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Difendere Taranto, un dovere ed un diritto

Associazione Genitori tarantini – ets -

Taranto è la città che piange i propri bambini...

di Massimo Castellana 
Tarantoinquinato minDell’Italia di questi tempi bui, Taranto è ormai da anni diventata un simbolo. Suo malgrado. Simbolo di come sia facile, per chi governa il Bel Paese, cedere al disumano potere economico, calpestando la Carta costituzionale nei suoi passaggi fondamentali, mentendo al popolo sovrano, inginocchiandosi davanti ad una multinazionale straniera che non rispetta i contratti.
Taranto è il simbolo di come un governo possa venerare una produzione altamente inquinante, a scapito della già troppo minata salute dei propri cittadini e della salubrità ambientale, fino a caldeggiarne un raddoppio, intervenendo direttamente con centinaia di milioni di euro degli italiani.

Sì, Taranto è un simbolo. Per le percentuali di tumori di ogni genere, di malattie cardiovascolari e respiratorie, di malformazioni, di degenerazioni psichiche, fisiche e spirituali, di gran lunga superiori alle medie regionali.Taranto è un simbolo di morte per inquinamento ambientale da parte di industrie che non si attengono alle leggi sull’ambiente e che continuano ad agire in dispregio di queste grazie alla connivenza e al sostegno di chi rappresenta lo Stato.

Taranto è la città che piange i propri bambini, accompagnandoli nell’ultimo viaggio con la delicatezza e l’impotenza di una madre ferita a morte. Bambini colpiti in gran numero da tumore, con buona pace dei ricercatori e degli esperti che considerano i tumori in età pediatrica eventi davvero rari.Taranto, sì. La polis fondata dagli Spartani (che, unico caso in quei tempi, riconoscevano importanti diritti alle donne), ridotta a simbolo di diritti negati: la dignità, la giustizia, la salute, la sicurezza, le libertà individuali, l’istruzione e il gioco per i bambini, la qualità e le aspettative di vita.

Taranto, dove anche il lavoro, termine nobile, viene ridotto al livello di schiavitù, depredato delle tutele garantite dalla Costituzione italiana. Così, la produzione a caldo dell’acciaieria viene chiusa a Genova e a Trieste perché incompatibile con la salute di cittadini e lavoratori, mentre a Taranto diventa magicamente “produzione strategica”.

Taranto, che come tutti i Comuni di questa nazione affida al sindaco il prioritario compito di tutelare la salute dei propri cittadini, ricorda ancora le immagini del sindaco Stefano –un pediatra- che inaugura le nuove fontanelle (dono dell’Ilva) insieme alla famiglia Riva (a quei tempi proprietaria dell’acciaieria), nello stesso cimitero monumentale i cui marmi sono indelebilmente macchiati di rosso vergogna dalle polveri provenienti dalle montagne di minerale di ferro poste al confine dei suoi muri perimetrali.

Taranto, rappresentazione reale di governi che, in successione, intervengono per ben dodici volte per bloccare la Magistratura tarantina e consentire all’acciaieria di continuare ad avvelenare e uccidere i tarantini.
Taranto, dove anche la Corte Costituzionale è intervenuta (sbagliando, secondo me) ponendo sullo stesso piano il diritto alla salute, l’unico dichiarato “fondamentale”, e il diritto solo “riconosciuto” al lavoro, affinché entro il 2015 l’Autorizzazione Integrata Ambientale potesse essere portata a termine, pena la chiusura dell’acciaieria. Con il nuovo accordo tra Stato e ArcelorMittal, i termini vengono prorogati al 2025! Sì, questa Taranto che, con riferimento alla produzione e all’occupazione, viene identificata da giornalisti compiacenti come “paese” o, al più, “cittadina” e che, quando si parla di inquinamento, nel 2025, a piano ambientale completato, ne produrrà tanto quanto qualsiasi grande città italiana. Da paese a grande città italiana il passo è breve, se si mettono al primo posto gli interessi privati.

Ed è sempre Taranto, la polis più importante della Magna Grecia, simbolo di cultura e storia, che non riesce neppure a vincere il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022, per colpa di un progetto raffazzonato, improntato su lacrime e sudore, messo in piedi da un’amministrazione comunale indegna della città che fu di Archita.Resta, però, sempre Taranto, icona di bellezza sublime che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a decantare.

Taranto, che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a difendere da questi indefinibili esseri che continuano in maniera vergognosa a gestire la Res publica.
"Cerchiamo un luogo ridente ove occhi sensibili alla bellezza si riconfortino dopo la sozzura interminabile dei luoghi orribili; in cammino per Taranto!" (Seneca, De Tranquillitate Animi, II, 13.)

 

 

 

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Per difendere la centrale di Fontana Liri

Per una eventuale “Cordata pubblico – privato insieme al Ministero della difesa”.

logo NoiXFontanaliri 350 minRelativamente alla vicenda della possibile vendita a privati della Centrale Idroelettrica dell’ ex Stabilimento Propellenti, notizia appresa nei giorni scorsi da un comunicato rilasciato dal dirigente provinciale della Uilpa, questo Movimento intende sollecitare l’ Amministrazione Comunale ad imporre una sua ferma volontà nel proporsi come acquirente di maggioranza di una eventuale “Cordata pubblico – privato insieme al Ministero della difesa”.

Considerando che lo Stato deve ancora somme considerevoli al Comune per IMU e TARI riguardanti sia gli “alloggi militari” che l’intera area dello “stabilimento militare”, l’Amministrazione potrebbe proporre al Ministero della Difesa di investire le predette somme per la riqualificazione della centrale costituendo una “società mista : Ministero, Comune e Privato”, per renderla di nuovo produttiva.

Tale operazione porterebbe al Comune un notevole risparmio per l’illuminazione pubblica del Paese che oggi grava sulle casse comunali per circa 200 mila euro l’anno.

Inoltre, i cittadini potrebbero beneficiare di un abbassamento delle tasse, ed in aggiunta il Comune con il ricavato dalla vendita, di energia elettrica prodotta, all’ ENEL, creare anche nuovi posti di lavoro per la manutenzione elettrica.

Questo movimento, come più volte comunicato, nasce per mettere in evidenza le problematiche del paese e per essere propositivo nell’ interesse esclusivo dei cittadini.

Vogliamo rimarcare di essere lontani dalla vecchia politica del silenzio e della “segretezza d’ ufficio”.

Ci rendiamo disponibili a collaborare per contribuire al bene del Paese ed auspichiamo altrettanto interesse da parte di chi è demandato ad Amministrare il bene comune.

Il coordinatore
“Noi Per Fontana Liri”
Loreto Chiarlitti
Fontana Liri, 18 giugno 2020

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La Libertà di difendere la Verità

“Perché è facile perdere la libertà se non sappiamo riconoscerla”.

libertàdistampa 390 mindi Nadeia De Gasperis - Quando ho iniziato la mia collaborazione con UNOeTRE.it, la familiarità di intenti che avevo presagito da lettrice ha avuto un riscontro concreto nella pianificazione del lavoro di redazione. La cura che si adoperava con i temi più delicati, la coerenza di condotta, mi erano congeniali ma soprattutto, familiare, era il lessico che da sempre aveva modulato la comunicazione, dai toni civili e rispettosi. In queste poche regole era declinata per me la parola “libertà”.
La ricerca della verità è la prima disciplina che rende libero un giornale, deve essere perseguita da ogni cittadina/cittadino che voglia partecipare alla salvaguardia di uno Stato di diritto , ma per un giornale, adempiere a questo obbligo è una missione sottolineata dal suggello dell’ufficialità.

La libertà di espressione si rinnova ad ogni capoverso della nostra Costituzione, per la sua natura laica, democratica e programmatica e prima di ogni cosa, antifascista.
La libertà come la verità è nella penna dei padri costituenti, non ha limiti di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. Non ha confini geografici, è nel foglio bianco di un giornalista turco.
La libertà come la verità consacra la propria vita alla ricerca di se stessa.

In questi giorni ho sentito giornalisti e leoni da tastiera appellarsi all’art. 21 per difendere il loro diritto di offendere una ragazza che, finalmente salva, dopo 18 mesi di prigionia, ha ancora la forza di rassicurarci con un sorriso. La Costituzione è la nostra luce ma non è un neon, non funziona a intermittenza, oggi cultori, oggi delatori delle Carta.

Perché quell’articolo 21 nella bocca degli stolti è un’arma a doppio taglio se sganciato dagli altri, come l’articolo 3 appena citato e l’articolo 13 che punisce ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

Un giornale pubblica testi anche con opinioni divergenti. Questa scelta è fondamentale perché garantisce la libertà e la pluralità di opinioni ospitate. Nel nostro caso il lettore ha la certezza di trovare più pareri sebbene l’orientamento del giornale sia chiaro, una attenzione alla sinistra e alle istanze delle persone socialmente più vulnerabili, ai problemi del lavoro, della sanità, della scuola, dell’immigrazione, del welfare sociale.

Per quanto mi riguarda, essere chiamata vicedirettrice o vicedirettore non ha mai fatto molta differenza, l’importante è che le mie intenzioni fossero declinate al femminile. La mia libertà di difendere questo mondo così bistrattato è sacra. È dunque inconcepibile che una giornalista titoli “mamma poco affettuosa si uccide con due figli” arrogandosi il diritto di indagare le ragioni profonde che spingano una madre a un gesto così estremo. È deontologicamente deplorevole banalizzare una sofferenza profonda, qualunque sia la sua genesi.

Così come deplorevole è insistere a non avere cura di declinare al femminile la parola “transessuale” se riferito a una donna. Questo modo di fare giornalismo non solo non vuol dire essere “liberi”, ma danneggia profondamente la credibilità del mondo dell’informazione.

Benché sia formalmente riconosciuta nei sistemi costituzionali di quasi tutti i Paesi del mondo, nella realtà dei fatti, in molti Stati teocratici, dittatoriali e accentratori la libertà d’espressione è tutt’oggi un’utopia.

Secondo le stime di Reporter senza Frontiere “Stiamo entrando in un decennio decisivo per il giornalismo. Anche a causa della crisi del coronavirus”. Già la crisi economica che aveva attanagliato alcuni Paesi aveva danneggiato il giornalismo di qualità; i totalitarismi lo hanno indebolito con una retorica contro i media che in parte anche in Italia ha attecchito. Dall’inizio della pandemia molti giornalisti sono stati tacciati di “isteria” da parte di soggetti come Bolsonaro.

Il violento e costante attacco attacco alla libertà di espressione e di stampa in Turchia ne è un esempio. La prima forma di repressione è stato proprio l’accesso alla comunicazione. Perfino il terrorismo islamico prende di mira la libertà di espressione.

L’attacco contro Charlie Hebdo, settimanale di satira francese, oltre a essere stata una tragedia gravissima e assurda, è stato un regalo per coloro che hanno cavalcato l’indignazione, un regalo per la destra estrema, in un paese dove vive una comunità islamica che è la più importante d’Europa, dove la laicità della repubblica fa fatica a imporsi nei quartieri popolari.

Ma se quella sarà ricordata come una giornata nera per la libertà di espressione sono i propalatori di maldicenze, di perverse manipolazioni della realtà, ed estremisti di ogni specie, a incombere sulla libera espressione.

Nel nostro Paese, ci sono troppi giornalisti, soprattutto quelli del filone “investigativo”, costretti a vivere sotto scorta per le minacce delle mafie. Intimidazioni, censura, ​querele temerarie. “​Il giornalismo, garanzia di democrazia, è a rischio​”. ​Il rapporto 2019 di ​Reporters Sans Frontières disegna una situazione in cui “​l’odio verso i giornalisti è degenerato in violenza​“. A farne le spese non sono solo i reporter che operano in Paesi con uno scarso livello democratico, ma anche quelli che lavorano in Stati europei, compresa l’Italia. Senza dubbio ancora si respira un tono di violenza aggressiva da parte di una certa parte della politica verso i giornalisti, ma essere liberi è ben lontano dall’arrogarsi il diritto di titolare con frasi del calibro:

Dopo la miseria portano malattie

Patata bollente (gioco di parole su Virginia Raggi)

Calano fatturato e pil ma aumentano i gay

Abbiamo liberato un’islamica

Lo scorso tre maggio si è celebrata “la giornata mondiale in difesa della libertà di stampa”, ogni organo di stampa dovrebbe chiarire quali siano i limiti della propria libertà, questo è l’obiettivo primario per perseguire la libertà di espressione, pietra angolare del nostro ordinamento democratico, rimanendo fedeli alla funzione di costruzione della coscienza collettiva, assicurando informazioni complete, varie, critiche, attendibili e degne di fiducia.

 

La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 sancisce una “Libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni, uno dei diritti più preziosi dell’Uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”, la legge scritta e quella umana, aggiungerei.

Allora forse l’interesse pubblico è il presupposto di riferimento che illustra la ragion d’essere del diritto di cronaca.

“Perché è facile perdere la libertà se non sappiamo riconoscerla”.

articolo pubblicato sul numero 7 di "Sardine Creative. La Bellezza vincerà" https://sardinecreative.wordpress.com/2020/05/20/la-liberta-di-difendere-la-verita/
Rubriche: Seren…. dipità rubrica di arte varia a cura di Serena Galella
Dentro i luoghi comuni e altre manifestazioni dell’inconscio sociale. Rubrica a cura di Giovanna Bosco
Questioni di salute. Rubrica a cura di Milena Cannao

 

 

 

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Cuore e tenacia per difendere i luoghi della solidarietà popolare

Firenze teatro_LAffratellamento GiulianoPini 400 mindi Luigi Mannelli* - Il tratto peculiare della democrazia nel nostro Paese, in particolare nell’Italia centrale nelle regioni che poi diverranno “le Regioni rosse”, è costituito dalle Associazioni popolari all’origine Società di Mutuo Soccorso, formatesi per impulso della sinistra mazziniana, in particolare ad opera di Beppe Dolfi, fornaio fiorentino, amico e sodale di Giuseppe Mazzini.

Questa nuova ondata di Società superò il limite di mestiere per divenire aperte ad ogni tipologia di lavoratori; il loro scopo era, in mancanza di legislazione sociale, di soccorrere e sostenere con le quote associative ogni socio ammalato o vittima d’infortunio sul lavoro; stante i salari dell’epoca questa eventualità metteva in gravi condizioni le famiglie.

Sempre attraverso sottoscrizioni e lavoro volontario furono realizzate sedi accoglienti per il tempo libero, per riunioni politiche e sindacali, per la crescita culturale dei soci e della popolazione; infatti, nella quasi totalità, in ogni sede c’era una sala teatrale.
La Società di Mutuo Soccorso l’Affratellamento di Ricorboli, alla “Colonna” (toponimo del luogo), fu costituita il 1° luglio 1876; il 1° maggio 1888 fu inaugurata la sede, ancora quella attuale; dieci anni più tardi, fu costruita la sala teatrale.

Tra la fine del 1892 e l’inizio dell’anno successivo Antonio Conti, socio dell’Affratellamento, fu uno dei promotori della costituzione della prima Camera del Lavoro di Firenze, di cui ne divenne il primo Presidente, e fu anche il protagonista dello spostamento politico dalla sinistra mazziniana a quella socialista.

Nel 1921, alla fondazione del Partito Comunista, risale la conduzione unitaria del Circolo tra le due anime della sinistra moderna.LogostoricoLAffratellamento min
L’anno delle leggi eccezionali segna anche la caduta in mano dello squadrismo fascista; fino ad allora il Circolo era stato il riferimento, anche morale oltre che politico, per i democratici antifascisti della zona e, con l’impegno del Soccorso Rosso, sostegno concreto ai detenuti e i perseguitati politici. Non importa sottolineare il clima d’intimidazione e violenza di quegli anni.
L’Affratellamento fu occupato da un gruppo di squadristi che ne prese possesso in nome della federazione fascista, cacciandone i soci non allineati; nel 1934 fu chiusa anche la Cooperativa Alleanza, aperta ai primi del Novecento, per la vendita a prezzi calmierati dei generi di prima necessità. Nel febbraio 1939 un’assemblea, con quattro presenti e il presidente, deliberò la “donazione” al pnf, ratificata l’anno successivo con rogito notarile. Oltre la violenza anche la vigliaccheria del dolo.

All’indomani del 25 luglio 1943 l’Affratellamento torna ad essere luogo dell’antifascismo, fino alla occupazione tedesca di Firenze; soltanto con l’entrata in città dei partigiani, qualche giorno prima delle truppe alleate, il primo gruppo di venti soci ripresero possesso definitivo del Crcolo.
Questo gruppo di soci, vecchi e nuovi, si riappropriò della sede devastata dai nazi-fascisti in fuga e la ricostruzione del Circolo vale come paradigma della ricostruzione morale, culturale e politica del nostro Paese.
Per accortezza legale dell’avvocato Francesco Ferrara nel dicembre del ‘44 fu richiesta al Tribunale, da un quinto dei soci, la convocazione di un’assemblea per la scomparsa degli amministratori fascisti dileguati, estendendo alla S.M.S. la legislazione per le Società per Azioni; questo fatto mise al riparo l’Affratellemento da ogni possibile accusa d’illegittimità.
Il Tribunale di Firenze dispose la convocazione dell’Assemblea dell’S.M.S. l’11 febbraio 1945; questa, alla Inaugurazione del circolo affratellamento di Firenzepresenza di 185 soci, deliberò il ripristino della denominazione, lievemente modificata in Società Ricreativa l’Affratellamento di Ricorboli, approvò il nuovo Statuto ed elesse il nuovo Consiglio; Luigi Mariotti, segretario della sezione Socialista e futuro Ministro della Repubblica, divenne il Presidente.

L’intendenza di Finanza intese promuovere causa, rivendicando l’edificio come bene del disciolto pnf e pretendendo un canone d’affitto; il 20 febbraio 1947 il Tribunale attribuì completa ragione all’Affratellamento, stabilendo la nullità dell’atto di donazione del ‘39 e, quindi, la continuità di diritto della Società respingendo su tutta la linea le eccezioni sollevate dall’Ufficio del Demanio, controparte.
Il Circolo fu restituito per sentenza ai legittimi proprietari prevenendo l’ondata scelbiana di appropriazione delle sedi di tante S.M.S., Case del Popolo, Cooperative e dei Sindacati come se fossero state davvero beni dei fascisti.
Il ritorno in possesso sanciva la superficialità della fascistizzazione di questa parte di Firenze; del resto l’avversione al regime si era già manifestata con i tanti giovani, della Colonna e di Gavinana, che scelsero la Resistenza e molti caddero nel tragico Eccidio di Pian d’Albero.

L’Affratellamento tornò alla conduzione unitaria del P.S.I. e del P.C.I., riassumendo il ruolo perseguito e ottenuto dai Soci Fondatori di luogo sociale della cultura e della politica.

 

 

*Luigi Mannelli, Presidente della Società Rocreativa L'Affratellamento di Ricorboli

In alto a sinistra, forse la foto più bella della sala teatrale,
durante la mostra del compagno Giuliano Pini,
grande compagno e grande artista (di Luigi Mannelli).

 Clicca sulla foto della bandiera per ingrandirla

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L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone

Non una di meno 350 260 min

L'Associazione Oltre l'Occidente ha aderito all'appello della USB.

 Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone in Via Marittima 217 incontro di organizzazione della giornata.

 

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE

Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da "Non Una di Meno".
Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori.
Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti.

biancoenero 350 minGli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro.

Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti.

A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini.

Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse.
Frosinone 27/02/2019

Coordinamento Provinciale USB Frosinone

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Per difendere l'informazione locale e indipendente

Stefano Di Scanno 350 260 min(video intervista) Il 20 ottobre scorso un editorale di Stefano di Scanno, direttore de L'Inchiesta quotidiano, iniziava con una domanda un po' esasperata «scomparire subito o solamente poco alla volta: queste le opzioni fino a ieri sul tappeto del governo nazionale per la stampa locale italiana». Un messaggio di allarme che ha spinto UNOeTRe.it a chiedere a Di Scanno una intervista.

Nel frattempo ci è giunto un ordine del giorno approvato dal 2° congresso della Cgil Frosinone-Latina, concluso pochi giorni addietro, che ricorda come «Nelle provincie di Latina e Frosinone, caratterizzate fino al 2010, da molteplici iniziative editoriali, iniziò un drammatico ridimensionamento delle testate e conseguentemente un taglio drammatico degli addetti, dovuto ai primi provvedimenti di riduzione del contributo all'Editoria. Tale contributo era finalizzato allo scopo di favorire la pluralità democratica delle opinioni e delle informazioni» - e prosegue - «Poche, sono rimaste, le voci di informazione e approfondimento nei territori del Lazio Meridionale (...)Per tali motivi l'annunciato provvedimento del Governo che stabilisce l'ulteriore e forse definitivo taglio del fondo all'Editoria ci pone di fronte alla consapevolezza che tale misura potrà rappresenti,lre la definitiva fine della libera informazione a Frosinone e Latina». E conclude impegnandosi «a perseguire ogni iniziativa finalizzata a contrastare tale provvedimento del Governo e a condurre tutte le iniziative necessarie al mantenimento del finanziamento pubblico all'Editoria».

Interessante quanto dichiara a noi Stefano Di Scanno e molto innovativa ci pare la sua proposta per garantire lo Stato e i propri lettori.
Sottrarre la gestione dell'intero settore dei media indipendenti alla presidenza del Consiglio dei ministri, che resta un organo politico, per attribuirla alla presidenza della Repubblica nella sua veste di organo di garanzia che, di fatti, presiede proprio per questo suo ruolo speciale il Csm e al contempo assicura l'indipendenza della magistratura.
Alle cooperative giornalistiche andrebbe assicurata la realizzazione di un meccanismo di garanzia dei lettori, ma anche delle istituzioni stesse prevedendo una rappresentanza (rigorosamente senza vincoli di partito e di schieramento) di cittadini-lettori, stabilmente all'interno degli organismi societari.

La discussione e la questione tutta, meritano un esito con certezze e garanzie sicure perchè il problema posto ha una portata ben più ampia e ha molto a che vedere con l'essenza stessa della democrazia italiana.

video-intervista a Stefano Di Scanno

 

 

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'Armarsi per difendersi' un ritornello pericoloso

armarsi 350 260 mindi Elia Fiorillo - L'illegittima difesa in campagna elettorale. Non ricordo quanti anni avesse. Quindici, sedici, diciassette? Chissà. Chi scrive a quei tempi ne aveva suppergiù undici di anni. Un ragazzino difronte ad una donna. Linda era simpatica, viva, sempre ironica con quella faccia un po' così... Che solo a guardarti sembrava volesse prenderti in giro. Poi ti sorrideva e, allora, capivi tutta la sensibilità, la dolcezza che c'era in quell'essere. La notizia della sua morte mi fu data mentre ero a letto con la tonsillite. Non mi dissero com'era finita. Un incidente, una malattia?

La causa della morte di Linda l'appresi tempo dopo per via di una confidenza di un mio caro cugino. Si era suicidata. Come si fa a quell'età a non voler vivere? Delusione d'amore? No, niente di tutto questo. Un rimprovero della mamma per non aver comprato quello che lei le aveva chiesto. Seguito dall'ordine tassativo di ritornare al negozio per "cambiare" la merce acquistata. Linda non resse a quella sgridata, per lei ingiusta. Andò a cercare nell'armadio della camera da letto la pistola del papà. Poggiò la canna sulla tempia e tirò il grilletto. La portarono in ospedale ma non ci fu niente da fare. Se non ci fosse stata a casa un'arma con molta probabilità Linda oggi sarebbe ancora viva.

Tutto questo preambolo per parlare di "legittima difesa" e della sollecitazione di una parte politica di dotare i cittadini di armi al fine della tutela dai malviventi. Il ritornello "dell'armarsi per difendersi" lo sentiamo ripetere a gogò. Alla "cattiveria" bisogna rispondere con più "cattiveria". Ma i problemi in questo modo si risolvono o si corre il rischio di aggravarli?

Non è automatico possedere una pistola e saperla usare. L'esercitazione deve essere continua. Il porto d'armi a tutti, ma con l'obbligo di esercitazioni mensili? Eppoi, non è detto che avere un'arma a casa risolve le questioni relative alla propria difesa personale e a quella dei familiari. Mettiamo che dei delinquenti fanno irruzione a casa tua. O tu li stai aspettando con la pistola in mano o, cosa più probabile, sei preso alla sprovvista. E allora che fai? "Fermi tutti, vado a prendere il revolver", gridi. Diciamo che sei fortunato, e nel momento dell'aggressione ti trovi vicino al cassetto dove c'è l'arma, la prendi e spari? Ma potresti correre il rischio di essere preceduto dal, o dai, delinquenti che vista la pistola aprono il fuoco su di te e i tuoi. E con questi esempi potremmo andare avanti un bel po'. Più che di un'arma, per la così detta "legittima difesa", forse avremmo bisogno di ottimi sistemi "antifurto", magari con incentivi rilevanti per il loro acquisto.
Mediaticamente però una cosa è gridare agli armamenti, un'altra è parlare di sistemi preventivi.

Anche per la questione "migranti" vale il ragionamento della "cattiveria vincente", a livello mediatico però. Fosse il cielo - come s'usa dire - se il problema più rilevante per il nostro Paese fossero i flussi migratori. Certo, sono un problema. Ma non il "problema", come certe forze politiche vorrebbero far credere. Quando il ministro dell'Interno Salvini, insieme al presidente del Consiglio Conte e a quello del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio, incentra tutta la sua attività sui migranti viene spontaneo chiedere: "ma è al corrente, insieme ai suoi colleghi di governo, che nel nostro bel Paese ci sono fenomeni malavitosi che portano il nome di mafia, camorra, ‘ndrangheta e che vanno perseguiti con determinazione, anche se non fanno audience?" Sono al corrente della piaga purulenta della corruzione che pervade il Paese, in lungo ed in largo, e blocca reali possibilità di sviluppo centrate sulla vera managerialità, sulla concorrenza, sulla creatività, sulla competitività e via proseguendo? Sembra proprio di no, nell'eterna campagna elettorale che punta sull'emotività del momento, senza porsi problemi di "futuro" e delle conseguenze di certe scelte.

Matteo Salvini problemi di futuro, il suo, se li pone. A Pontida, senza il Senatur Bossi, lancia la sfida della costituzione delle Leghe europee e si dice convinto di governare l'Italia per i prossimi trent'anni. Non poteva mancare, alla fine del comizio, la sua "corona" agitata al vento. Un simbolo cristiano che poco c'entra con certe posizioni assunte dal "Capitano". A Napoli contro il malocchio e l'invidia si usa il corno. A Pontida, invece del corno rosso, si sono inventati la corona. Non può essere altrimenti.

3 luglio 2018

 

 

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Votare solo per difendere i diritti sanciti nella Costituzione

difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260

di Fausta L’Insognata Dumano - Nel mondo della scuola, quel pianeta che per capirlo devi viverlo dal dentro, il referendum sulla riforma costituzionale corre di bacheca in bacheca, come una catena di Sant'Antonio, si inviano appelli via email per votare “NO”. Sono nati comitati di docenti in difesa della costituzione. Nel 1948 entrò in vigore la costituzione, considerata la più bella del mondo, una volta lo sosteneva pure Benigni. Oggi in Italia siamo prigionieri di un governo illegittimo “mai uscito dalle urne”. Per ottenere il sostegno a ribaltare 70 anni di democrazia parlamentare, la riforma costituzionale viene mascherata da un’aura di modernizzazione, di risparmio. I senatori verranno scelti dai consigli regionali, noi cittadini non voteremo più per scegliere i senatori, ma il costo del senato resterà lo stesso, è già successo con le province, stanno lì in piedi, hai semplicemente perso il diritto al voto. Nella scuola bisogna però evitare che il referendum perda il valore e l’importanza, la Costituzione va sostenuta e difesa , ma non come “vendetta” per la “buona scuola”. Renzi e il PD hanno perso soprattutto il consenso del mondo della scuola, le recenti elezioni hanno visto molti profili Facebook dei docenti con l' immagine “iononvoto pd” inizieremo un viaggio all'interno del pianeta scuola, diffonderemo i comunicati, i documenti, scopriremo le posizioni dei sindacati confederali e di base, cercheremo di capire perché sia fondamentale difendere la costituzione per una scuola pubblica, per garantire il diritto all'istruzione a tutti senza distinzioni di sesso, credo religioso e razza.

 
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Preservare e diffondere la memoria dei tre Martiri toscani

monumeno martiri toscani frosinone 350 260dal Comitato "Tre Martiri Toscani" - Il giorno 15 febbraio 2016, alle ore 18:00, si è tenuta una riunione, ospitata dalla sezione del Partito Socialista Italiano di Frosinone, nel corso della quale è stato fondato il comitato "Tre Martiri Toscani".
Il comitato è stato fondato da Ivano Alteri, Simone Campioni, Fausta Dumano, Gerardina Morelli, Daniele Riggi, Anna Rita Sodani. Lo scopo di tale comitato è quello di preservare e diffondere la memoria dei tre giovani toscani: Pier Luigi Banchi di Fiesole, Giorgio Grassi di Firenze e Luciano Lavacchini di Borgo San Lorenzo, che vennero fucilati il 6 gennaio 1944, a Frosinone, per volontà di nazisti e fascisti.
I fondatori auspicano l'adesione di altri soggetti.

 
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Le Istituzioni e la difesa delle donne dalla violenza

FiorenzaTaricone 350 260Un otto marzo lungo un anno dicono le donne del PD di Frosinone. Lo aspettiamo e lo aspettano, soprattutto, le donne.
Per oggi unoetre.it, attraverso un'intervista alla Consigliera di Parità della Provincia di Frosinone pone all'attenzione di tutte e di tutti un promemoria costituito da un solo punto. Le Istituzioni come si occupano delle donne?

Un mese fa, circa, abbiamo incontrato la Consigliera provinciale di parità di Frosinone, professoressa Fiorenza Taricone per conoscere, dopo il lancio del suo appello il 22 dicembre 2014, seguito all'assassinio della professoressa Gilberta Palleschi di Sora, le iniziative intraprese e come mettere in rete le attività di tutte le associazioni impegnate nella lotta alla violenza contro le donne. Ora pubblichiamo una seconda intervista alla Consigliera Taricone sul ruolo che hanno e che dovrebbero avere le Istituzioni e le forze politiche per combattere con sempre maggiore efficacia la violenza sulle donne e impedire il femminicidio.

 

 

 

 

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