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Ferentino. Emergenza Covid 19 ed ex Edificio Paolini

“L’ ex Edificio Paolini può tornare ad essere un polo scolastico utile ad affrontare l’emergenza covid”

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260La crisi del sistema scolastico italiano determinata dalla pandemia del coronavirus ha evidenziato la necessità di migliorare le strutture scolastiche esistenti e di recuperare le strutture scolastiche dismesse per consentire lo svolgimento in sicurezza delle attività didattiche nel rispetto del distanziamento fisico di studenti e docenti.

Ferentino si caratterizza per la presenza di un edificio scolastico, la ex Scuola Paolini, ubicato nel centro della città, dismesso dal 2004 ed inserito dal 2008 nel progetto di pianificazione urbanistica della Società di Trasformazione Urbana, ormai, a distanza di ben dodici anni, palesemente irrealizzato ed irrealizzabile, tanto che il Comune di Ferentino, con netto ritardo è giunto alla liquidazione della Società “Aulo Quintilio”.

Il Comune di Ferentino e la cittadinanza di Ferentino hanno l’occasione storica di ridare vita alla scuola Paolini, utilizzando le molteplici opportunità di finanziamento per l’edilizia scolastica messe a disposizione dall’Unione Europea, dallo Stato e dalla Regione Lazio proprio per dare risposte all’emergenza generata dalla pandemia.

Sinistra Italiana torna ad appellarsi al Consiglio Comunale , ai partiti politici, alle associazioni ed ai cittadiniMarcoMaddalena microfono 350 260 di Ferentino affinché si attivi immediatamente una coerente e vigorosa azione politica ed amministrativa che ridia vita alla scuola “Paolini” e cancelli l’immagine vergognosa del palazzo fantasma alla quale per troppi anni troppi cittadini si sono abituati, come se fosse parte integrante e naturale del paesaggio urbano della Città e non la conseguenza di scelte rivelatesi purtroppo oggettivamente sbagliate.

L’ affermazione della centralità della scuola non può soltanto ridursi ad esercizio di facile retorica ma deve invece essere concretamente messa al centro degli obiettivi della politica comunale, rispetto ai quali i cittadini debbono esercitare un’azione di stimolo, di controllo e di verifica dei risultati ottenuti.

Marco Maddalena - Sinistra Italiana

 

 

 

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Pericolo "povertà", altra emergenza

Unione Artigiani Italiani: “La vera emergenza sarà la povertà”

20200323 unione artigiani italiani minCome avevamo ampiamente previsto le nostre preoccupazioni sulle misure del Governo per la fase 2 purtroppo si stanno tramutando in certezze. È triste doverlo ammettere, ma la Politica ha abdicato a favore di presunte task Force e di Scienziati che distanti anni luce dalla realtà e dai problemi reali del Paese.

In queste ore assistiamo a iniziative Regionali che puntualmente vengono bocciate dal Governo, con ricorsi al Tar per impugnare le Ordinanze dei Governatori, che conoscendo meglio di tutti le peculiarità del loro Territorio stanno tentando di dare risposte alle migliaia di Commercianti e Ristoratori ormai in ginocchio.

“Noi dell’Unione Artigiani Italiani continuiamo a gridare a gran voce che le piccole e micro imprese sono l'ossatura del nostro Paese” lo sfogo del Presidente Nazionale Gabriele Tullio “vanno accompagnate per mano verso la ripresa, non vessate con piani impresentabili di impossibile o fantascientifiche realizzazioni con oneri e soluzioni che porterà i clienti a decidere di non usufruirne.

Il Governo deve inserire nelle suddette Task Force i diretti interessati (coloro che il campo lo vivono ogni giorno!) per avere risposte e soluzioni condivisibili che siano applicabili nel rispetto del distanziamento sociale e della tutela dei clienti.” Abbiamo assistito a balzelli continui a partire dalle mascherine, le certificazioni che dovessero avere, fino ad affermare che quelle autoprodotte in casa vanno bene. E mentre la grande distribuzione non si è fermata un secondo e oggi viene elogiata alla stregua degli Eroi raddoppiando in alcuni casi i fatturati, tutte le piccole e micro imprese non ci stanno e sono pronti a dare battaglia.

Interviene anche il Presidente Nazionale della Federazione Giovani Imprenditori UAI Cosimo Damiano Carlucci “non permetteremo a nessuno di distruggere i sogni creati con il duro lavoro, frutto di più generazioni che hanno sacrificato sé stessi per dare a questa Italia un’impronta ed un’immagine apprezzata da milioni di turisti che si riversano ogni anno nella nostra penisola. Ristorazione e Turismo sono (anche se per pochi mesi in estate) il sostentamento di milioni di lavoratori stagionali e a chiamata prevalentemente al Centro Sud che punta all’offerta turistica per rimanere a galla”. “Rappresentiamo Imprese da 30 Anni” conclude Gabriele Tullio “ed è imprescindibile che le aziende scelgano di farsi rappresentare da chi li ascolta realmente ogni giorno, soprattutto ora, quando in ballo c’è il futuro e la sopravvivenza imprenditoriale”.

 

 

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UGL: "Oltre l’emergenza covid-19”

“Italiani, lavoro ed economia oltre l’emergenza covid-19”: ecco il rapporto Censis-Ugl

UGL logoellissi 350 minCome gli italiani stanno affrontando l’emergenza sanitaria e quali sono le aspettative per il futuro. Questi i temi del primo Rapporto Censis-UGL dal titolo “Italiani, lavoro ed economia oltre l’emergenza Covid-19” realizzato per il 70esimo anniversario del sindacato.

Dal rapporto emerge come ci sia preoccupazione per la salute e incertezza riguardo il futuro e il lavoro. Il 57,1% degli italiani giudica il futuro piuttosto nebuloso, il 25,5% crede nella ripresa e il 17,4% si dimostra confuso. Sul fronte del lavoro il 50% degli intervistati teme la disoccupazione e il 62% è convinto che ci sarà l’inevitabile aumento della stessa. I diffusi dall’Istat, che indicano come gli inattivi tra i 15 e i 64 anni siano a marzo in forte crescita di 301mila unità, con un tasso di 0,8 punti che lo attesta al 35,7% aumentano i timori. Tra le paure anche quella di perdere i propri risparmi.

Se per l’occupazione il decennio post-crisi è stato segnato dal lento ritorno ai livelli occupazionali pre-crisi (la variazione percentuale del numero di occupati segna +2,9%, pari a +661.149 unità nel 2009-2019) il mercato del lavoro ha visto la crescita di tempo determinato e part-time con la conseguente diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie. I dati relativi al bimestre gennaio-febbraio 2020 (rispetto allo stesso periodo del 2019) non mutano il profilo: occupati stabili (+0,1%), tempo determinato a +1,8%, tempo indeterminato +0,4%. Il 51,5% del totale dei lavoratori riguarda i settori essenziali e il rimanente 48,5% quelli dei settori bloccati pari a circa 7,1 milioni di lavoratori (tra cui giovani, contratti precari, più bassi redditi e microimprese con un solo addetto, a cui vanno aggiunti gli operatori delle varie forme della gig-economy).

Per quasi 9 italiani su 10 (l’88,6%) lo Stato è considerato non presente come dovrebbe. Una convinzione più radicata tra le persone con un basso titolo di studio (34,4%), i redditi bassi (32,4%), e i disoccupati (30,9%). In tale contesto, emerge una rinnovata attenzione ad organismi intermedi, come il sindacato, nel quale ha fiducia il 34,9% degli italiani, con percentuali più alte tra laureati (38,3%), operai ed esecutivi (37,3%).

 

 

 

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Emergenza Coronavirus: La concretezza della carità - Due

Prosegue l’impegno della Caritas Diocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino grazie anche alle donazioni:

Caritasdiocesana 350 min- la Banca Popolare del Frusinate ha impiegato delle risorse per l’acquisto di buoni spesa da donare alle parrocchie della Diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, grazie all’attenzione del presidente Domenico Polselli, dell’amministratore Rinaldo Scaccia e dell’intero Consiglio di amministrazione.
- Proseguono le donazioni di molte aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti Frosinone, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio;

Per le donazioni di prodotti, si ringraziano inoltre le aziende e i marchi: Perfetti Van Melle
(tramite l’agenzia Tarquini di Frosinone): Nuovo Pastificio Fioravanti; Farine Polselli; Croce Rosse; Panificio De Santis di Alatri; Migro.


Come lo ha definito nei giorni scorsi il vescovo Spreafico «E’ il “contagio positivo”, quello del bene, che può coinvolgere tutti noi e renderci vincitori davanti al male, perché uniti nell’attenzione amorevole verso chi è più povero».

Per informazioni è possibile rivolgersi alla Caritas diocesana allo 0775.839388: quanti vivono un momento di difficoltà – anche a causa dell’emergenza dovuta al coronavirus – troveranno ascolto e sostegno.
Ma è anche possibile offrire il proprio aiuto alle tante attività Caritas: si può donare il proprio tempo per attività di volontariato, si possono effettuare donazioni di generi alimentari e prodotti per l’igiene personale, oppure contribuire con una offerta.

 

 

 

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Concretezza della carità nell'emergenza coronavirus

Carita Diocesana

Caritasdiocesana 350 minAiutate migliaia di persone bisognose grazie al contributo di Enti, imprese e cittadini

Migliaia di persone aiutate aumentando gli aiuti alimentari. E’ questa la risposta all'emergenza Coronavirus che la Caritas della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino sta mettendo in campo con il sostegno di tutto il territorio. Un segnale forte di solidarietà per il quale, come Caritas, ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo nell'aiutare famiglie e persone in difficoltà.

Le prime richieste di aiuto sono arrivate già dagli inizi di marzo. Persone sole, famiglie senza reddito che con la crisi causata dal Coronavirus hanno visto la loro situazione peggiorare. Per questo è stato chiesto un aiuto immediato ad istituzioni, imprese ed enti del territorio per rispondere prontamente e in tempi velocissimi all'emergenza. E la risposta è arrivata.

Il Vescovo, MONS. AMBROGIO SPREAFICO, ha voluto che ogni sforzo venisse moltiplicato per essere accanto a chi si trova nel bisogno: anziani soli, famiglie giovani che hanno perso il lavoro, persone senza dimora, chi aveva piccoli lavoretti non regolari.

Sono stati già distribuiti aiuti alimentari tramite le parrocchie e la mensa diocesana per 19.200 euro, oltre ai consueti carichi settimanali di frutta e verdura provenienti dalle eccedenze di produzione, finanziati dall’Unione Europea.

Sono arrivate finora, alla Caritas diocesana, offerte per 14.000 euro.

Si ringraziano in particolare:Donazione Coldiretti 350 2 min

- l’azienda Inca Pharm di Frosinone, consociata della tedesca Carinopharm della Bassa Sassonia, per la grande solidarietà dimostrata;
- la Provincia di Frosinone che ha già stanziato un fondo di solidarietà per tutte le Caritas della Provincia.
- le molte le aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio.

Gli interventi di sostegno attuati tramite 38 realtà parrocchiali e interparrocchiali hanno finora riguardato 16 comuni: Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Ceprano, Ripi, Castro dei Volsci, Supino, Pofi e Amaseno, Patrica, Vallecorsa, Arnara e Villa Santo Stefano.

Il servizio della mensa diocesana (presso l’ex Ospedale di viale Mazzini, a Frosinone), curato dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, assicura 4 volte la settimana sostegno a sempre più persone, superando in alcuni turni le 150 persone rispetto ad un media precedente di 50.

Dal lunedì al sabato è sempre attivo il servizio di pronto intervento presso la sede della Caritas diocesana al numero 0775/839388.

 

 

 

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Ceccano. Proposta del PD per l'emergenza

Dal Circolo “Guido Rossa” - Ceccano

BANDIERE PD 350 260Potenziamento servizio socio-sanitario pubblico sul territorio

Le vicende legate alla gestione dell’emergenza per l’epidemia da COVID-19 in corso impongono una riflessione critica sull’offerta sanitaria.
Il nostro Sistema Sanitario Nazionale, depotenziato dai tagli alla spesa pubblica applicati negli ultimi anni è messo a dura prova in questa fase emergenziale.
Evidenziamo che il sistema ospedaliero italiano ha visto una costante riduzione della spesa (con conseguente perdita di posti letto disponibili) a fronte del crescente fabbisogno sanitario e lo sbilanciamento dell’offerta verso il settore privato, per esempio:
• nel 1998 si contavano bel 1381 istituti (di cui 61,3% pubblici e 38,7% privati) per 5,8 posti letto su 1000 abitanti mentre nel 2017 gli istituti di cura arrivano a 1000 (51,8% pubblici e 48,20% privati) per appena 3,6 posti letto ogni 1000 abitanti
Sono i fatti a imporsi in tutta evidenza e al netto di ogni spinta retorica e sarà necessario ripensare gli investimenti e le azioni a tutela della salute quale diritto dell’individuo e interesse collettivo.
Nella nostra Città la Casa della Salute, ospitata nella struttura del Santa Maria della Pietà, è il centro di erogazione dei principali servizi territoriali del distretto sanitario e offre un servizio di continuità assistenziale e di prossimità.
E’ in questo contesto di necessità della ristrutturazione dell’offerta sanitaria pubblica che chiediamo che sia verificata anche la possibilità di potenziamento dell’offerta sanitaria del territorio considerando anche la disponibilità di questa struttura, partendo per esempio dall’ampliamento dell’unità di degenza infermieristica, che in questo momento potrebbe essere destinata alla collocazione dei pazienti sub acuti e per decongestionare l’Ospedale di Frosinone e in generale, anche dopo l’emergenza, come presidio attivo strategico per il distretto sanitario e prezioso per l’ampio bacino di utenza servito.

04 Aprile 2020 Il circolo cittadino

 

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Mani di forbici

Colpe? 37 miliardi di tagli avvenuti nella sanità pubblica

manidiforbici 350 mindi Aldo Pirone - Stamane in Senato il ministro della sanità Roberto Speranza ha informato con puntualità e con la sua consueta sobrietà dell’andamento dell’epidemia da Coronavirus nel nostro paese.
Nel dibattito è intervenuto anche Matteo Renzi, più che altro per segnalare a sé e agli altri la sua esistenza in vita. Non ha mancato di condire il suo eloquio con le solite frasi retoriche che volevano nelle sue intenzioni essere ad effetto sugli ascoltatori ma che, vista la situazione tragica in cui venivano a collocarsi, suonavano soltanto e irrimediabilmente pietose. Nella sua ricerca tanto spasmodica quanto sfortunata di trovare motivi passati e futuri per colpire il governo Conte ha riproposto una futura commissione d’inchiesta su quel che sta succedendo con il coronavirus nel nostro paese.

"Di fronte a un'ecatombe con 12mila morti – dice - dobbiamo farci domande, anche sul passato. Questo Parlamento dovrà riflettere su quello che non ha funzionato, dalle mascherine ai tamponi, serve una Commissione parlamentare d'inchiesta". Nell’interrogativo del “bomba” è implicito anche il tentativo di trovare un colpevole che lui immagina avere, ovviamente, le fattezze di Conte.

Una risposta gliel’ha fornita ieri il “Data room” di Milena Gabanelli. La giornalista d’inchiesta ha pubblicato sul “Corriere della sera” un esame dettagliato dei 37 miliardi di tagli avvenuti nella sanità pubblica in questi ultimi dieci anni, raffrontati ai numeri di altri paesi europei. La Gabanelli non fa sconti politicamente a nessuno, a destra e a sinistra: da D’Alema a Berlusconi da Monti a Letta, da Renzi a Gentiloni e anche a Conte.

Secondo la Gabanelli in questa lungimirante categoria di “mani di forbici” a svettare su tutti è proprio Renzi. Nel triennio delle sue finanziarie (2015-2017) ha tagliato alla nostra Sanità pubblica ben 16,6 miliardi di euro, quasi il 50% del totale decennale.

Volendo seguire le cervellotiche congetture renziane, un’eventuale commissione d’inchiesta dovrebbe concludere che almeno il 50% dei decessi da Covid 19 vanno addebitati allo statista di Rignano.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Art.UNO e i decreti del Governo

  • Pubblicato in Partiti

Covid 19 e inizitive del Governo

artunoroma 350 mindi Piero Latino - Si è svolta una riunione del artito Articolo Uno che ha visto impegnati i Segratri regionali e delle Aree metropolitane insieme ai responsabili dei dipartimenti.

Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’economia, ha svolto una relazione introduttiva per illustrare i contenuti del decreto di marzo e per avviare la discussione sul decreto di aprile. Dal suo intervento è emersa tutta l’importanza del rapporto con l’Unione europea e con gli altri Stati in merito alle misure già assunte dai singoli governi nazionali e, soprattutto, a quelle che dovranno essere assunte nelle prossime settimane e mesi.

La sospensione del Patto di stabilità e la decisione della BCE di immettere nel sistema finanziario 750 miliardi di euro anche per acquistare titoli di stato dei paesi dell’Unione sono misure eccezionali che stanno consentendo di affrontare queste settimane di emergenza ma è chiaro che in prospettiva solo una condivisione degli strumenti e degli oneri finanziari che ne derivano, come gli eurobond o i coronabond può assicurare la tenuta dell’Unione europea.

In questo senso Articolo Uno esprime tutto il proprio sostegno all’azione che il Presidente del Consiglio sta portando avanti nelle sedi deputate e invita tutti gli alleati della maggioranza ad assumere lo stesso atteggiamento evitando di avanzare, in questa fase, proposte alternative che indeboliscono l’iniziativa del governo italiano impegnato in una delicatissima e fondamentale trattativa. La nostra contrarietà all’utilizzo del Mes deriva principalmente dalla esigenza che l’Italia ha di ricorrere a prestiti con tassi d’interesse bassi, vicini allo zero, e a lunga scadenza, in modo tale da ammortizzare al massimo il costo delle misure che stiamo adottando per contrastare, sul piano economico e sociale, la crisi determinata dal virus. Il meccanismo previsto in caso di utilizzo del Mes, invece, prevede solo due anni di tempo e condizioni vincolanti per il rientro nei parametri economici dell’Unione. E’ chiaro che non è lo strumento adatto per il nostro Paese.

Nel merito del decreto di marzo la questione principale è la velocità con la quale le misure previste verranno effettivamente realizzate: il pagamento della Cassa integrazione ad opera delle Regioni e dell’INPS deve avvenire in tempi rapidissimi al fine di garantire a tutti i lavoratori di non rimanere senza reddito. Sono state adottate misure di snellimento delle procedure previste e organizzate specifiche task-force per smaltire l’enorme mole di richieste che stanno arrivando dalle aziende.

Analogo discorso vale per le richieste dell’una tantum di 600 euro previste per le partite Iva e i professionisti. Il governo sta lavorando per un accordo con l’Abi, l’associazione delle banche, per rispettare l’indicazione del 15 aprile come data utile per la riscossione degli emolumenti per tutti.

Per il decreto di aprile la novità maggiore dovrebbe essere l’istituzione di un Reddito di emergenza temporaneo che consenta di tutelare anche coloro che rimarranno scoperti dalle misure previste dal decreto di marzo: colf e badanti, lavoratori in nero e tutti coloro ai quali non è stato rinnovato o non sarà rinnovato il contratto. Come sapete, per la prima volta dal dopo-guerra i licenziamenti sono stati bloccati: si tratta di una misura giusta che, però, non copre il mancato rinnovo di un contratto poiché, giuridicamente non è un licenziamento.

Ecco perché il Reddito di emergenza, sorta di reddito di cittadinanza a tempo, è uno strumento semplice ed efficace, capace di colmare le lacune delle misure, pure molto importanti, varate a marzo.

Articolo Uno sostiene fortemente questa proposta che contribuisce alla costruzione di un impianto universalistico di welfare capace di proteggere tutti i cittadini che perdono o vedono ridotto il proprio reddito. Tutele per tutti e stop ai licenziamenti come condizione per erogare i finanziamenti pubblici alle aziende e difendere il nostro tessuto produttivo: riteniamo che sia questa la via giusta per uscire dalla crisi valorizzando il lavoro che è la parte più larga e importante della società italiana.

Infine è di ieri il decreto che anticipa 4,3 miliardi di euro ai comuni per i servizi sociali e stanzia 400 milioni per la spesa alimentare, un primo passo importante verso la parte più debole della società. Le opposizioni, in particolare la Lega di Salvini stanno facendo una campagna propagandistica miserabile basata su due fake news: la prima riguarda l’esiguità dei 400 milioni e la seconda una presunta disparità delle risorse a favore del Sud e a discapito del Nord.

Si legge in queste ore sui social che il governo avrebbe stanziato 6,5 euro a testa per la spesa alimentare. Questa cifra si ricava dividendo i 400 milioni per l’intera popolazione italiana composta da 60 milioni di abitanti. E’ un inganno ignobile che va denunciato da tutti noi con forza: questi fondi sono destinati ai cosiddetti indigenti, cioè a coloro che vivono sotto la soglia di povertà e comunque si trovano in una situazione di disagio. E’ quindi una misura di giustizia sociale che dobbiamo difendere e valorizzare con forza denunciando la lotta della Lega contro i poveri invece che contro la povertà. La seconda fake news ci riporta ai bei tempi della Lega Nord e degli slogan contro il mezzogiorno. Il governo ha deciso di suddividere i 400 milioni utilizzando due criteri: il numero di abitanti determina l’80% dello stanziamento, pari a 320 milioni di euro, mentre il reddito pro-capite dei singoli comuni rispetto al reddito medio nazionale determina il restante 20%, pari a 80 milioni di euro. Accade così che a parità di abitanti i Comuni con reddito inferiore abbiano assegnate un po’ di risorse in più. Ecco che il Coronavirus ci costringe a riflettere sulle disuguaglianze sociali e tra il Sud e il Nord del Paese e di nuovo la Lega si oppone ad un racconto di verità e sceglie la via dell’agitazione razzista per dividere gli italiani.

E’ importante che gli interventi contro il disagio vadano ancora più in profondità consentendo di affrontare la violenza di genere nelle mura domestiche un fenomeno che fatica ad emergere ma che ha invece enorme diffusione.
Lo stesso vale per il disagio mentale e psicologico causato da questo prolungato periodo di permanenza in casa: moltissimi cittadini si rivolgono ai servizi sociali per ricevere aiuto e faticano ad avere risposte adeguate.

Articolo Uno proporrà un ventaglio di iniziative in questa direzione con adeguati finanziamenti.

Questa è in sintesi la discussione svolta e le decisioni assunte.

Questa epidemia ha messo a dura prova tutte le forze politiche, compresa la nostra: è una prova difficile ma possiamo affrontarla anche grazie alla tecnologia informatica. Nei prossimi giorni proveremo ad organizzare una riunione on-line e sarete informati per tempo delle modalità con le quali sarà possibile partecipare. Nel frattempo proveremo a far circolare le informazioni e le prese di posizione di Articolo Uno e del governo utilizzando i classici canali social.

La riunione si chiude con la richiesta di lottare per sconfiggere il virus, combattere la destra nazionalista e le forze liberiste per cambiare in meglio l’Italia.

 

 

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I buoni per l’emergenza alimentare

Covid 19

Coronavirus spesa supermercato 350 mindi Angelino Loffredi - Questa mattina la notizia più commentata riguarda l’assegnazione, da parte delle autorità governative ai comuni italiani, della disponibilità di 400 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza alimentare, aggravata dalle ripercussioni sociali dovute alla diffusione del Corona Virus.

Non è il caso, per ora, di discutere se la cifra sia sufficiente o meno, è importante seguirne la direttrice di marcia, che si muove, giustamente, per sostenere gli ultimi, chi sta peggio.

Proprio per questo credo sia importante mantenere l’attenzione attorno al tema e conoscere la somma disponibile per il comune di Ceccano e quando questa sarà concretamente erogabile.

Sin da ora il comune deve essere in grado di avere sotto gli occhi un quadro reale del disagio sociale dei propri cittadini in modo da essere in grado, da subito, di soddisfare le esigenze più urgenti.

Oggi più di ieri esiste la necessità di conoscere, seguire ed intervenire. Non bisogna rilasciare cambiali in bianco nelle mani di nessuno. Se vogliamo evitare che i Buoni alimentari cadano nelle mani di chi non ne ha diritto la Partecipazione e la Trasparenza rimangono gli unici strumenti per fronteggiare positivamente situazioni dolorose e precarie utilizzando metodi giusti e non di favore.

Ceccano 30 marzo 2020

 

 

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Covid 19: riaprire ex-struttura ospedaliera di Anagni

Documento del 19 marzo 2020 del Comitato “Salviamo l’ ospedale di Anagni"

anagni presidio ospedalieroDestinatari

Sindaco di Anagni
Prefetto di Frosinone
Direttore Asl di Frosinone
Presidente Provincia di Frosinone
Presidente Regione Lazio
Assessore sanità Regione Lazio
Direzione sanitaria e amministrativa del Ministero della Salute
Direzione generale e sanitaria dell’ Ospedale Spallanzani di Roma
Capo della Protezione Civile
Commissario straordinario del Governo

In queste giornate di preoccupante emergenza sanitaria per tutto il territorio nazionale nelle quali appare sempre più urgente il ricorso a strutture di supporto e all’ assunzione di medici, infermieri e operatori sanitari, oltre all’ aumento dei posti letto negli ospedali e alla creazione di reparti nuovi, il Comitato scrivente, come ha già fatto nella settimana scorsa, torna a chiedere nuovamente alle autorità competenti di valutare con consapevolezza e responsabilità l’ utilizzo e l’ adeguamento di alcuni reparti della ex-struttura ospedaliera di Anagni, per offrire un concreto aiuto all’ organizzazione di servizi di terapia e assistenza sanitaria nella necessità, purtroppo molto probabile, di un aumento dei casi di contagio da coronavirus. Le richieste attuali non si discostano da quelle ripetutamente avanzate in tempi di “normalità“.

Ora sono drammaticamente imprescindibili :
. riapertura del laboratorio di analisi
. riapertura della radiologia H 24
. assunzione di medici-dedicati per il PUNTO DI PRIMO INTERVENTO. con presenza addizionale di un anestesista H 24 e di un cardiologo H-24; nonché di personale infermieristico ed ausiliario in ragione sufficiente alla rotazione.
A questi essenziali servizi andrebbero aggiunti il rafforzamento del servizio di farmacia e la presenza
di personale di vigilanza e di centralino, così come l’ apertura di un punto di osservazione breve OBI.

Tali urgentissime necessità sembrano evidenziarsi anche dalle dichiarazioni del Sindaco di Anagni che riportiamo volentieri:

“In merito all'ex ospedale di Anagni è bene precisare che, di concerto con la commissione sanità e con tutti i sindaci dell'area Nord, abbiamo formalizzato una richiesta ufficiale per la riapertura straordinaria della nostra struttura, alla Asl, al ministero della sanità e alla regione. È stata data da parte della amministrazione la disponibilità, anche economica, per la riapertura dell'ex reparto UTIC, da destinare a terapia subintensiva per 5/6 posti e per un reparto di degenza. L'amministrazione inoltre si è fatta promotrice ad invitare alcuni imprenditori a donare strumentazioni sanitarie per fronteggiare l'emergenza, ricevendo in tal senso ampia disponibilità”.

Dobbiamo augurarci tutti che alle richieste seguano, tempestivamente, le risposte in termini di concretezza e per tale obiettivo le richieste stesse dovrebbero essere indirizzate anche alla Protezione Civile e al Commissario straordinario Domenico Arcuri che, tra i suoi ampi poteri, avrà anche quello di requisire strutture per una maggiore disponibilità di posti letto, in una situazione difficilissima, aggravata dalla incerta capacità di risposta del sistema sanitario del nostro territorio e concorrere ad alleggerire la pressione sia sulle strutture di Frosinone che di Colleferro.

Il Comitato invita Associazioni e Comitati cittadini ad unirsi per una lotta tanto più difficile quanto irrinunciabile per la Salute, bene prioritario di tutti, e per l’ impegno che vede il nostro paese in prima linea per le iniziative intraprese con coraggio e responsabilità.

Il comitato ”Salviamo l’ Ospedale di Anagni“

Per info telefonare al n.: 3930723990.
mail: .

 

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