inutili crociate che non fanno altro che spaccare il Paese.
Come Democratici del PD intendiamo esporre le motivazioni della nostra scelta a votare No al referendum.
Siamo convinti che la Costituzione sia superiore a tutti gli atti giuridici che compongono l’ordinamento italiano e anche la procedura per la sua revisione si pone a un livello ben più elevato e doverosamente più partecipato delle leggi e dei provvedimenti d’indirizzo politico di maggioranza. Ciò richiede il massimo consenso possibile da parte dei parlamentari, perché la Costituzione rappresenta, nel contempo, garantisce tutti, essendo la “casa comune”. Tale principio è sancito dallo stesso manifesto del PD “ Il Partito Democratico si impegna a ristabilire la supremazia della Costituzione e ad difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.”
Crediamo che lo spirito principale della riforma ristringa, di fatto, la partecipazione diretta dei cittadini, penalizza fortemente la rappresentatività, limita i principi fondamentali della sovranità popolare.
La stessa legge Del Rio su le province ha eliminato il voto diretto dei cittadini, delegando la scelta dei consiglieri provinciali ai consiglieri comunali con la conseguenza di aprire un arrembaggio nella formazione delle liste. Meccanismo, quasi simile, è previsto per l’elezione del Senato, attribuendo ai consigli regionali, e non ai cittadini, il diritto di eleggerlo. Tale metodo, la eliminazione di voto diretto del Senato da parte degli elettori, è stato perfino anticipato attraverso l’Italicum, invertendo i ruoli tra procedimento costituzionale e legge elettorale. Pertanto, la legge elettorale, approvata con la fiducia al Governo, ha finito per identificare uno dei punti qualificanti della riforma Boschi, andando a influire sulle stesse norme costituzionali tra le quali la non elettività diretta del Senato. In altri termini, la riforma contraddice la sovranità popolare in quanto« la volontà dei cittadini, espressa attraverso il voto, costituisce il principale strumento».
Una riforma che assegna un potere quasi illimitato e senza controllo alla centralità dello Stato.
Senza alcun dubbio nel 2001 troppe materie furono, distrattamente o volontariamente, attribuite alla competenza regionale concorrente, ma la riforma riafferma regole di riappropriazione da parte dello Stato di una moltitudine di materie quali, le politiche sociali, la tutela della salute, il governo del territorio, l’ambiente e il turismo che costituiscono il cuore dell’autonomia legislativa regionale.
Questa riforma è stata pensata ritenendo che la palude dell'inefficienza delle rappresentanze parlamentari del funzionamento delle Camere sia dovuta alla loro composizione, alle autonomie regionali e a un controllo diretto dei cittadini, piuttosto che dalla crisi della politica e dalla incapacità dei partiti di riformarsi.
Tale riforma riduce la partecipazione dei cittadini alla scelta diretta dei propri rappresentanti, prevedendo di fatto un “premierato assoluto”, non immaginato dalla nostra Costituzione, e un ritorno dello Stato-Centrale sulle Autonomie Locali.
Siamo convinti che il nostro Paese ha bisogno di profonde riforme strutturali, sia costituzionali che elettorali in grado di renderlo funzionante, veloce, efficiente e governabile, ma tutto deve avvenire nel solco della partecipazione dei cittadini e nel pieno rispetto della sovranità popolare.
Per questi motivi il 4 dicembre votiamo NO!

Comitato direttivo Circolo – Frosinone : Ermisio Mazzocchi, Giovanni Perillo, Tullo Rossi, Luigi Sacchetti, Giuseppe Sarracino, Benny Taormina, Fabrizio Vona, - Paolo Iovine: Segretario GD Cassino e Membro Assemblea Nazionale.

 
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Nascono a Roma e nel Lazio i Democratici per il NO

LOGO Dem per il NO 350dai Democratici per il NO - Nascono a Roma e nel Lazio i Democratici per il NO. Fermare la giostra e invertire la direzione. Roma, 8 ottobre 2016 - Nascono i Democratici per il No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Lo si è deciso in una riunione che si è tenuta presso il circolo del Pd Testaccio a Roma, alla quale ha partecipato un nutrito gruppo di iscritti, militanti ed elettori del Pd e del centrosinistra, provenienti da diversi municipi della capitale e da comuni della provincia e della regione Lazio.

In una nota congiunta, il consigliere regionale del Pd del Lazio Riccardo Agostini e l’ex responsabile comunicazione del Pd Stefano Di Traglia, tra i promotori dell’iniziativa, affermano: “Sono sempre di più gli elettori del Pd e del centrosinistra che stanno manifestando l'intenzione di votare No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Pensiamo sia giusto rappresentare e sostenere le loro argomentazioni, con l'obiettivo di promuovere, nelle settimane che ci separano dal voto, occasioni di confronto coinvolgendo singoli cittadini, associazioni, organizzazioni che hanno già mostrato o che mostreranno l’intenzione di sostenere la campagna a favore del No".

“Crediamo che il cambiamento fine a se stesso non sia sempre positivo. L’Italia ha necessità di riforme, ma di riforme vere, giuste e utili per i cittadini. Il cambiamento si avvia riscoprendo determinati valori e non attraverso convenienze dal respiro corto e pura retorica. E’ in atto da anni un restringimento della base democratica il cui unico effetto sui cittadini è la diminuzione del diritto di votare i propri rappresentanti. Non è con la riforma costituzionale approvata in Parlamento, e ora al vaglio degli elettori, che si ricostruisce un rapporto positivo e fecondo tra cittadini e politica. Ci troviamo di fronte a vecchi refrain che tornano periodicamente di moda: sostenere che la Costituzione va cambiata perché vista come ostacolo alla capacità di governare. Insomma, la Costituzione usata come alibi: ci sembra questa la fonte ispiratrice di chi propone questa riforma, unitamente a quella elettorale che rischiano, insieme ad altro, di farci disperdere i principi e i valori che hanno ispirato la nascita del partito democratico. Per tutto ciò e per molto altro – concludono i due esponenti democratici - è necessario fermare la giostra e invertire la direzione. Noi diciamo si al cambiamento, ma non così”.

Tutti coloro che a Roma e nel Lazio vogliono sostenere i democratici per il No, organizzare iniziative, promuovere occasioni di incontro possono farlo inviando una email a:

 
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Jobs act. Giuristi democratici a Sergio Mattarella: Arretramento delle tutele

Jobsact 350 260di Redazione - I Giuristi Democratici, unitamente a oltre settanta avvocati e docenti giuslavoristi di vari Fori d'Italia, tra cui il primo firmatario Filippo Maria Giorgi, hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la quale si formula la "richiesta di rinvio al Governo, ai fini del riesame, del primo decreto attuativo della legge delega 10 dicembre 2014 n. 183 —c.d. Jobs Act— «recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti»".
"Ciò che accomuna, pur nella assoluta diversità di opinioni e di appartenenze politiche, tutti coloro che aderiscono a questa iniziativa —si legge nel messaggio— è la constatazione dell'arretramento delle tutele che l'emanando decreto finirebbe per attuare, riportando le garanzie giurisdizionali offerte a quella parte di concittadini–lavoratori destinatari della nuova disciplina ad una soglia di azionabilità della lesione dei loro diritti derivanti dal rapporto di lavoro che appare, al più, paragonabile a quella vigente nel nostro ordinamento prima della introduzione dello Statuto dei diritti dei Lavoratori di cui alla legge 20 maggio 1970 n. 300".
Questa, per i sottoscrittori, è una "conseguenza che, già di per sé considerata, non può ritenersi legittimata dalla giustificazione che essa costituisca il frutto di opzioni di politica legislativa, come tali insindacabili, ove si rifletta che si tratta di scelte che, anche solo considerando l'azzeramento di un così (temporalmente) rilevante processo evolutivo dell'ordinamento lavoristico, inevitabilmente entrano in rotta di collisione, da un lato, con il diverso quadro di riferimento nel frattempo introdotto dalla vincolante disciplina comunitaria e, dall'altro, con la diversa disciplina garantita dall'ordinamento, di fronte ad identiche fattispecie risolutorie, a quei cittadini-lavoratori che non siano riguardati dalla novella per il solo fatto che il loro rapporto di lavoro a tempo indeterminato, avente per il resto identica natura e disciplina, sia stato stipulato in qualunque data antecedente all'entrata in vigore del decreto."Nel testo si elencano quindi "le violazioni degli artt. 3 e 117 Cost, alle quali si aggiungono una serie di eccessi di delega, che hanno introdotto nel decreto previsioni normative non riconducibili ai principi ed ai criteri direttivi enucleati dal Parlamento", che spingono i giuristi a rivolgere al Capo dello Stato "la più rispettosa, ma non per questa meno accorata, preghiera di voler esercitare il potere, sicuramente a Lei spettante in analogia a quanto previsto dalla Carta Fondamentale per la promulgazione delle leggi, di stimolare il Governo ad opportuni ripensamenti".

Di seguito, il testo integrale della lettera e l'elenco provvisorio delle adesioni.

Scarica dal link che segue il testo integrale della lettera con le firme   pdf Lettera di giuristi a Mattarella (181 KB)

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