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Congresso PD Latina, GD: No a mero e ‘ristretto’ conteggio tessere

giovanidemCongresso PD Latina, Giovani Democratici: Non sia mero e ‘ristretto’ conteggio tessere

Appare sempre più vicino il congresso Comunale del Partito Democratico, annunciato ormai più di qualche settimana fa dalla segreteria comunale.
Rimaniamo convinti che non basterà un congresso per rispondere alle numerose ed oggettive, anche a detta dello stesso gruppo dirigente comunale, criticità che interessano il nostro Partito.

Il solo e mero rinnovamento dell’organigramma, evidentemente necessario, rischierebbe di eludere il vero tema politico cui questo congresso dovrebbe invece essere chiamato: rifondare interamente la visione della società (che non è un tema di sola “esclusività nazionale”) e dell’iniziativa politica, anche localmente, dando luogo ad un dibattito che sia il più largo e aperto possibile.
Volendo in questa fase porre ripetutamente l’accento sul metodo (del merito preferiamo discuterne nelle sedi deputate) dell’agire, abbiamo più volte avuto modo di sottolineare la grande necessità di dare vita a processi di elaborazione larghi e condivisi.

Con questo spirito va letto il nostro impegno durante la campagna congressuale nazionale di marzo scorso, i numerosi incontri di riflessione svolti con associazioni e organizzazioni vicine, nonché la formulazione con quegli stessi gruppi di prospettive di lavoro a lungo termine, il nostro impegno nella passata stagione autunnale e, infine, nelle ultime settimane, varie iniziative di confronto assembleare e libero (che proseguiranno), volte a coinvolgere iscritti, stimolare ed aprire la discussione a chi sta fuori, a chi sta dentro ma si sente perduto, a chi ci guarda con disillusione, a chi ci vorrebbe diversi o a chi, semplicemente, senta la necessità di portare un contributo, partendo dal presupposto che ognuno è una risorsa.

Vigileremo ed auspichiamo che il Congresso ormai prossimo non sia soltanto una prova di forza tra correnti, una mera conta interna cui in passato siamo spesso stati abituati, invitiamo dunque a non seguire e diffidiamo qualsivoglia pratica di tesseramento irregolare o ‘poco etica’: pretendiamo rispetto per una comunità che chiede maggiore coinvolgimento, chiarezza, in diverse misure discontinuità e ci batteremo per essa.

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Verso il consiglio dei giovani e oltre!

giovani democratici logo 225150Come Giovani Democratici di Frosinone rivolgiamo questo appello a tutti i cittadini e a tutti i nostri coetanei, vicini e lontani, stanchi di una città priva di possibilità rivolte ai giovani, in cui vige una sostanziale assenza di politiche giovanili adeguate e di welfare studentesco. Negli ultimi anni è stato sotto gli occhi di tutti il modo con cui la giunta comunale guidata dal sindaco Nicola Ottaviani ha ignorato le richieste e le ragioni di giovani e studenti, negando qualsiasi forma di dialogo e/o risposta rispetto ai temi sui quali si chiedeva un confronto. Nei prossimi giorni diffonderemo e lanceremo questo appello con una campagna nelle scuole e nei luoghi di Frosinone, lo stiamo già facendo ed è possibile sostenerci anche su change.org con la nostra petizione online.
Quello che chiediamo è un organo eletto da tutti i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 25 anni, con potere consultivo su tutti gli atti amministrativi che riguardano le politiche giovanili, con potere di formulazione di proposte direttamente al sindaco alla Giunta o al consiglio comunale e dotato un bilancio autonomo finanziato da appositi bandi regionali. Riteniamo importante un tale strumento non solo per le possibilità che apre, quanto più perché assicurerebbe una presenza istituzionalizzata ed una rappresentanza legittimata per i giovani, troppo a lungo ignorati e tenuti ai margini della vita pubblica: non possiamo più accettare che la partecipazione di una generazione ai lavori della giunta e del consiglio comunale siano affidate alla buona volontà e alla eventualmente disponibilità di amministratori troppogiovani 350 260 min spesso sordi e chiusi a ogni forma di confronto

Per questo riteniamo essenziale:
• La indizione delle elezioni del consiglio comunale dei giovani di Frosinone mediante atto del sindaco o della giunta comunale, entro il mese di febbraio 2019, in applicazione deliberazione n.10 C
C. 20/12/2018

• Avere rassicurazione circa un'azione tempestiva dell'amministrazione comunale per quanto riguarda la partecipazione al bando regionale per ottenere finanziamenti utili alle attività del Consiglio dei Giovani, in scadenza nella giornata odierna, e per quanto riguarda lo stanziamento in bilancio di una ragionevole somma di risorse da destinare al consiglio comunale dei giovani.

• L'avvio di un confronto fattuale e concreto in merito all'attivazione di un percorso di progettazione partecipata per realizzare il primo centro di aggregazione giovanile nel capoluogo - che possa fungere tra le altre cose anche da sede del Consiglio Comunale dei Giovani - prendendo in considerazione i locali di proprietà del Comune di Frosinone posti ai piani superiori del complesso ex-ENAL, attualmente in disuso e in forte stato di degrado.

Il link della petizione online

 https://www.change.org/p/nicola-ottaviani-verso-il-consiglio-dei-giovani-e-oltre?recruiter=42389901&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

 

Circolo GD Frosinone

 

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Fare chiarezza sul Consiglio dei Giovani di Frosinone

giovanidemGiovani Democratici - Nella mattinata odierna abbiamo provveduto a protocollare una interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata al Sindaco e all'assessore competente per stimolare questi ultimi a fare chiarezza sulla mancata operatività del Consiglio dei Giovani di Frosinone, in vista della messa in discussione di un non precisato forum delle associazioni giovanili nella prossima seduta consiliare del 20/12/2018.

Afferma Alessandro Marino, Segretario della Federazione dei Giovani Democratici della Provincia di Frosinone: “Come Giovani Democratici da diversi anni sosteniamo l’istituzione del Consiglio dei Giovani così come predisposto dalla legge regionale del 2007. I propositi di tale legge sono il rafforzamento della partecipazione dei giovani alla vita politica locale e la realizzazione di progetti e iniziative nel settore degli scambi culturali. Nella stessa Regione Lazio e in generale nella maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea esistono da anni organismi come il Consiglio dei Giovani, che permettono ai ragazzi e alle ragazze di avere una rappresentanza ed una reale voce in capitolo in materia di politiche giovanili, ma soprattutto un bilancio finanziato per poter attuare idee e progetti.”

Prosegue Marco Tallini, Segretario del Circolo dei Giovani Democratici di Frosinone: “La Giunta Comunale e altre forze politiche del capoluogo lanciano l’idea di istituire un forum delle associazioni giovanili senza rappresentanza democratica e senza alcuna risorsa economica rappresenta un danno per la comunità giovanile e per la città di Frosinone in generale. Il Consiglio dei Giovani al contrario è normato da una legge regionale che gli attribuisce innanzitutto un potere consultivo obbligatorio su tutti gli atti amministrativi in tema di politiche giovanili; in secondo luogo la Regione Lazio finanzia non solo la sua istituzione ma soprattutto la sua operatività consentendo così l’elaborazione in piena autonomia di iniziative e progetti a livello locale, nazionale ed europea. Infine è necessario sottolineare che, al contrario del forum, il Consiglio dei Giovani è eletto direttamente dalle ragazze e dai ragazzi di Frosinone tra i 15 e i 25 anni: soltanto un organo democratico può promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla vita civica e politica di una città da cui, come purtroppo evidenziano i recenti studi demografici, questi ultimi scappano.” Infine, secondo Angelo Pizzutelli, capogruppo PD in Consiglio Comunale. “La volontà della Giunta Comunale di istituire un forum delle associazioni giovanili cozza con gli impegni presi mediante delibera istitutiva del Consiglio dei Giovani di Frosinone risalente a dicembre 2017, a cui non è stata data esecuzione. Per queste ragioni abbiamo presentato stamani, assieme ai Consiglieri Cristofari e Sardellitti, un’interrogazione scritta con la quale chiedere risposte sui mancati adempimenti della Giunta Ottaviani. Ribadisco pieno sostegno ai Giovani Democratici il cui impegno e la cui passione vengono puntualmente snobbati da chi amministra Frosinone.”

 

Copia dell'interrogazione

 

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Frosinone Possibile e GD Lazio al Roma Pride 2015

romapride 350 260Frosinone Possibile aderisce al Roma Pride 2015 - L’Associazione Frosinone Possibile aderisce con convinzione alla piattaforma politico-programmatica del Roma Pride 2015 che con una serie di eventi sulle tematiche LGBT animeranno la Capitale da domani fino a sabato prossimo, 13 giugno, quando la classica parata finale sfilerà per le strade della città. Il coordinamento delle associazioni LGBT romane ha scelto come slogan della manifestazione #LIBERIAMOCI a testimonianza della lotta quotidiana per una liberazione di tutte quelle persone che ancora oggi vivono discriminate e che hanno paura di vivere liberamente il proprio essere in quanto non riconosciuti e non tutelati dall’ordinamento giuridico nazionale.
“La Politica, i Partiti e il Parlamento devono quanto prima agire affinché vengano riconosciuti i diritti e libertà che spettando ad ogni cittadino senza alcun tipo di discriminazione” afferma Armando Mirabella – membro dell’Assemblea Nazionale del PD e tra i fondatori di Frosinone Possibile – che aggiunge “La legge per le aggravanti omotransfobiche dopo l’approvazione alla Camera, tra mille difficoltà e accompagnata da scelte al ribasso che ne hanno depauperato il senso, si è persa nei cassetti del Senato; speriamo che non accada lo stesso sul ddl Cirinnà che comunque è solo un primo step verso l’obiettivo dal quale non ci smuoviamo di un centimetro e che è il matrimonio egualitario come nei Paesi più avanzati d’Europa e del Mondo. Ma non abbiamo aderito al Roma Pride solo per questi motivi ma anche perché pensiamo che fare politica significa sapersi schierare dalla parte dei più deboli, di quelli che ogni giorno lottano contro le difficoltà e le discriminazioni indipendentemente se ci troviamo o meno nella stessa situazione. Dobbiamo farlo perché le riforme che riguardano i diritti civili fanno bene a tutto il Paese. Dobbiamo farlo perché la sfida dell’antipolitica si vince solo in questa maniera, ribaltando completamente il paradigma sociale e culturale che ci ha portato ad alimentare un clima di odio verso chi è diverso. Ma poi diverso da chi? La diversità è la fonte più grande di ricchezza nelle società complesse come quelle contemporanee”.
Al commento di Mirabella si aggiunge quello di Anna Rosa Frate, membro della Direzione Regionale del PD Lazio e da sempre attiva sui temi legati al welfare e ai diritti: “Il sostegno alla comunità LGBT non può più essere solo una cartina di tornasole nel momento delle competizioni elettorali. Non è più accettabile che la politica speculi sulla vita e sulla dignità di tante cittadine e cittadini che in questo Paese si battono ogni giorno per aver riconosciuti i propri diritti. E’ con questo spirito che attraverso il mio ruolo mi batto per questi temi anche a livello regionale, dentro e fuori il Partito Democratico. Su questi temi c’è la necessità di costruire la più ampia rete di collaborazione che unisca partiti, movimenti e associazioni. Non a caso nel Forum regionale del PD Lazio che è partito qualche giorno fa ho sostenuto che sulle questioni dei diritti civili ci debba essere una presa di posizione e di coscienza forte del PD per agire, dove possibile, a livello regionale in piena sincronia con il Presidente Zingaretti, la Giunta e il Consiglio. Con questo spirito aderiamo al Roma Pride 2015: vogliamo essere al fianco della comunità LGBT per sostenere battaglie che riteniamo essere di civiltà, battaglie che non si possono più rimandare e delle quali la politica deve farsi carico una volta per tutte dimostrando coraggio e determinazione”.
Comunicato stampa di Frosinone Possibile

Adesione Roma Pride 2015 - Innocenzi e Capogna (GD Lazio): “Dalla parte dei diritti, senza timori o reticenze, alla luce del sole. Per questo aderiamo all’Onda Pride 2015”
“Abbiamo sempre sposato in pieno le battaglie della comunità LGBT considerandole una sfida per i nostri territori; una sfida che si descrive con le parole rispetto, uguaglianza, dignità e laicità. Non ci siamo mai tirati indietro e non abbiamo intenzione di farlo ora, per questo aderiamo alla piattaforma politico-programmatica del prossimo Roma Pride 2015 che si inserisce nel più ampio orizzonte dell’Onda Pride che anche questo anno mobiliterà da nord a sud d’Italia il Paese migliore, quello che si batte per i diritti senza discriminazioni” afferma Martina Innocenzi, coordinatrice dei GD Lazio, annunciando l’adesione dell’organizzazione giovanile alle manifestazioni LGBTQI* che si terranno a Roma nella prima metà di giugno e che si concluderanno con la grande parata sabato 13.
“Negli anni ’60 il tema di fondo delle rivendicazioni per i diritti civili era quello della libération: dalle oppressioni, da una società fondata su stereotipi e pregiudizi, dalla marginalizzazione della politica, dalle repressioni. È stato così per le donne, gli studenti, i lavoratori e anche per la comunità omosessuale. E non è un caso che lo slogan di questo anno del Roma Pride sia LIBERIAMOCI! a testimonianza di quanto ancora c’è da fare per costruire una società del rispetto e dell’uguaglianza dove ognuno sia realmente libero di essere se stesso, di amare e di vivere senza discriminazioni. Siamo convinti che su questi temi debba mettersi in gioco la rete più ampia di associazioni, organizzazioni politiche e movimenti, e noi come Giovani Democratici del Lazio siamo pronti a fare la nostra parte. Non con le parole o con le frasi fatte, ma mettendoci a disposizione del movimento LGBTQI* per trasformare le idee in proposte e le criticità in azioni positive che possano contribuire a rendere i nostri territori e la nostra Regione un luogo a misura di essere umano” conclude Gianmarco Capogna, Responsabile Diritti e Politiche Sociali dell’esecutivo regionale GD.
Ufficio Stampa GD Lazio

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Governare non è inseguire le emergenze

maltempo 350-260di Martina Innocenzi - Un Paese paralizzato in seguito all'allerta meteo diramata (per fortuna) dalla Protezione Civile all'inizio della settimana. Scuole e Università chiuse in tantissimi Comuni della nostra Regione e non solo.
Un'allerta giustificata soprattutto in quei territori che sono stati colpiti da alluvioni ed inondazioni, prima fra tutte Carrara, di nuovo sott'acqua con danni ingenti ma per fortuna né vittime né dispersi.
Un'allerta che mette per l'ennesima volta l'intero Paese di fronte ai suoi grandi limiti ed al rischio del dissesto idrogeologico dovuto alla spregiudicatezza con la quale in questi anni si è consentita la cementificazione selvaggia, fuori dalle regole e senza pensare alle conseguenze che questa potesse avere sui territori in caso di eventi atmosferici straordinari.
Un'allerta che dimostra la totale mancanza di lungimiranza su un tema che invece dovrebbe essere prioritario: il cambiamento climatico in atto. Proprio in questi giorni il Gruppo di esperti sui cambiamenti climatici dell'Onu (Ipcc), ha lanciato l'ennesimo grido di allarme in un report finale nel quale si sottolinea che Le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto i massimi livelli e se non verranno drasticamente ridotte i cambiamenti climatici impatteranno in maniera "severa, globale e irreversibile" sul nostro Pianeta. Un'emergenza non più rinviabile! Un tema che va affrontato seriamente per evitare di ricorrere sempre a provvedimenti di emergenza troppo spesso obsoleti ed inappropriati rispetto ad un clima in continua mutazione. Il nostro Paese deve fare un salto di qualità, perché immaginare investimenti ed interventi sul nostro suolo senza capire quale sarà il nostro futuro climatico è assolutamente inutile. Le piogge sono sempre più delle vere e proprie bombe d'acqua e le nostre strade, gli argini, il sistema fognario etc. sempre più inappropriati per fronteggiarle.
Un Governo che vuole determinare il cambiamento non può vivere nell'emergenza paralizzando l'intero Paese ogni volta che c'è un'allerta meteo perché consapevoli del rischio che ogni volta si corre in queste circostanze.
Un Governo di cambiamento deve saper costruire consapevolezza rispetto a ciò che sta accadendo nel pianeta per responsabilità dell'essere umano e formare i cittadini, a partire dai più piccoli, affinché abbiano rispetto del luogo in cui vivono e della natura che li circonda.
Al momento, tuttavia, siamo completamente fermi e ci ricordiamo dell'esistenza di questo gravissimo problema solo in seguito ad un'avvenuta tragedia (vedi alluvioni, terremoti etc) per poi riporla nel dimenticatoio ad emergenza rientrata; solo quando inseriremo le politiche ambientali tra le priorità dell'agenda politica avremo fatto un passetto in avanti. Preso atto che il Governo ed PD non sono ancora su questa lunghezza d'onda, ci occuperemo noi Giovani Democratici di fare proposte sul tema, a partire da quella presentata ieri relativa all'approvazione di una legge sul consumo del suolo con l'obiettivo di ridurlo per tutelare il nostro territorio; proposta sulla quale si avvierà nei prossimi giorni una raccolta di firme che rientra nella campagna "10 Proposte di Legge per le Giovani Generazioni".
"Solo quando l'ultimo albero sarà abbattuto e l'ultimo fiume avvelenato e l'ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro"...Riflettiamo!

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Un nuovo PD non nasce dagli strappi

partito-democratico bandiera350-250di Martina Innocenzi - "Se non lo farà nessuno, una Leopolda del PD la convocheremo noi Giovani Democratici. Noi abbiamo ancora voglia di stare ad ascoltare le tante voci che di scissioni non vogliono neanche sentir parlare, ma hanno al contempo voglia di esprimersi, per costruire assieme la linea del partito, e non soltanto per ratificarla" sono le parole di Andrea Baldini, Coordinatore Nazionale dei Giovani Democratici a valle del weekend che ha visto contrapporsi due piazze, quella della CGIL e quella della Leopolda.
Parte dalle sue parole la mia riflessione perchè in questa contrapposizione sono state le sole capaci di cogliere il senso della missione del Partito Democratico in questa fase storica; un partito che, nella sua pluralità, dovrebbe saper unire e costruire luoghi di confronto e discussione; invece no: da una parte Renzi e la Leopolda descritta come il luogo del cambiamento e del futuro, dall'altra la CGIL, la minoranza del PD ed un milione e più persone descritte come il luogo della conservazione e della resistenza al cambiamento.
Partendo dal presupposto che entrambe le piazze vanno rispettate, la domanda vera: il Partito Democratico dov'era? Lo ha tirato per la giacchetta Renzi dicendo che il PD era alla Leopolda; lo ha tirato per la giacchetta la minoranza del partito dicendo che era nella piazza della CGIL.
Il punto è che a forza di tirare, si è creato uno strappo che tutto il corpo del partito dovrebbe preoccuparsi di sanare. Invece come al solito da una parte la maggioranza del pd, con la presunzione (giusta?) di avere la verità in tasca si pone in un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi posizione non affine alla linea poco discussa perchè nonostante le direzioni nazionali, il tutto sembra sempre già deciso e impacchettato altrove...tanto ci sono i numeri per fare qualsiasi cosa; dall'altra aleggia l'idea folle ed anacronistica della scissione, con una minoranza che troppo spesso da l'impressione di utilizzare vecchi tatticismi non con l'obiettivo di costruire luoghi di discussione e sintesi nel partito e fuori da esso ma per riportare in voga una classe dirigente che in questi anni non ha saputo interpretare il cambiamento che era in atto in Italia e che ancora oggi fa fatica a ripensarsi ed a pensare un modello nuovo di partito e di paese.
E allora ben venga il ruolo di sintesi che può avere la nostra organizzazione giovanile! Ben venga la costruzione di un luogo di discussione all'interno del quale ci sia spazio per tutti: iscritti, militanti, chi era alla Leopolda e chi era nella piazza della CGIL.
Un Partito che vuole essere alla testa del cambiamento deve saper essere il luogo della sintesi, deve saper costruire una comunità, sanare le fratture sociali costruite da chi, in questi venti anni, ha portato il Paese sull'orlo del baratro.
E se il nostro Partito è incapace di farlo, se l'obiettivo è di relegare il ruolo del PD a solo votificio negli organi istituzionali; se si sta tentando di svuotare le sezioni ed il senso della militanza, beh allora saremo noi, saranno i Giovani Democratici ad avviare questo percorso fatto di condivisione, confronto e capacità di essere punto di riferimento!

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La donazione degli organi cammina anche qui in provincia

Trapianti di organidi Armando Mirabella - Il grande interesse sollevato dai Giovani Democratici con la campagna "Segni Particolari? Donatore di organi" è uno straordinario segno di vitalità della nostra realtà giovanile guidata nel Lazio da Martina Innocenzi e da Luca Fantini nella nostra provincia.
Si tratta di una campagna che, in sintesi, ha come primo obiettivo l'approvazione di una delibera di giunta o di consiglio comunale che consenta a tutte le cittadine ed i cittadini maggiorenni di dichiarare la propria volontà di donare gli organi trascrivendolo direttamente al rilascio o al rinnovo della propria carta d'identità. Formidabile, in questo senso, l'iniziativa di Veroli di domenica 19 ottobre con 3 ore di dibattito di altissima qualità e quasi 30 nuovi donatori al termine.
Questa campagna nel nostro paese ha un valore particolare, perché proprio in Italia deve crescere la cultura della donazione. Una donazione che per qualche caso è possibile realizzare anche da vivi. In molti paesi il prelievo, ad esempio, la donazione e la successiva conservazione del sangue da cordone ombelicale, sono diventate pratiche comuni. Il sangue del cordone ombelicale è infatti una fonte preziosa di cellule staminali ematopoietiche utilizzabili in alternativa a quelle prelevabili dal midollo osseo per curare importanti malattie del sangue (ad esempio le leucemie). Lavorare anche su questo tema, con il conseguente impegno verso la creazione in ogni ASL di equipe mediche e di infrastrutture indispensabili alla conservazione (la temperatura deve essere costantemente mantenuta al di sotto dei -150 °C tramite immersione in azoto liquido o in atmosfera di vapori di azoto) rappresenta una frontiera dell'impegno di un pezzo importante della nostra società che è il Partito Democratico.
Ma esiste una nuova frontiera dell'impegno verso la cultura del dono da vivi che deve essere esplorato. E' quello della donazione dei gameti.
Il 9 aprile 2014, a seguito del ricorso presentato dai tribunali di Milano, Catania e Firenze, la Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità della legge 40 del 2004 (la legge che pone una serie di limiti alla procreazione assistita e alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni) nella parte in cui vieta la fecondazione eterologa: il ricorso, cioè, ad un donatore esterno di ovuli o spermatozoi in casi di infertilità assoluta
In questo modo, questa sostanziale destrutturazione della Legge 40, non ha lasciato un vuoto normativo. La Toscana, perciò, è stata la prima regione a permettere la fecondazione eterologa. Proprio la scorsa settimana, infatti, il 14 ottobre, nel reparto maternità dell'ospedale fiorentino di Careggi, è stata eseguita il primo intervento (praticato ambulatorialmente) in Italia in una struttura pubblica.
Il seme utilizzato è stato acquisito, in quantità limitata e comunque necessaria a garantire al massimo 3-4 trattamenti, da un istituto europeo, una banca del seme, accreditato ed autorizzato. E qui sta una area di impegno nella promozione della cultura del dono. La necessità di promuovere la donazione di gameti siano essi maschili o femminili. Una donazione che permette la vita, anzi tutta una vita: dal suo inizio.
Qualcosa si inizia già a muovere. Proprio in Toscana. In questi giorni, comincerà sempre al Careggi, l'attività di donazione di gameti maschili e femminili per la fecondazione eterologa. Questa donazione, assieme al ricorso alle banche del seme, rappresentano l'unica possibilità per poter assicurare una risposta adeguata alla domanda di genitorialità a cui, anche l'evoluzione della società e del lavoro, ha impedito di dare una risposta in età più giovane.

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In tutti i comuni un servizio di donazione di organi

dono organi 350-260di Martina Innocenzi - Circa due mesi fa, come Giovani Democratici della Federazione di Frosinone e abbiamo lanciato la campagna "SEGNI PARTICOLARI? DONATORE DI ORGANI - La donazione degli organi come tratto identitario" con l'obiettivo di permettere ai cittadini di dichiarare la propria volontà di donare organi e tessuti facendola trascrivere direttamente sulla propria carta d'identità al momento del rilascio o del rinnovo della stessa. Anche il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha chiesto a tutti i Comuni del Lazio di deliberare in tal senso affinchè si possa fare un passo avanti nella cultura della donazione. Un tema sul quale purtroppo, a farla da padrone sono la disinformazione ed i pregiudizi di fondo che ne ostacolano la conoscenza è la diffusione. Pochissimo cittadini sanno che per esprimere questa volontà è possibile: compilare un modulo presso le ASL; scriverlo su un foglio con i propri dati personali, data e firma; firmare l'Atto Olografo dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.); compilare e firmare il tesserino blu del Ministero della Salute.
Per queste ragioni ci siamo adoperati invitando tutti i Comuni della Provincia ad attivarsi per avviare le procedure e dare questa opportunità ai cittadini. Ma il nostro obiettivo primario è quello di sensibilizzare su un tema così importante che, oltre alla donazione degli organi, ci porti ad avviare una discussione seria sulle questioni etiche, prima fra tutte quella relativa al testamento biologico. La risposta nella nostra provincia è stata inaspettatamente positiva; presso le amministrazioni comunali di Alatri, Fiuggi, Ferentino, Coreno Ausonio, Veroli, Vico nel Lazio, Strangolagalli, Cassino, Esperia, Fontana Liri, Supino i circoli dei Giovani Democratici e del Partito Democratico hanno già protocollato la richiesta; altri sono in procinto di farlo! Ovviamente lavoreremo affinché dalla nostra provincia arrivi un forte segnale in tal senso istituendo tale servizio in tutti e 91 i Comuni.
Tutto questo perché a noi piace parlare di questioni concrete e l'adesione di tante amministrazioni è la dimostrazione palese della voglia di restituire alla politica il suo ruolo di riferimento per la risoluzione dei problemi e per la diffusione di una nuova cultura basata sui valori e sul rispetto dei diritti. Al Partito di questo territorio chiedo di confrontarci, anche aspramente, su ciò che riguarda i cittadini, sulla nostra capacità di costruire una prospettiva alternativa all'attuale situazione! Al PD chiedo di fare il partito con la P maiuscola!

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Un New Deal per l'Europa

GFElogodi Gianmarco Capogna* - Era il lontano 1951 quando si dava origine alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) grazie all'impegno di Jean Monnet e Robert Schuman, determinando l'avvio della storia dell'integrazione europea che pochi anni dopo, nel 1957, sarebbe stata ufficializzata grazie agli storici Trattati di Roma che crearono la Comunità Economica Europea (CEE).

La guerra affrontata, che aveva distrutto e lacerato il vecchio continente, e gli stimoli lanciati da tanti intellettuali, già a partire dal XIX secolo, erano riusciti a fare breccia nelle mentalità politiche comportando un impegno a creare una struttura sovranazionale capace di assicurare pace e sviluppo economico.

Un ruolo fondamentale era stato giocato dal movimento federalista e in maniera particolare da Altiero Spinelli che nel corso del confino, a cui era stato condannato dallo governo fascista, aveva scritto il Manifesto di Ventotene, per un'Europa libera e unita. Nonostante la linea federalista fosse uscita sconfitta a favore dell'approccio funzionalista, che prevede l'integrazione per settori e non attraverso la struttura federale, il contributo che nel tempo il MFE (Movimento Federalista Europea) e la GFE (Gioventù Federalista Europea) hanno saputo apportare allo sviluppo europeo è stato notevole: un esempio su tutti il ruolo che Spinelli ha giocato negli anni '80 quando in veste di parlamentare europeo organizzò il cosiddetto circolo del Crocodile (dal locale strasburghese dove si riuniva il gruppo), che propose le basi per le successive modifiche ai trattati con una riorganizzazione dei poteri delle istituzioni comunitarie.

Un contributo che continua anche oggi, in un periodo in cui l'Unione europea è percepita come qualcosa di distante e poco democratico, luogo dell'austerità, dei banchieri e della tassazione a discapito dei più deboli. Una rappresentazione che racconta una falsa verità non prendendo in considerazione quanto l'UE negli ultimi decenni si sia contraddistinta per le scelte in politica sociale e antidiscriminatoria, mettendo a disposizione fondi, programmi ed esperti al fine di migliorare la dimensione sociale della stessa comunità. Un impegno che si è rinnovato anche nella strategia per l'attuale decennio in corso, Europa2020 che prevede una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Purtroppo la crisi ha in parte bloccato tutte le grandi aspirazioni della strategia e proprio per questo motivo tante associazioni e sindacati europei hanno sottolineato la necessità di un nuovo corso, di un new deal per l'Europa.

Da questo è nata l'iniziativa promossa anche dal Movimento Federalista Europeo per la raccolta firme di un'iniziativa dei cittadini europei per mettere in piedi un piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e l'occupazione. Quello che si chiede è un programma di investimenti pubblici attraverso la creazione di un sistema di Euro Bond capace di incentivare settori come quello delle energie rinnovabili, della ricerca e dell'innovazione, dell'agricoltura sostenibile, della protezione dell'ambiente e della promozione della cultura, ecc ecc. Allo stesso tempo attraverso le risorse provenienti da una carbon tax, capace di indirizzare il sistema economico verso l'uso di tecnologie verdi e sostenibili, e la tassa sulle transazioni finanziarie, che può determinare un rinforzamento della cornice sociale dell'agire comunitario, sarà possibile dare vita ad un fondo di solidarietà capace di creare nuovi posti di lavoro specialmente per i giovani, che maggiormente pagano i costi della crisi attuale.

La ripresa e lo sviluppo dell'economia europea deve passare anche da una nuova rete di finanziamenti e investimenti che rendano nuovamente competitive le industrie europee e le numerose eccellenze presenti negli Stati membri. Quello che l'Unione non può più permettersi è di lasciare che questi investimenti si producano a livello nazionale: quello che serve in questo momento è una risposta comunitaria che arrivi attraverso un vero e proprio Piano Europeo. Per questi motivi vi invito, a nome del Movimento Federalista Europeo e della Gioventù Federalista Europea di Frosinone, a firmare per il NewDeal4Europe. Potete farlo direttamente sul sito internet http://www.newdeal4europe.eu/it/ o fisicamente contattandoci alla nostra pagina facebook (Gioventù federalista europea Frosinone) dove potremo aggiornarvi delle iniziative e dei banchetti che organizzeremo per la raccolta delle firme.
*Gianmarco Capogna - membro di GFE Frosinone

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Un problema che si chiama rappresentanza di genere

giovanidemdi Gianmarco Capogna* - Sono state consegnate ieri le liste per la composizione degli organismi provinciali, da votare in maniera indiretta il prossimo ottobre. Sono cinque in totale ma qui voglio porre l'accento sulle due, di provenienza più o meno diretta dal Partito Democratico. Due liste come sono due gli unici candidati alla corsa della presidenza; due nomi espressione dello stesso partito, Pompeo sindaco di Ferentino e Pittiglio di San Donato Val Comino. Il partito ne esce spaccato, anzi lacerato in brandelli, con due pezzi che hanno dovuto cercare la maggioranza al di fuori dei confini del partito e del centrosinistra, riuscendo de facto a ricompattare un centro destra che era allo sbaraglio. Ma non voglio parlare di questo; la mia posizione è in completa assonanza con quella della mia area, minoritaria e spesso esclusa, che ha scelto di ritirarsi non solo dalla competizione provinciale, non designando alcun candidato al consiglio provinciale, ma anche dimettendosi, nelle persone di Armando Mirabella e Riccardo Greco, rispettivamente da ufficio politico e Direzione provinciale - riconoscendo che entrambi gli organismi non solo appaiono evidentemente non legittimati democraticamente ma anche ibernati in una posizione di perenne stallo politico che determina un immobilismo è una incapacità di assolvere alle funzioni di proposta e progettualità politica che saetterebbero loro. Quello su cui vorrei porre l'accento è la rappresentanza di genere elemento assente e calpestato in maniera indecorosa dall'assurda vicenda provinciale. Sono dodici i nomi da inserire nella lista e osserviamo che nessuna delle due componenti di ispirazione democratica in campo sia riuscita a trovare rispettivamente 6 figure femminili provenienti dalle numerosissime amministrazioni in cui siamo maggioranza, tanto meno in quelle dove siamo opposizione. Andando con ordine: la lista a sostegno di Pompeo, che dovrebbe nascere dall'impeto dei renziani della prima ora, consegna alle elezioni indirette una rosa di dodici nomi maschili, senza nessuna donna, in completa disarmonia con il percorso segnato da Renzi e dalla sua pari rappresentanza femminile sia in Segreteria nazionale che nel Governo.
La seconda lista quella che porterà il simbolo del PD presenta una rosa di 10 nomi maschili e solo due candidature femminili. Una situazione indecorosa che calpesta le innumerevoli osservazioni che nel corso degli ultimi anni hanno spinto sempre per una maggiore sensibilità verso la rappresentanza femminile come sinonimo di impegno per la realizzazione di una vera democrazia paritaria. Una realtà da medioevo culturale e antropologico che si basa sulla convinzione della politica come mestiere da uomini, ideologia figlia del più retrogrado conservatorismo sociale legato ad una impostazione maschilista e fallocentrica non solo della società ma soprattutto della politica. Un fatto grave per il PD che dimostra di essere in grado di applicare l'alternanza di genere sono quando essa è imposta dalla regole del gioco e che quando invece essa è lasciata alla sensibilità degli attori socio-politici se ne dimentica calpestando la dignità di tutte le donne che si impegnano quotidianamente nella politica attiva, dimostrando spesso di essere anche migliori degli uomini in campo.
Si può fare poco ora che liste sono state consegnate è vero, ma questo non determina il fatto che una battaglia culturale e politica vada portata avanti con fermezza e dedizione, perché questo paese merita di superare la palude della discriminazione di genere che si è acuita ancor di più con la crisi, che le donne hanno pagato in prima persona - il dato della disoccupazione femminile nella nostra provincia per le ragazze tra i 18 e i 29 anni nel 2013 tocca quasi il 42,5%.
Agli uomini che saranno eletti nella lista per Pompeo lancio l'invito a far proprie le istanze del mondo delle donne e li invito nelle prossime occasioni a coinvolgere di più la platea femminile nella gestione della cosa pubblica, non posso che appellarmi al loro buonsenso.
Nel caso della lista PD invece sollevo una denuncia aperta agli organismi provinciali che hanno determinato la stesura della lista. Sollevo questioni di costituzionalità interna ed esterna al partito, di mancanza di rispetto degli indirizzi che il partito si è sempre dato nelle varie consultazioni che dai livelli locali arrivano a quelli nazionali, che siano elezioni o parlamentarie, e che passano dai rinnovi degli organismi interni di funzionamento del partito.
Chiedo pertanto spiegazioni in merito al Segretario Provinciale e al Presidente del PD Frosinone sul grave mancato rispetto delle condizioni paritarie di accesso per uomini e donne all'elezione al consiglio provinciale. Una richiesta di chiarimento che deve prendere in considerazione anche la mancata rappresentanza paritaria all'interno degli organismi dirigenziali provinciali nati da un accordo e non da un congresso - qualche tempo fa ho segnalato con Anna Rosa Frate (Membro della Direzione Regionale PD Lazio) come la stessa dinamica di sotto rappresentazione femminile fosse stata attuata anche nella scelta dei membri della Segreteria.
E poi mi rivolgo al Segretario Regionale del PD, e al Presidente, ai quali chiedo un intervento, non su chi sia più democratico o su chi sia dentro o meno il partito - ripeto che in questa lettera non mi interessa entrare nel merito di questa guerra fratricida - ma sulle questioni base della democrazia interna al partito; un intervento definitivo che chiarisca quali siano i principi democratici e di civiltà sui quali deve basarsi il percorso decisionale interno ed esterno che il PD deve portare avanti. Chiedo un impegno formale e sostanziale nell'analisi di appositi strumenti che favoriscano lo sviluppo di una reale democrazia paritaria e che assicurino la pari rappresentanza di genere in tutti i livelli amministrativi e politici in cui il PD è chiamato a presentare una rosa di nomi. Invito pertanto a studiare ed analizzare i modelli vincenti negli altri Paesi, e penso in primis alla Loi De Parité approvata nel lontano 2000 in Francia, e ad aprire tavoli di discussione tematica sulle politiche di genere e di pari rappresentanza con le donne del partito per assicurare che non siano più oscurate dall'ombra degli uomini e obbligate a raccogliere le briciole che avanzano nell'arena politica, nella quale invece devono essere riconosciute come protagoniste parimenti importanti.

*Gianmarco Capogna - Membro fondatore di Area Civati Frosinone, laureato in Politiche UE di non discriminazione e di promozione dell'uguaglianza

Sostengono l'iniziativa
Armando Mirabella – Delegato all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico
Anna Rosa Frate – Membro della Direzione Regionale PD Lazio

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