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2 virus: Covid 19 e disoccupazione

Vertenza Frusinate

disoccupati in più 350 260di Valentino Bettinelli - In questi giorni viviamo tutti l’apprensione per l’aumento dei contagi dovuti alla diffusione del nuovo Coronavirus. Tutto il Paese sta attraversando le sue ore più buie dal secondo dopoguerra ad oggi. Ma la nostra terra, oltre al Covid-19, da anni subisce il contagio da un virus chiamato disoccupazione.

La situazione del tessuto economico ed industriale dell'area di crisi complessa è disastrosa. Da più di un decennio, ormai, le nostre zone produttive subiscono la desolante condizione della deindustrializzazione, con la conseguente uscita dal mondo del lavoro di tante lavoratrici e lavoratori ciociari.

Anni di battaglie e diritti ottenuti con fatica e grande dedizione da parte dei disoccupati ciociari, uniti sotto il vessillo della Vertenza Frusinate. Quante manifestazioni e assemblee hanno visto protagonista il gruppo di Vertenza nel corso di questa emergenza decennale. Oggi, però, per le giuste restrizioni adottate dal governo, gli ex lavoratori non possono più far sentire la loro presenza alle istituzioni e alle parti sociali, spronando costantemente questi soggetti, al fine di ottenere ascolto.

Oggi non hanno davvero strumenti le donne e gli uomini di Vertenza Frusinate. Per loro il concetto di isolamento e distanziamento sociale non è, purtroppo, una novità. In questo periodo di emergenza sanitaria, dove ogni azione, anche la più semplice, risulta macchinosa e complessa, i disoccupati ciociari non possono passare in secondo piano.

Occorre ricordare come la mobilità in deroga risulti scaduta dal lontano 2 gennaio 2020. Da allora, nonostante il rifinanziamento degli ammortizzatori fosse presente in manovra di bilancio, nessun accordo è stato messo in piedi tra Regione e sindacati, per consentire l’erogazione dei nuovi assegni agli ex lavoratori. La situazione è arrivata ad un punto di non ritorno, e le istituzioni hanno il dovere di provvedere alla sopravvivenza dei cittadini, senza lasciare indietro alcuna categoria. Chi vive da mesi senza reddito e senza certezze merita attenzione, perché stare a casa è necessario per la salute pubblica, ma diventa un’impresa impossibile vivere chiusi tra quattro mura quando non si ha nemmeno la possibilità di provvedere alla spesa alimentare.

I disoccupati stanno lanciando da mesi, anzi da anni, continui gridi di allarme, ma sembra che chi di dovere non smetta di girare la testa dall’altra parte. Un comportamento di grave irresponsabilità da parte di una classe politica poco adeguata alla gestione di quello che è un male endemico per tutto il nostro territorio. Ad aggravare la condizione, la contingente emergenza dovuta al Covid-19, che dovrebbe, però, far riflettere maggiormente istituzioni e amministratori. Proprio questi ultimi hanno il dovere, morale ed amministrativo, di trasferire le istanze dei propri concittadini alle istituzioni superiori. È la realtà comunale quella più vicina al cittadino e quella da cui quest’ultimo pretende delle risposte e degli atti concreti.

I disoccupati di Vertenza Frusinate hanno inviato delle lettere accorate, prima al Prefetto e poi ai Vescovi della zona, per chiedere loro delle delucidazioni in merito alla loro condizione.
Gli ex lavoratori dell’area di crisi complessa ciociara vivono in quello che sembra un limbo politico-amministrativo. Incolpevoli del loro destino e costretti ad essere gli ultimi inascoltati, anche in situazioni di emergenza generale.

L’appello deve risuonare come un allarme non derogabile. C’è bisogno di chiarezza e di interventi celeri, perché questa emergenza sanitaria non vada ad acuire la piaga socio-economica che il nostro territorio già vive da anni. Qualcuno ascolti la disperazione di chi non ha nulla con cui vivere, e si impegni affinché tutti i percettori di ammortizzatori possano esercitare un diritto riconosciuto dalle leggi dello Stato.

Le emergenze vanno affrontate in parallelo, e la sopravvivenza di molti non può essere nascosta dalla crisi sanitaria in corso. Intervenire è un imperativo categorico per le istituzioni.
Bisogna trovare una soluzione. Subito.

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Riflettendo sulle 10.706 domande di Reddito di cittadinanza

illavoro prima di tutto 360 minDonato Galeone* - Si al lavoro e no a 520 euro per acquisto di solo pane. Il comunicato del Presidente del Comitato INPS di Frosinone, Pietro Meceroni, informa che alla data del 28 maggio 2019 sono state accolte 10.706 domande relative al “reddito di cittadinanza” che ogni famiglia beneficerà, mediamente di “520 euro mensili” appena sufficienti per acquistare il pane nei trenta giorni del mese. Una complessiva erogazione pubblica di 5.567.120 euro.

Sono passati 10 anni - esattamente dal maggio 2009 - che il Comitato Provinciale dell'INPS di Frosinone da me presieduto - segnalava gli “allarmanti” dati relativi alle ore di cassa integrazione richieste e autorizzate dall'INPS pari a 1.047.028 ore (marzo 2009) di cui 910.888 nella gestione ordinaria e 136.140 nella gestione straordinaria.

Sappiamo tutti che sono erogazioni assistenziali di sostegno al reddito già definiti: cassa integrazione, indennità di mobilità e, dal dicembre 2017, reddito di inclusione sociale e, poi, dal 2019 chiamato “reddito di cittadinanza”. Sono tutte, nel concreto, limitate erogazioni che dovrebbero, temporaneamente, integrare il “mancato reddito da lavoro effettivo” - chiamati anche ammortizzatori sociali - ma che tendono ogni giorno, in assenza di lavoro vero, a sostenere umanamente solo sopravvivenze, favorendo le crescenti povertà.

La segnalazione INPS allarmante di 10 anni fa – ricordo bene – venne accolta non solo in forma più che neutrale - tanto nella indifferenza delle istituzioni provinciale e regionale quanto dalle rappresentanze politiche - nonostante pressate da manifestazione popolari davanti alle sedi istituzionali locali e romane.

Se in provincia di Frosinone sono state accolte, al 28 maggio 2019, oltre 10.000 domande che richiedevano 780 euro quale reddito di cittadinanza per sopravvivere, in attesa di lavoro e sono state erogate mediamente circa 500 euro al mese rilevo, purtroppo e ancora, che dal 2009, quelle 10-15.000 famiglie non riuscivano, 10 anni fa, a sopravvivere con le casse integrazioni erogate dall'INPS.

Sottolineavo, non molto ascoltato, che la “questione sociale del sostegno al reddito” andava coniugato - adeguatamente e programmato - con la ripresa del lavoro produttivo vero, non solo a parole o annunciato da normative ed esigenze mercantili, prevedibili certo, con tagli alla occupazione, dopo le casse integrazioni, mediante aggregazioni o fusioni societarie – riferendomi - sia agli accordi FIAT- Chrysler nel comparto metalmeccanico e indotto dell'automobile in ristrutturazione a Cassino e sia al piano industriale chimico- farmaceutico nell'area di Anagni.

Alle due realtà produttive trainanti del basso Lazio che, dopo 10 anni, tendono appena a ridurre il disagio sociale che - sia pure nel contesto di una crisi generalizzata nazionale europea e mondiale – si dovrebbe convenire sulla indispensabilità di elaborare - con le parti sociali sindacali territoriali laziali - un programma funzionale e mirato di “politiche attive del lavoro” altrimenti, sarà illusorio la proclamata inclusione a lavoro e non solo per i beneficiari del reddito di cittadinanza, obbligati a sottoscrivere la ricollocazione in un posto di lavoro.

E anche la generalità dei giovani e meno giovani – non adeguatamente qualificati nelle competenze - sono e saranno a rischio di “occupazione possibile” con l'annunciato e graduale superamento, mediante programmati investimenti privati e pubblici, nella crisi complessa del basso Lazio, pur in presenza del cosiddetto trainante complesso FIAT, dal 2014, multinazionale FCA.

Una realtà produttiva, estesa su oltre 240 ettari di terreno agricolo, da “capitalismo finanziario itinerante” che nel febbraio 2014 – esattamente 5 anni fa e su questo giornale – la descrivevo – sottolineandola - holding FAC tra Fiat e Chrysler, nata a fine gennaio 2014. Un assetto societario, peraltro, nuovo rispetto alle società imprenditoriali multinazionali, in quanto, non aveva uno Stato di riferimento ma una pluralità di attività produttive e di filiali in vari Stati e per competere in un mercato mondiale.

Su questa linea azionaria societaria e produttiva mondiale anche l'annunciata proposta di fusione – poi ritirata – tra FCA-RENAULT doveva avere sede operativa a Parigi e sede legale in Olanda, già sede di FCA sin dal 2014.

Lo conferma - come scrivevo 5 anni fa - che la holding FCA è globale di “capitalismo itinerante” nel mercato globale dell'automobile è stata protagonsita, ancora oggi, sia verso gli azionisti di Renault, direttamente, che indirettamente verso Nissan, pur in presenza del governo francese, non solo quale azionista Renault e con la cauta o nulla attenzione del governo italiano.

Si doveva dare alla proposta di FCA - innanzitutto e subito - una risposta alle attese non solo dei consumatori europei – con offerte innovative di prodotto – nelle sostituzioni delle automobili, certamente in competizione tra i produttori mondiali, ma ancor più, doveva essere la riposta ai consumatori del costituendo terzo gruppo mondiale dopo Wolksvagen e Toyota.

Risulta chiara comunque – saltata al momento la strategica fusione azionaria FCA-Renault – che la ricostruzione globale imprenditoriale ricerca, sempre, le “convenienze profittevoli” da realizzare in luoghi diversi, con pluralità di prodotti innovativi e di riorganizzazione mondiale dei cicli di produzione, mediante una pianificazione di processo, integrato non sovrapponibile, che potrebbe essere, convenientemente, slegato dai territori operativi della multinazionale FCA – non solo in Italia – nella redistribuzione delle proprie fasi di ideazione, progettazione, produzione e vendita del prodotto.

Osservavo già nel 2013 - con la fusione Fiat-Chrysler - che la realtà produttiva FCA, coinvolgendo il basso Lazio nella complessa ed estesa operatività dei vari siti produttivi nel mondo, riproponeva - subito - la massima conoscenza del legame funzionale consolidato e dimostrato nelle produzioni metalmeccaniche indotte “oltre l'automobile” ponendo l'attenzione, alla “componente della dignità del lavoro e della persona umana” che nella concorrenza sia nazionale che nel mercato mondiale - non esiste - in quanto si tratta soltanto di vedere se la merce può essere venduta proficuamente e, cioè, con un corrispondente“guadagno di imprenditore e dell'azionista”tanto al prezzo di mercato corrente, quanto al di sotto di esso.

Se constatiamo, giorno dopo giorno, che il basso Lazio e la provincia di Frosinone sono coinvolte - quanto lo è il Mezzogiorno - da almeno 10 anni nel disagio umano e famigliare per “assenza di lavoro e di sviluppo territoriale” - appare essenziale e subito - rilevare tutte le criticità economiche locali “proponendo e programmando tra parti sociali intermedie associate” un graduale e condiviso “piano di crescita economica e posti di lavoro” che dica: “no” alle 520 euro di sopravvivenza per l'acquisto solo di un paio di chili di pane e “si” al lavoro.

* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Mercatone Uno. Dove è finita la Costituzione

fallimento mercatone uno 460 min1800 esseri umani, uomini e donne. 1800 persone. Licenziate in tronco da MercatoneUno e messe sulla strada senza neanche un avviso. Trattate come scarti del mercato, come inutili merci avariate da buttare nei cassonetti della mondezza. Un caso estremo, si dice. Ma succede quando il lavoro non è più un diritto, bensì una merce qualunque che nulla ha a che fare con un’esistenza libera e dignitosa. E infatti qui si fa strame della vita delle persone, del loro presente e del loro futuro. Il contrario dei basilari principi di convivenza, e di ciò che la Costituzione prescrive.

Al di là delle petulanti e vergognose chiacchiere di chi governa, è tempo di rendercene conto tutti. Dove è finito l’articolo 1, che fonda la Repubblica democratica sul lavoro? E l’articolo 4, secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto»? E anche l’articolo 41, il quale afferma che «l’iniziativa economica privata è libera», ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»?

Su questi principi è calato un preoccupante silenzio. Al riguardo anche i costituzionalisti più sensibili e attenti sembrano impacciati. Eppure questi principi attengono alla vita materiale e spirituale delle persone. E su di essi si misura il vero distacco della politica dalla realtà umana e sociale del nostro tempo. In gioco non è solo il pane, ma anche la libertà e la democrazia. Una volta, in difesa della vita e dei diritti, della democrazia e della libertà, si lottava per attuare la Costituzione: si chiamava al lavoro e alla lotta. Al lavoro e alla lotta! Mai come adesso queste parole sono state così attuali.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

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10 anni di disagio sociale

bandiere cgilcisluil serve piu lavoro 350 260di Donato Galeone* - Nel primo trimestre 2019, tra la manifestazione sindacale CGIL-CISL-UIL di Roma del 9 febbraio conclusa a Piazza San Giovanni e i 10 mesi di Governo definitosi per o di “cambiamento” persiste, ancora, il non tenere presente ed osservare, responsabilmente, quanto è avvenuto, in Italia e in Europa, negli ultimi 10 anni: dal 2008 al 2018.

Mercato del Lavoro 2018

Innanzitutto si dovrebbe discutere sulla rilevata quantificazione della sofferenza sociale in Italia confermata, anche, dalla fonte - “Il mercato del lavoro ISTAT, marzo 2018” - con la persistente“disoccupazione e sottoccupazione” che, nonostante la modesta crescita della “occupazione media” negli ultimi due anni, è certificata una distanza ancora notevole del nostro Paese dai 15 Paesi dell'Unione euro zona: nel 2017 l'occupazione media è stata rispettivamente pari al 57,9% contro il 58,0% di quella italiana.
Quel numero per cento ci dice che l'Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più, rispettivamente, nei settori della sanità, della istruzione e della pubblica amministrazione.
E il dato ufficiale sulla disoccupazione italiana - pari a 11,7% - colloca l'Italia, nel 2017, al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi dell'Unione Europea (media disoccupazione europea al 7,6%).
Anche questo divario ci dice anche che, complessivamente, si dovrebbe tenere in conto le forze di lavoro disponibili a lavorare, potenzialmente impiegabili nel settore produttivo: sono circa 6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni disoccupati e 3,1 milioni di forze lavoro potenziali.
Con la crescente disoccupazione aumenta, peraltro, la “sottoccupazione” da Nord a Sud del nostro Paese che raggiunge - nel 2017 - circa 1 milione di occupati “disponibili a lavorare” mediamente 19 ore in più a settimana (il 4,4% degli occupati che corrisponderebbe a circa a 473 mila lavoratori a tempo pieno) E al Sud - in misura maggiore – sono coinvolte sia le donne che i giovani e, sopratutto, gli stranieri.

Lavoro e Istruzione

E' assente ogni discussione su “quando” vi sarà la crescita, non a parole, ma vera e conseguente agli investimenti privati e pubblici programmabili e sostenibili, “come” la domanda di lavoro sarà adeguata ai livelli di istruzione e riqualificazione professionale per corrispondere alle specifiche competenze richieste e quelle possedute dal lavoratore giovane e meno giovane, rilevato che già appare frequente - pur di lavorare per vivere - un sottoutilizzo o sottoccupazione della “persona istruita o meno istruita” - prevalentemente - nel lavoro alberghiero e di ristorazione o nei servizi alle famiglie in maggioranza, tra gli stranieri.
I nostri giovani - in misura crescente di anno in anno - preferiscono un lavoro all'estero constatato che dopo quattro anni dal conseguimento della laurea tra i dottorati di ricerca - circa il 19% - risulta occupato in attività di lavoro più conforme agli studi fatti, sia presso le Università che gli Enti pubblici e di ricerca, rispettivamente nella misura del 13 % e del 7,4% contro il 4,3% e il 2,4% in Italia (fonte ISTAT marzo 2018).

Lavoro nell'Area zona euro e in Italia dal 2008-2018

Sappiamo che il rapporto annuale 2018 - realizzato in collaborazione tra il Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ANPAL e l'ISTAT - è mirato a far conoscere la dinamica del mercato del lavoro in Italia e conosciamo, anche, che l'Area zona euro - pur in presenza di rallentamento della crescita del Prodotto Interno Lordo(PIL) - ha permesso di raggiungere l'aumento congiunturale della occupazione del più 0,3% al terzo trimestre 2018 e una riduzione del tasso di disoccupazione, arrivato all'8,1% nel 2018.
In Italia, pur in presenza di flessioni dei livelli di attività economica, nel secondo trimestre 2018 l'occupazione ha raggiunto il massimo storico di 23,3 milioni di unità e aumenta, lievemente, nel quarto trimestre 2018 del più 0,1% rispetto al trimestre precedente.
Viene, infatti, rilevato che nel 2018, mediamente, il numero degli occupati supera il livello del 2008 di circa 125.000 unità e il tasso di occupazione, ripeto, raggiunge il 58,0%. Ma il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (meno 0,6 punti in un anno e più 3,9 punti rispetto al 2008).
Inoltre, nei 10 anni, viene ripetutamente osservato - con scarsa lungimiranza e dignità umana del lavoro - che il tessuto produttivo si e profondamente trasformato con tendenze verso la ricomposizione del lavoro dipendente con una crescita dei rapporti a tempo determinato (più 735.000) e la espansione dei rapporti a tempo parziale, spesso involontario anche quello femmnile, favorendo le crescenti povertà.
Nel concreto vissuto di ogni giorno si rileva, da tempo anche nel basso Lazio, che soltanto una parte di lavoratori ultracinquantenni ha raggiunto e superato ampiamente i livelli occupazionali del 2008, mentre per i più giovani la situazione resta critica ancora oggi, quale aspetto da osservare - con la massima attenzione - non solo per il naturale invecchiamento generale ma, anche, in termini di competenze fisiche di queste persone che avanza con l'età nel mercato del lavoro produttivo italiano e laziale.
Altro aspetto, non positivo va segnalato, nello scenario decennale occupazionale di crescita del lavoro temporaneo. E' quello rappresentato dalla “valutazione statistica” dell'effettivo apporto del fattore lavoro misurato dalle “ore lavorate complessivamente”se si tiene in conto che nelle statistiche ISTAT viene considerato occupato – come è noto – anche la persona che ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Sappiamo bene, tutti, che in termini di contribuito alla produzione e al reddito in busta paga, fa differenza notevole tra posizione lavorativa a tempo pieno oppure a orario ridotto.

Linea economica del Governo da cambiare
Per avviare la ripresa, pur graduale, dell'economia nazionale - dal breve richiamo di questi dati sul lavoro da discutere e approfondire, per operare, nella dimensione italiana ed europea - appare evidente il ritardo del nostro Paese, ultimo nella transizione occupazionale, da garantire con ammortizzatori sociali di sostegno al reddito.
Ma il Governo - discutendo velocemente in Parlamento e non ascoltando le proposte delle parti sociali del Paese - continua la decretazione con tante parole urlate in questi 10 mesi sulla” dignità del lavoro, la sicurezza dei cittadini e l'annunciata tassazione definita piatta” pur nella previsione del debito pubblico in aumento.
ll Governo - non può limitare la sua azione con le misure del reddito minimo e pensione minima, che sono buona cosa verso i 5 milioni di poveri cittadini. Perché sappiamo, anche, che oltre la metà di quei cittadini chiede “LAVORO”.
Lavoro che si crea con “una programmata e condivisa linea economica” e una politica attiva di risorse umane pronte e congiunte agli investimenti pubblici e privati, non solo da annunciare ma da sostenere nella concretezza e nel segno della ripresa economica vera, da sud a nord del nostro Paese.

(*) ex Segretario di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 15 aprile 2019

 

 

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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

 

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Le somme del 9 maggio '17 solo per disoccupazione e mancanza di reddito

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260Riceviamo e pubblichiamo

Annamaria Bellisario* dichiara sostegno e solidarietà ai disoccupati di Vertenza Frusinate. Domani, si apprende da un comunicato di Cgil, Cisl e Uil, dovrebbe finalmente svolgersi, dopo due rinvii mai motivati, l’incontro Regione-Sindacati per la definizione degli adempimenti necessari a rendere operativa la seconda proroga della mobilità per coloro a cui è scaduta e l’avvio definitivo dei tirocini per la rioccupazione di chi ne ha titolo insieme ai lavori socialmente utili per gli over 60.
MI pare che ci sia da capire meglio cosa è successo o stia succedendo. Perdura la sensazione che si voglia perdere tempo e arrivare alle elezioni senza aver preso una decisione. La data del 28 per un incontro così importante non aiuta a fugare dubbi e strumentalizzazioni.

Tale sensazione si rafforza ricostruendo gli aspetti principali della vicenda. 628 mobilitati, provenienti dalle varie aziende chiuse, avrebbero avuto un prolungamento di un ulteriore anno della mobilità in deroga, ovvero da giugno 2018 a giugno 2019. Man mano che passa il tempo, diminuiscono le certezze che questo accada. Le risorse aggiuntive si riteneva potessero essere prese dai 60 milioni individuati, e successivamente sbloccati, a seguito della famosa riunione presso il MISE, avuta il 9 maggio 2017. C’è molta attesa e anche tanta insoddisfazione fino alla rabbia di essere trattati con freddezza, senza spiegazioni e senza prospettive.

Solo il primo marzo ci sarà un’assemblea sindacale che informerà degli esiti.
Appare evidente, però ora, che esisterebbe un problema di fondi, che possano garantire il prolungamento della mobilità per un altro anno, disponibili invece al massimo per altri 6 mesi. Sono solo indiscrezioni? Si deve supporre che le assicurazioni ministeriali riferite ai 628, non saranno rispettate? Cosa si deve pensare oggi: che probabilmente, i fondi previsti per la seconda proroga, sarebbero stati resi disponibili anche per altri soggetti, provenienti da altre realtà industriali? Si può intuire che occorrano fondi per la riconversione industriale della ex Ideal Standard. Giusto. Ma, la somma disponibile è di 60 milioni come già scritto, la proroga della mobilità per unambellisario 350 260 min altro anno richiederebbe una cifra di molto inferiore, parliamo di 12 milioni all’incirca, perciò per altri impegni resterebbero 48 abbondanti milioni. Allora si fa strada un'altra ipotesi: stiamo temendo cioè un nuovo rinvio a dopo le elezioni, per evitare contraccolpi elettorali per via di un impegno probabilmente al ribasso rispetto alle ipotesi circolate e individuate.

Gli ex lavoratori di Vertenza Frusinate stanno attendendo dal 21 febbraio nuove notizie.
Ricordiamo che senza reddito alcuno non si vive; che i disoccupati hanno diritto a risposte. Soprattutto faccio appello a che non si distraggano somme rispetto alla disoccupazione e alla mancanza di reddito. Sarebbe grave e inaccettabile. Questi fatti quando accadono lacerano irrimediabilmente il rapporto fra istituzioni, politica e società.
Mi auguro che domani prevalga la solidarietà e il buonsenso e tutto si risolva nel modo più congruo alla vita e alla dignità degli ex lavoratori.

 

*candidata di Liberi e Uguali alla Regione Lazio

 
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Per la rinascita del frusinate

danielamastracci 350 260 minUna proposta agli elettori e a tutti i partiti Disoccupazione, povertà, degrado ambientale, salute a rischio, chiedono scelte chiare delle Istituzioni per essere dalla parte dei cittadini.
1. Interventi concreti da subito
Credo siano necessari tre punti programmatico-organizzativi: una campagna d’informazione capace di produrre uno sforzo di comprensione vera delle reali situazioni di vita, non certamente identificabili con il quadro edulcorato, e di comodo, che offrono la più parte delle Tv, delle Radio e della grande stampa, che non si discostano dallo storytelling dei governi.
Va recuperata la credibilità dell’operato delle Istituzioni, possibile però solo se le stesse operino con grande impegno nel concreto e nel reale della società a vantaggio di tutti, ma soprattutto dei più deboli; devono impegnare risorse per progettare con i territori, (non al di fuori di essi) uno sviluppo economicamente solido ed ecologicamente sostenibile. Oggi questa credibilità nelle coscienze dei più è bassissima e vicino allo zero. L’astensione lo conferma.
Occorre saper ascoltare le persone in carne e ossa che impoveriscono. L’esperienza di Vertenza Frusinate, donne e uomini che vivono il disagio, non hanno mezzi di sostegno vitale sufficienti, sono senza lavoro e lo cercano, testimonia come sia possibile stare insieme per rivendicare e costruire risultati nella democrazia e nel dialogo; sono riusciti a realizzare un “coordinamento” aperto a tutti coloro che vogliono mettere a disposizione le loro energie e competenze, per aiutare a risolvere i problemi veri e reali dei cittadini.
Cosa occorre per intervenire concretamente?
A – a tutela del nostro paesaggio e suolo, occorre progettare interventi di messa in sicurezza del territorio, mediante un piano generale che fronteggi il dissesto idrogeologico del territorio, che affronti il recupero e la messa in sicurezza dei centri storici
B - L’agricoltura, non più industriale ma come prodotto di eccellenza, costituisce un’opportunità in un mercato sempre più in espansione soprattutto nei prodotti di nicchia in termini di qualità, ma con una straordinaria capacità di traino per altri settori quali il turismo, la ristorazione e, più in generale, dell’intero comparto agro-alimentare, si pensi al coinvolgimento delle innumerevoli scuole alberghiere del territorio capaci di trasformare in una ristorazione d’eccellenza prodotto di eccellenza.
Già oggi molti prodotti del territorio hanno conseguito il riconoscimento rispettivamente DOC DOP e IGP pur non conquistando nel contempo fette importanti di mercato proprio per l’incapacità di fare sistema. La connotazione di un marchio ciociaro può costituire un fattore di garanzia d’area già raccogliendo le varie denominazioni.
C – Attuando l’articolo 9 della nostra Costituzione, si può intervenire nel settore turistico attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio e la capacità di fare sistema. C’è un grande patrimonio di opere d’arte romaniche, preromaniche, medievali; l’ubicazione geografica della provincia equidistante dai due grandi centri urbani di Roma e Napoli, dei quali potremmo costituire il grande polmone verde, offre un’opportunità di sviluppo sinergico anche con le stesse citta con le quali poter stabilire rapporti di collaborazione in tal senso. Il patrimonio paesaggistico, avvalorato dalla presenza di parchi regionali e la presenza limitrofa del parco nazionale d’Abruzzo, possono sviluppare un turismo naturalistico.
I nostri Lavoratori in difficoltà, i disoccupati, non chiedono elemosine, o contributi per la sopravvivenza, sono invece disposti a restituire alla collettività, attraverso il loro lavoro, il controvalore ricevuto.

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Un problema dimenticato che invece merita tanta attenzione

over40disoccupoti 400 minDichiarazione. La disoccupazione per gli over 40 è una piaga grave quanto la disoccupazione giovanile. Per i giovani abbiamo già posto in essere misure importanti nel corso dell’ultima legislatura, la prossima punterà a restituire la dignità del lavoro a questa fascia importante del tessuto sociale”.

Con queste parole la Senatrice Maria Spilabotte, in corsa per il secondo mandato a Palazzo Madama interviene su un tema poco affrontato ma drammaticamente attuale, raccogliendo l’appello dell’Ass. Lavoro over 40.

“La mia intenzione è porre l’accento su un problema che spesso è dimenticato ma, invece, merita attenzione. Si tratta della disoccupazione in età matura (over40/50/60) – spiega la Senatrice del PD -. Quindi, senza nulla togliere alla gravità della disoccupazione giovanile, per contrastare la quale il Governo ha già messo in campo risorse importanti e misure che già hanno prodotto risultati quali i Jobs Act ad esempio, la prossima legislatura sarà il momento per porre rimedio anche a questa stortura sociale. Il mancato reinserimento lavorativo di disoccupati in età matura provoca tensioni che ricadono anche sulla dignità della persona dilaniando le famiglie italiane in una guerra dei ruoli che ne inficia l’impalcatura sociale. Il percorso che ho individuato per risolvere questo grave problema passa per un accordo sinergico fra imprenditoria privata e Stato, attraverso la quale costruire forme di garanzia per il reinserimento degli over 40 che abbiano perso il lavoro, ritagliando per loro spazi professionali in cui l’esperienza maturata sia un valore aggiunto non una pecca. Si tratta di una fascia del tessuto sociale importante e produttiva che sarebbe sbagliato escludere dal mercato del lavoro”.

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La Partita Iva non cura la disoccupazione. Storia vera

supermarket 350 260 mindi Tiziano Ziroli - Sinceramente sono emozionato, sono sette mesi che non scrivo più per UNOeTRE.it, e devo dire che mi tremano le dita sulla tastiera.
Ma ad una riunione della lista Potere al Popolo ho incontrato il mio carissimo amico Ignazio Mazzoli, al quale ho raccontato cosa mi è successo in questi ultimi sette mesi.... e mi ha chiesto di scriverlo, di raccontare le mie sensazioni di cosa ho vissuto in quei mesi.
Vi chiederete cosa mi e successo? In pratica sette mesi fa insieme ad un mio amico abbiamo preso in gestione un negozio di alimentari, non tanto grande, un mini market, abbiamo deciso in pratica di diventare imprenditori.
Abbiamo seguito tutto l'iter che va seguito, commercialista, apertura della partita iva, conto corrente bancario.... ci siamo infilati in questa avventura con tutta la voglia di fare bene con tutta la determinazione che si deve avere in questi casi.
In questi mesi ero passato da disoccupato ad imprenditore, da disoccupato a chi poteva creare lavoro, e la cosa sinceramente mi gasava.... purtroppo però nel passare dei mesi ci siamo resi conto che non erano tutto oro ciò che luccica, già il fatto di avere a che fare con le banche e un assurdo tutto italiano, non ti lasciano respiro, e se possono ti stritolano senza neanche pensarci due volte.
Il negozio che gestivo era un negozio di alimentari, quindi vendevo beni di prima necessità, pane, latte, biscotti...insomma roba da mangiare...e pure mi sono reso conto che anche in questo caso la gente, il popolo reale, fatica anche solo per comprare il pane.
Ho sentito ed ascoltato in questi sette mesi storie di pensionati, che hanno lavorato una vita e che ora si trovano a doversi contare anche il centesimo per poter comprare un pezzo di pane, storie di persone che vivono in case senza luce e senza gas, e che si cucinano con le bombolette da campeggio...ne ho sentite tante...forse troppe.
Io che ero gasato per il fatto che forse potevo creare lavoro, mi ritrovavo a dover io stesso molte volte non riuscire a portare niente a casa.... mi sono reso conto sempre di più che i soldi non girano, che il popolo è ridotto oramai ad un limite di povertà tale da dover risparmiare anche sul mangiare...ed a volte anche rinunciare a mangiare.
Mi sono reso conto che il governo che verrà dovrà per forza di cose trovare il modo di far girare soldi, l'equazione è facile se girano soldi gira l'economia, e si ricrea lavoro.
Sarebbe facile, ma pare molto difficile da fare, forse per mancanza di volontà?... io penso proprio di sì..
I politici attuali e futuri invece di promettere, dovrebbero ascoltare, dovrebbero parlare con la gente, provare a vivere le situazioni che vive il popolo.
Provare a vivere come vive un disoccupato, provare a vivere come vive un pensionato, provare a vivere come vive un commerciante.... forse si renderebbero conto di come si vive... anzi di come si sopravvive.
La cosa che mi fa più rabbia e che i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri diventano sempre più poveri, questo non lo trovo giusto.
Chi governerà la regione Lazio e chi governerà quello nazionale deve per forza trovare il modo per un’equa distribuzione della ricchezza... in una società civile questo dovrebbe essere.
Però per fare questo basta mandare a governare chi non ha mai provato la povertà.... o chi non ha mai lavorato per vivere, e che quindi non sa cosa vuol dire prendere stipendi da fame.
il 4 marzo cambiamo questo Paese.... è arrivato il momento di farlo!!!!!

 
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Chiude l'Ideal Standard: altri 500 senza lavoro

IdealStandard chiusadi Stefano Di Scanno - «Cessa l'attività all'Ideal standard di Roccasecca. La decisione è stata comunicata dai vertici societari della multinazionale alle segreterie nazionali dei sindacati, ai quali, è stato annunciato che saranno avviate tutte le procedure per arrivare alla chiusura del sito industriale. Un colpo mortale all'economia del territorio che coinvolge, tra dipendenti diret­ti e quelli dell'indotto, circa 500 famiglie»: la pesantissima notizia è stata diffusa ieri sera dai segretari generali di Ugl Chimici, Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uilcem Uil Valente, Valeriani, Chiarlitti e Piscitelli.

Le organizzazioni dei lavoratori annunciano battaglia contro una decisione inspiegabile: «Le nostre preoccupazioni – spiegano i rappresentanti sindacali – e­spresse nei mesi scorsi per la mancata presentazione del piano industriale, erano purtroppo fondate. Si tratta di un provvedimento assurdo perché il sito di Roccasecca produceva ricchezza anche grazie ai sacrifici fatti dai lavoratori che hanno rinunciato a parte dello stipendio per garantire la produzione. La fabbrica di Roccasecca ha sempre lavorato bene sfornando prodotti di qualità e le commesse non sono mai mancate, tutto ciò ci lascia attoniti». C’è preoccupazione dunque per il futuro delle famiglie e per l’ordine pubblico visto che la scelta della società ha messo in subbuglio i lavoratori: «Faremo tutto quanto nelle nostre possibilità – sottolineano i segretari generali – affinché la multinazionale riveda la sua decisione. Sarebbe l’en- nesimo colpo mortale per l’intero territorio che ha già subito quello inferto dalla FCA qualche settimana fa. La nostra sarà una battaglia in tutte le sedi a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie».

La risposta dei lavoratori

L’ordine partito ieri sera nello stabilimento tra le maestranze è stato quello di mettere in sicurezza gli impianti del ciclo continuo e di bloccare le uscite dei prodotti e di qualsiasi altra cosa. Una riunione urgente in fabbrica è stata utile per pianificare dalla giornata odierna l’avvio di una grande battaglia contro la chiusura col coinvolgimento dei media. L’incontro dai toni drammatici, alla presenza dei sindacati di categoria, del primo cittadino di Roccasecca, Giuseppe Sacco, si è protratta per ore.

Le reazioni

La decisione ha letteralmente gelato centinaia di famiglie del territorio ma ha anche sorpreso e scosso la politica.
«Mai in come questo momento le istituzioni devono fare la loro parte - ha incitato il primo cittadino roccaseccano -. E’ impensabile che dall’oggi al domani chiuda uno stabilimento di quella dimensione e soprattutto di quel valore in termini di qualità che ne fanno il fiore all’occhiello del nostro comparto industriale».
«Invito tutta la cittadinanza, anche quella dei comuni limitrofi, nonché tutte le classi sociali e le rappresentanze imprenditoriali e le associazioni dei commercianti - ha aggiunto Sacco - a partecipare alla manifestazione che è stata indetta per venerdì mattina alla dieci davanti lo stabilimento».
Per Carlo Maria D’Aessandro , sindaco di Cassino, è stato «un fulmine a ciel sereno. Un problema grosso al pari dei 532 interinali della Fiat che diventeranno 800 subito dopo le feste di Natale. La verità è che i sindaci hanno poche armi a disposizione per fronteggiare crisi indusriali di questa portata. Se non veniamo messi nelle condizoni di agire dal Governo centrale è impossibile essere propositivi sul territorio. Qui c’è Fiat col suo indotto, ci sono aziende di proprietà di multinazionali come appunto Ideal Standard e tutte queste realtà hanno bisogno di un piano complessivo che prenda di petto una situazione ormai critica. Quello di Roccasecca è un disastro annunciato e ne pagano le conseguenze i sindaci perché sono il terminale a cui queste persone si rivolgo giustamente e immediatamente».
«Esprimo la vicinanza umana e istituzionale ai tanti lavoratori della Ideal Standard di Roccasecca che nella giornata di oggi hanno ricevuto la più triste delle notizie: la chiusura dello stabilimento in cui lavorano - ha commentato il primo cittadino di Pontecorvo -. In questo stabilimento ci sono decine di concittadini di Pontecorvo ai quali il Comune non farà mancare la vicinanza e l'impegno istituzionale affinché questa giornata sia solo un brutto ricordo. Insieme ad altri sindaci del territorio e alle organizzazioni sindacali sia­mo pronti a qualsiasi forma di azione per tutelare il posto di lavoro dei tanti padri di famiglia che per anni hanno investito il loro futuro all'interno della Ideal Standard di Roccasecca».
«Assistiamo all’apertura di un’ulteriore ferita per il tessuto produttivo del nostro territorio - ha commentato il senatore del Pd, Francesco Scalia - interesserò immediatmente il minestro dello Sviluppo Economico affinché attivi immediatamente un tavolo per la gestione di questa crisi industriale».
«Ripeto una cosa detta per Fca - scandisce Luca Frusone, deputato del Movimento 5 Stelle - il nostro territorio non può basare la propria economia sulla manifattura a basso contenuto tecnologico. Lo stesso sito di Fca se non ci fossero altri investimenti tra 10 anni sarebbe del tutto superato. Bisognerebbe, qundi, ripensare il lavoro fondandolo sulla ricerca e sull’innovazione. Il fatto è che il governo centrale avrebbe dovuto da tempo adottare un parametro diverso spingendo l’industria verso l’eccellenza assoluta con alti livelli tecnologici. Cosa che attualmente non è. Siamo fermi ad una produzione non certamente avanzata e poco alla volta siamo diventati i “cinesi” d’Europa quanto a stipendi della manodopera. Ma pian piano ci saranno altri Pesi con lavoratori a costi inferiori. per questo le misure di sostegno e gli interventi di cassa integrazione servono a tamponare una situazione la cui tendenza si può invertire solo con un serio ripensamento».
«Da parte mia - ha concluso Frusone - va la totale solidarietà ai lavoratori. Parlerò anche con le altre forze politiche per decidere il da farsi. Anche e soprattutto perché la situazione è talmente drammatica dall’indurre tutti a superare le posizioni politiche per individuare le soluzioni».
Uscito per un attimo a tarda sera dalla riunione con i lavoratori, Enzo Valente, segretario provinciale dell’Ugl e da sempre in pri­ma linea nelle vertenze Ideal Standard (a Roccasecca come in altre parti d’Italia), riferisce dei dettagli dell’annuncio dei vertici aziendali: «Mentre Fca ha comunicato via sms il mancato rinnovo del contratto ai 532 lavoratori in somministrazione, nel nostro caso Ideal Standard ha usato un giro di telefonate alle 15 sui cellulari dei quattro segretari nazionali di categoria - spiega -. Siamo di fronte alla dimostrazione plastica di come alle lobby internazionali non interessino minimamente né i lavoratori, né le parti sociali, né i cittadini e tanto meno il Governo centrale. In un altro Paese, penso ad esempio ai confinanti transalpini, una cosa del genere non sarebbe accaduta. Telefonata oggi alle 15, col segretario anzionale.

L’azienda domani (oggi per chi legge - nda) aprirà le procedure di cessazione attività; decorreranno quindi 75 giorni di tempo prima dell’apertura della mobilità».

Lavoratori in assemblea permanente

Nello stabilimento di Roccasecca si ritroveranno questa mattina tutti i lavoratori che inizieranno un’assemblea permanente che, nella giornata di venerdì, si trasformerà in sciopero di 8 ore per ciascun turno con manifestazione davanti ai cancelli dalle ore 10. Il tutto in attesa di una convocazione al Mise per l’apertura del tavolo di crisi. Speranze di ribaltare la situazione ridotte ai minimi termini, rabbia per la decisione inattesa da mol­ti davvero tanta. Un sito storico chiude ed il colpo per il territorio è davvero devastante.

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