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Concluso il 1° Congresso del Pci frusinate

  • Pubblicato in Partiti

Comitato Federale Pci mindi Tommaso Cappella* - I comunisti ciociari tornano protagonisti. Primo congresso provinciale del Partito Comunista dopo la ricostituzione avvenuta due anni fa a San Lazzaro di Savena con l'Assemblea Costituente. Sono passati quindi 27 anni quando nel 1991 l'allora segretario nazionale Achille Occhetto sciolse la storica formazione politica, sorta nel 1921 con il congresso di Livorno, dando vita al Pds (Partito Democratico della Sinistra), mentre una parte della minoranza guidata da Armando Cossutta diede vita al Partito della Rifondazione Comunista. I 30 delegati ciociari si sono ritrovati ieri mattina presso il Ristorante 'La Trattoria' di Frosinone per dare vita ai lavori congressuali terminati ieri sera con l'elezione del nuovo comitato federale provinciale, oltre ai delegati al congresso regionale di sabato prossimo a Roma e nazionale che si terrà presso il Palazzo del Popolo di Orvieto il 6, 7 e 8 luglio prossimi.

I lavori congressuali, presieduti da Anna Maria Di Santo, sono iniziati con la costituzioni delle varie commissioni: quella politica-elettorale e verifica poteri. Subito dopo è stata la volta del segretario reggente Oreste Della Posta dare lettura della relazione che ha riscosso un successo notevole. Tra i passaggi più interessanti vanno segnalati quelli che hanno riguardato i grandi temi nazionali e internazionali, come riportato anche nelle tesi congressuali: «Per noi - ha rimarcato Oreste Della Posta - sono importanti alcuni temi, riportati anche nel documento congressuale che vorrei richiamare: la prevalenza dei valori d’uso e dell’utilità sociale di beni, merci e servizi, rispetto al loro valore di scambio; la prevalenza dunque del benessere collettivo dell’umanità sugli interessi delle oligarchie capitalistiche; il mutamento dei rapporti di proprietà, col prevalere della proprietà pubblica, nelle sue varie forme: statale, sociale, cooperativa, su quella privata; il superamento dell’imperialismo e delle sue logiche e la costruzione di un sistema di cooperazione internazionale pacifica tra popoli e Stati; il dominio del politico, ossia delle decisioni consapevoli della collettività, sull’economico, ossia sull’anarchia del mercato 'autoregolato', e dunque una programmazione democratica dell’economia, con un ruolo decisivo dello Stato nel determinare orientamenti e priorità dello sviluppo; l’uso socialista del progresso tecnologico, con la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e dell’età pensionabile; una democrazia effettiva, attraverso la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione dello Stato a tutti i livelli; la partecipazione di lavoratori e lavoratrici alla gestione dei processi produttivi e lavorativi in generale; la pienezza dei diritti civili e politici per tutti; la concreta attuazione dei diritti sociali: istruzione, sanità, casa e trasporti come servizi pubblici essenziali garantiti dallo Stato; la fine di ogni discriminazione di genere, etnia, credo religioso, orientamento sessuale, e il superamento definitivo di ogni residuo di patriarcato; il superamento della contraddizione uomo-natura e della mercificazione delle risorse naturali, da salvaguardare come beni comuni assieme al territorio e all’ecosistema tutto; il pieno sviluppo e la più ampia diffusione della cultura, delle arti, del sapere scientifico e umanistico, intesi come beni collettivi, liberi e gratuiti. Possiamo ridare vita ad un partito che nella vitta politica nazionale deve tornare a recitare un ruolo importante e fondamentale. A livello provinciale - ha concluso il segretario reggente - stiamo assistendo ad una crisi spaventosa che coinvolge tutti gli strati sociali e noi possiamo svolgere un ruolo importante e possiamo rappresentare il collante per una sinistra unita. Dobbiamo essere un partito di quadri, visto che non lo possiamo più essere a livello di massa. Elaboriamo quindi un documento nel quale possano emergere questi temi».

Prima del dibattito spazio alle delegazioni dei partiti invitate. Hanno portato i saluti i rappresentanti di Sinistra Italiana, nella persona di Pasquale Caggiano, Possibile, rappresentato da Gianmarco Capogna e del Partito Socialista con il consigliere comunale Daniele Ricci. Presenti anche Rocco Vinaggi, segretario provinciale dei giovani comunisti, e Giuseppina Bonaviri. Si sono quindi succeduti gli interventi dei delegati, tra cui nell'ordine quelli di Mario Rufo, Carmine Fedele, Benedetto Anghetti, Bruno Bottini, Giuseppe Palombo, Bruno Barbona, Maurizio Federico, Guerino Inglesi e Roberto D'Ambrosi. Anche il dibattito ha posto in forte evidenza il ruolo che possono svolgere i comunisti ciociari nel panorama politico provinciale e non solo, come accaduto nel recente passato. Dopo aver ripreso la parola lo stesso Oreste della Posta per alcune precisazioni, le conclusioni sono state tratte da Ugo Moro della segreteria nazionale. Al termine, dopo la lettura e approvazione del documento politico, i presenti hanno eletto il nuovo comitato federale provinciale, oltre ai delegati al congresso regionale, che si terrà sabato prossimo a Roma, e a quello nazionale di Orvieto.

 

 

Il nuovo Comitato federale del Partito comunista frusinate:
Componenti del Comitato Federale: Oreste della Posta, Ugo Moro, Anna Maria Di Santo, Maurizio Federico, Antonietta Vasetti, Roberto D'Ambrosi, Mario Rufo, Carmine Fedele, Benedetto Anghetti, Bruno Bottini, Bruno Barbona, Guerino Inglesi, Roberto Amici, Claudio Caprio, Pietro Ferone, Angelo Graniero, Antonio Magnapera, Antonio Mastrangeli, Nello Meloni, Ornella Panfili, Cristina Sormani, Genesio e Santino Terrinoni, Leandro Quattrociocchi, Rocco Vinaggi.

Delegati ai congressi regionali e nazionale: Oreste della Posta, Ugo Moro, Anna Maria Di Santo, Maurizio Federico, Antonietta Vasetti, Roberto D'Ambrosi, Mario Rufo, Carmine Fedele, Benedetto Anghetti, Bruno Bottini, Bruno Barbona, Guerino Inglesi, Roberto Amici, Claudio Caprio, Pietro Ferone, Angelo Graniero, Antonio Magnapera, Antonio Mastrangeli, Nello Meloni, Ornella Panfili, Cristina Sormani, Genesio e Santino Terrinoni, Leandro Quattrociocchi, Paolo e Pino D'Amico, Alfonso Di Vozza, Alberto Incagnoli, Marco Piscopo e Rocco Vinaggi. Invitato permanente ai due congressi Giuseppe Palombo.

 

*giornalista volontario in pensione

 

 

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Gaibisso. Segnò 40 anni di vita politica del frusinate

Gerardo Gaibisso 350 260 mindi Ermisio Mazzocchi - Politico di ottima scuola democristiana, notevoli capacità oratorie, alta professionalità, appassionato di letture di libri e di arti pittoriche, fine giornalista, aspro nelle polemiche, fermo nelle sue convinzione, ferreo cattolico.

Questo è stato Gerardo Gaibisso. Una intera vita dedicata ai suoi ideali, fermamente ancorati ai valori della democrazia e della Costituzione e coerente con il suo costante impegno nella Democrazia Cristiana.
La Coltivatori Diretti di cui fu il massimo dirigente e un abile artefice della costruzione di questa organizzazione nella provincia di Frosinone, ebbe in Gaibisso il vero protagonista della sua potenza tra le organizzazioni agricole.
«La Coltivatori diretti (d'ora in poi CCDD) svolge un ruolo determinate per conquistare posizioni di forza, ottenute sia con la sua affermazione in enti importanti come le Casse mutue, sia attraverso una efficace struttura organizzativa e un accortissimo rinnovo dei suoi quadri dirigenti, tanto che l'organizzazione bonomiana va suscitando in provincia di Frosinone sempre maggiori consensi anche per merito del nuovo reggente la federazione provincia, Gerardo Gaibisso, i quale con la sua foga oratoria e la preparazione è veramente risultato l'uomo nuovo della battaglia politica in Ciociaria». Così scriveva in una nota ministeriale il prefetto di Frosinone nel marzo del 1958. Siamo alla vigilia di una delle più combattute campagne elettorali, dove a livello nazionale, la DC ottiene il 42,3% e il PCI il 22,7%. Nella provincia di Frosinone la DC, che ha un riferimento di prestigio in Andreotti, ottiene il 51,5%, mentre il PCI è al 18,7%. In questa dimensione politica cresca la preparazione politica di Gaibisso che rimarrà sempre legato ad Andreotti.

Gaibisso fu un uomo molto scaltro, accompagnato da una fine intelligenza, che gli permise di essere protagonista di numerose battaglie sul fronte agricolo, come dimostrò nel 1963 quando si giunse all'approvazione delle legge su l'affrancazione della terra sostenuta e portata avanti dal senatore Angelino Compagnoni del PCI, dirigente della organizzazione agricola della sinistra, l'Alleanza contadini (in poi solo Alleanza).

Gaibisso sostiene con convinzione la legge per l'affrancazione della terra, perché la ritiene una cosa giusta e per non lasciare questa battaglia di rivendicazione solo ai comunisti. Egli fu costretto a difendersi dagli attacchi della Confagricoltua che lo accusava di essersi schierato con i coloni e con i comunisi. La lotta per l'affrancazione condotta dall'Alleanza, costringe Gaibisso a una scelta e intuisce il rischio di rimanere ai margini di una lotta di rivendicazioni, giusta, i cui meriti non potevano essere lasciati alla Alleanza e quindi al PCI. Gaibisso, intelligentemente, sceglie di sostenere la lotta, di esserne protagonista per accrescere il prestigio della sua organizzazione e rafforzare la sua personale autonomia dalla DC in modo da avere un valore politico più consistente all'interno del partito.

La prova più difficile, Gaibisso la sostenne su la fine degli anni '60, quando si era avviato il processo di industrializzazione, che finiva per penalizzare fortemente l'agricoltura. In quel periodo si intensificano le iniziative volte a rivendicare una agricoltura sempre più adeguata ai tempi e libera da vincoli antichi. Gaibisso vuole dare prova della sua forza e dell'importanza della agricoltura e organizza nel settembre del 1966 una imponente manifestazione della CCDD provinciale con la partecipazione di oltre 4.000 coltivatori.
Una dimostrazione di potenza rivolta al suo partito e al PCI. Lo scontro con questo partito avviene nel 1967, in cui Gaibisso esprime tutte le sue capacità organizzative e politiche, divenendo sempre più l'uomo politico più forte della DC nella provincia Si giunge in questo anno alla elezione dei Consigli di amministrazione delle Casse mutue contadini, centri di potere assoluto, in cui sono presenti liste appartenenti alle due organizzazioni agricole, CCDD e Alleanza, rispettivamente di area democristiana la prima e di quella comunista la seconda. Il conflitto fu molto aspro tanto che Gaibisso querelò il giornale comunista L'Unità per avere riportate false notizie offensive sulla CCDD e sul suo Direttore, appunto Gaibisso. La CCDD si affermò con il circa il 67%. Una netta vittoria per Gaibisso che si prepara a sostenere l'area andreottiana, che risulterà vincente, nel X congresso della DC nel 1967.

E' la prima prova di successo che lo porterà nel maggio 1969 all'XI congresso ad essere letto segretario provinciale della DC, quale espressione della maggioranza andreottiana, tanto che i giornali dell'epoca titolarono i loro articoli con "Schiacciante maggioranza conquistata dagli amici di Andreotti" e in modo più esplicito "Andreottiani e fanfaniani e CCDD dominatori incontrastati dell'XI congresso provinciale DC". Il vero regista di questo successo era stato Gerardo Gaibisso. I contrasti interni porteranno inaspettatamente Gaibisso a dimettersi da segretario il 5 agosto 1969 con la motivazione di un eccessivo impegno nel sindacato. Questo non diminuì il suo impegno tanto da rimanere un dirigente di primo piano e di essere anche delegato nel congresso nazionale nel maggio del 1973.

La forza e il prestigio personale e politico di Gaibisso sono premiati con al sua elezione al Consiglio regionale del 1970, le prime elezioni che si svolgono per le regioni, risultando tra i primi con 32.063 preferenze, riconfermato nel 1975 con 21.215 e nel 1980 con 21.264, ricoprendo nella prima legislatura la carica di assessore regionale ai Problemi del lavoro. In questa occasione si rese promotore di una indagine su sollecitazione dei consiglieri del PCI Arcangelo Spaziani e Paolo Ciofi, in merito alle irregolarità su le assunzioni alla FIAT di Cassino.
Democratico e antifascista, Gaibisso si spese per i valori della Resistenza che dimostrò anche in interventi in alcuni congressi come quello del 1975. In questa occasione dimostrò di mantenere ferma la posizione di governo del partito con un ampio sostegno alla corrente andreottiana, che permise la elezione di Carlo Costantini a segretario provinciale della DC, che ebbe breve durata, andando in crisi dopo il voto del 1976, sostituendo Costantini, sfiduciato con Valentino D'Amata. Anche in questo caso la regia fu sempre di Gaibisso.
Un uomo al centro della politica democristiana in provincia e nella regione Lazio. Una posizione che lo porterà nel 1984 ad essere eletto al parlamento europeo con 31.256 preferenze (riferite solo a quelle conseguite in provincia di Frosinone e ancora nel 1989 con 34.888 preferenze.
Gli anni successivi sono caratterizzati da un suo impegno per evitare uno sfaldamento della DC, tanto da arrivare nel 1981 a ipotizzare un esapartito comprendente il Pci, per salvare ancora il ruolo della DC. Sarà inutile. Nel febbraio del 1988 la DC celebra il suo XV congresso in cui l'alleanza tra andreottiani, area Zaccagni e fanfaniani permette l'elezione di Giuseppe Gentile su cui confluiscono anche i voti di Gaibisso. Questo sarà anche l'ultimo. prima di dare vita l'8 gennaio 1994 al PPI.

Gaibisso è uscito di scena dalla politica provinciale.
Il suo ruolo di dirigente politico e sindacale rimane un esempio di dedizione totale a un impegno civile, pur con le sue opinioni e credenze politiche, ma sempre aperto al dialogo e al confronto.
Molti oggi sono gli eredi della sua stagione politica, che certamente sapranno fare buon uso del suo insegnamento nell'essere al servizio del proprio paese.
Frosinone 4 aprile 2018

pubblicato su L'Inchiesta quotidiano il 5 aprile 2018

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I numeri del nuovo quadro politico frusinate

votare 350 260Nelle tabelle che seguono Ermisio Mazzocchi illustra meticolosamente con i dati il risultato negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti perchè in essi il voto è pi tradizionalmente legato ai simboli di partito. Di questi 11 Comuni 5 sono governati dal centrosinistra ed anche in essi il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti. Le cosiderazioni che seguono sono di Mazzocchi.

di Ermisio Mazzocchi - Credo che non si debba compiere una analisi del voto in particolare per il PD in modo semplicistico e affrettato. Un risultato per il PD deludente e che restringe di molto la sua base elettorale, con un travaso di voti al M5S, che riescono anche ad attrarre un elettorato moderato e di destra. Comprendere quanto è avvenuto richiede una verifica nelle diverse realtà, come quelle di alcune città della provincia. Questo ci permette di avere uno spaccato in profondità dell'orientamento dell'elettorato. Negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti, di cui cinque governati dal centrosinistra, il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti, mentre il PD oscilla tra il 10% e 16%. Si potrebbe avanzare una prima considerazione che è quella di una perdita di consenso al PD per non avere avuto questo partito, se non del tutto perso, un suo rapporto stretto con parti della società non solo quelle più deboli, ma anche con un ceto impiegatizio, professionale, imprenditoriale, insoddisfatto della politica del PD. Queste città, da Frosinone a Cassino, da Alatri ad Anagni, da Ferentino a Veroli, da Pontecorvo a M.S.G.Campano, hanno bocciato con il loro voto la credibilità del PD, penalizzandolo fortemente per una sua difficoltà a cogliere le aspettative di queste comunità. Se tra Frosinone e Cassino M5S ottiene 15.060 voti, il PD 5.447, FI 8.303, Lega 6.821, significa per il PD pagare un prezzo altissimo per non avere costruito una politica capace di presentare e valorizzare anche i limitati risultati governativi, ma comunque anche di una credibilità dei suoi futuri impegni. Non è stato creduto. Mentre il M5S sfonda in tutti i segmenti della società. Questi sono i dati di fatto che impongono una totale revisione della politica del PD, che si è avviato con le dimissioni di Renzi e l'avvio di un nuovo percorso. Non si può sottacere che in questa provincia, nonostante anni di governo di centrosinistra, rimane ancora una realtà che premia il centrodestra, risultato vincente come coalizione nelle regionali e per il parlamento. Sono considerazione che devono portare la sinistra e lo stesso PD non a revisioni estemporanee, ma a un nuovo impianto politico strutturale della funzione del partito Democratico, che definisca cosa è, cosa fa, dove vuole arrivare.

Sono starti presi inconsiderazione i voti per la Camera dei Deputati nel Collegio plurinominale. I datri provengono da La Provincia e dalle pagine web del sito Ministero dell'Interno predisposte per il voto del 4 marzo 2018.


I comuni che segueno sono in ordine decrescente per numero di abitanti

Frosinone

M5S 7.847 31,2% Lega 4.982 19,8% FI 4.506 17,9% PD 3.386 13,4%

Cassino

M5S 7.213 38,6% FI 3.797 20,3% PD 2.061 11,0% Lega 1.839 9,8%

Alatri

M5S 4.936 34,6% FI 3.304 20,9% Lega 3.080 19,5% PD 1.915 12,1%

Sora

M5S 6.632 38,2% FI 2.753 18,6% Lega 2.255 15,% PD 1.493 10,1%

Ceccano

M5S 4.637 38,0% Lega 1.988 16,3% PD 1.638 13,4% FI 1.523 12,49

Anagni

M5S 4.368 36,6% Lega 2.045 17,1% FI 1.774 14,8% PD 1.543 12,9%

Ferentino

M5S 4.043 36,3% FI 2.083 18,7% Lega 1.705 15,3% PD 1.408 12,6%

Veroli

M5S 3.969 33,0% FI 2.645 22,0% Lega 2.275 18,9% PD 1.701 14,1%

Pontecorvo

M5S 3.157 41,6% FI 1.378 18,7% Lega 1.066 14,0% PD 852 11,2%

Monte S. G. Campano

M5S 2.675 34,4% PD 1.226 16,0% Lega 1.117 14,6% FI 1.066 20,9%

---------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sotto 15.000 Abitanti

Isola del Liri

M5S 2.530 35,5% PD 1.431 20,1% Lega 1.079 15,1% FI 1.000 14,0%

Fiuggi

M5S 1.751 31,1 FI 1.229 21,8% PD 839 14,9% Lega 832 14,7%

Boville Ernica

M5S 1.995 38,2% FI 1.141 21,8% Lega 764 14,6% PD 752 14,4%

Ceprano

M5S 1.666 34,1% FI 893 18,2% PD 777 15,9% Lega 674 13,7%

Paliano

M5S 1.724 36,4 PD 1.181 24,9% Lega 639 13,5% FI 570 12,0%

-------------------------------------------------------------------------------------------------
Particolare, il voto di un comune travagliato dalla crisi dell'Ideal Standard,seppur risolta in piena campagna elettorale

Roccasecca

M5S 1.847 44,2% Lega 692 16,5% FI 580 13,9% PD 491 11,7

 
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Per la rinascita del frusinate

danielamastracci 350 260 minUna proposta agli elettori e a tutti i partiti Disoccupazione, povertà, degrado ambientale, salute a rischio, chiedono scelte chiare delle Istituzioni per essere dalla parte dei cittadini.
1. Interventi concreti da subito
Credo siano necessari tre punti programmatico-organizzativi: una campagna d’informazione capace di produrre uno sforzo di comprensione vera delle reali situazioni di vita, non certamente identificabili con il quadro edulcorato, e di comodo, che offrono la più parte delle Tv, delle Radio e della grande stampa, che non si discostano dallo storytelling dei governi.
Va recuperata la credibilità dell’operato delle Istituzioni, possibile però solo se le stesse operino con grande impegno nel concreto e nel reale della società a vantaggio di tutti, ma soprattutto dei più deboli; devono impegnare risorse per progettare con i territori, (non al di fuori di essi) uno sviluppo economicamente solido ed ecologicamente sostenibile. Oggi questa credibilità nelle coscienze dei più è bassissima e vicino allo zero. L’astensione lo conferma.
Occorre saper ascoltare le persone in carne e ossa che impoveriscono. L’esperienza di Vertenza Frusinate, donne e uomini che vivono il disagio, non hanno mezzi di sostegno vitale sufficienti, sono senza lavoro e lo cercano, testimonia come sia possibile stare insieme per rivendicare e costruire risultati nella democrazia e nel dialogo; sono riusciti a realizzare un “coordinamento” aperto a tutti coloro che vogliono mettere a disposizione le loro energie e competenze, per aiutare a risolvere i problemi veri e reali dei cittadini.
Cosa occorre per intervenire concretamente?
A – a tutela del nostro paesaggio e suolo, occorre progettare interventi di messa in sicurezza del territorio, mediante un piano generale che fronteggi il dissesto idrogeologico del territorio, che affronti il recupero e la messa in sicurezza dei centri storici
B - L’agricoltura, non più industriale ma come prodotto di eccellenza, costituisce un’opportunità in un mercato sempre più in espansione soprattutto nei prodotti di nicchia in termini di qualità, ma con una straordinaria capacità di traino per altri settori quali il turismo, la ristorazione e, più in generale, dell’intero comparto agro-alimentare, si pensi al coinvolgimento delle innumerevoli scuole alberghiere del territorio capaci di trasformare in una ristorazione d’eccellenza prodotto di eccellenza.
Già oggi molti prodotti del territorio hanno conseguito il riconoscimento rispettivamente DOC DOP e IGP pur non conquistando nel contempo fette importanti di mercato proprio per l’incapacità di fare sistema. La connotazione di un marchio ciociaro può costituire un fattore di garanzia d’area già raccogliendo le varie denominazioni.
C – Attuando l’articolo 9 della nostra Costituzione, si può intervenire nel settore turistico attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio e la capacità di fare sistema. C’è un grande patrimonio di opere d’arte romaniche, preromaniche, medievali; l’ubicazione geografica della provincia equidistante dai due grandi centri urbani di Roma e Napoli, dei quali potremmo costituire il grande polmone verde, offre un’opportunità di sviluppo sinergico anche con le stesse citta con le quali poter stabilire rapporti di collaborazione in tal senso. Il patrimonio paesaggistico, avvalorato dalla presenza di parchi regionali e la presenza limitrofa del parco nazionale d’Abruzzo, possono sviluppare un turismo naturalistico.
I nostri Lavoratori in difficoltà, i disoccupati, non chiedono elemosine, o contributi per la sopravvivenza, sono invece disposti a restituire alla collettività, attraverso il loro lavoro, il controvalore ricevuto.

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Liberi e Uguali presentano i candidati del frusinate

liberiuguali 350 260di Nadeia De Gasperis - “I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato quei pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra.”
È con questa frase di Vincent Van Gogh che Liberi/e e Uguali si presenta al pubblico e alla stampa a Frosinone, nella serata inaugurale che vede la partecipazione di tutti i candidati a uninominale, proporzionale e regione. Erano presenti per l’occasione la senatrice Loredana De Petris, candidata al Senato e il deputato Alfredo D’attorre, candidato capolista alla Camera, i segretari provinciali di Possibile, Sinistra Italiana e MdP.
Dai candidati più navigati, a proposito di pescatori, a quelli nuovi all’attività politica, la voce sembra essere una sola, il 4 marzo è necessario dare un’alternativa alle cittadine e ai cittadini che non vanno più a votare, sentiti orfani di un partito di sinistra, dovranno trovare in Liberi/e e Uguali la declinazione di quello che operano sui territori. Da quella data dipende la rappresentanza di una moderna e riformista forza di sinistra contro una destra che è stata la causa di una crisi economica e sociale a partire dalle politiche neoliberiste, contro quelle politiche privatistiche che hanno smembrato lo stato sociale.

Diversi sono i candidati che si troveranno a confrontarsi con i “pescecani”, provenienti da piccole realtà dove il clientelismo è imperante. Ecco che bisognerà sfoderare coraggio e un po’ di sana incoscienza, ci dice una giovane candidata.
“ci stanno togliendo i diritti e lo stanno facendo rapidamente”, a partire da un bene primario, l’acqua, da quello che nessuno ci racconta, del decreto del Ministro Padoan, che dà la possibilità ad Acea Ato 5 di usare Equitalia per riscuotere le bollette ed emettere cartelle esattoriali. Dunque un recupero forzato. Liberi/e e Uguali, annuncia così l’adesione alla manifestazione del prossimo 17 febbraio sull’acqua pubblica.
Non è un caso che Grasso abbia iniziato la campagna dall’Ideal Standard, perché in un territorio martoriato, tra carcasse di fabbriche e disoccupaziLa Saletta delle Arti pienaone crescente, è necessario creare un nuovo piano di occupazione, stabilire un patto sociale con i cittadini. Ma Grasso non è una scelta casuale in un territorio dove impera la criminalità organizzata, è doveroso averlo come interlocutore preferenziale per la sua esperienza di magistrato.

È necessario promuovere ambiente e paesaggio, i prodotti della nostra terra, un modello di sviluppo eco-compatibile, dove donne e uomini portino la loro esperienza, per non continuare ad essere la pattumiera di Roma.
Uno dei cardini del programma sarà la sanità, così fortemente declinata sulle nostre vite. La gente rinuncia a curarsi, per i tempi di attesa e per i costi onerosi. La sanità deve tornare ad essere pubblica e gratuita, spostando i fondi che il Jobs act ha destinato ai privati, si recupereranno le risorse per assumere i precari, abbattere le liste di attesa. Stiamo uscendo dal commissariamento e non ci sono più scuse, abbiamo il dovere di far funzionare le risorse che ci sono, grandi strutture, potenzialmente poli di eccellenza, con interi reparti chiusi e pazienti parcheggiati per giorni nei pronto soccorsi.
Non ultima la scuola, che registra un disagio crescente di studenti e docenti, tra precariato e riforme nefaste, come “buona scuola”, come l’“alternanza scuola-lavoro” che sfrutta i ragazzi al lavoro gratuito durante la loro carriera scolastica e poi per assurdo non garantisce loro un futuro lavorativo. Non è ammissibile che una scuola che si dica “di eccellenza” lo faccia vantando l’assenza di ragazzi immigrati e disabili o la loro bassa presenza, che sbandieri la dichiarazione dei redditi dei propri studenti.
La scuola deve essere inclusiva e gratuita, ce lo dicono a gran voce le numerose insegnati presenti tra i candidati, che magari non hanno avuto precedenti esperienze di candidatura, ma fanno politica da sempre con il loro impegno civile.
Esiste una costituzione da rispettare, sulla quale può essere declinata ogni azione, ogni politica atta a difendere i diritti dei cittadini. È una costituzione antifascista, va detto senza retorica e senza tentennamenti, baluardo della nostra democrazia.

Gruppo d'assieme dei candidati

 

I nomi dei candidati:

Senato proporzionale:
Pietro Grasso, Loredana De Petris, Piero Martino, Anna Capogna

Camera proporzionale:
Alfredo D’Attorre, Daniela Mastracci, Gianmarco Capogna, Fabiana Fabrizi

Senato Frosinone uninominale:
Danilo Salvucci,

Camera Cassino uninominale:
Sandra Penge

Camera Frosinone uninominale:
Marco Maddalena

Regionali
Anna Maria Bellisario, Angelo Costanzo, Rita Irene Cipriani, Giuseppe Moretti, Daniela Spinelli, Vittorio Vitali,

 
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Proposte concrete e utili per la Sanità del frusinate

  • Pubblicato in Sanità

sanità prevenzioneL'intervento svolto dal Dottor Giuliano Fabi all'Assemblea per la Democrazia e l'Uguaglianza del 1° dicembre '17 a Frosinone, nel Salone dell'Amministrazione Provinciale.

Politica locale e Territorio

E’ necessario in provincia un discorso di territorio, insomma avere una idea di ciò che si vuole fare di questo territorio in termini di Socio-sanità, turismo e agricoltura, tra l’altro gli unici settori dove nel futuro possono crescere posti di lavoro stabili.

Sanità

I nostri Ospedali: In provincia abbiamo tre pachidermi che assorbono enormi risorse con un costo beneficio scadente e ad oggi non sono in grado di frenare il turismo sanitario verso Roma, L’Abruzzo e Pozzilli. Sarebbe necessario che la riconversione su cui si è mosso l’ospedale di Sora, diventando un serio polo oncologico di richiamo, fosse estesa a tutto il territorio: Insomma penso ad un policlinico diffuso, con le strutture coordinate tra di loro, con specialità ben studiate e senza bisogno di ulteriori grandi risorse, che soddisfino i bisogni del territorio sul modello di ciò che è stato realizzato nelle Marche dove non hanno chiuso nessun ospedale pur avendone uno ogni 20 km.

I Pronto Soccorso: Siamo al disatro e all’ emergenza paurosa. Ma e la gente affolla i pronto soccorso è perche li trova una risposta ad un problema emergente, esce con una diagnosi, una terapia e soprattutto esce tranquillizzata. E allora anzichè gettare soldi in soluzioni alternative, tipo ambufest ambulatori infermieristici e altro, miglioriamo i pronto soccorso, aumentando il personale distribuendoli meglio sul territorio, rendendoli più efficienti soprattutto creando due corsie, una per le patologie che richiedono indagini diagnostiche, es. una colica un dolore sul petto un trauma cranico e l’altra per quelle prestazioni che non le richiedono tipo una puntura di zecca, una piccola sutura, un attacco di panico. In Inghilterra questa selezione la fa l’infermiere.

Le Case della Salute: Nate come strutture intermedie tra territorio e ospedale, dovrebbero essere indirizzate, almeno queste erano le intenzioni che ci furono comunicate dalla Mastrobuono all’atto della partenza delle prime nella nostra provincia, alla prevenzione secondaria delle forme morbose più importanti. Diabete. Ipertensione e malattie cardiovascolari, malattie croniche bronco pneumoniche,e credo malattie psicologiche e psichiatriche. Dopo la prima richiesta del medico e il trasferimento ad esse della cartella sanitaria, il paziente diabetico, iperteso, asmatico viene preso in carico dalla struttura che è aperta 12 ore, e dove medici di base si alternano in collaborazione,con il libero accesso senza prenotazione perche la sua cartella è li, e con la possibilità di fare alcune indagini ed esami clinici specifici per patologia. Si eviterebbero le complicanze di queste malattie che fanno scappare il paziente al pronto soccorso e mi riferisco alla crisi ipertensive, alle crisi cardiache, all’attaco di asma all’attacco di panico ecc.

La Cartella Sanitaria Individuale: Tutti gli studi medici di base, individuali o uniti in associazioni, sono dotati di software in rete con gli altri colleghi. In essi sono custodite le cartelle individuali dei pazienti dove può convergere di tutto. Nel tesserino sanitario che tutti abbiamo c’è un microcip per cui lo Stato ha speso un sacco di nostri soldini. Con quel microcip tutti noi potremmo avere accesso alla nostra cartella sanitaria individuale e consentire a qualsiasi sanitario di nostra fiducia, nel rispetto della privacy ,di entrarci. In essa potremmo trovare la nostra storia familiare, i ricoveri, le malattie che abbiamo avuto o che abbiamo, le medicine che stiamo prendendo,le vaccinazioni fatte. il gruppo sanguigno, lo stato di donatore, gli interventi subiti, le intolleranze, le allergie immaginate i vantaggi per il pronto soccorso, nelle visite pre-anestesiologiche,e nelle emergenze.

Questi dati sono fondamentali per la tranquillità degli operatori e per evitare esami inutili o la la ripetizione di esami già fatti.. Convergerebbero in essa ricoveri ospedalieri,accertamenti tipo analisi, ecografie e risonanze (immaginate quante ripetizioni di esami inutili si eviterebbero a causa dei "non ricordo") direttamente da chi li esegue senza ulteriori spostamenti del paziente. Finirebbero i certificati anamnestici, le antitetaniche fatte perchè il paziente non ricorda se è vaccinato, si conoscerebbe il gruppo sanguigno e lo stato di donatore d'organo. L'INPS potrebbe accertare invalidità handicap ecc. direttamente dalla cartella sanitaria senza far spostare il paziente e i piani terapeutici potrebbero essere inviati e rinnovati attraverso essa con un semplice contatto col medico curante.Non solo, immaginate un incidente, il paziente è a terra confuso,perde sangue, i soccorsi tirano fuori il suo tesserino e comunicano alla centrale operativa di far trovare pronti 8 flaconi di sangue A – RH positivo.
Insomma sarebbe lo strumento che creerebbe quella rete di contatti necessaria a rendere efficiente ed efficace l’atto sanitario, con enorme risparmio di tempo e di impegno di strutture, un costo beneficio enorme, un risparmio si risorse che potrebbero essere destinate ad evitare tagli di prestazioni e ticket tutto a vantaggio dei cittadini.

 

In 42 anni di servizio sul territorio quale medico di base e operatore del territorio vedo che quando ci si è mossi nel passato e ci si muove oggi, per riorganizzare servizi, si va verso la spietata e cieca logica del risparmio quasi sempre in direzione opposta alle logiche del buon senso come se che leggifera non abbia alcun contatto e alcuna idea della quotidianità di tanta gente.

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Firme per una legge d'iniziativa popolare nata dai disoccupati del frusinate

RomeCarusoaprelaconferenzastampadi Ignazio Mazzoli - «Presentiamo una proposta di legge di iniziativa popolare regionale a proposito di “reddito minimo garantito verso l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Siamo partiti dalla lettura, con la dovuta attenzione e presa di coscienza, della Raccomandazione Europea 441 del 1992, dove l’Unione europea pone all’ordine del giorno il tema dell’esclusione sociale data dalla povertà, ovvero da involontaria mancanza di lavoro. Il documento sottolinea infatti che “Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.”»
«Di fronte al rischio di marginalizzazione ed esclusione sociale, l’Europa individua nel reddito minimo garantito lo strumento adeguato al fine di salvaguardare tutti i cittadini dell’Unione dalla povertà, dalla mancanza di reddito». La Raccomandazione riconosce «il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana, insistendo affinché l'obiettivo centrale dei regimi di sostegno del reddito debba essere quello di far uscire le persone dalla povertà, consentendo loro di vivere dignitosamente».

La presentazione di Romeo Caruso

Con queste parole, Romeo Caruso, portavoce del comitato promotore per una legge di iniziativa popolare (LIP) regionale per un “reddito minimo garantito verso l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro” ha avviato la conferenza stampa per il lancio della raccolta delle 10.000 firme necessario perché la LIP approdi in Consiglio Regionale e venga discussa e . approvata nella primavera del 2018. Depositata in Regione il 18 settembre scorso è stata abilitata alla raccolta delle firme il 4 ottobre successivo.
Nella saletta messa gentilmente a disposizione dalla Amministrazione Provinciale erano presenti anche gli altri quattro presentatori della proposta in Regione Lazio: Bruno Barbona, Anna Rosa Frate, Angelino Loffredi e Daniela Mastracci.
Avviare la raccolta di firme ha per il Comitato promotore, composta da cittadini come richiede la legge, un grande significato, sottolineato dalla presenza di una folta rappresentanza di Vertenza Frusinate, di Paolo Ceccano segretario della Federazione del PRC insieme a Giuseppe Di Pede e di Marco Maddalena, segretario di Sinistra Italiana.

La raccolta delle firme

Romeo Caruso ha sottolineato con forza come «la raccolta di firme sarà una importante occasione di dialogo con i frusinati per presentare il testo di legge, elaborato anche con il contributo di esperti.» Non solo dice Caruso, «ma è anche una grande opportunità per reagire al tentativo di oscurare queste iniziative popolari e di base, che molta parte della stampa locale volutamente da troppo tempo ignora.» A conferma riferisce del silenzio che ha circondato la trattativa al Ministero del Lavoro che ha visto impegnati direttamente i disoccupati di Vertenza Frusinate il 9 maggio scorso quando ottennero uno straordinario risultato per la prima volta in Italia. Infatti «un movimento dal basso ha lanciato proposte che le Istituzioni si sono rese disponibili ad accogliere. In quella occasione, dice ancora Caruso «abbiamo fatto i conti in tasca alla Regione trovando i soldi, oltre 60milioni di euro che erano bloccati all’Inps, inutilizzati essendo destinati a casse integrazioni straordinarie non andate a buon fine. Una risorsa imponente che potrà essere rintracciata anche in altre realtà dando speranze concrete alle 14 aree di crisi complessa che sono presenti in Italia. Politiche attive da sole erano un fallimento. Abbiamo mostrato la strada giusta legando insieme e nell’ordine: assicurare il reddito, poi la formazione e infine attuare le politiche attive operanti nel nostro Paese.» La finalità del progetto è una risposta concreta e non retorica ai bisogni dei senza lavoro indifesi. È ispirato all’Art. 38 della Costituzione.

Anna Rosa Frate motiva la sostenibilità economica della proposta

La praticabilità della proposta è delineata bene da Anna Rosa Frate, che ha indicato come la proposta è finanziariamente coperta. «Oltre ai fondi sociali Europei regionali e nazionali previsti per il reddito minimo, è indicato un impegno della regione Lazio per 10 milioni in uno stanziamento nuovo creato tagliando questa cifra dai servizi generali e di gestione della pubblicità e rappresentanza della Regione senza toglierli dai servizi sociali». La Frate ha fatto notare come questa soluzione «è innovativa e non ricalca affatto le scelte operate dal governo in occasione della legge di inclusione e contro la povertà che stanzia 1.704 milioni prelevandolo da SIA (Sostegno per l'inclusione attiva) e ASDI (Assegno di disoccupazione) che vengono cancellati con il risultato di togliere dei contributi e dare vita ad una carta da spendere per un’area in realtà molto ridotta di cittadini non abbienti».
Peccato davvero che questa prima volta di una LIP che nasce nel Frusinate non sia stata seguita come merita, perché ad eccezione di Emiliano Papillo de Il Messaggero e di chi scrive, per conto de L’Inchiesta e di UNOeTRE.it, nessun altro seguiva questa interessante illustrazione. Infatti le novità introdotte nella proposta sono diverse: «l’importo previso per ora non supera i 600 euro mensili ma neppure può essere inferiore a 500». Bruno Barbona precisa che «in ogni caso già ora il Consiglio Regionale deve prevedere in bilancio le somme necessarie, (10.000 milioni di euro) nel caso la legge venga approvata (come i promotori sperano), perché l’impegno riguarderebbe già l’annualità 2018-19». E, «fatto ancora più importante - precisa ancora Anna Rosa Frate - la valutazione delle richieste terrà conto del reddito personale e non di quello familiare che è penalizzante, come avviene con il reddito Isee che genera contributi insufficienti e per pochissimi».

Ci sono ancora da assolvere ad alcuni compiti burocratici, e forse qualche difficoltà da affrontare, ma subito dopo parte la raccolta delle firme per la quali i promotori hanno chiesto un impegno, nel territorio, a tutti i partiti, i sindacati, le associazioni di solidarietà e promuoveranno l’iniziativa anche nel resto del Lazio, area nella quale ci sono ben 384 000 disoccupati.
Il Comitato, a conclusione, ha ringraziato tutti quei partiti che hanno dichiarato, anche con la presenza fisica, il loro impegno per la raccolta. È previsto un tavolo operativo, aperto a tutte le buone volontà per lanciare i banchetti. Vertenza Frusinate, che raccoglie donne e uomini di vario orientamento politico ha dichiarato un impegno di tutte le sue energie consapevole di essere fortemente rappresentativa.

 
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Sanità. Il "Soccorso" nel frusinate quasi mai è "Pronto". Una vera odissea

sanità malasanità 350 260di Angelino Loffredi - Tardo pomeriggio di giovedi 2 novembre: davanti al Pronto Soccorso di Frosinone si trovano ferme, in fila una dietro l’altra 8 ambulanze, una macchina privata e due auto mediche perché nell’interno della struttura l’attività sanitaria è bloccata o si muove a rilento.
Gli automezzi e i loro equipaggi pazientemente attendono, convinti che all’interno della struttura non sta funzionando. Aspettano, amaramente; anche i pazienti che si trovano dentro gli automezzi; il loro non è un viaggio turistico o di piacere ma denso di sofferenza e dolore. Sono persone che vengono da Alatri, Ceccano, Ferentino, Anagni, Veroli, Ceprano.
Tale odissea non viene spiegata da nessuna comunicazione ufficiale della ASL ed allora, nelle grandi linee, provo a raccontarla.
E’ la somma di due inefficienze: mancanza di sufficienti posti e personale nei reparti di degenza e un vero, drammatico, angosciante corto circuito creatosi nel Pronto Soccorso. Nel pomeriggio di giovedi 2, a leggere qualche rendiconto giornalistico, 69 persone sono in attesa di essere accettate dalla struttura.
Diversamente da come si potrebbe ritenere non è con l’accettazione che finiscono le angosce del paziente perchè dopo questa estenuante fase di attesa incominciano altre lungaggini.
Ci sono infatti da smaltire lunghi tempi prima di essere visitati, poi eventualmente medicati, infine sottoposti ad esami clinici o radiologici e per ultimo, se i posti sono disponibili, inviati nei reparti.

Quasi sempre i pazienti ristagnano nei corridoi del Pronto Soccorso, molto spesso su barelle di fortuna, perfino per 12 ore.
La lentezza attraverso la quale si svolge l’accettazione, la visita, la medicazione e i relativi esami, dovuta alla cronica carenza del personale medico ed infermieristico, finisce per rallentare il flusso in entrata ostacolando così la delicata macchina organizzativa dei soccorsi e costringendo pazienti ed equipaggi a lunghe e snervanti attese.
Nel momento in cui scrivo, il mio pensiero non dimentica quella vigilia di Natale del 2010, le speranze diffuse quando venne inaugurata la nuova struttura dell’Ospedale Spaziani, con i 480 posti letto, sette aree specialistiche di intervento per emergenze, sala operatoria di ultima generazione. Ancora speranze quando venne annunciato il superamento dei pronto soccorso negli ospedali circostanti di Ferentino, Ceccano, Anagni e l’accorpamento allo Spaziani, perché allora veniva promesso a tutti un futuro di efficienza e miglior cura.

Se il 2 novembre 2017 i pazienti che aspettavano di essere accettati e visitati erano 69 qualche settimana prima, il 25 ottobre, le persone in attesa toccavano la considerevole cifra di 82. Forse un record o un monumento all’inefficienza. Lo rileva anche il Consigliere Regionale Mario Abruzzese attraverso le colonne del quotidiano “L’Inchiesta“, il quale il giorno successivo rilascia la seguente dichiarazione: “Quella delle persone che si rivolgono al Pronto Soccorso delle strutture in provincia è una vera odissea che non accenna a finire. Sono migliaia le richieste di aiuto e gli accessi ogni settimana tra gli ospedali di Frosinone, Cassino, Sora, Alatri, ma a causa dell’insufficienza del personale sanitario, medico, infermieristico, ausiliario dare una risposta adeguata alle richieste degli utenti praticamente è impossibile.”
E opportuno puntualizzare inoltre che dal Commissario Straordinario Onorario della ASL Luigi Macchitella per definire meglio queste drammatiche vicende non è ancora arrivata alcuna puntualizzazione.

Se il Commissario tace, al contrario la UIL, attraverso l’associazione di consumatori ADOC diretta da Marco Pirri si muove. Infatti, cosi come qualche mese fa era stato annunciato, è stato aperto uno sportello per fronteggiare episodi di Malasanità. L’ufficio vuole mettere sotto osservazione la struttura sanitaria ciociara, la qualità dei servizi offerti, la capacità di risposta ai bisogni dei pazienti e le eventuali conseguenze e responsabilità.
Lo sportello opera a Frosinone, in via Mola Vecchia, dove ogni martedì pomeriggio professionisti saranno a disposizione di tutti coloro che ritengono essere stati penalizzati dall’attività sanitaria e che per tale motivo intendono valutare la possibilità di avere un’azione risarcitoria.

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Frusone: In 70 comuni del frusinate chiuderanno sportelli di Poste Italiane

LucaFrusone 350 260dall'Ufficio stampa del Deputato Luca Frusone M5S - A rischio chiusura sportelli di Poste Iitaliane in oltre 70 comuni.

«Sono oltre 4300 i comuni italiani che dal 2015 al 2019, via via, hanno visto e vedranno cancellare il servizio postale nel loro territorio. Oltre la metà dei comuni italiani. In provincia di Frosinone da febbraio di quest’anno molti sportelli in più di 70 comuni, stanno funzionando con il “recapito a giorni alterni”. S’inizia così, dicendo ai cittadini che "è solo un piano di razionalizzazione" e l'ufficio postale del posto resterà comunque aperto due o tre volte a settimana; si finisce invece (come già accaduto in molti di quei Comuni) con l'ufficio chiuso, il servizio postale smantellato, e i cittadini costretti a prendere l'automobile e a percorrere chilometri per arrivare all'ufficio postale superstite più vicino. E non solo i cittadini: aziende, servizi, turismo, molte piccole realtà italiane che sono però vivacissime da un punto di vista economico si ritrovano senza neanche lo sportello di Poste. La razionalizzazione degli sportelli non può avvenire senza tenere conto di un considerevole sviluppo e miglioramento dell’informatizzazione. Non si può ragionare sui tagli senza provvedere alle contromisure che garantiscano comunque i servizi ai cittadini.».

A denunciarlo il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – «Davanti all'ennesimo smantellamento di un servizio indispensabile, di una rete capillare costruita sul territorio italiano con i sacrifici di generazioni di italiani, cosa conta di fare il Governo? Questo il MoVimento 5 Stelle ha chiesto durante il question time in Commissione Trasporti. La nuova ondata di tagli, inoltre, ha prodotto tonnellate di missive in giacenza, con bollette consegnate anche dopo la scadenza, e compromettendo persino invii prioritari, come raccomandate dell'Inps, avvisi di Equitalia e telegrammi. Questo scellerato piano di riorganizzazione, messo in atto con il benestare del Governo, contrasta persino con le norme UE che obbligano gli Stati membri ad assicurare la raccolta e la distribuzione degli invii postali al domicilio del destinatario, e lo stesso Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ribadiva la necessità, da parte degli Stati dell’Unione Europea, di garantire il servizio universale e il mantenimento degli sportelli postali nelle aree disagiate.» – e conclude – «Quindi oltre il danno anche la beffa, perché con questi tagli indiscriminati, l'Italia sta rischiando di incorrere in una procedura d'infrazione europea per violazione del diritto degli utenti. È davvero arrivato il momento di mandare questo governo a casa.»

 
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PCI. I danni all'ambiente nel frusinate

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260da PCI Frosinone - L’inquinamento si sa che è una tematica molto sensibile attualmente e risulta essere una piaga sociale piuttosto rilevante a livello globale. Non bastano le campagne promozionali per invogliare ad un risparmio energetico e ad adottare uno stile di vita sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e dell’intero ecosistema. Purtroppo la nostra provincia, in termini di inquinamento non è seconda a nessuno, tant’è vero che le si da il triste appellativo di “terra dei veleni”. Essendo nell’entroterra e circondata dai monti, geograficamente non si colloca in una posizione favorevole per il ricambio dell’aria, quindi è facile immaginare che la qualità di quest’ultima è davvero pessima.

Diversi comuni si sono attrezzati per la rilevazione delle polveri sottili (le cosidette pm 10) ed anche in questo periodo i valori registrati sono vicini alla soglia massima di sforamento: si parla all’incirca di cinquanta microgrammi per metro cubo. Il dramma ambientale della provincia di Frosinone sconta anche un lungo periodo in cui molte imprese hanno illecitamente interrato rifiuti tossici, senza che la politica locale facesse adeguati controlli per evitare tutto questo. E’ vero che la concentrazione del settore manifatturiero da un lato giova alla nostra provincia poiché ha offerto e continua a offrire posti di lavoro, ma questo non significa che le fabbriche possano inquinare indiscriminatamente. Inoltre, ad aggravare la tossicità dell’ambiente ci sono anche due impianti di smaltimento rifiuti presenti nel giro di pochi chilometri: la SAF di Colfelice ed il termo combustore di San Vittore del Lazio, già tristemente famoso nelle cronache correnti in quanto un’indagine dell’Arpalazio ha fatto registrare un livello di contaminazione delle acque sotterranee, nelle vicinanze del sito, per alcuni parametri superiore ai livelli consentiti.

Anche nella Valle del Sacco la situazione non è migliore: dalle rilevazioni effettuate il fiume ciociaro ha evidenziato valori di cromo, diossina e plutonio superiori alle concentrazioni consentite e la cosa più grave è che ancora viene utilizzato per l’abbeveramento di persone e bestiame, nonché per l’irrigazione dei campi. Non è esente da note di demerito nemmeno il cassinate, che oltre ad essere stata una terra bersagliata da seppellimenti di rifiuti speciali e da discariche abusive che continuano a spuntare come funghi nei luoghi più impensabili (tra cui anche le foreste demaniali), è sempre al centro delle notizie di cronaca per la grave situazione ambientale che la caratterizza. Addirittura risulta ancora in corso un’indagine relativa al seppellimento a venti metri di profondità di fusti di botulino provenienti dal Nord italia. Questo degrado si è scoperto soltanto da un anno in una zona a vocazione agricola, al confine tra Cassino e Sant’Elia Fiumerapido, presso il corso del canale Nocione. Difatti sono morti alcuni animali da cortile poco tempo dopo aver bevuto dall’acqua del canale, la quale era divenuta di color ruggine. L’ovvia conseguenza di questo stato di cose è un aumento vertiginoso dei casi di tumore nella nostra provincia.

Le amministrazioni locali dovrebbero proteggere i cittadini attraverso l’inasprimento delle sanzioni per chi commette questi reati, aumentando i controlli da parte della polizia provinciale e di tutti i volontari. Inoltre devono avviare al più presto le operazioni di bonifica, che devono chiudersi nei tempi più celeri possibili. Per rendere più salubre l’aria invece, potrebbe essere utile un potenziamento delle aree verdi attraverso un arricchimento della dotazione arborea e premiare tutti i cittadini che assumono comportamenti virtuosi in ambito energetico.


Il segretario del Pci Frosinone
Oreste Della Posta

 
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