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Senza rosa né celeste - Libro del mese

senzarosaneceleste 350 min

"Senza rosa né celeste" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 4 febbraio '19 - 15 marzo '19

UNOeTRE.it con il patrocinio della provincia di Frosinone e in collaborazione con Villaggio Maori Edizioni presenta il libro "Senza rosa né celeste" di Mariella Fanfarillo il 15 febbraio 2019 dalle ore 16 nella Biblioteca provinciale di Frosinone (vedi locandina*)
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«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia». È da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che «vi farà versare lacrime dolci» (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.
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L'autrice dialogherà con Nadeia De Gasperis (vicedirettrice di UNOeTRE.it). Questa conversazione sarà registrata in video e resa disponibile per tutti i lettori di UNOeTRE.it.

Dopo l'intervista a Mariella Fanfarillo ci sarà spazio alle domande del pubblico. 


 

 

Llocandina_Mariella-Fanfarillo

 Autrice della locandina è Valentina Lizzio

 

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Briciole di bellezza - Libro del mese

Briciole di Bellezza 350 min

"Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

 

"Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del paese" è il primo libro di Filippo Cannizzo,  filosofo e ricercatore universitario. Nato a Roma il 21 luglio 1982, ha insegnato a Bologna, Napoli e Roma. Dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. È autore di numerosi articoli sul tema della crisi del mondo moderno e sulla figura di Enrico Castelli (Enrico Castelli Gattinara di Zubiena [Torino, 20 giugno 1900 – Roma, 10 marzo 1977] è stato un filosofo e storico della filosofia italiano)

 

 

Nella recensione che abbiamo già pubblicato, Paola Bucciarelli così presenta il libro «Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” – Mimesis Edizioni (13,60€), – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.

È diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).»

Cannizzo, Abbruzzese, Mastracci

Il viaggio racconta la storia d’amore che una coppia vive e quella che prova verso il proprio Paese. Si viaggia «attraverso la fragilità della bellezza dell'Italia.» Non solo. Non si dimentichi il sottotitolo: "Dialoghi di speranza per il futuro del paese". C’è di più. Negli innumerevoli dialoghi si trovano attente analisi e ricerche delle ragioni dei malanni d’Italia e una continua “voglia” di trovare risposte positive e utili.

 

 Questo viaggio si rivela un delicato pretesto per un intreccio di racconto e dialoghi che presentano un’armonia di questioni e di problemi e di soluzioni che suggeriscono la scoperta di un umanesimo che manca a questi due primi decenni del ventunesimo secolo.

 

Ill pubblico del 7 dic 18UNOeTRE.it condivide quanto si legge nella prefazione «È una storia d'amore. La storia d'amore per il Bel Paese (…)
È un libro dedicato a chi coltiva la speranza, a chi percorre nuove strade, a chi libera idee, a chi ancora si commuove, ai fragili, a chi preferisce vivere di passione piuttosto che morire di noia….»


 

UNOeTRE.it si è impegnata nella presentazione di questo libro che si è svolta il pomeriggio del 7 dicembre '18 presso la Biblioteca provinciale di Frosinone. Hanno dialogato Stefano Pennacchicon l'autore le professoresse Barbara Abbruzzese e Daniela Mastracci in un ambientazione di musiche di Federico Palladini e letture di brani e poesie di Stefano Pennacchi . Federico Palladini

Nella sala c'era anche un'antologia dell Mostra fotografica "IO SONO" a cura di 2.0 Fotografi.

 

Per chi è interessato: è possibile acquistare il libro su Amazon.com,  Feltrinelli.it, Mondadori.it, IBS.it e Ubiklibri.it o presso i loro distributori Ubik Frosinone, Mondadori Cassino e tutte le librerie Feltrinelli

Per acquistare un libro con dedica dell'autore, inviare un'email a

 

 "Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

Cliccare sulle foto con le persone per ingrandirle

 

 

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'Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese'

Bricioledibellezza 350 260 mindi Paola Bucciarelli - «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» di Filippo Cannizzo – Mimesis Edizioni 2018.

Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» – Mimesis Edizioni, in uscita il prossimo 27 settembre – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.
Questo non significa, però, che l’autore non abbia grande spirito di osservazione e capacità nel descrivere scrupolosamente i tanti luoghi incantevoli e i tanti sapori della nostra penisola: che si tratti di Genova, del Salento, delle terre senesi o di Napoli, della costiera amalfitana o della Sicilia, la dovizia di particolari consegna al lettore un quadro attento e dettagliato. Ma – e qui avviene il «salto di qualità» rispetto a un’osservazione ricca di beatitudine ma passiva – l’autore è anche consapevole di una cosa: tanta bellezza non salverà «se stessa» né «ci» salverà se non ci impegniamo profondamente a coglierla e a difenderla come si deve. Questo ragionamento si evince, nel libro, già quasi a una prima lettura dell’indice: l’opera rappresenta un vero e proprio viaggio d’amore attraverso il Bel Paese che Giacomo, il protagonista, compie per raggiungere la sua amata Beatrice. Durante il viaggio di Giacomo verso la sua destinazione, l’autore cerca di aiutarci a scorgere le bellezze che ci circondano e delle quali non siamo affatto consapevoli.

Briciole di Bellezza

Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).

È da notare la notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che, per definizione, permettono un miglior approfondimento dei numerosi argomenti toccati.
Lo scopo principale del libro, va ripetuto, consiste nel dimostrare come solo la riscoperta del concetto autentico di bellezza potrà portare alla soluzione di alcune profonde criticità nelle quali il nostro presente è «invischiato».

 

Cannizzo alterna in tutto il libro, con sapienza, momenti di grave e seria riflessione, denuncia, critica e indignazione, a continui inviti a riscoprire – ma ancor prima a riconoscere – la bellezza del nostro Paese, un equilibrio quasi perfetto di natura, arte, enogastronomia, storia e tradizione.
Dal punto di vista della lettura, l’unione del saggio scientifico-accademico al racconto narrativo e romanzato fa sì che il libro ne tragga beneficio, acquistandone in scorrevolezza e risultando quindi «godibile».

Inoltre, l’utilizzo del dialogo, da parte dell’autore con i diversi personaggi incontrati durante il suo cammino, aiuta maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta (così come le soluzioni che, di volta in volta, l’autore suggerisce). È proprio dal dialogo che scaturiscono le possibili vie d’uscita. Esse, infatti, non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva: non è dunque possibile parlare di bellezza senza parlare dei «beni comuni».

La bellezza risulta essere, per il narratore, un’«idea fissa», che viene continuamente associata al concetto di cultura e con essa coniugata.
La scoperta della bellezza del paesaggio italiano è lo spunto che induce il lettore, dopo l’autore, a riflettere sull’importanza della cultura per un Paese come il nostro; sul rapporto che può e deve instaurarsi tra entrambe nell’Italia e nel mondo contemporaneo, ma, allo stesso tempo, come tra bellezza e cultura ci debba essere un dialogo imprescindibile che colleghi passato e futuro.

 

Perché tutto ciò accada, è necessario «cambiare il paradigma che abbiamo nella concezione della bellezza: uscire dal pragmatismo utilitaristico, avere una rinnovata attenzione alla bellezza, come esperienza che consenta di rintracciare un qualcosa che vale di per sé e non come qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi».

Tale cambiamento presuppone necessariamente un cambio di mentalità, affinché ogni singolo si prenda cura della bellezza e della cultura. Inoltre, questo nuovo approccio non potrà avvenire se le giovani generazioni non saranno educate alla bellezza; di qui scaturisce, imprescindibile, l’importanza del sistema d’istruzione. Per Cannizzo, però, il discorso sulle responsabilità dello Stato verso la bellezza che adorna l’Italia non si limita alla scuola. Egli, bensì, auspica che si riparta dal progetto insito nell’articolo 9 della Costituzione: «La cultura va messa al centro dell’intera strategia pubblica per il Paese. La cultura va rilanciata come leva sociale e di sviluppo territoriale. Attraverso l’innovazione tecnologica, la creatività, l’incontro tra arte e scienza, solo così, la cultura può essere fonte di ricchezza, di buona crescita economica e riparo dalla regressione sociale».

L’autore critica, quindi, il mancato uso di risorse economiche dello Stato – e la sua conseguente «latitanza» – per gli investimenti nella cultura, arrivando a definire, per questo, analfabeta la classe politica nazionale.
Afferma, inoltre, che «l’Italia ha bisogno di lungimiranza e di una visione politica a lungo termine»; perciò invita la sua generazione a non rassegnarsi, a non farsi fagocitare dai problemi quotidiani, ad affrontare con maggiore lungimiranza le grandi sfide necessarie a cambiare questo Paese.

 

 

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"Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto"

liviaturco libro 395 260di Anna Elisa De Santis - Venerdì 7 luglio l'Auditorium della Biblioteca comunale di Ceccano è stato animato dalla presentazione del libro "Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto", Ediesse edizioni, 2016, di Livia Turco, a cura di Chiara Micali, esperta di organizzazione sanitaria.
Erano presenti l’autrice e la curatrice.


L’on. Livia Turco ha raccontato, in alcuni cenni e con emozione il suo impegno politico giovanile e poi di parlamentare, di donna di governo, per la tutela della dignità delle donne, per la sessualità libera e consapevole, per la maternità responsabile.
Il libro scritto, ha spiegato, è per lei in continuità con questo impegno di vita. Un libro che affronta lo spinoso problema del rapporto tra l'obiezione di coscienza dei medici e il diritto delle donne ad avvalersi in modo tranquillo della Legge 22 maggio 1978, n. 194.
È un libro scaturito dalla preoccupazione che le hanno provocato una serie di notizie sull’attuazione in Italia della legge 194.
La cronaca riferiva vicende eclatanti e ripetute di trattamenti mortificanti per le donne alla ricerca di ospedali dove effettuare l’interruzione di gravidanza e delle rigidità dell’organizzazione amministrativa incapace di rendere le dovute prestazioni sanitarie. Da qui la decisione di non restare in silenzio.
Ha preso forma l’idea di un libro con cui prendere la parola, intervenire.
È iniziata la ricerca dei dati che ora sono alla base del lavoro pubblicato con la partecipe curatela di Chiara Micali: l'obiezione di coscienza è pari al 70% dei medici ospedalieri. Conseguenti sono i disagi sull' organizzazione sanitaria. Dal dato, lo studio e poi la proposta. Attingendo dall’esperienza da lei avuta nel metodo della promozione del dialogo tra le parti, quando ha lavorato come Ministro.


Il titolo del libro contiene già il progetto che lo ispira: dialoghi sull’aborto. Il dialogo, i dialoghi, sono di confronto con l’organizzazione sanitaria, medici e personale. Affiorano motivazioni, con tutto il loro spessore, di chi ha fatto obiezione di coscienza, e la realtà dolorosa che la mancata risposta sanitaria arreca alle donne in attesa dell’interruzione di gravidanza, l’IVG nel linguaggio della 194. L’aborto, parola che nella realtà comune indica un evento in sé fra i più difficili nella vita femminile.
Il confronto ha riguardato anche i riflessi che la scelta di obiezione determina a carico degli altri medici e operatori, i quali sostengono l’intero onere di un servizio alle quali le utenti hanno diritto.
La finalità dichiarata del libro è quella di dare un contributo per trovare risposte operative, di promuovere il metodo del dialogo nella prassi amministrativa e di governo, affinché, ha precisato l’On. Livia Turco con parole sentite, le donne non siano lasciate sole, per evitare che la risposta torni ad essere quella della clandestinità. Ha anche aggiunto che sono indispensabili politiche di welfare e per il lavoro delle donne che rendano effettiva, senza limitazioni dovute alla mancanza di lavoro e servizi, la loro possibilità di affrontare in autonomia sia la scelta dell'interruzione di gravidanza che quella della maternità.
La Dott.ssa Roberta Cassetti, psicologa, al tavolo di presidenza dell'incontro, ha sottolineato che l'argomento affrontato nel libro non è più rinviabile e che esso ha un impatto forte sulla vita delle donne, sulla loro salute e serenità nella difficile esperienza dell'aborto. Ha ricordato come il problema sia di particolare asprezza nel territorio ciociaro.


Chiara Micali è intervenuta sulla necessità di affrontare senza altri ritardi il problema, da affrontare superando l’approccio ideologico che non guarda alla realtà e produce sofferenza. Proprio su questo l’On. Livia Turco è tornata ampiamente nelle conclusioni, seguite con attenzione dai presenti, soprattutto giovani e donne.
Sono stati loro a porre domande sui punti chiave collegati al problema, come quello della laicità dello Stato e delle ragioni della situazione denunciata nel libro.
La necessità di rafforzare i diritti delle donne e degli altri soggetti che nella nostra epoca vivono condizioni di disuguaglianza e diminuzione, è stata la risposta data dall’On. Livia Turco, che ha anche richiamato in proposito la gravità pratica e ideale della posizione che le scelte di governo vanno formalizzando contro i migranti.
Il senso del libro e quello dell’incontro tenutosi a Ceccano per saperne di più con l’autrice, è affiorato infine proprio in queste battute finali.
Il rispetto per la persona umana è il valore etico ineludibile in una società democratica, nei suoi aspetti istituzionali e nella sua comunità. La laicità non fa eccezione. Essa resta un orpello, una parola elegante e vuota se non ci si riconosce attorno al cardine della dignità umana.
A chi osserva, dopo aver partecipato a un evento così interessante, resta l’immagine di energie che dal magma della coscienza politica e civile, spingono per dare forza ad una pubblica amministrazione operosa nel rispetto dei diritti umani e per l’attuazione delle leggi dello Stato. Compresa la 194.

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Dialoghi sull'aborto con Livia Turco

Per non tornare al buio aborto 350di Diego Protani - Si terrà il 7 Luglio alle ore 21 presso la Biblioteca Comunale l'incontro con l'On. Livia Turco che presenterà il suo libro "Per non tornare al buio" edito da Ediesse. L'evento è promosso dall'ass. Il centro del fiume ed al tavolo dei relatori ci sarà anche la dott.ssa Roberta Cassetti.

Livia Turco, a lungo parlamentare e ministra della Solidarietà sociale e della Salute, presidente della Fondazione Nilde Iotti, firma un libro curato dalla giornalista Chiara Micali, con esperienza nel settore della sanità pubblica nazionale, per non tornare «a quegli anni oscuri in cui le donne erano costrette ad abortire in clandestinità. »

Oggi come ieri l’obiezione di coscienza di medici e mediche tocca il 70%, media nazionale che è da rimandare a territori dove può scendere o salire fino a toccare il 100%.

Il libro mette due diritti a confronto: quello delle donne a vedere applicata la legge e quello della professione medica in cui l’obiezione è quasi sempre motivata da pensieri religiosi. Quelli che possiamo leggere nel libro sono dialoghi inediti, anche molto sinceri e che, forse per la prima volta almeno in una dimensione così pubblica come può essere quella di un libro, mettono a nudo ragioni e motivazioni di una scelta professionale e personale allo stesso tempo.

Livia Turco nasce a Morozzo, comune piemontese della provincia di Cuneo, il 13 febbraio 1955. Cresce in una famiglia cattolica operaia e studia prima a Cuneo, poi a Torino, dove consegue una laurea in filosofia. E' proprio durante la sua frequentazione universitaria che inizia la sua attività politica studentesca: si iscrive al Partito Comunista Italiano, per le cui fila verrà eletta deputata per la prima volta nel 1987.

Giovanissima si iscrive alla Fgci di Torino, diventandone segretario provinciale nel 1978.Livia Turco

Favorevole alla svolta della Bolognina - che dal giorno dell'annuncio della svolta (12 novembre 1989) porterà allo scioglimento del Partito Comunista Italiano (3 febbraio 1991) - dà la propria adesione al Partito Democratico della Sinistra, che poi diventeranno Democratici di Sinistra: conferma così il suo seggio alla Camera dei Deputati dal 1992 fino al 2001.

Dal maggio del 1996 all'ottobre del 1998 ricopre la carica di Ministro per la Solidarietà Sociale nel governo guidato da Prodi e poi riconfermata nel governo D'Alema, tornerà poi a far il Ministro della Salute nell'ultimo governo Prodi dal 2006 al 2008.

 
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Ad un Presidente che ascolti, dialoghi, condivida

sergiomattarella 350 260di Donato Galeone* - La "comunicazione" così solenne del 3 febbraio 2015 davanti ai Parlamentari e ai Delegati regionali "grandi elettori" del neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durata circa 35 minui e con 42 applausi, ha raggiunto un apice alto di ascolto. Mi è sembrata, quella comunicazione, come la messa a servizio, proclamata da un Capo di Stato, di una praticabile "cultura dell'incontro" tra cittadini e lavoratori - di ogni luogo - in "difficoltà" mediante il verbo "comunicare nel segno della speranza".

Così è stato accolto e detto a Montecitorio - il 3 febbraio 2015 - condividendo in molti le dichiarazioni del Presidente Mattarella sia dentro il "palazzo" che fuori sia con l'ascolto via radio e TV che con la rilettura di quel messaggio presidenziale agli italiani. Io penso che dovremmo aggiungere dopo qualche giorno - rileggendo più volte il discorso programmatico del 12° Presidente della Repubblica Italiana - che quel "comunicare" solenne di 35 minuti potrebbe e deve essere - a mio parere - coniugato anche e insieme ai verbi : "ascoltare, dialogare, condiividere" .

Perchè si tratta di coniugare l'esercizio costituzionale della democrazia politica ed economica ad ogni livello istituzionale tanto nelle formazioni politiche(partiti) quanto tra parti sociali e produttive liberamente organizzate (sindacati e associazioni) priorizzando, essenzialmente, il "lavoro" che è diritto primario riconosciuto dalla nostra Costituzione più volte richiamata dal neo Presidente Mattarella e da lui stesso riconfermata e definita "strada maestra di un Paese unito".

Ma quella strada maestra indicata dal neo Prdesidente, con la "immagine dell'arbitro e dei giocatori" significa - non solo con parole condivisibli - il " riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro" che già nelle lontane giornate di quel settembre-ottobre 1946 - nella prima sottocommissione costituente - Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti con Palmiro Togliatti e Giuseppe Di Vittorio sostennero e affermarono che "un posto di lavoro è equivalente ad una funzione nel corpo sociale e lo Stato italiano deve riconoscere la natura libera, naturale e sociale dell'uomo mentre la Costituzione tutela i diritti originari e imprescrittibili della persona umana e delle sue formazioni sociali"( associazioni di lavoratori).

Personalmente ho vissuto gli anni' 50 in Toscana - dal maggio 1954 al febbraio 1957 - al CentroLettera di La Pira a Donato Galeone Studi Sindacali Cisl di Firenze con il Direttore Benedetto De Cesaris (poi negli anni '80 eletto Sindaco di Guarcino suo paese di nascita e anche suo luogo di sepoltura) che, spesso, ospitava sia il Prof. Giorgio La Pira che Don Lorenzo Milani. Fui impegnato anche nelle strutture sindacali della Cisl, direttamente, tra i minatori del Monte Amiata e ho partecipato alle azioni conflittuali dei coloni-mezzadri per i "patti agrari"nella Provincia di Siena.

In quel triennio della seconda metà del secolo scorso ho avuto conoscenza e condiviso l'azione ideale e pratica di un "cattolicesimo democratico" con il gruppo di "Forze Sociali" di Giulio Pastore nella DC giovanile senese e con il gruppo di "Impegno Sociale" di Bruno Storti nel Lazio, priorizzando sempre, le più impegnate esperienze del sindacalismo democratico, solidale e libero, nel segno dell'unità sindacale associativa, non personalizzata o individualista, ma come azione necessaria e determinata di avvio verso la ricostruzione di "comunità responsabili" ad ogni livello territoriale con il "lavoro contrattatto e partecipato" nei luoghi di lavoro e con proposte e azioni sociali nei luoghi istituzionali.

E' essenziale quanto indispensabile "comunicare, ascoltare, impegnare" i Comuni e Regioni, coinvolgendo Parlamentari sia congiuntamente che disgiuntamente - quali persone da noi delegate per rappresentarci verso i Governi di ogni livello e per chiedere loro di gestire - in senso comunitario quel diversificato e plurale "volto della Repubblica nella vita di tutti i giorni della gente" come efficacemente richiamato, dopo il 30° applauso, dal neo Presidenrte Sergio Mattarella.

Ma per rendere praticabile ed operativo anche quest'ultimo appello del Capo dello Sato italiano – partendo dal Sindaco del più piccolo Comune fino al Primo Ministro d'Italia Matteo Renzi e non escludendo i Presidenti delle Regioni - mi permetto di aggiungere una annotazione, per me incisiva, nel merito della condivisibile comunicazione del neo Presidente Sergio Mattarella, quale "cattolico democratico" che, dal 3 febbario 2015, rappresenta tutti gli irtaliani.

Con i miei lontani incontri fiorentini - continuati dal 1954-57 a Siena – molti di essi erano orientati verso il "come" rappresentare e gestire le comunità toscane, rappresentate diffusamente nei Comuni e al Parlamento dal PCI e dalla CGIL con l'eccezione, se ben ricordo, del Comune di Gaiole in Chianti. E furono anche incontri, volta a volta, con indimenticabili ascolti argomentati di un autentico cattolico democratico e umile persona di cristiano quale era il Prof. Giorgio La Pira Sindaco di Firenze - che vinse la sfida elettorale con il Sindaco uscente Fabiani del PCI.

Per noi giovani ventenni Giorgio la Pira rappresentava l'esempio limpido e battagliero di un rappresentante politico, eletto al Parlamento e già Sottosgretario al Lavoro nel 1948 e, poi, rieletto nel 1951 al Comune di Firenze da quei "volti" di cittadini - quale loro servitore - che in prima persona affrontava, con gli uffici pubblici e il Governo, i gravi problemi della sua comunità (disocupazione, sfratti e carenza di abitazioni, diffusa miseria) qualificando il Comune tanto nel ruolo concreto della vita sociale ed economica della città quanto come luogo istituzionale più attento ai ceti poveri.

Quel Sindaco eccezionale, illuminato dal dono della fede, nel corso della seduta di uno dei Consigli Comunali di Firenze, affrontando la crisi aziendale del Pignone aperta nel 1953 - fabbrica occupata - si schierò con i 1.750 operai e definì i licenziamenti quale "scomunica sociale".
E e in quello stesso Consiglio Comunale dichiarò che "Voi Consiglieri avete nei miei confronti un solo diritto:quello di negarmi la fiducia. Ma non avete il diritto di dirmi: Signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro( licenziati o discoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza( vecchi, malati e bambini). E' questo il mio dovere fondamentale: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima dalla mia coscienza di capo della città e, quindi, di capo della unica e solidale cittadina e dalla mia coscienza di cristiano".

Questa operatività politica e pratica del cattolico-democratico e cristiano, Giorgio La Pira, derivava, coerentemente, dai principi costituzionali da lui stesso proposti nel 1946 - attualissimi ancora oggi e non solo con l'articolo 2 che continua a dirci: "La Repubblica riconosce e garantisce i dirittti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali (parti sociali e sindacati che Matteo Renzi e il suo Governo hanno volutamente allontanato) ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale".

Ecco, quindi, che si possono interfacciare i "punti dell'agenda" indicati dal cattolico-democratico Sergio Mattarella - Presidente della Repuibblica Italiana - in quanto "esigono misurata vicinanza delle istituzioni al popolo" consegnati il 3 febbario 2015 al Parlamento, al Governo centrale e decentrato dello Stato: dai Comuni alle Regioni, nella dimensione europea.
(*) - ex Segretario Provinciale e Regionale CISL Lazio
Frosinone, 7 febbraio 2015

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