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Quale futuro per i giovani imprenditori agricoli

agricoltura giovani imprenditori 350 mindi Donato Galeone - Per rispondere alla domanda se vi è FUTURO per i giovani imprenditori agricoli – a mio avviso e come tecnico agrario – dovremmo tentare di capire si vi è la esigenza di promuovere “conoscenza e convinzione” - innanzitutto - nei nostri territori per convenire che il mondo agricolo con le nostre “agricolture” hanno necessità e bisogno di avviare il “ricambio generazionale”.

Diciamo subito che il Lazio ed i nostri territori - ma anche l'Italia nell'Unione Europea – ha scarsa incidenza di giovani conduttori agricoli - mediamente appena il 5% nel 2010 di età inferiore ai 35 anni – mentre già in Francia sono l'8,7% e si raggiungono valori di oltre il 10% nei Paesi nordici europei.
Le statistiche – censimento ultimo del 2010 – ci indicano che nella nostra agricoltura è operativo solo un giovane ogni dieci conduttori agricoli di età oltre i 55 anni. Ed è prevedibile che in un futuro non molto lontano – tra un quindicennio – gli ultracinquantacinquenni di oggi cesseranno di lavorare i campi.

Il calcolo attuariale è semplicissimo. Pur possibile il prolungamento di terza e quarta età di vita media anche degli agricoltori imprenditori, ultrasessantacinquenni, quanti di loro avranno il “successore famigliare per un futuro di cambiamento generazionale “?
Sappiamo che non è facile “capire queste ragioni” pur rendendoci conto che si tratta di una “sfida epocale” che necessita di interventi “non a pioggia” ma di politica agraria mirata per vincere, gradualmente, la sfida che può essere definita a dimensione globale.
Ci aiutano, in parte, le indicazioni che conosciamo dell'ultimo Censimento Agricoltura 2010 che sono generali e danno risposte soltanto alle principali questioni del mondo agricolo italiano.
Siamo obbligati, comunque, a traguardare la politica agricola comunitaria – la PAC - tanto a consuntivo del periodo 2007-2013 quanto ci coinvolgerà nel prossimo 2014-2020.

Dal 27 giugno 2013 abbiamo conosciuto le cosiddette prime novità della nuova PAC 2014-2020 ed anche le importanti “misure per i giovani imprenditori agricoli”.
E' dovere informare e rendere pubblico, riferendoci al periodo 2007-2013 ed a pochi mesi dal rendicontare, sulla quantità delle risorse impiegate e sulla qualità finalizzati degli interventi e gli investimenti ammessi e cofinanziati dal PSR Lazio, rispetto alla disponibilità di spesa stimata dalla Commissione Europea – per settore pubblico – di Euro 700.434.557 così revisionata il 24 gennaio 2013.

Ci risulta che nel Lazio - ormai a fine periodo 2013 e prorogato di fatto versoi il 2014 - le risorse pubbliche disponibili da impiegare erano al 1° gennaio 2013 di circa 364.000 euro.
Riteniamo che grande parte di queste residue risorse dovrebbero essere spalmate tra le Misure più richieste dagli operatori agricoli laziali “agevolando l'imprenditorialità giovanile” e con essa tutte le potenziali attività connesse all'agricoltura: incentivi al miglioramento e promozione di vendita dei tradizionali prodotti tipici locali; estensione e qualificazione del turismo rurale; sostegno al comparto energetico delle energie rinnovabili mediante l'utilizzo dei sottoprodotti agro forestali, agro alimentari e degli allevamenti; coinvolgimento dell'impresa agricola nella tutela, salvaguardia ambientale e paesaggistica locale e laziale.
La Politica Agricola Comunitaria (PAC) – nel Lazio – e gli impegni di spesa tramite il PSR 2007-2013 da spendere, non a pioggia, dovrebbero accelerare al massimo possibile l'orientamento verso la “imprenditorialità giovanile” riducendo, innanzitutto, le lunghe attese burocratiche e sbloccando gli accessi – con erogazione di credito agevolato - su progetti di investimento ammessi al cofinanziamento comunitario dalla Regione Lazio.

Questi orientamenti e decisioni agevolerebbero l'interesse dei giovani nell'intrapredere in agricoltura e rafforzerebbe la cosiddetta “staffetta di ricambio generazionale” oltre il 2014-2020 con la nuova programmazione PAC che dovrebbe puntare sui giovani confermando e migliorando il “premio di primo insediamento” fino a 70.000 euro con l'ammissione verso investimenti cofinanziati anche in progetti innovativi sperimentali.
Inoltre, con riferimento al più recente orientamento sulla PAC 2014-2020, dal 27 giugno 2013, per i giovani agricoltori sono state proposte “aggiuntive positività” al fine di incentivare l'accesso professionale agricolo ai produttori di meno 41 anni ai quali dovrebbe destinarsi il 25% in più dei pagamenti diretti spettanti per ettaro.
In aggiunta a questa garanzia obbligatoria gli Stati membri dell'Unione Europea – anche l'Italia e la Regione Lazio – avrebbero facoltà di adottare misure a favore dei giovani imprenditori agricoli.

Siamo coinvolti tutti i giorni dalla televisione, radio, internet e giornali che ci informano in tempi reali e ci dicono – non sempre – “come aiutare gli altri” con il segno della solidarietà.
Ma giorno dopo giorno ci appare esemplare Papa Francesco che richiama” al bene comune” sia credenti che non credenti, impegnando i giovani, a superare le “povertà e le sopravvivenze umane” - lottando controcorrente “ - per elevare la dignità del lavoro nelle campagne.

Dovremmo domandarci se non ci fosse lo sviluppo dell'agricoltura e le attività a essa connesse – in assenza di imprenditoria giovanile ed in presenza prevalente di anziani che non possono lavorare con ritmo di età giovane – come si potrebbe garantire l'autosufficienza alimentare locale, laziale e mondiale?
Spesso non pensiamo o pensiamo poco alle condizioni di povertà e sopravvivenza nel mondo e che solo in Cina appena 700 milioni di persone hanno superato – nel 2013 – la soglia media di 1,25 dollari al giorno, pur in presenza di crescita dell'economia nella stessa Cina, India e Brasile!

Eppure nel mondo, nelle nostre comunità e nel Lazio abbiamo potenzialità di sviluppo sostenibili e terre in abbandono o incolte anche di proprietà pubblica.
Dovremmo in tempi brevi estendere le nostre ricerche territoriali – valutare e conteggiare costi, tempi e modalità di sviluppo – per favorire e condividere il superamento di diffuse e oggettive incertezze di futuro che non è da attribuire soltanto al fantasioso pensiero giovanile sulla incertezza di reddito prevedibile degli operatori agricoli.
Le nostre ricerche territoriali dovrebbero verificare e rilanciare le vocazioni agricole da integrare e cofinanziare con investimenti di ammodernamento delle strutture aziendali funzionali all'orientamento tecnico produttivo e in una dimensione economica che preveda, gradualmente, un equo conseguimento di “redditività da lavoro” nei bilanci annuali del giovane imprenditore agricolo.
E' certamente fondamentale favorire una “ricomposizione fondiaria” più vicina ai circa 15 ettari/azienda di media europea rispetto alle nostre dimensioni medie italiane di circa 7,5 ettari che si riducono nel Lazio fino ai 2,5 ettari, mediamente, nella Provincia di Frosinone.

E' essenziale l'assetto fondiario a “dimensione economica” strutturale aziendale, pur integrata da subentri di parente agricoltore entro il terzo grado e da possibili affidamenti – preferibilmente in affitto con prelazione all'acquisto – di terre incolte pubbliche a giovani imprenditori.
Ma la struttura fondiaria così ricomposta o da ricomporre necessità di investimenti materiali e immateriali e, quindi, di credito – agevolato erogato da banche o consorzio fidi – a breve, medio e lungo termine adeguabile, appunto, alla dimensione aziendale e agli ordinamenti colturali e produttivi, nonché, alle possibili attività che il giovane imprenditore propone, ovvero, la “sua idea di impresa”.

Definita la idea di impresa – da strutturare, ristrutturare, o ricostruire – il primo passaggio è la elaborazione di un “progetto di sviluppo aziendale” singolo o preferibilmente associato.
Un progetto con il quale il giovane, innanzitutto, deve compiere una scelta fondamentale: deve scegliere il suo futuro imprenditoriale da singolo o in associazione con altri produttori.
Vale a dire: o un tipo di “imprenditore tradizionale” di uno specifico comparto o ordinamento produttivo; o un “imprenditore della diversificazione produttiva” attivando le innovazioni e gli orientamenti in agricoltura offerti dalle recenti legislazioni comunitarie, nazionali e regionali da programmare ( agriturismo, fattorie didattiche , reti di qualità di prodotto anche con vendite dirette, energie rinnovabili).

Fatta la scelta sulla “figura imprenditoriale” procedere:
• con il trasformare la “idea di impresa” nel progetto di sviluppo aziendale mediante il dettagliare nel contesto dell'obiettivo generale progettuale, anche, quelli specifici rilevandone i risultati che si attendono e le azioni da indicare, congiunte alle risorse necessarie per raggiungere quei risultati (è il cosiddetto “business plan economico finanziario” da elaborare con cura, rapportato ai mercati e alla richiesta del cofinanziamento);
• con il ricercare – sulla base della progettazione condivisa – la possibile fonte di finanziamento, oltre il premio di primo insediamento giovani: investimenti, qualità, pacchetto giovani previsti dal PSR e per acquisto terra , da verificare, con la possibilità di mutuo presso l'ISMEA;
• con l'acquisizione di “formazione base” in agricoltura tramite partecipazione a corsi di formazione professionale organizzati da Enti autorizzati e riconosciuti dalla Regione Lazio.
Adempimenti necessari per avviare una impresa agricola:
• apertura della partita IVA presso l'Agenzia delle Entrate;
• iscrizione nel Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio;
• iscrizione e dichiarazione presso l'INPS provinciale.

 

27 luglio 2013

 

 

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Difesa, Frusone - M5S per un Team del futuro

Difesa, Frusone (M5S): mia candidatura a facilitatore per difesa e sicurezza.LucaFrusone 350 260

«Ho deciso di creare un gruppo di lavoro permanente e candidarmi come facilitatore sui temi della Difesa e della Sicurezza. L’obiettivo è costruire un luogo di scambio informativo in cui chiunque voglia portare il proprio contributo alla nostra azione politica possa esprimere le proprie idee discutendole con persone preparate, pronte a valutarle nel merito».

È quanto afferma in una nota il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone. In merito alla squadra il deputato pentastellato precisa «ho voluto coinvolgere tre colleghi che mi aiuteranno a coadiuvare il lavoro con l’ausilio di tecnici di altissima competenza sposandolo con le istanze provenienti dal territorio. La referente nazionale del team è Emanuela Corda, portavoce alla Camera dei Deputati con una lunga esperienza in Commissione Difesa ed oggi Presidente della Commissione Parlamentare per gli Affari Regionali. Con lei abbiamo portato avanti importanti battaglie nelle istituzioni, prima da opposizione e poi da maggioranza. Il referente regionale è Luigi Piccirillo, portavoce eletto in Regione Lombardia, membro della Commissione permanente Affari istituzionali e di quella su Cultura, ricerca e innovazione, sport e comunicazione. Luigi è inoltre componente della Commissione speciale sulla situazione carceraria in Lombardia e quella su Antimafia, anticorruzione, trasparenza e legalità. Il referente comunale è Vincenzo Siani, consigliere del primo municipio di Roma, vicepresidente della commissione bilancio e componente della commissione lavori pubblici, sicurezza e contrasto all’abusivismo».

«Nelle prossime ore annunceremo tutti i componenti dei team interni ed esterni e sono certo che apprezzerete la loro storia, le loro competenze acquisite nelle esperienze politiche e professionali e la loro grande passione».

 

 

 

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PCI: Quale futuro per lo stabilimento FCA di Cassino?

  • Pubblicato in Partiti

FCA Piedimonte 350 260Quale futuro per lo stabilimento FCA di Cassino? E’ indispensabile un intervento pubblico.
Cassa integrazione dilagante per tutti gli stabilimenti italiani, promesse fatte da FCA e non mantenute circa il piano industriale di 5 miliardi di euro. A Torino aspettano di partire con la 500 elettrica, a Pomigliano con il SUV di classe “C” Tonale e a Cassino?
Per adesso nessuna risposta! Si era vociferato circa la produzione di un SUV di segmento D della Maserati, ma all’orizzonte c’è solo tanta cassa integrazione!
Nel 2019 si è superato la soglia dei 100 giorni attestandosi a quota 104 giorni di cassa integrazione con una percentuale che si avvicina a circa il 60% con un netto calo del salario degli operai. La produzione della Giulietta che si attesta attualmente a 70 unità in un prossimo futuro scenderà a quota 40 e questi non sono di certo numeri che possono sorreggere uno stabilimento con capacità produttive nettamente superiori.
Se a questo dato aggiungiamo anche la riduzione del personale dovuta al pensionamento di molti operai, lo stabilimento di Cassino da 4400 dipendenti passa a 3682, con una perdita secca di oltre 700 posti di lavoro, impedendo per altro il naturale ricambio generazionale, che in altre grandi aziende sta avvenendo. Un altro campanello d’allarme che ci fa preoccupare maggiormente sul futuro del nostro stabilimento.
Per conseguenza quando si produce, lo si fa con un minor numero di lavoratori, e inevitabilmente con carichi di lavoro sempre maggiori, al punto da divenire insostenibili.
L’accordo fatto tra FCA e PSA attualmente non dà alcuna garanzia che nuovi modelli, soprattutto quelli ibridi o elettrici (che rappresentano il futuro dell’automobile), vengano di fatto prodotti nello stabilimento di Cassino.Bandiera pci 350 260
In questo quadro il Partito Comunista Italiano propone che lo Stato, tramite la Cassa Depositi e Prestiti, acquisti una quota determinante di azioni in modo da garantire la produzione di nuovi modelli con nuove tecnologie, investendo in ricerca e innovazione, in modo da garantire il necessario sviluppo del settore e dello stabilimento di Cassino.
LE POLITICHE PORTATE AVANTI DA MARCHIONNE HANNO PORTATO AL COLLASSO L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ITALIANA: CASSINO E LA CIOCIARIA POTRANNO PAGARE UN PREZZO ALTISSIMO CAUSA DEL FORTE RITARDONELLA PROGETTAZIONE DEI NUOVI MODELLI.
I BASSI SALARI E LA CANCELLAZIONE DEI DIRITTI DEGLI OPERAI NON SONO SERVITI A RILANCIARE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E QUESTA E’ UN’ULTERIORE PROVA DELLE POLITICHE SBAGLIATE DEL NEOLIBERISMO.
PCI Frosinone cicl.in.prop piazzetta Conti di Aquino, 4 17/12/2109

 

 

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La bellezza, la storia e l'impegno della scuola per il futuro

La bellezzadi Paola Bucciarelli - Dall’antichità ad oggi, l’uomo si è sempre interrogato sull’idea di bello. La bellezza è una delle cifre che hanno caratterizzato tutte le società e, di conseguenza, le culture del mondo.

Potremmo costruire, anzi è stato già fatto, una storia del mondo a partire da una storia della bellezza. Potremmo, attraverso questo concetto, osservare come sia cambiato attraverso i secoli e come siano evoluti, sviluppati, i diversi popoli. Potremmo accorgerci che la bellezza non è mai stata semplicemente legata all’arte, ma anche alla natura, ai fiori, alle piante, agli animali, agli astri, al divino.
Insomma la bellezza ha da sempre mille espressioni, sta agli uomini saperle cogliere.

Gli uomini riescono a cogliere la bellezza quando è parte della loro identità. L’identità degli uomini passa per la storia che la forma e la plasma. Uno studio sempre più superficiale della storia rischia,dunque, di intaccare sempre più pericolosamente le radici del nostro Paese e della nostra cultura.

La storia, invece, ci aiuta a comprendere e a mettere in relazione cose diverse. Marginalizzandola si diventa schiavi inconsapevoli. La storia invece diventa un potente mezzo per sfuggire a quell’eterno presente che schiaccia le persone in un’attualità ossessivamente pervasiva, dove esiste solo ed esclusivamente il tempo presente, l’attimo, l’istante, si dimentica il passato e non si pensa al futuro.
L’incertezza dell’esistenza che caratterizza l’uomo contemporaneo fa si che questi si senta sciolto da ogni vincolo e legame, stando al mondo senza un progetto.
Lo studio della storia e’ quindi necessario per la comprensione delle proprie radici, dei nostri errori, delle nostre opinioni, del nostro progetto. La storia come verifica delle nostre posizioni. Pertanto, dimenticare il passato, prima ancora che portarci a prendere decisioni sbagliate e a ripetere errori passati, ci fa dimenticare noi stessi, chi siamo, qual è la nostra identità.
La storia, però, ci aiuta non solo a comprendere il presente ma allo stesso tempo a delineare la strada verso il futuro.

Oggi, insieme al passato, gli studenti ci chiedono di studiare il futuro.
Ragazze e ragazzi ci pongono domande legittime alle quali nessuno sa dare risposte certe. Questa è la sfida che attende e, sempre di più attenderà, i docenti.

I docenti per primi devono mettersi a studiare per provare a capire come si può affrontare insieme la questione dei cambiamenti climatici: con quali strumenti e consultando quali materiali, utilizzando quali saperi e con quale metodo di ricerca.
Non basta solo il ricorso alle discipline scientifiche, perché in ballo ci sono i nostri comportamenti, dunque il nostro immaginario, insieme al necessario confronto tra opinioni diverse. Dovremo dunque interrogarci sull’etica, praticare il dialogo, incrociare la filosofia.
Un’ottima occasione, dunque, per metterci in gioco davvero e discutere, con dati alla mano, se lo sviluppo sostenibile sia solo un ossimoro e cosa intenda fare chi parla di green new deal.

Nelle manifestazioni denominate “friday for future” sono apparsi cartelli che sintetizzavano in maniera sublime l’indirizzo a cui tutti dobbiamo tendere: "- EGO + ECO".
Decenni di individualismo di massa sfrenato comportano, per contrastarlo, cambiamenti profondi. Trent’anni fa Alexander Langer propose il tema della conversione ecologica, evocando una trasformazione che doveva intrecciare la necessaria riconversione energetica, agricola, urbanistica e industriale con una più profonda trasformazione delle nostre relazioni con la natura, il pianeta e l’iniqua distribuzione delle ricchezze. Nel cercare di individuare un’etica all’altezza di una sfida ecologica che sentiva ineludibile, proponeva di riprendere la morale kantiana così formulata: ciascuno di noi dovrebbe limitare il suo consumo di risorse ed energia, adeguandolo alla possibilità che i sei miliardi di abitanti del pianeta possano consumare altrettanto. Siamo arrivati a essere oltre 7,7 miliardi noi inquilini della Terra e calcolare quali cambiamenti nei consumi e nel nostro stile di vita comporterebbe il prendere sul serio quella morale potrebbe costituire un ottimo esercizio per avvicinare al nostro sentire le condizioni di vita materiali di miliardi di nostri coinquilini, comprendendo che già oggi, oltre la metà delle migrazioni forzate di intere popolazioni, sono dovute a fattori climatici e ambientali.

Per cambiare, però, abbiamo bisogno non solo di scienza e statistica, ma anche di simboli e immaginario, dunque di arte e potremmo ricordare le profetiche parole dal dottor Astrov nello zio Vania, di Anton Čecov : “Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta. Tu mi guardi con ironia (…) ma quando passo vicino alle foreste contadine che ho salvato dal taglio fraudolento, quando sento stormire la mia giovane foresta piantata dalle mie mani, io mi accorgo che il clima è un poco anche in mio potere e che se fra mille anni l’uomo sarà felice, ne avrò un poco anch’io il merito.”

 

 

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La Memoria del futuro

memoria del futuroUNOeTRE.it continua con la presentazione del progetto "Memotech"*: salvaguardia e catalogazione delle memorie. Dopo "OLTRE LA GUERRA" che è il quarto ed ultimo capitolo del film "LA MEMORIA DEL FUTURO" realizzato con la regia di Adolfo Brunacci per il progetto "Memotech", intervistando 16 testimoni (8 diretti e 8 indiretti) della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Cassino e del frusinate, pubblichiamo altri brani, in 3 video, del film racconta la Seconda Guerra Mondiale nel Frusinate attraverso i ricordi dei bambini e dei ragazzi di un tempo:

 

Capitolo 1 - La guerra dei bambini

 

Capitolo 2 - Il colpo di coda

 

Capitolo 3 - Il lascito degli eroi

 

 *di GolemICT Software e servizi innovativi

 

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Oltre la guerra

lamemoriadelfuturo 350 260 minUn bel video che nasce dal libro di Lucia fabi e Angelino Loffredi "L'infanzia salvata. Nord sud un cuore solo".

Giovedì 24 ottobre alle ore 16 presso l’Atelier Memory Gate: la porta della memoria, all’interno del complesso del Museo Historiale di Cassino si è svolta l’inaugurazione del progetto "Memotech"*: salvaguardia e catalogazione delle memorie.

"OLTRE LA GUERRA" è il quarto ed ultimo capitolo del film "LA MEMORIA DEL FUTURO" realizzato con la regia di Adolfo Brunacci per il progetto "Memotech", intervistando 16 testimoni (8 diretti e 8 indiretti) della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Cassino.

 

L'unica storia qui contenuta è:

"I treni della speranza" di Giuseppe Gentile, Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Musiche, interviste e testi - Daniele Mutino
Regia, fotografia e montaggio video - Adolfo Brunacci
Immagini - Assunta Petrocchi
Danza/Mimo - Sara Maranca e Mauro Vizioli
Direzione organizzativa - Tiziana Barone

 

Il video

 

UNOeTRE.it per ora dispone solamente di questo video riguardante “I treni della speranza”. Successivamente, appena disponibili, pubblicheremo anche gli altri realizzati a partire dallo stesso film.

 

*di GolemICT Software e servizi innovativi

 

 

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#Colleferrodicebasta!

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Valle del Sacco Futuro, Ambiente e Salute. Dimostrazione #Colleferrodicebasta!

Il Comitato residenti Colleferro, dopo un ciclo di incontri per avvicinare i cittadini alle problematiche del territorio, promuove una mobilitazione contro l’inquinamento ambientale, il 18 e il 27 settembre 2019, su Futuro, Ambiente e Salute.

Il primo appuntamento è fissato per Mercoledì 18 settembre 2019, ore 11.00, piazzale A. Moro, antistante l’ospedale di Colleferro, da dove partirà il bus per un breve “viaggio” tra i luoghi cittadini, simbolo dell’emergenza rifiuti.

Il secondo appuntamento è per Venerdì 27 settembre 2019, ore 17.00, piazza Italia, a Colleferro, sotto la Casa comunale.
Invitiamo tutti a partecipare: cittadini, comitati e associazioni della valle del Sacco per dire con un’unica voce che l’inquinamento del territorio è ormai insostenibile e per denunciare le gravi mancanze delle Amministrazioni locali e regionale.

#Colleferrodicebasta: due dimostrazioni, in coordinamento con lo sciopero globale Fridays for Future, per criticare il silenzio e l’inerzia delle Istituzioni e dall’altro il fermento e il fervore con cui le stesse portano avanti nuovi progetti contro la valle del Sacco.

È ora di alzare nuovamente la testa. Paliano, Anagni, Genazzano, Artena, Segni, Valmontone, tutta la Valle è a rischio. Il futuro della nostra terra e la nostra salute sono a rischio. Dobbiamo difenderli!

Sulla reale situazione in cui versa la valle mancano azioni radicali e di rottura rispetto al passato e nessuna iniziativa pubblica viene presa per informare gli abitanti sullo scenario che delinea il nuovo piano rifiuti, adottato dalla Regione Lazio il 2 agosto 2019.

Il Piano rifiuti regionale conferma lo stesso ciclo dei rifiuti fino al 2022, introduce l'ATO (ambito territoriale ottimale) unico per la libera circolazione dei rifiuti in tutto il territorio regionale, privilegia i grandi impianti industriali per il trattamento dei rifiuti, prevede un “miracoloso” mega compound industriale a Colleferro, punta sul 70% di differenziata entro il 2025 e introduce il sub ambito di Roma.

Le questioni ambientali di maggiore aggravio, dove più fioca è stata la voce degli Enti locali, riguardano inoltre le attività industriali di siti sensibili, legati alla nascita di Colleferro e che ancora oggi hanno un forte impatto ambientale.

Poche o nulle le informazioni intorno ad alcuni complessi industriali e grandi produzioni, mentre è certo che Italcementi spa ha chiesto l’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”), con una capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. In termini di qualità dell’aria, l’inquinamento è dato da circa 100 punti di emissione, nel totale disinteresse del Comune.

Ogni giorno circa 100 TIR entrano ed escono per scaricare 1.000 tonnellate di rifiuti a Colle Fagiolara, uno scempio che la Regione vuole prorogare fino a dicembre 2019.
Ignorati dalla politica, contro gli odori mefitici della discarica ci siamo rivolti alla Magistratura. Il 19 e 20 settembre il Comitato residenti Colleferro testimonierà al Tribunale di Velletri e dirà cosa ci hanno fatto subire dal 2014!

La Regione ci condanna a pattumiera del Lazio, mentre il Comune assiste in silenzio alle proroghe e alle prese in giro, abbandonando i cittadini di Colleferro, che dovrebbe tutelare, alle polveri incontrollate dei cantieri Vailog-Amazon e ai miasmi della monnezza.

L’idea geniale dei nostri Amministratori è convertire gli inceneritori con il mega impianto, dismettere le quote societarie di Lazio Ambiente spa, affidare alla società la progettazione del compound, da almeno 500 mila tonnellate di rifiuti l'anno prodotti dalla Capitale e dalle province, per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB regionali (trattamento meccanico biologico).

Il mega ecodistretto riceverà e tratterà rifiuti urbani, sia la frazione organica stabilizzata, sia gli scarti non combustibili per trasformarli in materie prime seconde, sottoprodotti e prodotti (DGR 26.10.2018, n. 614). Da valutare con quale procedimento, quando prima o poi sarà reso noto.

“Si potrà ricavare dalla FOS (frazione organica stabilizzata) il metano da trasformare in biofuel, gassoso o liquido, per autotrazione; il carbone da destinare ad impieghi civili e industriali; la biomassa da trasformare in biofuel liquido; quella da trasformare in substrati sostitutivi di torbe e quella mineralizzata per conglomerati inerti, mentre dagli scarti dei Tmb si potrà ottenere plasmix da inviare a stampaggio; inerti da raffinare per reimpieghi civili e matrici da inviare a recupero nei circuiti dedicati (cellulose, alluminio, banda stagnata, ecc.). “

Cosa abbia di virtuoso il mega impianto non è dato sapere, visto che i rifiuti indifferenziati dovranno arrivare a Colleferro su gomma. Nè ha nulla di green e di ecologico sia per la tecnologia, non ancora chiarita, sia per le dimensioni extra, sia infine per la sua allocazione. Il Comune di Colleferro, dopo un anno, non è in grado di sapere e di dirci dove fisicamente nascerà.

Anzi il nuovo presidio industriale si presenta sul mercato in aperta concorrenza con i 4 impianti di Minerva (trattamento rifiuti elettronici, rifiuti secco da differenziata, indifferenziata, biogas). Il consorzio intercomunale autorizzato alla costruzione e gestione anche per conto terzi di impianti per il recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti e bonifica delle aree da sostanze contaminanti.

Gli inceneritori di colle Sughero sono inattivi, un risultato ottenuto soprattutto per le pressanti proteste dei cittadini organizzati, ma il piano rifiuti regionale li prevede come “riserva” a cui ricorrere, qualora il mega compund entro il 2022 non dovesse andare a regime. Chiediamo quindi la chiusura definitiva di ogni procedimento autorizzativo ancora in essere.

Regione Lazio, Lazio Ambiente spa e Comune di Colleferro nulla dicono del cromo esavalente e delle sostanze contaminanti presenti nelle acqua di falda e dello stato del sottosuolo di colle Sughero.

Dalla Relazione annuale di Lazio Ambiente spa, ottenuta con l’accesso agli atti presso la Regione Lazio, risulta che la contaminazione da cromo esavalente si è estesa, con diversi e ripetuti superamenti dei livelli di concentrazione degli inquinanti. Le misure di messa in sicurezza – tanto sbandierate dal Comune di Colleferro - sono risultate del tutto inefficaci.

Colle Sughero infine non rientra nel programma di bonifica e si tace sugli enormi costi da sostenere per disinquinare il sito e che ricadranno sulle tasche dei contribuenti.

I cittadini respingono il ricatto di sempre: salute in cambio di lavoro e reclamano tempi certi per la bonifica e investimenti per mantenere efficiente l’ospedale di Colleferro.

*Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 14.9.2019

 

 

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Senza rosa né celeste - Libro del mese

senzarosaneceleste 350 min

"Senza rosa né celeste" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 4 febbraio '19 - 15 marzo '19

UNOeTRE.it con il patrocinio della provincia di Frosinone e in collaborazione con Villaggio Maori Edizioni presenta il libro "Senza rosa né celeste" di Mariella Fanfarillo il 15 febbraio 2019 dalle ore 16 nella Biblioteca provinciale di Frosinone (vedi locandina*)
.

«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia». È da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che «vi farà versare lacrime dolci» (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.
.
L'autrice dialogherà con Nadeia De Gasperis (vicedirettrice di UNOeTRE.it). Questa conversazione sarà registrata in video e resa disponibile per tutti i lettori di UNOeTRE.it.

Dopo l'intervista a Mariella Fanfarillo ci sarà spazio alle domande del pubblico. 


 

 

Llocandina_Mariella-Fanfarillo

 Autrice della locandina è Valentina Lizzio

 

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Scienza e tecnologia: sfide e strumenti per il prossimo futuro

tecnologie 350 260 mindi Ivan De Cesaris* - Stiamo vivendo in un’epoca nella quale si ha la percezione d’essere nel mezzo di una grande rivoluzione tecnologica, digitale. Attorniati dalla messa in commercio di smartphone e dispositivi elettronici sempre più all’avanguardia, più potenti, più connessi ci viene da pensare di partecipare ad un’evoluzione senza precedenti, in campo tecnologico e scientifico. Fu vera gloria? i nostri nonni hanno vissuto in un’epoca in cui di tecnologia e scienza vera ce n’era ben poca. In una società prettamente rurale hanno assistito ad alcune rivoluzioni che migliorarono in maniera tangibile la qualità della vita delle persone. Mi viene subito in mente il contributo di Alexander Fleming che a cavallo degli anni ’20 scoprì prima il lisozima e poco dopo la penicillina. Va ricordato - per curiosità - che agli inizi del ‘900 Vincenzo Tiberio, medico molisano, aveva notato osservando un pozzo d’acqua nel cortile della casa dove viveva che ogni qual volta il pozzo veniva ripulito dalle muffe, gli abitanti della casa andavano incontro ad enteriti bevendo l’acqua, cosa che non accadeva invece nei periodi in cui erano presenti le muffe. Egli intuì quindi un collegamento tra la presenza dei miceti e la crescita dei batteri all'interno dell'organismo umano. Nacquero gli antibiotici, che avrebbero influito sostanzialmente sulla qualità di vita dell’uomo. Subito dopo venne distribuita l’energia elettrica con conseguente illuminazione domestica: una cosa per noi forse scontata ma che avrebbe migliorato le condizioni di vita, così come l’arrivo dell’acqua e dei servizi igienici nelle case. Anche all’epoca ci fu una rivoluzione con i dispositivi elettronici: immaginate lo stupore delle persone quando sentirono per la prima volta una voce provenire da una radio, e successivamente le immagini dalle prime televisioni a tubo catodico: in bianco e nero, rigorosamente. Il 20 Luglio del 1969 avvenne poi qualcosa di indimenticabile: l’uomo calpestò per la prima volta il suolo lunare, un trionfo della scienza e della tecnica innegabile, grazie alla missione della NASA chiamata Apollo 11. Telegrafi e telefoni avevano già da tempo fatto l’ingresso nella società, e la fisica aveva già pubblicato le sue leggi più note. Con l’invenzione dei transistors nel 1947 la microelettronica fece passi da gigante, culminati nel decennio successivo con la costruzione dei primi “personal computers” e con l’affinarsi della scienza informatica, grazie al prezioso contributo di Turing e von Neumann. Negli anni ’80 Tim Berners Lee, al CERN di Ginevra, con i collegamenti ipertestuali gettò le basi per la grande ragnatela mondiale di connessioni che oggi chiamiamo Internet e che ci permette di avere accesso comodamente dai nostri pc e tablet ad un numero molto elevato di informazioni.

Trovo quindi indiscutibilmente positivo il progresso della scienza e della tecnica, ma vorrei approfondire alcuni lati che necessitano da parte nostra di una riflessione. Siamo in grado oggi di tecniche di cura e di tecniche diagnostiche efficaci in campo medico, ed una parte di queste le dobbiamo anche ai progressi della fisica nucleare nel campo delle particelle. Ma anche la bomba atomica proviene dall’applicazione pratica di queste conoscenze. Abbiamo parlato prima di Internet e della facilità con la quale possiamo trovare informazioni e notizie in rete. La pluralità è un fattore positivo ed è alla base di ragionamenti inclusivi, nel tentativo di non tralasciare alcuna riflessione. Ma sappiamo anche che in alcuni Paesi il controllo di queste informazioni può costituire un serio problema per la democrazia specie se effettuato senza la necessaria trasparenza. La comunità scientifica ha sviluppato un ottimo metodo per il controllo dei contenuti; quando viene preparato un articolo allo scopo di pubblicarlo e/o presentarlo in occasione di una conferenza o sulle pagine di una rivista scientifica internazionale, una commissione accreditata di esperti nel campo ne vaglia il contenuto, ne controlla la forma, suggerisce modifiche nel caso vengano ritenute necessarie, valuta l’attinenza e ne conferma la correttezza del metodo utilizzato, prima di approvarne la diffusione. Questo processo iterativo di controllo è necessario per far sì che le informazioni contenute rispettino gli standard condivisi dalla comunità scientifica. Questa sarà una necessità dei prossimi anni della Rete, ovvero la validazione delle informazioni e dei contenuti sul web. Penso ad una sorta di bollino di qualità in grado di tutelare il lettore dalle cosiddette “fake news”. Sono consapevole della complessità necessaria ad istituire a livello mondiale una commissione che si occupi di validare i singoli contenuti di ogni angolo del web pubblicati dal miliardo di utenti che lo popolano e che contribuiscono alla creazione dei contenuti. Produrre una legislatura a tale merito che sia valida in ogni parte del mondo è indubbiamente un processo molto complesso, fatto di dialogo e numerose iterazioni tra innumerevoli nazioni che difficilmente determinerebbe una soluzione al problema a breve termine. Forse un aiuto potrebbe venire dai singoli Legislatori, che dovrebbero farsi onere di introdurre l’identità digitale per l’accesso al web, la stessa che ed esempio viene utilizzata per l’invio della PEC, la posta certificata. In tal modo ogni autore o commentatore di post sui social o di articoli nei blog sarebbe identificabile, senza potersi nascondere dietro a nickname anonimi o nomi di comodo. Potrebbe costituire un deterrente per comportamenti scorretti, ingiurie, accuse, truffe, falsità. Arginare comportamenti dannosi o prevenire atteggiamenti privi di alcuna evidenza scientifica sebbene possa sembrare un atto censorio, avrebbe in questo caso lo scopo di tutelare milioni di persone, come ad esempio di recente nel caso del dibattito sull’utilità dei vaccini. Pareri in merito dovrebbero a mio avviso provenire esclusivamente da esperti, da specialisti medici, per evitare che correnti di pensiero prive di fondamento mettano a repentaglio la salute della collettività. Negli anni a venire assisteremo ad un grande passo in avanti nel campo della tecnologia medicale. Un settore per il quale l’UE prevede l’investimento di ingenti somme da parte degli attori principali con lo scopo di progredire ulteriormente nell’ambito della scienza e della ricerca e nella diffusione di tecnologie di monitoring avanzate per l’healthcare. Le potenzialità dei dispositivi “wearable” – indossabili - spaziano dagli smartwatch in grado di monitorare i parametri vitali (pressione arteriosa o glicemia ad esempio) degli individui e renderli disponibili in tempo reale al medico curante, fino agli abiti che misurano in realtime la qualità dell’aria che stiamo respirando. Cominciamo ad impiantare protesi prodotte con stampanti 3D. Lavoriamo da anni per affinare nuovi strumenti di cura, come gli acceleratori di particelle, in grado di affiancarsi alle terapie convenzionali per la cura dei tumori colpendoli con microscopici fasci di protoni e di ioni carbonio.

Un’altra grande sfida della scienza e della tecnica sarà rappresentata dalla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e nello sviluppo di un metodo di agricoltura sostenibile che possa far fronte alle necessità della popolazione in crescita demografica a livello mondiale, garantendo alimenti di qualità dagli allevamenti e dalle colture ortofrutticole. Qualche giorno fa una sonda spaziale cinese ha raggiunto il lato nascosto della Luna portando con se germogli di cotone allo scopo di allargare le nostre conoscenze, mentre si cominciano a prospettare nel campo spaziale le prime missioni su Marte, il pianeta rosso. Visionari? Forse no. Scienza e tecnica procedono a passo spedito sui binari della conoscenza e la speranza che nutro è che sempre più giovani vengano appassionati da queste nuove sfide e frontiere che sono di assoluta importanza per il futuro dell’uomo e della società, preparandosi con percorsi di studio e di ricerca che li rendano attori protagonisti di questi rapidi cambiamenti. Avremo sempre più bisogno di operatori maturi e consapevoli in grado maneggiare con cura gli strumenti della scienza e della tecnica, con professionale rigore e soprattutto con buon senso.

 

*Ivan De Cesaris, nato nel 1977, da più di 15 anni lavora come power electronic engineer nel campo degli acceleratori di particelle per la cura dei tumori ed ha lavorato presso laboratori internazionali di ricerca come l'INFN, il CNAO ed il CERN di Ginevra. Attualmente lavora nel MedAustron di Vienna dove ricopre il ruolo di responsabile per il progetto di un nuovo acceleratore di particelle per la cura del cancro in Medioriente. Membro dell'IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers), ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche sull’ing. elettronica applicata agli acceleratori di particelle.

 

 

 

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Briciole di bellezza - Libro del mese

Briciole di Bellezza 350 min

"Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

 

"Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del paese" è il primo libro di Filippo Cannizzo,  filosofo e ricercatore universitario. Nato a Roma il 21 luglio 1982, ha insegnato a Bologna, Napoli e Roma. Dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. È autore di numerosi articoli sul tema della crisi del mondo moderno e sulla figura di Enrico Castelli (Enrico Castelli Gattinara di Zubiena [Torino, 20 giugno 1900 – Roma, 10 marzo 1977] è stato un filosofo e storico della filosofia italiano)

 

 

Nella recensione che abbiamo già pubblicato, Paola Bucciarelli così presenta il libro «Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” – Mimesis Edizioni (13,60€), – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.

È diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).»

Cannizzo, Abbruzzese, Mastracci

Il viaggio racconta la storia d’amore che una coppia vive e quella che prova verso il proprio Paese. Si viaggia «attraverso la fragilità della bellezza dell'Italia.» Non solo. Non si dimentichi il sottotitolo: "Dialoghi di speranza per il futuro del paese". C’è di più. Negli innumerevoli dialoghi si trovano attente analisi e ricerche delle ragioni dei malanni d’Italia e una continua “voglia” di trovare risposte positive e utili.

 

 Questo viaggio si rivela un delicato pretesto per un intreccio di racconto e dialoghi che presentano un’armonia di questioni e di problemi e di soluzioni che suggeriscono la scoperta di un umanesimo che manca a questi due primi decenni del ventunesimo secolo.

 

Ill pubblico del 7 dic 18UNOeTRE.it condivide quanto si legge nella prefazione «È una storia d'amore. La storia d'amore per il Bel Paese (…)
È un libro dedicato a chi coltiva la speranza, a chi percorre nuove strade, a chi libera idee, a chi ancora si commuove, ai fragili, a chi preferisce vivere di passione piuttosto che morire di noia….»


 

UNOeTRE.it si è impegnata nella presentazione di questo libro che si è svolta il pomeriggio del 7 dicembre '18 presso la Biblioteca provinciale di Frosinone. Hanno dialogato Stefano Pennacchicon l'autore le professoresse Barbara Abbruzzese e Daniela Mastracci in un ambientazione di musiche di Federico Palladini e letture di brani e poesie di Stefano Pennacchi . Federico Palladini

Nella sala c'era anche un'antologia dell Mostra fotografica "IO SONO" a cura di 2.0 Fotografi.

 

Per chi è interessato: è possibile acquistare il libro su Amazon.com,  Feltrinelli.it, Mondadori.it, IBS.it e Ubiklibri.it o presso i loro distributori Ubik Frosinone, Mondadori Cassino e tutte le librerie Feltrinelli

Per acquistare un libro con dedica dell'autore, inviare un'email a

 

 "Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

Cliccare sulle foto con le persone per ingrandirle

 

 

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