fbpx
Menu
A+ A A-

A proposito di scuola e didattica a distanza

Insegnanti che parlano della scuola e della didattica a distanza nell'emergenza Covid 19

lopez 370 mindi Serena Galella - “Che bello insegnare! Lavorare solo 18 ore alla settimana e fare 3, dico 3 mesi di vacanze!!! Tanto tempo liberooooooooooo!!!!”
TUTTE CA … ATE! Banalità che sentiamo ripetere di continuo e ci saremmo anche stufati. Tutti luoghi comuni, la realtà è ben diversa.
Mai come in questo periodo i prof. hanno avuto l’occasione di dimostrare il contrario e cioè quante ore e con quanta dedizione facciano il proprio lavoro. Peccato non se ne sia accorto nessuno.
Chiuse le scuole per il Covid-19 le famiglie si sono ritrovate in casa con i propri pargoli, uno o due al massimo, e si sono accorte che senza la scuola non riescono a sopportarli neanche loro… noi invece dobbiamo confrontarci con 20 o più alunni in un’aula, spesso per nulla scolarizzati, senza rispetto ed educazione. Già, diciamo anche questo, le famiglie non sono più quelle di una volta ed educare i figli è diventato un optional, quindi, non tutti ma tanti non sentono alcun rispetto per l’autorità, che sia genitore o professore, quindi le relazioni sono, a dir poco, complicate.

Le famiglie sono il vero problema, o non esistono. I ragazzi sono spesso abbandonati a se stessi o sono iperprotetti e soffocati. Devono essere al massimo delle prestazioni, fare inglese, danza, calcio, sport e avere tutti voti alti a scuola. Tra le due cose non so quale sia peggio.
Un po’ di ascolto, no. E così ci ritroviamo tra i banchi, con chi sviene, chi piange, chi non ha il libro, chi lo lascia a scuola, tanto a casa che ne deve fare? Oltre ad essere dei bravi babysitter specializzati, siamo anche dei “niente male” psicologi, senza le famose “competenze” (parola magica scolastica…). E non vi dico che casino ora se si dovessero sentire male! Bisogna coinvolgere il responsabile della sicurezza (che se c’è è in classe a fare lezione) e se non è in sede le povere collaboratrici scolastiche (bidelle) non sanno dove mettere le mani… fogli, foglietti, dichiarazioni, norme, decreti, e tutto il possibile e l’impossibile. Un mal di testa? Devi chiamare l’ambulanza, perché se i genitori stanno ancora insieme, cosa rara, lavorano tutti e due e quindi a casa non c’è nessuno che può venirli a prendere. Se stanno male? Vanno a scuola, perché a casa da soli non ci possono stare e quindi tutto il casino che ne consegue oltre a passare a tutti quello che hanno, che in momenti come questo sarebbe il dramma collettivo.

E allora di cosa parliamo? Perché i ragazzi vengono a scuola? Per giocare! Certo perché a casa giocano con la play, vedono delle serie su Netflix, mica studiano… e così nella meravigliosa Didattica a Distanza (DaD) ci siamo trovati immersi h24 nel lavoro… noi, loro a giocare.

Carichi materiali interessanti, ti passi le serate davanti al pc per valutare cosa sia meglio sottoporre ai pargoli e loro se ne scatafottono! Non hanno visto nulla o molto poco e in pochi.

Allora assegniamo loro dei compiti, consegna con scadenza, tanto di titolo e la generazione tecnologica cosa fa? Se fanno il compito lo caricano capovolto, con la scadenza che gli pare a loro, o lo mettono dove hai chiesto il disegno al posto della tesina e viceversa, quando va bene.

Perché cari genitori dovete sapere che la scuola non è finita, è finita per i ragazzi ma non per noi. Stiamo ancora leggendo le loro originali tesine “copia e incolla” dove compaiono ancora i link che non si sono nemmeno degnati di rimuovere, tanto ci pensano i prof. E non tutti hanno consegnato… no. Ci stiamo anche sbracciando per coloro che non sono mai comparsi in video lezione e che non si sono degnati di consegnare alla scadenza neanche l’unico compito che dovevano fare per superare l’esame di licenza media.

Ma li ci ha pensato la ministra a darci una mano. Noi a digitalizzarci, aggiornarci, organizzarci, motivarli, tirali su di morale, quando tristi perché chiusi in casa e lei? Tutti promossi!!!! Che figata.
Io vorrei sapere che “kazzoo” hanno fatto due mesi chiusi dentro casa, per non fare neanche le video lezioni, dopo che la scuola ha dato ad ognuno di loro i pc o i tablet per aiutarli. Durante le vacanze pasquali le scuole hanno consegnato agli alunni tramite la protezione civile i propri computer, attivando fiduciari e collaboratori.

Ora questo è poco, potrei dirne ancora tante, ma tante e non finire più, ma una cosa va detta. Il MERITO in questo paese non si esprime se non per raccomandazione e i nostri alunni lo sanno bene. Se sei raccomandato puoi essere a capo di qualsiasi cosa senza essere competente, puoi fare anche il politico e il ministro. Se studi, puoi fare il prof, con uno stipendio che resta una miseria, sia che lavori tutto il giorno senza sosta, tra lezioni, correzioni, proposte di materiali, riunioni, valutazioni infinite (perché altrimenti come potremmo complicare tutto) e perdita conseguente della salute, sempre uno sfigato sei. E allora ti chiedono: perché studiare tanto?

Altra cosetta… vi ricordate l’importanza dell’ESEMPIO? Ecco è ancora valida, se date un buon esempio ai ragazzi sarà meglio di qualsiasi lezione o ramanzina.
Quindi la mia rabbia è rivolta sempre e solo verso il mondo degli adulti, perché loro ci guardano, ve ne siete accorti? E ci ascoltano pure!

Chiaramente va detto che non tutti i ragazzi si sono comportati nello stesso modo, ma chi non voleva fare, non ha fatto.
Ora vorrei sapere quale lavoratore, laureato, con vari corsi continui di aggiornamento e studi di ogni tipo, ha lavorato dalle 8 di mattina fino a sera e a volte anche notte davanti al computer seduto per oltre 13 ore al giorno durante e dopo il lockdown e per tutti gli esami? Lo vorrei sapere. E dico di più. Il prossimo che mi dice una delle banalità scritte a inizio sfogo (perché è chiaro che questo sia uno sfogo) reagisco in forma violenta, anche se di solito pratico gentilezza e sono pacifista. Chiaro?
Aggiungo anche un’altra cosa, di solito non scrivo parolacce, anche se ne dico parecchie, ma questa volta le lascio andare e sono poche, solo due.

DEDICO A TUTTI I COLLEGHI PROF., che si stanno ammazzando davanti un computer e che in 15 anni di scuola ho avuto modo di conoscere e posso dire che tutto sono meno che dei lavativi, che si fanno 1000 scrupoli per un voto in più o in meno e che passano tutto il tempo a rimuginare facendosi scrupoli di coscienza verso i propri alunni che amano (che forse da genitori non si fanno verso i proprio figli), questo “sfogo”, consapevole che io non faccio testo, ne’ come prof ne’ come genitore. W la DaD!
P.S.: la vignetta non so di chi sia, ma rende bene l'idea.

#scuola #didatticaadistanza #dad

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Nella didattica a distanza tutti perdono

Subire la didattica?

didattica a distanza 350 mindi Antonella Necci - Ragionando a margine di una vicenda controversa come quella della didattica a distanza, dobbiamo riconoscere quanto l'attuale sperimentazione, se applicata al modello classico della scuola italiana, risulti perdente sotto tutti i punti di vista.

Risulta perdente per chi subisce la didattica. Gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.
A cominciare dagli scolari delle elementari che, posti di fronte al video, se non accompagnati dal sostegno dei genitori, percepiscono un buon 1% della lezione frontale a distanza. Molte sono, infatti, le fonti di distrazione di quello che viene considerato più un videogioco che non un reale strumento di apprendimento.

Nella scuola secondaria di primo grado, poiché ci troviamo ancora nell'obbligo, i problemi si fanno più evidenti. Il lavoro in classe, eseguito in gruppi e meno in modo individuale, in questa situazione sospesa, riporta in vita i famosi spettri nell'armadio della scuola media: la mancanza di un lavoro individuale svolto con scadenze e modalità acquisite.

I dolori, però, arrivano quando lo studente italiano varca la soglia virtuale della didattica a distanza degli istituti superiori.
In questo caso l'individualismo, il metodo di studio, la rielaborazione individuale degli argomenti nuovi che vengono affrontati, diventano un baratro che i più cercano di scavalcare con l'aiuto di internet, dei genitori onnipresenti, del tutor che li sostiene a distanza e che svolge i compiti per loro, previa remunerazione. È qui che nascono le reali disparità sociali. Qui si evidenzia il perché una fetta esigua della popolazione italiana che ha arraffato il potere, vuole, a gran voce, e ora anche con decreto legge, che la didattica a distanza continui, anzi sia già attiva ed efficiente dal 1 settembre 2020. Obbligatoriamente.

Se guardiamo alla prospettiva dal punto di vista genitoriale, dobbiamo parlare di due fronti. Uno, il sostenitore della distruzione della scuola pubblica, ma anche in parte di quella privata, perché purtroppo il libero pensiero infastidisce è risulta inopportuno. Serve l'immunità di gregge, ma non perché solo i migliori possano resistere, ma perché i più piatti secondo il loro encefalogramma possano accettare i nuovi modelli.

Ricordiamo che la scuola e l'insegnamento sono soprattutto femminili, e che negli anni 40 e 50 molte donne dedite all'insegnamento siano divenute le nostre madri costituenti. Non impiegate di banca, attrici, soubrette, o politiche che si laureano grazie alla loro posizione sociale. Maestre, insegnanti di scuola media e superiore, giornaliste, donne che hanno fatto la storia, con la loro dignità, la loro forza, il loro libero pensiero. E che hanno formato diverse generazioni, prima che si decidesse di asfaltare la scuola, perché troppo pericolosa.

Ecco, il gruppo di genitori che aderisce alla prospettiva di asfaltare la scuola percepita come un bene per la comunità è di gran lunga superiore a quello che percepisce tale situazione come un fallimento a lungo termine di un faticosamente raggiunto sistema democratico.
Diciamo pure che il rapporto è di 10 a 1.
Una guerra persa in partenza.
Possiamo già dire addio alla libertà d'insegnamento, se mai ci sia stata una reale possibilità di esercitarla, senza ingerenza alcuna.

Infine, guardiamo alla didattica a distanza dalla prospettiva più importante: quella del corpo docente.
Anche qui la situazione si presenta frastagliata. Tralasciamo le abilità più o meno accentuate nell'uso del digitale. Concentriamoci sulle teste dei docenti. Sempre nell'ottica della distruzione della scuola, si può dire che il lavoro si svolga anche dal basso. Immettere nella scuola le teste piatte sta sortendo il suo effetto. Lauree in letteratura senza conoscere la letteratura, in filosofia con leggera infarinatura filosofica, master in discipline più disparate, svolti presso università private definite prestigiose perché molto costose, ma scarsa attitudine all'insegnamento, che viene bypassato previa raccomandazione di quel senatore o ministro o tycoon industriale amico del nonno, compagno di scuola del cugino. E via di questo passo.

Si entra nella scuola, sognando di emulare divi come Trump, anche se pubblicamente nessuno di loro lo esalta apertamente. Alcuni vogliono dominare il mondo e amano Salvini, ma anche Hitler è un modello di vita ideale. Insomma, la scuola è solo il trampolino di lancio verso carriere prestigiose, matrimoni favolosi. La scuola è quei mille euro che fanno comodo per pagare la donna di servizio, ma non per abiti firmati e sfoggio di gioielli. Va da sé che in questo angolo di scuola non esiste né libero pensiero, né pensiero.

Nel cantuccio, relegati a cenerentola del focolare, si trovano quei pochi veri e propri docenti che, ovviamente, lavorano da docenti, non ascoltano le prepotenze e il bullismo di quell'altra fetta nemmeno esigua che non conosce educazione, che, insomma, svolgono il loro ruolo istituzionale. Anche qui la guerra sembra persa in partenza. Il rapporto tra primedonne senza valori è di 10 a 1. Il rapporto tra cafoni e prepotenti è ugualmente di 10 a 1.
Il quadro è chiaro. Diventa catastrofico se vi si sovrappone la didattica a distanza.

Possiamo dire che in questo modo si accelera la fine della didattica e si modifica la scuola in una qualsiasi azienda. Altro che libero pensiero. Inizio in gran stile di 1984 di George Orwell.

Leggi tutto...

Didattica a Distanza obbligatoria?

Insegnamento on line. E' partita una grande discussione

registro elettronicoLa didattica a distanza, il nuovo videogioco che intrattiene genitori e figli nel nemmeno tanto breve periodo della sospensione della didattica in presenza, è stata intesa da troppi “proseliti neofiti” dello scranno, della scrivania e della cattedra, come panacea per tutti i mali della scuola pubblica della Repubblica italiana.

I neofiti della nuova religione pedagogico-didattica hanno commesso tre errori sostanziali: sopravvalutare la disponibilità e l’efficacia degli strumenti informatici, sovraccaricare di lavoro gli studenti davanti all’equivalente della Play-Station, equiparare un’ora di lezione in aula ad un’ora di lezione dietro lo schermo.

Escludiamo dal ragionamento gli ultimi anni delle superiori, l’Università, il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti. Fino ai sedici anni, cioè fino al biennio della Scuola Secondaria di secondo grado, l’alunno deve adempiere all’obbligo dell’istruzione previsto dalla legge; dal triennio, invece, si entra nella dimensione della “scelta”, cioè nel seguire un percorso scolastico che lo studente ha scelto, proteso verso il suo futuro, e nel quale investe risorse economiche della sua famiglia, il suo tempo e le sue energie.

Normativamente, non esiste un “obbligo” per gli scolari delle elementari e gli studenti delle medie di seguire con correttezza, impegno e rielaborazione personale (studio) la didattica a distanza. In verità, contrattualmente, non esiste neppure un “obbligo” per i docenti della scuola dell’obbligo di porre in essere lezioni e interrogazioni attraverso computer e connessioni Wi-fi.

Se il Parlamento ritiene che la nuova religione pedagogico-didattica debba diventare obbligatoria, vanno studiate con estrema attenzione tempi e modalità, obbligate le famiglie a far “frequentare” i figli, e inserite le nuove modalità a tempo della funzione docente nel nuovo Contratto Collettivo nazionale di lavoro scuola. Inoltre, nel rispetto della Costituzione, si prevedano anche computer e connessioni a costo zero per tutti, docenti e studenti.

La lezione online, per essere efficace nei confronti dei discenti più piccoli, deve rispettare i tempi televisivi. Sono da evitarsi rigorosamente, pertanto, gli interminabili monologhi del docente, la programmazione di un numero di ore pari a quello delle lezioni in presenza, l’insegnamento teorico delle discipline “pratiche” come la Musica. I tutorial, oggi largamente presenti su Internet, non costituiscono una modalità di insegnamento ma di “ammaestramento”. L’elemento educativo e quello formativo posti in essere dalla scuola, rientrano in altre categorie pedagogiche e didattiche.

In conclusione, la didattica a distanza non può sostituire, se non per brevissimi periodi e cum grano salis, il dialogo educativo-formativo e le esperienze concrete di apprendimento che caratterizzano la vita scolastica di docente e discente. Un aspetto che sia l'utenza sia la comunità scolastica sembrano ignorare, o almeno, si rifiutano di considerare, accecati dalla novità di un giocattolo, per ora, divertente, anche se per niente educativo.

 

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

Files:
zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 80 Scarica

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Si fa presto a dire "Didattica a Distanza"

Una riflessione.

didattica a distanza 350 minDa una mail ricevuta da Antonella Necci - La DaD (didattica a distanza) si esplicita in formule variegate e diversificate. La video conferencing è solo una di esse.

Un docente può produrre materiali, selezionarne di esistenti, adattarli secondo un percorso o anche secondo ‘suggestioni’ didatticamente significative.

Il video conferencing, nello specifico, porta con sé una serie di problematiche, tutte essenzialmente riconducibili alla privacy e alla mancanza di adeguata sperimentazione pregressa rispetto, per esempio, al feedback da parte degli studenti (tempi di attenzione, accessibilità alle piattaforme, disponibilità dei device), ma anche rispetto alla percezione della stessa come effettiva ‘didattica’ (e come didattica ‘effettiva’).

La Scuola e le scuole erano complessivamente impreparate a un’emergenza sanitaria di queste proporzioni. In realtà, il più delle volte la Scuola è impreparata da anni anche alla presenza di normali presidii igienico-sanitari come carta e sapone.
Allora, invece di mettere l’accento su piattaforme che funzionano o meno, docenti più o meno vecchi, scuole più o meno pronte a rispondere alle criticità, mettiamo l’accento, piuttosto, su anni di ‘disinvestimento’ sulla scuola pubblica, sull’uso di tecnologie solo a voce sbandierate, su un aggiornamento del personale docente quasi inesistente e lasciato in mano alle tasche e all’iniziativa dei singoli.

Vedo colleghi docenti di scuole di ogni ordine e grado letteralmente massacrarsi per non abbandonare i propri studenti, confrontarsi con realtà che nessuno ha mai spiegato loro e sentirsi un senso di responsabilità oltre ogni, e diciamolo, lecita aspettativa.

Allora leggo di hacker sulle piattaforme, di mamme che spiano le lezioni dei figli, di lezioni che girano sui gruppi whatsapp dei genitori.
Un titolo di studio non fa un docente. Un docente è professionalità, ricerca, confronto, buon senso, studi pedagogici e didattici, attenzione, cura. E se anche la scuola è un servizio pubblico e come tale se ne deve poter indicare un tasso di gradimento, non mi sembra che altri servizi pubblici siano mai stati attaccati frontalmente e da più fronti come la Scuola Pubblica.

Il giudizio bisogna darlo a posteriori, quando gli studenti di oggi saranno gli uomini di domani e magari ricorderanno con molta più indulgenza dei loro genitori e dei demolitori a prescindere quella prof. che faceva fatica a modificare le impostazioni dell’audio o che gridava troppo per paura di non essere sentita.

Eroi, anche gli insegnanti. Sempre con i ragazzi e per i ragazzi. E, in molti casi per fortuna, anche con quei genitori che li apprezzano.

Quello che qui allego è la mail-sfogo di un docente che, portavoce di tanti nelle sue attuali condizioni, chiede a gran voce chiarezza.
Chiarezza nella definizione del suo ruolo. Ora più che mai. Chiarezza nella definizione di programmi adatti alla didattica a distanza. Chiarezza nella definizione dei termini di valutazioni congrue e pertinenti. Pertinenti a cosa ci si deve aspettare da un'utenza sollecitata da fattori e distrattori mai consoni ed adeguati al dialogo educativo. E dunque, infine, chiarezza su cosa oggi si intende per dialogo educativo.

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 80 Scarica

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Tomaso Montanari, “stare in cattedra” a distanza

Insegnamento a distanza, come “stare in cattedra”

scuola al tempo del covid 19 minChiudere all’improvviso le scuole e le università è stato uno choc. Il primo istinto è stato superare il trauma continuando le lezioni a distanza: in qualunque modo, pur di mandare un segnale di vita. Per sottolineare questo significato, molte istituzioni (come la mia Università per Stranieri di Siena) hanno promosso lezioni aperte a tutti, trasmesse sui canali youtube: e le grandi aule vuote dove il professore parla alle telecamere sono simbolo eloquente di una situazione che fino a ieri non avremmo mai pensato di dover vivere.

Con il passare delle settimane, tuttavia, appaiono sempre più chiari i limiti e i rischi della didattica a distanza: è urgente l’avvio di una riflessione, che in buona parte vale sia per la scuola che per l’università.
Le criticità più ovvie sono quelle relative all’inadeguatezza tecnologica del sistema dell’istruzione. La moltiplicazione delle piattaforme di ogni tipo, il volenteroso quanto caotico fai-da-te di molti docenti, la mancanza di coordinamento e preparazione ha gettato nel panico le giornate, già tese, di docenti, allievi e genitori in tutta Italia. Ma si tratta di carenze che possono essere sanate, se non nel cuore dell’emergenza almeno in un futuro prossimo, con investimenti adeguati in termini di tecnologia e di preparazione ad usarla.

Forse meno evidenti, ma più serie e certo meno risolvibili, sono le criticità sociali che vanno emergendo. Tra le sue funzioni più importanti, la scuola ha quella di rendere eguali ragazzi mai come oggi invece diseguali: per questo, più la modalità di apprendimento si sbilancia verso il tempo a casa (con cumuli di compiti, per esempio), meno la scuola fa il suo dovere costituzionale. Facile immaginare cosa succeda quando si è costretti a spostare tutto a casa. Succede che ci sono famiglie senza una rete decente, famiglie che non possono assicurare un tablet o un pc a figlio (specie se i genitori lavorano a distanza, come ora accade spessissimo), che non possono stampare schede e esercizi. O case che non possono garantire ai ragazzi uno spazio che assomigli, almeno di lontano a quello, libero e indipendente dal resto della famiglia, della scuola. E poi ci sono genitori che aiutano i figli più piccoli a consultare registri, scaricare schede e caricare compiti: ma ci sono anche quelli che non possono, non sanno o non vogliono farlo. Insomma, la didattica a distanza fa parti eguali tra chi è diseguale, e questa – come ha scritto don Milani – è la più grande delle ingiustizie.

Oltre tutto questo, c’è poi un problema più profondo, e un rischio più grande, che riguarda tutti i gradi dell’istruzione, ma è più tangibile via via che si sale verso l’università. Ed è la tentazione di pensare che in fondo la didattica online sia del tutto equivalente a quella vera, e che anzi sia preferibile. L’affermazione delle università telematiche (che ho sempre considerato un’aberrazione, una contraddizione in termini: come musei solo virtuali, sesso solo on line, cucina solo in tv…) sta di fronte a noi come un monito: non è che dopo il coronavirus si alzerà qualcuno a dire: “Perché non continuiamo sempre così?” Non sembri una paranoia da recluso: in molti dipartimenti (quelli a più alta densità di professori che esercitano una professione, come per esempio i giuristi) la spinta c’è da molto tempo, ed è sulla didattica a distanza che vengono istradate molte risorse premiali.

Ed è un errore, grave. Perché la scuola e l’università sono comunità: e hanno senso solo se lo rimangono, e non si riducono a somme di solitudini. La loro funzione non è rovesciare contenuti nella testa di uno studente (magari usando lo schermo del tablet come un imbuto), non è preparare ad una professione né rilasciare un titolo né valutare gli studenti: ma è quella di insegnare il pensiero critico. E dunque in un momento in cui ogni famiglia italiana è necessariamente, quanto istericamente, connessa alla rete (per informarsi, per distrarsi con serie e film, per comunicare con amici e parenti…), la scuola e l’università forse farebbero meglio a scegliere la strada della decompressione tecnologica e della liberazione mentale. Liberare dalla gabbia della individualità, invece che contribuire a consolidarla.

Il mio amico Guido, monaco di Bose, ha lodato su twitter la saggezza di una bambina di 9 anni che ha detto ai genitori: “Perché invece di vedere la messa in tv non leggiamo la Bibbia?”. Ecco: noi professori delle scuole e dell’università, invece di tenere connessi per ore i nostri allievi, avremmo potuto prescrivere loro un libro al mese per ogni materia (ordinabili via web: e non necessariamente da Amazon, ma anche dalle eroiche librerie reali connesse al portale Abebooks, per esempio), chiedendo di leggerli e poi di scrivere (in un tempo ragionevole) delle recensioni articolate, che noi avremmo corretto e rispedito. Sarebbe stato (e può ancora essere) un modo diverso di essere comunità, seppure a distanza: senza prenderci in giro su tecnologie inesistenti, senza metterci ancora più in tensione, senza mimare efficientismi aziendali. E anzi insegnando la cosa più preziosa: che anche mentre fuori tutto sembra crollare, i libri rimangono lo strumento più potente per stare in dialogo e per far presa sulla realtà. Per non smarrirci, e per rimanere vigili e critici sul mondo: in attesa di tornare ad incontrarci in corpo e anima, condizione indispensabile per ogni scuola che voglia essere umana.

L’articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23.3.2020
Foto di Wokandapix da Pixabay

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 80 Scarica

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Leggi tutto...

Un metro di distanza dalla paura

Essere operaio ai tempi del coronavirus. "Niente sarà più come prima, ma non dimenticatevi di noi"

primalasicurezza min

 “Ciao a tutti, mi chiamo Andrea Gardoni, ho 44 anni e faccio l’operaio. Siamo spaventati, ma rispondiamo ‘presente’ e andiamo avanti con sacrificio. Ricordatevi di questo, però, quando sarà finita. Noi abbiamo già pagato”  -  Video 1 qui appresso - 2, 3, 4 dopo l'articolo

 

 

 

di Paolo Andruccioli e Maurizio Minnucci Rassegna.it sta raccogliendo una serie di testimonianze dalle zone a più alto contagio. Ecco le parole e i volti di lavoratrici, lavoratori e delegati sindacali davanti al loro smartphone per raccontarci l’impegno straordinario che stanno mettendo in campo per affrontare la pandemia del Coronavirus.

Ciao a tutti, mi chiamo Andrea Gardoni, ho 44 anni e faccio l'operaio. Lavoro in un'industria alimentare in provincia di Parma, sono anche Rsu, non vi dirò che sigla sindacale… Lavoro ai tempi del Coronavirus? Non è facile per noi lavorare in questo periodo, perché alla fatica del lavoro quotidiano si aggiungono l'ansia, l’angoscia e la paura. Paura di essere contagiati, paura di portare a casa e contagiare a nostra volta qualcun altro. Usiamo dispositivi di protezione individuale, cerchiamo di mantenere il metro di distanza, ma non è facile mantenere un metro di distanza dalla paura e dall'angoscia sotto le mascherine, sotto le tute. Per un periodo abbiamo sperato tutti che l'Italia chiudesse anche le fabbriche, com’è stato fatto in Cina. Quando abbiamo capito che questo non sarebbe successo, siamo stati felici in qualche modo dell'impegno del sindacato per il protocollo della sicurezza dei lavoratori firmato col governo. La paura e la preoccupazione non sono solo per questo presente così incerto e che fa così paura, ma dal mio punto di vista sono anche per il futuro. Infatti sappiamo che ogni crisi che c'è stata in passato l'hanno pagata i più deboli, l'abbiamo pagata noi lavoratori, l’hanno pagata i disoccupati e i pensionati. Per questo, visto il nostro impegno, visto il nostro rispondere ancora una volta ‘presente’ quando c'è stato chiesto un sacrificio, auspico che per i rapporti futuri con le nostre controparti quando ci saranno da firmare contratti, quando ci saranno da fare accordi, anche il loro atteggiamento sarà di responsabilità come lo è stato il nostro in questo momento. E quindi che non continuino ancora a chiedere sacrifici, a chiedere di togliere i diritti, di risparmiare perché io penso che se usciamo da questa crisi, e ne usciremo, ne usciremo tutti insieme. Ma niente sarà più come prima, non ritorneremo come prima. Io auspico un cambiamento, in meglio e per tutti.

seguono i video 2, 3 e 4

L’operatrice socio-sanitaria di Parma
“Siamo a contatto con gli anziani, dateci le mascherine”

 

 

Moechine El Arrag, della Fp Cgil Modena
“Nelle case di residenze per anziani la situazione è drammatica, aumentano i contagiati”

 

 

Rita Angelino, lavoratrice e Rsu Bosch a Reggio-Emilia: “Non ci arrendiamo”

 

 

 da Rassegna Sindacale https://www.rassegna.it/

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 80 Scarica

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus

zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 80 Scarica

Leggi tutto...

E' siderale la distanza tra chi si esalta e i cittadini

Provincia Fr 350di Ivano Alteri - Abbiamo letto con crescente incredulità le dichiarazioni di Sara Battisti e Francesco De Angelis, entrambi esponenti di spicco del Pd ciociaro, a proposito delle pseudo elezioni provinciali, in cui i partiti si sono azzuffati fra di loro, senza la partecipazione del popolo, per spartirsi un potere che non gli ha dato il popolo. Sembra abbia vinto il Pd. Ma mettiamo in fila gli argomenti.

Quel potere, è stato sottratto al popolo dalla legge-Delrio, che ha tolto il diritto di voto, mentre gli si faceva credere che essa serviva ad eliminare le province (per risparmiare!): le province non sono state eliminate, il diritto di voto sì. Il Pd ha voluto e approvato quella legge, e non ci risultano battaglie particolari all'interno del Pd ciociaro, per impedire che si compisse quest'affronto ai cittadini.

Non molte settimane fa, inoltre, quella stessa impostazione politica autoreferenziale, secondo cui i cittadini devono stare distanti dalle cose della politica, è stata sonoramente bocciata al referendum costituzionale, dal settanta per cento degli italiani. Anche in quel caso, mentre si faceva credere al popolo (tra l'altro) che si eliminava il Senato (per risparmiare!), in realtà si eliminava il diritto dei cittadini di votare i senatori.

Cosa c'è da festeggiare?

Leggere, perciò, di una “straordinaria affermazione del Partito Democratico che si basa su un riconoscimento dei temi qualificanti del governo provinciale e degli interventi sul territorio adottati con prontezza ed efficacia dall'Assessore Buschini e dalla Regione Lazio”, come afferma Sara Battisti; o di “un grande risultato del Pd, chi si illudeva di superarci è stato smentito: la freccia del sorpasso si è rotta. Importanti i risultati di Socialisti e Area popolare: sono state premiate le forze al Governo del Paese”, come fa Francesco De Angelis, ci lascia un tantino attoniti.

Cosa c'è da festeggiare? Di quali “temi qualificanti del governo provinciale” si parla? Di quali interventi “adottati con prontezza ed efficacia dall'Assessore Buschini e dalla Regione Lazio”? Per cosa sarebbero state “premiate le forze al Governo del Paese”? Non si tratta della questione ambientale in Ciociaria, immaginiamo; non della questione Acea e della gestione pubblica dell'acqua; non della questione rifiuti; non degli ospedali e della sanità; non della disoccupazione e della precarietà; non della scuola; non del feroce disagio sociale di migliaia di famiglie ciociare... Ma allora, cosa festeggiano? Di cosa stanno parlando? Come giustamente sottolineava Tiziano Ziroli, di Vertenza Frusinate, ogni volta che vota il popolo sono sonoramente sconfitti; vincono soltanto quando il popolo è messo da parte. Eppur festeggiano!...

La distanza, tra quelle dichiarazioni e le normali persone si è fatta siderale. Tanto che sembra non sia più soltanto una distanza politica, ormai, ma finanche antropologica. Non vorremmo, però, gratificare qualcuno, con queste nostre considerazioni; non vorremmo far pensare che quella distanza significhi superiorità, maggiore capacità di discernere le cose della politica, della naturale distanza di un'élite illuminata, insomma. No. Ci pare, invece, di essere di fronte a comportamenti politicamente anaffettivi, sentimentalmente stitici: da quei discorsi non si percepisce alcuna empatia con coloro che si dovrebbero rappresentare e di cui si pretende di gestire le vite. Si vede e si sente lontano chilometri che nei confronti dei cittadini in difficoltà non si nutre assolutamente alcun sentimento. In quei ragionamenti c'è soltanto calcolo, tattica, egocentrismo e smania: per carriera, soldi e potere; e nessuna adesione ideale, compassione, vicinanza morale, comprensione per coloro che dovrebbero essere, invece, costantemente al centro di ogni pensiero della politica. Insomma, in quei discorsi c'è ben poco di umanamente apprezzabile.

Ma quando la politica si riduce a mero raziocinio, senza passione e giudizio morale, diventa inesorabilmente un mostro, come la storia si è incaricata di dimostrarci fino allo sfinimento. E chi volesse conservare, invece, quella sensibilità che madre natura gli ha dato in dono, dovrebbe affrettarsi a lasciare senza troppe titubanze un ambiente tanto degradato, per cercarne un altro più accogliente e salubre, dove la politica si possa scrivere con la “P” maiuscola.

Frosinone 12 gennaio 2017

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici