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La Memoria del futuro

memoria del futuroUNOeTRE.it continua con la presentazione del progetto "Memotech"*: salvaguardia e catalogazione delle memorie. Dopo "OLTRE LA GUERRA" che è il quarto ed ultimo capitolo del film "LA MEMORIA DEL FUTURO" realizzato con la regia di Adolfo Brunacci per il progetto "Memotech", intervistando 16 testimoni (8 diretti e 8 indiretti) della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Cassino e del frusinate, pubblichiamo altri brani, in 3 video, del film racconta la Seconda Guerra Mondiale nel Frusinate attraverso i ricordi dei bambini e dei ragazzi di un tempo:

 

Capitolo 1 - La guerra dei bambini

 

Capitolo 2 - Il colpo di coda

 

Capitolo 3 - Il lascito degli eroi

 

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Oltre la guerra

lamemoriadelfuturo 350 260 minUn bel video che nasce dal libro di Lucia fabi e Angelino Loffredi "L'infanzia salvata. Nord sud un cuore solo".

Giovedì 24 ottobre alle ore 16 presso l’Atelier Memory Gate: la porta della memoria, all’interno del complesso del Museo Historiale di Cassino si è svolta l’inaugurazione del progetto "Memotech"*: salvaguardia e catalogazione delle memorie.

"OLTRE LA GUERRA" è il quarto ed ultimo capitolo del film "LA MEMORIA DEL FUTURO" realizzato con la regia di Adolfo Brunacci per il progetto "Memotech", intervistando 16 testimoni (8 diretti e 8 indiretti) della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Cassino.

 

L'unica storia qui contenuta è:

"I treni della speranza" di Giuseppe Gentile, Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Musiche, interviste e testi - Daniele Mutino
Regia, fotografia e montaggio video - Adolfo Brunacci
Immagini - Assunta Petrocchi
Danza/Mimo - Sara Maranca e Mauro Vizioli
Direzione organizzativa - Tiziana Barone

 

Il video

 

UNOeTRE.it per ora dispone solamente di questo video riguardante “I treni della speranza”. Successivamente, appena disponibili, pubblicheremo anche gli altri realizzati a partire dallo stesso film.

 

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#Colleferrodicebasta!

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Valle del Sacco Futuro, Ambiente e Salute. Dimostrazione #Colleferrodicebasta!

Il Comitato residenti Colleferro, dopo un ciclo di incontri per avvicinare i cittadini alle problematiche del territorio, promuove una mobilitazione contro l’inquinamento ambientale, il 18 e il 27 settembre 2019, su Futuro, Ambiente e Salute.

Il primo appuntamento è fissato per Mercoledì 18 settembre 2019, ore 11.00, piazzale A. Moro, antistante l’ospedale di Colleferro, da dove partirà il bus per un breve “viaggio” tra i luoghi cittadini, simbolo dell’emergenza rifiuti.

Il secondo appuntamento è per Venerdì 27 settembre 2019, ore 17.00, piazza Italia, a Colleferro, sotto la Casa comunale.
Invitiamo tutti a partecipare: cittadini, comitati e associazioni della valle del Sacco per dire con un’unica voce che l’inquinamento del territorio è ormai insostenibile e per denunciare le gravi mancanze delle Amministrazioni locali e regionale.

#Colleferrodicebasta: due dimostrazioni, in coordinamento con lo sciopero globale Fridays for Future, per criticare il silenzio e l’inerzia delle Istituzioni e dall’altro il fermento e il fervore con cui le stesse portano avanti nuovi progetti contro la valle del Sacco.

È ora di alzare nuovamente la testa. Paliano, Anagni, Genazzano, Artena, Segni, Valmontone, tutta la Valle è a rischio. Il futuro della nostra terra e la nostra salute sono a rischio. Dobbiamo difenderli!

Sulla reale situazione in cui versa la valle mancano azioni radicali e di rottura rispetto al passato e nessuna iniziativa pubblica viene presa per informare gli abitanti sullo scenario che delinea il nuovo piano rifiuti, adottato dalla Regione Lazio il 2 agosto 2019.

Il Piano rifiuti regionale conferma lo stesso ciclo dei rifiuti fino al 2022, introduce l'ATO (ambito territoriale ottimale) unico per la libera circolazione dei rifiuti in tutto il territorio regionale, privilegia i grandi impianti industriali per il trattamento dei rifiuti, prevede un “miracoloso” mega compound industriale a Colleferro, punta sul 70% di differenziata entro il 2025 e introduce il sub ambito di Roma.

Le questioni ambientali di maggiore aggravio, dove più fioca è stata la voce degli Enti locali, riguardano inoltre le attività industriali di siti sensibili, legati alla nascita di Colleferro e che ancora oggi hanno un forte impatto ambientale.

Poche o nulle le informazioni intorno ad alcuni complessi industriali e grandi produzioni, mentre è certo che Italcementi spa ha chiesto l’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”), con una capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. In termini di qualità dell’aria, l’inquinamento è dato da circa 100 punti di emissione, nel totale disinteresse del Comune.

Ogni giorno circa 100 TIR entrano ed escono per scaricare 1.000 tonnellate di rifiuti a Colle Fagiolara, uno scempio che la Regione vuole prorogare fino a dicembre 2019.
Ignorati dalla politica, contro gli odori mefitici della discarica ci siamo rivolti alla Magistratura. Il 19 e 20 settembre il Comitato residenti Colleferro testimonierà al Tribunale di Velletri e dirà cosa ci hanno fatto subire dal 2014!

La Regione ci condanna a pattumiera del Lazio, mentre il Comune assiste in silenzio alle proroghe e alle prese in giro, abbandonando i cittadini di Colleferro, che dovrebbe tutelare, alle polveri incontrollate dei cantieri Vailog-Amazon e ai miasmi della monnezza.

L’idea geniale dei nostri Amministratori è convertire gli inceneritori con il mega impianto, dismettere le quote societarie di Lazio Ambiente spa, affidare alla società la progettazione del compound, da almeno 500 mila tonnellate di rifiuti l'anno prodotti dalla Capitale e dalle province, per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB regionali (trattamento meccanico biologico).

Il mega ecodistretto riceverà e tratterà rifiuti urbani, sia la frazione organica stabilizzata, sia gli scarti non combustibili per trasformarli in materie prime seconde, sottoprodotti e prodotti (DGR 26.10.2018, n. 614). Da valutare con quale procedimento, quando prima o poi sarà reso noto.

“Si potrà ricavare dalla FOS (frazione organica stabilizzata) il metano da trasformare in biofuel, gassoso o liquido, per autotrazione; il carbone da destinare ad impieghi civili e industriali; la biomassa da trasformare in biofuel liquido; quella da trasformare in substrati sostitutivi di torbe e quella mineralizzata per conglomerati inerti, mentre dagli scarti dei Tmb si potrà ottenere plasmix da inviare a stampaggio; inerti da raffinare per reimpieghi civili e matrici da inviare a recupero nei circuiti dedicati (cellulose, alluminio, banda stagnata, ecc.). “

Cosa abbia di virtuoso il mega impianto non è dato sapere, visto che i rifiuti indifferenziati dovranno arrivare a Colleferro su gomma. Nè ha nulla di green e di ecologico sia per la tecnologia, non ancora chiarita, sia per le dimensioni extra, sia infine per la sua allocazione. Il Comune di Colleferro, dopo un anno, non è in grado di sapere e di dirci dove fisicamente nascerà.

Anzi il nuovo presidio industriale si presenta sul mercato in aperta concorrenza con i 4 impianti di Minerva (trattamento rifiuti elettronici, rifiuti secco da differenziata, indifferenziata, biogas). Il consorzio intercomunale autorizzato alla costruzione e gestione anche per conto terzi di impianti per il recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti e bonifica delle aree da sostanze contaminanti.

Gli inceneritori di colle Sughero sono inattivi, un risultato ottenuto soprattutto per le pressanti proteste dei cittadini organizzati, ma il piano rifiuti regionale li prevede come “riserva” a cui ricorrere, qualora il mega compund entro il 2022 non dovesse andare a regime. Chiediamo quindi la chiusura definitiva di ogni procedimento autorizzativo ancora in essere.

Regione Lazio, Lazio Ambiente spa e Comune di Colleferro nulla dicono del cromo esavalente e delle sostanze contaminanti presenti nelle acqua di falda e dello stato del sottosuolo di colle Sughero.

Dalla Relazione annuale di Lazio Ambiente spa, ottenuta con l’accesso agli atti presso la Regione Lazio, risulta che la contaminazione da cromo esavalente si è estesa, con diversi e ripetuti superamenti dei livelli di concentrazione degli inquinanti. Le misure di messa in sicurezza – tanto sbandierate dal Comune di Colleferro - sono risultate del tutto inefficaci.

Colle Sughero infine non rientra nel programma di bonifica e si tace sugli enormi costi da sostenere per disinquinare il sito e che ricadranno sulle tasche dei contribuenti.

I cittadini respingono il ricatto di sempre: salute in cambio di lavoro e reclamano tempi certi per la bonifica e investimenti per mantenere efficiente l’ospedale di Colleferro.

*Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 14.9.2019

 

 

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Senza rosa né celeste - Libro del mese

senzarosaneceleste 350 min

"Senza rosa né celeste" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 4 febbraio '19 - 15 marzo '19

UNOeTRE.it con il patrocinio della provincia di Frosinone e in collaborazione con Villaggio Maori Edizioni presenta il libro "Senza rosa né celeste" di Mariella Fanfarillo il 15 febbraio 2019 dalle ore 16 nella Biblioteca provinciale di Frosinone (vedi locandina*)
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«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia». È da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che «vi farà versare lacrime dolci» (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.
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L'autrice dialogherà con Nadeia De Gasperis (vicedirettrice di UNOeTRE.it). Questa conversazione sarà registrata in video e resa disponibile per tutti i lettori di UNOeTRE.it.

Dopo l'intervista a Mariella Fanfarillo ci sarà spazio alle domande del pubblico. 


 

 

Llocandina_Mariella-Fanfarillo

 Autrice della locandina è Valentina Lizzio

 

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Scienza e tecnologia: sfide e strumenti per il prossimo futuro

tecnologie 350 260 mindi Ivan De Cesaris* - Stiamo vivendo in un’epoca nella quale si ha la percezione d’essere nel mezzo di una grande rivoluzione tecnologica, digitale. Attorniati dalla messa in commercio di smartphone e dispositivi elettronici sempre più all’avanguardia, più potenti, più connessi ci viene da pensare di partecipare ad un’evoluzione senza precedenti, in campo tecnologico e scientifico. Fu vera gloria? i nostri nonni hanno vissuto in un’epoca in cui di tecnologia e scienza vera ce n’era ben poca. In una società prettamente rurale hanno assistito ad alcune rivoluzioni che migliorarono in maniera tangibile la qualità della vita delle persone. Mi viene subito in mente il contributo di Alexander Fleming che a cavallo degli anni ’20 scoprì prima il lisozima e poco dopo la penicillina. Va ricordato - per curiosità - che agli inizi del ‘900 Vincenzo Tiberio, medico molisano, aveva notato osservando un pozzo d’acqua nel cortile della casa dove viveva che ogni qual volta il pozzo veniva ripulito dalle muffe, gli abitanti della casa andavano incontro ad enteriti bevendo l’acqua, cosa che non accadeva invece nei periodi in cui erano presenti le muffe. Egli intuì quindi un collegamento tra la presenza dei miceti e la crescita dei batteri all'interno dell'organismo umano. Nacquero gli antibiotici, che avrebbero influito sostanzialmente sulla qualità di vita dell’uomo. Subito dopo venne distribuita l’energia elettrica con conseguente illuminazione domestica: una cosa per noi forse scontata ma che avrebbe migliorato le condizioni di vita, così come l’arrivo dell’acqua e dei servizi igienici nelle case. Anche all’epoca ci fu una rivoluzione con i dispositivi elettronici: immaginate lo stupore delle persone quando sentirono per la prima volta una voce provenire da una radio, e successivamente le immagini dalle prime televisioni a tubo catodico: in bianco e nero, rigorosamente. Il 20 Luglio del 1969 avvenne poi qualcosa di indimenticabile: l’uomo calpestò per la prima volta il suolo lunare, un trionfo della scienza e della tecnica innegabile, grazie alla missione della NASA chiamata Apollo 11. Telegrafi e telefoni avevano già da tempo fatto l’ingresso nella società, e la fisica aveva già pubblicato le sue leggi più note. Con l’invenzione dei transistors nel 1947 la microelettronica fece passi da gigante, culminati nel decennio successivo con la costruzione dei primi “personal computers” e con l’affinarsi della scienza informatica, grazie al prezioso contributo di Turing e von Neumann. Negli anni ’80 Tim Berners Lee, al CERN di Ginevra, con i collegamenti ipertestuali gettò le basi per la grande ragnatela mondiale di connessioni che oggi chiamiamo Internet e che ci permette di avere accesso comodamente dai nostri pc e tablet ad un numero molto elevato di informazioni.

Trovo quindi indiscutibilmente positivo il progresso della scienza e della tecnica, ma vorrei approfondire alcuni lati che necessitano da parte nostra di una riflessione. Siamo in grado oggi di tecniche di cura e di tecniche diagnostiche efficaci in campo medico, ed una parte di queste le dobbiamo anche ai progressi della fisica nucleare nel campo delle particelle. Ma anche la bomba atomica proviene dall’applicazione pratica di queste conoscenze. Abbiamo parlato prima di Internet e della facilità con la quale possiamo trovare informazioni e notizie in rete. La pluralità è un fattore positivo ed è alla base di ragionamenti inclusivi, nel tentativo di non tralasciare alcuna riflessione. Ma sappiamo anche che in alcuni Paesi il controllo di queste informazioni può costituire un serio problema per la democrazia specie se effettuato senza la necessaria trasparenza. La comunità scientifica ha sviluppato un ottimo metodo per il controllo dei contenuti; quando viene preparato un articolo allo scopo di pubblicarlo e/o presentarlo in occasione di una conferenza o sulle pagine di una rivista scientifica internazionale, una commissione accreditata di esperti nel campo ne vaglia il contenuto, ne controlla la forma, suggerisce modifiche nel caso vengano ritenute necessarie, valuta l’attinenza e ne conferma la correttezza del metodo utilizzato, prima di approvarne la diffusione. Questo processo iterativo di controllo è necessario per far sì che le informazioni contenute rispettino gli standard condivisi dalla comunità scientifica. Questa sarà una necessità dei prossimi anni della Rete, ovvero la validazione delle informazioni e dei contenuti sul web. Penso ad una sorta di bollino di qualità in grado di tutelare il lettore dalle cosiddette “fake news”. Sono consapevole della complessità necessaria ad istituire a livello mondiale una commissione che si occupi di validare i singoli contenuti di ogni angolo del web pubblicati dal miliardo di utenti che lo popolano e che contribuiscono alla creazione dei contenuti. Produrre una legislatura a tale merito che sia valida in ogni parte del mondo è indubbiamente un processo molto complesso, fatto di dialogo e numerose iterazioni tra innumerevoli nazioni che difficilmente determinerebbe una soluzione al problema a breve termine. Forse un aiuto potrebbe venire dai singoli Legislatori, che dovrebbero farsi onere di introdurre l’identità digitale per l’accesso al web, la stessa che ed esempio viene utilizzata per l’invio della PEC, la posta certificata. In tal modo ogni autore o commentatore di post sui social o di articoli nei blog sarebbe identificabile, senza potersi nascondere dietro a nickname anonimi o nomi di comodo. Potrebbe costituire un deterrente per comportamenti scorretti, ingiurie, accuse, truffe, falsità. Arginare comportamenti dannosi o prevenire atteggiamenti privi di alcuna evidenza scientifica sebbene possa sembrare un atto censorio, avrebbe in questo caso lo scopo di tutelare milioni di persone, come ad esempio di recente nel caso del dibattito sull’utilità dei vaccini. Pareri in merito dovrebbero a mio avviso provenire esclusivamente da esperti, da specialisti medici, per evitare che correnti di pensiero prive di fondamento mettano a repentaglio la salute della collettività. Negli anni a venire assisteremo ad un grande passo in avanti nel campo della tecnologia medicale. Un settore per il quale l’UE prevede l’investimento di ingenti somme da parte degli attori principali con lo scopo di progredire ulteriormente nell’ambito della scienza e della ricerca e nella diffusione di tecnologie di monitoring avanzate per l’healthcare. Le potenzialità dei dispositivi “wearable” – indossabili - spaziano dagli smartwatch in grado di monitorare i parametri vitali (pressione arteriosa o glicemia ad esempio) degli individui e renderli disponibili in tempo reale al medico curante, fino agli abiti che misurano in realtime la qualità dell’aria che stiamo respirando. Cominciamo ad impiantare protesi prodotte con stampanti 3D. Lavoriamo da anni per affinare nuovi strumenti di cura, come gli acceleratori di particelle, in grado di affiancarsi alle terapie convenzionali per la cura dei tumori colpendoli con microscopici fasci di protoni e di ioni carbonio.

Un’altra grande sfida della scienza e della tecnica sarà rappresentata dalla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e nello sviluppo di un metodo di agricoltura sostenibile che possa far fronte alle necessità della popolazione in crescita demografica a livello mondiale, garantendo alimenti di qualità dagli allevamenti e dalle colture ortofrutticole. Qualche giorno fa una sonda spaziale cinese ha raggiunto il lato nascosto della Luna portando con se germogli di cotone allo scopo di allargare le nostre conoscenze, mentre si cominciano a prospettare nel campo spaziale le prime missioni su Marte, il pianeta rosso. Visionari? Forse no. Scienza e tecnica procedono a passo spedito sui binari della conoscenza e la speranza che nutro è che sempre più giovani vengano appassionati da queste nuove sfide e frontiere che sono di assoluta importanza per il futuro dell’uomo e della società, preparandosi con percorsi di studio e di ricerca che li rendano attori protagonisti di questi rapidi cambiamenti. Avremo sempre più bisogno di operatori maturi e consapevoli in grado maneggiare con cura gli strumenti della scienza e della tecnica, con professionale rigore e soprattutto con buon senso.

 

*Ivan De Cesaris, nato nel 1977, da più di 15 anni lavora come power electronic engineer nel campo degli acceleratori di particelle per la cura dei tumori ed ha lavorato presso laboratori internazionali di ricerca come l'INFN, il CNAO ed il CERN di Ginevra. Attualmente lavora nel MedAustron di Vienna dove ricopre il ruolo di responsabile per il progetto di un nuovo acceleratore di particelle per la cura del cancro in Medioriente. Membro dell'IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers), ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche sull’ing. elettronica applicata agli acceleratori di particelle.

 

 

 

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Briciole di bellezza - Libro del mese

Briciole di Bellezza 350 min

"Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

 

"Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del paese" è il primo libro di Filippo Cannizzo,  filosofo e ricercatore universitario. Nato a Roma il 21 luglio 1982, ha insegnato a Bologna, Napoli e Roma. Dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. È autore di numerosi articoli sul tema della crisi del mondo moderno e sulla figura di Enrico Castelli (Enrico Castelli Gattinara di Zubiena [Torino, 20 giugno 1900 – Roma, 10 marzo 1977] è stato un filosofo e storico della filosofia italiano)

 

 

Nella recensione che abbiamo già pubblicato, Paola Bucciarelli così presenta il libro «Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” – Mimesis Edizioni (13,60€), – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.

È diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).»

Cannizzo, Abbruzzese, Mastracci

Il viaggio racconta la storia d’amore che una coppia vive e quella che prova verso il proprio Paese. Si viaggia «attraverso la fragilità della bellezza dell'Italia.» Non solo. Non si dimentichi il sottotitolo: "Dialoghi di speranza per il futuro del paese". C’è di più. Negli innumerevoli dialoghi si trovano attente analisi e ricerche delle ragioni dei malanni d’Italia e una continua “voglia” di trovare risposte positive e utili.

 

 Questo viaggio si rivela un delicato pretesto per un intreccio di racconto e dialoghi che presentano un’armonia di questioni e di problemi e di soluzioni che suggeriscono la scoperta di un umanesimo che manca a questi due primi decenni del ventunesimo secolo.

 

Ill pubblico del 7 dic 18UNOeTRE.it condivide quanto si legge nella prefazione «È una storia d'amore. La storia d'amore per il Bel Paese (…)
È un libro dedicato a chi coltiva la speranza, a chi percorre nuove strade, a chi libera idee, a chi ancora si commuove, ai fragili, a chi preferisce vivere di passione piuttosto che morire di noia….»


 

UNOeTRE.it si è impegnata nella presentazione di questo libro che si è svolta il pomeriggio del 7 dicembre '18 presso la Biblioteca provinciale di Frosinone. Hanno dialogato Stefano Pennacchicon l'autore le professoresse Barbara Abbruzzese e Daniela Mastracci in un ambientazione di musiche di Federico Palladini e letture di brani e poesie di Stefano Pennacchi . Federico Palladini

Nella sala c'era anche un'antologia dell Mostra fotografica "IO SONO" a cura di 2.0 Fotografi.

 

Per chi è interessato: è possibile acquistare il libro su Amazon.com,  Feltrinelli.it, Mondadori.it, IBS.it e Ubiklibri.it o presso i loro distributori Ubik Frosinone, Mondadori Cassino e tutte le librerie Feltrinelli

Per acquistare un libro con dedica dell'autore, inviare un'email a

 

 "Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

Cliccare sulle foto con le persone per ingrandirle

 

 

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Quale diritto al lavoro nel prossimo futuro?

robot industriale mindi Ermisio Mazzocchi - (intervento svolto al convegno Fildis*) A chi volesse pormi la domanda: "Quale futuro per le nuove generazioni?"
Risponderei: "Pessimo e fortemente conflittuale"

Le ragioni ci sono e le ricadute negative sono in larga misura a carico delle donne, che pur hanno conquistato, con lotte durissime, diritti e riconoscimenti, e ottenuto l'accesso a livelli alti delle professioni.
Il maggiore sapere, tuttavia, non assicura una maggiore parità di genere né offre garanzie di stabilità di lavoro.
La disoccupazione triplica tra i giovani - in Italia siamo al 32,8% - e ancor più per le giovani donne,la cui disoccupazione è di 4 punti in percentuale più alta di quella maschile (Donne al 37,6%, Uomini 33,8%).
I diritti acquisiti dalle donne non hanno garantito una loro piena occupazione. Le disparità rimangono e non solo tra uomini e donne.
Su un posto sicuro, a tempo indeterminato, le donne sono al 48% rispetto al 58% degli uomini. In un sistema fortemente competitivo, le disparità si accentuano, soprattutto sui livelli alti delle professionali.

Non possiamo non rilevare che siamo in presenza di un sistema senza controllo né garanzie di equità.
Sono queste prime considerazioni che si fonda la mia iniziale risposta.
Di fronte alla globalizzazione molte sono le sfide che i giovani dovranno affrontare. Essa non offre nessuna opportunità di stabilità occupazionale, ma alza il livello della conflittualità e apre a una forma di sfruttamento di maggiore livello, più che nel passato, perché tende a ridurre i conflitti sociali, forzando su le singole aspettative.
La globalizzazione, che rappresenta una concentrazione del capitale finanziario, ha introdotto la mobilità dell'impresa che guarda a una produttività più elevata e a un minore costo e a un maggiore profitto. E questa scelta coinvolge i livelli alti delle specializzazioni professionali. La concorrenza è spietata. L'ingegnere che lavora in India costa meno al suo datore di lavoro che se lavorasse in Italia. Il mondo del lavoro non ha più la valenza di quella che era nel '900.
Le trasformazioni tecnologiche e lo sviluppo dei sistemi di automazione dei meccanismi di informatica, aprono nuovi rapporti nella società e nel mondo del lavoro.

Tutto ciò porta a riconsiderare la categoria del lavoro dell'uomo, non più secondo schemi del novecento, ma revisionato in considerazione di nuove mansioni specializzate.
Pensiamo alla robotica. I robot di terza generazione con "Artificial Intelligence", (AI) sono in grado di costruire nuovi algoritmi così da ampliare automaticamente la loro AI (intelligenza artificiale). Un campo vasto, già fortemente attivo in cui siamo ampiamente coinvolti.
Si ritiene che il 70% delle occupazioni alla fine di questo secolo sarà rimpiazzato dall'automazione. Le prospettive di lavoro si presentano già oggi come assi del futuro, quali l'ingegneria robotica, l'ingegneria cibernetica, l'ingegneria biomedica, nonché i profili professionali rivolti alla gamma della fisica, della biologia e del digitale.
Uno studio sul lavoro in Inghilterra ha stimato che nei prossimi 15 anni i sistema di AI sostituiranno il 30% dei posti di lavoro nel Regno Unito. In Francia per il 2025 i robot sostituiranno il lavoro di 3 milioni di lavoratori. Nel 2050 negli USA si prevede che saranno i robot integrati a guidare i camion su le autostrade, espellendo 3 milioni di lavoratori.

Il problema resta.
Chi governa questo nuovo processo, oggi senza regole e senza etica, che sconvolge le relazioni sociali e le considerazioni del lavoro, mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni, prive di garanzie e di riferimenti?
La risposta è: nessuno.
O meglio: l'anonimo mercato con il suo potente capitale finanziario e multinazionale, con tutto ciò che ne consegue.
E per essere chiari. Quale rapporto si stabilisce tra chi possiede gli strumenti (centri finanziari, società globali, ecc.) per sostenere e controllare la ricerca e la costruzione di sistemi a tecnologia avanzata (software, hardwar ecc.). Quali dovrebbero essere le regole e chi le propone e chi le gestisce, che possano compensare questa differenza, mettendo a riparo chi è più debole e ha meno forza per reagire.
Aumenta in modo esponenziale una divaricazione fra are di lavoro qualificato e ampi settori in cui i lavoratori di alta professionalità, di ultima generazione, svolgono mansioni dequalificanti, che sfocia spesso nel lavoro nero.

Se per i processi di integrazione che hanno aspetti positivi, hanno portato a non avere più frontiere al mercato del lavoro, possiamo affermare altrettanto che non ci sono più garanzie per nessuno con la conseguenza di una feroce lotte tra quanti sono alla ricerca di lavoro.
Le multinazionali che gestiscono le reti della produzione globale, dove la mano d'opera, anche la più qualificata, e quindi soprattutto quella dei giovani, è scelta e trasferita nei luoghi in cui costa meno.
Assistiamo a un dirigismo centralizzato, invisibile, che interviene secondo esigenze di un mercato che investe tutto il mondo, cambiando le regole del rapporto di lavoro e mettendo le opportunità di lavoro in stato di sofferenza.
Il monopolio delle tecnologie e del loro utilizzo, determina nuove modalità di scambio di ineguaglianze, di limitazione delle libertà e dello stesso diritto del lavoro.
Una ricaduta inevitabile nel rapporto occupazionale uomo-donna.
Nel settore dell'ingegneria, a mo' di esempio, nei paesi OCSE il tasso di occupazione maschile è dell'88,7%, quella femminile è al 78,8%. Un dato simile si ha per l'Italia, uomini all'88,5%, donne al 75,2%.
Si aprono contraddizioni profonde, in cui si afferma un modello di un mondo uniformemente individualista e di leggi di mercato senza regole e senza controlli.
Le donne sono forze dinamiche e le loro rivendicazioni per i propri diritti hanno avuto sempre una dimensione e una ricaduta universale, ma erano dentro un sistema che, a oggi, non è mutato.

La risposta a quel pessimismo, che ho manifestato, risiede nella messa rischio del riconoscimento dei diritti e delle uguaglianze. Le nuove generazioni sono entrate in un campo tutto da scoprire, dove rischiano di vagare alla mercé di chi ha stabilità quale tipo di semina adottare.
Di fronte a queste sfide, non possono esserci voci isolate.
La globalizzazione schiaccia il singolo, strumentalizza le eccelle professionali, accentua le differenze. Ma, teme le aggregazioni ampie e le rivendicazioni per ottenere il riconoscimento di rappresentanze democratiche, sostenute da forti e diffusi movimenti sociali.

Il diritto al voto per le donne è stata una conquista globale, possibile perché quella rivendicazione non era circoscritta a poche interessate, ma ha avuto sempre una partecipazione corale di una moltitudine di donne in ogni parte del mondo, la quale ha reso possibile la loro vittoria.
E cambiarono il sistema dei rapporti sociali e delle rappresentanze.
Oggi rimane aperta la questione della definizione e identificazione di un soggetto che possa cambiare il sistema imposto dalla globalizzazione.
L'Unione europea può essere uno di questi soggetti, e sarebbe già tanto, ma è un problema che investe e riguarda gli 8 miliardi di abitanti di questo pianeta.
Occorre trovare altre formule e strutture riconosciute e capaci di avere strumenti di intervento.
Il futuro per le nuove generazioni del XXI secolo è costituito da un sapere eccellente e diffuso, che deve vivere dentro una cornice di diritti e doveri, di responsabilità e di inclusione, di parità e di uguaglianza.

A questa misura non ci sono alternative. Averne la consapevolezza offre alla nuove generazioni la speranza di un lavoro, riconosciuto, non come forma di sfruttamento, ma come alta espressione della dignità di ciascuno e di tutte e di tutti.

*Federazione italiana laureate e diplomate istituti superiori (Fildis)
Convegno nazionale Sabato 1 dicembre 2018
Aula Magna Facoltà Valdese
Via Pietro Cossa, 42 (P.za Cavour) Roma

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Ilva di Patrica: ancora nessuna certezza di futuro

Illva 30nov18c 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro e Valentino Bettinelli - L'Ilva di Patrica protagonista di una trattativa aperta e accolta da numerose voci politiche. Ancora una volta è il Palazzo Provinciale a prestarsi per un tavolo di lavoro, promosso grazie alla collaborazione tra il Sindaco di Patrica Lucio Fiordaliso e il Presidente Provinciale Antonio Pompeo. A seguito del sopralluogo da loro stessi effettuato sul sito di Patrica e su pressione dei lavoratori, indire questo incontro risultava una necessità istituzionale.
Al Presidente il compito di orchestrare gli interventi. Presenti, oltre ai due promotori, il primo cittadino di Supino Gianfranco Barletta, Nazzareno Pilozzi per la Regione, l'Onorevole Enrica Segneri e i Senatori Massimo Ruspandini e Gianfranco Rufa.
Un'assise eccezionalmente partecipata, vista la rilevanza economica del sito industriale, e l’urgenza sociale per i disoccupati. L’importanza del polo è attualmente messa in grave discussione a causa del deperimento e della mancata manutenzione della struttura. Come può, quindi, Patrica rappresentare un volano d’investimento appetibile per probabili acquirenti?

Questo l’interrogativo centrale del pomeriggio. Domanda che non vede risposte certe ed unilaterali. La voce dell’esecutivo, filtrata dall’On. Enrica Segneri, offre un unico punto fermo: bando d’acquisto garantito entro il primo trimestre del 2019. Quali saranno modalità, termini temporali e volontà ministeriali non è dato sapere. La stessa deputata ha profilato una serie di trattative con i soggetti interessati all’acquisto dei lotti ILVA, senza però chiarire se Patrica sarà integrata nel lotto C (con Torino e Varzi), oppure scorporata e venduta singolarmente.

Forte la risposta degli esponenti sindacali. Anselmo Briganti, CGIL, ha chiarito che “il temporeggiare degli ultimi mesi ha aggravato il problema. Inoltre le condizioni contrattuali per i disoccupati sarebbero probabilmente sfavorevoli”. Il collega Fabio Bernardini, FIM-CISL, ha affondato l'ascia in una struttura politica, a suo dire,Illva 30nov18b 350 260 min inconsapevole. Un faccia a faccia stroncato sul nascere, dalla coscienza mancata riguardo l'Odissea di uno stabilimento lunga sette anni.

A lui il merito, riconosciutogli dagli stessi operai, di aver vissuto tutto l'Inter e dunque in grado tra tutti di profilare nel dettaglio la situazione.

“Le condizioni attuali pongono i lavoratori in una posizione sfavorevole anche per preparazione professionale. Non esiste attualmente un database di skills professionali che permetta il reinserimento di questi lavoratori in altri poli” chiarisce Bernardini. Inoltre “ad oggi il capannone andrebbe buttato giù e ricostruito, non può così tornare operativo. Le colpe da imputare ad i predecessori restano vane senza la competenza per risolvere le problematiche. Basterebbe leggere le 28mila pagine in mano al Ministero sull'argomento e da lì ripartire”.

A tal proposito alcuni ex operai hanno avuto modo di parlare ed esporre una situazione strutturale drammatica. Sono infatti presenti nel sito macchinari, al tempo nuovi ma ormai inutilizzabili, per un valore complessivo di oltre 250000€. Molti dei pannelli di copertura del capannone sono ormai caduti, favorendo anche forti infiltrazioni d'acqua all’interno dello stesso. Una condizione che pregiudica al momento l’agibilità della struttura. A domanda diretta l’On. Segneri afferma che “l’ultimo sopralluogo sul posto risale al 2016. Ad oggi i commissari governativi hanno predisposto una nuova visita, ma non è certa la data”.

La questione ILVA è stata affrontata, in un breve ma lucido intervento, dal sindaco di Patrica Lucio Fiordaliso. Il primo cittadino ha offerto tre possibili soluzioni: “in primo luogo andrebbe fatto un ultimo sondaggio con Mittal. Successivamente si dovrebbe verificare la volontà e la presenza di acquirenti interessati al sito di Patrica. In caso di fallimento dei primi due tentativi, si dovrebbe mettere in campo una filiera istituzionale locale per intervenire in maniera specifica sul caso Patrica e favorire il reinserimento dei disoccupati”.

Bisogna riscontrare, nell’incontro di ieri pomeriggio, la presenza e la disponibilità dei senatori Rufa e Ruspandini, i quali hanno dato la loro garanzia a contribuire ai lavori di risoluzione dell’annoso problema dei lavoratori dell’ILVA Patrica. Un messaggio unanime dei due esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, affinché si arrivi a dama nel più breve tempo possibile.Ilva 30nov18 a min

Per la Regione Lazio la sola presenza di Nazzareno Pilozzi. Il già deputato del PD ha voluto esprimere l’ennesimo messaggio di solidarietà ai disoccupati, precisando che l’assenza dei consiglieri regionali, anche quelli del centro destra e del M5S, era dovuta all’imminente votazione in merito alla mozione di sfiducia presentata contro il presidente Zingaretti.

Sul finire gli interventi di alcuni disoccupati, che all’unisono chiedono di recuperare la dignità della propria occupazione e certezza di date e termini di contratto. il tavolo si è avviato alla conclusione grazie alla sintesi di Antonio Pompeo, arbitro a più riprese di questi incontri. Il Presidente provinciale ha voluto sottolineare “il costante impegno della Provincia di Frosinone in merito alla questione dell’area di crisi complessa. Proprio da queste sale sono partite infatti le idee che hanno permesso di sbloccare molte situazioni”. Per quel che riguarda Patrica la linea di Pompeo, che appare in accordo con lavoratori e sindacati, è “quella di scorporare lo stabilimento dal lotto C ed affrontare la trattativa di vendita con condizioni dedicate, per favorire l’appetibilità di un sito in evidente stato di deperimento strutturale”.

Due ore di discussione dai toni accesi, per trovare soluzioni unilaterali al problema che perdura dall’ormai lontano 2012.

Se il tentativo è ancora far confluire in un unico documento tutte le opinioni, di parte lesa ne resta solo una: una comunità di operai consapevoli e preparati, destinati all'oblio dei forse.

 

 

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'Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese'

Bricioledibellezza 350 260 mindi Paola Bucciarelli - «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» di Filippo Cannizzo – Mimesis Edizioni 2018.

Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» – Mimesis Edizioni, in uscita il prossimo 27 settembre – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.
Questo non significa, però, che l’autore non abbia grande spirito di osservazione e capacità nel descrivere scrupolosamente i tanti luoghi incantevoli e i tanti sapori della nostra penisola: che si tratti di Genova, del Salento, delle terre senesi o di Napoli, della costiera amalfitana o della Sicilia, la dovizia di particolari consegna al lettore un quadro attento e dettagliato. Ma – e qui avviene il «salto di qualità» rispetto a un’osservazione ricca di beatitudine ma passiva – l’autore è anche consapevole di una cosa: tanta bellezza non salverà «se stessa» né «ci» salverà se non ci impegniamo profondamente a coglierla e a difenderla come si deve. Questo ragionamento si evince, nel libro, già quasi a una prima lettura dell’indice: l’opera rappresenta un vero e proprio viaggio d’amore attraverso il Bel Paese che Giacomo, il protagonista, compie per raggiungere la sua amata Beatrice. Durante il viaggio di Giacomo verso la sua destinazione, l’autore cerca di aiutarci a scorgere le bellezze che ci circondano e delle quali non siamo affatto consapevoli.

Briciole di Bellezza

Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).

È da notare la notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che, per definizione, permettono un miglior approfondimento dei numerosi argomenti toccati.
Lo scopo principale del libro, va ripetuto, consiste nel dimostrare come solo la riscoperta del concetto autentico di bellezza potrà portare alla soluzione di alcune profonde criticità nelle quali il nostro presente è «invischiato».

 

Cannizzo alterna in tutto il libro, con sapienza, momenti di grave e seria riflessione, denuncia, critica e indignazione, a continui inviti a riscoprire – ma ancor prima a riconoscere – la bellezza del nostro Paese, un equilibrio quasi perfetto di natura, arte, enogastronomia, storia e tradizione.
Dal punto di vista della lettura, l’unione del saggio scientifico-accademico al racconto narrativo e romanzato fa sì che il libro ne tragga beneficio, acquistandone in scorrevolezza e risultando quindi «godibile».

Inoltre, l’utilizzo del dialogo, da parte dell’autore con i diversi personaggi incontrati durante il suo cammino, aiuta maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta (così come le soluzioni che, di volta in volta, l’autore suggerisce). È proprio dal dialogo che scaturiscono le possibili vie d’uscita. Esse, infatti, non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva: non è dunque possibile parlare di bellezza senza parlare dei «beni comuni».

La bellezza risulta essere, per il narratore, un’«idea fissa», che viene continuamente associata al concetto di cultura e con essa coniugata.
La scoperta della bellezza del paesaggio italiano è lo spunto che induce il lettore, dopo l’autore, a riflettere sull’importanza della cultura per un Paese come il nostro; sul rapporto che può e deve instaurarsi tra entrambe nell’Italia e nel mondo contemporaneo, ma, allo stesso tempo, come tra bellezza e cultura ci debba essere un dialogo imprescindibile che colleghi passato e futuro.

 

Perché tutto ciò accada, è necessario «cambiare il paradigma che abbiamo nella concezione della bellezza: uscire dal pragmatismo utilitaristico, avere una rinnovata attenzione alla bellezza, come esperienza che consenta di rintracciare un qualcosa che vale di per sé e non come qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi».

Tale cambiamento presuppone necessariamente un cambio di mentalità, affinché ogni singolo si prenda cura della bellezza e della cultura. Inoltre, questo nuovo approccio non potrà avvenire se le giovani generazioni non saranno educate alla bellezza; di qui scaturisce, imprescindibile, l’importanza del sistema d’istruzione. Per Cannizzo, però, il discorso sulle responsabilità dello Stato verso la bellezza che adorna l’Italia non si limita alla scuola. Egli, bensì, auspica che si riparta dal progetto insito nell’articolo 9 della Costituzione: «La cultura va messa al centro dell’intera strategia pubblica per il Paese. La cultura va rilanciata come leva sociale e di sviluppo territoriale. Attraverso l’innovazione tecnologica, la creatività, l’incontro tra arte e scienza, solo così, la cultura può essere fonte di ricchezza, di buona crescita economica e riparo dalla regressione sociale».

L’autore critica, quindi, il mancato uso di risorse economiche dello Stato – e la sua conseguente «latitanza» – per gli investimenti nella cultura, arrivando a definire, per questo, analfabeta la classe politica nazionale.
Afferma, inoltre, che «l’Italia ha bisogno di lungimiranza e di una visione politica a lungo termine»; perciò invita la sua generazione a non rassegnarsi, a non farsi fagocitare dai problemi quotidiani, ad affrontare con maggiore lungimiranza le grandi sfide necessarie a cambiare questo Paese.

 

 

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'Ripensando al passato, per guardare al futuro'

Rerum novarum Leone XIII 390 minDonato Galeone* - Le condizioni di sinistra e centrosinistra di Ivano Alteri. Leggendo l'articolo di riflessione storica politica e sociale del secolo scorso scritto da Ivano Alteri convince molto le ultime sue conclusioni : “la democrazia senza popolo è un pericoloso ossimoro politicamente micidiale” ed io mi permetto aggiungere che “dovremmo continuare a interrogarci sull'avvenire, ripensando al passato, per guardare al futuro”.

E' verità storica il riferimento ai 120 anni dall'Enciclica Reurum Novarum di Leone XIII che in questi giorni viene ricordata ad Anagni con una “lectio magistralis” affidata al Cardinale Bassetti, su un messaggio sociale universale della “questione operaia” di fine ottocento che, come scrive Ivano, fu resa disponibile alla “cultura e alla politica italiana, con la quale la cultura laica e di sinistra si è proficuamente incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione e nella nascita della repubblica”...e richiama altre conquiste sociali e di sviluppo degli ultimi 50 anni promossi, partecipati e condivisi in Italia, nella dimensione europea.

Nel merito, poi, del distinguo convezionale atttualissimo - richiamato e definito da Ivano – tra “Centro” il cattolicesimo democratico, riconoscibilmente “centro” e la “Sinistra” riconoscibilmente “sinistra” e se queste definzioni messe insieme si sono “scolorite” nel Centrosinistra” si tratta – a mio avviso e ripeto – di convenire, riflettere interrogandoci sull'avvenire prossimo, ripensando al passato e guardando al futuro.

E io mi permetto pensare, subito, proprio in queste giornate a 70 giorni dal 4 marzo 2018 che, purtroppo, alla prima domanda – oltre il centro e la sinistra o centro sinistra scolorito – sulla “protezione dei poveri e dei senza lavoro” che è impegno cristiano e di sinistra, congiunto alla graduale “eliminazione delle cause della miseria” - con impegni politici e mezzi finanziari - non sembra trovi convincenti risposte, ma solo fumisterie al vento su vere aspirazioni di cittadini e lavoratori che vogliono diventare “ceto medio autosufficiente” ma restano, ancora, un gruppo di persone semplici “scartati” - ci ripete Papa Francesco - dalla società democratica che, da tempo, non eleva a dignità le persone, con il lavoro.

Così come la previdenza sociale di sostegno al reddito in assenza di lavoro involontario, l'assistenza agli anziani, agli handicappati, ai malati raccoglie pincipi politici e pratici di cattolici democratici e di sinistra che sono messaggi umanitari e universali, mentre la crescita dell'inpresa produttiva a fini sociali costituzionali – già concettualmente esposti in encicliche e documenti della “sociologia cristiana-cattolica” è centrale così come lo è nella “sinistra” ideale e pratica partecipata.
Mi riferico, ovviamente, ad una filsofia politica sindacale praticata che combatte “l'egosismo del benestante” per agevolare ed estendere la crescita delle persone meno favorite che non è solo centralità cristiana solidale, non condividendo quelle “teorie collettiviste” che, oltretutto, hanno già dato, ovunque, prova pratica della loro negatività.

Allo stesso modo la lotta contro la discriminazione di razza, di sesso e di libera scelta politica, sindacale e religiosa, sono la base di una visione profonda di “uguaglianza” su uno stesso piano di dignità sociale individuale e famigliare che deve essere, come nucleo familiare, rispettato e protetto dallo Stato, quale “cellula primaria” della società e, in quanto tale, soddisfare l'esigenza di una revisione profonda della legislazione e delle prassi ammnistrative, compreso il valore effettivo della composizione familiare, nel salario e dei redditi.
Dobbiamo riconoscere che nel terzo millennio “la democrazia e la rappresentanza sociale e politica” deve essere ripensata e rilanciata nella sua efficacia e credibilità popolare, in presenza di un notevole assenteismo e di gestione del “mandato a rappresentare” negli organi centrali, regionali, provinciali e comunali tanto nella promozione della partecipazione quanto nelle decisioni politiche di governo.
E la “democrazia rappresentativa” con il diritto del popolo ad eleggere i suoi rappresentanti politici e con l'altrettanto diritto di governare, con maggioranze qualificate e programmi a tutti i livelli istituzionali di una società democratica – per un tempo predeterminato – rifuggendo da assemblearismi e populismi di facciata in “sostituzione” di responsabili funzioni e decisioni governative o attraverso interminabili discussioni che minano la credibilità di un governo e accentuano la incertezza di governabilità di 60 milioni di persone in un contesto europeo e internazionale di una Italia nazionale che, se legittimamente sovrana, tutti sappiamo che è un pases dimensionato similmente, per abitanti, alla più piccola delle provincie asiatiche cinesi.

Anche le “opposizioni parlamentari” parimenti rappresentative in dignità politica, quale espressione di rappresentanze popolari,, sono mandatarie per la promozione di un libero, franco e leale dialogo mirato a contribuire sia verso autocritiche interne di partito che proponendo miglioramenti e integrazioni parlamentari a proposte programmatiche governative.

Io penso che la plurità delle culture politiche e sociali passate e innovative richiamate da Ivano, non improvvisate ma cogenti e credibili nella fattibilità sociale di rappresentanze democratiche e popolari, senza deleghe in bianco e neppure di un mero rapporto a freddo tra mondo cattolico democratico laico e socialista, può essere sufficiente, perchè, se si considera “essenziale la partecipazione” - come regola di un popolo – nel perseguimento del bene comune, non basta sapere cosa vuole la democrazia ma, anche, come realizzarla.

*Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio

 

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