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Giovani per la Latina di domani

Giovani Democratici (Organizzazione Giovanile del PD) e Movimento Giovanile della Sinistra (Organizzazione giovanile di LeU - Articolo 1).

GD Art1 350 minAlle forze politiche progressiste, alle parti sociali e ai cittadini sul 2021: con coraggio, costruiamo un’assemblea pubblica per la città di domani.

Il dibattito politico cittadino è piegato su sé stesso, autoreferenziale e spesso dimostra una distanza siderale dai processi reali. Alla dimensione sui generis dei comunicati e della dialettica tra nomenclature abbiamo spesso privilegiato la via dei processi materiali: riunioni, assemblee, piazze (quando possibile), e comunque percorsi di elaborazione e di produzione “dal basso”. Non si è mai trattato di superiorità presunta o declamata, quanto di riconoscere le difficoltà legittime che pezzi di generazioni - le nostre, quelle che dovremmo rappresentare - spesso incontrano approcciandosi al dibattito politico odierno, i cui codici risultano talvolta di difficile comprensione.

Le nostre comunità giovanili diffuse nate in questi anni, sono comunità vive che, lo diciamo con umiltà, vogliono dare tanto alla città e si impegnano per farlo sia in politica che con processi di cittadinanza attiva. In queste settimane abbiamo preferito non aggiungerci alle tante dichiarazioni che si sono susseguite sulla questione delle alleanze tra le forze del centro-sinistra; crediamo però sia ora giunto il momento di avanzare una proposta semplice: se vogliamo davvero provare a dialogare, abbiamo bisogno di maggior coraggio e di procedere in maniera più marcata, collettiva e aperta (non solo alle forze politiche).

Invitiamo, dunque, tutte le forze di questo campo, il sindaco e la forza di governo di questa città, i nostri rispettivi partiti, le tante parti e realtà sociali ancora escluse da questo dibattito e i cittadini interessati a costruire, a partire dai prossimi giorni, un momento assembleare aperto e pubblico (chiaramente nel rispetto delle normative vigenti), per tentare di dare una base materiale e collettiva ad un dibattito che fa fatica a trovare una propria dimensione. Prima ancora dei tatticismi, dei quotidiani, delle interviste, dei tavoli, rivendichiamo la centralità dell’incontro, dell’analisi e della pubblicizzazione e della condivisione dei processi come metodo dell’agire politico che, specie a sinistra, dovrebbe essere una dimensione naturale. Da questo punto di vista ci sarà tutto il nostro impegno.

Giovani Democratici Latina città (Organizzazione giovanile del Partito Democratico) -
Movimento Giovanile della Sinistra Latina (Organizzazione giovanile di LeU - Articolo1)

 

 

 

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Auguri per oggi e domani a UNOeTRE.it

Ina Camilli, si definisce una lettrice storica di UnoeTre, ma lei è una dirigente popolare, coordinatrice del Comitato Residenti Colleferro e animatrice di lotte per la difesa dell'ambiente, contro l'inquinamento della Valle del Sacco e per la tutela e sviluppo della sanità pubblica.

20anni1e3it minAuguri alla redazione di UNOETRE che oggi compie 20 anni di attività per merito del suo direttore e collaboratori, un piccolo gruppo editoriale, che ha saputo mantenere un rapporto diretto con i lettori, senza i quali questo traguardo non sarebbe stato possibile.
In questo lungo lasso di tempo il mondo della stampa e del giornalismo ha conosciuto profonde trasformazioni, la cosiddetta “rivoluzione digitale”. Ha dovuto fronteggiare l’innovazione tecnologica, dovuta al progresso dell’informatica, e il cambiamento sociale, adeguandosi alle esigenze comunicative di un mondo interconnesso, continuamente in movimento.

Gli addetti al settore dell’informazione si sono trovati di fronte a implicazioni e sperimentazioni sempre nuove: per una redazione che vive di passione e costanza come UNOETRE raggiungere questo traguardo di continuità e di efficacia comunicativa è un vero primato.
UNOETRE oggi può con grandissima soddisfazione festeggiare i suoi 20 anni di attività e di presenza nel mondo dell’informazione per aver saputo sostenere la sfida tecnologica e interpretare il tumultuoso processo di trasformazione mediatica, superando intuibili difficoltà quotidiane legate alla dimensione virtuale della rete, accessibile ma talvolta invasiva e poco affidabile.

E lo ha fatto costruendo rapporti di collaborazione con quei corpi intermedi della società civile,Ina Camilli 350 min spesso ignorati in tanti contesti, a cui ha saputo dare e con loro condividere molte delle battaglie “scomode” in favore dei diritti fondamentali di cittadinanza. Proprio quelli che molti soggetti sociali non rivendicano più e che la redazione di UNOETRE mette al centro della sua linea editoriale, perchè “un giornale migliore crea migliori lettori” attraverso una informazione di qualità.

Preziosi e da preservare sono quindi la funzione di stimolo al pensiero e il ruolo informativo-culturale di UNOETRE: come testata locale indipendente dai gruppi di potere editoriali di grandi dimensioni, impegnata sul territorio come una sorta di osservatorio, e al contempo aperta alle istanze globali e all’accoglienza delle diversità, essa rappresenta un piccolo ma solido baluardo di democrazia e di verità, una garanzia di impegno critico, in grado di risvegliare e alimentare nei lettori l’interesse per la conoscenza dei fatti, la cultura nella sua interezza e la partecipazione alla politica, presupposti indispensabili per vivere la cittadinanza in modo attivo e consapevole.

La testata di UNOETRE ha il merito di essere uno rimasto, dopo 20 anni, uno strumento di novità, di impegno civile e di crescita politica nel panorama dell’informazione, che non conosce uguali, riuscendo a mantenere vivo e sempre aperto il dialogo con gli attori della società.
UNOETRE ha infatti offerto ai suoi lettori una informazione attenta, scevra da manipolazioni, su temi di primo piano di interesse locale, nazionale e internazionale, come anche su questioni meno d’impatto e spesso trascurate dai grandi circuiti comunicativi: trattando argomenti che si sottraggono al clamore facile e al sensazionalismo scontato, alle indiscrezioni e retroscena, ha dimostrato grande sensibilità e vastità di orizzonti.

Ha raccontato fatti salienti che accadono nella politica dentro e fuori i confini della Valle del Sacco, testimoniato la quotidianità delle nostre comunità cittadine e lo stato ambientale dei nostri territori negli aspetti più delicati e dolorosi, come la mancata bonifica, la deindustrializzazione dell’area del frusinate e la crisi occupazionale nel settore economico, distinguendosi nel panorama locale per quell’urgenza di portare nei propri articoli giustizia, diritti e solidarietà verso le componenti meno forti della società e più esposte a soprusi e violazioni.

La versione digitalizzata del giornale è consultabile in modo gratuito e senza difficoltà nel suo ricco e multiforme ventaglio di tematiche trattate, che spaziano dalla politica alla cultura, dalla società all’etica, dall’arte alla salute e allo sport.
Liberamente fruibili dagli utenti, le pagine del giornale raggiungono un pubblico vasto di lettori, tra i quali rientro anch’io, fino a raggiungere un pubblico indistinto ed eterogeneo qual è quello della rete.

La redazione di UNOETRE vanta un patrimonio di conoscenze ed esperienze fuori dal comune, una ricchezza necessaria per comprendere, interpretare e veicolare efficacemente a noi lettori la realtà sociale ed economica in cui viviamo.
Tra gli elementi qualificanti di UNOETRE indicano l’equilibrio di convivenza democratica e la capacità di sintesi, che vengono da quella predisposizione all’ascolto e all’approfondimento che ogni volta scopro sempre rinnovata.
Ancora emerge la scelta sostenuta con tenacia di porre al centro la tutela dei diritti umani e costituzionali, con una attenzione particolare al mondo del lavoro, dando coraggiosamente voce a chi dentro le Istituzioni rimane inascoltato e ha bisogno di far arrivare il proprio grido più in alto possibile.

A tal proposito per un servizio di informazione ancora più completo ed efficace risulterebbe utile introdurre all’interno del giornale uno spazio nuovo dedicato all’attività degli organi istituzionali a cominciare dall’attività del Consiglio regionale.
Raggiunto il traguardo di 20 anni ora è importante per questo piccolo media digitale guardare alle prospettive future ed è questa la sfida dei prossimi anni: preparare e avviare alla pratica giornalistica giovani leve, anche attraverso l’organizzazione di seminari o corsi di formazione, e soprattutto attrarre lettori giovani, spesso poco interessati alle notizie.

La crisi del coronavirus ha acuito drammaticamente le aspettative di crescita economica di moltissimi settori e riuscire a trovare un modo per i media digitali di piccole dimensioni, come UNOETRE, per reggere l’urto, in un mercato da tempo in difficoltà, non è solo una sfida, è una competizione da portare avanti nei prossimi anni con la certezza che la sua redazione continuerà a restare ancorato a valori vitali e ideali per il bene comune.

 

 

 

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Covid 19. Che domani ci aspetta è domanda inevitabile

Quale stagione avremo dopo quella del coronavirus? Dubbi Speranze Timori

dopoilcovid19 350 mindi Ivano Alteri - Su questo giornale (e non solo) si è avviata spontaneamente una discussione che, altrettanto spontaneamente, ha espresso tre diverse interpretazioni della situazione presente. Alla domanda, più o meno esplicita, su cosa accadrà dopo la pandemia, le opinioni, pur partendo dallo stesso anelito e mantenendo la giusta dose di dubbi, si sono tripartite.

C’è chi sostiene, come fa lo stesso direttore Ignazio Mazzoli nel suo articolo “Come credere che nulla sarà come prima?”, che nonostante le azioni del governo italiano siano oggi orientate verso una buona attenzione per il sociale (sia inteso molto schematicamente), non è detto che lo stesso orientamento sia mantenuto dopo; anzi, egli teme che senza un’esplicita ammissione di responsabilità per le scelte compiute nel passato (su sanità, sistema economico, lavoro…) si torni come prima, al darwinismo di prima, alla macelleria sociale di prima.

Poi c’è chi sostiene, come fanno Angelino Loffredi e Lucia Fabi nel loro articolo “Orban e Mussolini”, che con l’alibi della pandemia si metta a repentaglio la democrazia. Cioè a dire: essi temono i nuovi fascismi, e che dopo, quindi, sarà peggio di prima.

Infine c’è la terza posizione, quella da noi espressa nel precedente articolo “Nessun male viene solo per nuocere”, secondo cui niente sarà più come prima, perché sarà meglio di prima.

Ognuno ha portato ottimi argomenti a sostegno della propria tesi, come si può leggere nei rispettivi articoli, ma nessuno si è lasciato andare ad affermazioni perentorie; ognuno, invece, si è ben opportunamente portato dietro, come fedele compagno di viaggio, il consueto fardello di dubbi.

Ma è indubbio, e in un certo senso anche banale, che ognuna delle interpretazioni, partite tutte dalla medesima e preliminare collocazione di parte, rappresentino obiettivamente le tre possibili vie di uscita: come prima, peggio di prima, meglio di prima. Se nessuna delle interpretazioni, quindi, ha inteso dare una chiara risposta riguardo il post-pandemia (né poteva essere diversamente), quantomeno ognuna ha contribuito a definire con chiarezza la domanda: dopo la pandemia, tutto sarà come prima, peggio di prima o meglio di prima, in termini politici e sociali?

Come sempre, sarebbe necessario, perché sia efficace, che la discussione penetri tra le pieghe più profonde della comunità. Questo giornale ha più volte svolto la funzione di catalizzatore delle riflessioni sulle condizioni politiche e sociali, generali e del territorio. Anche questa volta può svolgere questo suo ruolo, mettendosi a disposizione di quanti continuano a non accettare che qualcuno pensi al posto loro. I lettori di unoetre.it sono sicuramente tra questi.

Se si vuole, dunque, che i timori degli uni siano affrontati con consapevolezza ed efficacia, e gli auspici degli altri non restino come sempre pii desideri, allora, che ampia discussione sia! Scrivete.

Frosinone 6 aprile 2020

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Il mondo di domani, nascerà sulle iniziative di oggi

Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi

grenitalia 350 minUno dei personaggi più illustri e celebri di sempre, nati in questa Provincia, Marco Tullio Cicerone, sosteneva che “noi siamo nati per unirci con i nostri simili, e per stare in comunità con la razza umana”. Questo maledetto virus ci ha tolto, in queste settimane, uno degli elementi caratterizzanti della nostra specie, la socialità, l’essere comunità; eppure nonostante questa impensabile situazione, dobbiamo essere capaci, stando nelle nostre case e rispettando scrupolosamente gli obblighi governativi, di pensare, ma soprattutto di agire, come comunità, non lasciando indietro nessuno, per non aggiungere all’emergenza sanitaria una profonda ferita sociale.
Fare le cose per bene, farle rapidamente: non è uno dei tanti slogan ai quali la politica di questi anni ci ha abituato, è la sfida vitale che dobbiamo cogliere e non possiamo sbagliare. Tante volte per ingigantire e drammatizzare dei discorsi politici abbiamo sentito la locuzione “tenuta democratica del Paese”.
Ecco, adesso è il momento di essere rapidi nel fare arrivare denaro nelle tasche dei cittadini italiani in difficoltà, altrimenti il rischio di una bomba sociale cresce, in maniera esponenziale, di ora in ora. Questa è la sfida e nessuno può tirarsi indietro.
Giudichiamo con positività le misure indicate dal Presidente del Consiglio, Conte, che vanno in questa direzione; i Comuni devono essere i collettori delle necessità delle comunità, le amministrazioni locali dovranno, con rigore e metodo, distribuire le risorse necessarie a chi è stato colpito maggiormente da questa crisi. È questo il momento di agire con estrema velocità e decisione, poiché in ogni occasione di emergenza, oltre alle grandi azioni di milioni di cittadini, esiste una criminalità alla finestra pronta ad approfittare della situazione di disagio sociale.
Degna di osservazione, a tal proposito, è l’intervista di Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, che ci ricorda come rischiamo di consegnare la nostra economia alla camorra», sottolineando «la storica attitudine dei clan a sfruttare la povertà per ottenere consenso sociale>>, facendo leva sulla capacità di prestare somme in contanti in cambio di interessi, oppure attirando in attività illecite chi ha un disperato bisogno di arrivare alla fine del mese. Le cosche possono offrire soldi e lavoro a persone che a causa dell’epidemia hanno perso tutto».
Di una cosa siamo certi, usciremo da questo momento di sospensione, ma ciò che ci attende non sarà un ritorno al passato semplicemente riprendendo lì dove tutto si è interrotto, perché lo scenario che ci attende necessita di nuovi paradigmi a cui guardare.
Potremo superare la difficile crisi che si è generata, solamente se dimostreremo il nostro essere comunità, senza lasciare indietro nessuno, remando tutti nella stessa direzione. Con quest’animo, e con uno scopo propositivo e collaborativo, riteniamo utile avanzare alcune proposte sulle quali si può iniziare un ragionamento a livello locale

Proposte Locali:
- Istituire un Fondo di solidarietà comunale nel quale i cittadini possano donare dei contributi di solidarietà, da spendere nelle attività locali dei paesi, favorendo quelle attività che realmente possano tradursi in servizi socio assistenziali e culturali per le persone, anche in previsione di ciò che sarà il post corona virus.
- Favorire l’introduzione di strumenti di sussistenza come il Banco Alimentare da utilizzarsi anche dopo l’emergenza, così da garantire alle persone in difficoltà economica il diritto a soddisfare i bisogni primari.
- Revisione dei bilanci comunali, considerando le minori spese correnti del periodo ed utilizzare queste partite rimaste in giacenza per il sostegno alle persone in difficoltà.
- Digital Divide: individuare le zone dei Comuni in cui persistono problematiche relative alla connettività. Intervenire per garantire livelli di connessione tali da permettere smart working e istruzione a distanza.

Nei nostri programmi di inizio anno, in questo periodo, avremmo voluto inaugurare il primo circolo territoriale, in Provincia di Frosinone, di Green Italia: l’associazione politica-ambientale di cui facciamo parte, che ha messo al primo posto del suo agire la trasformazione in chiave sostenibile della nostra società. Avevamo immaginato un incontro conviviale, magari all’aria aperta, ammirando uno dei tanti paesaggi belli da togliere il fiato presente nel nostro comprensorio. Sicuramente lo faremo con più entusiasmo e con più forza quando sarà possibile, ma nel frattempo non potevamo stare con le mani in mano.
Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi.

Alberta Valente
Anna Chiara Forte
Anna Maria Tedeschi
Armando Mirabella
Davide Luzzi
Simone Casinelli
Umberto Zimarri

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

Files:
zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 86 Scarica

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Che facciamo domani?

Aula di Montecitorio 350 260di Ignazio Mazzoli - In questi giorni dopo-voto c’è una bulimia di dichiarazioni e commenti. La bulimia è uno dei più comuni disturbi alimentari, caratterizzato da alternanza di abbuffate fuori controllo e restrizione alimentare. La definizione mi pare che si addica alla circostanza. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

 

  1. D'Alema
  2. Credibilità
  3. La Crisi
  4. La politica seria

Massimo D'Alema. Ora c’è una ridondanza di dichiarazioni e valutazioni in buona parte inevitabili dopo il terremoto politico che ha sconvolto il quadro politico del nostro Paese. Ci si interroga, si cercano spiegazioni, si vogliono, da prospettive diverse, individuare le ragioni del voto come è apparso a tutti il 5 marzo mattina. La disfatta annunciata del PD anche se di dimensioni inattese.
Come sempre i risultati elettorali non solo si interpretano, ma anche si stiracchiano per fargli dire anche quello che non dicono.
In questo esercizio c’è posto per tutti. Tuttavia, alcuni commenti colpiscono più di altri, ma soprattutto ci sembrano più intellettualmente onesti anche quando pronunciati da chi ha perso la nostra fiducia da tempo. Come è il caso di Massimo D’Alema nell’intervista rilasciata a Aldo Cazzullo del Corriere della Sera.

D'Alema solo ora dice cose importanti come: “dovevamo uscire prima”, “candidarmi è stato un errore politico”. Ecco le sue affermazioni che colpiscono: alla domanda se dovevano fare la scissione prima, risponde «Sì. Ce ne siamo andati poco prima delle elezioni, abbiamo cambiato due simboli — Articolo 1, Mdp, Leu — in pochi mesi. Se lanci un prodotto sul mercato in questo modo, non hai nessuna possibilità di successo. E dovevamo marcare una più netta discontinuità di programma, dare un profilo più chiaro di novità, anche con le candidature … accettare la candidatura è stato un errore politico … nel PD maturi la consapevolezza che non si tratta solo di cambiare leader, ma linea politica ... Nei 5 stelle c’è un pezzo del nostro mondo».
A me sembra un lucido giudizio politico e lo affermo anche se considero chi lo pronuncia responsabile di gravissimi errori compiuti privilegiando il politicismo. In questa intervista sembra riscoprire ragioni e linguaggio che apparivano dimenticati.

In questi stralci d’intervista c’è già da dire subito: ma perché sempre dopo aver preso la botta, mai prima per evitarla si dicono cose sensate che nell’animo del “nostro mondo”. circolavano già da tempo, da molto tempo? E perchè non si chiedono qual è la ragione della ben diversa attenzione che hanno ricevuto le iniziative politiche di Sanders, Corbin e Melanchon che hanno capito di quale discontinuità c’era bisogno?

UNOeTRE.it, che è piccola voce nell’agone politico lo dice dal momento in cui si votò per le regionali dell’Emilia e Romagna dove il “nostro mondo” disertò le urne tanto che votò allora solo il 37% di200milainpiazza 2012 06 16 coloro che ne avevano diritto. Pier Luigi Bersani colse il segnale, ma fu  privo della necessaria coerenza.

Avevamo e abbiamo visto giusto e ci siamo mossi di conseguenza. Oggi la discussione ruota tutta intorno a cosa fare subito. E come potrebbe essere altrimenti?

Nell’intervista di D’Alema non mancano spunti interessanti e utili a partire dall’affermazione «Se Togliatti dialogò con Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, il centrosinistra può dialogare con Luigi Di Maio».

Qui, però, oggi è altro che va affrontato, non in alternativa alla ricerca di soluzioni che non aggravino le circostanze pratiche di vita quotidiana del Paese, ma come sforzo coerente di capire che oltre a far camminare la macchina statale subito occorre sapere dove si andrà a parare se non si colgono le ragioni vere che producono il grande e drammatico disagio sociale che portano diffuse masse a votare chiedendo un cambiamento radicale anche se non vengono individuati pienamente gli approdi. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Ritrovare credibilità. Insomma, ci piacerebbe essere utili ad uscire dal politicismo per entrare, invece, in una ricerca delle politiche necessarie perché non si ripropongano le situazioni economiche e sociali che dal 2007-2008 hanno creato povertà ed instabilità in Italia, in Europa e nel mondo.

Pensiamo che per cominciare a ritrovare credibilità, quella persa da molti partiti e da moltissimi dirigenti di partito, occorra cominciare a far individuare le cause della criticità mondiale e i possibili rimedi, anche se non immediati, adottando un modo di operare conseguente nei rapporti con i cittadini e negli stili di vita.
Sull’informazione televisiva e scritta ci si sofferma troppo sulle proposte elettorali che ad alcuni commentatori sembrano difficili da realizzare o impossibili o addirittura farlocche. La propaganda in genere enfatizza alcune offerte in una politica che troppo copia la pubblicità commerciale. La contropropaganda, però, non è da meno, liquidando con altrettanti slogan enfatici ciò che vuole combattere. Cioè è come se continuasse la campagna elettorale dove non ci sarà un voto finale, ma sarà l’orientamento della mentalità dei cittadini la vera posta in gioco.

Il tema più ricorrente è la contrapposizione fa le mentalità che sottendono la proposta del reddito minimo e/o quella della flat tax. La prima sarebbe sorretta da una mentalità assistenzialista, la seconda da una laboriosa e ricca volontà d’iniziativa. Astratta e oziosa questa discussione, ci sono dietro due matrici del tutto differenti, la flat tax riguarda l’obiettivo di colpire la progressività prevista nella nostra Costituzione in fatto di tassazione ed è destinata a favorire chi ha molto. Chi è ricco. È l’impianto stesso dei sistemi fiscali, anche se diversi, che avvantaggia spudoratamente il capitale, in particolare i grandi pochi proprietari di smisurate ricchezzscuola sciopero13ott17 2 mine, a danno del lavoro, in particolare delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti. Sul fronte delle entrate, il criterio della progressività delle aliquote è stato pressoché ovunque indebolito se non abbandonato. I sistemi fiscali vigenti trainano le disuguaglianze e la compressione delle libertà.

La proposta di “reddito minimo”, perché ormai è chiaro anche alle pulci che di questo si tratta, è invece una misura, già in vigore in molte parti del mondo, che si è andata vieppiù definendo come una misura che assicuri “reddito minimo garantito verso l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”.
Che senso ha contrapporre una misura – temporanea- di sopravvivenza alle politiche per creare lavoro travisando la flat tax? La discussione sul lavoro o la si fa seriamente o, se rimane allo stadio di talk show, è aria fritta.
Qual è la situazione oggi? Fette sempre più larghe di popolo vengono spedite in un limbo da cui forse la grande maggioranza mai uscirà e forse morendo disperata se non ci si pone subito il problema della sopravvivenza. Stiamo parlando di donne e uomini, persone in carne ed ossa a cui a parole diciamo che deve esser garantito il diritto alla vita e invece li lasciamo lì a morire per fare piacere a chi ha bisogno di un enorme esercito di riserva per tenere bassissimi i costi del lavoro.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

La vera natura della crisi. Vogliamo parlare di questo? A qualcuno che decide è chiaro che non si crea lavoro se si lascia mano libera a realizzare i massimi profitti senza vedere che si deve cambiare il meccanismo di accumulazione delle ricchezze che oggi sfrutta le persone e la natura nella quale dobbiamo vivere tutti?

Chi non affronta il problema in questi termini continuerà a declamare “che bisogna creare lavoro e non fare assistenza” senza cambiare una virgola e dimostrerà che per lui “fare i conti con la realtà” significa invece solo invocare ancora una volta solo l’austerità. Così non se ne esce.
Bisogna avere una speranza per iniziare a battersi e bisogna sapere chiaramente qual è l’ostacolo o se si preferisce qual è l’avversario contro cui battersi. Questo significa affrontare davvero la realtà. Cambiarla in meglio e, questo, non significa fuggire da essa.

La globalizzazione finanziaria o se si proferisce la finanziarizzazione globalizzata è la responsabile di questo gigantesco impoverimento mondiale. Il nemico è questo feroce capitalismo. Non è una globalizzazione generica fatta di genti che si spostano, di merci che viaggiano, di usanze e costumi che s’incontrano. Questa è da ricercare, non da combattere. Da combattere e cambiare è la privatizzazione gigantesca che ha prodotto una eccezionale concentrazione della proprietà e quindi della ricacqualibera 350 260chezza.
Come si affronta questo avversario? Non deve continuare a passare l'idea che l'unica cosa da fare sia mantenere l'equilibrio dei conti pubblici. Per questo si deve affrontare questo avversario.
Viviamo una contraddizione, terribile: è cambiato il modo di lavorare e di vivere, ma la proprietà e i suoi diritti sono rimasti immutati, non solo, ma essa, la proprietà, è sempre più concentrata in pochissime mani.
Viviamo in un sistema instabile, colpito da continue scosse finanziarie e borsistiche a tutte le latitudini del pianeta. Dopo il crollo di Wall Street nel 2008, non si trova un equilibrio, continuano le tensioni e numerose sono le guerre che non sembrano destinate a finire. E’ un sistema che brucia decine di miliardi di ricchezza e producendo centinaia di milioni di disoccupati nel mondo. Sono cresciuto a dismisura le disuguaglianze in tutti i campi, tra le classi, tra i sessi e questo sistema non risparmia neanche le basi naturali di sopravvivenza della Terra.

Il corriere della Sera dell’11 dicembre ’17 ricorda che è stato calcolato come nel 2008, i bilanci pubblici abbiano erogato 10.000 miliardi di dollari per salvare e risanare banche e istituti finanziari privati. Con questi stessi istituti gli Stati si sono poi indebitati per turare i buchi nei loro bilanci. Una perversa spirale senza fine che ha condizionato e continua a condizionare la sovranità nazionale e provocando insostenibili disuguaglianze nella società.
Ancora il Corriere della Sera dell’11 dicembre ’17, solo per citare qualche altro dato, riferisce che 21 multinazionali del web hanno risparmiato 46 miliardi rifugiandosi ingloriosamente nei suddetti paradisi, e che solo in Italia i colossi delle nuove tecnologie hanno eluso il fisco per mezzo miliardo tra il 2013 e il 2015.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

La politica non è sporca di natura. In Italia, una forza politica che voglia lavorare seriamente partendo da questa realtà ha di fronte un campo almeno di 15-20 milioni di persone, abbastanza largo per rappresentare un sano impegno politico quotidiano, senza fare accordi o accordicchi, spesso mortificanti. Si pensi cosa ha significato privilegiare gli accordi a tavolino per dare vita a quell'aborto di “Liberi e Uguali” uccidendo l'unica vera novità a sinistra che era costituita dal progetto del Brancaccio che davvero avrebbe dato voce alle aspettative del popolo della sinistra senza farlo intercettare dal M5S. Non si metta nel dimenticatoio quella vicenda, anche se contrassegnata da molte ingenuità ed errori di condotta.

«Nei Parlamenti il mondo del lavoro salariato ed eterodiretto non ha presenza né si sente rappresentato, sebbene costituisca la maggioranza della popolazione».
La crisi della democrazia è un evidente aspetto della crisi di questo sistema sociale in cui viviamo.
Si è sistematicamente demonizzata la protesta, paralizzano anche l’iniziativa ei sindacati. Se si sterilizza la protesta, la democrazia si riduce a qualche dichiarazione e niente più. Fare la sinistra, essere davvero sinistra, significa anche rimettere in piedi un movimento che è il vero potere delle forze che vogliono fare il proprio dovere fino in fondo verso i più deboli e quelli che hanno meno. La protesta è sterile senza rappresentanza politica, ma questa, senza protesta e senza movimento, non conta. Le uniche proposte che sono sul tappeto, per lavoro e acqua e ambiente, vengono dal movimento per quanto debole.lavori usuranti e lavoratori precoci h260

Il lavoro che manca è il dramma più grave, continuerà a mancare in maniera cronica con l’avanzare dell’automazione e della robotizzazione che produrranno nel mondo molte centinaia di milioni di disoccupati. Chiedo: l’utilizzo di questi mezzi di produzione può restare nelle mani di qualche privato che a suo piacimento continui a decidere le sorti di larghe fette di umanità mentre lui si arricchisce smisuratamente? Questa concentrazione di potere nelle mani di pochissimi costituisce una minaccia permanente di guerre terribili per il dominio del mondo. La povertà non è una colpa, ma viene vissuta come tale e invece deve diventare la scintilla per rivendicare il diritto ad una vita dignitosa per tutti.

Credibilità è la prima ricchezza di un partito politico e si è credibili se il legame con i cittadini si costruisce stabilmente con l’ascolto e le realizzazioni concrete.
Oggi la lotta non decolla per 3 ragioni: 1) Manca il sindacato a sollecitare e guidare la protesta. 2) Pesano le divisioni nella sinistra. 3) La cultura della concorrenza anziché della solidarietà fra persone con gli stessi problemi, alimenta passività e la situazione marcisce perché la gente sta zitta. All’individualismo esasperato contrapponiamo la solidarietà e l’altruismo perché vincano le idee e non i carrierismi personali.

«La politica non è sporca di natura, anzi è la più nobile delle attività quando è posta al servizio della liberazione degli esseri umani, della conquista della libertà e dell’uguaglianza. Diventa una cosa sporca nell’intreccio perverso con il denaro e con gli affari, dove degrada e si corrompe.»

La Costituzione che abbiamo salvato il 4 dicembre 2016 è la nostra grande risorsa. Ora per noi italiani è aperto il problema di cambiare questa società attuando pienamente la "nostra" Costituzione.

In questo lavoro ho trovato aiuto e conforto nella lettura di articoli e scritti vari di Paolo Ciofi e Luciano Gallino.

Aggiornato il 12 marzo 2018 alle ore19,20

 

 

 

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“Guardare tutti verso domani, non verso oggi”

opinioni 350 260di Daniela Mastracci - Cosa penso di D’Alema? Bersani? Pisapia? Cosa penso dell’esperienza del Brancaccio? L’idea è che prima o poi all’interno del PD rovesceranno i rapporti di forza? Che qualche esperto uomo politico capisca che Renzi porterebbe tutti a sbattere? E che perciò non conviene più stargli dietro? Quindi lo abbandonerebbero al suo personale fallimento politico e raddrizzerebbero il PD verso posizioni che lo risolleverebbero?
Io non so cosa accada dentro al PD. Non potrei esprimere né pregiudiziali verso questa speranzosa visione, né potrei sostenerla. Dico che il PD, esattamente come altri partiti di centro e di destra, non sono entro il mio orizzonte di pensiero. Sono qualcosa che non mi riguarda, perché ne avverto una distanza che me li rende estranei.
Detto questo, riservo le mie attenzioni e riflessioni al mio partito, Sinistra Italiana e, a quei partiti che sento affini per radicale critica antiliberista. Credo che il punto di convergenza stia qui.

Che mondo vogliamo?

Quale mondo vorremmo? Un mondo dove siano equità in distribuzione della ricchezza, in giustizia, amore per la cultura, attenzione e cura del paesaggio e dell’ambiente, pieno diritto alla salute, libertà di essere e poter essere. Ovvero un mondo ove al centro vi fosse il Valore essere umano. Ove non si rincorresse più il profitto, a scapito dell’essere umano e del mondo in cui tutti abitiamo. Ove non si metta a valore (cioè a costi e ricavi - ndr) tutti e tutti.
Questo mondo con l’uomo al centro è però esattamente l’opposto del mondo che stiamo vivendo: ciò che vale per questo mondo è il profitto, il denaro, le posizioni sociali di prestigio perché rese tali dalla ricchezza, dalla capacità economica. Se libertà c’è in questo mondo contemporaneo, è la libertà dei flussi finanziari che hanno assoggettato tutto al loro dominio. E’ una politica che li asseconda e che rende sempre più deboli i suoi avversari perché non ne vuole impaccio: ad essi, capitali finanziari, occorre lavoro, ma questo deve essere povero e ricattabile, pena una diminuzione dei profitti, perché appunto se ne richiederebbe la redistribuzione. Ciò che conta è invece l’accumulazione indiscussa, rispetto alla quale l’essere umano povero è strumento.
Quando sento le punte altissime ove si spinge l’accumulazione, in pochissime mani, nel contesto largo dell’intero mondo, io inorridisco: a me sembra una piramide indegna. Ove al vertice troviamo una manciata di uomini e mano a mano che scendiamo migliaia, milioni, miliardi di essere umani poveri che, qual vertice, sono costretti a tenere in piedi. Non rassomiglia forse alle piramidi sociali con cui vengono esemplificate le società antiche? Tutti i libri di storia sono pieni di queste piramidi. Oggi non è uguale a ieri se guardiamo da questa angolazione?

Occorre un rovesciamento

Allora cosa occorre se non un rovesciamento? Una battaglia contro tale ingiustizia? Allora le mezze misure, i posizionamenti, le rendite di posizione, le paure di non posizionarsi e perciò di restare fuori dai giochi, mi appaiono come ridicole. Un gesticolare e azzuffarsi per una briciola, e forse nemmeno quella.
Una volta ho scritto una riflessione sulla capacità di vedere le cose umane dall’alto, come da una sorta di scala che si alzi al di sopra delle nuvole e ancora più su: non sembrano ridicoli gli uomini visti da lassù? Si affannano per cosucce piccole piccole, ma non vedono all’orizzonte l’approssimarsi di uno tsunami che li polverizzerà tutti. Il loro sguardo fermo su piccole cosucce non permette loro di alzarlo a guardare oltre, a guardare le conseguenze nefaste che certe meschinità porteranno. Ecco, io vorrei che la politica guardasse fin laggiù, avesse il coraggio di non essere più di questo o quel politico, più di questo o quell’altro posticino assicurato, e vedesse oltre l’immediato presente.
E se la politica riuscisse a guardare oltre l’immediato presente forse capirebbe che sigle e siglette sono piccinerie che, anziché impattare i drammi, spostano attenzione ed energie, che andrebbero spese per vedere il problema e tentarne una coraggiosa soluzione.
Allora vedrei con favore l’unità della sinistra se portasse in quella direzione: tutti dovremmo avere il coraggio di andare oltre le posizioni che oggi abbiamo, chi ce le ha, e guardare tutti verso domani, non verso oggi. Interroghiamoci sulle conseguenze di lungo periodo, non soltanto su quelle di oggi e immediato domani. Interroghiamoci sul mondo che stiamo per lasciare. Su quello che stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti. Se non facciamo così, non solo perderemo le elezioni, ma saremo complici delle ingiustizie perché non avremmo il necessario coraggio di affrontarle: occorre un radicale pensiero e altrettanto radicale agire, di contro e in faccia alle diseguaglianze che hanno prodotto una piramide che va rovesciata. A partire ciascuno dal proprio Paese. Ma poi con lo sguardo aperto e rivolto a tutti gli altri Paesi. La concentrazione della ricchezza e l’assoggettamento ad essa della politica vanno combattuti, e gli indugi, i piccoli timori elettoralistici, la ricorsa alle sommatorie di modestissime percentuali, ostacola questa battaglia.

"Vorrei punti di convergenza politica di lungo periodo"

Allora io auspicherei che la si smettesse di pensare a Tizio o a Caio, a chi dice cosa, oggi. Auspicherei che ci si sedesse attorno ad un tavolo (Sinistra Italiana, Possibile, Prc, Pci –ma dovrebbero almeno loro saper essere una cosa sola- associazioni, comitati, centri sociali, vertenze, cittadini pronti al servizio politico e chiunque senta di potercisi sedere) e a questo tavolo uscissero punti di convergenza politica di lungo periodo. Forse le mediazioni sono il sale della politica, però circoscrivere il terreno delle mediazioni stesse cosa è? Non è già mediazione politica?
Ecco, di quel terreno io non vedo essere parte quelle forze che stanno tentennando tra centro e destra, perché ritengo che quella piramide non vogliano combatterla, ma ne siano avvinti, tutto sommato facendone parte, a diverso titolo e misura, ma facendone parte.
E questo lo si vede se andiamo a scandagliare le classi sciali di appartenenza: non sono la parte debole e chi sta dalla parte debole, ma sono dalla parte forte del sistema, tesi quindi a mantenere deboli i deboli, a scacciarli, a eliminarli dalla visuale, ma mantenerli in vita perché servono così come sono.
(credo che la Flat tax possa essere un chiaro esempio di quali interessi voglia farsi portavoce l’attuale pd)
Se voglio abbattere un sistema iniquo e ingiusto, devo dire chiaro a me stessa, in primis, e a chi mi è vicino in questa battaglia, devo dire con chi sto e perché. Devo prendere una parte e portare avanti la battaglia in cui credo. Essa sarà frutto di mediazioni che ho già elaborato. E devo cercare chi, queste mediazioni altrettanto come me, le abbia già elaborate. C’è stato tempo per elaborarle, perciò tentarle adesso è già tardivo, a mio parere.

 
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Ora, ritrovare il Lavoro e pensare a tutti i disoccupati di oggi e domani

Il lavoro prima di tuttoIgnazio Mazzoli - Attenti e concentrati, ma sereni. Proprio il comportamento di chi non vuole perdere una parola delle informazioni che ha atteso da tanto tempo. Per capirle e verificarle, anche.
Sono i disoccupati e in particolare quelli organizzati in Vertenza Frusinate Disoccupati Uniti ad affollare la saletta della Cisl in Via Marco Tullio Cicerone. 70 a Frosinone, che ospita la conferenza stampa di Cgil, Cisl, Uil e Ugl convocata a tambur battente ieri pomeriggio dopo la firma alla Regione Lazio dell’Accordo Quadro Ammorizzatori Sociali per l’Area di Crisi Complessa.
E’ presente una nutrita rappresentanza degli organi di stampa e d’informazione come nelle grandi occasioni. Notiamo anche la Consigliera regionale Daniela Bianchi.
Questo incontro deve essere proprio importante. Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl lo rende subito evidente: «ieri, con la Regione Lazio, abbiamo firmato il primo accordo in Italia, unico nel suo genere, che si regge sulla saldatura di politiche passive (di sostegno al reddito) a quelle attive per la ricollocazione al lavoro di chi l’ha perso, in questo caso attraverso tirocini extracurriculari. Ha un valore nazionale.»

La novità non è di poco conto visto che sulla contrapposizione fra le “due politiche” si è retta l’incomprensione e, addirittura, si è sviluppato il conflitto che rendeva impossibile l’ascolto da parte dell’Istituzione regionale delle sofferenze sociali in cui si trovavano e si trovano i 380.000 disoccupati del Lazio. È certamente un passaggio non di poco conto che apre forse nuove prospettive nella lotta al disagio sociale ed economico, non solo nel Lazio ma forse in Italia come tutti i sindacalisti hanno richiamato.

Sulle facce dei lavoratori e dei sindacalisti si legge anche molto realismo. Gabriele Stamegna dichiara che le misure illustrate oggi sono “terapia intensiva” e Enzo Valente della Ugl rammenta all’interlocutore politico (Consiglio regionale e partiti ndr) «non ci deve vedere come ostili. Occorre ridisegnare un nuovo modello di sviluppo se si vuol far rinascere una nuova amicizia fra territorio e imprese. È urgente proprio in questa area meridionale dove i territori di Frosinone e Latina tardano ancora ad agganciare la ripresa». (Purtroppo non sono in soli in Italia ndr)

L’occhio al domani era d’obbligo, perché, come è stato ripetutamente ricordato, quella annunciata oggi è solo una “boccata d’ossigeno” di 12 mesi, forse 24, ma senza alcuna certezza oggi, anzi è meglio non contarci. Anselmo Briganti della Cgil con molto realismo gela ogni distrazione: “la mobilità finirà”. Non solo, molto correttamente viene ricordato che non tutti saranno beneficiari dai tirocini, solo la firma del “patto di servizio” darà diritto al sostegno. Poi è necessaria l’iniziativa, indispensabile di comuni e imprenditori, da “0 a 1000 dipendenti, per dare senso e concreti risultati ai tirocini extracurriculari”.

 Ora, con determinazione, ritrovare il Lavoro e pensare a tutti i disoccupati di oggi e domani

Di fronte ad una platea smaliziata o meglio, ripetutamente delusa, passa come lieve onda sullo scoglio la sottolineatura che la Regione Lazio “ci ha messo del suo”, perché senza un’anticipazione di 21 milioni si sarebbe dovuta attendere la fine del 2017 per utilizzare le somme utili alla proroga della mobilità. Il mormorio è immediato: «e sai che sforzo, a fine d’anno, fra 5 mesi se li riprende!?!! La Giunta regionale non si smentisce mai.»
Le domande si potranno fare per via telematica attraverso i CAF di appartenenza dopo aver firmato il “patto di servizio” presso il Centro per l’impiego. Ci viene detto che questa pratica superan vecchi metodi “borbonici”. Speriamo che le novità siano anche trasparenti quanto serve.

È chiaro a tutti. È un panino. abbondante certo, ma un panino. Qui bisogna raggiungere le certezze di pranzi e cene per vivere. Briganti, torna su un tema che gli è caro, questo è: «un primo accordo in Italia, coerente e virtuoso. Riguarda una platea enorme. Ora, però, bisogna riprogettare questo territorio perché dopo la stagione della Cassa del Mezzogiorno c’è stato il vuoto progettuale e programmatico. Non solo industrializzazione nel senso più tradizionale del termine, ma saper utilizzare gli strumenti che già esistono: la Legge sui parchi non pensando solo a gestori privati. Programmare un ciclo dei rifiuti che nel riutilizzo trovi molte nuove occasioni di lavoro. Mentre si assicura una sopravvivenza anche per alcuni LSU e si dà un aiuto agli ultrasessantenni per arrivare alla pensione, bisogna immaginare e costruire il futuro anche utilizzando la “Riconversione delle aree produttive in Aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA)”. A Cassino ci saranno molte assunzioni.»
Molto bene indicare prospettive anche se da costruire. Intanto entrare in Fca è molto complicato con Marchionne che sfugge a ogni negoziato con le istituzioni e con le quali mai si è incontrato se non per le cerimonie come è già avvenuto in passato con la Regione Lazio e con il Governo. FCA, uno stato nella Stato.
Come sono sembrati lontani, stamattina, gli anni e i mesi dell’ostracismo come in particolare fu il 2015. Sindacati mai presenti alle riunioni del tavolo InterIstituzionale convocato dal Presidente della Provincia Antonio Pompeo e concordato con i disoccupati. L’agosto e il settembre di quell’anno con le promesse d’incontri andate a vuoto fino al quello del 23 settembre in cui la Regione per bocca dell’Assessora Lucia Valente lasciò balenare la possibilità di una proposta di legge per un Reddito minimo mai venuta alla luce. Ora Vertenza Frusinate e alcuni partiti: Sinistra italiana, Possibile, PRC e PCI nelle prossime settimane avvieranno la raccolta di firme per presentare e sostenere la loro proposta d’iniziativa popolare.

 

Recuperato il dialogo con i sindacati si rilancia una nuova dialettica sociale, indispensabile ad affrontare e risolvere le criticità che dalla Giunta Polverini si sono aggiunte a quelle create della maggioranza Zingaretti per il lavoro, la sanità, l’acqua, pubblica e l’ambiente. Il frusinate ne è l’esempio per eccellenza.
Un promemoria ai sindacati. Il 28 maggio a Ceccano fu dichiarato che fra gli impegni prioritari dei sindacati avrebbe dovuto esserci quello verso i disoccupati. Lo affermò il Segretario della Cisl Enrico Coppotelli, nel concludere la cerimonia del cinquantenario dell’assassinio di Luigi Mastrogiacomo, operaio del saponificio Annunziata.
Da qui vogliamo far conoscere una richiesta che viene da questo popolo di senza lavoro: i Sindacati si doteranno di una struttura permanente che organizzi queste genti? La disoccupazione richiede un’attenzione quotidiana e specifica alla ricerca di ogni misura di sopravvivenza perché ormai la mancanza di occupazione lavorativa è cronica. Tutte le statistiche mondiali segnalano questo fenomeno in crescita prodotto dalla tenaglia congiunta dell’automazione avanzante e dalla disoccupazione organica voluta dalle scelte liberiste per tenere bassi i salari.

18 luglio 2017

 
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Da Frosinone e Latina 1000 pensionati a Roma domani

spi cgil 350 260da SPI-Cgil - Oltre 1000 pensionati partiranno dai comuni delle provincie Frosinone e Latina per Roma, parteciperanno alla manifestazione che la Cgil ha indetto per Sabato 17 Giugno a San Giovanni.
Contro l’attacc, del Governo alla Democrazia. Non era mai accaduto prima, un insulto ai oltre 3.000.000 di cittadini che avevano firmato per il referendum sui voucher, prima si fa una legge per paura dell’esito referendario, poi si fa una legge per reintrodurre i Voucher, cambiando nome e peggiorando anche gli effetti.
No a questo modo di fare, No alla legalizzazione del lavoro nero, nascondendosi dietro i “ cosiddetti piccoli lavori”.
Hanno impedito con l’inganno, ai cittadini Italiani di votare liberamente.
Protestiamo contro l’arroganza e il mancato rispetto verso coloro che hanno sottoscritto il Referendum e contro chi lo aveva proposto.
Per questo saremo in tanti a Roma contro questo “ schiaffo alla democrazia” un precedente pericoloso che, purtroppo, segue altre decisioni del Governo discutibili.
Crediamo che bisogna convocare le parti e aprire un confronto sulla materia, tra l’altro la Cgil ha presentato in commissione lavoro la proposta di legge popolare per la carta dei diritti universali che contempla chiaramente risposte a questa tipologia di lavoro.
Abbiamo dimostrato che con il confronto , come quello in atto sulle pensioni, si possono trovar e risposte ai problemi delle persone compatibili con il bene del paese.
I referendum, ricordiamo, sono un’espressione di democrazia che in questo caso viene negata con la prepotenza e l’arroganza ( forse per paura di un altro 4 dicembre !)
Noi non ci fermeremo chiederemo ancora ai cittadini di firmare l’appello e faremo ricorso alla Corte.

Il segretario generale
( Guido Tomassi )
Frosinone.16.05.2017

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Vertenza Frusinate: Domani l'incontro Sindacati-Regione Lazio

Disoccupati occupano Provincia 350 260di Ignazio Mazzoli - Il 7 giugno c’è il secondo appuntamento voluto dall’iniziativa di Vertenza Frusinate d’intesa con i sindacati: l’incontro a Roma fra Regione Lazio e rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Il primo impegno senza inutili e prematuri trionfalismi è in attesa di un ulteriore difficile passaggio per diventare certezza. Si tratta infatti dei due emendamenti proposti da Vertenza Frusinate e presentati alla Camera dei Deputati da un gruppo di deputati di maggioranza e d'opposizione: Il 53.042 che riguarda la proroga della “mobilità” in deroga e il 55.030 che autorizza lo sblocco di soldi sono fermi all’Inps perché molte aziende chiedono la cassa integrazione e poi non ne usufruiscono. Per ora risultano approvati solo alla Camera dei Deputati e devono passare al Senato ed essere approvati anche in quel ramo del Parlamento se ci saranno la volontà politica e i voti necessari. Tutto il provvedimento dovrà esser legge non oltre il 23 giugno.

Di cosa si dovrebbe parlare in questa occasione, alla Regione? Lo chiedo a Gino Rossi, uno degli animatori del movimento degli ex-lavoratori che si ritrovano in Vertenza Frusinate Disoccupati uniti.
Questa la sua dichiarazione.


«Avevamo definito nella riunione svolta l’2 maggio scorso con i segretari generali dei sindacati provinciali che Vertenza Frusinate avrebbe svolto l’incontro con il Ministero del Lavoro e loro avrebbero chiesto di parlare con Zingaretti sulla situazione della disoccupazione ciociara. In particolare la ricerca da effettuare è la individuazione di interventi concreti che consentano lavori anche temporanei, ma immediati nei nostri comuni con il sostegno finanziario della Regione Lazio. L’ipotesi che è circolata va sotto il nome di tirocini mirati a questa finalità.

A noi disoccupati pare una risposta d’emergenza che si può condividere. Alla viglia del confronto Sindacati Regione ci preme sottolineare 3 aspetti:


1 – la certezza per i Comuni del sostegno finanziario regionale finalizzato all’utilizzo dei disoccupati in lavori di servizio sociale;


2 – che gestisce le chiamate al lavoro e come si assicura la assoluta trasparenza? Siamo di fronte a cifre non numerose, certo non da rifiutare, ma che sicuramente richiedono una gestione particolare. Noi ci sentiremmo rassicurati che tale impegno fosse assolto da sindacati con la garanzia esplicita e definita per iscritto che assicuri trasparenza di criteri, delle conseguenti decisioni che si andranno ad assumere, la loro costante e aggiornata pubblicazione con la possibilità di interloquire con le sedi decisionali;


3 – Vertenza Frusinate fa questa richiesta per l’intera platea dei disoccupati frusinati perché fare arbitrio e terribili ingiustizie è assolutamente facile. Forse qualcuno già si è venduto questi posti. Se questo avvenisse sarebbe un colpo mortale alla credibilità delle sedi dove si decide, istituzionali e non, e alla fiducia di superare questa crisi.
Saremo vigili su ogni passaggio e chiediamo che questo compito ci sia garantito.»

 
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Domani per l'acqua liberata un nuovo giorno? Speriamo!!!

acquapubblica 2si 350 260di Redazione - La prima Assemblea dei comuni dell’Ambito di Bacino Idrografico “Sacco” si riunirà giovedì 24 novembre 2016, alle ore 17, presso il Salone di rappresentanza della Provincia di Frosinone. Si tratta di 45 comuni e 350 mila abitanti, è stato così definito autonomomanente dai cittadini in applicazione della Legge Regionale n. 5/2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, vista l’inerzia della Regione Lazio nel dare attuazione a tale norma rivoluzionaria, coerente con l’esito del Referendum del 2011 sull’acqua.

La L.R. n. 5/2014 propone, infatti, in sostituzione degli attuali ATO, la costituzione degli Ambiti di Bacino Idrografico (ABI), quali territori in cui effettuare il governo della risorsa acqua e la gestione del servizio idrico integrato. Il bacino del Sacco è un territorio che ha tutte le caratteristiche per poter essere definito quale ABI autonomo. (per leggere l'intera rassgna dei fatti cliccate sui titolini sotto la foto in alto a sinistra dopo aver letto ogni pagina)

  1. Antonellis
  2. Redirossi 1
  3. Redirossi 2
  4. Lutrario
  5. Porcu

Dopo l'assemblea convocata, impropriamente dal Presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli e da lui inutilmente drammatizzata, questa nuova iniziatitiva non solo è benvenuta, ma può aiutare ad superare il marasma che quell'appuntamento di metà novembre ha crearto come dimostra questa nostra rassegna di articoli che hanno riportato quanto accaduto alle "Fornaci". Si tratta di alcune cronache e valutazioni dal 17 al 19 novembre 2016 a firma di Mario Antonellis, Alessandro Redirossi, Severo Lutrario, Alessio Porcu, che attestano il grande interesse intorno alla soluzione dei grtavi problemi creati da Acea

Inaudito cortocircuito istituzionale a Frosinone  di Mario Antonellis da FB il 17 novembre
Scene raccapriccianti alla convention di PIGLIACELLI al Village Fornaci. GRAVISSIMO che il tutto si sia svolto alla presenza del rappresentante della Prefettura di Frosinone che proprio non doveva esserci a presenziare e mediare cose inconciliabili.
Un nuovo insulto al popolo Ciociaro.
Una figuraccia Oceanica da parte di chi dietro le quinte ha organizzato questa sceneggiata.
Assurdo che si sia permesso all'Ing. Saccani di prendersi tutto il tempo necessario per controbattere agli interventi di soli 3 minuti consentiti ai consiglieri Comunali ai Sindaci e ai rappresentanti delle "associazioni autorizzate" ma non a noi dei Comitati. Perchè noi gli "appestati" non eravamo stati invitati.
Scellerato l'uso dei buttafuori per cacciare chi giustamente contestava e non accettava le modalità stabilite dalla "regia palese" che aveva tutta l'esigenza a contrastare chi minimamente contestava ACEA.
Una brutta pagina per la "democrazia" che avrà sicuramente degli strascichi clamorosi.
Una rappresentazione plastica della "DEBOLEZZA" e della vulnerabilità in cui VERSA il GESTORE RAZZISTA, in questo momento, e con esso anche dei pochi SINDACI CHE ANCORA LA SUPPORTANO.
L'unica nota positiva è che se qualcuno dei presenti aveva ancora qualche dubbio ora sa benissimo che l'UNICA STRADA PERCORRIBILE è la Risoluzione CONTRATTUALE SENZA SE E SENZA MA.
Ultima considerazione importante. A NOI ORMAI NON CI PUO' TAPPARE LA BOCCA NESSUNO....visto che ABBIAMO AVUTO MODO DI PARLARE nonostante i preventivi divieti......E SIA ben chiaro A NOI ormai NON CI CACCIA NESSUNO.....SEMMAI SIAMO NOI A decidere quando ABBONARE LE BUFFONARIE....come abbiamo fatto.

Risoluzione Acea, lo show deprimente del Fornaci fra "sceriffi" e buttafuori: Istituzioni a pezzi  di Alessandro Redirossi da L'Inchiesta del 18 novembre
FROSINONE - Uno spettacolo in cui non si pagava il biglietto, con la possibilità di godersi un vero e proprio show in prima fila: com’era possibile perdersi la riunione di ieri al Fornaci Cinema Village per discutere della “questione Acea”? Mentre continua la marcia di avvicinamento all’assemblea dei sindaci che dovrà decidere se continuare il rapporto fra Acea e il territorio oppure dare il benservito al gestore con la risoluzione contrattuale, si è pensato di convocare una riunione sulla situazione ad oggi. Non l’ha convocata né una parte politica, né i rappresentanti eletti dai cittadini nei vari Comuni in cui Acea gestisce il servizio idrico, non l’ha convocata il gestore. Bensì Marcello Pigliacelli, il presidente della Camera di Commercio (ente il cui ruolo è quello di supportare le imprese e lo sviluppo economico locale). Nell’invito rivolto da Pigliacelli a senatori, deputati, rappresentanti regionali, sindaci, consiglieri provinciali, consiglieri comunali, associazione dei consumatori e sindacati, presidenti dei consorzi Asi e Cosilam, il presidente della Camera di Commercio aveva spiegato così l’iniziativa: «L’incontro sulla “questione Acea” ha lo scopo di recuperare e consolidare un dialogo costruttivo tra tutte le parti, per risolvere con efficacia ed efficienza la gestione dell’acqua nel nostro territorio».acquanonsivende 350 260

Il primo film è western
Prima di varcare l’ingresso della sala del Fornaci in cui è stata organizzata la riunione era lecito chiedersi, trovandosi in un cinema, che film si sarebbe andati a vedere. L’organizzazione dell’evento, a cura della Camera di Commercio, ha previsto un servizio di vigilanza privata, con uomini della security all’ingresso. Impossibile entrare per comitati non riconosciuti come associazioni di tutela dei consumatori e per cittadini comuni. E si capisce che il film che si vedrà sarà un western d’annata quando anche il presidente della Camera di Commercio Pigliacelli inizia a indossare in prima persona i panni dello “sceriffo” per verificare vicino agli uomini della security chi avesse (e chi no) il diritto a partecipare all’incontro.

La parentesi “romantica”
Poi il film in sala per svariati minuti prende un’altra piega: toni pacati, interventi istituzionali, mani tese in nome del dialogo, basso profilo. Innanzitutto Pigliacelli, posati i panni da sceriffo all’ingresso, presenta il tavolo di presidenza della riunione. «C’è Ernesto Raio, viceprefetto, mandato dalla Prefettura qui come “capo-cordata” del tavolo; il rettore di Cassino Betta; Antonio Pompeo , presidente della Provincia e dell’Autorità d’ambito. Vi presento con orgoglio l’ingegner Paolo Saccani di Acea Ato 5 che ha raccolto il mio invito a presenziare oggi. La Camera di commercio ha convocato questo tentativo di conciliazione o riallineamento della situazione». E all’inizio Pigliacelli risponde alla domanda che aleggia ovunque da giorni, che Biscardi al Processo del lunedì avrebbe riassunto così: “Ma che c’azzecca la Camera di Commercio con le scelte dei sindaci in materia di gestione del servizio idrico?” «Vi devo chiedere scusa, soprattutto ai sindaci – dice Pigliacelli - Probabilmente l’intervento della Camera di Commercio può essere interpretato come non dovuto, in un ambito che non è di pertinenza Camerale. Ma io credo che i cittadini di questa terra abbiano diritto di capire bene cosa sta succedendo. Non va bene la situazione così com’è. La Camera di Commercio non è né per la risoluzione né per continuare. Vuole capire. Spero sia un confronto costruttivo per i cittadini, i veri danneggiati». A difendere l’iniziativa di Pigliacelli scende in campo nel suo intervento il presidente della Provincia e dell’Autorità d’ambito Pompeo che sottolinea la bontà dei momenti di confronto dicendo “no al populismo” . Poi il viceprefetto Raio, “capo-cordata del tavolo” è chiamato a spiegare il senso della presenza della Prefettura: «Come rappresentante del Prefetto porto i suoi saluti. Grazie a Pigliacelli per la sensibilità nell’aver organizzato un incontro finalizzato a trovare una soluzione condivisa a questa spinosa vicenda e nella quale fra interessi dell’impresa e la politica si deve cercare innanzitutto, sia gli uni che gli altri, di guardare agli interessi della popolazione. La Prefettura deve svolgere un ruolo di mediazione: la nostra presenza significa questo. L’interesse è trovare una soluzione condivisa che non crei ulteriori problemi alla cittadinanza». Perché mai la Prefettura dovrebbe intervenire per conciliare fra sindaci e Acea se i primi cittadini (eletti) sembrano intenzionati ad arrivare alla risoluzione con il gestore? La domanda aleggia nell’aria per tutta la durata dell’incontro. Il clima soft e romantico continua con l’ingegner Paolo Saccani, presidente operativo di Acea Ato 2 e nel Cda di Acea Ato 5. I toni duri degli ultimi mesi lasciano spazio a quelli conciliatori, che passano per osservazioni tipo: «le difficoltà avute su questo territorio non le abbiamo avute altrove», «non è facile lavorare in un clima di conflittualità», «forse all’inizio della gestione sono stati commessi degli errori», «è vero che qui ci sono tariffe superiori alla media nazionale», «il confronto è utile per conoscere i punti di vista e trovare una composizione». Il violino lo porta anche Gianpio Sarracco del Pd, sindaco di Fontana Liri, insieme al bastone e alla carota per il gestore: «Sediamoci a discutere con Acea – dice – Rendiamo le bollette più trasparenti, miglioriamo le tariffe».

Il film d’azione
Ma il miele si congela subito. Inizia poi un vero e proprio film d’azione nel Multisala di Frosinone. Gli interventi di due consiglieri comunali da sempre in prima linea fra i comitati per la risoluzione con Acea scaldano il clima. Mario Antonellis, consigliere comunale di San Donato, sottolinea che non c’è altra strada se non quella della risoluzione con Acea, evidenziando che «i cittadini sono vessati dalle bollette», puntando il dito sugli incrementi tariffari che dovevano finanziare interventi previsti nel Piano di investimenti del gestore che però (vedi il caso del depuratore intercomunale di San Donato) non si sono poi concretizzati. Durante la carrellata di interventi il microfono viene passato poi a Saccani di Acea per le risposte, nonostante si fossero prenotati anche altri sindaci dalla platea per parlare. Rispetto a questa gestione dell’assemblea in sala si comincia a rumoreggiare, in particolare fra consiglieri e rappresentanti sindacali che militano nei comitati per l’acqua pubblica. Il sindaco di Frosinone Ottaviani chiede al viceprefetto Raio se stia presiedendo o no la riunione. Alla fine parla Saccani (senza limiti di tempo rispetto agli altri intervenuti) e il clima si scalda. Accorato l’appello per la risoluzione anche da parte di Maddè Guglielmo di Esperia che afferma: «Noi cittadini siamo vessati e paghiamo i disservizi con tariffe elevate. È tardi per i confronti: la risoluzione è il prossimo passo». Pigliacelli riveste i panni dello “sceriffo” e con gli uomini della security si avvicina a chi aveva rumoreggiato in sala durante gli interventi, contestando alcuni passaggi. In sala l’organizzazione curata dalla Camera di Commercio avverte che le interruzioni non saranno tollerate, pena allontanamento dalla sala. Marcello Pigliacelli e gli uomini della security si avvicinano alla fila in cui si trovano Mario Antonellis, Guglielmo Maddè e altri consiglieri e rappresentanti sindacali legati al mondo dei comitati dell’acqua pubblica che affermano: “Non ci dovete cacciare voi, ce ne andiamo da soli se questo è il dibattito”. Poi lasciano la sala. Il culmine si raggiunge quando intervengono prima il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore e poi Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, che sostengono il percorso per la risoluzione con Acea. I tempi contingentati dall’organizzazione prevedevano tre minuti di intervento sul palco, con una tolleranza fino a cinque minuti. Ottaviani arriva in prossimità dei limiti di tempo previsti, li supera e rivendica «Pompeo ha parlato sei minuti, ora concludo». Pigliacelli si agita in platea, Ottaviani dice «Non parlo con lei, parlo con il presidente dell’Assemblea» (riferendosi al viceprefetto Raio, ndr). A quel punto la security predisposta dagli organizzatori (la Camera di Commercio) viene sollecitata a intervenire per far scendere il sindaco Ottaviani dal palco. Ma lui continua a parlare, circondato dai due “buttafuori”.acquaèditutti 225150

Fra fantascienza e surreale: il viceprefetto, Ottaviani e Pigliacelli
Ottaviani adirato dalla presenza della security che vorrebbe, su indicazione dell’organizzazione, accompagnarlo giù dal palco si rivolge al viceprefetto Raio: «Ma si rende conto del cortocircuito istituzionale che si sta verificando questa mattina? Ritengo che sia giusto che si fotografi l’indicazione del presidente della Camera di Commercio, che non ha nulla a che fare con i sindaci, di portare il sindaco dal basso...Siamo alla follia istituzionale che va interrotta. Non vi permettete assolutamente – dice il sindaco agli uomini della security - È grave quello che sta succedendo. Si sta tollerando questa proposta di un presidente di un ente pubblico». E qui si viaggia fra fantascienza e surreale. Il viceprefetto Raio non interviene a censurare la brutta immagine del sindaco “piantonato” dalla security, ma dice: «Qual è la tolleranza? Lo spirito dell’organizzazione era diverso: trovare una soluzione condivisa e non processare Acea. Se il Prefetto avesse conosciuto la piega che poi ha preso questo incontro probabilmente non avrebbe partecipato con un suo delegato – evidenzia Raio - Mi sembra che dagli interventi si stia arrivando a un processo ad Acea e non alla ricerca di una soluzione condivisa come nello spirito di chi ha organizzato».
Il thriller finale
Il colpo di scena finale ha le tinte del film thriller. Ottaviani scende dal palco riprende posto in platea, in prima fila. Dopo qualche minuto esplode il finimondo fra il primo cittadino e Marcello Pigliacelli, seduto poco più in là. Ottaviani si alza e rivolgendosi a Pigliacelli, che poco prima aveva detto qualcosa, afferma: «A chi gonfi di botte?». Poi arrivano quasi al faccia a faccia e vengono allontanati dagli altri sindaci, con D’Alessandro in prima linea, che invita Pigliacelli a “prendersi un caffè”. Ottaviani annuncia esposti al Ministero degli Interni rispetto a quanto successo perché «se ci sono minacce ai sindaci è finita la democrazia». Il sindaco di Cassino D’Alessandro si dice disposto a firmare l’esposto di Ottaviani: «Abbiamo visto tutti e abbiamo sentito certe frasi».Insomma tanti film in uno, dal titolo: “L’indegno spettacolo della classe dirigente”. Unica nota positiva il biglietto gratuito.


Questa risoluzione non s'ha da fare! di Severo Lutrario da FB il 18 novembre

I cospiratori sfacciati (non si vergognano che si sappia!) si sono riuniti al comando dell’Innominato Uccellatore (dedito ad un tipo di caccia particolarmente odiosa ... per non usare altre metafore che potrebbero offendere gli orientamenti sessuali di qualcuno nel vedersi incolpevolmente accostato a simili personaggi).
Non poteva mancare il don Rodrigo Saccani e il Grignapoco Pompeo con tutti gli altri bravi, dal Griso al Montarolo, dallo Squinternotto al Tanabuso, dal Tiradritto allo Freggiato, col Nibbio a fare da Caronte coi suoi sgherri (andate a rileggervi quel due marroni dei “Promessi”).
Solo i Don Abbondi sono ammessi, col debito breviario tra le mani, e gli altri, che siano del Cristofori col saio o dei Tonii e dei Gervasi non importa, che restino alla porta!
C ‘è il coro da intonare e non è ammesso che alcuno controcanti con dispetto.
I Fermi (il nome originale è d’uopo utilizzare, che l’altro è divenuto osceno) e le Lucie han da subir tacendo quel che i signori vanno decretando...
Il disgusto per questi signori non merita alcun commento, questa è l’idea di governo della cosa pubblica dei personaggi che occupano, dalla presidenza della Provincia aAcquaprivatizzata 225150 quella della Camera di Commercio, posizioni chiave sul nostro territorio.
Del resto non li ha messi lì nessun cittadino, sono altri che presentano loro il conto e questo è il fulgido avvenire che il governo Renzi ha in serbo per noi.
Ma a Milano c’è tumulto per il pane e non è detto che il don Rodrigo non se lo porti via una pestilenza ... noi per intento non cessiamo di fare gli untori.

Intanto come comuni cittadini il 24 facciamo l’Assemblea dei ... comuni dell’Ambito di Bacino Idrografico “Sacco”, la facciamo proprio nel Salone dell’Amministrazione Provinciale, la facciamo applicando simbolicamente la legge 5 che la regione Lazio continua a non applicare.
E all’Assemblea dei comuni ... cittadini non ci sarà nessuno sgherro ad impedire a nessuno di partecipare, potrebbe partecipare anche Don Rodrigo con i suoi bravi.
Ma non verranno perché questi signori hanno in odio la partecipazione e la democrazia, quella vera ed hanno un vero terrore del popolo, quello vero.

Il cecchino Pigliacelli ed il suo mandante  di Alessio Porcu il 19 novembre

Cosa c’è dietro al caos che si è innescato al Fornaci giovedì? Le due guardie giurate mandate a prelevare dal palco il sindaco Nicola Ottaviani colpevole di avere sforato il suo intervento, era un’azione premeditata?

Nel filone dei gialli inglesi, e più precisamente in quelli di Agatha Christie, l’assassino torna sempre due volte sul luogo del delitto. E anche questa volta, forse, è accaduto.

Ne è convinto Adriano Roma. Il vice sindaco di Arnara è uno degli amministratori eletti dalla gente, ai quali è stato tolto il microfono per essersi allungato troppo nell’intervento «Abbiamo capito chi è stato il mandante politico, ragione per la quale il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli ha svolto soltanto il ruolo del “cecchino“» .acqua privata

Prima che parlasse l’assessore regionale Mauro Buschini avevamo qualche dubbio, e se poi lui dice che la verità sta nel mezzo tutte le “sue verità” le dobbiamo rivedere al 50%. Anzi, Buschini scrive anche: «Del resto, il sindaco Nicola Ottaviani non mi sembra che possa essere considerato un campione di rispetto istituzionale».

Poi, in un’altra considerazione, Buschini definisce il presidente della Camera di Commercio un innovatore.

Non so cosa intenda Mauro Buschini per innovatore. Magari è una qualifica che si guadagna quando si dichiara ad alta voce di essere pronto a “gonfiare di botte un sindaco”. Un’artista comica del calibro di Sabina Guzzanti saprebbe stigmatizzare bene una situazione del genere, magari sottolineando di non vedere le differenze tra questo Pd e alcune tendenze “culturali” del ventennio.

Una cosa però l’abbiamo capita. Da una parte noi amministratori che vogliamo il bene dei nostri cittadini e dall’altra il Pd della provincia di Frosinone, che ha evidentemente delle sezioni di partito al Consorzio Asi, alla Camera di Commercio, alla Società Ambiente Frosinone, ecc.

Ma di tutto questo avremo modo di parlare dettagliatamente in un secondo momento, andando a vedere assunzioni ecc ecc

 

 
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