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Trevi nel Lazio: dopo 40anni arriva il PRG

trevilazio castello 350 260 mindi Comunicazione Comune Trevi - DOPO 40 ANNI APPROVATO IL NUOVO PIANOREGOLATORE GENERALE di Trevi Nel Lazio

Il Sindaco Grazioli: “Una nuova fase per lo sviluppo del territorio comunale”

Giovedì scorso a Trevi Nel Lazio, si è svolto il Consiglio Comunale con all’ordine del giorno l’approvazione del Piano Regolatore Generale e relativa VAS (Valutazione Ambientale ), il Sindaco Silvio Grazioli ha aperto i lavori ricordando che la presentazione tecnica del PRG, era già stata fatta nella precedente seduta del 24 febbraio da parte dell’Arch. Vittorio Minio Paluello che ne è stato il progettista, ed ha redatto la nuova cartografia del piano e relative norme tecniche per le tavole 13 e 14. Il Sindaco Grazioli ha spiegato come il Piano adottato dall’allora Amministrazione Barbona nel 27 dicembre 2002, non includesse alcune zone montane del Comune e comunque doveva essere adeguato per legge ai piani territoriali paesaggistici ed al piano geologico che erano nel frattempo stati approvati dalla Regione dopo il 2002.

“Dalla sovrapposizione dei piani, -ha sottolineato il Sindaco Grazioli- alcune zone di Trevi in località Morani, ed agli Altipiani di Arcinazzo in località “ex Quarta” e “Pozzo”, sono state conseguentemente obbligatoriamente stralciateSindaco di Trevi Nel Lazio Silvio Grazioli 350 260 min dalla precedente urbanizzazione, pertanto il PRG non ha subito alcuna modifica sostanziale in relazione alla zonizzazione urbanistica, ma ha semplicemente visto tagliare dalla zona urbana le parti esterne ai piani territoriali paesistici e geologico”. Il consigliere di minoranza Pietro Bianchini, ha contestato alcuni aspetti formali ed in particolare la spesa per l’arch. Paluello impegnata su tre annualità.

“Nella conferenza dei servizi svoltasi in Regione il 10 luglio 2017 – ha sottolineato il Sindaco Grazioli- la Regione ha esplicitamente chiesto la VAS, che per i PRG approvati prima del 2006 non era necessaria, proprio perché i tagli che sarebbero intervenuti a seguito della sovrapposizione dei piani, avrebbero reso incoerente l’assetto urbanistico del territorio in relazione tutto alle infrastrutture, e quindi la VAS darà organicità al nuovo PRG”. Il consigliere delegato all’urbanistica Stefano Salvatori, ha spiegato che la VAS è importante anche per tutti i piani particolareggiati che si dovranno fare. Al momento della votazione la maggioranza ha espresso voto favorevole in modo unanime, mentre nella minoranza il consigliere Bianchini, ha abbandonato l’aula, il consigliere Antonio Calabrò si è astenuto ed il consigliere Pietro Salvatori ha votato a favore. Un atteggiamento che ha lasciato perplessità tra il pubblico, considerando l’importanza di avere per un paese uno strumento importante come il PRG. Il Sindaco ha aperto quindi, il dibattito al pubblico, dal quale sono emerse varie considerazioni che dimostrano come il tema sia sentito da tutta la comunità che da oltre 40 anni attende il PRG.

 
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Il nebbioso scenario del dopo 4 marzo

Aula di Montecitorio 350 260di Elia Fiorillo - Chi vince e chi perde. Ma lo scenario è nebbioso. L’ultimo giorno di campagna elettorale era una vera invasione di fac-simile di schede elettorali. Le strade erano ricoperte di carta e si correva il rischio di scivolarci sopra. Era il materiale avanzato dal “porta al porta” per spiegare agli elettori come si doveva votare. Una crocetta sul simbolo, poi si scriveva il nome del  candidato e via proseguendo. In questa tornata elettorale l’elettore di fac-simile non ne ha visti per niente. Si è trovato al seggio con due schede elettorali e con la paura di sbagliare a votare. Tecnicamente s’intende, perché in quanto a convincimento a quale partito dare la preferenza, di dubbi non ne aveva proprio.

     Chi vince queste elezioni? Meglio cominciare dai perdenti. Il Partito democratico è il vero sconfitto. Sia per la legge elettorale, il “Rosatellum bis”, che non ha portato i risultati sperati, sia soprattutto per  la mancanza esorbitante di consensi. E’ andata peggio del 1994, quando il Pds di Occhetto raggiunse il 20,36% dei voti. Non aver superato il 20% è una brutta batosta per Matteo Renzi ed i suoi. Se una consolazione il segretario del Pd in questa débâcle può avere è il tonfo degli scissionisti di Liberi e uguali. Se tutto andrà per il meglio porteranno a casa uno striminzito 3%. Nei collegi uninominali a Palermo e Milano in cui erano candidati Pietro Grasso e Laura Boldrini perdono in maniera netta.  Pure Baffino di ferro, alias Massimo D’Alema, porta a casa una sconfitta. Nel collegio di Nardò prende meno del 4%. Anche a Bologna, Vasco Ernani, fa registrare un risultato deludente.

     Prima delle elezioni, vista l’aria che tirava, Renzi tenne a precisare che comunque sarebbe restato alla guida del Pd fino alla scadenza del mandato. Dopo il KO le dimissioni erano inevitabili. Alla Renzi però! Se ne andrà dopo aver provato a condizionare gli scenari governativi. Nessuna idea strana di alleanze con i vincenti. Opposizione e basta.

     In tutti i modi l’ex Cavaliere si era impegnato per superare il nemico-alleato Matteo Salvini. Comparsate televisive a gogo, siparietti costruiti ad arte, promessa in caso di un voto in più sulla Lega che il presidente del Consiglio sarebbe stato Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017, creando grande imbarazzo a quest’ultimo. Niente da fare, il populismo arrabbiato di Salvini ha vinto. E il distacco tra i due è notevole. Resta la coalizione a tre tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che supera il 37% dei consensi.

     I veri vincitori di questa tornata elettorale sono i 5Stelle con il loro 32%. Primo partito del nostro Paese. Era da tempo che Gigino Di Maio si preparava a diventare presidente del Consiglio. Revisionismo sull’Euro e sull’Europa, giri nel mondo per rassicurare, linguaggio pacato in stile democristiano. Certo, il 32% è un bel risultato. Sarebbe stato il 40% tutti i problemi di andata a Palazzo Chigi sarebbero stati risolti. Con chi si alleeranno i grillini per avere il quorum per prendersi il governo del Paese? C’è chi dice con la Lega. Gigino, diventato democristiano, sa bene che unirsi a Salvini, che in fatto d’estremismo non è secondo a nessuno, non farebbe un buon affare. Certo, alcune posizioni sono comuni, ma una cosa è stare all’opposizione un’altra è governare, ovvero rappresentare tutto il Paese. Questo ragionamento potrebbe far scattare la molla dell’esclusione della partnership con la Lega. E Berlusconi? Non è affidabile. Troppi conflitti d’interesse. Come si fa ad allearsi con un “padre-padrone” che non ha nessuna voglia di passare la mano?

La segreta speranza di Gigino è che il presidente Mattarella gli possa affidare l’incarico per la formazione di un governo, tenuto conto che il MoVimento è il primo partito del Paese. Ciò gli consentirebbe di poter portare dalla sua parte qualche realtà politica che condivide – anche opportunisticamente - i temi base del programma Cinquestelle.

Difficile, dopo il ridimensionamento di Forza Italia, che Berlusconi continui ad ipotizzare un governo con Salvini e Meloni. Troppo presto per il momento fare ipotesi. Lo scenario si comincerà a chiarire all’atto dell’elezioni dei presidenti di Camera e Senato. Da quelle votazioni si potrà cominciare ad ipotizzare gli scenari futuri che, comunque, non comprendono lo scioglimento anticipato delle Camere. Questo pare proprio un punto fisso. Andare tutti a casa non conviene certo ai perdenti: Pd, Leu, Fi. Bisogna riorganizzarsi, rafforzarsi per ritornare alle urne.

 
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Grosse Koalition anche in Italia dopo il voto?

spd martin schulz andrea nahles grosse koalition 350di Elia Fiorillo - Anche in Italia dopo le elezioni la Grosse Koalition? Dopo tanti rimbrotti sull’onnipotenza germanica nell’Europa Unita e in particolare su Angela Dorothea Merkel, oggi si rimpiange il suo decisionismo, la sua guida. Strani scherzi della politica. Quando sei in ballo e balli, hai tutti gli occhi puntati addosso e le critiche sono all’ordine del giorno, senza approfondite analisi. Quando tutto cambia e le cose non vanno come sperato, allora parte l’esame meno fazioso del passato e i rimpianti cominciano a farsi avanti.

C’è la Brexit che preoccupa l’Europa con meno 13 miliardi di euro annui d’entrate, eppoi ci sono tanti altri problemi che la politica – leggi forza - tedesca può provare ad indirizzare come nel passato. C’è Macron che si sbraccia e già si vede in scena al posto della lady di ferro. Per il momento, di là dei leader, la Germania resta tale per l’UE e l’annuncio della Grosse Koalition, cioè un governo di larghe intese che vede l’alleanza dei due maggiori partiti politici, Spd e Cdu-Csu, dovrebbe rimettere tutto a posto.

Dalla Germania passiamo in Italia. Il batticuore da quasi infarto degli alti vertici di Bruxelles per le vicende berlinesi non si registra su come andranno a finire le votazioni in Italia. La preoccupazione che il potere possa essere preso da partiti anti-Unione e euro resta.

La campagna elettorale vista dalle nostre parti, tutto sommato, dà l’idea che il quorum secco per diventare inquilini di palazzo Chigi non lo può raggiungere nessuno. Alla fine del “grande gioco” elettorale bisognerà fare i conti con le alleanze, pure e spurie che siano. Anche il candidato premier 5Stelle, Luigi Di Maio, ipotizza che se il suo movimento non dovesse raggiungere il 40 per cento dei consensi allora “dovremmo fare un appello pubblico a tutte le forze politiche presenti in Parlamento per dare un governo a questo Paese”. Una cosa del genere non si era mai sentita da quel fronte.

Gli altri partiti più realisticamente ed opportunisticamente, per il momento, stanno a guardare. Poi si vedrà. C’è il Salvini italico che un pensierino di alleanza con il MoVimento pur l’aveva fatto. Su di lui, per il momento, sul blog dei grillini si legge: ”Salvini e la sua Lega sono il trionfo dell’incoerenza, dell'inaffidabilità. Davano del mafioso e del piduista a Berlusconi e ora sono fedeli alleati nelle Regioni e nei Comuni. Volevano bruciare il tricolore e sono alleati della nazionalista Meloni.
Urlavano "Roma ladrona" e oltre a non tagliarsi mai lo stipendio si sono intascati 180 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti (di cui 48 milioni utilizzati in maniera illecita)”. Ma anche l’ex padano Salvini non scherza in fatto d’insulti verso Di Maio e company: “Escludo l’appoggio della Lega a un governo Di Maio. Basta vedere Spelacchio a Roma, come governano le città”.

Anche in Liberi e Uguali una possibile alleanza post elezioni con i 5Stelle apre un problema di leadership. Su SkyTg24 Maria Latella chiede conto del “no” categorico ad accordi postelettorali con i grillini ipotizzati dalla presidente della Camera. Risponde Grasso: “La Boldrini? Nessun problema, la comprendo. Ma decide qualcun altro”. E quando la giornalista gli chiese appunto se decideva lui, la risposta è stata categorica: ”Certo”. E tutto il discorso propagandistico fatto su quella grande “E”, simbolo di parità tra uomo e donna, che c’è nel simbolo di Liberi e uguali? E chi ha deciso in Leu di scaricare Gori in Lombardia e di appoggiare Zingaretti nel Lazio?

Silvio Berlusconi annusa possibilità di successo e sa che le astensioni alle votazioni di marzo penalizzerebbero la sua Forza Italia e, allora, parla di “suicidio politico” per chi non andrà a votare. E punta tutto per ingraziarsi l’elettorato sulla flat tax che partirà da un’aliquota unica del 23 per cento che nel primo anno produrrà un gettito di 40 miliardi inferiore all’attuale che, però, dovrebbe portare altri introiti dalla riduzione dell’evasione e dell’elusione fiscale.

C’è poi Matteo Renzi che sta girando l’Italia in su e in giù e che tenta di ricucire vecchi strappi. L’ha fatto a Milano con il ministro Carlo Calenda che potrebbe diventare inquilino del Campidoglio se Virginia Raggi dovesse lasciare anzitempo.

Il pericolo numero uno per i partiti resta il MoVimento di Grillo e una possibile Grosse Koalition dopo le elezioni proprio con gli “spelacchio”.

 
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“Io do una cosa a te, se tu dai una cosa a me”

estorsione denaro 350 260di Elia Fiorillo - Il dopo terremoto e gli “affari” illeciti. “Io do una cosa a te, se tu dai una cosa a me”. Pare sia questa la regola base, non scritta ovviamente, che c’è a latere dei capitolati d’appalti delle opere pubbliche, e non solo. Un “do ut des” che puntualmente la magistratura accerta appena indaga su tali tipo di contratti. Una catena di sant’Antonio che di santità non ha proprio niente. Appalti, sub-appalti, favori vari ad amici degli amici che per ringraziare della “grazia ricevuta” non lesinano in “ex voto”. Che in questo caso, per capirci, non sono piccoli oggetti d’argento regalati al santo protettore in segno di riconoscenza. Il “santo terreno” che ha fatto il miracolo ha bisogno di ben altro: soldi a gogo e, perché no, anche di qualche pulzella per cantargli in privato le laudi per il gran bene fatto.

Il 6 aprile 2009 in Abruzzo ci fu un terremoto devastante. Un po’ meno intenso di quello che ha colpito ultimamente Norcia. 309 furono le vittime, oltre 1.600 feriti e circa 10 miliardi di euro di danni stimati. Gli imprenditori Pierfrancesco Gagliardi e il cognato Francesco De Vito Piscicelli ridono di gusto al telefono la notte dell’evento sismico per gli affari che quell’ avvenimento tragico può procurare loro.

Forse non hanno riso, e probabilmente si sono associati al dolore delle famiglie per il grande dolore subito, ma certo qualche imprenditore ha pensato che il disastro del terremoto porterà lavoro, e non poco, per la ricostruzione delle zone devastate dal sisma. Ma a quale prezzo? Al solo costo dell’impegno professionale per vincere una gara d’appalto? Oppure al prezzo molto più alto e complesso, nonché rischioso, di dover prima capire chi è il grande manovratore di quell’appalto e, ancora, come avvicinarlo e quando pagare per vincere?

In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone afferma, tra l’altro: “La corruzione oggi si manifesta sempre più spesso come un fenomeno multilaterale o addirittura sistemico, in cui intervengono, per trarne guadagni illeciti, oltre a pubblici ufficiali e corruttori, altri protagonisti (consulenti, professionisti, addetti ai controlli, eccetera) che lucrano ognuno qualcosa a danno, in sostanza, delle casse pubbliche>>. Chi paga tutti questi guadagni illeciti è l’inconsapevole cittadino sia con le tasse, ma anche con la vita quando, per risparmiare e lucrare sempre di più, al posto del cemento c’è qualche altra cosa che “sembra colla”, certo cemento non è.

Come rompere la catena delinquenziale

Il problema resta sempre lo stesso: come rompere la catena delinquenziale, come evitare che i “soliti noti” continuino ad accaparrarsi appalti pubblici. Come, insomma, provare a cancellare – o almeno a ridimensionare – quel “fenomeno multilaterale o addirittura sistemico” denunciato dal procuratore della Repubblica di Roma.

Innanzi tutto la politica. Non è vero che i cittadini sono attirati sempre dal qualunquismo e dal populismo. Lo sono quando non ci sono alternative, quando non ci sono proposte convincenti, quando i partiti non riescono a differenziarsi tra di loro con mozioni credibili e soprattutto attuabili.
Ezio Tarantelli, l’indimenticabile economista ucciso dalle Brigate Rosse nel 1985, era solito ripetere un concetto a lui caro: non è vero che la gente non capisce i problemi più complessi dell’economia, tutto sta a spiegarli. Nel senso che se gli obiettivi sono giusti e chiari e, soprattutto, ben spiegati “la gente capisce” ed asseconda i politici che fanno determinate proposte, anche se queste costano sacrifici.

Il rinnovamento della politica – ma anche delle organizzazioni cosiddette di “mezzo” - dovrebbe passare attraverso personaggi non inventati e sponsorizzati solo perché possessori di tanti voti collegati ad interessi non sempre confessabili, al di là se hanno quaranta o sessant’anni, ma perché portatori d’esperienze maturate nei vari campi della società civile, soprattutto nel sociale, mai chiacchierati, né lontanamente indagati dalla magistratura. Cose impossibili? Certo difficili da realizzare, ma non incredibili. Con un personale politico di questo tipo, ovviamente a tutti i livelli, dal Comune, alla Regione e mano mano più su, anche i problemi della corruzione diminuirebbero di tantissimo. Va subito precisato che non tutto il personale politico del nostro Paese è da buttar via, da cambiare, ci sono soggetti dalla provata probità e lealtà verso chi li ha eletti. Troppo spesso però non riescono a far sentire appieno la loro voce, subissati dagli interessi di quelli che usano la politica per fare il proprio bene e quello degli amici e compagni di cordata.

Potremmo fare tutte le leggi anticorruzione che le nostre teste riescono ad ipotizzare, potremmo mettere in campo tanti Raffaele Cantone, il problema resta: è una parte del personale politico che deve cambiare.

 
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Dopo il Primo Maggio 2016

cgil cisl uil Fr 350 260di Donato Galeone - Tornavo ieri da Isola del Liri a Roma dai miei figli, con mia moglie, dopo aver ascoltato i discorsi in Piazza Boncompagni e, per radio, anche gli appelli dei Segretari CGIL-CISL-UIL a Genova, preceduti dall'autorevole intervento per la Festa del Lavoro del Capo dello Stato che ha definito – responsabilmente - “moderata le crescita della occupazione” e dichiarato “che non possiamo accontentarci di numeri ancora limitati, e un Paese che non riesce a includere i giovani, anzi, li esclude o li inserisce nel mondo del lavoro in modo precario, si condanna da solo”.

Avevo incontrato e salutato gli amici e compagni di lotta sindacale, ora anziani, che dal 1970, con CGIL-CISL-UIL provinciale e laziale manifestiamo ricordi e condividiamo impegni futuri per dare dignità e valore al lavoro che - ancora - coinvolge migliaia di lavoratori, giovani e meno giovani, nella persistente crisi dell'economia, con fabbriche chiuse, anche nel basso Lazio e nella provincia di Frosinone, bloccata nel declino e in assenza di ogni minimale proposta, credibile e sostenibile, per un vero rilancio di sviluppo territoriale, con investimenti privati e pubblici e conseguenti posti di lavoro.

Un basso Lazio fuori da ogni intervento di sostegno

Un basso Lazio - si osservava e osservavo - fuori, peraltro, da ogni intervento di sostegno dello Stato nei “Patti per il Sud” in quanto non più area regionale del Mezzogiorno, come lo fu nel secolo scorso, considerato che, tutto il Lazio, non è Sud e con Roma è Italia centrale e non Sud-Italia, ma nei fatti, la “politica per la ripresa e l'occupazione sono fallimentari nella provincia di Frosinone e nel Lazio” così come aveva sottolineato e detto il Segretario Regionale UIL durante la manifestazione di CGIL-CISL-UIL nella piazza di Isola del Liri,

Ed ecco, allora, la necessità di organizzare una doverosa e partecipata riscossa sindacale promossa da CGIL-CISL-UIL che è testimoniata anche dalla numerosa presenza dei Sindaci alla manifestazione del Primo Maggio a Isola del Liri per evidenziare - insieme - la enorme responsabilità e il ruolo nuovo e propositivo che deve assumere la Regione Lazio verso l'area del basso Lazio.
Un area che appare grigia o di nessuno perché non più incentivata nell'ambito della ripresa economica dallo Stato pur rientrante in proclamati “Accordi di Programma o contratti di sviluppo area Frosinone-Anagni Fiuggi” o nella annunciata programmazione regionale e non solo nel comparto agricolo e le attività connesse del Piano di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020).

E' assente ogni “politica di ripresa e della occupazione”

E' fallimentare quanto assente la “politica di ripresa e della occupazione” perché sono assenti risposte chiare e vere alle diffuse crisi aziendali e su cosa fare con fabbriche chiuse verso un possibile rilancio o recupero produttivo tramite anche una estesa riappropriazione dei siti dismessi da parte del Consorzio di Sviluppo Industriale, come recentemente ha operato con l'ex Videocon di Anagni, d'intesa con al Regione Lazio, per un attento ed equilibrato sviluppo territoriale
Azioni politiche e pratiche, nel basso Lazio, di recupero e di rilancio produttivo per rendere disponibili aree attrezzate da assegnare a capaci imprenditori nel produrre beni diretti, indotti e servizi, nella previsione della già presente quarta rivoluzione industriale, con l'informatica e le comunicazioni, valorizzando - centralmente ed essenzialmente - il lavoro professionalizzato contrattato e partecipato.
Quindi - a mio avviso - i percorsi del dopo primo maggio 2016, sono e saranno tutte quelle iniziative propositive - verso Regione Lazio - che assumeranno CGIL-CISL-UIL - da sostenere - nella guida solidale delle migliaia di lavoratori disoccupati e liberamente organizzati anche in comitati locali con i loro Sindaci (vertenza lavoro frusinate) e con l'Amministrazione Provinciale, nell'ambito sia del rilanciato “Comitato per il Lavoro e lo Sviluppo” e sia nel contesto operativo e decisionale del “Consorzio ASI” per la reindustrializzazione e il lavoro (dg).

Roma, 2 maggio 2016

 
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Dopo la pioggia

Dopo la pioggia 350di Carlo De Cristofaro - Nel 1986, quando scrissi questi versi, stavo in aspettativa senza stipendio presso il Ministero delle Finanze e tentavo la via dell'insegnamento lavorando come precario, docente di Letteratura italiana, presso l'Istituto tecnico industriale di Viterbo nella sezione staccata di Civita Castellana, dove mi recavo ogni mattina. Avevo 38 anni e alle spalle l'esperienza delle grandi delusioni amorose, nonché la morte dei genitori e un senso di solitudine dovuto allo sfaldamento della famiglia di origine e alle difficoltà di trovare una compagna per me accettabile e per cui io ero accettabile. Allora inseguivo ancora inutilmente il sogno amoroso dell'unica ragazza che avrei sposato.

Senza un cuore convinto, la solitudine è meglio di una nuova falsa famiglia. Ma la solitudine è malinconia. Vivevo ancora in Via Mecenate, a due passi dal giardino in cui ho passato la mia infanzia, cioè il Colle Oppio, collocato tra il rione Monti, il rione Celio e il Colosseo nella parte più centrale di Roma. Gli archi del Colosseo sono stati compagni della mia vista fin dai miei primi anni di vita. Il Colle Oppio era un po' la mia "wilderness", cioè la mia "natura selvaggia", non solo perché le cure del giardino da parte del Comune di Roma erano molto approssimative, ma anche e soprattutto perché il mio animo giovanile lo trasformava in un'ideale foresta.

Nel 1986 cominciava ad essere meno frequentato rispetto agli anni Cinquanta, Sessanta e ai primi anni Settanta e quindi stava diventando un luogo degradato frequentato allora o da drogati o dai primi immigrati senza casa. Questi ultimi andarono mano mano aumentando, anche perché vi era in Via delle Sette Sale, praticamente quasi dentro il Colle Oppio, una mensa della Caritas già in attività. Io, tuttavia, restavo affezionato al mio Colle Oppio e mi capitava di uscire per farvi una passeggiata da solo quando non c'era nessuno, cioè di notte, dopo la pioggia e, in casi eccezionali, anche dopo una nevicata. Una volta mi vennero in mente i versi che seguono e li appuntai, dimenticai che era solo un giardino, perché non si vedeva nessun uomo e quindi ero rapito dalla visione del cielo e delle piante, quasi il Colle Oppio fosse la mia natura romantica: "Il nuovo senso della natura del Romanticismo non è un capitolo della storia dell'arte, ma uno dei problemi aperti all'intelligenza umana: un processo che è alla base dello spirito europeo e occidentale" (F. Rella - "Il senso della natura, il senso del mondo" in "Romanticismo").

Più che altro il Romanticismo è la base del rifiuto della civiltà moderna, è la base di quello spirito anarchico che in me s'acquietava solo di fronte alla grandiosa e terribile bellezza della necessità naturale, che io percepivo fin dentro il giardino, il quale si ribellava in continuazione all'ordine che l'uomo tentava di imporgli. Poiché era un giorno di festa di febbraio, mi ero recato di mattina nel giardino. Le citazioni aggiunte dopo, non a caso, sono di un poeta romantico inglese per eccellenza e del solito poeta minore dell'Ottocento italiano. La prima indica il tema del contrasto tra la natura e l'arroganza umana, presente nella poesia, la seconda il tema dell'incanto di luci, di riflessi, di odori dovuto alle piante appena imbevute di pioggia, anch'esso presente nella poesia. In quest'ultima è presente anche la trasformazione di semplici animali domestici in animali quasi selvaggi, con la conseguente fuga in volo di un gruppo di uccelli.

"Splende il mattino
né bada alla protervia dell'uomo"
(W. Wordsworth - "Il preludio"- Libro 11° - v. 22)

"Rotto il cieco fragor del temporale,
sfolgora il ciel più vivo; e i boschi e i prati
tutti di gocce tremule imperlati
un fremito di vita agile assale"
(G. Salvatori - "Minime" - "Discordo")

Un sole tiepido
lassù fa capolino
dietro le nuvole
e illumina il mattino,

le piante sature
di gocce scintillanti
sembran preziose,
quasi colme di diamanti,

il cielo assorto
nel grigio suo invernale
rende una pozza
bianca come opale.

Somiglia un gatto
a un terribile felino:
uno stormo d'ali
si rifugia sopra un pino,

s'immerge un cane
nel buio d'un cespuglio,
insegue il gatto
e scoppia un tafferuglio.

Poi appare un uomo
tra la vegetazione
e ha l'aspetto insolente
d'un padrone!

(Carlo De Cristofaro - 5/2/1986)

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In ospedale dopo il torneo senza vincitori

Zurich Universitatsspital 350-260di Antonella Necci - Quando riapri gli occhi, dopo 20 giorni dall'ennesimo intervento chirurgico, a malapena si rese conto di dove si trovava. Poi a poco a poco i contorni della bianca stanza d'ospedale, modernamente attrezzata, si fecero sempre più nitidi e familiari, come il volto della donna che si recava al suo capezzale ogni giorno.
Era indeciso se considerarla una perfetta infermiera o una donna pericolosa dalla quale sarebbe stato mille volte meglio stare lontano. Nel giro di un mese era entrata nella sua vita e lo aveva ferito gravemente per ben due volte, e nonostante questo lui continuava ad amarla.
Aveva ragione Marinelle quando lo chiamava un pazzo simpatico Sceriffo forzatamente pensionato. E ci rideva su, con quella risata argentina che lo incantava. Era davvero un pazzo. Se ne rendeva sempre più conto. Ma si sentiva anche eccitato dall'avventura che stava vivendo, e che aveva cancellato per sempre il grigiore,prima della sua vita da impiegato amministrativo, e poi da Sceriffo Supremo. La noia e la monotonia dei rituali a cui dover sottostare erano miracolosamente spariti da quando Marinelle Le Diable era apparsa.
Lei era li quando lui riprese conoscenza. Lo guardava preoccupata e accarezzava con tristezza il gatto Powder, il quale assumeva la stessa contrita espressione nel guardare il suo padrone.
Ormai nemmeno il suo gatto era più suo. Quella donna lo aveva conquistato. Così come aveva conquistato il suo cuore.
Convintamente ma semplicemente le disse "Grazie", una mattina che la vide entrare nella sua stanza.
"Grazie di cosa?"- Lei gli chiese. " Di averti risparmiato la vita per la seconda volta?".
"Si, anche per quello. Ma lo sapevo che non mi avresti ucciso. Lo so che ti sono utile per i tuoi piani politici, e poi sono l'unico che può salvare Geppò. Hai troppo bisogno di me, per togliermi di mezzo".Paziente e infermiera
"Poldino, tu mi attribuisci un potere e una capacità decisionale che io non possiedo. In quel momento non ho certo pensato a salvarti la vita per tutti questi motivi. Ti ho salvato, perché non ti volevo uccidere. E basta. Non cercare di trovare diverse motivazioni laddove non ce ne sono."
"Comunque grazie, per essere ora qui, con me. In questa stanza. Non voglio cercare motivazioni inutili nella tua presenza, ma sappi che tu per me conti molto". Nel pronunciare quelle parole arrossì, e la sua timidezza gli impedì di aggiungere altro. Del resto aveva già detto molto più di quanto avesse mai detto ad una donna in tutta la sua vita. Madame Le Diable lo aveva reso loquace, e desideroso di esternare i propri sentimenti.
Si Marinelle, grazie di cuore. Le ferite si rimargineranno con il tempo, ma quello che hai fatto per me è di gran lunga più importante di qualche graffietto.
Così ragionava Poldino, quando si trovava solo nella sua stanza, mentre nell'altra accanto a lui, sentiva i lamenti sconsiderati di Geppò, e le coccole che Marinelle gli elargiva per calmarlo. Lombrico senza spina dorsale. Pure Principe lo avevano fatto.
Mentre nella clinica svizzera i nostri due eroi stavano riprendendo le forze, ad Anagnon-sur-la-mer il Principato era tramontato miserevolmente. Miss Cisco insieme a Beçillè Lacoque avevano preso il potere, temporaneamente solevano dire, con quell'aria da peccatori che si trovavano a gestire qualcosa che sempre avevano desiderato, ma che sapevano di non meritare, sia per mancanza di spirito di intraprendenza che per eccessiva piaggeria nei confronti dell'unico vero potere che loro riconoscevano: quello della santa madre Chiesa.
Dove avrebbero trovato la forza di dirigere le loro forze su sentieri inesplorati ed innovativi, se la Chiesa chiedeva loro un asservimento cieco e totale? Nessuna decisione doveva essere presa senza prima aver consultato il Vescovo supremo, che decideva della vita e della morte(fortunatamente solo ideologica, ma non era cosa da poco) dei sudditi, pardon, cittadini,o come si dovevano ora chiamare che nessuno ancora lo sapeva, che popolavano la fù-ridente Anagnon-sur-la-mer.
Con queste premesse, la vita ad Anagnon era diventata davvero triste. Non si trovava alcuno che non ripensasse con profondo rammarico ai bei tempi passati. E senza nemmeno la speranza di veder giungere un" Messia "che, tutti indistintamente,avrebbero voluto ribelle, rivoluzionario,selvaggio.
Stavolta erano gli abitanti di Anagnon che non ci stavano più ai vecchi giochi di potere. Ma quale il Liberatore che li avrebbe aiutati nell'impresa?

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Ceccano, primi passi dopo il documento per un nuovo PD

ceccano 225di Daniele Giannetti - provo a mettere un po' di temi sul tavolo di discussione, proponendo qualche spunto per la riunione di venerdì, presentando il mio punto di vista su "cosa" e "come" dovremmo o potremmo fare da qui ai prossimi incontri, se ce ne saranno....non essendo un ottimo oratore...preferisco scrivere, ma avremo comunque modo di parlarne vis-à-vis.

PERCHE' UNA RIUNIONE?

- Quest'incontro ha senz'altro l'intenzione di riunire, mettere in contatto ed intercettare quelle forze di cittadini o associazioni di cittadini che si riconoscono, non esclusivamente in un partito, bensì in una più ampia area politica di riferimento.

Da una parte l'impossibilità di lavorare e fare politica all'interno della sezione per chi è iscritto ad un partito, dall'altra la difficoltà per il singolo cittadino di aggregarsi ed incidere fattivamente nel contesto politico locale, concorrono a creare un terreno condiviso su cui si può cominciare a discutere, gettando le basi, tirando le linee guida, creando un campo da gioco comune in cui liberare le proprie capacità e competenze.

La "scintilla" è la stanchezza ed il rifiuto verso un agire politico stagnante e ormai malato, "l'obiettivo" è inserirsi come soggetto legittimo nel panorama politico locale, provando a segnare concretamente il dibattito e l'agire politico ceccanese.

CAMPO DA GIOCO: CHI, COME, COSA

- Ho già fatto riferimento a "chi" credo possa essere rivolto quest'incontro e l'inizio di questo percorso.
La necessità è sicuramente quella di non recintarsi in uno steccato, ne partitico ne consociativo, bensì riuscire ad interfacciarsi con chi liberamente fa o vuole fare politica, con quelle associazioni che guardano con interesse ad una proposta alternativa, con chi semplicemente cerca nuovi interlocutori, e con tutti quei soggetti politici che gravitano nell'area di riferimento, purché ci si impegni a cambiare metodi e consuetudini dell'agire politico.

- La questione del "come" è a mio avviso fondamentale. Si può promuovere un incontro domani, poi un'altro fra qualche mese, poi seguirci in maniera distaccata sulla stampa e sui social, procedendo quindi in modo disarticolato, disomogeneo, a strappi, non proponendosi mai come soggetto organizzato ma sempre come malcontento diffuso e generalizzato. Per farla breve, il panorama attuale.

Strutturarsi e legittimarsi come gruppo politico è sicuramente uno dei primi passi da compiere se dagl'incontri iniziali emergerà un intento positivo e soprattutto propositivo.
Associazione, comitato, forum, agenda, le possibilità per definire il contenitore sono diverse, ma non è il punto centrale, più importante è come vogliamo riempirlo.

- Arriviamo quindi al "cosa" mettere dentro al contenitore. La tuttologia è nemica della concretezza.

Personalmente ritengo centrale la scelta di alcuni argomenti cardine intorno a cui costruire un gruppo politico.
La creazione di un'agenda tematica chiara e definita su cui discutere è una condizione imprescindibile.
La critica, sempre sana quando argomentata, non può essere lo scopo ultimo. L'elaborazione di proposte tramite discussione e confronto possono diventare realtà anche in un contesto come il nostro, tanto arido di dibattito sulle questioni comuni, quanto prolifico nelle diatribe personali sulle poltroncine in giunta.

QUANDO?

- Oggi, adesso, subito. Non c'è motivo di aspettare oltre, non esiste un momento giusto per cominciare.
Se è reale la volontà di contribuire alla nascita di un modo alternativo di fare politica a Ceccano, se sono sinceri gli obiettivi comuni cui si guarda e soprattutto se ne avremo le capacità (io sono il primo a dubitare delle mie), possiamo cominciare un percorso insieme....altrimenti amici come prima. ;
di tutto il resto ne parleremo di persona.

à bientôt, Daniele

Due interventi:

Rosalia Mattone

Antonio Olmetti

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Dopo Berlusconi che ci sarà?

Enrico Lettadi Ignazio Mazzoli - Sono circa le ore 12 di mercoledì 2 ottobre 2013 quando le televisioni danno la notizia che gli eletti delle liste nel Pdl voteranno in maniera diversificata. Una parte voterà la sfiducia al governo ed una parte lo sosterrà. Poi arriva Berlusconi ed annuncia che il Pdl voterà la fiducia a Letta. Una giravolta dopo giorni di esasperazioni eversive. Un Berlusconi irriconoscibile nel tono e nell'immagine dichiara così la sua sconfitta e quella di un partito che si è legato mani e piedi a lui è che ormai forse avrà due classi dirigenti come ha affermato Gaetano Quagliariello. Timidezze e ipocrisie non nascondono che una fase si è chiusa e la leadership di Berlusconi è stata concretamente contestata e messa in minoranza nel suo partito, se ha dovuto accettare una decisione che ha osteggiato. Ora in molti dicono che la palla adesso passa al PD. Che vuol dire?
Oggi il Pdl-Forza Italia è molto più debole. Si dividerà? Certo in questo partito ormai qualcuno che ha trovato il modo di contrastare il suo presidente e questi non sarà più quello che era qualche giorno addietro. Può combinare altri guai, ma sicuramente le sue volontà e desideri non si trasformeranno automaticamente in dictat.
Questa circostanza cambia la qualità ed il carattere della situazione. Domanda: ma i sondaggi di sabato domenica e lunedì 30 settembre non davano il 73% di italiani che volevano la prosecuzione dell'attività del governo Letta indipendentemente dal giudizio che anche con rabbia esistenziale davano nei confronti del suo operato? E' passata la parola d'ordine che senza governo sarebbe stato un disastro. Ora il disastro è evitato? Non lo so, ma certamente l'Europa dell'euro ci guarda in modo diverso ed anche le borse.
La riconferma della fiducia al governo che lo vede impegnato, pone questioni alla campagna congressuale del PD. Si apre una stagione che potrebbe vederlo protagonista decisivo e punto di riferimento dell'intera società italiana. Sentirà questa responsabilità? Si badi bene che non si tratta e non basta evidenziare il chiarimento tra Enrico Letta e Matteo Renzi coma hanno fatti alcuni commentatori. Renzi è figlio delle battaglie di tattica che si giocano nella vita interna del proprio partito per primeggiare. Si tratta di altro che forse non è pane per i suoi denti.
C'è un'area moderata che vuole prendere le distanze dal populismo del suo capo Berlusconi oggi affossato dai suoi errori e che dopo 20 anni è messo in minoranza. Non mi pare cosa da poco, ma importante lo è, sul serio. Sindaco di Frosinone e Mauro Buschini polemizzano con Paolo Iafrate della MultiserviziSindaco di Frosinone e Mauro Buschini polemizzano con Paolo Iafrate della MultiserviziCi vorrà, poi, un coraggioso slancio di onestà intellettuale per scoprire se restare sulla cresta dell'onda un ventennio fu merito suo o demerito di altri. Per ora limitiamoci a capire che qualcosa cambia e che cosa si dovrebbe mutare nella nuova fase. Si tratta di fare scelte politiche concrete e complesse per il futuro dell'Italia e della società che in essa vive. Anche le informazioni devono essere adeguate a ciò che sta accadendo. Forse è venuta l'ora di dire in termini chiari che chi governa è nudo: in Italia, e in tutti i Paesi dell'Unione europea immersi nella crisi. I Governi non hanno più scettro. Non mi pare che sia vero quello che i nostri capi di governo vanno dicendo: che saremmo in mano alla trojka di Bruxelles se svanisse il bene molto equivoco di una stabilità politica. Quel "saremmo" va sostituito con l'indicativo "siamo". L'Italia non rischia commissariamenti se cade il suo governo, così come non li rischiava quando caddero Berlusconi o Monti, perché già da tempo siamo sotto tutela. I nostri governanti oltre che nudi, rischiano di essere finti. La stabilità da salvare ad alti costi, è in realtà stasi sanguigna e noi facciamo capo solo a un reggente.
Subordinazione e reggenza non sono fatali leggi della natura. Purtroppo una grande parte della sovranità è già ceduta. Le anomalie hanno dilatato la subalternità oltre misura. Una è Berlusconi. Ma lo è anche governare con un partito estraneo alla cultura giuridica. È anomalia anche un Parlamento che con esasperante lentezza espelle (se espelle) un senatore condannato per frode fiscale, quando la legge ordina di farlo "immediatamente".

Serve fare chiarezza per capire e far capire qual è l'instabilità vera. E' il volersi disfare delle democrazie, e in primis della nostra. Per questo in molti s'aggrappano alla Costituzione, e il 12 ottobre a Roma scenderanno in piazza per difenderla. Se Marina Kovari e Stefania Martini solidarizzano con la lotta della MuiltiserviziMarina Kovari e Stefania Martini solidarizzano con la lotta della Multiservizitrema la democrazia, per forza tremerà la sua Carta fondativa. Oggi avere governi di reggenza significa che lo scettro è in mano a potenze esterne, e il reggente lo sa, ma non lo dice.
Gli effetti? Li viviamo. La nostra Repubblica appare sempre più presidenziale senza che il popolo sovrano l'abbia deciso. L'antagonismo politico e sociale piano piano è stato bandito secondo la già collaudata logica emergenziale degli opposti estremismi. È populista Berlusconi, che entrò in politica per restaurare un'oligarchia corrotta dopo Mani Pulite, ma purtroppo oggi sono definiti populisti anche quei movimenti di che rivendicano lavoro e diritti. Da non credere! Le larghe intese possono essere una formula politica fallita ma c'è di peggio ed è il riproporre a un Paese sfibrato e disorientato la stessa scadente minestra di austerità senza prospettive di ripresa. Dopo il confuso risultato delle ultime elezioni tutto consigliava la creazione di un esecutivo di scopo per tamponare la crisi e portare al più presto il Paese alle urne con una nuova legge elettorale.
E' certo però che ora si apre il problema di quale PD o di quale partito l'Italia ha bisogno. Il voto sulla fiducia ha dimostrato che anche i partiti padronali sono finiti. Era ora!
"Un'alternativa al Paese è possibile. Bisogna crederci." Scrive Gianni Cuperlo. Giusto, ma in primo luogo il suo partito deve volerlo con forza. "L'Italia può rinascere se donne e uomini torneranno a essere protagonisti del loro futuro in una democrazia partecipata."
Come non condividere queste enunciazioni di Cuperlo? Ma un tale partito bisogna costruirlo perché oggi non esiste. Dov'è nei movimenti? Chi lotta va ascoltato. Con chi lotta bisogna saper dialogare, non si possono trattare come i lavoratori della Multiservizi di Frosinone, tanto per citare una caso che ha fatto il giro della nostra regione attraverso il linguaggio delle foto in cui si vede chiaramente l'accoglienza polemica dei rappresentanti di comune e regione mentre nell'altra due giovani donne dirigenti di partiti diversi invece dialogano con i lavoratori.
Dal congresso del PD potrà uscire un partito utile all'Italia, ma purtroppo anche un partito utile a qualche dirigente. Quindi non è indifferente chi primeggerà nel PD.

Marina Kovari e Stefania Martini solidarizzano con la lotta della MuiltiserviziMarina Kovari e Stefania Martini solidarizzano con la lotta della Multiservizi

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La prima Segreteria del PD dopo le Primarie

PDdi Ignazio Mazzoli - Riforma elettorale, avanti tutta di Renzi. La Segreteria del PD, la prima sua riunione l'ha tenuta a Firenze. E' stata impegnata a discutere per ben 5 ore, chiudendo i lavori solo poco dopo le 16 e trenta. Molti i temi in agenda, alcuni dei quali delicatissimi e sono stati più che amplificati nelle ultime ore con una lunga serie di prese di posizione.

Il primo posto se l'è preso la Riforma Elettorale, sulla quale Renzi vorrebbe chiudere in tempi record. Va detto però che queste intenzioni, sono in contrasto, almeno nella tempistica, con quanto ha voluto puntualizzare in una intervista concessa al quotidiano la Repubblica, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto che precisa: "Come relatore del provvedimento, ritengo obbligatorio attendere le ragioni dell'incostituzionalità del Porcellum prima di scelte definitive. I due nodi su cui la Consulta è intervenuta potrebbero, a seconda delle ragioni dell'incostituzionalità, avere decisiva influenza sul modello costituzionalmente migliore".
Detto questo c'è anche da dire, che accanto alle tre proposte di Legge lanciate in campo aperto da Renzi, dobbiamo, per dovere di cronaca precisare, che accanto ad esse, giacciono in Parlamento, senza essere state per ora calendarizzate, ma solo osservate, ben altri 21 Disegni di Legge, che, senza arrivare ad accordi ampi e ben articolati, potrebbero, a seconda della forza politica esclusa, mettersi di traverso alle intenzioni da centometrista fiorentino. Ma il Segretario del Pd tira avanti a testa bassa e annuncia, chiusi i lavori della Segreteria del partito, le sue prossime mosse: "La prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere.
Se l'unico problema che può nascere è quello delle unioni civili è un passo in avanti. Se l'unico problema di Alfano sulle nostre proposte sono le unioni civili ci va di lusso. Trovo invece discutibile che si possa obiettare mettendo in mezzo la famiglia: che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti". Su questi temi ha poi avvertito: "Non mi farò scavalcare da Alfano e Giovanardi. Chi oggi pone il tema delle unioni civili non vuole affrontare il punto centrale: in una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettole. Non vorrei si utilizzasse un'arma di distrazione di massa", ha detto ancora il leader democratico. Poi sui lavori fiorentini della sua Segreteria: "E' stata una discussione a 360 gradi, abbiamo parlato di scuola, ambiente e infrastrutture ma il tema centrale è stata la legge elettorale. Si sono fatti passi in avanti, più in questi tre giorni che negli ultimi tre anni".
C'è da dire che questa prima uscita fiorentina per la nuova Segreteria del Pd, guidato da Matteo Renzi qualche problema lo pone e non solo formale (anche tralasciando Fassina). PD, un partito senza sede? Il Segretario democratico ha infatti convocato gli appartenenti alla riunione nella sede del suo Comitato di via Martelli. L'orario è stato meno impegnativo di quelli scelti a Roma, visto che invece che dalle 7 si è passati alle più comode 11. C'è già stato qualcuno che convocava organi di partito ed anche di governo a casa sua?
Aspettiamo a giudicare. Ma se questa "location" dovesse essere segnale di un metodo, prometterebbe niente di buono.

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