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Il nazismo, l’Europa e il comunismo italiano

  • Pubblicato in UE

parlamento europeo 460 minLa risoluzione del Parlamento europeo «sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa» - secondo il titolo ridicolo di questo straccio di documento - è un’operazione provocatoria e maldestra senza precedenti, che squalifica chi l’ha approvata e getta ulteriore discredito su una istituzione già depotenziata e sostanzialmente inerte di fronte alla crisi devastante che stiamo attraversando. A quanto pare, non si rendono neanche conto delle fesserie che scrivono. Come si fa a costruire il futuro - e quale futuro? - falsificando in modo così greve e volgare la storia, e offendendo milioni di persone?

 

Hanno deciso di equiparare nazismo e comunismo, due visioni opposte e inconciliabili dell’umanità, mettendo sullo stesso piano la bandiera rossa e la croce uncinata, l’armata rossa che ha liberato i superstiti di Auschwitz e le SS che lì hanno sterminato ebrei e comunisti. Hanno cancellato i 25 milioni di morti dell’Unione sovietica occupata dagli sterminatori di Hitler. E ignorato la resistenza di Leningrado e Stalingrado, che ha bloccato l’avanzata delle truppe naziste, condannandole alla disfatta. Il soldato russo che pianta la bandiera rossa sul tetto del Reichstag a Berlino è il simbolo del ruolo decisivo avuto dai sovietici guidati dal Partito comunista nell’abbattimento del regime nazista.

 

Senza quell’evento, e senza le enormi sofferenze dei russi, la storia dell’Europa avrebbe preso un’altra strada, e questi falsificatori scriteriati e opportunisti che approvano risoluzioni indicando nel comunismo il nemico da abbattere difficilmente siederebbero oggi sugli scranni di un’aula parlamentare. Nonostante tragedie, errori e comportamenti anche contrastanti con le sue stesse finalità, il movimento comunista è stato un movimento di liberazione umana. Il contrario del nazifascismo, che teorizza e pratica l’oppressione degli esseri umani da parte di altri esseri umani.

 

Bisogna avere ben chiara la portata dell’operazione politico-culturale-comunicativa in corso - di cui il documento del Parlamento europeo è l’espressione più sgangherata e al tempo stesso più deprecabile - per poterla contrastare con efficacia. Identificato strumentalmente il comunismo con le Stato sovietico, se ne deduce che il crollo dell’Urss è l’inconfutabile presa d’atto della scomparsa del comunismo dalla faccia della terra. Cosicché il progetto di una civiltà più avanzata, ossia di una società di liberi e uguali, diventa addirittura impensabile, e non ci resta che vivere nel meraviglioso mondo della democrazia liberale, peraltro corrosa da una crisi di fondo.

 

Come osservava Giacomo Leopardi, «senza memoria l’uomo non sarebbe nulla, e non saprebbe far nulla». E dunque la falsificazione della storia e la cancellazione della memoria è un mezzo fondamentale per incatenarci all’eterno presente e impedire di proiettarci verso il futuro. Spariscono i fatti costitutivi della storia del Novecento, e quindi le contraddizioni e i conflitti del mondo di oggi. È una questione che tocca direttamente noi italiani con pesanti effetti negativi, dal momento che anche il comunismo italiano, più precisamente il Pci di Gramsci e Togliatti, è stato buttato nell’immondezzaio della storia, come se non fosse mai esistito.

 

Così abbiamo assistito all’indecoroso spettacolo del Partito democratico che vota a favore del documento europeo, immemore del fatto che i comunisti italiani sono stati costruttori e difensori della democrazia in questo Paese. Il degrado della politica ha raggiunto vette inusitate. Non ci sono parole per descrivere il comportamento senza principi di pseudo democratici che rinnegano la loro storia. Per non parlare dell’ineffabile presidente del Parlamento europeo Sassoli, al quale evidentemente sono ignote le parole di De Gasperi, quando non si era ancora piegato agli americani: «Il comunismo - diceva De Gasperi - è impregnato di fratellanza cristiana ed è perciò antirazzista per eccellenza mentre il nazismo e il fascismo sono essenzialmente e in primo luogo razzisti. Quindi due fenomeni inconciliabili e opposti il comunismo e il nazismo».

 

Oggi invece vanno di moda le cazzullate di quel giornalista del Corriere della sera, il quale si ostina a ripetere - evidentemente con l’accordo del suo direttore ex comunista - che l’antifascismo e l’anticomunismo sono come l’acqua e l’aria che respiriamo. Con il bel risultato di picconare la democrazia italiana, di cui il Pci è stato un pilastro. Ma sfigurando e cancellando il ruolo del Pci – è ora di dirlo a chiare note – si fa a pezzi la storia d’Italia, non si comprende la portata della guerra di liberazione dal fascismo e la conquista della democrazia costituzionale. Sottolineo: democrazia costituzionale, che va oltre i principi liberali di libertà e di uguaglianza formali, come stabilisce l’articolo tre.

 

Per contrastare la campagna di falsificazione in corso Futura Umanità, l’associazione per la storia e la memoria del Pci, ha deciso di ristampare le lezioni di Togliatti sul fascismo, e per questo dobbiamo ringraziare gli Editori Riuniti.

 

È arrivato il tempo di ricordarci e di ricordare a tutti, in particolare ai giovani, che senza l’impegno diretto del segretario generale del Pci, di Palmiro Togliatti, il quale ne ha redatto le parti più innovative, noi non avremmo avuto una Costituzione che non ha uguali in Europa. E che fonda sul lavoro la Repubblica democratica aprendo le porte all’affermazione delle lavoratrici e dei lavoratori come classe dirigente: un progetto di nuova società, che rivoluziona i rapporti economici e sociali attraverso l’espansione progressiva della democrazia.

 

Con la cosiddetta nuova «memoria condivisa» costruita sulla falsificazione della storia è questa fondamentale conquista che si vuole cancellare in Italia. L’abbattimento della Costituzione nata dalla lotta contro il fascismo: questo è l’obiettivo reiterato su cui puntano forze diverse, italiane e straniere. Dunque, un’operazione politica conservatrice e reazionaria a tutto campo, il cui risultato produrrebbe inevitabilmente il rafforzamento del potere dei grandi proprietari universali e del capitalismo finanziario globale.

 

L’obiettivo da perseguire è perciò molto chiaro: prima di tutto, mettere in sicurezza la Costituzione. La sua cultura, i diritti in essa sanciti, il suo progetto di nuova società. Ciò presuppone una grande campagna informativa rivolta soprattutto - ma non solo - ai giovani sulla storia d’Italia e sulle forze politiche che hanno costruito la democrazia in questo Paese, a cominciare dal Pci. Oltre che sui contenuti della Costituzione antifascista. È auspicabile che si possa costituire un coordinamento stabile e duraturo tra tutte le forze e le forme associative disponibili a promuovere una iniziativa di questo tipo, in Italia e in Europa.

 

Senza dimenticare le parole di Togliatti, pronunciate al V congresso del Pci: «Soltanto ponendosi sulla via del socialismo, cioè della trasformazione dell’organizzazione e degli scambi nel senso della solidarietà sociale e umana, si può sperare di ricostruire una civiltà e di preservare la pace». «Siamo democratici in quanto siamo non soltanto antifascisti, ma socialisti e comunisti. Tra democrazia e socialismo non c’è contraddizione».

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

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San Benedetto, l’Europa e la Ciociaria

Lesueur St.Benoit 350 260 ok mindi Michele Santulli - L’undici luglio ricorre la commemorazione di San Benedetto, morto il 21 marzo del 547, Patrono d’Europa. San Benedetto, con il suo insegnamento, con la sua ‘Regola’, con la diffusione del suo pensiero ed ammaestramento grazie alla diffusione incredibile dei monasteri benedettini in tutta Europa, tanto che nell’anno mille all’incirca se ne contavano, di soli maschili, oltre mille sparsi in ogni nazione, è stato il giusto riconoscimento tributato ad una delle menti eccelse dell’Occidente. Grazie ai suoi monasteri una nuova voce e un nuova ideologia presero gradualmente posto negli animi. Nuovi concetti e sentimenti iniziarono a farsi spazio: il significato dello studio e della lettura, il ruolo del superiore eletto dalla maggioranza della comunità ma anche il ruolo del singolo nell’esporre i propri principi: cioè si gettavano i primi semi della convivenza democratica. E poi l’amore per il prossimo, il significato della preghiera, l’assistenza ai derelitti e poveri, la lotta alla violenza e alla vendetta.

Ma soprattutto la scoperta rivoluzionaria fu la valutazione differente e perfino dirompente che veniva riconosciuta al lavoro: fino ad allora, e anche dopo purtroppo, e anche oggi in certi luoghi, si conosceva solo la schiavitù e il servaggio totale e lo sfruttamento: ora invece si comincia a sentire per la prima volta che il lavoro non solo è necessario per procacciarsi il sostentamento ma altresì un contributo che si fornisce al benessere della società: è una riprova della benedizione di Dio. E quindi il famoso precetto: ora, labora et lege. S. Benedetto

Pio XII subito dopo la fine degli orrori del secondo conflitto mondiale, ritenne sua primaria responsabilità rammentare che San Benedetto era il ‘Padre dell’Europa’ con tutto quanto ciò comportava; e poi qualche anno più tardi -le istituzioni europee erano state chiamate in vita da poco- Paolo VI Montini colse tale fondamentale occasione di collaborazione europea e di buona volontà per proclamare San Benedetto : ‘Messaggero di Pace’ cioè Patrono d’Europa: il 24 ottobre 1964 con l’enciclica ‘Pacis Nuntius’ ‘Messaggero di pace’ Papa Montini metteva finalmente fine ad un ritardo secolare a proposito del riconoscimento internazionale degli insegnamenti dell’umile monaco di Montecassino.

E Montecassino, porta del Sud della Ciociaria, ha appresentato e ancora rappresenta per l’Europa un luogo di ricovero e di rifugio e di fiducia nel futuro. E’ vero, si dirà, malgrado la presenza dei monasteri benedettini in tutta Europa, ai quali agli inizi del 1100 andranno ad aggiungersi quelli dei Cistercensi e dei Certosini e di altri ordini, tutti originari dai benedettini, le guerre e le carneficine continuarono ad imperversare in tutta Europa anche nei secoli successivi, è vero, perché il male purtroppo è quello che sempre prevale, ma si immagini che cosa sarebbe mai potuto avvenire senza la presenza di queste migliaia e migliaia di monaci e di monache che diffondevano i loro messaggi e le loro testimonianze.

 

 

 

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La Ciociaria e l’Europa

Ettal 350 mindi Michele Santulli - Accostare dei termini apparentemente discordanti forse perfino inconciliabili, a certi occhi può rappresentare invece motivo di riflessione e forse anche di apprendimento e di resipiscenza. I rapporti e relazioni e anche gli apporti della regione storica che oggi identifichiamo con ‘Ciociaria’ rispetto all’Europa, iniziano con Roma antica e perdurano ancora più intensi fino ad oggi.

Se si entra nel Municipio di Basilea, la ricca metropoli elvetica, nel cortile ti viene incontro una imponente scultura di un soldato romano nel suo paludamento di generale: illustra il personaggio fondatore della città, Lucio Munazio Planco che effettivamente alle ultime decadi della Repubblica Romana, all’epoca di Cesare, gettò le fondamenta di quella che diverrà poi la città svizzera; questo stesso personaggio nei medesimi anni, poserà la prima pietra anche di quella che poi nei secoli crescerà fino a diventare la metropoli di oggi cioè Lione in Francia: egli era di Atina. Più verso Sud, nella regione della Provenza, si ammira un acquedotto quasi perfettamente conservato che dopo un percorso di 50 Km dalla sorgente, sopra e sotto terra, portava acqua alla odierna Nîmes: fu fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa, cognato di Augusto, al quale pure si deve il Pantheon di Roma: era di Arpino. Questa opera, l’acquedotto del Gard, da sempre riscuote ammirazione e meraviglia non tanto per la mole di certi tratti quali un ponte lungo circa 275 m composto di tre arcate per un’altezza di 49 m, quanto per il fatto che gli enormi massi che lo compongono sono semplicemente giustapposti l’uno sull’altro senza cementi o malte e tenuti fermi da staffe di ferro: la costruzione attira da allora l’attenzione durante tutto l’anno non solo di curiosi e di turisti ma soprattutto di studenti e studiosi: tanto significativo che l’UNESCO l’ha dichiarato patrimonio della umanità: percorrendo l’autostrada che porta verso la Provenza ad un certo punto la mole gigantesca del ponte si staglia alla vista del viaggiatore e vale la pena arrestarsi e andare sul sito ben attrezzato turisticamente.

Altra impresa di afflato europeo fu la conquista dell’isola britannica nel 43 dopo Cristo, imperatore Claudio, a opera di Aulo Plauzio da Atina, comandante supremo dell’esercito di cui una delle quattro legioni che si aggiungevano ai ventimila ausiliari, era comandata dal console Gneo Senzio Saturnino pure di Atina. Innocenzo III papa dei Conti di SegniGavignano di Segni1160 1198 1216 min
Nel VI secolo, nell’anno 500 dunque, una luce abbagliante si accende nella terra dei Volsci e degli Ernici, nel Latium Novum dei Romani, la luce di San Benedetto da Norcia, a Subiaco prima e a Montecassino dopo. E nasce l’Europa moderna a seguito del cosiddetto monachesimo occidentale. Già nell’anno 1000 si levavano in tutta Europa oltre mille conventi benedettini, senza contare quelli per le benedettine, ai quali pochi anni dopo vanno ad aggiungersi i cenobi cistercensi e certosini, originari dalla medesima radice: molti sono attivi anche oggi dovunque in Europa. E la guida per tutti era la Regola scritta da San Benedetto che è, sembra incredibile, anche oggi uno strumento di consultazione specie a certi livelli. Il monachesimo apportò insegnamenti dirompenti: per la prima volta si parlò di democrazia cioè di un capo di comunità eletto dalla maggioranza, di rispetto e obbedienza all’autorità prescelta, si predicò e documentò il ruolo significativo della lettura e della scrittura e quindi della cultura, la prima volta nella storia; si illustrò e predicò il ruolo del lavoro individuale di ognuno quale non solo mezzo di sussistenza ma anche quale contributo sociale al benessere comune e allo stesso tempo prova della benevolenza del Creatore: era la prima volta nella storia dell’uomo che si affrontava tale attività umana con parole nuove mai espresse prima: fino ad allora il lavoro era inteso come schiavitù e violenza ed oppressione, una maledizione dunque, ora grazie all’umile monaco di Montecassino si adoperavano altri linguaggi e si mettevano in essere altre funzioni e maniere di realizzarsi: una autentica rivoluzione sociale che ha dato la sua impronta all’Europa. “Cruce, aratro et libro” così veniva sintetizzato tale nuovo insegnamento che più tardi qualche esperto dialettico sintetizzò nella celebre formula: “ora, labora et lege”.

Negli stessi anni e cioè 1100 e 1200 San Tommaso d’Aquino irradiava il suo messaggio alla Sorbona di Parigi e nei suoi scritti; l’architettura gotica arrivata a Fossanova e a Casamari dalla Borgogna, ripartiva in maniera incisiva e più elaborata verso l’Europa dove costituirà il punto di avvio scientifico delle grandi cattedrali che ancora oggi arricchiscono il paesaggio europeo. Sempre in tale periodo e grazie ai papi ciociari Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII furono per la prima volta introdotti concetti e realtà che letteralmente squassarono l’Europa: la lotta per le investiture, la scoperta dell’’eresia’, la lotta spietata ai dissidenti o ‘eretici’, la carneficina dei Catari o Albigesi, la istituzione della Inquisizione, del Ghetto, il concetto di cesarepapismo e di teocrazia, la fine della dinastia sveva…
Si tornerà nelle prossime settimane su tale pagina di storia comune di civiltà e progresso.

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“Suprematismo in Europa. Dalla rabbia all’odio”

Ruth Dureghello 350 260 mindi Aldo Pirone - Ieri su “Repubblica” la Presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello lancia un grido di allarme sul cosiddetto “suprematismo” che secondo molti è all’origine dei rigurgiti di “razzismo che pervade la società e colpisce tutti”.

Intervistata da Alessandro Longo, la Presidente Dureghello denuncia: “Pensavamo che le società avessero sviluppato degli anticorpi contro fascismo e nazismo. Le manifestazioni di questi giorni dimostrano che non è così” e cita come “Inaccettabile lo striscione di Forza Nuova contro Papa Francesco”. Poi aggiunge: “Mi chiedo che cosa possiamo fare insieme per evitare che il cittadino si abitui a certe immagini, o a certi linguaggi. Dico che non ci può essere ambiguità. Certe manifestazioni bisogna soffocarle sul nascere, dichiarare chi sta dentro e chi sta fuori il consesso civile. Gli anticorpi devono palesarsi”. Molto giusto e sacrosanto.
Al che l’intervistatore le fa notare: “Bisogna ricordare che c’è chi con i suprematismi sta giocando pericolosamente. La Lega al governo guarda con benevolenza, usando un understatement, a questo mondo”. La Presidente Dureghello ne conviene, ma con prudenza diplomatica risponde: “Lo faccio dire a lei”. Ricorda, poi, che oggi si svolgerà un convegno promosso dalla Comunità ebraica dal titolo: “Suprematismo in Europa. Dalla rabbia all’odio”. Infine, la massima esponente ebraica romana individua nel suprematismo americano l’origine dell’ondata che, partita dagli States, è arrivata fino all’Europa.

A proposito di anticorpi, qualche consiglio, per non dire una vera e propria strigliata, la signora Dureghello lo dovrebbe dare anche a Benjamin Nethanyau premier di destra, appena rieletto, di Israele. Nel dicembre scorso, infatti, “Bibi” ha ricevuto con tutti gli onori Matteo Salvini nel suo solito e permanente tour elettorale, definendolo “grande amico di Israele”. Il “bauscia” milanese ha partecipato anche a una cerimonia allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, indossando per l’occasione la kippà ebraica. Come tutto ciò si concili con il suo patrocinio di Casa Pound e Forza Nuova, degli umori di destra d'ogni gradazione e colore nonché con l’adozione di pose fascistiche di vario genere e tenore, è tutto dire.

Ma ancor di più occorre sottolineare come Nethanyau abbia potuto chiamare “grande amico di Israele” uno come Salvini. Il nazionalismo israeliano a forza di trovare sostegno nel suprematismo americano adottato da Trump si sta trasfigurando nel suprematismo ebraico nei confronti degli stessi arabi palestinesi appartenenti a Israele, per non dire dei palestinesi profughi negli stati arabi confinanti. Un’involuzione contro natura se si pensa ai progrom, alle persecuzioni razziali fino all’Olocausto patiti dagli ebrei. Sta di fatto che nazionalismi e suprematismi razziali di varia origine, stanno trovando convergenze una volta impensate. Questo significa che i famosi “anticorpi”, giustamente invocati dalla Presidente Dureghello, sono un problema che tocca anche Israele.
E per gli ebrei di tutto il mondo, questa non è una buona notizia.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Primo maggio 2019 per un'Europa sociale del lavoro

lavoro protesta disoccupazione h260 mindi Donato Galeone - La Giornata di Liberazione Nazionale – il 25 aprile dell'Italia – non è passata e non passa per la democrazia italiana, perché è anche giornata vicina al 1°Maggio dei Lavoratori.

E nel 2019 dovrebbero essere due giornate e due date per un “messaggio unitario impegnativo civile e politico” - verso la terza giornata del 26 maggio prossimo - per la “ricostruzione di una Europa dai volti diversi e da una identità plurale democratica”.

Una Europa che deve rispettare le culture europee per farle convivere nel segno della unificante solidarietà sociale - quali premesse fondanti del Trattato di Roma 1957 - nel convenire e praticare “una armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro”.

E il 27 marzo 2017 - sempre a Roma in Campidoglio e dopo 60 anni - i 27 Stati membri dell'Unione Europea dichiaravano che “ insieme siamo determinanti ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità, con una istituzione pubblica in grado di produrre un insieme di beni e servizi sociali fondamentale nel quadro di una economia solidale”.

Il 26 aprile 2019 – a Bruxelles – la Confederazione Europea Sindacale (CES) che rappresenta milioni di lavoratori europei, con CGILCISL-UIL, hanno richiamato il contesto storico europeo che ho appena sintetizzato e, pubblicamente, manifestato e dichiarato che “ oggi l'Europa politica, sociale e contrattuale è l'unico sbocco per orientare in senso progressivo le grandi transazioni in atto, per stabilizzare e pacificare il contesto internazionale, con il garantire alle persone che lavorano sia dignità che tutele e diritti”. “Certamente – hanno sottolineato i sindacati del lavoratori – vi è un cammino da fare: ripartire, con un percorso verso l'integrazione, da rinvigorire, partendo dalle elezioni europee del prossimo maggio 2019”.

Quale Europa

Un'Europa - si disse due anni fa in Campidoglio - che dovrebbe poggiare su quattro pilastri portanti la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, avviata nel 1957:
• un'Europa sicura, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, oltre che determinata nel combattere il terrorismo e la criminalità organizzata;
• un'Europa sostenibile, che generi crescita e occupazione attraverso investimenti;
• un'Europa sociale, che favorisca il progresso economico sociale e che tenga in conto la diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali, lottando contro la disoccupazione, le discriminazioni e le povertà;
• un'Europa forte e pacifica nel mondo, che tenda a promuovere con le diversità culturali, sia stabilità che prosperità, nel suo immediato vicinato ad Est e a Sud ma, anche, in Medio Oriente, in tutta l'Africa e nel mondo.

Una Europa sociale con crescita e lavoro

Sui quattro pilastri - peraltro già conosciuti - mirando verso la “inclusione sociale con la istruzione e la formazione migliore per un lavoro, preservando i patrimoni culturali e promuovendo i valori delle diversità” si deve ristrutturare e mettere a nuovo la costruzione della casa comune degli europei, anche, con l'impegno primario del Parlamento che rinnoveremo il 26 maggio 2019.
Una ristrutturazione necessaria e adeguata per rispondere - quale “Europa Sociale con crescita e Lavoro” - perché non può morire, anzi, deve “assolutamente curarsi ricostituendosi”.
Deve essere l'Europa che mette al centro il LAVORO, lo SVILUPPO, la OCCUPABILTA' e la SICUREZZA SOCIALE dei cittadini europei nella sua voluta casa comune.

Pur rilevando che l'Unione Europea ha garantito la pace alle tre ultime generazioni, riemergono e ritornano rigurgiti erronei di “nazionalismi” che vanno combattuti, con il superarli non solo nell'idea di isolamento comunitario dei cittadini ma, innanzitutto, nella concretezza giornaliera con la disponibilità di “fondi o ammortizzatori sociali straordinari” per fronteggiare la estesa disoccupazione e la occupazione giovanile nei tempi di “transizione” verso la domanda di collocamento a lavoro vero.

Ugualmente e ragionevolmente, peraltro, va respinto ogni attacco sia interno che esterno – propagandato anche in questi giorni – con eccessi non compiutamente lungimiranti verso “sovranità nazionali” profittando del disagio sociale diffuso tra le persone e individuando nell'Europa - strumentalmente - “tutto il malessere sociale” e ignorando - volutamente - ogni documentazione e osservazione decennale, su Italia fanalino sociale di coda in Europa, conosciute e rese pubbliche - dal 2008 al 2017 - anche da me richiamate, in sintesi due settimane fa su questo stesso giornale.

Roma, 29 aprile 2019

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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25 Aprile! "Europa Pace Democrazia"

  • Pubblicato in Partiti

25 aprile 350 260di Valentina Calcagni - Europa Pace Democrazia 25 Aprile!
È una fase populista quella che stiamo vivendo è difficile disinnescare il clima di odio di insofferenza e intolleranza che ci circonda.
Eppure la storia dovrebbe insegnare a tutti che i diritti le libertà di cui godiamo sono frutto di dolorose battaglie per la Democrazia.
L'impegno deve essere costante quotidiano e collettivo perché quella che ora è una Fase non si trasformi un un'era populista.
Il mio sguardo è rivolto al futuro senza mai dimenticare gli orrori del passato, le guerre, il razzismo la negazione della Persona.
Il mio impegno non cesserà mai e se grazie ai nostri padri godiamo di diritti dati ormai per assodati ricordo a me stessa che abbiamo tanti doveri da adempiere, a brave ci sarà l'appuntamento per le elezioni Europee, è un nostro diritto scegliere ma anche un nostro dovere, scaglierò l'Europa sceglierò la Pace sono cittadina Italiana quindi cittadina d'Europa.
Buon 25 aprile!

 

 

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Per Trisulti Terra d'Europa

Certosa di Trisulti 390 260 minUNOeTRE.it aderisce all'appello della Rete delle Comunità Solidali per difendere un Bene della Comunità: TRISULTI TERRA D’EUROPA

 

Il 16 marzo marceremo per chiedere tre cose:

1) che la Certosa torni ad essere un luogo storico e culturale aperto a tutti, svincolato da qualsiasi imposizione ideologica e credo politico

2) che sia revocata la concessione di assegnazione alla DHI, sussistendo il fondato dubbio che ci siano elementi non conformi ai requisiti richiesti nel bando

3) che venga immediatamente avviato uno spazio pubblico per promuovere una riflessione approfondita sulla gestione dal basso dei beni culturali. Ci sono energie vive che operano in silenzio tra mille difficoltà, energie che attraverso la gestione del nostro patrimonio in un’ottica di servizio pubblico sono in grado di far rinascere territori e comunità, anche in chiave occupazionale oltre che culturale e sociale (cit.)

Non lasceremo a Steve Bannon e soci lo spazio per stravolgere l’identità di un luogo così importante per il nostro Paese. Non condanniamo la Certosa all’oblio. Facciamone il luogo simbolo di idee che non si chiudono al mondo, ma continuano a respirare. La Certosa merita un futuro diverso! L'Europa merita un futuro diverso! E proprio in nome di un’Europa libera dal sovranismo, lanciamo con forza questo appello rivolto a tutti quanti, come noi, sentono il dovere morale di scrivere un futuro diverso non solo per la Certosa di Trisulti.

Unisciti a noi!

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L'appuntamento per il 16 Marzo è a Collepardo

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Auschwitz e l’Europa

Auschwitz entrance 350 260di Aldo Pirone - Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata rossa liberarono Auschwitz, il più grande e famigerato campo di sterminio nazista. Lì erano stati eliminati dagli hitleriani circa un milione e mezzo di esseri umani in gran parte ebrei ma non solo.

Nel giorno della “memoria” non è inutile ricordare che la politica di sterminio degli ebrei da parte del nazismo non era ignota alla coalizione delle nazioni che combattevano i tedeschi hitleriani in Europa. Già il 17 dicembre del 1942 gli Alleati (i governi del Belgio, Cecoslovacchia, Grecia, Jugoslavia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica e anche del Comitato Nazionale Francese) denunciarono “il proposito di Hitler, molte volte annunciato, di sterminare la popolazione ebraica in Europa. Da tutti i territori occupati gli ebrei sono trasportati in condizioni del più abbietto orrore e brutalità verso l'Europa dell'Est. In Polonia, trasformata nel principale macello nazista, i ghetti istituiti dall'invasore tedesco vengono sistematicamente svuotati di tutti gli ebrei, all'infuori di pochi operai, altamente specializzati, richiesti dalle industrie di guerra. Non si hanno più notizie di nessuno di quelli portati via. Coloro che sono in buone condizioni fisiche muoiono lentamente per sfinimento in campi di lavoro. Gli infermi sono lasciati morire all'aperto o per fame o sono deliberatamente uccisi in eccidi di massa. Si calcola che il numero delle vittime di queste crudeltà letali sia di molte centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, del tutto innocenti”.

L’anno dopo, in ottobre, alla Conferenza di Mosca Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica tornarono sull’argomento crimini di guerra con una specifica dichiarazione firmata da Roosevelt, Churchill e Stalin in cui tra l’altro si prometteva: “Stiano attenti coloro che non hanno finora macchiato le loro mani con sangue innocente ad unirsi ai criminali poiché in tal caso le tre Potenze Alleate li cercheranno fin nei più remoti angoli della terra per catturarli e consegnarli ai loro accusatori affinché sia fatta giustizia”.

L’orrore dei campi di sterminio l’opinione pubblica lo poté vedere e valutare in tutta la sua demoniaca disumanità solo quando le truppe alleate a est e ad ovest entrarono in quegli inferni e li registrarono con le cineprese. Purtroppo alla fine della guerra diversi nazisti scamparono alla giustizia anche per le divisioni incipienti fra gli Alleati dovute al nascere della “guerra fredda”. Molti criminali godettero di compiacenze e protezioni e di una via di fuga per lo più verso l’America latina, tra cui la cosiddetta “rat line”, organizzata dal vescovo austriaco Alois Hudal rettore del Collegio germanico di Santa Maria dell’Anima a Roma.

Rammentare oggi a quali abissi di abiezione umana possa giungere e sia giunto l’homo europaeus è oltremodo necessario perché quel ventre che partorì il mostro del nazifascismo in Europa è ancora fecondo. Lo dimostra in modo allarmante il ritorno in auge di chi nel nostro Continente cerca di riproporre pose, atteggiamenti e politiche razziste. Di per sé i vari Kascinskij, Orban, Salvini, Le Pen, Strache ecc. sarebbero solo personaggi farseschi, ma non lo sono perché la loro pericolosità si fonda su un senso comune che hanno diffuso e cavalcato a livello di masse popolari in gran parte dei paesi europei, secondo cui tutte le difficoltà sociali sono principalmente riconducibili all’immigrazione, in particolare quella africana.

Questa diffusione è stata permessa dalle politiche socio economiche delle classi dirigenti europee, moderate e neoliberiste, che hanno goduto della subalternità della sinistra socialista e socialdemocratica. Costoro hanno imposto una politica economica fondata sull’austerità che ha scavato la fossa alle forze progressiste ed europeiste ipnotizzate dal luccichio neoliberista e aperto la strada al sovranismo xenofobo e razzista.

Se questi fenomeni, rigurgitanti da un ignobile e inumano passato, si vogliono combattere e debellare è innanzitutto sul piano economico e sociale, nazionale ed europeo, che bisogna agire mettendo in campo politiche opposte a quelle neoliberiste. Altrimenti l’europeismo che da più parti si cerca di sbandierare e attorno al quale si chiama a raccolta contro il sovranismo di destra, risulta patetico e anche ipocrita se a farsene portatori sono quelle stesse élite nazionali ed europee che finora hanno praticato un sovranismo certo meno evidente e urticante ma che ha foraggiato quello xenofobo e razzista attualmente in ascesa. Un sovranismo moderato che ha impedito, per egoismo nazionale, di procedere oltre l’“Europa dei mercanti”, come la stigmatizzò sprezzantemente il Presidente partigiano Pertini molti anni fa.
Per le persone di sinistra e progressiste ogni discorso veritiero sulla costruzione dell’unità europea deve partire da due punti fondamenti programmatici: la dismissione delle politiche neoliberiste e di austerità e il superamento deciso e di segno federalista del metodo intergovernativo e confederale per ciò che riguarda le Istituzioni politiche europee.

Lo dobbiamo innanzitutto ai “sommersi” di Auschwitz e di tutti i campi di sterminio nazifascisti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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La farsa è finita. Comincia la lotta per un'altra Europa

parlamento europeo europa 350 260 minLa paradossale vicenda del bilancio dello Stato italiano si conclude in modo farsesco e al tempo stesso drammatico e rischioso. Sia perché il Parlamento della Repubblica democratica fondata sul lavoro è stato umiliato ed espropriato del suo ruolo, ridotto a un inutile fantasma chiamato prima a votare sul nulla e poi a ratificare decisioni prese da altri in altre sedi: un colpo duro alla democrazia. Sia perché il cosiddetto governo del cambiamento nella sostanza non ha cambiato un bel niente, limitandosi ad applicare i dispositivi stabiliti in sede europea. Secondo i quali, una volta garantito l’equilibrio monetario del sistema con la valuta unica, e fissati i parametri relativi al deficit di bilancio e al debito pubblico, a tutto il resto provvede il mercato. L’occupazione, il salario, la tutela della natura, i diritti sociali e civili, ossia l’intera condizione umana, ridotti a varabili dipendenti dal mercato. Questa è la scelta. La sovranità del mercato, vale a dire del capitale, non è stata minimamente contrastata.

 

Tutto ciò impone una svolta radicale. L’esigenza di progettare un’alternativa programmatica e di movimento allo stato di cose presente, in grado di raccogliere con proposte concrete il malessere e il disagio sempre più diffusi, è diventata pressante in tutta Europa. Ed è indispensabile per contrastare con efficacia le crescenti spinte nazionalistiche e fascistiche. Detto in estrema sintesi: all’Europa della finanza e dei mercati, quale è attualmente la UE, occorre contrappore non il ripiegamento nazionalista, ma un’altra idea d’Europa. L’Europa dei popoli e dei lavoratori.

 

Oggi la UE è l’espressione tecnico-politica del dominio del capitale. E al tempo stesso un campo di battaglia in cui si contrastano le grandi multinazionali del capitalismo finanziario digitalizzato, e in cui gli Stati più forti dettano legge su quelli più deboli. Alla sovranità del mercato per il tramite della moneta unica hanno corrisposto la distruzione dei diritti sociali, a cominciare dal diritto al lavoro, e la crisi dell’intero sistema del welfare. Le lavoratrici e i lavoratori, donne e uomini, giovani e anziani, migranti e autoctoni, sono posti in concorrenza e in lotta tra loro per il salario, per l’occupazione, per le più elementari condizioni di sussistenza. La divisione delle persone che per vivere devono lavorare è dunque fattore costitutivo della UE: una situazione insostenibile che rende l’Unione una costruzione fragile e incerta, e spinge il Vecchio Continente in una posizione gregaria e subalterna nel nuovo ordine geopolitico che si profila nel mondo.

 

È stato distrutto, per iniziativa delle stesse socialdemocrazie, il compromesso tra capitale a e lavoro. Di conseguenza, private di rappresentanza e di organizzazione politica le classi lavoratrici del nostro tempo, è entrato in crisi l’intero impianto democratico costruito in Europa dopo l’abbattimento del nazifascismo. In radicale contrapposizione non solo con la Costituzione italiana che fonda sul lavoro i principi di uguaglianza e libertà, ma anche con il tradizionale Stato di diritto d’impianto liberale, non più in grado di reggere l’urto di una oligarchia di proprietari universali. I quali usano le innovazioni scientifiche e tecnologiche per rafforzare il loro potere, diffondendo le più aberranti forme di sfruttamento degli esseri umani e della natura, e di dominio sul genere femminile.
 
In tali condizioni la principale questione politica e sociale che si pone in Europa è quella di far crescere la cooperazione e l’unità solidale tra le lavoratrici e i lavoratori, tra tutti coloro i quali subiscono le conseguenze distruttive della crisi. Mettendo in campo una prospettiva che rovesci le tendenze attuali e faccia avanzare un’altra idea d’Europa in grado di contrastare le cause della povertà e dei movimenti migratori, ridefinendo i principi di uguaglianza e di libertà. Perciò è irrinunciabile una piattaforma programmatica europea, che muovendo da tre presupposti cardinali – il protagonismo della classe lavoratrice, la differenza di genere, la tutela della natura e dell’ambiente storico-culturale – metta al centro alcune scelte discriminanti, come quelle che seguono.
 
-La transizione ecologica integrale della base economica e dei servizi, in modo da assicurare, insieme a un’equilibrata riproduzione della natura, una vita dignitosa per tutti e per tutte. Ciò che comporta la definizione di un piano per l’occupazione e la qualificazione del lavoro, rivolto in particolare al lavoro di cura, alla tutela dei beni ambientali e culturali, alla messa in sicurezza dei territori e al risanamento delle periferie urbane.
-La promozione programmata dell’innovazione scientifica e tecnologica correlata alla riduzione dei tempi di lavoro e all’elevazione culturale della popolazione, assicurando l’istruzione gratuita fino al livello superiore e per i meritevoli fino all’università.
-L’aumento dei salari e degli stipendi in modo da elevare il livello di vita per tutti i residenti, a parità di condizioni tra donne e uomini per pari lavoro, e contrastando sistematicamente i lavori precari.
-La fissazione di standard comuni in Europa per le tutele sanitarie e previdenziali e per la tutela della maternità, corredati di adeguati servizi in modo da contrastare il calo delle nascite e la mortalità infantile. Assicurando al tempo stesso in tutta Europa il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza.
 
La nuova Europa deve dare attuazione al diritto al lavoro e all’insieme dei diritti sociali e civili. A tal fine andrebbe ripreso e ripensato il progetto di un’Europa federale contenuto nel Manifesto di Ventotene, dove è scritto che la «rivoluzione europea» «dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici».
 
Le scelte sopra indicate comportano l’eliminazione dei paradisi fiscali, il controllo e la tassazione sui movimenti dei capitali, la separazione delle banche commerciali dalle banche d’investimento come premessa per la tutela del risparmio. Nonché un vero e proprio rivoluzionamento dei sistemi fiscali secondo i criteri della progressività in base al principio che chi più ha più paga; dell’introduzione dell’imposta sui grandi patrimoni (con esonero della casa d’abitazione); della lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione fiscale.
 
C’ è bisogno di un’Europa né antirussa né antiamericana, porta aperta sul Mediterraneo e sul mondo, ordinata al fine della coesistenza pacifica tra i popoli e al disarmo generale, e quindi al ripudio della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali. Un’Europa che, costruendo su nuove basi la rappresentanza e l’organizzazione politica delle classi subalterne, si fondi sull’espansione di una democrazia progressiva in cui la centralità del Parlamento si coniughi con la partecipazione dei corpi intermedi e con inedite forme di democrazia diretta.
 
Per la costruzione di una nuova Europa può venire dall’Italia un duplice contributo: portando nel Continente i principi universali della nostra Costituzione e lottando in Italia per l’attuazione di tali principi.
 
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
 
articvolo pubblicato anche su Jobsnews.it
 
 
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Il senso della morte di Antonio Megalizzi

antoniomegalizzi corradoformigli 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Antonio Megalizzi è l’ennesima vittima di una campagna di terrore che, ancora una volta, costringe la stampa a parlare di morti e feriti gravi. Mondo dell’informazione di cui lo stesso giovane trentino faceva parte.

Martedì 11 dicembre a Strasburgo è in programma una seduta plenaria del Parlamento Europeo e Antonio si trova lì assieme ai colleghi con cui segue il progetto “Europhonica”, una radio che fa informazione sui fatti dell’assise europea.
Quella sera, però, un folle decide di stravolgere la calma della città francese, già colorata dal clima natalizio. Luci, addobbi e mercatini di Natale riempiono le strade. Ma a squarciare il velo di questa festosa atmosfera, i colpi esplosi da chi pretende di depositare una coltre di paura sul suolo europeo. Sono tre le vittime, conteggio al quale si uniscono i tanti feriti; tra questi anche Antonio, raggiunto da un proiettile alla testa. Da subito le condizioni sembrano gravissime, tanto da non poter consentire l’operazione, vista la scomoda e pericolosa posizione della pallottola, proprio alla base del cranio.

Alle prime notizie fanno seguito giorni di attesa spasmodica in Italia. Tutto il Paese spera di ascoltare novità positive dai telegiornali, quando, nel pomeriggio di venerdì 14 dicembre, arriva il triste annuncio della morte del cronista.

“Di nuovo”, il primo pensiero di molti. Altri hanno gridato all’ennesimo “attacco contro le nostre tradizioni cristiane” perpetrato dal barbaro di turno. Altri ancora, forse la maggioranza, hanno avuto un pensiero per una giovane vita umana, strappata con la forza all’affetto dei suoi cari e al dolce calore dei suoi sogni.

Antonio era uno di noi, un giovane italiano mosso dalle sue passioni: informazione, politica, cronaca sul campo. Tra queste una chimera, la grande Europa dell’Unione dei Popoli. Nazioni mosse da uno spirito di cittadinanza collettiva, di rappresentanza sovrastatuale. Il disegno dei Padri Fondatori insomma.
Coltivare un sogno così grande, al giorno d’oggi, risulta anacronistico. A maggior ragione nelle giovani generazioni, cullate da rigurgiti nazionalisti e isolazionisti. Antonio Megalizzi voleva realizzare le sue aspettative, rappresentate appunto da un’Europa finalmente unita e dal raggiungimento del tanto agognato tesserino da giornalista pubblicista.

Disegno Europeo ben chiaro e desiderio di fare il giornalista di professione. Di nuovo il giovane Megalizzi viaggiava in controtendenza con una comunità che intende demonizzare stampa ed Europa, due imputati condannati dallo stesso giudice: la moda dell’ultradestra neofascista.

Antonio è morto, ma il suo sogno continuerà ad alimentare le coscienza di chi vede, come colui che sta scrivendo queste dolorose righe, una luce in fondo al tunnel dell’oscurantismo nazionalista di molti tra i nostri coetanei. Portare avanti questo disegno fortemente democratico è forse un’utopia. Ma oggi questo impegno non si può delegare. Bisogna scegliere da quale parte stare, mettendo in campo tutte le proprie forze.
Antonio Megalizzi era un giovane cittadino italiano come tanti. Ma il suo sacrificio sia da lezione per insegnarci ad essere cittadini europei come pochi, proprio come te, caro Antonio.

 

 

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