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Non un prestito, ma una dotazione economica

La proposta di Letta apre un campo di battaglia politica per tutta la sinistra

di Ermisio Mazzocchi
BANDIERE PD 350 260La proposta del segretario del PD, Enrico Letta, è ragionevole e coraggiosa e merita la necessaria considerazione perché apre uno squarcio sulla ripartizione equa delle ricchezze del paese.
Un'iniziativa che assegnerebbe un sostegno di 10.000 euro a coloro che avranno compiuto i 18 anni consentirebbe un aiuto adeguato e opportunità di intraprendere attività di formazione e iniziative economiche senza che essi debbano ricorrere al sostegno dei genitori.

Non si tratterebbe di un prestito che ipotecherebbe il loro futuro ma una dotazione economica.

La copertura finanziaria sarebbe assicurata da un'imposta che graverebbe su una fascia sociale che costituisce soltanto l’1% della popolazione. Essa verrebbe garantita da coloro che ricevono eredità e donazioni superiori al valore di 5 milioni di euro.

L’1% degli italiani potrebbe così finanziare con quasi 3 miliardi di euro una proposta di giustizia sociale necessaria perché il diritto al futuro non sia tolto alle nuove generazioni. È un modo per garantire a tutti i giovani le stesse opportunità. Ogni anno 280.000 tra ragazze e ragazzi potranno prendere in mano il proprio futuro senza dover pesare sulle spalle dei genitori.

Non saremmo in presenza di qualcosa di eclatante, di nuovo assoluto. La riforma dell'imposta di successione, pilastro della democrazia, è stata per anni al centro di aspre battaglie politiche.
Basterebbe ricordare la proposta di Berlusconi fatta nel 2008 di eliminare la tassa di successione, proposta che fu ribadita nelle elezioni del 2018.

La proposta Letta è in assoluta discontinuità rispetto a una tradizione che si è rivelata fallimentare in quanto inserisce elementi dirompenti nel sistema fiscale. Essa non si avvale di connotati paternalistici, ma infrange blocchi di interessi ritenuti intoccabili.
Siamo consapevoli che le disuguaglianze si sono espanse più che nel passato a causa del Covid-19 e che si sono rafforzate pericolose incertezze per il futuro delle nuove generazioni.
E' necessario che ci sia una equa distribuzione della ricchezza finalizzata allo sviluppo dell'economia e che garantisca pari opportunità.

Oggi siamo in presenza di una forte contraddizione per il fatto che i redditi da lavoro siano gravati da pesanti imposte, mentre le ricchezze ereditate lo siano poco o nulla.
L'aliquota di tassazione per eredità o donazioni superiore a 5 milioni di euro in Italia è al 4%, in Francia a esempio è al 45%.

Stupisce, ma non troppo, la dichiarazione secca di Draghi il quale ha sostenuto che è tempo di dare e non di prendere, liquidando in tal modo la proposta di Letta.
Un'affermazione che potrebbe anche essere giustificata in questo momento di emergenza, ma che eluderebbe il problema di stabilire da chi prendere e a chi dare.
Bisognerebbe al contrario togliere ai ricchi per dare ai poveri.

Naturalmente non in modo indiscriminato ma in maniera giusta, distinguendo tra impegno nel proprio lavoro e privilegi.
Sono del tutto comprensibili le furibonde ingiurie della destra che si è vista toccata nelle sue argomentazioni più strumentali e populiste rivolte a sostenere il liberismo più violento.
Una destra che affonda le sue radici in quella cultura fascista che portò Mussolini nel 1924, a difesa degli interessi dei più ricchi, all'abolizione della tassa di successione, provvedimento che il socialista Giacomo Matteotti denunciò come "un grave errore".

Il PD deve mantenere ferma la sua posizione rivolgendo la propria lotta per una giustizia sociale e la riduzione delle disuguaglianze, secondo la migliore tradizione della sinistra democratica e progressista.
Appare ad oggi debole l'iniziativa di tutto il PD, che sembra avere accantonato questa sfida decisiva per recuperare il consenso di quel popolo di sinistra che si è perso tra astensione, attrazioni grilline e miraggi populisti.
E' necessario dare segnali forti di sostegno a un progetto che va al di là della sua attuazione e che incide sulla credibilità di un partito.

Ci si deve convincere che la proposta di Letta apre un campo di battaglia politica di tutta la sinistra e ha un effetto domino sui processi di riforma dello Stato italiano.
Quella lotta può segnare una netta differenza tra la destra e la sinistra.

E la sinistra non può perdere.

25 maggio 2021

 

 

 

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Per una dote ai diciottenni senza stracciarsi le vesti

 CRONACHE&COMMENTI

La dote ai diciottenni e la necessita’ di un paese piu’ giusto.

di Alessandro Mazzoli
tassa di successione 900 minLa proposta avanzata da Enrico Letta nei giorni scorsi consiste nell’assegnare una dote di 10.000 euro a chi compie 18 anni per avere, anche quando i genitori non possono aiutarli, un’opportunità di formazione, l’impegno in attività economiche o la possibilità di andare via di casa

Non è un prestito su cui ipotecare il futuro ma una dotazione economica per i giovani da coprire con le tasse di successione dell’1% degli italiani che ricevono eredità e donazioni superiori al valore di 5 milioni di euro.
Al 1° gennaio 2021 le persone di 18 anni di età erano 566.547 e riceverà la dote il 50% di chi diventa maggiorenne sulla base dell’ISEE familiare. Quindi ogni anno la dote arriverà a circa 280.000 ragazze e ragazzi, senza che vengano meno le misure previste per il diritto allo studio e il welfare studentesco.

Il costo dell’operazione è di circa 2,8 miliardi annui, finanziabili tramite la revisione, in senso progressivo, delle aliquote relative all’imposta sulle successioni e donazioni, mantenendo la franchigia di 1 milione di euro e portando al 20% l’aliquota massima di tassazione per le eredità e le donazioni tra genitori e figli superiori a 5 milioni di euro.
Attualmente in Italia questa aliquota è al 4%, mentre in Germania è al 30%, in Spagna è al 34%, in Gran Bretagna al 40% e in Francia al 45%.

Orientare queste risorse verso i giovani è una scelta che definisce una priorità per la centralità che la questione giovanile deve assumere nell’agenda politica italiana proprio perché contiene in se molte implicazioni. E’ una parte di società che ha pagato un prezzo altissimo durante tutta la crisi sanitaria ed è la più a rischio per il dopo perché, come sempre è accaduto, una forte crisi economica si scarica sulla parte più debole della società che però, in questo caso, è anche la leva più straordinaria per la ripresa. In secondo luogo guardare ai giovani significa affrontare il problema dell’aumento e redistribuzione delle opportunità attraverso la modernizzazione del Paese e la lotta alle disuguaglianze. Infine assumere il punto di vista dei giovani è il modo più giusto per affrontare l’intervento europeo del Next Generation EU che proprio a loro è dedicato.

Questi sono i termini reali della proposta avanzata da Letta su cui si è aperta una forte discussione, insieme al tentativo di fraintenderla o modificarla nelle ore e nei giorni successivi. Ma affinchè il confronto, anche aspro, produca effetti è necessario partire dal merito. E il merito è quello appena descritto. Quindi Letta non ha proposto un aumento generalizzato delle tasse e non ha proposto una nuova tassa sui redditi. Certo si può dire che non si tratta di una riforma organica del sistema fiscale ma, come qualcuno l’ha definito, è essenzialmente uno spot. Ma non si può non vedere come sia uno spot indicativo di una direzione di marcia. E le critiche rivolte a Letta in questi giorni prendono di mira esattamente questo. Perché la direzione di marcia indica come obiettivo e come metodo di lavoro la “redistribuzione della ricchezza” e la “progressività fiscale” su cui costruire la riforma nei prossimi mesi.

Questa impostazione, oltre ad essere pienamente costituzionale (la progressività fiscale è nella Costituzione Italiana) è coerente con il programma su cui Draghi ha ricevuto la fiducia dal Parlamento e con le indicazioni europee su inclusione e coesione sociale che sono parte fondamentale del Recovery Fund dove tutte le misure devono puntare al riequilibrio generazionale, di genere e di territorio.

Ma c’è da scommetterci, sarà su queste questioni che nei prossimi mesi si accenderà lo scontro di vedute più forte tra le forze politiche e sociali, perché l’Italia è un Paese che negli ultimi vent’anni ha visto crescere a dismisura le disuguaglianze sociali ma, purtroppo, non è ancora chiaro a tutti che se non cresciamo è proprio per questo motivo.

 

 

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