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Ci voleva una donna per bacchettare Bonomi

Bravissima Marta Fana, ricercatrice in economia e autrice di saggi sulla precarietà e il lavoro, scrive una lettera al Presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha parlato di una “stagione dei doveri e sacrifici per tutti”. da fanpage.it

MartaFana 350 min“Le parole del Presidente di Confindustria sono un insulto ai lavoratori”

 

di Marta Fana - Caro Presidente Bonomi,

le sue parole riportate nell’intervista del 4 maggio al Corriere della Sera sono un insulto ai lavoratori che in questi due mesi hanno garantito a noi cittadini di sopravvivere, nonostante tutto. Non sono le prime e sappiamo che non saranno neppure le ultime. Dalla pretesa di non bloccare alcuna attività perché la produzione prima di tutto, al tacciare di irresponsabilità i lavoratori che hanno scelto di scioperare quando erano costretti a lavorare senza protezioni, fino a chiedere che si deroghi ai contratti collettivi così da darvi mandato di spremerci un po’ di più.

Le sue parole sono un insulto ai tanti che sono rimasti a casa senza un lavoro perché assunti con contratti a termine e oggi non rinnovati, milioni di lavoratori che avete usato uno dopo l’altro, con rinnovi trimestrali finché vi son serviti, così come i collaboratori assunti con forme contrattuali per le quali non dovevate neppure versare i contributi sociali. Perché per voi i lavoratori sono questo: oggetti ad uso e consumo della vostra accumulazione. Io non l’ho sentita fare appelli affinché le aziende non usassero gli appalti e le esternalizzazioni per pagare meno il lavoro e aumentare lo sfruttamento. Non ho letto nessuna levata di scudi contro il caporalato diffuso in tutti i settori.

Nel frattempo abbiamo visto la povertà lavorativa aumentare di pari passo ai vostri profitti.

E allora no, non può parlare per tutti.

Le sue parole appaiono quanto mai irresponsabili se rivolte a chi in questi due mesi ha continuato a lavorare con turni massacranti dieci, dodici ore al giorno, come nei magazzini, o nei campi, negli ospedali, nei supermercati, ma anche a casa, sopportando tutti i costi di una riorganizzazione profonda dei modi e tempi di lavoro. Eppure lei si permette di dire che sta iniziando la «stagione dei doveri e sacrifici per tutti», sapendo benissimo che qui i sacrifici li abbiamo sempre fatti noi. Perché quando per voi le cose non si mettono bene, avete a disposizione la cassa integrazione che è pagata dai lavoratori e dallo Stato, su cui si scarica anche il vostro rischio di impresa. E allora a che servite? Non è una domanda banale: il vostro mercato non funziona, avete e avrete sempre bisogno dei nostri soldi e dello Stato, non vi assumete neppure il rischio della vostra attività, continuate a pretendere la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti.

Io provo imbarazzo per lei leggendo parole come «Quando sento chiedere aumenti contrattuali, per esempio nell’alimentare, significa che a molti la situazione non è chiara». Noi sappiamo che in agricoltura le condizioni di lavoro rasentano la schiavitù in troppe province, dove lavoratori a cui non è riconosciuto alcun diritto perché mantenuti nell’irregolarità guadagnano addirittura 4,7 euro lordi l’ora, oppure 7,5 come nel foggiano. Lungo la filiera c’è di tutto, dal settore delle trasformazioni balzato alla cronaca per le grandi mobilitazioni di chi si opponeva al vostro sfruttamento a chi ancora oggi nei magazzini e nelle fabbriche lavora ad oltranza. Più della metà di questi lavoratori hanno un salario lordo orario di appena 12 euro, il 10% più povero non arriva agli 8 all’ora. Secondo il contratto nazionale un operaio di quarto livello, quindi specializzato, guadagna appena 11,23 euro lordi l’ora, uno non specializzato arriva appena a 9,35. Lordi. Questa è la realtà a cui bisogna aggiungere il 19,1% dei lavoratori del trasporto e del magazzinaggio che non guadagnano neppure 9 euro lordi l’ora. E non contiamo gli straordinari non pagati, i part-time involontari, facciamo per un secondo finta che sia tutto in regola. Ma sappiamo non lo è. Mentre i fatturati di questi settori aumentano, non ho sentito nessuno di voi dire che bisognava aumentare questi salari che sono da fame, come forma innanzitutto di rispetto per i lavoratori. Al contrario ho sentito dire che bisogna far lavorare chi percepisce gli ammortizzatori sociali o il reddito di cittadinanza. Abbiamo sentito dire che bisognerebbe reintrodurre i voucher, uno strumento che non garantisce neppure la copertura sanitaria. Come mai non abbiamo letto al vostra contrarietà a queste proposte incivili?

La via è tracciata, tornerete a ricattarci a chiederci di scegliere tra occupazione e salari e diritti, quella formula che ha funzionato non per generare crescita, ma per destrutturare ulteriormente la nostra struttura produttiva e aumentare la quota di lavoratori poveri e ricattabili.

Ma non pago, persevera: «Quello che mi preoccupa e mi indigna è che si giochi ancora a dare la responsabilità alle imprese di un eventuale aumento dei contagi. Il Codice civile mette in capo all’impresa la salute e sicurezza dei lavoratori».

Vorrei ricordarle che siamo un paese dove in tempi normali, senza pandemia, muoiono sui luoghi di lavoro circa 3 persone al giorno, una strage. Eppure non vi ho visti chiedere ai vostri colleghi di fare di più e meglio per proteggere la vita dei lavoratori. Quante delle 192 mila imprese che durante al fase 1 sono rimaste aperte con l’autocertificazione sono state controllate? Viene il dubbio sul vostro senso di responsabilità leggendo dei suoi colleghi attaccare chi chiede di aumentare il numero di ispettori del lavoro in modo da verificare e garantire migliori condizioni per tutti. Se site in regola, non c’è motivo di scagliarvi contro le ispezioni. O forse no. Non a caso, quello che la preoccupa è che i lavoratori possano denunciarvi in caso di malattia e contagio. Come ci si sente a dover dimostrare di non essere colpevole? Perché noi lavoratori lo sappiamo bene cosa significa dover lottare per vedersi riconoscere i diritti minimi, non i vostri privilegi.

Se i sacrifici sono per tutti, date il buon esempio: restituite tutti i profitti sottratti allo Stato e portati nei paradisi fiscali, chiedete che venga ristabilita l’aliquota del 27% sull’Ires e che sia progressiva così un piccolo imprenditore non è chiamato a contribuire quanto uno grande. Riducetevi i compensi in maniera strutturale a voi stessi a ai vostri manager. Non in modo caritatevole e a chi ha più buon cuore, in modo strutturale. Imponete che nessun manager possa guadagnare più di 3 volte l’operaio meno pagato.

Sappiamo che non lo farete, perché la realtà è un’altra da quella che raccontate. Lei rappresenta un pezzo di tessuto imprenditoriale, gioca la sua partita, quella del profitto, quella di chi per rimanere a galla ha bisogno di sfruttare i lavoratori. Non si scomodi a parlare per tutti perché lei rappresenta una parte della società, di sicuro non i lavoratori e le loro famiglie.

https://www.fanpage.it/politica/le-parole-del-presidente-di-confindustria-sono-un-insulto-ai-lavoratori/
https://www.fanpage.it/

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Per l’8 marzo, festa della donna

8 marzo

iol8ognigiorno 350 minLa strada verso la parità di genere in Italia è ancora in salita, i numeri non lasciano spazio alle interpretazioni. Ma le italiane sono pronte e i tempi sono maturi.

È necessario mettere al centro la persona, consentendo a ciascuno di realizzarsi nella pienezza del proprio valore, perché donne e uomini insieme ricomincino a sperare e a proiettarsi verso il futuro.
Serve una visione complessiva accompagnata dalla consapevolezza che questa sfida si può vincere solo se affrontata insieme.
Gli strumenti legislativi, necessari, devono però essere accompagnati da processi di tipo produttivo, culturali e sociali all’interno di una strategia complessiva.

Dobbiamo avere la capacità di immaginare un sistema sociale in cui le politiche di investimento sulla famiglia e sull’inclusione delle donne nel mon-do del lavoro siano capaci di tenere insieme i tempi della vita personale con i tempi della comunità, diventa indispensabile quindi potenziare le norme per poter conciliare gli spazi per il lavoro e quelli di cura personale al fine di restituire all’uomo uno spazio nella vita privata e alla donna uno spazio in quella pubblica dando finalmente realizzazione ad una relazione più autentica se non addirittura equa nella distribuzione di ruoli e compiti.

Investire inoltre sulle donne in campo professionale deve essere una priorità per lo sviluppo dell’Italia, i dati ci informano che i Paesi più sviluppati sono quelli dove vi è minore disparità di genere, il lavoro delle donne fa aumentare il PIL e tutto questo rappresenta, sicuramente una convenienza economica pubblica oltre che soggettiva.

Realizzare una società giusta a misura dei nostri desideri è doveroso.

Italia Viva lo sta facendo facendo, il primo provvedimento fortemente voluto che sancisce con chiarezza il posizionamento sociale del Partito Renziano è stato proprio il Family Act che riscrive il sistema Welfar, sì!, perché occorre maggiore attenzione alla vita concreta delle donne che da sempre si sono fatte carico dei bisogni della famiglia per mancanza di servizi adeguati.
Si tratta di una vera e propria azione educativa che Italia Viva mette in campo quotidianamente che parte dall’estirpare le radici dei tanti e troppi stereotipi che sono alla base di ogni discriminazione e violenza contro le donne.

Le donne nel nostro Paese devono potersi sentire libere di fare scelte per-sonali e di realizzazione di sé sia in ambito familiare che lavorativo. Apriamo la strada perché questo sia possibile.

Tutti noi viviamo le difficoltà di una quotidianità precaria e affannata, da donna impegnata in politica, nel lavoro e con una famiglia, posso dire di aver incontrato, sicuramente maggiori difficoltà rispetto ad un mio coetaneo con il pizzetto, da quelle propriamente organizzative al pregiudizio diffuso. Per questo ritengo e mi batto con forza perché la vera battaglia di civiltà, è quella educativa, un invito e un appello a tutte le donne di qualsiasi estrazione e credo politico ad essere unite perché si arrivi, in un futuro prossimo, alla pienezza nella realizzazione della Persona. E’ il mio modo di ricordare l’8 marzo, per le donne che lottano che combattono che soffrono che costruiscono che sognano, per coloro che soffrono che vivono nella paura che cadono ma che si rialzano, tutte le donne vincono.

 

 Valentina Calcagni Coordinatrice Provinciale Frosinone Italia Viva

 

 

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Aspettando un uomo forte e a giorni alterni...anche una “donna forte”

lannocheverrà 350 mindi Antonella Necci - L'anno che verrà, come cantava Lucio Dalla.

L’anno che verrà “porterà una trasformazione, che tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”. Sarà un anno bellissimo, come voleva Lucio Dalla (1979). L’anno che verrà, o forse quello dopo, finalmente porterà agli italiani quello che, in gran parte, vogliono. Finalmente, avremo alla guida dell’Italia un “uomo forte”, con i pieni poteri, ma potremmo avere, per parità di genere, a giorni alterni, anche una “donna forte”.

Finalmente ci sentiremo tutti più sicuri, perché sarà obbligatorio tenere in casa una pistola o un fucile, e volendo potremo mettere “dei sacchi vicino alla finestra” e usciremo “poco alla sera”.

Staremo “per settimane senza parlare”, ma potremo chattare allo sfinimento e soprattutto potremo insultare ferocemente chi ci pare perché, in fondo, sono solo opinioni e qualche parolaccia non ha mai fatto male a nessuno, e un “vaffa” quando ci vuole, ci vuole. La moda italiana, invece, lancerà lo stile “castigato”, per evitare che le donne provochino la violenza maschile.

A Liliana Segre saranno tolte tutte le cittadinanze onorarie perché una basta e avanza, e poi, già che ci siamo, cancelleremo i senatori a vita, perché sono inutili, costosi e spesso di sinistra, anche se sono scienziati, premi Nobel, architetti famosi e testimoni di un tempo lontano e fastidioso da ricordare.

Nell’anno che verrà, finalmente, non esisterà più – almeno in Italia – razzismo ed antisemitismo. La soluzione, geniale, sarà proposta dal nuovo Primo Ministro e Ministro dell’Interno, e sarà annunciata da un apposito balcone, forse – guarda caso – a Trieste. Razzismo ed antisemitismo non esisteranno più – in Italia – perché, una volta alla settimana, per almeno un quarto d’ora, ciascuno potrà sfogare rabbia ed odio spaccando la testa a pupazzi di “negri” o scrivendo sui muri “sporco ebreo” con tanto di svastiche, meglio se in un cimitero con la stella di Davide. L’idea, anche se qualcuno l’aveva già pensata nel 1948, permetterà al nostro nuovo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno di essere candidato al Nobel per la Pace, con buone possibilità di successo, nonostante candidatura del Presidente Donald Trump, che ha evitato la terza guerra mondiale con la Cina. Entusiasmante anche la politica estera, con un patto d’acciaio tra Italia, Ungheria e Polonia, che avrà l’inglese come lingua comune (koinè), in omaggio alla brexit, e una moneta unica chiamata “liretta”.

Viktor Orban con Salvini

Ma il prossimo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, in realtà, aspira al premio Nobel per l’Economia per la sua clamorosa ed innovativa riforma che eliminerà definitivamente l’evasione fiscale in Italia: ciascuno pagherà le tasse solo se ne avrà voglia. Come finanzieremo la scuola pubblica, la sanità per tutti, l’ordine pubblico e altro ancora? E chi lo sa, ma non si può avere “tutto e subito”, perché sarebbe poco serio e populista. I neofascisti di Casa Pound e di Forza Nuova potranno manifestare liberamente, praticamente come oggi, ma verranno tolte da tutti i Comuni, anche se Medaglia d’oro per la Resistenza (?), quelle obsolete ed inutili dichiarazioni di antifascismo.

Non sarà più vietato parcheggiare in seconda o in terza fila, secondo il sacrosanto principio che è “vietato vietare”, oppure dell’eterno “me ne frego”. Nelle scuole lo studio della storia diventerà facoltativo, perché è noiosa e non interessa a nessuno, meno che meno ai giovani, che devono pensare soltanto al radioso futuro che li attende.

I costi della politica saranno tagliati ulteriormente, con la riduzione di un altro 50% di deputati, estratti a sorte in base ai sondaggi, per evitare il costo di inutili elezioni, mentre i senatori verranno aboliti del tutto, così Palazzo Madama potrà diventare un hotel a 5 stelle super, riservato agli oligarchi russi, amici della nuova Italia.

Nell’anno che verrà sarà proibito dire “per favore” e “grazie”, perché sono sintomo di ipocrisia e poi “si farà l’amore ognuno come gli va…”. Anzi no, questo è meglio di no, perché è brutto da vedere. Per questo “caro amico ti scrivo…”.

 

 

 

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I 100 anni della "capacità giuridica della donna"

Infirmitas sexus fu cancellato nel 1919 dal Parlamento mindi Fiorenza Taricone - Il 17 luglio del 1919, esattamente cento anni fa, una legge rivoluzionava la condizione di sudditanza delle donne. Grazie alla modernità e caparbietà di Ettore Sacchi, veniva infatti approvata dal Parlamento italiano monosessuato, poiché il diritto di voto per le donne era molto di là da venire, la legge n. 1176 sulla capacità giuridica della donna. La nuova norma aboliva gli articoli 134, 135, 136 e 137 del Codice Civile del regno d’Italia che non solo non considerava le donne come cittadine del nuovo Stato, ma le rendeva poco meno che suddite e schiave del capo famiglia. Femministe colte e combattive come Anna Maria Mozzoni avevano scritto ben due opere che denunciavano la condizione di subordinazione avanzando critiche all’impostazione del Codice Civile detto anche Pisanelli, dal nome del Ministro di Grazia e Giustizia; la prima è del 1864, La donna e i suoi rapporti sociali, la seconda solo di un anno dopo, La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, 1865.

Ma il femminismo organizzato era ancora di là da venire e molte battaglie sarebbero state necessarie per arrivare alla legge del 1919. Naturalmente il nome di Ettore Sacchi non è rimasto famoso in virtù di questa legge; anzi, se volessimo renderci conto di quali strumenti misogini si servono oggi senza saperlo i giovani italiani, certamente wikipedia offre un esempio calzante, vista la frequenza con la quale studenti e non, accedono a questa piattaforma educativa di largo consumo. Una scorsa alle pagine offre quindi un esempio di come la storia di genere non sia entrata nella cultura di base di questo Paese. Nel ricostruire il percorso politico di Ettore Sacchi, nessuna citazione particolare è dedicata alla legge n. 1176 che ha contribuito notevolmente a consentire alle donne di questo paese di poter diventare quello che sono oggi: più libere socialmente e privatamente, professioniste a vario titolo. Per chi scrive, si apre il solito dilemma: prendersela con le giovani generazioni per il poco o nulla interesse che dimostrano verso la loro storia, o concludere che condannare la loro ignoranza è inutile semplicemente perché nessuno, o quasi, si è curato di colmare le lacune nella formazione scolastica di ogni ordine e grado. Ettore Sacchi min

Intanto chi era il Deputato della Sinistra cui le donne dovrebbero della gratitudine: Ettore Sacchi, nato a Cremona nel 1851, si laurea in legge ed esercita la professione di avvocato nella sua città, ove più tardi diventa consigliere comunale e provinciale. Viene eletto per la prima volta deputato nel 1882, nelle file dell’estrema sinistra.
Favorevole ai movimenti operai e contadini, nel 1886, insieme a Filippo Turati assume la difesa nel processo contro gli imputati del Partito Operaio Italiano. Alla caduta di Francesco Crispi (1896), Felice Cavallotti, leader indiscusso dell'estrema sinistra radicale chiede al suo gruppo di appoggiare il nuovo governo di destra liberale. Il voto di fiducia che ottiene alla Camera non riguarda Ettore Sacchi che vota contro.

Con la morte di Cavallotti nel 1898, Sacchi assume progressivamente la figura di leader del partito radicale. Dopo i moti milanesi del maggio 1898, e l'arresto dei deputati socialisti, Filippo Turati, Andrea Costa, Leonida Bissolati, e di Anna Kuliscioff, Sacchi si offre come difensore legale degli arrestati, diventando “l'avvocato dei socialisti”. Ma viene anche vivamente contestato dagli stessi compagni di partito per l’abbandono di ogni “pregiudiziale” nei confronti della monarchia, da lui motivata in quanto tutte le riforme propugnate dai radicali erano per lui compatibili con la monarchia.

L'ingresso ufficiale per il Partito Radicale nel governo avviene nel 1906, con il governo Sonnino; Sacchi è nominato Ministro di Grazia e Giustizia e Culti, ma in seguito è anche Ministro dei Lavori Pubblici. Con l'adesione incondizionata alla monarchia, e l’ingresso nella maggioranza governativa, i radicali perdono però gran parte della loro carica riformatrice.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale gli interventisti nel Partito Radicale costituiscono la maggioranza; l’ala filo neutralista, che fa capo a Sacchi, segue poco convinta. Il leader cremonese rimane diffidente e ostile, chiudendosi in una posizione di attesa, ma non riesce a dare alcun sostegno alla politica giolittiana di neutralismo. Alla fine si rimette alla volontà della maggioranza, in nome dei “superiori interessi della nazione”, accettando anche di partecipare ai ministeri di guerra. Nell'ottobre del 1917 il decreto Sacchi, deferisce ai Tribunali militari anche i civili accusati di disfattismo. Non solo gli scioperi sono considerati illegittimi, ma viene giudicato reato qualunque situazione che impedisca lo svolgimento del lavoro, comprese le manifestazioni. Nel gennaio 1919, Sacchi - che era Ministro della Giustizia - esce dal governo Orlando e si dichiara, a nome della direzione generale del Partito Radicale, per una larga amnistia, un’imposta globale complessiva sul reddito e, più genericamente, per una “democrazia del lavoro”. Alle elezioni del 1919 il Partito Radicale registra una flessione nel numero degli eletti. Alle successive consultazioni perfino Sacchi, uno dei più eminenti leader del partito che era stato assai poco incline all’intervento, viene punito dai suoi elettori e non è rieletto. Lascia dunque la politica e muore povero nel 1924. Si può dunque dire che rispetto ad altre scelte politiche rivelatesi sbagliate, e condotte con esitazione, l’impegno dimostrato nella legge n.1176 sulla capacità giuridica della donna fu produttivo e segno di modernità.

 

Cosa diceva la legge

All’art. 1 la legge abroga gli articoli 134, 135, 136 e 137, del Codice Civile i quali precisavano i diritti e doveri dei coniugi verso la prole. Per l’articolo 134, la moglie non poteva donare, alienare immobili, sottoporli a ipoteca, contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, né transigere o stare in giudizio senza l’autorizzazione del marito. Il marito poteva con atto pubblico concedere alla moglie l’autorizzazione per tutti o alcuni di questi atti, salvo il diritto di revocarla. L’autorizzazione del marito non era necessaria quando quest’ultimo era interdetto, assente o condannato a più di un anno di carcere, durante l’espiazione della pena. Per citare in giudizio quindi le donne dovevano aspettare l’autorizzazione del marito, limitazione che si rivelava drammatica nel caso in cui le madri avrebbero voluto citare in giudizio i colpevoli di reati sessuali nei confronti delle figlie e il padre si opponeva preferendo una riparazione in denaro.

Liberatorio l’articolo 7 della legge Sacchi, che sta alle spalle di tutte le studentesse che ancora oggi si preparano ad esercitare liberamente le professioni al pari degli uomini. L’articolo, infatti, recita che le donne sono ammesse a pari titolo degli uomini a esercitare tutte le professioni e a coprire tutti gl’impieghi pubblici, esclusi soltanto, se non vi siano ammesse espressamente dalle leggi, quelli che implicano poteri giurisdizionali o l’esercizio di diritti e potestà politiche o che attengono alla difesa militare dello Stato.

Tradotto: per il diritto politico bisognerà aspettare una guerra, la Resistenza e la liberazione, e il diritto di voto nel 1946, per l’entrata in Magistratura il 1963, per i ruoli militari, il volontariato militare per entrambi i sessi nel 2000. La legge del radicale Sacchi intanto sanava una paradossale contraddizione: le facoltà universitarie erano aperte in Italia alle donne dal 1874, grazie al Ministro liberale Ruggero Bonghi, ma era poi interdetto l’esercizio delle professioni liberali, socialmente accreditate e largamente retribuite. Le donne perciò erano costrette ad auto segregarsi in alcune Facoltà, quasi tutte umanistiche, e anche questa limitazione è all’origine delle azioni europee e dei programmi cosiddetti Stem(Science, Technology, Engineering, Mathematics), destinati a incrementare la presenza ancora scarsa delle ragazze in alcune facoltà scientifiche.

 

 

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Progetto Salute: Donna Attiva

donnaattiva 350 minComunicato. PROGETTO SALUTE: DONNA ATTIVA

L’asso-consum ha presentato il progetto salute: donna attiva, finanziato dalla Regione Lazio, presso il Liceo Scientifico di Ceccano (FR). Il progetto è finalizzato alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, con particolare riguardo al papilloma virus. E’ stato trasmesso un video realizzato dall’Asso-consum e sono state distribuite brochure, guide e gadget.
Gli studenti hanno interagito con estremo entusiasmo con le Dott.sse Francesca Costabile (Responsabile progetto salute: donna attiva), Sira Dezi (medico) e Serena Corio (psicologa).
Per maggiori informazioni sulle attività: www.asso-consum.it

Ceccano (FR) 19.02.2018

 
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La prima donna alla conquista di Boville Ernica

Selenia Boccia 350 minIntervista raccolta da Nadeia De Gasperis - Selenia Boccia a 28 anni, sarà la più giovane candidata a sindaco della Provincia di Frosinone, nonché la prima donna per il suo paese, Boville Ernica per le elezioni amministrative della prossima primavera.
Selenia ha iniziato la sua militanza politica con Sinistra Ecologia e Libertà nel 2010, e nel 2013 diventa capogruppo di maggioranze per la lista civica Insieme per Crescere al Comune di Boville Ernica. Dal 2015 al 2018 è membro della consulta Donne Regione Lazio per le Pari opportunità, politiche giovanili, servizi sociali. Eletta ad assessore nel 2015 con delega allo sport, biblioteca, pari opportunità, attività culturali, gemellaggi, politiche giovanili, turismo, fino al 2017.

In un clima di violenza e diffidenza che alimenta i fatti di cronaca nera, come gestirebbe il delicato tema della sicurezza? 

Bisogna distinguere, a mio avviso, in, insicurezza civile, disordine urbano e stress culturale. Cercherò di attuare un piano di prevenzione territoriale, intesa come cura degli spazi urbani e rispetto delle regole minute del vivere quotidiano. Con la creazione di uno spazio in cui le comunità locali possano giocare un ruolo determinante. I cambiamenti repentini di contesto possono provocare ansia e disorientamento, da qui il nascere di condizioni di stress culturale, per la messa in discussione dell’appartenenza ad uno spazio urbano che all’improvviso non è più vissuto come proprio. Si rileva pertanto la necessità di una politica territoriale volta non solo a garantire il rispetto di regole comuni, ma anche a ricomporre le distanze, rafforzare il capitale sociale, promuovere occasioni per tessere nuove reti di cittadinanza.

Forte della sua precedente esperienza politica nel governo della amministrazione cittadina, da dove ripartirebbe, se le cittadine/i le accordassero la loro fiducia?

Boville Ernica fa parte de: “i borghi più belli d’Italia”, quindi sicuramente ripartirei dal turismo e dall’enogastronomia, abbiamo dei prodotti tipici che non sono mai stati valorizzati abbastanza, inoltre sto lavorando insieme alla mia squadra ad un progetto per ridare vitalità al nostro piccolo Borgo medievale, poichè molte delle attività artigianali sono state dismesse. Uno degli obiettivi al quale il mio gruppo “Angeli di Giotto per Boville” sta lavorando è quello di creare un rinnovamento dell’assetto tecnico-professionale dell’Ente Comune, perché crediamo che solo attraverso delle grandi professionalità si può amministrare bene ed in questi ultimi anni questo purtroppo non è accaduto.

Il 4 marzo vedrà altri due importanti eventi, elezioni politiche e regionali. La sua lista appoggerà Zingaretti, me lo conferma? Cosa gli suggerirebbe da donna?

Il Presidente Zingaretti è stato decisamente operativo in questo quinquennio, basti pensare che la sanità è uscita dal commissariamento. Quindi sì, il mio gruppo appoggerà il Presidente uscente. Da donna sicuramente gli consiglierei meno burocrazia e più vicinanza ai piccoli Comuni. Spesso noi amministratori locali dobbiamo fare un tour de force per essere ascoltati. La regione ideale secondo me, dovrebbe avere un basso livello di imposte e un alto tasso di servizi, nonostante il buon lavoro di Zingaretti il Lazio è la Regione con le imposte pro-capite più alte (Fonte: il Sole 24 Ore) ma è solamente all’undicesimo posto per la qualità dei servizi. Il mio consiglio sarebbe quello di migliorare la qualità e la quantità di servizi.

Quanto ritiene sia importante la conoscenza del proprio territorio e delle sue criticità, in termini di sanità, scuola, ambiente, lavoro, per poterlo amministrare bene?

La conoscenza di un territorio è fondamentale per un buon amministratore, le criticità non devono essere arginate, come spesso accade, ma devono essere risolte affinché possano diventare un vanto per la comunità. Sicuramente voglio puntare al meglio, scuole più innovative dal punto di vista tecnologico, sia sul risparmio energetico; più spazi verdi e dedicati alla socializzazione , una sorta di vivaio/ orto in affitto per chiunque voglia dedicarsi a rendere Boville più verde. Per amministrare bene c’è bisogno anche della collaborazione di tutti i cittadini, è per questo che abbiamo attivato uno sportello al cittadino e chiunque può inviare proposte e problematiche alla email: .

Piccoli paesi sono spesso esempio di politiche di accoglienza e di rinascita del tessuto sociale stesso. Come la pensa?

Penso che oggi è fortemente avvertito questo stress culturale, di cui parlavo nella precedente domanda, quindi il cittadino si sente privato dei suoi spazi. La mia politica vuole essere, una politica di integrazione, solidarietà, una politica promozionale di nuove occasioni, soprattutto nelle scuole, bisognerà sicuramente rimodulare gli spazi, attraverso un sistema di regole comuni, deve assolutamente passare il messaggio che l’integrazione, l’accoglienza sono delle risorse e non una perdita per la comunità.

 
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Prima giornata: Benessere donna - prevenzione e salute

Micheli Maliziola 350 260da Famiglia Futura - Prima Giornata della manifestazione: Benessere donna - prevenzione e salute.

Presso la Villa Comunale di Frosinone, sabato 24 settembre, si è svolta la prima edizione di Benessere Donna, giornata dedicata alla prevenzione ed al benessere psicofisico al femminile, ideata e curata dall'associazione di volontariato Famiglia Futura di Ceccano, con il gratuito patrocinio della Provincia di Frosinone e del Comune di Frosinone.
"Un'ottima manifestazione capace di fare informazione rispetto a tematiche importanti che riguardano la salute ed il benessere, in particolare delle donne, con interventi qualificati di professionisti del settore. Complimenti all' Associazione Famiglia Futura di Ceccano, a tutti i suoi componenti per un evento che sicuramente è servito ad arricchire il territorio in termini di conoscenza e prevenzione" Queste le parole del Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone, avv. Antonio Pompeo. Attestazioni di stima e congratulazioni per l'evento ben riuscito e per l'importanza che lo stesso ha nel mondo del volontariato anche da parte del Sindaco di Frosinone, avv. Nicola Ottaviani, che, insieme dall'assessore alla cultura, avv. Gianpiero Fabrizi, che condividendo il fine nobile di tale iniziativa, si sono messi a disposizione per la buona riuscita della stessa.
La mattinata, dedicata al Convegno, si è aperta con i saluti ed i ringraziamenti della presidente di Famiglia Futura sig.ra Maria Lorena Micheli la quale ha ricordato il lavoro che l'associazione porta avanti da anni in favore delle donne e della famiglia e di seguito ha illustrato lo svolgersi della giornata. I lavori della tavola rotonda dal titolo "Prevenzione e benessere" sono stati moderati dall'avv. Manuela Maliziola, che con garbo e professionalità, a fine di ogni intervento è riuscita a far regalare dai relatori delle "pillole di saggezza" ossia accorgimenti pratici da attuare nella quotidianità per un benessere psico-fisico.
Notevole interesse ha suscitato l'intervento tenuto dal Dott. Fabrizio Cristofari sulla ”prevenzione delle malattie cardiocircolatorie nelle donne”, che si è congedato raccomandando alle donne una vita sana in equilibrio tra movimento, giusta alimentazione e buone abitudini di vita.
A cui è seguita l'illustrazione delle molteplici attività e la fondamentale importanza che ricopre sul territorio il Servizio "Salute mentale donna" da parte della Dott.ssa Tiziana Leonardis e del Dott.Mastrocola del Dsm e P.D. Della Asl di Frosinone.
Si è passati poi al prezioso intervento del Dott. Norberto Venturi, che ha parlato della “Prevenzione oncologica attraverso l'alimentazione”, esortando i presenti a riscoprire la vera dieta mediterranea notevole aiuto nella scomparsa o notevole riduzione di alcuni tipi di tumori.
Attualissimo ed esaustivo è stato l'intervento della dott.ssa Gioia Marzi sul tema “Anoressia:una patologia al femminile”, che con grande professionalità ha evidenziato le varie sfaccettature con le quali tale malattia si può presentare.
A seguire sono intervenute le Dott.sse Serena Martelluzzi e Vanessa Rabbia sul importanza di un equilibrio alimentare con il tema "Corsa ad ostacoli della donna tra integratori ed eterna gioventù” .
L'associazione "Vivere in Salute" è stata presentata dal Presidente Pino Moretti a cui è seguito l'intervento del Dott. Antonio Colasanti “Prevenzione malattie oncologiche:alimentazione stile di vita”.benesseredonna
Interessante ed innovativo, per la tematica trattata, è stato l'intervento della Dott.ssa Federica Cortina della PnL Coaching sulla “Resilienza,identità e valori della Donna”.
È' stata poi la volta della Dott.ssa Daniela Del Brocco ha invece affrontato il tema “Vivere sentire ed ascoltare se stessi ed il proprio corpo”.
A conclusione degli interventi, il Dott. Arduino Fratarcangeli con il tema “Il bene comune è il profitto migliore di tutti”.
Al termine della tavola rotonda, i lavori sono proseguiti nel giardino della Villa Comunale, dove grazie alla preziosa collaborazione della dirigente Prof.ssa Alessandra Nardoneb e del coordinatore Prof. Domenico Crocca, i presenti hanno potuto degustare le sane pietanze preparate dalle sapienti mani dei docenti ed allievi dell'istituto Alberghiero di Ceccano sotto la supervisione del Prof. Antonio Pinchera. Le gustose ricette sono state illustrate dalla Prof.ssa Esposito Maria Antonietta, mentre la nutrizionista Dott.ssa Sara Spinelli, dell'associazione Famiglia Futura, ha presentato per ogni piatto una scheda nutrizionale.
Nel primo pomeriggio si sono aperti gli stand e gli info point che hanno visto una notevole affluenza di persone interessate a sottoporsi a vere sedute di bellezza offerte: dalla parrucchieria Santucci Romina di Ceccano, con l'aiuto del makeup artist Diego Benedetti, dalla Medicina Estetica Querqui a cura della Dott.ssa Marta Querqui.
Interessanti le esibizioni dimostrative di yoga della palestra Temple di Simone Carbonardi e la Scuola Aikido Ceccano con i maestri Romano Chiavicchini e Giuseppe Loffredi.
Notevole successo gli infopoint della Asl di Frosinone DSM E PD con il servizio Salute mentale donna che ha visto alternarsi le Dott.sse Carlini, Cuppini e Tiberia.
Importante é stato anche il contributo dell'Avis con la Coordinatrice Provinciale Patrizia Silvestri, per la prevenzione notevole affluenza presso l'infopoint della Lilt dove i volontari sono stati supportati dalla costante presenza della Vice Presidente Alice Battista.
Un ringraziamento particolare al Dott. Gennaro Scialò, per aver condiviso tale giornata con la nostra associazione e per le tante prestazioni offerte ad un pubblico interessato dagli allievi del Corso di Laurea Scienze Infermieristiche di Tor Vergata sede di Ceccano sotto l'attenta supervisione della Dott.ssa Claudia Arpino.
Importanti anche i punti d'ascolto della Dott.ssa Daniela Del Brocco, riservato alle giovani mamme ed ai più piccini.
Si sono distinti per la disponibilità nelle informazioni gli info point della Pnl Coaching e lo stand di prodotti alimentari recuperate da antiche colture del nostre territorio di Res Ciociaria.
Come preannunciato, a chiudere questa splendida giornata l'associazione Famiglia Futura, ha voluto salutare i presenti con un' emozionante esibizione di tango dei Maestri Gioia Abballe e Simone Facchini, campioni europei e 4° posto ai Mondiali 2016 in Buenos Aires.
Non per ultimo un ringraziamento particolare va rivolto ai volontari di Famiglia Futura: Maria Micheli, Fulvia Maura, Alessia Guadiero, Alessandro e Daniele Livieri, Claudia Santodonato, Sara Segneri, Sara Spinelli, Sara Capoccetta, Emanuele Casalese, Vincenza Tiberia, Enrica Staccone ed Erika Di Stefano, poichè grazie al loro impegno, dedizione e partecipazione hanno fatto si che l'evento potesse realizzarsi con successo.

 
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Un nuovo orizzonte della dignità della donna e dell'uomo

  • Pubblicato in Partiti

partito democratico bandiera350 250di Sara Battisti - Una ricorrenza che si proietta nel futuro prossimo sulle sorti del lavoro, fondamento della nostra Repubblica. Il mercato del lavoro vede 3 milioni di disoccupati (12,7%), 22 milioni (55,2%) di occupati, con il tasso di disoccupazione giovanile al 42,7%.
A febbraio 2015 si è registrato sia un calo del numero di occupati rispetto al mese precedente, sia un aumento del tasso di disoccupazione. In Provincia di Frosinone sono 115.000 i disoccupati e quella giovanile è su le stesse cifre di quella nazionale. Di fronte a questi dati, la festa del Primo Maggio non deve essere occasione di accademica retorica sull'importanza del lavoro e su i diritti dei lavoratori. Esso deve essere una occasione per considerare le azioni necessarie per rilanciare l'economia. Abbiamo avuto segnali positivi frutto di una timida ripresa internazionale dell'economia, accompagnata dalle misure adottate in materia di riforma del mercato del lavoro dal Governo Renzi. Forte rimane l'azione della Regione che il Governo Zingaretti ha reso più efficace con atti di sostegno alle imprese e di sviluppo dell'occupazione, che non sempre vengono valorizzati come segnali di un nuovo metodo di governo più vicino alle esigenze dei cittadini.
Persiste però una condizione di instabilità che rende più difficile la conquista di garanzie per il lavoro. Una condizione che non preclude la ricerca di formule che possano ampliare il tasso di occupazione e rimettere in moto le strutture produttive.
Nella nostra realtà provinciale la preminenza della centralità del lavoro riguarda l'intero schieramento politico; riguarda il dibattito politico-culturale; riguarda le forze sindacali e quelle economiche. Una combinazione per rimodulare il modello di sviluppo e allineare in una sequenza costruttiva i soggetti referenti del governo del territorio dai comuni all'Amministrazione Provinciale, dagli Enti di secondo grado alla stessa Regione.
Su questa operazione bisogna dire chiaramente che siamo in ritardo e non centriamo l'obiettivo "lavoro". La frammentazione delle parti, se non la loro incomunicabilità, comporta un indebolimento delle potenzialità di sviluppo del territorio, penso al turismo, ma anche all'informatizzazione o alla crescita del tessuto della piccola e media industria. Il PD è protagonista di primo piano nella funzione di un cambiamento della società ed è interprete delle attese dei cittadini per la sicurezza del lavoro.
Non mi nascondo che le decisioni del governo hanno aperto un confronto aspro sulle quali è aperto un contenzioso, vedi quello della scuola, che meritano attenzione e approfondimento. Il Partito Democratico deve elaborare una nuova piattaforma politica-programmatica provinciale risultato di un confronto e di un partecipazione dei cittadini che ne confermi la sua validità.
Non è cosa da poco, perché si tratta di sradicare antiche convinzioni, deteriori compromessi, consolidate gestioni del potere. Un impegno, oggi festa del lavoro, di tutti e di tutto il PD. Il Primo Maggio ha rappresentato la volontà dei lavoratori di liberare gli uomini dall'oppressione, dallo sfruttamento, dal ricatto e rivendicare il diritto al lavoro e alla democrazia. La costruzione di questa dimensione umana non è ultimata. Sono convinta che saranno le forze progressiste, democratiche, di sinistra a edificare un nuovo orizzonte della dignità dell'uomo.

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Bonus regionale sul punteggio dei progetti presentati da comuni guidati da Sindaci donna

nicolazingaretti 350 260da Erika Di Stefano da Comitato elettorale di Manuela Maliziola - E' di qualche giorno fa un tweet del Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in cui lo stesso comunicava la brillante iniziativa di concedere un bonus del 10% sul punteggio dei progetti presentati alla Regione Lazio dalle amministrazioni locali guidate da Sindaci donna, i cosidetti "comuni alla pari".
Un importante sostegno alle donne che decidono di scendere in politica mettendo in campo la loro professionalità, serietà e competenza per una politica poliedrica tipica del mondo femminile.
Un'altra opportunità persa per la città, in quanto il nostro Comune ha visto volatilizzarsi quest'importantissima occasione per accerede ai preziosi e sempre più oculati finanziamenti regionali a causa delle dimissioni irresponsabili degli 11 consiglieri ( 8 di maggioranza e 3 di opposizione, di cui uno di questi attualmente candidato alla carica di Sindaco). Infatti, gli stessi accecati dalla bramosia di potere e di poltrone, noncuranti degli effetti devastanti che il loro insano gesto avrebbe avuto sulla città, hanno deciso di destabilizzare l'unico Sindaco donna della storia di Ceccano che con tenacia, caparbietà, professionalità e voglia di fare, nonostante i continui ostacoli perpretrati ai suoi danni dalla maggioranza stessa, ha portato avanti il programma premiato dagli elettori.
La politica perseguita dai consiglieri dimissionari si è rivelata miope ed ha dimostrato l'incapacità degli stessi di portare avanti il loro mandato con spirito innovativo e di servizio nei confronti della collettività.
Tanti sono stati i progetti presentati in Regione Lazio durante il mio mandato da Sindaco mirati allo sviluppo ed alla rivalorizzazione del nostro patrimonio storico- artistico e culturale, infrastrutturale, agricolo ed ambientale.
Un plauso va al Presidente Zingaretti, che con la sua lungimiranza politica è riuscito a dare valore e sostegno alle donne attivamente impegnate in politica e premiando, attraverso appositi finanziamenti, i territori amminstrati dalle stesse.

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Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta

femminismo 350 260di Alessia Lambazzi - Le celebrazioni possono avere spesso il ruolo delle grandi emozioni: arrivano violentemente, provocando così tanto frastuono da non poterle ignorare, per poi smettere di fare rumore, in modo
altrettanto naturale.
Dimenticare è nella natura dell'essere umano, ricordare può essere invece una scelta, una sorta di istituzione e credo che l'8 marzo sia proprio questo. E' bello che il mondo si fermi per un giorno a ricordare una battaglia, quella che la donna ha condotto e forse in alcuni casi
continua a condurre per affermarsi come individuo.
Risulta necessaria però, una riflessione sul termine battaglia. E' vero, infatti, che ognuno combatte la propria guerra personale, ma è altrettanto vera l'assurdità di dover lottare per affermarsi come persona. Viviamo in un mondo che ha imposto sin dalla sua creazione la superiorità dell'uomo, Eva prese vita dalla costola di Adamo.
Si afferma quella superiorità ingiustificata ogni volta che si pone l'uomo come soggetto e la donna come l'Altro. Addirittura la grammatica italiana sembra confermarla, tutte le volte che il genere maschile predomina su quello femminile. Ma questo mondo che sembra prestabilito, può essere cambiato da quella che dovrebbe essere la realtà delle cose: la donna non è l'altro, la donna è semplicemente altro e con diversi mezzi e capacità ha dimostrato di saper raggiungere ogni genere di traguardo raggiunto dall'uomo.
Troppo spesso la figura femminile risulta essere accostata a ruoli a volte scelti e a volte imposti dalla società: il ruolo di mamma, di compagna o di moglie. Sarebbe bello se oggi tutte le donne venissero celebrate per quello che l'8 marzo vuole effettivamente rappresentare: l'affermazione di se stesse come esseri umani aventi diritti, sogni, debolezze ed aspettative da raggiungere. Sarebbe altrettanto bello se ogni donna si spogliasse del proprio ruolo, si chiedesse se quel ruolo l'ha scelto davvero e che ogni uomo ricordasse che le donne non sono aggettivi che li completano ed
espandono il loro essere.
Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta.

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