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Ricostruire il futuro del Lazio con il lavoro

 LAVORO E LAVORATORI

 “Governare il futuro, rinnovare l'azione sindacale, mantenere i posti di lavoro”

di Donato Galeone*
ricostrire il futuro 350 minSono i tre obbiettivi che Enrico Coppotelli, Segretario Generale della CISL Lazio ripropone al mondo delle imprese, alla istituzione Regione Lazio e alla stessa CISL, sindacato dei lavoratori, in azioni unitarie con CGIL e UIL.


Lo abbiamo letto anche qualche giorno fa, il 2 ottobre, a pagina 7 del giornale quotidiano Ciociaria Oggi, nel considerare che è iniziata la nuova epoca post pandemia osservando - afferma Coppotelli - che è già avviato “il mutamento degli assetti e dei paradigmi”.

Vale a dire che, insieme, si deve ricostruire e cominciare a cambiare - cambiamento di paradigmi - indicando passaggi e condizioni nei modi e tempi, affrontando problemi strutturali di ripresa - sottolinea Coppotelli - “entrando nell'ordine di idee che i paradigmi (modelli) vanno cambiati per costruire il futuro, giorno dopo giorno, partendo dal presente”.

Appare certamente interessante - da approfondire e verificare - la stima richiamata da Coppotelli sui livelli occupazionali e del prodotto interno lordo (PIL) nei prossimi 5-7 anni ( 125.000-270.000 posti di lavoro) che partendo dall'ampliamento degli investimenti nell'assetto territoriale regionale presente - tra infrastrutture materiali e immateriali - le province laziali dovrebbero gradualmente collegarsi con il resto del Paese e l'Europa, contestualmente, alle innovative “piattaforme tecnologiche” tra settori produttivi e servizi per consentire e favorire lo sviluppo interconnesso dei traffici oltre il Lazio.

E' determinante la fattibilità progettuale - per il Lazio - l'importante e attualissima esigenza di una “mobilità sostenibile“ che, come annunciato, dovrebbe - con il PNRR - movimentare 3,5 miliardi di investimenti, oltre quelli che integrerebbe la Regione da destinare verso lo sviluppo della “economia del mare per riportare di nuovo l'Italia al centro dei traffici marittimi intercontinentali” (lo ha sottolineato anche Draghi all'Assemblea Confindustria del 23 settembre 2021).

Così come appare ragionevole - non solo a mio parere - che con gli investimenti nei porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia si dovrebbe ripartire per costruire e condividere un “Patto o piano programmato per lo sviluppo e per il lavoro della Regione Lazio” da coniugare e coordinare nelle missioni del PNRR 2021/2027 che - come richiamato anche da Coppotelli - “rappresenta una occasione straordinaria non ripetibile e che sfida tutte le classi dirigenti (politiche e sindacali) nel sapere intercettare le risorse e i fondi disponibili e, poi, saperli spendere in tempi dovuti nel miglior modo per la collettività”.

Tutto ciò significa “condividere il come costruire e governare il futuro” ripensando e proponendo una diversificata modalità di vita sociale inclusiva nel negoziare il nuovo modo del produrre, sia come sindacato di persone lavoratori e lavoratrici che imprenditori; amministratori privati e pubblici, responsabili politici e/o rappresentanti di parti sociali per dare “corpo e anima a quella sfida epocale” - richiamata anche da Coppotelli - partendo con il pensiero e l'agire economico basato sul principio del “lavoro, salute, ambiente” che sono i tre nodi sempre riemergenti e resi ancora più legati, stretti e gravi, dalla pandemia Covid 19.

Sappiamo tutti che quei tre nodi se non sciolti “con posti di lavoro veri da mantenere in sicurezza e salvaguardia ambientale“ - oggi più di ieri - favoriranno l'aumento delle disuguaglianze sociali!! Ecco – ripetiamolo – la determinante esigenza di necessarie volontà politiche e condivisioni unitarie sulle “immediate buone idee progettuali e patti sociali” utilizzando tutte quelle risorse regionali ed europee da rendere esecutive e spendibili nei territori in tempi certi programmati.

Mi permetto ripetere e ricordare, per non dimenticare, che “il basso Lazio ex area già incentivata dalla Cassa per il Mezzogiorno” ai confini della Campania, Molise e Abruzzo sia a sud che ad ovest con i porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia - nella geografia economica della condizione sociale nazionale ed europea - viene esclusa, non da oggi, da ogni intervento agevolato, statale o europeo, destinato alle aree meno sviluppate del Sud e le isole italiane.

E la Regione Lazio rispondeva dopo qualche mese - con riferimento al vigente Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri n. 12 del 25 febbraio 2018 con la sua DGR di ottobre 2018 richiamata e sollecitata anche da un ordine del giorno, approvato con voto unanime, del Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 - intendeva istituire nel territorio del Lazio e nell'ambito portuali di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia la ZLS (Zona Logistica Semplificata) seguendo le stesse procedure per il riconoscimento nel Mezzogiorno delle ZES (Zone Economiche Speciali).

Ma verso la fine del terribile e disorientato anno 2020 il Consiglio Regionale del Lazio approva la deliberazione n.13 del 22 dicembre concernente “linee di indirizzo per lo sviluppo sostenibile e la riduzione delle disuguaglianze: politiche pubbliche regionali ed europee 2021-2027” e nel documento deliberato (pubblicato in Bollettino Regionale il 31 dicembre 2020) il Presidente Nicola Zingraretti conclude la presentazione con queste parole: ”un nuovo orizzonte di progresso sostenibile - nel frangente storico straordinario determinato dalla evoluzione della pandemia e dei suoi effetti - richiederà una profonda modificazione culturale a cui, noi tutti, dobbiamo contribuire”.

Penso che, razionalmente, adeguando e aggiornando questi documenti già deliberati da Regione Lazio si dovrebbe ripartire per viaggiare spediti verso la sottoscrizione di un “patto per lo sviluppo regionale” sollecitato dalla CGIL-CISL-UIL e parti sociali coinvolgendo le aree dei cinque agglomerati consortili di sviluppo industriale recentemente costituenti del “Consorzio Unico di Sviluppo del Lazio” e promuovere le costituzioni delle “APEA (Aree Ecologicamente Attrezzate)” nelle province laziali.

Apertura, quindi, di un confronto sia sui contenuti che sulla gestione dello “sviluppo sostenibile e la riduzione delle disuguaglianze con il lavoro” nella consapevolezza che senza i lavoratori non esisterebbero le imprese e neppure quelle imprenditorialità tecnologicamente avanzate e innovative che richiedono, sempre, il rispetto del lavoro umano delle persone sia nelle attività produttive di beni che nei servizi da orientare, giorno dopo giorno, verso un graduale e certo passaggio ravvicinato “dal reddito sociale assistenziale universale per sopravvivere al dignitoso lavoro per vivere”.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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"Il lavoro è l'emergenza per il futuro dei nostri giovani"

LAVORO E LAVORATORI

I giovani e la generazione del confinamento locale per il lavoro

di Donato Galeone*
photo 1 youth and eu flag c european union 2020 390 minCon il richiamo alla “generazione del confinamento per il lavoro” la Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) lanciava il 27 maggio 2020 - il come e il perché saranno i giovani le vittime principali colpiti, sproporzionatamente, dalle conseguenze sociali ed economiche anche della crisi pandemica Covid 19 tanto nella perdita di posti di lavoro quanto per le maggiori difficoltà a trovare un lavoro.

A distanza di qualche anno - il 15 settembre 2021- l'intervento del Segretario Generale Regionale della CISL, Enrico Coppotelli, sottolinea come e quanto “l'occupazione giovanile nella regione Lazio resta una priorità ed è necessario intraprendere azioni veloci e concrete per il futuro dei nostri giovani”.

Il Segretario Coppotelli, ritiene che il lavoro è l'emergenza per il futuro dei nostri giovani e richiama l'ultimo rapporto ISTAT sul benessere in quanto - nella fascia giovanile 18-24 anni - lavora soltanto il 27,4% in provincia di Latina; il 25,8% in provincia di Frosinone; il 24,8% in provincia di Viterbo e il 28,3% in provincia di Rieti mentre nella provincia di Roma raggiunge il 32,8% rispetto alla media nazionale del 29,7%.

Questi richiami e sottolineature numeriche percentualizzati vanno proporzionati nei rapporti di lavoro giovani, comprese le donne, e dovrebbero - come rileva Coppotelli - quantificarsi e articolarsi nelle tipologie contrattuali, sia nei prevalenti contratti a termine determinati e stagionali che a tempo indeterminato non escludendo ma superando, mediante controlli ispettivi continui, quella “occupazione informale” tanto precaria - non tutelata nei diritti previdenziali assicurativi di tutela e sicurezza - quanto discriminata e compensata con livelli retributivi giornalieri di sopravvivenza.

A inizio crisi sia la occupazione informale o l'economia mondiale informale che noi chiamiamo attività produttive con “lavoro in nero” - già nel rapporto del 30 aprile 2018 - la stessa OIL documentava e quantificava in circa la metà dei lavoratori di tutto il mondo che lavorava nella economia informale.

Tra i 71 milioni di giovani disoccupati quasi 156 milioni di giovani lavoratori - in quel confinamento occupazionale - vivevano in condizione di povertà.
La disumanizzante disuguaglianza sociale di confinamento occupazionale e le condizioni di povertà tra giovani lavoratori variava dal 32,9% in Europa e Asia centrale al 93,4% in Africa. Prima della crisi Covid oltre 267 milioni di giovani non lavoravano, non studiavano e tra questi quasi 61 milioni erano disoccupati.

In una realtà economica e sociale mondiale ed europea rapportata alla dimensione conoscitiva nazionale e regionale laziale - sia prima che dopo pandemia Convid 19 - tanto la ripresa della economia che del lavoro assume priorità il “come e quanto” la occupazione giovanile deve rappresentare una sfida globale e territoriale locale di interesse politico fondamentale da tripartire con Governi, datori di lavoro e lavoratori.

Riconoscendo , peraltro, che la occupazione giovanile richiede una condivisa integrazione mediata e capace di coordinare le politiche economiche e degli investimenti pubblici e privati, con le misure e le missioni approvate e da gestire anche con il PNRR, mirando verso una “politica attiva del lavoro” per favorire quell'incontro adeguato tra domanda e offerta occupazionale – quantitativa e qualificata – nella stabilità di un rapporto di lavoro contrattato e partecipato.

Il Segretario Coppotelli ricorderà bene che già nel novembre 2020 Regione Lazio e CGIL-CISL.UIL si confrontavano - con intese propositive - per ricostruire il futuro del Lazio, nella condivisione possibile sia nei primi passi decisivi sulla emergenza che sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo per superare gli effetti sociali ed economici causati anche dal Covid 19.

E con un comunicato del 5 marzo 2021 - entrando nel merito della “gestione delle politiche attive del lavoro” Regione Lazio e CGIL-CISL-UIL- convenivano di dare inizio a un percorso formativo estensivo e generalizzato verso una ”buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità, compresi i disoccupati ed i percettori di ammortizzatori sociali”.

Si trattava di una intesa su un percorso che andava definito e verificato nelle fasi operative con monitoraggi sia ex ante che ex post sui risultati per poi proseguire, coerentemente, oltre la emergenza Covid 19 mediante la definizione concertata - delibera DGR ottobre 2028 – del “patto per il lavoro e piano di sviluppo strategico del Lazio”.

Anche a distanza di appena un mese – aprile 2021 – con reciproca responsabilità politica e sociale, tra sindacati dei lavoratori e associazioni imprenditoriali, mediante un documento programmatico in cinque punti, si condivideva di mirare al superamento della critica fase attuale della economia e del lavoro regionale sollecitando un confronto in Regione Lazio, con priorità verso “l'azione centrale sul lavoro dei giovani e donne mediante piani di investimenti infrastrutturali nel Lazio e sollecitando le annunciate riforme, necessarie e indispensabili, per gestire agevolmente le sei missioni programmate del PNRR”.

Ecco, quindi, che non si partirebbe dall'anno zero in questa fase di ripresa graduale della economia e del lavoro laziale, riproponendo la giusta e urgente attenzione – come sollecitato dal Segretario Regionale CISL Coppotelli - con priorità e ascolto - su il valore umano ed economico della “occupazione giovanile territoriale nelle province laziali”.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano, 20 settembre 2021

 

 

 

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La scuola del futuro

AMBIENTE

Corso per insegnanti ed educatori dal 27 al 29 agosto presso l’Oasi di Cavoretto (TO) oppure online

CasaComune Gruppo Abele.LadudatoSi LaudatoQUI minLa scuola per il futuro, corso di educazione ambientale
Casacomune propone la seconda edizione di una formazione per insegnanti ed educatori su cambiamenti climatici, biodiversità, conflitti ambientali, cibo e salute. Si offriranno spunti di riflessione su stili di vita e di azione incontrando testimoni di esperienze virtuose o di impegno collettivo.
1 agosto 2021

Premessa

La scuola, da sempre elemento debole del sistema pubblico italiano, è stata particolarmente colpita dai provvedimenti di emergenza presi per arginare la pandemia. Gli studenti stanno vivendo un vero e proprio shock esistenziale: per molti mesi hanno vissuto la sospensione delle loro attività quotidiane “in presenza” (scolastiche, ricreative, sportive e di volontariato, in sostanza, di buona parte della loro vita di giovani) e soprattutto, un inedito spostamento dal reale al digitale delle loro relazioni tra coetanei e con le figure educative di riferimento.
È indispensabile che gli educatori, gli insegnanti e le figure “guida” sappiano raccogliere il disorientamento degli studenti – a volte, un vero e proprio malessere – offrendo loro gli strumenti e i percorsi esperienziali per rielaborare in maniera vantaggiosa il trauma collettivo che hanno vissuto nella solitudine del distanziamento sociale. Occorrono strumenti e percorsi pedagogici e, soprattutto, contenuti di riflessione che possano essere riconosciuti dagli studenti per la loro importanza esistenziale, in maniera da sollecitare il loro impegno individuale e di gruppo, superando le sensazioni di ansia, apatia e impotenza verso il futuro.Educazione ambientale
Le minacce che riguardano la Terra, la casa comune di tutti gli esseri viventi, hanno dimostrato di essere al centro dell’interesse di moltissimi giovani che ne riconoscono la portata decisiva per il proprio futuro. I giovani vedono i segnali di uno squilibrio di origine antropica che mette in grave pericolo la sopravvivenza di molte specie vegetali e animali, e che perpetua condizioni di marginalità, povertà e insalubrità per molte persone e comunità. Anche la diffusione di molte patologie ed epidemie non sono estranee al modo in cui siamo in relazione con la Terra.
Comprendere e saper trasmettere l’intima relazione tra gli esseri viventi, gli ecosistemi e le società umane è il primo passo per il cambiamento necessario attraverso un cammino educativo che coinvolga adulti e giovani per trovare altri modi di intendere il progresso tali da mettere al centro il valore insostituibile di ogni essere vivente, respingendo la cultura dello scarto di cose e persone.

Contenuti

Casacomune propone la seconda edizione di una formazione specifica per insegnanti ed educatori che intende divenire un appuntamento annuale stabile dedicato all’interdipendenza tra i fenomeni che viviamo: dai cambiamenti climatici alla perdita di biodiversità, dalla insostenibile produzione e distribuzione del cibo ai connessi fenomeni delle migrazioni e dei conflitti ambientali lontani e vicini, fino alle conseguenze sulla nostra salute.

Si offriranno anche spunti di riflessione su stili di vita e di azione atti a far fronte a tutto questo, incontrando testimoni di esperienze virtuose o di impegno collettivo. Saranno indicati e messi a disposizione materiali (dispense, bibliografie, sitografie) e strumenti, anche digitali, utili per il lavoro didattico, con riferimento particolare alle ore di educazione civica (Legge 92/2019) e si cercherà lo scambio interattivo su esperienze significative. Casa Comune

Il corso è riconosciuto dal MIUR. Clicca qui per il programma del corso e per effettuare le iscrizioni.

Parole chiave: #ecodidattica

 

 

 

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Il senso di un futuro per la RAI

I VIDEO DI UNOeTRE.it 

Il Prof. Stefano Balassone risponde alle domande di Valentino Bettinelli

RAI min 1Le domande poste da Valentino Bettinelli e in fondo la registrazione della video intervista svolta in diretta on line

A pochi giorni dall’avvio della discussione in Senato sul ddl di riforma della Rai, previsto per il prossimo 25 maggio, UNOeTRE.it ospita il Prof. Stefano Balassone, professore universitario, docente in materia di comunicazione e linguaggi, e già componente del consiglio di amministrazione Rai dal 1998 al 2002.
Tra le persone che hanno portato in Rai un nuovo metodo comunicativo, definito “Tv verità”. Un periodo florido dal quale nascono trasmissioni come “Quelli che il calcio”, “Avanzi”, “Un giorno in pretura” e “Chi l’ha visto”.

Con il Prof. Balassone vogliamo affrontare le prospettive future per la tv di Stato, anche e soprattutto alla luce delle imminenti novità riformatrici della stessa.
- A tal proposito inizierei con un quesito che riguarda il ruolo che una tv come la Rai può e deve rivestire in un mercato sempre più globale, dove i social network e i contenuti in streaming la fanno sempre più da padroni. Come crede che la Rai possa entrare a pieno titolo nella sfera più alta tra i network internazionali?

- Le ultime vicende relative alle polemiche del post concerto del Primo Maggio hanno riaperto una questione forse mai del tutto chiarita, ovvero quella della libertà di informazione delle tre reti nazionali. Partendo dalla sua esperienza diretta, può fornirci qualche spunto di riflessione sul ruolo che la politica riveste all’interno della gestione della Rai? Non crede che il diritto di informazione dei cittadini, che annualmente pagano il canone, vada garantito con pluralismo e senza interferenze politiche di qualsiasi genere da parte di chi fa servizio pubblico?

- Troppo spesso i contenuti della tv contemporanea sono dettati esclusivamente dai dati di audience e dallo share, a scapito della qualità degli stessi. Non trova opportuno che la televisione pubblica sia la prima a fornire una inversione di tendenza, tornando ad offrire format dalla qualità più alta e, quindi, un servizio maggiore al cittadino?

- Con l’avvento dell’era digitale l’offerta della Rai è cresciuta a livello di canali, ma personalmente trovo che tanti contenuti, soprattutto quelli prettamente culturali e di approfondimento artistico, trovino poco spazio nelle tre reti principali. Le chiedo se è d’accordo con questa mia visione, e se pensa che si possa fare di più anche su questo fronte?

 

 La registrazione della diretta video

 

 

 

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Il senso di un futuro per la RAI

LA TV DI STEFANO BALASSONE

In vista della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione Rai

Stefano Balassone ha contribuito al testo che segue

rai logoSono in corso le procedure di nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione Rai. Un semplice adempimento, accompagnato come sempre da varie emozioni sia nell’azienda sia nel mondo che le ruota intorno.

Al di là di questi prossimi momenti, incombe al Parlamento e al Governo la responsabilità di scelte che siano all’altezza della sfida di sistema, tecnologica, di mercato e di impresa che impegna l’intero sistema nazionale delle TLC. In questo ambito, in particolare, l’industria della comunicazione audiovisiva è colpita dalla crisi della tv nazionale, cui internet e social progressivamente sottraggono i ricavi, spingendo gli operatori privati verso nuove strade e dimensioni e mettendo a rischio la stessa presenza pubblica nella radiotelevisione. Per questo è auspicabile, in misura lancinante, che il Parlamento e il Governo non si limitino alle nomine del CdA richieste dalla legge, ma pongano mano a un’iniziativa organica che ridefinisca l’orizzonte della Rai su: 1) Specificità del soggetto pubblico rispetto alla tv commerciale e riequilibrio delle fonti di ricavo; 2) Informazione; 3) Coesione sociale; 4) Rapporto con la produzione nazionale; 5) Governo della RAI.

1 - Funzione del soggetto pubblico

La Rai, terzo gruppo per fatturatoin Italia (dopo Sky-Comcast, globale, e Mediaset italo-spagnola) mischia ricavi per due terzi pubblici (pari ai tre quarti del canone pagato dagli utenti, per il resto distolto dal Governo a favore di altri beneficiari) e per un terzo pubblicitari. Invece BBC-Channel Four, ARD-ZDF, France TV hanno un solo tipo di ricavo. Channel Four, pubblica, ma finanziata solo dalla pubblicità, grazie a questa spinta trasgredisce il mainstream di BBC e privati. Le tv pubbliche di Germania e Francia conferiscono al ricavo pubblicitario un ruolo marginale rispetto ai proventi del canone e delle vendite.

La Rai per contro si trova ad inseguire l’inserzionista pubblicitario, in sé più volatile, e utilizza il canone a compenso del minore affollamento imposto dalla legge. In sostanza, non è supplementare alla tv commerciale, ma non può neppure esserne vera concorrente.

I due antichi fondatori del Duopolio sono coinvolti dalla stessa crisi, ma possono uscirne solo da vie opposte: la Rai puntando sulle risorse pubbliche, a partire da un canone che le venga trasferito per intero; Mediaset in una dimensione internazionale.

2 - Informazione

Il diritto del cittadino ad essere informato è oggi garantito dall’assetto plurale delle imprese e dei mercati radiotelevisivi. Tanto più nella esplosione di fonti e fatti alternativi legata ai social network e all’offerta televisiva internazionale sugli schermi mobili e domestici.

Il ruolo del Servizio Pubblico può e deve concentrarsi nell’assicurare al grande pubblico nazionale un’informazione di qualità per varietà e completezza di formati e prodotti, anche nei canali internazionali. Quest’obbligo incorpora in se stesso il pluralismo culturale e il confronto dei punti di vista e delle voci e implica il superamento dell’attuale “pluralismo” politico-burocratico.

3 - Coesione sociale.

La comunicazione commerciale seleziona e coltiva target, fino all’estremo dei singoli individui contattati a mezzo social media. Il pubblico si frantuma di conseguenza in zolle separate che reciprocamente si voltano le spalle e/o confliggono quotidianamente.

La funzione specifica, complementare e supplementare, del Servizio Pubblico consiste nel rompere il chiuso delle cerchie, calarsi nelle visioni contrapposte e offrire una sorta di traduzione simultanea tra i diversi grumi. È un mestiere in parte nuovo e sconosciuto, reso attuale dall’impronta “separatista” che, a partire dai social, tende a dominare anche nei mass media ed a caratterizzare la vita pubblica nazionale, intellettuale e sociale, prim’ancora che politica. Per contro, la lunga evoluzione della crisi sanitaria e sociale, ha attivato dinamiche psicologiche più sensibili verso una comunicazione mirata oltre ogni discriminazione di razza, genere o cultura, alla reciproca attenzione critica e considerazione.

4 - Produzione Nazionale.

Nel contesto dell’unificazione del mercato audiovisivo continentale guidata dalle nuove piattaforme digitali internazionali, in tutti i maggiori Paesi europei (e nell’ultimo decennio, in qualche misura, anche in Italia) le imprese televisive in mano pubblica fungono da editore/committente strategico per la filiera della produzione nazionale, compensando, grazie alla disponibilità di un canone più o meno rilevante, le angustie strutturali del mercato nazionale e la pressione degli operatori globali sul pubblico nazionale. Il punto sta nel garantire alla produzione nazionale indipendente (di fiction, cinema, cartoon, documentari, format originali) budget di produzione competitivi nei mercati internazionali.

5 - Governo della RAI.

L’esperienza estera, e sopra tutte quella inglese, dimostra che non è utopico conciliare vertici nominati dalla politica con una sostanziale stabilità ed autonomia di conduzione dell’impresa in mano pubblica. Punti essenziali sono la separazione fra le fonti di nomina e le funzioni di controllo e rendicontazione, insieme con l’adozione di banali accorgimenti nella turnazione del “Collegio” cui siano conferiti i poteri proprietari. Funziona altrove, funzionerebbe, volendolo, da noi.

A partire da queste osservazioni ribadiamo la nostra richiesta al Parlamento affinché, superata al meglio l'incombenza delle nomine previste dalla legge, passi alla riforma strutturale del Servizio Pubblico. Contro la fatalità della lottizzazione.

 

Mario ABIS, Chicco AGNESE, p. Giulio ALBANESE, Antonella ANSELMO, Piero BADALONI, Stefano BALASSONE, Antonio BALDASSARRE, Guido BARLOZZETTI, Sergio BELLUCCI, Massimo BERNARDINI, Marcello BERNASSOLA, Antonio BETTANINI, Carlo BRANCALEONE, Angela BUTTIGLIONE, Anna CAMMARANO, Giovanni CAMPEOL, Claudio CAPPON, Paolo CARMIGNANI, Gennaro CARILLO, Salvatore CATALANO, Marco CAUSI, Liliana CAVANI, Pier Luigi CELLI, Enzo CHELI, Innocenzo CIPOLLETTA, Domenico CIRUZZI, Carla COLLICELLI, Licia CONTE, Alberto CONTRI, Massimiliano COSTA, Pier Virgilio DASTOLI, Paolo DE ANDREIS, Paola DE BENEDETTI, Piero DE CHIARA, Francesco DE DOMENICO, Domenico DE MASI, Francesco DE VESCOVI, Vittorio EMILIANI, Adriano FABRIS, Nuccio FAVA, Federico FAZZUOLI, Luciano FLUSSI, Andreas FORMICONI, Claudio FRACASSI, Carlo FRECCERO, Massimo FUSILLO, Piero GAFFURI, Gianpiero GAMALERI, Gloria GIORGIANNI, Giorgio GOBBO, Fabrizia GIULIANI, Fabrizio GIULIANI, Giuseppe GIULIETTI, Giampiero GRAMAGLIA, Alfredo GUARDIANO, Angelo GUGLIELMI, Massimiliano GUSBERTI, Luciano HINNA, Francesca IZZO, Erik LAMBERT, Giancarlo LEONE, Nicolò LIPARI, Raffaele LORUSSO, Andrea LORUSSO CAPUTI, Eugenio LUCREZI, Mario MAFFUCCI, Nino MARAZZITA, Giuseppe MARCHETTI TRICAMO, Simona MARCHINI, Gianfranco MARRONE, Donatella MARTINI, Sonia MARZETTI, Aldo MATERIA, Giacomo MAZZONE, Marco MELE, Andrea MELODIA, Emmanuele MILANO, Sergio MOCCIA, Raffaele MORESE, Massimo MUCCHETTI, Marino NIOLA, Gianluigi PEZZA, Francesco PINTO, Rosanna OLIVA DE CONCILIIS, Otello ONORATO, Matteo PALUMBO, Renato PARASCANDOLO, Antonio PARISELLA, Angelo Maria PETRONI, Sergio PISCITELLO, Pieraugusto POZZI, Massimo PRAMPOLINI, Angela RADESI METRO, Giuseppe RICHERI, Nino RIZZO NERVO, Carlo ROGNONI, Stefano ROLANDO, Patrizio ROSSANO, Francesco SAGNA, Barbara SCARAMUCCI, Bruno SOMALVICO, Michele SORICE, Celestino SPADA, Antonella STEFANUCCI, Giuseppe STRANIERO, Giancarlo TARTAGLIA, Annamaria TESTA, Riccardo TOZZI, Giuseppe VACCA, Pietro Antonio VALENTINO, Anne Sophie VANHOLLEBEKE, Carlo VERNA, Gianluca VERONESI, Vincenzo VITA, Bruno VOGLINO.

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Sora. Un progetto nuovo per il futuro della città

  • Pubblicato in da Sora

SORA. Comuni del Frusinate

Comunicato stampa congiunto M5S-PD

M5S PDUn progetto amministrativo nuovo per il futuro della città

Nelle scorse settimane, il M5S Sora ed il circolo PD Sora hanno avviato una serie di incontri, a cui hanno preso parte la Delegazione del M5S e il Commissario e il Sub-Commissario del circolo del PD sorano, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni politiche e programmatiche da porre a base di un’eventuale intesa per le elezioni comunali.

Negli incontri, svolti all’insegna della massima cordialità, è emersa la necessità di definire una proposta politica che fornisca all’elettorato sorano un segnale di discontinuità inequivocabile sia rispetto alle passate Amministrazioni che – ancor prima – nei confronti del modo abituale di fare politica a livello locale. L’obiettivo a cui puntano le due formazioni è quello di dare avvio ad una nuova stagione che ponga la competenza, la trasparenza e la legalità al servizio della città.

Le interlocuzioni sono avviate e, nei limiti temporali imposti dall’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, il PD ed il M5S restano aperti al contributo che altre forze politiche o civiche vorranno apportare alla costruzione di un’alleanza che realizzi un concreto rinnovamento della politica sorana.

Sora, 6 aprile 2021
Comunicato stampa congiunto
M5S Sora e Pd Sora

 

 

 

 

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I 100 anni dalla nascita del Pci siano un’occasione per riflettere sull’oggi e sul futuro

PCI centanni

Il PCI ricordato da un quasi cinquantenne

di Alessandro Mazzoli
Bandiera pci 350 260Viterbo – Il 21 gennaio di 100 anni fa, a Livorno, nasceva il Partito comunista d’Italia dalla scissione del Partito socialista italiano e come sezione nazionale dell’Internazionale comunista costituita all’indomani della rivoluzione d’ottobre del 1917.

L’Italia aveva appena vissuto il “biennio rosso” caratterizzato dalle lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920, ma, contemporaneamente, erano in corso i preparativi che avrebbero portato Mussolini al potere nel 1922 e all’avvento del fascismo.

Una fase drammatica della storia italiana ed europea.

Durante il regime fascista, a partire dal 1926, il PCd’I fu costretto alla clandestinità e i suoi dirigenti all’esilio ed ebbe una storia complessa e travagliata all’interno dell’Internazionale negli anni venti e trenta fino al ritorno alla legalità nel 1943 quando cambiò nome in Partito comunista italiano. Questo cambiamento non sembri banale, perché non lo fu e non lo è.

Passare dall’essere una sezione dell’Internazionale comunista a forza politica che rivendica una propria autonomia nazionale in quel contesto storico non fu indifferente e pose le basi per la costruzione di un grande partito di massa ancorato al proprio paese e interprete formidabile di una parte via via crescente della società italiana.

Il Pci è stato il più grande partito comunista dell’Europa occidentale e questo dovrebbe indurre a considerazioni storiche, politiche e culturali adeguate alla portata di questa vicenda.

Nel senso che questo non può essere spiegato semplicemente con la divisione del mondo in blocchi e con la forza di persuasione di un’ideologia (cose pure rilevanti, ma che hanno agito per ogni partito), ma è necessario indagare quegli elementi di originalità che hanno contraddistinto l’identità materiale e l’azione politica di quel partito.

Sono numerosissime le iniziative annunciate per la celebrazione di questo anniversario. Sia di carattere locale che nazionale. Evidentemente la vicenda storica del Pci ha ancora molte cose da dire, e non soltanto agli storici ma alla società e alla politica italiane.

Del resto nelle radici dell’Italia democratica e repubblicana c’è il contributo essenziale dei comunisti che unirono le loro forze a quelle dei democristiani, dei socialisti, degli azionisti, dei repubblicani, dei monarchici, dei liberali e degli anarchici. Lo fecero nella lotta di liberazione dal nazifascismo, lo fecero nei lavori dell’Assemblea costituente per la scrittura della Costituzione italiana. Lo fecero con la convinzione che la scelta del campo democratico fosse l’unica possibile.

Il Pci ha saputo essere una casa accogliente per milioni di persone. Aderire a quel partito non era facile. Bisognava essere introdotti da due iscritti che garantivano per te e a quel punto la domanda di adesione veniva esaminata.

Eppure il Pci raggiunse la cifra di 2 milioni di iscritti perché seppe essere un punto di riferimento sicuro in un contesto segnato da spinte assai più intense di quelle che viviamo adesso e che invocavano un mondo migliore. Per questo l’adesione al Pci era una scelta di libertà, di emancipazione e di appartenenza ad un modo di essere della politica che si arricchiva e si cementava nella dimensione di comunità in cui la partecipazione ad un disegno collettivo era la cifra principale della militanza.

Naturalmente essere interamente immersi in una vicenda collettiva e condivisa ha portato anche a difenderla come se si dovesse presidiare una presunta integrità o perfezione. Il che, in diversi passaggi, ha esposto quell’esperienza al rischio di smarrire il senso critico necessario a capire e correggere limiti ed errori. Così come non ha consentito di vedere per tempo il grado di consunzione del regime sovietico.

In ogni caso il ruolo del Pci fu cruciale in tutte le vicende che portarono a cambiamenti profondi del paese proprio perché non fu una “caserma” ma un punto di coagulo di sollecitazioni al cambiamento per l’affermazione di nuovi diritti. La stagione che va dalla fine degli anni 60 agli anni 70 certamente fu segnata dal terrorismo e dalle stragi, ma anche dalla crescita dei movimenti giovanili, del sindacato, del femminismo che posero nuove domande alle quali si rispose determinando cambiamenti senza precedenti.

Si possono ripercorrere brevemente: Statuto dei lavoratori, abbassamento della maggiore età, nuovo diritto di famiglia, il divorzio, la legge sulle lavoratrici madri e quella sugli asili nido, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, l’aborto, la riforma di Franco Basaglia.

In questo la scelta del Pci conteneva una doppia chiave. La consapevolezza che l’obiettivo del governo nazionale era precluso, ma a compensare una democrazia bloccata c’era la convinzione di conquiste possibili e non per caso una parte di quelle riforme trovò in Parlamento una maggioranza più ampia di quella a sostegno dei vari governi che si succedettero in quel periodo.

E, in fondo, è la stessa doppia chiave che consentì al Pci di svolgere un ruolo di governo rilevantissimo nel sistema delle autonomie locali e nei territori dimostrando di avere a disposizione una classe dirigente diffusa e preparata capace di misurarsi con passione e pragmatismo con tutti gli aspetti della vita reale delle persone e delle comunità.

Le esperienze delle giunte di sinistra in tante amministrazioni locali rappresentarono un elemento di dinamismo che contribuì a rafforzare dal basso la democrazia del paese e a consolidare il rispetto reciproco tra forze diverse e spesso diametralmente opposte.

Anche perché, tutto questo, avveniva dentro il vincolo stretto della guerra fredda in cui l’Italia costituiva un punto d’equilibrio particolarmente delicato e, nello stesso tempo, essenziale.

La stessa storia del viterbese è disseminata di bellissime esperienze di amministrazioni locali guidate dai comunisti o di cui i comunisti erano parte importante, tanto a livello comunale quanto a livello provinciale e regionale.

E senz’altro la migliore sintesi di capacità, passione e spirito di abnegazione che distingueva i dirigenti del PCI è rappresentata proprio da Luigi Petroselli, dal suo percorso personale e politico e dallo straordinario patrimonio che ci ha lasciato.

Sarebbe bello se questo anniversario potesse essere l’occasione per tornare a discutere serenamente e seriamente dei partiti. E cioè di quello strumento che serve a rappresentare e promuovere la società per alimentare costantemente la democrazia.

Il Pci insieme alle altre grandi forze popolari italiane, pur dentro limiti e contraddizioni, hanno costruito questo. Quei partiti consentivano ai più umili di diventare classe dirigente attraverso un percorso che era fatto di formazione politica e culturale e di acquisizione di un bagaglio di esperienze senza le quali c’è solo improvvisazione.

Un esempio di questo è stata senz’altro la figura di Emanuele Macaluso che ci ha lasciato due giorni fa e che si avvicinò al Pci per ragioni sociali, vista la povertà della propria famiglia e poi il sindacato, il partito, le lotte furono la sua vera scuola. Forse è anche di questo che si torna ad avvertire l’esigenza.

Sono molti anni che si teorizza come soltanto chi non ha avuto nulla a che vedere con la politica sia più adatto ad amministrare la cosa pubblica perché non abituato o non propenso al compromesso. Ma questo, come era facile prevedere, si è dimostrata un’idea sbagliata che ha impoverito il tessuto democratico, il dibattito pubblico e la stessa qualità delle decisioni.

Le democrazie più avanzate e mature si organizzano e si reggono sui partiti. Più i partiti sono trasparenti e capaci di rappresentare le grandi domande della società più rendono forte la democrazia. Non è davvero questione di nostalgia.

Semmai è l’auspicio che le celebrazioni dei 100 anni dalla nascita del Pci offrano uno spunto e un contributo per riflettere sul presente e sul futuro della sinistra, dell’Italia e dell’Europa in un passaggio storico inedito come questo in cui la pandemia obbliga a ripensare priorità e strumenti dell’agire politico. E’ il tempo di una nuova prova che va affrontata con coraggio e lungimiranza.

Alessandro Mazzoli
Partito democratico
Articolo scritto e pubblicato su Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564

 

 

 

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PCI Lazio: FCA e assenza di futuro

  • Pubblicato in Partiti

Partiti. PCI

Intervenire sulla crisi. Può farlo la politica a tutti i livelli! Subito un'iniziativa del Presidente della Regione Lazio anche in qualità di Segretario nazionale del PD.

fca 350 min«Cassa integrazione, chiamate per contratti brevi, navigazione a vista per un piano industriale semplicemente inesistente. Questa – denuncia con forza Oreste della Posta, segretario regionale del PCI – è la cruda realtà. Drammatica, in cui sono immersi migliaia di lavoratori FCA e dell’indotto.

Quale futuro per lo stabilimento FCA di Cassino? Da quando è operativa la fusione FCA-PSA che, è bene ricordare, riguarda esclusivamente la definizione dei vertici, senza un piano di sviluppo chiaro soprattutto per i siti del mezzogiorno, il futuro dello stabilimento di Cassino è tra coloro i quali è sospeso. La FCA ha ricevuto per la vendita 5,3 mld di euro ma le decisioni restano in Francia e questo, sommato all'assenza di un piano industriale, genera un livello di allarme per il sito di Cassino che conta oggi 3400 dipendenti con un indotto di altri 2000 lavoratori che versa già in una situazione di grave sofferenza con continui ricorsi alla cassa integrazione e ai contratti a termine.

Il PCI ritiene assolutamente necessario che in questa fase la politica, sia a livello regionale che nazionale, prenda in mano la situazione, assuma decisioni e pretenda dal gruppo FCA risposte in quanto ha ricevuto dallo stato 6,3 mld di euro senza condizioni, facendo un grande regalo al gruppo. – Rincara il dirigente comunista - Chiediamo che deputati e senatori eletti nel nostro territorio battano un colpo in quanto sono stati completamente assenti su questa tematica così importante per la nostra provincia che, è bene ricordarlo, vede lo stabilimento di Cassino centrale e strategico dal punto di vista sociale ed economico. Un territorio già messo a dura provaBandiera pci 350 260 e che l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha contribuito ad aggravare facendo registrare meno presenze di turisti specie quelle storico-religioso. – concludendo, Della Posta propone - Chiediamo un intervento immediato del Presidente della Regione Lazio anche in qualità di Segretario nazionale del PD. 

Va dato atto ai sindacati che alcuni mesi fa hanno illustrato al Parlamento la grave situazione dello stabilimento chiedendo un deciso ed energico intervento del nuovo gruppo industriale. Alla luce di tutto ciò, il PCI chiede un rapido intervento del Governo e della Regione affinché venga affrontata e data soluzione a questa grave situazione. Il tempo è già scaduto! La politica può salvare CASSINO!»

 

 

 

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Un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro

Comunicato

Siamo all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile

Ceccanoasinistra 350 minLe elezioni comunali del 20 e 21 settembre si sono concluse con la vittoria al primo turno della coalizione di centro destra e la conferma del Sindaco uscente (e sfiduciato) Caligiore.

Un risultato che chiaramente non auspicavamo e che riteniamo fortemente negativo per le caratteristiche della coalizione vincitrice dominata dalla destra più conservatrice e reazionaria; ci sono tutti i presupposti per essere seriamente preoccupati per il futuro del dibattito politico nella nostra città.
Questo risultato è stato anche aiutato dalla campagna elettorale del candidato Corsi che in questi mesi non ha mai attaccato Caligiore e non ha mai spiegato le ragioni della sua fuoriuscita dalla maggioranza, consentendo così al centro-destra di presentarsi come vittima di una congiura di palazzo, di fatto spianando la strada alla più facile delle propagande.

Inoltre la presenza di ben 14 liste nelle coalizioni Corsi e Caligiore ha favorito un elettoralismo esasperato, con una pletora di candidati inutili, finalizzati ad eleggere come sempre i soliti noti, “politici di professione”, che ogni volta si presentano come il nuovo ed in realtà sono sempre gli stessi, siano essi dirigenti di partito o capi di “liste civiche”.

Alla luce di quanto appena scritto il risultato della candidata Emanuela Piroli e della sua coalizione appare straordinario, gli oltre 2000 voti delle liste e gli oltre 3000 alla candidata costruiti in appena sei mesi dalla sua scesa in campo esprimono una forza non scontata, essi sono la rappresentazione della parte politica pulita ed innovatrice della città.
La sua candidatura e le liste che l’hanno supportata rappresentano una proposta ed un desiderio di cambiamento e rinnovamento, caratterizzandosi indubbiamente come democratici, progressisti, ecologisti e fortemente ancorati ai valori della sinistra storica e non.
Dentro questa alleanza, la lista di ”Ceccano a Sinistra”, come abbiamo già scritto non è solo un’alleanza elettorale ma è una proposta politica che facciamo alla città e che adesso è soltanto all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile.

Ringraziamo tutti i nostri elettori, le candidate e i candidati e tutti quelli che semplicemente ci hanno aiutato in questa avventura, che è stata divertente, esaltante, faticosa ma soprattutto ha fatto rinascere in tanti di noi la voglia di rifare politica, di impegnarsi per qualcosa che non sia soltanto un tornaconto personale.
Il risultato della nostra lista è importantissimo, è un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro, un investimento di idealità e di lotta per le donne e gli uomini di Ceccano .

Ceccano a Sinistra

 

 

 

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Non e’ un’anomalia. E' il futuro necessario alla citta’ di Ceccano

La vera anomalia è la scomparsa della sinistra storica legata ai principi di civiltà della Costituzione della Repubblica

ceccano palazzo antonelli 350 253di Oriano Pizzuti - L’anomalia ceccanese non consiste, come da qualche parte si vuol far credere, nel fatto che si presenti alle prossime elezioni comunali una lista della Sinistra, a sostegno dell’unico candidato a Sindaco di Centro-Sinistra: Emanuela Piroli.

La vera anomalia, che pesa come un macigno nella storia di Ceccano e nella coscienza di tanti cittadini, che pur si sono impegnati negli anni per l’affermazione di programmi, idee e persone provenienti dalla tradizione democratica, popolare, laica e cattolica, legata ai principi di civiltà della Costituzione della Repubblica, è la scomparsa della sinistra storica, sciolta in un confuso connubio “civico”, espressione del consociativismo trasversale fra destra e sinistra che ha portato all’immobilismo ed all’arretratezza il nostro Comune, nel solco di scelte neoliberiste e di impoverimento sociale e ambientale.

A fronte del caos politico amministrativo venutosi a creare dopo la seconda chiusura anticipata della consiliatura comunale, non si può fare a meno di sottolineare la cronica incapacità e l’inadeguatezza, dimostrata da tutti quanti hanno amministrato il Comune di Ceccano nel corso delle ultime due consiliature, partiti e liste cosiddette civiche, dimostrata dagli stessi consiglieri, con le dimissioni sottoscritte davanti al notaio o con la sfiducia al Sindaco, nel disprezzo nei confronti dell’Ente e dell’elettorato.

Dopo quattro anni di crisi risolta con un’implosione che ha portato al commissariamento, la destra ripropone il sindaco sfiduciato e quasi per intero l’alleanza implosa, con l’obiettivo di completare il nulla amministrativo e la riproposizione dei litigi del precedente Consiglio.

L’unica novità e speranza per un futuro di ripresa civile, sociale, produttiva, di rinascita del senso civico e di comunità, è rappresentata dalla candidata Emanuela Piroli, a guida di una coalizione di Centro – Sinistra caratterizzata da liste di impegno civile e sociale, ambientale e di sinistra.

All’interno di questa coalizione va annoverata una novità il cui valore trascende i confini municipali e rappresenta un messaggio politico di grande rilievo ed è la lista di "CECCANO a SINISTRA" che rappresenta lo sforzo di quanti, provenienti da una sinistra plurale, fatta di percorsi ideali e personali diversi, non rinnegano il proprio vissuto, ma decidono di unirsi ad altre forze democratiche, popolari ed intellettuali, a chi sceglie di stare dalla parte di un progetto di rinascita civile, sociale ed ambientale della città. Va restituita dignità alla politica ceccanese mortificata da troppi laboratori del potere politico, contrari alla vita democratica ed economica di Ceccano. Solo unendo le sensibilità, le capacità, le intelligenze, con spirito autenticamente unitario, disinteressato e leale, sarà possibile affrontare in modo nuovo, moderno e dinamico la triste situazione in cui versa il nostro Comune.

Ceccano ha molte potenzialità per liberarle occorre unità, coraggio, competenza e chiarezza.

 

Oriano Pizzuti

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