fbpx
Menu
A+ A A-

"Felice di essere in una squadra che punta in alto e già vince in solidarietà”

MamadouìSeko 350 minTommaso Cappella, Ufficio stampa Ceccano calcio 1920 - CALCIO PROMOZIONE / Intervista al giovane di lega Sekou Mamado, tra i migliori in campo nelle prime due giornate di campionato disputate dal Ceccano.

CECCANO – Nel giorno dell’esordio casalingo del Ceccano nel campionato di Promozione, coinciso con un pareggio 2-2 nel derby con il Monte San Giovanni Campano grazie alle reti di Bignani e Alessio Carlini, sono da rimarcare ed evidenziare due aspetti che hanno destato interesse e ammirazione sia tra gli addetti ai lavori che nella tifoseria rossoblù: la prova maiuscola del “colored” Sekou Mamadou e il rinnovato protocollo benefico da parte della società presieduta da Thomas Iannotta con l’associazione “Altre…Menti” alla quale, dall’anno scorso, viene devoluto il 40% degli incassi. Proprio per questo Marco Massa, presidente dell’associazione, ha voluto ringraziare il Ceccano Calcio 1920 per il rinnovato connubio tra le due realtà: “Vorrei ringraziare il Ceccano Calcio 1920, in particolare il presidente Thomas Iannotta e il direttore generale Sergio Milo - si limita a dire Marco Massa – per aver rinnovato il protocollo d’intesa con la nostra associazione. Naturalmente il ringraziamento va anche agli sponsor e ai tifosi che hanno sottoscritto l’abbonamento, oltre a quelli che acquisteranno ogni domenica il biglietto d’ingresso allo stadio. Un contributo che continuerà ad essere utile nel prosieguo delle attività ludiche e di integrazione rivolte ai nostri ragazzi”.

Tornando alla prova di Sekou Mamadou contro il Monte San Giovanni Campano, il giovane di lega classe 2000 è felice per la sua prova e per il calore e gli attestati di stima che sta ricevendo in questo momento. “In effetti sono molto contento delle due prove sin qui fornite - esordisce l’attaccante rossoblù – Domenica ho fornito l’assist per il gol di Bignani e, per ben due volte, sono andato vicino al gol. Pazienza sarà per un’altra volta, l’importante è che vinca la squadra, anche se ci siamo andati vicini. Ma soprattutto sono felicissimo per gli attestati di stima che sto ricevendo in questi giorni, soprattutto dai piccoli tifosi rossoblù. Ho trovato un ambiente splendido dove mi trovo a mio agio”.

Nato in Gambia, e più precisamente a Salikenie, il primo gennaio del 2000, è arrivato in Italia nel 2018 e, dopo tre mesi al Cassino, è finito nel Sora in Eccellenza ed ora al Ceccano. “Debbo ringraziare Gianluigi Del Vescovo, titolare della Pizzeria “Penelope” di Frosinone dove lavoro, per avermi segnalato alla dirigenza rossoblù, in particolare al direttore sportivo Livio Pizzuti. Ho accetto con entusiasmo di venire qui, anche se sono sceso di categoria. Voglio ripartire dalla Promozione per contribuire a portare più in alto possibile il Ceccano e magari emulare il mio connazionale Barrow, anche se il mio idolo è Ronaldo”.

Un giudizio sui tuoi compagni, staff, società e, soprattutto tifoseria? “Come ho già detto sono capitato in un ambiente splendido, composto da giocatori magnifici, uno staff tecnico molto professionale e una società come poche e che non ti fa mancare proprio nulla. Ma soprattutto sono rimasto favorevolmente impressionato dall’affetto che mi hanno riservato i tifosi rossoblù, Voglio promettere massimo impegno e tanto lavoro per regalare loro le soddisfazioni che meritano e magari raggiungere tutti insieme qualche obiettivo che ci siamo prefissati”.

Infine ci tiene ad esternare una considerazione sull’impegno sociale del Ceccano. “E’ raro trovare società che si dedicano al sociale – conclude Sekou Mamadou – Qui a Ceccano so che si sta aiutando un’associazione che si dedica ai ragazzi autistici. Anche questo aspetto rappresenta per me un onore nel difendere i colori rossoblù e nel regalare tante gioie a chi soffre e ha bisogno quindi di tutto il sostegno possibile”.

Leggi tutto...

Profanazioni dantesche: povertà e decrescita felice

DanteAlighieridi Fausto Pellecchia - A beneficio dei lettori di Unoetre, sospendendo ogni remora di prudenza, provo a riassumere, nella forma di un'autorecensione, le principali istanze etico-politiche che mi hanno indotto a rileggere il canto XI del Paradiso, dedicato alla figura di Francesco d'Assisi, per il ciclo delle "Profanazioni dantesche". Cercherò, pertanto, di mettere in chiaro, nel caso specifico del francescanesimo, il senso che, programmaticamente, definisce il movimento circolare di ogni "profanazione" in quanto tentativo di lasciar "emergere nel dettato della Commedia la remota sorgente di questioni ancora urgenti nel nostro presente, mettendo in rilievo, al tempo stesso, motivi e moventi, che dall'attualità ci rimandano alla lettura dei versi danteschi". L'evento che segna il punto d'innesco del circolo ermeneutico che ruota intorno alla figura del santo di Assisi, è costituito innanzitutto dalla scelta di Jorge Mario Bergoglio, primo gesuita eletto al soglio di Pietro, di assumere, per la prima volta nella storia della Chiesa, il nome di Francesco. Una doppia primalità, carica di implicazioni. I Gesuiti, infatti, sono un ordine religioso nato al tempo della Riforma e della prima globalizzazione, che portò spagnoli e portoghesi, soldati e preti, a colonizzare i paesi dell' America centromeridionale e dell' Asia. Un ordine di missionari, intellettuali, di straordinari organizzatori, perfettamente a loro agio nel mondo della modernità. Alla loro discendenza appartiene la migliore teologia cattolica dell'ultimo secolo : Henri de Lubac, Karl Rahner, Bernard Lonergan e Hans Urs von Balthasar. Un ordine che ha pagato caro l'audacia dei suoi intellettuali (ridotti spesso al silenzio), l'attività sociale dei suoi preti (martiri in ogni continente) e la capacità di penetrazione che hanno esercitato sulle classi dirigenti europee e asiatiche.
Ma c'è di più. Bergoglio è un gesuita che viene dall'America latina (dai "confini del mondo" come ebbe a dire nel suo primo discorso) . La sua gente è soprattutto composta da poveri. Il nome di Francesco suona perciò come denuncia delle condizioni storiche del continente sudamericano, la cui miseria e la cui precarietà politica non è semplicemente riconducibile ad un immenso problema sociale, ma costituisce una sfida permanente alla visione spirituale della Chiesa e alla cultura dell'Occidente capitalistico, oltre che un'inesauribile fonte d'ispirazione teologica (basti qui ricordare la "teologia del pueblo" di Juan Carlos Scannone, nata da una costola della "teologia della liberazione" di padre Gutierrez) Questa situazione epocale segnata dall'ascesa al pontificato di un membro della Compagnia di Gesù, cioè di un Ordine che ha rappresentato la fucina della più alta intellighenzia cattolica, e l'assunzione programmatica del nome di Francesco, nel quale si rende esplicita la volontà di riforma della Chiesa nel segno dell'umiltà evangelica, presenta indubbie analogie con il contesto dell'elogio del santo di Assisi pronunciato da Tommaso d'Aquino nel Paradiso dantesco, come figura esemplare di riferimento di una profonda riforma della Chiesa. Nel complesso gioco di specchi che si sviluppa durante l'incontro di Dante con gli spiriti sapienti del cielo del Sole, la trama delle simmetrie e delle tensioni paradossali, che si sviluppano nel trittico dei canti X, XI e XII, è infatti innescata dalla decisione di Dante di presentare la figura del Santo indoctus et parvulus attraverso le parole del domenicano più illustre, Tommaso d'Aquino, il celeberrimo 'professore' parigino, maestro di metafisica e di teologia che Dante stesso scelse come sua suprema guida intellettuale.

La domanda che prepotentemente sale dall'analogia di questa doppia congiuntura storica è la seguente: qual è l'idea di povertà che sta nel cuore della forma di vita voluta da Francesco? E soprattutto: quanto e come quest'idea si allontana dalla nozione corrente di povertà, fino a confliggere con essa? Una prima indicazione va forse individuata nella visione teologico-politica di Papa Francesco, secondo la quale si è chiusa l'epoca delle ideologie che hanno alimentato, da opposte prospettive, un confronto antagonistico con la povertà, come "lotta" contro la miseria sociale: il ciclo delle utopie (liberali o socialiste) che promettevano l'espansione progressiva del benessere e l'emancipazione dall'indigenza e dal sottosviluppo appare ormai esaurito. Ad esse subentra, con la fine forzosa del consumismo prodotta dall'attuale crisi economica, non l'età dell'accettazione rassegnata della miseria – una tentazione regressiva, che è sempre in agguato nell'ideologia dei tempi di austerity ; quanto piuttosto l'idea di una paradossale "cultura della povertà. La domanda va allora declinata in termini diversi. Si può scegliere la povertà senza subirla? Questione delicata, soprattutto per noi moderni, abituati a vedere nella ricchezza uno dei prepotenti obiettivi della nostra esistenza. Eppure la storia convoca esempi in cui la povertà è un gesto che nasce da una decisione piuttosto che da un´imposizione che ci condanna a una rassegnata e indesiderata condizione di indigenza. È facile nascere o diventare poveri, ma esserlo, con tutte le implicazioni profonde di una tale condizione, può aprire scenari giuridici, etici e politici per noi impensabili.
Sul terreno delle teorie politiche e delle pratiche governamentali odierne, lungi dal rassegnarsi alla spoliazione e allo sfruttamento operato dalle potenze anonime e globali del neocapitalismo finanziario, si tratta piuttosto di "coltivare" la povertà, inscritta nella previsione dei comuni orizzonti planetari, dalla scarsità delle risorse e dagli effetti perversi del nostro modo di produzione sull'ecosistema: una diversa "cultura" economica e politica che punta, pur tuttavia, all'autentico benessere collettivo. A questa prospettiva accenna l' apparente ossimoro della decrescita felice, che il movimento politico omonimo ha adottato come proprio emblema, richiamandosi alle teorie economiche di Serge Latouche, Jean Paul Fitoussi e Joseph Stigliz che hanno provveduto a infrangere il dogma corrente di una correlazione immediata tra incremento del PIL e aumento della qualità della vita. Questo Movimento trova, peraltro, un'autorevole discendenza dal pensiero filosofico del secondo '900, a partire da alcuni spunti notevoli dell'opera di Heidegger (si veda ad esempio, «Abitare costruire pensare» e «Poeticamente abita l'uomo» in Saggi e discorsi, Mursia, Torino, 1976, pp.96-108; 125-140). Per Cornelius Castoriadis, ad esempio, l'emergenza eco-ambientale implica la necessità di abbandonare una visione politica nella quale l'economia è il valore centrale e, di fatto unico. In essa, infatti, «non c'è soltanto la dilapidazione irreversibile dell'ambiente e delle risorse non sostituibili. C'è anche la distruzione antropologica degli esseri umani, trasformati in bestie produttrici e consumatrici, in abbrutiti zapping-dipendenti.» (Istituzione immaginaria della società, Feltrinelli, Milano, p.176) Sulla stessa lunghezza d'onda, si è sviluppata in Italia la riflessione "corsara" di Pier Paolo Pasolini. Più recentemente, il noto teorico delle società liquide, Zigmunt Baumann, in una intervista su La Stampa del 7 agosto 2011, ha provato a spiegare il concetto di "decrescita felice" con un esempio che non sarebbe dispiaciuto al Santo di Assisi:
«[...] se lei fa un incidente in macchina l'economia ci guadagna. I medici lavorano. I fornitori di medicinali incassano e così il suo meccanico. Se lei invece entra nel cortile del vicino e gli dà una mano a tagliare la siepe compie un gesto antipatriottico perché il Pil non cresce. Questo è il tipo di economia che abbiamo rilanciato all'infinito. Se un bene passa da una mano all'altra senza scambio di denaro è uno scandalo.»

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici