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Frusinate: Biodigestori e polveri sottili

ASSOCIAZIONE MEDICI  AMBIENTE

Un "ambiente" malato da curare sul serio

di Associazione Medici Ambiente
Logo ass medici famiglia ambiente 350Frosinone: Una Provincia sotto assedio. L’Arpa nel resoconto degli sforamenti annuali del 2022 ha certificato un peggioramento delle concentrazioni di PM10 rispetto l’anno precedente. Le polveri sottili ci assediano e continuano ad essere uno dei problemi più gravi. Nessun abbassamento della guardia e nessuna distrazione sono concessi, né sono ammissibili inopportuni e falsi trionfalismi sul miglioramento della qualità dell’aria, funzionali all’affarismo ma non di certo alla salute.

Una provincia, però, sotto assedio anche dalle lobby dei rifiuti. L’immondizia “bene” cui anelano, per la ripresa, i gruppi di potere di questo territorio che riconosce, proprio alla Provincia di Frosinone, il triste primato dei tumori infantili. La corsa all’accaparramento degli incentivi previsti per il biometano, condotta con fervore da chi persegue affari, simpatizzanti ed accoliti sponsorizzati, la falsa e retribuita propaganda ambientalista su biodigestori di fatto energivori ed inquinanti come acclarato da gran parte della comunità scientifica indipendente, necessitano di una impellente bonifica culturale. Il panorama che si prospetta è quello di un’imprenditoria passiva, figlia dell’assistenzialismo degli incentivi, senza rischi di impresa, senza progettualità, senza creazione significativa di posti di lavoro e tantomeno di qualificazione.

Rifiuti urbani trasformati in rifiuti speciali da conferire a discarica, con produzione aggiuntiva di concentrati liquidi da stoccare in siti specializzati ad attestare l’assenza di un’economia circolare artatamente mistificata. Inaudita aggressione di un territorio, sito di interesse nazionale (SIN) necessitante di bonifica, in cambio di sussidi economici.

Questa l’amara incontrovertibile realtà di cui i più hanno ormai consapevolezza. Tragedia pluriennale per cui si svende la salute per il profitto di pochi. In tema di rifiuti purtroppo la città di Frosinone ha un passato funesto ed un futuro forse peggiore. Tra qualche giorno ricorre il 21° anniversario della riapertura della discarica di via Le Lame. Anche la classe dirigente di allora avanzò motivazioni ineludibili e contingibili, tanto contingibili che ancora oggi dopo 21 anni assistiamo a presenza di percolato carico di pericolosi metalli pesanti a ridosso dell’alveo del fiume Sacco.

La città oggi è assediata da un sollecito di autorizzazione per un biodigestore di rifiuti urbani a ridosso del centro abitato. Un progetto che nelle aspettative dei proponenti e nel silenzio più assoluto, attendeva l’approvazione già agli inizi del 2020 ma, non resosi possibile, all’epoca, per l’inatteso intervento motivatamente oppositivo dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente. Un progetto in assenza di qualsivoglia considerazione sanitaria in uno dei siti più inquinati d’Italia (SIN), scellerato per la sproporzione tra la richiesta delle quantità da autorizzare rispetto la necessità reale di smaltimento della città.

Industria energivora, impattante, ancor oggi senza attuazione per documentazione dimostratasi , dall’inizio fino all’ultima conferenza dei servizi, carente e orfana dei requisiti richiesti, per il completamento e la finitura dei quali abbiamo assistito alla sconcertante dilatazione dei tempi che la Regione Lazio ha sfacciatamente concesso all’imprenditore, per un improbabile ,a tutt’oggi, riordino dei documenti presentati. Un tempo concesso estremamente lungo, oltre i termini di legge, che lascia il giusto spazio ai giudizi più severi e dubbiosi.

Si intravede una Provincia sommersa dai rifiuti, che dovranno raggiungere circa 300.000 tonnellate l’anno per soddisfare l’esigenza di smaltimento dei 4 biodigestori in capo alla Regione Lazio e previsti per : Ferentino 40.000 tonnellate; Patrica 100.000; per Anagni 84.000 già approvato; per Frosinone 54.000 tonnellate estensibili a 92.000. Per accontentare tutti gli imprenditori saranno quindi necessarie 300.000 tonnellate circa di immondizia , di cui, ripetiamo, solo 40.000 (quarantamila) proverranno dalla provincia di Frosinone, oltre 250.000 (duecentocinquantamila) tonnellate dovranno arrivare da fuori provincia a colmare il gap necessario per consentire il riempimento a piena resa di tutti i biodigestori in corso di autorizzazione da parte della Regione Lazio. Un immane invasione di camion d’immondizia, di fetore, di polveri sottili e di particolato secondario.

Questa è l’attrattiva imprenditoriale che prospetta il nuovo Presidente della Provincia, che probabilmente si è lasciato sfuggire tale elementare calcolo , la cui negazione consentirà il richiamo di rifiuti da tutto il suolo nazionale. La ripresa economica devoluta alla caratterizzazione e identificazione del nostro territorio con l’immondizia , visione miope o addirittura cieca anche e soprattutto della condizione sanitaria del territorio, di cui ancora non esiste un piano epidemiologico. Informiamo il Presidente della Provincia, laddove non ne fosse a conoscenza o rammentiamo qualora lo fosse, che la sentenza della Corte di Giustizia Europea emessa l'11 novembre 2021, intima di sottostare al principio di autosufficienza e di prossimità nel trattamento dei rifiuti urbani, condannando alchimie, magheggi e disinformazione per accreditare industrie indifendibili.

Lo informiamo ancora dell’esistenza di piccoli impianti di biodigestione , che trattano le quantità proprie di ciascun territorio, che lavorano senza consumo di acqua, senza produzione di residui speciali, con realizzazione di un circuito chiuso ad esemplificare la vera economia circolare, con impatto ambientale sicuramente ridotto, in un congruo rapporto costo beneficio tra necessità di smaltimento dei reflui e rischio sanitario, a costituire, non da ultimo, una modalità virtuosa per allontanare fiancheggiatori interessati e simpatizzanti prezzolati, ma soprattutto per spezzare quella commistione di malaffare, ripetutamente segnalata dalle Prefetture, tra trasporti e rifiuti.

Inquietano le recenti convergenze parallele e le alchimie politiche trasversali, che sembrano coagularsi sull’invasione indiscriminata dei rifiuti, che aleggia su tutta la Valle del Sacco.

In duplice veste di rappresentanti dell’Associazione Medici Ambiente e di Consiglieri Comunali eletti dai cittadini, confermiamo il nostro dissenso e la nostra lotta contro chi, palesemente o sotto mentite spoglie, si sta rendendo artefice di regresso, degrado e malattie.

Dott. Giovambattista Martino - coordinatore Associazione Medici Ambiente
Dott.ssa Teresa Petricca – responsabile scientifico Associazione Medici Ambiente
Dott. Antonio Necci – referente per Anagni dell’Associazione Medici Ambiente

 

 

 

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Macchinari di ultima generazione per gli ospedali del Frusinate

REGIONE LAZIO

Nota di Sara Battisti, Pres Comm.ne regionale Affari Costituzionali

regione lazio RomaDailyNews 390 min“La Regione Lazio ha dato il via libera alla Asl di Frosinone per numerosi investimenti inerenti macchinari e attrezzature di ultimissima generazione, che avranno un impatto positivo sui servizi erogati ai cittadini. Oltre alla nuova Tac per la Casa della Salute di Pontecorvo, che andrà a potenziare un reparto di eccellenza come quello della radiologia, sono stati sbloccati i fondi per l’acquisto di sette nuovi ecografi, per un ulteriore salto di qualità delle UOC di Ostetricia e Ginecologia: i reparti dello Spaziani di Frosinone, del Santa Scolastica di Cassino, del Santissima Trinità di Sora e del San Benedetto di Alatri, potranno da oggi vantare macchinari di altissima fascia, capaci di generare immagini fino al 5D per formulare diagnosi più accurate e complete. Si aumentoa, in questo modo, la sicurezza e l’efficienza nella cura della salute delle donne”..

“Dopo la vetrina nazionale per l’operazione di alta innovazione che ha permesso di salvare la vista a due pazienti - spiega - questi nuovi investimenti vanno nella direzione giusta, perché continua a migliorare la qualità dell’offerta sanitaria alle persone. Un lavoro sinergico, che ci vede protagonisti e al fianco dell’assessore Alessio D’Amato, alla dirigenza Asl e a tutto lo straordinario personale sanitario. Con i fondi del Pnrr interverremo immediatamente sulle liste di attesa e continueremo ad investire sulle nostre eccellenze, finalmente riconosciute anche altrove. È importante proseguire questa rivoluzione e non tornare indietro: la destra dei debiti e della chiusura di ospedali e reparti rappresenta un lontano ricordo”.

3 dicembre 2022

 

 

 

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PD Frusinate verso il voto del 25 settembre

VOTO 2022 - COMUNICATI

Fantini: al via la campagna elettorale a fianco dei nostri candidati

BANDIERE PD 350 260“Con il voto della direzione nazionale di ieri si è aperta ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni politiche. Una sfida ambiziosa che vivremo tra i cittadini, strada per strada, comune per comune raccontando il programma del Partito Democratico e le nostre idee per il paese. La priorità è salvaguardare i valori e i principi della Costituzione: tutelare i lavoratori, dare di più a chi ha meno disponibilità, difendere i diritti delle donne, costruire pari condizioni e dignità per tutti, non compromettere anni di battaglie per i diritti sociali e civili. Non sono slogan, ma la consapevolezza che la destra è incarnata dalle parole della Meloni in Spagna, dalle promesse trentennali di Berlusconi mai realizzate, dalla Flat Tax di Salvini. Non arretreremo di un millimetro e siamo qui a chiedere l’impegno di tutte e tutti. Voglio ringraziare fin da ora tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità a stare in partita. La Federazione sarà al loro fianco dei candidati in questa avventura”.

Così in una nota il segretario provinciale del Partito democratico di Frosinone, Luca Fantini.

“I nomi proposti dalla Federazione - spiega - ovvero la Presidente Stefania Martini, il consigliere comunale di Frosinone Andrea Turriziani e il sindaco di Sant’Ambrogio sul Garigliano Sergio Messore e che saranno candidati rispettivamente nel collegio plurinominale Circoscrizione Lazio2, nel collegio uninominali alla Camera circoscrizione Lazio2 e nel collegio uninominale al Senato, hanno la piena fiducia del gruppo dirigente provinciale. Inoltre, il lavoro di questa federazione è riconosciuto anche attraverso la candidatura del Presidente Francesco De Angelis, al quale, proprio in virtù del ruolo che ricopre, è stato chiesto di spendersi su Roma città nel collegio plurinominale della circoscrizione Lazio1. Si tratta di una posizione assolutamente contendibile, che ci fornisce uno stimolo in più per aumentare i nostri sforzi su tutto il territorio provinciale, coinvolgendo iscritti segretari e amministratori nella nostra campagna elettorale. Già nelle prossime ore, infatti, sarà convocata una segreteria allargata ai candidati e agli eletti per avvicinarci al voto del 25 settembre e per cominciare a costruire una agenda di appuntamenti su tutto il territorio provinciale. Un grazie, infine, va alla vice segreteria regionale del lazio Sarà Battisti per il lavoro portato avanti in queste settimane così intense assieme a tutto il gruppo dirigente regionale. Saremo in campo - conclude - tutti insieme per raccontare il nostro progetto per un’Italia democratica e progressista”.

16 agosto 2022

 

 

 

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"Il PD frusinate deve pensare ad una nuova classe dirigente"

 CASSINO

Può mai essere che dagli accadimenti e dalla storia nulla s'impari?

di Mario Costa
Salera lascelta giusta CiociariaOggi 400 minFernando Cardarelli, coordinatore della lista “Salera Sindaco”, piddino della prima ora, con un lungo trascorso nel vecchio Pci, partito nel quale ha avuto modo di maturare disciplina, coscienza e coerenza politica, oltre naturalmente a solido e solidale spirito di squadra, questa volta, a proposito delle amministrative di Frosinone si è spinto a dire che se De Angelis, Battisti, Buschini “avessero lasciato libero Marzi, avremmo vinto”.

Non abbiamo la stessa certezza. Probabilmente si sarebbe perso ugualmente perché non è semplice capovolgere una situazione senza aver a tempo debito picconato a dovere l’avversario, nell’occasione affrontato peraltro dal centrosinistra a ranghi sparsi. Ma certamente Memmo Marzi se la sarebbe giocata meglio se, con le eccessive, esagerate, asfissianti presenze ad ogni sua iniziativa, nessuna esclusa, i vertici del Pd provinciale non avessero dato di lui, ex sindaco assai stimato, brillante professionista, persona di alto profilo culturale ed umano, l’immagine di uno scolaretto portato per mano. Al ballottaggio, da solo a solo, con Mastrangeli probabilmente avrebbe avuto nello scontro diretto maggiori possibilità.

“Non pensassero di fare la stessa cosa a Cassino tra due anni”, ha aggiunto in maniera perentoria Cardarelli. Sottovalutando forse il fatto che tra due anni le elezioni politiche e quelle regionali saranno già passate, compresa quindi la spasmodica (ed esagerata) esigenza di “visibilità” di costoro il cui sguardo sembra sia lì rivolto. E non solo da qualche tempo in qua.

Un paio di mesi fa, nel fare l’elogio dei tre anni dell’amministrazione comunale della “città martire”, sempre il coordinatore della lista “Salera Sindaco”, ebbe a scrivere, papale papale, che se fosse dipeso da “quelli di Frosinone”, vale a dire dai massimi dirigenti provinciali del Pd, Enzo Salera non sarebbe oggi il sindaco di Cassino.

Il che è vero. Come pure è vero – aggiungiamo – che anche nel 2011 Petrarcone non sarebbe diventato sindaco se fosse risultata vittoriosa la linea di “quelli di Frosinone”. Puntavano su una esponente del centro destra, con trascorsi anche in giunta con Scittarelli, traslocata da Forza Italia nell’Udc di Anna Teresa Formisano. Prevalse invece il richiamo a raccolta all’elettorato del Pd da parte di “Progetto Democratico”, gruppo del direttivo del circolo locale costituitosi per l’occasione. E Petrarcone divenne sindaco.

Di quanto scritto da Cardarelli ebbe a dolersi con noi Ermisio Mazzocchi, storico dirigente del Pci prima e del Pd ora. “Credo che in questo momento e per il futuro – vergò via WhatsApp – bisogna essere costruttivi e usare i verbi al presente e al prossimo futuro. Il passato serve agli storici. La Politica (si noti la P maiuscola ndr) richiede freschezza e percorsi unitari”.

Gli rispondemmo che concordavamo. Osservando però una sola cosa: “Però, caro Ermisio, 'scordarsi do’ passat', per continuare, contro la volontà dei più, a privilegiare 'amici e compagni', ignorando le discutibili loro scelte elettorali nel momento del bisogno del Partito, si rischia di fare lo stesso errore di quelli che dalla Storia non imparano nulla”. Ricordavamo anche che è vero che ci sono modi più corretti per dire le stesse cose, però, è bene rimanere alla sostanza, facendo attenzione a non scivolare nel solito politichese, perché se non si è abbastanza chiari, si rischia di non essere capiti.

Così, per essere chiari, occorre ricordare che da queste parti del sud provinciale, non sono passate inosservate, anzi non si sono digerite affatto alcune “mosse ostili” (come le ha definite giorni addietro altro autorevole osservatore) venute da quel “vertice frusinate”. Ci si riferisce alle immeritate “gratificazioni” con incarichi di peso (qualcuno profumatamente retribuito) proprio a quelli che hanno remato contro nel momento della tempesta elettorale. Insomma contro Salera, e contro il Pd stesso, in violazione peraltro della vincolante regola delle primarie. Se fosse dipeso da costoro, Salera oggi non sarebbe il sindaco di Cassino.

Le regole del partito dove le mettiamo? Valgono solo per i fessi? Ma si rende conto il “Vertice” che certe loro operazioni hanno finanche uno spiccato carattere provocatorio?

Comunque passi, per dirla con Cardarelli, il “recupero di qualche figliuola e di qualche figliuolo” (peraltro non proprio “prodigo”, visto il comportamento del quale prima o poi sarà necessario discutere seriamente): per il “bene” (?) del Partito ci si può pure scordare della diserzione e del passaggio sul fronte avverso nel momento dello scontro elettorale. Ma si miri al necessario equilibrio quando si fanno calare certe scelte.

La qual cosa significa anche rispetto per i cittadini e per quei militanti che la politica un po’ la conoscono. Come conoscono questo loro territorio e sanno cosa pensa la maggior parte di quelli che ci vivono (e votano) di alcuni inclini a ciucciare alle casse pubbliche grazie alla politica.

Un aspetto quest’ultimo cui Salera, nell’interesse suo e del Partito, certamente presterà molta attenzione. Diversamente, il primo ad uscirne ammaccato sarebbe lui nonostante il suo buon amministrare. Lui che, anche se molti non l’hanno ancora capito, ha avuto il voto da tanti che i privilegi di certi privilegiati in circolazione mal sopporta. Ancor più quando vengono pure esageratamente ostentati.

Si tenga dunque presente il monito di Marzi: il Pd, che ha perso il contatto con la sua base, deve pensare ad una nuova classe dirigente. Sì, una classe dirigente che sappia guardare non solo al Frusinate e non abbia a cuore come obiettivo primario, se non proprio esclusivo, la propria carriera.

 

pubblicato da leggocassino.it

 

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Frusinate: Concentrazioni di PM.2,5 e malattie ischemiche cardiache

 SANITA'. VOCI DAL TERRITORIO

 La tabella, nell'articolo, mostra il netto peggioramento della qualità dell’aria

Dott. Giovambattista Martino, Coordinatore Associazione Medici

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente riporta i dati delle malattie ischemiche cardiache negli anni 2019 e 2021 in Provincia di Frosinone correlati alle concentrazioni di PM2,5.

Valore di riferimento istituzionale PM2,5 = 25 µg/m³ aria di media annua.
dati delle malattie ischemiche cardiache negli anni 2019 e 2021 in Provincia di Frosinone correlati alle concentrazioni di PM25 650 min

Le due sezioni della tabella, mostrano il netto peggioramento della qualità dell’aria, espressa dalla concentrazione delle PM2,5, nell’anno 2021 rispetto il 2019, nei paesi della Provincia di Frosinone. I valori sono stati rilevati con l’ausilio delle centraline ANCLER. Periodi di riferimento i mesi invernali.

La provincia di Frosinone è nota, ormai da anni, per detenere il record di concentrazione delle polveri sottili PM10, PM2,5.
Altrettanto noto che le PM2,5 sono le più patogene, ovvero maggiormente responsabili di malattie, soprattutto cardiovascolari.
L’alta patogenicità delle PM2,5, ribadiamo le più pericolose, trova ulteriore supporto nella formulazione delle nuove Linee Guida OMS, che riducono in misura considerevole i valori raccomandati per le stesse fino ad oggi. Il valore guida per le PM2,5 è stato infatti dimezzato da 10 µg/m³ a 5 µg/m³, a rappresentare la maggiore necessità di salvaguardia della salute pubblica, con sottolineatura che, comunque, non esiste valore, anche al di sotto di 5 µg/m³, che indichi innocuità delle PM suddette.

Al peggioramento della qualità dell’aria nel 2021 rispetto il 2019 nella Provincia di Frosinone, si è sovrapposto, come da previsione, l’aumento delle malattie cardiache ischemiche. I dati, riferiti dai medici dr.ssa Cristina Volponi - Cardiologa e dr.ssa Teresa Petricca - Pneumologa, dati che riconoscono la fonte negli accessi al Pronto soccorso dell’Ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone da parte di pazienti con “dolore al petto” negli anni attenzionati, attestano 308 casi di cardiopatia ischemica nel 2019 a fronte di 329 casi nel 2021. Aumento, quindi, del +6,8% in Ciociaria. +15,2%, invece, l’aumento registrato nella sola città di Frosinone. Controtendenza assoluta con i dati dell’Agenzia Sanitaria Nazionale delle Regioni e DEP Lazio, notizia di cronaca attuale, che indica nel 2020 una riduzione “che ha raggiunto il 14% in assoluto e quindi il 12% al netto della quota che era attesa” visto che negli ultimi anni si era registrata “una tendenza alla riduzione per gli infarti miocardici acuti di circa il 2%”. Calo significativo attribuito dagli articolisti anche alla diminuita esposizione agli inquinanti aerei durante il lockdown.

“L’inquinamento è un noto trigger (innesco) dell’infarto” spiega il dirigente cardiologo dell’ospedale Careggi del Policlinico di Firenze, ribadendo e confermando notizia scientifica ormai nota agli operatori sanitari tutti. Nel contesto della Città di Frosinone già territorio SIN, nel quadro di una drammatica condizione sanitaria, estremamente critica, confermata da numeri e dati impietosi, si progetta la realizzazione di un biodigestore anaerobico per lo smaltimento dei rifiuti organici per un quantitativo ben 12 volte esuberante la quantità prodotta dalla popolazione locale, con una massiccia capacità emissiva di inquinanti aerei, insopportabili per il contesto territoriale frusinate, già oltre norma gravato da pressione ambientale ed incidenza di malattie e morti.

 

 

 

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Bimbi del frusinate in provincia di Novara - 1946

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

 Figli di sconosciuti: una ricerca sui bambini del frusinate in provincia di Novara dal maggio all’ottobre 1946

di Grazia Alemanni
Ricordatemi 350 minIl testo che segue è solo una sintesi della ricerca, iniziata sette anni fa e che continua, con alti e bassi, non ultima la pandemia (e la malattia...).
Come ho scritto, senza il libro "L'infanzia salvata" avrei faticato a recuperare le notizie e, in alcuni casi, anche i testimoni, soprattutto per la "colonia" di Oleggio e per la vicenda di Ferruccio Camona, partigiano e poi sindaco di Casale Corte Cerro, di cui nell'articolo non parlo in quanto non ho ancora completato il quadro del Verbano - Cusio - Ossola, zona molto ricca di esperienze, proprio a causa di una maggiore presenza partigiana.
Devo dire infine che senza i ricordi, anche se scarni ed essenziali, dei miei nonni materni, operai e comunisti, non avrei saputo e scoperto nulla.
Allego anche una parte della bibliografia "essenziale" che ho consultato.

 

PREMESSA
La ricerca prende la mosse da un vissuto famigliare a lungo rimosso, sia da parte dei protagonisti di allora che dei testimoni ancora viventi. Come si trattasse di un gesto naturale, in quei tempi, che non aveva bisogno di aggettivi o di riconoscimenti. Si scopre così che un gruppo composto da sette persone (sei delle quali donne) affrontò un viaggio difficile - e lunghissimo in quel recente dopoguerra - sino a Frosinone per portare a Novara e in provincia un gruppo di circa duecentocinquanta bambini che sarebbero stati ospitati prevalentemente da famiglie che avevano aderito all’appello del PCI per “salvare i bambini di Cassino”.
L’indagine si è rivolta essenzialmente in due direzioni:
•reperimento di documenti d’archivio ( settimanali locali, carteggi delle autorità, registri ospedalieri ecc.);
•ricerca di testimoni diretti o indiretti

Occorre precisare che lo stimolo iniziale è stato suggerito sia dalla lettura del libro di Giovanni Rinaldi “I treni della felicità”¹ che de ”L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo”², di Lucia Fabi e Aangelino Loffredi donatomi gentilmente dagli autori e divenuto presto un vademecum per la ricerca dei testimoni. Un aiuto per i criteri della ricerca è venuto dal prof. Bruno Maida, del Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino, la cui ultima opera, “I treni dell’accoglienza”³, è elemento di ulteriori aggiornamenti.
Le fonti giornalistiche locali (Corriere di Novara, La voce del popolo) diedero conto in modo sommario dell’iniziativa, che invece veniva sostenuta a tamburo battente dal settimanale della Federazione novarese del PCI di quegli anni, “La lotta”. Il PCI, infatti, si serviva del suo settimanale per sollecitare iscritti e simpatizzanti ad aderire alla campagna di solidarietà.

 

L’ANTEFATTO
I bombardamenti alleati avvenuti tra gennaio e maggio del 1944 lungo la linea Gustav, la cosiddetta “linea invernale” voluta da Hitler nell’ottobre del 1943 e che correva dalla foce del fiume Liri-Garigliano sino ad Ortona, sull’Adriatico, avevano colpito infatti in modo violentissimo l’area attorno all’abbazia di Montecassino, che venne distrutta, in quanto gli Alleati pensavano ci fosse un’ importante postazione militare tedesca. In realtà quei bombardamenti, anche a causa di una resistenza tenace e organizzata delle forze naziste, devastarono la provincia di Frosinone e provocarono nella primavera e nei mesi successivi l’esondazione del fiume Liri, la formazione di aree paludose e la diffusione della malaria, notoriamente presente da tempo nel nostro Meridione. Non solo, la condizione delle abitazioni dei contadini all’epoca era misera «I contadini abitavano in case di legno, dotate di una finestra larga cinquanta centimetri circa o in stretti pagliai con soffitto a cono fatto di paglia impastata con sterco di animali. Non esisteva luce elettrica e ci si arrangiava con il lume a petrolio. Mancava ogni servizio igienico e si beveva solo l’acqua dei pozzi⁴» .Dopo la conclusione del conflitto sarà possibile rendersi conto della tragica situazione in cui versava la zona più martoriata del Paese e, di conseguenza, decidere e organizzare il più in fretta possibile la salvezza dell’infanzia del Frusinate. E ciò accadrà in primo luogo per iniziativa del PCI che aveva tenuto il suo V congresso nel dicembre del 1945. In quell’occasione Raoul Silvestri, un delegato della federazione di Frosinone, aveva denunciato così la condizione del cassinate. «la fame, la mancanza di un tessuto produttivo, la triste realtà di una città fantasma assediata dalle mine, dominata dalle macerie, insidiata dall’acquitrino e dalla malaria⁵» Silvestri chiedeva di «strappare i bimbi di Cassino da quell’inferno⁶» così come era accaduto appena dopo la guerra al Nord per i bambini poveri di Milano e Torino che erano stati ospitati presso famiglie emiliane.

Il Congresso decide allora l’invio di una delegazione del PCI a cui partecipa anche Teresa Noce⁷ che si reca con un’autocolonna di soccorsi a Cassino. Al ritorno, Teresa Noce rivolge un appassionato appello al Congresso per salvare i bambini di Cassino «che hanno bisogno di viveri, di vestiario, di medicinali, di chinino per vincere la malaria”[…] E, già il 16 febbraio partiva da Cassino per l’Emilia, per la Toscana e l’Oltrepò il primo scaglione di 850 bambini del Cassinate[…]⁸»ospitalit 1 350 min

Ai primi di febbraio del 1946 si costituisce a Frosinone il “Comitato Solidarietà Cassino” «[…] con lo scopo di apportare un soccorso immediato ai bambini delle regioni devastate dalla guerra attorno a Cassino, ove, oltre alle altre sciagure, si è aggiunta la malaria perniciosa⁹» I bambini che hanno bisogno di assistenza immediata sono oltre 20.000. Si tratta. di allontanare i bambini sino alla conclusione del “ciclo malarico”.
L’UDI nazionale si mobilita e il 5 febbraio ‘46 invita a riunirsi «tutti gli enti pubblici e privati che si occupano di assistenza, organizzazioni, partiti, ecc.» per costituire, tra le altre cose, «Un Comitato che ordini tutte le iniziative pro-Cassino, che in moltissime città del nord si stanno già organizzando¹⁰»
Moltissimi enti aderiscono al programma di interventi proposto dall’UDI: oltre al Ministero Assistenza Post-Bellica e all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), anche l’Opera nazionale combattenti, la Croce Rossa, la Confindustria, la Confederazione Generale del Lavoro, per citare i più noti.
Pochi sanno, però, che Novara, grazie soprattutto al prefetto Fornara e alle donne dell’UDI e della Federazione del PCI , guidate da Maria Bergamini Schiapparelli, moglie del partigiano comunista Willi, fu tra le prime realtà ad aderire con il suo “Comitato Pro-Cassino di Novara”.

L’UDI a Novara nel marzo 1946 , come apprendiamo dai documenti del Convegno nazionale tenutosi in quel mese, contava 12 circoli in città, 9 aziendali e 32 in provincia, per un totale di 4500 iscritte. Furono molte di queste donne le protagoniste di quella vasta operazione di solidarietà che coinvolse tutta la nostra Provincia. dattiloscritto dal miniinterno 350 min
Ma non furono le sole. Le carte del prefetto Fornara narrano il determinante contributo che il “Prefetto della Liberazione” diede all’impresa, organizzando una “Giornata di solidarietà per Cassino” il 24 febbraio 1946 in cui si raccolsero fondi e viveri da inviare nella zona e coordinando tutta l’iniziativa.
Si trattava, infatti, sia di raggiungere con gli aiuti la provincia di Frosinone , data la situazione postbellica tra mille difficoltà, che di organizzare l’ospitalità per alcuni mesi dei bambini cercando famiglie disponibili. La propaganda dell’iniziativa era capillare: vendita di cartoline, percentuale sulla vendita di biglietti del cinema e delle sale da ballo. Fu organizzata anche una partita di calcio di beneficenza per i bambini di Cassino tra comunisti e socialisti .Il Prefetto propose alle rappresentanti dell’UDI e del CIF (Centro Italiano Femminile) di recarsi per la promozione della giornata di solidarietà presso i Comuni della provincia, preannunciandone la visita con una lettera ai sindaci.
Sui numeri de La lotta del febbraio ’46 si ripetevano gli appelli alle famiglie che volessero ospitare i bambini: dovevano rivolgersi alla Commissione femminile del PCI per comunicare le caratteristiche dei bambini, ovvero se maschi o femmine e di che età.

 

L’OSPITALITA’
Il successo dell’iniziativa è testimoniato dalla pubblicazione, sul numero 20/46 de La lotta, dei ringraziamenti a «Ubezio Secondo, Felice Delfina, Schiavi Lisa, Daniotti Maria, Garzoni Rina, Colombo Nobilina, Doniselli Rosetta che si sono “prodigati nel corso del loro viaggio per ricevere i bambini».
E quei bambini vennero sfamati, vestiti, curati (come dimostrano i registri dell’Ospedale Maggiore di Novara), perché spesso affetti da malaria o da difterite, da famiglie di semplici operai, contadini o muratori che poi si prestavano ad aiutare i genitori dei loro piccoli ospiti a ricostruire la casa, sobbarcandosi altri faticosi viaggi. Alcuni di quei bambini rimasero a Novara e in altri centri della provincia,o perché “adottati” da famiglie senza figli o perché i genitori strinsero un patto con gli “zii” che si impegnavano a crescere i loro figli con maggiori opportunità e a far loro visita una volta all’anno.

 

A TRECATE
L’ospitalità non fu offerta solo dalle famiglie: i sindaci reperivano gli enti che sul territorio potevano occupalalotta giornale 350 minrsi di piccoli o grandi gruppi di bambini: è il caso di Trecate, vicenda scoperta grazie al ritrovamento di una corrispondenza svoltasi tra il 22 maggio e il 6 giugno 1946 tra la Superiora dell’Istituto S. Spirito di Trecate, Suor M. Caterina Pettinaroli (appartenente all’ordine di S. Vincenzo), il Sindaco di Trecate, Bianchi , il segretario della Federazione del PCI Schiapparelli e il Prefetto di Novara , Avalle, che rivela una storia dagli aspetti contraddittori.

Se da un lato, infatti, la Superiora interessa il Prefetto dei problemi a suo dire sollevati dall’ospitalità data al gruppo dei dieci bambini del frusinate - giunti a Novara con il treno del 18 maggio - dal suo Istituto, «sono stati scaricati qui al Monastero, con una sola bambina, nove maschi: tutti, per di più, in condizioni di salute tanto pietose da esigere che si debbano spedalizzare¹¹», dall’altro la ricerca di una soluzione alternativa da parte del Sindaco, Bernardo Bianchi, mostra come una comunità possa mobilitare le proprie energie migliori per un gesto di solidarietà.
Così i bambini destinati a una collocazione comunque provvisoria presso il Convento, in attesa di essere ospitati da famiglie, vengono trasferiti nel vecchio asilo Comunale, prontamente riadattato per accogliere i piccoli ospiti, che vengono affidati alle cure di Suor Ester Martelli. Si tratta dei fratelli Bruno e Franco Accettola, dei gemelli Floriana e Vincenzo Tempesta, dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sanità, e poi Vincenzo D’Onorio, Guido Ventura, Domenico Cupini e Vincenzo Peticca.

Mentre uno di loro verrà ricoverato in ospedale, gli altri verranno tenuti sotto osservazione medica per diversi giorni , terminati i quali la famiglia di Pietro Moia, che ne aveva fatto richiesta, ospiterà nella propria casa il piccolo Vincenzo Peticcospitalit 3 350 mina, di sette anni. Dopo il ritorno del bambino a Sora, Pietro Moia si recherà più volte a casa di Vincenzo per portare il suo prezioso aiuto (era muratore) alla famiglia. E ci sarà uno scambio di lettere, come racconta la nipote di Pietro, sino ai primi anni Cinquanta.
Ciò che colpisce nella lettura della ricca documentazione conservata presso il Comune di Trecate, sono lo slancio e l’attivismo incessante del Sindaco e del Comitato ONMI comunale, che hanno portato una comunità fatta di operai, artigiani, e commercianti, ma soprattutto di uomini, donne e anche bambini, ad aiutare i «piccoli assai meno fortunati che la tragedia italiana ha lasciato completamente sul lastrico¹²» .
I bollettari con l’elenco dei sottoscrittori testimoniano, ad esempio, come fossero numerose le fabbriche, soprattutto tessili, a offrire denaro per il gruppo di ospiti. Tuttavia l’aiuto che il Comune forniva loro non si limitava ai generi di prima necessità e alle cure mediche, ma ci si preoccupava che essi potessero ricevere anche l’istruzione che, nei loro paesi sconvolti dai bombardamenti, non era possibile. E così Trecate investe 1000 £ (molte per quegli anni) per delle lezioni scolastiche.
A questo punto si comprende la commozione della madre dei fratelli Accettola, che scrive al Sindaco Bianchi, toccata dalla «generosità dei lavoratori del Nord ai quali noi mandiamo la nostra riconoscenza e il nostro affetto¹³».
Ma c’è anche il caso di Villa Troillet, ad Oleggio, di proprietà del Comune di Milano e gestita dall’ECA, di cui è commissario Vigorelli, che ospiterà circa duecento bambini.

 

I TESTIMONI
L’aspetto più significativo e toccante è costituito tuttavia dalle testimonianze, sia degli “ex” bambini, che, in alcuni casi, dei loroospitalit 2 350 min fratelli acquisiti: i bambini partivano accompagnati dall’ansia dei genitori a cui i parroci avevano prospettato la sventura (“i comunisti mangiano i bambini”, “verranno mandati in Russia”) e poi constatavano che lì al Nord si poteva consumare un pasto. Si creavano, inoltre, legami affettivi intensi, anche più stretti di quelli con la famiglia di sangue, schiacciata dalla guerra e dalla povertà.

Ugo Rea aveva poco meno di tre anni quando la madre, sfollata a Ceprano, decise di affidarlo a una “mamma del Nord”. E Rina Garzoni, insieme ad altre donne dell'UDI di Novara, era su quel treno a Frosinone. Ugo ricorda, ma attraverso le parole della nuova mamma: lo vide, piccolo e gracile, in quella stazione e lei - che non aveva figli- decise di prendersene cura.
Per quei genitori Ugo, che il destino vuole abiti da alcuni anni nello stesso quartiere in cui era stato accolto, a poche centinaia di metri dalla sua prima casa, ha parole di immensa gratitudine : «Per me sono sempre stati loro i miei genitori; per mia madre e per i miei fratelli rimasti laggiù, ho provato solo rispetto¹⁴» .

I coniugi Concina non avevano avuto figli e quindi erano felici di poter ospitare un bambino. C'era anche un'altra famiglia, che abitava a pochi passi dai Concina , i Rastelli, che voleva ospitare in questo caso una bambina. Avevano già un maschietto, A., che avevano adottato dopo che i genitori erano morti sotto le bombe che avevano colpito la zona del Boschetto.
Secondo il ricordo di Giacomo - il figlio che la coppia dei Concina non sperava di avere e che invece è arrivato nel 1948 - fu il CLN novarese a organizzare l'ospitalità dei “bambini di Cassino” E poiché Mario Concina, suo padre, operaio, era responsabile della SAP delle Officine S. Andrea di Novara, era a conoscenza dell'iniziativa Quando Mario, insieme alla moglie Valentina, vide arrivare una coppia di bambini che portava una valigia di cartone, capì che si trattava di fratelli e così, di comune acospitalit 4 350 mincordo con i Rastelli, che conoscevano, decise di ospitare il bambino. La sorella, stando con i Rastelli, avrebbe potuto incontrare spesso il fratellino. Lei, Anna, è infatti la più grande, ha nove anni, mentre Italo ne ha cinque. Quando Italo arriva nella casa dei Concina dove il nonno, che era un sarto, gli aveva fatto trovare un vestito e dove trova anche di che rifocillarsi, dice alla sorella «Vai pure che io qui sto bene¹⁵». Il ricordo, seppure filtrato dalla memoria di bambino di Giacomo a cui queste vicende sono state raccontate dai genitori, è carico della tenerezza verso il fratello che poi sarà, finché è vissuto, Italo per lui.

 

NOTE

1 G. Rinaldi, I treni della felicità, Ediesse, collana Cartabianca, Roma, 2009
2 L. Fabi, A. Loffredi , L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo, Tipografia Bianchini Ceccano, 2011
3 B. Maida, I treni dell’accoglienza, Einaudi, Torino, 2020
4 L. Fabi, A. Loffredi, Il dolore della memoria. Ciociaria 1943-44, Stampa a cura degli autori, Ceccano, 2016, p.76
5 L. Fabi, A. Loffredi, L’infanzia salvata cit. p.19 6 B. Maida, I treni dell’accoglienza cit. p.123
7 T. Noce, nata a Torino nel 1900, operaia, socialista, fu tra i fondatori del PCI. Combattente durante la guerra civile spagnola col nome di battaglia di Estella, durante la 2° Guerra mondiale fu internata dai nazisti nel campo di Ravensbrück. Fu tra le ventuno donne elette nel 1946 alla Costituente e tra le cinque che contribuirono alla elaborazione della Costituzione. Durante la clandestinità degli anni Trenta in Francia partecipò alla fondazione del periodico “Noi donne”, divenuto dopo la Liberazione organo dell’UDI.
8 A. Minella, N. Spano, F. Terranova (a cura di) Cari bambini vi aspettiamo con gioia, Teti, Milano, 1982, p.51
9 Relazione sull’origine e lo sviluppo del Comitato Cassino,in Archivio cronologico UDI, b.9,fasc.95(1946 febbraio)
10 Ibidem
11 Comune di Trecate, Archivio di deposito, anno 1945-48, ONMI, Assistenza generica madri e fanciulli, cat.2, cl.3 fasc.1, cartella “Bambini di Cassino”
12 Comune di Trecate, Archivio di deposito cit.
13 Ibidem
14 Intervista a Ugo Rea , Novara, 24/06/2015
15 Intervista a Giacomo Concina, Novara, 26/04/2016

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Oltre ai testi citati nell’articolo, si segnalano:
N. Tasciotti, Montecassino 1944, Castelvecchi, Roma, 2014
M. Errico Catone, Come la polvere. L’odissea dei profughi di Montecassino, Nuovadimensione, Portogruaro, 2014
S. Pivato, I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda. Il Mulino, Bologna, 2013
B. Maida, L’infanzia nelle guerre del Novecento, Einaudi, Torino, 2017
S. Cappiello, Gli occhi più azzurri. Le storie vere dei treni dei bambini. Colonnese, Napoli, 2021

 

 

 

 

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Sanità frusinate. Che fare?

SANITA' INCHIESTE. LOFFREDI

In 3 Note il punto del dott. Giovanni Cirillo

di Angelino Loffredi
sanità cartella clinica elettronica h260Con soddisfazione la Redazione di UNOeTRE.it fa proprie e pubblica tre Note predisposte dal dott. Giovanni Cirillo, già Dirigente sanitario della ASL di Frosinone: A proposito dell’Ospedale di Anagni; La Medicina di base; Riferimenti normativi sulla partecipazione e informazione sulla sanità.

Le tre Note nel loro insieme fotografano la situazione esistente nel nostro territorio, permettono di evidenziare difficoltà, limiti e pericoli ma nello stesso tempo prefigurano scenari futuri, possono rappresentare uno strumento di elaborazione, discussione e intervento sia nei confronti di Istituzioni, partiti, sindacati e organizzazioni interessate alle questioni indicate. Per tutti questi motivi con la necessaria motivazione invito organizzazioni e cittadini a leggere attentamente e se si ritiene opportuno avviare e partecipare al necessario confronto.

- A Proposito dell’Ospedale di Anagni

Perché la struttura sanitaria di Anagni (ex ospedale) non può ridiventare ospedale.

Da quando la Regione (presidente Polverini) dismise l’attività ospedaliera, su questa struttura sono stati realizzati importanti lavori di adeguamento per le nuove funzioni distrettuali/territoriali. I percorsi, gli ambienti, gli impianti sono stati ristrutturati, in alcuni casi sono smantellati (es: distribuzione dell’ossigeno). Lo schema seguito è stato quello di una nuova grande Casa della Salute (Casa della salute nel PNRR) con tanto di Unità di degenza infermieristica e Punto di accesso territoriale (UDI e PAT come Ospedale di comunità nel PNRR) con il diretto coinvolgimento dei medici di medicina territoriale. La struttura ospita un centro di chirurgia ambulatoriale a servizio della UOC di Chirurgia di Frosinone ed Alatri e le attività ambulatoriali di Laboratorio (centro prelievi) e di Radiologia. Con la dismissione di locali in affitto sono stati concentrati presso la struttura tutte le funzioni distrettuali.

Allo stato attuale un ripristino di funzioni ospedaliere presso questa struttura è impossibile a meno di smantellare il lavoro sin’ora compiuto e collocare altrove la attività distrettuali.

Se quanto sopra esposto è lo stato dei fatti la ripetitiva richiesta di riattivazione dell’ospedale è pura propaganda. Il centroAnagni Ospedale 350 260 destra anagnino ha bisogno di alimentare uno scontro con la regione e la asl per segnare meglio la propria vocazione al contrasto e deviare l’attenzione su limiti e criticità della propria azione politica.

Questo non significa che il bisogno di domanda sanitaria ospedaliera sia attualmente soddisfatta. Al contrario in questo territorio si sono chiusi due ospedale (Anagni e Valmontone) e lasciato attivo Colleferro che nonostante ristrutturazioni e lavori è insufficente con i suoi 140 posti letto a soddisfare tutti i bisogni (il centro nascite è stato spostato a Palestrina). Questo territorio ha un bacino di utenza di 114.481 abitanti sommando i 37.832 del nord della provincia di Frosinone (Anagni, Paliano, Sgurgola, Acuto e Piglio) con i 76.649 della zona di Colleferro (Colleferro, Artena, Carpineto, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone).

La soluzione quindi non può essere quella di una riattivazione di Anagni o dell’ennesima ristrutturazione di Colleferro ma della costruzione di un nuovo ospedale nella zona di Valle lungo l’asse Anagni Colleferro Valmontone.

Se la programmazione ospedaliera è competenza regionale perché le comunità locali con i loro Comuni piccoli e grandi non attiva un percorso di analisi e condivisione di questi bisogni per trovare l’unica soluzione possibile che in questo caso è il nuovo ospedale dell’alta valle del Sacco?

Non mancherebbero anche motivi risarcitori (inquinamento) oltre che lo sviluppo di aree interne tanto predicate.

 

Tale Nota oltre che essere una puntale e veritiera cronistoria di quanto è accaduto negli ultimi dieci anni, stronca, con pertinenti motivazioni, ogni ipotesi propagandistica legata a spinte localistiche tendenti alla riapertura dell’Ospedale di Anagni. Offre invece, sollecitando le Comunità locali, una ipotesi di risoluzione sulla base della programmazione regionale in direzione della realizzazione di un nuovo Ospedale nell’Alta Valle del Sacco lungo l’asse Anagni-Colleferro-Valmontone.

- La Medicina di base.

Il Medico della mutua 1 è un film commedia di Zampa del 1968 e tratta delle aspirazioni del giovane medico dr Tersilli di convenzionarsi con le mutue per avere tanti mutuati che gli avrebbero garantito tanti guadagni grazie alla gratuità delle medicine e delle prestazioni che il medico avrebbe prescritto a volontà.

Il film ebbe tanto successo che nel 1969 esce, con la regia di Salce Il Medico della Mutua 2 la clinica privata convenzionata Villa Celeste delle Piccole Ancelle dell’Amore. Questa volta il prof Tersilli gestisce con metodi rivolti al risparmio e non alla salute dei pazienti, la clinica privata convenzionata Villa Celeste delle Piccole Ancelle dell’Amore Misericordioso.

Sullo sfondo dei due film c’è la stagione del boom economico e della decadenza morale, l’avidità che trasforma la missione in corruzione.

La politica argina questa deriva e nel 1979 istituisce, con la legge 883, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ispirato a principi di universalità, uguaglianza e equità.

Da allora ad oggi, oltre quarant’anni, la medicina territoriale ha vissuto tutte le vicende politiche dello stato sociale con un welfare sempre in bilico tra diritti e compatibilità economiche. Anche alcune modificazioni sociali hanno spinto la salute verso modelli consumistici ed individualistici. Il SSN ha perso i pezzi a valenza più pubblica come i servizi di prevenzione, l’igiene pubblica, le rilevazioni epidemiologiche, la medicina scolastica, i consultori, ecc.

Il sistema delle convenzioni che doveva essere momentaneo e complementare al SSN, si afferma invece come sistemasanità ilmedico350 260 strutturale per la medicina di base e anche per l’assistenza ospedaliera. Le regioni, grazie alla loro autonomia organizzativa e soprattutto quelle a trazione liberale, smantellano il welfare puntando alla cura delle malattie piuttosto che alla salute esasperando le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere come merce.

Il Covid ha evidenziato/accelerato la inadeguatezza della medicina di base, nell’attuale organizzazione, a rispondere alla domanda di salute come diritto costituzionale. La medicina di base convenzionata ha risposto solo con strumenti contrattuali e come tali insufficienti e/o inadeguati.

Il Piano Nazionale di Riforme e Resilienza (PNRR) destina 7.0 miliardi su un totale di 15.63 a questo settore nella consapevolezza che questo gap vada colmato. La prima componente della missione è : Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale che significa potenziare o creare strutture e presidi territoriali (case della salute e gli ospedali di comunità),rafforzare l’assistenza domiciliare e lo sviluppo della telemedicina ed una più efficiente integrazione socio-sanitaria.

La medicina di base per come è organizzata oggi nella sua componente umana, nella strumentazione e nei modelli operativi non è in grado di realizzare questi obiettivi; la questione iniziale e decisiva è la forma contrattuale degli operatori, quali figure professionali opereranno in questi servizi e la loro scala gerarchica.

La salute del nostro prossimo domani non si farà nelle stanze dell’ambulatorio del nostro medico di base ma in strutture di servizio/i multidisciplinari con medici, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, psicologi, gestori di processi e/o manager.

Non siamo al Medico della Mutua 1 o 2 ma il SSN è rimasto in mezzo al guado. C’è bisogno che conquisti la riva opposta, lo scontro tra le lobbi della conservazione e le necessità di rinnovamento è in atto e il PNRR è il terreno della battaglia.

La Nota con vigore richiede una concreta attuazione dei principi ispiratori della legge 833/1978 basati sulla Universalità, Uguaglianza ed Equità da contrapporre allo smantellamento della sanità pubblica, alla sola politica della cura attraverso le privatizzazioni piuttosto che alla prevenzione. Negli ultimi quaranta anni, la medicina territoriale, gradualmente, ha perso pezzi importanti e fondamentali legati ai servizi di prevenzione, igiene pubblica, rilevazioni epidemologiche, medicina scolastica, consultori.

La mancanza di accurate e continue rilevazioni epidemiologiche inoltre non ha permesso e non permette di conoscere pienamente i danni provocati sulla fertilità maschile ai giovani residenti lungo la Valle del Sacco. Non va dimenticato che il fiume Sacco rimane sempre il tema dei temi con il suo inquinamento idrico, aereo, dei terreni e con le relative ripercussioni sugli alimenti. Le rilevazioni e gli studi portati avanti dal dottor Luigi Montano, Uroandrologo nella Asl di Salerno e coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility; e da professoressa Margherita Eufemi, docente di Biochimioca della Sapienza di Roma non godono sempre di sostegni istituzionali mentre si evidenziano anche dal punto di vista massmediatico continui tentativi negazionisti o di depistaggio, tutti tendenti a non permettere l’approfondimento e la reale consistenza del pericolo incombente.

L’articolo del Direttore di unoetre.it, Ignazio Mazzoli dal titolo “Inconsapevolezza e intenzionali depistaggi ?“ esprime un allarme, ma nello stesso tempo offre una risposta al tentativo di chi vuole precostituire una sostanziale deresponsabilizzazione degli inquinatori.

 

- Riferimenti normativi su partecipazione e/o informazione in sanità

1 - Legge 833/78 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale ( SSN )

Art 16 Conferenza dei Sindaci organismo rappresentativo delle autonomie locali con funzione di indirizzo e controllo sull’attività socio-sanitaria e di partecipazione alla programmazione di detta attività. Nei fatti si riunisce solo per approvare l’atto aziendale della ASL proposto dal Direttore Generale, nei fatti non esercita funzioni di indirizzo e controllo né di programmazione.

2- Atto Aziendale Asl Frosinone

Art 7 punto 2 Politiche sanitarie per la cittadinanza: garantire adeguati percorsi di cura nel rispetto della persona. Attivazioneasl frosinone 350 min nei distretti dei Punti Unici Assistenziali ( PUA ) per favorire l’accesso e la conoscenza del servizio socio-sanitario. Sono sportelli con medici, infermieri, assistenti sociali ed altre figure che servono al cittadino singolo o famiglie per esprimere un bisogno socio-sanitario e prendere in carico il caso. Al PUA partecipa anche personale dei comuni o dei consorzi sociali.

I Pua sono stati attivati ma sono scarsamente operativi per una difficoltà di relazione tra sanità (asl) e sociale (comuni o consorzi)

Art 7 punto 5. Politiche aziendali per promuovere la partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini. Garanzie sulla trasparenza. Il piano prevede:

· la istituzione degli Uffici di relazione con il pubblico (URP) nei distretti e negli ospedali.

· Audit civico: con delibere n. 21/2014 e 853/2015 è stato istituito il tavolo misto aziendale per la partecipazione. A questo tavolo partecipano a secondo della materia le associazioni accreditate

· Conferenza dei servizi di distretto e/o aziendale con cadenza annuale

· Consulta sanitaria ogni 4 mesi

· Redazione della Carta dei Servizi con aggiornamento annuale

A parte gli URP che raccolgono solo le doglianze o segnalazioni di non funzionalità cui non segue né informazione, né azione correttiva, le altre azioni o non avvengono o sono solo formali.

Conclusioni: L’informazione e/o partecipazione ha una buona articolazione formale cui i riferimenti normativi danno conto. A questi aspetti formali corrisponde un vuoto operativo.

Motivi : La scelta della organizzazione per aziende della sanità pone l’attenzione più sugli aspetti economici e di efficienza (costi, prestazioni,) che sull’efficacia (conoscenza, partecipazione, trasparenza, condivisione, salute).

La politica nei suoi aspetti informativi e/o partecipativi viene vista come un intralcio alla normale azione aziendale o peggio come commistione affaristica e di consenso.

La questione è che se si accentuano gli aspetti aziendalistici si snatura la visione universalistica del SSN e prevale la visione economico e privatistica, se si contiene la aziendalizzazione il sistema si burocratizza.

Non si tratta di azienda si, azienda no ma di quale politica prevale se conservatrice o riformista e torniamo alla questione dell’equilibrio tra economia e società ma questo è compito della politica che manca o è poca.

 

La Nota, attraverso facili indicazioni, riesce a condurci per mano e indicarci varie opportunità. Non è solo una messa a punto della normativa vigente ma va vista anche come un invito ad utilizzare tali strumenti, molto spesso sconosciuti e mai utilizzati. Infatti possono essere di aiuto ad organizzazioni e movimenti per dare un ancoraggio alle iniziative. Il dottore Cirillo attorno a questo tema in modo amaro conclude: L’informazione e/o partecipazione ha una buona articolazione formale cui i riferimenti normativi danno conto. A questi aspetti formali corrisponde un vuoto operativo. Difficile dargli torto: E’ un nervo scoperto.

Il Piano Nazionale di Riforma e Resilienza (PNRR) approvato dal Parlamento prevede per la Sanità la somma di 15,63 miliardi mentre per la Medicina di base mette a disposizione 7 miliardi per Reti di prossimità, Assistenza domiciliare,Telemedicina, Integrazione socio-sanitaria). Tali impegni vanno ritenuti giusti e da tanto tempo attesi ma le cui scelte specifiche non possono essere calate dall’alto E’ necessario invece che i metodi vengano ribaltati e che, a cominciare dai Consigli Comunali, attorno ai temi indicati si avvii la discussione e la proposta, utilizzando appunto la normativa vigente.

Angelino Loffredi
Redazione unoetre.it

 

 

 

 

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Rifiuti e frusinate, un incubo che continua. Finirà mai?

 CRONACHE&COMMENTI

Una vicenda che colpisce al cuore la Regione Lazio

di Valentino Bettinelli
Flaminia Tosini e Valter Lozza 390 min 1Una vera e propria scossa tellurica per la politica e anche l’informazione del nostro territorio, arrivata dopo l’ordine di custodia cautelare emesso dalla Giudice per le Indagini Preliminari, Annalisa Marzano, ai danni di Flaminia Tosini e Valter Lozza, accusati da un dispositivo giudiziario che piomba sulla scena regionale, spargendo nuovamente una nube di corruzione nell’aria. I due, infatti, sono indagati per “concussione, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”.

Una vicenda che colpisce al cuore la Regione Lazio, andando a toccare una delle dirigenti più influenti della Pisana. La Dott.ssa Tosini è stata, per anni, responsabile di tutta l’area ambientale della regione, con la gestione delle azioni di bonifica e di controllo sugli impianti di smaltimento dei rifiuti, settore in cui operano le due società amministrate da Lozza, la “Ngr srl” e “Mad srl”.
L’inchiesta porterebbe alla luce favoritismi da parte dell’Ing. Tosini nei confronti del Lozza. Un condizionamento che ha consentito alle società dell’imprenditore di ottenere l’autorizzazione per la realizzazione della nuova discarica di rifiuti solidi urbani di Roma in località Monte Carnevale. Altra questione quella della discarica di Roccasecca, anch’essa gestita da Lozza, già protagonista di polemiche in passato per l’ampliamento del deposito in località Cerreto.

Un rapporto che la magistratura dovrà chiarire, dunque, quello tra Lozza e la Tosini, che certamente pone l’attenzione su quelle che sono le problematiche più sentite nel nostro territorio, ovvero quelle relative alla questione ambientale. Viene da chiedersi come mai le opere di bonifica della Valle del Sacco siano ancora pressoché ferme e perché, nel frattempo, chi avrebbe dovuto garantire un giusto funzionamento della macchina amministrativa, sembra sia stato più attento alla cura degli interessi di un privato.

In tutto questo clima entra a pieno titolo anche il ruolo dell’informazione locale, certamente non incolume da responsabilità. A far rumore il nome di Massimo Pizzuti, già direttore del quotidiano Ciociaria Oggi, asset di proprietà della famiglia Lozza. Tra le 104 pagine dell’ordinanza del Gip compare proprio il nome di Pizzuti, come figura cardine nella gestione di una querelle con ENAC, che era contraria alla discarica di Monte Carnevale. Pizzuti, in alcune intercettazioni, garantiva alla Tosini una negoziazione volta ad ammorbidire la posizione dell’ente di controllo dei voli, in cambio di qualche favore nell’ottenimento dei finanziamenti regionali per la pubblicità sul giornale.

Un coinvolgimento, che non vede indagato né Massimo Pizzuti né Alfredo Pallone - suo contatto nel cda di ENAC - che, però, mette in evidenza ancora una volta un problema che già UnoeTre.it aveva affrontato, ovvero quello della mancanza di libertà e pluralismo nell’informazione locale, dove a farla da padrone c’è una testata che è in mano al numero uno della catena di gestione dei rifiuti nel Lazio. Un’informazione che, per l’appunto, non offre spunti di critica e riflessione sulle tematiche più stringenti a livello ambientale, evidentemente perché troppo spinose per i proprietari.

Anche il blog di Alessio Porcu (anche egli estraneo alle questioni relative ai capi d’accusa per Lozza e la Tosini, ndr), compare tra le pagine dell’ordinanza. Presenti in bella mostra i banner pubblicitari dei quotidiani di Lozza e analisi della figura dello stesso Lozza e dell’ing. Tosini, a dir poco contrarie rispetto al quadro delineato dalla GIP Annalisa Marzano. “Lui è l’uomo che è riuscito a realizzare le discariche più moderne nel Lazio, superando il concetto di immondezzaio che per decenni ha accompagnato il settore. Lei è una delle dirigenti più quotate per competenza e preparazione: raramente un suo parere non ha retto al vaglio dei controlli”*. Con queste parole venivano descritti i due, nell’articolo di cronaca sull’arresto.

La notizia dell’arresto della Tosini e di Lozza è, dunque, l’ennesimo terremoto che scuote la Regione Lazio. La speranza è quella che non si spengano i riflettori sulla vicenda, non consentendo insabbiamenti, anche in vista dell’imminente appuntamento amministrativo che vedrà protagonista il comune di Roma e tanti altri comuni della regione e della nostra provincia.

Un metodo politico e giornalistico che non si basi sulla corruzione e sul favoritismo è, forse, un’utopia, ma sicuramente l’inizio della soluzione ai tanti problemi che affliggono il nostro territorio.

* Discarica di Roccasecca e Roma: ai domiciliari Lozza e Tosini del 16 marzo 2021 https://www.alessioporcu.it/articoli/nuova-discarica-di-roma-ai-domiciliari-lozza-e-tosini/

 

Link di corredo

Regione Lazio – La disinformazione (ben pagata) dalla Pisana e dalla Tosini del 19 marzo 2021

https://etrurianews.it/2021/03/19/regione-lazio-la-disinformazione-ben-pagata-dalla-pisana-e-dalla-tosini/

https://www.romatoday.it/politica/discarica-monte-carnevale-tosini-lozza-non-amanti.html

 

È stata pubblicata anche la determina di sospensione della Tosini che in realtà è una revoca vera dall’incarico

 

 

 

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UILTEC: un bioreattore per la produzione di vaccini nel Frusinate

UILTEC Frosinone. Sindacati

Il comparto farmaceutico della provincia ha il know-how e l’intelligenza produttiva

Mauro PiscitelliPISCITELLI (Uiltec Frosinone): “il distretto farmaceutico frusinate si candidi per la realizzazione di un bioreattore per la produzione di vaccini.
“Fondamentale anche vaccinare il personale per non mettere a rischio l’infialamento”
“Il comparto farmaceutico della provincia di Frosinone ha il know-how e l’intelligenza produttiva per candidarsi a realizzare ed ospitare sul proprio territorio un bioreattore per la produzione di vaccini. Ci auguriamo che lì dove verranno prese decisioni, ci sia qualcuno che faccia presente questa possibilità”. La proposta arriva dal Segretario Generale della UILTEC di Frosinone Mauro Piscitelli che, entrando nel dettaglio, spiega: “Oggi, grazie a Catalent di Anagni, l’industria farmaceutica della provincia di Frosinone si sta occupando dell’infialamento del vaccino anti-covid. È uno degli stabilimenti più attenzionati del mondo sul quale fanno affidamento Astrazeneca, Jhonson & Jhonson, e altri produttori. Servono bioreattori per la realizzazione dei vaccini e, a mio avviso, l’industria farmaceutica frusinate ha tutte le qualità per ospitarne uno. A quel punto si avrebbe un distretto farmaceutico vaccinale all’avanguardia per la realizzazione anche altre tipologie di vaccini contro virus che, secondo la scienza, inevitabilmente si svilupperanno anche in futuro e che l’umanità dovrà combattere”. Per il Segretario UILTEC occorre concertazione “tra il pubblico ed il privato, tra l’Italia e l’Unione Europea. La presenza di un bioreattore porterebbe, tra l’altro, l’aggiornamento culturale continuo di cui si ha bisogno per mantenere vivo il distretto di Frosinone”. Piscitelli ritiene anche indispensabile la vaccinazione dei lavoratori addetti alla messa a punto e alla produzione di vaccini: “E’ uno dei punti più importanti a cui dobbiamo dare risposta – sottolinea – sempre rispettando la volontà lavoratori. Occorre creare condizioni per la vaccinazione del personale. Non possiamo permetterci di rischiare che aziende importanti per l’umanità possano essere fermate da un focolaio. Vero che si tratta di industrie da sempre organizzate nel rispetto delle pratiche del distanziamento e di tutte le altre precauzioni, ma la prudenza non è mai troppa”.

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Il Frusinate con il Lazio nel Recovery plan

 Il Recovery plan

Giunta Regionale in ritardo sulla creazione della Zona Logistica Speciale Laziale

di Donato Galeone*
200milainpiazza 2012 06 16Il Presidente Mario Draghi - incaricato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo - prosegue con la triplice valenza programmatica “sulla sanità, l'economia e il sociale”.

Il Prof. Draghi, - auspicando condivisione politica e tecnica sulla urgenza nazionale operativa richiesta dai cittadini e lavoratori alle istituzioni democratiche - avendo recepito la disponibilità dei gruppi politici e ascoltando le parti sociali, dovrà riferire al Capo dello Stato tenendo in conto, essenzialmente, tanto le tre urgenze programmatiche quanto le più vicine scadenze di fine marzo e fine aprile prossimi - oltre l'avviato “piano dei vaccini” - sia quella della ”proroga del blocco dei licenziamenti” e sia la definizione parlamentare del “Recovery Plan Italia”.

Ecco che la salvaguardia della salute, la coesione sociale con la “ripresa dell'economia e il lavoro” – tra interventi strutturali con investimenti territoriali programmati e progettati dal 2021 al 2027 – dovranno essere configurati e localizzati entro un “nuovo sistema economico e sociale nazionale” sostenuto, anche, dalle risorse europee del Next Generation Eu mediante il Recovery Plan da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.
Si tratta - ora - non solo di guardare al presente ma domandare e discutere verso quale prospettive di vita economica e sociale territoriale nel frusinate e Lazio possiamo, ragionevolmente, traguardare, noi, il prossimo futuro, dal secondo dopoguerra e, tra 50 o 100 anni, i nostri figli e nipoti, considerando, che la moderna epoca - con lo sviluppo scientifico e tecnologico applicato ed esteso ad ogni livello - se deve tendere a migliorare il tenore di vita media delle persone estende, anche, nuove disuguaglianze sociali, da contrastare e superare, mentre appare più certa e mirata l'accumulazione capitalistica e finanziaria, costruita sempre più su scala globale ed in misura superiore anche cento volte, oggi, di quella conosciuta in qualsiasi altra epoca.

Ma oggi - ripeto - dal 2021 al 2027 potranno e dovranno essere utilizzate risorse europee annunciate, quale massiccio intervento economico che richiederà severità e controlli di legalità nel suo utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti territoriali e settoriali - eco sostenibili - mirati verso obbiettivi specifici di “rilancio e protezione della economia italiana nella dimensione europea” mediante lo strumento del “piano nazionale di rilancio e resilienza (PNRR)” che mobiliterà 209 miliardi di fondi europei.

E il Recovery Plan italiano (PNRR) - presentato dal Governo con l'approvazione del Parlamento e che sarà trasmesso a Bruxelles entro aprile 2021 - necessiterà di attente conoscenze e di ampie riflessioni condivise sul “come e dove impiegare quei fondi europei” nella considerazione che il rilancio di “un'area economica sostenibile di sviluppo” è variabile dipendente non solo del capitale economico ma anche dalla dotazione del capitale naturale e ambientale, da recuperare e salvaguardare, congiunto al capitale umano e sociale con il lavoro.

Appare possibile - territorialmente - nella dimensione regionale, provinciale e locale il coinvolgimento sia delle Università laziali che dell'associazionismo di prossimità rappresentativo e congiunto alle parti sociali - imprese e lavoro - capaci di elaborare proposte progettuali per “filiere di sviluppo sostenibile” partendo dalla economia del mare - con i loro porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia e retro porti - procedendo verso le aree interne tra i “poli industriali consorziati” da recuperare e rilanciare con attività produttive e servizi oltre le ristrutturazioni aziendali e il potenziamento dei “centri agroalimentari” di raccolta prodotti agricoli da Nord a Sud del Lazio (Orte, Guidonia, Fondi).
Grande parte di queste possibilità di sviluppo territoriale laziale - pur a livello di studio di fattibilità della Regione Lazio - coinvolgerebbe le aree economiche portuali, retro portuali verso le aree interne mediante la “costituzione della Zona Logistica Speciale Laziale” deliberata il 30 ottobre 2018 quale misura parallela alle zone economiche speciali di cui al d.l. 30.6.2017 n.91 convertito in legge il 3 agosto 2017 n.123 con modificazioni.

Rilevo, però, che da ottobre 2018 sono state costituite le Zes/Zls (Zone Economiche Speciali/ Zone Logistiche Speciali) nelle varie regioni italiane - con i loro previsti “piani di sviluppo strategici” - elaborati e condivisi dalle parte sociali e gli enti locali e inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e competenti sedi ministeriali per l'approvazione dovuta.
Nel contempo rilevo, anche, il ritardo della Giunta Regione Lazio che, dalla sollecitazione del 21 gennaio 2020 con ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale, nomina il 29 gennaio 2020 un “gruppo di studio” per redigere la proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento obbligatorio da definire e inviare al Governo, non considerando con la massima urgenza i rilevanti effettivi depressivi della pandemia in tutte le strutture produttive, comprese quelle del Lazio e in particolare nelle attività lavorative collegate al turismo e al commercio oltre ai trasporti, settori entro cui si concentra circa un quinto della occupazione regionale.
Anche la proposta di legge regionale laziale n.194 del 31 ottobre 2019 “Misure per lo sviluppo economico, gli investimenti e la semplificazione” preceduta dalla legge regionale n.7/218 art.40 sulla “fusione in Consorzio Unico del Lazio” dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriale, operativi in provincia di Roma-Latina, Sud Pontino, Frosinone e Rieti, dovrebbe tendere - negli obiettivi - a favorire lo sviluppo economico laziale, l'occupazione e l'attrazione degli investimenti attraverso la promozione di progetti strategici innovativi, di recupero e riqualificazione delle aree industriali dismesse, ricercando investitori nazionali ed esteri.

A mio avviso Frosinone e Lazio necessitano di assetti territoriali programmati da agevolare e indicare nel Recovery Plan - essenzialmente- accompagnati dal sostegno operativo integrato di due strumenti di riferimento comprensoriale:
1) della Zona Logistica Speciale Laziale, partendo dall'economia del mare con i porti di Gaeta, Fiumicino, Civitavecchia verso le aree interne destinate al rilancio delle attività produttive industriali, artigianali, commerciali e dei servizi;
2) del Consorzio Unico di Sviluppo Industriale Lazio, con le aree attrezzate di recupero, salvaguardia ambientale e adeguate infrastrutture per favorire nuovi insediamenti produttivi nell'ambito di condivisi piani consortili regolatori territoriali comunali.
Riferendomi, solo esemplificando, al comprensorio del “basso Lazio frusinate” partendo dall'area portuale tirrenica di Gaeta e con il polo agricolo industriale dell'area pontina di Fondi, raggiungendo l'agglomerato FCA ex Fiat del comparto automobile, di Cassino-Pontecorvo e le aree interne con il suo indotto metalmeccanico integrato, configuro già un'area APEA baricentro di sviluppo delle attività produttive e occupazionali multifunzionale, oltre il comparto automotive FCA, longitudinale, tra Napoli e Roma, nonché, trasversale verso il territorio abruzzese.
E' questa una possibile esemplificata e confrontabile proposta di “polo di sviluppo eco sostenibile” - da coinvolgere nella Zona Logistica Speciale Laziale e il Consorzio Unico Industriale - nel contesto delle progettazioni propositive del frusinate alla Regione Lazio per il Recovery Plan.

Inoltre e lungo la Valle del Sacco, da Ceprano-Frosinone-Anagni-Colleferro e trasversalmente verso Sora-Isola del Liri, comprendendo le aree interne rispetto all'Autostrada Roma-Napoli, appare possibile la configurazione, nel frusinate, di altre due aree APEA consortili integrate da infrastrutture, di servizi centralizzati e di risorse adeguate e mirate a garantire ogni obiettivo di sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo locale di nuove imprese e delle attività produttive, da rilanciare e recuperare, con il lavoro contrattato e partecipato.

(*)già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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