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Quando emigravano dal circondario di Frosinone

L'emigrazione transoceanica dei lavoratori del Circondario di Frosinone - parte 1ª  Le cause dell'emigrazione

emigreanticiociari 350 minL'attuale provincia di Frosinone prima della sua costituzione avvenuta con i Decreti governativi del 6 dicembre 1926 e del 2 gennaio 1927, era divisa in due Circondari quello di Frosinone e quello di Sora. Frosinone divenne capoluogo del nuovo circondario all'indomani della liberazione di Roma, il 20 settembre 1870. Il circondario fece parte della provincia di Roma e sede della Sottoprefettura con Regio decreto del 15 settembre 1871. Il Circondario di Frosinone a sud era diviso da quello di Sora dal confine che fino al 1860 divideva lo Stato pontificio dal regno delle due Sicilie, costituito dal fiume Liri a monte di Sora fino a Ceprano - Falvaterra.

In questo trattato l'esame dell'emigrazione è circoscritto solo al Circondario di Frosinone.
L'elemento rurale é la forte componente del Circondario. Le causa che determinarono l'emigrazione furono la miseria ed i debiti, in cui i coloni si arano dovuti, più o meno tutti, ingolfare per la sempre diminuente rendita delle terre. I contadini raggiungono da soli più dal 70% degli emigrati. Nel circondario di Frosinone viene a verificarsi il fenomeno che fu comune a tutta l’Italia dell’età giolittiana. Precedentemente al 1900, circa tutti i Comuni del Circondario non hanno affatto una emigrazione oppure presentano una rilevante emigrazione permanente, che complessivamente é di 817 unità. Dal 1900 in poi l’emigrazione é sempre un crescendo di notevole dimensioni, così che nel nuovo secolo l’emigrazione assume la proporzione del vero esodo.

Proprio il periodo che può considerarsi come il migliore dell'economia del circondario, il quinquennio 1902-1901 coincide con un’enorme dispersione di forza lavorativa.
Tra il 1900 e il 1905 si passa da 400 unità a 10.000 unità emigratorie, in minor misura verso il Brasile e l’Argentina.
Lo sviluppo dell'emigrazione si indirizza verso paesi oltreoceano. Se l'emigrazione prima del 1890 é del tutto assente, tale fenomeno è da attribuirsi a quella che é stata la trasformazione della vita economica del mondo rurale.
Se la legge del 1901 è uno degli aspetti che contribuirono all'esodo di centinaia di migliaia di cittadini, resta da stabilire il preciso rapporto tra domanda e offerta, tra l'emigrante e il paese ospitante.
Le statistiche registrano cuspidi e avvallamenti di grande interesse per una conoscenza dell'emigrazione nel circondario di Frosinone. Le cuspidi sono nel 1905, nel 1906, nel 1907, nel 1910, con la quota più alta nel 1913; gli avvallamenti sì hanno nel 1904, nel 1908, nel 1911, in relazione alla guerra libica, e nei 1914 per lo scoppio della Prima guerra mondiale. Notevole è l'aumento di emigrati tra il 1900 e il 1905 cui dobbiamo aggiungere 8.122 unità nei 1906; seguito da una leggera flessione nel 1907 con 7.243 unità;improvviso calo nel 1908 con 3.990 unità; il 1909 con 8.703, dal 1910 al 1912 si ha una diminuzione rilevante dell'emigrazione, il 1910 con 5.580 e il 1911 con 3.953 unità, è il punto più basso di emigrazione. Il massimo si ottiene nel 1913 con 11.533 unità.

L'emigrazione comportò una serie di iniziative da parte del governo americano per incanalare organizzare queste masse lavoratrici. Provvedimenti che tuttavia non hanno la funzione di proteggere l'emigrante e di salvaguardare i suoi interessi, ma di porlo al servizio del mercato del lavoro secondo le richieste e le condizioni di esso.
Dobbiamo dire che l’emigrazione per paesi non europei muova, a fiotti sempre più grandi, dall'Italia meridionale e dalle confinanti regioni dell'Italia centrale, zone a maggiore esuberanza demografica rispetto alla scarsa evoluzione economico-industriale.emigranti sulle navi 350 min

E' necessario avere una visione più ampia che non sia solo che l' emigrazione muove dal Mezzogiorno, ma vede la causa nel mancato sviluppo socio-economico nel Sud.
Il nascente capitalismo industriale italiano, sviluppatosi nel nord non assunse una funzione egemonica, che sarebbe stata storicamente benefica se l'industrialismo avesse avuto la capacità di ampliare con un certo ritmo i suoi quadri per incorporare sempre nuove zone economiche assimilate.

Il circondario di Frosinone, trovatosi fuori da questo processo, si trovò a essere soggetto all'emigrazione. Tale constatazione ci porta a una riflessione più profonda, rivolta a ritenere che l'emigrazione non era stata solo una conseguenza interna della contrastante società italiana, se non piuttosto il risultato di una condizione politica internazionale per esigenze del mercato. Non è un caso che dopo il 1900 si ebbe un'emigrazione in massa verso l'America. Gli USA avevano subito una trasformazione industriale alla fine del precedente secolo e solo di recente l'America ha assunto una struttura di un grande paese industriale.
Il nuovo ruolo di paese industriale portava 1'America a giocare una nuova funzione nel mondo dell'economia.
Da lungo tempo si era creato un mercato internazionale di cui l'America era centro propulsore, consentendo di ampliare le relazioni estere e coloniali. Notevole sono le influenza delle grandi associazioni monopolistiche che procedono sempre più verso accordi internazionali e verso la creazione di cartelli mondiali.
L'America rappresentava dopo il 1889 condizioni favorevoli allo sviluppo di una emigrazione verso questi territori.

Il Lazio nel suo insieme ha una minore percentuale di emigrati per l'Europa e si divide con cifre poco diverse, tra Francia, Svizzera, e Germania.

 Anni    1896    1900     1914
 Emigrati totale 2222  1489  9640
Brasile 1017 216 139
Argentina 278 77 223
U.S.A 259 305  7447
 Canada - - 321

 

I dati rivelano che nel Lazio si ebbe una emigrazione per la Europa stazionaria intorno alle 4.000 unità, mentre per paesi transoceanici abbiamo un'emigrazione crescente, la quale si aggira sempre oltre le 10.000 unità.

Tale processo é spiegabile con lo sviluppo economico che si verificò nell'America del Sud, Argentina e Brasile. La presenza italiana é forte in ragione del fatto che i nostri emigranti, per quanto riguarda l’Argentina, furono da prima piccoli risparmiatori e commercianti in prevalenza liguri e agricoltori piemontesi e veneti. Quasi tutti per una emigrazione permanente.

L'allargamento dei poderi affittati richiedono mano d'opera stagionarle, per cui determinò una emigrazione italiana in buona parte meridionale con carattere temporaneo (negli anni 1900-1908). In realtà la questione aveva un suo fondamento economico in quanto le difficoltà che incontra la formazione di una immigrazione agricola permanente in Argentina, consistono nella rarefazione dei terreni disponibili, nel loro alto prezzo di acquisto e di affitto.

Il risultato non poteva essere che la ricerca di una condizione migliore, che in realtà era solo apparente. Nel 1913 emigrano, il riferimento è rivolto complessivamente al Lazio, per l'America del nord 22.684 unità, mentre per l'America del sud solo 720 unità.

Basta dare uno sguardo complessivo per vedere come l'emigrazione del Lazio verso gli Stati Uniti vada sempre più crescendo passando da 4 emigrati nel 1876 a 23.549 nel 1913. Per l’Argentina passiamo da un emigrato nel 1876 a una media di 400 unità. Interessante vedere il 1907 con 1077 unità, punta massima verso l'Argentina proprio in coincidenza, come vedremo, con la crisi americana del 1907, fino ad arrivare nel 1913 con 525 unità. Il Brasile presenta punte massime verso la fine del secolo, ma dal 1903 ha un forte calo, tanto che nel 1913 abbiamo 183 unità. Anche per il Brasile vale la considerazione fatta per l'Argentina. Infatti nel 1907 abbiamo 726 unità, che è la punta più alta dal 1903 in poi. L'emigrazione del Lazio in seguito al 1876 ha un notevole sviluppo.

 

emigranticiociari incomunità 600 min

 

 I titoli delle prossime due puntate: a - L'America: Stati Uniti - Argentina - Brasile; b - Le condizioni di lavoro degli emigrati

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Frusinate: ieri nel 960/70 e oggi

Donato Galeone in dialogo con l'articolo di Franco Di Giorgio

Abbiamo l’impressione che la Rubrica di unoetre.it “Storie del Frusinate “ abbia avuto una buona partenza. Non abbiamo ricevuto e pubblicato solo pezzi di storia con una propria autonomia cittadina ma anche, con grande soddisfazione, questo intervento di Donato Galeone, già dirigente della CISL di Frosinone, che mantiene e sviluppa l’attenzione sulle considerazioni poste precedentemente da Franco Di Giorgio, riguardanti lo stato dell’economia della nostra provincia negli anni 70, offrendo così ai nostri lettori i connotati di una vero, positivo confronto. (Angelino Loffredi)

 

frosinone fotodepoca venerdì 22 aprile 1960Visita di Nino Manfredi a Pastena mindi Donato Galeone - Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e Segretario del DP ha dichiarato di: "non sprecare l'occasione proveniente dai 270 miliardi di euro (di cui 100 a fondo perduto) concessi dall'Europa che daranno fondamento alla strada dove camminerà il futuro”.

Ottobre 1976: Le crisi aziendali si moltiplicano e si perde il lavoro
(da IL TEMPO del 15 e 17 ottobre 1976 e da www.unoetre.it del 20 luglio 2013)

Con la moltiplicazione delle aziende in crisi non solo la DC perdeva consensi il 20 giugno 1976 ma neppure altri Partiti sostengono l'azione dei Sindacati che denunciavano giorno dopo giorno la perdita di posti di lavoro a centinaia ed era assente anche la nuova Giunta Regionale Lazio eletta nel 1975.

Il Governo, guidato da Giulio Andreotti, tentava di rilanciare l'economia nazionale ma emergeva sempre di più nel Paese e nella nostra Provincia, sia tra gli operatori economici che nel movimento sindacale e nelle istituzione locali su «come gestire la ripresa economica in assenza di una politica industriale ”oltre agli scarsi indirizzi e modalità su come, conseguentemente, avviare le “ristrutturazioni e le riconversioni produttive”.  Il giornale quotidiano “IL TEMPO” - cronaca di Frosinone - rendeva pubblica una mia lunga intervista nei giorni 15 e 17 ottobre 1976: “entravo nel merito della crisi del lavoro, la riconversione industriale e la ripresa economica».

All'ampia domanda della “ripresa economica e la sua gestione, così come sulla riconversione produttiva e la ristrutturazione industriale” emergeva necessaria quanto urgente una svolta qualificante del nostro sistema economico sostenuto da un indirizzo di programma economico e sociale del Governo che mancava, allora, e risulta assente assente oggi.
Fu questa la mia prima risposta di contesto generale ed aggiunsi che alla domanda politica si integrava l'impegno delle parti sociali – se volevano contare nella società democratica – per favorire e poi verificare l'indirizzo di programma economico di Governo, esercitando un loro specifico ruolo autonomo che poteva essere anche più determinato per avviare una “democratizzazione dell'economia” con la partecipazione dei lavoratori nelle imprese annunciata più volte a solo parole.

Alla domanda sul come intervenire per la ripresa produttiva del basso Lazio, tanto nelle nostre aree quanto nei nuclei in declino industriale - quali potevano essere i livelli politici ed operativi - rispondevo che era mia convinzione, per essere vincente la politica economica del Governo, il concordare quale versione dare alla riconversione degli apparati produttivi nel contesto di una politica industriale, competitiva nel suo complesso, entro cui indirizzare e guidare il programmato sviluppo economico.
Si trattava di tenere presente la reale faccia del nostro Paese, del basso Lazio e della Provincia di Frosinone, congiuntamente, al notevole sottosviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse del Centro e Nord, non valutando residuale il settore agricolo-forestale, essenzialmente, per l'utilizzo delle sue fonti energetiche rinnovabili.

Condividere ragionevolmente, quindi, per dare contenuti alle parole una volta delineati gli obiettivi che si intendevano gradualmente raggiungere attorno a proposte verificate se praticabili in tempi certi.
Tempi favoriti, peraltro, dall'utilizzo mirato e coordinato dei mezzi finanziari incentivanti le ristrutturazioni aziendali o le riconversioni produttive, auspicando momenti unitari, partendo dai luoghi di lavoro e dai settori produttivi del basso Lazio, quale “luogo economico” che realizzava e realizza le interdipendenze e il riequilibrio tra gli stessi settori produttivi ( industria, agricoltura e servizi nella dimensione provinciale e regionale).

Alla domanda non localistica ma del “territorio luogo economico di sviluppo” aggiungevo che il territorio - nella sua realtà comprensoriale regionale e provinciale – era ed è la dimensione di livello politico e operativo più valido, capace di correggere localismi e invertire, se necessario, una debole ripresa finalizzata a se stessa che, spesso, non concedeva e nè promuove un forte sviluppo economico riequilibrato e neppure assicura lavoro vero, non precario, anche in quelle imprese da ristrutturare o da riconvertire.

In concreto sostenevo che tutti i comportamenti territoriali sono più visibili – toccando con mano – i livelli della occupazione e attivando una mobilità occupazionale che favorirebbe, anche, il contenimento delle risorse di cassa integrazione, mediante la ripresa del lavoro e in misura maggiore in quei settori indotti della grande industria entro cui si contano perdite di posti di lavoro e continui ingressi di persone nella povertà delle famiglie, con il cessare del sostegno al reddito.

Alla domanda conclusiva “sull'utilizzo dei mezzi finanziari” per rilanciare le aziende in crisi e in corso di chiusura o di altre attività produttive che annunciavano riduzioni o licenziamenti di lavoratori la mia riposta – pur soggettiva e lontana nel tempo, oltre 40 anni, non era e non è cambiata sui sistematici ritardi di Governo verso le scelte di politiche economiche o meglio verso quei Governi che non riescivano e non ancora a definiscono un condiviso orientamento di “politica industriale” per settori produttivi.

Il mio riferimento era ed è rivolto a tutte quelle aziende che, profittando dell'intervento pubblico, avevano promosso l'attività industriale più sulla spinta di un favorevole momento import ed export, mistificando l'iniziativa o giustificandola formalmente con un rilancio produttivo settoriale a livello nazionale - collegata alla domanda estera - ma aggiungendo e sottolineando che quelle aziende, fuori da un quadro nazionale e internazionale di riferimento, potevano avere una ripresa produttiva ma molto limitata.

Pensavo e continuo a ritenere che, in ogni caso, si dovrà contrastare - con il massimo rigore - la facile propensione al “salvataggio di incapaci imprenditori” ma capaci speculatori di denaro pubblico oltre che esportatori di prodotti industriali, congiunti, alla grande evasione ed elusione fiscale o tributaria delle quali se ne evidenzia, ancora, la vergogna italiana tra i Paesi europei.

Concludevo la mia intervista sul “corretto utilizzo del pubblico denaro” ritenendo ragionevole e giusto 'condizionare e proporzionare' ogni intervento agevolato o garantito dallo Stato - all'impresa richiedente - se mira alla ripresa programmata dell'economia mediante“ piani industriali di investimenti produttivi”che salvaguardino la salute nei territori e luoghi di lavoro, con equità retributiva contrattata e partecipata.

 

 

 

 

 

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UGL. Enzo Valente invita la politica frusinate all’unità

La politica frusinate si disunisce dietro battaglie territoriali e personalismi a scapito della concretezza

UGL logoellissi 350 min"La provincia di Frosinone in questo momento ha bisogno di condivisione, di unità d’intenti e non certamente di ingaggiare battaglie tra i territori. L’emergenza sanitaria ha devastato un’economia già in difficoltà e sta cambiando la società nel suo profondo. I nostri comportamenti, il nostro modo di fare economia sicuramente sarà rimodellato dopo quanto accaduto, i cittadini lo hanno capito ma, evidentemente, non la politica che continua ad agire alla vecchia maniera pensando più al proprio orticello che all’interesse generale”.

Il Segretario Generale dell’UGL Frosinone Enzo Valente chiede alla politica di fare squadra dopo le polemiche arrivate da più parti, in merito all’istituzione della fermata della Tav nel territorio frusinate: “Si è aperto uno scontro tra territori – spiega Valente – una rincorsa a chi la spara più grossa. Sembra che ogni politico abbia un proprio progetto, porti avanti studi di fattibilità per dimostrare che la propria area sia la migliore per fermare i treni Tav. A corredo di questo si stanno facendo raccolte firme che, sappiamo bene, rimarranno all’interno di un cassetto e non sortiranno effetto alcuno. Le debolezze politiche non si superano calando sul campo mezzi della 'Prima Repubblica' ma facendo proposte concrete. Gli esponenti che ci rappresentano all’interno dei palazzi di potere dovrebbero, semmai volessero rendersi utili, chiedere al governo una presa di posizione forte affinché le nostre industrie, a cominciare da quelle che ruotano attorno all’automotive, rafforzino la propria presenza sul territorio e in Italia, così come gli altri settori industriali fondamentali per il tessuto economico. L’invito è quello di lavorare, fare sistema e creare un progetto di sviluppo integrato per rilanciare l’economia. Agitare le piazze con raccolte firme inutili, è gettare polvere negli occhi della gente, illuderla e poi lasciarla con un pugno di mosche in mano. Stiamo affrontando un’emergenza senza precedenti che amplierà in modo esponenziale la platea di disoccupati e poveri, e la straordinarietà del momento non può non essere affrontata con la coesione e l’impegno di tutti.”. Valente si rivolge al Presidente della Provincia Antonio Pompeo e al Prefetto di Frosinone: “Sarebbe auspicabile un intervento dei due massimi rappresentanti del nostro territorio per riportare ordine nella politica frusinate. L’istituzione di una cabina di regia dove si lavori per creare una visione comune potrebbe essere la soluzione ideale per superare i territorialismi e lavorare in una direzione unica per il bene dell’intera provincia”.

 

 

 

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Treno Alta Velocità ferma anche nel frusinate

Accordo Regione Lazio e Ferrovie dello Stato

ETR 600 350 260di Ivano Alteri - Come riportato da molti giornali, locali e nazionali, nonché in un comunicato delle stesse Ferrovie, il Treno ad Alta Velocità effettuerà due fermate giornaliere sulla linea Cassino-Roma, precisamente a Cassino e Frosinone; e, nell’immediato futuro, una nuova stazione Tav a nord del capoluogo, in territorio di Ferentino. Le cronache di questi giorni raccontano che, una volta tanto, la classe politica del territorio ha messo molto di suo, per il raggiungimento di questo ottimo risultato. Ma non ancora tutto, a nostro parere, perché avrebbe ancora vigorie e opportunità per raggiungere un risultato eccellente.

Sulla grande importanza che riveste per la Ciociaria l’accordo tra Regione Lazio e Ferrovie dello Stato, nessuno dovrebbe avere dubbi. Come ha dichiarato il Presidente Zingaretti: “L'Alta velocità tra Cassino e Frosinone è il primo grande investimento in tempo Covid, un piano d'azione per il rilanciare il sistema economico e turistico del Lazio che ammonta al valore di 18 miliardi di euro". Ancora più esplicito l'ad di Fsi Gianfranco Battisti: “È un evento storico per la provincia. C'è la prospettiva di rilancio della Ciociaria, che creerà le condizioni di un nuovo sviluppo”. Anche il Sindaco Ottaviani non ha fatto mancare il suo legittimo entusiasmo: “Quando, otto anni fa, abbiamo inserito, nel nostro programma amministrativo, la fermata della Tav, con i treni veloci, anche a Frosinone… alcuni sostenevano che fossimo dei visionari. Oggi quel sogno è divenuto realtà”.

Poi occorre ricordare che a questo risultato hanno contribuito, oltre alle istituzioni e alla politica tutta, anche le associazioni dei cittadini sorte sul territorio, in particolare il “Comitato Roma – Cassino Express”, che per anni hanno protestato, in modo organizzato e civile, per le pessime condizioni in cui viaggiavano i nostri lavoratori e studenti diretti a Roma; e per anni hanno elaborato, proposto e tenacemente insistito affinché si giungesse esattamente a questa soluzione. Con questo accordo, insomma, considerate le convergenze di volontà realizzate, la Provincia di Frosinone ha l’opportunità vera di uscire definitivamente dalla condizione di minorità, non solo economica, in cui ha versato sin dalla sua nascita, quasi cento anni fa.

Ma l’ottimo risultato, dicevamo, può divenire eccellente, se a questo obiettivo, che abbiamo conseguito con la partecipazione determinante di altri, riuscissimo ad aggiungerne uno tutto nostro: la realizzazione dell’Unione Comunale del Frusinate, il Grande Capoluogo, che vedrebbe la confluenza dei comuni di Frosinone, Ferentino, Alatri, Veroli, Torrice, Ceccano, Patrica e Supino. Le congiunzioni astrali tra politica, economia e comunità sembrano propizie per riavviare quella discussione interrotta nel 2019. Sarebbe un modo per dare forti segnali, innanzitutto a noi stessi, di forte coesione e assertività territoriale, per cogliere al meglio le opportunità offerte dal progetto Tav, per prospettare a noi stessi un futuro che fino ad ora non pensavamo neanche possibile.

Con la realizzazione di entrambi i progetti, in pochi anni, con i nostri giovani e i nostri vecchi, potremmo ritrovarci a vivere in una provincia tutta nuova.

Frosinone 24 aprile 2020

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Ripristinare e potenziare gli ospedali del frusinate

  • Pubblicato in Partiti

Iniziamo dall’ ospedale Anagni

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260A causa dell’epidemia di Covid-19, si rischia un duro colpo alla Sanità. Prima di arrivare a questo c’è bisogno di agire: una delle soluzioni è quella di ripristinare e potenziare i nostri ospedali. Iniziamo dall’ ospedale Anagni.

Il momento è difficile per tutti noi, le varie istituzioni dal locale al nazionale si stanno impegnando nella gestione dell’ emergenza del COVID-19.
L’ incombere di una nuova epidemia che ha colpito il cuore della nostra società necessita di interventi strutturali con un forte investimento verso la Sanità Pubblica locale e di prossimità.

Il territorio nazionale nelle sue articolazioni , infatti, avrebbe bisogno di strutture sanitarie per far fronte all’emergenza, in primis di posti letto e dei reparti di rianimazione
Il nostro Paese, messo oggi alla dura prova di fronte a una situazione di crisi sanitaria, si è svegliato da un “torpore” che sembrava avesse fatto dimenticare il progressivo indebolimento della Sanità pubblica dovuto al mero calcolo della “spending review” che va avanti da decenni.
Allo stesso tempo , abbiamo avuto conferma del valore professionale e umano degli operatori sanitari che operano nelle strutture ospedaliere spesso in situazioni di precariato storico.

Le strutture ospedaliere, inoltre, devono far fronte anche alle altre patologie e alle emergenze (pensiamo agli incidenti che di certo non si sono fermati).
A causa dell’epidemia di Covid-19, si rischia un duro colpo alla Sanità. Prima di arrivare a questo c’è bisogno di agire: una delle soluzioni è quella di ripristinare e potenziare i nostri ospedali.

A tal proposito, riteniamo utile e funzionale l’ospedale di Anagni che è stato da diversi anni svuotato e indebolito della sua funzione primaria, nonostante la sua centralità all’interno del territorio dell’ area vasta della Valle del Sacco
La struttura c’è ed è solida. All’interno vi sono reparti e macchinari. Va riattaccata la spina con criterio, cognizione di causa e investimento su capitale umano.
Quanto avrebbe fatto la differenza l’ospedale nelle sue piene funzioni se fosse ancora pienamente attivo?

Che senso ha tenere un ospedale inattivo da questo punto di vista quando ci sono Regioni che potrebbero avere la necessità di ulteriori posti letto?
Abbiamo bisogno di riattivare, presto, questa struttura e assorbire personale qualificato in grado di far fronte alle emergenze, come quella che si è presentata in questo momento storico.

Pertanto abbiamo rivolto il nostro appello ai rappresentanti istituzionali competenti, ovvero, il Ministro della Sanità, Roberto Speranza, il Presidente della Regione , Nicola Zingaretti e l’Assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato affinché si possa lavorare per rendere il nosocomio di Anagni un servizio centrale nella Sanità Pubblica in questo momento difficile per tutti noi.

Andrà tutto bene!

Viviana Cacciatori – Segretaria del Circolo di Sinistra di Anagni

Marco Maddalena – Sinistra Italia Lazio

 

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Frusone: M5S per la sicurezza delle strade del Frusinate

movimento 5 stelle bandiera 350 260FRUSONE (M5S): Un’azione concreta per la sicurezza delle strade della provincia di Frosinone

«Oltre 11 milioni e mezzo di euro per la sicurezza delle strade della provincia di Frosinone sono stati stanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». A dare l'importante notizia è il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone, che in una nota esprime la sua soddisfazione per questo importante finanziamento.

«Grazie all'impegno del Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Giancarlo Cancelleri - evidenzia Frusone - sono in arrivo 52 milioni di euro per la manutenzione delle strade provinciali del Lazio, di questi quasi 12 milioni sono destinati al Frusinate. Le somme fanno parte di un progetto più grande che vede l'assegnazione alle Regioni da parte del Ministero Infrastrutture e Trasporti di quasi un miliardo di euro, per un quadriennio, per interventi urgenti che hanno l'obiettivo di mettere in sicurezza le strade provinciali in tutto il Paese».

«Gli Enti Locali avranno finalmente la possibilità di intervenire seriamente - prosegue l'onorevole Luca Frusone - sulla sicurezza delle nostre strade, molte volte dissestate proprio per mancanza di fondi, affrontando sia interventi urgenti sia, soprattutto, garantendo una manutenzione programmata».

Il parlamentare del MoVimento 5 Stelle afferma infine: «Vogliamo porre fine alla logica dell’emergenza e sostituirla con quella della programmazione, come dimostra l'assegnazione di queste somme nel Fondo manutenzione strade. Da anni non si vedeva un investimento del genere sulle nostre provinciali ormai in condizioni pietose. Tali somme possono essere impiegate grazie al taglio agli sprechi, avvenuti da sempre nell'orbita dei lavori pubblici. Più controlli, meno sprechi e più risorse da investire, questa è la filosofia del MoVimento 5 Stelle».

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Incontro di beneficenza di 4 “Lions clubs” del Frusinate

LionsClubPresidenti4 minGrandissimo successo per l’incontro di beneficenza organizzato da quattro “Lions clubs” della provincia di Frosinone in favore della lotta al cancro infantile
Ben quattro Clubs della Zona 1A della Prima Circoscrizione del Distretto 108L del “Lions Club International” si sono ritrovati insieme, nei giorni scorsi per il tradizionale “scambio degli Auguri” per le Festività di Fine Anno e per dare seguito ad un’iniziativa già in atto relativa ad una raccolta fondi destinata alla lotta, in campo sanitario, ad una delle patologie più importanti degli ultimi anni che è quella del “cancro infantile”.

All’evento hanno preso parte i Soci e i tanti graditissimi Ospiti dei Clubs di “Arce Pontecorvo Ager Fregellanus”, “Frosinone Host Bellator Frusino”, “Frosinone Nova Civitas” e “Val di Comino” con i rispettivi Presidenti Giampiero Romano, Vincenzo Banfi, Caterina Bracaglia e Benedetta Nardone. Erano altresì presenti il Presidente della Zona 1A Silvio Turriziani e il Sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo.

La serata si è svolta in un clima di serenità, armonia ed amicizia ed è stata finalizzata alla concretizzazione di un’iniziativa benefica che rispecchia in maniera particolare lo spirito lionistico di attenzione e ausilio verso i più deboli, soprattutto nei confronti dei bambini meno fortunati.

Il risultato tangibile e molto importante di questa iniziativa, che ha superato ogni più rosea aspettativa, ha consentito di devolvere un cospicuo aiuto per l’assistenza e il conforto dei bambini “ospitati” dal Reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico “A. Gemelli” di Roma.

Tale aiuto, infatti, già inoltrato ai “realizzatori” Lions del “Progetto”, contribuirà alla costituzione di un Centro di Assistenza dell’Area di Radioterapia Oncologica del Dipartimento Diagnostica per Immagini, Radioterapia, Oncologia ed Ematologia, nel quale si realizza il connubio reale tra arte, tecnologia e assistenza finalizzata a “dare sollievo” ai piccoli pazienti oncologici che si trovano ad affrontare una delle fasi più difficili della loro vita.

La serata si è quindi conclusa con il tradizionale “Tocco della Campana” operato dal Presidente del Lions Club “Frosinone Nova Civitas” Caterina Bracaglia e con lo “scambio degli Auguri” da parte di tutti i partecipanti alla piacevole serata.

Club Marketing Communication Chairperson
Comm. Gen. Antonio Zaccini

 

 

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Qualità della vita nel frusinate: bassa

Statistica qualità vita 2019 350 260 mindi Umberto Zimarri* - I numeri hanno la testa dura: non ascoltano i grandi annunci, i programmi scritti sempre e solo sulla carta, gli innumerevoli proclami, i favori a Tizio e a Caio, i concorsi per gli amici degli amici, il posto di lavoro come baratto elettorale, gli enti intermedi gestiti esclusivamente come un mezzo per esercitare il potere. Quando qualcuno si prende la briga di misurarti oggettivamente e ne vien fuori un quadro tra il pietoso e il fallimentare, si dovrebbe prendere atto che così non può più andare e che la classe dirigente che da decenni tiene ingabbiata questa Provincia ha fallito. Punto e a capo. Il rapporto redatto da Italia Oggi e l’Università la Sapienza è un dritto allo stomaco che non ammette repliche: la Provincia di Frosinone è al novantaseiesimo posto per qualità della vita. Nell’ultimo anno ha perso tredici posizioni. Nel 2015 eravamo 72 esimi. Siamo la peggior provincia del Centro Italia.

Questi numeri ci fanno male, fanno male a tutti quelli come noi che non sono solamente abitanti della Provincia di Frosinone, ma sono principalmente innamorati di questa porzione d’Italia. Non possiamo rimuovere la realtà, anche se guardiamo i nostri paesi con la soggettiva irrazionalità di chi è ammirato ed estasiato dalle ricchezze storiche, naturalistiche e culturali dei 91 comuni della Provincia di Frosinone.

I numeri ci prendono a schiaffi descrivendo un mondo fatto di Paesi ancora non coperti da una connessione internet decente, di ospedali affollati come il fiume Gange nel Kumbh Mela, il più grande raduno religioso al mondo, di fenomeni di inquinamento presenti continuamente da Anagni a San Vittore, dell’assenza completa di un’idea di sviluppo complessiva per il territorio, della completa indifferenza nei confronti dei giovani che anno dopo anno, giorno dopo giorno, sempre in maniera maggiore, si allontanano da questa Provincia e a cui nessuno si degna di dare una risposta.

Ora possiamo far finta di nulla: un’altra pagina che si aggiungerà alle tante altre del passato. Passerà anche questa. I Cittadini e gli elettori dimenticheranno. E domani partirà un’altra giostra, la solita.
Oppure no: oppure da abitanti, da donne e uomini, da ragazze e ragazzi di questa Provincia dobbiamo iniziare a pretendere un nuovo modo di approcciarsi alle cose. Basta con il “si è sempre fatto così”, basta con “il tirare a campare” dai piccoli comuni alle grandi città, basta con il far passare i diritti dei cittadini come grandi favori, basta, per favore, basta con questa approssimazione. Basta con una mentalità rivolta solo ed esclusivamente al passato e se proprio tutto va bene allo strettissimo presente e che dimentica qualsiasi prospettiva di futuro. Basta con un ceto politico che pensa solo e soltanto alla sua preservazione, basta con il ricevere aiuto e sostegno dalle lobby che ci avvelenano.

E’ la stessa classifica che ci dice da dove partire per ribaltare lo status quo: lotta all’inquinamento, miglioramento dei servizi eUmbertoZimarri 350 min del welfare, creazione di un offerta culturale degna di questo nome e lotta alla disoccupazione. Ci difendiamo, dignitosamente, per quanto riguarda l’ordine pubblico. C’è poco da aggiungere: costruire il futuro o dei dormitori scomodi via via sempre più piccoli. A tutti noi la scelta.

 

*Umberto Zimarri,
Consigliere Comunale San Giovanni Incarico.
Ufficio di Presidenza, Green Italia

 

 

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Unione dei Comuni del Frusinate con una discussione larga

Provincia Frosinone 350 260di Ivano Alteri - La discussione sull’Unione dei Comuni del Frusinate non riesce a decollare, né fra gli addetti ai lavori né, tanto meno, tra i semplici cittadini. Nonostante i tentativi di alcuni, tra cui senz’altro Unindustria, il Psi, il presidente della Camera di Commercio ed altri, essa langue nel limbo delle cose che servirebbero, ma per le quali manca la determinazione necessaria a realizzarle. Probabilmente, c’è qualche limite da superare, oltre a qualche elemento da aggiungere; ma, ancor più probabilmente, forse vi è la necessità di inquadrare l’idea della città intercomunale in un ambito più ampio dell’attuale.

Un primo limite che, a nostro parere, è possibile individuare consiste, infatti, nell’aver ristretto la discussione ai soli otto sindaci interessati all’Unione; ossia, quelli di Frosinone, Veroli, Alatri, Ferentino, Supino, Patrica, Ceccano e Torrice (per la cronaca, fino ad ora solo i comuni di Frosinone e Supino hanno deliberato formalmente per l’Unione, mentre gli altri sono rimasti inoperosi, anche quelli i cui sindaci si sono espressi a favore). Ma l’Unione Comunale del Frusinate, in realtà, tratta della città capoluogo, non di una città qualsiasi; pertanto, dovrebbe essere l’intera provincia, l’insieme dei suoi comuni, dei suoi amministratori e dei suoi cinquecentomila cittadini, ad esprimersi e discuterne.

Un secondo limite riguarda proprio la distanza siderale che separa il tema in discussione da tutti i cittadini materialmente interessati. Ma questo è un errore antico, già presente nella stessa formazione del Paese, i cui fondatori furono costretti a dire, come si ricorderà, che dopo aver fatto l’Italia allora bisognava “fare gli italiani”; ma gli italiani si sarebbero fatti, più acconciamente, proprio facendo l’Italia... Così, ora si pretenderebbe di realizzare un grande progetto istituzionale locale, quel è l’Unione, senza la partecipazione di coloro che l’Unione dovrebbero popolarla e vivificarla.

Un terzo limite che individuiamo secondo il nostro modo di vedere, è la solitudine scientifica in cui è venuto a trovarsi il lodevole studio della professoressa Prezioso e colleghi, dell’Università di Tor Vergata. Esso avrebbe dovuto, dovrebbe, essere accompagnato da altri studi scientifici di pari valore riguardo i caratteri antropologici, sociologici, economici, storici, delle popolazioni autoctone, per comprendere i come e i perché dell’attuale condizione di disgregazione generale in cui versa il territorio, e porvi rimedio.

Un ulteriore limite, forse il più claustrofobico, è quello di aver discusso ed operato per la creazione dell’Unione dei Comuni del Frusinate per un nuovo capoluogo, senza aver prima riflettuto sul futuro dell’esistente istituzione della Provincia di Frosinone; e su questo limite riteniamo dovrebbe concentrarsi maggiormente l’attenzione. Più concretamente, esso richiederebbe un discorso a parte, che qui ci limitiamo a descrivere nei suoi tratti essenziali.

Infatti, se è vero che l’Unione riguarderebbe il capoluogo di provincia, è altrettanto vero che la nostra provincia è stata avviata all’estinzione istituzionale, con scelte frettolose poi bocciate da referendum popolare, compiute in nome di chimerici risparmi (ma risparmiare sulla democrazia e sulla governabilità dei territori, quando ci si riesce, non è mai stato un buon affare). In ogni caso, la Provincia è stata declassata a istituzione di secondo livello, con i suoi rappresentanti votati non più dai cittadini bensì dagli amministratori, e svuotata di molte sue prerogative, assegnate ad altre istituzioni sovraordinate. Ora che ci si è accorti della fallacia di tali scelte, e dopo la loro bocciatura venuta dalla diretta espressione popolare, forse sarebbe giunto il momento di riflettere su cosa debba essere la nuova Provincia di Frosinone, prima di discutere del suo capoluogo.

Certo, rifarla com’era non avrebbe molto senso, ma lasciare che si estingua per consunzione sarebbe una responsabilità davvero imperdonabile, ricadente su tutti noi suoi cittadini. Ed allora, bisognerebbe iniziare a dire che, alla luce della storia, la Provincia di Frosinone non è mai arrivata all’efficienza amministrativa, tanto meno all’efficacia, sin dalle sue origini. Ciò è dovuto ad un difetto costituente, consistente nell’aver accorpato due territori, quello del sud della ex Provincia di Roma e quello del nord della ex Provincia di Caserta, che allora rappresentavano le parti più povere delle rispettive province. Tale tara genetica ha condizionato pesantemente la sua storia fino ai giorni nostri. Ma sempre facendo riferimento alla memoria tramandata del passato, sappiamo che l’idea originaria della Provincia di Frosinone, quella definita il 6 dicembre 1926 con decreto del Consiglio dei Ministri presieduto da Benito Mussolini, per la verità non corrisponde affatto a quella che abbiamo oggi, definita invece dal Decreto Reggio del 2 gennaio 1927. La prima, infatti, comprendeva anche i territori dell’attuale provincia di Latina (circa), la seconda aveva invece subito l’amputazione dello sbocco al mare ad opera del re (per ragioni non ancora sufficientemente indagate dagli storici), con tutte le conseguenze, non solo di ordine economico.

Ci chiediamo, perciò, se non siano il caso e il momento, ora che siamo in fase di ristrutturazione di molti degli assetti del nostro Paese, di rivedere complessivamente anche quelli dei territori del Lazio meridionale, per dar loro una migliore struttura, una maggiore e migliore capacità di determinazione. In altre parole, se non sia il caso di ripensare l’intera Provincia di Frosinone, tornando alla sua definizione originaria, alla cui testa porre un nuovo capoluogo di provincia; appunto: l’Unione dei Comuni del Frusinate.

Abbiamo la convinzione che, così ridefinita, la discussione avrebbe maggiori probabilità di attecchire, e di arrivare magari a suscitare anche qualche chiacchiera da bar, che darebbe la netta sensazione di una cosa viva, concreta, partecipata; di certo con maggiori speranze di realizzare gli obiettivi annunciati.

Frosinone 12 ottobre 2019

 

 

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Zimarri: giovane frusinate alle Europee 2019

Europa verde possibile 350 260 minIn vista delle prossime Elezioni Europee, nelle fila di Europa Verde-Possibile, scende in campo Umberto Zimarri, Classe 1989. Un giovane impegnato in politica e nel sociale. Dopo aver creato il Comitato Salvador Allende di Possibile, la candidatura a Sindaco nel suo paese di origine, San Giovanni Incarico e dopo il ruolo di Coordinatore della Campagna Elettorale di Leu, per la Provincia di Frosinone alle ultime amministrative, arriva alla candidatura Europea nella circoscrizione Italia Centrale.
Tra i tanti temi del giovane Zimarri, ne emerge con forza, uno: quello della difesa ambientale che lo ha accompagnato per il suo impegno politico e associativo. A tal proposito ci dice: «Per chi vive in questa Provincia, non è una scelta è un obbligo verso le future generazioni. Passo dopo passo ho cercato di studiare, di approfondire, di capire come i temi a me più cari come le politiche progressiste, la centralità del problema delle disuguaglianze, la lotta senza quartiere alle mafie ed alla corruzione, i problemi occupazionali dei giovani, l’attenzione verso i beni comuni e la partecipazione popolare, lo sviluppo dei piccoli comuni, siano in realtà uniti da una grande filo verde. Ed è proprio su quella matrice che si deve insistere per ribaltare lo schema xenofobo e sciovinista che vuole riportare l’Europa al Medioevo.»
Il candidato di Europa Verde, ha una visione politica ben precisa, dove la sua passione politica si evince ancora dalle sue parole di presentazione: «Per appassionare le persone bisogna essere prima di tutti appassionati, per far torUmberto Zimarri 350 260 minnare la speranza bisogna prima di tutto crederci e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Per rigettare l’onda nera che avanza prepotentemente non c’è spazio per eccessivi tatticismi: c’è bisogno di coraggio e praticità. Solo così sconfiggeremo la paura, la forza che alimenta l’internazionale sovranista. La mia candidatura vuole anche essere rappresentativa di un mondo quello dei piccoli centri di Provincia, abbandonati dalla politica. Quei centri che vengono considerati di Serie B, quei centri in cui le infrastrutture digitali e logistiche non arrivano, quei centri in cui il welfare è inesistente, quei centri in cui i signorotti della Politica locale spadroneggiano, o meglio credono di farlo, in un mix di prepotenza ed impreparazione.
In quei borghi, però, è incastonato il cuore pulsante dell’Italia autentica, vera, solidale e genuina. Una delle grandi sfide europee è proprio quella di avvicinare i territori e quindi le persone alle Europa. Capire che quella continentale è ancora di salvezza e prospettiva di Sviluppo. Parallelamente diventa urgente un cambio di rotta nella gestione comunitaria: i processi di democratizzazione non possono attendere oltre. In gioco non c’è un’elezione ma il futuro stesso dalla Ue.»
Umberto Zimarri sottolinea la marea umana di ragazze e ragazzi che ha messo alle strette i potenti del Mondo ricordando loro che non abbiamo un Piano B, così come non abbiamo un altro Pianeta. «Il tempo è adesso, il tempo è ora».
Questo giovane candidato sogna una campagna elettorale partecipata che dia voce ai problemi e alle eccellenze dei territori, legando il tutto ad una visione e ad un’azione Europea. La corsa verso il 26 maggio acquista un contendente nuovo nel proporsi e nell'agire quotidiano, almeno sino ad ora così è stato.

 

 

 

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