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Lupi belanti

Una grande cagnara propagandistica

informatorididestra 390 mindi Aldo Pirone - Nei mass media (stampa, Tv, social) e nelle istituzioni gli esponenti della destra mostrano il peggio di sé. Quando stanno in Parlamento e sanno che la seduta è trasmessa in diretta da qualche canale TV, i parlamentari sovranisti e nazionalisti, a cominciare da Salvini e Meloni, fanno fuoco e fiamme. Quasi sempre sono seguiti anche da quelli berlusconiani. Poi ci sono le performances nei Talk show dei vari giornalisti al seguito, tipo Senaldi, Sallusti, Belpietro ecc. dove la musica propagandistica, simile alla celebre frase di Bartali “gli è tutto sbagliato gli è tutto da rifare”, è suonata a distesa: i soldi che non sono arrivati, la burocrazia soffocante, i commercianti sul lastrico, l’assistenzialismo governativo e a pioggia dell’ultimo Dl, l’incompetenza dei governanti, l’Italia nel baratro ecc. A volte si contraddicono palesemente come quando lamentano, sempre a gola spiegata, che la tanto vituperata pioggia di aiuti non è caduta su qualche segmento di cittadini e di categoria sociale. Tanto, pensano, qualcosa delle accuse non veritiere e delle panzane più grandi resterà nelle menti più deboli. Non si tirano indietro neanche di fronte alla calunnia, perché, come cantava Don Basilio, essa è un venticello che diventa un rombo di cannone. Loro, infatti, per far prima, la sparano subito ad alzo zero. Insomma una grande cagnara propagandistica che approfitta, il più delle volte. dell’impreparazione di moltissimi conduttori dei talk show che, oltre a mettere il microfono a disposizione degli “urlatori”, altro non sanno fare, a causa del loro pressappochismo, della loro incompetenza e dell’ignoranza sulle materie trattate.

Quando, però, i succitati “agit prop” della destra sono messi a confronto con qualcuno che s’intende della materia, allora balbettano, diventano quasi ossequiosi, i lupi diventano pecore, fanno critiche simili a flebili lagni, ricevendone sonore smentite che mettono in risalto non tanto la loro risaputa incompetenza, quanto la loro pervicace volontà di buttare tutto in cagnara. Sallusti, per esempio, messo a confronto con il ministro Gualtieri ne esce sempre smentito nelle sue reboanti affermazioni e con la coda tra le gambe. Com'è successo giovedì scorso a “Piazza pulita” di Formigli. Stessa cosa l’altro ieri nella riunione congiunta delle commissioni bilancio di Camera e Senato cui il ministro Gualtieri ha riferito sul Dl “rilancio Italia”. I leghisti, forzaitalioti e italiafratelli, visto che non c’era la diretta Tv, hanno usato toni bassi che, però, hanno accompagnato con lo stesso propagandismo incompetente. Anche qui Gualtieri ha avuto buon gioco a smentire i loro rilievi, alcuni dei quali ai limiti del ridicolo.

Eppure di critiche mirate al Dl del governo se ne potrebbero fare, a cominciare dalla non piena selettività e distinzione fra bisognosi e non bisognosi, come, per esempio la cancellazione dell’Irap a tutte le imprese a prescindere dai fatturati. Critiche mirate a migliorare il complesso della destinazione dei 55 miliardi che dovrà passare al vaglio delle Camere e che lo stesso Gualtieri si è detto pronto a considerare.

Tutto ciò mette in risalto un grave ritardo del governo: la comunicazione di come stanno veramente le cose per l’erogazione degli aiuti stanziati per lavoratori, famiglie e imprese, dalla Cig ai prestiti delle Banche garantiti dallo Stato. A questo proposito sarebbe non solo utile ma fondamentale che il governo istituisse una comunicazione istituzionale quasi quotidiana. E’ un’esigenza avanzata già da molte settimane da più parti. Non solo per far fronte alle indebite generalizzazioni della destra degli “urlatori”, ma per rendere edotti tutti i cittadini sulla correzione degli errori commessi in questo campo e su come si sta intervenendo per rimuovere gli ostacoli burocratici di enti e banche erogatori degli aiuti.

La pandemia economica in questo momento non è meno importante di quella da Covid 19. Merita lo stesso trattamento comunicativo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Antemarcia

Melini e Salvoni ma anche Seloni e Malvini

sondaggrillini sprofondano meloni clamoroso sorpasso mindi Aldo Pirone - Ieri sera Antonio Padellaro e Andrea Scanzi, giornalisti del “Fatto Quotidiano”, hanno riproposto sulla “TV Nove” la loro delusione per Giorgia Meloni. Avevano sperato, hanno detto, che la signora fosse meglio di Salvini e, invece, hanno dovuto ricredersi. Per Padellaro la Meloni deve essere un Calvario di pentimenti, perché su di lei come concorrente “moderata” del “bauscia” milanese aveva investito parecchio. In queste settimane dominate dal Covid 19, anche lei, dicono i nostri, non ha saputo sottrarsi alla propaganda demagogica, alla strumentalizzazione e svilizzazione di ogni atto del governo Conte. Che sono cose ben diverse dalla necessaria e opportuna critica, per correggerli, degli errori che in corso d’opera il governo ha fatto vista anche la dimensione nuova e globale dell’epidemia in corso. La leader postfascista, come il suo sodale-concorrente Salvini, si sta dimostrando una piccola intrigante, incompetente, in cerca di facili consensi, dimentica, com'è d’uso ormai da anni nella politica italiana, di ogni sua precedente responsabilità in qualità di esponente sotto diverse casacche, anche da ministro, di un centrodestra che localmente e nazionalmente ha manomesso, fin dai primordi di Berlusconi, l’idea di pubblico, d’interesse collettivo, di bene comune e di Stato. E non solo nella sanità pubblica.

Quello che ha fatto irrimediabilmente cadere le speranze di Padellaro e Scanzi è stato, soprattutto, il giudizio che sui pieni poteri assunti da Orban in Ungheria ha espresso la Meloni. “In Ungheria – ha detto l’erede di Almirante - è stato deliberato lo stato d’emergenza, così come da noi. Questo dà dei poteri molto importanti a Orban, così come a Conte. Con la differenza che Orban almeno gli ungheresi se lo sono scelto”. Proprio come gli italiani si scelsero Mussolini e i tedeschi Hitler!

Ovviamente alla signora, affetta da fascismo senza post, non passa neanche per l’anticamera del cervello la differenza fra un libero parlamento in una democrazia liberale e parlamentare segnata dalla divisione dei poteri e un parlamento asservito in una “democratura” fondata sulla demagogia nazional-populista, senza garanzie per le minoranze, per la libertà di stampa, di associazione e di opinione dove è possibile assumere pieni poteri legislativi senza controllo alcuno. Cioè la differenza che, nonostante ogni sforzo della destra nostrana per renderle simili, ancora intercorre fra l’Italia della Costituzione repubblicana e antifascista e l’Ungheria di Orban. Per la Meloni, Orban e Conte sono la stessa cosa e chi, con dovizia di chiari argomenti contesta simile aberrante giudizio, lo considera “intellettualmente disonesto”. Rendendo evidente un’altra sua defaillance: che non sa dove sia di casa l’onestà intellettuale.

La leader della destra neofascista doc, si è spesso lamentata del fatto che in TV i giornalisti - i pochi non “sdraiati” - le ponevano insistenti domande sulle sue ascendenze fasciste. Come capita a tutti quelli che hanno problemi di legame non rescisso, ideale e culturale, con il fascismo, rispondeva che quelli che le chiedevano parole chiare e inequivocabili di condanna di quelle idee reazionarie e liberticide volevano solo sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle posizioni sue e dei suoi camerati sui problemi degli italiani. Sono bastate le malefatte di Orban in Ungheria per capire che quelle domande e richieste dei giornalisti non erano peregrine, ma solo retoriche. Perché la signora Meloni non è mai stata postfascista, se non anagraficamente.

Anzi, se le dovesse capitare l’occasione si comporterebbe come un “antemarcia”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Rete 4, Telekabul della Destra

mediaset 440350di Stefano Balassone - Rete 4 ci sembra avviata a diventare il successo dell’anno visti i risultati della sua metamorfosi da Cenerentola di Mediaset in Telekabul della destra, o – per chi conosce le cose dell’America – nella Fox News Italia. I dati dell’ascolto non lasciano dubbi: Stasera Italia gareggia da tempo con gli ascolti di Otto e mezzo, i talk show della sera (Quarta Repubblica, Fuori dal coro, Diritto e Rovescio, Quarto Grado) arrivano a stabilire sempre nuovi record. E qui c’è l’avanguardia nella conquista dell’audience populista. A molti potrà non piacere, e tanto meno a noi, ma “è così che stanno le cose”.

Cosa dedurne? Forse che il pubblico ha compiuto il movimento cui era già pervenuto come elettorato. Un tempo nella metà d’Italia cresciuta a pane e Mediaset, era Canale 5 il riferimento naturale e il resto gli faceva da contorno. Oggi fra quelle genti si cerca una patria nella rabbia e il marketing di Mediaset è stato assai abile a cogliervi il destro per utilizzare la Rete meno nuovista fra quelle disponibili.

Oggi e ieri (dati Studio Frasi) la concentrazione degli ascolti di Rete4, è simile a quella dei suffragi per Salvini: nei centri più piccoli; fra i più anziani; fra chi non ha avuto un lungo percorso d’istruzione, forse per il bisogno di andare a lavorare quanto prima. Il profilo è tanto più evidente se lo si confronta con quello opposto degli spettatori di La7, sicché Cairo, piaccia o non piaccia, si trova a dare sponda al mondo politico più urbano (con la minuscola).

Poiché da mille altre indagini ed indizi, sappiamo che le tribù degli ascolti televisivi si muovono d’istinto e solo fra le offerte della stessa ditta, ne consegue che Mediaset è stata abbastanza lungimirante da creare un silos di opinione pubblica tradizionalista, conservatrice e populista della quale essa sola ha le chiavi. Quindi è vero che a vedere quei programmi pare che esista solo Salvini, ma tra il Biscione e il sovranista non è certo chi è l’invasore e chi invece è il catturato.

 

 

 

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Ceccano: che politica attuare dopo 4 anni di malgoverno della destra?

Maliziola 350 minComunicato U.R.D. - L'amministrazione Caligiore si è rivelata fallimentare su tutti i fronti, da quello politico a quello amministrativo, con pregiudizievoli ripercussioni sulla nostra città, che del resto sono sotto gli occhi di tutti.

Sarebbe lunga l'elencazione delle cose non fatte ed il mancato rispetto del programma, con il quale Caligiore si era presentato agli elettori, e dopo quattro anni e mezzo, se ci fossero state le capacità politico amministrative, di sicuro almeno una minima parte dello stesso si sarebbe attuato, invece il nulla.

Anzi, durante tale mandato l'amministrazione Caligiore ha cercato di distruggere quanto era stato fatto dalle precedenti amministrazioni nei vari settori, uno per tutti la mancata valorizzazione dei beni pubblici e del patrimonio storico-artistico della città Ceccano. Patrimonio che si è preferito far cadere nel degrado, piuttosto che programmare e mettere a sistema i vari beni, con opportuni interventi e finanziamenti. Come ad esempio le dimore storiche quali il Castel Sindici con annesso Parco, e la Villa Comunale, beni che fanno parte della nostra storia e per i quali sono stati impiegate risorse economiche pubbliche e che versano in completo abbandono. Pertanto, il nostro patrimonio, se opportunamente valorizzato, avrebbe invece rivitalizzato la nostra città con positive ripercussioni sul commercio e sul turismo, settori in profonda crisi.

A pochi mesi dall'elezioni è da chiedersi quale politica attuare per il futuro del nostro paese, dopo 4 anni e mezzo di malgoveno della destra. Il nostro movimento U.R.D. ritiene che una società in continua evoluzione necessita di essere al passo con i tempi, partendo dai bisogni concreti dei cittadini e della città, in un ottica di rinnovamento nelle idee, nel modo di fare politica, nell'approccio ai problemi ed alla risoluzione degli stessi, con un coinvolgimento della popolazione nelle scelte importanti che riguardano lo sviluppo ed il riassetto della città, partendo dal miglioramento della qualità della vita.

Quando pariamo di rinnovamento politico non intendiamo un mero slogan elettorale, un percorso che si costruisce nel tessuto sociale del nostro territorio, non è una questione anagrafica, in quanto in politica necessariamente deve esserci spazio per tutti, ma è una questione di metodo e di progettualità. Un rinnovato percorso di produzione culturale e sociale che sappia elaborare soluzioni, ridia certezza e garanzie ad una città stanca e priva di risposte concrete, sfiduciata nei confronti della politica. Un cammino che dovrà tenere in considerazione le esigenze di tutti, a partire dai più bisognosi, attraverso una stretta sinergia con il tessuto sociale ed urbano, con un progetto aggregativo e di coesione delle forze del centro-sinitra, al fine di condividere e sviluppare tematiche importanti, nell'interesse della nostra città, per restituire alla stessa il giusto ed importante ruolo che merita nell'ambito provinciale.

 

 

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Come la destra sta usando Bibbiano

parlateci di bibbiano 390 mindi Francesco Francio Mazza da linkiesta.it - Ricchi cattivi contro poveri buoni: ecco come la destra sta usando Bibbiano per distruggere i diritti civili.
La narrazione di destra sugli affidi a Bibbiano sta non solo contrapponendo una presunta sinistra ricca e una destra popolare e buona, ma sta colpendo dal punto di vista culturale la stessa idea di famiglia “non convenzionale”. E l’opposizione sembra non rendersene conto. Svegliarsi

È arrivato il momento di occuparsi di quanto sta accadendo attorno alla vicenda di Bibbiano. Non del merito, ovviamente, perchè di quello se ne sta già occupando la magistratura, ma della montante strumentalizzazione che viene fatta dello stesso e che ha un chiaro e importantissimo obiettivo culturale, prima che politico.

Da qualche tempo, la strumentalizzazione di un caso di cronaca grave o gravissimo è un grande classico delle estati italiane, un po’ come l’anguria e le canzoni-tormentone. Due anni fa, per esempio, era stata la volta delle violenze sessuali. Ricordate? Al caso dello stupro in spiaggia a Rimini, era seguita la notte di follia dei due carabinieri di Firenze, che aveva riequilibrato il punteggio. Delle vittime, ovviamente, non importava a nessuno (tanto che di loro nessuno ha più parlato): l’importante era darsele di brutto sul tema dell’immigrazione, usando la violenza sessuale come arma polemica.

Oggi lo stupro non tira più, forse perchè – come hanno dimostrato le elezioni europee – sull’immigrazione la questione è chiusa, mentre all’epoca era ancora in ballo lo ius soli e bisognava affondarlo. Al contrario, al centro dell’attenzione è finita la vicenda di Bibbiano, una storia partita in sordina ma diventata sui social un vero tsunami e ora approdata al mainstream. Una storia in cui, ancora una volta, dei fatti e delle vittime non importa a nessuno, perchè se davvero a qualcuno importasse, vista la gravità e la delicatezza del caso, ci si limiterebbe alla cronaca giudiziaria – come accaduto, per esempio, in altri casi ugualmente scabrosi con al centro i minori, per esempio quello di Rignano Flaminio.

Destra contro sinistra, insomma, poveri contro ricchi. Su Bibbiano non si sta discutendo della responsabilità penale, ma si sta trasferendo la loro colpa (che dovrà essere provata da un Tribunale) su un’intera categoria di persone

Invece, la narrazione su Bibbiano, esulando dal contesto, diventa una summa di tutte le battaglie politiche e culturali delle forze populiste e sovraniste che negli ultimi anni siamo stati abituati a sentire. Ci sono gli psicologi cattivi, ovvero “i professoroni”, che sottraggono i figli alla gente. Ci sono gli assistenti sociali di sinistra, nella terra di sinistra in cui tra poco si terranno elezioni regionali che promettono di essere storiche, in combutta con un sindaco di sinistra, che decidono di togliere i bambini alle famiglie naturali che tra l’altro sono pure per la maggior parte povere e risiedono nelle case popolari di periferia. Destra contro sinistra, insomma, poveri contro ricchi, professoroni studiati e per questo corrotti contro la gente brava e genuina, centro contro periferia. Ma c’è di più: il fatto che su Bibbiano si siano tuffati di pancia anche i movimenti e le associazioni che lo scorso marzo hanno dato vita al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, dimostra chiaramente quale sia il vero bersaglio di tutta l’operazione: le famiglie arcobaleno, l’azzeramento dei diritti conquistati negli ultimi anni dal movimento Lgbtqi.

Il procedimento è identico a quello andato in scena due anni fa sulla violenza sessuale di Rimini, e consiste nel trasferimento della colpa dall’individuo al gruppo etnico, sociale o ideologico di cui quell’individuo fa parte. A Rimini non erano in causa i delinquenti autori del reato: sui manifesti “Difendila!” era stampata l’immagine di una generica persona di colore perchè in causa erano tutte le persone di colore. Allo stesso modo, su Bibbiano non si sta discutendo della responsabilità penale di un singolo individuo o di un gruppo di individui, ma si sta trasferendo la loro colpa (che dovrà essere provata da un Tribunale) su un’intera categoria di persone sulla base del portentoso argomento che “un assistente sociale era un’attivista LGBT”. In altre parole, si stanno incolpando le battaglie a favore dei diritti civili di essere il brodo culturale foriero dei fatti accaduti a Bibbiano, proprio come due anni fa si utilizzava la retorica sulle “risorse” per addebbitare alla sinistra i casi di stupro.

È evidente che quando si trasferisce la colpa di un singolo su un’intera categoria di persone si compie un’operazione culturalmente non dissimile da quella messa in atto in Germania negli anni ’30 prima della notte dei cristalli. Operazione a cui è difficilissimo opporsi, specie nell’era dei social, dato che ogni richiamo al garantismo, o anche solo al “fare giustizia”, viene stritolato da un fiume in piena di insulti e propaganda.

Ma quello che davvero lascia stupiti è che nel mezzo di questa operazione chiarissima, che punta prima a deligittimare e poi ad annichilire l’unico risultato ottenuto a livello politico e culturale dalla sinistra in vent’anni - il mutato clima verso i diritti civili e la comunità LGBT – la sinistra italiana non sembra aver compreso l’importanza della questione.

Nel momento in cui a essere in gioco è tutto quanto di buono la sinistra ha costruito in due decenni, sarebbe lecito aspettarsi le barricate. Ma il PD ragiona ancora in modo novecentesco

Il segretario del Partito Democratico può anche minacciare querela per chi si azzarderà ancora a definire il PD “il partito di Bibbiano” come fatto da Di Maio – riuscendo nel miracolo di spostare ancora più in alto, nella scala dell’indecenza, il punto raggiunto dalla dialettica politica in questo Paese – ma quello che manca è una vibrante presa di posizione a difesa delle famiglie arcobaleno, vittime di un attacco ideologico le cui conseguenze potrebbero essere definitive, come definitive sono state le conseguenze, sulla pancia del Paese, delle battaglie con al centro l’immigrazione.

Insomma: nel momento in cui a essere in gioco è tutto quanto di buono la sinistra ha costruito in due decenni, sarebbe lecito aspettarsi le barricate. Ma il Pd ragiona ancora in modo novecentesco, ostinandosi a non capire che su Bibbiano, sulla pelle delle vittime, è stata imbastita la partita oggi piu’ importante di tutte, ovvero quella identitaria, che rischia di essere la pietra definitiva su cui stabilire, una volta per tutte, l’egemonia culturale della destra nel famigerato Paese reale.

I fatti di Rimini, due anni fa, seppellirono il dibattito sullo ius soli. Speriamo che tra due anni, guardando indietro, i fatti di Bibbiano non saranno ricordati come il momento in cui iniziò la messa in discussione dei diritti civili, perchè questo significherebbe la fine della sinistra e di tutto quello che le rimane.

24 luglio 2019

 

 

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Salvini è un pericolo per la nostra Costituzione

AlfieroGrandi minAlfiero Grandi articolo su www.jobsnews.it - Guardare in faccia la realtà, comprenderla, reagire all'altezza delle sfide è una regola aurea, purtroppo ora largamente in disuso a sinistra.

Dalla Basilicata, come dalle altre regioni in cui si è votato prima, emerge un dato evidente, si tratta della crescita della Lega. In alcuni casi neppure si era presentata, eppure ha raggiunto risultati importanti, molto più alti di quelli delle politiche del 4 marzo. La Lega è un pericolo evidente per le strizzate d'occhio al fascismo, per atteggiamenti di prepotenza evidenti, per i flirt spregiudicati con posizioni apertamente reazionarie sui diritti civili, sulla famiglia, sulla concezione del rapporto tra persona e società. La lega ha orientamenti di vera e propria restaurazione ideologica, religiosa fino a dialogare con i settori della chiesa che non sopportano il magistero di papa Franesco, fa appello alle paure profonde e in una certa misura le suscita sollecitando reazioni da far west, che in questo caso non sono film ma vita reale, oggi. Eppure i toni gridati e i contenuti reazionari non impediscono alla Lega di conquistare voti. Inseguire o essere l'alternativa? Essere l'alternativa. E' vero che la destra politica e sociale ha sempre avuto in Italia una forza importante, ma ora si è spostata più a destra, si sente sulla cresta dell'onda e riconosce largamente nella Lega di Salvini il suo riferimento, con buona pace di Fratelli d'Italia e Berlusconi.

Neppure la sottrazione di 49 milioni pubblici è bastata a bloccarne i consensi. Questo reato è stato riconosciuto visto che la Lega si è impegnata a restituire in quasi 80 anni i soldi sottratti, ma non ha creato particolari imbarazzi.

Si stanno lentamente consolidando i tentativi di costruzione di un regime reazionario di massa.

Il M5 Stelle, purtroppo, non è un argine a questa deriva, non ne comprende la pericolosità e anzi finisce con il portare acqua al consolidamento della Lega come dimostra l'approvazione della nuova legge sulla (il)legittima difesa e la copertura politica offerta sui migranti, fino al voto contrario alla richiesta del tribunale dei Ministri di Catania di processare Salvini perchè aveva agito non come attuatore delle leggi, ma eccedendo nell'uso dei suoi poteri bloccando lo sbarco da una nave militare che è territorio italiano a tutti gli effetti, fino a lambire lo spregio di diritti garantiti dalla Costituzione.

L'avvocato-Ministro Buongiorno ha capito bene il rischio che correva Salvini se il processo fosse andato avanti e gli ha consigliato un'inversione di rotta decisa, dal “processatemi” non ho paura, al “dovete respingere” la richiesta stessa del processo, costringendo il M5Stelle ad una ridicola giravolta di 180°, ancora una volta hanno subito il diktat. E' questo che fa perdere voti e che conferma che il Movimento 5 Stelle non è un argine, ma è purtroppo una copertura di atteggiamenti reazionari, pur di fare stare in piedi il governo.

La sinistra, intesa nel suo insieme, senza andare troppo per il sottile, sembra non rendersi conto della gravità e dell'urgenza della situazione. Oppure se ne rende conto ma non ritiene possibile opporsi perchè condizionata da troppi lacci del passato. Certo per opporsi a questa deriva reazionaria il Pd – ad esempio - dovrebbe fare alcune svolte decise, come, ad esempio, prendere le distanze dalle scelte di Minniti sui migranti e in particolare sull'appalto ai libici del lavoro sporco. Oppure sulla Costituzione della Repubblica.

Si è già detto della delusione per le parole di Zingaretti che hanno attribuito alla vittoria del No parte delle ragioni della situazione attuale. E' un grave errore insistere sulle posizioni del Si, sconfitte senza appello nel referendum costituzionale il 4 dicembre 2016 e neppure la spiegazione tutta interna ai rapporti di forza del Pd è convincente. La conseguenza più seria di questa posizione è che non consente di individuare la gravità dei rischi che corre oggi la Costituzione e rende difficile costruire una reazione perchè non prendendo le distanze dalle scelte del periodo renziano la credibilità delle posizioni sulla Costituzione è meno forte, come è ovvio.

Eppure è del tutto evidente che la Lega punta apertamente non solo a prendere voti ma sogna un regime politico e istituzionale a sua immagine e somiglianza. La controprova sta nella legge elettorale che l'esperienza di Calderoli ha fatto approvare al Senato strettamente agganciata al taglio dei parlamentari con un tempismo sospetto.

La legge elettorale perpetua i principi del rosatellum attuale, semplicemente riducendo il numero degli eletti, con effetti grotteschi: in Calabria verrebbero eletti 2 senatori con collegi di quasi un milione di abitanti. Alla Lega interessa avere gruppi parlamentari fedeli al capo Salvini, il resto molto meno.

Questa ed altre scelte puntano a creare le condizioni per calare l'asso fondamentale: l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, che sarebbe del tutto compatibile, per non dire coerente con l'autonomia differenziata di Lombardia e Veneto che sognano di diventare simili alle regioni a statuto speciale. Un sistema di governatori e Presidente eletto direttamente possono dare una risposta alle ambizioni della Lega.

La sinistra e il Pd in particolare farebbero bene a prendere seriamente in considerazione la sfida che si profila. E' vero: tra i presidenti delle regioni ci sono anche alcuni del Pd, cosa facciano in questa compagnia è un mistero, o almeno ragione di confusione. E' vero altresì che il primo firmatario di una proposta di legge per il presidenzialismo è Ceccanti del Pd, sarebbe bene prendere le distanze come è accaduto con la proposta di Zanda.

Resta il fatto fondamentale che occorre chiarire al paese la natura di fondo della sfida che è anzitutto difendere le radici antifasciste della Costituzione ma ancora di più evitare la deriva politico istituzionale di un presidenzialismo, che vorrebbe dire avere un parlamento di mero supporto al potere del governo e del suo capo e un accentramento del potere che finirebbe con erodere l'autonomia della magistratura, metterebbe il bavaglio alla stampa che dovrebbe solo esaltare il regime.
Del resto gli amici polacchi e ungheresi di Salvini si sono già mossi in questa direzione, quindi perfino gli esempi sono pronti. Il M5Stelle vuole coprire anche questa deriva costituzionale ?

Cosa si aspetta ancora per reagire da ogni settore che ha sensibilità costituzionale?

 

 

 

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Il voto in due regioni galvanizza la destra

  • Pubblicato in Partiti

fratelliditalia 350 mindi Rossella Rossi - FdI Vola in Ciociaria. I consensi in Abruzzo e Sardegna entusiasmano i Dirigenti Ciociari, "Ottima la strategia di Ruspandini"

Dopo le entusiasmanti vittorie nelle Regionali di Abruzzo e Sardegna, l'esultanza di Fratelli d'Italia (dopo il 2 alle scorse regionali, 4 alle politiche, oggi quasi il 5 per cento e nonostante la fortissima concorrenza continua la corsa vincente) ed il partito della Meloni continua a doppiare i consensi in Ciociaria.
Nella provincia di Frosinone il movimento spinge e traina con nuove e importanti adesioni: una crescita consistente, anche in termini di percentuali, destinata a pesare moltissimo anche in vista delle provinciali.
La strategia del Senatore Massimo Ruspandini, abile e capace nel creare una squadra ben calibrata sulle concrete esigenze del territorio, è ormai destinata ad essere quella trainante.
Il lavoro del Portavoce Provinciale Paolo Pulciani è costante e determinante: un punto di riferimento per tutta l'area dove aumentano quotidianamente le adesioni al Movimento.
Le note dei Dirigenti Provinciali di Partito e degli Amministratori in forza FdI, sono chiare.

«Stiamo crescendo in maniera esponenziale sul Territorio - la riflessione di Daniele Maura - i numeri parlano da soli. Un partito che sta creando nella nostra Provincia una struttura solida e determinata ed il Popolo ci accorda fiducia attraverso i consensi. Vuol dire che l'obiettivo è quello giusto: un mix di programmi e valori, non perdendo mai di vista le esigenze concrete dei cittadini. Sono certo che già le prossime elezioni provinciali, vedranno un'ulteriore affermazione della nostra lista e finalmente la Destra tornerà con i suoi rappresentanti in seno al Consiglio Provinciale».

L'intervento di Riccardo Ambrosetti non è da meno: «C'è entusiasmo per i risultati del Partito nelle sfide nazionali. Quello che ci entusiasma è raccogliere sempre maggiori consensi in Provincia, dimostrazione chiara che si sta lavorando con impegno e lungimiranza. Il merito della "strategia Ruspandini" è inconfutabile. Dalla parte della gente sempre e questo messaggio sta passando in maniera dirompente».
A meno di una settimana dall'ingresso ufficiale nel Partito, Antonio Abbate è entusiasta: «Sono in Fratelli d'Italia per convinzione, come ho già avuto modo di dichiarare. In Sardegna il Partito bissa il successo riportato in Abruzzo. In Provincia i dati confermano una crescita determinante. Non può che esserci entusiasmo. Il vento che tira è quello giusto, quello che consente al nostro Tricolore di spiccare e sventolare con forza crescente».
L'impegno di Massimo Ruspandini da Senatore continua ad essere positivo e a superare test importanti che vedono il partito di Giorgia Meloni volare anche in Ciociaria.

 

 

 

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Ceccano. Alternativi alla destra si è con programmi, contenuti e concreta lotta quotidiana

ceccano monumento 350 260di Angelino Loffredi - I dirigenti del Circolo PD ceccanese nel giudicare l’assemblea di sabato 7 aprile possono esprimere un sospiro di sollievo. Va riconosciuta infatti una consistente partecipazione, un confronto corretto, una significativa presenza di organizzazioni cittadine (anche se ha sorpreso l’assenza della delegazione socialista), più in generale, infine, non si è evidenziato un clima di divisione.
Dietro la percezione va aggiunto dell’altro partendo proprio nel merito di quello che la segretaria Emanuela Piroli ha detto in Assemblea e scritto su UNOeTRE.it, circa il negativo risultato elettorale ottenuto dal suo partito. Mi ha colpito infatti la frase riguardante “la sconfitta non inaspettata“, ma ancora di più mi ha sorpreso il fatto che non è stata avviata e nemmeno proposta una ricerca riguardante la motivazione del risultato, insomma le cause della sconfitta.
Proporre di discutere del 2020, cioè delle elezioni comunali senza sapere perché il PD ha perso la connessione sentimentale con i propri elettori non mi sembra essere un buon metodo. Discutere del 2020, inoltre senza indicare contenuti concreti, né proporre lotte per ridurre le disuguaglianze o migliorare la qualità dei servizi e senza indicare le correzioni da prendere; la mancanza di tutte queste questioni nella discussione è stato ( è ) un limite.
In più c’è un argomento che sta contribuendo a creare disorientamento: il riconoscimento della sconfitta piddina alla Camera ed al Senato contrapposto al risultato ottenuto da Zingaretti alla Regione. Anche quest’ultimo se si esaminano le cifre fa parte integrante dei primi. E proverò a dimostrarlo. È doveroso per chi non vuol ridursi a fare del trionfalismo sapere e far conoscere che in provincia di Frosinone il voto a Zingaretti dai 101.662 ottenuti nel 2013 arretra ai 90.816 di questo anno. Tradotti percentualmente dal 35 del 2013 si passa al 31 % di oggi.
Nella città di Ceccano il risultato è ancora più catastrofico: Zingaretti è terzo dopo Parisi (5.037 voti) e Lombardi (3.672) con 3.458 voti. C’è da impallidire se si mette a confronto con il risultato del 2013 (5.139) Perché fare del trionfalismo ed evitare ogni discussione se a Ceccano il Presidente perde 1.681 voti? Ed in percentuale dal 39% del 2013 precipita al 27,11 di oggi?
Concordo quando Emanuela Piroli rileva la mancata rappresentanza del PD in Consiglio Comunale e la permanente divisione dei gruppi consiliari di opposizione. Giusta la fotografia ma la domanda che pongo è: l’opposizione si fa in Consiglio Comunale ma in particolar modo nel territorio, nella periferia, al centro del paese, ovunque si manifesti il disagio. Anzi metto qual cosa in più: l’opposizione del PD chiara e continua potrebbe addirittura far avvicinare i gruppi consiliari e ridurre i personali antagonismi residuali alla sconfitta delle amministrative del 2015.
Quello che mi sento di affermare con determinazione è che l’alternativa alla destra passa attraverso i programmi, i contenuti, i metodi sostenuti quotidianamente e le donne e gli uomini che tali lotte sapranno interpretare.
Il Circolo PD di Ceccano ha un grande vantaggio: un gruppo dirigente composto da giovani. Se lo stesso viene impiegato non a teorizzare del giovanilismo contrapposto ai “vecchi “o utilizzato per lotte interne provenienti da Frosinone, ma messo alla prova con iniziative e lotte partecipate allora, solo allora, può diventare un valore per la città e determinare una alternativa alla destra.

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Per far scendere la destra bisogna votare la sinistra

votare 350 260di Armando Mirabella - Una strana campagna elettorale si sta esaurendo, silenziosa, ma che però ha lasciato per terra, come non si vedeva da decenni, i feriti. In tutto ciò è sparito Minniti: forte con i deboli, i migranti, le ONG, i poveri per il “decoro urbano”, ma sui fascisti lo abbiamo sentito riflessivo, calmo, quasi remissivo.

E allora sul come credo sia giusto comportarsi in queste elezioni stavolta dico semplice–semplice: per far scendere la destra bisogna votare la sinistra. Va evitato anche il centro paludoso che ha già deciso di allearsi con la destra, quello della Bonino, della Lorenzin....quale è la traiettoria politica della Lorenzin?

Parlano poi tutti la stessa lingua con un accento di populismo più o meno marcato e dicono tutti le stesse cose. Noi parliamo di progressività fiscale, di investimenti, di riconversione ecologica dell’economia.

Non ci siamo allontanati noi dalla sinistra o dal centrosinistra, sono loro che se ne sono allontanati e lo hanno fatto sulla costituzione, sul lavoro, sulla scuola, sull’ambiente, sul sistema elettorale (che adesso li pure penalizzerà).

Ci sono dei valori inalienabili che ci distinguono anche dagli astensionisti. E una cosa dobbiamo dire a chi pensa di non votare: è il regalo migliore ai gruppi di potere che abbiamo anche qui, non gli parrebbe vero che solo i propri supporters li votino…e quelli li votano sicuro.

C’è una strano convergenza degli altri su tutti i temi, facci caso: migranti, lavoro, economia, le tasse….Soltanto noi parliamo di progressività fiscale, di investimenti, di politica industriale (ambientale, digitale, innovazione).

Il 4 marzo, lo abbiamo già fatto altre volte, non tappiamoci il naso. Questa volta abbiamo l’occasione di respirare: Liberi e Uguali propone Marco Maddalena all’uninominale alla Camera (40 anni, da sempre in prima linea sulle battaglie del lavoro e di come l’ambiente possa segnare uno sviluppo nuovo per la nostra provincia). Al proporzionale il nostro Gianmarco Capogna (28 anni, uno degli esponenti di punta in Italia nel mondo della promozione dei diritti).

Al Senato il nostro candidato è il dottor Danilo Salvucci, medico, un uomo garbato con una grande attenzione al mondo della cultura.

Tutto un altro pianeta rispetto a chi ci parlerà di voto utile. Ma utile a chi? Per esempio a quelli del PD che hanno fatto, spesso esibendole, nomine basate sulla appartenenza piuttosto che sulla competenza persino sui primari in ospedale per non parlare di enti e aziende che lavorano sullo sviluppo industriale, sui rifiuti o sui consorzi di bonifica, senza disdegnare accordi di circostanza con la destra con cui governano la Provincia.

E allora, se ancora non hai deciso, io ti faccio una proposta di libertà: alla Camera e al Senato vota Liberi e Uguali: almeno in questa provincia sei sicuro di non sbagliare. Con questa legge elettorale basta una X sul simbolo.

 
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La destra neppure pensi di toccare i 'diritti civili' conquistati

diritti umani diritti civili 460 mindi Nadeia De Gsperis - Questa volta hanno “toppato” per usare il gergo giovanilistico tanto in voga nel centro destra, per i contenuti così immaturi o per la mancata conoscenza dei concetti, non ci è dato di saperlo.
Così, dal palco del convegno organizzato dal Family day a Roma, a cui sedevano Gasparri, Meloni, Salvini, Parisi, ecco che l’intervento di Eugenia Roccella (Idea-Noi con l’Italia), riscopre vecchi sepolcri: “Per la sinistra leggi come questa portano verso il progresso, per noi verso la fine dell’umano”.
Già nel 2014, Maurizio Lupi, riferiva “le unioni civili non sono una priorità” e alla proposta di legge della senatrice Cirinnà, due anni dopo affibbiava l’epiteto “irricevibile”.

Ma ora, tornare indietro su un diritto fondamentale acquisito è davvero una scelta arrogante. Già dopo l’approvazione della legge 76/2016 i vari Gasparri, Quagliarello, Roccella, avevano festeggiato una “ritrovata unione del centrodestra”, una unione non civile si direbbe, proclamando un referendum per la sua abolizione. Era il maggio 2016 e avevano tre mesi di tempo per raccogliere 500 mila firme. Per una coalizione che porta nelle piazze milioni di persone non erano poi così tante, eppure niente di fatto e subito calò il silenzio assordante, sui siti di Giovanardi, Roccella e gli altri. Neppure trascorsi i tempi necessari per presentare una nuova proposta di referendum sono bastati a ridare vigore alla “ritrovata unione”.

E' bene ricordare, senza ricorrere a disaminare le vite private dei vari promulgatori del referendum e di questo indegno e deprecabile cartello elettorale, che tra le proposte di modifica alla legge a firma di Roccella-Pagano, capeggiava quella che riconosceva diritti ai coniugi in ordine di assistenza sanitaria e penitenziaria, solo se l’unione civile era contratta tra le parti dello stesso sesso “femminili”. A quanto pare l’omosessualità maschile provoca maggiori prurigini al centro destra.
E invece nonostante l’approvazione di una legge sofferta, la sinistra, quella propriamente detta, votò due volte no, prima del voto definitivo, ma la sconfitta si consumava sulla pelle di migliaia di bambini discriminati per l’orientamento sessuale dei propri genitori. In Italia se un bambino ha due genitori dello stesso sesso, non godrà ancora delle stesse tutele giuridiche degli altri bambini. Tutto questo sacrifica l’amore in nome di un accanimento di principio.

Eppure non sanno che dal basso non sono mai partite spinte propulsive a tornare indietro sui diritti fondamentali, che sia la legge sull’aborto, su divorzi, sulle unioni civili, nonostante le pressioni politiche nessun cittadino, salvo qualche “sentinella” armata per una guerra alla pace del prossimo, si è mai sognato di battersi per veder negati i diritti acquisiti con tanti sforzi e sofferenza e dedizione, “si andava per le campagne, paesino per paesino con un piccolo 'Ape' munito di megafono, per spiegare alla gente il senso di questo referendum” questo accadeva in ciociaria e nelle altre periferie del Paese per la legge sull’aborto, per quella sul divorzio.
Ma c’è qualcuno che vorrebbe tornare a farci mangiare prezzemolo per uccidere sul nascere il nostro diritto di scelta, di vivere e morire con dignità, la libertà di sposarsi e dare alla vita figli, con la consapevolezza che chiunque sia libero di scegliere diversamente da noi. La libertà di amarsi, di desiderare la piena approvazione di due madri, due padri che si prendano cura di noi, non dobbiamo allontanarci dai “nostri giardini” per leggerla negli occhi di un bambino.

 
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