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Sta Saltando l'alleanza tra capitalismo e democrazia

Covid 19. All'orizzonte si profilano nubi foriere di tempesta

carlo bonomi confindustria 350 mindi Ermisio Mazzocchi - All'orizzonte si profilano nubi foriere di tempesta. La diffusione del Covid-19 ha cambiato la prospettiva del futuro.

E' acclarato che non “torneremo come prima” e dire il contrario significherebbe non capire quanto è successo.
Un virus oscuro, che ha lacerato l'assetto geopolitico nel mondo, che ha svelato le profonde contraddizioni dell'Italia, che ha prodotto miseria e solitudine, pone un profondo cambiamento dei rapporti sociali ed economici.
Una consapevolezza e percezione di questo mutamento che non si traducono automaticamente in una visione di ricostruzione del Paese che abbia come riferimento e orientamento una democrazia del lavoro.

Rimettere in moto un paese comporta scelte che intervengono nella sua struttura produttiva e nei cambiamenti dei comportamenti sociali.
Il tessuto economico, rappresentato principalmente dal sistema impresa, si trova a essere sottoposto ad alterazioni rispetto a quanto aveva consolidato anti-coronavirus.

Le posizione della Confindustria, espresse da Bonomi e Stirpe, meritano una attenta considerazione perché si sono introdotti argomenti che riportano a considerazioni tra mercato e democrazia.
Sarebbe stato opportuna una risposta argomentata da parte di forze della sinistra a cominciare dal PD, volta a smontare una posizione non accettabile.

Nessuno mette in discussione il ruolo dell'impresa in una economia di mercato, che non può fare a meno della democrazia, perché senza le regole dello Stato di diritto l'economia di mercato tende a degenerare, intaccando le libertà e accrescendo le disuguaglianze, arrivando a minacciare la stessa democrazia.

Le dichiarate intenzioni del mondo imprenditoriale, la Confindustria, con il suo presidente, sono totalmente da respingere, non solo per il loro linguaggio, che gli illuminati imprenditori del secondo novecento non avrebbero mai usato, ma per la loro impostazione di rifiuto nella fase di ricostruzione di perseguire e sostenere obiettivi che rientrano in un giusto equilibrio tra mercato e democrazia.

Si apre in questo modo un contenzioso che potrebbe sfociare in conflitti sociali molto aspri.
Salta così quella alleanza tra capitalismo e democrazia, che era stata garantita da una legislazione liberale e fortemente condizionata dalla Costituzione italiana, che ha permesso di assicurare un equilibrio tra libertà e uguaglianza, tra competizione e solidarietà.

Il coronavirus ha accelerato, avendo trovato un terreno favorevole per le già pessime condizioni del paese, la crisi di quella alleanza e ha offerto l'occasione di una ripresa di un capitalismo ottocentesco, che tende a corrodere i meccanismi democratici con il pretesto del pericolo di ritorno di ideologie stataliste, cosa oggi più falsa che mai, ma sintomatico di logiche minacciose.

La globalizzazione che abbiamo conosciuto ha impoverito la vita di milioni di persone e ha piegato il diritto al lavoro e le garanzie del welfare a logiche speculative e finanziarie.
Gli effetti, causati da coronavirus verso le modificazione delle regole del mercato e dei rapporti tra gli Stati ad alto livello produttivo, saranno devastanti sul mondo del lavoro e per la prima volta dalla fine della guerra, nelle democrazie, in particolare quelle europee, cresceranno le disuguaglianze, economiche e nei diritti, e l'impoverimento del tessuto sociale.

In un tempo non troppo lungo e con forze interessate al proprio profitto, si possono innescare meccanismi che mettono a rischi la stessa democrazia.
Aumenteranno i drammi della disoccupazione, della precarietà, della povertà, per le quali non si intravede una risposta adeguata e condivisa.
Paure su cui si innestano propositi di un mercato dell'economia svincolato da obblighi di rispetto dei diritti dei cittadini e delle aspettative di lavoro.

Se si sostiene, come dice la Confindustria, che la ripresa post-virus è possibile se si ottengono indennizzi, rifiutando i prestiti, da parte dello Stato, si apre uno scenario inedito del ruolo delle imprese più orientato a una indipendenza di azione che al rispetto di impegni assunti con il prestito, che li avrebbe ancorati a regole democratiche richieste dallo Stato.
Si è portati a fare leva sulle aspettative disattese dovute a una crisi profonda per minare il campo della democrazia.

E se a ciò aggiungiamo le incertezze del mondo globale, le paure dell'immigrazione, un perenne precariato, un massiccio impoverimento culturale e sociale, la strada è spianata a forme di antipolitica e di sfiducia nella democrazia, accusata di non essere capace di offrire benessere e sicurezza.
Il passo è breve verso culture illiberali e sovraniste.

Nuove forme di partecipazione democratica saranno indispensabili per affrontare una sfida inedita, che metta in movimento masse popolari per rivendicare diritti sociali, prima su tutto il lavoro.
Una sfida che richiede una risposta che tarda a venire dalla sinistra e dai maggiori partiti che a essa si rifanno.

Una sinistra, non con le categorie novecentesche, che guardi ai nuovi scenari dei conflitti sociali e si faccia carico della "nuova questione democratica".
Una sinistra, che a oggi è assente, ed è molto carente nella sua elaborazione politica, ma senza la quale non è possibile accettare e raggiungere l'"umanesimo economico", liberale e solidale.
Potrà vincere la sua battaglia se rinsalderà i suoi antichi ideali di emancipazione sociale e sarà ferma nell'opposizione a derive conservatrici e alle nuove forme dello sfruttamento umano.

In Italia, come in Europa, priva ancora di una sua identità sociale su basi di parità e di uguaglianza, la sinistra dovrà ritrovare il suo compito storico volto a rafforzare la democrazia con politiche di salvaguardia dei valori del lavoro, della solidarietà, della qualità della vita.

14 maggio 2020 

 

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Una lista per democrazia, trasparenza e partecipazione diretta

logo NoiXFontanaliri 350 minConsiderando l' attuale panorama politico che vede due schieramenti capeggiati l’uno dal Dott. Battista Giuseppe e l’altro dal Dott. Andrea Pistilli, impegnati a comporre ognuno una propria lista da presentare per il prossimo rinnovo del Consiglio Comunale di Fontana Liri, ed a seguito dei vari incontri con quest’ultimi, il Movimento “Noi per Fontana Liri“ riconferma la propria posizione di non aderire attualmente a nessuna di questi in quanto non ancora a conoscenza dei rispettivi programmi elettorali e quindi impossibilitati a valutarne i contenuti che possano soddisfare gli scopi ed obbiettivi che il movimento stesso si è prefissato al momento della sua nascita.

Nostra prerogativa è quella di lavorare al fine di costituire una lista che possa soddisfare le nostre richieste inerenti : la democrazia, trasparenza e la partecipazione diretta dei cittadini nelle varie decisioni importanti intese a ridare vitalità e rilancio al nostro paese.

Per questi motivi restiamo in attesa ad eventuali inviti anche di altre liste in futura composizione, mentre nei prossimi giorni sarà nostra cura avviare dei confronti con gli attuali e futuri schieramenti.

Il coordinatore “Noi Per Fontana Liri”
Loreto Chiarlitti

Fontana Liri, 05 febbraio 2020

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Lavoro è democrazia

Galeone e AlessandraRomano 350 mindi Donato Galeone - Ero con loro sabato 22 giugno, perfettamente informato dal giovane Segretario Provinciale Organizzativo della CISL di Frosinone, Enrico Coppotelli, con telefonino e sin dal pomeriggio di venerdì, comunicava che i bus da Frosinone partivano alle ore 7,15 da Piazza Pertini, diretti per Roma, senza altre fermate.

Coppotelli riconfermava la nostra partecipazione al corteo che, partendo da Piazza della Repubblica, doveva arrivare a Piazza San Giovanni.
Comunicava, con attenzione massima, che i referenti per i bus di Cassino, Anagni e Sora erano: Arcangelo Longo,Vincenzo Tuffi e Stefano Tomaselli, indicando i rispettivi numeri dei loro telefonini. Ottima l'organizzazione nell'epoca delle comunicazioni in tempo reale, rispetto alle nostre manifestazioni sindacali del secolo scorso, che favoriscono al meglio incontri e la partecipazione.
Viaggiando sugli stessi bus da Frosinone e poi camminando in corteo da Piazza della Repubblica verso San Giovanni, si commentava la partecipazione numerosa, convinta e responsabile, dell'evento storico sindacale tematico di “Lavoro è Democrazia” sia con la giovane Segreteria Alessandra Romano che con lo stesso Segretario Generale, Pietro Maceroni e tanti, tanti altri manifestanti laziali, rappresentanti dei lavoratori nei luoghi di lavoro e dei territori nazionali, insieme, con CGIL-CISL-UIL.

Penso che oggi, con CGIL-CISL-UIL, ci ritroviamo a constatare, per proseguire solidali, come i tempi della politica sono variabili e lunghi nelle decisioni, così come lo sono non immediati i tempi per l'economia e l'occupazione, congiunte alla incerta ripresa delle attività produttive nella complessa crisi territoriale delle aree del basso Lazio in pluriennale declino.
Si annuncia e si dice che in queste stesse aree – in tempi ragionevolmente rapidi e certi – dovrebbero ricollocarsi anche le oltre 140 aziende che hanno manifestato interesse ad investire nella nostra provincia nel “sistema locale Frosinone-Anagni” in risposta all'Avviso Pubblico dell'Amministrazione Provinciale.
Si constatano anche gli altrettanti interessi - solo annunciati - con piani industriali della multinazionale FIAT- ad oggi sconosciuti per lo stabilimento di Cassino – che potrebbero avviare gradualmente il rientro dalla cassa integrazione di 4.000 lavoratori.
Si dovrebbero, conseguentemente, adeguare le attività dell'indotto auto, collegate alla innovata organizzazione aziendale di processo e dei nuovi prodotti, da contrattare e partecipare con i sindacati dei lavoratori, per un mercato competitivo e non solo europeo.
Si impongono e innanzitutto, a mio avviso, sia ai firmatari del “patto per il rilancio dello sviluppo del territorio della Provincia di Frosinone” che alla CGIL-CISL-UIL, le doverose verifiche sullo “stato” dell'accordo sottoscritto il 27 aprile 2012.

Il Consiglio Generale della CISL Provinciale, convocato il prossimo 4 luglio presso la Cassa Edile, avvierà proprie verifiche – da completare a breve con CGIL e UIL – da interfacciare con la Regione Lazio, integrando e condividendo, le finalità complessive programmabili, anche mediante l'utilizzo dei fondi europei 2014-2020, con finanziamenti e progetti certi.
E' attualissimo il tempo del “fare e dare”- dalla nostra Provincia alla Regione Lazio – proposte da elaborare o già manifestate – collegate a progetti innovativi – che favoriscono il “creare lavori veri e qualità di prodotto” come annunciato dal Presidente Zingaretti nel primo incontro promosso in questi giorni dalla stessa Regione Lazio all'Auditorium Parco della Musica di Roma.
Organizziamoci – in sede di “Comitato per Lavoro e Sviluppo “– accelerando ed estendendo confronti-incontri territoriali provinciali per raccogliere proposte e progetti da valutare e inserire nella programmazione del fondo sociale europeo.

Si tratta di verificare le potenzialità di sviluppo presenti residuali, recuperabili anche da dismissioni nei nuclei tradizionali e nelle aree in declino per “crisi industriale complessa” ( legge 7 agosto 2012 n. 134) riconosciuta e sostenuta da un condiviso e adeguato programma operativo infrastrutturale elaborato dal Consorzio ASI della nostra Provincia, funzionale e collegato sia alla programmazione regionale laziale annunciata da Zingaretti che alle strutture operative agevolate da fondi dell'Unione Europea.
Nel concreto ritrovarsi, parti sociali e istituzioni, nel proporre e condividere ad un “Tavolo operativo o Comitato di Sviluppo o Consorzio ASI” interessi manifestati per investire ed intraprendere nelle aree incentivanti le imprese dalla legislazione vigente.

Quantificare e programmare investimenti certi, con la indicazione dei posti di lavoro in comparti merceologici specifici trainanti “dell'industria e del terzo settore avanzato” quale è la elettromeccanica, la chimica-farmaceutica, il manifatturiero, non solo indotto FIAT, ma integrati con l'agroalimentare, settore aggregante di sviluppo multinazionale produttivo territoriale, nel processo di qualità dei prodotti tipici locali, certificati e omologati da centri di ricerca tra produttori agricoli e Università.
Attrezzarsi, quindi, per competere in un mercato globale mediante reti di imprese, collegate ai Centri di Ricerca e certificazioni - CNIM e Università - che attivino un qualificato “centro operativo modulare” dedicato alle applicazioni di alta tecnologia elettronico-meccanico-multimediale, quale strumento di sostegno essenziale e indispensabile, oggi, per fornire servizi avanzati alle piccole e medie imprese attivate, preferibilmente, da giovani imprenditori, partendo dal basso Lazio.
In questa cornice generale e propositiva da meglio esemplificare nella sua praticabilità – a mio avviso – si potrebbe modulare anche la guida programmatica annunciata dal Presidente Zingaretti collegando la programmazione regionale laziale ad un nuovo modello di sviluppo allorquando egli dichiara che : “noi abbiamo un modello che non produce più lavoro e qualità”. La scommessa è costruirne un altro modello, evitando di ripercorrere idee, di vivere la programmazione scollegata da progetti di innovazione.” Zingaretti conclude affermando che la “ nostra stella polare è creare nuovi lavori veri”.

L'incontro del 24 giugno di CGIL-CISL-UIL con il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il “Decreto Pacchetto Lavoro” di oggi sono da considerare giornate positive che rispondono alle domande sindacali di Piazza San Giovanni del 22 giugno, pur in quantità minimali per l'incentivazione della occupazione giovanile, in quanto, il Governo deve far seguire la riduzione delle tasse ai lavoratori e pensionati sia quale segnale di equità fiscale che per favorire i consumi delle famiglie.
Anche l'appuntamento del Consiglio Europeo di domani e post domani 27-28 giugno dei Capi di Stato e di Governo suscita aspettative per fare uscire i giovani dal tunnel pluriennale della disoccupazione. Già al G8, svoltosi recentemente in Irlanda, è stata condivisa l'urgenza del tema occupazionale e la necessità di affrontare, finalmente, lo scandalo diffuso dell'evasione fiscale a livello internazionale

Ci attendiamo dall'Europa solidale risorse adeguate alle condizioni operative che dovrebbero attivarsi a inizio luglio da una riunione dei Ministri del Lavoro.
Non fermiamoci, rivendichiamo il diritto al “Lavoro che è democrazia”!
Il 22 giugno dopo Piazza San Giovanni, sappiamo che seguiranno mesi non facili per famiglie di lavoratori e pensionati sia a seguito di redditi da lavoro ridotti dalle casse integrazioni e sia di giovani e meno giovani che - uniti - continueremo a rivendicare il diritto al lavoro con i nostri sindacati, pur nella condizione di un lavoro negato, da anni, ad oltre 90.000 persone, cittadini in età di lavoro, disoccupati, nella Provincia di Frosinone.

26 giugno 2013

 

 

 

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Le "Sardine" ciociare

Sa.r.d.i.n.a 350 mindi Ivano Alteri - Domenica mattina 1° dicembre, a mezzogiorno, in Piazza Garibaldi a Frosinone si riuniranno le “sardine” ciociare. Esse, come le altre che hanno già nuotato (viste le intemperie, a volte quasi letteralmente) nelle altre piazze italiane, sono diventate oggetto di insulti e minacce, tra le quali quelle espresse esplicitamente da un noto direttore di giornale frusinate che scrive su facebook di volergli passare sopra con la macchina, nientemeno.

Ma le critiche non sono tutte provenienti da destra. Anche da sinistra, come scrive dettagliatamente Marco Revelli in un suo articolo su TPI (“Il neo-qualunquismo della sinistra radicale che attacca le Sardine”), non mancano le contumelie e gli sberleffi. Lo stesso Revelli segnala a sua volta un articolo di Giulio Gambino che a tali critici risponde: “Smettetela di vedere nelle Sardine la salvezza dal vuoto politico a cui ci avete abituati”. E questo, per loro, dovrebbe bastare. Ma noi non possiamo fermarci qui.

Ad esser franchi, neanche noi, infatti, aderiamo acriticamente a questo movimento; neanche noi ne condividiamo appieno le dichiarazioni (una sardina rivolta a Salvini: “Abbiamo imparato il tuo mestiere in otto minuti”; quale mestiere, l’arruffapopoli?); neanche noi pensiamo che esso sia sufficiente a modificare le condizioni deprimenti della sinistra italiana; neanche noi pensiamo che esso possa produrre, da sé, una efficace politica popolare. Ma, nonostante ciò, noi aderiamo al movimento. Per diverse ragioni.

Una prima ragione. Le sardine sono una “forza” della sinistra, che sta dimostrando di sussistere nonostante il vuoto pneumatico presente nei partiti della sinistra radicale, pseudo radicale, radical-chic, sedicente riformista, pragmatista e via sinistrando.

Una seconda. Abbiamo ben chiaro che, come diceva un vecchio slogan pubblicitario, “la Forza è Nulla, senza Controllo”; ma quella “nullità” è addebitabile a chi il controllo avrebbe dovuto esercitarlo responsabilmente negli ultimi decenni, e non lo ha fatto, non ai detentori della forza, che esiste ancora nonostante loro. In altre parole, sentire proprio coloro che hanno distrutto i partiti della sinistra, fino a ridurli in soffocanti polveri sottili, criticare i cittadini di sinistra che non si rassegnano al vuoto di rappresentanza di cui sono vittime, è inaccettabile. Noi siamo ridotti a sardine per colpa loro; altrimenti saremmo cittadini rispettabili e rispettati, capaci di partecipare alla determinazione della politica locale e nazionale, come Costituzione comanda.

Ce ne sarebbero molte altre, ma, per farla breve, fermiamoci ad una terza ragione generale: prima di criticare gli altri, bisogna essere in grado di fare meglio; prima di distruggere ciò che stanno facendo gli altri, bisogna essere in grado di ricostruire meglio…

Perciò noi ci saremo, in Piazza Garibaldi a Frosinone, a mezzogiorno di domenica 1° dicembre 2019, con tutti gli altri che, come noi, non sono capaci di fare meglio delle sardine.

Frosinone 30 novembre 2019

 

 

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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25 Aprile! "Europa Pace Democrazia"

  • Pubblicato in Partiti

25 aprile 350 260di Valentina Calcagni - Europa Pace Democrazia 25 Aprile!
È una fase populista quella che stiamo vivendo è difficile disinnescare il clima di odio di insofferenza e intolleranza che ci circonda.
Eppure la storia dovrebbe insegnare a tutti che i diritti le libertà di cui godiamo sono frutto di dolorose battaglie per la Democrazia.
L'impegno deve essere costante quotidiano e collettivo perché quella che ora è una Fase non si trasformi un un'era populista.
Il mio sguardo è rivolto al futuro senza mai dimenticare gli orrori del passato, le guerre, il razzismo la negazione della Persona.
Il mio impegno non cesserà mai e se grazie ai nostri padri godiamo di diritti dati ormai per assodati ricordo a me stessa che abbiamo tanti doveri da adempiere, a brave ci sarà l'appuntamento per le elezioni Europee, è un nostro diritto scegliere ma anche un nostro dovere, scaglierò l'Europa sceglierò la Pace sono cittadina Italiana quindi cittadina d'Europa.
Buon 25 aprile!

 

 

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Il fantasma della democrazia s'aggira per l'Europa

studenti in ginocchio a Mantes la Jolie 3 mindi Valentino Bettinelli - Mantes-la-Jolie e Corinaldo, due località geograficamente distanti, ma legate dai fatti degli ultimi giorni, delle ultime ore.
Nella cittadina dell’ Île de France 146 studenti sono stati fermati e perquisiti dalle forze di polizia francesi. Immagine che in pochi minuti ha fatto il giro del mondo: i ragazzi in ginocchio di spalle ai poliziotti, con le mani dietro la testa. Un modus operandi che oltrepassa i limiti del semplice controllo di sicurezza, toccando la dignità stessa di persone che erano lì semplicemente per manifestare.
La situazione invece nel comune dell’anconetano ha assunto purtroppo i tratti della tragedia. Luogo del disastro una discoteca, pronta ad ospitare il concerto di uno dei cantanti del momento. Uno dei miti delle giovani generazioni, il trapper SferaEbbasta. Quella che doveva essere una serata di divertimento allo stato puro si è trasformata nell’ultima sera per sei persone, cinque minorenni e la madre di una delle giovani vittime.
Le prime indiscrezioni parlano di panico scatenato dall’uso di una bomboletta di spray al peperoncino. Se fossero dunque confermate queste voci, il responsabile sarebbe ancora il gas urticante.
Da quando nel 2008 ne è stata liberalizzata la vendita per "autodifesa" si contano 528 episodi fra aggressioni, rapine e violenza carnale. Una vera e propria arma che, nelle mani sbagliate, può provare gravi lesioni o addirittura morti.
Impossibile dunque, non fare cenno all’ipotesi di un allargamento delle norme sulla legittima difesa. Una questione, cavalcata dalle destre capitanate dal ministro Salvini, che porterà allo sconsiderato aumento di armi. Fucili, pistole o “semplici” spray che rischiano di condizionare la sicurezza del Paese. Liberalizzare la vendita di un’arma infatti, significa in primo luogo metterla nelle mani di chi intende delinquere.
La questione sicurezza, sempre molto cara al nostro vice premier Matteo Salvini, ci riporta ancora a ragionare sui fatti transalpini. Come si può pensare di imbavagliare una contestazione con la forza militare? Come si può non considerare che nelle norme europee, e anche nella nostra Costituzione, è sancito il diritto alla protesta?
Tutto questo mondo con asse ormai rovesciato sfavorisce, e lo farà in modo sempre più pesante, i giovani. Tutte quelle generazioni che avvertonostudenti in ginocchio a Mantes la Jolie 460 min la necessità di un cambiamento di rotta, di una svolta inevitabile.
C’è bisogno di una nuova democrazia che sia espressione diretta della cittadinanza. Fermare le manifestazioni significa appiattire la partecipazione, unica speranza di rinnovamento per il nostro Paese e per l’Europa intera.
Puntare sui giovani significa favorire ed assecondare il loro contributo alla società. Una generazione pronta a proporre il proprio modello sociale di riferimento. Ascoltare queste istanze è un dovere per le istituzioni politiche. Rappresentanti a cui è affidato il nostro futuro; un futuro che le Carte e i trattati scritti nel secondo dopoguerra delineavano in maniera più chiara rispetto ad oggi. Necessario quindi un sostanziale cambiamento di una classe dirigente che ha fallito e continua a farlo su tutti i fronti.
Garantire la sicurezza vuol dire dunque non reprimere militarmente una protesta. La disobbedienza civile, purché questa non provochi disordini o danni, è un sacrosanto diritto che tutti i giovani d’oggi dovrebbero difendere, e quando necessario, rivendicare.
Tra tutte le giuste proteste, manifestazioni ed assemblee, una sola suona come una nota stonata. Proprio l’incontro in Piazza del Popolo promosso da Matteo Salvini. Lo stesso Ministro degli Interni, al grido di “Prima gli Italiani”, ha liquidato le sei vittime innocenti di Ancona con qualche parola di circostanza e un minuto di silenzio. Oggi l’uomo, che viene sempre prima del politico, avrebbe dovuto interrompere ogni occasione di dialogo e propaganda, continuando a svolgere il suo ruolo istituzionale.
Difendendo il diritto d’espressione di ogni libero cittadino, è facile capire quale sia la via da seguire per i giovani come me. Oggi più che mai, caro Salvini, io non ci sono stato, ma tra le strade e per le piazze in Italia e in Europa, noi giovani ci saremo sempre. E saremo lì per esprimere la nostra libertà nella partecipazione, anche e soprattutto contro chi tenterà di abbattere le nostre idee.

 

 

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Sì, certo i Dem…e il penta-leghismo allora?

Parlamento vuoto 350 mindi Fausto Pellecchia - Lo spettacolo offerto dalle forze di sinistra che vorrebbero (dovrebbero) opporsi al governo giallo-verde, è particolarmente deprimente, per non dire disperante.

Archiviata ignominiosamente la generosa iniziativa di Tomaso Montanari e Anna Falcone al teatro Brancaccio nel giugno del 2017, la galassia dei movimenti e di partiti che avrebbero dovuto dar corpo e gambe a quel progetto si è di nuovo lasciata inghiottire dal buco nero di personalismi e di capziosi distinguo. L’intensità della forza centrifuga che li ha dissolti, ha prodotto il “dis-astro” attuale: letteralmente: la scomparsa degli astri sostituita dalla luce fatua di una costellazione di stelle morte. Questo esito non discende tuttavia solo da errori di visione strategica o dal mancato rinnovamento dei gruppi dirigenti, ma da una più radicale crisi di cultura politica della sinistra. Infatti neppure la gravità dell’attuale situazione politica, caratterizzata dall’ingrossarsi minaccioso dell’ondata nazional-populista che, mentre fa strame dei più elementari principi di democrazia, sembra in grado di scuoterla.

Dinanzi a questo estremo pericolo, la cornucopia di movimenti e partitini che pretendono di collocarsi alla sinistra del PD rappresenta un chiaro sintomo non soltanto di miopia e di debolezza, quanto piuttosto una forma obliqua di connivenza e di favoreggiamento dell’avanzata della destra cripto-fascista. Un universo di nano-particelle e di movimenti browniani, formato da una serie di vortici a protezione e sostegno di un piccolo leader (un “minuscolo padre”) che coltiva la meschina ambizione di un seggio istituzionale qualsivoglia per ottenere un po’ di spazio nelle cronache dei media nazionali. I risultati delle inchieste in proposito oscillano tra le 13 e le 16 sigle di gruppuscoli sedicenti comunisti, con percentuali di consenso decimali o centesimali, raccolte a pelle di leopardo solo in alcune regioni, ma regolarmente dotate di un apparato di fantomatici organismi dirigenti. Ad essi sembra che tra breve voglia aggiungersi anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, con la fondazione di un ennesimo partitino antisistema. Naturalmente, nonostante l’estrema somiglianza delle velleità programmatiche e strategiche di questo caleidoscopio di sigle, ciascuna custodisce gelosamente la propria separatezza. Tutti questi raggruppamenti, infatti, decisi a praticare fino in fondo la fissione politica del bosone di Higgs, si contendono l’oscar della purezza e della radicalità ideologica, rimproverando ai loro diretti competitor pretestuosi sintomi di cedimento alle derive centriste del PD. Quest’ultimo, del resto, dopo l’esiziale stagione del renzismo, si prepara ad affrontare il suo congresso con lo stesso meccanismo che ne ha decretato la rovina: la deregulation delle elezioni primarie del segretario - come fosse un concorso per la selezione di una miss- con una mezza dozzina di candidati in rappresentanza delle varie anime – o piuttosto delle varie cordate- del partito. E mentre tutti – anche quelli che furono stetti collaboratori di Matteo Renzi- giurano sulla necessità di superare il renzismo e di inaugurare una fase nuova, le proposte avanzate alla vigilia del confronto, non solo non contengono alcun cenno significativo di autocritica, ma si limitano a ritinteggiare con nuovi slogan la tartufesca formula del “cambiamento nella continuità”.

Queste diverse forme di nichilismo autodistruttivo fanno da sfondo e da stimolo alle virate autoritarie del governo a trazione fascio-leghista, alimentato e amplificato dal mimetismo demagogico con il quale i pentastellati cercano di dissimulare l’inconsistenza e la disarmante imperizia del loro ceto politico. L’ultimo episodio inquietante è costituito dalle dichiarazioni dei capi, Di Maio e di Battista, dopo l’assoluzione della sindaca Virginia Raggi. I dioscuri grillini (uno dei quali, com’è noto, è vice-presidente del consiglio dei ministri) vi hanno colto l’occasione per sferrare un attacco furibondo- non, si badi, alla Procura di Roma che ha iniziato il procedimento ma- all’informazione non-allineata, rea di aver raccontato l’inchiesta e il processo sul caso Marra, senza schierarsi pregiudizialmente con la sindaca di Roma. Per questo i giornalisti sarebbero, per Di Battista,“"i veri colpevoli, pennivendoli e puttane", mentre Di Maio li ha definiti "infimi sciacalli", promettendo di vendicarsi con leggi punitive per gli editori.

La conclusione allarmante da trarre potrebbe essere espressa parafrasando il manifesto politico del marchese de Sade: “Italiani, ancora uno sforzo se volete essere nazi-populisti”. Se la politica del PD -almeno a partire dal governo Monti- è stata costellata di errori e di gravi cedimenti al neoliberismo dell’establishment, il governo giallo-verde rappresenta i punto estremo di caduta della medesima parabola. Si potrebbe persino parafrasare a rovescio il leit motiv autoassolutorio che circola nell’opinione pubblica filogovernativa: “Sì, certo, il Pd, ma il pentaleghismo allora?”

Eppure, basterebbe prendere spunto dal rinnovamento della sinistra in alcuni paesi europei per trarre ispirazione sulla linea politica necessaria per invertire la rotta che ci porterà al naufragio. Si pensi alla Spagna e ai buoni risultati ottenuti dai socialisti di Sanchez e da Podemos; al Portogallo con l’alleanza tra il partito socialista, le due formazioni della sinistra radicale, il Bloco de Esquerda e la Coalizione democratica unitaria (Cdu), composta da comunisti e verdi; o ancora più significativamente al Labour di Corbyn, che ben lungi dall’essersi frantumato nel pulviscolo settario che costituisce l’attuale Aventino della sinistra italiana, hanno dato vita a una linea politica inequivocabilmente progressista e democratica. Certo, il Labour di Corbyn ha ben poco a che vedere con quello di Tony Blair. Ma non v’è stato bisogno di alcuna scissione: è bastato un radicale cambiamento di linea e di visione strategica all’altezza delle trasformazioni epocali del XXI secolo. Quale insegnamento trarne per l’Italia?

Intanto il PD- partito per il quale non ho mai votato- faccia un congresso vero, confrontandosi non sui nomi dei capicordata, ma su mozioni programmatiche contrapposte, individuando 5 o 6 priorità per il Paese: ad esempio, diritto al lavoro per una drastica riduzione del precariato e della disoccupazione [a proposito, che fine ha fatto la sacrosanta rivendicazione di una riduzione dell’orario di lavoro?]; consolidamento-estensione di politiche del welfare; politica di alleanze internazionali per la riforma democratica dell’eurozona; integrazione dell’immigrazione extraeuropea in un quadro normativo europeo, sistema di investimenti per frenare il dissesto idrogeologico, ecc. Alternative di linea programmatica e non volti di candidati, l’uno fotocopia sbiadita dell’altro, che si confrontano in primarie farlocche, chiamando al voto truppe cammellate reclutate per strada all’ultimo momento.

Per i partiti alla sinistra del PD, il percorso è assolutamente analogo: si avvii un processo federativo dei movimenti e delle formazioni di ispirazione socialista ed ecologista, disposti ad aderire ad un manifesto progettuale “realistico”, con pochi punti qualificanti, formulati nella prospettiva di governo possibile della complessità contemporanea, e non congelati nella conservazione superstiziosa di ideologie semplificatrici con pretese onnicomprensive. Il manifesto in questione non va infatti pensato come le tavole mosaiche della legge, ricevute in excelsis et in aeternum, ma come principi fondanti che si incarnino in programmi a medio termine, perché il mondo attuale – come si dovrebbe aver finalmente compreso- è attraversato da trasformazioni continue, che eccedono (pre-) visioni panoramiche. Hic Rhodus, hic salta; questa è la Rodi del cambiamento, qui ed ora spicca il tuo salto che segni la svolta .

Altrimenti, dum Romae loquitur, Seguntum expugnatur: mentre la sinistra della chiacchiera – nei salotti o negli scantinati di Roma e fuori di Roma - si divide in mille borghi periferici, il nazional-populismo si impadronisce della Sagunto della nostra democrazia.

 

 

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I dioscuri

walter veltroni e massimo d alema 350 260 mindi Aldo Pirone - In queste due ultime settimane, nel mezzo del bailamme assordante della propaganda di governo grilloleghista, ci sono stati gli interventi di Veltroni (intervista al Corriere della Sera a cura di Aldo Cazzullo di mercoledì scorso) e l’apparizione televisiva a “Di martedì” di Massimo D’Alema il 9 ottobre.

Naturalmente le cose dette dai due ex dioscuri del PDS-DS spaziavano sull’attualità politica, sulle questioni economiche, sulle prospettive della sinistra ecc. Veltroni, sempre uguale a se stesso, continua a dire cose che si potrebbero riassumere nella “banalità del bene”. Con, in più, qualche approssimazione storica come quella, per esempio, sulle analogie dell’attuale crisi della democrazia occidentale con quella avutasi in Europa con la grande depressione degli anni ’30. Tema interessante che dovrebbe consigliare chi lo accosta a capire le differenze e le specificità di queste crisi, fra l’una e l’altra epoca, più che le astratte similitudini; condizione indispensabile per fronteggiare dal lato democratico gli effetti devastanti della crisi attuale sulla democrazia nell’Occidente euroatlantico, connotata dal propagarsi “alluvionale”, come dice bene l’ex segretario di DS e PD, delle pulsioni plebiscitarie, demagogiche e populiste, xenofobe e razziste. Non basta il richiamo alla rivoluzione tecnologica e all’introduzione del computer.

Al di là di questo e di molto altro ancora, quello che continua a unire personalità così diverse per storia e attuale collocazione politica come il “lider maximo” e “l’amico americano” è, per così dire, la irresponsabilità. Loro, se c’erano, quando si decideva di seguire il blairismo e l’ulivo mondiale e s'inneggiava alla globalizzazione, dormivano. Pensarono di fare il surf politico sulle onde della mondializzazione neoliberista, non accorgendosi che quei marosi avrebbero travolto la sinistra. Certo non sono responsabili per l'odierna crisi globale della democrazia, per carità, ma di quella della sinistra italiana sì; almeno per notevole parte. La descrizione dei processi di cambiamento e destrutturazione economica, sociale, ideale ed etica avvenuti in tutti i campi e l’incapacità a comprenderli e fronteggiarli - proprio nel momento in cui ci tenevano a presentarsi, specialmente Veltroni, col volto degli innovatori, dei rinnovatori, dei discontinuisti più radicali rispetto a un passato (il PCI) considerato vecchio, stantio e ammuffito - non sfiora le approfondite riflessioni dei due ex dioscuri usciti dalla tradizione comunista-berlingueriana. Essi sono soliti descrivere ciò che è successo e il punto di sfascio cui è arrivata la sinistra, dentro e fuori il PD, come se loro non c’entrassero. Anzi ci tengono a dire e a farsi dire (vedi le domande prostrate di Cazzullo a Veltroni) che loro l’avevano detto, previsto, denunciato come novelle e inascoltate cassandre.

D’Alema dice a Floris che le conseguenze devastanti per la sinistra delle scelte economiche e sociali renziane lui le aveva previste; con ciò dando a intendere che è da quelle che è arrivata l’ondata grillina. Ha pure criticato il ritardo a prendere atto dell’errore renziano e a separarsene. Alludendo evidentemente ad alcuni compagni di viaggio (Bersani) che poi hanno dato vita a Leu. Dimenticando che il M5s è esploso - diventando il primo partito in Italia nel 2013 - quando il PD era diretto da Bersani che lo aveva portato, con il consenso di tutti leader correntizi, a sostenere il governo Monti senza se e senza ma; e lui, D’Alema, era ben piazzato nella dirigenza piddina. E’ lì che dopo una lunga incubazione è esplosa la cosiddetta “rottura della connessione sentimentale” di gramsciana memoria, ultimamente evocata da D’Alema, fra i dirigenti della sinistra e il loro popolo. Il richiamo al Brasile fatto dall’ex segretario del Pds per significare che, a differenza dell’Italia, lì la “sinistra è stata sconfitta ma non ha ceduto”, riferita implicitamente al periodo renziano, non è storicamente fondata. Perché se si vuole parlare di cedimento strutturale non si può non risalire al periodo in cui a sinistra impazzavano i due ex dioscuri postcomunisti.
In verità il “lider maximo”, in momenti riflessivi più di spessore consegnati soprattutto alla sua rivista “Italianieuropei”, è arrivato a una certa anche personale autocritica sulle sue responsabilità, mentre tanti altri dirigenti di sinistra a lui coevi ancora procedono con solenni facce toste. Soprattutto, ed è quello che più interessa, è arrivato a dare un certo contributo all’analisi, seppur tardiva, delle caratteristiche della rivoluzione conservatrice, neoliberista e globalizzatrice. Tuttavia si vede e si sente che nell’esaminare criticamente il passato è come se lui non fosse stato, e in prima persona, della partita.

Un po’ più grave, se possibile, il caso di Veltroni. Il padre della sinistra, della democrazia e dell’Europa, come sentenzia Scalfari una domenica sì e l’altra pure, dice a Cazzullo che “ Oggi la sinistra ha perduto questa intensità, questa capacità di condividere il dolore degli altri” e perciò, “è evaporata in una grande nube”. Come se il dissolvimento allo stato gassoso fosse cosa degli ultimi anni e non un processo piuttosto lungo al quale Veltroni ha dato un non modesto contributo. Ma lo stile alato veltroniano, a imitazione dei discorsi dei leader democratici americani, pieno di buone intenzioni, di frasi fatte, di concetti di buon “cuore”, alla fine, seppur tra le righe, mostra il suo limite nella polemica retrospettiva sulla fondazione del PD. Parlando di come la sinistra dovrebbe presentare alle prossime elezioni europee, Veltroni auspica una lista aperta “che assomigli a come immaginavo il Partito democratico: un luogo cui persone, associazioni, movimenti, gruppi potevano aderire, restando se stessi. Le primarie dovevano servire a sintetizzare tutto questo. Poi il Pd è stato prosciugato e occupato dalle correnti; e il meccanismo delle primarie ne ha sofferto”. In sostanza cerca di riproporre la favola di un PD che lui voleva federatore della società civile progressista e che, solo dopo, fu occupato dalle correnti. Una rappresentazione furbesca e non veritiera. Perché le correnti - compresa la sua che ancora non disarma - le cordate e le sotto cordate erano già ben incistate sia nei DS sia nella Margherita soci fondatori del PD, a livello locale e nazionale. Furono queste forze reali a essere le vere fondatrici del PD; l’aggiunta delle primarie per l’elezione degli organismi dirigente e del segretario - “sintetizzarono” sì, come dice Veltroni, ma l’intruglio correntizio, non altro - furono il definitivo slittamento verso una concezione plebiscitaria anticamera del populismo; accompagnata, perché in politica tutto si tiene, da un impianto politico-culturale, quello del Lingotto per intenderci, interclassista, fondamentalmente liberal democratico, aperto ai successivi smottamenti renziani

Fecero un bel lavoro, in “concordia discors”, i due dioscuri postcomunisti. Misero insieme il correntismo con il plebiscitarismo, due cose stravecchie e non certo progressiste per la sinistra del futuro. Compreso il solipsismo della cosiddetta “vocazione maggioritaria” cui Veltroni dice di continuare a credere, ma, questa volta, con le alleanze, le aperture alla società civile, agli ecologisti, al pensiero liberale, al cattolicesimo democratico ecc. ecc. Insomma le solite cose. Una vocazione che non ha portato fortuna alla sinistra, perché, vedi un po’ l’eterogenesi dei fini, l’ha accompagnata verso il dissolvimento nella “grande nube”.

L’unica vocazione rimasta è quella di Veltroni: volare tra le nubi.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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A un anno dal Brancaccio

Brancaccio 18giu17 min L'aspettativa, la delusione. La distrazione di massa. Riprendere la lotta per il lavoro, i suoi diritti e la sua retribuzione

di Ignazio Mazzoli - Accadeva un anno fa. Il 18 giugno 2017, come previsto dagli organizzatori, alle 9 del mattino davanti al teatro ncaccio di Roma c'era già la fila. Si riempì la platea e poi la galleria, centinaia di persone restarono fuori ascoltando dagli altoparlanti. Che accadeva? Tomaso Montanari e Anna Falcone davano il via a un tentativo, ancora, di rianimare la sinistra puntando a una lista unica alle elezioni politiche che si sarebbero svolte il 4 marzo del 2018. L’aspettativa era la seguente: «Questa cosa nasce per essere a due cifre percentuali, se dovesse ridursi alla sinistra arcobaleno sarò il primo a dire che è stato un fallimento» (Montanari). (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)
  

  1. Entusiasmo alle stelle...
  2. E oggi?

Entusiasmo alle stelle...un anno fa

L’entusiasmo era alle stelle e la speranza infiammava cuori e intelligenze.
Si lanciò un percorso: dare vita a 100 piazze figlie del 18 giugno al Brancaccio. Migliaia di persone iniziarono a vivere una grande aspettativa e la speranza che finalmente la sinistra diffusa, sotto scacco in questo Paese dove l’egemonia della destra è sempre più evidente, potesse rialzare la testa e mettere in campo una alternativa credibile ed efficace. Questo significava confermare sì il ruolo dei partiti, riconosciuto dalla nostra Costituzione, provando però … PERO’ … a percorrere strade nuove, diverse, caratterizzate da un forte rinnovamento, sia programmatico sia di metodo. Strade nuove di partecipazione vera, evidente, vivace di rapporto vero e umano, non virtuale, con cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori giovani e pensionati; italiani e immigrati.

L’aspettativa era di costruire con la più larga consultazione reale mai vista una lista che accogliesse, unisse e portasse in Parlamento la Sinistra più diffusa, concreta e carica di futuro. Quella dei cittadini, e delle tante lotte e vertenze disseminate nel Paese, per la difesa di un posto di lavoro, di un territorio, di un bene comune, di uno spazio, un diritto, un servizio o un principio. Quella della Costituzione che aveva vinto il 4 dicembre 2016.
Dissero. «Abbiamo proposto di farlo non contro, ma con, i partiti: in un'alleanza per la democrazia e l'uguaglianza. Perché, come ci ha ricordato anche ieri Maurizio Landini, "il problema non è mettere insieme cose che già ci sono, ma innescare un nuovo processo"».

I giorni passavano e nulla accadeva. I giorni passarono e nessuno consultò nessuno. Nuovi processi non furono innescati.
Che succedeva? Secondo metodi vecchi e stravecchi, criticati e condannati, quelli stessi che domandavano le novità avevano avviato incontri di conventicole e stati maggiori. Il politicismo degli organigrammi ingurgitava e digeriva, neutralizzandola ogni dichiarata novità possibile.falcone e montanari
Non basta definirsi alternativi a qualcosa o a qualcuno, bisogna comportarsi davvero in maniera alternativa innanzi tutto dimostrandosi antagonisti, di quelli da cui ci si vuole distinguere, nei contenuti concreti.

L'alleanza con Mdp.Art 1 è stata la prima patente di poca credibilità Quale era stata la condotta di chi era stato nel PD? Uscivano con almeno 3 anni di ritardo. E poi quel continuo lasciar intendere che si poteva anche rientrare senza Renzi. La rottura con quell'antefatto doveva essere radicale convinta e convincente. Ci sarebbero voluti fatti e persone nuove. Il Brancaccio del 18 giugno aveva queste caratteristiche.

Il riferimento al 4 dicembre 2016 era nelle nebbie e negli equivoci, forse. Si diceva che era anche una vittoria della sinistra e ci si comportava come se fosse solo una vittoria della sinistra. Fu una vittoria di popolo a cui contribuirono moltissime associazioni e molti partiti. Decisiva fu la forza unificante del tutti “contro Renzi”. Chi evocava quella vittoria, rifiutando di prepararsi in forma corretta alle elezioni che richiedono liste e candidati, o sognava di vivere in eterni movimenti non si sa bene promossi e diretti da chi o aveva già deciso con chi schierarsi e per chi votare, come poi è avvenuto. M5S, centro destra-Lega e senza dimenticare il decisivo contributo del “Il Fatto Quotidiano” furono, con l’impegno della sinistra fuori del PD, le forze decisive su cui poggiò quella battaglia vittoriosa. Però, i partiti a sinistra del PD non hanno raccolto alcun risultato. Il dopo 4 dicembre avrebbe dovuto essere costellato di lotte per il lavoro e i diritti che quella Costituzione, ancora una volta vincente, afferma e difende. Ahooo! Solo alchimie di parole. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Gli effetti oggi e le loro cause

Non sono fantasie né retroscena. Si sono paralizzati due comportamenti: ai duri e puri “costituzionalisti” si è contrapposto il “concretismo politicista” che ha travolto ogni aspirazione alla consultazione di massa, sperando in accordi per la formazione delle liste e stando troppo accorti a non creare circostanze di conflitto esplicito con il PD e le sue proposte. Con una battuta qualcuno ha scritto: “troppo Grasso ha saturato il Brancaccio”. Esagerato. Magari fossero stati solo gli errori di Grasso!
A novembre è palese il fallimento. Salta l’assemblea prevista per il 18 di quel mese. I promotori del Brancaccio scaricarono su tutti gli altri le responsabilità dicendo: «Ci siamo fermati quando abbiamo avvertito con nettezza, nei soggetti organizzati, la paura di mettersi in gioco fino in fondo, preferendo ad una partita in campo aperto il tratto autoconsolatorio dell'identità, e quello politicista dell'autoconservazione: si stava, e si sta andando, verso la somma di tre partiti già esistenti.»

Non era la sola verità. Anna Falcone e Tomaso Montanari non erano in grado di andare avanti perché nell’estate e nell’autunno nulla avevano fatto di quello che, a Roma il 18 giugno, si era deciso di mettere in cantiere. Avevano il vuoto intorno a loro. Una debacle da piangere.
E il pianto sgorgò davvero in molti, che avevano sperato, quando Anna Falcone fini in lista con Liberi e Uguali. Per non essere eletta, poi. Sembrava di stare nel film “Pinocchio” quando incontra il gatto e volpe e si fa derubare delle monete d’oro.

Le formazioni politiche che hanno promosso l’assemblea del 2 dicembre dissero di volere dare un segnale di apertura concreto… ai cittadini di quella “maggioranza invisibile” del Paese che non votava più. Parole. Parole. L’esito lo conosciamo. La ragione? Hanno perso, perché non avevano più “credibilità”. Il Brancaccio e le sue decisioni erano l’ultima speranza di recuperare in parte quel "dono" che con lo sperpero dell’eredità delle lotte e delle conquiste della seconda metà del ‘900 si era smarrito nella totale inaffidabilità delle parole pronunciate dalla fine degli anni novanta in poi...

Le 100 piazze oggi servono davvero per ritornare su un binario non distorto dal governo giallo-verde e dalle suggestioni contrastanti che evoca.
Certo, perché mentre si fa di tutto per far credere di combattere il razzismo della Lega di Matteo Salvini con un solidarismo parolaio e di facciata, in realtà si staLAVORO 350 260 demonizzando il risultato elettorale del M5S (che fino ad ora ha fatto poco o nulla per impedirlo ???). Il giochino dei sondaggi serve per tenere al centro il tema immigrazione facendo credere che è l'emergenza italiana. I numeri dimostrano il contrario, ci sono solo 2,5 immigrati ogni 1000 abitanti italiani, il dato più basso nell’Europa occidentale. Se n'è accorto anche Salvini che ha spostato il tiro sulle Ong (il volontariato è diventato un nemico da battere) ed ora sui Rom.
«L’uso politico dello spread: come la BCE ha messo in riga l’Italia» così hanno titolato alcuni giornali. Penso che ci sia del vero. Su queste colonne abbiamo già scritto come si è manipolato negli 88 giorni che hanno preceduto la nascita del nuovo governo e poi si è continuato anche dopo.

L'emergenza italiana è una e solo una: la mancanza di lavoro in particolare per i giovani. E’ su questa voce che si è realizzato il 32% del M5S. (ma loro se lo ricordano?)
Su questo si deve spostare l'attenzione di.... tutti per correggere quel presunto 57% a favore delle iniziative di Salvini. L'opposizione sui temi dell’immigrazione diventa ridicola se non diventa opposizione per riportare al centro il tema lavoro costi, quel che costi. (Ma certo cosa c’è da aspettarsi da chi neppure è riuscito a fare un’autocritica serie e argomentata per essere creduta). Anche l'Europa preferisce ora parlare di immigrati (ed è una buona cosa, prima neppure di questo si riusciva a parlare) piuttosto che parlare di lavoro e diritti che toccano il portafoglio di banche e di lor signori.

Basta con questa gigantesca distrazione di massa. Spegnere i riflettori su Salvini e accenderli sul lavoro che non c'è, sui suoi diritti carpiti e sulla pessima retribuzione che riceve.
Si il Brancaccio del 18 giugno 2017 dovrebbe essere ricordato e ripreso. Ma come? Prima di tutto bisogna sapere a chi parlare.

 

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