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Ho cercato il mio destino

de paulis libro 350 minHo cercato il mio destino Un libro di Fabio de Paulis
Editore: LFA PUBLISHER

Sinossi: Emma giovane e bellissima insegnante di famiglia borghese in un’Italia senza scuola di un meridione in grave crisi economica e sociale dopo l’unità, vede partire suo marito come emigrato in America. Afflitta dalla solitudine subisce le lusinghe di un giovane artigiano (calzolaio) che le farà scoprire le emozioni dell’amore vero. Nasce una intensa storia clandestina che sfocerà in una gravidanza inattesa. Ma anche il suo giovane amante sarà costretto ad emigrare in Argentina e lasciata sola, dovrà affrontare la riprovazione sociale per aver scelto una vita oltre le convenzioni del tempo come adultera e per di più incinta. Una zingara le racconterà un futuro nefasto da cui riuscirà a venirne fuori provocandole maggiori struggimenti interiori. Costretta ad affrontare da sola un parto improvviso, perde il bambino appena nato e accusata di infanticidio, dovrà affrontare un processo per dimostrare la sua innocenza.

Fabio De Paulis, nasce a Napoli dove vive, e prevalentemente esercita la professione forense, patrocinante in cassazione e magistrature superiori. Facente parte della Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio, con passione svolge gli incarichi affidati nel mondo del calcio. Sposato con Elvira, ha due figlie: Daria e Giada. "Ho cercato il mio destino" è il suo primo romanzo dopo aver pubblicato nel 2013 uno scritto sul processo a Gesù, intitolato: "Gesù di Nazareth Re dei Giudei" pubblicato da Scrivonapoli, giornale cittadino col quale collabora come opinionista.

Intervista:

Dott. de Paulis, da dove nasce l’esigenza di questo volume?

Ho sempre paragonato, in cuor mio, l’esigenza o il bisogno che dir si voglia, di scrivere un libro come l’atto del concepimento. C’è un momento in cui prende vita nella mente di chi scrive, dopo di che quel barlume di esistenza prende man mano corpo, accrescendosi con premura fino a vedere la luce. In questo caso l’esigenza deriva dalla voglia di conferire al genere femminile quella forza necessaria per riscattarsi dalle convenzioni sociali. Un atto dovuto alle mie figlie.

Quali sono le attese per questo lavoro?

Come dicevo, si scrive per passione, quindi non ci sono particolari aspettative se non quelle di assecondare il proprio desiderio di raccontare. Piuttosto, dopo la pubblicazione e i commenti, a dire il vero molto lusinghieri di chi lo ha già letto, c’è il timore di deludere le aspettative di chi ancora dovrà leggerlo.

Potrebbe elencare tre aggettivi per descrivere il romanzo?

Innanzitutto vero: perché descrive una vicenda realmente accaduta. Coinvolgente, per la grinta e la determinazione della protagonista. Accattivante.

Come è nata la sua vena artistica?

In verità non credo di possederla, però mi piace scrivere ed è un esercizio che mi tiene compagnia, una vera e propria evasione, come chi ha la fortuna di saper suonare o dipingere. Raccontare in maniera romanzata vicende reali o di mera fantasia assume la forma di arte solo se viene riconosciuta dai più come tale. Altrimenti sono solo tentativi.

Quali sono i suoi autori preferiti? E a chi si è ispirato?

Gabriel Garcia Marquez rimane il mio punto di riferimento astrale. Irraggiungibile, emozionante in ogni pagina, inimitabile. Ma non posso ispirarmi al suo modo di scrivere e al suo mondo. Leggo con piacere Baricco, Erri De Luca tra quelli partenopei è l’autore che preferisco.

Napoli ha da sempre avuto una grande cultura, fin dall’antichità. Quali sono i personaggi che ama di più.

Sarebbe fin troppo semplice rispondere Eduardo De Filippo, i cui modi di esprimersi ancora oggi caratterizzano molti tratti dell’essere partenopeo. Ma è talmente lungo l’elenco in tutte le discipline che si finirebbe per fare comunque un torto a qualcuno. Se dico Totò o Massimo Troisi per il cinema, non posso non ricordare per la Musica Pino Daniele ma anche Alessandro Scarlatti. Grandi pittori come Salvator Rosa, Gemito e Fontana; Filosofi come Vico e Croce; Matilde Serao ed Elena Ferrante (?) tra le scrittrici; Enrico Caruso. Scienziati come Caccioppoli o il Vanvitelli architetto. Solo la nazione napoletana può vantare così tanti nomi di prestigio disseminati nei secoli.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Continuare a cercare vicende umane da raccontare.

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Fleming. quando il caso si chiama destino

fleming alexander 2Dr. Antonio Colasanti - Siamo intorno al 1910, un giovane aristocratico inglese stava per annegare nelle acque di un lago dove stava facendo il bagno. Un giovane figlio di pastori che casualmente si trovava nei paraggi si getta nelle acque e riesce a portarlo in salvo.
Malgrado le differenze di posizione sociale, tra i due giovani si stabiliscono legami di forte amicizia, anzi è la famiglia dell'aristocratico a provvedere al sostentamento economico affinche il giovane proseguisse gli studi data la sua spiccata intelligenza ed una speciale attitudine agli studi scientifici.
Ebbene il figlio del pastore era Alexander Fleming, benemerito dellumanità, scopritore della penicellina l'aristocratico era Winston Churchill, il grande statista inglese.
Ma il destino dei due uomini non finiva li. Molti anni dopo Churchill durante un viaggio in America si ammala di polmonite e fu ancora Fleming a salvarlo avendo lui stesso provvisto a portargli via aerea un farmaco sperimentale che doveva guarirlo: la penicellina.
Per quanto riguarda quest'ultima, la scoperta fu insignita con il premio Nobel nel 1945 a Fleming.
Gli stregoni del popolo Maya dell'America centrale in tempi remoti, prima di Colombo, guarivano malattie batteriche ed anche la tubercolosi con un prodotto chiamato "cuxum" ottenuto da grani di frumento che venivano lasciati fermentare fino a farli ricoprire da una muffa rossastra.
Da questa muffa miscelata con altre piante si otteneva il prodigioso rimedio.
Questo è quanto, ma lasciamo la paternità della scoperta a Fleming ed al suo amico Churchill senza il quale non avrebbe avuto la possibilita di divenire uno scienziato.

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Questioni aperte sul destino della sinistra

sinistra 350 260di Fausto Pellecchia da L’Inchiesta, 11 luglio 2017 - In margine al dibattito interno della (ri-)nascente sinistra italiana, vien voglia di sottoscrivere una parafrasi parodistica del celebre incipit del Manifesto : «Uno spettro si aggira nel cielo della politica italiana: lo spettro del centrosinistra (con o senza trattino). (…) È ormai tempo che la sinistra sans phrase esponga apertamente in faccia a tutti il suo modo di vedere, i suoi fini, le sue tendenze, e che contrapponga alla favola dello spettro del centrosinistra un esplicito manifesto programmatico» (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Un progetto originale
  2. Ipotesi impraticabili

Un progetto originale e intelligente

E’ questa la lezione più feconda che si estrae dal forum tenutosi recentemente presso la redazione del quotidiano il Manifesto, al quale hanno partecipato Massimo D’Alema, Alberto Asor Rosa, Nicola Fratoianni , Anna Falcone, Maurizio Acerbo, Massimo Villone. Il dibattito si è incentrato sulle strategie più idonee per la costruzione di una lista unica alla sinistra del PD renziano, indicato come il principale avversario politico di un progetto autenticamente alternativo che aspiri a diventare altresì elettoralmente competitivo (superando le due cifre percentuali). La discussione sostanzialmente unitaria sul piano dei contenuti programmatici, si è subito polarizzata intorno a due divergenti ipotesi di metodo politico: da un lato, D’Alema e Asor Rosa, sia pure con sfumature diverse, hanno difeso la necessità di ricostruire un nuovo “centrosinistra”, liberato dalle ipoteche renziane, seguendo la linea tracciata in piazza Santi Apostoli, da Giuliano Pisapia (Campo progressista) e da Articolo Uno Mdp; dall’altro, Fratoianni, Acerbo, Falcone (ed in parte anche Villone) hanno insistito sull’idea di un radicale rinnovamento strategico nella sinistra italiana in grado di coinvolgere e di resuscitare le speranze di quella larga base sociale che ormai diserta sistematicamente le urne.
Al rifacimento parodico del testo marxiano, sarebbe dunque opportuno aggiungere una nota esplicativa di carattere linguistico, solo apparentemente ”estrinseca”, in relazione ai nomi e alle sigle dei movimenti che, dopo l’assemblea del 18 giugno al teatro Brancaccio e quella di piazza Santi Apostoli del 1 luglio scorso, stanno discutendo sulla possibilità di una lista unica. falcone e montanari
Emerge con sempre maggiore chiarezza quanto sia perspicua e calibrata la denominazione con la quale Tomaso Montanari e Anna Falcone hanno voluto battezzare la loro coraggiosa iniziativa politica: “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”. La formula può risultare apprezzabile non tanto e non solo per l’adeguatezza ai contenuti fondanti del progetto, incardinati nel testo e nello spirito della Costituzione italiana e assunti come momenti essenziali, virtualmente aggreganti per chi, dopo il viatico della vittoria referendaria del 4 dicembre, intende continuare a battersi per la sua piena attuazione. Ma anche perché la sigla di “Alleanza popolare” evita accuratamente di impantanarsi nel dibattito nominalistico sulla “vera” sinistra, prevenendo il vezzo retorico -così deleterio e così diffuso nella galassia dei movimenti in statu nascendi- che inclina verso l’esibizionismo di chi ama proclamarsi sempre un “ po’ più a sinistra della stessa sinistra”. E che, perciò, piuttosto che intraprendere il faticoso cammino della ricomposizione unitaria basandosi sulla sostanza degli obiettivi comuni e sull’efficacia dei mezzi per conseguirli, si trincera in un autocompiaciuto e sterile isolamento.
Già per questo aspetto, il progetto Montanari-Falcone mostra la sua originalità e la sua intelligenza, dal momento che trascende la mera riscoperta delle ragioni e degli ideali che appartengono alla storia dei partiti e dei movimenti della sinistra italiana, per rivolgersi ad un blocco sociale molto più ampio, costituito dalle classi sociali sconfitte dall’offensiva neoliberista degli ultimi trent’anni. Si tratta di un progetto ambizioso e di lunga lena, che fa appello ad un’azione politica in grado di restituire realmente dignità e rappresentanza a quegli strati della società italiana che, stremati dalla lunga crisi economica, hanno finito col disertare, per sfiducia nelle istituzioni e nei partiti, ogni forma di partecipazione alla vita politica del paese, a cominciare dalle urne elettorali.

(per leggere tutto, completata una pagina, vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Ipotesi impraticabili e sistema elettorale

Con questo tentativo - che pure ha ricevuto l’adesione e la collaborazione di alcuni significativi movimenti politici e di numerose associazioni di base- contrastano gli assunti strategici del Campo progessista di Giuliano Pisapia e di Articolo Uno M.d.p. che hanno ribadito la necessità di muoversi nell’orizzonte di una ricostruzione del centrosinistra. Al di là dei punti programmatici, in larga misura condivisi anche da Alleanza popolare, si tratta di posizioni che, mentre rivendicano la concretezza e il pragmatismo tipici del riformismo, appaiono paradossalmente “utopici” e incongrui con l’attuale geografia politica italiana. Innanzitutto perché rimuovono la fine del bipolarismo introdotto dal sistema maggioritario. Com’è noto, l’ascesa del Movimento 5 stelle, lo spostamento verso il centro-destra del PD renziano come partito della Nazione, hanno letteralmente svuotato l’etichetta “centrosinistra” rendendola praticamente inutilizzabile: poco più di un cimelio del museo politico italiano degli anni ’90. Del resto, la definitiva smobilitazione di Romano Prodi costituisce l’atto finale che ne certifica l’avvenuto decesso.
Quanto al M5S, che la demagogia dei sondaggi preventivi e il verticismo dell’organizzazione interna sta trascinando verso posizioni tipiche della destra, è attualmente molto più probabile un suo progressivo avvicinamento al populismo della Lega di Salvini, piuttosto che all’orbita della sinistra.
D’altra parte, l’ipotesi di Pisapia e di Articolo Uno di una possibile alleanza con il PD renziano, dal quale bersaniani e dalemiani sono appena usciti per manifestaForum a Il Manifesto impraticabilità politica, è un obiettivo che gli elettori (e le persone di buon senso) farebbero giustamente fatica a comprendere. Tanto più che un sistema elettorale di tipo proporzionale, quali che ne siano i correttivi introdotti, rende comunque inagibile lo schieramento bipolare classico. Chi, infatti, rappresenterebbe il “centro” nel panorama odierno? Il redivivo Berlusconi o il suo successore designato, con l’appoggio del pregiudicato Verdini o del declinante Alfano? Oppure per “centro” deve intendersi lo stesso PD di Renzi-Gentiloni, che sta già intavolando trattative per le “larghe intese” con i personaggi prima citati, in contrapposizione con il M5S e che, peraltro, ha già rifiutato sdegnosamente una possibile alleanza con i dissidenti scissionisti di Articolo Uno?
C’è poi un’altra, conseguente, illusione che sembra animare le strategie di Campo progressista e di Articolo Uno: la volontà di presentarsi come “sinistra di governo”, etichetta che oggi si presta ai più clamorosi equivoci. Nella sua prevalente accezione tatticista – che ancora traspare al di là della lettera del discorso dalemiano- essa rinvia infatti all’immediata disponibilità per negoziati o per compromessi al ribasso, pur di far parte in qualche modo della maggioranza parlamentare, accettando di impegnarsi con patti di sottogoverno.
Eppure, se c’è una novità evidente nell’attuale quadro politico è che, al di là delle imbarazzanti oscillazioni di programma e di posizione politica, l’ascesa del M5S dimostra abbondantemente la possibilità incidere sugli assetti della politica italiana anche restando all’opposizione. Del resto, se si preferisce ricordare un precedente storico più illustre, il PCI della prima repubblica esercitò, dai banchi dell’opposizione, il ruolo di stimolo propulsore delle più importanti conquiste democratiche introdotte nel nostro paese dai primi anni ’60 fino ai primi anni ’80 del secolo scorso.
Bisognerebbe dunque rammentare che si è “sinistra di governo” innanzitutto per la forza e la pertinenza dei programmi e delle proposte, anche quando si esercita, nella maniera più rigorosa e intransigente, il ruolo dell’opposizione costruttiva. Perciò, se la rinascente sinistra italiana aspira davvero a riprendere e a rivitalizzare le proprie radici e i propri valori, dovrebbe anche imparare a smetterla di gingillarsi con nostalgiche rievocazioni di formule politiche del secolo scorso e, soprattutto, con la smania di sedere al più presto sui banchi del governo. Piuttosto, una temporanea astinenza dalle stanze del potere e una spregiudicata, radicale immersione nelle enormi problematiche socio-economiche in cui si dibattono l’Italia e l’Europa del XXI secolo, sembrano i presupposti irrinunciabili per avviare un nuovo cammino politico, lungo e difficile, ma altrettanto realisticamente promettente. La rinascita della sinistra italiana può e deve cominciare dalla presa d’atto che il tempo delle rendite di posizione e delle scorciatoie tattiche è scaduto per sempre: hic rohdus, hic salta.


 

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Povertà e disoccupazione non sono incidenti del destino

povertà oggi 350 260di Tiziano Ziroli - Un mio pensiero ad alta voce... Sono in salone e guardo Sanremo e vedo tanto sfarzo luci, lucine, immagino i cachet che i vari ospiti e i presentatori hanno preso per fare il programma ed all'improvviso mi vengono in mente le parole scritte qualche giorno fa da una mia amica e collega di redazione di unoetre, Fausta Dumano...
Le copio e le incollo. ...


«Racconto numero tre, alla stazione di Frosinone mi sento chiamare "professorè mi riconosci ??" Faccio fatica, lui mi aiuta... “ai geometri” ah faccio io “che fai di bello?” domanda imbecille, dall' aspetto dovevo capire che qualcosa non andava ... vive alla stazione, gli sono morti entrambi i genitori, pensavo mi chiedesse una sigaretta, invece un panino. Gli ho dato 5 euro, professorè aspetta al market costa 2 euro. I suoi occhi mi hanno strappato il cuore».

"Bisogna sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque..."

Improvvisamente quelle luci e quelle lucine sfarzose e lussuose, i signori ben vestiti le signore ben ingioiellate che vedo alla tv mi sembrano troppo...non riesco nella mia mente a pensare che in una città italiana, in un paese civilizzato, in un paese democratico, in paese in cui abbiamo una carta costituzionale che dovrebbe tutelare i diritti di tutti, abbiamo uno sfarzo esagerato in televisione ed un cittadino "italiano" di soli 30 anni che vive seduto sulle panchine della stazione ferroviaria di Frosinone, immagino come le stia passando lui queste serate.
Forse è seduto al freddo di una panchina, forse spero che abbia trovato un posto caldo dove potersi riparare.
Però penso anche, ma noi cosa stiamo facendo per far sì che simili disuguaglianze non ci siano?
Sento in questi giorni partiti che fanno calcoli su future coalizioni, con chi devono o non devono dialogare per fare accordi elettorali, ma forse penso sempre ad alta voce, non sarà il caso di dialogare per primo con quel ragazzo che a 30 anni si ritrova a vivere alla stazione?
Forse non è il caso che il dialogo bisogna averlo prima con chi non ce la fa...e già vive da molto tempo in chi sa quali situazioni?
Forse il mio e solo un pensiero a voce alta, ma penso che tutti, compreso me, dobbiamo andare a parlare con chi è dietro a noi, con chi non ce la fa, con chi forse non ha neanche più la forza di chiedere o forse non ha neanche il coraggio di chiedere.
C'era un grande rivoluzionario che diceva "bisogna sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque e in qualunque parte del mondo". Era Ernesto Che Guevara. Sono parole di estrema attualità per dichiararsi di sinistra, per dichiararsi di essere uno che si preoccupa dei più deboli deve tener presente quelle parole e farle sue tutti i giorni.
Il ragazzo della stazione, Michele il ragazzo che si e ucciso a 30 anni, e tutti i poveri hanno bisogno di qualcuno che parli con loro, che li ascolti, che si prenda carico dei loro problemi.
La povertà è come un bombardamento, solo che non distrugge le case, è un bombardamento sordo invisibile che distrugge le persone, distrugge la loro personalità, la loro dignità, come dopo un bombardamento si ricostruisce, c'è bisogno di qualcuno che si prenda la responsabilità di ricostruire l'animo di queste persone.
Sanremo va avanti, la gara canora va avanti, come va avanti la serata di chi si starà chiedendo cosa farà domani, come sfamerà la sua famiglia, come farà a pagare la scuola ai figli, come pagherà l'affitto o il mutuo della casa.
A Sanremo ci sarà un vincitore di cui si parlerà per settimane, ma nella vita reale c’è invece chi spera in futuro migliore, ma di cui nessuno parla, ma peggio ancora, nessuno parla con chi vuole un futuro migliore.
Sanremo va avanti.....

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Il Destino e l'Altruismo

vagare 350-260di Carlo De Cristofaro - (Poesia) Scrissi questi versi all'età di 49 anni compiuti. All'epoca insegnavo Letteratura italiana al Terzo Liceo artistico di Roma, era il quarto anno che mi trovavo presso la scuola e mi trovavo bene, ne feci poi un altro ancora e, successivamente, per cambiare la cattedra da Letteratura italiana a Filosofia, passai al Liceo classico "M. T. Cicerone" di Frascati, diventando volontariamente di nuovo pendolare, pur di insegnare la materia per cui avevo maggiore attitudine, cioè Filosofia. In tal modo, per un motivo o per un altro, non sono riuscito a restare più di cinque anni nella medesima scuola. La poesia ha un tessuto intellettuale piuttosto complicato, essa contrappone il "destino" all'"altruismo", in quest'ultimo si deve ritenere compreso anche ogni valore banalmente sociale. La vita sociale, in ogni tempo, ma particolarmente nell'età moderna, epoca in cui l'organizzazione pretende ogni giorno che gli individui diventino delle "vittime sacrificali", ha valorizzato l'"altruismo" come principio di aggregazione umana, ma esso e la società non cambiano il destino umano, che è quello di essere semplici individui destinati alla morte.

Scarica il file e leggi tutto dal link che segue Il Destino e l'Altruismo

La Poesia Il Destino e l'Altruismo

"il vivente non può perdere l'amor proprio"
(G. Leopardi - "Zibaldone" 2)

"Poco per volta mi si è fatta chiarezza sul difetto
generale del nostro tipo di formazione
e di educazione: nessuno impara, nessuno prova,
nessuno insegna - a sopportare la solitudine"
(F. Nietzsche - "Aurora" 443)

Vaghiamo incerti
per le vie del mondo,
segnati comunque
da un destino di morte:

dovremmo pur vivere,
non servirci l'un l'altro,
nelle nostre città,
come tappeti orientali,

simili a commercianti,
che non s'amano
e comprano gli altri
vendendo se stessi.

Sbalestrati, come siamo,
dai nostri pensieri,
vediamo invano negli altri
i nostri sogni più veri:

poi, passano gli anni,
le cose finiscono, così,
da sole, con semplicità
e senza sforzarsi,

nulla più è come prima
e quando a stento riconosci
l'odore della pioggia:
allora..è tempo di morire.

(Carlo De Cristofaro - 1/11/1997)

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