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Bimbi del frusinate in provincia di Novara - 1946

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

 Figli di sconosciuti: una ricerca sui bambini del frusinate in provincia di Novara dal maggio all’ottobre 1946

di Grazia Alemanni
Ricordatemi 350 minIl testo che segue è solo una sintesi della ricerca, iniziata sette anni fa e che continua, con alti e bassi, non ultima la pandemia (e la malattia...).
Come ho scritto, senza il libro "L'infanzia salvata" avrei faticato a recuperare le notizie e, in alcuni casi, anche i testimoni, soprattutto per la "colonia" di Oleggio e per la vicenda di Ferruccio Camona, partigiano e poi sindaco di Casale Corte Cerro, di cui nell'articolo non parlo in quanto non ho ancora completato il quadro del Verbano - Cusio - Ossola, zona molto ricca di esperienze, proprio a causa di una maggiore presenza partigiana.
Devo dire infine che senza i ricordi, anche se scarni ed essenziali, dei miei nonni materni, operai e comunisti, non avrei saputo e scoperto nulla.
Allego anche una parte della bibliografia "essenziale" che ho consultato.

 

PREMESSA
La ricerca prende la mosse da un vissuto famigliare a lungo rimosso, sia da parte dei protagonisti di allora che dei testimoni ancora viventi. Come si trattasse di un gesto naturale, in quei tempi, che non aveva bisogno di aggettivi o di riconoscimenti. Si scopre così che un gruppo composto da sette persone (sei delle quali donne) affrontò un viaggio difficile - e lunghissimo in quel recente dopoguerra - sino a Frosinone per portare a Novara e in provincia un gruppo di circa duecentocinquanta bambini che sarebbero stati ospitati prevalentemente da famiglie che avevano aderito all’appello del PCI per “salvare i bambini di Cassino”.
L’indagine si è rivolta essenzialmente in due direzioni:
•reperimento di documenti d’archivio ( settimanali locali, carteggi delle autorità, registri ospedalieri ecc.);
•ricerca di testimoni diretti o indiretti

Occorre precisare che lo stimolo iniziale è stato suggerito sia dalla lettura del libro di Giovanni Rinaldi “I treni della felicità”¹ che de ”L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo”², di Lucia Fabi e Aangelino Loffredi donatomi gentilmente dagli autori e divenuto presto un vademecum per la ricerca dei testimoni. Un aiuto per i criteri della ricerca è venuto dal prof. Bruno Maida, del Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino, la cui ultima opera, “I treni dell’accoglienza”³, è elemento di ulteriori aggiornamenti.
Le fonti giornalistiche locali (Corriere di Novara, La voce del popolo) diedero conto in modo sommario dell’iniziativa, che invece veniva sostenuta a tamburo battente dal settimanale della Federazione novarese del PCI di quegli anni, “La lotta”. Il PCI, infatti, si serviva del suo settimanale per sollecitare iscritti e simpatizzanti ad aderire alla campagna di solidarietà.

 

L’ANTEFATTO
I bombardamenti alleati avvenuti tra gennaio e maggio del 1944 lungo la linea Gustav, la cosiddetta “linea invernale” voluta da Hitler nell’ottobre del 1943 e che correva dalla foce del fiume Liri-Garigliano sino ad Ortona, sull’Adriatico, avevano colpito infatti in modo violentissimo l’area attorno all’abbazia di Montecassino, che venne distrutta, in quanto gli Alleati pensavano ci fosse un’ importante postazione militare tedesca. In realtà quei bombardamenti, anche a causa di una resistenza tenace e organizzata delle forze naziste, devastarono la provincia di Frosinone e provocarono nella primavera e nei mesi successivi l’esondazione del fiume Liri, la formazione di aree paludose e la diffusione della malaria, notoriamente presente da tempo nel nostro Meridione. Non solo, la condizione delle abitazioni dei contadini all’epoca era misera «I contadini abitavano in case di legno, dotate di una finestra larga cinquanta centimetri circa o in stretti pagliai con soffitto a cono fatto di paglia impastata con sterco di animali. Non esisteva luce elettrica e ci si arrangiava con il lume a petrolio. Mancava ogni servizio igienico e si beveva solo l’acqua dei pozzi⁴» .Dopo la conclusione del conflitto sarà possibile rendersi conto della tragica situazione in cui versava la zona più martoriata del Paese e, di conseguenza, decidere e organizzare il più in fretta possibile la salvezza dell’infanzia del Frusinate. E ciò accadrà in primo luogo per iniziativa del PCI che aveva tenuto il suo V congresso nel dicembre del 1945. In quell’occasione Raoul Silvestri, un delegato della federazione di Frosinone, aveva denunciato così la condizione del cassinate. «la fame, la mancanza di un tessuto produttivo, la triste realtà di una città fantasma assediata dalle mine, dominata dalle macerie, insidiata dall’acquitrino e dalla malaria⁵» Silvestri chiedeva di «strappare i bimbi di Cassino da quell’inferno⁶» così come era accaduto appena dopo la guerra al Nord per i bambini poveri di Milano e Torino che erano stati ospitati presso famiglie emiliane.

Il Congresso decide allora l’invio di una delegazione del PCI a cui partecipa anche Teresa Noce⁷ che si reca con un’autocolonna di soccorsi a Cassino. Al ritorno, Teresa Noce rivolge un appassionato appello al Congresso per salvare i bambini di Cassino «che hanno bisogno di viveri, di vestiario, di medicinali, di chinino per vincere la malaria”[…] E, già il 16 febbraio partiva da Cassino per l’Emilia, per la Toscana e l’Oltrepò il primo scaglione di 850 bambini del Cassinate[…]⁸»ospitalit 1 350 min

Ai primi di febbraio del 1946 si costituisce a Frosinone il “Comitato Solidarietà Cassino” «[…] con lo scopo di apportare un soccorso immediato ai bambini delle regioni devastate dalla guerra attorno a Cassino, ove, oltre alle altre sciagure, si è aggiunta la malaria perniciosa⁹» I bambini che hanno bisogno di assistenza immediata sono oltre 20.000. Si tratta. di allontanare i bambini sino alla conclusione del “ciclo malarico”.
L’UDI nazionale si mobilita e il 5 febbraio ‘46 invita a riunirsi «tutti gli enti pubblici e privati che si occupano di assistenza, organizzazioni, partiti, ecc.» per costituire, tra le altre cose, «Un Comitato che ordini tutte le iniziative pro-Cassino, che in moltissime città del nord si stanno già organizzando¹⁰»
Moltissimi enti aderiscono al programma di interventi proposto dall’UDI: oltre al Ministero Assistenza Post-Bellica e all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), anche l’Opera nazionale combattenti, la Croce Rossa, la Confindustria, la Confederazione Generale del Lavoro, per citare i più noti.
Pochi sanno, però, che Novara, grazie soprattutto al prefetto Fornara e alle donne dell’UDI e della Federazione del PCI , guidate da Maria Bergamini Schiapparelli, moglie del partigiano comunista Willi, fu tra le prime realtà ad aderire con il suo “Comitato Pro-Cassino di Novara”.

L’UDI a Novara nel marzo 1946 , come apprendiamo dai documenti del Convegno nazionale tenutosi in quel mese, contava 12 circoli in città, 9 aziendali e 32 in provincia, per un totale di 4500 iscritte. Furono molte di queste donne le protagoniste di quella vasta operazione di solidarietà che coinvolse tutta la nostra Provincia. dattiloscritto dal miniinterno 350 min
Ma non furono le sole. Le carte del prefetto Fornara narrano il determinante contributo che il “Prefetto della Liberazione” diede all’impresa, organizzando una “Giornata di solidarietà per Cassino” il 24 febbraio 1946 in cui si raccolsero fondi e viveri da inviare nella zona e coordinando tutta l’iniziativa.
Si trattava, infatti, sia di raggiungere con gli aiuti la provincia di Frosinone , data la situazione postbellica tra mille difficoltà, che di organizzare l’ospitalità per alcuni mesi dei bambini cercando famiglie disponibili. La propaganda dell’iniziativa era capillare: vendita di cartoline, percentuale sulla vendita di biglietti del cinema e delle sale da ballo. Fu organizzata anche una partita di calcio di beneficenza per i bambini di Cassino tra comunisti e socialisti .Il Prefetto propose alle rappresentanti dell’UDI e del CIF (Centro Italiano Femminile) di recarsi per la promozione della giornata di solidarietà presso i Comuni della provincia, preannunciandone la visita con una lettera ai sindaci.
Sui numeri de La lotta del febbraio ’46 si ripetevano gli appelli alle famiglie che volessero ospitare i bambini: dovevano rivolgersi alla Commissione femminile del PCI per comunicare le caratteristiche dei bambini, ovvero se maschi o femmine e di che età.

 

L’OSPITALITA’
Il successo dell’iniziativa è testimoniato dalla pubblicazione, sul numero 20/46 de La lotta, dei ringraziamenti a «Ubezio Secondo, Felice Delfina, Schiavi Lisa, Daniotti Maria, Garzoni Rina, Colombo Nobilina, Doniselli Rosetta che si sono “prodigati nel corso del loro viaggio per ricevere i bambini».
E quei bambini vennero sfamati, vestiti, curati (come dimostrano i registri dell’Ospedale Maggiore di Novara), perché spesso affetti da malaria o da difterite, da famiglie di semplici operai, contadini o muratori che poi si prestavano ad aiutare i genitori dei loro piccoli ospiti a ricostruire la casa, sobbarcandosi altri faticosi viaggi. Alcuni di quei bambini rimasero a Novara e in altri centri della provincia,o perché “adottati” da famiglie senza figli o perché i genitori strinsero un patto con gli “zii” che si impegnavano a crescere i loro figli con maggiori opportunità e a far loro visita una volta all’anno.

 

A TRECATE
L’ospitalità non fu offerta solo dalle famiglie: i sindaci reperivano gli enti che sul territorio potevano occupalalotta giornale 350 minrsi di piccoli o grandi gruppi di bambini: è il caso di Trecate, vicenda scoperta grazie al ritrovamento di una corrispondenza svoltasi tra il 22 maggio e il 6 giugno 1946 tra la Superiora dell’Istituto S. Spirito di Trecate, Suor M. Caterina Pettinaroli (appartenente all’ordine di S. Vincenzo), il Sindaco di Trecate, Bianchi , il segretario della Federazione del PCI Schiapparelli e il Prefetto di Novara , Avalle, che rivela una storia dagli aspetti contraddittori.

Se da un lato, infatti, la Superiora interessa il Prefetto dei problemi a suo dire sollevati dall’ospitalità data al gruppo dei dieci bambini del frusinate - giunti a Novara con il treno del 18 maggio - dal suo Istituto, «sono stati scaricati qui al Monastero, con una sola bambina, nove maschi: tutti, per di più, in condizioni di salute tanto pietose da esigere che si debbano spedalizzare¹¹», dall’altro la ricerca di una soluzione alternativa da parte del Sindaco, Bernardo Bianchi, mostra come una comunità possa mobilitare le proprie energie migliori per un gesto di solidarietà.
Così i bambini destinati a una collocazione comunque provvisoria presso il Convento, in attesa di essere ospitati da famiglie, vengono trasferiti nel vecchio asilo Comunale, prontamente riadattato per accogliere i piccoli ospiti, che vengono affidati alle cure di Suor Ester Martelli. Si tratta dei fratelli Bruno e Franco Accettola, dei gemelli Floriana e Vincenzo Tempesta, dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sanità, e poi Vincenzo D’Onorio, Guido Ventura, Domenico Cupini e Vincenzo Peticca.

Mentre uno di loro verrà ricoverato in ospedale, gli altri verranno tenuti sotto osservazione medica per diversi giorni , terminati i quali la famiglia di Pietro Moia, che ne aveva fatto richiesta, ospiterà nella propria casa il piccolo Vincenzo Peticcospitalit 3 350 mina, di sette anni. Dopo il ritorno del bambino a Sora, Pietro Moia si recherà più volte a casa di Vincenzo per portare il suo prezioso aiuto (era muratore) alla famiglia. E ci sarà uno scambio di lettere, come racconta la nipote di Pietro, sino ai primi anni Cinquanta.
Ciò che colpisce nella lettura della ricca documentazione conservata presso il Comune di Trecate, sono lo slancio e l’attivismo incessante del Sindaco e del Comitato ONMI comunale, che hanno portato una comunità fatta di operai, artigiani, e commercianti, ma soprattutto di uomini, donne e anche bambini, ad aiutare i «piccoli assai meno fortunati che la tragedia italiana ha lasciato completamente sul lastrico¹²» .
I bollettari con l’elenco dei sottoscrittori testimoniano, ad esempio, come fossero numerose le fabbriche, soprattutto tessili, a offrire denaro per il gruppo di ospiti. Tuttavia l’aiuto che il Comune forniva loro non si limitava ai generi di prima necessità e alle cure mediche, ma ci si preoccupava che essi potessero ricevere anche l’istruzione che, nei loro paesi sconvolti dai bombardamenti, non era possibile. E così Trecate investe 1000 £ (molte per quegli anni) per delle lezioni scolastiche.
A questo punto si comprende la commozione della madre dei fratelli Accettola, che scrive al Sindaco Bianchi, toccata dalla «generosità dei lavoratori del Nord ai quali noi mandiamo la nostra riconoscenza e il nostro affetto¹³».
Ma c’è anche il caso di Villa Troillet, ad Oleggio, di proprietà del Comune di Milano e gestita dall’ECA, di cui è commissario Vigorelli, che ospiterà circa duecento bambini.

 

I TESTIMONI
L’aspetto più significativo e toccante è costituito tuttavia dalle testimonianze, sia degli “ex” bambini, che, in alcuni casi, dei loroospitalit 2 350 min fratelli acquisiti: i bambini partivano accompagnati dall’ansia dei genitori a cui i parroci avevano prospettato la sventura (“i comunisti mangiano i bambini”, “verranno mandati in Russia”) e poi constatavano che lì al Nord si poteva consumare un pasto. Si creavano, inoltre, legami affettivi intensi, anche più stretti di quelli con la famiglia di sangue, schiacciata dalla guerra e dalla povertà.

Ugo Rea aveva poco meno di tre anni quando la madre, sfollata a Ceprano, decise di affidarlo a una “mamma del Nord”. E Rina Garzoni, insieme ad altre donne dell'UDI di Novara, era su quel treno a Frosinone. Ugo ricorda, ma attraverso le parole della nuova mamma: lo vide, piccolo e gracile, in quella stazione e lei - che non aveva figli- decise di prendersene cura.
Per quei genitori Ugo, che il destino vuole abiti da alcuni anni nello stesso quartiere in cui era stato accolto, a poche centinaia di metri dalla sua prima casa, ha parole di immensa gratitudine : «Per me sono sempre stati loro i miei genitori; per mia madre e per i miei fratelli rimasti laggiù, ho provato solo rispetto¹⁴» .

I coniugi Concina non avevano avuto figli e quindi erano felici di poter ospitare un bambino. C'era anche un'altra famiglia, che abitava a pochi passi dai Concina , i Rastelli, che voleva ospitare in questo caso una bambina. Avevano già un maschietto, A., che avevano adottato dopo che i genitori erano morti sotto le bombe che avevano colpito la zona del Boschetto.
Secondo il ricordo di Giacomo - il figlio che la coppia dei Concina non sperava di avere e che invece è arrivato nel 1948 - fu il CLN novarese a organizzare l'ospitalità dei “bambini di Cassino” E poiché Mario Concina, suo padre, operaio, era responsabile della SAP delle Officine S. Andrea di Novara, era a conoscenza dell'iniziativa Quando Mario, insieme alla moglie Valentina, vide arrivare una coppia di bambini che portava una valigia di cartone, capì che si trattava di fratelli e così, di comune acospitalit 4 350 mincordo con i Rastelli, che conoscevano, decise di ospitare il bambino. La sorella, stando con i Rastelli, avrebbe potuto incontrare spesso il fratellino. Lei, Anna, è infatti la più grande, ha nove anni, mentre Italo ne ha cinque. Quando Italo arriva nella casa dei Concina dove il nonno, che era un sarto, gli aveva fatto trovare un vestito e dove trova anche di che rifocillarsi, dice alla sorella «Vai pure che io qui sto bene¹⁵». Il ricordo, seppure filtrato dalla memoria di bambino di Giacomo a cui queste vicende sono state raccontate dai genitori, è carico della tenerezza verso il fratello che poi sarà, finché è vissuto, Italo per lui.

 

NOTE

1 G. Rinaldi, I treni della felicità, Ediesse, collana Cartabianca, Roma, 2009
2 L. Fabi, A. Loffredi , L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo, Tipografia Bianchini Ceccano, 2011
3 B. Maida, I treni dell’accoglienza, Einaudi, Torino, 2020
4 L. Fabi, A. Loffredi, Il dolore della memoria. Ciociaria 1943-44, Stampa a cura degli autori, Ceccano, 2016, p.76
5 L. Fabi, A. Loffredi, L’infanzia salvata cit. p.19 6 B. Maida, I treni dell’accoglienza cit. p.123
7 T. Noce, nata a Torino nel 1900, operaia, socialista, fu tra i fondatori del PCI. Combattente durante la guerra civile spagnola col nome di battaglia di Estella, durante la 2° Guerra mondiale fu internata dai nazisti nel campo di Ravensbrück. Fu tra le ventuno donne elette nel 1946 alla Costituente e tra le cinque che contribuirono alla elaborazione della Costituzione. Durante la clandestinità degli anni Trenta in Francia partecipò alla fondazione del periodico “Noi donne”, divenuto dopo la Liberazione organo dell’UDI.
8 A. Minella, N. Spano, F. Terranova (a cura di) Cari bambini vi aspettiamo con gioia, Teti, Milano, 1982, p.51
9 Relazione sull’origine e lo sviluppo del Comitato Cassino,in Archivio cronologico UDI, b.9,fasc.95(1946 febbraio)
10 Ibidem
11 Comune di Trecate, Archivio di deposito, anno 1945-48, ONMI, Assistenza generica madri e fanciulli, cat.2, cl.3 fasc.1, cartella “Bambini di Cassino”
12 Comune di Trecate, Archivio di deposito cit.
13 Ibidem
14 Intervista a Ugo Rea , Novara, 24/06/2015
15 Intervista a Giacomo Concina, Novara, 26/04/2016

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Oltre ai testi citati nell’articolo, si segnalano:
N. Tasciotti, Montecassino 1944, Castelvecchi, Roma, 2014
M. Errico Catone, Come la polvere. L’odissea dei profughi di Montecassino, Nuovadimensione, Portogruaro, 2014
S. Pivato, I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda. Il Mulino, Bologna, 2013
B. Maida, L’infanzia nelle guerre del Novecento, Einaudi, Torino, 2017
S. Cappiello, Gli occhi più azzurri. Le storie vere dei treni dei bambini. Colonnese, Napoli, 2021

 

 

 

 

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Sanità frusinate. Che fare?

SANITA' INCHIESTE. LOFFREDI

In 3 Note il punto del dott. Giovanni Cirillo

di Angelino Loffredi
sanità cartella clinica elettronica h260Con soddisfazione la Redazione di UNOeTRE.it fa proprie e pubblica tre Note predisposte dal dott. Giovanni Cirillo, già Dirigente sanitario della ASL di Frosinone: A proposito dell’Ospedale di Anagni; La Medicina di base; Riferimenti normativi sulla partecipazione e informazione sulla sanità.

Le tre Note nel loro insieme fotografano la situazione esistente nel nostro territorio, permettono di evidenziare difficoltà, limiti e pericoli ma nello stesso tempo prefigurano scenari futuri, possono rappresentare uno strumento di elaborazione, discussione e intervento sia nei confronti di Istituzioni, partiti, sindacati e organizzazioni interessate alle questioni indicate. Per tutti questi motivi con la necessaria motivazione invito organizzazioni e cittadini a leggere attentamente e se si ritiene opportuno avviare e partecipare al necessario confronto.

- A Proposito dell’Ospedale di Anagni

Perché la struttura sanitaria di Anagni (ex ospedale) non può ridiventare ospedale.

Da quando la Regione (presidente Polverini) dismise l’attività ospedaliera, su questa struttura sono stati realizzati importanti lavori di adeguamento per le nuove funzioni distrettuali/territoriali. I percorsi, gli ambienti, gli impianti sono stati ristrutturati, in alcuni casi sono smantellati (es: distribuzione dell’ossigeno). Lo schema seguito è stato quello di una nuova grande Casa della Salute (Casa della salute nel PNRR) con tanto di Unità di degenza infermieristica e Punto di accesso territoriale (UDI e PAT come Ospedale di comunità nel PNRR) con il diretto coinvolgimento dei medici di medicina territoriale. La struttura ospita un centro di chirurgia ambulatoriale a servizio della UOC di Chirurgia di Frosinone ed Alatri e le attività ambulatoriali di Laboratorio (centro prelievi) e di Radiologia. Con la dismissione di locali in affitto sono stati concentrati presso la struttura tutte le funzioni distrettuali.

Allo stato attuale un ripristino di funzioni ospedaliere presso questa struttura è impossibile a meno di smantellare il lavoro sin’ora compiuto e collocare altrove la attività distrettuali.

Se quanto sopra esposto è lo stato dei fatti la ripetitiva richiesta di riattivazione dell’ospedale è pura propaganda. Il centroAnagni Ospedale 350 260 destra anagnino ha bisogno di alimentare uno scontro con la regione e la asl per segnare meglio la propria vocazione al contrasto e deviare l’attenzione su limiti e criticità della propria azione politica.

Questo non significa che il bisogno di domanda sanitaria ospedaliera sia attualmente soddisfatta. Al contrario in questo territorio si sono chiusi due ospedale (Anagni e Valmontone) e lasciato attivo Colleferro che nonostante ristrutturazioni e lavori è insufficente con i suoi 140 posti letto a soddisfare tutti i bisogni (il centro nascite è stato spostato a Palestrina). Questo territorio ha un bacino di utenza di 114.481 abitanti sommando i 37.832 del nord della provincia di Frosinone (Anagni, Paliano, Sgurgola, Acuto e Piglio) con i 76.649 della zona di Colleferro (Colleferro, Artena, Carpineto, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone).

La soluzione quindi non può essere quella di una riattivazione di Anagni o dell’ennesima ristrutturazione di Colleferro ma della costruzione di un nuovo ospedale nella zona di Valle lungo l’asse Anagni Colleferro Valmontone.

Se la programmazione ospedaliera è competenza regionale perché le comunità locali con i loro Comuni piccoli e grandi non attiva un percorso di analisi e condivisione di questi bisogni per trovare l’unica soluzione possibile che in questo caso è il nuovo ospedale dell’alta valle del Sacco?

Non mancherebbero anche motivi risarcitori (inquinamento) oltre che lo sviluppo di aree interne tanto predicate.

 

Tale Nota oltre che essere una puntale e veritiera cronistoria di quanto è accaduto negli ultimi dieci anni, stronca, con pertinenti motivazioni, ogni ipotesi propagandistica legata a spinte localistiche tendenti alla riapertura dell’Ospedale di Anagni. Offre invece, sollecitando le Comunità locali, una ipotesi di risoluzione sulla base della programmazione regionale in direzione della realizzazione di un nuovo Ospedale nell’Alta Valle del Sacco lungo l’asse Anagni-Colleferro-Valmontone.

- La Medicina di base.

Il Medico della mutua 1 è un film commedia di Zampa del 1968 e tratta delle aspirazioni del giovane medico dr Tersilli di convenzionarsi con le mutue per avere tanti mutuati che gli avrebbero garantito tanti guadagni grazie alla gratuità delle medicine e delle prestazioni che il medico avrebbe prescritto a volontà.

Il film ebbe tanto successo che nel 1969 esce, con la regia di Salce Il Medico della Mutua 2 la clinica privata convenzionata Villa Celeste delle Piccole Ancelle dell’Amore. Questa volta il prof Tersilli gestisce con metodi rivolti al risparmio e non alla salute dei pazienti, la clinica privata convenzionata Villa Celeste delle Piccole Ancelle dell’Amore Misericordioso.

Sullo sfondo dei due film c’è la stagione del boom economico e della decadenza morale, l’avidità che trasforma la missione in corruzione.

La politica argina questa deriva e nel 1979 istituisce, con la legge 883, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ispirato a principi di universalità, uguaglianza e equità.

Da allora ad oggi, oltre quarant’anni, la medicina territoriale ha vissuto tutte le vicende politiche dello stato sociale con un welfare sempre in bilico tra diritti e compatibilità economiche. Anche alcune modificazioni sociali hanno spinto la salute verso modelli consumistici ed individualistici. Il SSN ha perso i pezzi a valenza più pubblica come i servizi di prevenzione, l’igiene pubblica, le rilevazioni epidemiologiche, la medicina scolastica, i consultori, ecc.

Il sistema delle convenzioni che doveva essere momentaneo e complementare al SSN, si afferma invece come sistemasanità ilmedico350 260 strutturale per la medicina di base e anche per l’assistenza ospedaliera. Le regioni, grazie alla loro autonomia organizzativa e soprattutto quelle a trazione liberale, smantellano il welfare puntando alla cura delle malattie piuttosto che alla salute esasperando le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere come merce.

Il Covid ha evidenziato/accelerato la inadeguatezza della medicina di base, nell’attuale organizzazione, a rispondere alla domanda di salute come diritto costituzionale. La medicina di base convenzionata ha risposto solo con strumenti contrattuali e come tali insufficienti e/o inadeguati.

Il Piano Nazionale di Riforme e Resilienza (PNRR) destina 7.0 miliardi su un totale di 15.63 a questo settore nella consapevolezza che questo gap vada colmato. La prima componente della missione è : Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale che significa potenziare o creare strutture e presidi territoriali (case della salute e gli ospedali di comunità),rafforzare l’assistenza domiciliare e lo sviluppo della telemedicina ed una più efficiente integrazione socio-sanitaria.

La medicina di base per come è organizzata oggi nella sua componente umana, nella strumentazione e nei modelli operativi non è in grado di realizzare questi obiettivi; la questione iniziale e decisiva è la forma contrattuale degli operatori, quali figure professionali opereranno in questi servizi e la loro scala gerarchica.

La salute del nostro prossimo domani non si farà nelle stanze dell’ambulatorio del nostro medico di base ma in strutture di servizio/i multidisciplinari con medici, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, psicologi, gestori di processi e/o manager.

Non siamo al Medico della Mutua 1 o 2 ma il SSN è rimasto in mezzo al guado. C’è bisogno che conquisti la riva opposta, lo scontro tra le lobbi della conservazione e le necessità di rinnovamento è in atto e il PNRR è il terreno della battaglia.

La Nota con vigore richiede una concreta attuazione dei principi ispiratori della legge 833/1978 basati sulla Universalità, Uguaglianza ed Equità da contrapporre allo smantellamento della sanità pubblica, alla sola politica della cura attraverso le privatizzazioni piuttosto che alla prevenzione. Negli ultimi quaranta anni, la medicina territoriale, gradualmente, ha perso pezzi importanti e fondamentali legati ai servizi di prevenzione, igiene pubblica, rilevazioni epidemologiche, medicina scolastica, consultori.

La mancanza di accurate e continue rilevazioni epidemiologiche inoltre non ha permesso e non permette di conoscere pienamente i danni provocati sulla fertilità maschile ai giovani residenti lungo la Valle del Sacco. Non va dimenticato che il fiume Sacco rimane sempre il tema dei temi con il suo inquinamento idrico, aereo, dei terreni e con le relative ripercussioni sugli alimenti. Le rilevazioni e gli studi portati avanti dal dottor Luigi Montano, Uroandrologo nella Asl di Salerno e coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility; e da professoressa Margherita Eufemi, docente di Biochimioca della Sapienza di Roma non godono sempre di sostegni istituzionali mentre si evidenziano anche dal punto di vista massmediatico continui tentativi negazionisti o di depistaggio, tutti tendenti a non permettere l’approfondimento e la reale consistenza del pericolo incombente.

L’articolo del Direttore di unoetre.it, Ignazio Mazzoli dal titolo “Inconsapevolezza e intenzionali depistaggi ?“ esprime un allarme, ma nello stesso tempo offre una risposta al tentativo di chi vuole precostituire una sostanziale deresponsabilizzazione degli inquinatori.

 

- Riferimenti normativi su partecipazione e/o informazione in sanità

1 - Legge 833/78 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale ( SSN )

Art 16 Conferenza dei Sindaci organismo rappresentativo delle autonomie locali con funzione di indirizzo e controllo sull’attività socio-sanitaria e di partecipazione alla programmazione di detta attività. Nei fatti si riunisce solo per approvare l’atto aziendale della ASL proposto dal Direttore Generale, nei fatti non esercita funzioni di indirizzo e controllo né di programmazione.

2- Atto Aziendale Asl Frosinone

Art 7 punto 2 Politiche sanitarie per la cittadinanza: garantire adeguati percorsi di cura nel rispetto della persona. Attivazioneasl frosinone 350 min nei distretti dei Punti Unici Assistenziali ( PUA ) per favorire l’accesso e la conoscenza del servizio socio-sanitario. Sono sportelli con medici, infermieri, assistenti sociali ed altre figure che servono al cittadino singolo o famiglie per esprimere un bisogno socio-sanitario e prendere in carico il caso. Al PUA partecipa anche personale dei comuni o dei consorzi sociali.

I Pua sono stati attivati ma sono scarsamente operativi per una difficoltà di relazione tra sanità (asl) e sociale (comuni o consorzi)

Art 7 punto 5. Politiche aziendali per promuovere la partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini. Garanzie sulla trasparenza. Il piano prevede:

· la istituzione degli Uffici di relazione con il pubblico (URP) nei distretti e negli ospedali.

· Audit civico: con delibere n. 21/2014 e 853/2015 è stato istituito il tavolo misto aziendale per la partecipazione. A questo tavolo partecipano a secondo della materia le associazioni accreditate

· Conferenza dei servizi di distretto e/o aziendale con cadenza annuale

· Consulta sanitaria ogni 4 mesi

· Redazione della Carta dei Servizi con aggiornamento annuale

A parte gli URP che raccolgono solo le doglianze o segnalazioni di non funzionalità cui non segue né informazione, né azione correttiva, le altre azioni o non avvengono o sono solo formali.

Conclusioni: L’informazione e/o partecipazione ha una buona articolazione formale cui i riferimenti normativi danno conto. A questi aspetti formali corrisponde un vuoto operativo.

Motivi : La scelta della organizzazione per aziende della sanità pone l’attenzione più sugli aspetti economici e di efficienza (costi, prestazioni,) che sull’efficacia (conoscenza, partecipazione, trasparenza, condivisione, salute).

La politica nei suoi aspetti informativi e/o partecipativi viene vista come un intralcio alla normale azione aziendale o peggio come commistione affaristica e di consenso.

La questione è che se si accentuano gli aspetti aziendalistici si snatura la visione universalistica del SSN e prevale la visione economico e privatistica, se si contiene la aziendalizzazione il sistema si burocratizza.

Non si tratta di azienda si, azienda no ma di quale politica prevale se conservatrice o riformista e torniamo alla questione dell’equilibrio tra economia e società ma questo è compito della politica che manca o è poca.

 

La Nota, attraverso facili indicazioni, riesce a condurci per mano e indicarci varie opportunità. Non è solo una messa a punto della normativa vigente ma va vista anche come un invito ad utilizzare tali strumenti, molto spesso sconosciuti e mai utilizzati. Infatti possono essere di aiuto ad organizzazioni e movimenti per dare un ancoraggio alle iniziative. Il dottore Cirillo attorno a questo tema in modo amaro conclude: L’informazione e/o partecipazione ha una buona articolazione formale cui i riferimenti normativi danno conto. A questi aspetti formali corrisponde un vuoto operativo. Difficile dargli torto: E’ un nervo scoperto.

Il Piano Nazionale di Riforma e Resilienza (PNRR) approvato dal Parlamento prevede per la Sanità la somma di 15,63 miliardi mentre per la Medicina di base mette a disposizione 7 miliardi per Reti di prossimità, Assistenza domiciliare,Telemedicina, Integrazione socio-sanitaria). Tali impegni vanno ritenuti giusti e da tanto tempo attesi ma le cui scelte specifiche non possono essere calate dall’alto E’ necessario invece che i metodi vengano ribaltati e che, a cominciare dai Consigli Comunali, attorno ai temi indicati si avvii la discussione e la proposta, utilizzando appunto la normativa vigente.

Angelino Loffredi
Redazione unoetre.it

 

 

 

 

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Rifiuti e frusinate, un incubo che continua. Finirà mai?

 CRONACHE&COMMENTI

Una vicenda che colpisce al cuore la Regione Lazio

di Valentino Bettinelli
Flaminia Tosini e Valter Lozza 390 min 1Una vera e propria scossa tellurica per la politica e anche l’informazione del nostro territorio, arrivata dopo l’ordine di custodia cautelare emesso dalla Giudice per le Indagini Preliminari, Annalisa Marzano, ai danni di Flaminia Tosini e Valter Lozza, accusati da un dispositivo giudiziario che piomba sulla scena regionale, spargendo nuovamente una nube di corruzione nell’aria. I due, infatti, sono indagati per “concussione, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”.

Una vicenda che colpisce al cuore la Regione Lazio, andando a toccare una delle dirigenti più influenti della Pisana. La Dott.ssa Tosini è stata, per anni, responsabile di tutta l’area ambientale della regione, con la gestione delle azioni di bonifica e di controllo sugli impianti di smaltimento dei rifiuti, settore in cui operano le due società amministrate da Lozza, la “Ngr srl” e “Mad srl”.
L’inchiesta porterebbe alla luce favoritismi da parte dell’Ing. Tosini nei confronti del Lozza. Un condizionamento che ha consentito alle società dell’imprenditore di ottenere l’autorizzazione per la realizzazione della nuova discarica di rifiuti solidi urbani di Roma in località Monte Carnevale. Altra questione quella della discarica di Roccasecca, anch’essa gestita da Lozza, già protagonista di polemiche in passato per l’ampliamento del deposito in località Cerreto.

Un rapporto che la magistratura dovrà chiarire, dunque, quello tra Lozza e la Tosini, che certamente pone l’attenzione su quelle che sono le problematiche più sentite nel nostro territorio, ovvero quelle relative alla questione ambientale. Viene da chiedersi come mai le opere di bonifica della Valle del Sacco siano ancora pressoché ferme e perché, nel frattempo, chi avrebbe dovuto garantire un giusto funzionamento della macchina amministrativa, sembra sia stato più attento alla cura degli interessi di un privato.

In tutto questo clima entra a pieno titolo anche il ruolo dell’informazione locale, certamente non incolume da responsabilità. A far rumore il nome di Massimo Pizzuti, già direttore del quotidiano Ciociaria Oggi, asset di proprietà della famiglia Lozza. Tra le 104 pagine dell’ordinanza del Gip compare proprio il nome di Pizzuti, come figura cardine nella gestione di una querelle con ENAC, che era contraria alla discarica di Monte Carnevale. Pizzuti, in alcune intercettazioni, garantiva alla Tosini una negoziazione volta ad ammorbidire la posizione dell’ente di controllo dei voli, in cambio di qualche favore nell’ottenimento dei finanziamenti regionali per la pubblicità sul giornale.

Un coinvolgimento, che non vede indagato né Massimo Pizzuti né Alfredo Pallone - suo contatto nel cda di ENAC - che, però, mette in evidenza ancora una volta un problema che già UnoeTre.it aveva affrontato, ovvero quello della mancanza di libertà e pluralismo nell’informazione locale, dove a farla da padrone c’è una testata che è in mano al numero uno della catena di gestione dei rifiuti nel Lazio. Un’informazione che, per l’appunto, non offre spunti di critica e riflessione sulle tematiche più stringenti a livello ambientale, evidentemente perché troppo spinose per i proprietari.

Anche il blog di Alessio Porcu (anche egli estraneo alle questioni relative ai capi d’accusa per Lozza e la Tosini, ndr), compare tra le pagine dell’ordinanza. Presenti in bella mostra i banner pubblicitari dei quotidiani di Lozza e analisi della figura dello stesso Lozza e dell’ing. Tosini, a dir poco contrarie rispetto al quadro delineato dalla GIP Annalisa Marzano. “Lui è l’uomo che è riuscito a realizzare le discariche più moderne nel Lazio, superando il concetto di immondezzaio che per decenni ha accompagnato il settore. Lei è una delle dirigenti più quotate per competenza e preparazione: raramente un suo parere non ha retto al vaglio dei controlli”*. Con queste parole venivano descritti i due, nell’articolo di cronaca sull’arresto.

La notizia dell’arresto della Tosini e di Lozza è, dunque, l’ennesimo terremoto che scuote la Regione Lazio. La speranza è quella che non si spengano i riflettori sulla vicenda, non consentendo insabbiamenti, anche in vista dell’imminente appuntamento amministrativo che vedrà protagonista il comune di Roma e tanti altri comuni della regione e della nostra provincia.

Un metodo politico e giornalistico che non si basi sulla corruzione e sul favoritismo è, forse, un’utopia, ma sicuramente l’inizio della soluzione ai tanti problemi che affliggono il nostro territorio.

* Discarica di Roccasecca e Roma: ai domiciliari Lozza e Tosini del 16 marzo 2021 https://www.alessioporcu.it/articoli/nuova-discarica-di-roma-ai-domiciliari-lozza-e-tosini/

 

Link di corredo

Regione Lazio – La disinformazione (ben pagata) dalla Pisana e dalla Tosini del 19 marzo 2021

https://etrurianews.it/2021/03/19/regione-lazio-la-disinformazione-ben-pagata-dalla-pisana-e-dalla-tosini/

https://www.romatoday.it/politica/discarica-monte-carnevale-tosini-lozza-non-amanti.html

 

È stata pubblicata anche la determina di sospensione della Tosini che in realtà è una revoca vera dall’incarico

 

 

 

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UILTEC: un bioreattore per la produzione di vaccini nel Frusinate

UILTEC Frosinone. Sindacati

Il comparto farmaceutico della provincia ha il know-how e l’intelligenza produttiva

Mauro PiscitelliPISCITELLI (Uiltec Frosinone): “il distretto farmaceutico frusinate si candidi per la realizzazione di un bioreattore per la produzione di vaccini.
“Fondamentale anche vaccinare il personale per non mettere a rischio l’infialamento”
“Il comparto farmaceutico della provincia di Frosinone ha il know-how e l’intelligenza produttiva per candidarsi a realizzare ed ospitare sul proprio territorio un bioreattore per la produzione di vaccini. Ci auguriamo che lì dove verranno prese decisioni, ci sia qualcuno che faccia presente questa possibilità”. La proposta arriva dal Segretario Generale della UILTEC di Frosinone Mauro Piscitelli che, entrando nel dettaglio, spiega: “Oggi, grazie a Catalent di Anagni, l’industria farmaceutica della provincia di Frosinone si sta occupando dell’infialamento del vaccino anti-covid. È uno degli stabilimenti più attenzionati del mondo sul quale fanno affidamento Astrazeneca, Jhonson & Jhonson, e altri produttori. Servono bioreattori per la realizzazione dei vaccini e, a mio avviso, l’industria farmaceutica frusinate ha tutte le qualità per ospitarne uno. A quel punto si avrebbe un distretto farmaceutico vaccinale all’avanguardia per la realizzazione anche altre tipologie di vaccini contro virus che, secondo la scienza, inevitabilmente si svilupperanno anche in futuro e che l’umanità dovrà combattere”. Per il Segretario UILTEC occorre concertazione “tra il pubblico ed il privato, tra l’Italia e l’Unione Europea. La presenza di un bioreattore porterebbe, tra l’altro, l’aggiornamento culturale continuo di cui si ha bisogno per mantenere vivo il distretto di Frosinone”. Piscitelli ritiene anche indispensabile la vaccinazione dei lavoratori addetti alla messa a punto e alla produzione di vaccini: “E’ uno dei punti più importanti a cui dobbiamo dare risposta – sottolinea – sempre rispettando la volontà lavoratori. Occorre creare condizioni per la vaccinazione del personale. Non possiamo permetterci di rischiare che aziende importanti per l’umanità possano essere fermate da un focolaio. Vero che si tratta di industrie da sempre organizzate nel rispetto delle pratiche del distanziamento e di tutte le altre precauzioni, ma la prudenza non è mai troppa”.

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Il Frusinate con il Lazio nel Recovery plan

 Il Recovery plan

Giunta Regionale in ritardo sulla creazione della Zona Logistica Speciale Laziale

di Donato Galeone*
200milainpiazza 2012 06 16Il Presidente Mario Draghi - incaricato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo - prosegue con la triplice valenza programmatica “sulla sanità, l'economia e il sociale”.

Il Prof. Draghi, - auspicando condivisione politica e tecnica sulla urgenza nazionale operativa richiesta dai cittadini e lavoratori alle istituzioni democratiche - avendo recepito la disponibilità dei gruppi politici e ascoltando le parti sociali, dovrà riferire al Capo dello Stato tenendo in conto, essenzialmente, tanto le tre urgenze programmatiche quanto le più vicine scadenze di fine marzo e fine aprile prossimi - oltre l'avviato “piano dei vaccini” - sia quella della ”proroga del blocco dei licenziamenti” e sia la definizione parlamentare del “Recovery Plan Italia”.

Ecco che la salvaguardia della salute, la coesione sociale con la “ripresa dell'economia e il lavoro” – tra interventi strutturali con investimenti territoriali programmati e progettati dal 2021 al 2027 – dovranno essere configurati e localizzati entro un “nuovo sistema economico e sociale nazionale” sostenuto, anche, dalle risorse europee del Next Generation Eu mediante il Recovery Plan da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.
Si tratta - ora - non solo di guardare al presente ma domandare e discutere verso quale prospettive di vita economica e sociale territoriale nel frusinate e Lazio possiamo, ragionevolmente, traguardare, noi, il prossimo futuro, dal secondo dopoguerra e, tra 50 o 100 anni, i nostri figli e nipoti, considerando, che la moderna epoca - con lo sviluppo scientifico e tecnologico applicato ed esteso ad ogni livello - se deve tendere a migliorare il tenore di vita media delle persone estende, anche, nuove disuguaglianze sociali, da contrastare e superare, mentre appare più certa e mirata l'accumulazione capitalistica e finanziaria, costruita sempre più su scala globale ed in misura superiore anche cento volte, oggi, di quella conosciuta in qualsiasi altra epoca.

Ma oggi - ripeto - dal 2021 al 2027 potranno e dovranno essere utilizzate risorse europee annunciate, quale massiccio intervento economico che richiederà severità e controlli di legalità nel suo utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti territoriali e settoriali - eco sostenibili - mirati verso obbiettivi specifici di “rilancio e protezione della economia italiana nella dimensione europea” mediante lo strumento del “piano nazionale di rilancio e resilienza (PNRR)” che mobiliterà 209 miliardi di fondi europei.

E il Recovery Plan italiano (PNRR) - presentato dal Governo con l'approvazione del Parlamento e che sarà trasmesso a Bruxelles entro aprile 2021 - necessiterà di attente conoscenze e di ampie riflessioni condivise sul “come e dove impiegare quei fondi europei” nella considerazione che il rilancio di “un'area economica sostenibile di sviluppo” è variabile dipendente non solo del capitale economico ma anche dalla dotazione del capitale naturale e ambientale, da recuperare e salvaguardare, congiunto al capitale umano e sociale con il lavoro.

Appare possibile - territorialmente - nella dimensione regionale, provinciale e locale il coinvolgimento sia delle Università laziali che dell'associazionismo di prossimità rappresentativo e congiunto alle parti sociali - imprese e lavoro - capaci di elaborare proposte progettuali per “filiere di sviluppo sostenibile” partendo dalla economia del mare - con i loro porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia e retro porti - procedendo verso le aree interne tra i “poli industriali consorziati” da recuperare e rilanciare con attività produttive e servizi oltre le ristrutturazioni aziendali e il potenziamento dei “centri agroalimentari” di raccolta prodotti agricoli da Nord a Sud del Lazio (Orte, Guidonia, Fondi).
Grande parte di queste possibilità di sviluppo territoriale laziale - pur a livello di studio di fattibilità della Regione Lazio - coinvolgerebbe le aree economiche portuali, retro portuali verso le aree interne mediante la “costituzione della Zona Logistica Speciale Laziale” deliberata il 30 ottobre 2018 quale misura parallela alle zone economiche speciali di cui al d.l. 30.6.2017 n.91 convertito in legge il 3 agosto 2017 n.123 con modificazioni.

Rilevo, però, che da ottobre 2018 sono state costituite le Zes/Zls (Zone Economiche Speciali/ Zone Logistiche Speciali) nelle varie regioni italiane - con i loro previsti “piani di sviluppo strategici” - elaborati e condivisi dalle parte sociali e gli enti locali e inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e competenti sedi ministeriali per l'approvazione dovuta.
Nel contempo rilevo, anche, il ritardo della Giunta Regione Lazio che, dalla sollecitazione del 21 gennaio 2020 con ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale, nomina il 29 gennaio 2020 un “gruppo di studio” per redigere la proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento obbligatorio da definire e inviare al Governo, non considerando con la massima urgenza i rilevanti effettivi depressivi della pandemia in tutte le strutture produttive, comprese quelle del Lazio e in particolare nelle attività lavorative collegate al turismo e al commercio oltre ai trasporti, settori entro cui si concentra circa un quinto della occupazione regionale.
Anche la proposta di legge regionale laziale n.194 del 31 ottobre 2019 “Misure per lo sviluppo economico, gli investimenti e la semplificazione” preceduta dalla legge regionale n.7/218 art.40 sulla “fusione in Consorzio Unico del Lazio” dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriale, operativi in provincia di Roma-Latina, Sud Pontino, Frosinone e Rieti, dovrebbe tendere - negli obiettivi - a favorire lo sviluppo economico laziale, l'occupazione e l'attrazione degli investimenti attraverso la promozione di progetti strategici innovativi, di recupero e riqualificazione delle aree industriali dismesse, ricercando investitori nazionali ed esteri.

A mio avviso Frosinone e Lazio necessitano di assetti territoriali programmati da agevolare e indicare nel Recovery Plan - essenzialmente- accompagnati dal sostegno operativo integrato di due strumenti di riferimento comprensoriale:
1) della Zona Logistica Speciale Laziale, partendo dall'economia del mare con i porti di Gaeta, Fiumicino, Civitavecchia verso le aree interne destinate al rilancio delle attività produttive industriali, artigianali, commerciali e dei servizi;
2) del Consorzio Unico di Sviluppo Industriale Lazio, con le aree attrezzate di recupero, salvaguardia ambientale e adeguate infrastrutture per favorire nuovi insediamenti produttivi nell'ambito di condivisi piani consortili regolatori territoriali comunali.
Riferendomi, solo esemplificando, al comprensorio del “basso Lazio frusinate” partendo dall'area portuale tirrenica di Gaeta e con il polo agricolo industriale dell'area pontina di Fondi, raggiungendo l'agglomerato FCA ex Fiat del comparto automobile, di Cassino-Pontecorvo e le aree interne con il suo indotto metalmeccanico integrato, configuro già un'area APEA baricentro di sviluppo delle attività produttive e occupazionali multifunzionale, oltre il comparto automotive FCA, longitudinale, tra Napoli e Roma, nonché, trasversale verso il territorio abruzzese.
E' questa una possibile esemplificata e confrontabile proposta di “polo di sviluppo eco sostenibile” - da coinvolgere nella Zona Logistica Speciale Laziale e il Consorzio Unico Industriale - nel contesto delle progettazioni propositive del frusinate alla Regione Lazio per il Recovery Plan.

Inoltre e lungo la Valle del Sacco, da Ceprano-Frosinone-Anagni-Colleferro e trasversalmente verso Sora-Isola del Liri, comprendendo le aree interne rispetto all'Autostrada Roma-Napoli, appare possibile la configurazione, nel frusinate, di altre due aree APEA consortili integrate da infrastrutture, di servizi centralizzati e di risorse adeguate e mirate a garantire ogni obiettivo di sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo locale di nuove imprese e delle attività produttive, da rilanciare e recuperare, con il lavoro contrattato e partecipato.

(*)già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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Mercato del lavoro, nel frusinate è in forte frenata

  • Pubblicato in Partiti

Partiti

Dramma lavoro: occorre una svolta

Bandiera pci 350 260Il mercato del lavoro, nella nostra provincia, è in forte frenata, e non solo per gli effetti negativi legati alla pandemia in atto, e le cause vanno ricercate nel tempo e al fatto che non sono state affrontate in modo deciso.
Dal punto di vista occupazionale, gli ingressi previsti nel mondo del lavoro e nelle imprese ciociari, hanno fatto registrare, come risulta da uno studio di Unioncamere e ANPAZ, una flessione del 33%; si è passati, infatti, da 1790 ingressi registrati a dicembre scorso, a 1190 previsti per la fine di dicembre 2020.

Ma la cosa che preoccupa è che, mentre nelle altre province si registra una forte richiesta di medici, tecnici specializzati, operatori sanitari e di personale per le sanificazioni, chiaramente legata alla fase che stiamo vivendo, nella nostra provincia è praticamente assente.
Solo il 7% delle imprese prevede l'ingresso di nuovo personale di cui il 64% a tempo determinato e solo il 36% a tempo indeterminato. Ancora oggi, dopo nove mesi di contrasto alla pandemia e nonostante i contributi e i ristori previsti dal governo, il tessuto economico ciociaro mostra evidenti segni di difficoltà nel ripartire.

Il settore maggiormente in sofferenza è quello delle costruzioni con il 60% delle imprese che stentano a ripartire.
Confidiamo nel piano del governo, conosciuto come Superbonus 110% per i lavori di efficentamento energetico e prorogati al 2022,con la speranza che la burocrazia non ritardi la partenza.

Occorre, altresi, un progetto per un grande piano di risanamento ambientale e territoriale e per il recupero e la valorizzazione dei nostri centri storici per dare impulso al settore del turismo, della ristorazione e dell'accoglienza. Il 27% di queste attività è sospesa, mentre il 69% viaggia a regime ridotto con la possibilità concreta che molte di esse non riapriranno.

L'unico settore che nella nostra provincia pare non risentire della crisi è quello chimico-farmaceutico con il 63% attivo come il periodo pre-covid. In questo quadro, considerato che il piano vaccini dovrebbe andare a regime entro la fine del 2021, appare di fondamentale importanza una seria pianificazione economica da parte del governo e soprattutto lavorare ad un nuovo modello di sviluppo per scongiurare ed evitare di trovarsi impreparati alle situazioni di emergenza ulteriori che potrebbero presentarsi.

Il Segretario regionale del PCI Lazio
Oreste Della Posta

 

 

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Italia Viva e le sue valutazioni sul Frusinate

  • Pubblicato in Partiti

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L'Iniziativa di Italia Viva

Italia Viva è un partito giovane che inizia a scendere in campo nelle prime competizioni elettorali.
ITALIAVIVA simbolo 350 minFanno più rumore le divisioni e le guerre negli altri partiti rispetto ad un progetto che piano piano ma con determinazione prende forma.
Nessuno denuncia il volo che da Frosinone ha portato la Scuola Elicotteri a Viterbo, perdiamo altri pezzi di economia e di società. In un momento come quello che stiamo vivendo, pieno di incertezze, di paure la nostra provincia si impoverisce ulteriormente.

Crescono le differenze tra chi è garantito e chi no, tra uomini e donne, tra giovani e meno giovani.
Abbiamo assistito alle conseguenze del dissesto idrogeologiche alle prime piogge stagionali. Per questo, come Coordinatori di Italia Viva abbiamo chiesto con forza che fosse ripristinata l’unità di missione per il dissesto idrogeologico voluta dal Governo Renzi e smantellata immediatamente dopo, ma noi non sediamo nei banchi del parlamento a differenza degli eletti del nostro territorio che dovrebbero essere più incisivi.

Convivere con il Covid19 non è affatto facile, Italia Viva ha sempre anticipato il lavoro da fare, allora, occorre lealtà e capacità, lealtà nel riconoscere errori o negligenze, capacità di anticipare e pianificare senza rincorrere gli eventi. A marzo I.V. chiedeva di utilizzare il tempo per realizzare piani di potenziamento per il trasporto pubblico (tramite l’esercito, tramite i bus turistici, ecc.), ma si è preferito spendere i soldi per acquistare i banchi con le rotelle. Le priorità sarebbero state altre, pensiamo ai tamponi rapidi o alle mascherine trasparenti per i ragazzi con disabilità uditive. Siamo a novembre e rincorriamo le curve di contagio che purtroppo corrono molto velocemente.

Tutti noi speriamo che il vaccino arrivi in breve tempo, ma avere il vaccino non significa avere al tempo stesso tutti i cittadini vaccinati,sebbene medici e personale sanitario stiano facendo di tutto e di più, senza risparmiare energie e allora anche qui, iniziamo da subito a prevedere, a organizzare, a decidere i piani per la somministrazione del vaccino stesso. Italia Viva è il partito della proposta del giorno prima e non dell’emergenza del giorno dopo.

 

 

 

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Reddito di Cittadinanza. Nel frusinate quasi 27.000 beneficiari

 

 40 sono i Comuni della Provincia che hanno attivato i Progetti di Utilità Collettiva

m5s lazio minRoma, 2 ottobre – «Sono quasi 27.000 i cittadini della Provincia di Frosinone che percepiscono il Reddito di Cittadinanza con un importo medio mensile che si aggira intorno ai 600 euro. Ad oggi molte Amministrazioni hanno attivato i Progetti di Utilità Collettiva con i quali ci sarà la possibilità di utilizzare i percettori del Reddito di Cittadinanza in lavori per la collettività e ci auguriamo che anche gli altri Comuni, purtroppo sottoposti ad ostacoli di varia natura, burocratici e non, possano superare i ritardi dei Centri dell’Impiego e attivare convenzioni per le diverse attività, che vanno dalla manutenzione del verde e degli spazi comuni agli impegni a favore degli anziani, dalla tutela del territorio ad interventi nelle biblioteche. Così il Reddito diventa una risorsa per tutta la collettività, oltre per chi ne beneficia.

I Comuni che hanno attivato i Progetti di Utilità Collettiva nella provincia di Frosinone sono Acquafondata, Acuto, Anagni, Aquino, Arpino, Ausonia, Cassino, Castelliri, Castelnuovo Parano, Castrocielo, Cervaro, Colle San Magno, Collepardo, Coreno Ausonio, Esperia, Fiuggi, Guarcino, Paliano, Pico, Piedimonte San Germano, Piglio, Pignataro Interamna, Roccasecca, San Biagio Saracinisco, San Giorgio a Liri, San Vittore del Lazio, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Andrea del Garigliano, Sant’Apollinare, Sant’Elia Fiumerapido, Santopadre, Serrone, Terelle, Trevi nel Lazio, Vallemaio, Vallerotonda, Vico nel Lazio, Villa Santa Lucia, Viticuso.

In tutto il Lazio sono oltre 260.000 i cittadini che percepiscono il contributo mensile e la maggior parte di questi è ancora in attesa di essere impiegato in servizi di pubblica utilità. Gli oltre 260mila beneficiari del Reddito di Cittadinanza nel Lazio, sono così distribuiti nelle altre province: quasi 185mila a Roma, oltre 30mila a Latina, oltre 14mila a Viterbo, più di 7mila a Rieti.

In Italia, secondo dati aggiornati al 25 settembre, su 8mila Comuni sono 735 quelli che hanno attivato regolamenti relativi ai ‘Progetti di Utilità Collettiva’ previsti dalla legge per un totale di 1422 progetti ed è di qualche giorno fa l’annuncio del Presidente del Consiglio Conte di aver incaricato il Ministro dell’Innovazione Paola Pisano (M5S) di creare una app per incrociare i dati tra percettori del reddito e offerte di lavoro in modo da aumentare in maniera esponenziale il loro reinserimento nel mondo lavorativo e da rafforzare i controlli. Ad oggi, nonostante il periodo di lockdown di diversi mesi e la relativa crisi economica, sono 200mila su 1.2 milioni i percettori del reddito tenuti a sottoscrivere il “Patto per il lavoro”. Facciamo in modo che queste persone, in attesa di formarsi e trovare un lavoro, possano dare il proprio contributo per la collettività. Tutti devono fare la propria parte».

Così in una nota i consiglieri regionali M5S del Lazio
--
Ufficio Comunicazione M5S Regione Lazio
XI Legislatura

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Quando emigravano dal circondario di Frosinone

L'emigrazione transoceanica dei lavoratori del Circondario di Frosinone - Cap 1°  Le cause dell'emigrazione

emigreanticiociari 350 minL'attuale provincia di Frosinone prima della sua costituzione avvenuta con i Decreti governativi del 6 dicembre 1926 e del 2 gennaio 1927, era divisa in due Circondari quello di Frosinone e quello di Sora. Frosinone divenne capoluogo del nuovo circondario all'indomani della liberazione di Roma, il 20 settembre 1870. Il circondario fece parte della provincia di Roma e sede della Sottoprefettura con Regio decreto del 15 settembre 1871. Il Circondario di Frosinone a sud era diviso da quello di Sora dal confine che fino al 1860 divideva lo Stato pontificio dal regno delle due Sicilie, costituito dal fiume Liri a monte di Sora fino a Ceprano - Falvaterra.

In questo trattato l'esame dell'emigrazione è circoscritto solo al Circondario di Frosinone.
L'elemento rurale é la forte componente del Circondario. Le causa che determinarono l'emigrazione furono la miseria ed i debiti, in cui i coloni si arano dovuti, più o meno tutti, ingolfare per la sempre diminuente rendita delle terre. I contadini raggiungono da soli più dal 70% degli emigrati. Nel circondario di Frosinone viene a verificarsi il fenomeno che fu comune a tutta l’Italia dell’età giolittiana. Precedentemente al 1900, circa tutti i Comuni del Circondario non hanno affatto una emigrazione oppure presentano una rilevante emigrazione permanente, che complessivamente é di 817 unità. Dal 1900 in poi l’emigrazione é sempre un crescendo di notevole dimensioni, così che nel nuovo secolo l’emigrazione assume la proporzione del vero esodo.

Proprio il periodo che può considerarsi come il migliore dell'economia del circondario, il quinquennio 1902-1901 coincide con un’enorme dispersione di forza lavorativa.
Tra il 1900 e il 1905 si passa da 400 unità a 10.000 unità emigratorie, in minor misura verso il Brasile e l’Argentina.
Lo sviluppo dell'emigrazione si indirizza verso paesi oltreoceano. Se l'emigrazione prima del 1890 é del tutto assente, tale fenomeno è da attribuirsi a quella che é stata la trasformazione della vita economica del mondo rurale.
Se la legge del 1901 è uno degli aspetti che contribuirono all'esodo di centinaia di migliaia di cittadini, resta da stabilire il preciso rapporto tra domanda e offerta, tra l'emigrante e il paese ospitante.
Le statistiche registrano cuspidi e avvallamenti di grande interesse per una conoscenza dell'emigrazione nel circondario di Frosinone. Le cuspidi sono nel 1905, nel 1906, nel 1907, nel 1910, con la quota più alta nel 1913; gli avvallamenti sì hanno nel 1904, nel 1908, nel 1911, in relazione alla guerra libica, e nei 1914 per lo scoppio della Prima guerra mondiale. Notevole è l'aumento di emigrati tra il 1900 e il 1905 cui dobbiamo aggiungere 8.122 unità nei 1906; seguito da una leggera flessione nel 1907 con 7.243 unità;improvviso calo nel 1908 con 3.990 unità; il 1909 con 8.703, dal 1910 al 1912 si ha una diminuzione rilevante dell'emigrazione, il 1910 con 5.580 e il 1911 con 3.953 unità, è il punto più basso di emigrazione. Il massimo si ottiene nel 1913 con 11.533 unità.

L'emigrazione comportò una serie di iniziative da parte del governo americano per incanalare organizzare queste masse lavoratrici. Provvedimenti che tuttavia non hanno la funzione di proteggere l'emigrante e di salvaguardare i suoi interessi, ma di porlo al servizio del mercato del lavoro secondo le richieste e le condizioni di esso.
Dobbiamo dire che l’emigrazione per paesi non europei muova, a fiotti sempre più grandi, dall'Italia meridionale e dalle confinanti regioni dell'Italia centrale, zone a maggiore esuberanza demografica rispetto alla scarsa evoluzione economico-industriale.emigranti sulle navi 350 min

E' necessario avere una visione più ampia che non sia solo che l' emigrazione muove dal Mezzogiorno, ma vede la causa nel mancato sviluppo socio-economico nel Sud.
Il nascente capitalismo industriale italiano, sviluppatosi nel nord non assunse una funzione egemonica, che sarebbe stata storicamente benefica se l'industrialismo avesse avuto la capacità di ampliare con un certo ritmo i suoi quadri per incorporare sempre nuove zone economiche assimilate.

Il circondario di Frosinone, trovatosi fuori da questo processo, si trovò a essere soggetto all'emigrazione. Tale constatazione ci porta a una riflessione più profonda, rivolta a ritenere che l'emigrazione non era stata solo una conseguenza interna della contrastante società italiana, se non piuttosto il risultato di una condizione politica internazionale per esigenze del mercato. Non è un caso che dopo il 1900 si ebbe un'emigrazione in massa verso l'America. Gli USA avevano subito una trasformazione industriale alla fine del precedente secolo e solo di recente l'America ha assunto una struttura di un grande paese industriale.
Il nuovo ruolo di paese industriale portava 1'America a giocare una nuova funzione nel mondo dell'economia.
Da lungo tempo si era creato un mercato internazionale di cui l'America era centro propulsore, consentendo di ampliare le relazioni estere e coloniali. Notevole sono le influenza delle grandi associazioni monopolistiche che procedono sempre più verso accordi internazionali e verso la creazione di cartelli mondiali.
L'America rappresentava dopo il 1889 condizioni favorevoli allo sviluppo di una emigrazione verso questi territori.

Il Lazio nel suo insieme ha una minore percentuale di emigrati per l'Europa e si divide con cifre poco diverse, tra Francia, Svizzera, e Germania.

 Anni    1896    1900     1914
 Emigrati totale 2222  1489  9640
Brasile 1017 216 139
Argentina 278 77 223
U.S.A 259 305  7447
 Canada - - 321

 

I dati rivelano che nel Lazio si ebbe una emigrazione per la Europa stazionaria intorno alle 4.000 unità, mentre per paesi transoceanici abbiamo un'emigrazione crescente, la quale si aggira sempre oltre le 10.000 unità.

Tale processo é spiegabile con lo sviluppo economico che si verificò nell'America del Sud, Argentina e Brasile. La presenza italiana é forte in ragione del fatto che i nostri emigranti, per quanto riguarda l’Argentina, furono da prima piccoli risparmiatori e commercianti in prevalenza liguri e agricoltori piemontesi e veneti. Quasi tutti per una emigrazione permanente.

L'allargamento dei poderi affittati richiedono mano d'opera stagionarle, per cui determinò una emigrazione italiana in buona parte meridionale con carattere temporaneo (negli anni 1900-1908). In realtà la questione aveva un suo fondamento economico in quanto le difficoltà che incontra la formazione di una immigrazione agricola permanente in Argentina, consistono nella rarefazione dei terreni disponibili, nel loro alto prezzo di acquisto e di affitto.

Il risultato non poteva essere che la ricerca di una condizione migliore, che in realtà era solo apparente. Nel 1913 emigrano, il riferimento è rivolto complessivamente al Lazio, per l'America del nord 22.684 unità, mentre per l'America del sud solo 720 unità.

Basta dare uno sguardo complessivo per vedere come l'emigrazione del Lazio verso gli Stati Uniti vada sempre più crescendo passando da 4 emigrati nel 1876 a 23.549 nel 1913. Per l’Argentina passiamo da un emigrato nel 1876 a una media di 400 unità. Interessante vedere il 1907 con 1077 unità, punta massima verso l'Argentina proprio in coincidenza, come vedremo, con la crisi americana del 1907, fino ad arrivare nel 1913 con 525 unità. Il Brasile presenta punte massime verso la fine del secolo, ma dal 1903 ha un forte calo, tanto che nel 1913 abbiamo 183 unità. Anche per il Brasile vale la considerazione fatta per l'Argentina. Infatti nel 1907 abbiamo 726 unità, che è la punta più alta dal 1903 in poi. L'emigrazione del Lazio in seguito al 1876 ha un notevole sviluppo.

 

emigranticiociari incomunità 600 min

 

 I titoli delle prossime due puntate: a - L'America: Stati Uniti - Argentina - Brasile; b - Le condizioni di lavoro degli emigrati

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Frusinate: ieri nel 960/70 e oggi

Donato Galeone in dialogo con l'articolo di Franco Di Giorgio

Abbiamo l’impressione che la Rubrica di unoetre.it “Storie del Frusinate “ abbia avuto una buona partenza. Non abbiamo ricevuto e pubblicato solo pezzi di storia con una propria autonomia cittadina ma anche, con grande soddisfazione, questo intervento di Donato Galeone, già dirigente della CISL di Frosinone, che mantiene e sviluppa l’attenzione sulle considerazioni poste precedentemente da Franco Di Giorgio, riguardanti lo stato dell’economia della nostra provincia negli anni 70, offrendo così ai nostri lettori i connotati di una vero, positivo confronto. (Angelino Loffredi)

 

frosinone fotodepoca venerdì 22 aprile 1960Visita di Nino Manfredi a Pastena mindi Donato Galeone - Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e Segretario del DP ha dichiarato di: "non sprecare l'occasione proveniente dai 270 miliardi di euro (di cui 100 a fondo perduto) concessi dall'Europa che daranno fondamento alla strada dove camminerà il futuro”.

Ottobre 1976: Le crisi aziendali si moltiplicano e si perde il lavoro
(da IL TEMPO del 15 e 17 ottobre 1976 e da www.unoetre.it del 20 luglio 2013)

Con la moltiplicazione delle aziende in crisi non solo la DC perdeva consensi il 20 giugno 1976 ma neppure altri Partiti sostengono l'azione dei Sindacati che denunciavano giorno dopo giorno la perdita di posti di lavoro a centinaia ed era assente anche la nuova Giunta Regionale Lazio eletta nel 1975.

Il Governo, guidato da Giulio Andreotti, tentava di rilanciare l'economia nazionale ma emergeva sempre di più nel Paese e nella nostra Provincia, sia tra gli operatori economici che nel movimento sindacale e nelle istituzione locali su «come gestire la ripresa economica in assenza di una politica industriale ”oltre agli scarsi indirizzi e modalità su come, conseguentemente, avviare le “ristrutturazioni e le riconversioni produttive”.  Il giornale quotidiano “IL TEMPO” - cronaca di Frosinone - rendeva pubblica una mia lunga intervista nei giorni 15 e 17 ottobre 1976: “entravo nel merito della crisi del lavoro, la riconversione industriale e la ripresa economica».

All'ampia domanda della “ripresa economica e la sua gestione, così come sulla riconversione produttiva e la ristrutturazione industriale” emergeva necessaria quanto urgente una svolta qualificante del nostro sistema economico sostenuto da un indirizzo di programma economico e sociale del Governo che mancava, allora, e risulta assente assente oggi.
Fu questa la mia prima risposta di contesto generale ed aggiunsi che alla domanda politica si integrava l'impegno delle parti sociali – se volevano contare nella società democratica – per favorire e poi verificare l'indirizzo di programma economico di Governo, esercitando un loro specifico ruolo autonomo che poteva essere anche più determinato per avviare una “democratizzazione dell'economia” con la partecipazione dei lavoratori nelle imprese annunciata più volte a solo parole.

Alla domanda sul come intervenire per la ripresa produttiva del basso Lazio, tanto nelle nostre aree quanto nei nuclei in declino industriale - quali potevano essere i livelli politici ed operativi - rispondevo che era mia convinzione, per essere vincente la politica economica del Governo, il concordare quale versione dare alla riconversione degli apparati produttivi nel contesto di una politica industriale, competitiva nel suo complesso, entro cui indirizzare e guidare il programmato sviluppo economico.
Si trattava di tenere presente la reale faccia del nostro Paese, del basso Lazio e della Provincia di Frosinone, congiuntamente, al notevole sottosviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse del Centro e Nord, non valutando residuale il settore agricolo-forestale, essenzialmente, per l'utilizzo delle sue fonti energetiche rinnovabili.

Condividere ragionevolmente, quindi, per dare contenuti alle parole una volta delineati gli obiettivi che si intendevano gradualmente raggiungere attorno a proposte verificate se praticabili in tempi certi.
Tempi favoriti, peraltro, dall'utilizzo mirato e coordinato dei mezzi finanziari incentivanti le ristrutturazioni aziendali o le riconversioni produttive, auspicando momenti unitari, partendo dai luoghi di lavoro e dai settori produttivi del basso Lazio, quale “luogo economico” che realizzava e realizza le interdipendenze e il riequilibrio tra gli stessi settori produttivi ( industria, agricoltura e servizi nella dimensione provinciale e regionale).

Alla domanda non localistica ma del “territorio luogo economico di sviluppo” aggiungevo che il territorio - nella sua realtà comprensoriale regionale e provinciale – era ed è la dimensione di livello politico e operativo più valido, capace di correggere localismi e invertire, se necessario, una debole ripresa finalizzata a se stessa che, spesso, non concedeva e nè promuove un forte sviluppo economico riequilibrato e neppure assicura lavoro vero, non precario, anche in quelle imprese da ristrutturare o da riconvertire.

In concreto sostenevo che tutti i comportamenti territoriali sono più visibili – toccando con mano – i livelli della occupazione e attivando una mobilità occupazionale che favorirebbe, anche, il contenimento delle risorse di cassa integrazione, mediante la ripresa del lavoro e in misura maggiore in quei settori indotti della grande industria entro cui si contano perdite di posti di lavoro e continui ingressi di persone nella povertà delle famiglie, con il cessare del sostegno al reddito.

Alla domanda conclusiva “sull'utilizzo dei mezzi finanziari” per rilanciare le aziende in crisi e in corso di chiusura o di altre attività produttive che annunciavano riduzioni o licenziamenti di lavoratori la mia riposta – pur soggettiva e lontana nel tempo, oltre 40 anni, non era e non è cambiata sui sistematici ritardi di Governo verso le scelte di politiche economiche o meglio verso quei Governi che non riescivano e non ancora a definiscono un condiviso orientamento di “politica industriale” per settori produttivi.

Il mio riferimento era ed è rivolto a tutte quelle aziende che, profittando dell'intervento pubblico, avevano promosso l'attività industriale più sulla spinta di un favorevole momento import ed export, mistificando l'iniziativa o giustificandola formalmente con un rilancio produttivo settoriale a livello nazionale - collegata alla domanda estera - ma aggiungendo e sottolineando che quelle aziende, fuori da un quadro nazionale e internazionale di riferimento, potevano avere una ripresa produttiva ma molto limitata.

Pensavo e continuo a ritenere che, in ogni caso, si dovrà contrastare - con il massimo rigore - la facile propensione al “salvataggio di incapaci imprenditori” ma capaci speculatori di denaro pubblico oltre che esportatori di prodotti industriali, congiunti, alla grande evasione ed elusione fiscale o tributaria delle quali se ne evidenzia, ancora, la vergogna italiana tra i Paesi europei.

Concludevo la mia intervista sul “corretto utilizzo del pubblico denaro” ritenendo ragionevole e giusto 'condizionare e proporzionare' ogni intervento agevolato o garantito dallo Stato - all'impresa richiedente - se mira alla ripresa programmata dell'economia mediante“ piani industriali di investimenti produttivi”che salvaguardino la salute nei territori e luoghi di lavoro, con equità retributiva contrattata e partecipata.

 

 

 

 

 

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