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La crisi delle edicole dei giornali

edicola 350ok mindi Ermisio Mazzocchi - Le edicole dei giornali chiudono. I punti vendita sono 326, in base alla legge detta di sperimentazione che consente di vendere i giornali non solo nelle tradizionali edicole, dette esclusive, ma anche nei bar, nei centri commerciali, nelle tabaccherie, nelle cartolerie. In provincia fino al 2019 la situazione è la seguente: circa 80 sono edicole esclusive (quelle con il chiostro) e 240 le promiscue. Nel 2014 erano rispettivamente 120 e 260 per un totale di 380 punti vendita.

Il dato di Frosinone città è indicativo della crisi che investe questo settore commerciale. Nel 2017 vi erano 23 edicole esclusive (chiostro), nel 2020 sono 6. Ad Anagni si riducono ancora di più, con 2 edicole di antica tradizione che chiudono nel 2019. Una contrazione che riproduce effetti negativi su tutta la filiera dai gestori di edicole ai distributori dei giornali, (smistatori, trasportatori, assistenti) alla stessa produzione di giornali (tipografie, carta ecc.) e di altro. Si può ipotizzare solo per il nostro territorio un coinvolgimento di circa 1.500 persone che sono a rischio per il proprio lavoro e quindi del proprio reddito.

Una crisi che si estende ad altre città, come Roma, dove negli ultimi 5 anni hanno chiuso oltre il 30% degli esercizi; nella stessa Lombardia delle 900 edicole che c'erano all'inizio degli anni duemila ne rimangono 480. A Bologna chiudono le edicole anche nei centri commerciali. A Torino nella piazza Statuto vi erano dieci anni fa quattro edicole, da oggi nemmeno una.

Il governo con il sottosegretario con delega all'editoria, Andrea Martella del PD, in questi giorni sta cercando di trovare soddisfacenti soluzioni, come il credito di imposta di circa duemila euro annui per esercizio che dovrebbe compensare le tasse locali Tari e Tasi e le spese di affitto.
Il governo è impegnato a sostenere gli acquisti dei giornali nelle scuole e il piano per l'editoria 5.0 dedicato al post digitale. L'informatizzazione potrà essere una possibilità di sostegno ai giornalai, di modo che le edicole eroghino servizi anagrafici e diventino un punto dove chiedere un certificato di nascita o di residenza. Alcuni esperimenti si stanno svolgendo a Roma, Milano e altre città.

Nella provincia di Frosinone non ci sono questi sevizi. La situazione è al limite del collasso con implicazioni di enorme portata per l'informazione e la circolazione della cultura e delle sue diverse espressioni. Gli edicolanti che resistono tenacemente in tutta l'Italia saranno circa cinquemila. A questo si aggiunge che da 11 anni non viene rinnovato l'accordo tra edicolanti ed editori e la trattativa è impantana dalla primavera del 2019.
Una situazione allarmante che dovrebbe indurre ad azioni più immediate e concrete, sollecitando anche i comuni a svolgere iniziative a sostegno di questa categoria, come è avvenuto nel comune di Firenze che ha adottato misure concrete per sgravi fiscali, esenzione e agevolazioni su Tosap e Cosap per i proprietari e i gestori di edicole nel territorio comunale.

Le ricadute della crisi profonda dei centri di distribuzione della carta stampata, soprattutto dei giornali, sono evidenti su tutto il sistema della informazione, che restringe il suo campo di circolazione degli strumenti di cultura e formazione dell'opinione pubblica. La ricorsa ai giornali online potrebbe essere un ulteriore strumento di circolazione dell'informazione, che in mancanza di norme che garantiscano la qualità delle pubblicazioni purtroppo si presta a speculazioni di ogni genere. Oltre ad avere aspetti di prosciugamento della circolazione delle idee e del confronto che un giornale a carta stampata fino ad ora ha garantito. Spesso le posizioni espresse on line si auto ghettizzano in gruppi e sottogruppi dove chi legge e scrive parla di opinioni rigorosamente condivise. Mancano due fondamentali individuazioni: fonti e verifica delle notizie.

Altri strumenti di comunicazione, ma non dello stesso livello del vero giornale online, sono dei blog dove mi pare prevalgano opinioni personali, legittime sicuramente, ma che spesso informano prevalentemente di posizioni di singoli personaggi.

In ogni caso l’informazione on line deve fare ancora molta strada per attestarsi al livello di qualità che la carta stampata si è conquistata fino ad oggi e richiedono notevoli investimenti finanziari e strutture adeguate.
È evidente che i rischi di una riduzione della circolazione non solo della informazione, ma anche ed essenzialmente delle espressioni della cultura politica, economica, artistica, scientifica e altro, trovano uno spazio ridotto, se non limitati a semplici e sintetici annunci.

Corriere della Sera e Repubblica riproducono online il loro giornale, ma a pagamento, ed è sempre una riproduzione della carta stampata, riducendo in questo modo i rischi che abbiamo ritenuto possibile con una desertificazione delle edicole dei giornali, ma queste tuttavia cannibalizzano. I contenuti si dovrebbero diversificare, almeno fra notizia che tempestivamente arriva e approfondimento reale e indagine rigorosa d’inchiesta.

Nella provincia di Frosinone, i giornali a carta stampata a tiratura locale sono ridotti a due, cui aggiungere una pagina provinciale del Messaggero, mentre alcuni anni fa erano in numero maggiore. E anche essi ricorrono a una riproduzione online del loro giornale.

Tuttavia, rimane il problema della caduta della presenza delle edicole dei giornali.
Le implicazioni in questo ambito sono numerose e di difficile composizione. Questo non deve indurre a rinunciare a ricercare soluzioni, a cominciare dal governo e della stessa regione Lazio, che possano sostenere un ampliamento dei centri di distribuzione della cultura giornalistica.
Non è pensabile una totale scomparsa di essi, saremmo privati della nostra libertà di scelta e della molteplicità della libera espressione.

4 febbraio 2020

 

 

 

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