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Memoria dimezzata

Ricordare

Per un “Giorno del ricordo” comune di Italia, Slovenia e Croazia

di Aldo Pirone
GiornoRicordo 350 minIeri è stato “Il giorno del ricordo” istituito per rammentare la tragedia delle Foibe e dell'esodo delle popolazioni italiane dall'Istria, dalla Dalmazia e da Fiume provocato dal nazionalismo comunista titino jugoslavo nel secondo dopoguerra.

Per ricordare quel dramma hanno parlato il Presidente Mattarella, la Presidente del Senato Casellati e quello della Camera Fico. Di solito la destra nazionalista e neofascista usa questa giornata per equipararla subliminalmente al “Giorno della memoria” che ci ricorda lo sterminio di sei milioni di ebrei fuori e dentro i lager nazisti e far dimenticare le responsabilità del fascismo nazionalista italiano nella feroce politica di snazionalizzazione contro le minoranze slovena e croata. E poi relegare nell'oblio la sua responsabilità nella guerra d’aggressione, assieme alla Germania di Hitler, contro la Jugoslavia, condotta a suon di stragi e deportazioni perpetrate dall’esercito italiano e dai nazisti contro partigiani e popolazioni civili sloveni e croati. I tempi in cui il generale Mario Robotti in quel di Lubiana rimproverava i suoi subalterni perché “Si ammazza troppo poco” e il suo superiore Mario Roatta intimava: “Il trattamento riservato ai ribelli non deve essere ‘dente per dente’, ma ‘testa per dente’ […] eccessi di reazione non verranno mai puniti”. Quest’anno la crisi di governo ha messo la sordina agli stridori nazionalisti e sovranisti degli anni scorsi. Ma il tentativo di imbrogliare le carte di quella tragedia storica e nazionale sul nostro confine orientale, non mancano. Le prime vittime di una memoria monca che non ha il coraggio di fare i conti con la storia integrale, sono proprio gli eredi degli infoibati dai titini e dei circa 300.000 esuli giuliano-istriano-dalmati costretti, nel dopoguerra, a lasciare le loro terre.

E quella storia integrale, in cui primeggia la responsabilità del nazionalismo fascista per aver creato il brodo di coltura della barbara vendetta del nazionalismo slavo e croato dell’esercito jugoslavo di Tito, bisognerebbe ricordarla, seppur per accenni. Non mi pare che stamane lo abbiano fatto il Presidente Mattarella, tanto meno la Casellati. Solo Fico ha ricordato che oggi “abbiamo tutti gli elementi per respingere senza esitazioni le tesi negazioniste o giustificatorie di quella persecuzione, purtroppo ancora presenti. Ciò non significa certo ignorare o sminuire le aberrazioni della politica di italianizzazione forzata delle popolazioni slave, condotta dal fascismo, e la ferocia criminale che ispirò la condotta delle forze nazifasciste in Jugoslavia. Verso di esse dobbiamo ribadire la più ferma condanna, in coerenza con la Costituzione che nasce sulla Resistenza e si fonda sui valori antifascisti". Malgrado questo giusto ricordo mi pare che si sia fatto un passo indietro rispetto a alla cerimonia comune del luglio scorso davanti alla Foiba di Basovizza e al monumento ai quattro giovani antifascisti slavi fucilati dai fascisti, quando Mattarella e il Presidente della Slovenia Pahor si tennero per mano in raccoglimento.

“La storia non è un racconto di parte: è testimonianza di ciò che è stato”, ha detto la Casellati, guardandosi bene dal ricordare quello che d’infame fece il nazionalismo fascista e italiano contro le popolazioni slovene e croate dell’Istria e della Dalmazia. Come se quella parte della memoria fosse separabile dalla storia integrale di ciò che successe a cominciare, quanto meno, da subito dopo la conclusione della Grande guerra quando Mussolini proclamava il 20 settembre del 1920 al Teatro Ciscutti di Pola: “Abbiamo incendiato la casa croata di Trieste, l’abbiamo incendiata a Pola […] Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo. Basta con le poesie. Basta con le minchionerie evangeliche”. Un programma puntualmente e ferocemente attuato per oltre vent’anni.

Ben diverso fu il ricordo che il Presidente Ciampi fece alla prima celebrazione del “Giorno del ricordo” nel 2005. “Il mio pensiero – disse - è rivolto con commozione a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe, nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945; alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia. Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono”.

Il fatto è che Italia, Slovenia e Croazia dovrebbero stabilire un “Giorno del ricordo” comune, per rammentare insieme tutte le vittime del fascismo e dei rispettivi nazionalismi e la storia che li produsse. Solo così si potrebbe parlare di memoria condivisa e solo così le vittime italiane sarebbero veramente onorate sottraendole alle strumentalizzazioni di chi vorrebbe rinfocolare quel nazionalismo che fu il loro carnefice.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Il Giorno del Ricordo come lo hanno realizzato a Ceccano

giornatadelricordo 350 260di Ignazio Mazzoli - Annunciato da una locandina a fondo blu e nero si è svolto l’incontro per “Ricordare e Riflettere”, a Ceccano nell’Auditorium della Biblioteca comunale dalle 9,30 alle 11,30. Il Giorno del Ricordo, nato dall’iniziativa di alcuni giovani, donne e uomini di ispirazione politica diversa che hanno sentito il bisogno di dare volto e voce al tema della Memoria e più in generale alla Resistenza e alle radici della nostra Costituzione appare come un orgoglioso risveglio di coscienza e di consapevolezza.
Sara Bucciarelli, Gianmarco Carlini, Roberto Catozi, Antonello Ciotoli, Luigi Compagnoni, Vincendo Del Brocco, Giuseppe Diana, Lucia Fabi, Carlo Maura, Emanuela Piroli, Gianluca Popolla, Diego Protani, Sara Sodani, Alessandra e Anna Paola Tomassi insieme ad Angelino Loffredi il 2 febbraio hanno dato il via all’organizzazione di questa iniziativa che si è svolta con molti partecipanti e numerosi interventi. Ben nove.
Agli organizzatori era sembrata trascurata la data del 27 gennaio, scadenza naturale del Giorno della Memoria e hanno sentito la necessità di «contrastare e ribaltare le voci revisionistiche, tendenti a negare l’Olocausto, a mettere sullo stesso piano i combattenti della Resistenza con i soldati che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana e, più in generale, a deformare le vicende della storia», come ha ricordato Angelino Loffredi nell’avviare l’incontro.

Che vuol dire ricordare

Ceccano 6 febbraio 2016 SalaCi è parso di cogliere una sforzo a dare una identità chiara e nuova a quest’appuntamento. Già la locandina realizzata da Davide Cerrone è stata un’ottima ambasciatrice, senza simboli di appartenenza, a parte il piccolo logo dell’Anpi su un fondo blu intenso porta il bel messaggio di una rete di prigionia lacerata e sorvolata da tre colombe bianche che si dispiegano dallo stato di fermo a quello del volo fino ad assumere l’immagine della colomba della Pace. Sembra dire: Solo nella libertà può esserci la Pace.

Ma non solo di simboli si è trattato. Il tentativo di andare oltre la celebrazione sembra riuscito già nel primo intervento quando Emanuela Piroli raccoglie dall’eredità della Resistenza l’obbligo del «“rispetto della diversità” di qualunque tipo, sesso, religione colore della pelle, aggiungendo «è lecito voltare pagina, ma per far questo non si deve perdere la memoria».
Marca la caratterizzazione ancora Luigi Compagnoni quando pone il problema che non ci siano “dimenticati”. LoffrediNon deve esserci una «”massa grigia” in cui non si ricordano i 75 caduti ceccanesi». Eh si, imparare a conoscere come anche i nostri concittadini hanno partecipato al dramma dell’occupazione nazifascista e quanti ne sono rimasti vittime è un grande arricchimento della nostra consapevolezza di identità nazionale.
Angelino Loffredi apporta un bel contributo a questa conoscenza «Partendo proprio dal fatto che la città pagò in termini di caduti uccisi dal piombo nazista un prezzo altissimo, poco conosciuto e spesso dimenticato.» Velocemente indica «Luigi Mastrogiacomo, ucciso alle Fosse Ardeatine e proseguendo con Antonio Micheli e i fratelli Capoccetta, Giacinto e Giovanni Battista, e Francesco Bruni, ferito da un ufficiale tedesco e morto a Roma in seguito ad atroci sofferenze per via delle torture. A costui il consiglio comunale di Ceccano, nel novembre del 1953 dedicò una strada ma per motivi mai conosciuti la deliberazione è ancora in attesa di diventare esecutiva. A questi bisogna aggiungere Angelo Sisti e Salvatore Ciotoli uccisi a Cefalonia e 11 militari internati nei campi tedeschi (Felice Alternati, Michele Di Mario, Domenico Battista, Vincenzo Del Brocco, Alberto Misserville, Guido Rispoli, Vitaliano Calenne, Vittorio Morrone, Cesare De Santis, Pietrantonio Ciotoli Mastrogiacomo Giovanni) sottoposti a continue vessazioni e violenze di vario tipo perché rifiutarono di combattere nell’esercito della repubblica di Salò, a fianco dei tedeschi. A Ceccano vengono uccisi in località Spina due contadini di Pofi perchè si rifiutano di consegnare i ai nazisti i loro animali, Sono Vincenzo Zeppieri impiccato e il padre Francesco fucilato. Sempre a Ceccano, a Castel Sindici viene torturato e ucciso un cittadino di Castro dei Volsci, Giulio Polisena, colpevole di avere tagliato i fili telefonici delle linee tedesche.» “Ricordare e riflettere” Loffredi lo ripete più volte nel suo dire perché «E’ necessaria una profonda azione di disvelamento e nello stesso tempo correggere anche alcuni luoghi comuni e alcune errate rappresentazioni che si sono incardinate nell’immaginario collettivo.» Bisogna ricordare e tener conto di tutti. «In particolar modo guardare all’Altra Resistenza, ovvero quella dei 750. 000 internati nei campi tedeschi, dei 5.000 Carabinieri fatti arrestare a Roma nell’ottobre del 1943 dal generale repubblichino Graziani, come atto di cameratismo, consegnati ai Tedeschi prima e portati in Germania poi.»

Cercare e trovare le tracce della memoria nel proprio territorio

Sala auditorium biblioteca ceccanoAttualizzazione, smitizzazione e radicamento territoriale della ricerca è il risultato del lavoro svolto in questo sabato mattina a Ceccano. Così fa Gianluca Popolla che vuole una «lettura del passato per migliorare il futuro non dimenticando che oggi ancora si lotta per il diritto al lavoro come è dimostra la "Vertenza Frusinate"» e così pure Manuela Maliziola vede nella «conoscenza dei caduti della città una reale attualizzazione della ricerca» e anche in suo nome «invoca un legame più forte con la Costituzione per conservare i diritti che ci ha assicurato fino ed ora» o Vincenzo del Brocco che ricorda all’assemblea come oggi vengono «colpiti i diritti allo studio, al lavoro e alla salute ed esprime preoccupazione per le modifiche alla Costituzione senza un dibattito di massa».
Insomma, imparare a cercare nel nostro territorio, incontra tutto l’entusiasmo di Mario Sodani che «ricordando Don Morosini gliLuigi Compagnoni e Giulio Conti fa dire che anche la nostra è terra di eroi e sollecita uno sforzo comune e collettivo per scrivere la storia di Ceccano.»
La “riflessione” sollecitata dalla locandina è raccolta con puntualità da Adriano Papetti «c’è una energia dinamica nella Costituzione italiana – dice- che può animare milioni di persone a lottare per migliorare e migliorarsi, per cambiare le cose che non vanno».

In questo clima unitario e costruttivo non manca la proposta di rendere evidente l'attenzione per la Memoria. La presenta Ermisio Mazzocchi: «il passato non diventi evanescente, come lo è oggi che sono in corso 31 guerre di cui solo ben 24 impegnano stati africani. Buna cosa sarebbe un monumento alla Memoria che sia presente a tutti in ogni realtà».
Nel momento in cui prende la parola il Sindaco Roberto Caligiore ci sono in sala, con lui, ben quattro sindaci di Ceccano, uno è l’onnipresente Loffredi, poi Manuela Maliziola, Antonio Ciotoli e Gianno Querqui, a tutti Caligiore riserva un particolare saluto perché «è molto importante che chi rappresenta e ha rappresentato le Istituzioni sia presente in queste occasioni, come quella che si sta svolgendo e sono molto significative per la cultura sociale e politica di tutta la città». Sente di dovere dire che «ci sarà un impegno maggiore delle sua amministrazione in direzione della conoscenza del proprio passato e dei suoi significati.»

Darsi la memoria è costruire un rapporto fra persone, fra generazioni, fra strati sociali

Sala Auditorium Bilioteca Ceccano 6 febbraio 2016Appare chiaro, ad un tratto, che darsi la memoria è costruire un rapporto fra persone, fra generazioni, fra strati sociali. Costruire la memoria è consolidare le proprie scelte. Forse sarà proprio per portare un attacco al grande patrimonio di cultura democratica ricevuto dalla seconda metà del 1900, che oggi c'è un gran lavorio per cancellarla? E’ Giovanni Morsillo che a questo punto del dialogo raccoglie il testimone ricordando un altro eroe sconosciuto, un nostro concittadino di Arpino che partecipa alla Resistenza in provincia di Savona e tornato nella sua città viene semplicemente ignorato. Morsillo invita a «scavare ancora fra le notizie del nostro territorio con una attenzione particolare: uscire dalla mitizzazione della Resistenza, non fu solo una gloriosa epopea, fu una guerra, un’organizzazione sociale con una sua cultura e le sue regole, ma soprattutto con degli obiettivi che si tradussero nella Costituzione repubblicana. Chi la mitizza non è suo amico, basta fare solo propaganda della Costituzione, perché essa è un prezioso strumento di sviluppo e di progresso, sociale merita sempre un La Corona sulla Lapide a Luigi Mastrogiacomoconfronto reale per raggiungere interessi collettivi ai quali la Resistenza si è sempre ispirata. Da questo punto di vista si svolga anche e presto un convegno sulle foibe.»

Una corona deposta, alle 11,30, davanti alla lapide in onore di Luigi Mastrogiacomo chiude questo impegnato sabato ceccanese.

 

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Gli atti di questo incontro fino ad ora raccolti

 
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