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Ricostruire una nuova economia con il lavoro

 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Prevedere equilibrati interventi nsl “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio”

di Donato Galeone*
zonaindustriale 390 minIl nostro “APPELLO” di settembre 2020 rivolto alle rappresentanze politiche e sindacali territoriali - rilanciato con la diretta facebook unoetre del 19 febbraio sulla pagina del giornale online - continua a tenere in conto, essenzialmente, le tre urgenze sulla “sanità, l'economia e il sociale” indicate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella e riconfermate dal neo Presidente del Consiglio, Mario Draghi con il voto del Parlamento.

Abbiamo ripetuto e detto che, ora, non dobbiamo soltanto guardare al presente ma domandarci e discutere sul “come ricostruire la vita economica e sociale” del frusinate e Lazio mirando, con un lungimirante accesso alle risorse del Ricovery Plan, tanto alla ricostruzione di “aree di di sviluppo sostenibile” quanto, con capitale economico pubblico e privato, connettersi al capitale naturale e ambientale – da recuperare e salvaguardare – congiunto alla essenzialità del capitale umano giovane e meno giovane , con il lavoro qualificato contrattato e partecipato.

Sappiamo e prevediamo che la proposta del Governo al Parlamento – articolata per settori infrastrutturali e sociali territoriali – denominato “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)” sarà, per l'Italia, propositivo di contenuti e impegnativo nella esecutività, per potere accedere ai fondi Next Generation EU del piano finanziario pluriennale 2021-2027 che, peraltro, richiederà proposte condivisibili e tempi certi di realizzazione nelle comunità locali regionali.

Negli 1960-70, da non dimenticare ma divulgare, abbiamo avuto riflessi di “luci e ombre” con gli interventi straordinari dello Stato nell'economia provinciale - non programmati - mediante una gestione non partecipata nelle fasi della trasformazione locale che, nei fatti, non ha favorito ma appena lambito la elevazione sociale delle nostre comunità, anzi, ha contribuito a stabilizzare una rassegnata “indifferenza” che, di fatto, tende a distruggere ogni valore trainante verso l'ascesa sociale delle persone e una migliore qualità della vita.

Ecco, oggi, con le due parole “sostenibile sviluppo e resilienza” si intende qualificare ogni intervento di sviluppo sia mediante una sostenibilità ecologica - ovvero - di bonifica e tutela ambientale, sia con una capacità di graduale recupero e ripresa, ovvero, di una capacità di resistenza da condividere tra responsabili operatori economici e sociali - rappresentativi dei territori - da tecnici ed esperti dell'economia e dell'urbanistica, nella ricostruzione sostenibile e resiliente del basso Lazio nel contesto regionale.

Vale a dire e innanzitutto il capire e il condividere i contenuti che vogliamo dare alla parola “sviluppo” con il superare la genericità nozionistica e praticare uno sviluppo equilibrato degli insediamenti industriali e dei servizi territoriali, congiunti, alla trasformazione dell'agricoltura - bonificata nei fondi valle - e alla valorizzazione agro forestale delle aree montane.

Necessario procedere con una verifica responsabile e articolata verso la ricostruzione di un equilibrato e voluto nuovo sviluppo tra comparti produttivi - ecologicamente attrezzati - nella dimensione settoriale territoriale da strutturare, proporre e programmare, oltre che da finalizzare alla massima occupazione, mediante una ricercata e sostenuta politica attiva del lavoro, professionalizzato e adeguato alla domanda crescente, sul nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate del terzo millennio.

Pensiamo che attraverso queste verifiche e mappature delle aree territoriali e consortili, già destinate agli insediamenti produttivi, potrà essere accelerato e definito ogni utile e necessario orientamento imprenditoriale sia per una ripresa dell'attività produttiva o di una formale disponibilità al riacquisto - da parte del Consorzio ASI Frosinone o Consorzio Unico del Lazio – delle 'aree già concesse per gli insediamenti - mediante formale revoca - in attuazione dell'articolo 63 della legge n.448/1998, come già avvenuto oltre cinque anni fa, con il riacquisto dell'area Videocon di Anagni e mediante revoca consortile della variante urbanistica alla SIF (Società Interportuale Frosinone) per la mancata realizzazione dell'aeroporto, riportando a destinazione agricola sia i 284 ettari di terreno che i 135 ettari a destinazione industriale.

Gli Enti Locali, Comuni e Amministrazione Provinciale, le due ASI consortili di Frosinone e Cassino, con le associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - prevediamo - che dovranno partecipare, presso Regione Lazio, alla definizione condivisa del “Piano Strategico di Sviluppo” - obbligatorio - per il riconoscimento della ZES/ZLS - Zona Economica Speciale e Logistica Laziale - come da D.G.R. del 30 ottobre 2018, quale misura parallela alle ZES del Mezzogiorno di cui al d.l. 30 giugno 2017 n.91, convertito in legge n. 123 del 30 agosto 2017.

Appare ragionevole pensare e prevedere - da subito - un lungimirante impegno politico da condividere, confrontare e verificare sia verso la ravvicinata approvazione in Regione Lazio del “Piano Strategico Regionale di Sviluppo” - nel ripartire con gli interventi di rilancio economico programmati nell'ambito della riconosciuta “Area Laziale Economica di Sviluppo” - e sia nella operatività del costituendo “Consorzio Unico Industriale del Lazio” con le aree consortili da recuperare e attrezzare nelle infrastrutture, per favorire nuovi insediamenti produttivi e servizi logistici nell'ambito sia di una continua salvaguardia ambientale che di condivisi e rinnovati “piani regolatori di sviluppo territoriali”.

Così come non prevedere nel contesto territoriale del “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio” – da Sud verso Nord del frusinate – equilibrati interventi di riconversione industriale integrata e regolata in aree riconosciute APEE ( Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) tanto nei tradizionali poli consortili di Cassino-Pontecorvo che di Ceprano-Sora-IsolaLiri e, proseguendo lungo l'Autostrada A1 verso Roma – bonificando in tempi certi la Valle del Sacco – da un area APEA tra Ceccano-Frosinone-Anagni e Colleferro.

Pensare, quindi, anche a parte di quel 37% delle risorse europee “Next Generation EU” che devono essere destinate ad obiettivi coerenti sia con il “Green New Deal” che mediante una gestione del “Recovery Plan” sostenibile di salvaguardia della salute, pianificazione territoriale e competitività innovativa delle imprese, nella graduale ripresa delle attività produttive e lavoro.

Con il lavoro contrattato e partecipato e nella interdipendenza delle essenziali tematiche produttive “ambientali, economiche e sociali” possiamo contribuire a ricostruire, consapevolmente, quel nuovo e diverso modello di sviluppo mirato verso una economia e un lavoro capaci di migliorare la qualità della vita e dare un futuro di inclusione sociale universale alle persone.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Per un'economia a misura di tutte le donne e di tutti gli uomini

Lavoro e Lavoratori

Il lavoro partecipato nella economia sociale europea

di Donato Galeone*
acciaio 370 minIl Presidente del Consiglio dei Ministri e il nostro Governo - come preannunciato - ci hanno dettato, il 3 dicembre 2020, la sesta disposizione sugli spostamenti per Natale e Capodanno prossimi indicandoci il “come” muoverci dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021. La mancata osservanza delle disposizioni già previste dall'articolo 4 del decreto legge n. 19/2020 viene sanzionata da 400 a 3.000 euro, mediante un esteso controllo sul territorio nazionale.

Abbiamo conosciuto nei mesi scorsi le disposizioni governative sulla “cura Italia”; sulla “liquidità”; su il "rilancio”; il quarto decreto di “agosto” e quello sui "ristori” che hanno avuto effetti sia sulle popolazioni (per il 70%) del centro nord che (per il 30%) nel sud. Tutti interventi urgenti e necessari verso la previsione (stime Svimez novembre 2020) della ripresa del PIL (prodotto interno lordo) che dovrebbe raggiungere nel centro nord il 4,5% nel 2021 e il 5,3% nel 2022 mentre nel sud raggiungerebbe l'1,2% nel 2021 e l'1,4% nel 2022. La previsione ridotta al sud è dovuta a ragioni non di natura congiunturali ma strutturali lasciati, persistenti, dalla crisi 2008-2014.

In questo sintetico scenario emergenziale - orribile nell'anno 2020 - tra disposizioni e interventi e con incerte stime previsionali di ripresa delle attività produttive - appare ragionevole domandarci subito su “come iniziare a ripensare” il fronteggiare, oltre i ristori e i sostegni di sopravvivenza delle persone, il prossimo nuovo scenario e, cioè, quello alla scadenza delle proroghe degli ammortizzatori sociale per Covid e lo sblocco dei licenziamenti, tra circa tre mesi e dopo il 31 marzo 2021.

Il Sindacato e la CISL – a 70 anni della sua costituzione – con la CGIL e la UIL non potranno non “ripensare il lavoro che cambia da contrattare e partecipare” proponendo una “progettazione aggiornata o piano complessivo” da promuovere nel contesto di una nuova e diversificata economia che possa riassumere nei territori tanto una diffusa efficacia sociale quanto un rafforzamento sia della rappresentanza coesa e unita nell'azione sindacale partecipativa da condividere nei luoghi di lavoro considerando, peraltro, le nuove modalità di organizzazione aziendale sul “come produrre e cosa produrre in beni e servizi”nel ventunesimo secolo e, ancor più, per rispondere e rilevare - con la crisi sanitaria - che la mancanza di lavoro emargina le persone e conduce, pur gradualmente, verso l'esclusione e alla cancellazione di ogni forma di partecipazione fino a renderle “socialmente invisibili”.

Papa Francesco direbbe e ripeterebbe che “quella umanità invisibile è lo scarto nell'ambito di una economia di mercato e non di una economia sociale”. Evitiamo, coscienti e contestualmente, una diffusione pandemica sociale superando – sperando a breve - la pandemia sanitaria.

Dovremmo impegnarci, subito, a pensare che è possibile “ricostruire una economia sociale globale” rafforzando le nostre comunità territoriali locali, costruendo dialoghi non monologhi politici e sindacali; alimentando la partecipazione e l'agire democratico sia nella condivisione che nella informazione continua, considerando che già da oggi “dobbiamo fronteggiare una grande epoca di cambiamenti e rinnovamenti”. Saremo tutti obbligati tra le incertezze a rinnovarci e cambiare - ci piaccia o no - per le conseguenze economiche sociali che ci attendono tanto nella dimensione europea quanto nazionale, regionale e locale.

Dal 2021, straordinariamente, saremo favoriti per il prossimo decennio da un intervento solidale della Unione Europea per rispondere alle conseguenze socioeconomiche e sanitarie del Covid-19 mediante un mirato“sostegno alla occupazione” - con il SURE - che come sappiamo è un fondo europeo di natura temporaneo per contrastare la disoccupazione e sostenere i costi della cassa integrazione a sostegno dei mancati redditi. Sostegno che resterà operativo fino al 31.12.2022 ma potrà essere esteso di sei mesi in sei mesi per un massimo di due volte anche per ricostruire politiche attive del lavoro. E' un “prestito ad interesse agevolato pari a 27,4 miliardi di euro”.

Altro congiunto intervento massiccio di risorse europee è quello del “Fondo Totale di 750 miliardi di euro di cui 390 a fondo perduto e 360 nella forma di prestiti” con sconti Paese per Paese sulla base dei rispettivi PIL (prodotto interno lordo). I soldi saranno recuperati attraverso l'emissione di debito garantito dalla Unione Europea e li avremo a partire dal primo trimestre 2021.
Sappiamo da qualche mese che dal Fondo Totale dei 750 miliardi, definito Next Generation Eu ma più conosciuto come Recovery Fund, “sono stati assegnati all'Italia 209 miliardi di cui 82 a fondo perduto e 127 in forma di prestiti” ma con ritardo è stato inviata, datata 6 dicembre 2020, una “Bozza del PNRR” al Consiglio dei Ministri dal Presidente Giuseppe Conte per solo uso interno e riservata, ai destinatari Ministri, per esaminare e discutere in sede collegiale di Governo.

Con quella comunicazione riservata in “Bozza di Piano per CDM” assemblata in 125 pagine, resa pubblica il giorno dopo l'invio ai Ministri, il Presidente Conte ripete e sottolinea - nella premessa al suo “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” sottotitolato “Next Generation per l'Italia” - che “l' Europa dopo la Cina e con l'Italia è stata la prima ad essere colpita, - oltre le due crisi finanziarie - dalla emergenza sanitaria, ancora in corso, che ha provocato nel mondo più di un milione di morti ed ha avuto pesanti conseguenze sulla occupazione, sul tessuto produttivo, sulla coesione economica e sociale di quasi tutti i Paesi. Il 2020 - sottolinea Conte - sarà ricordato come uno dei peggiori anni della storia recente per l'economia mondiale e per quella europea in particolare”.

Ecco che, coerentemente, dovrebbe riavviarsi anche la ripresa del confronto CGIL-CISL-UIL e parti sociali, propriamente, per “le conseguenze sulla occupazione e la produzione di beni e servizi mirati alla coesione economica e sociale”.

Conosciuta, quindi, pur con ritardo la “Bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” fatta propria dal Presidente del Consiglio e inviata ai Ministri, per definirla e approvarla in Parlamento - nei contenuti innovativi proposti dall'Italia per accedere ai fondi europei - appare urgente accelerare un conclusivo confronto con il Governo nazionale e regionale “sui temi del lavoro, della crescita economica e della riduzione delle disuguaglianze sociali e per una migliore e più equa destinazione delle risorse assegnate dall'Unione Europea con il Recovery Fund” (dal comunicato unitario CGIL,CISL,UIL del 22 luglio 2020).

*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

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Per una Economia che fa vivere e non uccide

Il Lavoro secondo Papa Francesco

 Assisi. Papa Francesco ha parlato a economisti e imprenditori

di Donato Galeone
economy of francesco 390 minIl primo maggio 2019 il prete gesuita - italo argentino e Vescovo di Roma dal 2013 col nome di Papa Francesco - con una lettera personale indirizzata “ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” chiede di incontrarli in Assisi, stare insieme, conoscerli e dialogare a “fare un patto per cambiare l'attuale economia e dare un'anima all'economia di domani: occorre rianimare l'economia. Una economia diversa – sottolinea Papa Francesco nella lettera – quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

L'incontro di Assisi fissato per fine marzo 2020 è stato rinviato più volte, causa forza maggiore pandemia mondiale, si è svolto nei giorni 19-21 novembre 2020 - non in presenza ma con dirette e collegamenti streaming tra 115 Paesi partecipanti e sui grandi temi essenziali dell'economia di oggi e di domani quali, essenzialmente, il lavoro e l'impresa in trasformazione, la finanza e la giustizia, le disuguaglianze sociali e le povertà.

Numerose le adesioni, oltre 2000, tra giovani ricercatori e dottorandi di ricerca, di imprenditori e imprenditrici e dirigenti di azienda che si confrontano e si domandano, con le loro idee sul mondo del XXI secolo, “cosa significa costruire una economia nuova a misura dell'uomo e per l'uomo” per condividere un “patto” con Papa Francesco che è “impegno solenne mirato a cambiare l'attuale economia e dare un'anima alla economia di do-mani”.

In questi giorni l'evento di Assisi, con i giovani economisti di cinque continenti del mondo di età non oltre 35 anni, è stato definito storico in quanto quell'incontro e quelle tematiche – dal lavoro alle disuguaglianze sociali - hanno inteso e intendono parlare a tutti e penso che tutti devono sentirsi coinvolti e partecipi di un “cambiamento” che passi dalle parole alle azioni “incidendo concretamente nelle città e università, nel lavoro e nel sindacato, nelle imprese e nei movimenti, negli uffici pubblici e privati” ha esortato Papa Francesco con il suo telemessaggio del 21 novembre 2020.

A mio avviso alla esortazione di Papa Francesco sia la politica nazionale che locale non dovrebbe rispondere al “cambiamento” soltanto con gli annunci ed i ristori necessari all'emergenza sociale, considerando l'attesa del mutamento non con un volto noto e arretrato della politica, ma sulle reali condizioni economiche e del lavoro nell'orizzonte temporale. Un volto che appare restringersi pur affermando di volere “progettare il futuro”.

Di fatto ogni sforzo decisionale della politica e del governo nazionale e locale sembra servire - al più ed oggi - per scombinare e ricomporre equilibri e qualcosa del presente e nulla del futuro prossimo.

Ma i giovani, non solo economisti e persone provenienti da 115 Paesi dei cinque continenti propongono - responsabilmente e fattivamente con la loro vita quotidiana - di volere cambiare l'economia interagendo nel sistema economico con altre persone in modo più inclusivo, sia “per coniugare il lavoro con la cura degli affetti, individuali e famigliari ma anche per l'ambiente e la natura da salvaguardare”.

Cambiamento dell'economia, quindi, che riguardi le persone con forme di “inclusione universali” mediante possibilità estesa di lavoro che - pur flessibile ma non precario e con orario ridotto a parità di salario contrattato e partecipato - “ricostruisca un mondo dell'economia dove le risorse possano essere utilizzate per il bene dei tanti e non dei pochi”. Viene rilevato, tuttora, che l'1% della popolazione mondiale possiede due volte quello che possiede il 92% dell'umanità e che si lascia morire un bambino ogni sei secondi per fame e mancanza di cure ( dal documento redatto per Assisi del 21 febbraio 2020 coordinato da Jean Fabre, francese e svizzero, membro della Task Force dell'ONU per l'economia sociale e solidale).

Proprio in quel documento riemerge che “l'economia non è una cosa astratta, al di sopra di noi e al di fuori della nostra portata. Essa è costituita da tutte le attività di produzione e degli scambi di beni e servizi che possono essere negoziati, ceduti o comprati. Noi, tutti, siamo attori economici attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente ed a volte spinti dalle necessità”.

Viene indicato anche in quel documento orientativo delle conclusioni di Assisi – quale inizio di un processo da verificare puntualmente in autunno 2021 – entro cui tutti noi abbiamo un ruolo attivo da svolgere a qualunque livello nel “riprogettare” ogni modalità in cui viviamo, produciamo, scambiamo e consumiamo nei territori sia come persone che quali imprenditori, amministratori privati e pubblici, responsabili politici e sindacali di parti sociali per condividere e sfide dell'economia, partendo con il “pensiero e l'agire economico” basato sul principio della sostenibilità integrale del  “lavoro, salute a ambiente”.

Sono i tre nodi resi più gravi dalla pandemia Covid-19 che tende ad aumentare le disuguaglianze sociali e che richiede necessarie volontà politiche ed immediate buone idee progettuali, mediante risorse disponibili e condivise, comunicando il “come e quando renderle esecutive realizzandole nei territori e in tempi certi programmati".

Roma, 30 novembre 2020

 

 

 

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"Una economia locale che fa fatica..."

Anita Tarquini 350 minda UIL Frosinone - Lo studio del Sole 24 Ore sulla ricchezza nelle provincie italiane boccia anche Frosinone. La Segretaria Territoriale della UIL Frosinone Anita Tarquini commenta così:

«Continuiamo ad essere molto bassi in classifica per quel che riguarda i redditi, al 76° posto, ma anche per spesa delle famiglie (70°), indebitamento (68°), depositi (77°) e ricorso ai prestiti personali (80°). Tutti chiari indicatori di una economia locale che fa fatica ad uscire dalle secche di una stagnazione che ancora non vede la luce in fondo al tunnel. A maggior ragione se consideriamo che la nostra provincia ha la poco edificante 101° posizione, su 107 provincie italiane, in materia di protesti. Segno evidente, anche questo, di una importante crisi e che i nostri concittadini per poter andare avanti e finanziarsi ricorrono anche a canali alternativi alle banche e/o alle poste e che non riescono ad onorare gli impegni presi. Questa è la triste realtà che dobbiamo leggere in questi numeri che, in quanto tali, non sono di certo opinabili. Restiamo fermamente convinti della necessità che tutti gli operatori economici del territorio, a partire dalle istituzioni politiche ed amministrative, per passare alle associazioni di impresa, debbano prendere necessariamente atto della situazione ed immaginare interventi forti ed importanti per invertire la tendenza».

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A Roma, oggi, città dell'altra economia

  • Pubblicato in Partiti

a Roma con V.Calcagni h260 mindi Valentina Calcagni - Oggi a Roma città dell'altra economia. Prima riunione dei comitati civici lanciati alla Leopolda io sono stata invitata dall’On Ivan scalfarotto come coordinatrice del comitato crescita per Frosinone grandissima partecipazione tantissimo entusiasmo
Oggi i comitati non si sono solo raccontati nelle singole esperienze oggi abbiamo condiviso abbiamo creato relazioni umane abbiamo dato una fisicità ad un sentire comune a difesa dei valori della democrazia, dei diritti delle libertà, Europa e la forza della scienza. V.Calcagni Scalfarotto 2 min
Oggi abbiamo sancito che il riformismo è radicale ed è l'unico mezzo per essere alternativi alla paura al giustizialismo alla chiusura, noi ci rifiutiamo di abituarci alle bugie e alla galvanizzazione della società in chiave violenta.
Noi oggi abbiamo deciso di lavorare in rete con una voce univoca perché la società deve essere migliore dei singoli individui che la compongono senza mai avere nostalgia del Passato ma guardando al presente e al futuro.
Noi insieme reagiamo senza arretrare di un millimetro rispetto alla bullizzazione quotidiana delle istituzioni.
Ringrazio Scalfarotto per questa bellissima opportunità che segna il primo passo di un cammino che sarà bellissimo perché fatto tutti insieme.
In tempi straordinari occorre una mobilitazione straordinaria noi ci siamo.

 

 

 

 

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Sezze. Economia Civile: incontro con Enrico Fontana

Enrico Fontana 350 260Sezze Bene Comune - Il movimento Sezze Bene Comune prosegue la serie di incontri dal titolo “Bene Comune l’Italia”. Filo conduttore è ciò che sta accadendo in Italia dal punto di vista politico e sociale e cosa fare per delineare un orizzonte al cammino del nostro Paese verso l’affermazione del diritto ai beni comuni.
Dopo gli incontri con la parlamentare Rossella Muroni e con la sottosegretaria Sesa Amici, il 17 maggio alle ore 18,00 la sede del movimento Sezze Bene Comune ospita Enrico Fontana che offrirà come spunto di riflessione l’Economia Civile.
L’economia civile può essere la leva di un cambiamento profondo per uscire dalla crisi creando valore e lavoro; costruendo un nuovo mercato ecologico, giusto e condiviso; rilanciando la partecipazione dei cittadini; promuovendo nuovi percorsi e nuovi spazi di democrazia.
Una nuova economia capace di superare l’odierna organizzazione dei mercati e la dicotomia “profit- non profit”, dunque aperta al ruolo fondamentale della cittadinanza attiva e delle imprese responsabili. L’apporto del sistema imprenditoriale e finanziario è necessario per non rinchiudersi nel recinto del “piccolo è bello”, che non è in grado di modificare la realtà in cui viviamo. Fare impresa e finanza sarà dunque decisivo solo se queste genereranno valore sociale, ambientale ed economico, sia per le aziende che per i territori. L’etica, in questo contesto, è un prerequisito irrinunciabile, anche nel perseguimento del profitto.
A fare la differenza, piuttosto che le diverse modalità organizzative, devono essere l’oggetto dell’impresa e le finalità che si prefigge, mettendo al centro la dignità del lavoro come chiave per migliorare la persona dal punto di vista umano e culturale, crescere professionalmente, sostenersi economicamente. L’esperienza della cooperazione è imprescindibile, va difesa e rilanciata, soprattutto quella sociale. Ed è fondamentale il contributo di un sistema creditizio che sappia sostenere e promuovere, in maniera equa e sostenibile, un nuovo mercato.

16 maggio 2018

Chi è Enrico Fontana?

Nato a Roma nel 1958, è giornalista professionista dal 1988. Ha lavorato, nei primi anni Novanta, nei quotidiani Paese Sera e La Stampa e nel settimanale L’Espresso. E’ stato direttore del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia, condirettore del quotidiano Terra, direttore del quotidiano on line paesesera.it e del mensile Nuovo Paese Sera. Dal 1994 al 2005 ha fatto parte della segreteria nazionale di Legambiente, come responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità, curando la redazione annuale del Rapporto Ecomafia. Dal 2000 al 2005 è stato vicepresidente dell’associazione Libera, con l’incarico di coordinare il lavoro sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie e il progetto Libera Terra. Dopo un’esperienza come consigliere regionale del Lazio, dal 2006 al 2010, è tornato a dedicarsi al lavoro di giornalista e all’impegno associativo. Dal 2011 al maggio 2015 è stato presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, che raccoglie cooperative sociali impegnate nella gestione di terreni e beni confiscati alle mafie e da ottobre 2013 a giugno 2015 è stato coordinatore nazionale di Libera. Attualmente fa parte della segreteria nazionale di Legambiente, con l’incarico di responsabile nazionale Economia civile ed è vicepresidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo. E’ stato autore di diverse pubblicazioni tra cui “Ecomafia. I predoni dell’Ambiente”, scritto con Antonio Cianciullo (Editori Riuniti, 1995) e “Dark economy, la mafia dei veleni”, sempre con Antonio Cianciullo (Einaudi, 2012).

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RES Ciociaria. Verso una economia di utilità sociale

prodotti di resciociaria 350 260 mindi Arduino Fratarcangeli - Verso una economia di utilità sociale.
Abitare il futuro sarà sempre una sfida avvincente tra sfruttamento e difesa dei beni per l’Umanità. Società Economia Ambiente saranno i temi su cui le comunità locali e del mondo, potranno scrivere la diversità, dimostrando il valore delle idee, delle azioni e delle scelte solidali. Le nette divisioni sulle competenze a gestire l’economia e le politiche di sviluppo locale, sono diventate molto meno marcate e separatrici. La spinta a favore di questo cambiamento, viene, con evidente chiarezza, dalle forme associative non profit che stanno mettendo al centro dell’opinione pubblica e sui tavoli di governo, l’importanza, la difesa e la condivisione di tutti quelli che vengono definiti beni comuni.

Beni comuni possono essere definite tutte quelle risorse - materiali: acqua, suolo, aria, flora, fauna, cibo etc; e immateriali: democrazia, libertà, diritti universali dell’umanità etc., in sintesi tutto ciò che è deperibile a causa del loro sfruttamento rientra nella definizione dei beni comuni.

Le Associazioni così si riappropriano di un “ruolo politico” importante nella governance delle comunità locali.

RES CIOCIARIA rete per l’economia solidale si è messa in testa di “trasformare l’economia” svolgendo la funzione di facilitatore delle potenzialità progettuali attraverso 4 pilastri di intervento: Economia Solidale, Fattoria delle Intelligenze, Sistema Informativo, Società di Scopo

PILASTRI DI RES CIOCIARIA

 PilastriResCiociaria 450 min

ECONOMIA SOLIDALE - È il complesso delle realtà istituzionali, imprenditoriali, associative e individuali che decidono di governare insieme il successo economico ed il benessere sociale nelle proprie comunità. Si propone di realizzare una rete di economia solidale per generare sviluppo imprenditoriale. Si struttura per unità territoriali e pianifica in forma partecipativa la valorizzazione dei beni e servizi locali.

FATTORIA DELLE INTELLIGENZE - È il luogo dell’ideazione, della creatività, dell’esplorazione progettuale e del confronto leale tra le persone. Si propone di valorizzare il capitale umano nelle sue distinte espressioni culturali e potenzialità. Genera conoscenze, forma competenze, effettua ricerche, promuove innovazioni e attività produttive. Elabora teorie, individua soluzioni di sviluppo sostenibile e inclusivo per il benessere delle comunità territoriali.

SISTEMA INFORMATIVO - È lo strumento tecnologico che permette alle identità locali la conoscenza ed il confronto con contesti internazionali. Favorisce la partecipazione e la diffusione di servizi verso ed a favore di una collettività partecipante. Genera opportunità di accesso attraverso processi comunicativi e di marketing. Implementa le opportunità di progresso e l’interazione con le altre realtà del mondo.

SOCIETÀ DI SCOPO - È l’entità giuridica attraverso la quale, gli attori, perseguono il successo imprenditoriale. Promuove partenariati di sviluppo, cooperazione imprenditoriale, forme di finanza di progetto con l’azionariato diffuso. Promuove progetti complessi in tutti i settori, incrementando le abilità nell’uso delle opzioni disponibili offerte dalla globalizzazione dei mercati.

La finalità principale è quella di rendere le Comunità locali attive al loro interno e interattive con il mondo. RES, con entità più pronte di altre, facilita piani di animazione territoriale, analisi socio economiche, mobilitazione consapevole, partenariati, progetti esecutivi. La scelta è quella di agire da prospettive che perseguono una metodologia di appreciative inquiry che elogia e predispone il cambiamento partendo da ciò che funziona piuttosto da ciò che non va.

RES CIOCIARIA si pone come un laboratorio permanente, un sobillatore in senso buono, dell’inerzia istituzionale, sociale ed economica per generare consapevolezza e capacità d’azione. Gli obiettivi tematici prevalenti su cui opera sono: Agricoltura, Artigianato, Commercio, Turismo.

LE RES LOCALI PER L’AZIONE PARTECIPATA
L’approccio metodologico di RES CIOCIARIA persegue la costituzione di partenariati locali di sviluppo, in qualità di policy maker concorrono, con le proprie opinioni e azioni a decidere la direzione delle politiche di sviluppo locale

res locli fratarcangeli PLS 380 min

Tra i cantieri aperti, di rilevante importanza vie è il Granaio Sociale della Ciociaria, un progetto che sta riportando in coltivazione le principali varietà di cereali, trasformandole in prodotti alimentari farine pasta, pane dolci etc. Queste varietà appartengono a quelle coltivate storicamente in quella che fu definita, dalla Stato Vaticano, Terra di Campagna. L’Agricoltura Eroica è il marchio identificativo della produzione agricola ed interessa anche altre attività legumi, olio, vino etc. Attualmente il granaio sociale ha in coltivazione circa 25 ettari coltivati a grano, e suddivisi tra le varietà: Senatore Cappelli, Saragolla, Solina, Serena, Frassineto, Abbondanza, Autonomia e Canapa Jubileu.
Il grano non è solo farina, ma un meraviglioso incontro tra comunità territorio e impresa. Così vogliamo abitare il futuro, curvando il sapere concettuale verso l’agire consapevole e poter dimostrare che “il bene comune è il profitto migliore di tutti”.

Info www.resciociaria.it

Per conoscere i dettagli delle iniziative, cliccare sulle bande colorate nel calendario di spalla destra "Attività delle Associazioni" o sul titolo che vi interessa nel riquadro "Prossime iniziative" posto sotto.  >>>

 


 

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150 milioni per cambiare l’economia del Lazio

valoreaggiunto Uniroma3 350 260dall'Ufficio Stampa della Consigliera regionale Daniela Bianchi - «150 milioni per cambiare e innovare l'industria nel Lazio, dare forza al "Made in Lazio" e recuperare le fabbriche abbandonate. A partire dallo stabilimento della ex Videocon che potrà diventare l'intervento-esempio di una riconversione industriale che rivoluzionerà l'economia della nostra regione, dopo quasi 20 anni di immobilismo. L'obiettivo che ci siamo prefissati è di portare, entro il 2020, l'incidenza del manifatturiero dall'attuale 6% all'8,5% del Pil, che significa avere un'economia più solida e con maggior occupazione»

Queste le dichiarazioni di della Consigliera del gruppo "PD" Daniela Bianchi, presente oggi all'iniziativa "Valore Aggiunto" a Roma presso l'Università di Roma Tre in cui il presidente della Regione Nicola Zingaretti e l'Assessore Guido Fabiani hanno presentato il Piano di Reindustrializzazione della Regione Lazio.

«Il piano di reindustrializzazione sarà così ripartito: 2 milioni andranno alla valorizzazione dei siti industriali dismessi, 71 milioni al progetto "Call for project" che sosterrà progetti capaci di aggregare le imprese e attrarre nuovi investimenti. Infine, 77 milioni andranno al rafforzamento delle reti di impresa e alla crescita dimensionale delle PMI.

Tra questi interventi c'è anche un forte investimento da 30 milioni di euro sulle aree produttive ecologicamente attrezzate, le APEA. Una scelta che va nella direzione auspicata dalla Proposta di Legge 234 sulle Aree Produttive che punta proprio alla nascita di queste aree, zone di territorio in cui è più semplice e sostenibile fare impresa. In queste aree, già presenti in altre regioni europee, si trovano delle reti di imprese industriali e commerciali che hanno in comune le infrastrutture, come depuratori o strade, le certificazioni ambientali, la produzione di energia pulita, il ciclo produttivo.

In questo quadro si innesta anche il progetto di riconversione industriale dello stabilimento della ex Videocon che potrà presto diventare il più grande polo per l'innovazione del Lazio. Nel piano della Regione, si prevede di utilizzare la legge 448/1998 che consente ai Consorzi Industriali di acquisire gratuitamente i siti che hanno ricevuto dei finanziamenti pubblici, come nel caso della ex Videocon. Ci sarà anche un investimento regionale di 2 milioni di euro per sostenere le spese di gestione di questi siti. Il passo successivo è l'elaborazione, tramite bandi internazionali, di progetti di riconversione che verranno valutati in base alla capacità di creare lavoro e crescita economica.

Per il sito della ex Videocon esiste già un primissimo progetto curato dall'Asi di Frosinone e su cui, insieme alla Regione, lavoriamo da circa due anni. L'idea prevede di utilizzare gli oltre 7 ettari coperti e al momento abbandonati in un incubatore di startup e in un polo produttivo per accogliere decine di piccole e medie imprese dei campi delle energie, delle startup innovative e nell'alta tecnologia. Già prima di entrare in consiglio regionale, abbiamo preso l'impegno con i sindacati, le imprese e i lavoratori di dare una nuova vita ad uno stabilimento dove fino a qualche decennio fa venivano costruiti tv per tutto il mondo. Oggi questo impegno lo stiamo mantenendo.

Vogliamo fare della ex Videocon il caso simbolo della nuova economia del Lazio: dalle rovine di un fallimento, da edifici oggi abbandonati e pieni di macchinari polverosi nasceranno nuove aziende tecnologicamente avanzate, sostenibili e in rete tra loro. L'obiettivo non è impossibile, ma per raggiungerlo è necessario lo sforzo di tutti. Dobbiamo superare il nanismo e la frammentazione del nostro tessuto produttivo che ha impedito uno sviluppo sano e fare quello che probabilmente nel Lazio non si è mai fatto: delle politiche industriali chiare che guidino le scelte e la destinazione dei fondi, più che gestire l'esistente. Un primato della politica che torna a orientare le scelte che non vengono più fatte nelle singole stanze ma nei territori. Ora spetta a quest'ultimi presentare progetti validi e di aggregazione all'altezza degli interventi messi in campo dalla Regione. E su questo sono certa che la risposta non mancherà.»

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Paul Krugman: L’economia della depressione e quel che le persone oneste detestano sentirsi dire

PaulKrugmandi Paul Krugman da repubblica.it - Se trascorreste un po' di tempo in compagnia dei funzionari monetari vi accorgereste di sentirli parlare spesso di "normalizzazione". La maggior parte di tali funzionari, non tutti in verità, ammette che questo non è proprio il momento di essere spilorci, che per adesso il credito deve essere facilmente accessibile e i tassi di interesse devono essere bassi. Eppure, questi stessi uomini in completo scuro non vedono l'ora che arrivi il giorno in cui potranno tornare ai loro affari di sempre, e ad agguantare la ciotola del punch non appena la festa entra nel vivo.
E se invece il mondo nel quale stiamo vivendo da cinque anni a questa parte fosse la nuova normalità? E se le condizioni di depressione del momento fossero destinate a durare non un anno o due soltanto, ma decenni?
Si potrebbe supporre che le congetture di questo tipo siano di pertinenza di una frangia radicale. In verità, radicali lo sono sul serio. Ma frange mica tanto. Molti economisti si stanno trastullando con queste idee già da qualche tempo. E adesso diventano mainstream.
In realtà, le argomentazioni a favore di una "stagnazione secolare" — una condizione persistente nella quale l'economia depressa è la norma, con episodi rari e sporadici di piena occupazione — sono state presentate di recente con grande foga in uno dei consessi più rispettabili che si possano concepire: la grande conferenza annuale del Fondo monetario internazionale. A illustrare queste argomentazioni è stato niente meno che Larry Summers. Esatto, quel Larry Summers [Ex segretario del Tesoro degli Stati Uniti, ex direttore del Consiglio Economico Nazionale, insignito di numerosi premi, ndt].
Se Summers ha ragione, tutto ciò che tante persone rispettabili stanno dicendo in tema di politica economica è sbagliato, e continuerà a essere sbagliato per molto tempo a venire. Summers ha esordito sottolineando un punto che dovrebbe essere ovvio, ma di cui di fatto spesso non si tiene conto: la crisi finanziaria che ha avuto inizio con la Grande Recessione è ormai acqua passata. In verità, in base alla maggior parte degli indicatori, è finita oltre quattro anni fa. Nonostante ciò, la nostra economia continua a essere depressa.
Summers ha poi illustrato un altro punto collegato a quello: prima della crisi abbiamo avuto una grossa bolla immobiliare e del debito. Eppure, nonostante quella grossa bolla abbia incrementato notevolmente la spesa, l'economia nel suo complesso andava soltanto così e così: il mercato del lavoro era ok, ma non eccellente. E il boom non è mai stato potente a tal punto da determinare una significativa pressione inflazionistica.
Summers ha proseguito poi tirando la morale di quanto aveva illustrato. Noi, ha suggerito, abbiamo un'economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata — quanto meno è di lieve depressione — e riesce ad avvicinarsi soltanto un po' alla piena occupazione quando è trainata dalle bolle.
Aggiungerei dal canto mio qualche ulteriore dato. Si pensi all'indebitamento delle famiglie rispetto al loro reddito. Quel rapporto dal 1960 al 1985 è rimasto più o meno stabile, mentre è andato aumentando rapidamente e inesorabilmente dal 1985 al 2007, quando la crisi ha colpito. Eppure, perfino quando le famiglie sprofondavano nei debiti, nel complesso la performance della nostra economia in quel periodo è rimasta mediocre nel migliore dei casi, e la domanda non ha dato segni di andare oltre l'offerta. Se guardiamo al futuro, ovviamente sappiamo di non poter tornare indietro ai tempi di un indebitamento in costante aumento. Tuttavia, ciò significa una più debole domanda dei consumi. Senza quest'ultima, come si immagina di poter tornare alla piena occupazione?
Di nuovo, l'evidenza suggerisce che noi abbiamo un'economia la cui condizione normale è di lieve depressione, e i cui brevi momenti di crescita si verificano soltanto grazie alle bolle e a un indebitamento insostenibile.
Perché mai accade ciò? Una delle risposte possibili è la lenta crescita della popolazione. Se la popolazione aumenta, aumenta di conseguenza la domanda di case nuove, di edifici nuovi, di uffici nuovi, e così via. Quando tale crescita rallenta, la domanda cade. Negli anni Sessanta e Settanta, quando i baby boomer crescevano, la popolazione americana in età da lavoro aumentò rapidamente, e la forza lavoro crebbe ancor più velocemente quando le donne fecero il loro ingresso nel mercato del lavoro. Ormai, però, tutto ciò appartiene al passato. E gli effetti sono evidenti: perfino all'apice della bolla immobiliare non abbiamo costruito neppure lontanamente il numero di case che furono costruite negli anni Settanta.
Altro possibile fattore importante di cui si dovrebbe tener conto è quello dei continui deficit commerciali, apparsi negli anni Ottanta e che da allora hanno subito sì qualche fluttuazione, ma senza mai scomparire del tutto.
Perché tutto ciò dovrebbe essere importante? Uno dei motivi è che i banchieri centrali devono smettere di parlare di "exit strategy". L'"easy money", il denaro facile, dovrebbe restare con noi — e probabilmente resterà — per molto tempo ancora. Ciò a sua volta significa che possiamo tranquillamente fregarcene di tutte quelle storie da paura sull'indebitamento pubblico, riassumibili nella frase: «Non sarà un problema adesso, ma aspetta che si alzino i tassi di interesse!».
Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza costante alla depressione, vivremo sotto le regole contrarie dell'economia della depressione — nella quale la virtù è un vizio e la prudenza è follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (compresi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) fanno stare peggio tutti quanti — per molto, molto tempo.
So che molte persone detestano sentir parlare di queste cose, che colpiscono il loro senso di onestà, offendono il loro stesso senso etico. Si presume infatti che l'economia consista nel fare scelte difficili (a spese degli altri, naturalmente); non che consista nel persuadere la gente a spendere di più.
Ma, come ha detto Summers, la crisi «non è finita finché non sarà finita ». E la realtà economica è quella che è. E ciò che quella realtà sembra essere in questo preciso momento è una realtà nella quale le regole della depressione varranno per molto, molto tempo.
segnalato da controlacrisi.org

 

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