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Discarica Colleferro: processo non ancora chiuso

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Un segnale unanime di rispetto verso la famiglia e di silenzio sulle circostanze che hanno accompagnato i giorni della tragedia di Giuseppe Sinibaldi, deceduto tragicamente nella discarica di Colleferro. Tra lo sbigottimento generale attendiamo che gli avvenimenti vengano chiariti, ma quella discarica è andata oltre i tradimenti, gli inganni, le illegalità e si è trasformata in un maledetto luogo di incubo.

Una vita non facile quella di colle Fagiolara, che da luglio a dicembre 2019 è stata precettata per fronteggiare l’emergenza rifiuti e accoglierne 1.150 tonnellate al giorno, un quantitativo superiore a quello autorizzato. Il gestore del sito non ha avuto il tempo, fino a sabato 8 novembre, ultimo giorno in vita di Sinibaldi, di sanare inosservanze pregresse e di adeguare l’impianto sotto il profilo dei rischi e della sicurezza. Chiusa alcuni giorni dopo il decesso di Sinibaldi, oggi l’Autorità competente ha disposto nuovamente la chiusura, fino a data da destinarsi per permettere le verifiche richieste.

Di questo parleremo quando avremo acquisito il verbale di accertamento della Asl Rm 5 al termine delle indagini di polizia giudiziaria e agiremo non per colpire i colpevoli, se ve ne saranno, ma per conoscere le cause e le responsabilità che hanno determinato l’accaduto, in un contesto lavorativo caratterizzato da larghi strati di irregolarità. La Magistratura dirà se hanno interessato anche il personale che vi lavora.

A proposito di Magistratura, venerdì 15 novembre siamo tornati al Tribunale di Velletri per una nuova udienza. Le ipotesi di reato, consumati nel 2014 all'interno di colle Fagiolara e denunciati da questo Comitato, riguardano la propagazione incontrollata di miasmi nocivi e l’attività abusiva di trasferenza di rifiuti non differenziati (codice CER 200301), la mancata annotazione degli ingenti quantitativi nel registro di carico/scarico e il mancato trattamento dei rifiuti presso uno stabilimento, allo scopo di lucrare sulla tariffa e conseguire un ingiusto profitto.

Tale condotta ha compromesso – e continua a compromettere – il benessere dei cittadini che hanno subìto per anni odori nauseabondi. I miasmi hanno superato – e superano - i limiti della normale tollerabilità, cagionando quotidianamente gravi malesseri agli abitanti.
Il prossimo 6 dicembre il processo penale sui danni ambientali e alla salute dovuti alle emissioni odorigene si concluderà, dopo 5 anni, con la prevedibile dichiarazione del Tribunale di non doversi procedere per intervenuta prescrizione (ex legge Cirielli). In attesa di conoscere le motivazioni della emananda sentenza rimangono indelebili le contestazione contenute nel capo d'imputazione nei confronti della dirigenza di Lazio Ambiente spa. La prescrizione impedirà di perseguire penalmente i presunti autori del reato ma getta un'ombra sinistra nella conduzione dell'Ente regionale.
Il secondo filone del processo penale riguarda oltre alla suddetta società anche i titolari di alcune imprese di trasporto per aver svolto attività abusiva di trasferenza e stoccaggio non autorizzato di rifiuti. La prossima udienza è fissata per marzo 2020.

A fine anno colle Fagiolara chiude e il Comune di Colleferro ha già deciso la data e il luogo del festeggiamento, 8 gennaio 2020, Istituto IPIA. Non è una indicazione, ma un fatto “politico” certo, almeno a sentire i Sindaci di Colleferro e Paliano.
Fino a questo momento però non ci sono riscontri amministrativi: il piano di chiusura e il piano di gestione post mortem non sono stati approvati con un atto formale. La loro adozione avviene attraverso alcuni passaggi tecnici nell’ambito di un procedimento che prevede la convocazione di vari Enti e Autorità in Conferenza di servizi. E’ un rito obbligatorio dove acquisire pareri, intese, nulla osta da parte delle diverse Amministrazioni pubbliche e che ad oggi non è stata né convocata né sollecitata.
E’ possibile che il provvedimento regionale di chiusura venga adottato nei prossimi giorni, comunque entro dicembre, ma al momento non è stato pubblicato ed è bene chiarire che una cosa è chiudere una discarica, altra cosa è piantare un albero! Un grossolano equivoco di cui si è reso protagonista il Sindaco di Colleferro, Sanna.

Non sappiamo se l’atto per la chiusura è in itinere perché l’Amministrazione non “concede” informazioni (salvo quella orientata dalla stessa Amministrazione) alla cittadinanza, che soffre molto la mancanza di confronto e trasparenza.
Sentiamo la necessità di un Osservatorio ambientale, una Consulta, un Forum, dove discutere pubblicamente dei problemi della città, ma né il Sindaco Sanna, né l’Assessore all’Ambiente Calamita lo vogliono e non accettano di confrontarsi con i residenti dissenzienti. Non vogliono rispondere alle nostre legittime preoccupazioni che mirano a fare pressione affinchè la chiusura di colle Fagiolara sia garantita dalla individuazione di un sito alternativo, disponibile dal 1 gennaio 2020, dalle fideiussioni e dai fondi post mortem.

Non sono di alcuna valenza le blande osservazioni al nuovo Piano rifiuti regionale del Comune di Colleferro. Il Sindaco Sanna e l’assessore Calamita si sono limitati a rilevare che colle Fagiolara non avrà volumetrie residue a fine anno, senza allegare una relazione tecnica sullo stato di stabilità dei pendii, un rapporto sanitario sulle conseguenze degli odori mefitici sulle condizioni di vita dei residenti, uno studio sullo stato di contaminazione delle falde acquifere e sulla presenza del percolato interno al sito.
Le osservazioni non contengono nemmeno la richiesta di riformulare quel passaggio del piano rifiuti, che contiene la mera indicazione che la discarica “dovrà” chiudere entro il 31 dicembre 2019 (pag 114). L’esperienza negativa del passato, le prevaricazioni, le incursioni nei territori limitrofi e la criticità dell’emergenza rifiuti richiedono tutele rafforzate e durature per impedire o almeno ostacolare ripensamenti dell’ultimo momento, sempre possibili.

Il Comune di Colleferro deve chiedere di inserire nel piano rifiuti la data esatta di chiusura del sito, l’ammontare del post mortem, il soggetto gestore del piano di chiusura e del post mortem, i tempi per l’adozione dei provvedimenti amministrativi, stante la vendita e/o la dismissione della partecipata regionale, e il presumibile scenario per Colleferro e per i Comuni del comprensorio dal 1 gennaio 2020 (come da nostre osservazioni presentate in Regione al piano rifiuti).
Il puro riferimento alle volumetrie residue dimostra chiaramente che il Comune non si vuole contrapporre alla Regione, rimettendo alla sua discrezionalità o di altre autorità se chiudere o tenere aperta la discarica, con l’ennesima proroga o il ricorso al commissariamento.

Il Comune non ha prodotto osservazioni sostanziali, con ciò pregiudicando la certezza stessa della chiusura della discarica e ci intrattiene con il più inflazionato corredo linguistico di “Città Verde”, che continua a produrre armi e cemento con scarti di rifiuti industriali, dove il cartello di “Capitale europea dello spazio” è collocato proprio al bivio di via Palianese, che conduce alla discarica.

Colleferro è stata e sarà “la città della monnezza” perché lo vogliono anche molti Sindaci della valle del Sacco che non hanno mai preso una iniziativa seria, in quell’ozioso Tavolo di coordinamento per la salute e l’ambiente, contro lo sfruttamento della valle del Sacco e il compound industriale, che porterà ogni anno nella “Città della cultura” almeno 500 mila tonnellate di rifiuti.
Respingiamo infine con fermezza e prendiamo le distanze da qualsiasi ipotesi di nuovi insediamenti industriali dedicati al trattamento dei rifiuti – leggasi consorzio Minerva - o di ripresa delle attività di incenerimento a Colleferro e nella valle del Sacco. I fattori di pressione ambientale e i rischi sanitari connessi all’inquinamento hanno raggiunto livelli di allarme di dimensione nazionale, che solo amministratori irresponsabili possono ignorare.

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 20.11.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Una discarica che non ha più ragione di esistere, ma...

discarica cerreto 350 260di Umberto ZimarriConferenza di Servizi circa l'ampliamento della Discarica di Cerreto. Una discarica che non ha più ragione di esistere, le solite “manine” che inseriscono emendamenti ad hoc sull’area, l’incapacità della politica regionale e romana nel trovare soluzione ad un problema ormai ventennale: così si può riassumere il quadro riguardo l’ampliamento della discarica di Roccasecca.

Mi auguro solamente che vengano rispettate le regole e le normative vigenti, perché se così sarà, non ci sarà nessun ampliamento. Può essere autorizzata una discarica in una zona franosa? No, certamente, no. Oltre al buon senso lo ribadiscono le norme giuridiche (D.Lgs. 36/03) che stabiliscono come non idonee le aree interessate da movimenti franosi. Alla luce, dunque, del recente evento franoso verificatosi nell’area (certificato da la discarica non risponde più a tali criteri. Semplice ed elementare. Invece abbiamo assistito a dei silenzi a dir poco preoccupanti o peggio ancora ai soliti “non è di mia competenza”, ma ovviamente non si capisce mai alla fine di chi è questa responsabilità.

Politicamente poi siamo al paradosso assoluto: da una parte la Regione Lazio vara un nuovo piano regionale che prevede cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni Provincia, e dall’altro siamo costretti a discutere ancora di una discarica che è al servizio di Roma Capitale. Nello scenario peggiore, e sottolineo peggiore, nei prossimi 5 anni la Provincia di Frosinone avrà bisogno di 147.243 metri cubi, a luglio 2019, la discarica per rifiuti non pericolosi MAD Srl- località Cerreto, snc – Roccasecca (FR) ha una volumetria residua utile di mc 119.263 e il progetto ne prevede 1 milione!

Mi piacerebbe capire, inoltre, come sia possibile ragionare su un progetto già presentato e discusso nell’autunno di quattro anni fa mentre le nuove direttive europee sono state redatte nel Luglio 2018. Cosa prevedono queste norme? Tra i numerosi provvedimenti, ne sottolineo due. L’aumento della percentuale di rifiuti urbani riutilizzati e riciclati deve essere raggiungere almeno a 70% entro il 2030 ed il divieto verso il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili di plastica, metallo, vetro, carta e cartone e dei rifiuti biodegradabili entro il 2025 con la richiesta agli Stati membri di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030.

Quindi come è possibile anche prendere in considerazione la costruzione del V Bacino?
Non possiamo essere considerati la terra di nessuno, la terra sulla quale scaricare le colpe e le inefficienze di altri, quelli che vivono la parte sbagliata della storia, destinati per l’eternità a soffrire e a subire. E’ ora di dire basta.
Personalmente sostengo attivamente la protesta del Comitato Ambiente e Salute di Colfelice, e ritengo ci sia il massimo sostegno possibile a questa iniziativa da parte delle amministrazioni, delle associazioni e dei residenti.

Ci siamo rotti i polmoni!

 

 

 

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La discarica puzza perchè non si interviene seriamente a Colle Fagiolara

collefagiolara 350 mindi Ina Camilli* - Anche in questo momento, come ogni giorno e notte, a Colleferro e a Paliano l’aria è irrespirabile, ammorbata dagli odori mefitici della discarica di Colle Fagiolara e dalla coltre di polvere del cantiere Vailog Amazon di colle Rampo. I due siti, ad alto impatto ambientale, sono confinanti. Entrambi autorizzati dalla Regione Lazio con il parere favorevole degli Enti locali.

Per i residenti e i lavoratori non c’è tregua. La puzza, insieme alla protervia di chi amministra la vita pubblica, è la vera padrona di questo territorio e di chi lo vive, da circa 30 anni. Il fetore non conosce orari e non rispetta le feste. È così da luglio e chi ha potuto si è allontanato, ma gli anziani intrasportabili, chi ha attività economiche e famigliari è rimasto a soffrire. Con il caldo non si respira e la puzza entra dentro la testa con tutte le finestre strachiuse.

Non c’è spazio in questo articolo per ricostruire la storia vergognosa della discarica di Colle Fagiolara, che coincide con la storia delle Amministrazioni comunali, delle maggioranze e delle opposizioni locali, con l’aggressione portata avanti con violenza nei confronti della Valle del Sacco.
Rappresentanti eletti che, a parti invertite, ieri opposizione oggi maggioranza, hanno deriso e denigrato un territorio vasto come la Valle del Sacco, rimanendo impassibili e indifferenti a qualunque violento oltraggio.

Perciò raccontiamo cosa è successo partendo dal 5 luglio 2019 ad oggi. Zingaretti firma l’ordinanza per far fronte alla trentennale “crisi” ciclica dei rifiuti di Roma e dispone che tutti gli impianti del Lazio devono immediatamente utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture fino al 30 settembre.
Colle Fagiolara vede arrivare e ripartire 100 tir al giorno che scaricano circa mille tonnellate di monnezza.
La gestione già molto compromessa collassa con l’aumento dei quantitativi e il conferimento di rifiuti trattati male, scaricati ancora putrescibili. Il caldo, la polvere, l’intensa attività dell’immenso cantiere Vailog fanno saltare ogni possibilità di controllare la situazione, nel caso, inverosimile, che ce ne fosse stata la volontà.

La rabbia esplode quando il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa - Società regionale che gestisce il sito - non rispondono alla reiterata richiesta di incontro di rappresentanti del Comitato Residenti Colleferro, che vogliono conoscere i motivi per i quali il fetore è molto al di sopra della normale tollerabilità e le ragioni per cui non vengono adottate tutte le misure a tutela della salute pubblica, come prevede la legge.
Ai residenti, ai cittadini, alla gente comune importa sapere cosa sta succedendo in discarica, conoscere la causa del loro malessere, ma importa soprattutto sapere se le Istituzioni che hanno eletto per rappresentare i loro interessi agiscono e operano a difesa della salute pubblica.comitatoresidenticolleferro 350 260
Anche dopo che a luglio il Comitato ha organizzato tre incontri pubblici dedicati alla problematica non cambia nulla!

Allo scopo di scuotere l’indifferenza degli Enti locali e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di controllo e vigilanza, in primis di ARPA LAZIO (al punto che ormai si dubita della sua esistenza in vita) due rappresentanti del Comitato hanno protestato presso la Presidenza della Società e l’Ufficio del Sindaco di Colleferro, entrambi assenti, chiedendo un incontro, che è in attesa di essere confermato.
Ad oggi nessuno, nemmeno il Sindaco Sanna ha comunicato alla cittadinanza quali lavori straordinari si stanno eseguendo dentro la discarica. Perché? Perché il Primo cittadini è al di sopra della legge e non si abbassa a parlare con i cittadini di un Comitato che fa quello per cui è nato!
È possibile, come si evince dalla semplice osservazione, che si tratti della ricollocazione dei rifiuti alla quota di 280 metri, abbassando la sopraelevazione di colle Fagiolara che era stata portata a 287 metri. Premesso che nella discarica di Colle Fagiolara, come tutti sappiamo, dovrebbero affluire esclusivamente, le cosiddette “ecoballe” (che di eco non hanno nulla, solo il bel nome per ingannare i cittadini) di CDR (combustibile da rifiuto), ma, considerato che i residenti sono costretti a convivere ancora con il miasma velenoso proveniente dall’area della discarica (il solo CDR non dovrebbe emettere cattivi odori), si può ritenere con poco margine di errore, che le ECOBALLE depositate di CDR non siano adeguatamente trattate e le stesse miscelate con FOS non stabilizzato (FOS: frazione Organica Stabilizzata). Questa tecnica è illegale!!
Da quanto è possibile vedere ed intuire dall’esterno della discarica, dal momento che non è stata concessa la possibilità di entrare per esaminare come procedessero i conferimenti e le varie sistemazioni, infatti, l’Amministrazione Comunale ed il gestore della discarica hanno sempre negato l’ingresso ai tecnici del nostro Comitato, stanno tagliando le “Ecoballe” di CDR e FOS per poter meglio gestire, il rilevato interno della discarica e non lasciare interstizi tra le “ecoballe” in modo da comprimerle e utilizzare lo spazio per confluire maggiore cubatura di “immondizia”. (E' l’unico modo di chiamare ciò che viene conferito nella discarica di Colle Fagiolara)
Tagliando le “ecoballe” di CDR non adeguatamente trattate e miscelate con FOS non stabilizzato, si sprigionano nell’aria esalazioni fetidiche e velenose per la pubblica incolumità, è quello che sta avvenendo in questi giorni.
(Quando i rifiuti FOS non stabilizzati macerano sotto il sole con le alte temperature, costituiscono un serio rischio per la salute legato alla proliferazione di germi e parassiti con la possibilità di diffusione di malattie infettive attraverso contatto diretto o indiretto tramite gli insetti e soprattutto entrando in contatto con gli escrementi di uccelli e roditori. Appare chiaro che nel nostro caso c’è un problema di gestione delle cosiddette “ecoballe” e del ciclo dei rifiuti che coinvolge le istituzioni: ora è arrivato il momento di risolverli superando odiose diatribe di scarico di competenze delle quali i cittadini ne hanno piene le tasche). Il grave disagio legato alla situazione attuale dimostra che il Sindaco Sanna non ha chiesto alla Società di ottemperare con rigore e urgenza alle prescrizioni dettate dalla normativa, pena il ricorso a ulteriori provvedimenti sanzionatori, venendo meno alle sue responsabile di massima autorità sanitaria.

Il trionfo dell’inganno però arriva il 2 agosto - guarda un po’, nel pieno delle vacanze - con la pubblicazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti del Lazio. Su colle Fagiolara la Regione sorvola, mentre conferma a chiare lettere l’insediamento a Colleferro di un compound industriale da 500 mila tonnellate, il nuovo Polo industriale dei rifiuti della valle del Sacco e dell’intero territorio regionale.
Come era prevedibile l’ordinanza Zingaretti dovrebbe essere prorogata fino a dicembre 2019. Quindi quali e quanti rifiuti riceverà Colle Fagiolara?
Proprio in virtù di queste deroghe abbiamo chiesto il riesame e l’aggiornamento dell’autorizzazione AIA, inadeguata a fronteggiare il pesante carico ambientale sulla Valle del Sacco.
Il Comitato dedicherà nel mese di settembre un’intera sessione alla problematica sanitaria e ambientale, testimoniando al Tribunale di Velletri sul processo contro le emissioni odorigene, che ha intentato nel 2014, chiedendo ai cittadini di scegliere se nel futuro vuole il compound industriale e il consorzio Minerva, se vuole un diverso indirizzo politico in materia ambientale, dimostrando in piazza in modo pacifico ma determinato il proprio dissenso contro l’ignavia dell’Amministrazione comunale, allineata alle scelte della Regione Lazio che ignora dove sia Colle Fagiolara e colle Rampo, divenuto una pianura di colata di cemento.
Se la salubrità dell’aria continua a non essere una priorità e se il contesto ambientale è ormai compromesso vuol dire che chi si era impegnato per farlo non sta facendo il suo dovere.

*Ina Camilli
Comitato Residenti Colleferro, aderente al Coordinamento interprovinciale Ambiente e salute valle del Sacco e Bassa valle dell’Iri
16.8.2019

 

 

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Discarica Colleferro: inadempienze di società e Comune

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Discarica Colleferro: Protesta pacifica contro inadempienze di società e Comune. Dopo l’ennesima notte devastata dai miasmi nauseabondi della discarica di colle Fagiolara, la più grande del Lazio, e la mancanza di documenti comprovanti l’avvenuta verifica di stabilità, il Comitato residenti Colleferro ha deciso di mettere in atto una protesta pacifica e un’azione dimostrativa contro il rimpallo di responsabilità.

Dopo l’ennesimo silenzio-rifiuto alle innumerevoli richieste di incontro e alle quotidiane segnalazioni all’Amministrazione comunale di Colleferro e alla società di gestione dell’impianto, Lazio Ambiente spa, questa mattina due rappresentanti del CRC si sono recati presso la sede dell’azienda per chiedere di parlare con il Presidente Fortini, comunicando di rimanervi a oltranza, fino a quando ciò non fosse stato possibile.

Molta professionalità e gentilezza da parte del personale della segreteria che, di fronte all’occupazione pacifica ma irremovibile - dichiara Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro - si è immediatamente adoperata per farci avere, come da noi richiesto, un incontro con il Presidente Fortini. Poco dopo abbiamo avuto conferma dell’incontro per il 7 agosto, alle ore 12, a cui parteciperanno cittadini, in particolare di via Palianese, Casilina e Colleferro Scalo.

I rappresentanti del Comitato poi si sono recati al Comune di Colleferro e hanno chiesto di incontrare il Sindaco Sanna, in quel momento assente e irreperibile. Motivo di più per decidere di occupare simbolicamente il suo ufficio pubblico.

Ripetutamente invitati ad uscire, i rappresentanti del CRC hanno chiesto prima di poter parlare con il Sindaco, resosi irrintracciabile dall’8 ottobre 2018, giorno di riapertura della discarica.

Esasperati dalla situazione, ma determinati e per nulla preoccupati dall’avvertimento di essere denunciati, i rappresentanti del CRC hanno insistito per avere un incontro con il Sindaco Sanna, che continuava ad essere irraggiungibile.

Comportamento incomprensibile e irresponsabile quello della segreteria comunale nei confronti del rappresentante del Comitato, Ina Camilli, che si è messo a disposizione della Polizia municipale, chiamata per farla allontanare dall’ufficio del Sindaco.

Ancora più riprovevole l’atteggiamento dell’Assessore alla sanità, Stanzani che, invece di rispondere, ha villanamente voltato le spalle e rapidamente si è rinchiusa nel suo ufficio.

Gli animi esasperati e la situazione ormai inasprita si è risolta con l’impegno da parte della segreteria di informare il Sindaco che in serata ha dato la sua disponibilità a incontrare il Comitato, in una data da concordare.

Intanto va avanti presso il Tribunale di Velletri il processo contro di odori mefitici, che abbiamo denunciato nel 2014, con l’udienza del prossimo 19 settembre.

I nostri Amministratori sappiano che se la situazione non migliorerà dal punto di vista sanitario riprenderemo la protesta!

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 30.7.2019

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Spostano un fiume per farsi una via diretta in discarica

fiumemelfadeviato 400 mindi Alessandro Coltrè per asud.net - Spostare di cinquanta metri il corso naturale di un fiume per realizzare una strada vicino una discarica.
Succede a Roccasecca, in provincia di Frosinone, dove da fine giugno il Melfa, affluente del fiume Liri, per colpa di ruspe e macchine movimento terra ha smesso di scorrere nel suo letto originale.

In quel tratto ora c’è una strada sterrata che conduce alla discarica di rifiuti urbani di proprietà della società Mad Srl. Un episodio ancora senza responsabili e che, dopo il sequestro dell’area da parte dei vigili urbani, è ora al centro di un’indagine della procura di Cassino.
A diffondere l’accaduto è stato Mauro Marsella, presidente del Comitato per la tutela e la salvaguardia del fiume Melfa che il 29 giugno, dopo aver visitato l’area sotto sequestro, ha racconto la situazione sui social: “Il corso del fiume è stato modificato artificialmente attraverso opere di contenimento e di riempimento ed è stato deviato l’alveo naturale del fiume, che adesso corre sulla sponda opposta. Si è trattato di un atto che ha snaturato l’immensa bellezza di quei luoghi, fino a dieci giorni fa intatti, e ne ha violentato le sue intrinseche caratteristiche naturali”.

La mobilitazione dei cittadini contro l’ampliamento della discarica

Il 2 luglio, le associazioni ambientaliste e gli amministratori locali hanno organizzato un sit-in davanti i cancelli della discarica, per contestare le operazioni che hanno deturpato il corso del Melfa e per confermare tutte le criticità del sito di smaltimento rifiuti. Una lotta, quella contro la discarica di Roccasecca, che va avanti da più di dieci anni, e che nei mesi scorsi ha portato in strada migliaia di persone contro la sopraelevazione provvisoria di venti metri di una parte della discarica, nel bacino 4.
Lo scenario dell’ampliamento della discarica si è delineato con l’aggravarsi della crisi rifiuti romana: il sito di Roccasecca infatti, oltre ad accogliere i rifiuti provenienti dalla provincia di Frosinone, riceve anche i rifiuti della Capitale. Questo flusso di immondizia romana ha occupato molte delle volumetrie disponibili all’interno della discarica.
A ottobre del 2018 la Mad Srl presenta quindi un progetto per una sopraelevazione con una capacità di 750 mila tonnellate. Numeri troppo grandi, contestati soprattutto per un fattore: l’autosufficienza. L’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Giuseppe Sacco, durante le conferenze dei servizi e negli incontri in Regione Lazio, ha fatto presente che la provincia di Frosinone potrebbe chiudere autonomamente il ciclo dei rifiuti senza aver bisogno di smaltire un tale quantitativo in discarica. Le mobilitazioni in tutta la Ciociaria hanno lanciato un messaggio chiaro: “Non siamo la pattumiera di Roma”. Comitati e Sindaci della zona hanno contrasto il nuovo palazzone dei rifiuti anche con un ricorso al Tar del Lazio, ottenendo all’inizio una sospensiva dell’ampliamento, poi rigettata e alla fine, dopo una lotta costante, si è arrivati a una riduzione di 10 metri della sopraelevazione e a un dimezzamento delle volumetrie.
Per i prossimi 14 mesi i rifiuti di Roma continueranno ad arrivare comunque a Roccasecca, perché la Capitale è in emergenza, gli impianti in sofferenza e la monnezza deve viaggiare. Per i prossimi 14 mesi il fiume Melfa e la popolazione della Ciociaria dovranno continuare a lottare contro questa assenza di programmazione.

I vincoli ambientali e la distanza tra la discarica e il fiume

Sull’ultimo attacco al Melfa, Tommasino Marsella, consigliere comunale di Roccasecca con delega all’ambiente, ai microfoni di Extra Tv ha raccontato alcuni aspetti che collegano la battaglia contro l’ampliamento della discarica e lo spostamento di un tratto del fiume. Secondo il consigliere “i responsabili si sono prodigati per spostare il fiume di circa 50 metri a sinistra per ovviare a un problema che l’amministrazione comunale gli aveva creato, perché avevamo scoperto che i bacini 2 e 3 della discarica Mad insistevano sulla fascia di rispetto della legge Galasso, che impone di stare almeno a 150 metri di distanza da un fiume, mentre i bacini si trovavano a 110 metri. Hanno quindi spostato il fiume e sconvolto per i 600 metri di lunghezza il Melfa, spostandolo letteralmente a sinistra di circa 50-60 metri”. Citando la famosa legge del 1985; primo provvedimento che sottoponeva il territorio nazionale a vincoli paesaggistici e ambientali, il consigliere Marsella consegna dunque una possibile ipotesi sulle motivazioni dei lavori nella zona ora sottoposta a sequestro. E mentre la procura di Cassino indaga sulla vicenda, resta la triste certezza di avere un fiume oppresso dai rifiuti, ferito dalle ruspe e spostato di 50 metri su un’altra sponda.

 

 

 

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Discarica Colleferro, ricognizione di Rifiutiamoli

discaricaColleferro 350 minNota Stampa Rifiutiamoli - Vista da dentro una discarica di rifiuti ti conferma il pensiero di quanto possa essere stupido l’essere umano, incapace di risolvere problemi complessi da lui stesso creati con soluzioni che aggravano il problema.
Una delegazione del presidio Rifiutiamoli è entrata all’interno della discarica di Colleferro accompagnata dall’Amministratore Unico di Lazio Ambiente SpA, Daniele Fortini, dal Sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.

Le montagne artificiali di rifiuti hanno definitivamente deturpato, lasciando un marchio indelebile sul paesaggio, che non potrà mai essere più ricostruito come all’origine.
La visita è stata l’occasione per un confronto con Fortini, Gli sono state rivolte domande sia di carattere tecnico che economico a cui l’AU di Lazio Ambiente non si è sottratto: ne valutiamo le risposte con la competenza di chi conosce molto bene tutto ciò che gira intorno ad un sacchetto di immondizia.

Impatto odorigeno ossia la puzza

Sull’impatto odorigeno ci ha spiegato che può succedere che il carico di alcuni di camion - provenienti dagli impianti di TMB, nella fattispecie Rocca Cencia, Malagrotta 1 e 2, Rida Ambiente, SAF- non abbia completamente chiuso il ciclo della biostabilizzazione del rifiuto, come avevamo già ipotizzato. Questa risposta però non ci ha convinti del tutto. In pratica secondo lui è naturale che in una situazione continuamente in bilico come quella dei rifiuti nel Lazio, qualcosa possa scappare, inoltre questo residuo dell’indifferenziato trattato nei TMB rientrerebbe- anche in condizioni di contenuto di umidità superiore al previsto- nei codici CER che descrivono il prodotto da conferire, quindi lo si accetta e ci affretta a ricoprirlo di terra , detto in estrema sintesi. Certo non accade tutti i giorni a tutte le ore, ma quando accade l’impatto è molto pesante, come testimoniano gli studenti dell’IPIA, la causa quindi non può essere un singolo camion. La stagione calda si approssima, non sarà accettabile il ripetersi di questa situazione, dovuta alla fretta con cui lavorano gli impianti di trattamento dell’indifferenziato, costretti ad accelerare i tempi a causa della quantità crescente di rifiuto conferito. Si dovrà risalire la catena sino all’origine del malfunzionamento. Durante il giro perimetrale della discarica in alcuni punti abbiamo avvertito il malessere derivante dall’impatto odorigeno, il resto poi lo fanno i venti.

Quantità conferite

Attualmente dopo un periodo iniziale di assestamento in seguito allo spostamento dei tralicci, si è giunti ad un conferimento di rifiuti giornaliero di circa 1.000 tonnellate, un’enormità tradotta in circa 40 camion al giorno. L’AU ci ha confermato il fatto che gran parte di queste 1000 tonnellate proviene da impianti che trattano rifiuti della città di Roma. La discarica di Colleferro è accompagnata nel funzionamento dalla discarica di Viterbo e da quella di Civitavecchia. Quella di Roccasecca della MAD è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato del 21 maggio sulla sopraelevazione autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, il che la riporterebbe in auge per un periodo massimo di 14 mesi. Quella di Albano con un residuale di circa 560.000 tonnellate, di proprietà di Cerroni resta, per ora, sequestrata dalla magistratura.

La chiusura

Confermata più volte da Fortini la chiusura alla coltivazione del 31 dicembre 2019, nel frattempo si procede con le fasi iniziali del capping della parte vecchia, quella già chiusa come lotto 12/13 anni fa. Il progetto relativo verrà presentato a breve alla regione Lazio, Piantumazione con alberi ad alto fusto e piante con capacità fito-depurative, un palliativo come lo sono i nebulizzatori per smorzare l’effetto odorigeno, ma d’altronde come ripetuto più volte dall’AU “questa è una discarica”. Con una portata tale di conferimenti a pieno regime come si prevede per i prossimi mesi, si apre anche il sabato e la domenica mattina, poco ci manca che si giunga al riempimento totale della volumetria residua. Nel caso non fosse così si potrà provvedere utilizzando terra, almeno così ci è stato detto, per raggiungere l’ormai famosa conformazione “a panettone”.

I controlli e la sorveglianza

La discarica di Colleferro è continuamente sotto l’attenzione dell’ARPA, che sta intervenendo anche più volte la settimana, della Forestale, del NOE. Per quanto riguarda la sicurezza della discarica è garantita da sistemi di videosorveglianza interni collegati alla sala di controllo degli inceneritori; tra l’altro si sta pensando di utilizzare personale degli inceneritori per il compito di guardania in discarica che attualmente occupa 18 addetti divisi per tre turni.

L’impianto di percolato e biogas

La discarica è dotata di un nuovo impianto di raccolta e trattamento del percolato che sembrerebbe funzioni al meglio con scarico direttamente in fogna o possibile riutilizzo dell’acqua in uscita per altri scopi.Rifiutiamoli logo 350 min
Sull’impianto terminale di captazione del biogas meglio stendere un velo pietoso. A prescindere dal fatto che dopo 7 anni di salita della produzione di biogas in una discarica, la curva scende vertiginosamente per inertizzazione completa del rifiuto, ma lo stesso prodotto oggi è condotto verso le apparecchiature che dovrebbero tramutarlo in energia elettrica, il residuo alla fine si trasforma in emissioni attraverso la combustione in torcia, in quanto la qualità/quantità di metano presente non e sufficiente ad azionare il sistema di produzione di energia elettrica. L’AU ci ha detto che si sta pensando di acquistare un motore più piccolo. Non ha dato una risposta precisa circa il personale, se dotato di corsi specifici sul funzionamento del settore produzione elettrica da biogas.

Post mortem

Sul post mortem giunge la conferma che i soldi ci sono e verranno garantiti dalla regione Lazio, per la prima fase in modo importante, poi a cadenza annuale. Nel frattempo sarà – impropriamente - la regione a dover sopperire alla sparizione dei fondi che dovevano essere accantonati dalle precedenti gestioni, tra l’altro sembra che anche Lazio Ambiente SpA non abbia provveduto all’accantonamento, cosa che invece sta facendo ora da quando sono ripresi i conferimenti da ottobre 2018. La sopraelevazione di 7 metri con tutta probabilità verrà riportata nell’invaso che si è creato dallo spostamento dei tralicci dopo la chiusura del 31 dicembre e a step controllati per non creare disagi.

Il futuro

Scambio di battute anche sull’impiantistica regionale ossia il compound da 500.000 tonnellate previsto a Colleferro dalla linee guida del piano rifiuti, nei cui confronti abbiamo ribadito più volte la nostra radicale contrarietà, su cui l’AU non ha insistito.
Fortini ci ha anche detto che Roma Capitale ha presentato 13 proposte progettuali di impiantistica alla regione Lazio che presumibilmente entreranno nel piano rifiuti, ma resterebbe sempre il nodo di una discarica di servizio. Lo stesso dovrebbe valere per le altre province qualora ne fossero sprovviste.
La verità è che dopo il periodo necessario alla sua elaborazione ed approvazione in sede regionale, dovranno passare circa sei mesi per la procedura di VAS, prima che il piano regionale entri in vigore, infine ci dovrà essere il tempo necessario alla realizzazione degli impianti previsti dal piano. Nel frattempo dopo anni di rimpalli tra amministrazione capitolina e regionale, la situazione è diventata più che disastrosa e si può quindi prevedere un periodo ancora lungo di cosiddetta emergenza.

In questo contesto la cosa peggiore che può accadere è la ‘guerra tra poveri’, tra le diverse situazioni coinvolte a vario titolo in una gestione priva di sbocchi immediatamente positivi -se non una attenta riduzione del danno- situazione in cui la città di Roma scarica le sue inefficienze sull’area metropolitana ed il resto della regione.

Dobbiamo essere capaci di condurre una dura battaglia comune per imporre la realizzazione nel più breve tempo possibile, con tutte le risorse necessarie, di una gestione e di una struttura impiantistica non più fondate su TMB-discariche ed inceneritori.

Colleferro, 20.04.2019

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Discarica di Colleferro: Convocate il Consiglio comunale!

Discarica colleFagiolara incendio 350 260 minIl Sindaco di Colleferro insiste sul fatto che la discarica comunale di Colle Fagiolara chiude a fine 2019, in adempimento alla Legge Regionale n.17 del 2016 (art.3, comma 85), la quale però prevedeva come condizione per la dismissione dell’impianto la presentazione di un dettagliato PIANO DI CHIUSURA entro 60 giorni, ovvero entro i primi giorni di marzo 2017, termine ormai trascorso da quasi 2 anni senza che il Piano sia stato nemmeno elaborato.

Oltre a questa inadempienza, che tutti dimenticano e che anche l’Amministrazione di Colleferro ha rimosso, sono i numeri oggi a dimostrare che la discarica molto probabilmente non potrà chiudere.

Il Sindaco di Colleferro ha affermato che la discarica può accettare conferimenti di rifiuti fino a 35 TIR al giorno con un carico di 30 tonnellate ciascuno, cioè circa 1000 tonnellate al giorno.
Posto che l’attività della discarica si svolge per circa 300 giorni l’anno, nel 2019 saranno conferite circa 300.000 tonnellate, il doppio di quanto previsto dalla Determinazione della Regione Lazio (2.10.2018, n. G12290), la quale aveva indicato in 140.000 ton/anno la quantità massima conferibile nell’impianto, precisando che "la durata della discarica è di 3,5 anni". Infatti, colle Fagiolara è autorizzata fino al 3 aprile 2022 (cap. 3 della Relazione allegata alla Determinazione).

Alla fine del 2019, quindi, resterà una capacità di circa 200.000 tonnellate, poiché la stessa Determinazione regionale indica in 510.000 tonnellate la capacità residua della discarica (cap.1 della Relazione), pari a un volume ancora abbancabile di 590.000 mc.

Ora, la recente Relazione della Dirigente della Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti (allegata alla DGR Lazio 26.10.2018, n. 614) aggiorna il fabbisogno impiantistico per le discariche di tutto il territorio regionale e dei singoli ATO (ambito territoriale ottimale), i quali corrispondono alle cinque province del Lazio (Relazione, cap. “Valutazioni sul fabbisogno”).
Per quanto riguarda le discariche, l’ATO di Roma viene indicato come autosufficiente stante l’esistenza di due impianti attivi: Civitavecchia e Colleferro.
Del resto, già con la precedente Determinazione (DR 11.6.2018, n. G07509), la Regione Lazio aveva indicato come impianti di discarica asserviti al fabbisogno dell’ATO di Roma i suddetti siti, indicando la capacità residua degli stessi in 160.000 tonnellate per Civitavecchia e in 510.000 tonnellate (590.000 mc) per Colleferro, per un totale di circa 670.000 tonnellate.
Nella tabella n.10 della Relazione (allegata alla DGR Lazio 26.10.2018, n. 614) la Direzione Regionale indica il nuovo fabbisogno complessivo per lo smaltimento in discarica, per tutto il Lazio, negli anni dal 2019 al 2023.
Secondo le previsioni della Regione Lazio, perciò, nel 2019 il fabbisogno per lo smaltimento complessivo dell’ATO di Roma sarà di circa 430.000 tonnellatecomitatoresidenticolleferro 350 260 mentre nel 2020 sarà di circa 320.000 tonnellate per un totale, in questi due anni, di circa 750.000 tonnellate.
Questo quantitativo non potrà che essere soddisfatto – quasi interamente - con le due discariche esistenti nell’ATO di Roma, fra cui Colle Fagiolara, visto che la stessa Regione Lazio ha dichiarato nella citata Relazione che nel medesimo ATO “non sono previsti ampliamenti o nuove discariche” e per realizzarne una sono necessari circa 3 anni.
E neppure è possibile “esportare” i rifiuti negli altri ATO ed impianti del Lazio, visto che la discarica Mad di Roccasecca (FR) e quella di Viterbo restano asservite al fabbisogno dei rispetti ATO, come la Regione ha più volte ribadito.
Ergo, la discarica di Colle Fagiolara non potrà chiudere alla fine del 2019 e forse neppure alla fine del 2020.

Di fondamentale importanza sarà la richiesta agli enti preposti, da parte del Comitato, di poter interagire in contraddittorio in tema di controlli, al fine di rendere pubblico sistematicamente ogni risultato di un laboratorio accreditato, scelto dal comitato stesso, che certifichi le cause dei miasmi.

Chiediamo con urgenza la convocazione del Consiglio comunale affinchè la nostra Amministrazione assuma impegni concreti nel più alto consesso civico e favorisca nei fatti la partecipazione e la conoscenza della reale situazione della discarica da parte dei cittadini, invitando ad intervenire i rappresentanti della Regione, dell’Arpa, della Asl, di Lazio Ambiente, comitati e associazioni che nel tempo si sono impegnati per questo territorio.

Ina Camilli
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Colle Fagiolara: discarica aperta per ogni emergenza

Discarica colleFagiolara incendio 350 260 mindi Ina Camilli - I camion entrano ed escono dalla via Palianese dopo aver scaricato i rifiuti a colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro.
La riapertura della discarica e la sua individuazione come sito di conferimento per rifiuti provenienti da fuori ATO (Ambito territoriale ottimale) è una responsabilità politica direttamente imputabile alla regione Lazio e al Comune di Colleferro, costruita attraverso l’adozione di una serie di provvedimenti.
Dall’8 ottobre 2018 i rifiuti prodotti nei TMB (impianti industriali per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti) vengono abbancati a colle Fagiolara, smentendo clamorosamente le promesse fatte in campagna elettorale.

L’ultima Determinazione regionale (G15996, 7.12.2018), in ordine di tempo, ha stabilito che gli scarti e sovvalli derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati conferiti da AMA alla SAF spa di Colfelice, vengono abbancati a Colleferro, con l'esplicita indicazione che la discarica di Colle Fagiolara è asservita al fabbisogno dell'intero ATO di Roma, confermando quanto stabilito nel precedente provvedimento regionale (G07509, 11.6.2018), che ha individuato colle Fagiolara come sito per lo smaltimento degli scarti derivati dal trattamento dei rifiuti urbani di Roma e provincia.
Lo scorso anno è intervenuta l’Ordinanza del Sindaco del Comune di Colleferro (n.192, 1.12.2017) che ha ordinato lo spostamento dei tralicci situati all’interno del sito per far spazio ai rifiuti e l’esecuzione di interventi “urgenti” (erano stato richiesti fin dal 2009!) per la messa in sicurezza della discarica.

 

Questi provvedimenti erano preordinati alla riapertura della discarica e sono figli della Delibera della Giunta regionale (G11840, 14.10.2016) che ha dettato l’indirizzo politico e di programmazione in materia di gestione dei rifiuti: sopraelevazione della discarica di Colle Fagiolara da 280 a 287 metri sul livello del mare; autorizzazione a Lazio Ambiente spa a conferire oltre 24 mila tonnellate, 32 mila metri cubi, circa 300 tonnellate di rifiuti al giorno, di scarti del TMB della Rida Ambiente srl, in Latina, che raccoglie i rifiuti di Roma e provincia.

Regione Lazio e Comune di Colleferro, nonostante i proclami, continuano con una gestione dei rifiuti che vede la discarica come impianto per la chiusura del ciclo, senza una attendibile politica di prevenzione, che salvaguardi la qualità della vita e il benessere dei residenti, e misure concrete a tutela della salute pubblica.
Colleferro è nella realtà e per grandezza la Nuova Malagrotta, la prima discarica laziale.
Le conseguenze ormai non sono recuperabili e nel passaggio dalla vecchia alla nuova Amministrazione comunale la situazione non è migliorata, nonostante le narrazioni: colle Fagiolara resta il “tesoretto” anche di questa Giunta!
Al Comune vanno gli incassi, ai cittadini è stata restituita nocività, degrado e depauperamento delle risorse naturali, dentro e fuori i cancelli della discarica. Cittadini e lavoratori hanno chiesto il rispetto delle promesse elettorali, offerto e aspettato inutilmente dal Comune di Colleferro collaborazione e solidarietà nella difesa dei loro diritti.
Nessuna risposta peraltro è stata data alle recenti e frequenti segnalazioni che abbiamo inoltrato sui maleodori provenienti dalla discarica!
Abbiamo diffidato la Regione e impugnato al TAR del Lazio questi provvedimenti regionali, nei quali abbiamo posto in evidenza l’obbligo inottemperato di esibire le garanzie fideiussorie a favore della discarica.

 

Il Comune di Colleferro non intende chiedere la loro esibizione, nonostante la Determinazione regionale (G04202, 4.4.2017) per il Rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), subordini l’efficacia della stessa alla presentazione, entro e non oltre 90 giorni dalla data di notifica, dell’aggiornamento delle garanzie per la coltivazione del bacino di discarica, scadute il 9.7.2016.
Nel frattempo, dopo l’incendio del TMB salario e la paralisi della politica, che non trova una risposta al problema della gestione dei rifiuti si tenta, anche a livello governativo, di individuare una strada alternativa per affrontare la situazione, compreso lo smaltimento dei maggiori quantitativi di rifiuti prodotti nel periodo natalizio.
Va chiarito che fin da luglio scorso colle Fagiolara è stata indicata dalla Regione come discarica a servizio di Roma!
“Proprio l’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, ieri ha annunciato che Lazio Ambiente ha assicurato l’apertura domenicale della discarica di Colle Fagiolara (Colleferro). Oggi non servirà perché non c’è tempo per portare gli scarti, ma il 23 l’impianto sarà comunque a disposizione, in via eccezionale (Messaggero, 16/12/2018).
Stessa assicurazione dal Comune di Colleferro e da quello di Paliano?

 

Oggi intanto è stato raggiunto un accordo tra Lazio Ambiente spa, la società regionale che gestisce colle Fagiolara, e Rida Ambiente srl, che detiene il TMB di Aprilia, per trattare presso gli impianti di quust’ultima 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati, in aggiunta alle 100 già autorizzate.

Questo tipo di risposta alla nuova emergenza era prevedibile con certezza ed è stata da noi anticipata più volte.

Rappresentante CRC

 

 

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Ricorso al TAR discarica Colleferro. Esito

Discarica colleFagiolara incendio 350 260 minTAR: ESITO RICORSO SU DISCARICA COLLEFERRO

DALLA SOPRAELEVAZIONE ALL’AMPLIAMENTO

In merito al ricorso presentato dal Comitato residenti Colleferro, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (TAR), con ordinanza del 30 ottobre 2018 non ha accolto la richiesta di sospendere, in via cautelativa, il provvedimento della Regione Lazio (DR n. G07509, 11.06.2018), che ha individuato nella discarica di colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro, il sito dove conferire e smaltire gli scarti del trattamento dei rifiuti urbani (TMB) di Roma, della Provincia e, se necessario, di tutto il Lazio.

La riapertura è stata possibile dopo che Regione Lazio e Comune di Colleferro hanno concordato lo spostamento, ad agosto 2018, dei tralicci presenti nel sito della discarica, che occupavano una parte consistente delle volumetrie disponibili.

Il TAR non ha contestato i fatti rappresentati dal Comitato ma nel bilanciamento tra i contrapposti interessi ha ritenuto opportuno assicurare la continuità dei conferimenti presso la discarica di Colleferro. Decisa la fase cautelare, il processo proseguirà fino alla sentenza di merito, che auspichiamo venga pronunciata nei prossimi mesi.

Con il ricorso proposto, il Comitato residenti Colleferro ha voluto dare un segnale molto chiaro e preciso anche alle Amministrazioni locali che non si sono contrapposte in nessuna sede alla Regione, che ha "chiesto" al Comune, il quale ha accettato ben volentieri, di continuare a supplire alle sue carenze di pianificazione in materia di ciclo di gestione dei rifiuti.

La riapertura di colle Fagiolara porta con sé anche un’altra inaccettabile deroga al principio di autosufficienza impiantistica degli ATO (ambiti territoriali ottimale), in particolare per lo smaltimento dei rifiuti in discarica: ogni ATO deve possedere impianti di capacità sufficiente a soddisfare il fabbisogno del proprio territorio, come prevede il Piano Rifiuti ed il Testo Unico Ambientale.

L’Amministrazione comunale di Colleferro invece non si è opposta alla riapertura e ha assentito all’utilizzo delle volumetrie di colle Fagiolara per l’abbancamento degli scarti del trattamento dei rifiuti urbani prodotti a Roma e nella sua Provincia nonché nella Provincia di Latina e, ove occorra, anche con conferimenti da altri ATO.

Per opporsi concretamente alla riapertura della discarica sarebbe bastato che il Comune di Colleferro, in qualità di proprietario del sito, avesse chiesto “il versamento delle necessarie garanzie finanziarie”, come previsto nelle prescrizioni riportate nell'Autorizzazione Integrata Ambientale, nell'aggiornamento e nell'atto di rinnovo (AIA, LETT. F), n. G04202, 4.4. 2017). Infatti, in essa è previsto l’obbligo della presentazione delle garanzie finanziarie entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento stesso (le precedenti erano scadute il 9.7.2016), pena la “revoca” dell’autorizzazione stessa.

Il rinnovo dell’AIA subordina la sua efficacia alla presentazione, entro il termine suddetto, dell’aggiornamento delle garanzie finanziarie per la coltivazione del bacino di discarica, che nessun ente locale reclama, mentre per noi è stata materia di ricorso al TAR!

La giunta Zingaretti, che è al governo della regione dal 2013, ha accumulato anni di ritardi e inadempienze nell'approvazione del Nuovo Piano di gestione dei Rifiuti e oggi, d'intesa con i Comuni che lo sostengono, continua a scaricare le sue irresponsabilità, sugli abitanti della valle del Sacco, con la compiacenza dei Sindaci.

Colle Fagiolara è la prima discarica del Lazio e il suo ampliamento è di 590 mila mc, nemmeno 482.193 mc, come dichiarato dall’assessore Calamita, con gli abbancamenti che sono ripresi l'8 ottobre e con essi sono ritornati gli odori nauseabondi. Inutile la segnalazione alle Autorità competenti, in primis al Sindaco Sanna, le cui parole e rassicurazioni, solo un anno fa, si sono rivelate inconcludenti (https://www.casilinanews.it/57901/attualita/colleferro-sanna-calamita-coro-bene-chiarezza-sulla-questione-della-discarica.html).

Secondo la ricostruzione degli atti di cui disponiamo, emerge con chiarezza che l’intenzione del gestore della discarica (Lazio Ambiente spa) e del proprietario (Comune di Colleferro) non è la messa in sicurezza dei pendii e dei crinali, ma utilizzare la volumetria residua fino all’esaurimento completo dell’invaso, incassare il benefit per conseguire vantaggi di bilancio e non scontentare la Regione.

Ancora più esplicita è, a nostro parere, la volontà della Regione che, nella recente Deliberazione (26.10. 2018, n. 614) sulla “Individuazione di soluzioni di riconversione della tipologia di impiantistica di Lazio Ambiente S.p.A.” , lascia un ampio margine di manovra – se non interverranno fatti nuovi – ad una autorizzazione che scade ad aprile 2022.

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 15.11.2018

Contrada Fontana degli Angeli

00034 Colleferro – Roma

 

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La discarica di Cerreto è piena. Allarme del sindaco

discarica Roccasecca Snapseed 350 260Il sindaco di Roccasecca, scrive a Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare; Regione Lazio; Prefetto di Frosinon; Provincia di Frosinone; Roma Capitale; Sindaci dei Comuni della Provincia di Frosinon; Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Cassino

Oggetto: esaurimento volumetrie discarica MAD srl, loc. Cerreto, Roccasecca
Con la presente il Sindaco del Comune di Roccasecca, espone e comunica quanto segue:

1. La Regione Lazio, Area Valutazione Impatto Ambientale, con nota del 13.02.2018 (all.n.1) ha comunicato allo scrivente l’avvio del procedimento di VIA Valutazione Impatto Ambientale, registro progetti n.1/2018, per la proposta di ampliamento della discarica di rifiuti gestita dalla MAD srl e sita nel Comune di Roccasecca, Loc.Cerreto.
Tale ampliamento consiste nella sopraelevazione dei bacini n.2 e n.3, già esauriti, con il fine di aumentare la volumetria della discarica per complessivi 833.485 mc pari a circa 750.136,5 ton (0,9 ton/mc).
La richiesta di ampliamento è motivata dal prossimo esaurimento della capacità dell’impianto, stimato, previsto e dichiarato nella Relazione SNT di VIA presentata dalla stessa MAD srl, per i mesi di Aprile-Maggio 2018 (all.n.2, cfr cap.3) pur senza precisare le volumetrie residue.
Vale sottolineare che il termine di conclusione del procedimento di VIA è di complessivi 210 giorni dalla pubblicazione dell’avviso al pubblico (non ancora effettuato), come previsto dal DLgs.vo 152/2006, TU Ambiente.

2. Nel frattempo il Comune di Roccasecca ha appreso che fin dal Settembre 2017 la MAD srl aveva comunicato alla Regione Lazio ed alla Provincia di Frosinone (all.n.3) l’approssimarsi dell’esaurimento delle volumetrie per il conferimento dei rifiuti, in questa occasione stimandone la capacità residua in 179.647 mc (pari a circa 157.000 ton) ed il termine per il Marzo 2018.

In relazione alla capacità residua della discarica di loc.Cerreto, si segnala che dai MUD Modelli Unici Dichiarazione Ambientale presentati dalla MAD srl dal 2013 al 2016 (all.n.4) risulta:
-al 31.12.2013 la capacità residua di 940.000 mc, pari a circa 846.000 ton (0,9 ton/mc)
-al 31.12.2014 la capacità residua di 690.000 mc, pari a circa 621.000 ton (0,9 ton/mc)
-al 31.12.2015 la capacità residua di 465.000 mc, pari a circa 418.500 ton (0,9 ton/mc)
-al 31.12.2016 la capacità residua di 311.000 mc, pari a circa 279.900 ton (0,9 ton/mc).

3. Il rapido esaurimento delle volumetrie della discarica è conseguenza del conferimento di notevoli quantità di rifiuti provenienti da Comuni esterni alla Provincia di Frosinone ed all’ATO Ambito Territoriale Ottimale di Frosinone come definito dal Piano Gestione Rifiuti del Lazio, cap.7 (all.n.5), rifiuti che sono stati trattati presso l’impianto SAF spa di Colfelice ed i cui scarti, sovvalli e frazione organica stabilizzata, sono stati successivamente smaltiti presso al discarica di Roccasecca.
Infatti:

3.1 - Fin dal primo provvedimento autorizzativo del 28.11.2002, Ordinanza del Commissario Delegato all’emergenza n.2/2002 (all.n.6), l’impianto di Roccasecca è stato destinato al fabbisogno dei Comuni della Provincia di Frosinone, quale “discarica comprensoriale” per ricevere gli scarti e sovvalli provenienti dall’impianto di Colfelice (ora gestito dalla Società Ambiente Frosinone SAF spa), il quale a sua volta era ed è destinato al trattamento dei rifiuti indifferenziati prodotti dai Comuni della Provincia di Frosinone appartenenti all’ATO Frosinone.

I successivi provvedimenti di autorizzazione all’abbancamento dei rifiuti, sempre resi in regime emergenziale (per ben sei volte), hanno confermato la destinazione delle volumetrie al solo fabbisogno provinciale.
In particolare, con l’Ordinanza del Commissario Delegato all’Emergenza Ambientale nel Territorio della Regione Lazio n.13 del 24.06.2004 (all.n.7), allegato A, fu disposto che: “I rifiuti dovranno provenire esclusivamente da aziende o impianti operanti nella Provincia di Frosinone al fine di limitare al massimo la movimentazione dei rifiuti sul territorio regionale. Eventuali deroghe dovranno essere appositamente autorizzate”.

In seguito, con il Decreto del Commissario Delegato all’Emergenza Ambientale del Lazio n.23 del 22.02.2007 (all.n.8) era rilasciata Autorizzazione Integrata Ambientale AIA ex DLgs.vo 59/2005 in favore della MAD srl per l’esercizio dell’impianto di discarica di Roccasecca.
I presupposti per tale esercizio erano così definiti:

-l’esercizio della discarica consentirà di assicurare la continuità del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dai Comuni della Provincia di Frosinone, in quanto garantisce lo smaltimento dei sovvalli provenienti dall’impianto di selezione e trattamento di Colfelice;

-per quanto riguarda il nuovo ampliamento della discarica, costituito dal III invaso, i rifiuti che la società potrà accettare sono:
a) scarti e sovvalli provenienti dall’impianto di Colfelice gestito dalla SAF spa in misura del 50% delle volumetrie autorizzate e con codici CER 190501, 190503, 191212, 190599;
b) rifiuti speciali non pericolosi, assimilabili agli urbani, provenienti da operatori diversi da SAF nelle misura del 50% delle volumetrie autorizzate.

La riserva del 50% delle volumetrie per il soddisfacimento del fabbisogno dell’ATO di Frosinone è stata mantenuta nei successivi provvedimenti di autorizzazione:
-Determinazione n.C02099 del 03.09.2010, con autorizzazione per il Quarto Bacino (all.n.9);
-Determinazione n.G08166 del 15.07.2016, riesame di AIA (all.n.10).

3.2 – E’ avvenuto, però, che le quantità di conferimenti nella discarica di Roccasecca sono aumentate dalle circa 429 ton/giorno pari a circa 128mila ton/anno del 2012, alle 788 ton/giorno pari a quasi 240mila ton/anno del 2017.
Ciò è certificato dalla tabella dei conferimenti allegata dalla stessa MAD srl alla domanda di VIA di cui innanzi, Schede C e E5.1 (all.11) :

Parallelamente, negli anni dal 2012 e fino ad oggi, presso l’impianto SAF spa di Colfelice sono stati conferiti e trattati rifiuti urbani indifferenziati provenienti da Comuni ed ATO esterni a quello di Frosinone, in particolare da Roma Capitale per il tramite della sua società di gestione dei rifiuti AMA spa.
Ciò risulta non solo dai MUD della SAF spa degli anni dal 2012 in poi (all.n.12), ma per stessa ammissione del Presidente della medesima SAF spa il quale, nel corso dell’assemblea dei soci del 15 Gennaio u.s., ha presentato una relazione (all.n.13) contenente il seguente report con l’indicazione delle quantità e della provenienza dei rifiuti conferiti all’impianto di Colfelice, aggiornato al 30.11.2017:


Ad ulteriore conferma di ciò, dai MUD della SAF (all.n.12) spa risulta –ad esempio- che la società AMA spa ha conferito:
-nell’anno 2013, 27.447,94 ton CER 200301 Rifiuti Urbani Indifferenziati RIND;
-nell’anno 2015, 30.825,40 ton CER 200301 RIND;
-nell’anno 2016, 54.174,55 ton CER 200301 RIND.

Inoltre, è noto che dal 01 Gennaio 2018 AMA spa sta conferendo all’impianto di Colfelice circa 100 ton/giorno di rifiuti urbani indifferenziati provenienti sempre da Roma Capitale (all.n.14); l’iniziativa scaturisce dalla deliberazione dell’Assemblea dei Soci della SAF spa (società interamente partecipata dai Comuni della Provincia di Frosinone) con la quale è stato approvato un ordine del giorno (all.n.15) che consente all’impianto di Colfelice di continuare a trattare rifiuti urbani indifferenziati provenienti da Roma Capitale.

3.3 – Il trattamento presso l’impianto della SAF spa dei rifiuti urbani indifferenziati (CER 200301) provenienti da Comuni ed operatori esterni all’ATO di Frosinone, ha generato un flusso di scarti e sovvalli di decine di migliaia di tonnellate che sono state smaltite nella discarica della MAD srl accelerando in misura esponenziale l’esaurimento della capacità dell’impianto.
Inoltre, il conferimento dei suddetti scarti e sovvalli ha occupato le volumetrie destinate al fabbisogno dei Comuni della Provincia di Frosinone, in contrasto con il vigente Piano Gestione Rifiuti del Lazio che al Cap.7.2 (all.n.5) prescrive l’autosufficienza impiantistica degli ATO per lo smaltimento in discarica.

3.4 - Sulla base delle prescrizioni dell’Allegato A, Cap.10.2.4 del Decreto Commissariale n.15/2005 (all.16) che stabilisce le percentuali minime di produzione degli impianti TMB nonché le percentuali massime di scarti e sovvalli da smaltire in discarica, si possono stimare le quantità di rifiuti conferiti alla MAD srl –prodotte dal trattamento presso la SAF spa dei RIND di Comuni estranei all’ATO di Frosinone- che hanno occupato le volumetrie riservate ai Comuni della Provincia di Frosinone:

Volumetria destinata all’ATO di Frosinone al 31.12.2013 485.000 mc (50% di 970.000)
(MUD 2013 della MAD srl) 436.500 ton (0,9 t/mc)

Totale RIND provenienti da fuori ATO conferiti a SAF
(anni dal 2013 al 30.11.2017 – tabella Relazione Migliorelli) 439.274,97 ton

Percentuale massima di scarti, sovvalli e FO – 55%
(Cap.10.2.4, DC 15/2005)
Totale conferito in discarica da Comuni fuori ATO Frosinone 241.601,23 ton

Pertanto, le volumetrie di competenza dei Comuni della Provincia di Frosinone sono state destinate per oltre la metà al conferimento di rifiuti urbani trattati presso la SAF spa ma provenienti da ATO esterni, in particolare dall’ATO di Roma.
E’ del tutto evidente che, conseguentemente, la durata della capacità della discarica di Roccasecca è stata ridotta di diversi anni.
Inoltre, risulta compromessa la chiusura del ciclo dei rifiuti nell’ambito dell’ATO di Frosinone che invece risultava completamente autosufficiente come attestato dalla DGR 199/2016 (all.n.17) “Definizione del nuovo fabbisogno impiantistico della Regione Lazio”.

4. Lo stato di grave criticità nella gestione del ciclo dei rifiuti che si sta nuovamente e rapidamente concretizzandonella Provincia di Frosinone, nella Città Metropolitana di Roma Capitale e nell’intero territorio regionale, è diretta conseguenza anche dei ritardi nella programmazione del fabbisogno impiantistico regionale e nella realizzazione della discarica di servizio per Roma Capitale
Infatti:

4.1 - Con DGR n.199 del 22 Aprile 2016 (all.n.17) la Regione Lazio ha approvato la definizione del nuovo fabbisogno impiantistico regionale per la gestione del ciclo dei rifiuti, ottemperando con grave ritardo a quanto stabilito dalla DCR n.8 del 24 Luglio 2013 (all.n.18) che aveva revocato la parte del vigente Piano di Gestione dei Rifiuti contenente il precedente fabbisogno.
Nella relazione allegata alla DGR 199/2016 e parte integrante dello stesso:
a) viene rappresentata “l’esigenza di reperire volumetrie utili alle esigenze di smaltimento della frazione residua del trattamento dei rifiuti urbani. Tale insufficienza è quella maggiormente evidente nella rete degli impianti regionali”;
b) viene indicato che l’aumento delle volumetrie delle discariche esistenti è iniziativa inserita nella definizione del fabbisogno impiantistico come parte di questo, e pertanto quale elemento della pianificazione del settore rifiuti deve essere oggetto di VAS Valutazione Ambientale Strategica.

In esito al procedimento di verifica di assoggettabilità a VAS, la Direzione Territorio, Urbanistica e Mobilità con Determinazione 21 dicembre 2016, n. G15558 (all.n.19), conferma che la definizione del nuovo fabbisogno impiantistico contenuto nella DGR 199/2016 deve essere sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica.
Ad oltre un anno dall’emissione della Det. G15558/2016, la Regione Lazio non ha ancora provveduto ad avviare il procedimento di VAS, la cui durata è di 240 giorni come previsto dal DLgs.vo 152/2006.

4.2 -Nel Luglio 2016 l’Area Ciclo Rifiuti della Regione Lazio, nell’ambito dell’attuazione del fabbisogno impiantistico di cui alla DGR 199/2016 e di concerto con le Province del Lazio, ha avviato il procedimento ex Art.li 196, 197 e seguenti DLgs.vo 152/2006 per l’individuazione delle zone idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (all.n.20).
Tale procedimento riguarda in particolare l’Ambito Territoriale Ottimale di Roma poiché -come già segnalato- dalla DGR199/2016 risulta l’insufficienza impiantistica del medesimo Ambito per le volumetrie necessarie al conferimento in discarica degli scarti e sovvalli derivanti dal trattamento dei RSU indifferenziati prodotti da Roma Capitale.
A conferma di ciò, nelle audizioni svolte avanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei Rifiuti il 01.02.2017 ed il 15.03.2017, l’Assessore Buschini ed i rappresentanti degli Uffici Regionali hanno più volte sottolineato la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma Capitale per l’assenza di una discarica di servizio al suo territorio.
Vale ribadire che il vigente Piano Gestione Rifiuti approvato con DCR n.14/2012 al Cap.7.2 dispone l’obbligo dell’autosufficienza impiantistica per lo smaltimento dei rifiuti urbani (discariche) all’interno dei singoli ATO.
All’attualità, non risultano individuati il nuovo sito per la discarica necessaria ad assicurare l’autosufficienza dell’ATO di Roma, né sono stati avviati i relativi procedimenti autorizzativi.

Allo stesso modo, pur essendo noto fin dal Settembre 2017 lo stato di esaurimento delle volumetrie della discarica della MAD srl (all.n.3) né la Regione Lazio né l’Amministrazione Provinciale di Frosinone hanno avviato iniziative e procedimenti per individuare un nuovo sito a servizio dell’ATO di Frosinone.
*

In relazione a quanto esposto ed al contesto rappresentato dal quale emergono evidenti inadempienze da parte della Regione Lazio, della Provincia di Frosinone, della Città Metropolitana di Roma Capitale e di Roma Capitale, e laddove appare scontato il ricorso all’ennesimo provvedimento emergenziale ancora una volta finalizzato all’aumento delle volumetrie della discarica gestita dalla MAD srl, il Comune di Roccasecca, in persona del sindaco pro tempore:

1) fa istanza al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di esercitare le facoltà, i poteri e le competenze di cui alla Legge 349/1989, Art.8 comma 3, al fine di assicurare l’autosufficienza impiantistica dell’Ambito Territoriale Ottimale di Roma con l’individuazione e la messa in esercizio di un impianto di discarica di rifiuti urbani a servizio del medesimo ATO e di Roma Capitale;

2) fa istanza alla Regione Lazio, Direzione Risorse Idriche e Difesa Suolo, Area Ciclo Integrato dei Rifiuti di disporre la sospensione dei conferimenti presso la discarica gestita dalla MAD srl in Roccasecca, degli scarti e sovvalli prodotti dal trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati presso la SAF spa e provenienti da Comuni e soggetti esterni all’ATO di Frosinone;

3) fa istanza al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, nonché al Prefetto di Frosinone, affinchè sia convocato con estrema urgenza un Tavolo Tecnico con il fine di prevenire il verificarsi di situazioni emergenziali nella gestione del ciclo dei rifiuti nel territorio della Regione Lazio;

Il Sindaco
Avv.Giuseppe Sacco

Allegati:
1- Nota Regione Lazio, Area VIA, del 13.02.2018;
2-SNT della VIA della MAD srl;
3-Nota della Provincia di Frosinone prot.n.68415 del 21.09.2017;
4-Estratti MUD della MAD srl con indicazione volumetrie residue;
5-Estratto Piano Gestione Rifiuti Lazio, Cap.7;
6-Ordinanza del Commissario Delegato all’emergenza n.2/2002;
7-Ordinanza del Commissario Delegato all’Emergenza Ambientale Lazio n.13 del 24.06.2004;
8-Decreto del Commissario Delegato all’Emergenza Ambientale del Lazio n.23 del 22.02.2007;
9-Determinazione n.C02099 del 03.09.2010, con autorizzazione per il Quarto Bacino;
10-Determinazione n.G08166 del 15.07.2016, riesame di AIA;
11-Estratto Schede C e E5.1, allegate alla domanda di VIA;
12-Estratti MUD della SAF spa degli anni dal 2012 al 2016;
13-Relazione Presidente SAF per l’Assemblea dei Soci del 15.01.2018;
14-Comunicato Stampa Presidente SAF per accordo con AMA spa;
15-ODG approvato dall’Assemblea di Soci di SAF spa nell’assemblea del 15.01.2018;
16-Allegato A, Decreto Commissariale n.15/2005;
17-DGR 199/2016;
18-DCR n.8 del 24 Luglio 2013;
19-Determinazione 21 dicembre 2016, n. G15558;
20-Nota/Avviso Provincia di Frosinone prot.n.79207 del 05.08.2016.

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