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Discarica Colleferro: carta vince carta perde

AMBIENTE. COLLEFERRO

Quando si può considerare “chiusa” una discarica?

di Ina Camilli*
foto discarica Colleferro 390 minL’ultima udienza al Tar di Roma nei giorni scorsi ha posto fine alla controversia legale che, dallo scorso anno, abbiamo intrapreso nei confronti della Regione Lazio per superare le resistenze degli Uffici amministrativi di consentire l’accesso agli atti dei più importanti documenti riguardanti la gestione post mortem della discarica di colle Fagiolara.
Poiché non è stato possibile ottenere tutta la documentazione che avevamo richiesto e avendo la Regione Lazio consegnato quella che aveva disponibile, l’udienza si è conclusa con la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse da parte di questo Comitato, essendo chiaro che l'esito del giudizio non sarebbe stato di alcuna utilità.

Il Comune di Colleferro, da parte sua, non aveva dato riscontro alla nostra istanza, forse considerandola troppo rivoluzionaria, non rispettando un diritto garantito, che esclude il sindacato dell’Amministrazione sulla fondatezza della richiesta stessa.
Richiesta che nasceva dalla necessità di avere una più completa conoscenza dei provvedimenti concretamente adottati dalla Pubblica amministrazione e di verificare il quadro giuridico-amministrativo della discarica, in considerazioni delle contraddittorie dichiarazioni della Regione Lazio, del Comune di Colleferro e della società Lazio Ambiente spa sulla “chiusura” di colle Fagiolara e sulle operazioni di gestione.

Una discarica può essere “chiusa” con un lucchetto sindacale se manca l’atto amministrativo di cessazione definitiva di coltivazione del sito, se il piano di gestione operativa e post operativa, il piano di sicurezza e coordinamento e il piano di gestione finanziaria risalgono al 2008, quando fu approvato il progetto di riordino dell’intero sito?
La messa a disposizione di un apposito link peraltro non ha soddisfatto integralmente la nostra richiesta, perché non abbiamo riscontrato l’aggiornamento di tali documenti a fronte di una normativa che nel frattempo è cambiata, ha imposto nuovi obblighi, come è cambiata la morfologia della discarica, che è stata sopraelevata, aggravando lo stato di instabilità dei pendii. Va ricordato che il sito è stato sottoposto a sequestro nel 2019 per accertata violazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

La Regione ci ha informato che nel 2020 è stata autorizzata una modifica del capping relativa solo al 1° lotto della discarica.
Il piano di Monitoraggio e Controllo è fermo al 2011. La verifica di stabilità richiesta dal consulente tecnico è stata eseguita e quando? E il piano di ripristino ambientale?
In proposito, la Regione ha dato atto che non esiste un documento denominato "piano di ripristino ambientale", ma che sarebbe disponibile una documentazione di riferimento.
Gli interventi da eseguire per il ripristino ambientale sono previsti obbligatoriamente dal D.Lgs. n° 36/2003 a carico del gestorecomitatoresidenticolleferro 350 min - Lazio Ambiente spa - che devono essere effettuati per il recupero e la sistemazione dell'area della discarica a chiusura della stessa.
Tale piano prevede la destinazione d’uso futuro del sito, le operazioni per gestire i fenomeni di assestamento della massa dei rifiuti, la verifica della qualità delle acque, il monitoraggio sulle matrici ambientali e sulle emissioni, fino alla conclusione della fase post-operativa.
Chi doveva vigilare sulla sua adozione? Chi doveva chiedere le opportune garanzie finanziarie?

La richiesta alla Magistratura amministrativa si è rilevata l’unica strada percorribile per avere giudizialmente una risposta certa dalle Istituzioni pubbliche, che è mancata anche da parte del Comune di Colleferro. Sul reiterato silenzio di quest’ultimo abbiamo segnalato la situazione al Prefetto di Roma.
Una strada lunga che dimostra il profondo distacco tra i cittadini e le Istituzioni che dovrebbero collaborare anziché essere ostacolati ogni volta che chiedono di conoscere gli atti attraverso i quali si esprime la Pubblica amministrazione.
Si conclude così questo faticoso capitolo, ma per la discarica di colle Fagiolara si apre una nuova fase, che si presenta sotto false spoglie e si inserisce nella annosa gestione del ciclo dei rifiuti regionale, con i territori dell’ex provincia romana – Città metropolitana di Roma Capitale – destinatari prescelti di decisioni politiche scellerate, economicamente dannose per la salute pubblica, oltre che per le tasche dei contribuenti laziali.

Colleferro, 25.6.2022

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

 

 

 

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Discarica Colleferro: legalità e trasparenza è sempre S.O.S.

AMBIENTE COLLEFERRO

Regione Lazio e ricorso al Tar del Lazio

da Ina Camilli*
Colleferro foto discarica 2012 400 minDa anni, e non demordiamo, chiediamo al Comune di Colleferro e alla Regione Lazio di acquisire i documenti, dal 2008 ad oggi, sulla contaminazione storica del suolo, sottosuolo e acque sotterranee di colle Fagiolara, memori del fatto che nel 2014 era stato riscontrato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) delle suddette matrici ambientali, nonché l’atto amministrativo di chiusura definitiva del sito, i piani di gestione operativa, post-operativa, di ripristino ambientale, il piano di sorveglianza e controllo e la verifica di stabilità.
Abbiamo anche chiesto le più importanti relazione e verifiche sulla gestione e sul controllo della discarica, previste dalla normativa, ma quelle che ci hanno messa a disposizione sono tutte “datate”. Ci domandiamo con quale rigore sia stata gestita la discarica dalla società Lazio Ambiente spa se i documenti sono vecchi e non rispondenti ai dettami della normativa di settore, che ha subìto nel frattempo numerose modifiche legislative.
Il Comitato residenti Colleferro nel 2021 ha presentato ricorso al Tar del Lazio nei confronti della Regione che ha evaso la richiesta di accesso agli atti parzialmente, rendendo disponibili solo alcuni documenti, peraltro non aggiornati. Siamo in attesa che il procedimento instaurato davanti al Tar si concluda.

Comune di Colleferro e lo scarica barile
Le nostre istanze di accesso agli atti non sono state accolte e nessuno si è preoccupato di risolvere la questione quindi non abbiamo ricevuto la documentazione richiesta. Ci risulterebbe non redatto il rapporto sulla verifica di stabilità della discarica, sollecitata dalla Relazione tecnica del dottor Rizzo nel 2017, su incarico del Comune di Colleferro.

Solo tramite la risposta “concessa” ai Consiglieri comunali Sofi e Patrizi l’11.2.2022 dall’Assessore all’Ambiente, Calamita, abbiamo dedotto che tale verifica non sia stata eseguita, poiché sul punto si è rifiutato di rispondere. A distanza di anni, nulla risulta essere stato fatto in tal senso, nonostante il potenziale rischio di instabilità evidenziato nella citata relazione tecnica.
In Consiglio comunale l’Assessore è stato clemente e ha precisato che il progetto di capping e le relative indagini saranno realizzate da Lazio Ambiente spa e che il piano di gestione post-operativa è in via di aggiornamento autorizzativo.
Ha di fatto ammesso pudicamente che la discarica il 16 gennaio 2020 non è stata chiusa dalla Regione e questa ha ottemperato al pagamento delle due rate 2020 e 2021, circa 3 milioni di € a favore della società?
In Consiglio conferma che la gestione della discarica sarà affidata a Minerva (come è avvenuto) e che il materiale per livellare la gobba di cammello assunta dalla conformazione del sito di discarica sarà solo la terra – quindi siamo sicuri che non sarà la FOS, frazione organica stabilizzata, come preannunciato dalla Regione l’11.1.2020 - senza aggiungere informazioni più precise circa i tempi per il riempimento della “buca”, da circa 180 mila metri cubi, dopo oltre 2 anni.

Lo scorso 3 giugno il Sindaco Sanna ritorna sull’argomento e continua con gli annunci su FB ma scrive un’altra cosa, e cioè che “parte il post mortem della discarica chiusa”, come se fosse stato rilasciato il certificato di chiusura, ai sensi dell’art. 12 comma 2, del Dlgs n. 36/93. Sta dicendo che il progetto di chiusura è stato approvato? Sostanzialmente dichiarare la chiusura significa dire che il progetto è stato rispettato e che tra le tante cose è stata verificata la stabilità del sito?
Il giorno successivo i due Amministratori pubblicano un comunicato nel quale non pronunciano mai le parole “chiusura definitiva della discarica” e i toni sono molti diversi da quelli usati su FB. In sostanza scrivono che la discarica non è chiusa e che il progetto di chiusura deve ancora essere autorizzato.

Solo per precisazione: i 30 anni di gestione post mortem partono dal momento in cui finiscono le operazioni di chiusura, che ancora non sono autorizzate. La Regione benevolmente “garantirà le risorse economiche” che paghiamo noi cittadini e il Comune farà i profitti, ma “girerà” al consorzio Minerva (alias i Comuni soci) solo una parte e gli eventuali residui saranno impiegati a discrezione dall’Amministrazione colleferrina.

Si paventano sorprese sugli “eventuali utilizzi anche più importanti della sola copertura” della discarica, senza dire quali, forse non proprio il museo che era stato promesso, ma per ora non vogliamo ipotizzare altro. Su come colmare l’invaso per eliminare le due gobbe e sulle fideiussioni scadute continuano a non dire nulla. Delle garanzie finanziarie ce ne siamo preoccupati noi, presentando una denuncia alla Procura di Velletri.

Conclusione
Il Dlgs n. 36/2003, riguardante le discariche di rifiuti ed in particolare il recepimento delle collegate direttive europee, prevede che tra gli elaborati necessari per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di una discarica vi siano i piani che abbiamo detto in premessa.
Inoltre lo stesso decreto evidenzia la necessità di effettuare la verifica di stabilità anche nel corso della coltivazione della discarica.
La valutazione dei documenti progettuali disponibili e degli studi effettuati volti a definire lo spostamento della rete elettrica di alta tensione interna al sito, ha evidenziato, tra l’altro, le seguenti rilevanti carenze:
- rilascio autorizzazione AIA in assenza di documenti essenziali quali il piano di ripristino ambientale, piano di gestione post-chiusura, piano di sorveglianza e controllo post-operativa
- assenza di verifiche e controlli di stabilità, ai sensi del suddetto decreto ed anche a seguito di quanto evidenziato dal dott. Rizzo.

La ripartizione delle funzioni tra organi di governo politici e organi burocratici della Regione e del Comune non esonera ilcomitatoresidenticolleferro 350 min Sindaco Sanna dalla Sua responsabilità per aver dichiarato impropriamente “chiusa” la discarica di Colleferro, di competenza dell’Ente sovraordinato regionale. In realtà l’atto finale non è stato ancora adottato e addirittura ingenuamente l’Assessore Calamita preannuncia la richiesta di avvio del procedimento.

Il Sindaco non può ritenersi “liberato” dei Suoi doveri verso i cittadini e gli organi di giustizia amministrativa per mancata vigilanza e/o inosservanza delle prescrizioni dettate nelle autorizzazioni regionali, dato il suo ruolo di vertice dell’Amministrazione comunale e di Ufficiale di Governo, che ha il potere di emanare ordinanze contingibili e urgenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

E’mancata, a nostro avviso, volutamente l’integrale tutela della salute pubblica, l’osservanza della normativa di settore, la preservazione del paesaggio, la tutela e la salvaguardia della qualità ambientale e degli equilibri delle sue singole componenti, nonostante precise disposizioni in materia di governo del territorio. A corollario di tutto ciò assume una spiccata gravità il reclamo inascoltato di costituire l’Osservatorio ambientale e garantire una informazione diffusa, segno di una mancanza di democrazia e di trasparenza dell’agire amministrativo, prova tangibile di quanta poca cultura della legalità c’è in questo nostro Paese.

Colleferro, 10.6.2022

*Ina Camilli Rappresentante Comitato residenti Colleferro
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Discarica di Colleferro: tutto in alto mare

AMBIENTE INQUINAMENTO

Dopo quasi 2 anni dal blocco dei conferimenti siamo ancora in alto mare

Discarica Colleferro Ina 390 minAUDIZIONE CONGIUNTA
Si svolge oggi 26 novembre 2021 una importante audizione congiunta della X Commissione regionale Rifiuti, presieduta da Marco Cacciatore, con la VII Commissione Sanità, in modalità telematica, per discutere di “Morbilità e mortalità delle persone che vivono vicino alle discariche di rifiuti urbani: uno studio di gruppo su multisito”.
Il metodo partecipativo adottato per l’audizione conoscitiva è quasi sconosciuto in altri consessi politico-istituzionali, che applicano con rigore il criterio della selettività nella scelta discrezionale dei soggetti portatori di interessi territoriali diffusi.
La partecipazione di questo Comitato è dovuta sia al fatto che la discarica di Colleferro è stata ricompresa nel programma e nello studio residenziale Eras (2016, Dipartimento epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio), sia alle continue denunce per gli impatti sulla salute umana e sull’ecosistema dovuti alla esposizione dei residenti in aree inquinate.

DISCARICA DI COLLE FAGIOLARA
Sulla discarica di Colleferro la trasparenza istituzionale e l’informazione pubblica è prossima allo zero.
Il 15 gennaio 2020 siamo stati tutti favorevoli alla “sospensione dei conferimenti”, tuttavia riteniamo che la presunta “chiusura definitiva”, che non è mai stata approvata dalla Regione Lazio, sia stata conseguente all’evitabile spostamento dei tralicci con l’abbancamento di ulteriori centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ed alla scadenza del contratto tra il gestore, Lazio Ambiente spa, e il Comune di Colleferro.

A quasi 2 anni di distanza persiste un livello altissimo di pericolosità da inquinamento ambientale dovuto alla mancata attuazione del piano di gestione post-operativa (e il piano di monitoraggio e controllo?), obbligatorio per legge e che, seppur non pronto immediatamente, come sarebbe stato auspicabile, doveva essere avviato al massimo entro 6 mesi dal blocco dei conferimenti (giugno 2020).

Contestualmente alla sospensione, la Regione Lazio aveva ipotizzato una soluzione diversa dalla gestione post-operativa, che non portava alla chiusura definitiva della discarica, bensì al suo riempimento con la FOS (frazione organica stabilizzata, ossia “rifiuto speciale” proveniente dalla lavorazione di altro rifiuto).
La legge dichiara definitivamente chiusa una discarica solo dopo una specifica procedura amministrativa che abbia accertato: l’esaurimento delle volumetrie con atto regionale; l’esistenza di problematiche sanitarie e di sicurezza con provvedimento del Sindaco; la conformità della morfologia della discarica e, in particolare, la capacità di allontanamento delle acque meteoriche; l’ispezione finale del sito da parte della Regione e la valutazione di tutte le relazioni presentate dal gestore, al quale viene comunicata l’approvazione della chiusura.
Chiarito quindi che siamo ben lontani dalla chiusura definitiva, vediamo cosa è accaduto dalla fine dei conferimenti ad oggi (gennaio 2020-novembre 2021).

COMPOUND INDUSTRIALE
La Regione Lazio ha iscritto nel nuovo Piano rifiuti la realizzazione a Colleferro di “un innovativo compound industriale, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato” (250.000 ton/anno).
Della progettazione è stata incaricata proprio Lazio Ambiente spa, anche se, ad oggi, ancora nulla è dato sapere su questo miracoloso simil TMD di ultima generazione, in particolare sulla sua ubicazione, aspetto su cui il Sindaco Sanna ha contributo notevolmente a far salire la tensione.

Può dirsi verosimile l’ipotesi che, da un punto di vista tecnico, debba nascere nei pressi della discarica, necessitando di un impianto di servizio dove smaltire quel dichiarato “solo” 10% di indifferenziato che l’impiantistica moderna produrrebbe dalla lavorazione di tali rifiuti. La normativa consentirebbe di continuare ad abbancare questo scarto in discarica, poiché con l’apporto del “solo” 10% l’impianto non viene qualificato come “attivo”.
Ma non finisce qui: il famigerato compound industriale, oltre alla discarica di servizio, necessita di un mega-impianto a biogas (frazione liquida/umida).
Se l’obiettivo fosse questo, troverebbe giustificazione l’assenza e il ritardo di un vero e proprio piano di gestione post-operativa, che porterebbe alla definitiva chiusura della discarica.

PIANO POST OPERATIVO
La Regione Lazio, oltre al compound, ha reso noto che avrebbe elaborato il piano di gestione post-operativa della discarica insieme all’Università La Sapienza di Roma per la realizzazione di un progetto che prevede, in via sperimentale, l’utilizzo di terreno vegetale e FOS per la messa in sicurezza geotecnica dell’area della discarica per colmare gli spazi vuoti (disponibilità ancora presente in discarica) e per il capping.

Sono preventivati rilevanti introiti economici per Lazio Ambiente spa ed anche per il Comune di Colleferro.
Il piano non è partito e la società regionale ha addossato al Covid il ritardo ed il mancato, milionario, introito in bilancio.
Nel frattempo è stato “concesso” a Vailog per Amazon e Leroy Merlin, a poche decine di metri dalla discarica, di sbancare un’intera collina (terreno che, se avessero voluto, avrebbero potuto utilizzare per chiudere colle Fagiolara) e di effettuare perforazioni/pali e plinti di fondazione in un’area sottoposta a controlli e a tutela delle falde, soggette ad un potenziale peggioramento del livello di inquinamento.
Ad agosto di quest’anno, il collegato alla legge di stabilità approvato dal Consiglio regionale del Lazio ha concesso un contributo di € 2.000.000,00 (questa volta a favore del Comune di Colleferro, mentre nel 2018 la stessa somma era stata stanziata a beneficio di Lazio Ambiente spa, poi liquidata nel 2019 per il minore importo di circa 1.600.000,00). Stanziamenti eseguiti a quale titolo non è dato sapere.

LAZIO AMBIENTE SPA
Sempre nel collegato alla legge di stabilità, la Regione Lazio ha stabilito che la società deve concludere la sua dismissione entro il 31.12.2022.
La vita della società continua e Lazio Ambiente spa, nel suo sito, ha pubblicato un atto (Dispositivo Presidente C.d.A. n. 4 del 5/2/2021), da cui sembrerebbe che il piano di gestione non sia più idoneo e, di conseguenza, la dirigenza ha richiesto uno “studio di fattibilità tecnico ed economico e per la progettazione definitiva, per parte geotecnica, dell’adeguamento morfologico della discarica”, quantificato in 39.500,00 € (importo sottosoglia con affidamento esterno). Siamo punto a capo: si riparte da zero.

Così come non sappiamo (forse solo noi) se lo stanziamento pluriennale di 24 milioni di € che la Regione Lazio ha impegnato nel 2020 a favore di Lazio Ambiente spa per la gestione post-operativa della discarica sia solo sulla carta o se sarà effettivamente erogato. La prima trance non ci risulta sia stata liquidata.
Inoltre il collegato alla legge di stabilità, oltre alla messa in liquidazione della società in forte perdita, ha stabilito la cessione del ramo di azienda relativo alla discarica di Colle Fagiolara ad un nuovo gestore, individuato dal Comune di Colleferro. E’ una disposizione legittima? Il Comune indirà un bando di gara?

Il gestore della discarica è responsabile della gestione post-operativa per 30 anni e comunque almeno fino all’avvenuta “autorizzazione di chiusura”, successiva agli adempimenti del piano post-gestione.
L’attuale gestore, in passivo e in dismissione, ma pur sempre garantito per responsabilità dalla proprietà regionale, può passare il testimone al Comune di Colleferro? In virtù di quali competenze e fondi disponibili, può subentrare nella ricerca di un nuovo gestore per l’attuazione del piano post-operativo della discarica richiesto e validato dalla stessa Lazio Ambiente spa?

CONCLUSIONE
Rileviamo l’assenza di trasparenza nella procedura per l’attuazione del piano di post-gestione o comunque di interventi checomitatoresidenticolleferro 350 min scongiurino e limitino al massimo il danno ambientale in atto.
Sono quasi 2 anni che la discarica non riceve conferimenti, ma non ci risulta che le operazioni di capping o quanto meno di allontanamento delle acque meteoriche siano state avviate.
Per la gestione del biogas non abbiamo riscontri sulla ripresa del funzionamento dell’impianto di recupero.
Non c’è traccia di un progetto che assicuri la stabilità dei pendii e delle scarpate per i contenimenti interni. Resta poi da sapere quando e come si pensa di riempire la buca per eliminare la famosa “gobba di cammello” e chiudere l’impianto.
La discarica continua ad essere un rilevante pericolo di contaminazione per tutta l’area e per il fiume Sacco.
Riteniamo che non essendoci un piano di gestione post-operativo completo di monitoraggio ambientale, possiamo solo essere preoccupati dall’inerzia finora dimostrata da coloro che per legge ne hanno la responsabilità, unitamente a chi, istituzionalmente, è preposto alla tutela e salvaguardia dell’ambiente e della salute umana.
Colleferro, 26.11.2021

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
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Colleferro, Flash mob in discarica contro ipotesi riapertura

COLLEFERRO. AMBIENTE, INQUINAMENTO

Ina Camilli presenta questo Flash mob

DiscaricaColleFagiolara 370 minLa valle del Sacco con queste premesse continuerà ad essere sfruttata e inquinata.
Vincerà chi grida più forte.
I rifiuti a Colleferro no e a Roccasecca si?
Questo vogliono i nostri Sindaci, incapaci di sviluppare una visione territoriale che metta al centro la valle del Sacco e non il singolo campanile. (Ina Camilli)

 

da Casilinanews, 12 Giugno 2021:

Colleferro, Flash mob in discarica contro ipotesi riapertura. “Qui non passerà nessun camion”

Mattinata di protesta a Colleferro dove il movimento rifiutiamoli ha organizzato davanti i cancelli della discarica di Colle Fagiolara un flash mob per dimostrare a Roma Capitale e All’ama che l’ipotesi di riapertura ai conferimenti dei rifiuti di Roma non è una strada percorribile.

Il flash mob
“La proposta avanzata dall’amministratore di Ama Zaghis al prefetto di Roma qualche settimana fa non è un’opzione fattibile perché la discarica di Colleferro è ormai entrata nella fase del capping e della gestione post-mortem. È inutile parlare di metri cubi o di spazio rimanente perché con l’azione dimostrativa di oggi vogliamo comunicare ad Ama e al Campidoglio che i camion dei rifiuti qui non potranno transitare. Proprio come oggi, 12 giugno, troveranno il piazzale pieno di cittadini del territorio” ha dichiarato Alessandro Coltré del movimento rifiutiamoli aprendo la giornata di mobilitazione.

Nel rispetto delle normative covid i manifestanti hanno occupato simbolicamente l’entrata della discarica mettendo sui cancelli uno striscione con un divieto di transito per i compattatori dell’Ama. Presenti all’iniziativa molti primi cittadini della valle del Sacco tra cui i sindaci di Colleferro, Montelanico, Labico, Paliano, Valmontone, Cave, Rocca Massima, Gavignano, Olevano Romano, Segni e Carpineto Romano.

 

Il Sindaco Sanna: Nessuna ordinanza urgente potrà riaprire i cancelli
I sindaci del territorio sono qui per affermare che ogni soluzione ai problemi di Roma non può essere trovata fuori ai confini della capitale. Nessuna ordinanza urgente potrà riaprire questi cancelli. Oggi in rappresentanza ci sono comuni che fanno la raccolta differenziata e che stanno mettendo in campo percorsi di rigenerazione urbana e ecologica. Roma non ha alcuna scusa per non indicare un sito all’interno del Comune, ha dichiarato il Sindaco di Colleferro.

Durante gli interventi sindaci e movimento rifiutiamoli hanno fatto il punto sulle operazioni di capping. Il Sindaco ha comunicato che i lavori di copertura sono partiti e “l’obiettivo del comune è tornare a gestire Colle Fagiolara per seguire attivamente le operazioni di post mortem con i fondi impegnati dalla regione e con quelli accantonati da Lazio Ambiente”.

In prima linea, a sostenere un fermo “no” a questa eventualità, erano presenti le amministrazioni comunali di Paliano e Colleferro, rappresentate rispettivamente dal vicesindaco Valentina Adiutori e dal sindaco Pierluigi Sanna.

«Questa mattina – ha dichiarato il vicesindaco Valentina Adiutori – ci siamo riuniti in forma pacifica e civile qui davanti i cancelli della discarica di Colle Fagiolara per ribadire l’impegno comune di un intero territorio contro ogni possibile riapertura di questo sito. La discarica di Colle Fagiolara è chiusa da più di un anno e così deve restare, con un post mortem certo e vigilato. Riaprire la discarica per risolvere inadempienze altrui come la cronica crisi dei rifiuti di Roma è qualcosa che condanniamo e per la quale le istituzioni del territorio, le associazioni e i cittadini lotteranno senza esitazioni».

«Noi siamo un territorio che ha già pagato in termini di inquinamento e di salute dei cittadini, nei passati anni, i danni causati dalla discarica di Colle Fagiolara, aggravati dalla gestione miope del ciclo dei rifiuti di Roma. Non siamo più disposti a portare sulle nostre spalle gli effetti di scelte politiche incuranti dei diritti delle nostre comunità e avulse dai bisogni reali del nostro territorio. La discarica di Colle Fagiolara è stata chiusa ufficialmente nel gennaio del 2020 e una sua possibile riapertura per risolvere problemi di mala gestione altrui è per noi assolutamente da escludere in maniera categorica». Queste le parole del sindaco Domenico Alfieri.

Sul flash mob di stamattina, tuttavia, c’è chi ha avuto anche parole in qualche modo contrarie: clicca qui per leggere il pensiero di Ina Camilli, del Comitato Residenti Colleferro.

In merito al flash mob appena avvenuto a Colleferro, queste le parole di di Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro: “La richiesta del Campidoglio di utilizzare la discarica di Colle Fagiolara non poteva stare sul tavolo del Ministero e del Prefetto se il Sindaco Pierluigi Sanna avesse preteso un anno fa la chiusura vera del sito da parte della Regione Lazio“.

“È evidente, come ha detto lo stesso Sindaco, che senza un provvedimento definitivo di chiusura, ma con un lucchetto ‘qualcuno’ avrebbe chiesto di riaprirla. Ricordo che ci siamo opposti, anche con ricorsi al Tar del Lazio, contro la sopraelevazione di 7 metri della discarica, contro lo spostamento dei tralicci dentro il sito, contro la sua riapertura nel 2018 e contro la mancanza di trasparenza delle fideiussioni. Non ci siamo limitati a protestare. Ci siamo difesi e abbiamo chiesto giustizia".

 

 

 

 

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Oggi 2 Aprile '21 la discarica di Roccasecca non riceverà rifiuti

AMBIENTE e INQUINAMENTO

Una battaglia vinta, fuori casa e con gli arbitri dalla parte degli avversari

di Umberto Zimarri
Foto discarica Starnelle 2 350 minUna battaglia importante è stata vinta, fuori casa e con gli arbitri evidentemente schierati con la squadra avversaria. Ora è il momento di insistere, di ribadire le ragioni di un territorio che ha dato troppo e pagato ancor di più. La data è comunque significativa perché ribadisce, ancora una volta di più, che con la determinazione, la ragione e l’ostinazione anche i piccoli possono contrastare i grandi. Sabbia negli ingranaggi.

È davvero sconcertante parlare ancora della possibilità di ulteriori ampliamenti: non basta la cronaca di questi giorni che al netto dell’inchiesta giudiziaria fa emergere un quadro drammatico e non sono bastate le relazioni dell’Arpa e del Cnr che nel corso degli anni hanno evidenziato ripetutamente i superamenti dei valori di soglia stabiliti dalle normative. Siamo, ancora qui, perché la politica, provinciale e regionale, ha deciso di sacrificare un fazzoletto di terra non prendendo le decisioni adeguate. Ci sarebbe una parola chiave: programmazione, ma evidentemente nella stanza dei bottoni non si è voluta seguire questa strada (ed ognuno scelga la sua motivazione su questo punto). Amaramente è questa la realtà che abbiamo vissuto per venti anni e pretendiamo di non dover vivere per i prossimi.
I Problemi di Roma Capitale e l’inefficienza del ciclo dei rifiuti provinciale. Da queste due considerazioni dobbiamo partire per effettuare una riflessione pragmatica sulla situazione che stiamo vivendo ma soprattutto per scongiurare l’apertura di un nuovo bacino di Discarica. Il famigerato V bacino.

Ma Cosa significa V bacino, in parole semplici?

A livello di superficie si tratta di uno spazio di 31.567 metri quadri, praticamente 3 campi di calcio. Sono previsti cinque lotti di discarica. Il volume complessivo è, invece, uguale a 592.021 metri cubi. Il Piano Regionale dei rifiuti redatto nell’agosto del 2020, come evidenziato nella V.I.A, stima il fabbisogno della Provincia di Frosinone, fino al 2025, in 200.000 tonnellate. Se vengono autorizzati 592.021 metri cubi e la provincia di Frosinone necessità di 200.000 tonnellate la differenza evidentemente verrà occupata dai rifiuti fuori provincia e provenienti dalle bonifiche del territorio.
La possibilità che Roma individui una discarica di servizio con le elezioni alle porte è probabile come la neve a Ferragosto.
Nel medio-lungo periodo la strada da seguire è tracciata: aumento delle percentuali di raccolta differenziata, a Roma ed in Provincia, compostaggio domestico e biodigestori per trattare l’umido, fabbriche per il riciclo, efficientamento dei TMB, in modo da mandare in discarica il minimo possibile e da incenerire ancora meno. Un ciclo in cui il pubblico non sia spettatore pagante ma protagonista efficiente. Un progetto di economia circolare serio, strutturato, pensato bene e realizzato nella stessa maniera che deve tendere a rifiuti zero. Da ecologista e progressista pretendo questo.
Ma cosa fare nel breve?
Nel breve periodo, fin quando non si metterà mano seriamente a questa situazione, dobbiamo pretendere che i nostri rifiuti vengano trattati fuori dal nostro territorio. Per anni lo abbiamo fatto noi, ora è tempo che qualcuno ricambi il favore. È oggettivamente il minimo.

Umberto Zimarri - Consigliere Comunale di San Giovanni Incarico e Ufficio di Presidenza Green Italia

 

 

 

 

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Cittadini per l'ambiente: 20 anni fa, salvarono Varcatora

 Storie del Frusinate

Valcatora per l’intera Valle dell’Amaseno è un patrimonio naturale, artistico ed archeologico da salvaguardare

di Augusto Anticoli
terreno discarica Valcatora 360 min1Sono trascorsi venti anni dalla vicenda discarica a Varcatora di Giuliano di Roma, che tenne banco sulle pagine della stampa locale e nazionale, nonchè tv e tutti gli organi mediatici. La storia ebbe di fatto un impatto importante sulla popolazione del territorio, scuotendo le coscenze anche dei politici locali in contrasto con i dirimpettai provinciali e regionali, di ogni schieramento partitico, una parte dei quali, aveva scelleratamente avvallato l’approvazione della discarica in un luogo dove non si poteva, come poi ampiamente dimostrato. Un doveroso pensiero al ricordo di un grande politico del nostro territorio, nonchè eroe di guerra, l’indimenticabile Giuseppe Luzi, che fu tra i più strenui oppositori del progetto discarica. Con il suo esempio diede una scossa mobilitando tutti i colleghi, chiamati a raccolta per scongiurare lo scempio ecologico della vallata. Mi disse in un impeto di rabbia e passione: “vedo troppo lassismo e gente che pensa al proprio tornaconto, credendo a futili promesse di contributi economici per bilanciare il fardello della discarica nella nostra vallata. Così non è e non sara!”.

Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 2000, allorquando venne individuato in un terreno di otto ettari in localitàValcatora presidio giorno 390 min Varcatora, situata nel comune di Giuliano di Roma, la sede definitiva di una discarica di sovvali (rifiuti inerti lavorati) di prima categoria. A suo tempo seguimmo dettagliatamente la storia - pubblicando tutte le notizie della stampa locale e nazionale in un archivio da consultare – sul sito internet: www.villasantostefano.com.

Rileggendo attentamente gli articoli giornalistici ognuno può trarne le conseguenze conclusive, ovvero che sarebbe stato obbrobrio ambientale! La relazione tecnica del geologo, dottor Massimo Pietrantoni, nipote di zi Peppe Luzi, dimostrò l’inadeguatezza del progetto discarica. Infatti, i primi di aprile 2003, accadde che la direzione generale dell’Assessorato all’Ambiente Regione Lazio, firmò il decreto che escludeva per sempre l’installazione di una discarica nel territorio di Giuliano di Roma con le seguenti motivazioni: il progetto non è coerente con il piano dei rifiuti della Regione Lazio in ordine alla distanza da rispettare dai centri abitati, che non deve essere inferiore ai 1500 metri e a 700 metri da case sparse; l’area ricade nella zona di rispetto della captazione idrica di volga; l’area ricade in prossimità di siti di importanza comunitaria; l’area è sotto procedura d’opposizione di vincolo richiesto dalla XXI° Comunità Montana per la protezione del sistema carsico "Grotta degli Ausi".

Sono stati mesi di "passione", ricordiamo il sit-in permanente di protesta dei residenti e dei cittadini di Giuliano diValcatora presidio notte 390 min Roma (con il contributo solidale degli abitanti dei paesi limitrofi) i quali, con il picchettaggio del terreno, hanno ostacolato la realizzazione della discarica. I cittadini dei paesi vicini, lodarono il senso di solidarietà, la compattezza e l’unione d’intenti dimostrata nell’occasione specifica dal popolo giulianese: prerogative caratteristiche da additare ad esempio! "Solo i giulianesi potevano riuscirci!". Questa la frase ricorrente, in riferimento alla vicenda. Infine, una grande e calorosa riconoscenza al merito del Comitato Antidiscarica, i cosiddetti "Eroi di Varcatora": mai definizione fu più appropriata, che promossero tantissime iniziative, come la Via Crucis, il blocco pacifico della superstrada, tutte efficaci alla bisogna. La popolazione del nostro territorio ha dimostrato di avere a cuore la tutela dell’ambiente naturale che ci circonda: per se stessa e per le future generazioni! Una società sviluppata in armonia con un’habitat ecosostenibile rappresenta certamente un modello da perseguire!

Valcatora, rappresenta per l’intera Valle dell’Amaseno, un patrimonio naturale, artistico ed archeologico da salvaguardare. In taleValcatora zi Peppe Luzi 350 min ottica, si inquadra la lodevole iniziativa promossa il 21, 22 e 23 marzo dall’Associazione Culturale "La Valcatora", con il patrocinio del Comune di Giuliano di Roma e della XXI Comunità Montana di Villa Santo Stefano. La manifestazione, (Risveglio di primavera, prima festa di primavera a Valcatora ), si è articolata nel corso di tre giorni, con eventi di carattere culturale e gastronomico, alternati a spettacoli, giochi e svaghi, all’insegna del rapporto sempre più stretto tra l’uomo e l’ambiente.
Ringraziamo, per l’impegno politico profuso a contrastare il pericolo discarica, tutte le persone dei comuni della valle: di Giuliano di Roma, Villa Santo Stefano, Prossedi ed Amaseno.
I cittadini di Villa (nonostante lo spirito campanilistico esistente, che ovunque contraddistingue paesi vicini) hanno lodato il senso di solidarietà, la compattezza e l’unione d’intenti dimostrata nell’occasione specifica dal popolo giulianese: prerogative caratteristiche da additare ad esempio. "Solo i giulianesi potevano riuscirci". Questa la frase ricorrente, in riferimento alla vicenda. Infine, una grande e calorosa riconoscenza al merito del Comitato Antidiscarica, i cosiddetti "Eroi di Valcatora": mai definizione fu più appropriata. Hanno promosso tantissime iniziative, tutte efficaci.

5 aprile 2003

 

 

 

elicottero 2 600 min 1

 Valcatora, oggi. Ospita un grande impianto fotovoltaico. Riprese aeree di Paolo Di Girolamo. Per questa foto UNOeTRE.it ringrazia Paolo Di Giroilamo e Marcello Orsini

 

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Quale atto ha “chiuso” la discarica di Colleferro?

Ambiente Inquinamento

Per quale motivo dopo un anno l’invaso non è stato colmato?

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 260Nella fredda mattina del 16 gennaio 2020 si sono svolti i festeggiamenti per la “chiusura” di colle Fagiolara, luogo simbolo delle lotte ambientali degli ultimi anni. Sul grande palco i Sindaci, con il coinvolgimento della responsabilità del contesto sociale.
Assenti gli antagonisti, che hanno partecipato alla manifestazione civica dell’11 gennaio, promossa dal Comitato residenti Colleferro per chiedere, contro tatticismi e ambiguità, chiarezza e coerenza sulle problematiche ambientali: opposizione al nuovo piano rifiuti regionale, agli impianti per il trattamento dei rifiuti del consorzio Minerva, al compound industriale, alla sospetta interdizione al conferimento dei rifiuti in discarica prima dell’esaurimento dei volumi autorizzati, senza aver realizzato il sacro “panettone”, alla gestione a norma e chiusura “vera” di colle Fagiolara.

Al 31 dicembre 2019, come sanno i nostri Amministratori, la capacità residua dei rifiuti da smaltire nel sito è di circa 300mila mc/250mila ton. Come può la discarica chiudere in sicurezza se l’invaso non ha raggiunto la sommità tra le due colline laterali? (https://www.isprambiente.gov.it/files2020/pubblicazioni/rapporti/rapportorifiutiurbani_ed-2020_n-331-1.pdf, pag. 504).
Proprio il giorno della manifestazione il Comitato ha reso pubblico il comunicato della Regione Lazio che ipotizza di far entrare a colle Fagiolara rifiuti speciali (FOS, frazione organica stabilizzata), stimati in circa 10.000.000,00 €, in netto contrasto con le parole dei Sindaci. Vogliamo sapere per quale motivo dopo un anno l’invaso non è stato colmato (ovviamente con terreno a norma).
Poca trasparenza anche dei passaggi procedurali che possano dare effettività alla “chiusura” e alla responsabilità del soggetto abilitato a provvedervi, la Regione, con atto formale e definitivo (Dlgs.vo 36/2003), non il Comune con un lucchetto.
Nessuno, tra gli amministratori, fa mistero che dopo averlo chiuso a chiave - come dimostrano gli atti adottati – il cancello possa essere riaperto, ipotesi che contrasteremmo con ogni mezzo.
Lo hanno deciso la Regione e il Comune il 2 ottobre 2018 (Determinazione regionale n. G12290).
Lo scrive la Regione nella lettera di risposta al Ministero dell’Ambiente il 10 gennaio 2020.
Lo delibera la Giunta comunale il 15 gennaio 2020.
Lo ribadisce il 16 gennaio 2020 il Sindaco Sanna, con la dichiarazione: “Colleferro dice no a ulteriori conferimenti di rifiuti nella discarica, dopo la chiusura”.

Era quindi noto che il limite all’abbancamento e la durata dell’attività del sito al 31 dicembre 2019 (poi prorogata al 15 gennaio 2020) era stata decisa dalla Regione due anni prima, d’intesa tra Comune e Lazio Ambiente spa, con la Determinazione regionale sulla tariffa di conferimento presso colle Fagiolara (2 ottobre 2018, n. G12290).

L’ipotesi poi di ulteriori conferimenti, inopinatamente, viene anticipata il 10 gennaio 2020 dalla Regione nella lettera di risposta al Ministero, come riporta la nota pubblicata dalla stampa. La Regione scrive che quel sito di provincia continua a restare “a supporto del ciclo dei rifiuti di Roma”. Gli Amministratori colleferrini non reagiscono, non protestano e “basta monnezza della Capitale!” si rivela per quello che è: uno slogan.

La Regione - prosegue la lettera - sta valutando la possibilità di effettuare non più operazioni di smaltimento ma di recupero della FOS, attivando a tale scopo un Tavolo con le autorità competenti (Città Metropolitana e Arpa). Della riunione è stata redatto un verbale, che dopo un anno non siamo ancora riusciti ad acquisire.

La delibera della Giunta comunale del 15 gennaio 2020, n. 5, dal titolo volutamente fuorviante, “Chiusura della discarica di colle Fagiolara”, nel limitarsi a confermare che la data di scadenza del contratto di gestione della discarica da parte di Lazio Ambiente spa è fissata al 31 dicembre 2019 (prorogata di 15 giorni) pone a carico della società un serie di adempimenti ordinari: “A far data dal 16.1.2020, nelle more della definitiva formalizzazione di un nuovo rapporto contrattuale avente ad oggetto la regolamentazione della successiva fase di capping e gestione post operativa, la Società dovrà cessare l’accettazione dei conferimenti di rifiuti smaltiti in discarica e limitarsi a garantire l’attività di manutenzione ordinaria della stessa, ossia le operazioni di raccolta e smaltimento del percolato, di gestione del biogas, di guardiania e quant’altro rientri nella gestione ordinaria dell’impianto”.

Dunque il sito è “chiuso” solo allo smaltimento di rifiuti correlati ai codici autorizzati (non ad altra tipologia di scarti); Lazio Ambiente spa deve provvedere alla gestione del sito ai soli fini della manutenzione ordinaria e a garanzia dei presidi ambientali; il progetto di capping e piano di gestione post operativa deve essere aggiornato entro 6 mesi (ovvero entro il 15 luglio 2020!), in attesa che tali attività siano trasferite al consorzio Minerva, secondo l’accordo datoriale con le parti sociali dello scorso anno. E’ lecito concludere che il piano di chiusura attualizzato, che reclamiamo, non c’era e non c’è.

La dichiarazione del Sindaco Sanna “Colleferro dice no a ulteriori conferimenti di rifiuti nella discarica, dopo la chiusura” è un ossimoro: o è chiusa o è aperta. Sanna poi teme che “qualcuno” possa pensare di far entrare ancora rifiuti nella discarica, per esempio FOS? “Qualcuno” chi, se non la Regione Lazio? Se volesse saperlo, potrebbe interrogare la Regione.
Tutta la retorica dei festeggiamenti legati alla “chiusura” altro non era che l’utilizzo artificioso dell’obbligo di rispettare un adempimento contrattuale, concluso tra Regione, Lazio Ambiente spa e Comune. Quindi alla scadenza del contratto – il 16 gennaio 2020 - il sito è stato riconsegnato al suo proprietario, l’Amministrazione comunale, e il Sindaco diligente ha chiuso il cancello, mentre l’impianto è rimasto nella disponibilità della società, che continua la gestione ordinaria (con quale contratto, ci domandiamo, se quello in essere è scaduto?)

Non solo aver rispettato un obbligo contrattuale è stato artatamente presentato come una vittoria ma il comportamento degli amministratori pubblici non ha contribuito a rendere più chiaro e trasparente l’iter successivo e il possibile scenario post “chiusura” vera della discarica.In questa situazione il Comune di Colleferro avrebbe potuto usare la stessa risolutezza dell’Amministrazione di Genazzano che ha votato una mozione dell’opposizione favorevole alla chiusura definitiva della discarica rendendola indisponibile anche come sito di servizio per qualsivoglia attività collegata ad impianti industriali di trattamento di rifiuti, escludendo sia la FOS sia il suo futuro uso da parte del compound.

Dopo un anno quali passi avanti sono stati fatti per la vera chiusura della discarica? Il Comune di Colleferro deve garantire che non arriverà FOS e deve rendere pubblico l’atto regionale di chiusura finale del sito. Chi ha dubbi chieda risposte alla Regione Lazio e al Comune di Colleferro.

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli 00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

 

 

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Discarica di Cerreto: il governo concede ancora  un "via" libera

Ambiente. inquinamento, salute

Siamo tutti nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot"?

di Umberto Zimarri
discarica cerreto 350 260Ci ho messo un po' a scrivere questo stato, ad elaborare, a far sbollire la rabbia e la delusione che comunque restano elevate. Domenica 18 ottobre, La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha "deliberato il superamento del dissenso del Mibact, manifestato nel corso del procedimento di valutazione di impatto ambientale per la discarica di Roccasecca".

Per la terza volta in meno di due anni il Governo è stato chiamato ad esprimere un parere sulla Discarica di Cerreto, per tre volte, ovviamente, non c'è stato alcun problema ad andare incontro alle richieste di ampliamento avanzate dalla Regione Lazio (due volte per il IV bacino, ora per la costruzione del V). E' bene sottolineare che parliamo di governi di colore diverso, prima giallo-verde ora giallo-rosso.

La vicenda per la costruzione del V bacino dura dall'autunno del 2015. Ricordo ancora perfettamente la telefonata di Fabrizio Di Cioccio per avvisarmi di questo sciagurato progetto.
Ho seguito il procedimento personalmente dalla prima conferenza di servizi ed in ogni occasione utile ho cercato di evidenziare tutte le criticità evidenti di quel progetto. Progetto che per dimensioni è estremamente più impattante della "montagna" che abbiamo visto crescere recentemente.
Ci sono state manifestazioni (sempre grato a chi non ha mai rinunciato alla lotta), sono state presentate 3 interrogazioni parlamentari (1 nella passata legislatura, grazie ad Andrea Maestri, e 2 in questa, grazie a
Rossella Muroni) a cui nessun Ministro dell'Ambiente ha risposto, ci sono stati momenti di sensibilizzazione, c'è stata un'azione encomiabile, a mio avviso,del Sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco e dell'instancabile, Tommasino Marsella, ma quello che oggi viene certificato è che la Politica, nella sua massima espressione, ha deciso e deliberato che le regole non sono uguali per tutti.

Perché questo viene certificato: il diritto cede il passo alle logiche politiche. Il pesce grande mangia il pesce più piccolo in un darwinismo politico che produce rabbia e sgomento. Il Ministero dei Beni Culturali che smentisce le opposizioni che i suoi funzionari avevano evidenziato.
Il fallimento politico nella gestione dei rifiuti della capitale che viene scontato in Provincia, dove gli occhi dei grandi giornali e telegiornali non arriva. La polvere sotto il tappetto, o meglio i rifiuti un po' dovunque. La costruzione di un Monopolio Privato in un ambito strategico.

Tutto questo avviene nel momento storico in cui tutti i cittadini dovrebbero essere rassicurati e rappresentati dalle Istituzioni.
Sicuramente continuerà la battaglia legale, continuerà la battaglia giocata sui cavilli, come giusto e doveroso che sia, ma quello che appare evidente è la sconfitta della Politica, delle istituzioni e dei rappresentanti locali in Parlamento incapaci di difendere il Territorio, per alcuni di essi c'è stato menefreghismo, per altri semplicemente mancanza di peso specifico.

Per chi pensa che la Politica sia qualcosa di serio avente lo scopo di rappresentare il popolo ed il territorio, è l'ennesima amara sconfitta.
Chi si aspetta una Politica, al passo con i tempi, capace di rendere l'economia circolare un fatto concreto e non un slogan per riempire i giornali, ormai rischia di ritrovarsi nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot".

 

 

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Ceccano. Il caso Anime Sante

Dai Comuni. Ceccano

Se il buongiorno si vede dal mattino beh... a Ceccano ci saranno giorni di buio pesto!!!

discarica incendio minMaggioranza comunale e PD regionale da qualche giorno si stanno azzuffando in merito allo stralcio, chiesto dai tecnici regionali, dalla bonifica della discarica posta nella “ex cava pietrisco Anime Sante”.

Presi alla sprovvista dalla notizia, eravamo al convegno di Colleferro, ed in presenza di tutti i tecnici regionali abbiamo chiesto di intervenire nel merito della questione chiedendo chiarimenti. Ora, però impegnandoci per quanto ci riguarda affinché la Regione tenga fede agli impegni presi di provvedere con fondi appositi alla bonifica dell’ ex cava, ci corre l’obbligo di stigmatizzare il comportamento dell’Assessore all’Ambiente di Ceccano, che con fare da banditore di piazza ha innescato una sterile e puerile polemica politica, tesa alla sola propaganda e non alla comprensione e risoluzione del problema.

L’Assessore, grande assente al convegno organizzato dalla Regione Lazio a Colleferro il 10 ottobre scorso, dov’era stato invitato, ha perso l’occasione di interloquire con i tecnici regionali e comprendere che il comune stesso, in precedenza, ha compiuto un macroscopico errore inserendo la ex cava nel piano di bonifica del S.I.N.

Un errore? Una furbata? Non è chiaro ma di certo l’operazione d’ inserimento della cava era sbagliata per due semplici motivi: il primo banale, il sito in questione era ed è fuori dalla perimetrazione del S.I.N. fatto per altro noto alla passata amministrazione, visto che il Sindaco Caligiore, allora non ancora sfiduciato, aveva avallato e concordato il documento della perimetrazione stessa; il secondo, e questo avrebbe dovuto essere noto almeno ai tecnici del comune, gli impianti di discarica sono esclusi dal S.I.N., come da accordo di programma ministero Ambiente/Regione Lazio(ADP).

Cè ne per tutti dunque. Per il rieletto Sindaco che a cuor leggero ha assegnato responsabilità di assessorato a cotanto manager; per l’Assessore che oltre a non leggere, come sarebbe suo dovere, le “carte”, non è in grado neanche di dirigere i propri collaboratori, smentendo il vecchio detto popolare che recita «…e chi non sa far niente dirige».

Come conseguenza di tanto pressapochismo mostrato prima, durante e dopo le fasi di redazione dell’ ADP non sono intervenuti, e poi facendo solo polemiche strumentali, hanno dato fiato alla fanfara della denuncia di presunti atti discriminatori da parte della Regione.

La stessa Regione ed i suoi funzionari sono responsabili di tante cose come puntualmente denunciamo da anni come militanti dei Movimenti Ambientalisti, accusarli della propria incompetenza e leggerezza è pura cialtroneria che, tra l’altro, rischia di mettere in cattiva luce la Nostra comunità mal governata e dare alla Regione ed ai suoi tecnici la maglia dell’ immacolata innocenza.
Comunque come al solito a perderci saranno i cittadini.

A proposito dei tecnici regionali, nel convegno di sabato 10 ottobre hanno avuto modo non solo di smentire l’Assessore all’ambiente, ma anche di bacchettarlo dichiarando in assemblea che se Ceccano continua a non rispondere alle richieste degli uffici regionali competenti, in merito a ragguagli tecnici e documentali relativi alla ex fabbrica Annunziata, potrebbe rischiare di perdere anche il treno regionale dei finanziamenti per la bonifica della stessa, questa si, ricadente all’ interno della perimetrazione del S.I.N.

Attendiamo con fiducia e non poca preoccupazione in quanto, a cornice dello spiacevole equivoco, i funzionari regionali hanno chiesto ai Ceccanesi presenti se Giunta, Assessore e tecnici leggono i documenti e la corrispondenza. A dire il vero noi pieni di pudore non abbiamo risposto. Ci vergognavamo a dire che nella Giunta Ceccanese ancora oggi c’è gente che i libri, e forse anche i documenti, li brucia.

Ufficio Stampa coalizione “Il Coraggiodi Cambiare”

 

 

 

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Chi paga la discarica di Colleferro?

Discarica Colleferro 24 milioni di €: li pagano tutti i cittadini della Regione Lazio

comitatoresidenticolleferro 350 260Lo scorso 19.5.2020 la Regione Lazio ha impegnato 24 milioni di € nel proprio bilancio pluriennale 2020-2023 per la copertura delle attività di gestione del post mortem della discarica di colle Fagiolara, a Colleferro, a favore della sua partecipata Lazio Ambiente spa. I fondi sono così ripartiti: 2020 € 1.994.585,85; 2021 € 1.000.000,00; 2022 € 8.000.000,00; 2023 € 13.005.414,15 (cfr. DR 19.5.2020, G05985, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo Rifiuti).
Una operazione come questa solleva quesiti importanti per cui riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere i fatti. In base a quale valutazione la Regione mette a disposizione queste risorse, prelevate dalle casse pubbliche, quando invece l’esborso deve essere a carico di Lazio Ambiente spa, gestore della discarica? Che fine hanno fatto i soldi che il gestore aveva l’obbligo di accantonare per legge dal primo giorno di attività? Oppure la dirigenza della società ha provocato il “buco” del post mortem?

Primo punto: insabbiare le responsabilità, offrire guadagni e poltrone dirigenziali.

La nostra posizione è chiara e forte su questo punto, perché si basa sulla legge e rispetta davvero i cittadini: la Regione non può e non deve farsi carico delle somme necessarie per il post mortem e per il capping della discarica. Anche la giurisprudenza è dalla nostra parte: tale esborso è a carico del gestore di colle Fagiolara - Lazio Ambiente spa - che negli anni ha incassato i proventi del ristoro pagato per conferire i rifiuti.
Invece cosa sta accadendo? I costi di gestione del post mortem - circa 30 milioni di € - vengono trasferiti da Lazio Ambiente spa alla Regione, senza alcuna uscita finanziaria per la società, che quindi può essere messa sul mercato, accollando il pesante debito alla fiscalità generale, ovvero ai cittadini.
La Regione autorizza, con un suo atto unilaterale, l’impegno di spesa e lo iscrive in bilancio ma non è una erogazione di fondi, bensì una prenotazione non ancora esecutiva e disponibile, su cui si raccontano leggende metropolitane da parte del Comune di Colleferro: all’inizio del 2019 il Sindaco di Colleferro Sanna dava per certo lo stanziamento di 2 milioni di € per il post mortem e ha provato a farci credere che i fondi sarebbero stati sbloccati nei primi mesi del 2020. Queste “notizie” sono state date dal Comune anziché eventualmente dalla società perché molto probabilmente sono collegate alla campagna elettorale delle prossime elezioni comunali.
Finora, Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa, non ci risulta abbiano incassato un euro di quei 2 milioni, circostanza di cui eventualmente gli chiederemmo di rendere conto alla Corte dei Conti, come accadduto nel 2014, quando Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa denunciarono l’accordo della “Triplice Intesa” - Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA e Regione Lazio - sul risanamento del “buco” di bilancio di 1 milione e mezzo di €.
Lazio Ambiente spa fino al 16.1.2020 ha gestito le attività di igiene, raccolta e smaltimento dei rifiuti per alcuni Comuni della valle del Sacco con i contratti di servizio scaduti dal 31.12.2017 (le attività sono state riassegnate al consorzio intercomunale Minerva senza gara pubblica), ma nonostante ciò la società conserva ancora il controllo della discarica.

Anche il contratto tra Lazio Ambiente spa e il Comune di Colleferro - proprietario della discarica - è scaduto. La situazione si prospetta piuttosto fumosa: come può Lazio Ambiente spa gestire il post mortem della discarica “chiusa” con il lucchetto dai Sindaci a inizio anno se la società non dispone più dei mezzi per gestire la complessa operazione?
Verosimilmente le attività saranno appaltate all'esterno (dove società private non aspettano altro che gestire con grande profitto questo fiume di soldi pubblici) e si potranno garantire lauti guadagni sullo stanziamento della Regione e poltrone dirigenziali.
Come ci riusciranno? La soluzione è semplice: il contratto scaduto sarà rinnovato, Lazio Ambiente spa diventerà appetibile per essere messa in vendita avendo incamerato soldi freschi e l’appalto sulla gestione del post mortem. La società sarà liquidata e potrà così cedere il suo credito a un terzo (magari a Minerva, il nuovo carrozzone pubblico fortemente voluto dal PD regionale), che realizzerà il progetto.
Questa autorizzazione di spesa mira clamorosamente ad incrementare il valore economico della società in vendita per favorire e attribuire un indebito vantaggio all’acquirente a spese di tutti i cittadini laziali.
Decine di milioni di € saranno elargiti dalla Regione per coprire con i “nostri” fondi di bilancio il “buco” della sua società, mascherando gli altri obiettivi dell’operazione, che puntano a ricreare con Minerva l’ennesima società pubblica che, con mutato nome, continuerà a procurare elevatissime perdite e servizi scadenti ai cittadini.
A questo punto dubitiamo che Lazio Ambiente spa abbia depositato le garanzie finanziarie necessarie alla fase di chiusura della discarica, non avendo ottemperato alla precedente Determinazione con la quale la Regione aveva subordinato l’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) all’aggiornamento delle fideiussioni, già prestate, entro e non oltre 90 giorni dal 4.4.2017 (DR n. G04202).
A quanto ammontino e dove siano eventualmente depositate non è stato possibile saperlo nemmeno dopo formale accesso agli atti (inviata il 29.6.2019), ma se la Regione è dovuta intervenire a favore della società, che non è stata in grado di esibire le fideiussioni, chiederemo alla Corte dei Conti di accertare le responsabilità politiche e gestionali del management societario e della Regione.

Secondo punto: il gioco delle tre carte.

Ci sono altri punti su cui è giusto sia fatta chiarezza e verità: per quale motivo la Regione assegna 24 milioni di € a Lazio Ambiente spa che, non essendo più il gestore, non può svolgere tale attività con il contratto scaduto, e non invece, al Comune di Colleferro, che è proprietario del sito e che si è “ripreso” colle Fagiolara il 16.1.2020?
Collocando questi fatti in una prospettiva più ampia ci viene da pensare che la discarica sarà poi affidata in gestione al Consorzio Minerva senza gara pubblica per creare Lazio Ambiente 2 o Gaia 3. Semmai il Consorzio non possedesse i requisiti richiesti, anche dopo la ricapitalizzazione di 1 milione di €, si potrebbe fondere nella Volsca Ambiente e Marino Multiservizi, creando per questa via un bacino di utenza della capacità necessaria alla nuova impiantistica prevista da Minerva: Colleferro diventerà la Capitale italiana dei rifiuti, in direzione esattamente contraria ai principi dell’economia circolare.
Il nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che attende di essere approvato, deve invece sancire la chiusura definitiva della discarica e gli Uffici dell’Amministrazione regionale devono provvedere ad avviare l’iter in Conferenza dei servizi, riportando tutto il procedimento in un binario di legalità e trasparenza per l’adozione del progetto attualizzato - ancora “oggetto di approfondimenti tecnici”- e dell’atto finale di chiusura del sito.
Non ci basta il finto lucchetto comunale e la fornitura di terreno vegetale (acquistati prima in mc ora in tonnellate, invece di inerti o di compost fuori specifica, come avrebbero dovuto fare) per la copertura provvisoria del capping. Vogliamo una procedura corretta sulla gestione del post mortem della discarica di Colleferro, nel segno della legalità.

Colleferro, 19.6.2020

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
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