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Pirozzi, le donne devono lavorare, fanno già le mamme!

mammalavoro minUna riflessione di PAOLA MANCHI del comitato Possibile per Liberi e Uguali "Pier Paolo Pasolini" di Frosinone.

«Le mamme devono tornare a fare le mamme: da presidente proporrò ore di lavoro pagate dalla Regione»: così il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, candidato alla presidenza della Regione Lazio nella lista dello Scarpone, durante l’evento di presentazione dei comitati a sostegno della sua candidatura all’Atlantico Live a Roma. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Mamma Roma
  2. Il Lavoro è il problema

Mamma Roma

Fin qui la fredda cronaca, anche se sorge il dubbio che all’informazione manchi un dato, anzi una data, perché a leggere la notizia sembra quasi che il periodo di riferimento temporale sia il 1492 quasi 1500, se non fosse per quel “Regione Lazio” che mal si concilia con lo Stato Pontificio. Escluso, dunque, il passato resta da ipotizzare che la notizia ci arrivi da un futuro tanto lontano da aver portato la condizione femminile ad un livello di emancipazione tale da spingere gli uomini a rivendicare disperatamente pari opportunità rispetto alla donna… sarebbe bello, purtroppo però, la vera data della notizia è mercoledì 17 gennaio 2018.
Fugato ogni dubbio sulla contestualizzazione temporale della dichiarazione, cerchiamo di esaminarla nei suoi diversi aspetti, da umili cittadini/elettori del Lazio che cercano di orientarsi in vista del 4 marzo.
Caro aspirante presidente, esattamente, cosa voleva dire? No, perché se per “mamma” intende in senso biologico, ma non vegano, “la donna che ha generato dei figli”, difficile che si smetta di esserlo. Se, invece, parlando di “mamma” si riferisce a chi si prende cura dei figli, cucina per loro, lava e stira i panni, allora andrebbe precisato che, oltre a proporre per le mamme del Lazio ore di lavoro pagate, dovrebbero essere previste anche ore di pensione pagate, visto che mamme, nell’accezione in esame, si resta fino ai 40/50 anni… dei figli, però, soprattutto se maschi. Peraltro, aspirante presidente Pirozzi, se il nome scelto per la sua lista è “Lista dello Scarpone” forse farebbe meglio ad aggiungere “e della Ciabatta”, preferibilmente ortopedica per le faccende di casa, e prevedere uno slogan tipo “mai sui tacchi”.
L’atroce dubbio che viene nel leggere le dichiarazioni di Pirozzi, è che l’energico sindaco sia rimasto intrappolato in qualche piega spaziotemporale dell’universo per secoli, ritrovandosi poi improvvisamente proiettato negli anni 2000, senza aver vissuto tutti i cambiamenti avvenuti nel frattempo nella società…. e, in effetti, il candidato nel corso del suo intervento afferma che «… il telefono mio è a disposizione di tutti ed è lo stesso da trent’anni», fornendo circostanziati elementi a sostegno di questa ipotesi.lavoro femminile min
Volendo, dunque, dotare l’aspirante presidente di qualche strumento in più da usare per orientarsi nel contesto socio-economico degli anni 2000, proviamo a partire da alcune informazioni utili per capire l’attuale stato dell’occupazione nel territorio regionale.
Il tasso di disoccupazione totale nel 2016 era pari, nel Lazio, all’11,2% per la popolazione di età compresa tra i 15 ed i 74 anni, ed al 7,7% per la classe 35 anni e più. Dati piuttosto incoraggianti che evidenziano una ripresa rispetto al sensibile aumento della disoccupazione rilevato a partire dal 2013, anno in cui il tasso aveva raggiunto per la classe 15-74 anni il 12% e per gli over 35 l’8,2%. Esaminando i dati di dettaglio per sesso, non emergono differenze particolarmente rilevanti, considerato che il tasso di disoccupazione femminile si discosta di poco da quello maschile e si attesta, per il 2016, all’11,6% per la fascia 15-74 anni e all’8,3% per la fascia oltre i 35 anni.
L’ottimismo dei dati aggregati, inizia già ad essere intaccato passando ai dati di dettaglio per fasce di età più ristrette, che fanno emergere subito le maggiori difficoltà incontrate dai giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, per i quali si rileva un tasso di disoccupazione del 30,5% nella componente maschile e del 27,4% in quella femminile. Solo di poco migliore la situazione nella fascia 25-34 anni, dove, però, va meglio ai maschi che si fermano al 16,1%, mentre le femmine raggiungono il 17,4%.
Fin qui, sembrerebbe quasi che le dichiarazioni programmatiche del candidato alla guida della Regione Lazio, Sergio Pirozzi, siano supportate dai dati, almeno da un punto di vista statistico economico, e verrebbe quasi da suggerire alle donne di anticipare alla fascia 18-29 anni la maternità, vista l’ampia disponibilità di coetanei maschi pronti ad entrare nel mondo del lavoro.
Il condizionale è d’obbligo, anche nel solo ambito statistico, perché passando ad un’analisi dei tassi di inattività, emerge un quadro ben diverso dello stato dell’occupazione nel Lazio.

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Il Lavoro è il problema

Partendo dalla fascia più ampia della popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, infatti, la differenza tra l’universo maschile e quello femminile si presenta subito netta, con un tasso di inattività nel 2016 pari al 23,4% per i primi ed al 41,3% per le seconde.
Per chiarezza, il tasso di inattività è dato dal rapporto tra gli inattivi (persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o disoccupate) e la corrispondente popolazione di riferimento.
Quindi il 41,3% delle donne con età compresa tra i 15 ed i 64 anni neppure fanno parte della forza lavoro, cioè non hanno un’occupazione e neppure la cercano… le mamme tante care a Pirozzi, verrebbe da dire, anche se, da donna, mi riesce difficile associare il concetto di “mamma” a quel “non aver svolto neppure un’ora di lavoro in una qualsiasi attività” che identifica, in caso di retribuzione, il concetto di occupato.
Per essere sicuri di non trascurare niente, procediamo nell’analisi dei tassi di inattività per classi di età e notiamo che nella fascia 18-29, oltre ad essere confermate le difficoltà per i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, si mantiene la differenza tra la componente maschile della popolazione, che si ferma al 46,5%, e quella femminile, che raggiunge il 54,8%. Pur con dati complessivamente migliori, il tasso di inattività evidenzia un divario ancora maggiore nella fascia 25-34 anni con il 17,8% per i maschi a fronte del 32,6% rilevato per le femmine.
Ma è tra i 35 ed i 54 anni che la forbice di genere si amplia in modo netto ed evidenzia una profonda differenza nell’accesso al mondo del lavoro per la componente maschile rispetto a quella femminile. Se, infatti il tasso di inattività risulta pari al 6,5% nella fascia 35–44 anni e 9,5% nella fascia 45–54 anni per i maschi, per le femmine raggiunge, rispettivamente, il 25,2% ed il 32,7%. Se questo dato risulta, già di per sé preoccupante, va precisato che sull’intera regione pesa la particolare situazione di Roma che offre maggiori opportunità di impiego anche alle donne. A titolo esemplificativo, e peggiorativo, si consideri che, ad esempio, nella provincia di Frosinone il tasso di inattività risulta pari al 10,0% nella fascia 35–44 anni e 16,7% nella fascia 45–54 anni per i maschi, mentre per le femmine raggiunge, rispettivamente, il 40,0% ed il 50,8%... percentuali islamiche, verrebbe da dire!donne fornero min
Caro Pirozzi, la verità e che noi donne, le mamme le facciamo già, nell’accezione da lei evidenziata, solo che il problema non è certo allontanare ulteriormente le donne dalla forza lavoro, quanto sostenere tutte quelle mamme che lottano ogni giorno per mantenere un posto di lavoro, magari dequalificato e sottopagato, in un contesto territoriale che offre davvero poco in termini di interventi di sostegno alla conciliazione del tempo lavoro/famiglia e, quindi, alla maternità. Pagare una donna perché stia a casa a fare la mamma, significa introdurre un elemento di forte distorsione nel mercato del lavoro con il rischio di incentivare la rinuncia all’occupazione o, peggio, la diffusione di forme di occupazione nascoste, di lavoro nero. L’offerta di uno stipendio, infatti, potrebbe spingere le donne con figli a preferire una retribuzione certa oggi, senza rendersi conto di rinunciare così alla prospettiva di un redito da lavoro per i tanti oggi che seguiranno ai primi, difficili oggi di vita con i nostri figli.
Chi cerca lavoro, a prescindere dal genere, non lo fa solo per avere un reddito, ma anche e soprattutto per avere autonomia, dignità e per realizzarsi come persona mettendo a frutto competenze, attitudini, capacità e talenti. Pagare una donna per allontanarla dal mercato del lavoro, peraltro, sarebbe quantomeno contro natura, considerata la forte attrazione che mercati e mercatini esercitano notoriamente sulle donne.
Seriamente, proporre ad una mamma di stare a casa per occuparsi dei figli percependo in cambio uno stipendio, potrebbe anche essere un’opportunità, in presenza di un mercato del lavoro caratterizzato da dinamiche di ingresso, permanenza ed uscita dall’occupazione fluide ed equilibrate, ma finisce per somigliare più alla definitiva esclusione, nella situazione attuale, caratterizzata da notevoli difficoltà di ingresso soprattutto per persone prive di continuità nell’esperienza professionale, con periodi prolungati di assenza dal mercato stesso del lavoro.
Tutto questo, volendo ipotizzare, ovviamente, che davvero siano stati definiti, in un vero programma elettorale, le modalità di attuazione ed i costi della proposta del candidato Pirozzi. Ciò che, infatti, sembra di difficile attuazione, è delimitare il periodo per cui spetterebbe lo stipendio, la sua quantificazione, i requisiti da possedere per ottenerlo, maternità a parte che semper certa est. Letta così la proposta, se tutte le mamme se ne stessero a casa retribuite, chiuderebbero quasi tutte le scuole di ogni ordine e grado, si bloccherebbero molti uffici pubblici, ma anche guardare la televisione sarebbe molto meno interessante senza show girl e pubblicità, mentre proseguirebbero senza cambiamenti i campionati di calcio, ma sarebbe più difficile per i papà guardare le partite dovendo trascorrere più tempo con le relative mamme, pronte a vivere dinamici week end fuori casa per evitare il rischio di alienazione dopo una noiosa settimana di lavoro da mamma.
Se il senso dello “Scarpone” richiamato nella lista è dare valore alla fatica ed all’impegno, uniti al cuore degli Italiani, per la rinascita dello Stivale, allora forse, caro aspirante presidente, farebbe meglio a cercare il consenso di quelle donne che ogni giorno con fatica ed impegno si dedicano al proprio lavoro, fuori ma anche dentro casa, e se proprio le sta a cuore la rinascita dello Stivale, almeno quella economica, provi più semplicemente a proporre che “le donne tornino a fare le lavoratrici”, magari con qualche attenzione in più per quelle che sono anche mamme.


 
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"Non scherziamo: Sindacati e Regione devono incontrarsi ben prima del 7 giugno"

Dignità 350 260L'assemblea dei Disoccupati Uniti di Vertenza Frusinate svolta oggi alle ore 15 presso l'Amministrazione provinciale, ha ascoltato una puntuale informazione di Gino Rossi sullo stato dei provvedimenti i in approvazione.
L'emendamento per la proroga della "mobilità" è attualmente in Commissione bilancio alla Camera dei Deputati in attesa di approvazione per arrivare al voto dell'aula previsto per gli ultimi giorni di questo mese di maggio. Gli effetti di questo provvedimento si tradurranno in erogazioni di denaro in un periodo di tempo che richiederà qualche mese.


È assolutamente indispensabile che gli altri provvedimenti previsti - tirocini, lavori di servizi sociali nei Comuni - siano approntati con assoluta precedenza su ogni altro atto politico.
Il ventilato incontro Sindacati-Regione previsto per 7 giugno deve svolgersi assolutamente prima se si vogliono dare speranze concrete e credibile a chi perderà ogni reddito il 14 giugno.
I disoccupati preoccupati da questi tempi così lenti fanno appello a tutte lo organizzazioni sindacali e a tutti i partiti presenti in Consiglio Regionale del Lazio perché si adotti la massima celerità per adempiere a questi improrogabili impegni.
Approvato all'unanimità

 
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«Quelli delle schiene dritte devono impegnarsi prima di tutto a favore del lavoro»

soniasirizzotti 350 260da L'Inchiesta, conversazione con Sonia Sirizzotti - «Mi chiedo schiena dritta rispetto a cosa? Un funerale farsa? Lo scandalo è un funerale pacchiano o la connivenza silenziosa delle istituzioni che i fatti di Roma dimostrano? Vale a dire che la mafia è dentro le istituzioni silente non dando nell'occhio...»: così Sonia Sirizzolti, avvocato e dirigernte del Pd di Frosinone, a margine della proposta del sindaco di Ceprano, Marco Galli, che dalle nostre colonne ha lanciato un appello ad un fronte che unisca persone, appunta, dalla "schiena dritta" contro corrruzione e malaffare.
«Serviva un funerale per andare a consultare le assegnazioni delle case popolari - si chiedie polemica mente Sirizzotti -? Ci sono anche nella nostra città case sequestrate ai clan ma sempre lì abitàno. Ma veramente lottare significa legalizzare la prostituzione che è già legale in Italia - affonda la lama polemica Sirizzotti riferendosi anche all'intervista concessa al nostro fornaie dalla senatrice Spilabotte -? I numeri dimostrano che in Germania questa sorta di liberalizzazione della vendita del corpo è fallita, tra l'altro prendendo, con le dovute cautele, numeri e statistiche è emerso che in Europa vittime della tratta soma circa 270 mila. E nella classifica dei paesi coinvolti Germania e Paesi Bassi sono sempre ai primi posti. Tra la prostituzine legalizzata e la tratta c'è un legame "evidente". Per i trafficanti è facile scegliere un paese dove i bordelli sono legali.
ln Danimarca dove la prostituzione è stima depenalizzata nel 1999, lo stesso anno in cui in Svezia è diventato illegale comprare sesso, il numero delle vittime della tratta è quattro volte superiore a quello svedese, nonostante la popolazione totale sia la metà. La legalizzazione ha dato una forte spinta al settore. Sona stati aperti decine di bordelli e il paese è diventato una meta per i turisti del sesso. Ma questo mercato redditizio ha attirato anche i trafficanti di esseri umani, che però non finiscono mai in prigione poiché le ragazze sfruttate dichiarano sempre di fare le prostitute per libera scelta». Allora, qual'è la conclusione di Sonia Sirizzotti? «Stare con la schiena dritta richiede ben altro in una Provincia dove i disoccupati sono oltre 115mila - tira le somme -. La fame di lavoro genera criminalità e manovalanza per la mafia, la nostra provincia non è un'isola felice ed immune: fino ad ora è stata terra di investimenti e riciclo di capitali.
La nostra classe politica ha fallito tutte le grandi vertenze sono lì a ricordarlo. La schiena dritta parte dell'indviduare la "mission" della nostra terra». Secondo la dirigente dem, quindi, occorre prima di tutto «aiutare i nostri disoccupati con vera riqualificazione e non spendendo milioni di euro per corsi di ricostruzione unghie o cake designer.

Bellissima piuttosto l'inizitiva del comitato nato spontaneamente per promuovere la Vertenza Frusinate. La schiena dritta parte dal lavoro mettendo intorno a un tavolo tutti gli attori del territorio con buona pace delle sceneggiate che sì sono viste a Roma e che, posso assicurare, che con meno clamore mediatico ci sono state anche qui.
Andiamo a vedere le case popolari occupate abusivamente o assegnate a chi non ne ha bisogno - incita Sirizzotti -».
«Andiamo a vedere cosa c'è dietro le sale giochi che tante famiglie stanno rovinando. L'elenco è lungo, sono pronta a discutere se c'è qualcuno che vuole veramente ascoltare e dibattere all'interno del nostro partito», - conclude.

 

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La democrazia è fatta di domande e di risposte, che si devono dare

bandiera sel 350 260di Viviana Cacciatori - Il testo che segue è del manifesto che sarà affisso nelle nostre bacheche. Si tratta di un comunicato nel quale abbiamo voluto affrontare la questione della presunta denuncia nei miei confronti a seguito del manifesto di auguri che SEL ha affisso prima di Natale. Stupita del fatto che quel manifesto, di carattere sarcastico, abbia creato tanto scalpore, ho voluto, insieme ai compagni, spiegarlo. Spero che per ogni manifesto ironico fatto, non debba dare altre spiegazioni. Ignara di quale sia stato il passaggio che ab-bia scatenato la eventuale querela e ignara di chi possa essere stato precisamente, con l'appoggio dell'inte-ro partito, abbiamo reputato necessario questo nuovo manifesto.
A fine manifesto si fa cenno all'autostrappamento dello stesso. Abbiamo voluto affrontare con ironia il fatto che ogni qualvolta affiggiamo un comunicato, questo viene inevitabilmente strappato da ignoti. that's why.

 

IL BAVAGLIO
Ci riferiscono che è stata presentata una denuncia penale contro SEL di Anagni per il manifesto di auguri di fine anno. Non sappiamo per iniziativa di chi, né i motivi della denuncia.
Supponiamo si tratti di qualche esponente della amministrazione comunale che si sarebbe risentito, anche alla luce dell'avvertimento verbale fatto personalmente alla nostra segretaria, con la promessa di "prendere provvedimenti". Se l'intenzione è quella di intimidirci, si tratta di un tentativo vano. Nulla può scalfire il nostro impegno verso i cittadini. Esprimere opinioni pubblicamente è un atto politico dovuto nei confronti della città. Nella nuova amministrazione vale forse il principio "noi siamo noi e voi non siete un cazzo"? Tanto è vero che, nonostante i ripetuti solleciti e la legittimità delle nostre richieste, gli amministratori si sono guardati bene dal fornire risposta alcuna. Quello che ci auspicavamo è che si uscisse dalle stanze dei bottoni.
Si è scelto invece il pubblico silenzio, si è scelto di non confrontarsi con le altre forze politiche, di sottrarsi al pubblico confronto, fondamentale affinché la discussione politica sia costruttiva.
Quello che volevamo far emergere dal manifesto è l'anomalia rappresentata da una sorella consigliere (legittimamente eletta, vogliamo sottolinearlo) e un fratello assessore. Se il Consiglio comunale è l'organo che deve sindacare l'operato della giunta, come può svolgere la
sua funzione essenziale se vi sono tra giunta e consiglio legami di stretta parentela? Per avere espresso questo legittimo dubbio siamo passibili di denuncia? Per quanto riguarda invece il rapporto tra ladri e politica abbiamo semplicemente espresso una diffusa opinione!
Esprimendola non ci riferiamo a nessun eletto, bensì a quegli elettori che al momento del voto fanno considerazioni e valutazioni di natura non politica ma di convenienza personale.
Da quando si è inserita la nuova giunta è palese da parte della stessa un'insofferenza derivante dallo stato dei conti comunali, ma mai è stato reso noto a quanto ammontino i debiti fuori bilancio. Quello che ci chiediamo è se, alla luce di tali debiti, l'amministrazione intende far
accettare supinamente ai cittadini la vendita del patrimonio comunale. Non vogliamo che alla luce di ciò tutto diventi "possibile e giustificabile". Il Comune è, data la crisi in corso, l'unica realtà locale che può disporre di buone risorse finanziarie, riteniamo quindi che ci siano fondi sufficienti per amministrare. Temiamo invece che qualche privato voglia approfittare dello stato di difficoltà solo ed esclusivamente per un proprio vantaggio. Presupposto essenziale di ogni buon amministratore, oltre all'onestà che dovrebbe essere scontata e al di là dell'appartenenza politica, è la trasparenza dei suoi atti nel rapporto con i cittadini che amministra. In questa trasparenza è compresa l'informazione che l'Ente ha il dovere di fornire ai cittadini sempre e comunque, sia quando deve comunicare azioni positive di cui può legittimamente prendersi il merito, sia quando deve comunicare situazioni di difficoltà di complessa risoluzione, siano esse dovute alla cattiva gestione di precedenti amministrazioni o a suoi errori.
Apprendiamo in questi giorni dalla stampa che sarà istituito un fondo di solidarietà in Comune con il contributo volontario dei cittadini. Iniziativa meritoria, anche se temiamo la deriva che possa originarsi dalla nascita di uno "Stato caritatevole" che vada a sconfinare e a sostituire alcune delle funzioni e doveri dello stato sociale. Iniziativa che entra però in contraddizione con l'erogazione di ben 200.000 euro di premi di rendimento ai dirigenti dell'ente comunale.
L'amministrazione della cosa pubblica è tale se a servizio del cittadino. Noi chiediamo di rispondere pubblicamente alle domande che vi abbiamo posto non per una nostra soddisfazione personale ma per dovuto rispetto nei confronti della cittadinanza che vi ha scelto per amministrare.
La volontà di censurarci, se ciò che ci è stato riferito è vero, non nuoce a SEL, ma alla cittadinanza tutta e al confronto politico, base di ogni democrazia che possa essere definita tale. Comunque, se vi sono gli estremi per una querela, ci prenderemo le nostre responsabilità davanti la magistratura, non ci sottrarremo a esse, soprattutto per difendere un metodo più che un contenuto: quello della libera espressione di un'opinione, anche se in modo ironico e sarcastico.
Questa comunicazione, qualora affissa in piazza, si "autostrapperà" fra 3 giorni.
Anagni 18 gennaio 2015
A cura di Sinistra Ecologia Libertà

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