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Anche "Possibile" dice NO al palazzo ex Banca d'Italia

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Palazzo ex Banca d'Italia

Possibile logo 350 260Anna Rosa Frate (Possibile Frosinone): “Sull’operazione Banca d’Italia siamo d’accordo con Scasseddu e Riggi, unici che hanno votato contro”
Il nostro appoggio incondizionato va alla linea che hanno tenuto in consiglio comunale i consiglieri Fabiana Scasseddu e Daniele Riggi, del gruppo Misto, sulla questione Banca d’Italia (Palazzo Munari). Riteniamo che il prestigio di una città non si basi solo sull’acquisizione di una sede di rappresentanza ma soprattutto sul livello di vivibilità e sulla qualità della vita, specialmente in termini ambientali ed economici e sul livello dei servizi sociali e culturali offerti.

E’ di qualche mese appena la classifica sulla Qualità della vita del Sole24Ore e l’Università la Sapienza che vede Frosinone continuare a sprofondare nelle più basse posizioni. Il capoluogo va in controtendenza ed invece di migliorare continua a perdere posizioni assestandosi al 96esimo posto su 110.
Non possiamo infatti ignorare alcuni fatti obiettivi accaduti in questi anni, testimoniati anche in consiglio comunale:

• lavoratori di alcuni servizi comunali costretti a lavorare poche ore al mese con stipendi da fame;
• livello minimo di alcuni servizi non più garantito, basti pensare al caso degli assistenti sociali sotto organico;
• drastica riduzione del servizio scuolabus e del numero di asili nido comunali e, contemporaneamente, aumento del costo delle tariffe;
• chiusura totale o parziale di strutture destinate ad attività di carattere sportivo e culturale.

Le tasse cittadine sono già al massimo, le tariffe aumentate e i servizi offerti diminuiti, subendo oltre al danno anche una clamorosa beffa. Una situazione, drammatica, aggravata, ulteriormente, dalle politiche di austerità economica e finanziaria dei governi nazionali che, negli ultimi anni, hanno ridotto i finanziamenti agli enti locali e, allo stesso tempo, imposto una maggiore tassazione.

Entrando più compiutamente nella vicenda del Palazzo Munari la questione e’ questa.
Innanzitutto non si tratta di acquisizione ma semplicemente di un cosiddetto “RENT TO BUY”.
Difatti, per dieci anni lo stabile resterà di proprietà della Banca d’Italia. Non c’e’ ancora chiarezza sui dati economici e contrattuali che sono stati demandati al dirigente di settore a dalla stampa locale abbiamo capito che Il comune pagherà un canone annuale di 153mila euro. Oltre a questo, ci sarà un acconto pari al 77,10% del prezzo totale di vendita fissato a 117.963 all’anno ed un costo di godimento pari al 22,90% ossia pari a 35.037 euro l’anno. All’atto dell’acquisizione ci sarà un saldo da versare pari a circa 500mila euro, anche in caso di mancata opzione di acquisto.
L’operazione sarà contabilizzata in affitti passivi per la “quota godimento” e in debito verso la Banca d’Italia per la “quota relativa al prezzo di acconto”.

Non si tratta solo di una questione economica ma esiste anche un tema tutto politico legato all’euforia con la quale anche le forze di opposizione hanno deciso di avallare la scelta della giunta e della maggioranza, vantandosi della loro decisione.
Con Possibile siamo fortemente critici su questa operazione e per questo sosteniamo le ragioni di Scasseddu e Riggi che si sono tradotte negli unici due voti contrari nel momento della votazione. Dal nostro punto di visto, questa decisione comporta un aggravio sul Bilancio del Comune di Frosinone che ricordiamo essere già da tempo in pre-dissesto con il conseguente taglio ad una serie di servizi al cittadini che non si possono ignorare.

Vizi da generale, paga da caporale

 

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Ce lo dice l'Europa: l'art.18 era giusto

art18 390x280Articolo 18: sacrosanto

Ora chi di dovere rimetta tutto a posto quello che è stato tolto ingiustamente. lo dice l’Europa, il jobs act lede i diritti dei lavoratori.
Il jobs act era ed è un regalo ingiustificato fatto da quella politica e da quei partiti che lavorano solo per i padroni-padrini.

Non è giuridicamente vincolante ma è politicamente importante la decisione del Comitato dei Diritti sociali del Consiglio d’Europa a Strasburgo in tema di jobs act. Richiama infatti il governo italiano al rispetto dell’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva, e realmente dissuasiva nei confronti del datore di lavoro. (scrive Riccardo Chiari su ilmanifesto.it)

Diritti negati. Il Comitato dei diritti sociali di Strasburgo richiama il governo italiano al rispetto dell’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva, e realmente dissuasiva nei confronti del datore di lavoro. Soddisfatta la Cgil, che aveva presentato il reclamo. Maurizio Landini: "Con il jobs act sono stati ridotti dei diritti, e quindi è necessario che quelle leggi sbagliate vengano cambiate".

La decisione del comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa a Strasburgo in tema di jobs act è nei fatti un altro colpo di piccone alla controriforma Poletti-Renzi, che cinque anni fa cancellò le tutele dell’articolo 18 per i nuovi assunti.

La decisione del Comitato di Strasburgo, come osserva il giuslavorista Giovanni Orlandini, va ad aggiungersi a quella della Consulta, che due anni fa aveva bocciato la disciplina del jobs act in tema di licenziamenti illegittimi, perché predeterminava l’indennizzo in base all’unico criterio dell’anzianità di servizio.

Ma anche dopo le modifiche del 2018, spiega ora il comitato dei diritti sociali, la controriforma Poletti-Renzi rimane in contrasto con la Carta sociale europea, perché esclude a priori la possibilità di essere reintegrati, e fissa l’importo massimo dell’indennizzo al lavoratore: 36 mesi di retribuzione per gli addetti di imprese medio-grandi, e 6 mesi per quelli delle piccole imprese. E questo impedisce al giudice ogni possibilità di valutare e di riconoscere l’eventuale danno supplementare subito dal lavoratore a seguito del licenziamento.Maurizio Landini 350 260 min

«Questo è il risultato di un reclamo collettivo presentato dalla Cgil nel 2017, con il sostegno della Confederazione europea dei sindacati – ricordano da Corso d’Italia – e il Comitato di Strasburgo ha accolto tutte le contestazioni fatte dalla nostra Consulta giuridica. Riconoscendo che il jobs act è in contrasto con l’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato. Oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza ‘tetti’ di legge».

Ora il commento di un soddisfatto Maurizio Landini: «Il Comitato dice che il jobs act viola dei diritti, a partire dal fatto che se uno è licenziato ingiustamente deve avere un congruo risarcimento senza tetti, e la possibilità che il giudice possa decidere anche per il reintegro. Ora troverei utile che si tenesse conto di quello che dice l’Europa anche per quanto riguarda i vincoli sociali che ci pone, oltre a quelli economici e finanziari».

A seguire un’osservazione di carattere generale: «Il problema non è che ha ragione la Cgil, ma che sono stati ridotti dei diritti, e che quindi è necessario che quelle leggi sbagliate vengano cambiate. Questo è un messaggio molto chiaro perché si riapra una discussione sui licenziamenti, sia individuali che collettivi, e per quello che ci riguarda si reintroduca il reintegro di fronte al licenziamenti ingiusti».

Infine un ulteriore documento all’esecutivo di Giuseppe Conte: «Noi abbiamo depositato in Parlamento una Carta dei diritti, che chiede di fare un nuovo Statuto dei diritti di tutti i lavoratori, anche di quelli che oggi hanno rapporti di lavoro autonomo. Ora vorremmo che a cinquanta anni dello Statuto dei lavoratori, che festeggeremo il 20 di maggio, non sia semplicemente ricordato ciò che non c’è più, ma che questa diventi l’occasione per ridare ai lavoratori e lavoratrici italiani un nuovo Statuto».

 

fonte: Riccardo Chiari da ilmanifesto.it

 

Diritti dei lavoratori

 

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Che ne dice il governo?

9 febbraio 2019 09h25m58 ritagliook 500minIl Financial Times, la sacra bibbia della city londinese ripresa dal Fatto Quotidiano, denuncia in modo forte e argomentato gli effetti distruttivi del sistema economico in cui siamo precipitati. La crisi è tale che dagli stessi esponenti più accorti del capitale si invocano correttivi radicali. Ma questo non è un «capitalismo truccato», come titola il giornale di Travaglio, da riportare alle (presunte) origini benefiche sognate da Veltroni. È il capitalismo realizzato. Quello oggi esistente: rapinoso, ingiusto e corrotto, che sta massacrando milioni di esseri umani mettendo a repentaglio la vita stessa del pianeta in nome del massimo profitto e della rendita.

 

Dopo la cancellazione del «socialismo realizzato» in Russia e nell’Oriente europeo, i vincitori - e tanti servizievoli “riformisti” - avevano annunciato un mondo da sogno, libero e giocondo. Invece siamo in presenza di contraddizioni esplosive e di piaghe purulente inflitte al pianeta Terra dal capitalismo realizzato in Occidente. Che hanno aperto la strada alla povertà e al disagio sociale crescenti, alle guerre tra poveri, alle migrazioni di massa, e quindi alle spinte nazionaliste e razziste di stampo autoritario e fascistico. È ora di prenderne atto e di cambiare strada.

 

La crisi organica del sistema non si supera sostituendo qualche pezzo di ricambio nelle officine riformiste della socialdemocrazia. Quel tempo è finito. Lo stato del mondo oggi ci grida che è necessario un cambiamento di sistema. Non più finalizzato alla ricerca del massimo profitto e della rendita, bensì al benessere della collettività degli umani e di tutti i viventi. C’è bisogno di una nuovo assetto. Ecologico e sociale, che assicuri il diritto al lavoro, la libertà e l’uguaglianza sostanziale.

 

In Italia, sconfitto (per ora) Salvini, non bastano i pensierini e i giochetti tattici di Di Maio e Zingaretti, molto lontani dalla cultura della Costituzione. Serve una visione d’insieme, una strategia del cambiamento, che non nasce, come ha scritto qualcuno, dal mescolamento degli elettorati. Ma dalla chiarezza del progetto e dalla forza delle idee, tali da rendere protagonisti e padroni del proprio destino i subalterni e gli sfruttati, tutti gli uomini e le donne che vivono del proprio lavoro.

 

Da dove cominciare? Dalla visione della politica come strumento di lotta per la conquista di una civiltà più avanzata. Dunque, dall’attuazione della Costituzione in tutte le sue parti. Avendo ben chiaro: primo, che questa è una Costituzione antifascista; secondo, che questa Costituzione disegna un diverso assetto della società. In cui la libertà della persona si fonda non sulla dittatura della proprietà privata, ma su una fitta trama di diritti sociali e su diverse forme di proprietà, pubblica e privata.

 

A chi se l’è dimenticato ricordo l’articolo 1: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Sul lavoro vuol dire che non è fondata sul capitale. Come conferma l’articolo 4, che suona così: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto». Che ne dice il governo? Su questo aspetto dirimente devono comunque alzare la voce - insieme ai comitati per la difesa della Costituzione e ai costituzionalisti più sensibili - i movimenti sociali, i sindacati, i partiti e i gruppi politici che si dichiarano di sinistra. Senza una partecipazione democratica di massa non c’è avvenire.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

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#Colleferrodicebasta!

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Valle del Sacco Futuro, Ambiente e Salute. Dimostrazione #Colleferrodicebasta!

Il Comitato residenti Colleferro, dopo un ciclo di incontri per avvicinare i cittadini alle problematiche del territorio, promuove una mobilitazione contro l’inquinamento ambientale, il 18 e il 27 settembre 2019, su Futuro, Ambiente e Salute.

Il primo appuntamento è fissato per Mercoledì 18 settembre 2019, ore 11.00, piazzale A. Moro, antistante l’ospedale di Colleferro, da dove partirà il bus per un breve “viaggio” tra i luoghi cittadini, simbolo dell’emergenza rifiuti.

Il secondo appuntamento è per Venerdì 27 settembre 2019, ore 17.00, piazza Italia, a Colleferro, sotto la Casa comunale.
Invitiamo tutti a partecipare: cittadini, comitati e associazioni della valle del Sacco per dire con un’unica voce che l’inquinamento del territorio è ormai insostenibile e per denunciare le gravi mancanze delle Amministrazioni locali e regionale.

#Colleferrodicebasta: due dimostrazioni, in coordinamento con lo sciopero globale Fridays for Future, per criticare il silenzio e l’inerzia delle Istituzioni e dall’altro il fermento e il fervore con cui le stesse portano avanti nuovi progetti contro la valle del Sacco.

È ora di alzare nuovamente la testa. Paliano, Anagni, Genazzano, Artena, Segni, Valmontone, tutta la Valle è a rischio. Il futuro della nostra terra e la nostra salute sono a rischio. Dobbiamo difenderli!

Sulla reale situazione in cui versa la valle mancano azioni radicali e di rottura rispetto al passato e nessuna iniziativa pubblica viene presa per informare gli abitanti sullo scenario che delinea il nuovo piano rifiuti, adottato dalla Regione Lazio il 2 agosto 2019.

Il Piano rifiuti regionale conferma lo stesso ciclo dei rifiuti fino al 2022, introduce l'ATO (ambito territoriale ottimale) unico per la libera circolazione dei rifiuti in tutto il territorio regionale, privilegia i grandi impianti industriali per il trattamento dei rifiuti, prevede un “miracoloso” mega compound industriale a Colleferro, punta sul 70% di differenziata entro il 2025 e introduce il sub ambito di Roma.

Le questioni ambientali di maggiore aggravio, dove più fioca è stata la voce degli Enti locali, riguardano inoltre le attività industriali di siti sensibili, legati alla nascita di Colleferro e che ancora oggi hanno un forte impatto ambientale.

Poche o nulle le informazioni intorno ad alcuni complessi industriali e grandi produzioni, mentre è certo che Italcementi spa ha chiesto l’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”), con una capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. In termini di qualità dell’aria, l’inquinamento è dato da circa 100 punti di emissione, nel totale disinteresse del Comune.

Ogni giorno circa 100 TIR entrano ed escono per scaricare 1.000 tonnellate di rifiuti a Colle Fagiolara, uno scempio che la Regione vuole prorogare fino a dicembre 2019.
Ignorati dalla politica, contro gli odori mefitici della discarica ci siamo rivolti alla Magistratura. Il 19 e 20 settembre il Comitato residenti Colleferro testimonierà al Tribunale di Velletri e dirà cosa ci hanno fatto subire dal 2014!

La Regione ci condanna a pattumiera del Lazio, mentre il Comune assiste in silenzio alle proroghe e alle prese in giro, abbandonando i cittadini di Colleferro, che dovrebbe tutelare, alle polveri incontrollate dei cantieri Vailog-Amazon e ai miasmi della monnezza.

L’idea geniale dei nostri Amministratori è convertire gli inceneritori con il mega impianto, dismettere le quote societarie di Lazio Ambiente spa, affidare alla società la progettazione del compound, da almeno 500 mila tonnellate di rifiuti l'anno prodotti dalla Capitale e dalle province, per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB regionali (trattamento meccanico biologico).

Il mega ecodistretto riceverà e tratterà rifiuti urbani, sia la frazione organica stabilizzata, sia gli scarti non combustibili per trasformarli in materie prime seconde, sottoprodotti e prodotti (DGR 26.10.2018, n. 614). Da valutare con quale procedimento, quando prima o poi sarà reso noto.

“Si potrà ricavare dalla FOS (frazione organica stabilizzata) il metano da trasformare in biofuel, gassoso o liquido, per autotrazione; il carbone da destinare ad impieghi civili e industriali; la biomassa da trasformare in biofuel liquido; quella da trasformare in substrati sostitutivi di torbe e quella mineralizzata per conglomerati inerti, mentre dagli scarti dei Tmb si potrà ottenere plasmix da inviare a stampaggio; inerti da raffinare per reimpieghi civili e matrici da inviare a recupero nei circuiti dedicati (cellulose, alluminio, banda stagnata, ecc.). “

Cosa abbia di virtuoso il mega impianto non è dato sapere, visto che i rifiuti indifferenziati dovranno arrivare a Colleferro su gomma. Nè ha nulla di green e di ecologico sia per la tecnologia, non ancora chiarita, sia per le dimensioni extra, sia infine per la sua allocazione. Il Comune di Colleferro, dopo un anno, non è in grado di sapere e di dirci dove fisicamente nascerà.

Anzi il nuovo presidio industriale si presenta sul mercato in aperta concorrenza con i 4 impianti di Minerva (trattamento rifiuti elettronici, rifiuti secco da differenziata, indifferenziata, biogas). Il consorzio intercomunale autorizzato alla costruzione e gestione anche per conto terzi di impianti per il recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti e bonifica delle aree da sostanze contaminanti.

Gli inceneritori di colle Sughero sono inattivi, un risultato ottenuto soprattutto per le pressanti proteste dei cittadini organizzati, ma il piano rifiuti regionale li prevede come “riserva” a cui ricorrere, qualora il mega compund entro il 2022 non dovesse andare a regime. Chiediamo quindi la chiusura definitiva di ogni procedimento autorizzativo ancora in essere.

Regione Lazio, Lazio Ambiente spa e Comune di Colleferro nulla dicono del cromo esavalente e delle sostanze contaminanti presenti nelle acqua di falda e dello stato del sottosuolo di colle Sughero.

Dalla Relazione annuale di Lazio Ambiente spa, ottenuta con l’accesso agli atti presso la Regione Lazio, risulta che la contaminazione da cromo esavalente si è estesa, con diversi e ripetuti superamenti dei livelli di concentrazione degli inquinanti. Le misure di messa in sicurezza – tanto sbandierate dal Comune di Colleferro - sono risultate del tutto inefficaci.

Colle Sughero infine non rientra nel programma di bonifica e si tace sugli enormi costi da sostenere per disinquinare il sito e che ricadranno sulle tasche dei contribuenti.

I cittadini respingono il ricatto di sempre: salute in cambio di lavoro e reclamano tempi certi per la bonifica e investimenti per mantenere efficiente l’ospedale di Colleferro.

*Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 14.9.2019

 

 

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Vogliamo il 'Popolla' pieno dice Thomas Iannotta

Iannotta Thomas 350 260 minTommaso Cappella* intervista Thomas Iannotta, presidente del Ceccano calcio - Dopo aver programmato per bene tutta l'attività del settore giovanile e aver confermato molti giocatori della passata stagione, in casa Ceccano si è già con la mente alla prossima stagione. Una stagione di riscatto e da protagonista in un torneo difficile e impegnativo come la Prima categoria. La società è presieduta da Thomas Iannotta, imprenditore di Sonnino il quale è subentrato nel corso del torneo appena concluso ed ha provveduto in prima persona a sostenere la squadra. Proprio per questo, in vista del prossimo campionato, si vogliono fare le cose per bene con propositi più che dignitosi. E' sembrato doveroso pertanto dare 'voce' al massimo dirigente rossoblu per lanciare un messaggio ben preciso alla città.

 

«Si sta cercando di portare avanti un progetto che ci si augura possa dare buoni frutti con una certa continuità nel tempo - esordisce il presidente Iannotta - Intanto si sta cercando di costituire una società solida che possa lavorare per il bene della squadra. Un ruolo fondamentale saranno le strutture. Stiamo cercando di avere in gestione quella della Badia per poter fare degli interventi strutturali indispensabili per programmare al meglio tutto il lavoro da portare avanti. Non vogliamo fare 'voli pindarici' ma restare con i piedi ben saldi per terra e ottenere il massimo giorno per giorno attraverso il lavoro e l'impegno di tutti. Per questo riteniamo essenziale anche il ruolo della città di Ceccano a tutti i livelli».

Un ruolo fondamentale lo avranno quindi, oltre alle forze imprenditoriali, anche la passionale tifoseria rossoblu? 
«Saremmo ben felici qualora volesse entrare tanta gente per dare una mano concreta. Le porte sono aperte per tutti. Chi ha voglia di sostenere la squadra lo può fare come meglio crede sia direttamente che indirettamente. Non poniamo limiti. Per quanto riguarda i tifosi, come accade per ogni squadra, riteniamo possa rappresentare un elemento essenziale per portare avanti il campionato. Ci aspettiamo molto da quella rossoblu perché è risaputo il suo modo passionale di incitare la squadra dal primo al novantesimo minuto. Ceccano è una piazza importante che ha conosciuto anche palcoscenici esaltanti a livello nazionale. Vorremmo rivedere tanti tifosi al 'Popolla'».
Passando all'aspetto dirigenziale e tecnico a che punto siamo?
«Come ho detto prima sarebbe importante se tutti potessero dare una mano. Nei prossimi giorni faremo il punto della situazione anche per quel che concerne la conduzione tecnica della squadra. Vogliamo iniziare la stagione con tutti i tasselli al loro posto».
Sono stati confermati molti giocatori della passata stagione. Per quel che concerne il rafforzamento dell'organico possiamo anticipare qualche arrivo di spessore?
«L'attaccamento alla maglia e l'impegno negli allenamenti per noi sono imprescindibili. Ci fa piacere pertanto che tanti giocatori abbiano scelto di restare perché convinti del nostro progetto. Sicuramente verrà rinforzato l'organico con qualche elemento di spessore ma in modo molto mirato, proprio per disputare un torneo importante, puntando ad ottenere il massimo».

Si punta molto anche sul settore giovanile?

«I giovani rappresentano le fondamenta per portare avanti progetti e soddisfazioni. Nei giorni scorsi è stato siglato l'accordo con l'Olimpia ed è stata creata un'unica realtà che consentirà di svolgere tutta l'attività giovanile: dai Piccoli Amici alla Juniores. Proprio per questo, anche in funzione della prima squadra, mi auguro possa emergere qualche elemento che faccia fare anche un bel salto di qualità sia a livello personale che per il Ceccano».

Infine prosegue il lavoro del direttore sportivo Livio Pizzuti teso a comporre l'organico da mettere a disposizione del neo tecnico che verrà ufficializzato a giorni. Dopo le riconferme del portiere Luca Del Zio, dei difensori Alessandro Filippi e Andrea Pizzuti, dei centrocampisti Giacomo Ardovini, Giovanni Bruni e Andrea Lombardi, e degli attaccanti Daniele Colafrancesco e Simone Lucchetti, ieri è stata la volta dei centrocampisti Fabio Giovannone e Manuel Maura.

*giornalista volontario in pensione

 

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Non è il momento dell'euforia dice Vertenza Frusinate

VertenzaFrusinate 400 260 mincomunicato completo 180da Vertenza Frusinate - “Un percorso che rende il nostro territorio di nuovo protagonista” è il titolo di un comunicato che riporta valutazioni del Presidente della Provincia Antonio Pompeo sulle ragioni dell’incontro che si é svolto il 19 giugno, nel pomeriggio, presso il salone di rappresentanza dell’Amministrazione provinciale: “illustrare le opportunità del protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi tra le Regione Lazio e le sigle sindacali, con particolare riguardo alle misure straordinarie per la salvaguardia dell’occupazione nell’area di crisi industriale complessa Frosinone-Anagni.”

Il Presidente Pompeo ha più di una ragione per essere soddisfatto, sia del riconoscimento di area di crisi complessa che per le prospettive di attuazione di alcuni provvedimenti d’emergenza. Infatti, è stato il primo e, per un periodo non breve, l’unico rappresentante di una istituzione a porre ascolto alle sofferenze dei disoccupati.
Ne siamo convinti e quindi vogliamo pensare che accetterà da noi di Vertenza Frusinate qualche precisazione.

Il confronto che si è svolto alla Provincia ha manifestato a tutti che non è ancora il momento di festeggiare. C’è strada da fare. Speriamo che non sia lunghissima.
Perché?


Primo, il protocollo d'intesa non è ancora un accordo;
- secondo, Pompeo stesso in conclusione dell’incontro ha detto che si era lì per ascoltare;
- terzo, non siamo di fronte a “misure straordinarie per la salvaguardia dell’occupazione”, perché purtroppo il danno già esiste da più di un decennio senza che ci siano stati interventi per invertire la desertificazione industriale e la crisi dell’occupazione che ha raggiunto numeri a 6 cifre;
- quarto, oggi abbiamo di fronte limitate iniziative d’emergenza fino ad oggi trascurate e conquistate dalla protesta quando è riuscita a coinvolgere il Ministero della Lavoro che si è deciso a prendere in mano parte delle difficoltà operando per assicurare la proroga di 12 della “mobilità” a chi la perderà nel 2017 (con il primo emendamento Pilozzi) e ancora con un’altra limitata iniziativa tradotta in un secondo emendamento, sempre affidato a Pilozzi, ha spinto la riluttante Regione Lazio alla sblocco dei fondi della CIG Straordinaria che sono fermi presso l’Inps;
- quinto, i sindacati sanno bene che ancora c’è lavoro da fare per assicurare le misure ipotizzate sia per gli over 60 e sia quelle per chi è al di sotto di quell’età (non le richiamiamo per brevità);
- sesto, abbiamo anche appreso dal segretario della Uil che solo a Trieste c’è un’area di crisi complessa in via di partenza. Solo ora sta muovendo i primi passi, quindi bisogna ancora spingere e vigilare per avere certezze e risultati;
- settimo, vogliamo dire che non ci sembra ci sia troppo da esaltare un presunto passaggio da politiche di lavoro passive (sic) a politiche attive. Le politiche che riguardano il lavoro sono tutte attive. Infatti gli ammortizzatori sociali sono fondamentali per riuscire a riprendere il lavoro. Possiamo smettere di fare questa inutile distinzione che è ideologicamente pretestuosa e anche ingiustamente mortificante?
Con stima caro Presidente Pompeo, confidiamo in uno sforzo unitario per ottenere rapidamente risultati, ci sono miglia di famiglie senza reddito. Ci aspettiamo che tutti facciano la loro parte, come la stiamo facendo noi, a partire dai sindaci che ieri non abbiamo visto numerosi e a seguire dalle imprese che vorranno impegnarsi nei tirocini.

p. Vertenza Frusinate
Gino Rossi e Tiziano Ziroli

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Nessun complotto Caligiore, fai tutto da solo, dice il Psi

ceccano palazzo antonelli 350 253di Antonio Ciotoli, segretario Psi Ceccano - Complotti contro Caligiore? Non servono, basta lui.
Caligiore stia pure tranquillo, non servono complotti per farlo cadere. Ci riuscirà da solo. Capisco che ai suoi occhi i miei interventi, quelli della sezione ‘Sandro Pertini’ del PSI di Ceccano, quelli di altri che si oppongono al suo curioso modo di disamministrare, possano sembrare noiosi. Non deve essere bello sentirsi ripetere con regolarità l’incredibile sfilza di fallimenti di cui è stato protagonista. Noiosa o meno, si tratta della realtà, che non è certo quella che lui dipinge credendo di darla a bere ai cittadini. Il dovere di un sindaco non è solo quello di tenere unita e coesa la maggioranza, ma soprattutto quello di lavorare con profitto (e a tempo pieno) per la città che lo ha scelto. Un dovere civico, morale, giuridico. L’incapacità di Caligiore nel coniugare questi aspetti ha mandato in frantumi la sua amministrazione a tal punto da trovarsi costretto ad aprire le porte della maggioranza ad un elemento che fino a qualche giorno ha accusava di inerzia il governo cittadino. La perdita di tre consiglieri comunali eletti nella compagine amministrativa nasce dall’amara consapevolezza, da parte di costoro, che non esiste più una maggioranza, che non ci sono programmi, che non c’è il rispetto delle più elementari regole di condotta. Ecco perché, Sindaco Caligiore, non siamo certo in presenza di un complotto ma di una naturale evoluzione di un processo disastroso per Ceccano. Quella che veniva definita da lui una grande compagine, si è rivelata un gigante d’argilla privo di idee e progetti.
I ceccanesi hanno ormai chiara la situazione, e cioè che la città non ha più un sindaco, ma una persona che, compatibilmente con gli altri suoi impegni e quando trova il tempo, prende in mano un microfono o una penna per raccontare bugie e simulare la presenza di programmi amministrativi a lungo termini che non si sono mai visti. Alcune cose, in compenso, si sono viste eccome, come la sua arroganza, il suo far finta che tutto vada bene, l’isolamento in cui ha precipitato la città rispetto agli altri contesti istituzionali.
In ultimo, una precisazione che non avrei voluto fare ma alla quale sono costretto dalla presunzione del sindaco: liquidare frettolosamente il decennio amministrativo che ho avuto l’onore di guidare, durante il quale portammo a termine numerosi progetti e consentimmo a Ceccano di fare un grande salto di qualità, non significa solo mancare di rispetto ai protagonisti di quell’epoca, ma a tutti i ceccanesi che a più riprese ci ribadirono la loro fiducia.
Caligiore riscopra il valore dell’umiltà e abbia il coraggio di guardare con occhi sereni una realtà che solo lui non riesce a cogliere.

Sezione ‘Pertini’ PSI Ceccano – il segretario cittadino Antonio Ciotoli

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Voterò "NO" dice Ermisio Mazzocchi

votoNO 350 260di Ermisio Mazzocchi - Perché voto NO al referendum. Lettera aperta alle iscritte e agli iscritti del PD

Care democratiche, cari democratici,

sento il dovere di chiarire le ragioni che mi portano a votare NO al referendum costituzionale, utilizzando la libertà di voto che lo Statuto del PD consente in materia costituzionale (art. 1 comma 7).
La mia scelta, come quella di molti altri iscritti al PD, può essere assunta grazie al carattere liberale dello Statuto del partito, il quale afferma che non vi sia un vincolo disciplinare quando sono in gioco principi e impianto costituzionale e non esiste in questo caso alcuna obbligatorietà.
Credo doveroso aprire una fase di conoscenza e di approfondimento, quale contributo a superare le personalizzazioni e le drammatizzazioni e qualsiasi pregiudiziale posizione di schieramento, che si sono rivelate dannose e inutili e avviare una discussione di merito sul significato e su i contenuti del referendum.
Il mio è un NO di merito alla riforma, rigorosamente distinto dal no al governo.
E' la politica che governa i sistemi della sua rappresentanza, tanto che la governabilità dipende non dal numero della Camere, ma dalla coesione della maggioranza che sostiene il governo e quindi dalla credibilità della sua politica.

Un confronto e un esame attento sono condizioni indispensabili che riguardano ogni consultazione costituzionale, tanto più che la riforma della Costituzione non è cosa di un solo partito, ma investe l'intera comunità italiana. E non può trasformarsi in un plebiscito per la leadership.
La Costituzione è strumento per "stare insieme" e non per dividerci.
Sono vive in me le preoccupazioni per il futuro dell'Italia, della sua unità nel momento in cui tutto il paese deve fronteggiare situazioni di alta criticità che ne possono mettere in discussione la sua identità nazionale.
Nessuno può negare l'esigenza di una riforma del bicameralismo rivolta a un rafforzamento della democrazia anche mediante la maggiore funzionalità del Parlamento sia sul piano del sua tecnica di lavoro sia su quella delle sue finalità politiche.
E' più lo scorretto uso del bicameralismo da parte dei partiti e dei governi, di quella tecnica che Calamandrei definì "ostruzionismo di maggioranza", a consigliare una radicale modifica che avrebbe dovuto concludersi con l'istituzione di una sola Camera del Parlamento.

La proposta referendaria non è convincente e rende il sistema parlamentare più farraginoso, con una riscrittura di ben 47 articoli su 139 che avrebbe richiesto una maggiore autorevolezza dello stesso Parlamento e una riforma con la più ampia condivisione da non presentare come una opera del governo e della sua maggioranza.
Sono convinto che non sono perseguibili gli obiettivi di semplificazione e di conferimento di efficienza e di efficacia di tutto il sistema istituzionale sostenute nella riforma.
Si presenta una riforma del Senato confuso e in perenne conflitto tra i diversi livelli istituzionali dei comuni e delle regioni e che porta inevitabilmente a una ricentralizzazione nel rapporto Stato - regioni e a una alterazione degli equilibri, delle garanzie e dei bilanciamenti a tutto vantaggio del governo, ulteriormente avvallato dall'Italicum. Un sistema elettorale che concentra in modo indiscutibile il potere nelle mani del "capo" del partito in quanto il voto bloccato, come prevede l'Italicum, sui capilista e le candidature plurime per gli stessi capilista consentono al leader del partito di controllare la scelta dei parlamentari da eleggere per la maggioranza blindata dal premio.
Non si hanno elementi di chiarezza per ruoli e per compiti nella proposta referendaria che indica i componenti del Senato tra gli eletti al consiglio regionale e quelli ae.mazzocchi 350 260 sindaco dei comuni, che paradossalmente conservano l'immunità parlamentare e gli appannaggi dovuti al senatore. Contraddizioni e sovrapposizioni dal momento che Regioni e Comuni vengono eletti anche in tempi diversi ci saranno consistenti sostituzioni di membri del Senato in diverse fasi della legislatura. Tanto per essere chiari negli USA i 100 senatori lavorano a pieno tempo e svolgono solo quella funzione.

Tutto ciò non riduce affatto i costi della politica che sono minimi, rimanendo invariati i costi legati (...) alle spese di viaggio e di permanenza a Roma, agli immobili, ai servizi e, soprattutto, al personale. Per risparmiare bastava ridurre come propongono alcuni, la Camera a 400 e il Senato a 200 contro i 730 che si propone nel referendum. O abolire totalmente il Senato. E se si doveva mettere un limite all'indennità dei consiglieri regionali, bastava approvare una legge ordinaria, non ricorrere a un referendum.
Non è convincente l'affermazione che "il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali", perché rimane la conferenza Stato - regioni, inoltre alcune competenze statali sono di confine con quelle regionali che rimangono tutte assegnate alla Camera, indebolendo il potere delle regioni, alla cui potestà legislativa esclusiva delle Regioni sono attribuiti soltanto 15 materie di contenuto prevalentemente organizzativo. Si apre un potenziale conflitto di interesse dal momento che Parlamento e Consigli regionali sono due organismi legislativi distinti.
Non persuadono le argomentazioni secondo cui la riforma assicura maggiore rapidità ed efficacia nell’approvazione delle leggi, perché è una questione politica e di coesione della maggioranza di governo. Sono bastati appena 13 giorni per la ratifica del Trattato di risoluzione unica, contestatissimo dai risparmiatori, sul risanamento bancario e il salvataggio interno, mentre ne sono serviti 871 per la legge sull’agricoltura sociale, 1456 per la legge anticorruzione e più di 20 anni per una legge sulle Unioni civili. La stragrande maggioranza delle leggi, inoltre, è approvata con solo due letture e la navetta da una Camera all’altra riguarda soltanto il 20% dei casi. Nella riforma sono previsti ben otto distinti iter di approvazione legislativa.

Ho evidenziato solo alcuni aspetti di incongruenza della riforma costituzionale soggetta a referendum su cui riportare una corretta informazione e avviare un confronto nel merito con una motivazione critica, ma rispettosa della posizione ufficiale. Una considerazione necessaria con l'intento di evitare facili automatismi su le conseguenze dell'esito referendario: bocciatura della riforma uguale crisi di governo.
Una formula che va respinta decisamente.
Guardo al paese, al suo ruolo nella nuova realtà geo-politica del mondo, al vuoto di identità e di valori che mettono a rischio la democrazia. Qui ho espresso le mie personali motivazioni, ma credo che ci siano nel PD tanti militanti ed elettori che con argomenti diversi condividono la scelta per votare NO.
Questo è il momento di assumere le proprie responsabilità per il progresso e la democrazia dell'Italia.

 
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"Chieda scusa la maggioranza regionale" dice Tiziano Ziroli

LaSperanza IlLavoro 350 260di Tiziano Ziroli - La maggioranza regionale deve chiedere scusa a tutte quelle famiglie che a causa della crisi economica si sono trovate senza reddito e si trovano in situazioni di estremo disagio.
Noi lo avevamo detto che non avremmo dimenticato la famiglia di Italo Commendale, del cassinate, ridotta a vivere in una scuola abbandonata, in una situazione di estremo disagio, perchè senza lavoro. La maggioranza che governa la regione si deve vergognare e chiedere scusa ad Italo e a tutte le famiglie che vivono questa situazione, devono chiedere scusa e trovare immediate soluzioni per riportare ad una vita dignitosa Italo e la sua famiglia e le altre nello stesso stato.
Se la maggioranza che governa la regione avesse messo in atto ciò che loro alla pagina 40 scrivevano e lo cito testualmente "Nell'arco della consiliatura puntiamo poi a trovare le risorse necessarie per rifinanziare la Legge regionale sul reddito minimo di cittadinanza approvata nel 2009 ma successivamente definanziata dalla Giunta Polverini, e rivedendone le modalità di gestione.
La legge prevede, per gli aventi diritto iscritti al centro per l’impiego, un'erogazione massima di 7.000 euro l’anno. Il suo rifinanziamento rappresenterebbe un impegno estremamente rilevante per l’amministrazione, a maggior ragione in un quadro di progressiva contrazione delle risorse finanziarie disponibili."
Se avessero rispettato il loro programma La famiglia di Italo e tutte quelle che sonoGabinetto della famiglia Commendale nella stessa situazione ora non sarebbero ridotte sul lastrico,
La regione e tutta la maggioranza si sono rimangiati in molti incontri questo pezzo di programma, definendoci pazzi e illusi e che quello che pretendevamo era un sogno...ma come, lo avete scritto sul vostro programma?...
Avete dimostrato e dimostrate che per prendere voti siete disposti a scrivere di tutto su un programma elettorale e, poi, presi i voti vi rimangiata tutto.
Tra le famiglie che stanno come quella di Italo ci sono anche famiglie che vi hanno dato il voto...
Per riparare al danno morale, alla mancanza di etica ed alla vostra insensibilità trovate nell'immediato una soluzione almeno per la famiglia di Italo....

A Cassino, domenica 5, quando andate a votare non dimenticate questa immagine...

Cliccate sulla foto a destra per ingrandirla così non dimenticherete come qualcuno deve vivere del 2016

 
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Frosinone, "l'A è la sua dimensione", dice Stellone

GonzaloHiguain Fr Na mag2016 350 260di Armando Mirabella - Zappino non manca mai gli appuntamenti con la storia. Degli altri. Se è a lui che nell'ottobre 2006 Alessandro Del Piero realizza il suo duecentesimo goal, non poteva che toccare al portiere gialloazzurro raccogliere dalla propria porta il trantaseiesimo centro in una sola stagione di Gonzalo Higuain. Record, anzi di più: storia. Dopo 66 anni, infatti, vengono superate le 35 marcature nel campionato di massima serie detenuto fino a ieri dal mito rossonero Gunnar Nordhal. Lì dove non sono riusciti Van Basten, Maradona, Platini, Zico, Riva e Meazza è riuscito questo straordinario campione figlio d'arte due volte: padre difensore e madre pittrice.
Questo evento che riscrive gli almanacchi del calcio italiano, fa scivolare in secondo piano una partita in cui l'altro dato che salta agli occhi è, ancora una volta, la straordinaria capacità di sbagliare tutto il possibile ai danni della squadra di Stellone da parte dell'arbitro. In un match tranquillo, l'ineffabile Celi, espelle al minuto 13 Mirko Gori, reo, forse, di qualche parola di troppo nei suoi confronti. In un campionato in cui i VIP che lo giocano sono sistematicamente tollerati con la propria mano alzata a mimare il vaffa rivolto proprio all'arbitro, per il giovane tecchienese del piccolo Frosinone non c'è pietà. Ovviamente, poi, la serata è troppo importante per far fischiare a Celi il fuorigioco netto grazie al quale Higuain realizza la marcatura che fa eguagliare il record del pompierone svedese. Un altro grano al rosario di decisioni avverse al Frosinone di quest'anno.
Ma accanto a quanto accaduto in campo gravi una serie di episodi verificatisi fuori dallo stadio con i 500 sostenitori canarini costretti a dover lasciare sui bus le proprie cinture dei pantaloni e, nonostante la (a questo punto inutile) tessera del tifoso, fotografati con un documento in mano davanti ai pullman. Sessantenni comprese. Un trattamento che ha fatto comparire la macchia gialloazzura sugli spalti del San Paolo a partita iniziata e ad espulsione consumata. Questo alla migliore tifoseria d'Europa, incensata dai media di tutto lo stivale da almeno un mese.

Una prova orgogliosa della banda Stellone

Tifoseria che, però, ha assistito ad una prova orgogliosa della banda Stellone che ha tenuto testa per quasi tutto il primo tempo al Napoli che si giocava a distanza la Champions con la Roma impegnata nella passeggiata di San Siro contro quel che resta del Milan.
Difesa della legapro con Russo e Blanchard centrali, Crivello e Matteo Ciofani i laterali. A centrocampo Gori era affiancato da Sammarco, Frara e Kragl. In avanti i generosissimi Ciofani e Dionisi.
Il tema tattico della primo tempo è molto semplice: grande possesso palla del Napoli che si rende pericoloso con la traversa di Insigne al minuto 19 e le grandi parate di Zappino ai minuti 18, 32 e 33 su Callejon e Frosinone sempre pronto a ripartire in contropiede. Higuain alla ricerca del record è servito sistematicamente dai compagni. Ma è capitan Hamsik a sbloccarla al minuto 43. Goulam la mette forte in mezzo, il Pipita si lancia sul pallone, il solito rimpallo sfortunato a danno del Frosinone e lo slovacco supera con questa marcatura quelle segnate a Napoli da Maradona (!).
Secondo tempo con tutta la potenza di fuoco del Napoli su Higuain che non delude: al settimo minuto, è puntuale su di un inserimento profondo del robot Allan. Al 17.mo goal in fuorigioco. Meriterebbe la rete il Frosinone, ma come al solito la dea bendata guarda da una altra parte sulla punizione di Kragl che, da 20 metri, centra l'incrocio dei pali.
Ma è il minuto 71 quello in cui l'argentino Gonzalo Higuain fa impazzire la città più sud americana del mondo fuori del Sud America: con una mezza girata al volo fa secco Zappino, mettendo la palla sotto la traversa. Ultima occasione da goal per Daniel Ciofani che all'ottantunesimo trova pronto Reina a respingere e sulla ribattuta spara alto un pallone difficile.
Il Frosinone, seppure condizionato dalle decisioni di Celi, gioca la sua partita senza timori, dimostrando, anche in questa occasione, di non essere stato un intruso in questa Seria A. Che è ormai la sua dimensione, per società, squadra e tifo. E' lì che, secondo il proprio grande condottiero Roberto Stellone, tornerà al massimo in un paio d'anni.

 
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