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Imane Fadil, sulla sua morte ancora dubbi

imane fadil 350 mindi Antonella Necci - Ennesimo colpo di scena nel caso sulla morte di Imane Fadil, l’ex modella 34enne considerata testimone chiave contro Silvio Berlusconi nel processo Ruby: la famiglia ha chiesto che venga rinviato il funerale affinché venga eseguita una nuova perizia sul suo corpo: “Risultati insoddisfacenti. Non crediamo sia morta per aplasia midollare”.

Non c'è pace per Imane Fadil, nella cui vicenda arriva l'ennesimo colpo di scena. A sei mesi dalla morte dell'ex modella di 34 anni, testimone chiave nel caso Ruby, la famiglia ha deciso di rinviare i funerali, nonostante sia arrivato dalla Procura di Milano il nullaosta alla sepoltura, per chiedere che venga eseguita una nuova perizia sul corpo della ragazza. Il decesso di Imane, avvenuto lo scorso 1 marzo dopo un mese di agonia alla clinica Humanitas di Rozzano, sarebbe dovuto secondo gli inquirenti a una forma di "aplasia midollare", per cui il midollo ha smesso di produrre cellule sanguigne e piastrine. Una malattia la cui origine non è stata identificata, cioè la causa scatenante non sarebbe stata definita. La 34enne, dunque, non sarebbe stata avvelenata, come è stato ipotizzato in un primo momento. Ma evidentemente i suoi familiari non ne sono convinti e vogliono vederci chiaro.

Nonostante il loro consulente, Michelangelo Casati, abbia partecipato alle analisi che hanno confermato la causa della morte naturale della ragazza, la famiglia, tramite i propri legali Mirko Mazzali e Nicola Quatrano, chiede una nuova perizia non ritenendo i risultati soddisfacenti. Eppure, il gruppo di esperti di Medicina legale guidati dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo aveva scartato fin da subito l'ipotesi di un decesso legato a sostanze radioattive. Gli esami su ossa, tessuti e sangue si erano focalizzati sulla presenza di metalli, in particolare di ferro, molibdeno, antimonio e cromo. Una concentrazione superiore alla norma, ma anche in quel caso non ritenuta mortale e dunque non sufficiente, secondo i consulenti, a ipotizzarla come causa del decesso. I magistrati titolari dell'inchiesta, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan, avrebbero anche escluso responsabilità mediche. Un passo fondamentale per procedere l'archiviazione del fascicolo aperto con l'ipotesi di omicidio volontario.

Si ricordi che Imane Fadil è stata considerata una delle testimoni chiavi del processo sul caso Ruby contro Silvio Berlusconi. La notizia della sua morte, avvenuta lo scorso 1 marzo in circostanze misteriose all'Humanitas di Rozzano dopo un mese di agonia, aveva lasciato sotto choc una gran parte dell'opinione pubblica. Tra le piste battute in una prima analisi, c'era quella dell'avvelenamento da sostanze radioattive, poi scartata con le conferme arrivate dalle prime analisi. Lo scorso luglio i risultati dell'autopsia hanno rivelato che il suo è stato un decesso dovuto a cause naturali. "Vogliamo una risposta chiara, vogliamo capire come è morta, questa non è una risposta, non è possibile che in poco tempo se ne sia andata così", ha detto il fratello di Imane, Tarek.

Il dubbio che, se Imane Fadil non fosse stata coinvolta nel processo Ruby, ora sarebbe ancora viva, permane molto forte nella famiglia che non riesce a darsi pace, quasi oltre ogni ragionevole dubbio.

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Mecoris che società è?

coordinterpro Ambiente Salute 350 260 min minCoordinamento interprovinciale per Ambiente e SaluteINCENDIO MECORIS, molti dubbi sulla società e qualche certezza sulle cause di fondo
L’incendio della M.ECO.RI.S. S.r.l. (di seguito Mecoris) a Frosinone ha sollevato nuovamente l’attenzione sulla Valle del Sacco, riproponendo la questione dei controlli sulla sicurezza di impianti che mettono gravemente a rischio la salute dei cittadini, in caso di incidenti.

L’incendio, secondo le prime indiscrezioni provenienti dalla Procura di Frosinone, sarebbe doloso, purtroppo non sarebbe una novità: nel nostro paese da diverso tempo si ripetono episodi analoghi ed in molti casi gli incendi risultano provocati dagli stessi gestori per una mera questione di profitto.

Nel caso della Mecoris si dovranno attendere i risultati delle indagini che ci si augura siano celeri e possano dare risposte ai cittadini che hanno espresso sui social e fuori significative preoccupazioni. Tuttavia riteniamo necessario condividere un insieme di informazioni, frutto di una prima ricerca, allo scopo di avere un quadro preliminare della situazione, in attesa delle conclusioni dell’inchiesta giudiziaria.

Innanzitutto, la Società è sotto processo presso il Tribunale di Roma per fatti accaduti nel 2014 presso la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. L’ipotesi di reato è il 110 c.p., 260 Dlgs 152/20096 (Testo Unico Ambientale), sono rinviati a giudizio Conte Vincenzo, allora Amministratore Unico di “Lazio Ambiente S.p.A.”, Pigliacelli Ezio, Presidente del Consiglio di Amministrazione della “Autotrasporti Pigliacelli S.p.A.”, Spaziani Testa Domenico, allora e attuale Amministratore della Società “MECO.RIS. S.r.l.”, Forgione Raffaele, legale rappresentante della “Isotras S.r.l.”.

Sono imputati, in concorso tra loro, di aver organizzato operazioni di trasferenza rifiuti presso la discarica di Colleferro nelle quali ingenti quantitativi di materiali non risultavano tracciati sul registro di carico e scarico di Lazio Ambiente S.p.A., gestore della discarica, per poi inviarli a trattamento.

La Mecoris viene coinvolta come subcontraente dell’appalto primario stipulato dalla Autotrasporti Pigliacelli S.p.A. Il difensore, in sede penale all’atto del rinvio a giudizio, è Nicola Ottaviani, attuale Sindaco di Frosinone, prossima udienza il prossimo 15 luglio

La Società, risulta iscritta alla CCIAA di Frosinone dal 1988, proprietario Iorio Gino che la cede nel 1988, classificazione dell’attività “trasporto di merci su strada” e “recupero e cernita di materiali”; successivamente viene iscritta nell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali di Roma per “raccolta e trasporto di rifiuti urbani e assimilabili”, “attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi”, “raccolta e trasporto di rifiuti speciali, non pericolosi”, “raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi”, “intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi”, ”bonifica di siti”.

Con la Determinazione della Provincia di Frosinone n. 2016/2840 del 20.10.2016 la Mecoris viene autorizzata allo smaltimento e recupero di rifiuti speciali pericolosi e non, nella misura di un totale di 32.940 tonn/anno di cui 29.950 tonn/anno per operazioni R13 (recupero) e 2.990 operazioni D15 (smaltimento), capacità massima di stoccaggio 2.230 tonn. Queste quantità permettono alle società di essere autorizzata all’esercizio dalle Province (art. 208 Dlgs 152/2006), in caso di quantità superiori, 10 tonn/giorno, si dovrebbe passare ad una Valutazione di Assoggettabilità a VIA di competenza regionale. C’è da notare che la Mecoris non ha nel proprio Oggetto Sociale le attività di smaltimento e recupero rifiuti

C’è una domanda che sorge sempre in questi casi: c’è qualcuno deputato ai controlli sulle quantità reali portate a recupero/smaltimento?

Nella suddetta Autorizzazione è riportato anche il paragrafo sulle garanzie finanziarie a cui è necessario prestare molta attenzione. Le garanzie finanziarie, ai sensi della DGR 540/2009, sono propedeutiche al rilascio delle autorizzazioni.

Un quadro economico e finanziario inquietante.

Dal bilancio si evince un capitale sociale di 15.600 euro (56% Valle Lucio, 30% Spaziani Testa Domenico, 14% Zaccardi Gaetano) a fronte di un fatturato di circa 1,6 mln di euro, caratteristica che si ritrova in molte delle società del settore, coinvolte in incidenti analoghi.

Ciò che colpisce nel bilancio 2017 è l’ammontare dei debiti a 7,3mln di euro a fronte di mezzi propri pari a 1,4 mln di euro. Quindi livello di indebitamento alto rispetto a fatturato e mezzi propri, in gran parte derivante dai debiti tributari, circa 4mln di euro. Siamo di fronte ad una azienda che mentre non onora i propri debiti verso l’erario, ha un contezioso di 700.000 mila euro circa verso fornitori, una cifra di un certo rilievo (10% dell'ammontare totale dei debiti) che denuncia una situazione precaria. Anche i crediti sono, circa 4 mln, dei quali nella nota integrativa non si dice nulla e risulta complicato fare congetture sulla loro natura: recuperabili o meno.
In ogni caso questi dati offrono un quadro della società che induce a dubitare della sua solidità. Dubbi che crescono enormemente se si aggiunge il sospetto di dolo nel prodursi dell’incendio.
Una società che ha ottenuto una autorizzazione per trattare ben 57 diverse tipologie di rifiuti (codici CER), autorizzazione frutto di un procedimento in cui spicca la mancata partecipazione del comune di Frosinone alla conferenza dei servizi, eppure oggetto del procedimento era una azienda con connotati di rischio evidenti per una area vasta della città, fortemente urbanizzata.

Non un caso particolare, una eccezione criminale, ma un dato strutturale.
Il ripetersi di ‘incidenti’ analoghi a livello nazionale in società spesso in condizioni altrettanto precarie, aggrava l’allarme che si è generato a fronte delle conseguenze di questo incendio. L’esistenza di tali impianti appare non solo un possibile connotato criminale del ciclo dei rifiuti, ma anche strutturale, coerente con la sua gestione complessiva, che resta legata a discariche e inceneritori con una carenza complessiva dei controlli sulle varie fasi del ciclo.
La risposta successiva è apparsa inadeguata a far pervenire ai cittadini -in una area vasta del comune di Frosinone e limitrofi- le informazioni necessarie sui pericoli per la salute: conseguenza inevitabile di una inadeguata valutazione (sottovalutazione) e gestione del rischio.
Infine questo episodio si iscrive nelle problematiche della contaminazione storica ed attuale del territorio della Valle del Sacco. Un quadro complesso da cui non si può prescindere, di cui è necessario rendere consapevoli i cittadini, un compito ineludibile per le reti associative, le istituzioni e gli organi di controllo.
In questo contesto -a fronte di nuovi ‘incidenti’ in cui oggi è coinvolta la città di Sora, col fresco annuncio di un arrivo massiccio di rifiuti dalla città di Roma negli impianti della provincia- chiediamo:

• Con la massima urgenza una seduta congiunta del consiglio provinciale e del consiglio comunale del capoluogo
• l’istituzione di un reale ed efficace coordinamento tra gli enti preposti la salute dei cittadini e dell’ambiente
• un piano di informazione capillare, rivolto a tutta la cittadinanza, sulle procedure adottate per la difesa dell’ambiente e della salute de cittadini.

Frosinone, 3.07.2016

Documento sottoscritto da:
Il Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri, (*) Cittadinanza Attiva, Comunità solidali di Frosinone, Rete studenti Medi di Frosinone, Associazione culturale Accademia Internazionale d’arte e giornalismo onlus e tanti cittadini.

(*) hanno aderito al Coordinamento:

Salviamo il Paesaggio Coord. - Frosinone – Luciano Bracaglia; Ass. di Vol. Frosinone Bella e Brutta
- FR – David Toro; Sportello Antiusura Cofile - FR – Antonio Mattia;
Auser del Frusinate - FR – Mario Ceccarelli; Fuochi - FR – Ceccarelli Mario; Seafty Europe - FR – Ceccarelli Mario; SOMS Soc. Operaia di Mutuo Soccorso - FR – Antonio Di Salvo; Osservatorio Peppino Impastato - FR – Francesco Notarcola;

Frosinone Libera - FR – Orologio Roberto; Fare Verde Onlus Nucleo Operativo - Cassino – Salvatore Avella; Ass. Basta Eternit Fibra Killer - Roccasecca – Chiappini Danilo; Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco - Colleferro – Alberto Valleriani; Benessere Alcalino – FR -; Comitato Osteria della Fontana Anagni – Angelo Galanti; Comitato Residenti Colleferro – Ina Camilli; Associazione Diritto alla Salute Anagni - Alessandro Compagno; Associazione Oltre l'Occidente FR - Paolo Iafrate; Associazione Comitato di Quartiere Fontana San Pietro FR - Roberto Orologio; Associazione ASD Pescatori Laziali di Artena - RM - Luca Fontana; Associazione Salviamo Fontana San Pietro di Alatri
- Marcello Minotti; GASP (Gruppo di Acquisto Solidale Partecipato di Frosinone) - Marco Sabadini;
A.I.A.S. Associazione Italiana Assistenza Spastici ONLUS di Sgurgola Francesco Antonelli; Associazione zerotremilacento di Frosinone - Gianluca Fricchione; Associazione Frusna di Frosinone
- Massimo Cristini; Associazione Rigenesi - Frosinone - Riccardo Spaziani; Soc. Geografika srl - Guarcino - Mauro Albano e Gianfranco Veloccia; Assoc. Cittattiva Onlus - Ceccano - Sara Pizzuti; Città Futura, Odv - Frosinone - Luigi De Matteo; Adesso Basta - Anagni. Alessio Fenicchia; Gemma Edizioni - Ceccano - Gemma Gemmiti; Big Brother Ambiente - Cellole (CE) - Giuseppe Vitale; UN'ISOLA DIVERSA di ISOLETTA D'ARCE - Maini Eleonora, Referente Paolo Giua.

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I disoccupati fra speranze, incertezze e fatti nuovi

LaSperanza IlLavoro 350 260 puntilucedi Ignazio Mazzoli - Giovedì 11 maggio alle 15 sono giunti al palazzo della Provincia davvero in tanti. Il Presidente Pompeo ha autorizzato l’utilizzo del salone di piazza Gramsci per ospitare i molti disoccupati che volevano ascoltare il resoconto di “Vertenza Frusinate Disoccupati uniti” degli incontri che una delegazione aveva avuto all’inizio della settimana al Ministero del Lavoro e con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Una diretta streaming ha assicurato, per il tempo in cui ha funzionati il wifi della Provincia, un’informazione a chi non era potuto venire.
Grande attenzione all’informazione che Gino Rossi svolge in assemblea. Riferisce dell’appuntamento svolto il 9 maggio al Ministero del Lavoro con il Sottosegretario Senatrice Franca Biondelli insieme alla collega Maria Spilabotte; sono presenti i Direttori De Camillis e Menziani, l’Assessora regionale Lucia Valente e il responsabile della Direzione regionale del lavoro. C’è un’altra presenza di rilievo, quella dell’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) rappresentata del Presidente Del Conte e dal Direttore Pirrone, che ha vivacizzato non poco l’incontro con le sue critiche e rimostranze verso la Regione Lazio e il comitato di gestione dell’area di crisi complessa,
Gino Rossi e Tiziano Ziroli hanno illustrato in maniera particolareggiata i punti di un probabile accordo che dovrebbe definirsi fra pochi giorni.

Che c'è in arrivo?

Abbiamo già scritto che si profila la possibilità' di una proroga della mobilita per 1700 e l'occasione di lavori di pubblica utilità. Non c’è proroga ancora, quindi, perché dopo l’incontro di martedì scorso, 9 maggio, si è raggiunta, finalmente, solo una unità d’intenti nel proporre e sostenere una modifica al comma 11 dell’art 44 della legge 14 che estenda la proroga anche per le “mobilità”, una deroga che finora non è prevista nel Milleproroghe 2016-2017.
Che avverrà ora? Le Senatrici Franca Biondelli, Maria Spilabotte e il Deputato Nazzareno Pilozzi si sono impegnati a predisporre un emendamento da inserire nella manovrina fiscale chiesta dall’Europa e che sarebbe già andata in commissione ieri 11 maggio.
C’è un impegno comune e condiviso a sostenerne l’approvazione, che se anche avverrà nei prossimi giorni ha tempi di reale applicazione della nuova norma non brevissimi. Le somme disponibile restano le stesse, circa 19 milioni e mezzo, di cui forse solo 14 di essi potranno esser destinati alla proroga della “mobilità”, ma per potere percepire le somme ci vorranno circa 7-8 mesi di attesa, come è già avvenuto con la precedente proroga erogata nei primi mesi di questo 2017.
Già questo risultato da solo è assai apprezzabile nell’immediato. Rappresenta la manifesta intenzione delle Istituzioni di Governo di volere intervenire per misurarsi con l’emergenza. Fino a qualche mese fa era sostenuta l’impossibilità ad intervenire in tal senso.

I nuovi "tirocini"

Ma c’è di più. Vengono riproposti i tanto contestati “tirocini” perché hanno rappresentato la mortificazione dei disoccupati e premiato solo gli imprenditori. Oggi cambiano volto: servono sempre per “rimettere in gioco” chi non ha un lavoro imparandone un nuovo o svolgendo un aggiornamento riqualificante del lavoro che si era già svolto, ma... con alcune novità di grande rilievo. - Uno. Il nuovo "tirocinio" allarga insieme le aree dei destinatari e degli imprenditori che possono essere interessati da questo provvedimento che si rivolge quindi all’intero mondo del lavoro e della ricerca di occupazione, giovani non occupati e vecchi disoccupati, perché trovino sbocchi di utilizzo nelle aziende come nei comuni o anche nei negozi, ecc.. con una precisa indicazione che assicuri percentuali a garanzia degli under 60. - Due. Mentre prima beneficiavano dei 500 euro erogati pro-capite dalla Regione Lazio solo gli imprenditori oggi è previsto che questa somma vada al lavoratore e insieme ci sarà una sovvenzione a chi prende il tirocinante (parola dell’Assessora Lucia Valente). Si è anche discusso di proporre a chi assume di contribuire con interventi a vario titolo per consentire al tirocinante di potere disporre di un sostegno mensile fra i 700 a 750 euro. Questo sarà anche il contenuto in un protocollo concordato con imprese, Comuni, associazioni imprenditoriali e sindacati. Tutto ciò che è occasione di lavoro diviene “tirocino” con durata da 6 a 12-18 mesi e con possibilità di tramutarsi in contratti vari. Riecheggiano qui le proposte contenute nel documento firmato da 74 sindaci del frusinate e quindi si prevedono nuovi incontri fra Comuni e Provincia. Fin qui opportunità per chi non supera i 60 anni.

C’è qualcosa anche per chi ha più di 60 anni e deve arrivare alla pensione.

Si crea una prospettiva nei lavori di pubblica utilità nei propri comuni. Questo risultato già da tempo veniva ricercato e sostenuto da molti sindaci.
Vediamo come funzionerà. Facciamo un esempio: servono 10 spazzatori. Chi li assume? L’azienda cui si rivolge il Comune oppure è questo che li sceglie e li mette a disposizione in quanto suoi tirocinanti? Per retribuirli il Comune sarà aiutato con 500 euro per lavoratore che può essere impegnato 20 ore a settimana. Una contribuzione figurativa li farà arrivare alla pensione.

48 lunghi mesi

48 mesi per arrivare a questo risultato. Se è tutto oro quello che luccica lo sapremo presto. Cosa nell’immediato ha consentito la svolta? Il costante sforzo unitario sostenuto i questi anni alla ricerca costante del dialogo e dell’incontro è alla base di ogni valutazione.
Ma c’è un “fatto”. E non si deve smarrire. Dal primo maggio c’è un’attenzione nuova e diversa dei sindacati, che scrivono a Zingaretti: «Dopo anni di promesse ed azioni, ci consenta poco efficaci, il territorio esige una possibilità reale per fornire risposte occupazionali concrete ai Lavoratori e tornare a ridare speranza alla nostra Comunità Provinciale». L’incontro che i disoccupati e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno avuto il 12 maggio con una delegazione di Vertenza Frusinate conferma il “fatto nuovo”.
Si apre una condizione di comprensione reciproca? In molti ci credono. Gli invisibili e dimenticati disoccupati sono ormai riconoscibili. Molti hanno militato nei sindacati e sicuramente apprezzano questa, attesa, nuova attenzione e comprensione. I sindacati incontrano lavoratori che sanno di diritti e doveri e non fanno proposte a vanvera o peggio provocatorie. Un muro è caduto, ora nasca un impegno comune dicono quelli di Vertenza Frusinate. L’osservatore di suo aggiunge: la disoccupazione ormai è strutturalmente cronica, d’ora in poi dovrebbe diventare un aspetto qualificante del lavoro quotidiano dei sindacati, dei partiti e delle istituzioni, insieme alla ricerca di misure straordinarie e di nuove tutele.
Anche ora c’è qui un’emergenza da affrontare insieme: la vigilanza sull’attuazione degli accordi che si andranno a prendere e la certa e verificabile trasparenza della loro applicazione. Infatti parzialità e ingiustizie, o peggio clientele, fra chi soffre sarebbero un vero e proprio delitto che va impedito.

Da fastidiosi protestatari a bravissimi

C’è soddisfazione garbata e forse timida in Vertenza Frusinate. Ma è fuori di dubbio che all’accordo descritto si arriva grazie a tutte le proposte e la coerenza di Vertenza Frusinate Disoccupati uniti e gratifica non solo chi si è impegnato in prima persona, ma tutti i disoccupati di questa provincia e oltre. Quando alla fine dell’incontro al Ministero, l’Assessora Lucia Valente, ostinata e scorbutica avversaria di questi disoccupati ciociari, si avvicina a Gino Rossi e a Tiziano Ziroli e li ringrazia dicendo loro che hanno fatto proprio un “lavorone”, sottolinea con onestà intellettuale un’evidenza: non solo tenacia e iniziativa politico-sindacale, ma anche studio. Infatti nell’incontro di martedì scorso i rappresentanti dei disoccupati sono stati in grado di fornire un'ampia documentazione di dati verificati, certi e di disposizioni normative sulla possibilità di utilizzo dei provvedimenti già esistenti per poter trovare almeno le più immediate soluzioni.
Insomma da fastidiosi protestatari a bravissimi. È un bel passo avanti. Tuttavia 48 mesi di dinieghi, di sordità, di delusioni e ostilità non si scordano in quattroequattr’otto. Guardare avanti è la regola seguita e tutt’ora valida. Ora si tratta di verificare l’attuazione pratica di ogni accordo. Armando Mirabella di "Possibile", così ha commentato queste notizie che circolano da alcuni giorni: «Aspettiamo, ma se questa cosa accadrà, sarà una lezione da mandare a memoria e ripetere all'infinito per chi crede che la mobilitazione, la lotta costante e argomentata non servano a nulla e siano solo chiacchiere».

12 maggio 2017

 
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