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Tratta...Mi da donna: questa è la nostra nuova sfida

trattami da donna 350 260di Sonia Sirizzotti - 8 marzo dedicato alla fiaccolata contro la tratta "Tratta...Mi da donna" organizzata dalle associazioni Auser del Frusinate, Diaconia onlus, Risorse in rete, Calcutta onlus insieme al comune di Frosinone con il Sindaco Ottaviani e l'Assessore alla parità di genere prof.Ombretta Ceccarelli.
Centinaia di fiaccole per dire no alla tratta delle donne. Un'iniziativa voluta per oggi, in coincidenza con la Festa della Donna, proprio al fine di conferirle maggior significato.
Allo stesso modo il luogo prescelto, quell'Asse Attrezzato da sempre teatro del "mercato del sesso" e quindi della forma più antica e ricorrente di violenza sulla donna qual è lo sfruttamento sessuale, ha voluto rappresentare una sorta di "provocazione" portando il messaggio di contrasto alla violenza sulla donna laddove essa più che altrove é merce di scambio, carne da vendere, oggetto. Donne che subiscono violenza, private della loro libertà, continuamente sorvegliate dai padroni, violentate, minacciate, comprate e vendute, obbligate al silenzio...
Noi oggi eravamo lì perché non ci sarà nulla da festeggiare fino a quando ci sarà una sola donna costretta a subire violenzatrattami da donna 400, privata della proprio libertà e costretta a vendere il proprio corpo. Il nostro passo sarà un'unità di strada. Oggi era presente con noi l'associazione Giovanni XXIII che ha dato a tante donne una nuova vita... anzi ha dato loro una vita... questa è la nostra nuova sfida. Oggi abbiamo acceso una luce sul problema.

 

 

 

 

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Dona la vita anche se la uccidi, una donna

Reyhaneh-Jabbari 350-260di Nadeia de Gasperis - É necessario armarsi di una affilata lucidità mentale, per uccidere il proprio aguzzino. Un colpo di spugna che cancelli le tracce di un retaggio culturale retrivo, per sottrarsi a quello che pensavamo, o ci hanno fatto credere, un destino ineluttabile.
Nelle rare occasioni in cui la verità della nostra libertà individuale venga a galla, con il corpo tutto intero e in grado ancora di respirarla, questa libertà, occorre che ci sia una mano che disarmi il nostro rancore e ci conduca, attaverso i percorsi della giustizia, alla salvezza, e a una implacabile pena per il carnefice. Ci vorranno anni per ripristinare, anzi, allestire ex novo, una rete di sostegno che ci trattenga dal baratro. Nella migliore delle ipotesi dobbiamo confidare nel nostro coraggio.
Quanto è stato frainteso, lo slogan femminista che gridava "il corpo è mio, e lo gestisco io"! Tacciate di egosimo, disamore per la vita, con la vocazione di un destino di solitudine. Ma quanta vita, c'era dietro quelle parole. Perchè solo un corpo libero, affrancato dalla schiavitù della grettezza, dalla violenza, è in grado di pro_creare vita. Ecco perchè una donna può morire prima ancora di abbandonare per sempre il proprio corpo, e anche nella estrema condizione in cui versa, essere capace di profondo altruismo, nel lasciare germogli di vita, proprio in virtù di quel profondo connubio tra corpo e anima che la arma di coraggio. La giovane donna, offesa a morte nel corpo e nel pensiero, è stata punita con l'atto estremo di essere cancellata dalla faccia della terra, per essersi ribellata alla violenza, per se stessa e per il destino a cui ha sottratto altre donne, che avrebbero subito la violenza di quell'uomo che voleva sturparla.

Reyhaneh Jabbari, giovanissima donna iraniana, commette l'ultimo estremo atto di altruismo, depositando la sua volontà di rinascere in ogni parte di se a una nuova vita, come un albero dopo il passaggio del fuoco. Questo è il coraggio, questo è il riscatto dal male, lasciare che da ogni parte di noi, ogni pezzetto offeso a morte, nasca la speranza di una nuova vita. Così ci moltiplichiamo, lasciando tracce di noi negli altri, non solo dando alla luce nuova vita, ma restituendo alla luce chi vive nell'ombra di un destino che sembrava ineluttabile. Con esempi di coraggio, con la generosità, con l'amore per la vita. Nella lettera che la giovane donna iraniana scrive alla madre, ricorda quanto lei le abbia insegnato a lottare per i propri valori, "anche fino alla morte". Ma Reyhaneh Jabbari, Reyhaneh Jabbari - Ritratto di Dario Foscrivendo nel suo testamento la volontà di donare gli organi dopo la sua morte, ci ha lasciato l'eredità di un estremo esempio di altruismo: "concepire" la vita oltre la propria esistenza, anche quando questa sia stata offesa, vituperata, violentata nel corpo e nell'anima, da un mondo incapace di concepire la bellezza.Ma non barrichiamoci, dietro quella cortina che chiamiamo "democrazia occidentale", baluardo di fortificazione delle nostre ragioni, della religione, della nostra cultura, sugli altri, se poi non partecipiamo attivamente alla guerra di indifferenza, armando primi fra tutti, i nostri uomini, degli strumenti adatti a combattere una delle più cruente battaglie del genere umano ai danni del genere umano: la violenza sulle donne. Che non ha colore politico, religioso, culturale, sociale, è viola, viola di vergogna e lividi.
Le manifestazioni contro la violenza, sono prerogativa delle donne per le donne, talvolta in discutibili esibizioni della femminilità, serate in rosa con sfumature di superficialità di cui potremmo francamente fare a meno. Il lavoro duro e serio è portato avanti da molti, certo, ma troppo poche le voci fuori dal coro, maschili, che dovrebbero manifestarsi, piuttosto, in orchestrate forme di condanna.
Non parliamo di solidarietà, la violenza sulle donne è un problema degli uomini, le donne sono le vittime, così come la violenza sugli uomini, è un problema delle donne e le donne dovrebbero farsene carico. Ristabilita la dovuta parità di genere, lasciatemi dire che la bilancia del crimine pende da un lato e tra le pendenze vorrei pesare il fatto che meno di un mese fa la sentenza della Cassazione non escludeva la possibilità di applicare l'attenuante di minore gravità ad un marito che ha più volte stuprato la consorte, a pochi giorni dall'entrata in vigore della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, andando così in senso diametralmente opposto a quanto questa stabilisce.
Ma non è necessario risalire a qualche anno fa, quando si discuteva se una violenza perpetrata ai danni di una donna fosse più o meno grave in base alla facilità con cui le si potessero sfilare i jeans attillati. In dicembre, tanto per citarne in giudizio uno, la corte d'Appello di Catanzaro ha annullato il processo contro un uomo di 60 anni trovato a letto con una bambina di 11 anni che gli era stata assegnata in tutela dai servizi sociali, perché non è stata esaminata l'ipotesi dell'attenuante dell'accondiscendenza della vittima, in "relazione d'amore", con l'imputato.
Quando la violenza è condannata dagli uomini ha un effetto devastante sul male. In quale misura potete fare qualcosa? nella misura in cui, metro alla mano, prendete le distanze, dal cavallo dei pantaloni di un criminale a voi.
ci sono molti modi di condannare la violenza, l'azione concreta nella direzione ostinata e contraria al "malamore", coltivando la bellezza in ogni espressione, che sia arte, musica, poesia, un piatto prelibato, un muretto a secco.
Ma la condanna alla violenza ha bisogno di parole asciutte, chiare, perchè non rimanga nulla nell'ombra, e dure, lapidarie, senza panegirici, se non quelli che accerchino i violenti.
La cura, l'abnegazione, senza negazione di se stessi, ma come negazione di quella condizione di solitudine o abbandono, tra tutte quelle percettibili, a costo di forzare la percezione, sono forme di condanna della violenza. L'attenzione, e l'esaltazione del genio femminile, dimenticando il genere, anzi del genere esaltare l'esclusività, sono forme di condanna della violenza.
Insomma, non abbiamo bisogno di essere salvate, ma salvaguardate, perchè la violenza non se la va a cercare nessuno. Insomma, caro uomo, dì soltanto una parola e tu sarai salvato.

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Il ddl Spilabotte getta alle ortiche le lotte per la dignità della donna

prostituzionedi Sonia Sirizzotti* - Il 26 febbraio 2014 è stata approvata al Parlamento Europeo, con i voti favorevoli del PSE, una "Risoluzione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere". La Risoluzione, votata anche dagli Europarlamentari del PD, mette in evidenza come la prostituzione e la prostituzione forzata sono fenomeni di genere aventi una dimensione globale, che coinvolgono circa 40-42 milioni di persone al mondo, che la grande maggioranza delle persone che si prostituiscono è costituita da donne e ragazze minorenni, che quasi tutti i clienti sono uomini e che la prostituzione è pertanto al contempo causa e conseguenza di una disparità di genere che aggrava ulteriormente; si evidenzia altresì che "la prostituzione riduce tutti gli atti più intimi al loro valore monetario e svilisce l'essere umano fino al livello di merce o oggetto a disposizione del cliente" e che "la prostituzione e la prostituzione forzata sono forme di schiavitù incompatibili con la dignità umana e i diritti umani fondamentali" e "che qualsiasi politica in materia di prostituzione influisce sul conseguimento della parità di genere, incide sulla comprensione delle questioni di genere e trasmette messaggi e norme alla società, compresi i giovani". "La prostituzione forzata, si legge nella Risoluzione, e la prostituzione e lo sfruttamento nell'industria del sesso possono avere conseguenze psicologiche e fisiche devastanti e durature per gli individui coinvolti (anche dopo che hanno abbandonato la prostituzione), con particolare riferimento a bambini e adolescenti, oltre a essere causa e conseguenza di disparità di genere e a perpetuare stereotipi legati al genere e lo stereotipo della donna che vende servizi sessuali, come l'idea che i corpi di donne e ragazze minorenni siano in vendita per soddisfare la domanda maschile di sesso".

Cosa ancor più importante è che la Risoluzione riconosce che "la prostituzione e la prostituzione forzata possono incidere sulla violenza contro le donne in generale, dal momento che le ricerche sugli acquirenti di servizi sessuali dimostrano che gli uomini che acquistano sesso hanno un'immagine degradante delle donne" suggerendo quindi alle autorità nazionali competenti di affiancare al divieto di acquistare servizi sessuali una campagna di sensibilizzazione tra gli uomini perchè l'acquisto di servizi sessuali da prostitute di età inferiore ai 21 anni dovrebbe costituire reato. Inoltre la Risoluzione UE mette in rilievo "che considerare la prostituzione un «lavoro sessuale» legale, depenalizzare l'industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l'effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi". La Risoluzione mette in rilievo che "taluni dati confermano l'effetto deterrente del modello nordico sulla tratta in Svezia dove la prostituzione e la tratta a fini sessuali non sono in aumento, e il fatto che il modello in questione trovi sempre maggiore sostegno presso la popolazione, soprattutto tra i giovani, a dimostrazione che la normativa ha comportato un cambiamento negli atteggiamenti".

In Italia, qualche giorno dopo l'approvazione della Risoluzione Europea, precisamente il 4 marzo 2014, presso il Senato della Repubblica, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge della Senatrice Maria Spilabotte (PD) per regolamentare la prostituzione e attribuire ai sex worker il pagamento delle tasse. Tra i firmatari anche la Senatrice di Fi Alessandra Mussolini. Una proposta apertamente in conflitto con i suggerimenti UE che evidenzia una forte impronta ideologica tutta incentrata sul concetto di autodeterminazione che arriva a considerare la prostituzione un "lavoro sessuale" legale e a depenalizzare l'industria del sesso tanto da permettere l'esercizio della "professione di prostituta" attraverso l'iscrizione camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA). Il ddl Spilabotte, oltre ad infliggere un duro colpo alla dignità del corpo femminile evidenzia come sia stato concepito senza tener presente di cosa accade nel resto del Mondo. In Olanda secondo alcune stime l'80% delle donne che lavora in locali autorizzati sarebbe oggetto di sfruttamento internazionale e l'Austria, pur adottando una politica "regolamentarista" ha visto crescere le vittime di sfruttamento sessuale: stimate fra le 470 e le 940 all'anno nel 1998, mentre nel 2003, appena cinque anni dopo, lo stesso numero veniva stimato fra 1420 e 2840. Un ulteriore dato contro l'ipotesi di legalizzare la prostituzione viene da un lavoro condotto da ricercatori delle università di Heidelberg, Berlino e Londra ("Does Legalized Prostitution Increase Human Trafficking?") i quali, esaminando i dati di 161 Paesi fra il 1996 e il 2003, sono giunti alla conclusione che una politica di liberalizzazione della prostituzione comporti e possa comportare un aumento del traffico e dello sfruttamento di persone ridotte a pura merce di scambio. Dinanzi a simili evidenze è facile comprendere come l'oscurantista ddl Spilabotte tenti di rigettare alle ortiche anni di battaglie per il rispetto dei diritti della Persona e in particolare le conquiste nella difesa della dignità della donna.

Per quanto esposto, ritengo più adeguato e in linea con le raccomandazioni UE il ddl dell'Onorevole Alessandro Naccarato (PD) primo firmatario di una proposta di legge dal titolo "Nuove norme per contrastare la prostituzione" assegnato all'esame della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. "Qualsiasi tentativo di contrastare la prostituzione deve considerare non solo l'offerta, ma anche la domanda di prestazioni sessuali. Infatti prevedere misure legislative per contrastare l'esercizio della prostituzione senza occuparsi di quanti si avvalgono delle prestazioni rischia di essere un approccio superficiale, carico di ipocrisia ma, soprattutto, inefficace e inadeguato". "Nella legislazione sulla prostituzione", spiega Naccarato, "deve essere superato e accantonato il punto di vista di chi vorrebbe difendere la libertà di coloro che si avvalgono del sesso a pagamento. Infatti deve essere affermato con forza che queste presunte "libertà" sono esercitate nei confronti di persone che libere non sono. Si tratta di soggetti deboli, a volte poco più che adolescenti, privati spesso dei documenti, sradicati dal loro Paese, non in grado di difendersi e di reagire; donne in alcuni casi vendute ripetutamente come oggetti, a volte costrette con la forza o "esportate" con l'inganno". "Il cliente agisce, forse perfino conoscendo questa situazione, e diventa lui stesso uno sfruttatore poichè induce con la sua domanda quel traffico di donne che porta con sé delinquenza e criminalità . È necessario perciò affrontare il problema del contrasto alla prostituzione anche dal punto di vista del cliente-sfruttatore, attraverso l'inasprimento delle pene di carattere penale e pecuniario a suo carico e prevedendo l'aumento della pena in caso di reiterazione di comportamenti illeciti". Inoltre il ddl Naccarato è prevede un sostegno ai Governi locali per la prevenzione e per il recupero sociale nell'ambito della lotta alla prostituzione. L'ammontare complessivo degli introiti derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie per i reati previsti è destinato all'incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all'articolo 20 della legge 8 novembre 2000, n. 328, ed è espressamente finalizzato a sostenere le iniziative promosse sul territorio dagli enti locali per la prevenzione e per il recupero sociale nell'ambito della lotta alla prostituzione.   

*Avv. Sonia Sirizzotti – Legale Sportello a sostegno vittime di violenza AUSER del Frusinate

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