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Memoria dimezzata

Ricordare

Per un “Giorno del ricordo” comune di Italia, Slovenia e Croazia

di Aldo Pirone
GiornoRicordo 350 minIeri è stato “Il giorno del ricordo” istituito per rammentare la tragedia delle Foibe e dell'esodo delle popolazioni italiane dall'Istria, dalla Dalmazia e da Fiume provocato dal nazionalismo comunista titino jugoslavo nel secondo dopoguerra.

Per ricordare quel dramma hanno parlato il Presidente Mattarella, la Presidente del Senato Casellati e quello della Camera Fico. Di solito la destra nazionalista e neofascista usa questa giornata per equipararla subliminalmente al “Giorno della memoria” che ci ricorda lo sterminio di sei milioni di ebrei fuori e dentro i lager nazisti e far dimenticare le responsabilità del fascismo nazionalista italiano nella feroce politica di snazionalizzazione contro le minoranze slovena e croata. E poi relegare nell'oblio la sua responsabilità nella guerra d’aggressione, assieme alla Germania di Hitler, contro la Jugoslavia, condotta a suon di stragi e deportazioni perpetrate dall’esercito italiano e dai nazisti contro partigiani e popolazioni civili sloveni e croati. I tempi in cui il generale Mario Robotti in quel di Lubiana rimproverava i suoi subalterni perché “Si ammazza troppo poco” e il suo superiore Mario Roatta intimava: “Il trattamento riservato ai ribelli non deve essere ‘dente per dente’, ma ‘testa per dente’ […] eccessi di reazione non verranno mai puniti”. Quest’anno la crisi di governo ha messo la sordina agli stridori nazionalisti e sovranisti degli anni scorsi. Ma il tentativo di imbrogliare le carte di quella tragedia storica e nazionale sul nostro confine orientale, non mancano. Le prime vittime di una memoria monca che non ha il coraggio di fare i conti con la storia integrale, sono proprio gli eredi degli infoibati dai titini e dei circa 300.000 esuli giuliano-istriano-dalmati costretti, nel dopoguerra, a lasciare le loro terre.

E quella storia integrale, in cui primeggia la responsabilità del nazionalismo fascista per aver creato il brodo di coltura della barbara vendetta del nazionalismo slavo e croato dell’esercito jugoslavo di Tito, bisognerebbe ricordarla, seppur per accenni. Non mi pare che stamane lo abbiano fatto il Presidente Mattarella, tanto meno la Casellati. Solo Fico ha ricordato che oggi “abbiamo tutti gli elementi per respingere senza esitazioni le tesi negazioniste o giustificatorie di quella persecuzione, purtroppo ancora presenti. Ciò non significa certo ignorare o sminuire le aberrazioni della politica di italianizzazione forzata delle popolazioni slave, condotta dal fascismo, e la ferocia criminale che ispirò la condotta delle forze nazifasciste in Jugoslavia. Verso di esse dobbiamo ribadire la più ferma condanna, in coerenza con la Costituzione che nasce sulla Resistenza e si fonda sui valori antifascisti". Malgrado questo giusto ricordo mi pare che si sia fatto un passo indietro rispetto a alla cerimonia comune del luglio scorso davanti alla Foiba di Basovizza e al monumento ai quattro giovani antifascisti slavi fucilati dai fascisti, quando Mattarella e il Presidente della Slovenia Pahor si tennero per mano in raccoglimento.

“La storia non è un racconto di parte: è testimonianza di ciò che è stato”, ha detto la Casellati, guardandosi bene dal ricordare quello che d’infame fece il nazionalismo fascista e italiano contro le popolazioni slovene e croate dell’Istria e della Dalmazia. Come se quella parte della memoria fosse separabile dalla storia integrale di ciò che successe a cominciare, quanto meno, da subito dopo la conclusione della Grande guerra quando Mussolini proclamava il 20 settembre del 1920 al Teatro Ciscutti di Pola: “Abbiamo incendiato la casa croata di Trieste, l’abbiamo incendiata a Pola […] Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo. Basta con le poesie. Basta con le minchionerie evangeliche”. Un programma puntualmente e ferocemente attuato per oltre vent’anni.

Ben diverso fu il ricordo che il Presidente Ciampi fece alla prima celebrazione del “Giorno del ricordo” nel 2005. “Il mio pensiero – disse - è rivolto con commozione a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe, nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945; alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia. Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono”.

Il fatto è che Italia, Slovenia e Croazia dovrebbero stabilire un “Giorno del ricordo” comune, per rammentare insieme tutte le vittime del fascismo e dei rispettivi nazionalismi e la storia che li produsse. Solo così si potrebbe parlare di memoria condivisa e solo così le vittime italiane sarebbero veramente onorate sottraendole alle strumentalizzazioni di chi vorrebbe rinfocolare quel nazionalismo che fu il loro carnefice.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Covid 19. Giorno di un medico al pronto soccorso

Testimonianze di lavoro

Breve cronaca dedicata da un collega a medici, infermieri e operatori sanitari

Dott. Damiano Pizzuti
sanità prevenzioneOre 6:00. La sveglia suona e una nuova giornata inizia, accendo la televisione mentre preparo un caffè al volo; solite notizie, ancora ci siamo dentro, quindi non era tutto un incubo. Mi ripeto che tutto andrà bene anche oggi e trovo il coraggio per andare a preparare la giornata, ci vorrà circa un’ora per arrivare sul posto di lavoro e sono quasi le 7:00, ok ci sono. Prendo tutto l’occorrente e corro via, direzione ospedale.

Ora 8:00. Arrivato in orario, è l’ora del check di ingresso con la misurazione della temperatura come da marzo ormai: 36,1°C. Solita battuta con l’infermiera addetta alla misurazione, a malapena riesco a mascherare il sollievo di poter lavorare anche oggi, di poter essere utile alla società un giorno in più.

Si comincia a lavorare ricevendo i primi pazienti, noi ci occupiamo di tutto, siamo la valvola di sfogo di un Pronto Soccorso che non riesce a contenere l’enorme afflusso di gente con febbre che si presenta giornalmente. Impossibile non lavorare nell’estrema convinzione che il contagio può avvenire da chiunque e in qualunque momento. Arriva un paziente sulla sessantina molto sicuro di sé che non indossa la mascherina, l’infermiera glielo fa notare e il signore ha l’ardire di iniziare a sproloquiare riguardo complotti, dittature sanitarie e chi più ne ha più ne metta. Decido di intervenire, e vado verso il paziente cercando di capire cosa fosse successo; è uno dei soliti che si presenta solo per urlarci in faccia, ormai quasi una costante. Ricordo che a marzo ci chiamavano “eroi”, ora abbiamo tutte le colpe del mondo, come può esistere tanta cattiveria verso chi non chiede nessun appellativo ma solo di poter lavorare?

Secondo caffè della giornata (ci voleva proprio!), mi sento particolarmente scarico e sono ancora le 10:30, tornerò a casa solo verso le 21:00 ma mi ripeto che ce la posso fare. Arriva la notizia di un paio di contagiati tra gli operatori sanitari su in reparto, come succede in questi casi facciamo lo schema di tutti i nostri spostamenti verificando se è il caso o meno di fare un tampone per tracciare la linea di contagio, non ho visto quell’infermiera negli ultimi giorni quindi per questa volta sono “salvo”. Tutti stanno bene o con pochi sintomi, si tira un sospiro di sollievo per i colleghi.
Il pranzo è la cosa che più è cambiata in questo periodo, era un momento di distensione dove ci si “sbottonava” un pochino parlando del più e del meno, dove non esistevano ruoli, una sorta di zona franca dove poter fare un po’ gruppo. Adesso per paura di contagiarci mangiamo separati, in punti diversi e ognuno chiuso in sé stesso, in una sorta di atto riflessivo forzato che a mio avviso è tutt’altro che terapeutico.

Terzo caffè della giornata, ormai è pomeriggio, di solito è più tranquilla la situazione e infatti scorre tutto più velocemente. Arriva la notizia di un collega positivo, getto il telefono sulla scrivania e decido di starmene con me stesso per dieci minuti, solo per recuperare, ci siamo visti seppur per pochi minuti. Comincia a salire l’ansia, mista alla consapevolezza che prima o poi toccherà a tutti. Mi calmo e torno a lavorare con il sorriso sulle labbra, non possiamo permetterci crolli di alcun tipo in questo momento. Parte immediatamente il giro di tamponi, questa volta sono nel cerchio magico dei contatti, lo effettuo. Dicono che domani avrò il risultato, ma che se asintomatico dovrò continuare a lavorare comunque; conosciamo bene la procedura ormai e la accetto di buon grado.

Ore 20:00, arriva il cambio, da lontano e con mascherina scambiamo le solite quattro chiacchiere sul “quando finirà tutto questo”, una sorta di rituale non scritto che ormai fa parte di noi immagino. Saluto la collega e vado in macchina. Tra circa un’ora sarò a casa, approfitto per chiamare la mia ragazza, lei saprà tenermi compagnia e scherzando al telefono potrò decomprimere quello che altrimenti sarebbe cresciuto nella mente.
Ore 21:00, la prima cosa da fare è la doccia, per evitare di portare in famiglia eventuali residui di materiale potenzialmente infetto. Finalmente poi si cena, sempre da solo per evitare di contagiare chi vive con me. Forse stasera guarderò una serie sul PC, per sicurezza imposto già la sveglia per le 6:00 del giorno seguente.

Ore 23:00, la puntata della mia serie continua a scorrere mentre io già dormo, la stanchezza si è fatta sentire alla fine. Non è un problema, domani è un altro giorno.

Questa breve cronaca è dedicata a tutti i colleghi medici, infermieri e operatori sanitari di qualunque tipologia che da marzo 2020 hanno visto stravolto il proprio lavoro e le proprie relazioni sociali. Veniamo visti come degli “appestati”, tanti di noi hanno perso amicizie, amori e rapporti fino a febbraio normali. Ad oggi sono più di 30000 gli operatori sanitari contagiati, molti si sono ammalati seriamente e purtroppo in alcuni casi abbiamo avuto dei decessi. Ogni volta che un collega si ammala ci ammaliamo un po’ tutti noi, perché siamo uniti nel percorso sanitario a prescindere dal COVID19, in virtù di quel sottile filo invisibile che lega le nostre coscienze a la nostra professione.

Dott. Damiano Pizzuti

 

 

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Le sfide di ferragosto: «La notte leoni, il giorno.. tamponi»

La festa a Porto Rotondo e la paura nella chat dei ragazzi della Roma «bene»: «Regà è grave, stiamocene per gli affari nostri»

SfidaalCovid 19 mindi Antonella Necci - Spiccano nomi eccellenti della Capitale. I +figli di... +, che, come i loro padri, spadronegguavano, o ancora spadroneggiano, cercando di ridisegnare le regole di un gioco che, stavolta, ha come posta, le incertezze legate al Covid. Stato di salute in divenire. Possibilità di evoluzione, sia del contagio che della malattia, incerto ed imprevedibile. In ogni caso essere asintomatici non è la condizione ottimale per superare questo bel "regalo" del 2020.

Eppure ancora si procede come se nulla fosse accaduto, tra strumentalizzazioni politiche dettate dall'ignoranza e dalla negazione delle proprie e limitate facoltà cerebrali ed atti di ribellione a regole definite troppo rigorose e forse inutili. Comportamenti dettati da insofferenza, maleducazione, malcostume, arroganza, troppo denaro che, stavolta, si rivolta contro.
C’è paura tra i giovani che hanno preso parte all’evento musicale ospitato nel Country Club della nota località di mare sarda. Molti dei ragazzi sono residenti a Roma nord, tra i quartieri «bene» della Capitale, dai Parioli a Prati passando per il Fleming.

Il giorno dopo l’allarme per i contagi alla festa di Porto Rotondo, la paura corre sul filo delle chat. E prevale la suggestione che possa succedere a tutti di beccarsi il Covid 19 come nelle discoteche della Sardegna, Porto Ercole, Ibiza, Cavallo, Ponza. «Rega io non me la sento di salire in paese. Voi?». «Io no». «Dici?». «Alla fine effettivamente è grave». «Evitiamo. Stiamocene per gli affari nostri. Con le mascherine». «Sì, cacchio». E ancora: «Almeno hanno chiuso le discoteche però». «Non capisco perché le avevano riaperte».

Stralci di conversazioni tra i «rega» di Roma Nord, il quadrante della città che ingloba Parioli, Prati, sfiora il Flaminio, ha in Vigna Clara la Capitale, e poi sale fino alla Balduina percorrendo Via Cortina d’Ampezzo e Camilluccia. I quartieri cosiddetti «bene» che almeno dal punto di vista dei comportamenti per evitare il virus non lo sono. Anzi, non lo erano.

Adesso dopo l’esplosione di casi sotto Ferragosto la sensazione di pericolo sembra aver fatto breccia. Non più sfida e sfrontatezza. Nelle chat i gruppi segnalano i nomi di amici tornati positivi dalle vacanze, indicano i luoghi del contagio, l’ora in cui è avvenuto «e chi c’era faccia il test». Il Cts stima che l’apporto ai numeri dell’infezione legato ai giovani sia tra il 25 e il 40% del totale, calcolando quelli che sono stati all’estero. Però il virus è più diffuso di quanto dicano i bollettini, basati sul riscontro delle diagnosi al tampone. Il resto è un sommerso che rischia di travolgere tutto. Ma la consapevolezza del problema Covid sta emergendo anche tra i ragazzi. Si gira pagina, pare. E lo slogan ripreso dal vignettista Osho - «La notte leoni, il giorno tamponi» — non fa più ridere perché ora dilaga «la strizza». Come nel caso della festa a Porto Rotondo.

Lorenzo Palazzi, il dj romano tra i protagonisti della festa al Country Club, è il primo ad ammettere di essere risultato positivo al tampone, esame fatto il 15 agosto e dunque pochissimi giorni dopo la serata-evento del 9. Cita Umberto Eco: «Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria», e poi si affaccia su Instagram dalla sua casa nel centro di Roma, dov’è in quarantena. «Ero in perfetta salute e condizione fisica, privo di febbre o sintomi legati al Covid in entrambe le serate in cui ho suonato l’ultima settimana - scrive -. Il 14 agosto mi è stato comunicato che persone con le quali ho avuto contatti in diversi locali e situazioni (Porto Cervo e Porto Rotondo) risultavano positive». E continua: «Il 15 mi sono recato dunque ad effettuare io stesso il tampone, al quale sono risultato positivo. Ad oggi sono in quarantena ancora asintomatico».

Poi lo sfogo: «È ingiusto e mortificante indicare me o il nostro staff come portatori del virus in altre zone, i focolai sono dilagati in tutta Italia (basterà attendere qualche giorno)». Un messaggio poco rassicurante, viste le foto dei locali stipati di ragazzi, anche senza mascherine, anche al «chiuso», come può essere la consolle che in effetti è il luogo più vicino, purtroppo in questo caso, ai dj. Il fatto è che, ormai, la catena di contagi appare sempre più lunga. Sardegna, molto probabilmente Toscana (Palazzi aveva pubblicizzato anche un altro evento al La Capannuccia di Ansedonia il 12 agosto) e poi Roma, in particolare Roma Nord, i quartieri «bene» della Capitale. Da dove il dj posta, infatti, la sua quarantena, e dove è ormai cominciata la corsa ai test: del resto, per i ragazzi in vacanza ci sono tante occasioni d’incontro. Tra i protagonisti della festa al Country Club c’erano anche i dj Francesco Maria e Riccardo Carnevale, che spesso collaborano alle serate del Maxxi curate da Manfredi Alemanno, figlio dell’ex sindaco di Roma. C’è anche lui in quella foto scattata in Sardegna con i dj e gli altri amici: sorridevano tutti, senza paura.

Come dice bene Bolsonaro, tanto per citare qualcuno che questa sorta di gioventù dorata vede come uno dei propri idoli, "moriremo tutti". Prima cominciate voi, però.

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Un giorno di lavoro al supermercato

“Non siamo degli eroi…”

Lavoro supermercato covid 19 marzo 2020 mindi Tiziano Ziroli - Sino a qualche giorno fa, la mattina presto ci incontravamo nel nostro bar…
“Oh buon giorno!!!..me lo fai un cappuccino?”…il nostro amichetto barista con un sorriso…”buongiorno!!!..pure oggi qua?..va bhe mo t’ho faccio er cappuccino”…e scoppiava la ristatina tra noi…e poi ecco arrivare loro gli altri e le altre colleghe…”oh…ma stamo tutti qua?...ma a lavorà chi ce sta?”…e via un’altra risata….

I soliti discorsi sullo sport, sul lavoro che ci sfiacca, sui camion che dovranno arrivare e che dovremmo scaricare… gli orari che faremo questa o la prossima settimana…piano piano, usciamo dal bar ed iniziamo il nostro lavoro…

Ora in questo momento al bar non ci incontriamo piu’ …il bar è chiuso…ci incontriamo negli spogliatoi…ma le risate sono quasi forzate…cerchiamo di mantenere un minimo di normalità…continuiamo a prenderci in giro, ma gli sguardi non sono più quelli di qualche giorno fa…si legge negli occhi di tutti il timore e la paura , si legge negli occhi di tutti la domanda…”verrò contagiato oggi?”…cerchiamo di farci coraggio tra noi, cerchiamo di tutelarci mettendo mascherine guanti, ed ecco…entriamo in scena …come di solito dico io…ed entriamo in sala …la merce inizia ad arrivare, ma eccoli!!!!...i clienti…dobbiamo mantenere le distanze, devono mantenere le distanze…i sguardi tra noi..sono sempre preoccupati, pensiamo a come evitare di essere troppo a contatto con loro…prima il cliente per noi era da servire con cortesia e gentilezza…ora ogni cliente e come se fosse un punto interrogativo gigante… ”sarà contagiato?”...prima se ci chiedeva qualcosa gli rispondevamo con un sorriso a trentadue denti…ora rispondiamo da dietro le mascherine con freddezza e sbrigativamente…

Un collega, che di solito è un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che sa fare bene il suo lavoro, non si tira mai indietro, anzi sprona gli altri a dare sempre il meglio….un uomo dallo sguardo fiero ….oggi…mi ha guardato con occhi quasi impauriti… ”qua s’ammalamo tutti”…

Una collega una donna in gamba, una mamma lavoratrice, sempre con il sorriso sulle labbra, che ti mette allegria la mattina quando la vedi… anche a le,i dietro la sua mascherina i suoi occhi ridono meno…ha paura… la tensione che vive al lavoro, a casa l’ha sfogata piangendo per il timore che ogni giorno venendo a lavorare potrebbe “infettarsi”…

Tutto è cambiato, la voglia di lavorare, la voglia di scherzare…
Lavoriamo per responsabilità, perche dobbiamo farlo, perche ci serve portare i soldi a casa….
Questa è l’aria che si respira ora nel nostro lavoro….un aria pesante…

Noi non siamo EROI….SIAMO SOLO I LAVORATORI E LAVORATRICI DEL COMMERCIO!!!!

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Il giorno degli animali

trump ed erdogan 350 mindi Aldo Pirone - Mercoledì scorso è stata la giornata degli animali. Grandi, medi e piccoli. L'animale grande, Trump, ha consentito a uno più piccolo, Erdogan, di attaccare, nel nord della Siria, i curdi. Gli unici, non integralisti e progressisti, che hanno combattuto sul campo, sconfiggendoli, i tagliagole dell’Isis. Hanno versato il proprio sangue non solo per se stessi ma per tutti coloro, in primis noi occidentali, che sono stati oggetto degli attentati e delle stragi architettati dall’Isis; dentro e fuori il Califfato.

I curdi hanno guerreggiato coraggiosamente in quell’area del Medio Oriente, tormentata da guerre di religione interne all'Islam e messa a soqquadro in questi ultimi quarant’anni anche grazie agli interventi di russi, inglesi e americani per ragioni geopolitiche di potenza e per le risorse petrolifere. L’animale americano grande, in evidente stato di ubriachezza, non sapendo come giustificare il suo semaforo verde a quello turco più piccolo, ha twittato: “I Curdi non ci hanno aiutato nella Seconda guerra mondiale, non ci hanno aiutato in Normandia, per esempio”. Ha scritto proprio così, il great stupid.

Poi è arrivato Stephan Balliet, un altro animale, di più ridotte dimensioni, appartenente al genere topo di fogna, che ha attaccato, nel giorno della festa ebraica dello yom kippur, la Sinagoga di Halle. Si è divertito ad ammazzare due persone e a ferirne altre due. Il ratto, di pura razza ariana – così lui si ritiene -, che in questi anni si è nutrito con i rifiuti del nazismo, ha sfogato il suo antisemitismo razzista e xenofobo uccidendo senza pietà. Una mente malata, ma che ha trovato il suo brodo di coltura nell’avanzata dell' estrema destra tedesca.

Sono usciti dalle gabbie e dalle fogne, urge farceli rientrare.

 

 

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Ceccano, primo giorno di lavoro sognando in grande

Allenamento Ceccano 350 mindi Tommaso Cappella* - Primo giorno di lavoro per il Ceccano in vista del prossimo campionato di Prima categoria che prenderà il via il prossimo 30 settembre. Vecchi e nuovi giocatori rossoblu si sono ritrovati lunedì pomeriggio al Popolla agli ordini del neo allenatore Alessandro Padovani, accolti dal presidente Thomas Iannotta e da una cinquantina di tifosi entusiasti, pronti a sostenere i propri beniamini per cercare di centrare il traguardo della Promozione. Presenti anche il direttore generale Sergio Milo e il direttore sportivo Livio Pizzuti, oltre all'assessore allo sport Angelo Macciomei. Ventisei i giocatori convocati: i portieri Luca Del Zio e Mirko Crecco, i difensori Moreno Tiberia, Alessandro Filippi, Luciano Natalizi, Piergiorgio Mancini e Andrea Pizzuti, i centrocampisti Giacomo Ardovini, Giovanni Bruni, Andrea Lombardi, Fabio Giovannone, Luca Pandolfi, Manuel Maura, Emiliano Carlini, Giorgio Mattone, Alessio Zeppieri, Cesare Bignani e Luca Carlini, gli attaccanti Alessio Carlini, Andrea Fratini, Daniele Colafrancesco, Simone Lucchetti e Simone Cipriani. All'appello non si sono presentati Davide Colapietro e Matteo Massari, impegnati con il lavoro, e Manuel Maura, alle prese con un piccolo infortunio all'alluce del piede sinistro.

Dopo la consegna dei kit da parte del magazziniere Antonio Funari, i giocatori hanno ricevuto istruzioni dalla dirigenza rossoblu. E' toccato al ds Livio Pizzuti fare gli onori di casa dando precise indicazioni su regole e comportamenti, mentre il dg Sergio Milo ha chiesto il massimo impegno alla squadra in vista della stagione che sta per iniziare e che dovrà vedere il Ceccano tra i protagonisti assoluti. Subito dopo è iniziata la preparazione agli ordini dello staff tecnico composto dal neo allenatore Alessandro Padovani, Fabiano Bracaglia, Simone Carlini e dal preparatore dei portieri Daniele Besciani.
Molto soddisfatto il presidente Thomas Iannotta. .

Programmate intanto alcune amichevoli: sabato prossimo al 'Popolla', con inizio alle ore 11.00, test con lo Sterparo, ripescata in Prima categoria. Giovedi 6 settembre, sempre al 'Popolla' alle ore 17,30 amichevole con l'Arce, mentre sabato 8 test amichevole alle ore 11,00 in quel di Sonnino. Il 22 settembre invece al 'Popolla' alle ore 11,00 i rossoblu affronteranno l'Atletico Arpino. Infine c'è da registrare che lunedì prossimo, a partire dalle ore 16,00 e con lo slogan 'Porte Aperte', presso i campi dell'Olimpia Park e della Badia, prenderà il via l'attività della Scuola Calcio del Ceccano.

*giornalista volontario in pensione

 

 

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'Incontriamoci a Veroli': il giorno di Federica Angeli

Veroli chiostro s agostino 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Federica Angeli a Veroli: (In)chiostro di legalità.
E' il Chiostro di Sant’Agostino a Veroli, a fare da magica cornice. L’eleganza di una Donna a suggellare la bellezza del centro di Veroli.
La serata di lunedì 9 luglio ha visto la presenza, nella città ernica, della giornalista di Repubblica Federica Angeli, da cinque anni costretta a vivere sotto scorta a causa delle minacce ricevute dal clan Spada di Ostia.Incontriamoci a Veroli

La scrittrice, per l’occasione, ha presentato il suo ultimo lavoro, “A mano disarmata”. Attenzione, sostegno, commozione, e anche qualche risata; tutto questo la Angeli ha suscitato negli animi del numeroso pubblico presente.

La vita della cronista romana è un esempio per chiunque abbia avuto modo di trovarsi di fronte a minacce o tentativi di censura. A maggior ragione per chi vorrebbe intraprendere un percorso nel mondo dell’informazione.
Penna pungente e mente libera da schemi o padroni. La forza della Angeli è sempre stata Federica; Federica come Donna, Professionista e Madre. Proprio il rapporto con i suoi tre figli ha trovato ampio spazio nella discussione con gli spettatori.
Il racconto del gioco in stile “La vita è bella”, messo in atto assieme a suo marito Massimo, è stato un passo fondamentale della chiacchierata serale.

Altro tema scottante è stato quello del rapporto con una politica, molto spesso contraria, che ha anche cercato, attraverso la presentazione di fantomatici dossier, diFedreica Angeli delegittimare il suo lavoro, additandola di collusione e vicinanza con la mafia di Ostia. La vita di una donna formalmente libera è stata stravolta dal 17 luglio 2013. Proprio lei, in apertura di dibattito, ha tenuto a precisare quanto la scorta non sia affatto un privilegio, bensì una tutela per chi fa sentire la propria voce senza paura. Essere privati della propria libertà non è facile. Avere paura per il destino dei propri figli è straziante per una madre. Eppure Federica la testa non l’ha mai abbassata, continuando ad affrontare la piaga della mafia con coraggio e fermezza.

A chiusura del suo intervento la Angeli si è riservata il diritto di fare un appello alla società civile, chiedendo un forte impegno perché, a suo avviso, “NOI siamo più forti di loro”.

Ancora una volta il Comune di Veroli, nelle persone del Sindaco Simone Cretaro e dell’assessore alla cultura Cristina Verro, si conferma locomotiva culturale di una intera provincia. La manifestazione “Incontriamoci a Veroli”, organizzata in collaborazione con la libreria Ubik di Frosinone e che si chiuderà venerdì 13 luglio con la presenza di Luciano Fontana, è la tangibile testimonianza del buon governo di un’amministrazione attenta alla promozione sociale e culturale di uno dei centri più belli della ciociaria.

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L'ANPI per il Giorno della Memoria

giornata della memoria 350 260Le iniziative che hanno visto impegnata l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia della provincia di Frosinone.

 

 

 

 

{tab=Alatri}

Una iniziativa con esito davvero soddisfacente è stata l'assemblea con gli studenti delle quinte classi dei licei Scientifico, Linguistico e delle Scienze Umane tenutasi il 29 gennaio come annunciato. La manifestazione era organizzata dallo SPI-CGIL e dalla scuola "Pietrobono", la cui preside ha introdotto i lavori con un breve ma assai significativo saluto di apertura e di benvenuto.
I giovani hanno presentato un seminario con i loro lavori di ricerca e riflessione sui caratteri dello sterminio, non solo dal punto di vista della ricostruzione storica degli eventi e della tragedia, ma da quelli meno indagati dell'analisi teorica di quanto il nazismo ed i fascismi ci hanno consegnato.
Le loro analisi delle tesi di intellettuali del livello di Arendt, Marcuse, Lévinas, Heidegger, hanno fornito un quadro assai interessante e che meriterebbe di essere sviluppato in successivi convegni su ogni specifico aspetto della lunga e corposa trattazione.
Hanno anche evidenziato le responsabilità dei principali attori dello sterminio, soffermandosi più di tutti sulla figura di Heichmann, proprio perché più di altri, al processo di Norimberga scelse di rifugiarsi in improbabili tesi di incolpevolezza sostenendo la sua estraneità ai processi decisionali ed il suo ruolo di mero esecutore, sia pure efficiente e consapevole, ma non in grado di opporsi al volere di Hitler e di Himmler dai quali riceveva gli ordini. Gli studenti hanno evidenziato come la sua figura risponda perfettamente alle tesi arendtiane sulla "banalità del male", sottolineando come invece una lettura superficiale tenda a giustificare simili mostri di disumanità in virtù di una salvifica quanto malintesa esigenza di disciplina militare e politica.
Il Sindaco di Alatri, Ing. Morini, ha rivolto un ringraziamento ed un augurio di ulteriore impegno agli studenti ed alla scuola, sottolineando come la lotta per la democrazia sia un impegno di alta responsabilità per tutti i cittadini. Ha poi richiamato l'attenzione sul particolare compito che grava sui cittadini di Alatri, in quanto custodi del campo di concentramento delle Fraschette, il più grande e importante della nostra provincia. Agli alatrensi tocca il compito di promuovere la conoscenza e la difesa della memoria di ciò che avvenne in casa loro settanta anni fa.
Il nostro Presidente provinciale ha pronunciato un discorso tutto rivolto alla valorizzazione del concetto di libertà come dignità. Ha approfondito il tema della cultura come antidoto al risorgere di oscurantismi e totalitarismi di ogni genere, spiegando che non basta dire cultura, se non si aggiunge che per essere efficace essa deve essere patrimonio di tutta la società, e che deve essere critica. Ha reso evidente queste affermazioni semplicemente ricordando ai presenti che i gerarchi nazisti non erano certo rozzi e ignoranti, tuttavia essi erano depositari esclusivi di una erudizione della quale si servivano non per promuovere la civiltà umana, ma la loro affermazione incontrastata, il loro dominio assoluto.
Il discorso ha poi affrontato il tema del ruolo delle Istituzioni democratiche nella costruzione della coscienza civile dei popoli, evidenziando che la presenza del Sindaco fino al termine della manifestazione non fosse un dato da leggere con superficialità, ma la dimostrazione tangibile dell'attenzione e della responsabilità con cui un amministratore democratico svolge il suo ruolo, soprattutto in un'epoca in cui indegni occupanti di omologhe cariche rifiutano addirittura di celebrare le date simboliche dell'affermazione della democrazia italiana.
L'intervento della segretaria regionale dello SPI-CGIL ha chiuso i lavori portando la riflessione su quali siano oggi i rischi che il pensiero e la pratica autoritaria rappresentano per i giovani, per i cittadini, per i lavoratori. La compressione dei diritti civili e sociali, a volte addirittura la loro soppressione, portano a passi lenti ma sicuri verso la trasformazione della democrazia in regimi populisti sempre meno a misura dei cittadini e sempre più al servizio dei poteri.
Ancora una volta l'ANPI esprime la sua soddisfazione ed il suo ringraziamento ai giovani ed agli insegnanti che hanno lavorato e che continueranno a farlo per non consentire che la nostra storia sia riscritta in negativo.
Ringraziamo anche, e con particolare affetto, i giovani che ci hanno contattati per costituire un circolo ANPI ad Alatri. Li incontreremo nei prossimi giorni e ne daremo conto agli iscritti.
Comitato ANPI - Provincia di Frosinone Frosinone, 30/01/2014

{tab=Boville Ernica}

Il programma di iniziative per la Giornata della Memoria del 70° della liberazione dell'Europa dal nazismo e dal fascismo prosegue con esiti migliori di ogni aspettativa.
Il 27 gennaio, nel pomeriggio, a Boville Ernica si è tenuto il recital di poesia, musica e letture dei testi della deportazione organizzati dalle associazioni "Il Ponte Levatoio" e "Libertà è Partecipazione, insieme e con il patrocinio dell'ANPI provinciale.
Il nutrito pubblico, che ha partecipato con attenzione e spesso con commozione all'esposizione delle riflessioni, dei testi e dei brani musicali anche originali realizzata dagli studenti delle scuole di Boville e di paesi vicini, non ha mancato di apprezzare lo sforzo delle associazioni per una manifestazione di alto profilo. Fondamentale il coinvolgimento diretto dei ragazzi e delle ragazze, che esibendosi direttamente hanno voluto affermare un ruolo non passivo e magari distratto, ma da protagonisti della commemorazione in tutti i suoi momenti.
E proprio ai giovani si è rivolto il discorso del nostro Presidente provinciale, il quale ha sottolineato ancora una volta il motivo vero per cui è necessario ricostruire la memoria storica di quegli accadimenti che, sebbene così efferati da risultare difficilmente associabili all'intelligenza umana, hanno serie possibilità di riproporsi, sia pure in forme mutate e più attuali, ove le condizioni lo consentano. Possono tornare, perché non furono gesti di qualche folle esagitato, ma un disegno lucidissimo, pur se criminale oltre ogni immaginazione e oltre ogni comprensibilità, un disegno di potere assoluto capace di garantire un ordine fondato sull'annientamento di qualsiasi ostacolo che ad esso si opponesse. Le ragioni dello sterminio non furono né religiose né culturali, esse stanno tutte nella concezione padronale dei rapporti umani che le classi dominanti dell'epoca ritenevano di applicare. L'invito ai giovani è pertanto quello di assumersi le loro responsabilità, di studiare e capire invece di delegare e obbedire ciecamente, di essere critici e riconoscere l'avversario come elemento dialettico della società democratica e non considerarlo come un virus da estirpare con qualsiasi mezzo.
Al termine della manifestazione moltissimi consensi sono venuti alla nostra Associazione, diversi presenti hanno manifestato l'intenzione di stringere con noi rapporti di collaborazione più costante e di adesione.
Il vicesindaco, che era intervenuto prima dell'ANPI, ha inteso formalizzare un invito ad un incontro fra l'ANPI e l'Amministrazione cittadina, per stabilire rapporti di collaborazione e definire programmi di iniziative per il futuro in occasione delle prossime ricorrenze istituzionali del 70° della Liberazione, della Festa della Repubblica ed altre.
L'ANPI ne è pienamente soddisfatta, e nel ringraziare coloro che hanno collaborato alla realizzazione della serata si augura nuove occasioni di confronto e di rafforzamento della cultura collettiva della democrazia, della pace e del progresso che l'Italia ha scelto con l'abbattimento della dittatura fascista.

Comitato ANPI - Provincia di Frosinone Frosinone, 28/01/2014

{tab=Frosinone}

Nel pomeriggio del, 29 gennaio, si è tenuto l'incontro fra la delegazione della Rete degli studenti medi, della CGIL, dei Giovani Socialisti e dell'ANPI, presso il teatro ARCI di Frosinone.
Dopo la proiezione del film "Train de vie", una commedia ironica sulla politica razzista del Terzo Reich, che metteva in risalto la mancata percezione da parte degli ebrei delle reali intenzioni e pratiche dei nazisti verso la loro comunità, si è avuto uno scambio di idee fra l'ANPI e gli altri intervenuti.
I giovani dirigenti della Rete sono consapevoli del loro compito, e confermano l'impegno a lavorare in difesa dei principi e delle conquiste della Resistenza europea ed italiana in particolare, che hanno consentito la nasacista ed il radicamento delle democrazie che oggi conosciamo.
A loro il ringraziamento, il sostegno e l'impegno a lavorare insieme per il futuro, da parte dell'ANPI di Frosinone.

Comitato ANPI - Provincia di Frosinone Frosinone, 30/01/2014

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