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Sora: “M5S-PD-Si può fare”

  • Pubblicato in da Sora

SORA. Partitilogom5s new 350 211

Avviato il tavolo di coordinamento per preparare il programma elettorale della coalizione

In vista delle prossime elezioni comunali la nascente coalizione “M5S-PD-Si può fare” ha costituito e reso operativo un “Tavolo di Coordinamento”, composto da rappresentanti delle forze politiche e civica, che avrà il compito di mettere in relazione tra loro cinque tavoli tematici di lavoro che nei prossimi giorni dovranno redigere il programma elettorale.

I primi incontri del Tavolo di Coordinamento hanno consentito un confronto proficuo tra i rappresentanti delle tre componenti fortemente intenzionate a proporre ai sorani soluzioni fattibili ai problemi che affliggono da troppi anni la città.

Non si inganneranno gli elettori con opere e promesse irrealizzabili.

Non si cercherà un “Salvatore della Patria”, ma si punterà con decisione e forza a progetti concreti finalizzati all’interesse pubblico.

Il Tavolo di Coordinamento si adopererà per rendere la città pronta alle sfide del nostro tempo, sulla base di un programma per cambiare le politiche comunali e consentire a Sora di misurarsi con gli altri territori, cooperare con quelli della Media Valle del Liri e crescere realizzando uno sviluppo sostenibile del territorio e dell’intera comunità.

Comunicato stampa
M5S Sora – PD Circolo di Sora – Gruppo Civico “Si può fare”

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I conti ancora da fare con il terrorismo “rosso”

CRONACHE&COMMENTI 

Quando non si è ancora capaci di fare i conti con il terrorismo rosso

di Aldo Pirone
Exterroristi inFrancia 390 minRitorno sulla questione dei terroristi arrestati in Francia perché ieri ho letto il fondo del vicedirettore Tommaso Di Francesco su “il manifesto”. Il titolo, “ ‘Ombre rosse’ la vendetta”, è già significativo della confusione politica e mentale dell’autore in materia. Il seguito dell’articolo non la smentisce. La tesi di Di Francesco non è nuova, è sempre quella di una certa sinistra minoritaria di quegli anni: essendo il terrorismo un fenomeno certo scellerato e da condannare ma politico, bisogna risolverlo politicamente, non per via giudiziaria. “La soluzione doveva e deve ancor essere politica”, scrive. Anche il nazifascismo fu un fenomeno politico delinquenziale ma a nessuno, a parte i fascisti, è mai venuto in mente che i criminali che avevano ucciso gente innocente dovessero essere trattati diversamente dalla via giudiziaria. E quella che si è esercitata nel tempo contro di loro, con molti ritardi e molte dimenticanze, fu giustizia non vendetta, nonostante la loro età, a volte molto avanzata, e le loro malattie.

Gli arrestati in Francia sono persone che hanno ucciso gente innocente che aveva mogli, figli, fratelli e sorelle, padri e madri. Cosa dovrebbe giustificare un trattamento politico con i guanti bianchi? Il fatto che non fecero stragi o che credevano di fare la rivoluzione proletaria? Suvvia, non scherziamo, perché quel che fecero era tutto il contrario di una rivoluzione; fu contro la democrazia che spararono colpendo a morte servitori dello Stato democratico non scherani di una dittatura fascista. Una democrazia che a quei tempi era ben più avanzata e segnata dalla presenza di una sinistra forte e da un altrettanto forte movimento operaio che cercava di aprirsi la strada del cambiamento e del governo. Ma, dice sempre Di Francesco, quei brigatisti assassini erano espressione di “una lacerazione nel tessuto sociale” e anche politica di cui “andavano comprese le ragioni e riannodati i fili”. Solo che il comprendere nel contesto di tutto il suo argomentare ha il sapore non della ricerca più che doverosa del perché ci fu quel fenomeno, dei suoi contorni, delle sue paranoiche motivazioni, delle complicità di cui i brigatisti godettero prima e dopo all’interno di quello “Stato borghese” che volevano distruggere, ma di una qualche giustificazione per “compagni che sbagliarono”. Nessuno vuole vedere degli anziani, alcuni gravemente malati come Pietrostefani, in prigione ma almeno dicano la verità, rivelino tutto su quel che hanno fatto, escano dall’omertà reticente, diano la possibilità agli italiani e ai congiunti di sapere. Saranno i giudici italiani a stabilire – semmai l’estradizione ci sarà, il che appare poco probabile - i modi dell’espiazione, tenendo conto di tutti i fattori personali: anzianità e malattie.

E’ la giustizia che qui si rivendica non la vendetta.
Il vicedirettore de “il manifesto” non se ne accorge, ma nel suo incedere in un discorso privo di ogni fondamento storico e politico, compreso il concetto di giustizia, alla fine fa un cattivo servizio ai “brigatisti”. Per trattare i loro misfatti in modo politicamente corretto, dice, bisognerebbe fare come il movimento di liberazione in Sudafrica, dove, com’è noto, dopo la vittoria di Mandela fu istituita la “Commissione per la verità e la riconciliazione” che dava modo anche agli aguzzini e ai torturatori guardiani dell’apartheid, i famigerati perpetrator, già condannati in sede penale, di confessare in cambio dell’amnistia.
Essere paragonati agli aguzzini e ai torturatori di Pik Botha non deve essere una bella cosa per i terroristi arrestati in Francia e ora già rilasciati.

Dispiace che “il manifesto”, giornale comunista, abbia dato all’articolo il rilievo di un “fondo” firmato dal suo vicedirettore. Evidentemente da quelle parti certi conti con il terrorismo “rosso” non solo non si seppe farli allora, al momento del suo manifestarsi, ma non si è ancora capaci di farli oggi.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Quel che resta da fare...

 Che avverrà nel 2021?

 Non c’è dubbio che sia meglio affidarsi a una speranza

Fiorenza Taricone
Dimostrazioni di resilienza 390Il 2021 è visto da molti e molte come l’anno della ricostruzione dopo una guerra. Giustamente, perché molto è andato distrutto nell’anno appena passato, anche se come ho avuto occasione di dire nelle Pillole di resilienza, i brevi video che l’Università di Cassino e Lazio Meridionale ha chiesto ai/alle Docenti come riflessione sulla pandemia partendo dalla propria formazione professionale, non condivido che si tratti di una guerra tradizionale. Dopo neanche un anno, parliamo, infatti, di ricostruzione e di prime dosi di vaccino, indubbiamente per la necessità di una risposta alle economie compromesse; per il virus Hiv, che ha colpito duramente le popolazioni africane e, secondo la vulgata, i sessualmente promiscui come i gay, è andata diversamente. Non credo che i finanziamenti copiosi che sono stati dirottati sul vaccino Covid siano lontanamente paragonabili alla ricerca sull’Hiv, che a un certo punto si è fermata. Probabilmente è stato ritenuto sufficiente un mix di farmaci che allungasse la vita; e del resto, a una parte dei potentati economici come poteva interessare fino in fondo investire su quelli che erano ritenuti depravati contro natura, né tantomeno sulle popolazioni di un continente che di spoliazioni nella sua storia ne ha viste veramente tante? Sulle donne africane cadde addirittura il veto cattolico per gli anticoncezionali, pur sapendo che l’Hiv poteva superare la barriera placentare. I pregiudizi sulla morale sessuale possono certamente indirizzare la ricerca scientifica che vive di committenze e neutra non è. Qualche decennio è passato dalla scoperta del pillolo per uomo, abbandonato per le ricerche di mercato: gli uomini non l’avrebbero mai usato massivamente, perché probabilmente identificato con una perdita di virilità. Se le ideologie hanno prodotto scontri violenti, l’economia non ha fatto di meglio. Pecunia non olet, dicevano i latini, il denaro non ha odore  e ammette qualunque nefandezza.

Se pensiamo a un paragone temporale con l’odierno Covid, le due guerre mondiali sono durate infinitamente di più, pur considerando che gli effetti della pandemia si protrarranno: 1915-1918 la prima, e dal 1940 in poi l’entrata in guerra dell’Italia. Dicevo nelle Pillole di resilienza che, mentre chi ha sofferto la seconda guerra mondiale ricorda fra le prime cose la fame sofferta, i nostri supermercati sono rimasti aperti anche quando quasi tutto era chiuso; vero che intorno a noi ci accompagna da tempo una realtà irreale e le vie, piazze, luoghi di ritrovo, e molto altro è desolatamente vuoto, ma intatto. In guerra, il rumore consueto era quello delle bombe, delle armi, dei bombardamenti; il dopo è stato il conteggio di quello che era rimasto in piedi. Difficile dimenticare a Cassino, anche per chi come me lavora all’Università, ma è romana da sempre, il quadro delle macerie lasciato dalla guerra. Ma spingendo lo sguardo anche molto più lontano, le macerie che i sovietici stessi mettevano sul cammino dei tedeschi come strenua resistenza che ha salvato l’Europa, dimenticata con disinvoltura per sottolineare solo i crimini staliniani, l’invasione dell’Ungheria, i danni del totalitarismo che alla fine è stato equiparato al nazismo che loro stessi avevano fermato.

E poiché la guerra, da chiunque sia stata decisa, per inciso molto raramente dalle donne, visto che le guerre tradizionali sono state votate da Parlamenti di cui il genere femminile ha fatto parte solo recentemente, stabilisce sempre un ordine nuovo, molte donne in settori diversi hanno insistito per un’inversione di rotta visto che il cambiamento sarà inevitabile. Un cambiamento affidato giorno per giorno alle persone, che ne influenzeranno il corso con le loro mentalità, tradizioni, gusti, gesti, abitudini, scelte, comportamenti; in una parola il cambiamento parte dalla cultura che non è necessariamente una laurea, ma predisposizione al sapere unita allo spirito autocritico.

Cultura al primo posto

In risposta a una call for papers di Letture Lente, a cura di Flavia Barca, Elisa Manna, Responsabile del Centro Studi Caritas di Roma era intervenuta per immaginare nel futuro un riequilibrio di genere nei e attraverso i settori culturali e ricreativi. Il ragionamento, scrive, semplice e condiviso da molte è questo: visto che la globalizzazione è stata gestita poco e male e il modello di sviluppo che ne consegue ha chiaramente fallito, non sarà giunto il momento di rimettere in discussione i meccanismo della leadership, della cooptazione della classe dirigente, le dinamiche del potere? E quindi ci facessimo guidare anche dalle donne? Dopotutto Papa Francesco ha detto che peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla. La crescita delle disuguaglianze ha innescato conflittualità non tanto fra gli ultimi, troppo marginali per avere reattività, ma fra i cosiddetti penultimi, cioè quella classe media risucchiata dal Covid. Come dimostra la percentuale di volontari nella Caritas, le donne sono la maggioranza,  e quindi ci si potrebbe affidare a leader più empatici, come le donne appunto, ma per un nuovo modello di sviluppo sono poche. L’interrogativo concreto è in che modo può essere effettivo un maggior contributo di donne nei settori innovativi e culturali per aprire nuovi scenari di sviluppo sostenibile? 

La risposta dell’Autrice è che bisogna agire in maniera diffusa, cambiare la mentalità delle persone, che da diversi decenni in Italia è soggetta all’influenza mediatica. Non è affatto vero, e condivido, che la straripante offerta consenta a ognuno di costruirsi un proprio palinsesto mediatico; pubblicazioni scientifiche come il primo Libro Bianco Media e Minori dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e lo stesso libro di Elisa Manna, Anima e Byte, dimostrano il contrario; i media sono abbondantemente inquinati dalla triade ‘violenza-sesso-denari’ e se l’offerta è abbondante, i valori sono omologati al ribasso.  Poche donne al potere, peraltro, non tutte autonome e amiche del genere femminile, non cambiano la sostanza, il numero abbondante sì. L’industria culturale anche in Italia ha segnato cambiamenti, ma certo le fiction modello americano piene di stereotipi, le pubblicità, la cartellonistica stradale, i cartoons, i videogiochi e la guerra fatta alle poche ideatrici di games, l’evasione a tutti i costi, il patriarcalismo economico, cioè il potere di chi investe, certo non aiutano. Esiste però da molti anni a livello internazionale una vasta produzione di cartoons cosiddetti pro-sociali perché riconosciuti in grado di promuovere atteggiamenti e comportamenti positivi. L’Autrice afferma quindi che le donne hanno un’attitudine profetica che le porta a pre-occuparsi del futuro, quindi del bene comune.

Non c’è dubbio che sia meglio affidarsi a una speranza, e non condividere il presente se pochi mesi fa Serena Maniscalco nella sua lettera a Upim corredata di foto scriveva: Cara Upim, ma davvero ritenete adeguato che le bambine di otto anni debbano andare a scuola con un distintivo al petto di rossetto, labbra dischiuse carnose e sensuali? Qual è il vostro messaggio: molla questa noia e dedicati a quello che fa per te, il makeup? A peggiorare l’effetto, nell’apposito spazio separato espositivo dei grembiuli per maschi, c’era il grembiule con la squadretta e il righello: lui ingegnere, lei bella donna. Per il futuro c’è molto da fare.

 

 

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 Che avverrà nel 2021?

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Fare storia non raccontare storie

 STORIA e non racconti

 A proposito di “Cassino ed i treni della felicità"

di Lucia Fabi Angelino Loffredi
copertina infanziasalvata 300Con delusione abbiamo assistito, attraverso un video, a una discussione avente come tema “Cassino ed i treni della felicità" promossa dall’Associazione Cassino città della Pace. L’argomento riguardava l’ospitalità riservata ai bambini di Cassino da parte di famiglie del centro-nord Italia.

I partecipanti a questo incontro sono stati Marino Fardelli, Francesco Di Giorgio, Beatrice Moretti, Danilo Grossi i quali hanno dibattuto con Davide Ranalli, sindaco di Lugo, Andrea Follini, consigliere Città Metropolitana di Venezia e Deborah Onisto, consigliera comunale di Venezia.

Un’occasione importante dunque per approfondire il contesto del dopoguerra, conoscere le motivazioni, le speranze, i conflitti che si aprivano o quelli che si componevano. Purtroppo però, non abbiamo ascoltato niente di tutto questo, non avendo assistito a una lezione di buona storia. Peccato che il tutto si sia svolto con un metodo oggi molto in voga attraverso il quale si deformano le storie, si oscurano avvenimenti, partiti e persone. Sentiamo la necessità e l’urgenza dunque,di esprimere alcune considerazioni per contrastare tale ondata revisionistica.

Una vicenda esemplare, realizzata in quel lontano 1946, che univa nord al sud e mostrava nei fatti che un altro mondo era possibile, è stata resa piatta perché basata su aneddoti e ridotta ad una poltiglia di pessimo buonismo e di astratte buone intenzioni. Si è assistito insomma a 62 minuti di discussione dove non è emerso che quelle idee, quell’impegno, quella passione, generatrici dell’iniziativa dei Bimbi al Nord, nacquero e vennero realizzate dal PCI e soprattutto dal coraggio e dal sacrificio delle sue donne. Perché questo limite? questa volontà ad oscurare ? Faciloneria con cui è stata preparata la discussione? mancanza di conoscenza ? Forse, ma questo non può riguardare Francesco Di Giorgio, per anni funzionario del PCI che sapeva e sa del ruolo avuto dalle donne comuniste.

L’attenzione verso l’infanzia povera era nata già durante l’estate del 1945 ma riguardava i bimbi di Milano e di Torino ospitati in provincia di Reggio Emilia ma è solo con il V Congresso del PCI, tenuto a Roma alla fine del 1945, che l’impegno assume un valore nazionale. Cassino per giorni diventa centrale nel dibattito congressuale, e con l’intervento finale di Togliatti non si delinea un impegno assistenziale e caritatevole ma una più ampia battaglia politica di concreta unità e solidarietà fra nord e sud. Esiste inoltre un altro aspetto ignorato completamente durante la discussione, che agitò i clericali di Cassino e li spinse ad una campagna terroristica (la leggenda dei bambini mangiati dai comunisti nacque a Cassino) per non far partire i bimbi: la solidarietà nelle famiglie e in prospettiva il superamento degli orfanatrofi; la solidarietà valore che soppiantava la carità. Pur tuttavia nel Nord Italia ci fu un’attenzione e una disponibilità dei cattolici in particolare da parte di alcuni Vescovi.

Partirono da 33 paesi della provincia di Frosinone 3.450 bambini ospitati in 55 comuni del centro nord. Si trattò di una eccezionale, corale manifestazione d’impegno protrattasi per nove mesi. Si è trattato di un risultato corale e diffuso in tutto il territorio nazionale e il ruolo di Maddalena Rossi è stato importante ma non decisivo perché impegnata a Cassino solo per due mesi, nelle partenze di tre scaglioni su sette e successivamente chiamata dal partito comunista a partecipare alla campagna elettorale nel Veneto.

Inoltre abbiamo ascoltato che le ultime iniziative organizzate a Cassino attorno al tema siano nuove, uniche e che recuperano anni di oblio.
Certo nel corso degli anni si poteva scrivere, approfondire, far conoscere di più ma non si può accettare di rendere invisibili anche coloro che con i loro studi e con le loro iniziative, hanno ricordato l’esperienza di cui stiamo raccontando.

Pertanto rileviamo che:
già nel lontano 1973, durante una Festa dell’Unità a Ceccano, venne allestita una mostra fotografica riguardate i bambini che partirono quel 16 febbraio 1946;
 - il libro Cari bambini vi aspettiamo con gioia scritto da Angiola Minella, Nadia Spano, Ferdinando Terranova, uscito nel 1980;
 - il libro Mal’aria di Costantino Iadecola del 1998;
 - le pubblicazioni di Eugenio Beranger;
 - i dibattiti in questo secolo fra Franco Assante, Peppino Gentile;
 - il commovente incontro tenuto a Ceccano il 16 febbraio del 2006 organizzato dalla sezione del PdCI fra gli amministratori di Conselice( Ravenna ) e tanti ex bambini ospitati nel paese, in occasione dei sessanta anni dalla partenza del primo treno;
il libro di Guido Vettese Dopoguerra a Cassino nel 2007.
 - Il 2010 vede la pubblicazione di I treni della felicità di Giovanni Rinaldi,un titolo efficace e suggestivo, sempre scopiazzato e riproposto.
 - La memoria del Futuro 2019 edito dalla Regione Lazio e dalla Comunità Europea.

Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualche autore o qualche iniziativa ma a noi preme ricordare che nella nostra realtà pur fra tante difficoltà non c’è mai stato il deserto narrativo.

Nel 2011 Lucia Fabi e Angelino Loffredi pubblicano, edito dal comune di Ceccano, il libro l’infanzia salvata/ nord sud un cuore solo. E a disposizione di chiunque attraverso questo collegamento https://www.loffredi.it/infanzia-salvata.html

Non lo commentiamo per motivi di opportunità personale, ci teniamo ad evidenziare solo che fra tante notizie riportate rappresenta il riconoscimento delle persone semplici e generose che rischiavano di essere dimenticate e che invece con puntiglio abbiamo voluto ricordare. E’ un libro attorno al quale anche a Cassino ripetutamente abbiamo discusso.

Concludiamo ricordando Tullio Pietrobono, segretario del Comitato, la persona che ha conservato i documenti e le fotografie dai quali tutti abbiamo attinto. Vogliamo inoltre ringraziare Ermisio Mazzocchi che tale documentazione insieme a quella presente nel vecchio archivio del PCI ha raccolto, catalogato, salvato e consegnato all’Archivio di Stato di Frosinone, evitando così che tale eccezionale esperienza venisse dimenticata.

Ceccano 28 ottobre 2020

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Valle del Sacco. E' all'opera il partito del fare quel che mi pare

inquinamento suolo 400 minda Re.Tu.Va.Sa. - Valle del Sacco, per la bonifica si naviga a vista
Dal 6 marzo scorso con la firma dell’Accordo di Programma Quadro (AdPQ) per il riavvio delle attività di bonifica del SIN Bacino del fiume Sacco sono passati altri cinque mesi e il Responsabile Unico per l’Attuazione (RUA) in seno alla regione Lazio ancora non si insedia

Ci si domanda il perché dei tempi così lunghi per la formazione di un organo tecnico-amministrativo.

La risposta probabilmente è nella Determinazione 25 luglio 2019, n. G10190, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti diretta dall’Ing. Flaminia Tosini, onnipresente in tutto ciò che riguarda autorizzazioni sul ciclo dei rifiuti e con la quale ci sono dei contenziosi aperti con il nostro territorio, vedi Marangoni e Saxa Gres.

Nella delibera predetta si riprende una convenzione Consip, società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delegando alla “Pricewaterhouse Coopers Advisory S.p.a. (mandataria) e Ecoter S.r.l. (mandante), per l’affidamento dei servizi di supporto specialistico e assistenza tecnica ….”, costo dell’operazione € 1.740.256,80 Iva compresa prelevati dal capitolo di spesa E32529 ex E32525 e relativo ad una parte dei 16,3mln di Euro provenienti dal Fondo di Sviluppo e Coesione e destinati alle attività di bonifica.

La motivazione dell’affidamento è “CONSIDERATA l’insufficienza del personale necessario, all’interno della Direzione Regionale Politiche ambientali e Ciclo dei rifiuti, alle attività di finalizzazione della programmazione/pianificazione degli interventi e per la redazione di progetti/studi di fattibilità tecnico economica per l’attuazione all’Accordo di Programma di cui sopra”. Il riferimento è al punto 6 dell’AdPQ denominato “Programma degli Interventi”.

In parole povere si affida un servizio strategico per la bonifica della valle del Sacco, durata due anni, ad una società esterna per mancanza di personale.

Non è nostra intenzione mettere in dubbio la professionalità dei soggetti chiamati ad intervenire, ma è opportuno puntualizzare alcuni aspetti.

Il primo è che riteniamo opportuno recuperare tutto il lavoro fatto dall’ex Ufficio Commissariale, ripartendo così da un punto conosciuto, possibilmente coinvolgendo alcuni tecnici che hanno già partecipato alle attività di bonifica.

Il secondo è che ancora non riusciamo a comprendere, se non lavorando di immaginazione, del perché la struttura regionale non abbia mosso alcun dito per trattenere il Dott. Eugenio Maria Monaco quando ha manifestato l’idea di affrontare una nuova esperienza lavorativa, dopo avere fornito l’essenziale contributo nel ricorso al TAR contro il declassamento del SIN, avere avviato il percorso partecipativo pre-perimetrazione, avere fornito in fase di Conferenze di Servizi e Tavoli Tecnici un supporto fondamentale al Ministero dell’Ambiente per districare la matassa di una delle situazioni ambientali più complicate in Italia, avere fornito preziose indicazioni e partecipato all’avvio del Contratto di Fiume Sacco.

Non ci è dato sapere cosa possa essere accaduto, ma se si tratta dei soliti giochetti para-politici nell’ambito delle nomine dirigenziali, significa che non si vuole avere a cuore la soluzione del problema valle del Sacco, preferendo spendere soldi pubblici destinati a soggetti informali piuttosto che investire su soggetti che hanno dimostrato nel tempo una passione per il nostro territorio, anche se non residenti.

Se il RUA fosse stato insediato e si fosse dato seguito alla richiesta di Associazioni e Comitati di una minima possibilità di partecipazione al tavolo della bonifica, questo aspetto l’avremmo di certo sottolineato, ma d’altronde si sa quando si gestiscono soldi non propri spenderli in maniera poco oculata risulta essere una pratica collaudata.

Valle del Sacco,13.08.2019

 

 

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Sacco. Urge la bonifica. Come fare presto?

Iniziative di Cedccano del 25 gennaio 2019di Ignazio Mazzoli - Le grandi schiumate di novembre e dicembre 2018 nel fiume Sacco, in particolare a Ceccano e Ceprano, non devono essere dimenticate.

«“Il Popolo Inquinato“ è stato al centro di resoconti giornalistici e televisivi, locali e nazionali» – scrisse in quei giorni Angelino Loffredi. Il disagio e la rabbia si manifestarono presidiando i ponti sul fiume con forze politiche diverse (anche se non tutte), in ponti diversi, dal Prc a FdI e tante associazioni. Si svolsero due iniziative importanti che richiamo: il 5 dicembre la presentazione alla Camera dei Deputati di una Mozione della Deputata Rossella Muroni, prima firmataria e il 20 dicembre un incontro di verifica e sollecitazione, promosso dall’assessora all’Ambiente, del Comune di Ceprano, ingegnera Elisa Guerriero che avviò un dialogo fra 19 sindaci di questo territorio e dirigenti del Ministero dell’Ambiente sullo stato degli interventi per la bonifica del SIN Frosinone o Valle del Sacco. Come lo si vuole chiamare è secondario.

Oggi pomeriggio ci si ritrova nella sala parrocchiale del Santuario di S. Maria a Fiume a Ceccano a seguito di un invito del giornale online UNOeTRE.it. Si annuncia numerosa una presenza unitaria e fortemente rappresentativa a pochi metri dal Sacco, perché nessuno si dimentichi i malanni del fiume. Da quegli eventi di inaudito inquinamento sono passati più di 30 giorni e non dobbiamo scordarcene, ma soprattutto non dobbiamo consentire che se ne scordino coloro che debbono provvedere alla bonifica della Valle del Sacco e del suo fiume.inquinamento acqua 350 260
Ceccano è tutto un luogo simbolo. Conobbe anni addietro una speranza di salvezza, «alla base di questo inizio di risanamento della qualità delle acque del fiume Sacco ci fu un clima di buoni rapporti tra tutte le forze politiche - riferisce Angelino Loffredi, allora Sindaco, al nostro Valentino Bettinelli che lo intervista, aggiungendo - Le forze politiche dovrebbero mantenere un rapporto continuo con l’ambientalismo, essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad una estensione del Movimento allarmato per via della crescita dei tumori e che chiede rapide soluzioni».

Da tempo molte voci, spesso, in “solitaria”, hanno tenuto alta la bandiera dell’allarme per l’ambiente: da Marco Maddalena che trasformò il suo seggio nel consiglio comunale di Ferentino in tribuna per la tutela dell’ambiente a molte associazioni, dal Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri alla potente Re.tu.Va.Sa. che ha dato vita a poderose iniziative di massa. Purtroppo queste voci erano vittime di una sordità che rifiutava finanche la sola definizione di “valle dei veleni” per questa, dove scorre il fiume Sacco. Ipocrisia compiacente.

Nella Mozione Muroni si individua con inequivoca decisione da cosa origina il "Sito di Interesse Nazionale" per il bacino del fiume Sacco: «sono suoli ed acque contaminate dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale ma anche dall'abbandono, rilascio, smaltimento. A questa grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la mancata depurazione delle acque e l’assenza di controlli della qualità dell'aria».
Un vero snaturamento che ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Ormai questo stato di cose purtroppo è persistente e non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha "implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale", infatti, la Mozione chiede, l’adozione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136 per disporre con urgenza misure restrittive dirette a prevedere una moratoria anche del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone.

Ogni giorno che passa senza interventi la situazione peggiora drammaticamente. E’ urgente che parta la bonifica si questo Sito. Si tratta di accelerare tutti iSchiuma a gogò procedimenti amministrativi previsti nell’arco di tempo fra la fine di gennaio e quella di marzo di quest’anno che abbiamo riportato ben sapendo che ci sono azioni propedeutiche per l’avvio dell’iter di bonifica di cui non si ha notizia. Si tratta di richiedere anche che da S. Maria a Fiume che la Mozione venga discussa in Aula con urgenza.

Se la causa principale sono gli sversamenti abusivi di inquinanti e veleni, prima di tutto bisogna bloccarli con severità rigorosa. Ci sembra, denuncia Loffredi, «tuttora diffusa una strana reticenza di molti Sindaci della Valle (ci sono lodevoli eccezioni ndr) ad affrontare, indagare, conoscere le analisi, controllare direttamente il funzionamento del Depuratore». C’è una sensazione di diffuso lassismo di Istituzioni e organi preposti assai pericoloso per persone, animali, produzioni agricole e vegetazione in genere. Domanda: Esistono provvedimenti sanzionatori che siano realmente deterrenti, in grado di arginare le infrazioni e i delitti ambientali?

Un intervento delle Istituzioni nell’emergenza urge, ma occorre anche che si muovano in alcune altre precise direzioni guardando al futuro.

Almeno 3 questioni andrebbero affrontate e speriamo che l’appuntamento di oggi dia un contributo a sollecitarle.

1 -Ci pare di essere preda di meccanismi farraginosi. Guardiamo quelli sanzionatori. Primo, ci sono troppe discrezionalità nella definizione dei livelli di pericolo, poi la gestione effettiva è affidata a istituzioni che appaiono come corpi separati, autonomi e soprattutto lontani dalle emergenze. Eseguono decisioni democratiche o sono soggette a pressioni interessate? I Sindaci devono segnalare a loro e poi arriveranno le sanzioni. Che senso ha tutto questo giro? Pensiamo che i Sindaci debbano aver il potere di sanzionare subito. Essi stanno vicino alle esigenze che in questo caso riguardano salute ed esistenza.
2 - Non ci può essere incompatibilità e impraticabilità fra diritti del lavoro e al lavoro con il diritto alla salute. Solo l'interesse privato li contrappone liquidando in un colpo solo l’art. 41 della Costituzione: infatti, esso esige «che l’iniziativa privata non si svolga in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Vincoli chiari e inderogabili all’attività imprenditoriale industriale come vengono posti e fatti rispettare?
3 – Si può indagare e verificare l’efficacia reale delle disposizioni giurisprudenziali in tema di tutela dell’ambiente? In linea di principio il diritto penale è considerato dai più lo strumento più idoneo, ma come ricorda il tedesco prof Albin Eser in uno studio comparativo fra legislazioni in Europa e nel mondo, qui in Italia, la tutela dell'ambiente rimane confinata nell'ambito del diritto penale accessorio, come «allegato» del diritto amministrativo, e i reati ambientali non sono equiparati ai delitti tradizionali attraverso il loro inserimento nel codice penale. Il legislatore tedesco già nel 1980, ha trasferito nel diritto penale la tutela dell'ambiente, rivalutandone così in modo considerevole il significato.

Oggi, anche da Ceccano sollecitiamo più potere ai Sindaci nella sorveglianza, nella sanzione di infrazioni e abusi e delitti ambientali. Non sono l'ultimo anello di una catena gerarchica delle istituzioni. Il Sindaco è la prima voce da ascoltare per costruire una legislazione e la conseguente normativa in sintonia con i cittadini.
I Sindaci ritrovino la loro voce quella che la storia italiana da mille anni ha loro dato e che la Costituzione ha riconosciuto.

25 gennaio 2019

 

 

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Globo Sora, niente da fare Trento è di un altro pianeta

Timeout Sora 350 260 minCarla De Caris* - Alla BLM Group Arena si giocano solamente tre set nell’ultima gara del 2018, con l’Itas Trentino a imporsi nettamente sugli ospiti della Globo Banca Popolare del Frusinate Sora. Il match valido per la seconda giornata del girone di ritorno, e che ha aperto il week and di SuperLega Credem Banca, è stato affrontato dai ragazzi dei coach Barbiero e Colucci a testa alta solo nel primo set, nel secondo hanno tirato i remi in barca sul 12-9 per il 25-11 finale, mentre in chiusura del terzo hanno provato a reagire d’orgoglio senza però purtroppo riuscire a portare gli avversari ai vantaggi. Così l’Itas di coach Lorenzetti allunga la striscia positiva chiudendo l’anno solare con un’altra vittoria, la decima consecutiva in campionato, che la tiene prepotentemente attaccata alla capolista Perugia attesa domani dall’impegno con Verona e che, anzi, in attesa che la Sir giochi il suo turno, la fa salire in vetta alla classifica. La superiorità di Trento guidata da Vettori in perfetto stato di grazia e dunque MVP del match, è venuta impeccabilmente fuori, con Sora a dimenticarsi completamente dell’ottimo momento di forma che aveva caratterizzato la sua settimana sui campi di Bari contro Castellana Grotte e di Veroli contro Modena.

“Eravamo partiti bene – dice a caldo coach Mario Barbiero, poi abbiamo accusato un calo vistoso dettato anche dalla qualità del gioco mostrata da Trento. Questa squadra non è campione del mondo a caso e lo ha dimostrato anche stasera”. “Sora non era al massimo – afferma invece l’allenatore trentino Angelo Lorenzetti, perché era reduce dai cinque set giocati a Santo Stefano con Modena e priva di Nielsen, e noi ne abbiamo approfittato per chiudere la partita già sul 3-0, risultato che ci permette di chiudere bene il 2018 e di guardare al prossimo anno con maggiore serenità. La partita ha avuto un andamento lento che forse a gioco lungo ha favorito la nostra squadra”.

*Resp. Ufficio Stampa Globo BPF Sora

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Fare emergere donne e uomini che mai si piegheranno all’indifferenza

  • Pubblicato in Partiti

Milano SanBabila per accoglienza 350 260 mindi Armando Mirabella - Ho letto il pezzo di Veltroni di oggi e visto la partecipazione alla manifestazione antirazzista di ieri a Milano.
Conta la percezione. Più della realtà. La quantità di informazioni che ci circonda è infinità. Se non si è strutturati, non si è capaci di distinguere il vero dal falso, tutto diventa incerto perché su un tema è possibile trovare una opinione e, con lo stesso peso, il suo opposto. Il confine tra il “giusto” e lo “sbagliato” per molti non è tracciato né tracciabile. E allora, come se ci si fosse persi di notte in un bosco di infiniti alberi, ci si affida alle percezioni. Qualora si trovasse qualche indicazione su come uscirne, tra una mappa disegnata e spiegata dettagliatamente e un cartello, nell’urgenza, nella paura si sceglierebbe il cartello, la freccia con nome secco, ignorando se la mappa suggerisse un percorso più sicuro rispetto al cartello della scorciatoia pericolosa.

Vince l’indicazione semplice. In questa vita guidata dalle sensazioni, triste è il destino dell’idea minoritaria. Chi ha problemi con il livello 1, quello dei bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.) o 2, i bisogni di salvezza, sicurezza e protezione, ed è nel bosco di infiniti alberi, non ha tempo di riflettere, forse non può nemmeno permettersi le prescrizioni di una idea strutturata, vuole che gli si dica, e subito, cosa fare per salvarsi. Costoro oggi hanno bisogno di un messaggio semplificato, meglio se fatto da persone con le quali identificarsi per modi e magari linguaggio. A questi si aggiungono coloro i quali sono ad un altro livello, il 4 di Maslow, quelli che hanno bisogni di stima, di prestigio, di successo e ancora più in alto, quelli che hanno soddisfatti tutti i precedenti e hanno solo bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale) e hanno capito che, sostenere l’idea vincente, gli porta degli ulteriori vantaggi. In questo quadro si allarga la platea di chi penserebbe in modo diverso dalla idea dominante, ma che si è rassegnato. Questi agiscono in due modi:
a) Tanto è tutto inutile, mi chiudo a casa e mi faccio i fatti miei. Almeno non perdo tempo e soldi
b) Tanto è tutto inutile, e allora bado ai casi miei

In questo quadro, triste è il destino dell’altra idea, quella oggi a sinistra, e di chi la pratica attraverso articoli di giornale, riflessioni e persino azioni politiche dirette. Se a sostenerla è un volto nuovo (giovane o meno giovane) nella società della percezione, della sensazione si dice: “e questo chi è?” lo si legge forse, lo si ascolta forse, non lo si vota perché automaticamente considerato perdente sicuramente. Se a sostenere l’idea oggi minoritaria attraverso articoli di giornale, riflessioni e persino azioni politiche dirette è un volto noto della società, supponiamo mister X, la reazione è:” “E' giunta l'ora di una nuova sinistra", disse la vecchia sinistra .... Surreale che Mister X abbia ancora il coraggio di pontificare”.

Una riflessione a parte meriterebbe almeno la credibilità di Mister x. Per esempio nel posto in cui si vive, nel proprio territorio, chi lo rappresenta? Come esercita il suo ruolo? Si accorda con la destra per incarichi e nomine da distribuire per appartenenza più che per competenza? Vuole costruire con pezzi della destra candidature ad enti intermedi? Sui temi dei beni comuni come si pone? Perché poi se per vincere, si venderebbe, o si è venduto l’anima, o se, per ringraziare gli amici, si arriva a cose come la candidatura di Casini chi vuole costruire una percezione avversa a Mister X ha poco da doversi industriare…

Ma oggi dopo la lettura del pezzo di Veltroni, del quale riconosco l’autenticità gratuita dello slancio, e dopo la manifestazione antirazzista di Milano, che segue il presidio altrettanto spontaneo sul molo di Catania, con oltre 10.000 persone che si sono radunate spontaneamente, dico che l’emergenza è quella di costruire un’altra percezione. Fare emergere donne e uomini che non si piegheranno mai all’indifferenza. Indifferenza così come spiegata da Michela Smargiassi: “capacità di fare la differenza. Che spesso tradisce l’intenzione politica di tradire tutte le differenze. Fra un contesto e un altro, come fra giusto e sbagliato, vero e falso, onesto e disonesto, destra e sinistra, sapere e ignoranza; per confermare l’unica differenza che il populismo prometteva di abolire: quella fra chi ha il potere e chi non ce l’ha”
Ecco, se in Italia, o anche a Frosinone c’è da scendere in piazza per costruire una altra sensazione, per dare visibilità, tangibilità ad una altra idea oggi minoritaria io ci sono. E ci sarò fin quando non sarà maggioritaria.

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Un'iniziativa encomiabile: fare turismo

OspitaliàCiociara logodi Giuliano Fabi - Siamo un territorio ricco di natura e di storia a due passi da Roma e Napoli, Pompei Capri, a ridosso del parco D’Abruzzo e Lazio con una tradizione culinaria di livello, ma soprattutto ricco di storia e natura. E mi riferisco al circuito della preistoria e delle città megalitiche, delle abazie benedettine, dei castelli medievali dei circuiti del brigantaggio e della seconda guerra mondiale.

Le nostre montagne, i nostri laghi, le nostre cascate, i nostri parchi, sono altrettante oasi e luoghi di ristoro della mente, del corpo e dell’anima, eppure non riusciamo ad attrarre un flusso turistico degno di questo nome. E’ vero non abbiamo una tradizione di accoglienza ,conosciamo poco il nostro territorio e la sua storia, ne abbiamo modificato in negativo il paesaggio quando si riteneva che in nome del progresso, della occupazione e della industrializzazione fosse tutto lecito, ma siamo in un momento di forte riflessione. Siamo circondati da province più popolose della nostra, abbiamo materiale da vendere , abbiamo anche tante idee ma ci manca l’organizzazione. Qualche segnale finalmente si intravede.

Una luce nel buio uno spiraglio o comunque qualcosa che ci indica la strada da seguire. Da Sora è partito il messaggio: Alcuni gestori di strutture di bed & breakfast si sono uniti in associazione creando un sito, un logo, un riferimento per una offerta turistica con uno standard comune dei servizi offerti e pare la cosa stia avendo grande successo: “Ospitalità ciociara”conta circa 30 soci e mette in rete molte strutture turistiche della nostra provincia con un marchio di qualità. Soggiornando in un B&B casa vacanze o affittacamere aderenti alla associazione, si ha la garanzia assoluta di trovarsi in quel clima familiare e di cordialità che è tipico della parte più tradizionale della nostra terra.

Tantissimi gli ospiti ed un neo ….spesso le piccole strutture non sanno a chi indirizzare le persone perchè venga loro offerto e raccontato il nostro territorio. Una carenza da colmare senza perdere altro tempo pensando alla creazione di un punto informativo con servizi guida, una rete solidale che unisca famiglie, scuole, cultura, ospitalità, produzioni locali ,e ristorazione di qualità per dar inizio ad una tradizione.

Che si sia finalmente accesa una luce nel bui? Noi ci crediamo. Questo l’elenco delle strutture aderenti al brent “Ospitalità Ciociara”. 

 

Un elenco utile

B&B FORESTERIA DELLA CERTOSA, COLLEPARDO
B&B IL PIOPPO, VEROLI
B&B CHARME, SORA
B&B PORTELLA DELLE FATE , SORA
GUEST HOUSE MORRY’SLODGE, SORA
B&B LA CASA E LA QUERCIA, BROCCOSTELLA
GUEST HOUSE A CASA DI PIETRO, SORA
FATTORIA DIDATTICA LA RAMEGNA, CAMPOLI APPENNINO
B&B AL COLLE, PESCOSOLIDO
AGRITURISMO ITAY FARM STAY, PESCOSOLIDO
AGRITURISM0 LA PESCA, POSTA FIBRENO
B&B LA TORRETTA DEI CONTI, CAMPOLI APPENNINO
B&B BEN POSTA, POSTA FIBRENO
ANTHEA GUEST HOUSE, CAMPOLI APPENNINO
AGRITURISMOI CERERE, ALVITO
CASA VACANZE IL FALCONIERE , VICALVI
B6B FONTANA VECCHIA , ATINA
AGRITURISMO IL FASCINARO ,CASALVIERI
B&B COLLE VISCONTI, FONTECHIARI
B&B IL BRICO, SAN DONATO VAL COMINO
AGRITURISMO IL CONTADINO, VILLA LATINA
AGRITURISMO POGGIO ALLE SERRE , GALLINARO
B&B BARTOLOME’ , ARPINO
AGRITURISMO LE FAETA, ARPINO
AGRITURISMO PALAZZO TRONCONI, ARCE
LA’ ALBERGO DIFFUSO ,VEROLI
AGRITURISMO CASA LAURENCE ,SAN BIAGIO SARACINIOSCO

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Un raccapricciante modo di fare politica

sgombero immigratidi Ivano Alteri - Ci sono le prostitute sulle nostre strade? Gli facciamo una multa. Ci sono i senzatetto che occupano abusivamente le abitazioni altrui? Li sgomberiamo. C'è una massa di disperati che “ci invade”? Li respingiamo nel deserto. Ma anche: ci sono troppi disoccupati? Trasformiamo il lavoro stabile in precario e dividiamo la povertà; ci sono sperperi nella sanità? Limitiamo l'accesso anche ai servizi essenziali... Ad alcuni, questo modo di fare politica pare quello giusto; a molti altri, noi compresi, pare invece del tutto insufficiente, per non dire illusorio, quando non raccapricciante.

Non abbiamo mai conosciuto una donna, o una persona di qualsiasi orientamento sessuale, che abbia scelto di prostituirsi, se non costretta dalla fame o dalle minacce, o irrimediabilmente corrotta dalle diaboliche malie del denaro. Prostituirsi è innanzitutto mancanza di rispetto per se stessi: chi può sceglierlo deliberatamente? La prostituzione è schiavitù, è vessazione, è sopraffazione, è umiliazione, è annullamento della persona umana, è dolore indicibile. Se avete il cuore troppo tenero, non leggete le storie di chi vi è costretto: vi causerebbero ferite insanabili. Perché a qualcuno, invece, sembra sufficiente una multa per sanare questa tragedia?

Avere una tana, un rifugio, in cui difendersi dalle intemperie e dai pericoli, è un bisogno che accomuna tutti gli animali; come respirare, mangiare, bere, dormire. Ogni animale ne ha una; qualcuno più di una. È un bisogno insopprimibile; eppure viene soppresso. Ma senza tana, che gli umani chiamano “casa”, non c'è protezione, non c'è stabilità, non c'è sicurezza, non c'è punto di riferimento, non c'è cura della prole, non c'è famiglia, non c'è ritorno. Perché per alcuni, invece, è sufficiente lo sgombero di un palazzo occupato abusivamente e il rispetto della sacra proprietà privata, per dirsi politicamente soddisfatti?

Scappare dalla propria terra con poverissimi e pericolosissimi mezzi, sospinti dalle atrocità della guerra, della fame, dei soprusi, delle sopraffazioni, delle violenze di ogni tipo, è una scelta disperata e disperante. Rinunciare alla vicinanza dei propri cari, dei propri amici, del proprio ambiente, della propria cultura, della propria terra, è una condizione che nessuno augurerebbe a nessun altro. Venire accolti a calci e sputi dall'altra parte del mondo, anche. Eppure, un ministro che toglie dalla vista una simile sciagura esistenziale, spostando i cadaveri dal mare nostro al deserto loro, risulta essere, con nostro incontenibile sbigottimento, un bravo ministro. Perché?

Non avere un lavoro per procurarsi da vivere, o averne uno che non consente di procurarsene a sufficienza, è una condizione insopportabile per chiunque; non potersi curare, non mandare i figli a scuola, starsene ai margini di una società sempre più “esclusiva” è una enormità che grida vendetta. Eppure può bastare una statistica fasulla e subdola che riduce dello zerovirgola la disoccupazione, calcolando fra gli occupati anche chi ha lavorato una sola ora a settimana, a far esultare sui giornali e sui social i presunti “responsabili”, i corifei del governo purchessia, la clientela varia di un sistema malato e putrescente. Perché?

La superficialità del potere politico, e la raggelante insensibilità del potere vero, ci rattrista e mette ansia; ci da l'impressione che ai problemi veri si diano risposte fittizie, che non vi sia la percezione del reale, o che, peggio, non vi sia l'intenzione di affrontarne le contraddizioni per non intaccare privilegi consolidati (non solo dei politici, che almeno ci mettono la faccia, ma soprattutto dei potenti veri che li tengono al guinzaglio). La politica del “qui e ora”, tutt'altro che rivoluzionaria, è la più atroce conservazione dell'esistente. Tutto si riduce alla parvenza di una soluzione, quanto basta per raccattare voti, senza alcuna possibilità che l'azione politica ci conduca a vivere meglio; tanto meno a vivere bene.

Perché dovremmo accettare di non vedere, di far finta di non sapere? Perché dovremmo accontentarci di soluzioni finte? Perché dovremmo rassegnarci all'esistenza di tanto male?

Frosinone 31 agosto 2017

 
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