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Colleferro, Flash mob in discarica contro ipotesi riapertura

COLLEFERRO. AMBIENTE, INQUINAMENTO

Ina Camilli presenta questo Flash mob

DiscaricaColleFagiolara 370 minLa valle del Sacco con queste premesse continuerà ad essere sfruttata e inquinata.
Vincerà chi grida più forte.
I rifiuti a Colleferro no e a Roccasecca si?
Questo vogliono i nostri Sindaci, incapaci di sviluppare una visione territoriale che metta al centro la valle del Sacco e non il singolo campanile. (Ina Camilli)

 

da Casilinanews, 12 Giugno 2021:

Colleferro, Flash mob in discarica contro ipotesi riapertura. “Qui non passerà nessun camion”

Mattinata di protesta a Colleferro dove il movimento rifiutiamoli ha organizzato davanti i cancelli della discarica di Colle Fagiolara un flash mob per dimostrare a Roma Capitale e All’ama che l’ipotesi di riapertura ai conferimenti dei rifiuti di Roma non è una strada percorribile.

Il flash mob
“La proposta avanzata dall’amministratore di Ama Zaghis al prefetto di Roma qualche settimana fa non è un’opzione fattibile perché la discarica di Colleferro è ormai entrata nella fase del capping e della gestione post-mortem. È inutile parlare di metri cubi o di spazio rimanente perché con l’azione dimostrativa di oggi vogliamo comunicare ad Ama e al Campidoglio che i camion dei rifiuti qui non potranno transitare. Proprio come oggi, 12 giugno, troveranno il piazzale pieno di cittadini del territorio” ha dichiarato Alessandro Coltré del movimento rifiutiamoli aprendo la giornata di mobilitazione.

Nel rispetto delle normative covid i manifestanti hanno occupato simbolicamente l’entrata della discarica mettendo sui cancelli uno striscione con un divieto di transito per i compattatori dell’Ama. Presenti all’iniziativa molti primi cittadini della valle del Sacco tra cui i sindaci di Colleferro, Montelanico, Labico, Paliano, Valmontone, Cave, Rocca Massima, Gavignano, Olevano Romano, Segni e Carpineto Romano.

 

Il Sindaco Sanna: Nessuna ordinanza urgente potrà riaprire i cancelli
I sindaci del territorio sono qui per affermare che ogni soluzione ai problemi di Roma non può essere trovata fuori ai confini della capitale. Nessuna ordinanza urgente potrà riaprire questi cancelli. Oggi in rappresentanza ci sono comuni che fanno la raccolta differenziata e che stanno mettendo in campo percorsi di rigenerazione urbana e ecologica. Roma non ha alcuna scusa per non indicare un sito all’interno del Comune, ha dichiarato il Sindaco di Colleferro.

Durante gli interventi sindaci e movimento rifiutiamoli hanno fatto il punto sulle operazioni di capping. Il Sindaco ha comunicato che i lavori di copertura sono partiti e “l’obiettivo del comune è tornare a gestire Colle Fagiolara per seguire attivamente le operazioni di post mortem con i fondi impegnati dalla regione e con quelli accantonati da Lazio Ambiente”.

In prima linea, a sostenere un fermo “no” a questa eventualità, erano presenti le amministrazioni comunali di Paliano e Colleferro, rappresentate rispettivamente dal vicesindaco Valentina Adiutori e dal sindaco Pierluigi Sanna.

«Questa mattina – ha dichiarato il vicesindaco Valentina Adiutori – ci siamo riuniti in forma pacifica e civile qui davanti i cancelli della discarica di Colle Fagiolara per ribadire l’impegno comune di un intero territorio contro ogni possibile riapertura di questo sito. La discarica di Colle Fagiolara è chiusa da più di un anno e così deve restare, con un post mortem certo e vigilato. Riaprire la discarica per risolvere inadempienze altrui come la cronica crisi dei rifiuti di Roma è qualcosa che condanniamo e per la quale le istituzioni del territorio, le associazioni e i cittadini lotteranno senza esitazioni».

«Noi siamo un territorio che ha già pagato in termini di inquinamento e di salute dei cittadini, nei passati anni, i danni causati dalla discarica di Colle Fagiolara, aggravati dalla gestione miope del ciclo dei rifiuti di Roma. Non siamo più disposti a portare sulle nostre spalle gli effetti di scelte politiche incuranti dei diritti delle nostre comunità e avulse dai bisogni reali del nostro territorio. La discarica di Colle Fagiolara è stata chiusa ufficialmente nel gennaio del 2020 e una sua possibile riapertura per risolvere problemi di mala gestione altrui è per noi assolutamente da escludere in maniera categorica». Queste le parole del sindaco Domenico Alfieri.

Sul flash mob di stamattina, tuttavia, c’è chi ha avuto anche parole in qualche modo contrarie: clicca qui per leggere il pensiero di Ina Camilli, del Comitato Residenti Colleferro.

In merito al flash mob appena avvenuto a Colleferro, queste le parole di di Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro: “La richiesta del Campidoglio di utilizzare la discarica di Colle Fagiolara non poteva stare sul tavolo del Ministero e del Prefetto se il Sindaco Pierluigi Sanna avesse preteso un anno fa la chiusura vera del sito da parte della Regione Lazio“.

“È evidente, come ha detto lo stesso Sindaco, che senza un provvedimento definitivo di chiusura, ma con un lucchetto ‘qualcuno’ avrebbe chiesto di riaprirla. Ricordo che ci siamo opposti, anche con ricorsi al Tar del Lazio, contro la sopraelevazione di 7 metri della discarica, contro lo spostamento dei tralicci dentro il sito, contro la sua riapertura nel 2018 e contro la mancanza di trasparenza delle fideiussioni. Non ci siamo limitati a protestare. Ci siamo difesi e abbiamo chiesto giustizia".

 

 

 

 

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Oggi 2 Aprile '21 la discarica di Roccasecca non riceverà rifiuti

AMBIENTE e INQUINAMENTO

Una battaglia vinta, fuori casa e con gli arbitri dalla parte degli avversari

di Umberto Zimarri
Foto discarica Starnelle 2 350 minUna battaglia importante è stata vinta, fuori casa e con gli arbitri evidentemente schierati con la squadra avversaria. Ora è il momento di insistere, di ribadire le ragioni di un territorio che ha dato troppo e pagato ancor di più. La data è comunque significativa perché ribadisce, ancora una volta di più, che con la determinazione, la ragione e l’ostinazione anche i piccoli possono contrastare i grandi. Sabbia negli ingranaggi.

È davvero sconcertante parlare ancora della possibilità di ulteriori ampliamenti: non basta la cronaca di questi giorni che al netto dell’inchiesta giudiziaria fa emergere un quadro drammatico e non sono bastate le relazioni dell’Arpa e del Cnr che nel corso degli anni hanno evidenziato ripetutamente i superamenti dei valori di soglia stabiliti dalle normative. Siamo, ancora qui, perché la politica, provinciale e regionale, ha deciso di sacrificare un fazzoletto di terra non prendendo le decisioni adeguate. Ci sarebbe una parola chiave: programmazione, ma evidentemente nella stanza dei bottoni non si è voluta seguire questa strada (ed ognuno scelga la sua motivazione su questo punto). Amaramente è questa la realtà che abbiamo vissuto per venti anni e pretendiamo di non dover vivere per i prossimi.
I Problemi di Roma Capitale e l’inefficienza del ciclo dei rifiuti provinciale. Da queste due considerazioni dobbiamo partire per effettuare una riflessione pragmatica sulla situazione che stiamo vivendo ma soprattutto per scongiurare l’apertura di un nuovo bacino di Discarica. Il famigerato V bacino.

Ma Cosa significa V bacino, in parole semplici?

A livello di superficie si tratta di uno spazio di 31.567 metri quadri, praticamente 3 campi di calcio. Sono previsti cinque lotti di discarica. Il volume complessivo è, invece, uguale a 592.021 metri cubi. Il Piano Regionale dei rifiuti redatto nell’agosto del 2020, come evidenziato nella V.I.A, stima il fabbisogno della Provincia di Frosinone, fino al 2025, in 200.000 tonnellate. Se vengono autorizzati 592.021 metri cubi e la provincia di Frosinone necessità di 200.000 tonnellate la differenza evidentemente verrà occupata dai rifiuti fuori provincia e provenienti dalle bonifiche del territorio.
La possibilità che Roma individui una discarica di servizio con le elezioni alle porte è probabile come la neve a Ferragosto.
Nel medio-lungo periodo la strada da seguire è tracciata: aumento delle percentuali di raccolta differenziata, a Roma ed in Provincia, compostaggio domestico e biodigestori per trattare l’umido, fabbriche per il riciclo, efficientamento dei TMB, in modo da mandare in discarica il minimo possibile e da incenerire ancora meno. Un ciclo in cui il pubblico non sia spettatore pagante ma protagonista efficiente. Un progetto di economia circolare serio, strutturato, pensato bene e realizzato nella stessa maniera che deve tendere a rifiuti zero. Da ecologista e progressista pretendo questo.
Ma cosa fare nel breve?
Nel breve periodo, fin quando non si metterà mano seriamente a questa situazione, dobbiamo pretendere che i nostri rifiuti vengano trattati fuori dal nostro territorio. Per anni lo abbiamo fatto noi, ora è tempo che qualcuno ricambi il favore. È oggettivamente il minimo.

Umberto Zimarri - Consigliere Comunale di San Giovanni Incarico e Ufficio di Presidenza Green Italia

 

 

 

 

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Cittadini per l'ambiente: 20 anni fa, salvarono Varcatora

 Storie del Frusinate

Valcatora per l’intera Valle dell’Amaseno è un patrimonio naturale, artistico ed archeologico da salvaguardare

di Augusto Anticoli
terreno discarica Valcatora 360 min1Sono trascorsi venti anni dalla vicenda discarica a Varcatora di Giuliano di Roma, che tenne banco sulle pagine della stampa locale e nazionale, nonchè tv e tutti gli organi mediatici. La storia ebbe di fatto un impatto importante sulla popolazione del territorio, scuotendo le coscenze anche dei politici locali in contrasto con i dirimpettai provinciali e regionali, di ogni schieramento partitico, una parte dei quali, aveva scelleratamente avvallato l’approvazione della discarica in un luogo dove non si poteva, come poi ampiamente dimostrato. Un doveroso pensiero al ricordo di un grande politico del nostro territorio, nonchè eroe di guerra, l’indimenticabile Giuseppe Luzi, che fu tra i più strenui oppositori del progetto discarica. Con il suo esempio diede una scossa mobilitando tutti i colleghi, chiamati a raccolta per scongiurare lo scempio ecologico della vallata. Mi disse in un impeto di rabbia e passione: “vedo troppo lassismo e gente che pensa al proprio tornaconto, credendo a futili promesse di contributi economici per bilanciare il fardello della discarica nella nostra vallata. Così non è e non sara!”.

Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 2000, allorquando venne individuato in un terreno di otto ettari in localitàValcatora presidio giorno 390 min Varcatora, situata nel comune di Giuliano di Roma, la sede definitiva di una discarica di sovvali (rifiuti inerti lavorati) di prima categoria. A suo tempo seguimmo dettagliatamente la storia - pubblicando tutte le notizie della stampa locale e nazionale in un archivio da consultare – sul sito internet: www.villasantostefano.com.

Rileggendo attentamente gli articoli giornalistici ognuno può trarne le conseguenze conclusive, ovvero che sarebbe stato obbrobrio ambientale! La relazione tecnica del geologo, dottor Massimo Pietrantoni, nipote di zi Peppe Luzi, dimostrò l’inadeguatezza del progetto discarica. Infatti, i primi di aprile 2003, accadde che la direzione generale dell’Assessorato all’Ambiente Regione Lazio, firmò il decreto che escludeva per sempre l’installazione di una discarica nel territorio di Giuliano di Roma con le seguenti motivazioni: il progetto non è coerente con il piano dei rifiuti della Regione Lazio in ordine alla distanza da rispettare dai centri abitati, che non deve essere inferiore ai 1500 metri e a 700 metri da case sparse; l’area ricade nella zona di rispetto della captazione idrica di volga; l’area ricade in prossimità di siti di importanza comunitaria; l’area è sotto procedura d’opposizione di vincolo richiesto dalla XXI° Comunità Montana per la protezione del sistema carsico "Grotta degli Ausi".

Sono stati mesi di "passione", ricordiamo il sit-in permanente di protesta dei residenti e dei cittadini di Giuliano diValcatora presidio notte 390 min Roma (con il contributo solidale degli abitanti dei paesi limitrofi) i quali, con il picchettaggio del terreno, hanno ostacolato la realizzazione della discarica. I cittadini dei paesi vicini, lodarono il senso di solidarietà, la compattezza e l’unione d’intenti dimostrata nell’occasione specifica dal popolo giulianese: prerogative caratteristiche da additare ad esempio! "Solo i giulianesi potevano riuscirci!". Questa la frase ricorrente, in riferimento alla vicenda. Infine, una grande e calorosa riconoscenza al merito del Comitato Antidiscarica, i cosiddetti "Eroi di Varcatora": mai definizione fu più appropriata, che promossero tantissime iniziative, come la Via Crucis, il blocco pacifico della superstrada, tutte efficaci alla bisogna. La popolazione del nostro territorio ha dimostrato di avere a cuore la tutela dell’ambiente naturale che ci circonda: per se stessa e per le future generazioni! Una società sviluppata in armonia con un’habitat ecosostenibile rappresenta certamente un modello da perseguire!

Valcatora, rappresenta per l’intera Valle dell’Amaseno, un patrimonio naturale, artistico ed archeologico da salvaguardare. In taleValcatora zi Peppe Luzi 350 min ottica, si inquadra la lodevole iniziativa promossa il 21, 22 e 23 marzo dall’Associazione Culturale "La Valcatora", con il patrocinio del Comune di Giuliano di Roma e della XXI Comunità Montana di Villa Santo Stefano. La manifestazione, (Risveglio di primavera, prima festa di primavera a Valcatora ), si è articolata nel corso di tre giorni, con eventi di carattere culturale e gastronomico, alternati a spettacoli, giochi e svaghi, all’insegna del rapporto sempre più stretto tra l’uomo e l’ambiente.
Ringraziamo, per l’impegno politico profuso a contrastare il pericolo discarica, tutte le persone dei comuni della valle: di Giuliano di Roma, Villa Santo Stefano, Prossedi ed Amaseno.
I cittadini di Villa (nonostante lo spirito campanilistico esistente, che ovunque contraddistingue paesi vicini) hanno lodato il senso di solidarietà, la compattezza e l’unione d’intenti dimostrata nell’occasione specifica dal popolo giulianese: prerogative caratteristiche da additare ad esempio. "Solo i giulianesi potevano riuscirci". Questa la frase ricorrente, in riferimento alla vicenda. Infine, una grande e calorosa riconoscenza al merito del Comitato Antidiscarica, i cosiddetti "Eroi di Valcatora": mai definizione fu più appropriata. Hanno promosso tantissime iniziative, tutte efficaci.

5 aprile 2003

 

 

 

elicottero 2 600 min 1

 Valcatora, oggi. Ospita un grande impianto fotovoltaico. Riprese aeree di Paolo Di Girolamo. Per questa foto UNOeTRE.it ringrazia Paolo Di Giroilamo e Marcello Orsini

 

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Quale atto ha “chiuso” la discarica di Colleferro?

Ambiente Inquinamento

Per quale motivo dopo un anno l’invaso non è stato colmato?

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 260Nella fredda mattina del 16 gennaio 2020 si sono svolti i festeggiamenti per la “chiusura” di colle Fagiolara, luogo simbolo delle lotte ambientali degli ultimi anni. Sul grande palco i Sindaci, con il coinvolgimento della responsabilità del contesto sociale.
Assenti gli antagonisti, che hanno partecipato alla manifestazione civica dell’11 gennaio, promossa dal Comitato residenti Colleferro per chiedere, contro tatticismi e ambiguità, chiarezza e coerenza sulle problematiche ambientali: opposizione al nuovo piano rifiuti regionale, agli impianti per il trattamento dei rifiuti del consorzio Minerva, al compound industriale, alla sospetta interdizione al conferimento dei rifiuti in discarica prima dell’esaurimento dei volumi autorizzati, senza aver realizzato il sacro “panettone”, alla gestione a norma e chiusura “vera” di colle Fagiolara.

Al 31 dicembre 2019, come sanno i nostri Amministratori, la capacità residua dei rifiuti da smaltire nel sito è di circa 300mila mc/250mila ton. Come può la discarica chiudere in sicurezza se l’invaso non ha raggiunto la sommità tra le due colline laterali? (https://www.isprambiente.gov.it/files2020/pubblicazioni/rapporti/rapportorifiutiurbani_ed-2020_n-331-1.pdf, pag. 504).
Proprio il giorno della manifestazione il Comitato ha reso pubblico il comunicato della Regione Lazio che ipotizza di far entrare a colle Fagiolara rifiuti speciali (FOS, frazione organica stabilizzata), stimati in circa 10.000.000,00 €, in netto contrasto con le parole dei Sindaci. Vogliamo sapere per quale motivo dopo un anno l’invaso non è stato colmato (ovviamente con terreno a norma).
Poca trasparenza anche dei passaggi procedurali che possano dare effettività alla “chiusura” e alla responsabilità del soggetto abilitato a provvedervi, la Regione, con atto formale e definitivo (Dlgs.vo 36/2003), non il Comune con un lucchetto.
Nessuno, tra gli amministratori, fa mistero che dopo averlo chiuso a chiave - come dimostrano gli atti adottati – il cancello possa essere riaperto, ipotesi che contrasteremmo con ogni mezzo.
Lo hanno deciso la Regione e il Comune il 2 ottobre 2018 (Determinazione regionale n. G12290).
Lo scrive la Regione nella lettera di risposta al Ministero dell’Ambiente il 10 gennaio 2020.
Lo delibera la Giunta comunale il 15 gennaio 2020.
Lo ribadisce il 16 gennaio 2020 il Sindaco Sanna, con la dichiarazione: “Colleferro dice no a ulteriori conferimenti di rifiuti nella discarica, dopo la chiusura”.

Era quindi noto che il limite all’abbancamento e la durata dell’attività del sito al 31 dicembre 2019 (poi prorogata al 15 gennaio 2020) era stata decisa dalla Regione due anni prima, d’intesa tra Comune e Lazio Ambiente spa, con la Determinazione regionale sulla tariffa di conferimento presso colle Fagiolara (2 ottobre 2018, n. G12290).

L’ipotesi poi di ulteriori conferimenti, inopinatamente, viene anticipata il 10 gennaio 2020 dalla Regione nella lettera di risposta al Ministero, come riporta la nota pubblicata dalla stampa. La Regione scrive che quel sito di provincia continua a restare “a supporto del ciclo dei rifiuti di Roma”. Gli Amministratori colleferrini non reagiscono, non protestano e “basta monnezza della Capitale!” si rivela per quello che è: uno slogan.

La Regione - prosegue la lettera - sta valutando la possibilità di effettuare non più operazioni di smaltimento ma di recupero della FOS, attivando a tale scopo un Tavolo con le autorità competenti (Città Metropolitana e Arpa). Della riunione è stata redatto un verbale, che dopo un anno non siamo ancora riusciti ad acquisire.

La delibera della Giunta comunale del 15 gennaio 2020, n. 5, dal titolo volutamente fuorviante, “Chiusura della discarica di colle Fagiolara”, nel limitarsi a confermare che la data di scadenza del contratto di gestione della discarica da parte di Lazio Ambiente spa è fissata al 31 dicembre 2019 (prorogata di 15 giorni) pone a carico della società un serie di adempimenti ordinari: “A far data dal 16.1.2020, nelle more della definitiva formalizzazione di un nuovo rapporto contrattuale avente ad oggetto la regolamentazione della successiva fase di capping e gestione post operativa, la Società dovrà cessare l’accettazione dei conferimenti di rifiuti smaltiti in discarica e limitarsi a garantire l’attività di manutenzione ordinaria della stessa, ossia le operazioni di raccolta e smaltimento del percolato, di gestione del biogas, di guardiania e quant’altro rientri nella gestione ordinaria dell’impianto”.

Dunque il sito è “chiuso” solo allo smaltimento di rifiuti correlati ai codici autorizzati (non ad altra tipologia di scarti); Lazio Ambiente spa deve provvedere alla gestione del sito ai soli fini della manutenzione ordinaria e a garanzia dei presidi ambientali; il progetto di capping e piano di gestione post operativa deve essere aggiornato entro 6 mesi (ovvero entro il 15 luglio 2020!), in attesa che tali attività siano trasferite al consorzio Minerva, secondo l’accordo datoriale con le parti sociali dello scorso anno. E’ lecito concludere che il piano di chiusura attualizzato, che reclamiamo, non c’era e non c’è.

La dichiarazione del Sindaco Sanna “Colleferro dice no a ulteriori conferimenti di rifiuti nella discarica, dopo la chiusura” è un ossimoro: o è chiusa o è aperta. Sanna poi teme che “qualcuno” possa pensare di far entrare ancora rifiuti nella discarica, per esempio FOS? “Qualcuno” chi, se non la Regione Lazio? Se volesse saperlo, potrebbe interrogare la Regione.
Tutta la retorica dei festeggiamenti legati alla “chiusura” altro non era che l’utilizzo artificioso dell’obbligo di rispettare un adempimento contrattuale, concluso tra Regione, Lazio Ambiente spa e Comune. Quindi alla scadenza del contratto – il 16 gennaio 2020 - il sito è stato riconsegnato al suo proprietario, l’Amministrazione comunale, e il Sindaco diligente ha chiuso il cancello, mentre l’impianto è rimasto nella disponibilità della società, che continua la gestione ordinaria (con quale contratto, ci domandiamo, se quello in essere è scaduto?)

Non solo aver rispettato un obbligo contrattuale è stato artatamente presentato come una vittoria ma il comportamento degli amministratori pubblici non ha contribuito a rendere più chiaro e trasparente l’iter successivo e il possibile scenario post “chiusura” vera della discarica.In questa situazione il Comune di Colleferro avrebbe potuto usare la stessa risolutezza dell’Amministrazione di Genazzano che ha votato una mozione dell’opposizione favorevole alla chiusura definitiva della discarica rendendola indisponibile anche come sito di servizio per qualsivoglia attività collegata ad impianti industriali di trattamento di rifiuti, escludendo sia la FOS sia il suo futuro uso da parte del compound.

Dopo un anno quali passi avanti sono stati fatti per la vera chiusura della discarica? Il Comune di Colleferro deve garantire che non arriverà FOS e deve rendere pubblico l’atto regionale di chiusura finale del sito. Chi ha dubbi chieda risposte alla Regione Lazio e al Comune di Colleferro.

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli 00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

 

 

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Discarica di Cerreto: il governo concede ancora  un "via" libera

Ambiente. inquinamento, salute

Siamo tutti nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot"?

di Umberto Zimarri
discarica cerreto 350 260Ci ho messo un po' a scrivere questo stato, ad elaborare, a far sbollire la rabbia e la delusione che comunque restano elevate. Domenica 18 ottobre, La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha "deliberato il superamento del dissenso del Mibact, manifestato nel corso del procedimento di valutazione di impatto ambientale per la discarica di Roccasecca".

Per la terza volta in meno di due anni il Governo è stato chiamato ad esprimere un parere sulla Discarica di Cerreto, per tre volte, ovviamente, non c'è stato alcun problema ad andare incontro alle richieste di ampliamento avanzate dalla Regione Lazio (due volte per il IV bacino, ora per la costruzione del V). E' bene sottolineare che parliamo di governi di colore diverso, prima giallo-verde ora giallo-rosso.

La vicenda per la costruzione del V bacino dura dall'autunno del 2015. Ricordo ancora perfettamente la telefonata di Fabrizio Di Cioccio per avvisarmi di questo sciagurato progetto.
Ho seguito il procedimento personalmente dalla prima conferenza di servizi ed in ogni occasione utile ho cercato di evidenziare tutte le criticità evidenti di quel progetto. Progetto che per dimensioni è estremamente più impattante della "montagna" che abbiamo visto crescere recentemente.
Ci sono state manifestazioni (sempre grato a chi non ha mai rinunciato alla lotta), sono state presentate 3 interrogazioni parlamentari (1 nella passata legislatura, grazie ad Andrea Maestri, e 2 in questa, grazie a
Rossella Muroni) a cui nessun Ministro dell'Ambiente ha risposto, ci sono stati momenti di sensibilizzazione, c'è stata un'azione encomiabile, a mio avviso,del Sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco e dell'instancabile, Tommasino Marsella, ma quello che oggi viene certificato è che la Politica, nella sua massima espressione, ha deciso e deliberato che le regole non sono uguali per tutti.

Perché questo viene certificato: il diritto cede il passo alle logiche politiche. Il pesce grande mangia il pesce più piccolo in un darwinismo politico che produce rabbia e sgomento. Il Ministero dei Beni Culturali che smentisce le opposizioni che i suoi funzionari avevano evidenziato.
Il fallimento politico nella gestione dei rifiuti della capitale che viene scontato in Provincia, dove gli occhi dei grandi giornali e telegiornali non arriva. La polvere sotto il tappetto, o meglio i rifiuti un po' dovunque. La costruzione di un Monopolio Privato in un ambito strategico.

Tutto questo avviene nel momento storico in cui tutti i cittadini dovrebbero essere rassicurati e rappresentati dalle Istituzioni.
Sicuramente continuerà la battaglia legale, continuerà la battaglia giocata sui cavilli, come giusto e doveroso che sia, ma quello che appare evidente è la sconfitta della Politica, delle istituzioni e dei rappresentanti locali in Parlamento incapaci di difendere il Territorio, per alcuni di essi c'è stato menefreghismo, per altri semplicemente mancanza di peso specifico.

Per chi pensa che la Politica sia qualcosa di serio avente lo scopo di rappresentare il popolo ed il territorio, è l'ennesima amara sconfitta.
Chi si aspetta una Politica, al passo con i tempi, capace di rendere l'economia circolare un fatto concreto e non un slogan per riempire i giornali, ormai rischia di ritrovarsi nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot".

 

 

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Ceccano. Il caso Anime Sante

Dai Comuni. Ceccano

Se il buongiorno si vede dal mattino beh... a Ceccano ci saranno giorni di buio pesto!!!

discarica incendio minMaggioranza comunale e PD regionale da qualche giorno si stanno azzuffando in merito allo stralcio, chiesto dai tecnici regionali, dalla bonifica della discarica posta nella “ex cava pietrisco Anime Sante”.

Presi alla sprovvista dalla notizia, eravamo al convegno di Colleferro, ed in presenza di tutti i tecnici regionali abbiamo chiesto di intervenire nel merito della questione chiedendo chiarimenti. Ora, però impegnandoci per quanto ci riguarda affinché la Regione tenga fede agli impegni presi di provvedere con fondi appositi alla bonifica dell’ ex cava, ci corre l’obbligo di stigmatizzare il comportamento dell’Assessore all’Ambiente di Ceccano, che con fare da banditore di piazza ha innescato una sterile e puerile polemica politica, tesa alla sola propaganda e non alla comprensione e risoluzione del problema.

L’Assessore, grande assente al convegno organizzato dalla Regione Lazio a Colleferro il 10 ottobre scorso, dov’era stato invitato, ha perso l’occasione di interloquire con i tecnici regionali e comprendere che il comune stesso, in precedenza, ha compiuto un macroscopico errore inserendo la ex cava nel piano di bonifica del S.I.N.

Un errore? Una furbata? Non è chiaro ma di certo l’operazione d’ inserimento della cava era sbagliata per due semplici motivi: il primo banale, il sito in questione era ed è fuori dalla perimetrazione del S.I.N. fatto per altro noto alla passata amministrazione, visto che il Sindaco Caligiore, allora non ancora sfiduciato, aveva avallato e concordato il documento della perimetrazione stessa; il secondo, e questo avrebbe dovuto essere noto almeno ai tecnici del comune, gli impianti di discarica sono esclusi dal S.I.N., come da accordo di programma ministero Ambiente/Regione Lazio(ADP).

Cè ne per tutti dunque. Per il rieletto Sindaco che a cuor leggero ha assegnato responsabilità di assessorato a cotanto manager; per l’Assessore che oltre a non leggere, come sarebbe suo dovere, le “carte”, non è in grado neanche di dirigere i propri collaboratori, smentendo il vecchio detto popolare che recita «…e chi non sa far niente dirige».

Come conseguenza di tanto pressapochismo mostrato prima, durante e dopo le fasi di redazione dell’ ADP non sono intervenuti, e poi facendo solo polemiche strumentali, hanno dato fiato alla fanfara della denuncia di presunti atti discriminatori da parte della Regione.

La stessa Regione ed i suoi funzionari sono responsabili di tante cose come puntualmente denunciamo da anni come militanti dei Movimenti Ambientalisti, accusarli della propria incompetenza e leggerezza è pura cialtroneria che, tra l’altro, rischia di mettere in cattiva luce la Nostra comunità mal governata e dare alla Regione ed ai suoi tecnici la maglia dell’ immacolata innocenza.
Comunque come al solito a perderci saranno i cittadini.

A proposito dei tecnici regionali, nel convegno di sabato 10 ottobre hanno avuto modo non solo di smentire l’Assessore all’ambiente, ma anche di bacchettarlo dichiarando in assemblea che se Ceccano continua a non rispondere alle richieste degli uffici regionali competenti, in merito a ragguagli tecnici e documentali relativi alla ex fabbrica Annunziata, potrebbe rischiare di perdere anche il treno regionale dei finanziamenti per la bonifica della stessa, questa si, ricadente all’ interno della perimetrazione del S.I.N.

Attendiamo con fiducia e non poca preoccupazione in quanto, a cornice dello spiacevole equivoco, i funzionari regionali hanno chiesto ai Ceccanesi presenti se Giunta, Assessore e tecnici leggono i documenti e la corrispondenza. A dire il vero noi pieni di pudore non abbiamo risposto. Ci vergognavamo a dire che nella Giunta Ceccanese ancora oggi c’è gente che i libri, e forse anche i documenti, li brucia.

Ufficio Stampa coalizione “Il Coraggiodi Cambiare”

 

 

 

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Chi paga la discarica di Colleferro?

Discarica Colleferro 24 milioni di €: li pagano tutti i cittadini della Regione Lazio

comitatoresidenticolleferro 350 260Lo scorso 19.5.2020 la Regione Lazio ha impegnato 24 milioni di € nel proprio bilancio pluriennale 2020-2023 per la copertura delle attività di gestione del post mortem della discarica di colle Fagiolara, a Colleferro, a favore della sua partecipata Lazio Ambiente spa. I fondi sono così ripartiti: 2020 € 1.994.585,85; 2021 € 1.000.000,00; 2022 € 8.000.000,00; 2023 € 13.005.414,15 (cfr. DR 19.5.2020, G05985, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo Rifiuti).
Una operazione come questa solleva quesiti importanti per cui riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere i fatti. In base a quale valutazione la Regione mette a disposizione queste risorse, prelevate dalle casse pubbliche, quando invece l’esborso deve essere a carico di Lazio Ambiente spa, gestore della discarica? Che fine hanno fatto i soldi che il gestore aveva l’obbligo di accantonare per legge dal primo giorno di attività? Oppure la dirigenza della società ha provocato il “buco” del post mortem?

Primo punto: insabbiare le responsabilità, offrire guadagni e poltrone dirigenziali.

La nostra posizione è chiara e forte su questo punto, perché si basa sulla legge e rispetta davvero i cittadini: la Regione non può e non deve farsi carico delle somme necessarie per il post mortem e per il capping della discarica. Anche la giurisprudenza è dalla nostra parte: tale esborso è a carico del gestore di colle Fagiolara - Lazio Ambiente spa - che negli anni ha incassato i proventi del ristoro pagato per conferire i rifiuti.
Invece cosa sta accadendo? I costi di gestione del post mortem - circa 30 milioni di € - vengono trasferiti da Lazio Ambiente spa alla Regione, senza alcuna uscita finanziaria per la società, che quindi può essere messa sul mercato, accollando il pesante debito alla fiscalità generale, ovvero ai cittadini.
La Regione autorizza, con un suo atto unilaterale, l’impegno di spesa e lo iscrive in bilancio ma non è una erogazione di fondi, bensì una prenotazione non ancora esecutiva e disponibile, su cui si raccontano leggende metropolitane da parte del Comune di Colleferro: all’inizio del 2019 il Sindaco di Colleferro Sanna dava per certo lo stanziamento di 2 milioni di € per il post mortem e ha provato a farci credere che i fondi sarebbero stati sbloccati nei primi mesi del 2020. Queste “notizie” sono state date dal Comune anziché eventualmente dalla società perché molto probabilmente sono collegate alla campagna elettorale delle prossime elezioni comunali.
Finora, Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa, non ci risulta abbiano incassato un euro di quei 2 milioni, circostanza di cui eventualmente gli chiederemmo di rendere conto alla Corte dei Conti, come accadduto nel 2014, quando Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa denunciarono l’accordo della “Triplice Intesa” - Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA e Regione Lazio - sul risanamento del “buco” di bilancio di 1 milione e mezzo di €.
Lazio Ambiente spa fino al 16.1.2020 ha gestito le attività di igiene, raccolta e smaltimento dei rifiuti per alcuni Comuni della valle del Sacco con i contratti di servizio scaduti dal 31.12.2017 (le attività sono state riassegnate al consorzio intercomunale Minerva senza gara pubblica), ma nonostante ciò la società conserva ancora il controllo della discarica.

Anche il contratto tra Lazio Ambiente spa e il Comune di Colleferro - proprietario della discarica - è scaduto. La situazione si prospetta piuttosto fumosa: come può Lazio Ambiente spa gestire il post mortem della discarica “chiusa” con il lucchetto dai Sindaci a inizio anno se la società non dispone più dei mezzi per gestire la complessa operazione?
Verosimilmente le attività saranno appaltate all'esterno (dove società private non aspettano altro che gestire con grande profitto questo fiume di soldi pubblici) e si potranno garantire lauti guadagni sullo stanziamento della Regione e poltrone dirigenziali.
Come ci riusciranno? La soluzione è semplice: il contratto scaduto sarà rinnovato, Lazio Ambiente spa diventerà appetibile per essere messa in vendita avendo incamerato soldi freschi e l’appalto sulla gestione del post mortem. La società sarà liquidata e potrà così cedere il suo credito a un terzo (magari a Minerva, il nuovo carrozzone pubblico fortemente voluto dal PD regionale), che realizzerà il progetto.
Questa autorizzazione di spesa mira clamorosamente ad incrementare il valore economico della società in vendita per favorire e attribuire un indebito vantaggio all’acquirente a spese di tutti i cittadini laziali.
Decine di milioni di € saranno elargiti dalla Regione per coprire con i “nostri” fondi di bilancio il “buco” della sua società, mascherando gli altri obiettivi dell’operazione, che puntano a ricreare con Minerva l’ennesima società pubblica che, con mutato nome, continuerà a procurare elevatissime perdite e servizi scadenti ai cittadini.
A questo punto dubitiamo che Lazio Ambiente spa abbia depositato le garanzie finanziarie necessarie alla fase di chiusura della discarica, non avendo ottemperato alla precedente Determinazione con la quale la Regione aveva subordinato l’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) all’aggiornamento delle fideiussioni, già prestate, entro e non oltre 90 giorni dal 4.4.2017 (DR n. G04202).
A quanto ammontino e dove siano eventualmente depositate non è stato possibile saperlo nemmeno dopo formale accesso agli atti (inviata il 29.6.2019), ma se la Regione è dovuta intervenire a favore della società, che non è stata in grado di esibire le fideiussioni, chiederemo alla Corte dei Conti di accertare le responsabilità politiche e gestionali del management societario e della Regione.

Secondo punto: il gioco delle tre carte.

Ci sono altri punti su cui è giusto sia fatta chiarezza e verità: per quale motivo la Regione assegna 24 milioni di € a Lazio Ambiente spa che, non essendo più il gestore, non può svolgere tale attività con il contratto scaduto, e non invece, al Comune di Colleferro, che è proprietario del sito e che si è “ripreso” colle Fagiolara il 16.1.2020?
Collocando questi fatti in una prospettiva più ampia ci viene da pensare che la discarica sarà poi affidata in gestione al Consorzio Minerva senza gara pubblica per creare Lazio Ambiente 2 o Gaia 3. Semmai il Consorzio non possedesse i requisiti richiesti, anche dopo la ricapitalizzazione di 1 milione di €, si potrebbe fondere nella Volsca Ambiente e Marino Multiservizi, creando per questa via un bacino di utenza della capacità necessaria alla nuova impiantistica prevista da Minerva: Colleferro diventerà la Capitale italiana dei rifiuti, in direzione esattamente contraria ai principi dell’economia circolare.
Il nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che attende di essere approvato, deve invece sancire la chiusura definitiva della discarica e gli Uffici dell’Amministrazione regionale devono provvedere ad avviare l’iter in Conferenza dei servizi, riportando tutto il procedimento in un binario di legalità e trasparenza per l’adozione del progetto attualizzato - ancora “oggetto di approfondimenti tecnici”- e dell’atto finale di chiusura del sito.
Non ci basta il finto lucchetto comunale e la fornitura di terreno vegetale (acquistati prima in mc ora in tonnellate, invece di inerti o di compost fuori specifica, come avrebbero dovuto fare) per la copertura provvisoria del capping. Vogliamo una procedura corretta sulla gestione del post mortem della discarica di Colleferro, nel segno della legalità.

Colleferro, 19.6.2020

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
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Basta proroghe e ampliamenti della discarica di Roccasecca

Rifiuti, Muroni (LEU): Basta proroghe e ampliamenti della discarica di Roccasecca.

RosellaMuroni 350 minI cittadini hanno diritto alla corretta gestione dei rifiuti

«In questo periodo di emergenza, in cui tantissimi cittadini restano chiusi in casa per contenere il contagio del coronavirus, arrivano sorprese che non vorresti vedere. Ad esempio accade che la Regione Lazio chieda alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di annullare una deliberazione dello scorso anno con cui si vincolava l’autorizzazione alla sopraelevazione della discarica di Cerreto, a Roccasecca (Fr), ad un fattore temporale di 14 mesi e dimensionale di 10 metri lordi. Limiti introdotti in parziale accoglimento delle osservazioni del MiBACT.

Questo malgrado in regione sia disponibile il sito di Colleferro e sia in arrivo una discarica di servizio per Roma. E Nonostante una relazione Ispra-Cnr sul sito di Cerreto evidenzi ripetuti superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per manganese, ferro, arsenico, benzene, cloroformio, dicloropropano,1,2 dicloroetilene trans e 1,2 dicloroetilene cis. Un quadro ambientalediscarica Roccasecca Snapseed 350 260 grave che ha spinto la Provincia a diffidare la Mad srl, che gestisce il sito, ad eseguire interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. Sull’area, che si trova in un territorio a rischio idrogeologico, permangono inoltre vincoli paesaggistici che consentono la sola prosecuzione di attività già autorizzate.

Dopo una prima interrogazione su Roccasecca tuttora in attesa di risposta, con un nuovo atto di sindacato ispettivo raccolgo le istanze del territorio e torno a chiedere al governo quali iniziative intenda adottare per evitare che vengano presi in considerazione ulteriori ampliamenti o proroghe della discarica. Perché l’economia circolare non può essere solo uno slogan ma va realizzata a partire da una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. A tutela della salute dei cittadini sollecito, inoltre, l’esecutivo a realizzare finalmente un monitoraggio epidemiologico sugli eventuali rischi sanitari per i residenti».

Lo afferma la deputata LeU Rossella Muroni depositando una interrogazione al Ministero dell’Ambiente sulla situazione della discarica di Cerreto, a Roccasecca.

Si trasmette in allegato anche il testo dell'interrogazione

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Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Discarica Colleferro: processo non ancora chiuso

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Un segnale unanime di rispetto verso la famiglia e di silenzio sulle circostanze che hanno accompagnato i giorni della tragedia di Giuseppe Sinibaldi, deceduto tragicamente nella discarica di Colleferro. Tra lo sbigottimento generale attendiamo che gli avvenimenti vengano chiariti, ma quella discarica è andata oltre i tradimenti, gli inganni, le illegalità e si è trasformata in un maledetto luogo di incubo.

Una vita non facile quella di colle Fagiolara, che da luglio a dicembre 2019 è stata precettata per fronteggiare l’emergenza rifiuti e accoglierne 1.150 tonnellate al giorno, un quantitativo superiore a quello autorizzato. Il gestore del sito non ha avuto il tempo, fino a sabato 8 novembre, ultimo giorno in vita di Sinibaldi, di sanare inosservanze pregresse e di adeguare l’impianto sotto il profilo dei rischi e della sicurezza. Chiusa alcuni giorni dopo il decesso di Sinibaldi, oggi l’Autorità competente ha disposto nuovamente la chiusura, fino a data da destinarsi per permettere le verifiche richieste.

Di questo parleremo quando avremo acquisito il verbale di accertamento della Asl Rm 5 al termine delle indagini di polizia giudiziaria e agiremo non per colpire i colpevoli, se ve ne saranno, ma per conoscere le cause e le responsabilità che hanno determinato l’accaduto, in un contesto lavorativo caratterizzato da larghi strati di irregolarità. La Magistratura dirà se hanno interessato anche il personale che vi lavora.

A proposito di Magistratura, venerdì 15 novembre siamo tornati al Tribunale di Velletri per una nuova udienza. Le ipotesi di reato, consumati nel 2014 all'interno di colle Fagiolara e denunciati da questo Comitato, riguardano la propagazione incontrollata di miasmi nocivi e l’attività abusiva di trasferenza di rifiuti non differenziati (codice CER 200301), la mancata annotazione degli ingenti quantitativi nel registro di carico/scarico e il mancato trattamento dei rifiuti presso uno stabilimento, allo scopo di lucrare sulla tariffa e conseguire un ingiusto profitto.

Tale condotta ha compromesso – e continua a compromettere – il benessere dei cittadini che hanno subìto per anni odori nauseabondi. I miasmi hanno superato – e superano - i limiti della normale tollerabilità, cagionando quotidianamente gravi malesseri agli abitanti.
Il prossimo 6 dicembre il processo penale sui danni ambientali e alla salute dovuti alle emissioni odorigene si concluderà, dopo 5 anni, con la prevedibile dichiarazione del Tribunale di non doversi procedere per intervenuta prescrizione (ex legge Cirielli). In attesa di conoscere le motivazioni della emananda sentenza rimangono indelebili le contestazione contenute nel capo d'imputazione nei confronti della dirigenza di Lazio Ambiente spa. La prescrizione impedirà di perseguire penalmente i presunti autori del reato ma getta un'ombra sinistra nella conduzione dell'Ente regionale.
Il secondo filone del processo penale riguarda oltre alla suddetta società anche i titolari di alcune imprese di trasporto per aver svolto attività abusiva di trasferenza e stoccaggio non autorizzato di rifiuti. La prossima udienza è fissata per marzo 2020.

A fine anno colle Fagiolara chiude e il Comune di Colleferro ha già deciso la data e il luogo del festeggiamento, 8 gennaio 2020, Istituto IPIA. Non è una indicazione, ma un fatto “politico” certo, almeno a sentire i Sindaci di Colleferro e Paliano.
Fino a questo momento però non ci sono riscontri amministrativi: il piano di chiusura e il piano di gestione post mortem non sono stati approvati con un atto formale. La loro adozione avviene attraverso alcuni passaggi tecnici nell’ambito di un procedimento che prevede la convocazione di vari Enti e Autorità in Conferenza di servizi. E’ un rito obbligatorio dove acquisire pareri, intese, nulla osta da parte delle diverse Amministrazioni pubbliche e che ad oggi non è stata né convocata né sollecitata.
E’ possibile che il provvedimento regionale di chiusura venga adottato nei prossimi giorni, comunque entro dicembre, ma al momento non è stato pubblicato ed è bene chiarire che una cosa è chiudere una discarica, altra cosa è piantare un albero! Un grossolano equivoco di cui si è reso protagonista il Sindaco di Colleferro, Sanna.

Non sappiamo se l’atto per la chiusura è in itinere perché l’Amministrazione non “concede” informazioni (salvo quella orientata dalla stessa Amministrazione) alla cittadinanza, che soffre molto la mancanza di confronto e trasparenza.
Sentiamo la necessità di un Osservatorio ambientale, una Consulta, un Forum, dove discutere pubblicamente dei problemi della città, ma né il Sindaco Sanna, né l’Assessore all’Ambiente Calamita lo vogliono e non accettano di confrontarsi con i residenti dissenzienti. Non vogliono rispondere alle nostre legittime preoccupazioni che mirano a fare pressione affinchè la chiusura di colle Fagiolara sia garantita dalla individuazione di un sito alternativo, disponibile dal 1 gennaio 2020, dalle fideiussioni e dai fondi post mortem.

Non sono di alcuna valenza le blande osservazioni al nuovo Piano rifiuti regionale del Comune di Colleferro. Il Sindaco Sanna e l’assessore Calamita si sono limitati a rilevare che colle Fagiolara non avrà volumetrie residue a fine anno, senza allegare una relazione tecnica sullo stato di stabilità dei pendii, un rapporto sanitario sulle conseguenze degli odori mefitici sulle condizioni di vita dei residenti, uno studio sullo stato di contaminazione delle falde acquifere e sulla presenza del percolato interno al sito.
Le osservazioni non contengono nemmeno la richiesta di riformulare quel passaggio del piano rifiuti, che contiene la mera indicazione che la discarica “dovrà” chiudere entro il 31 dicembre 2019 (pag 114). L’esperienza negativa del passato, le prevaricazioni, le incursioni nei territori limitrofi e la criticità dell’emergenza rifiuti richiedono tutele rafforzate e durature per impedire o almeno ostacolare ripensamenti dell’ultimo momento, sempre possibili.

Il Comune di Colleferro deve chiedere di inserire nel piano rifiuti la data esatta di chiusura del sito, l’ammontare del post mortem, il soggetto gestore del piano di chiusura e del post mortem, i tempi per l’adozione dei provvedimenti amministrativi, stante la vendita e/o la dismissione della partecipata regionale, e il presumibile scenario per Colleferro e per i Comuni del comprensorio dal 1 gennaio 2020 (come da nostre osservazioni presentate in Regione al piano rifiuti).
Il puro riferimento alle volumetrie residue dimostra chiaramente che il Comune non si vuole contrapporre alla Regione, rimettendo alla sua discrezionalità o di altre autorità se chiudere o tenere aperta la discarica, con l’ennesima proroga o il ricorso al commissariamento.

Il Comune non ha prodotto osservazioni sostanziali, con ciò pregiudicando la certezza stessa della chiusura della discarica e ci intrattiene con il più inflazionato corredo linguistico di “Città Verde”, che continua a produrre armi e cemento con scarti di rifiuti industriali, dove il cartello di “Capitale europea dello spazio” è collocato proprio al bivio di via Palianese, che conduce alla discarica.

Colleferro è stata e sarà “la città della monnezza” perché lo vogliono anche molti Sindaci della valle del Sacco che non hanno mai preso una iniziativa seria, in quell’ozioso Tavolo di coordinamento per la salute e l’ambiente, contro lo sfruttamento della valle del Sacco e il compound industriale, che porterà ogni anno nella “Città della cultura” almeno 500 mila tonnellate di rifiuti.
Respingiamo infine con fermezza e prendiamo le distanze da qualsiasi ipotesi di nuovi insediamenti industriali dedicati al trattamento dei rifiuti – leggasi consorzio Minerva - o di ripresa delle attività di incenerimento a Colleferro e nella valle del Sacco. I fattori di pressione ambientale e i rischi sanitari connessi all’inquinamento hanno raggiunto livelli di allarme di dimensione nazionale, che solo amministratori irresponsabili possono ignorare.

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 20.11.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Una discarica che non ha più ragione di esistere, ma...

discarica cerreto 350 260di Umberto ZimarriConferenza di Servizi circa l'ampliamento della Discarica di Cerreto. Una discarica che non ha più ragione di esistere, le solite “manine” che inseriscono emendamenti ad hoc sull’area, l’incapacità della politica regionale e romana nel trovare soluzione ad un problema ormai ventennale: così si può riassumere il quadro riguardo l’ampliamento della discarica di Roccasecca.

Mi auguro solamente che vengano rispettate le regole e le normative vigenti, perché se così sarà, non ci sarà nessun ampliamento. Può essere autorizzata una discarica in una zona franosa? No, certamente, no. Oltre al buon senso lo ribadiscono le norme giuridiche (D.Lgs. 36/03) che stabiliscono come non idonee le aree interessate da movimenti franosi. Alla luce, dunque, del recente evento franoso verificatosi nell’area (certificato da la discarica non risponde più a tali criteri. Semplice ed elementare. Invece abbiamo assistito a dei silenzi a dir poco preoccupanti o peggio ancora ai soliti “non è di mia competenza”, ma ovviamente non si capisce mai alla fine di chi è questa responsabilità.

Politicamente poi siamo al paradosso assoluto: da una parte la Regione Lazio vara un nuovo piano regionale che prevede cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni Provincia, e dall’altro siamo costretti a discutere ancora di una discarica che è al servizio di Roma Capitale. Nello scenario peggiore, e sottolineo peggiore, nei prossimi 5 anni la Provincia di Frosinone avrà bisogno di 147.243 metri cubi, a luglio 2019, la discarica per rifiuti non pericolosi MAD Srl- località Cerreto, snc – Roccasecca (FR) ha una volumetria residua utile di mc 119.263 e il progetto ne prevede 1 milione!

Mi piacerebbe capire, inoltre, come sia possibile ragionare su un progetto già presentato e discusso nell’autunno di quattro anni fa mentre le nuove direttive europee sono state redatte nel Luglio 2018. Cosa prevedono queste norme? Tra i numerosi provvedimenti, ne sottolineo due. L’aumento della percentuale di rifiuti urbani riutilizzati e riciclati deve essere raggiungere almeno a 70% entro il 2030 ed il divieto verso il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili di plastica, metallo, vetro, carta e cartone e dei rifiuti biodegradabili entro il 2025 con la richiesta agli Stati membri di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030.

Quindi come è possibile anche prendere in considerazione la costruzione del V Bacino?
Non possiamo essere considerati la terra di nessuno, la terra sulla quale scaricare le colpe e le inefficienze di altri, quelli che vivono la parte sbagliata della storia, destinati per l’eternità a soffrire e a subire. E’ ora di dire basta.
Personalmente sostengo attivamente la protesta del Comitato Ambiente e Salute di Colfelice, e ritengo ci sia il massimo sostegno possibile a questa iniziativa da parte delle amministrazioni, delle associazioni e dei residenti.

Ci siamo rotti i polmoni!

 

 

 

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