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La lunga età del legno

lungaetàdellegno ruta 350 minSi svolgerà Venerdì 24 Gennaio alle ore 18.00 presso il Grid di Frosinone l'attesa presentazione del libro di Carlo Ruta "La lunga età del legno. I paradossi della materia «debole» e le rotte delle civiltà" edito da Edizioni di Storia e studi sociali.

l legno, nella lunga vicenda umana, verrà focalizzato da una prospettiva nuova, quella del suo rapporto con gli sviluppi della razionalità. Carlo Ruta definirà, in particolare, un modello interpretativo che rilegge diverse esperienze di civiltà, dall'età protostorica a quella moderna, ricercandone le relazioni con il legno: materia "debole", di natura organica, e tuttavia dotata di una forza straordinaria, preminente, che ha segnato profondamente epoche, culture materiali e i saperi scientifici e tecnici di tutti i tempi. Si tratta di un progetto nuovo. Negli orizzonti delle risorse naturali disponibili, il legno è una vicenda a sé, presente e tuttavia oscurata, restia a lasciarsi fissare in modo perentorio nel catalogo cronologico delle età, che vengono raccordate invece ai dati materiali consolidati della pietra e dei metalli, e dalle loro dinamiche complesse di età in età, di successione, sostituzione e interazione. Il legno si presenta come diverso, per la sua porosità, la duttilità e soprattutto, in rapporto al volume, per la sua leggerezza, che sin dalla preistoria più profonda gli ha conferito una funzione a sé, a misura della manualità umana.

Modera lo scrittore Diego Protani.

 

 

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Sempre più “anziano” il futuro, benvenuti i servizi ad hoc per quell’età

Anziani in farmacia 350 260di Elia Fiorillo - Le farmacie e il pagamento dei bollettini postali. Il trafiletto era quasi nascosto nelle pagine interne del giornale che stavo leggendo. Poche righe che annunciavano una vera rivoluzione nei servizi, in particolare per gli anziani. C’era scritto: “La farmacia in Italia si candida ad allargare la gamma dei servizi al cittadino... I farmacisti si preparano a una nuova iniziativa: far pagare i bollettini postali direttamente con il Pos al banco”. L’ultima volta che sono stato alle poste della mia città, ad un ufficio secondario, ho aspettato più di un’ora per fare una raccomandata. La volta prima, più o meno trequarti d’ora solo per ritirare una “maledetta” - per me si capisce – multa per sconfinamento in corsia preferenziale. E in quelle ore passate nell’ufficio postale non potevo, pur volendo, estraniarmi da tanta umanità dolente e anziana, che aspettava il proprio turno per ritirare i pochi soldi della pensione di anzianità. O fare interminabili file per saldare, tramite bollettino postale, la bolletta del gas o dell’energia elettrica, per la preoccupazione, oltre misura, che un ritardo di pagamento anche minimo potesse comportare possibili tagli all’erogazione di questi due beni vitali. Per chi è solo a casa e non può contare su amici e parenti, piccole cose d’ordinaria amministrazione diventano problematiche quasi insormontabili. Ben venga allora tutto quello che può agevolare i soggetti più deboli della società a non sprecare tempo prezioso e, soprattutto, a essere sottoposti ad inutili stress.

Più l’età avanza e più spesso ti trovi ad avere a che fare con la “farmacia”. Una volta ti capitava d’andarci poche volte all’anno. Poi, sempre più spesso, quasi una volta a settimana. Gli anni passano e i farmaci per star bene aumentano. Il “farmacista”, sia femmina o maschio, diventa un amico fidato che spesso è più disponibile del medico della mutua: spiega, consiglia, insiste a spronare il malato riluttante a prendere quel farmaco. Certo, non è più quello di una volta che preparava pozioni ad hoc che il dottore di famiglia prescriveva. È rimasto però un consulente prezioso, anche se il suo negozio si è trasformato. Non solo medicinali, ma di tutto un po’. Dalle calze per signora che risolvono certi problemi alle vene, a tutta la gamma possibile ed immaginabile di prodotti per l’infanzia. Eppoi ci sono i saponi, gli sciampi alle erbe o all’olio extravergine d’oliva, ecc. ecc.. Più che farmacista, come l’ha conosciuto la generazione che ha superato gli “anta”, è un “negoziante-consulente di articoli per il benessere della persona”. Le competenze proprie del “farmacista” ce le deve avere tutte, ma non bastano. Ci vuole anche un “quid” per il saper vendere; per il saper proporre ai clienti, tra una medicina ed un'altra, un prodotto che possa interessarli.

Le file massacranti alle poste per pagare luce, gas e altro scomparirebbero

La mia amica Maria, farmacista da generazioni, dove sempre più spesso mi ritrovo a comprare prodotti farmaceutici - ma anche, tra l’altro, shampoo di ottima qualità a prezzi competitivi - credo che non sarà troppo d’accordo per l’ulteriore sconfinamento delle sue funzioni professionali. Già oggi si lamenta per il troppo lavoro, per le tante incombenze che le vengono da un’attività che si è snaturata nel corso del tempo. Ci mancavano solo i pagamenti dei bollettini postali eppoi il quadro già di per sé complesso diventa insopportabile.
Per l’anziano, invece, le file massacranti alle poste per pagare, tra l’altro, luce e gas scomparirebbero. Insieme alla ricetta del medico curante per i soliti farmaci ci sarebbe anche il bollettino postale e, con ogni probabilità, la richiesta di spiegazioni per consumi ritenuti elevati oppure per multe considerate ingiuste o, ancora, per tante altre questioni. Un vero affare per l’utente. Un problema, certamente, per il farmacista.

Se è vero com’è vero che il futuro sarà sempre più “anziano”, allora vanno individuati servizi ad hoc per l’età che, fortunatamente, avanza. Ed è certo che il “farmacista” è uno di quei soggetti che per la sua funzione precipua potrà dare un grande contributo in tal senso. Ma senza snaturamenti delle sue funzioni. Più che attribuirgli altre incombenze lontane dalla sua ottica professionale, si potrebbero prevedere convenzioni ad hoc con i patronati. Per esempio nelle farmacie comunali, ma non solo, ci potrebbe essere uno sportello del patronato che dà tutta una serie di servizi aggiuntivi: bollettini postali compresi. In tal senso andrebbe modificata la legge 152/2001 che porta il titolo di “Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale”.

 
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Sbarazzini a qualunque età

foto di giulia berardi 350Post di Nadeia De Gasperis pubblicato il 22 luglio sulla sua pagina di Facebook - In due avranno almeno 150 anni, gli anni dell'Italia unita, ma in una congiunzione molto meno astratta.
Ma diresti che sono la metà, che hai visto doppio, per quella emozione liquida negli occhi che moltiplica le immagini.
Diresti che sono la metà, per quella forma sbarazzina che non si addice a una storia ultrasecolare, per quella ottusa presunzione dei giovani, che nega la lungimiranza dei sentimenti .
Hanno condiviso nel bene e nel male molto tempo, immagino. Il bene è l'intuizione che li spia, il male è lo spazio che occupano ora, che siamo seduti nel limbo di uno studio medico. Si sa, in una clinica si condivide il bene solo in una occasione, tra tutte quelle "concepibili".
Sembrano la metà degli anni, perchè l'immaginario comune, con poca fantasia vuole che la passione pulsi in come una stella cadente, decadente, spegnendosi attraversando strati di tempo, e invece nessuno si è accorto che la luce è spenta e loro sono una supernova, non un sistema di stelle doppie, ma una unica grande stella, che in pochi minuti può emettere più luce dell'intera galassia, quella galassia che ora sta girando attorno ai soliti argomenti, il tempo, il maltempo, i malanni. La moglie di qualcuno, che in una specie di regressione, o avanzamento di grado, chissà, parla dei problemi di salute del marito, come se quello fosse un bambino, o peggio, come se fosse altrove. E loro continuano a scambiarsi tenerezza, una carezza sul capo, mentre una televisione manda un rotocalco estivo in cui si prepara "il vero caffè napoletano". Mentre lui ha chiuso gli occhi, lei lo accarzza in viso, così apre gli occhi e le sorride, come rassicurato di un patto atteso col destino: svegliarsi per sempre con quella immagine negli occhi,
Gli dice, passandogli la mano nei capelli "adesso ci vorrebbe proprio un bel caffè, vero!?". Lui dice: "lei scrive le poesie", ma guarda lei, non guarda noi. Si fa silenzio, come su una indecenza buttata nel cerchio.
Ma poi il chiacchiericcio si ripristina in fretta a coprire l'imbarazzo di quella intimità, come i veli sulle nudità del Michelangelo. Si scambiano un sorriso di complicità che si sparpaglia intorno, così gratuito, come una pioggia di foglietti d'oro sulla miseria, come una felicità urlata che non deve raggiungere nessuno, declamata a voce alta, solo per saperla più vera. Lui aggiunge piano "dovreste sentire quanto sono belle".
Così insieme, aspettano un reposnso, non sono preoccupati, vedrai, di sicuro è una cosa benigna, che cresce piano, come una profonda complicità.
Foto: In due avranno almeno 150 anni, gli anni dell'Italia unita, ma in una congiunzione molto meno astratta.
Ma diresti che sono la metà, che hai visto doppio, per quella emozione liquida negli occhi che moltiplica le immagini.
Diresti che sono la metà, per quella forma sbarazzina che non si addice a una storia ultrasecolare, per quella ottusa presunzione dei giovani, che nega la lungimiranza dei sentimenti .
Hanno condiviso nel bene e nel male molto tempo, immagino. Il bene è l'intuizione che li spia, , il male è lo spazio che occupano ora, che siamo seduti nel limbo di uno studio medico. Si sa, in una clinica si condivide il bene solo in una occasione, tra tutte quelle "concepibili".
Sembrano la metà degli anni, perchè l'immaginario comune, con poca fantasia vuole che la passione pulsi in come una stella cadente, decadente, spegnendosi attraversando strati di tempo, e invece nessuno si è accorto che la luce è spenta e loro sono una supernova, non un sistema di stelle doppie, ma una unica grande stella, che in pochi minuti può emettere più luce dell'intera galassia, quella galassia che ora sta girando attorno ai soliti argomenti, il tempo, il maltempo, i malanni. La moglie di qualcuno, che in una specie di regressione, o avanzamento di grado, chissà, parla dei problemi di salute del marito, come se quello fosse un bambino, o peggio, come se fosse altrove. E loro continuano a scambiarsi tenerezza, una carezza sul capo, mentre una televisione manda un rotocalco estivo in cui si prepara "il vero caffè napoletano". Mentre lui ha chiuso gli occhi, lei lo accarzza in viso, così apre gli occhi e le sorride, come rassicurato di un patto atteso col destino: svegliarsi per sempre con quella immagine negli occhi,
Gli dice, passandogli la mano nei capelli "adesso ci vorrebbe proprio un bel caffè, vero!?". Lui dice: "lei scrive le poesie", ma guarda lei, non guarda noi. Si fa silenzio, come su una indecenza buttata nel cerchio.
Ma poi il chiacchiericcio si ripristina in fretta a coprire l'imbarazzo di quella intimità, come i veli sulle nudità del Michelangelo. Si scambiano un sorriso di complicità che si sparpaglia intorno, così gratuito, come una pioggia di foglietti d'oro sulla miseria, come una felicità urlata che non deve raggiungere nessuno, declamata a voce alta, solo per saperla più vera. Lui aggiunge piano "dovreste sentire quanto sono belle".
Così insieme, aspettano un responso, non sono preoccupati, vedrai, di sicuro è una cosa benigna, che cresce piano, come una profonda complicità.

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