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Frusone: Zingaretti assumiti la responsabilità dello sfascio sanitario del frusinate!

movimento 5 stelle dal Deputato Luca Frusone (M5S) - Basta prese in giro: Zingaretti parli e si assuma la responsabilità dello sfascio sanitario della nostra provincia”

Frosinone, 13/07/2015_ “Quello che sta accadendo ormai da tempo in provincia di Frosinone è qualcosa che va al di là di ogni logica. La dg della ASL Mastrobuono, sta portando avanti un piano di riorganizzazione, che ha che vedere solo con chiusure di reparti e depotenziamento delle strutture ospedaliere. In nome di una pseudo ottimizzazione delle risorse, si sta distruggendo tutta la rete sanitaria della provincia di Frosinone.” – a denunciarlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Da quando questo piano è in atto, sono scesi in piazza cittadini, alcuni Sindaci, operatori sanitari, per protestare contro lo scempio che si sta facendo della sanità pubblica. Ma c’è di più. È di questi giorni la chiusura del reparto di ostetricia ad Alatri, reparto che secondo il presidente Zingaretti, almeno a detta degli esponenti locali del PD, non doveva essere toccato. Cosa sta accadendo quindi? Forse la Mastrobuono sta andando oltre il suo mandato? Oppure Zingaretti e il PD in realtà hanno questa volontà, sottaciuta solo perché scomoda? Mi domando ancora, quindi la Mastrobuono è solo mera esecutrice di chi non sa dire le cose come stanno? La Mastrobuono fa sempre riferimento nelle sue lettere ai decreti di Zingaretti se quindi è lei a interpretarli male il PD regionale deve intervenire. Ma questo non sta accadendo.” – e continua – “Ci troviamo purtroppo davanti all’ennesima situazione poco chiara e non è più tollerabile, per questo Zingaretti deve parlare e deve dire chiaramente se vuole fermare il direttore generale oppure se è d'accordo con tutta la politica di tagli e depotenziamenti che abbiamo visto fino ad oggi. Il Movimento 5 Stelle sin dagli albori aveva espresso contrarietà alla nomina di molti direttori generali e Zingaretti li ha sempre difesi ora è il tempo di finirla con questa ambiguità perché se la Mastrobuono sta seguendo il suo piano personale allorata Zingaretti dovrebbe fermarla, ma se come penso, è lui stesso il mandante, a nulla servirà rimuovere la Mastrobuono ad agosto, perché i danni sono enormi e a nulla servirà la rimozione se la politica di Zingaretti resterà tale e i cittadini, tutti, dovranno ricordarselo”

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Questione archeologica frusinate: scontro tra due diverse concezioni “ideologiche”

frosinone corso della repubblica 350 260di Ivano Alteri - Com’è evidente, e come sapevamo già, la battaglia delle associazioni frusinati per la tutela dei beni archeologici cittadini non è finita e non finirà presto. Essa infatti rappresenta il confronto e lo scontro di due diverse concezioni dell’amministrazione locale, della politica, del mondo e della vita. Contrariamente a quanto afferma qualcuno, quindi, l’odierna questione archeologica frusinate consiste esattamente nel confronto e nello scontro tra due diverse concezioni “ideologiche”, e niente di meno.
Sappiamo che questa parola ha assunto significati devianti e di parte, essendo stata nel corso del Novecento rappresentativa di fatti tragici e dolorosissimi per milioni di persone. Ma il suo odierno rifiuto da parte della massa di cittadini, ancorché giustificato da quei fatti, non aiuta a chiarire i contorni dello scontro in atto, a livello planetario, tra ricchezza e povertà, da cui tutti gli altri scontri derivano, compresa la nostra “piccola” questione archeologica ciociara. Anzi, quel rifiuto fornisce oggi armi formidabili a chi detiene la forza del soldo, che sotto diverse manifestazioni storiche ha condizionato l’esistenza degli umani degli ultimi sei-ottomila anni in occidente.
Il tentativo di misconoscere l’esistenza di quelle diverse visioni, derivanti direttamente dalle diverse condizioni materiali degli uomini e delle donne, per quanto sostenuto in perfetta buona fede, costituisce pertanto un ostacolo mastodontico al ripristino della corretta impostazione della vita associata. La concezione “privatistica” dell’azione amministrativa e politica che si oppone ferocemente alla concezione del “bene comune”, è infatti un tutt’uno con quella visione del mondo che produce l’atroce gerarchizzazione umana in base alla quale c’è chi vive, chi sopravvive, e chi muore in quel sofistico e antropico darwinismo sociale fatto passare per “natura”.
Consentire ad un privato l’edificazione sul sito archeologico delle Terme Romane; ostracizzare l’opinione dei cittadini e farli passare per delinquenti, trasmettendo dei filmati alle autorità; usare mezzi e mezzucci per forzare le prerogative istituzionali, da una parte; e dall’altra condannare alla fame e alla morte civile interi popoli; negare le cure mediche a chi non può permettersele; creare scuole per ricchi e scuole per poveri; perseverare nella privatizzazione dell’acqua nonostante il referendum popolare, tutto questo fa parte della medesima visione del mondo, della medesima weltanschauung, della medesima ideologia, senza possibilità d’errore o mistificazione.
È nostra opinione, quindi, che pensare di impedire lo scempio sul sito archeologico a Frosinone senza con questo mettere in discussione l’intero impianto ideologico di chi propende invece per la sua cementificazione, sia fin troppo ingenuo e del tutto velleitario. D’altra parte, però, una battaglia ben più complessiva, urgente più che mai, vista la guerra dichiarata dai ricchi contro i poveri, non può iniziare che da “parzialità”: ogni risveglio non può avvenire che con un semplice battito di ciglia; ogni viaggio non può iniziare che con un passo. E il risveglio è sempre ostacolato dall’inerzia del sonno”; il viaggio, sempre dalla fatica del camminare.

Frosinone 4 giugno 2015

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Il PCdI sul voto amministrativo nel frusinate

  • Pubblicato in Partiti

bandiere pcdi 350 260dal PCdI riceviamo e pubblichiamo - Alcuni brevi riflessioni sul voto amministrativo che si è svolto in ciociaria, alcuni giorni fa.
La prima considerazione che viene in mente, è che ci è stata una volontà di cambiamento che ha dato segni evidenti a Pontecorvo, Ceccano e Piedimonte S.G. Detta volontà non viene raccolta dal Movimento 5 stelle, che a Ceccano ha fatto flop.
sicuramente ha perso il PD: a Ceccano è crollato, a Pontecorvo è terzo, a Piedimonte S.G. è secondo. Ma il caso emblematico dove il candidato del PD Spiridigliozzi, paga il fatto che iscritti al PD (anche dirigenti provinciali) hanno fatto campagna elettorale per altre liste e questo ha permesso al candidato di destra Nocella di vincere le elezioni. In questo quadro drammatico per la sinistra si colloca il ballottaggio di Ceccano,dove gli appelli del PD, per non far vincere la destra, sono inutili e incoerenti in quanto vengono dagli stessi che hanno sfiduciato l'ex sindaco Maliziola e di fatto si sono assunti la responsabilità del flop elettorale di Compagnoni. In questo quadro la segretera provinciale del PCd'I condivide totalmente la posizione della sezione di Ceccano di lasciare liberi gli elettori al ballottaggio, non esprimendo alcuna indicazione di voto. È del tutto evidente se il PD provinciale non ritrova un minimo di discorso unitario che la stessa fine si farà anche a Cassino il prossimo anno cime del resto dimostrano questi risultati elettorali. Occorre che a sinistra del PD si crei uno schieramento ampio senza preclusioni per dare vita a una sinistra che serva ai comuni, alle regioni e al governo di dare un contributo per la soluzione dei problemi sociali che attanagliano l'Italia.
il Partito Comunista d'Italia fa appello a tutte le forze politiche e sociali della provincia di iniziare questo tipo di percorso che ormai non è più rimandabile. in questo quadro, i comunisti, salutano con favore l'assemblea di coalizione sociale che si svolge a Roma in via dei frenano 4 nel giorno 6 e 7 giugno.
Il segretario provinciale Oreste Della Posta

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Crisi industriale nel frusinate: moria senza fine

renodemedici 350 260Sara Battisti - Il tessuto produttivo industriale di questa provincia continua ad essere indebolito dalla crescente crisi occupazionale che investe molte industrie. I 14 licenziamenti di lavoratori dello stabilimento Reno De Medici sito produttivo cartaceo di Villa Santa Lucia sono un ulteriore colpo alla tenuta dell'economia e alle tante famiglie che si trovano gettate sul lastrico.
Stupisce il comportamento dell'azienda che è rimasta sorda alle richieste sindacali di trovare una soluzione con i contratti di solidarietà che avrebbero consentito ai lavoratori di giungere entro cinque anni al pensionamento.
Non si ravvedono le motivazioni di questi licenziamenti in una azienda in attivo che lavora costantemente e che ha una notevole capacità produttiva svolta nei vari stabilimenti in Spagna, Francia, Germania.

Intendo manifestare, a nome del PD di Frosinone, la solidarietà ai lavoratori licenziati e il sostegno allo sciopero di tutte le maestranze indetto dai sindacati.
Sarà mia cura sollecitare i consiglieri regionali e i parlamentari del PD per un impegno a favore dei lavoratori volto a garantire i necessari interventi per scongiurare i licenziamenti e assicurare la stabilità del lavoro per tutti.

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Cisl. La riunione del Consiglio Generale Territoriale Frusinate

cisl logo 350 260di Donato Galeone* - I tempi di lunga durata della politica sociale e del lavoro. Dopo 7 anni di crisi c'è bisogno di risposte certe, immediate e concrete verificato che i tempi della politca non sono compatibili con l'aumento dei disoccupati, dei giovani esclusi dal lavoro e dei nuovi poveri. 

La CISL ritiene - lo ha ribadito nel suo Consiglio Generale Territoriale Frusinate dell'11 marzo 2015 svoltosi a Cassino - che se non riparte un vigoroso ciclo di crescita la lacerazione sociale, ormai giunta a livello di guardia, può fare crescere il conflitto sociale e la crisi della stessa democrazia. Necessario - per la CISL - superare i tempi dei decreti delegati Jobs Act con una partecipata INIZIATIVA POPOLARE sottoscrivendo un progetto di legge (almeno un milione di firme) che spinga il Governo essenzialmente:

1 - ad adottare una concreta "RIFORMA DEL SISTEMA FISCALE" con la introduzione di un BONUS di 1.000 (mille euro) annui per tutti i contribuenti italiani con un reddito individuale fino a 40.000 (quarantamila) euro e via via decrescente per chi ha redditi compresi fra 40.000 e 50.000 euro;

2 - a ripensare e dare un sostegno vero alla famiglia mediante un NUOVO ASSEGNO FAMIGLIARE di effettiva ed equa misura crescente rapportata al carico familiare e che si riduca all'aumentare del reddito familiare;

3 - a realizzare una REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA NETTA a favore dei lavoratori, dei pensionati e di tutte quelle aree sociali medio-basse per ridurre e correggere la crescita delle DISUGUAGLIANZE realizzate nell'ultimo quarto di secolo (riferita alla ricchezza mobiliare e immobiliare, con esclusione delle prime case e dei titoli di Stato);

4 – a rivedere la REGOLAZIONE DELLE IMPOSTE E TASSE LOCALI che preveda un tetto equo e complessivo di tassazione sia collegato chiaramente a ciò che il cittadino paga e rapportata alla fruizione effettiva dei servizi sul territorio e sia che ogni aumento della fiscalità locale possa prevedere una corrispondente riduzione del prelievo fiscale nazionale;

5 – a rendere esigibile, controllata e fortemente sanzionatoria la EVASIONE FISCALE che registra minori entrate per oltre 180 miliardi di euro e che rende pesante il carico fiscale su lavoratori e pensionati che le tasse le pagano.

Sono stati questi - in sintesi - i 5 punti essenziali richiamati e argomentati dal Segretario della CISL di Fronsinone Pietro Maceroni davanti al Consiglio Generale Provinciale, presenti il Segretario Confederale Nazionale Maurizio Petruccioli e Regionale Lazio Andrea Cuccello. Gli interventi di condivisione sul "progetto di legge di iniziativa popolare nazionale CISL" sono stati unanimi e impegnati da tutta la dirigenza sindacale territoriale ciociara già pronta nei prossimi giorni a presentare e divulgarne i contenuti della proposta di legge popolare e richiederne la sottoscrizione formale.
L'iniziativa della CISL – è stato detto e ripetuto più volte - rappresenterà le volontà vere e verificate di lavoratori, pensionati e cittadini, proveniente sia dai luoghi di lavoro che dai territori, promossa dal Sindacato Democratico dei lavoratori italiani.

Con la proposta popolare si manifestano - responsabilmente con la CISL - volontà politiche e sociali purtroppo ritardate di anni dai Parlamenti e Governi, producendo aumenti crescenti di mancato lavoro per oltre tre milioni di persone in Italia e di 115 mila in ciociaria disattendendo - ad oggi - quel doveroso dettato costituzionale di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana".

Il Consiglio Generale della CISL Provinciale di Cassinoi, ieri 11 marzo, ha anche ascoltato e preso atto con soddisfazione di altra significativa manifestazione di partecipazione democratica di oltre l'80% degli operatori della scuola ciociara e della pubblica amministrazioine impegnati nel rinnovo triennale delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie). Partecipazione democratica di base che con i suoi 250 candidati la Cisl Scuola, guidata dal Segretario Michele Sorge, ha rafforzato la rappresntanza di oltre 6 punti percentuali in più rispetto alle elezioni RSU del 2012 con 2.488 voti preferenziali pari a oltre 600 voti in più rispetto alla Flc Cgil e di 365 voti sulla Uil Scuola.

Ma il significato politico elettivo ed operativo condiviso dall'ampia partecipazione al voto sindacale in un settore di primaria rilevanza nel rapporto "scuola-lavoro" è stato argomentato dall'intervento dello stesso Michele Sorge pur sintetizzato nell'ambito di un "impegno professionale e in un contesto sociale di lavoro diversificato, complesso e innovativo" che non potrà non esplicitarsi con e nella la scuola di ogni ordine e grado anche ed efficacemente verso una formazione propedeutica al lavoro nei suoi contenuti di alfabetizzazione giovanile rapportata alle innovazioni tecnologiche dell'informatica e telematica e, conseguentemente, orientata oltre il leggere e scrivere già richiesto nella conduzione delle macchine nella prima rivoluzione industriale.
Anche perchè - oggi - il nuovo modello di organizzazione del "lavoro contrattato e partecipato" richiede nelle imprese medio-grandi (FCA ex Fiat di Cassino) la partecipazione dei lavoratori nell'organizzare il luogo di lavoro con la massima sicurezza e salvaguardia della loro salute nei turni di lavoro in gruppi operatiivi quantificando – con gli investimenti annunciati per l'Italia da Fca multinazionale – non solo i rientri di tutti i pluruiennali cassintegrati ma anche di nuove assunzioni, preferibilmente giovani, incentivate, convenientemente, dalle recenti agevolazioni pubbliche derivanti dagli impegni contrattuali triennali a tutele crescenti.
E anche in tema di politiche attive del lavoro - nel contesto di una mirata e adeguata formazione verso maggiori conoscenze e competenze – si debba accedere al normato"contratto di ricollocazione"(titolo IV art.17 del dlgs n. 22 del 4 marzo 2015) che è stato richiamato da Pietro Maceroni ma ascoltato – a mio avviso – con scarsa attenzione, giustificabile, dalla complessità operativa di quella norma che dovrebbe essere cogente perchè coinvolge molti capoifamiglia cinquantenni sostenuti, ancora per altri pochi mesi, dalle indennità di mobilità in scadenza (ex Videocon ed altre fabbriche dell'area di Anagni e del basso Lazio).

Il Consiglio Genrerale della CISL frusinate è stato concluso con l'intervento del Segretario Confederale Petruccioli che ha riproposto anche altre specifiche e qualifcanti questioni previdenziali e che coivolgeranno CGIL-CISL-UIL col Governo per risolvere sia l'insostenibile condizione degli "esodati" prodotta dalla legge Fornero e sia il definire, essenzialmente, le modalità:

1 - di una scelta libera di uscita dal lavoro, flessibile, al raggiungimento dell'età pensionabile;
2 - di tutelare sia il potere di acquisto delle pensioni al costo della vita e sia la riduzione fiscale sulle pensioni in essere;
3 – di favorire e rendere obbligatoria la previdenza complementare, con un nuovo patto, per i lavoratori giovani.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
12 MARZO 2015

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Pd frusinate: un'alternativa è possibile?

partito democratico bandiera350 250

Ermisio Mazzocchi intervistato da L'Inchiesta del 14 febbraio 2015 - Cosa è oggi il PD di questa provincia?

Certamente non un partito statico. Nella sua dinamicità ci sono i dati della sua forza organizzata presente su tutto il territorio, 84 Circoli su 91 comuni, cosa non da poco, e quella rappresentativa di forte valore politico. Abbiamo una consistente rappresentanza parlamentare e regionale, su 1.048 consiglieri comunali quelli del PD sono circa il 60%, numerosi sindaci, vice sindaci nelle grandi città come Mario Costa a Cassino, Vincenzo Cacciarella a Ceprano, un'ampia presenza, al di là delle diversità, nell'Amministrazione provinciale, presenze nei C.d.A di ASI e di Cosilam, la presidenza della Saf. Un livello alto e diffuso di governo del territorio.

Ma è un partito che sembra disperdersi, smarrire i suoi obiettivi?

Bisogna ridare senso a un'alternativa nelle politiche, nei bisogni, costruire azioni e soluzioni su diritti, lavoro, ambiente. Questo richiede di qualificare la politica del governo del territorio. Si sente il bisogno di costruire un "contenuto" identificato e identificabile. Le forze che abbiamo messo in campo rischierebbero di vedere vanificato il loro impegno in assenza di una regia di coordinamento che orienti e valorizzi la loro azione verso obiettivi condivisi.

I sindacati, gli imprenditori fanno continui appelli ai partiti. La risposta?

Da più parti, dai sindacati, con la tenace e argomentata insistenza del segretario della CGIL, Guido Tomassi, ai rappresentati imprenditoriali, non ultimo quello del presidente dell'Ance, si invoca un intervento dei partiti per affrontare le criticità socio-economiche della provincia. La risposta del PD tarda a volte ad arrivare e se arriva appare come una voce dispersa nel deserto, senza apparire efficace ed essere il prodotto di una comune condivisione di tutto il partito, assumendo così le vesti di una azione personale e isolata.

Questo significa che hanno prevalso logiche e interesse di parte, di quelle aree di corrente che hanno voluto far prevalere la propria forza?

Una condizione che affonda nella notte dei tempi. Dannosa. Oggi non è più ripetibile, non è più possibile. Non lo consente il paese, non lo consente la responsabilità che ci siamo assunti nel governare l'Italia, la Regione e le istituzioni di questa provincia. Ma soprattutto non lo consentono gli oltre 116.000 disoccupati, i lavoratori che hanno perso il lavoro, la precarietà dei giovani dove uno su due non ha lavoro. Siamo al 73° posto su 111 province per valore aggiunto per abitante, circa 18.000 euro.

La soluzione?

Questo impone e non altro di trovare una alternativa a un sistema di governo del partito nel rispetto delle diversità che non escluda ma includa in una combinazione di sinergie proiettate alla soluzione dei problemi. La supremazia delle correnti non paga e affoga l'identità politica del Partito Democratico.

I due consiglieri regionali così come i parlamentari hanno prodotto molte iniziative, alcune anche andate a buon fine. Può essere una strada giusta?

Va riconosciuto loro un merito di impegno e di attenzione ai problemi di questa provincia. Tuttavia, dobbiamo vedere la questione in altri termini se vogliamo valorizzare quei prodotti. Mi spiego. Mauro Buschini svolge un egregio lavoro, sta sul "pezzo", produce concrete opere di intervento della regione, ma si ferma nelle istituzioni. Utile, ma non "penetra" non è metabolizzato dal tessuto sociale. Non trova il suo impegno, come di altri, il "veicolo" che lo deve trasportare per renderlo un contenuto del PD, perché manca un partito che trasformi il contenuto in un risultato del "partito" PD. Qui paghiamo il prezzo di uno stacco con i cittadini e soprattutto appare un partito sfilacciato e chiuso nelle sue diatribe interne.

Ci sono problemi aperti che potranno essere risolti, come l'Amministrazione provinciale?

Se non mettiamo a sistema tutte le nostre postazioni di governo in una filiera operativa di un progetto di rinascita di questa provincia, manchiamo l'obiettivo per cui abbiamo chiesto il voto, che per alcuni è ritenuto personale, ma che non vale nulla, privo come è di un riconoscimento politico che appartiene a un partito nella sua collegialità.

Non si può negare che esiste una difficoltà per il PD.

Esiste una difficoltà a concertare l'utilizzo delle nostre forze in ragione di una contrapposizione delle componenti e della rigida dipendenza dalle volontà delle stesse in questo partito. Sanità, ambiente, lavoro e altro sono criticità che non possono rimanere sospese a tempo indeterminato. Su questo territorio abbiamo troppe porte aperte da troppo tempo, dobbiamo chiuderle. Quella della sanità è emblematica. Altrimenti sorge il dubbio nei cittadini, nei nostri elettori e non solo che ci sia una incapacità del PD a gestire la risoluzione di esse oppure, cosa ancora più grave, ci siano strumentalizzazione speculative.

E l'Amministrazione provinciale?

Siamo nella stessa logica della filiera, con un distinguo. Una alleanza di governo del PD con forze di centrodestra non è accettabile, tanto più che essa non è né provvisoria né temporanea, ma organica nei programmi e nell'organigramma.

Come se ne esce?

Una dissociazione da questa impostazione favorirebbe soluzioni per un rientro in un area di centrosinistra, che aprirebbe un dialogo costruttivo nel PD. Credo che lo stesso Presidente, Pompeo, che è un dirigente del PD, si rende conto della insostenibilità dell'attuale condizione e che le circostanze che lo hanno portato a quelle scelte hanno perso la loro motivazione originaria. E a chi sosteneva, impropriamente, che si mutuava il governo nazionale si potrebbe obbiettare che oggi il patto del Nazzareno è stato cancellato. Quindi si apre una nuova fase e su questa base si rende possibile una revisione dei rapporti su cui occorrerà trovare una convergenza per sbloccare una situazione insostenibile.

Molti non riconoscono l'attuale segreteria provinciale. Come si supera questa condizione?

E' prevalsa una logica correntizia più che un giudizio di merito, il quale avrebbe dovuto essere espresso in un confronto con l'obiettivo di trovare condizioni per proseguire un comune cammino. Questo non è stato e si è aperta la via al congresso. Il rischio se non introduciamo i contenuti della politica è quello di ripetere scenari già visti, come se entrassimo nel labirinto degli specchi in cui ci riproduciamo all'infinito e non ne usciamo.

Una divisione insanabile?

Non credo. Devono prevalere gli interessi del paese, che obbliga un partito a essere credibile nella sua identità politica e nella sua unità. Ma deve essere altrettanto chiaro che qui non ci sono "buoni" e "cattivi". Il confronto è su cosa è e deve essere il PD. Le diversità sono una ricchezza se producono idee e proposte, ma se sono un paravento per non scegliere quale partito vogliamo che obbligherebbe tutti a rispettare regole e programmi, il partito è solo una grande arena di conflitti.

Congresso sì, congresso no? E' una conta?

Siamo fuori dalla tipologia di un congresso tradizionale. Il travaglio micidiale delle divisioni ha prodotto una turbolenta stagione politica lunga nel tempo, falcidiando a ritmo serrato gruppi dirigenti di giovani e meno giovani, aprendo varchi di incomprensione e di incomunicabilità. Un campo di battaglia in perenne svolgimento. Lo stesso accordo di febbraio 2014 con Simone Costanzo segretario, è risultato un compromesso non produttivo, che ha provocato una intensificazione della lotta interna.

Esiste una prospettiva che superi queste oscillazioni e turbolenze del PD?

Dobbiamo pacificare questa situazione, ricercando quelle convenienze politiche che non siano né di parte né personali, ma di interesse di tutti gli iscritti e di quelli che rappresentiamo: le donne e gli uomini di questa provincia. Così come nei territori come il caso più eclatante di Cassino, dove siamo nella maggioranza e nel governo della città, ma è come se non ci fossimo e non sappiamo dove siamo. Non possiamo navigare alla cieca e in ordine sparso. Nessuna conta, sarebbe una arida assemblea che non avrebbe motivo di svolgersi. L'alternativa alla conta delle tessere, a chi è più forte con le tessere in mano, consiste nel ridare uno smalto politico di credibilità per il ruolo del PD, la sua identità, la sua appartenenza alla famiglia socialista e democratica europea.

Quali forze dovrebbero sostenere questo nuovo PD provinciale? Come realizzare questo progetto?

Se congresso ha da essere, esso non è né di arrivo né di partenza. E' di rifondazione. Ricostruire tutto l'impianto politico-programmatico. Reimpiantare tutta una nuova classe dirigente. Le figure tradizionali, compresa la mia, tra le più antiche, e anche quelle di grande prestigio, stanno per essere superate, rimpiazzate da una nuova generazione di dirigenti politici e di amministratori, protagonisti di una nuova frontiera della politica, quella europea, quella della globalizzazione, dell'informatica, della multietnicità.

Un partito nuovo?

Abbiamo, nella maggioranza di essi, dirigenti di partito, sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali che hanno 30/35 anni, impegnati a trovare un partito solido, solidale, dai forti ideali riformatori. Questi sono i veri protagonisti del congresso, questa è l'alternativa al feudalesimo del passato e ai tentativi di chi vuole perpetuare se stesso. A essi è affidata la possibilità di costruire quelle intese utili a far camminare il nuovo PD. Se si fallisce in questo obiettivo, e poco consola nel sapere che ci saranno dei responsabili, allora torniamo nel pantano della palude e alla miserrima conta delle tessere. Un lavoro difficile ma non impossibile.

Per fare un congresso bisogna essere tutti d'accordo.

Certamente. Le parti devono trovare una comune convenienza politica e un comune obiettivo. Sono condizioni essenziali. Altrimenti si rimane al palo con all'orizzonte il commissariamento. Una soluzione possibile, ma quando si sono esauriti tutti i tentativi di ricomposizione delle fratture nel rispetto delle regole. Un groviglio di combinazioni che può essere dipanato se si riparte con la volontà di costruire una comunità politica con il tempo necessario e le modalità adeguate più opportune per il rinnovamento del Partito Democratico.

Frosinone 11 febbraio 2015 Ermisio Mazzocchi
Direzione PD

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Di tutto e di più nel PD frusinate

frosinonedematthaeisaerea 350 260di Ignazio Mazzoli - Nella mattinata del 22 dicembre due conoscenti resi più vicini dall'appartenenza allo stesso partito, il PD, si scambiano gli auguri di buone feste mente lei è in partenza per la montagna e si salutano con l'impegno di risentirsi nei prossimi giorni. Il giorno dopo il lui di questo scambio di saluti è raggiunto da una telefonata di un altro dem che gli chiede come mai Rosella Testa (la lei dei saluti) abbia accettato di entrare nella giunta di centrodestra del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Il nostro lui cade dalle nuvole e s'indigna con l'interrogante dicendo "ma che storie sono queste ho parlato solo ieri con la Testa e dobbiamo risentirtici nei prossimi giorni". Il tarlo però si è ormai infilato nella sua testa e chiama me dicendomi: "ma senti un po' che storie vanno in giro!" Ma tu dove sei? Gli chiedo – qui tutti i giornali riportano questa notizia. Io ora sono a Roma, risponde, non ho avuto modo di leggere la stampa frusinate. Gli dico: "Fai i tuoi accertamenti prima di reagire affrettatamente". Passano pochi minuti e vengo richiamato con la conferma che è realmente accaduto quanto già appreso. Rossella Testa sarà assessora nella Giunta Ottaviani. Intorno alla mezzanotte fra il 22 e il 23 dicembre la Testa, eletta nel Direttivo del Circolo di Frosinone pochi giorni addietro, inviava per iscritto la richiesta di essere cancellata dall'anagrafe degli iscritti al PD.
I giorni di Natale hanno messo la sordina a questo fatto ma già sono pronti comunicati, dichiarazioni e condanne.
Li leggeremo attentamente. Ma, questa vicenda non si può liquidare con l'audace affermazione che chi ha proposto questo ingresso in giunta lo ha fatto "andando fuori da schemi che per altri sono impossibili da superare, perché sono la persona giusta" (L'Inchiesta del 24 dic 14 a pag 13).
Diciamo subito che la ricerca e la conquista di appartenenti ad altri schieramenti non sono nuove, né solo recenti; i passaggi da un partito a un altro pure. Mario Melloni detto Fortebraccio passò dalla Dc al Pci e scrisse corsivi sul quotidiano l'Unità fino alla sua morte, si può dire. Interi pezzi di partiti confluirono in altri come fecero dirigenti e militanti dello Psiup e del Msa entrando nel Pci RossellaTesta 350vertLa neo assessora RossellaTestadurante gli anni '70 ma questi passaggi avvennero nel fuoco di scontri ideali di grande livello e d'immenso interesse sociale per larghissime fette di cittadini e di popolo. Tanto per citare: Melloni lasciò la Dc durante la lotta per la pace e contro la bomba atomica. I passaggi dal Psi al Pci avvennero per la perdurante constatazione che le politiche del centrosinistra imperniato sul quadripartito Dc, Psi, Psdi, Pri non producevano risultati adeguati alle esigenze del momento e le proposte del Pci, pubbliche e notissime, nonché il suo modo di essere partito risultavano più rispondenti agli interessi popolari e dell'intero Paese. I passaggi avvenivano anche in altre direzioni ma cosa più importante, tutto avveniva alla luce del sole, con i necessari tempi di maturazione e con un impegno pubblico trasparente e coraggioso dei protagonisti di quelle scelte.
Nulla di tutto ciò oggi. Non il coraggio di annunciare le proprie scelte e prima ancora non il coraggio di battersi dentro il proprio partito per affermare i valori di cui si vorrebbe essere portatori. Qualche riga di comunicato o di dichiarazione a cose fatte senza perché e ragioni verificabili e concrete. La neo-assessora non è sola in questo. Basta veder come sta avvenendo il passaggio degli ex Sel, poi LeD nel PD, alla spicciolata come le ombre dantesche degli ignavi condannate a vagare sotto una pioggia incessante (la pioggia della non credibilità) per l'eternità.
Chi scrive ha conoscenza della protagonista di questa "libera" scelta, cui ognuno ha diritto, solo perché una volta gli fu presentata in un bar. Per il resto è una sconosciuta soprattutto sotto il profilo del suo pensiero politico. Come riportano i giornali ha acquisito notorietà per essere stata una mosca cocchiera nel partecipare alla lista Marzi che nel 2012 fece perdere il centrosinistra e garantì il successo di Nicola Ottaviani. (è bene ricordare che molti aiuti arrivarono a Ottaviani anche da sedicenti rivoluzionari duri e puri. Valli a capire! ndr) Sono forse qui il merito acquisito e la ragione della proposta che oggi la porta in giunta? C'è qualcuno che conosce le sue specifiche competenze e le sue originali indicazioni che fanno di lei "la persona giusta" per occuparsi del centro storico?
Di là da scelte immotivate e poco dignitose per chi le propone e per chi le accetta c'è un problema che va affrontato. Perché accadono questi episodi? Infatti nessuno dovrebbe liquidare il "caso Testa" come una vicenda individuale, siamo di fronte ad un grave sintomo di crisi della coesione interna del PD nelle sue strutture periferiche e non è la prima. Si preoccupino coloro che hanno a cuore questo partito dei tanti segnali di smottamento della sua presenza sul territorio e del pericolo di forte astenzionismo elettorale come l'Emilia e Romagna dimostra. Se succede lì figuriamo qui.
«Occorre anche interrogarsi sulle determinanti di fondo che hanno favorito l'azione disgregatrice e corruttrice (...)» - dice il giurista Fabio Marcelli - «In primo luogo, la cosiddetta "fine delle ideologie" che ha significato in realtà l'abbandono di sacrosanti principi cui si ispiravano quantomeno taluni partiti, consentendo il proliferare di una nuova ideologia bipartisan basata sul potere del denaro e delle affiliazioni personali a gruppi di potere certamente "non ideologici" in senso classico. Basti pensare all'abisso che divide il Pci di Berlinguer, Argan e Petroselli dall'attuale Partito Democratico.»
Condividiamo e c'è un altro aspetto che pesa molto. Il carattere dei partiti oggi. Essere personali, leggeri, non organizzati, senza un progetto di società, in cui chi assume decisioni non deve rendere conto a chi in quel partito vorrebbe credere e in esso vorrebbe militare e non gli è consento perché quel simbolo e quel consenso appartengono ad un uomo solo, è un danno grave alla società ed alla credibilità dei partiti stessi che di quella dovrebbero rappresentare gli interessi e le aspirazioni. Il Pd in questo è un campione d'irriformabilità ed è condannato a essere il portatore del volere dei poteri economici e finanaziari interni e internazionali. Senza partiti veri non c'è democrazia soltanto, ma manca in molti (Testa docet), anche ogni pur minimo senso di appartenenza e di finalità. Contano solo gli individui e il loro personale egoismo. Il PD frusinate, nell'ennesimo inutile congresso straordinario perché già definito a tavolino, avrà il coraggio di guardarsi dentro e saprà rintracciare le sue responsabilità di fronte a questi fenomeni recidivanti? E, soprattutto non dimentichi di essere periferia di Roma.

26 dicembre 2014

Dice Fabrizio Barca: "Dopo Mafia Capitale basta al partito feudale. Partiamo a gennaio con un'inchiesta sui circoli Pd". Ci vorrebbe. Chissà?

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Dove va il PD frusinate?

partito-democratico bandiera350-250di Ermisio Mazzocchi - Dove va il PD? La Direzione provinciale di sabato 15 novembre di fatto non si è conclusa con nessun atto politico, se non quello di sancire una decisone ovvia e scontata, su cui da tempo vi era piena condivisione, quella del congresso. Non è emerso nessun orientamento politico, nessuna valutazione sullo stato dell'economia provinciale, la cassa integrazione straordinaria segna un +28,5%, nessuna progettualità. Eppure la chiusura di numerose fabbriche, la crescita della disoccupazione, la precarietà di molti giovani, un diffuso senso di disagio sociale, avrebbero dovuto essere di incentivo per definire una strategia del PD provinciale nell'ambito delle azioni di governo dell'amministrazione Zingaretti e del governo di Renzi. I toni del confronto sono stai pacati, ma non hanno portato a una condivisione politica.

Dentro quel quadro si sarebbe potuto ricercare le condizioni per superare la diversità delle posizioni. Credo che dietro questa situazione ci sia un disegno di più ampia profondità politica. Provocatoriamente dico che il PD quello che abbiamo pensato e quello di oggi sono superati. La frattura nel PD provocata dalle elezioni provinciali è profonda non per vecchi antagonismi e rivalità di prestigio leaderistico che non elimina il loro carico di responsabilità. Le vecchie aree di appartenenza si sono rimescolate con un riposizionamento di ciascuno su la base di nuove logiche rispetto al passato nell'allora costituzione del PD e nella scelta e nella formazione dei suoi dirigenti provinciali. Gli argomenti di Scalia, protagonista di questa nuova stagione politica, rivelano la nuova configurazione del Partito della Nazione di matrice renziana. Non esiste al mondo nessun ente pubblico con elezione diretta o indiretto che non sia qualificato politicamente. Non esiste un principio della legge Delrio che escluda la presenza e la politica dei partiti. Seguendo questo ragionamento il principio di Scalia si potrebbe estendere anche alla elezione dei sindaci, dei parlamentari, dei consiglieri regionali, indipendentemente da chi è chiamato a votare, cittadini o già eletti. La legge del 1993 per la elezioni dei sindaci cambiava le modalità di elezioni del sindaco ma non prescriveva né vietava la qualifica politica. Un presidente, come un sindaco dichiara di agire nell'interesse della collettività. Ma questa è una affermazione ovvia, naturale.

La discriminazione sulla qualità politica è svolta dai partiti con le loro differenze. E i principi di Scalia non possono essere stirati come l'elastico come nel caso citato dell'ASL. La legge stabilisce che automaticamente la conferenza dei sindaci per le ASL è presieduta dal sindaco del capoluogo, indipendentemente dalla sua collocazione politica. Ma il giudizio politico su gli atti aziendali spetta ai sindaci che non sono entità astratte, ma chiaramente qualificati politicamente. Il sindaco di Anagni é di centrosinistra quello di Frosinone è di centrodestra. C'è differenza ed è una differenza di sostanza. Non a caso nell'approvare l'Atto aziendale pur con le dovute criticità nel merito i sindaci di centrosinistra lo hanno votato per una ragione politica di fronte ai tentativi di quelli di centrodestra di usarlo strumentalmente contro la giunta Zingaretti. Quindi c'è una maggioranza politica e una opposizione. Ottaviani non aveva e non ha nessun compito nel governo dell'ASL. Coordina i lavori. Punto. La discrimine politica non è una invenzione né una opportunità, è una scelta che vincola. Sulla base di una scelta di campo nel centrosinistra si era richiesto una netta separazione con la politica dei partiti del centrodestra presenti nel consiglio provinciale. La richiesta scaturiva da una necessità politica di marcare le differenze politiche programmatiche di cui i partiti sono l'espressione riconosciuta e autorevole. Non significa nulla la cosiddetta "apertura" citata da Pompeo, assegnando la presidenza della Commissione Statuto a Alessandro D'Ambrosio, consigliere di minoranza del PD.

Le differenze politiche rimangono. Chi sta a sinistra e chi sta a destra. Non mi risulta che quando l'allora consigliere regionale Francesco De Angelis assunse la presidenza della Commissione regionale per lo Statuto regionale si sia alleato con la giunta di centrodestra di Storace o ci sia stato un suo (di Storace) cedimento a sinistra. Queste sono convenienze politiche non scritte ma adottate nel rispetto dei ruoli istituzionale, ma non per sancire alleanze fuori dei propri campi di appartenenza. Non si scherza con la politica. La democrazia non è assemblearismo popolustico. Né si manipola a proprio piacimento. E nemmeno un partito. La logica di configurare una indifferente qualità dei partiti e di una indistinta loro politica porta a comportamenti che tendono ad annullare vincoli di appartenenza. Cosa significa dire che non c'è maggioranza e non c'è minoranza nel consiglio provinciale se non essere l'anticamera di un contenitore politico a più lunga gittata della composizione di un partito collocato al centro con connotati moderati e liberistici in cui ciascuno ha piena libertà di azione. Un partito aperto. Certo. Ma dove va questo partito? Secondo Scalia per l'interesse dei cittadini. Ma quale forza politica non direbbe che non opera per l'interesse della collettività. Le ragioni sono altre. Si prepara il terreno su cui innestare il seme di un cambiamento della natura del PD. Il congresso provinciale non è fatto per le ragioni che dice Scalia e se si vuole nemmeno per quelle di De Angelis. Sono ragioni che vanno oltre queste interpretazioni della politica. E come è in questi casi le ragioni sono semplici. Non è stare nel centrosinistra o allearsi con il centrodestra. La scelta è nella funzione di un partito progressista che rinvigorisce i valori della sinistra per stare da una parte del mondo, di quella parte cha sta per essere falcidiato dal sistema della globalizzazione dove crescono le disuguaglianze e le miserie. La novità non sta nel rinnovo dei gruppi dirigenti e un nuovo partito che non ha nulla di nuovo. Le forze in campo sono due: quella dell'uguaglianza democratica e quella della conservazione libertaria.
Qui sta la scelta.
Ermisio Mazzocchi
Direzione PD

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Frosinone 17 novembre 2014

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Sanità: punto debole di chi governa il frusinate e la Regione Lazio

medici sanita 350-260di Valerio Ascenzi - La sanità continua ad essere il tallone d'Achille della provincia di Frosinone e quello delle giunte regionali. In questi giorni la discussione è sul piano aziendale, sul quale il Coordinamento provinciale per la Sanità si è espresso negativamente. Alcuni sindaci della provincia invece lo hanno approvato, scatenando l'amplificarsi della polemica. Una cosa è sicura: la sanità provinciale stenta a risollevarsi e la Giunta Zingaretti non sta mostrando inversioni di tendenza.

La Sanità laziale risente, ancora pesantemente dei danni fatti dalla Giunta Storace, si dice. Le gestioni che si sono susseguite non hanno portato miglioramenti. Quando il Lazio ha eletto Renata Polverini, grazie soprattutto al rastrellamento di voti nelle province, sono stati effettuati nuovi drastici tagli alle strutture sanitarie: la stessa ex presidente della Regione, aveva dichiarato il contrario, che avrebbe salvaguardato gli ospedali di Frosinone. Forse il suo continuo ricordare alla stampa "Ci metto la faccia, io!", stava a significare proprio che lei era l'unica a prendersi la responsabilità dei tagli alla sanità. Speriamo tutti ne sia orgogliosa.

In quel periodo gli eletti del suo schieramento su questo territorio, latitavano. Una situazione simile l'abbiamo anche oggi: in un incontro richiesto dal Coordinamento sanità Frosinone con la Regione Lazio, mancavano proprio gli eletti nel Pd e nelle liste collegate. Tale incontro si è svolto lo scorso giovedì 13 novembre, alla Pisana. Gli esponenti del coordinamento affermano di aver esposto per due ore e mezza la situazione di gravità in cui versa la sanità ciociara, ma di aver parlato solo con esponenti di Sel, M5s e Centro Democratico. Quindi era assenti il Partito che ormai Governa per la gran parte dei comuni della provincia di Frosinone e che, ancora non si è capito chiaramente, probabilmente è al governo della Provincia stessa.

Il coordinamento contesta l'approvazione del nuovo Piano aziendale della Asl, definito "atto aziendale truffa [...] scellerato ed in perfetta linea con quelli passati". Rigettarlo tutti in blocco sarebbe stata una grande occasione per riavere nuovamente livelli di efficienza nella sanità ciociara. Secondo il coordinamento andava difeso l'ospedale San Benedetto di Alatri, per farlo divenire comprimario di Frosinone, che pare sia sempre super affollato. L'accusa è la solita, mai smentita: la realtà politica provinciale "prona ai desideri ed alle volontà di Roma, ladrona dei nostri diritti alla Salute e della nostra Acqua". Decisioni politiche che ripagherebbero il territorio "la moneta della loro immondizia da smaltirgli (ovvero quella proveniente dalla capitale, ndr) e dei fumi venefici dei loro inceneritori".

Che dire... Da anni assistiamo al ciclico ripetersi di fatti del genere. E la speranza che qualcosa possa cambiare, ad ogni tornata elettorale, svanisce poi nel giro di qualche anno: dobbiamo constatare che le decisioni politiche perverse effettuate con spregio dei diritti dalle destre, lasciano comunque il segno.

Accade a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Avete visto per caso l'abolizione della riforma Gelmini nella scuola, da quando non c'è più Berlusconi? Cosa significa, allora? Che la scuola così com'è ora sta bene a tutti? E per la sanità? Avete visto inversioni di rotta? Qua pare di vedere che le cose restano più o meno le stesse.

I fatti non sono chiari: oggi abbiamo una scarsa incisività della Giunta Zingaretti nel cercare di ripristinare quanto fatto (male!) dalla Polverini, in una logica di tagli e calcoli della serva, che tengono conto del fatto che la Capitale, per ogni quartiere ha più cittadini di una provincia laziale, ma non tiene conto del fatto che Frosinone ha 91 comuni, dislocati sul territorio in maniera da non esser collegati agevolmente. Questo per loro non è mai stato un problema, perché in verità, a parte farsi vedere sotto campagna elettorale nel comune capoluogo, non si sono mai sognati di andare a vedere in quale stato sono i collegamenti tra il
capoluogo e, ad esempio, Anitrella o Campoli Appennino, Vallerotonda o Viticuso. Che ne sanno di quanto tempo ci vuole da Anagni ad Alatri, per recarsi in ospedale e di quale e quanta strada devono fare? Tanto a Roma c'è la tangenziale (del resto sempre bloccata). Chissà forse nel loro immaginario 91 comuni sono tutti appiccicati l'uno all'altro come quelli dell'hinterland al di fuori del Grande Raccordo Anulare: basta entrare sul raccordo e sei a Roma, no? Purtroppo la provincia di Frosinone non è affatto strutturata così.

A chi vuol ribadire dei danni sulla Sanità della Giunta Storace, c'è anche da dire che nel 2009 la Corte dei Conti, con una sentenza ha espresso un giudizio positivo sulla politica sanitaria della giunta Storace, ritenendo che «nessun abuso è stato commesso nella ristrutturazione del debito della regione Lazio". A chi credere dunque? Come abbiamo detto: i fatti sono poco chiari. Qua sembra che non sia mai colpa di nessuno se gli ospedali chiudono, e i fatti mostrano che chiunque provi a mettere mano sulla sanità provinciale, poi riscuota cali di consenso. Sono dati di fatto. Inoltre nessuna Giunta regionale, finora ha mai governato per due mandati consecutivi nel Lazio.

Torniamo alla contestazione da parte del Coordinamento sanità Frosinone, sul voto favorevole all'atto aziendale della. Hanno votato a favore: Amaseno, Anagni, Arce, Atina, Belmonte Castello, Cassino, Castelliri, Ceprano, Cervaro, Colle San Magno, Ferentino, Fiuggi, Frosinone, Isola del Liri, Picinisco, Piedimonte San Germano, Posta Fibreno, Rocca D'Arce, Sant'Andrea del Garigliano, Sora, Terelle, Villa Santo Stefano. Il voto favorevole all'atto proposto dal direttore Asl, Isabella Mastrobuono, dovrebbe derivare dall'impegno dei vertici aziendali a recepire ed attuare le richieste dei sindaci, avanzate prima dell'incontro avvenuto tra il Coordinamento Sanità Frosinone del 13 novembre. Cosa chiedono i sindaci? Miglioramento della programmazione sanitaria, facendo partire quattro alte specializzazioni – si parla di unità neuro vascolare, chirurgia vascolare, neurochirurgia, radiologia interventistica - per l'ospedale Spaziani di Frosinone, entro il 2015; formalizzare subito dopo la richiesta per il Dea di II livello, considerato pura fantasia fino a qualche
settimana fa.

Che dire anche qui... staremo a vedere. Resta da comprendere cosa accade nei comuni che possedevano un ospedale. Per quel che concerne Anagni e il nord della Ciociaria, pare ci sia un impegno a migliorare le condizioni dell'offerta sanitaria, con un piano di riorganizzazione di attività, prestazioni e servizi. Magari sfruttando peculiarità che ci sono o c'erano. Si parla di: laboratorio analisi per le emergenze; radiologia dotata di sistemi di teleconsulto e telediagnosi; poliambulatorio specialistico; postazione per gli screening oncologici; centro dialisi; attivazione del day service e day surgery, chirurgia ambulatoriale; un punto di primo intervento aperto 24 ore su 24, con posti letto di Osservazione breve intensiva (Obi); un centro per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica sulle problematiche della Valle del Sacco.

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Le autodenuncie di ebrei nel frusinate

manifesto-razzismo-italiano 350di Gianluca Coluzzi - Il 1938, come è noto, è l'anno in cui in Italia entrano in vigore le leggi razziali. A livello locale è interessante esaminare la documentazione che i comuni della provincia di Frosinone producono in risposta alla nota n. 12347 del sottosegretario agli Interni G. Buffarini Guidi, in seguito ministro degli interni della RSI, che imponeva ai cittadini ebrei di denunciare la loro appartenenza alla razza ebraica allo Stato Civile e ai podestà di comunicare i nomi degli ebrei autodenunciatisi presenti nei propri comuni.

In documento del comune di Ceccano del primo maggio del '39, indirizzato al Prefetto, avente come oggetto "Statistica ebrei", il podestà E. Bruni segnala i nominativi di quattro ebrei ricoverati nel locale ospedale psichiatrico: tre uomini e una donna. Sono questi gli unici ebrei presenti a Ceccano. In questo caso non si tratta di un'autodenuncia, ma di una denuncia avvenuta a opera della struttura sanitaria; sicuramente i soggetti in questione non erano in grado di autodenunciarsi:
A completamento delle notizie relative all'oggetto, rimesse con telegramma in data odierna, rimetto l'elenco degli ebrei residenti in questo comune, tutti cittadini italiani e ricoverati presso questo Ospizio S. Maria della Pietà per Cronici=Succursale del Manicomio Provinciale di Roma a cura del quale è stata fatta la denunzia a questa anagrafe (poi vengono elencati i quattro nominativi, nda).

E' consultabile, presso l'ASFr, anche il telegramma che si menziona in queste righe,Denincia di appartenenza alla razza ebraicaLe autodenuncie di cittadini ebrei nel frusinate sulla caratteristica carta gialla dei telegrammi dell'epoca, così come l'analoga documentazione per tutti i comuni della provincia. Dando uno sguardo a queste comunicazioni e a questi telegrammi nella stragrande maggioranza di casi si nota una assenza di autodenunce di cittadini ebrei in questi comuni. Un quadro riepilogativo della situazione lo si trova in un documento datato 10/5/39, inviato dal prefetto di Frosinone al Ministero dell'Interno, divisione Demorazza, oggetto "Censimento ebrei".
Ad Anagni sono riportate tre autodenunce, di cui una fatta da una donna anche per sua figlia e un'altra fatta da una persona per sua moglie. A Cassino sono registrate una segnalazione che una donna, vedova, fa per sè e i suoi quattro figli e un'altra, sempre di una donna, individuale, di cui si specifica che è "emigrata a Bologna fin dal 13 febbraio scorso".

Dopo le segnalazioni di Cassino vengono riportati i nominativi di Ceccano con la precisazione che la segnalazione è avvenuta ad opera del Manicomio. In Isola Liri due autodenunce: una di un uomo per sè e per la moglie, un'altra individuale. Per Filettino compare un nominativo femminile. A Frosinone anche un solo nominativo. L'elenco si conclude con Sora, anche qui con un caso individuale. E' opportuno riportare le parole con cui il Prefetto chiude questo documento:
"Massima contravvenzione è stata elevata per omessa e tardiva denunzia di appartenenza alla razza ebraica".
Altri documenti inerenti l'applicazione delle leggi razziali prodotti dai vari comuni riguardano i matrimoni misti, ad esempio, o l'accertamento della razza per i nati dopo il 1938¹.

1- Tutta questa poderosa documentazione è consultabile presso l'Archivio di Stato Provinciale di Frosinone, Prefettura I vers. b. 290.

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