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Il Forte di Bard

Al borgo di Bard è arrivato il circo!

chagall la vie 390di Loredana Ferri - Il Forte di Bard è una fortezza arroccata sulla cima di una collina all’inizio della Valle D’Aosta.

Sulle alpi era appena iniziata l’estate.
Una sera, arrivarono sotto una vigna aggrappata su una montagna rocciosa dei circensi, con i loro variopinti carrozzoni.
Da lì si apriva una vallata e un ponte di pietra sotto il quale scorreva un fiume.

Sotto quel ponte fluivano le acque disciolte dai ghiacciai e sembravano fiamme guizzanti azzurre.
Il cielo era un manto di velluto blu e al centro c’era un foro perfetto dove, da sempre, pendeva una grande moneta d’argento chiamata… luna.
Sulla sponda del fiume dormiva il piccolo borgo di Bard.
Sotto quella luce argentata brillavano le sue case di pietra, con i loro tetti d’ardesia.
Sopra il borgo, costruito su una grande roccia, un Forte.

Tutto sembrava fondersi in un blocco possente e impenetrabile.
Da circa un mese era appena terminata una sanguinosa guerra e il borgo con i suoi abitanti ne portavano ancora i segni.
L’uva di quella vigna ancora acerba profumava l’aria della notte e si univa all’odore acre del fumo ancora vivo dalle bocche dei cannoni del Forte.

La mattina seguente, il piccolo popolo del circo, scese dalla vigna per allietare sul sagrato della chiesa i bardesi.
Sfilarono per portare gioia e conforto tra le strette viuzze: I fratelli acrobati Roen, Mimi’ la funambula, Polin la contorsionista con il suo ombrellino giallo, Battista il violinista, Sebastian il giocoliere e altri artisti.
Gli abitanti al passaggio invece di aprire le finestre incuriositi, preferirono tenerle chiuse persiane e porte.
Solo un’anziana donna ebbe il coraggio di aprire una cigolante porticina e avvicinandosi a Sebastian con un filo di voce, gli spiegò che i suoi concittadini per via delle tante guerre erano caduti nella disperazione convinti che in quel borgo nessuno avesse più una nuova speranza di vita.

I loro animali erano stati catturati dai soldati per sfamarsi. Finita la guerra, molti di loro erano rimasti rinchiusi dentro le prigioni del Forte e così anche il suo uccellino blu. Di notte i loro lamenti erano strazianti dietro le sbarre di ferro delle prigioni e presto sarebbero morti di fame.
Nessuno in paese sarebbe stato in grado di liberali, le scale per arrivare al Forte erano andate distrutte.
Detto questo, l’anziana donna con la testa china rientrò in casa.

Sebastian e i suoi amici si guardarono negli occhi e in silenzio ritornarono nei loro carrozzoni sulla vigna.
Anche quella sera la luna posava delicatamente la sua luce argentata sui tetti del borgo.
Sebastian seduto su una roccia fumava la sua pipa e mentre contemplava la vallata, continuava a pensare alle parole di quella donna.

Conosceva benissimo cosa significava non possedere nulla. Ogni giorno con i suoi compagni dovevano affrontare una vita dura e umiliante.
Per non farsi abbattere e andare avanti custodiva dentro di se, la speranza e sarebbe stato lieto di regalare questo sentimento a tutti gli abitanti del borgo.

La mattina seguente Sebastian vide che sul Forte sventolava lo stendardo del borgo ridotto a brandelli con ricamati dei pesci.
A quel punto, rivolgendosi ai suoi compagni di viaggio, disse con fermezza: «Andiamo a liberare gli animali dal Forte. Presto… facciamoci venire un’idea, dopotutto, siamo degli artisti e la fantasia di certo non ci manca!».
Così sfilarono per le vie di Bard svegliando con la loro musica gli abitanti. Questi, finalmente, uscirono dalle loro case e si riversarono sul sagrato della chiesa.

Gli acrobati si misero uno sulle spalle dell’altro poi lanciarono una fune lunghissima che si andò ad agganciare sull’asta dello stendardo.
Mimi’ con un balzo volò sulla fune in punta di piedi.
Passo dopo passo arrivò davanti a una finestrina e s’infilo’ tra le sbarre.
Una grossa chiave pendeva attaccata a un chiodo.
Mimi’ la prese e scese dentro le buie prigioni.
Aprì la prima porta e uscirono delle capre, poi ne aprì una seconda e uscirono delle mucche.
Nella terza, delle galline con un gallo.
Nell’aprire l’ultima porta Mimi’ non poteva credere ai suoi occhi: seduta su uno sgabello c’era quell’anziana donna.

Avvicinandosi a Mimi’ la ringraziò e si trasformò proprio davanti a lei in un gigante e bellissimo uccello blu.
Si caricò sul dorso tutti gli animali e volò planando dolcemente sul sagrato della chiesa.

I bardesi erano increduli dell’accaduto vedendo i loro animali in salvo.
Per ringraziare i circensi fecero una gran festa e per mesi bevvero vino, mangiando pane e lardo.
Nel borgo ritornò così la voglia di vivere.
Le donne rammendarono a nuovo il loro stendardo logorato e gli uomini ricostruirono la scala distrutta che portava al Forte dove i loro figli ora giocano… alla guerra!

In alto la grande tela di Marc Chagal intitolata “La Vita”.

 

 

 

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Aspettando un uomo forte e a giorni alterni...anche una “donna forte”

lannocheverrà 350 mindi Antonella Necci - L'anno che verrà, come cantava Lucio Dalla.

L’anno che verrà “porterà una trasformazione, che tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”. Sarà un anno bellissimo, come voleva Lucio Dalla (1979). L’anno che verrà, o forse quello dopo, finalmente porterà agli italiani quello che, in gran parte, vogliono. Finalmente, avremo alla guida dell’Italia un “uomo forte”, con i pieni poteri, ma potremmo avere, per parità di genere, a giorni alterni, anche una “donna forte”.

Finalmente ci sentiremo tutti più sicuri, perché sarà obbligatorio tenere in casa una pistola o un fucile, e volendo potremo mettere “dei sacchi vicino alla finestra” e usciremo “poco alla sera”.

Staremo “per settimane senza parlare”, ma potremo chattare allo sfinimento e soprattutto potremo insultare ferocemente chi ci pare perché, in fondo, sono solo opinioni e qualche parolaccia non ha mai fatto male a nessuno, e un “vaffa” quando ci vuole, ci vuole. La moda italiana, invece, lancerà lo stile “castigato”, per evitare che le donne provochino la violenza maschile.

A Liliana Segre saranno tolte tutte le cittadinanze onorarie perché una basta e avanza, e poi, già che ci siamo, cancelleremo i senatori a vita, perché sono inutili, costosi e spesso di sinistra, anche se sono scienziati, premi Nobel, architetti famosi e testimoni di un tempo lontano e fastidioso da ricordare.

Nell’anno che verrà, finalmente, non esisterà più – almeno in Italia – razzismo ed antisemitismo. La soluzione, geniale, sarà proposta dal nuovo Primo Ministro e Ministro dell’Interno, e sarà annunciata da un apposito balcone, forse – guarda caso – a Trieste. Razzismo ed antisemitismo non esisteranno più – in Italia – perché, una volta alla settimana, per almeno un quarto d’ora, ciascuno potrà sfogare rabbia ed odio spaccando la testa a pupazzi di “negri” o scrivendo sui muri “sporco ebreo” con tanto di svastiche, meglio se in un cimitero con la stella di Davide. L’idea, anche se qualcuno l’aveva già pensata nel 1948, permetterà al nostro nuovo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno di essere candidato al Nobel per la Pace, con buone possibilità di successo, nonostante candidatura del Presidente Donald Trump, che ha evitato la terza guerra mondiale con la Cina. Entusiasmante anche la politica estera, con un patto d’acciaio tra Italia, Ungheria e Polonia, che avrà l’inglese come lingua comune (koinè), in omaggio alla brexit, e una moneta unica chiamata “liretta”.

Viktor Orban con Salvini

Ma il prossimo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, in realtà, aspira al premio Nobel per l’Economia per la sua clamorosa ed innovativa riforma che eliminerà definitivamente l’evasione fiscale in Italia: ciascuno pagherà le tasse solo se ne avrà voglia. Come finanzieremo la scuola pubblica, la sanità per tutti, l’ordine pubblico e altro ancora? E chi lo sa, ma non si può avere “tutto e subito”, perché sarebbe poco serio e populista. I neofascisti di Casa Pound e di Forza Nuova potranno manifestare liberamente, praticamente come oggi, ma verranno tolte da tutti i Comuni, anche se Medaglia d’oro per la Resistenza (?), quelle obsolete ed inutili dichiarazioni di antifascismo.

Non sarà più vietato parcheggiare in seconda o in terza fila, secondo il sacrosanto principio che è “vietato vietare”, oppure dell’eterno “me ne frego”. Nelle scuole lo studio della storia diventerà facoltativo, perché è noiosa e non interessa a nessuno, meno che meno ai giovani, che devono pensare soltanto al radioso futuro che li attende.

I costi della politica saranno tagliati ulteriormente, con la riduzione di un altro 50% di deputati, estratti a sorte in base ai sondaggi, per evitare il costo di inutili elezioni, mentre i senatori verranno aboliti del tutto, così Palazzo Madama potrà diventare un hotel a 5 stelle super, riservato agli oligarchi russi, amici della nuova Italia.

Nell’anno che verrà sarà proibito dire “per favore” e “grazie”, perché sono sintomo di ipocrisia e poi “si farà l’amore ognuno come gli va…”. Anzi no, questo è meglio di no, perché è brutto da vedere. Per questo “caro amico ti scrivo…”.

 

 

 

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Reddito di cittadinanza: occorre forte azione concertativa

INPS Frosinone 350 minda Pietro Maceroni, Presidente Comitato provinciale INPS - Come è noto, il reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà nonché di inclusione sociale nei confronti di chi vive una condizione di povertà materiale e spaziale. Per l’attuazione pratica della misura sono coinvolti una pluralità di attori, Comuni, Centro per l’impiego, Inps, Anpal e altri servizi territoriali.

Diventa prioritario per la sua realizzazione una forte azione concertativa di tutti gli stakeolder (persona  o strutture interessate o preoccupate di un progetto) coinvolti ed una governance ben strutturata mettendo i Comuni, in questo caso specifico, di adempiere efficacemente ai compiti a loro assegnati.

I beneficiari del reddito di cittadinanza hanno l’obbligo di sottoscrivere il patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego, per consentire un concreto inserimento nel mercato del lavoro e il patto dell’inclusione sociale con i comuni.
In entrambi i casi i beneficiari dovranno partecipare obbligatoriamente a progetti di pubblica utilità predisposti dai comuni con una prestazione che va da un minimo di otto re settimanali ad un massimo di 16 ore. In particolare la normativa fa riferimento ad attività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale e di decoro urbano.
In attesa del decreto di attuazione, che nelle prossime settimane sarà licenziato dal Ministero del Lavoro, che definisca le linee guida sulle prestazioni che i beneficiari della misura dovranno rendere auspichiamo che gli enti locali predispongano fin d’ora l’acquisto dei beni strumentali per lo svolgimento delle attività, i programmi di formazione per trovarsi preparati dinanzi a questa utile opportunità.

In considerazione, della platea interessata circa 6.725 persone a livello provinciale esclusi i soggetti svantaggiati e la massiccia concentrazione dei beneficiari nei comuni sarà una vera e propria sfida per gli enti locali del nostro territorio.

Per la dare la dimensione del fenomeno portiamo alcuni esempi:
il comune di Frosinone avrebbe a disposizione 771 persone da impiegare per un minimo di 8 ore alla settimana pari a 154 lavoratori giornalieri per svolgere tutte le attività utili alla collettività locale. Ancora il comune di Cassino avrebbe a disposizione 112 lavoratori al giorno, Sora 80 e cosi via ( alleghiamo tabella esplicativa).
Pertanto i comuni fin da oggi dovrebbero pianificare le modalità logistiche ed organizzative con l’utilizzo ottimale delle risorse umane che avranno a disposizione incidendo efficacemente sulle condizioni di vivibilità delle città. Realizzare vere e proprie azioni di welfare aiutare i più deboli, contrastare l’emarginazione, intervenire nelle periferie degradate affermare la logica del noi a quella dell’io consentendo una piena e vera inclusione sociale.
Tutti dovremmo essere impegnati a migliorare le condizioni di vita delle comunità locali per umanizzare e ridare dignità e umanità che con la crisi economica si sta dissolvendo. Abbiamo una grande occasione, non la spreghiamo
FROSINONE 24 GIUGNO 2019

 

 

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Forte, PD: «700mila euro per edilizia residenziale pubblica»

RegioneLazio 350 260dichiarazione del consigliere Regionale Enrico Forte - Approvato il programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Finanziati TERRACINA, PONTINIA e CISTERNA

«Proseguono gli interventi previsti dal Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica per il ripristino, la manutenzione straordinaria, l'adeguamento energetico, impiantistico, statico e il miglioramento sismico. Con la Determinazione G08997 sono stati stanziati complessivamente 700mila euro per i comuni di Cisterna, Terracina e Pontinia.

Si tratta di un lavoro che va avanti da anni. Dopo la ricognizione degli immobili, stiamo stanziando i fondi necessari, grazie al decreto interministeriale, per effettuare interventi utili ad una migliore vivibilità.
Qualche settimana fa, abbiamo consegnato 8 appartamenti a Gaeta, soddisfacendo l'esigenza abitativa di 26 persone, portando a termine un impegno. Oggi, anche Cisterna, Terracina e Pontinia potranno iniziare, grazie ad un investimento importante, ad adeguare gli stabili alle normative.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione nel campo dell'edilizia residenziale pubblica che garantirà il diritto alla casa alle categorie più bisognose. »

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Sanità Pontina. Forte, PD: 1 anno per stabilizzare precari

sanità asl latina 350 260 minForte, PD: «Entro l'anno si chiuderanno le procedure di stabilizzazione dei precari della sanitá pontina»

Si è tenuto ieri un incontro tra i sindacati e la Direzione Aziendale di Latina in cui è stato rappresentato da quest'ultima il percorso che si andrà ad avviare nei prossimi mesi per la stabilizzazione dei precari della ASL.

«Riportiamo regole certe per quanto riguarda i contratti di lavoro del personale sanitario operante nelle strutture ospedaliere della provincia di Latina. Con l'incontro di ieri si è arrivati a sottoscrivere un accordo che stabilisce tempi e procedure per la stabilizzazione, dando certezza ai tanti lavoratori che in questi anni hanno compiuto sforzi enormi, garantendo i servizi. Grazie a questo accordo, gli uffici potranno procedere nei prossimi giorni ad avviare le procedure di stabilizzazione.

Un risultato importante che è frutto di un percorso che è iniziato con l’approvazione nella scorsa legislatura della Legge Regionale n. 4/2017 di cui sono stato promotore, che ci ha permesso di superare la legge 14 del 2008 che, di fatto, ci impediva di poter procedere alle assunzioni.

 Stabilizzare vuol dire dare certezze per non perdere le grandi professionalità che abbiamo, vuol dire poter garantire i servizi ai cittadini.
Noi continueremo a lavorare affinché i tempi stabilisti vengano rispettati per garantire una sanità migliore.»

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Una forte cultura della legalità contro le mafie

tribunale 350 260 mindi Elia Fiorillo - E’ categorico uno degli avvocati del clan Spada intervistato dai giornalisti. La mafia con i suoi clienti non c’entra niente. E rievoca immagini rupestri di uomini a cavallo di tanti anni fa. Quella sì, per lui, era mafia. Ma oggi “la mafia non esiste”, a suo avviso, nella vicenda del quartiere di Nuova Ostia dove gli Spada avevano – e probabilmente ancora hanno – un controllo capillare del territorio. Per Antonino Caponnetto, che guidò il pool antimafia con Falcone e Borsellino, la mafia è "una associazione segreta per atto costitutivo, verticistica, unitaria e su base familistica". E, nella vicenda degli Spada, gli elementi citati da Caponnetto ci sono tutti: la base familistica e unitaria, l’associazione segreta, il verticismo. E tutti questi elementi, fondamentali per l’esistenza di “Cosa nostra”, non si cancellano con la reclusione dei componenti la gang. Le radici restano nel territorio pronte a germogliare. Si può allora comprendere le preoccupazioni di chi in quel contesto vive ed è chiamato a deporre contro quegli efferati delinquenti.

Nell’aula bunker di Rebibbia si celebra il processo al clan Spada. Ventiquattro gli imputati accusati a vario titolo di omicidio, estorsione, usura, traffico di droga. Non sono presenti in aula, e non si sono costituite parti civili, dodici vittime del clan. Scelta analoga è stata fatta dalle associazioni civiche locali. Si costituiscono e vengono ammessi come parte civile, invece, il Comune di Roma, la Regione Lazio, le Associazioni Libera, Caponnetto e Antiusura Onlus.

Difronte alle vittime che non partecipano al processo, e non si costituiscono parte civile, c’è chi le accusa di sfiducia verso lo Stato. Di mancanza di coraggio. Gli Spada ormai sono sparpagliati nelle carceri di Lecce, Tolmezzo, Terni, Voghera, Marassi, Ancona, Taranto, Genova. C’è tra i giornalisti chi cita Ponticelli, città dell’hinterland napoletano ad alta densità camorristica, dove otto vittime su dieci hanno deciso di chiedere i danni ai presunti estortori. Niente di più sbagliato, ad avviso di chi scrive, paragonare la mafia alla camorra e mettere le due realtà criminali sullo stesso piano. Le differenze sono enormi, soprattutto nel modus operandi.

Tra le regole basi mafiose c’è la vendetta, la punizione, anche a distanza di anni. E’ uno dei modi per tenere sempre e comunque sotto scacco “gli amici”, come “i nemici” o la gente comune. Guai a sgarrare. Potranno passare tantissimi anni ma la punizione arriverà. Ne va dell’esistenza della stessa realtà mafiosa. Da questo punto di vista è interessante leggere il libro di Maurizio Abbatino, della Banda della Magliana, intervistato da Raffaella Fanelli: “La storia, i delitti, i retroscena, l’ultima testimonianza del capo della banda della Magliana” - “La verità del Freddo”, edizioni Chiarelettere. Oltre ad avere la certezza che la mafia non è un’invenzione giornalistica in certe realtà del Lazio, c’è il chiaro riferimento all’omicidio come punizione per chi “sgarra”, amici o nemici che siano.

Tutti ricorderanno il gesto della testata, a dir poco violento – mafioso appunto-, compiuto da Roberto Spada sul naso del giornalista della Rai Daniele Piervincenzi e la successiva aggressione con un manganello al suo operatore Edoardo Anselmi. Piervincenzi stava facendo solo il proprio mestiere chiedendo notizie sulla possibile “mafiosità” del contesto in cui Spada viveva ed operava. Ma quelle domande erano inammissibili. E la risposta non poteva che essere un atto eclatante. Non un “vaffan…”, o un’alzata di spalle senza risposta. Ci voleva un gesto intimidatorio, meglio ancora se ripreso e divulgato. La gente doveva mettersi bene in testa con chi aveva a che fare, con la mafia appunto. Oggi Roberto Spada si “scusa” per l’azione da lui compiuta, ma i P.M. che seguono il caso hanno aggiunto al reato dell’aggressione l’aggravante mafiosa.

L’unico modo per sconfiggere le mafie è la “cultura della legalità”. Un lavoro lento, difficile, ma se portato avanti con costanza e determinazione nel tempo avrà i suoi frutti. Ed il complicato lavoro di “formazione” va fatto da tutti, ma proprio tutti. Lo Stato per primo. Quando lo Stato, sia pur per motivi rilevanti, si allea alla mafia, commette un errore micidiale: la riconosce, le dà dignità ed agibilità.

Invocare il carcere a gogò per eliminare certi fenomeni malavitosi è fare solo propaganda politica. Il ministro dell’Interno Salvini, dall’alto delle sue responsabilità, lo dovrebbe sapere bene. Si vince solo insegnando con convinzione la legalità.

12 giugno 2018

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Dopo l'assemblea del Quirino una nuova sinistra, forte, europea e contemporanea

sinistra italiana assemblea del Quirino 350 260di Giuseppe Fortuna* - L'assemblea del Quirino ha segnato un momento importante. La nascita di nuovi gruppi parlamentari della sinistra italiana è stato un passo decisivo che da un lato offre uno strumento istituzionale più incisivo nell'azione parlamentare dall'altro ha acceso la scintilla di un progetto che adesso deve crescere nei territori e dal basso.
"Dovremo inventare nei prossimi mesi una nuova forma-partito, che sappia coniugare tradizione e innovazione, partecipazione e decisione, pensiero riflessione e comunicazione, guardando con curiosità e attenzione alle esperienze più avanzate in giro per l’Europa."
"La mutazione genetica del PD, nato come forza centrale del centrosinistra italiano, è purtroppo ormai compiuta. Lo è per il programma economico-sociale, per l’idea delle istituzioni e della democrazia, per la natura della sua vita interna, per il radicale mutamento della composizione dei suoi iscritti ed elettori, per le nuove alleanze politiche e sociali che si stanno affermando".
Il Partito Democratico nella variante renziana di partito della nazione risulta essere sempre più comitato elettorale del premier: senza colore e lontano dalle proprie radici. Sempre più spesso nei territori viene declinato come fortino di potere e di poteri e sempre meno come organizzazione democratica a servizio dei cittadini
Il premier/segretario con i voti della sinistra realizza il programma della destra compiendo un duplice tradimento: il mandato elettorale consegnato a Italia Bene Comune e il programma che lo ha visto trionfare alle primarie; da questa dinamica trasformista, dalle ricette vecchie di un governo conservatore e dalla crisi che non smette di mordere nasce e cresce sempre più forte la necessità di riorganizzare complessivamente il campo della sinistra.
Sinistra Ecologia e Libertà è motore di questo processo con i propri insediamenti territoriali con i tanti amministratori da Cassino a Ferentino, passando per la Valle del Liri e la Valle di Comino. Tutti insieme a disposizione per dare sostanza ad un processo che oggi va accompagnato con fiducia.
In provincia di Frosinone il progetto comune per una nuova sinistra, forte, europea e contemporanea, è già iniziato. Grandi segnali arrivano diffusamente e da tempo da tutto il nostro territorio, fin dall'esperimento di una lista unitaria della sinistra a Ceccano e in altri comuni alle scorse Elezioni amministrative.
Tanti sono gli amministratori locali, dirigenti e gli attivisti che stanno aderendo e rendendosi disponibili, nel verso e nello spirito segnato dal passaggio della Consigliera Daniela Bianchi, alla costruzione di un nuovo soggetto unitario e rappresentativo delle istanze e dei valori propri della sinistra italiana. Con lei e con tanti compagni di strada, abbiamo iniziato un percorso di ascolto e proposta su tutto il territorio provinciale, che proseguirà nelle prossime settimane.
C'è una domanda forte di unità e cambiamento che la politica, le donne e gli uomini della sinistra, devono saper interpretare. Sono tantissimi i cittadini che ci stanno contattando per raccogliere con noi questa nuova e appassionante sfida . Tutti insieme costruiremo una casa larga, accogliente, aperta, in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di sinistra e centrosinistra oggi privo di riferimenti. Un partito nuovo, pronto a sperimentare forme di democrazia inedite e di solidarismo diffuso. Un partito in grado di sfidare complessivamente il sistema politico e combattere quotidianamente, per restituire al paese la giustizia, il benessere e la felicità che merita.
*Seg.Prov. Sinistra Ecologia e Libertà

 

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Parlarsi e studiare per un centrosinistra moderno e forte

Alternativadicentrosinistra - logoPresso il saloncino delle riunioni del Confidi Frosinone (gc), ieri 22 gennaio 2013 si è svolta, una assemblea dell'Associazione "Per l'Alternativadicentrosinistra". Nonostante si trattasse di un pomeriggio congestionato di riunioni politiche (partiti, comitati ecc) oltre 20 presenti hanno sancito l'avvio di una nuova fase della vita di questa Associazione che ora vede al suo interno una presenza più numerosa di soci e provenienti da tutto l'arco delle ispirazioni politiche che si riconoscono nel centrosinistra.
Hanno partecipato anche alcuni candidati alle elezioni regionali e politiche: Aldo Antonetti, Arcangelo Compagnoni, Nazzareno Pilozzi che senza avere atteggiamenti propagandistici né elettoralistici sono stati in sintonia con l'impegnativa discussione mirante ad individuare gli orientamenti e le linee d'iniziativa per le prossime settimane ed i prossimi mesi.
Dopo la relazione di Angelino Loffredi (clicca e vai alla relazione) che ha proposto come affrontare la nuova fase di impegno per il rilancio dei valori e la riaffermazione di un pensiero del centrosinistra ciociaro, sono intervenuti in 11, nell'ordine, Aldo Antonetti, Nazzareno Pilozzi, Angelo Ruggiero, Donato Galeoni, Arcangelo Compagnoni, Orlando Cervoni, Giovanni Nardone, Giuseppe Carbone, Giuliano Sera, Rosalia Mattone e Ignazio Mazzoli.
Fra le iniziative di lavoro più ravvicinate risaltano i corsi per i nuovi amministratori locali e le iniziative culturali già anticipate da unoetre.it: le letture dei Canti della Divina Commedia e il recupero del patrimonio artistico e culturale della nostra terra. Dopo le mortificazioni da "Fiorito" l'amor proprio si recupera con la giusta conoscenza di ciò che si è fatto e di ciò che si è stati.

La riunione si è conclusa con l'approvazione del seguente documento e con l'elezione degli organismi previsti dallo Statuto.

Il documento
«In questa provincia il centrodestra ha delle proporzioni abnormi che non hanno eguali in Italia.
Riteniamo che questa condizione non sia superabile senza un lungo e diuturno lavoro che conquisti mentalità, stili di vita, pratiche d'informazione e diffusione degli orientamenti soprattutto culturali che releghino nel dimenticatoio il clima da pensiero unico che respiriamo.
Valorizzando e confrontando le posizioni che vivono fra le forze che s'ispirano alle idee di progresso, di cambiamento e di democrazia che sono nella Costituzione Italiana, possiamo farcela.
E' possibile produrre uno sforzo unitario dalle differenti posizioni che operano nel centrosinistra ciociaro per ricondurlo al ruolo ed al prestigio che gli compete?
Noi vogliamo provare a rispondere si a questo interrogativo attraverso l'incontro delle forze progressiste di buona volontà con l'ambizione di contribuire a costruire un centrosinistra moderno.
Vogliamo impegnarci a trasmettere alle nuove generazioni e a chi ha buona volontà la consapevolezza che la Costituzione della Repubblica democratica, progettando una civiltà più avanzata, indica la via per uscire dalla crisi che scuote l'Italia.
La demonizzazione della memoria della buona politica abbatte uno dei pilastri su cui è stata sviluppata la Repubblica democratica fondata sul lavoro. Una realtà sociale senza cultura politica è una entità senza bussola e senza capacità di autogoverno. Una tabula rasa su cui più facilmente si possono incidere i segni dell'ideologia dominante, della mercificazione integrale, dell'individualismo egoista. Al contrario vogliamo imparare a vivere la politica, attraverso la più ampia partecipazione democratica, come la più importante delle dimensioni culturali delle donne e degli uomini con la fiducia che anche questa conoscenza consente di vedere nella persona che lavora e agisce il fine e non un mezzo da cui trarre profitto.
Come si amministra, come si critica, come si propone, come vive il dialogo fra forze politiche e sociali, come si apprezza e ci si alimenta all'enorme patrimonio culturale del nostro Paese, ma anche della nostra terra, sono ambiti di conoscenza ed approfondimento che vogliamo assegnarci come compiti dell'attività di questa Associazione per l'Alternativadicentrosinistra.»

Gli organismi di direzione

Presidente: Ignazio Mazzoli
Segretario: Ermisio Mazzocchi
Tesoriere: Luigi Di Santo

Consiglio Direttivo
Ivano Alteri, Luigi Di Santo, Francesco Giorgi, Angelino Loffredi, Rosalia Mattone, Ermisio Mazzocchi, Ignazio Mazzoli, Giovanni Nardone, Angelo Ruggiero, Giuliano Sera;

Il Collegio dei Revisori dei Conti
Giuseppe Carboni - Presidente
Orlando Cervoni
Alessio Guidoni

Collegio dei Probiviri
Anna Rosa Frate - Presidente
Fausta Dumano
Giovanni Proietta

I soci fondatori sono parte integrante di questo gruppo dirigente.

L'assemblea ha deciso che le decisioni relative a programmi e iniziative saranno assunte sempre dai tre organismi in seduta congiunta, come pure la suddivisione delle responsabilità di lavoro riguarderà i membri di tutti gli organismi.

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"Chi ha sbagliato piu' forte"

marco damilanodi Diego Protani - L'associazione culturale "Il centro del Fiume" comunica che Giovedi' 19 Dicembre alle ore 17.00 presso il Castello dei Conti di Ceccano si terrà la presentazione del libro "Chi ha sbagliato piu' forte" edito da Laterza di Marco Damilano.
Nato a Roma il 25 ottobre 1968, laureato in storia contemporanea, ha iniziato a lavorare sul settimanale "Segno Sette", dove è diventato giornalista professionista. Ha collaborato con il "Diario" e con il magazine del Corriere della Sera "Sette" prima di essere assunto all?Espresso nel 2001 come cronista politico e parlamentare. Ha scritto "Democristiani immaginari" (Vallecchi, 2006), "Il partito di Dio" (Einaudi, 2006) e una biografia di Walter Veltroni con Fabio Martini e Mariagrazia Gerina, "Veltroni, il piccolo principe" (Sperling & Kupfer, 2007) e "Spoon River di Arcore. Antologia di un impero al crepuscolo" (Aliberti 2011). Partecipa alla trasmissione "Gazebo" su Rai3 condotta da Diego Bianchi in arte Zoro.
Marco Damilano il suo nuovo libro «Chi ha sbagliato più forte» (editori Laterza) lo ha dedicato alla storia della sinistra italiana dal 1994 ad oggi. Un libro che accende i riflettori sui passaggi decisivi del ventennio anche grazie a significativi episodi inediti e alle testimonianze originali di alcuni dei principali protagonisti. Marco Damilano, giornalista di sinistra ma con l'orgoglio dell'indipendenza di giudizio, racconta questa prima storia del centrosinistra della Seconda Repubblica, in presa diretta. Un diario personale e politico. Con le voci di quattro protagonisti, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Arturo Parisi, e di un testimone d'eccezione, Nanni Moretti.

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Due storie, una sola forte fascinazione

devushka skripka muzykadi Fausta L'Insognata Dumano - Ah che storie mi affascinano....navigante smarrita del quotidiano mi sto tuffando nel passato. La ragazza del violino Antonietta Raphael fu protagonista insieme al suo compagno Mario Mafai della prima stagione della scuola romana. Antonietta, giovane ebrea di origine lituana, giunse a Roma con un passaporto inglese, un baule con un violino, una coperta di lana e un tappeto. Proprio quel tappeto che compare in molti dipinti che la ritraggono mentre lei dipinge. Eh già, la ragazza con il violino dipingeva e nello stesso tempo veniva ritratta.
A parlare di lei è lo storico Roberto Longhi, che definì l'appartamento dove vivevano la scuola romana di via Cavour. La ragazza con il violino fu protagonista di una stagione complessa, dalle leggi razziali al fascismo, la guerra, la resistenza, ma anche la nascita di tre figlie, che diventeranno famose. Il suo successo artistico arrivò molto tardi.
Nonostante la separazione Antonietta e Mario non si sono mai allontanati nel cuore. A ricostruire la storia della ragazza con il violino è proprio la figlia Giulia Mafai, delineando il quadro di un'artista anticonformista, apprezzata a livello internazionale.
Fu definita la sorellina di Chagall, poi si dedicherà alla scultura dicendo, due pittori in famiglia sono troppi.....E, il suo dio era donna, perché sa creare. Nella pittura sfoggiava la felicità, nella scultura l'infelicità, il dramma. Un rapporto intenso tra donne, la nonna, la mamma e le figlie.
La mitica nonna Kaja, che purtroppo le nipoti non hanno conosciuto.......La ragazza con il violino, un' artista che torna nuovamente a far parlare di lei.......Dipinta mentre suona il violinoDipinta manter suona il violino
Osservando una giovane straniera con un violino, che suonava all'uscita della metro a piazza di Spagna, un giovane artista la ritraeva, per un istante ho pensato la ragazza del violino del nuovo secolo. Nel mio immaginario ho creato la nuova ragazza con il violino, non so se mai leggerà che è diventata protagonista della mia scrittura! Capelli rossi, probabilmente figlia dell'est disgregato, con tanti sogni nel violino, ho lasciato due euro nel cappello e l'augurio di varcare i palcoscenici internazionali.......mentre lui, il giovane artista, accovacciato per terra la dipingeva in un' esplosione di rosso.

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