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Ceccano. Il PRC non la manda a dire

bandiere rifondazione 360 260Il circolo di Rifondazione Comunista non la manda a dire ed i militanti per essere chiari scrivono al sindaco Caligiore una lettera aperta in cui lo invitano a sanare le preoccupazioni dei cittadini allarmati «da voci che danno per certo l’affidamento della gestione degli stalli (parcheggi per auto nelle strisce blu) a pagamento a privati; di aumentare a circa 400 i posti auto, fino ad oggi sono una sessantina; di prevedere, contestualmente all’aumento del numero degli stalli, il raddoppio dell’importo del ticket orario». Una richiesta di rassicurazioni e «di chiarire pubblicamente l’autenticità o meno di queste voci tenendo presente che per la nostra città i posti auto sono l’ultimo dei problemi.»

«A Ceccano - continua la lettera - in questa crisi strisciante e profonda stanno chiudendo negozi e officine di piccolo e vario artigianato, nel centro storico come nelle aree periferiche. La nostra città, che si sta svuotando, ha bisogno sia di interventi finanziari di sostegno alle attività in crisi, sia di interventi culturali che diano vitalità alle nostre strade e quartieri che da anni chiedono di risolvere l’assenza di collegamenti tra periferia centro storico e capoluogo. Mobilità interna ed esterna altro che parcheggi! Piuttosto che svendere a privati spazi collettivi, questa Amministrazione dovrebbe avviare una sistematica consultazione della città su un programma di rinascita economica e culturale non più rinviabile.»
La lettera, affermano i militanti di Rifondazione, è un atto dovuto perché l’esasperazione tra i nostri concittadini sta aumentando. Sono come noi stanchi di un’amministrazione che fa solo programmi con finalità poco chiare. Non vorremmo trovarci come con le tre rotonde programmate, di cui solo due realizzate, contrabbandate come arredo urbano inutile.

 

 

 

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“Ti voglio dire…”

violenza donne 225150Voglio parlare con te!!!
Si con te!!!
Con te che ti permetti di alzare le mani…
Con te che ti permetti di sfregiarle la faccia…
di buttarle l’acido addosso…
e addirittura di ammazzarla
e buttarla in un fosso
come fosse un oggetto vecchio.

Voglio parlare con te…
Con te che ti senti uomo
con te che pensi che ti sia tutto dovuto…
che confondi l’amore con “tu sei mia e basta”…
Con te che pensi e
sei convinto che la donna è unn oggetto…
per te non è una persona,
non è un essere umano
con i suoi pregi e i suoi difetti…

Voglio parlare con te…e dirti…
se la ami veramente ami tutto di lei..
i suoi difetti i suoi silenzi, e
se la storia finisce
rispetti le sue decisoni
rispetti i suoi pensieri..e
se proprio non ce la fai ..
la ami da lontano…

Ti voglio dire non esiste “l’amore malato”
esiste l’amore e basta!!!
L’ amore non ti fa menare
non ti fa ammazzare
Pero’ se tu pensi che io sto sbagliando…
se tu pensi che a fare così sei un uomo
..bhe allora ti dico…
Io non sono un “uomo”.

13 marzo 2018

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Migranti, nessuno potrà dire che non sapeva

xmarcia nuovi desaparecidos 350 260 minda milanosenzafrontiere su FB, Redazione Italia - “Certo, ma sì, si sapeva: tutti ricordavano le immagini degli sbarchi, la foto del bambino con la maglietta rossa sulla spiaggia turca, per un po’ tutti lo chiamavano per nome… Ora non lo ricordo più. E poi quel terribile naufragio del 2013 o 2015, con tutti quei morti, anche donne e bambini… C’è anche il “Giorno della memoria” per ricordarlo, ecco ora così sui due piedi non so dire la data… tanti disperati, con i barconi e i gommoni e gli scafisti, i “trafficanti di uomini”.

Ma tutto questo accadeva anni fa. Poi ci sono stati i trattati con la Turchia e con la Libia, che è un po’ terra nostra, come dire e non solo con la Libia e, insomma, le missioni europee nel Mediterraneo hanno finalmente risolto il problema. Adesso sono diminuiti gli sbarchi e quelle navi delle ONG non servono più, che poi, tanto generosi e puliti non erano se è vero che alcune sono state inquisite e le loro navi bloccate nei porti. Alla fine qualcosa di poco chiaro ci doveva essere: erano dei “taxi”, sa? Dei taxi del mare e tu il taxi quando lo chiami poi lo devi pagare, no? …”

Dal 2015 Milano senza Frontiere marcia in piazza della Scala a Milano portando le foto di persone migranti disperse, vittime di scomparsa forzata o decedute nel Mediterraneo.

Il primo giovedì di ogni mese ci mettiamo in fila e marciamo in tondo in silenzio portando foto e nomi di persone partite dalla sponda sud e mai arrivate. Ci ispiriamo alla marcia delle Madres de Playa de Mayo e come loro chiediamo verità e giustizia per i “nuovi desaparecidos”.

Denunciamo le politiche dell’Unione Europea e del governo italiano contro le persone migranti e il piano di esternalizzazione delle frontiere europee.

Denunciamo il rinnovo dell’accordo con la Turchia, gli accordi Italia-Libia, le vergognose campagne mediatiche contro le ONG, i codici di condotta e le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per le navi che soccorrono e si rifiutano di lasciare le persone migranti in mano agli aguzzini libici (finanziati e istruiti dalle autorità italiane) o per chi le soccorre sulle montagne e tra le nevi.

Per questo oggi siamo ancora in piazza per denunciare l’Europa, un tempo patria del diritto e accusarla della strage ai suoi confini, una strage che non “avviene”, ma è causata dalle scelte politiche dell’Italia e dell’Unione Europea.

Ogni primo giovedì del mese – piazza Della Scala – 18.30-19.30

Per informazioni pagina fb: milanosenzafrontiere.

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Anche a Veroli vogliono dire basta ad Acea

movimento 5 stelle bandiera 350 260Amici M5S Veroli - Gli attivisti del meetup di Veroli in giornata hanno inviato una richiesta al Sindaco Simone Cretaro ed al Presidente del Consiglio con lo scopo di convocare urgentemente un consiglio comunale straordinario con all'ordine del giorno la risoluzione contrattuale con il gestore privato ACEA dopo l'ultima votazione del Sindaco favorevole alla proposta della Sto, gli attivisti vogliono riportare in consiglio comunale il dibattito sulla risoluzione contrattuale così da vedere anche come si esprimeranno i rappresentanti dei cittadini verolani. Gli attivisti ritengono che la votazione della scorsa assemblea sia stata una votazione contro il volere dei verolani e questo gli attvisti lo possono confermare apertamente in quanto sono da anni sul territorio con uno sportello del cittadino a difendere gratuitamente i cittadini vessati, e sentono giorno per giorno il malcontento della cittadinanza che ad oggi chiede a gran voce un atto politico forte da parte dell'amministrazione e non il solito giro di parole che si sente sulla risoluzione, considerando che gli attivisti hanno anche proposte sul dopo ACEA sia che entri in vigore o no la riforma Madia ( riforma con il quale il PD denigra il referendum del 2011).
Gli attivisti ricordano a tutta la politica verolana che oggi si è ad un bivio o continuare a dare la possibilità ad un gestore padrone di vessare i nostri concittadini come hanno fatto le passate amministrazioni o di cacciarlo definitivamente da questa terra e riappropriarci delle nostre fonti, gli attivisti verolani ora più che mai sono favorevoli alla risoluzione contrattuale ed i politici locali invece, per cosa sono?????

 
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Nues, nues, femmes nues sembra dire Valls

burkini 350 260di Ivano Alteri - “Nues! Nues! Nues!” sembra gridare Valls alle signore islamiche che osano bagnarsi vestite sulle coste francesi. I valori occidentali pretendono che siano “nues”, dice Valls, perché solo così le donne sono davvero libere: se si mostrano. Se invece non lo fanno, sono schiave dell'ideologia islamica, prevaricatrice delle donne. Ne va, dunque, della loro libertà, mostrarci le loro seducentissime curve. Non si tratta della libertà di noi maschi di vederle “nues”, sia chiaro; ma della loro: di essere “nues”, dice Valls.

Così scopriamo che la libertà delle donne, in Occidente, consiste in niente altro che consentire a noi uomini di bearci delle loro grazie. Cosa che, sia altrettanto chiaro, a noi non dispiace affatto. Ma fino ad un certo punto: fino a quando non ci accorgiamo che, anziché mostrarcele per ammaliarci, le donne lo “devono” fare perché lo dice Valls, per legge, in nome dei valori occidentali.

Arrivati al quel punto, noi non ci divertiamo più, a quell'amena vista, il nostro entusiasmo svanisce e, per così dire, si ritrae. Ascoltare quell'arzigogolo di ragionamento del premier (udite, udite!) socialista francese, ci fa annodare le sinapsi in un groviglio inestricabile. Come sarebbe, scusi? Quelle donne, se non obbediscono al signor Valls non sono libere? E invece se gli obbediscono lo sono? Ma si scelga uno champagne migliore, s'il vous plaît!...

Vorremmo far notare a monsieur Valls, e a tutti quelli che ne condividono le gesta sedicenti libertarie, che la loro posizione è esattamente speculare a quella degli islamici: i maschi islamici impongono alle donne di stare coperte da capo a piedi; i maschi occidentali, alla Valls, impongono alle donne di stare nude. A nessuno dei due schieramenti maschili viene in mente che sarebbe molto meglio far decidere alle donne quando vogliono starsene vestite e quando invece vogliono spogliarsi.

C'è anche da notare, infine, che la Libertà, quella con la elle maiuscola e senza alcuna pruderie, ha avuto, ed ha, ben altri epigoni, di ben altra statura e con ben altri scopi, che non spiare le nudità femminili dietro gli occhiali da sole. E siamo sicuri che essa, la Libertà, non vorrebbe mai finire tra le scritte goliardiche dei bagni pubblici, come invece rischia che le accada seguendo gli arzigogoli mentali dei presunti difensori dei presunti valori occidentali.

Frosinone 20 agosto 2016

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Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta

femminismo 350 260di Alessia Lambazzi - Le celebrazioni possono avere spesso il ruolo delle grandi emozioni: arrivano violentemente, provocando così tanto frastuono da non poterle ignorare, per poi smettere di fare rumore, in modo
altrettanto naturale.
Dimenticare è nella natura dell'essere umano, ricordare può essere invece una scelta, una sorta di istituzione e credo che l'8 marzo sia proprio questo. E' bello che il mondo si fermi per un giorno a ricordare una battaglia, quella che la donna ha condotto e forse in alcuni casi
continua a condurre per affermarsi come individuo.
Risulta necessaria però, una riflessione sul termine battaglia. E' vero, infatti, che ognuno combatte la propria guerra personale, ma è altrettanto vera l'assurdità di dover lottare per affermarsi come persona. Viviamo in un mondo che ha imposto sin dalla sua creazione la superiorità dell'uomo, Eva prese vita dalla costola di Adamo.
Si afferma quella superiorità ingiustificata ogni volta che si pone l'uomo come soggetto e la donna come l'Altro. Addirittura la grammatica italiana sembra confermarla, tutte le volte che il genere maschile predomina su quello femminile. Ma questo mondo che sembra prestabilito, può essere cambiato da quella che dovrebbe essere la realtà delle cose: la donna non è l'altro, la donna è semplicemente altro e con diversi mezzi e capacità ha dimostrato di saper raggiungere ogni genere di traguardo raggiunto dall'uomo.
Troppo spesso la figura femminile risulta essere accostata a ruoli a volte scelti e a volte imposti dalla società: il ruolo di mamma, di compagna o di moglie. Sarebbe bello se oggi tutte le donne venissero celebrate per quello che l'8 marzo vuole effettivamente rappresentare: l'affermazione di se stesse come esseri umani aventi diritti, sogni, debolezze ed aspettative da raggiungere. Sarebbe altrettanto bello se ogni donna si spogliasse del proprio ruolo, si chiedesse se quel ruolo l'ha scelto davvero e che ogni uomo ricordasse che le donne non sono aggettivi che li completano ed
espandono il loro essere.
Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta.

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Paul Krugman: L’economia della depressione e quel che le persone oneste detestano sentirsi dire

PaulKrugmandi Paul Krugman da repubblica.it - Se trascorreste un po' di tempo in compagnia dei funzionari monetari vi accorgereste di sentirli parlare spesso di "normalizzazione". La maggior parte di tali funzionari, non tutti in verità, ammette che questo non è proprio il momento di essere spilorci, che per adesso il credito deve essere facilmente accessibile e i tassi di interesse devono essere bassi. Eppure, questi stessi uomini in completo scuro non vedono l'ora che arrivi il giorno in cui potranno tornare ai loro affari di sempre, e ad agguantare la ciotola del punch non appena la festa entra nel vivo.
E se invece il mondo nel quale stiamo vivendo da cinque anni a questa parte fosse la nuova normalità? E se le condizioni di depressione del momento fossero destinate a durare non un anno o due soltanto, ma decenni?
Si potrebbe supporre che le congetture di questo tipo siano di pertinenza di una frangia radicale. In verità, radicali lo sono sul serio. Ma frange mica tanto. Molti economisti si stanno trastullando con queste idee già da qualche tempo. E adesso diventano mainstream.
In realtà, le argomentazioni a favore di una "stagnazione secolare" — una condizione persistente nella quale l'economia depressa è la norma, con episodi rari e sporadici di piena occupazione — sono state presentate di recente con grande foga in uno dei consessi più rispettabili che si possano concepire: la grande conferenza annuale del Fondo monetario internazionale. A illustrare queste argomentazioni è stato niente meno che Larry Summers. Esatto, quel Larry Summers [Ex segretario del Tesoro degli Stati Uniti, ex direttore del Consiglio Economico Nazionale, insignito di numerosi premi, ndt].
Se Summers ha ragione, tutto ciò che tante persone rispettabili stanno dicendo in tema di politica economica è sbagliato, e continuerà a essere sbagliato per molto tempo a venire. Summers ha esordito sottolineando un punto che dovrebbe essere ovvio, ma di cui di fatto spesso non si tiene conto: la crisi finanziaria che ha avuto inizio con la Grande Recessione è ormai acqua passata. In verità, in base alla maggior parte degli indicatori, è finita oltre quattro anni fa. Nonostante ciò, la nostra economia continua a essere depressa.
Summers ha poi illustrato un altro punto collegato a quello: prima della crisi abbiamo avuto una grossa bolla immobiliare e del debito. Eppure, nonostante quella grossa bolla abbia incrementato notevolmente la spesa, l'economia nel suo complesso andava soltanto così e così: il mercato del lavoro era ok, ma non eccellente. E il boom non è mai stato potente a tal punto da determinare una significativa pressione inflazionistica.
Summers ha proseguito poi tirando la morale di quanto aveva illustrato. Noi, ha suggerito, abbiamo un'economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata — quanto meno è di lieve depressione — e riesce ad avvicinarsi soltanto un po' alla piena occupazione quando è trainata dalle bolle.
Aggiungerei dal canto mio qualche ulteriore dato. Si pensi all'indebitamento delle famiglie rispetto al loro reddito. Quel rapporto dal 1960 al 1985 è rimasto più o meno stabile, mentre è andato aumentando rapidamente e inesorabilmente dal 1985 al 2007, quando la crisi ha colpito. Eppure, perfino quando le famiglie sprofondavano nei debiti, nel complesso la performance della nostra economia in quel periodo è rimasta mediocre nel migliore dei casi, e la domanda non ha dato segni di andare oltre l'offerta. Se guardiamo al futuro, ovviamente sappiamo di non poter tornare indietro ai tempi di un indebitamento in costante aumento. Tuttavia, ciò significa una più debole domanda dei consumi. Senza quest'ultima, come si immagina di poter tornare alla piena occupazione?
Di nuovo, l'evidenza suggerisce che noi abbiamo un'economia la cui condizione normale è di lieve depressione, e i cui brevi momenti di crescita si verificano soltanto grazie alle bolle e a un indebitamento insostenibile.
Perché mai accade ciò? Una delle risposte possibili è la lenta crescita della popolazione. Se la popolazione aumenta, aumenta di conseguenza la domanda di case nuove, di edifici nuovi, di uffici nuovi, e così via. Quando tale crescita rallenta, la domanda cade. Negli anni Sessanta e Settanta, quando i baby boomer crescevano, la popolazione americana in età da lavoro aumentò rapidamente, e la forza lavoro crebbe ancor più velocemente quando le donne fecero il loro ingresso nel mercato del lavoro. Ormai, però, tutto ciò appartiene al passato. E gli effetti sono evidenti: perfino all'apice della bolla immobiliare non abbiamo costruito neppure lontanamente il numero di case che furono costruite negli anni Settanta.
Altro possibile fattore importante di cui si dovrebbe tener conto è quello dei continui deficit commerciali, apparsi negli anni Ottanta e che da allora hanno subito sì qualche fluttuazione, ma senza mai scomparire del tutto.
Perché tutto ciò dovrebbe essere importante? Uno dei motivi è che i banchieri centrali devono smettere di parlare di "exit strategy". L'"easy money", il denaro facile, dovrebbe restare con noi — e probabilmente resterà — per molto tempo ancora. Ciò a sua volta significa che possiamo tranquillamente fregarcene di tutte quelle storie da paura sull'indebitamento pubblico, riassumibili nella frase: «Non sarà un problema adesso, ma aspetta che si alzino i tassi di interesse!».
Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza costante alla depressione, vivremo sotto le regole contrarie dell'economia della depressione — nella quale la virtù è un vizio e la prudenza è follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (compresi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) fanno stare peggio tutti quanti — per molto, molto tempo.
So che molte persone detestano sentir parlare di queste cose, che colpiscono il loro senso di onestà, offendono il loro stesso senso etico. Si presume infatti che l'economia consista nel fare scelte difficili (a spese degli altri, naturalmente); non che consista nel persuadere la gente a spendere di più.
Ma, come ha detto Summers, la crisi «non è finita finché non sarà finita ». E la realtà economica è quella che è. E ciò che quella realtà sembra essere in questo preciso momento è una realtà nella quale le regole della depressione varranno per molto, molto tempo.
segnalato da controlacrisi.org

 

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