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Bilancio di Genere

UNOeTRE.it DIRETTE

 

Immagine locandina Taricone 350 minLa registrazione dell’incontro in diretta organizzato e trasmesso da UNOeTRE.it giovedì 1°luglio 2021 alle ore 17,30e che visto impegnate Fiorenza Taricone, Docente di Storia delle Dottrine politiche, e Simona Balzano Docente di Statistica, Università di Cassino e Lazio Meridionale, che hanno presentato il "Bilancio di Genere", realizzato dal Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo di Cassino e del Lazio Meridionale. 

(Purtroppo ancora una volta, ce ne dispiace molto, la connessione di uno dei partecipanti, Ermisio Mazzocchi in questo caso, non ha funazionato, tuttavia brillantemente le Prof Fiorenza Taricone e Simona Balzano hanno svolto la presentazione del "Bilancio di Genere". )

 

 

 

 

 

 

La registrazione della diretta online

 

 

 

 

 

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Violenza di genere in Italia: leggi insufficienti, pregiudizi e...

Violenza sulle donne

Leggi insufficienti, pregiudizi e scarso numero di case rifugio

di Tania Castelli 

Numeroantiviolenza 390 minTroppo spesso, in Italia, viene affiancata l'espressione "tragedia annunciata" ai casi di violenza di genere. Quasi sempre infatti questi crimini vengono preceduti da escalation violente, ripetutamente denunciate a forze dell'ordine che inspiegabilmente non intervengono se non quando ci "scappa il morto". Anzi: la morta. Negli ultimi giorni ben tre donne hanno perso la vita per mano di uomini. Di queste una, Jessica Novaro, 29 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola in pieno petto per aver difeso la madre dalle violenze del compagno di quest'ultima. Le donne muoiono anche per questo.

Perchè una denuncia per maltrattamenti abbia effetti in una causa di divorzio è necessario un referto medico del pronto soccorso ospedaliero con prognosi di almeno 21 giorni. Ma tutti i danni psicologici che le donne subiscono prima, durante e dopo la violenza maschile sono sempre molto difficili da provare in tribunale.

E se una donna non vuole allontanarsi dal soggetto maltrattante dove può trovare riparo prima di fare una brutta fine? Le case rifugio italiane sono ancora pochissime, ricevono scarsi fondi statali, devono ricorrere alle donazioni private oltre che all'opera instancabile di operatori sociali, avvocati, psicologi, medici volontari.

Anche nei casi di stalking la legge italiana sembra non proteggere le vittime. Nel nostro Paese è infatti difficile dimostrare non solo il dolo ma anche il danno quando l'azione persecutoria non trascende in violenza fisica. Altrettanto complicato è poi ottenere e far rispettare un provvedimento restrittivo contro il proprio stalker. Senza contare che anche in questo caso troppo spesso le denunce non sortiscono effetto se non quando so arrivi alla violenza fisica.

infografica violenza donne 500 min

La legge contro il Revenge porn è stata approvata con netto ritardo e solo dopo anni di strenua lotta da parte della madre di una vittima, suicidatasi per questo. Una legge scritta, discussa ed approvata in tutta fretta e che presenta molte criticità soprattutto nei casi in cui le immagini vengano diffuse per gioco, vanto o perversione da persone non legate sentimentalmente alle vittime. Senza contare la difficoltà di dimostrare il dolo oltre alle controverse disposizioni giuridiche internazionali in materia di diritto all'oblio e cancellazione dei contenuti sui social.

In tema di violenza sessuale molto è stato realizzato grazie alle lotte femminili delle nostre coraggiose nonne e madri, però la nostra giurisprudenza non ha ancora fatto il salto di qualità necessario per adeguarsi alle leggi internazionali ed alla conferenza di Istanbul. Questo perché non ha ancora provveduto alla revisione dell’articolo 609-bis del codice penale in modo che ogni atto sessuale non consensuale venga punito. La legge attuale non focalizza, infatti, l’elemento del consenso al di là dei casi in cui si abbia anche violenza o minaccia, per cui non rende precipuo il diritto di autodeterminazione e di scelta di ogni persona umana. Emblematico il caso Genovese che ha brutalmente stuprato una ragazza dopo averla drogata ed ubriacata, inibendone preventivamente ogni possibilità di scelta e di difesa.

Cosa manca ancora per costruire una società contraria, se non addirittura libera, alla violenza di genere? Maggiori interventi culturali ed educativi in cooperazione tra famiglia, scuola, istituzioni, social media, mezzi di informazione e divulgazione sicuramente sarebbero utilissimi. Ma è ancora necessario promulgare leggi più efficaci e complete, che non diano adito a personali interpretazioni da parte di chi dovrebbe, invece applicarle per combattere questo esecrabile fenomeno.

La strada è stata segnata dai costituenti e dai legislatori moderni, ma è ancora lontana la meta. Purtroppo.

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Violenza di genere e parole avvelenate

 

da Noi Donne. Sempre più viene richiesta ai media una narrazione deontologicamente corretta e non lesiva della dignità delle donne nella redazione di articoli relativi a vicende connotate da violenza sessista

di Maddalena Robustelli
fermati non mi uccidere 350 260Negli ultimi giorni la narrazione relativa a due casi di violenza familiare e di genere è stata oggetto di innumerevoli rimostranze da parte dei lettori di vari giornali e quotidiani on line. L’episodio più recente, riguardante l’arresto di un noto imprenditore, Alberto Genovese, così come è stato raccontato da Il Sole 24 ore, induce a chiedere una verifica sui propri giornalisti, al riguardo del modo con cui scrivere di violenza di genere. Trattando della figura del suddetto manager, che ha drogato, torturato e stuprato una giovane donna per 24 ore, in un articolo del giornale in questione inizialmente si poteva leggere al proposito dell’arrestato come quel “vulcano di idee e progetti” “per il momento, è stato spento”, perché “costretto a fermarsi almeno per un po’ “.

A tale resoconto si è scatenata una bufera d'indignazione sui social, al punto che Il Sole 24 ore ha provveduto a correggere in tal modo “Alberto Maria Genovese, 43 anni, imprenditore napoletano lombardo di adozione, è stato fermato con l’accusa di violenza sessuale il 7 novembre 2020 in una storia che, giorno dopo giorno, si arricchisce di nuovi terribili particolari. Ma le società in cui è presente come socio, amministratore o consigliere restano e sono tante.”

Una serie di domande sorgono spontanee, ossia è davvero così importante per il quotidiano sottolineare il ruolo professionale dello stupratore? Forse che la circostanza che sia “socio, amministratore o consigliere” in varie società ha valore di fronte ad un così efferato reato? Forse che la sue qualità imprenditoriali sono in grado di lavare l’onta di stupratore?
Sembrava quasi che Il Sole 24 ore non si rendesse conto di quanto fosse grave il crimine compiuto da Alberto Genovese, eppure è stato finanche rimosso dalla carica di CEO di Prima Assicurazione da parte del suo consiglio d’amministrazione, che ha subito preso in seria considerazione le gravi accuse, specificando in una nota della società che i pensieri «sono rivolti a tutte le persone colpite».

Potremmo dire che la toppa, ossia la rettifica, sia stata peggiore del buco, se non fosse che, l’altro giorno il giornale ha provveduto a formulare anche le sue scuse ai lettori “perché né per l’autore né per la redazione è accettabile l’equivoco che Il Sole 24 Ore possa difendere persone accusate di fatti così terribili”. E’ di ieri la notizia che sarebbe stato “deferito all’Ordine dei Giornalisti chi sul Sole24Ore ha fatto questa inammissibile descrizione di Alberto Maria #Genovese, imprenditore arrestato mentre stava in partenza per altri lidi perché accusato di aver sequestrato, drogato e violentato ragazzine di 18 anni ed anche meno” (fonte Cristina Perozzi, Articolo 21).

In fondo, però, ci accorgiamo come, al di là della vicenda che ha toccato Il Sole 24 ore, sia costante compiere errori di tal genere, quali quelli di narrare di casi relativi alla violenza di genere, offuscando parzialmente o del tutto le loro vittime, se non addirittura facendole apparire agli occhi del pubblico colpevoli di quanto accadutole. Come è successo in un altro caso che ha occupato le pagine nei primi giorni della settimana scorsa, ossia il femminicidio e duplice figlicidio di Carignano.

Scrivere che fosse "la crisi del rapporto tra marito e moglie dietro la tragedia di questa mattina nel Torinese”, è quel che di più sbagliato possa farsi per una vicenda del genere, causata invece dalla volontà dell'uomo di possedere e fare propria la vita dei suoi familiari, come anche la loro morte. Tale modo di esporre i fatti sempre più trova in una specifica espressione la sua caratterizzazione. Si parla infatti di narrazioni tossiche, ogniqualvolta il racconto della violenza di genere si focalizza su aspetti che valgono a creare attenuanti o giustificazioni di sorta per il suo autore, ingenerando nel lettore un giudizio che è ben lungi dall’attenersi ai fatti in sé stessi.

Eppure nel 2017 fu varato, dalla Commissione Pari Opportunità della Federazione nazionale stampa italiana, il Manifesto di Venezia, un protocollo con il quale le giornaliste e giornalisti suoi firmatari, come si afferma nel documento, “si impegnavano per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche”. In tale protocollo si prevedeva all’uopo un decalogo di priorità che sostanziavano l’impegno, sulla base dell’assunto per il quale ”Il diritto di cronaca non può trasformarsi in un abuso. Ogni giornalista è tenuto al rispetto della verità sostanziale dei fatti. Non deve cadere in morbose descrizioni o indulgere in dettagli superflui, violando norme deontologiche e trasformando l’informazione in sensazionalismo”.

Da allora sono state portate avanti dalla Fnsi e dalle sue articolazioni territoriali azioni di sensibilizzazione sul tema, così come dagli Ordini regionali, con corsi di formazione ad hoc e iniziative comuni con il mondo della scuola, dell’università, delle professioni, dell’associazionismo, del sindacato. E’ stato finanche richiesto un Osservatorio per monitorare l’applicazione del Manifesto di Venezia, ma la realtà è che in questi due anni non si è modificata da parte dei media la narrazione relativa alla violenza di genere e familiare.

"Per favore basta. Basta con i servizi in cui si va dal vicino a chiedere chi era l’assassino, per sentirsi rispondere 'una brava persona'. Scriverlo, mandarlo in onda, o sentirsi dire che era una coppia felice. Cosa ne può sapere il vicino o il barista? Scrivete di lei piuttosto. Fateci sapere chi era questa vittima della violenza maschile. L’ennesima. Parlate di lei. Della sua vita spezzata. E non per adombrare il dubbio che, in fondo, se la sia cercata” (Sindacato Giornalisti Veneto).

Se una richiesta del genere viene avanzata dagli operatori del settore, figuratevi noi, come fruitori dell’informazione, quali rimostranze potremmo avanzare contro i media che continuano ad abbondare di termini come “raptus, follia, passione” per raccontare di un femminicidio, che molto spesso non viene usato neppure come termine per definire l’omicidio di una donna in quanto tale. Oltre alle contestazioni ed alle proteste, presenti soprattutto sui social, c’è stato chi, di recente, proprio in occasione della vicenda relativa ad Alberto Genovese, ha avanzato però una specifica proposta.
Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice rete Reama, si è difatti rivolta tre domande “Forse è ora di mettere una sanzione pecuniaria alle testate giornalistiche che continuano a pubblicare senza vergogna titoli e articoli che negano i reati di violenza commessi dagli uomini sulle donne? Forse delle multe farebbero riflettere e forse queste sanzioni pecuniarie potrebbero finanziare i centri antiviolenza?”.

Si potrebbe intendere come forzosa una soluzione del genere, ma non possiamo pensare che a risolvere una costante narrazione tossica sulla violenza di genere bastino solo corsi di formazione ai giornalisti o protocolli quali il, pur importante, Manifesto di Venezia. E’ ora di dire basta alle parole sbagliate, sempre frequenti e per così dire avvelenate da uno sguardo fuorviante, nel racconto di casi relativi alla violenza di genere, in cui le donne vengono picchiate, torturate, violentate, uccise, private di dignità e di diritti.

In fondo si chiede soltanto un’informazione corretta e attenta del fenomeno della violenza sessista, un’istanza semplicemente ordinaria, ma in una società come la nostra, caratterizzata pesantemente da una narrazione ancora così piena di pregiudizi contro le vittime e le sopravvissute alla violenza di genere, diventa una richiesta a carattere specificamente straordinaria.

Lunedi, 16/11/2020 da "Noi Donne"

 

 

 

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SCOTUS* Hearings, una prospettiva di genere

Presidenziali USA, Corte suprema e questioni di genre

Il comportamento di Amy Coney Barrett nell'udienza per la nomina a Giudice della Corte Suprema

di Greta Mastroianni Greco
AmyConeyBarret 390 minDopo ore di udienza dedicate in questi tre giorni alla nomina di Amy Coney Barrett (ACB nel testo, ndr) per ricoprire il posto della defunta Ruth Bader Ginsburg come Giudice della Corte Suprema, vanno tirate le fila del discorso.
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Tra la rievocazione dei “bei vecchi tempi della segregazione” e i problemi tecnici, la strategia principale del GOP è stata far emergere e difendere le capacità di ACB, ma soprattutto trasformare la contrarietà del Partito Democratico sulla sua nomina prima delle elezioni in una crociata anti-cattolica che viola la no religious test clause costituzionale, probabilmente considerando in modo diverso il “potere della preghiera” di ACB dal cattolicesimo di Joe Biden e altri democratici, senatori e senatrici.

La strategia del Partito Democratico è stata ribadire che queste udienze prive di precauzioni andassero posticipate a causa del covid e rendere le sedute degli estenuanti interrogatori (d)elusi dalle non risposte di ACB, messa alla prova per crollare soprattutto sull’Affordable Care Act (ACA) e Roe v. Wade in modo da dimostrare che se confermata possa minare la salute e i diritti di tutto il popolo americano. Nel frattempo Biden ha anche erroneamente dichiarato che questo processo fosse incostituzionale, corretto in una violazione dello spirito costituzionale americano che prevede il diritto di dare voce al popolo nella nomina, la stessa argomentazione del Partito Repubblicano per bloccare la nomina di Merrick Garland da parte dell’allora Presidente Barack Obama prima delle elezioni.

Con il suo block notes vuoto davanti a sé e una memoria corta riguardo il diritto di petizione, la strategia di ACB è stata non rispondere direttamente alle domande quando erano “questioni politiche”, “ipotetiche”, “controverse” o “una domanda accademica”, dichiarando più volte di non aver preso e non voler prendere “impegni” riguardo specifici casi.

La frase più usata è stata: “ok, allora proviamo con quest’altra domanda”.
Sulla sentenza che stabilisce il diritto all’aborto, la Senatrice Klobuchar è riuscita ad estorcerle che non lo ritenga “un super-precedente”.

Sulla sentenza che stabilisce il diritto alla contraccezione non si è pronunciata perché difficilmente interesserà SCOTUS.

Sui matrimoni dello stesso sesso e lo stesso aborto ha ripetuto l’opinione del suo mentore, il Giudice Scalia, che credeva fosse “una scelta politica” dei singoli stati vietarli o meno, e quella della Giudice Ginsburg, che credeva prevalessero sempre il Primo e Quattordicesimo Emendamento, senza schierarsi; anche se è stata prontamente ripresa dalla Senatrice Hirono per aver usato ben due volte il termine “preferenza sessuale” per indicare la comunità LGBTQIA+, scusandosi. Un “termine offensivo e obsoleto” derivante dal campo della psicologia, che in passato lo usava come sinonimo di orientamento sessuale (ancora usato persino dall’American Civil Liberties Union (ACLU) di NY https://www.nyclu.org/en/legislation/legislative-memo-discrimination-based-sexual-orientation), perché rispecchia una scelta volontaria che quindi può essere modificata con interventi considerati curativi.

Mentre Planned Parenthood ha corretto il Senatore Cruz perché il controllo delle nascite non causa un aborto,
https://twitter.com/PPact/status/1316432571018944512

Hillary Clinton ha commentato aspramente l’originalismo di ACB, dottrina secondo cui la Costituzione abbia il significato che aveva all’epoca in cui è stata redatta, un’epoca in cui le donne non avevano diritti e non potevano essere giudici.
https://twitter.com/HillaryClinton/status/1316407020740722688
Neanche lei, che potrebbe diventare la prima donna con figli in età scolare nella Corte Suprema, prima dimostrazione del successo parallelo di carriera e famiglia.

 

*Scotus = Supreme Court of the United States

 

 

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Parità di genere. Ricorso VS Rai

Squilibrio di genere nelle posizioni apicali della RAI

paritàdigenere 390 minIn qualità di Consigliera di parità di Frosinone, ritengo utile, per l’importanza che rivestono oggi i mezzi di comunicazione, in primis un’azienda pubblica come la Rai, diffondere l'istanza che la Consigliera Nazionale di Parità Francesca Bagni Cipriani e la Consigliera di Parità supplente, Serenella Molendini, hanno esposto ai vertici Rai e alle Autorità competenti, relativa allo squilibrio di genere nelle posizioni apicali dell'azienda, ulteriormente peggiorata in seguito alle recenti nomine.

- ALL' AMMINISTRATORE DELEGATO DI RAI S.p.A;

Pec: raispa@postacertificata. rai.it
- AL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI RAI S.p.A IN PERSONA DEL PRESIDENTE P.T.
Pec: raispa@postacertificata. rai.it
- ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L'INDIRIZZO GENERALE E LA VIGILANZA DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI;
Pec: vigilanzarai-accesso@pec. senato. it
e.p.c.
- ALLA MINISTRA DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI;
Pec: segreteriaministro@pec. lavoro.gov. it
- ALLA MINISTRA PER LE PARI OPPORTUNITA' E LA FAMIGLIA

Pec:
- AL DIRETTORE GENERALE DEI RAPPORTI DI LAVORO E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI
Pec: dgrapportilavoro@pec. lavoro.gov. it

Istanza

La Consigliera Nazionale di Parità dott.ssa Francesca Bagni Cipriani, nonché la Consigliera Nazionale di Parità supplente, dott.ssa Serenella Molendini, entrambe ai fini del presente atto elettivamente domiciliate in Lecce alla Via Augusto Imperatore n. 16 presso lo studio dell'Avv. Valeria Pellegrino (CF: PLLVLR65L55 H501S; pec: ), che le assiste, espongono

Premesso
- che di recente RAI spa ha provveduto alle nomine alle direzioni di Rete e Testate giornalistiche;

- che le stesse sono state effettuate nel dispregio delle norme e dei principi di parità di genere, sacrificando immotivatamente competenze e professionalità femminili, già fortemente sottodimensionate rispetto al complessivoassetto dirigenziale aziendale;

- che lo schema degli attuali organi direttivi, anche alla luce delle nuove designazioni, ha acuito il già preesistente divario uomo-donna, comportando uno squilibrio inaccettabile del complessivo quadro d'insieme;

- che in particolare, ad oggi, nella direzione delle testate televisive sono presenti 1O uomini a fronte di 3 donne; nelle direzioni dei canali radio il rapporto è pari a 8 uomini e 5 donne; ai vertici delle testate giornalistiche vi sono 7 uomini ed una sola donna, senza alcuna presenza femminile nelle testate giornalistiche televisive -così come nelle reti principali- che notoriamente risultano di maggior prestigio; mentre solo nelle direzioni delle strutture il rapporto risulta invertito con la presenza di 5 donne e 4 uomini;

Considerato
- che è immanente nella politica e nelle regole aziendali il rispetto e la promozione della parità di genere, non solo ai fini dell'offerta informativa, ma anche allo scopo di una corretta ed imparziale gestione della organizzazione interna e delle risorse umane;

- che in particolare, in virtù del Contratto di servizio stipulato con il Ministero dello Sviluppo Economico, RAI è tenuta a promuovere ed assicurare la parità tra uomini e donne (artt. 2 e 6);

- che anche in relazione al proprio Codice etico, RAI è onerata della garanzia e del rispetto delle pari opportunità, oltre che della attuazione d i condotte orientate a sostenere la crescita professionale (artt.1-5);

- che lo Statuto della società prevede espressamente una compos1z10ne del Consiglio di Amministrazione in cui sia favorita la presenza di entrambi i sessi (art.21.1); sì che non si vede il motivo per il quale, stante anche il complessivo indirizzo aziendale, i l medesim o principio di equilibrio non debba essere riconosciuto anche nelle diverse articolazi oni apicali;

- che nei bilanci sociali RAI ha manifestato sempre l'impegno del gruppo a porre attenzione sui temi della parità di genere, non solo in ambito editoriale, ma anche attraverso il coinvolgimento interno dell'Azienda;

- che pertanto, posta la complessiva mission della società, volta a garantire il raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità, tra i quali lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ricomprende la promozione della parità tra uomini e donne (cfr pagina web dedicata alla azienda ed alla concessione del servizio), lo squilibrio complessivo riveniente anche dalle nuove nomine viola, tradisce e confligge con le previsioni contrattuali, statutarie e di indirizzo aziendale;

Considerato altresì
- che a mente dell'art. 49 del D.lgs 198/06 (Codice delle Pari Opportunità tra uomo e donna) "la concessionaria pubblica e i concessionari privati per la radiodiffusione sonora e televisiva in ambito nazionale promuovono azioni positive volte ad eliminare condizioni di disparità tra i due sessi in sede di assunzioni, organizzazione e distrib uzione del lavoro, nonché di assegnazione di posti di responsabilità" e che tale norma costituisce applicazione di principi e valori costituzionali consacrati all'art. 3 e 51 Cost Rep.;

- -che tale obbligo risulta di fatto obliterato, risolvendosi le scelte effettuate, al contrario, in un nuovo concreto ostacolo al raggiungimento della parità, e ciò pur in presenza di autorevoli professionalità femminili, meritevoli della medesima considerazione riservata ai colleghi;

- che l 'assetto della complessiva nuova governance sacrifica illegittimamente la parità di genere, diritto che anche alla luce della complessiva evoluzione normativa, nazionale ed europea, non può risolversi in una mera enunciazione di principio, svuotata di contenuti concreti e tangibili;
- che peraltro, in virtù del servizio pubblico di cui RAI è concessionaria, la stessa dovrebbe svolgere una funzione esemplare proprio con riferimento ai modelli di governance , anche al fine di favorire virtuosi fenomeni emulativi e non sperequativi.

Tutto ciò premesso e considerato le Consigliere di Parità nazionali effettiva e - supplente, come in epigrafe domiciliate ed assistite

- Chiedono

- Agli organi in indirizzo, ciascuno per le rispettive competenze, di provvedere all 'immediato riequilibrio di genere dei vertici di reti, canali e testate, si da rimuovere anche i recenti atti a contenuto sostanzialmente discriminatorio, invitando altresì i medesimi organi a considerare, nel corso di tale nuovo procedimento, il peso ed il valore attribuibile alle direzioni delle principali reti e testate giornalistiche, ad oggi, come noto, appannaggio di soli uomini.

- Lecce-Roma 22.5.2020

- La Consigliera di Parità Nazionale Dott.ssa Francesca Bagni Cipriani
- La Consigliera di Parità Nazionale supplente
- Dott.ssa Serenella Molendini

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Uomini! La parità di genere e' anche una vostra sfida

pariopportunità 2 350-260di Maria Luigia Pietrobono - "Voglio cogliere l'occasione per estendere l'invito anche agli uomini: la parità di genere e' anche una vostra sfida. Voglio che gli uomini si prendano le loro responsabilità così che le loro figlie, sorelle e madri possano essere libere dai pregiudizi." Emma Watson, l'intelligente maghetta Hermione Granger della saga "Harry Potter ", con il suo fisico minuto e la emozione e commozione che trapelavano dalle sue parole, ha affascinato il pubblico delle Nazioni Unite con un discorso sulla parità di genere.
Durante l'evento organizzato dal movimento "He For She" ha ancora detto: "Non si parla abbastanza di quanto gli uomini siano intrappolati negli stereotipi; ma quando riescono a liberarsene poi le cose cambiano anche per le donne come naturale conseguenza."
Il discorso della Watson impone di interrogarci con decisione su che cosa sia il "femminismo" in una accezione moderna. Direi che esso è il raggiungimento della parità di genere, ma una parità che imponga la conoscenza delle specificità di ciascun sesso ed il riconoscimento delle differenze. Per ottenere questo,però, c'è bisogno di un forte cambiamento culturale che coinvolga uomini e donne; che,anzi, veda gli uomini primi sostenitori del cambiamento.
Una vera e propria rivoluzione culturale che faccia approdare alla consapevolezza che donne e uomini devono veramente avere le stesse opportunità; che non possono essere le prime sempre sottomesse a compagni che spesso sono prevaricatori.
Le terribili notizie di aggressività maschile che vede vittime le donne ,colpevoli soltanto di voler affermare la proprie personalità ,ci giungono ogni giorno da giornali e televisione: Viterbo, Pisa ,Brescia, Alatri da Nord a Sud delitti che vengono perpetrati tra le mura domestiche da compagni che spesso riversano la loro rabbia anche sui figli.pariopportunità
Ormai è chiaro che le nuove leggi più severe per la repressione di questi atroci crimini non servono assolutamente a porre un freno. Come sempre è la cultura che ci viene incontro con una educazione che coinvolga sia la scuola che la famiglia affinché gli uomini riescano ad abbandonare gli stereotipi con i quali sono cresciuti e finalmente riconoscano alle donne la possibilità di realizzare i loro desideri.
Allora, dal momento che sono gli uomini autori di violenze che possono essere psicologiche o fisiche, sarebbe veramente un "cambio di passo" se Onorevoli e Senatori presenti in Parlamento, con un coraggioso atto di consapevolezza, fossero i primi sostenitori delle varie proposte di legge sulle Pari Opportunità.
Solo allora avrebbe finalmente senso il logo del movimento :"Lui Per Lei"

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Un problema che si chiama rappresentanza di genere

giovanidemdi Gianmarco Capogna* - Sono state consegnate ieri le liste per la composizione degli organismi provinciali, da votare in maniera indiretta il prossimo ottobre. Sono cinque in totale ma qui voglio porre l'accento sulle due, di provenienza più o meno diretta dal Partito Democratico. Due liste come sono due gli unici candidati alla corsa della presidenza; due nomi espressione dello stesso partito, Pompeo sindaco di Ferentino e Pittiglio di San Donato Val Comino. Il partito ne esce spaccato, anzi lacerato in brandelli, con due pezzi che hanno dovuto cercare la maggioranza al di fuori dei confini del partito e del centrosinistra, riuscendo de facto a ricompattare un centro destra che era allo sbaraglio. Ma non voglio parlare di questo; la mia posizione è in completa assonanza con quella della mia area, minoritaria e spesso esclusa, che ha scelto di ritirarsi non solo dalla competizione provinciale, non designando alcun candidato al consiglio provinciale, ma anche dimettendosi, nelle persone di Armando Mirabella e Riccardo Greco, rispettivamente da ufficio politico e Direzione provinciale - riconoscendo che entrambi gli organismi non solo appaiono evidentemente non legittimati democraticamente ma anche ibernati in una posizione di perenne stallo politico che determina un immobilismo è una incapacità di assolvere alle funzioni di proposta e progettualità politica che saetterebbero loro. Quello su cui vorrei porre l'accento è la rappresentanza di genere elemento assente e calpestato in maniera indecorosa dall'assurda vicenda provinciale. Sono dodici i nomi da inserire nella lista e osserviamo che nessuna delle due componenti di ispirazione democratica in campo sia riuscita a trovare rispettivamente 6 figure femminili provenienti dalle numerosissime amministrazioni in cui siamo maggioranza, tanto meno in quelle dove siamo opposizione. Andando con ordine: la lista a sostegno di Pompeo, che dovrebbe nascere dall'impeto dei renziani della prima ora, consegna alle elezioni indirette una rosa di dodici nomi maschili, senza nessuna donna, in completa disarmonia con il percorso segnato da Renzi e dalla sua pari rappresentanza femminile sia in Segreteria nazionale che nel Governo.
La seconda lista quella che porterà il simbolo del PD presenta una rosa di 10 nomi maschili e solo due candidature femminili. Una situazione indecorosa che calpesta le innumerevoli osservazioni che nel corso degli ultimi anni hanno spinto sempre per una maggiore sensibilità verso la rappresentanza femminile come sinonimo di impegno per la realizzazione di una vera democrazia paritaria. Una realtà da medioevo culturale e antropologico che si basa sulla convinzione della politica come mestiere da uomini, ideologia figlia del più retrogrado conservatorismo sociale legato ad una impostazione maschilista e fallocentrica non solo della società ma soprattutto della politica. Un fatto grave per il PD che dimostra di essere in grado di applicare l'alternanza di genere sono quando essa è imposta dalla regole del gioco e che quando invece essa è lasciata alla sensibilità degli attori socio-politici se ne dimentica calpestando la dignità di tutte le donne che si impegnano quotidianamente nella politica attiva, dimostrando spesso di essere anche migliori degli uomini in campo.
Si può fare poco ora che liste sono state consegnate è vero, ma questo non determina il fatto che una battaglia culturale e politica vada portata avanti con fermezza e dedizione, perché questo paese merita di superare la palude della discriminazione di genere che si è acuita ancor di più con la crisi, che le donne hanno pagato in prima persona - il dato della disoccupazione femminile nella nostra provincia per le ragazze tra i 18 e i 29 anni nel 2013 tocca quasi il 42,5%.
Agli uomini che saranno eletti nella lista per Pompeo lancio l'invito a far proprie le istanze del mondo delle donne e li invito nelle prossime occasioni a coinvolgere di più la platea femminile nella gestione della cosa pubblica, non posso che appellarmi al loro buonsenso.
Nel caso della lista PD invece sollevo una denuncia aperta agli organismi provinciali che hanno determinato la stesura della lista. Sollevo questioni di costituzionalità interna ed esterna al partito, di mancanza di rispetto degli indirizzi che il partito si è sempre dato nelle varie consultazioni che dai livelli locali arrivano a quelli nazionali, che siano elezioni o parlamentarie, e che passano dai rinnovi degli organismi interni di funzionamento del partito.
Chiedo pertanto spiegazioni in merito al Segretario Provinciale e al Presidente del PD Frosinone sul grave mancato rispetto delle condizioni paritarie di accesso per uomini e donne all'elezione al consiglio provinciale. Una richiesta di chiarimento che deve prendere in considerazione anche la mancata rappresentanza paritaria all'interno degli organismi dirigenziali provinciali nati da un accordo e non da un congresso - qualche tempo fa ho segnalato con Anna Rosa Frate (Membro della Direzione Regionale PD Lazio) come la stessa dinamica di sotto rappresentazione femminile fosse stata attuata anche nella scelta dei membri della Segreteria.
E poi mi rivolgo al Segretario Regionale del PD, e al Presidente, ai quali chiedo un intervento, non su chi sia più democratico o su chi sia dentro o meno il partito - ripeto che in questa lettera non mi interessa entrare nel merito di questa guerra fratricida - ma sulle questioni base della democrazia interna al partito; un intervento definitivo che chiarisca quali siano i principi democratici e di civiltà sui quali deve basarsi il percorso decisionale interno ed esterno che il PD deve portare avanti. Chiedo un impegno formale e sostanziale nell'analisi di appositi strumenti che favoriscano lo sviluppo di una reale democrazia paritaria e che assicurino la pari rappresentanza di genere in tutti i livelli amministrativi e politici in cui il PD è chiamato a presentare una rosa di nomi. Invito pertanto a studiare ed analizzare i modelli vincenti negli altri Paesi, e penso in primis alla Loi De Parité approvata nel lontano 2000 in Francia, e ad aprire tavoli di discussione tematica sulle politiche di genere e di pari rappresentanza con le donne del partito per assicurare che non siano più oscurate dall'ombra degli uomini e obbligate a raccogliere le briciole che avanzano nell'arena politica, nella quale invece devono essere riconosciute come protagoniste parimenti importanti.

*Gianmarco Capogna - Membro fondatore di Area Civati Frosinone, laureato in Politiche UE di non discriminazione e di promozione dell'uguaglianza

Sostengono l'iniziativa
Armando Mirabella – Delegato all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico
Anna Rosa Frate – Membro della Direzione Regionale PD Lazio

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Questione maschile e democrazia paritaria

PariOpportunità 350-260di Anna Rosa Frate e Gianmarco Capogna - La questione maschile e la democrazia paritaria, due sfide da saper cogliere anche nei territori.
Sono 68 gli anni della nostra Repubblica, come '68 è l'anno in cui in nel mondo è emersa in tutta la sua forza la questione di genere, lanciata dalla seconda ondata di femminismo che nel corso degli anni '60 aveva riorganizzato i movimenti delle donne al grido di libération. Una liberazione dall'uomo, in un sistema ancora fortemente patriarcale e fallocentrico, una liberazione che spezzasse le catene degli stereotipi di genere, una liberazione che fosse autodeterminazione, lavorativa ed economica, sociale ma anche sessuale e riproduttiva. Da quel momento si è aperta una stagione di grandi battaglie (divorzio, aborto, parità retributiva ... ) che le donne hanno saputo affrontare e vincere determinando un grande passo in avanti per l'Italia che usciva da un sostanziale conservatorismo sociale, iniziando un percorso finalizzato all'eguaglianza e alle pari opportunità. Eppure oggi a distanza di 68 anni dalla storica prima volta, quella del primo voto a suffragio universale maschile e femminile nel referendum tra Monarchia e Repubblica, la questione, anzi, le questioni di genere restano aperte e sollevano nuovi interrogativi in correlazione con l'idea di democrazia paritaria che nel corso degli ultimi decenni è diventata uno dei temi di riflessione tra i più interessanti.
La democrazia paritaria è il compimento della democrazia, perché porta a compimento l'inclusione delle donne nella polis. E fa anche un'altra cosa non meno rilevante: sottrae all'arbitrio o alla generosità degli uomini che ne detengono le chiavi una parte del potere di decidere, rendendo più libere le donne. In quest'ottica la realizzazione di tutto ciò comporterebbe il superamento della questione di genere, o per dirla in altra maniera della questione maschile, come la chiama Giuseppe Civati. Una questione che se analizzata in termini di politica, nel senso istituzionale del termine, è anche questione di rappresentanza politica e di presenza, o assenza, delle donne dalle stanze del potere.
In questi termini democrazia paritaria significa anche recuperare quel vuoto che esiste tra la società e la politica e che si concretizza in una crisi profonda nella credibilità e nella fiducia verso le istituzioni democratiche.
Non si chiedono meriti o medaglie speciali alle donne per entrare nella cittadella della rappresentanza, né ci si aspetta azioni miracolistiche, semplicemente si prende atto che in una società composta a metà da uomini e da donne, una rappresentanza paritaria si traduce in miglioramento qualitativo nel processo di policy making
La democrazia paritaria non configura alcuna concessione, alcun regalo o tutela, è la semplice presa d'atto (frutto però di un'epocale rivoluzione culturale e politica) che il popolo sovrano è fatto di uomini e donne e non è una nozione neutra, indistinta. È stata quella nozione neutra a consentire, anche nella storia repubblicana, di considerare normale – quella stessa normalità messa in discussione da Foucault nella sua opera La volontà di sapere del 1976 - che la rappresentanza fosse monopolizzata dagli uomini e che la presenza delle donne fosse un'anomalia, un'eccezione da giustificare con meriti altrettanto eccezionali.
Una strada intrapresa, quella della parità, ma che è ancora lunga: non sono sufficienti le aperture fatte e livello nazionale, dove troviamo il Parlamento più rosa della storia repubblicana, nonostante eletto in liste bloccate attraverso il Porcellum, e le scelte paritarie del Segretario del PD e Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella rappresentanza femminile. Le spinte appena descritte devono trovare una correlazione anche nella quotidianità dei territori, nelle scelte politiche intraprese ad ogni livello, ma dai numeri, gli studi e le analisi, si comprende che non è così. Per fare un esempio a noi vicino basta osservare la composizione della Segreteria provinciale del PD Frosinone: le donne sono 5 rispetto a 15 nomi maschili.
Non è anche questo un riflusso chiaro della questione maschile?
E' l'immagine di una visione, diffusa ancora oggi, eredità di un lungo passato che non vuole passare, nel quale la politica era, ed è, per definizione cosa esclusivamente di uomini.
Democrazia paritaria significa superare questa concezione arrivando alla piena applicazione di quello che è anche il motto dell'Unione europea: Uniti nella diversità.
Una situazione socio-politica in cui partendo dal riconoscimento della diversità come fattore positivo e caratterizzante trasformi la stessa in fonte di ricchezza, non solo economica ma anche culturale e politica. Resta un dato di fatto che avere una rappresentanza femminile nelle istituzioni al di sopra della soglia limite del 30% determini un considerevole miglioramento nello sviluppo di politiche di genere e più in generale di politiche sociali. Noi quella soglia l'abbiamo superata di poco, pochissimo, nelle scorse elezioni politiche, ma non è detto che non si possa tornare indietro.
E allora dobbiamo cominciare una rivoluzione culturale che porti la pari rappresentanza in tutti gli organismi decisionali, a partire dai territori, e magari proprio da quella Segreteria provinciale così squilibrata tra i generi.

Anna Rosa Frate – Membro Direzione Regionale PD Lazio
Gianmarco Capogna – Responsabile Diritti, Non Discriminazione e Uguaglianza GD Frosinone

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“Diamoci la mano” contro discriminazioni e violenze di genere

violenzanonèdestinodi Giuseppina Bonaviri - Parte, con una Marcia di solidarietà (ore 10.00 Palazzo dell'Amministrazione provinciale), l'8 marzo una importante iniziativa del Tavolo di progettazione provinciale per un Patto di solidarietà sociale: la Campagna di sensibilizzazione "Diamoci la mano" contro discriminazioni e violenze di genere che vede la partecipazione di molti comuni e scuole della provincia. L' iniziativa, che si articolerà in Ciociaria per tutto l'anno 2014, vuole offrire una via di fuga dagli stereotipi intransigenti e deformanti ed uno sguardo positivo rivolto alla difesa delle differenze. Quelle differenze che sono parte integrante dell'essere: normali, naturali e tutte rispettabili e apprezzabili. La battaglia è contro quei luoghi comuni e quegli atteggiamenti di esclusione che minano i cardini della società civile.

Le discriminazioni, di ogni ordine e tipo, sono un male diffuso e corrosivo, un nodo sociale che deve essere sciolto e risolto con consapevolezza. Uno degli obiettivi principali della Campagna, che ci auguriamo sia veicolata sui principali media - stampa, tv e tramite la distribuzione di materiale informativo - è di continuare a promuovere la "cultura del rispetto": il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze. La paura del diverso, oggi, rischia di diventare un automatismo che, producendo atteggiamenti difensivi , sfocia in espressioni penalizzanti e selettive. Una raccomandazione della Commissione Europea già nel 2012 invitava tutti i Paesi dell'Europa ad armonizzare i loro ordinamenti e sanzionava i reati di omotransfobia perché una società democraticamente adulta deve essere tollerante, armoniosa, attenta ai temi dei diritti e della dignità delle persone tutte. Non può rimanere incurante al tema dell'inclusione dei diritti come delle donne vittime di abusi, della uguaglianza di genere, delle pari opportunità, del coming out, delle persone LGBT, del migrant e per completezza anche al rischio dell'appiattimento dei nostri territori più piccoli previsto silentemente nella riorganizzazione del federalismo tra centro e periferie, criticità attuale dei tempi che cambiano.

Lo scopo principale della giornata è quello di far riflettere su un tanto tema delicato e di portare, all'attenzione dell'opinione pubblica, quanto finora sommerso. Promuovere un piano annuale, in sintonia con i comuni e le scuole nell'ambito delle rispettive competenze, nella cultura del cambiamento e dell'inclusione sarà il secondo livello di intervento. La prevenzione ed il contrasto di ogni tipo di violenza e discriminazione va supportata con iniziative di studio e di approfondimento come l'avvio di corsi nelle scuole all'educazione sentimentale e alle relazioni, di confronto e riflessioni, con il coinvolgimento della società civile, di alunni e genitori, docenti e paritariamente di tutti gli amministratori, fuori dalle stretture gestionali.

Nasce l'esigenza di un protocollo di intesa volto a tematizzare le criticità del contrasto, della violenza e della legalità all'interno di una Rete integrata reale quale network tra istituzioni, società civile ed istituti scolastici per cogliere al meglio sinergie di azioni e scambi di esperienza. La Campagna intende lanciare un concorso di idee rivolto agli studenti di ogni ordine e grado e al mondo della cultura affinché si possa dare vita ad una banca dati che consapevolizzi sulle necessità di adozione di buone pratiche e dove il singolo cittadino possa attingere liberamente creando quel substrato necessario al riscatto e alla legittimazione di una svolta paritaria. Si intende affermare quel cambiamento capace di superare gli stereotipi che ostacolano la democrazia paritaria. Il contrasto alle azioni di violenza sulle donne come del bullismo necessita di un percorso di approfondimento del fenomeno tale che i fattori culturali e sociali in cui la violenza trova espressione siano estirpati alle radici. In considerazione dell'alto valore civile ed educativo dell'iniziativa ci auguriamo la più ampia collaborazione anche nell'organizzazione futura della iniziativa affinché siano assicurati, alla collettività, servizi gratuiti ed essenziali tramite una pianificazione condivisa e una visione innovativa di macroarea.

Si intende puntare sulla forza virale del messaggio, della libera circolazione in rete: i pregiudizi lascino il posto ad un pensiero più razionale e proiettato all'inclusione, con una maggiore attenzione ai diritti umani. Resta ancora molto cammino da fare per raggiungere l'obiettivo che era stato fissato e bramato dai nostri costituenti: pari dignità, giustizia e diritti per tutti i cittadini, inclusione sociale tale che lo svantaggio sociale possa considerarsi eccellenza.

Noi ci crediamo e andremo avanti credendo che un paese equilibrato avrà un futuro migliore.

Tante diversità, si, ma uguali diritti per tutti.

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“Diamoci la mano” contro discriminazioni e violenze di genere

violenzanonèdestinodi Giuseppina Bonaviri - Parte, con una Marcia di solidarietà (ore 10.00 Palazzo dell'Amministrazione provinciale), l'8 marzo una importante iniziativa del Tavolo di progettazione provinciale per un Patto di solidarietà sociale: la Campagna di sensibilizzazione "Diamoci la mano" contro discriminazioni e violenze di genere che vede la partecipazione di molti comuni e scuole della provincia. L' iniziativa, che si articolerà in Ciociaria per tutto l'anno 2014, vuole offrire una via di fuga dagli stereotipi intransigenti e deformanti ed uno sguardo positivo rivolto alla difesa delle differenze. Quelle differenze che sono parte integrante dell'essere: normali, naturali e tutte rispettabili e apprezzabili. La battaglia è contro quei luoghi comuni e quegli atteggiamenti di esclusione che minano i cardini della società civile.

Le discriminazioni, di ogni ordine e tipo, sono un male diffuso e corrosivo, un nodo sociale che deve essere sciolto e risolto con consapevolezza. Uno degli obiettivi principali della Campagna, che ci auguriamo sia veicolata sui principali media - stampa, tv e tramite la distribuzione di materiale informativo - è di continuare a promuovere la "cultura del rispetto": il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze. La paura del diverso, oggi, rischia di diventare un automatismo che, producendo atteggiamenti difensivi , sfocia in espressioni penalizzanti e selettive. Una raccomandazione della Commissione Europea già nel 2012 invitava tutti i Paesi dell'Europa ad armonizzare i loro ordinamenti e sanzionava i reati di omotransfobia perché una società democraticamente adulta deve essere tollerante, armoniosa, attenta ai temi dei diritti e della dignità delle persone tutte. Non può rimanere incurante al tema dell'inclusione dei diritti come delle donne vittime di abusi, della uguaglianza di genere, delle pari opportunità, del coming out, delle persone LGBT, del migrant e per completezza anche al rischio dell'appiattimento dei nostri territori più piccoli previsto silentemente nella riorganizzazione del federalismo tra centro e periferie, criticità attuale dei tempi che cambiano.

Lo scopo principale della giornata è quello di far riflettere su un tanto tema delicato e di portare, all'attenzione dell'opinione pubblica, quanto finora sommerso. Promuovere un piano annuale, in sintonia con i comuni e le scuole nell'ambito delle rispettive competenze, nella cultura del cambiamento e dell'inclusione sarà il secondo livello di intervento. La prevenzione ed il contrasto di ogni tipo di violenza e discriminazione va supportata con iniziative di studio e di approfondimento come l'avvio di corsi nelle scuole all'educazione sentimentale e alle relazioni, di confronto e riflessioni, con il coinvolgimento della società civile, di alunni e genitori, docenti e paritariamente di tutti gli amministratori, fuori dalle stretture gestionali.

Nasce l'esigenza di un protocollo di intesa volto a tematizzare le criticità del contrasto, della violenza e della legalità all'interno di una Rete integrata reale quale network tra istituzioni, società civile ed istituti scolastici per cogliere al meglio sinergie di azioni e scambi di esperienza. La Campagna intende lanciare un concorso di idee rivolto agli studenti di ogni ordine e grado e al mondo della cultura affinché si possa dare vita ad una banca dati che consapevolizzi sulle necessità di adozione di buone pratiche e dove il singolo cittadino possa attingere liberamente creando quel substrato necessario al riscatto e alla legittimazione di una svolta paritaria. Si intende affermare quel cambiamento capace di superare gli stereotipi che ostacolano la democrazia paritaria. Il contrasto alle azioni di violenza sulle donne come del bullismo necessita di un percorso di approfondimento del fenomeno tale che i fattori culturali e sociali in cui la violenza trova espressione siano estirpati alle radici. In considerazione dell'alto valore civile ed educativo dell'iniziativa ci auguriamo la più ampia collaborazione anche nell'organizzazione futura della iniziativa affinché siano assicurati, alla collettività, servizi gratuiti ed essenziali tramite una pianificazione condivisa e una visione innovativa di macroarea.

Si intende puntare sulla forza virale del messaggio, della libera circolazione in rete: i pregiudizi lascino il posto ad un pensiero più razionale e proiettato all'inclusione, con una maggiore attenzione ai diritti umani. Resta ancora molto cammino da fare per raggiungere l'obiettivo che era stato fissato e bramato dai nostri costituenti: pari dignità, giustizia e diritti per tutti i cittadini, inclusione sociale tale che lo svantaggio sociale possa considerarsi eccellenza.

Noi ci crediamo e andremo avanti credendo che un paese equilibrato avrà un futuro migliore.

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