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Alienazione di una generazione

colloquio di lavoro 350 260di Gianmarco Capogna - I Millennials italiani: l’alienazione di una generazione.
Viviamo in un Paese che ha scelto da circa 20 anni di rinunciare ad aprire un dialogo serio con le generazioni più giovani relegandole ad essere terreno di conquista elettorale subito dimenticate all’indomani del voto. Una condizione che lascia emergere forme di disagio sempre più diffuse per dei giovani che vivono in una società che non è capace di intercettare le loro esigenze e rispondere alle loro necessità. Per questi motivi crescono i numeri di quelle persone che dopo gli studi emigrano all’estero, di quelli che sono precari o disoccupati, degli stagisti sottostimati e sottopagati, dei neet, che non studiano e non cercano lavoro.
In quadro allarmante, se non drammatico, si registra una sostanziale incapacità della classe politica, e di Governo, di aprire un dialogo sociale che possa trasformare le richieste dei giovani in politiche pubbliche capaci di ribaltare e ridisegnare il modello di sviluppo nazionale. La stessa Garanzia Giovani, attuazione italiana della Youth Guarantee dell’UE, si è rivelata un grande flop e in alcuni casi una vera e propria truffa ai danni di una generazione senza futuro. I tirocini a 500 euro al mese, spesso pagati in ritardo a causa di una burocrazia infinita, si sono tradotti troppe volte in una nuova forma di “schiavismo” che porta i giovani a lavorare, a tutti gli effetti come gli altri dipendenti, fino a 140 ore al mese (7 ore al giorno per cinque giorni la settimana, un full time in cui i confini del tempo spesso sono fumosi) senza alcun tipo di tutela in caso di malattia o necessità di assentarsi; ogni forma di elasticità dipende dal proprio datore di lavoro. Inoltre nonostante Garanzia Giovani sia nata con lo scopo di incrementare le assunzioni proponendo una prima fase di tirocinio sovvenzionata e forti sgravi fiscali in seguito, molto spesso non si passa al momento dell’assunzione. Dopotutto i giovani in cerca di occupazione non mancano e un tirocinante, il cui profilo non necessariamente è post-diploma ma può anche avere una formazione anche accademica e quindi alta, costa comunque meno di un lavoratore assunto a tutti gli effetti. Per non parlare di quanti enti si siano accreditati agli enti Regione come soggetti promotori delle misure di Garanzia Giovani senza essere realmente in grado di adempiere ai compiti richiesti.

La favola della flessibilità

Negli anni 2000 ci hanno raccontato che la flessibilità era l’avvento della modernità nel mercato del lavoro. Che insieme alla flessibilità ci sarebbero stati anche meccanismi di sicurezza capaci di mantenere vivo il binomio lavoro-dignità. Poi progressivamente la flessibilità si è trasformata in precarietà senza tutele e sempre più senza diritti; una condizione che costringe a vivere nel presente senza alcuna possibilità di immaginare il futuro, figuriamoci di costruirlo. Oggi la mia generazione sta ancora peggio: siamo la generazione degli stagisti e dei tirocinanti, di quelli che o chinano la testa e accettano qualsiasi condizione o restano a casa senza alcun tipo di occupazione. I Millennials italiani vivono la condizione dell’alienazione: non riescono a collocarsi nel mercato del lavoro, vivono una progressiva crisi delle relazioni interpersonali, dettata anche dal boom di internet e dei social network, sono disinnamorati della partecipazione e della politica, incapace di rappresentarli. La politica deve capire che per affrontare il tema “giovani” deve uscire dalla concezione dell’intervento emergenziale e prevedere un tavolo di concertazione sociale dal quale cogliere necessità e proposte concrete.
Due proposte esistono già, ma sono ignorate a livello governativo: il reddito di cittadinanza e una discussione seria su un salario minimo. Nel primo caso prevedere per chi è disoccupato di ricevere un reddito minimo non è assistenzialismo, come anche il Governo spesso liquida la questione, bensì permette di dire no a proposte che non hanno nulla a che vedere con il lavoro e che calpestano la dignità stessa dell’essere umano, uscendo così dal “ricatto” di dover accettare a tutti i costi. La seconda proposta riguarda il lavoro come strumento che permette la piena realizzazione dell’essere umano: non si può accettare che il lavoro di una persona possa equivalere a qualche euro l’ora. Serve fissare una soglia al di sotto della quale non si possa scendere perché si tratta di schiavismo e non più di lavoro. Una soglia che non può essere 5,00 euro l’ora nei contratti interinali o peggio di un paio d’euro per i freelance.

Serve “un patto tra i giovani e tra le generazioni”

Quindici anni di politiche che hanno permesso il consolidarsi di queste pratiche, unite al progressivo avanzamento dei voucher e di forme di lavoro che nella loro atipicità (provvigioni, collaborazioni, progetti) si sono troppo spesso trasformati in escamotages perfetti per i datori di lavoro per aggirare le assunzioni. È vero, c’è anche un problema del costo del lavoro che va affrontato, ma la mancanza di volontà politica nell’affrontare questi temi non può ricadere sulle spalle di una generazione che vive pagando colpe che non gli appartengono e che invece fanno capo a politiche vecchie di almeno due decenni. Se non si interviene quanto prima, la politica ha fallito perché decide di vivere aggrappata al passato senza alcuna speranza di vedere crescere un futuro; il futuro che risiede in quella generazione che avrebbe tanto da dire e che invece non trova spazi di discussione. Quella generazione che poi diserta le urne, nonostante potrebbe essere l’attore sociale maggiormente determinante nelle consultazioni elettorali.
Serve “un patto tra i giovani e tra le generazioni” come sottolinea spesso anche Maria Pia Pizzolante, portavoce nazionale di TILT. I giovani devono tornare a parlare tra loro e con gli altri che seppur appartenenti ad altre classi di età possono avere le stesse necessità o condividere le stesse battaglie, quella sul reddito minimo in primis. Chi fa politica ha la responsabilità di promuovere queste forme di partecipazione democratica: abbiamo l’obbligo di ricostruire uno spazio di discussione; quel dialogo interrotto per troppo tempo con una generazione che invece ha tanto da raccontare.
Ci troviamo di fronte alla sfida politica della contemporaneità: riportare la fiducia tra i giovani, ribaltare il modello di sviluppo economico e uscire dalla precarietà. Per tornare non solo ad immaginare il futuro all’orizzonte ma anche per poter riprendere a costruirlo.
Gianmarco Capogna – Possibile Frosinone

 
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"Renzo e Lucia: Oggi sposi?" Visti dai giovani di Tufano, Anagni

Renzo Lucia 350 260di Antonella Necci - Ieri sera si sono conclusi gli spettacoli previsti nell'ambito dei festeggiamenti del Santo Patrono nella città di Anagni. L'ultimo spettacolo in cartellone è stato quello messo in scena dal Gruppo Teatrale dell'Oratorio di Tufano, che ha rappresentato "Renzo e Lucia: Oggi sposi?"
Confesso di essere andata a vedere questo spettacolo "al buio". Non ne conoscevo il titolo, non sapevo nulla del gruppo teatrale in questione e non sapevo,e ancora non so, dove sia geograficamente collocata la contrada Tufano. Ma sapevo, per sentito dire, che non riscuote le simpatie degli anagnini, che in quanto a simpatia, pure loro lasciano parecchio a desiderare!
Dunque, più per trascorrere qualche ora con gli amici, che per inciso non ho nemmeno incontrato, probabilmente perchè facenti parte di quella folta schiera snob che ha boicottato lo spettacolo, ho deciso di recarmi ad assistere all'ultima possibilità di festeggiamenti del mese di Agosto.
E ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Intanto per l'idea che è stata posta in essere. Rileggere i Promessi Sposi in chiave ultramoderna, dove Renzo e Lucia sono due adolescenti dei giorni nostri.
I dialoghi, vivaci e contemporanei, risentono dello slang tipico dei ragazzi, che molte volte, al posto delle parole, articolano suoni senza senso. O almeno, senza senso per chi non ne conosce la chiave di lettura.
In scena, per ben tre ore, e pure immobile e in piedi, un resistentissimo Alessandro Manzoni, che forse avrebbe dovuto interagire di più con i suoi personaggi, visto che li aveva posti lui sulla carta! La figura di Manzoni, interpretata da Fabrizio Sodano, è stata comunque fondamentale, poichè l'opera rappresentata era in sé complicata da seguire.
Ma la particolarità che creava una sottile comicità, è stata l'assegnazione delle parti.
Ragazzi e ragazze si sono avvicendati sul palco in un divertentissimo scambio di ruoli, tanto da giungere al "colpo di scena", o "colpo di teatro" finale, dai risvolti esilaranti.
Qualche battuta divertente è stata dedicata anche alla contemporaneità anagnina, e tra il pubblico che mi circondava, qualcuno borbottava pensando all'inadeguatezza di simili battute, ai loro occhi dissacratorie.Renzo Lucia TufanoAnagni 350
Già. E' stato questo il punto che mi ha fatto riflettere.
Non ho l'abitudine di guardare uno spettacolo, passeggiando, spostandomi, chiacchierando con questo o quel ciociaro. Quindi la cosa che più mi da fastidio della popolazione anagnina è l'indifferenza mista a saccenteria nel fronteggiare le espressioni artistiche.
Io posso capire che fare lo "struscio" lungo le stradine del ridente paesino sia l'attività più consona a mostrare la propria bigotta ricchezza materiale, ma penso che quando si esibiscono ragazzi giovani e volenterosi,che per di più lavorano e provano da autodidatti, si debba applicare una regoletta che si chiama "rispetto".
In un'altra occasione mi sono trovata nella condizione di denunciare simile sciatteria. Ricordo che eravamo all'inizio dei festeggiamenti di San Magno,quando nella Sala della Ragione si esibiva l'Orchestra dei Medici della Baviera. 50 persone in tutto erano lì ad assistere ad una manifestazione di perfezione stilistica che ancora non ho visto tra gli artisti anagnini. E in parecchi, tra questi 50, si alzavano,uscivano, si avvicendavano, con l'indifferenza di chi non vuole mostrare la propria ignoranza.
Stessa cosa è accaduta ieri sera. Il volgo si è concentrato su qualche battuta che più toccava la loro sensibilità di anagnino, magari pensando che avrebbe offeso chi è al momento al potere, e che avrebbe forse bloccato per ripicca questa o quella richiesta abusiva o illegale.
Si, di certo sarà stato così, poichè il fine utilitaristico permane sempre nella mentalità gretta.
Questa mattina mi sono informata sul gruppo teatrale. L'ho fatto proprio perchè, al di là delle imperfezioni stilistiche, nello spettacolo ho colto l'entusiasmo e la grande volontà di divertirsi, innanzitutto, senza badare all'assenza di questa o quella autorità comunale.
Ho scoperto che il gruppo è attivo dall'autunno del 2002 e che ha messo in scena spettacoli come "Pinocchio-il musical", "Antigone", "Se il tempo fosse un gambero"..... e tanti altri. Non stiamo parlando di persone prive di capacità e di esperienza.
E ho anche scoperto,ma questo lo avevano detto loro stessi alla fine dello spettacolo, che il gruppo teatrale replicherà il 5 Settembre a Tufano,in occasione dei festeggiamenti di S.Antonio da Padova, e il 13 Settembre davanti al Carrefour di Osteria della Fontana, nel contesto del September Festival.
Anagnini, e ciociari in generale, avete dunque altre due occasioni per seguire questi ragazzi. Per seguirli con attenzione, senza dimostrare la vostra cattiva educazione. E ricordate, come diceva Jim Morrison "Amo gli adolescenti,perchè ogni cosa che fanno la fanno per la prima volta".

31/08/2015

 

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"Renzo e Lucia: Oggi sposi?" Visti dai giovani di Tufano, Anagni

Renzo Lucia 350 260di Antonella Necci - Ieri sera si sono conclusi gli spettacoli previsti nell'ambito dei festeggiamenti del Santo Patrono nella città di Anagni. L'ultimo spettacolo in cartellone è stato quello messo in scena dal Gruppo Teatrale dell'Oratorio di Tufano, che ha rappresentato "Renzo e Lucia: Oggi sposi?"
Confesso di essere andata a vedere questo spettacolo "al buio". Non ne conoscevo il titolo, non sapevo nulla del gruppo teatrale in questione e non sapevo,e ancora non so, dove sia geograficamente collocata la contrada Tufano. Ma sapevo, per sentito dire, che non riscuote le simpatie degli anagnini, che in quanto a simpatia, pure loro lasciano parecchio a desiderare!
Dunque, più per trascorrere qualche ora con gli amici, che per inciso non ho nemmeno incontrato, probabilmente perchè facenti parte di quella folta schiera snob che ha boicottato lo spettacolo, ho deciso di recarmi ad assistere all'ultima possibilità di festeggiamenti del mese di Agosto.
E ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Intanto per l'idea che è stata posta in essere. Rileggere i Promessi Sposi in chiave ultramoderna, dove Renzo e Lucia sono due adolescenti dei giorni nostri.
I dialoghi, vivaci e contemporanei, risentono dello slang tipico dei ragazzi, che molte volte, al posto delle parole, articolano suoni senza senso. O almeno, senza senso per chi non ne conosce la chiave di lettura.
In scena, per ben tre ore, e pure immobile e in piedi, un resistentissimo Alessandro Manzoni, che forse avrebbe dovuto interagire di più con i suoi personaggi, visto che li aveva posti lui sulla carta! La figura di Manzoni, interpretata da Fabrizio Sodano, è stata comunque fondamentale, poichè l'opera rappresentata era in sé complicata da seguire.
Ma la particolarità che creava una sottile comicità, è stata l'assegnazione delle parti.
Ragazzi e ragazze si sono avvicendati sul palco in un divertentissimo scambio di ruoli, tanto da giungere al "colpo di scena", o "colpo di teatro" finale, dai risvolti esilaranti.
Qualche battuta divertente è stata dedicata anche alla contemporaneità anagnina, e tra il pubblico che mi circondava, qualcuno borbottava pensando all'inadeguatezza di simili battute, ai loro occhi dissacratorie.Renzo Lucia TufanoAnagni 350
Già. E' stato questo il punto che mi ha fatto riflettere.
Non ho l'abitudine di guardare uno spettacolo, passeggiando, spostandomi, chiacchierando con questo o quel ciociaro. Quindi la cosa che più mi da fastidio della popolazione anagnina è l'indifferenza mista a saccenteria nel fronteggiare le espressioni artistiche.
Io posso capire che fare lo "struscio" lungo le stradine del ridente paesino sia l'attività più consona a mostrare la propria bigotta ricchezza materiale, ma penso che quando si esibiscono ragazzi giovani e volenterosi,che per di più lavorano e provano da autodidatti, si debba applicare una regoletta che si chiama "rispetto".
In un'altra occasione mi sono trovata nella condizione di denunciare simile sciatteria. Ricordo che eravamo all'inizio dei festeggiamenti di San Magno,quando nella Sala della Ragione si esibiva l'Orchestra dei Medici della Baviera. 50 persone in tutto erano lì ad assistere ad una manifestazione di perfezione stilistica che ancora non ho visto tra gli artisti anagnini. E in parecchi, tra questi 50, si alzavano,uscivano, si avvicendavano, con l'indifferenza di chi non vuole mostrare la propria ignoranza.
Stessa cosa è accaduta ieri sera. Il volgo si è concentrato su qualche battuta che più toccava la loro sensibilità di anagnino, magari pensando che avrebbe offeso chi è al momento al potere, e che avrebbe forse bloccato per ripicca questa o quella richiesta abusiva o illegale.
Si, di certo sarà stato così, poichè il fine utilitaristico permane sempre nella mentalità gretta.
Questa mattina mi sono informata sul gruppo teatrale. L'ho fatto proprio perchè, al di là delle imperfezioni stilistiche, nello spettacolo ho colto l'entusiasmo e la grande volontà di divertirsi, innanzitutto, senza badare all'assenza di questa o quella autorità comunale.
Ho scoperto che il gruppo è attivo dall'autunno del 2002 e che ha messo in scena spettacoli come "Pinocchio-il musical", "Antigone", "Se il tempo fosse un gambero"..... e tanti altri. Non stiamo parlando di persone prive di capacità e di esperienza.
E ho anche scoperto,ma questo lo avevano detto loro stessi alla fine dello spettacolo, che il gruppo teatrale replicherà il 5 Settembre a Tufano,in occasione dei festeggiamenti di S.Antonio da Padova, e il 13 Settembre davanti al Carrefour di Osteria della Fontana, nel contesto del September Festival.
Anagnini, e ciociari in generale, avete dunque altre due occasioni per seguire questi ragazzi. Per seguirli con attenzione, senza dimostrare la vostra cattiva educazione. E ricordate, come diceva Jim Morrison "Amo gli adolescenti,perchè ogni cosa che fanno la fanno per la prima volta".

31/08/2015

 

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Ecco i “Giovani Garantisti”

giovani garantisti 350 260dai Giovani Garantisti - A poche settimane di distanza dalla presentazione del movimento Unione Rinnovamento Democratico, che accompagnerà Manuela Maliziola nel suo iter consiliare, la squadra dell’ex Sindaco raddoppia. Nel pomeriggio di martedì 27 luglio, presso la sede dell’ex comitato Maliziola, è stato presentato il gruppo giovanile che prende le mosse dalla lista elettorale “Il nostro momento”. “Giovani garantisti” si sono chiamati questi ragazzi che, all’indomani della fine della campagna elettorale, si sono rimessi a lavoro per migliorarsi e migliorare Ceccano. Durante la conferenza stampa, sono intervenuti Arianna Colonna (Presidente), Alessandro Livieri (Vice Presidente), Alessia Lambazzi (Segretario), Federico Malandrucco (Vice Segretario), Andrea Filoni e Gianluca Popolla. La scelta del termine “garantismo” da parte di questi giovani è stata ponderata in lunghe discussioni assembleari, dal quale è emersa la volontà di portare avanti una politica che avesse un imprescindibile corollario: la tutela dei diritti. Durante gli eventi è emersa la consapevolezza che, di fronte alle garanzie costituzionali, ideologie, bandiere e colori differenti si stringono – o almeno dovrebbero stringersi – la mano. La tutela dei diritti fondamentali dell’uomo è il terreno comune sulla base del quale le forze politiche tutte dovrebbero cominciare a ricostruire il Paese. La dignità, costituzionalmente garantita, viene meno ogni qualvolta vengono violati i diritti al lavoro, all’istruzione, alla salute, all’inviolabilità personale e la libertà d’espressione – da quella di pensiero a quella sessuale. Questo neonato gruppo politico, aperto a tutti i giovani tra i 16 e i 30 anni, apre le proprie porte a tutti coloro che condividano questi principi fondamenti per una collaborazione al fine di realizzare eventi, campagne di sensibilizzazione o di tutela di diritti. Esso apre le porte a tutti colori, anche associazioni o enti di altra natura, interessati a cooperare per i fini su esposti, certo che confronto e condivisione su questo fronte possano ristabilire un canale comunicativo tra forze politiche differenti. Durante l’evento, i ragazzi hanno esposto i punti chiave della propria politica, ricevendo anche il plauso delle personalità presenti, tra le quali, ad esempio, la d.ssa Giuseppina Bonaviri, da tempo attiva in politica, e Angelino Loffredi, ex Sindaco di Ceccano, nonché anche alcuni rappresentati del Movimento dei disoccupati, con i quali i Giovani Garantisti collaborano attivamente, anche in merito alla cd. Vertenza Frusinate. Inoltre, nel pomeriggio è stato anche presentato il simbolo del gruppo: una bilancia, posta a simboleggiare l’equilibrio che la legge dovrebbe perseguire, e un bullone e un libro rispettivamente emblematici di cultura e lavoro, essendo il gruppo comprensivo di ogni categoria sociale. A settembre, quando sarà disponibile online lo statuto del gruppo, sarà possibile compilare il modulo di adesione ai Giovani Garantisti. Per informazioni o per iscriversi alla mailing list e restare aggiornati, scrivere a

 

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Arianna Colonna: i giovani imparano molto dal mondo della buona politica.

ariannacolonna 350 260Intervista ad Arianna Colonna rilasciata a L'Inchiesta Quotidiano - 1) Come mai tanti giovani hanno aderito al progetto dell’ex sindaco Maliziola?
R: La risposta alla domanda è nella fiducia che Manuela Maliziola ha riposto in noi giovani, offrendo la possibilità, anche a chi era inesperto o comunque scettico, di avvicinarsi a questo mondo. L’esperienza elettorale ha rappresentato per noi una duplice occasione: abbiamo esposto le nostre idee e, soprattutto, imparato molto dal mondo della buona politica.
2) Manuela Maliziola, anche dai banchi dell’opposizione, porterà in consiglio le vostre proposte?
R: Senza punti di discontinuità con la politica promossa fino ad ora, Manuela Maliziola si avvarrà del prezioso contributo offertole dal nostro movimento giovanile. Si proseguirà nello spirito dialettico e costruttivo che ha alimentato il nostro progetto . Manuela continuerà a considerarci una grande risorsa per Ceccano. Anche in consiglio comunale.
3) Come abbiamo già visto nella giornata svolta con Carlo Ruta sulle tematiche del rapporto Mafia e Narcotraffico, i giovani vicini alla Maliziola puntano molto sulla legalità...
R: Noi giovani del movimento siamo molto attenti a tematiche di questo tipo che interessano, in primis, la politica nazionale. Non siamo, però, degli sprovveduti e abbiamo la consapevolezza che l’illegalità è un cancro che troppo spesso ammala anche le realtà politiche locali. Sarà nostro impegno dare risalto a questioni ancora ignorate dall’opinione pubblica. I principi di trasparenza e buona amministrazione, assieme ad un alto senso di legalità, devono essere garantiti ad ogni livello .
4) Il parco del castel Sindici spesso è preso di mira dai vandali. Continuerete a controllare e poi segnalare agli organi competenti se vi saranno ulteriori danni?
R: Quelli che hanno interessato il parco, la cui apertura fu fortemente voluta e promossa dall’ex sindaco Maliziola, sono stati atti inqualificabili, un oltraggio alla nostra comunità. Noi del movimento abbiamo denunciato, prima di tutto in veste di cittadini, quanto accaduto e non esiteremo a farlo nuovamente qualora ne ricorressero gli estremi. Inoltre, esortiamo chiunque venga a conoscenza di ipotesi di danneggiamento o simili contro il parco o un'altra risorsa del nostro territorio a denunciarli senza indugio alle autorità competenti. L’omertà ci rende complici.
5) Negli ultimi tempi molte attività per colpa della crisi hanno chiuso le serrande. Quale posizione assume il vostro movimento?
R: Senza falsa retorica, la piccola e media impresa hanno risentito fortemente della crisi economica di questi anni e i segni ne sono evidenti anche a Ceccano. Tra le priorità della politica locale deve esserci la predisposizione di strumenti che, anche attraverso la rivalorizzazione del centro storico e lo sviluppo delle periferie, incentivino non solo la nascita ma anche il perdurare di attività commerciali. Questo, in un’ottica lungimirante, sarebbe il punto di partenza per nuovi orizzonti.
6) Ceccano è oramai una città multietnica. Il vostro movimento in che maniera interagisce con le comunità straniere?
R: Il nostro movimento prende innanzitutto le distanze da estremismi xenofobici che, lungi dal garantire integrazione e sicurezza, non fanno altro che alimentare emarginazione e sospetto. Condanniamo fermamente ogni sfruttamento della presenza di comunità straniere sul nostro territorio, come emerge in questi giorni da fatti di cronaca nazionale; ciononostante, crediamo che la soluzione non risieda nel mero assistenzialismo, bensì in una mirata e sana politica di integrazione. Solo in questo modo Ceccano potrà ergersi a realtà locale di respiro europeo. Condivisione e comunicazione sono le nostre parole chiave.
7) Come vedete la nuova giunta del sindaco Caligiore?
R: Il 14 giugno i cittadini ceccanesi hanno scelto i propri rappresentanti e la giunta Caligiore per noi non fa nessuna eccezione. Non c’è ancora spazio per giudizi di valore. E’ diritto di ogni governante essere giudicato al termine dei cinque anni di mandato ed è giusto, nel rispetto dei principi democratici di cui continuiamo a farci promotori, che la nuova Giunta abbia la possibilità di dimostrare competenza e professionalità. A nome del nostro movimento, da giovani cittadini, ci diciamo comunque soddisfatti della presenza in consiglio di nostri coetanei, ai quali auguriamo un buon lavoro nell’interesse della città che tutti amiamo.
Arianna Colonna, presidente del Movimento Giovani di Maliziola

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I giovani comprendono ed attualizzano il fenomeno della Resistenza

Staccone Maliziola 350 260da Il nostro momento - giovani con Manuela Maliziola - La presentazione del libro "Le donne della resistenza" di Ilenia Carrone, è stata occasione per i ragazzi de "Il nostro momento giovani con Manuela Maliziola", di comprendere ed attualizzare il fenomeno della Resistenza. E' importante ricordare gli ideali alla base di questo movimento. E' importante celebrarli in quanto attuali, poiché prescindono dal momento storico. E' importante perseverare nella lotta per i diritti e per le libertà, in quanto questa non ha mai fine.

Non solo nella ricorrenza del25aprile, ma tutti i giorni, perché ogni giorno godiamo di quei diritti per i quali i martiri della Resistenza si sono battuti fino alla morte. Le esperienze di vita vissuta raccolte nel libro dell'autrice Carpigiana rappresentano per noi giovani un insegnamento e un incentivo alla realizzazione di una "buona politica", che ci veda protagonisti attivi e non ai margini della società, uniti al di là di ogni ideologia politica per la difesa del bene comune.

Concetto ribadito dalla candidata e moderatrice dell'evento Federica Staccone, che attraverso la spiegazione dei motivi che hanno spinto lei e gli altri ragazzi a farsi portatori di valori da non dimenticare.
"Senza quella rete di aiuto spontanea e quell'innata coesione sociale non ci sarebbe stata una resistenza come quella che oggi ricordiamo". E' stata proprio l'autrice a sottolineare il concetto di una ribellione trasversale, dettata da una volontà comune e profonda di porre fine ad un periodo di dittatura; necessità che unisce e trascende le differenze politiche.
"Questo è il giorno della resistenza delle donne che lottano contro gli abusi e la cui animosità dà un grande contributo alla società. Oggi noi vogliamo ricordare quell'universo silenzioso che ha combattuto per quei diritti a noi ora conosciuti". Così Manuela Maliziola pone l'accento sull'importanza del ruolo della donna all'interno del fenomeno della Resistenza, individuando così questa figura come elemento cardine della sua azione politica e non soltanto come "procreatrice di figli".
E' fondamentale rimarcare che "C'era una rete di aiuto civile che aveva un valore determinante e di ausilio della lotta armata". Il partigiano non nasce nel momento in cui imbraccia il fucile, ma nel momento in cui abbraccia la causa della liberazione del nostro paese dal nazifascismo. La guerra è stata quindi l'indegno ma necessario strumento, per realizzare quegli obiettivi comuni alla base del movimento.

Attraverso la testimonianza del giovane candidato Federico Malandrucco, è emersa una fedeltà alle idee tale da opporsi in alcuni casi ai legami affettivi. Fedeltà che ha provocato divisioni all'interno delle famiglie, come testimonia la commovente lettera di Giaime Pintor indirizzata al fratello, letta dalla Carrone.
Proprio parafrasando parte del contenuto della stessa vediamo come per Pintor e molti della sua generazione, la guerra sia stata una spinta irresistibile a prendere parte all'azione e a non viverla da spettatore. A differenza di quei giovani, noi oggi non riceviamo spinte così evidenti ma dovremmo comunque prendere parte all'azione politica, come ricorda un altro giovane candidato Gianluca Popolla, sulla scia delle gesta di chi per darci questa possibilità ha dato la vita.

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Ceccano, Un 25 aprile voluto dai giovani

25aprile ceccano giardinetti 350 260di Diego Protani - Nella giornata di sabato 25 aprile si è svolto, presso i giardinetti di Ceccano, il convegno programmato dai ragazzi del nostro momento Giovani – con Manuela Maliziola, che hanno avuto il piacere di ospitare la scrittrice di Carpi Ilenia Carrone, autrice del libro "Le donne della resistenza".
La giovane candidata Federica Staccone ha dato inizio all'evento, spiegando le motivazioni che hanno spinto i ragazzi ad organizzarlo. Innanzitutto una forte volontà di essere protagonisti della storia presente attraverso la valorizzazione del passato, e allo stesso tempo la voglia di celebrare quella resistenza che si replica in quelle lotte consumate nella quotidianità. Il senso delle parole pronunciate dalla succitata candidata Staccone è stato rimarcato da due giovani musicisti, Alessandro Livieri e Luigi Roma, i quali si sono esibiti sulle note di due famose canzoni di Francesco de Gregori, "La storia siamo noi" e "Viva l'Italia".
Il candidato a Sindaco Manuela Maliziola, ricordando l'importante ruolo che hanno avuto le donne nella resistenza ,nella conquista della democrazia, della libertà e dell' uguaglianza, valori cardini della nostra costituzione, ha ritenuto fondamentale commemorare il 70anno della liberazione dalla dittatura fascista e in tale contesto un pensiero è andato anche alle vittime civili dei bombardamenti sul centro cittadino e la distruzione delle chiese di San Pietro e Santa Maria a Fiume.
Ha successivamente posto l'accento sulla necessità di proseguire un percorso che preveda la messa in discussione, il confronto e la voglia di fare, per riportare in auge un paese bisognoso di coraggio, passione e azione, attraverso la "buona politica" con il coinvolgimento di tante donne che vogliono mettersi in discussione per una crescita sociale e culturale della nostra amata Ceccano.maliziola carrano staccone 350 260
In un panorama politico ed internazionale, Manuela Maliziola ha messo in risalto l'attualità di tale giornata in quanto in tanti stati ogni giorno tantissime donne lottano contro tutto e tutti per la conquista della democrazia.
Di seguito Protani Diego, nel suo intervento ha dichiarato: "Mentre il finto centrosinistra in questa bella giornata di sole sta passeggiando al mare, il vero centrosinistra ovvero quello che sostiene l'Avv. Maliziola è qui tra i cittadini a commemorare la resistenza e le donne partigiane. Inoltre voglio ricordare un fatto storico. Non è un caso che abbiamo colorato la scenografia dell'evento con tantissime bandiere tricolori, perché mentre i fascisti con Mussolini tradivano l'Italia creando lo stato fantoccio della repubblica sociale di Salo', la brigata Garibaldi esibiva con orgoglio il tricolore." Successivamente ha presentato Ilenia Carrone come autrice di un libro contraddistinto da "un forte connotato, ma anche da una delicatezza prettamente femminile".
I giovani del comitato hanno partecipato attivamente al dibattito ponendo diverse domande alla Carrone, la quale ha avuto modo di spiegare, attraverso le testimonianze raccolte nel suo libro, che cosa ha rappresentato la Resistenza per chi l'ha vissuta soltanto tramite i racconti dei partigiani, soffermandosi in particolar modo sul ruolo delle donne.
"Le donne erano essenzialmente generatrici di figli" spiega la scrittrice, sottolineando l'importanza di "quello scatto di coscienza", che dopo aver vissuto sotto una dittatura fascista, ha portato numerose ventenni a prendere parte alla lotta "consegnandoci il paese in cui viviamo oggi".
A seguire l'intervento della prof.ssa Francesca Maura ha fornito un importante spunto per un'ulteriore riflessione. La candidata ha fatto emergere la volontà della Maliziola di essere un simbolo di rinnovamento nella nostra società e ha ricordato, menzionando il famoso scrittore Italo Calvino, l'importanza dell'oralità e della necessità di raccontare esperienze di vita vissuta.
Degna di nota la testimonianza dell'ex sindaco Angelino Loffredi, grande personalità politica ed umana di Ceccano che, ha raccontato storie vere di nostri conterranei torturati ed ammazzati dai tedeschi, evidenziando così il grande contributo dato dal nostro paese alla lotta per la libertà citando anche l'instancabile impegno di Regina Bruni comandante di Giustizia e Libertà.
Federico Malandrucco, giovane candidato, ha invece condiviso con i presenti la storia di sua nonna Zelia Buonatti, la quale ha preso parte alla Resistenza come partigiana, a riprova del ruolo attivo ed importante ricoperto dalle donne.
A conclusione i ringraziamenti da parte della candidata a Sindaco Manuela Maliziola, che nel salutare le numerose persone intervenute durante la manifestazione, ha auspicato "un 25 aprile tutti i giorni", anticipando le note di "Aida", famoso brano di Rino Gaetano, dedicato all'Italia contemporanea.

Due videointerviste

 

 

 
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TV, giovani e sud seguono Papa Francesco

PapaFrancesco 350 260di Stefano Balassone - Con l'arrivo di Bergoglio in Vaticano l'audience del rito della Via Crucis è tornata a salire verso i cinque milioni e mezzo di spettatori medi e il 22% di share, come ai tempi di Giovanni Paolo II, quando però l'ascolto televisivo era assai meno disperso di oggi tra canali e canaletti più o meno a pagamento.
Quell'ascolto "medio" è il risultato di una decina di milioni di contatti personali, di durata variabile dai pochi minuti alla intera durata dell'evento. Al tirare delle somme, quel che conta è che ognuno degli spettatori che si sono affacciati è rimasto lì, senza fare zapping, mediamente per circa la metà della durata dell'intero appuntamento. Un indice di fedeltà assai elevato, che le trasmissioni in diretta di lunga durata (qui siamo all'ora e mezza) raramente raggiungono.
Sono spettatori, supponiamo, che per lo più non erano convenuti per assistere a uno spettacolo, sia pure religioso, ma per essere mediaticamente partecipi di una liturgia. Spettatori "motivati dal di dentro".
Proprio per la specificità motivazionale di questa audience viene da chiedersi di che tipo fossero fra i tanti, quelli che con Ratzinger la Via Crucis televisiva la disertavano e che con Bergoglio invece sono tornati a frequentarla. Come ai tempi di Wojtyla, e cioè ai massimi livelli visto che il Papa polacco quanto a mediaticità non doveva andare a lezione da nessuno.
Se si guarda all'età e al sesso degli spettatori, il flusso aggiuntivo attirato da Bergoglio rispetto a Ratzinger è costituito principalmente da giovani sotto i 35 anni, specialmente maschi e per lo più residenti al Sud.
Se approfondiamo il dato territoriale e andiamo a spulciare fra le Regioni osserviamo che le più meridionali fra le regioni del Sud, e cioè le isole, la Calabria e, particolarmente, la Campania, sono proprio quelle che registrano il maggiore incremento di presenze auditel da un Papa all'altro. Le altre Regioni registrano anch'esse un incremento di ascolti, ma non di entità tale da far pensare a una "rottura di atteggiamento" dovuta specificamente alla personalità del nuovo Papa. Come invece si rileva in alcuni dei territori più sofferenti del Paese, guarda caso quelli alle prese con la "spuzza" di mafia e camorra, cioè con la violenza di poteri di fatto e non di diritto.
Se poi guardiamo alle categorie socioculturali scopriamo che le élites più sensibili nel percepire i movimenti e le tendenze della società sono più attente alla personalità del Papa argentino, pur in un quadro di propensione più favorevole che si registra generalmente rispetto al predecessore.
Si, lo sappiamo, anche con l'auditel dovrebbe valere l'accorgimento di giocare con i fanti (TG, Quiz, Talk Show e serialità varie) e lasciare in pace i Santi. Tanto più che di questi tempi qualcuno potrebbe voler misurare la santità in base alla misura dello zapping attirato o subito. Noi fino a tanto non ci spingiamo e ci limitiamo, come il Tentatore, a porgere il dato a chi voglia decidere cosa dedurne.

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Social Imprendo per i Giovani

dall'Ufficio Stampa di Social Imprendo - "Social Imprendo per i Giovani": questo il titolo del progetto che verrà presentato domani pomeriggio alle ore 15,30 presso la Camera di Commercio di Frosinone, in viale Roma. Un evento organizzato da Etica e Salute Onlus e dalla Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, con il patrocinio della Camera di Commercio della Università di Cassino e del Cosilam. Il progetto è finalizzato ad informare, assistere ed agevolare i giovani nell'avvio di nuove iniziative imprenditoriali sociali per rivalutare, in chiave moderna, l'attività d'impresa sociale del territorio.
Presiederà l'incontro il professore ed avvocato Emanuele Emmanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro Lazio e Mediterraneo.
Il progetto sarà presentato dal presidente di Etica e Salute dott. Guido D'Amico.
Prevista anche la partecipazione e il saluto del Prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli e del presidente dell'Amministrazione Provinciale Antonio Pompeo.
A seguire interverranno il Presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli, il Professor Giuseppe Recinto (Direttore del Dipartimento Economia Giurisprudenza Uniclam), il Presidente del Cosilam Raffaele Trequattrini e il Presidente del Consorzio Asi Giovanni Proia.
A moderare il dibattito il giornalista Corrado Trento.
Dopo una breve pausa il Prof. Raimondo Affinita terrà la prima sessione dei lavori per gli studenti partecipanti.
Il progetto "Social Imprendo per i Giovani" è rivolto agli studenti delle scuole superiori della Provincia di Frosinone e si articolerà in 11 lezioni che si terranno presso gli Enti patrocinanti.
Previsti crediti formativi per l'Università e 5 borse di studio oltre a stage guidati in azienda.

Comunicato stampa 24/03/2015

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Garanzia giovani è un flop, solo uno su cento ce la fa

nonèunpaesepergiovani 350 260da una ricerca della Redazione - Il grande piano contro la disoccupazione under 30 cofinaziato da Ue e Italia rischia il flop. Solo l'1% dei potenziali 2,4 milioni di beneficiari ha avuto un'opportunità di lavoro. E a gennaio il governo ha dimezzato l'obiettivo.

A quasi un anno dal suo avvio il più grande piano di investimento contro la disoccupazione giovanile, finanziato dall'Europa e integrato da risorse nazionali per un totale di un miliardo e mezzo di euro, è riuscito ad offrire opportunità di lavoro solo all'un per cento dei 2 milioni 413mila ragazzi italiani tra i 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet. Ha preso in carico il 12 per cento dei disponibili a lavorare, offrendo spesso corsi di formazione di dubbia utilità e sono già più di 50mila i ragazzi che hanno disdetto la loro adesione, delusi dalle risposte ricevute. RiparteilFuturo, la piattaforma anticorruzione, lancia una campagna per evitare che tutto si perda in inutili finanziamenti a pioggia. Il form per aderire firmando

I dati del Ministero - Nonostante i dati diramati oggi dal Ministero del lavoro, forse non a caso poche ore dopo l'annuncio della campagna e che parlano di un incremento del 16,5 per cento dei giovani presi in carico nell'ultimo mese, con una crescita anche delle proposte di attività (il 19,7%), Garanzia Giovani assomiglia più a un incontrollato finanziamento a pioggia che fa bene solo a chi lo gestisce, più che a un intervento strutturato. Leonardo Ferrante, referente scientifico di RiparteilFuturo riferisce "Non vogliamo semplicemente scandalizzarci che il sito "Garanzia giovani" impieghi più di 6 mesi per rispondere a una mail , vogliamo mostrare che un'altra strada è possibile. Speriamo che questa campagna possa contribuire a far andare ai giovani i soldi previsti senza sprechi".

Perché il più grande piano di intervento contro la disoccupazione giovanile rischia di trasformarsi in una semplice operazione di maquillage statistico e in uno sperpero di denaro pubblico? Il progetto, nato durante il governo Letta, si inserisce nel programma europeo per le politiche giovanili (la Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea è dell'aprile 2013) ed è stato inaugurato nel maggio del 2014. Il Piano di attuazione nazionale si pone l'obiettivo di "realizzare risultati significativi, misurabili, comparabili" sul fronte della disoccupazione giovanile, offrendo ai Neet "una opportunità di lavoro qualitativamente valida". Per raggiungere il risultato sono stati stanziati un miliardo e mezzo di euro, in parte provenienti dall'Europa all'interno della Yei (Youth Employment Initiative) e in parte cofinanziati (378 milioni ) dall'Italia. I fondi a disposizione dovranno essere impegnati entro il 31 dicembre 2015 e spesi entro i tre anni successivi.
A oggi Garanzia Giovani è riuscita ad offrire una proposta di lavoro solo a 32mila ragazzi, poco più dell'un per cento di chi è ancora a spasso. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero del lavoro, a fronte del più di un milione e 7mila giovani Neet italiani (ovvero quelli che non lavorano e non studiano ma sono disponibili a lavorare), si sono registrati al progetto 441.409 giovani, di cui ne sono stati presi in carico poco più di 210mila. Ai giovani viene offerto un tirocinio, un apprendistato, un lavoro o un aiuto per l'autoimprenditorialità o l'autoimpiego. Fino ad ora, secondo i dati ufficiali, sono stati resi disponibili quasi 53mila posti di lavoro. Ma di questi solo 32mila si sono tradotti in concrete proposte di attività: degli under 30 disponibili a lavorare hanno ricevuto una proposta solo l'1,86 per cento del totale, uno su quattro tra quelli che hanno dato la loro adesione al progetto. Non basta questa risultato: il governo dimezza il target senza spiegazioni.
Il Ministero del Lavoro afferma che i giovani presi in carico nell'ultimo mese sono cresciuti del 16,5 per cento e che di questi il 15, 3 per cento ha ricevuto una proposta di attività. Numeri positivi che vanno accolti in quanto tali, ma che in realtà possono risultare fuorvianti perché dal dicembre 2014, da quando il Governo ha presentato il secondo step del progetto, il bacino di riferimento di Garanzia Giovani è stato ridimensionato senza alcuna spiegazione: l'iniziativa non punta più a coinvolgere il totale dei giovani Neet disponibili a lavorare, ovvero 1 milione e 723 mila ragazzi under 30, ma solo una parte, ovvero 560 mila ragazzi che rappresentano poco più del 32 per cento dei ragazzi disposti a lavorare, meno di un ragazzo su quattro tra quelli che hanno meno di 29 anni e sono a spasso.
Che tipo di lavoro viene offerto ai giovani? Dati alla mano il 74% delle offerte di lavoro riguardano contratti a tempo determinato. Se va bene 6 mesi di lavoro a 500 euro al mese. Poi di nuovo a casa. Si tratta per lo più di lavori di basso (46%) o medio profilo (42%). Le aziende cercano tecnici, operai, venditori o semplici impiegati, preferiscono chi ha già lavorato e adottano quasi esclusivamente contratti a termine (Fonte Adapt). Al contrario di quanto si possa pensare i profili dei giovani registrati sono per lo più medio-alti, ma i lavori di alto profilo coprono solo il 13% delle offerte.

Il 19% dei giovani che ha aderito a Garanzia Giovani è laureato, il 57% è diplomato e solo il 24% possiede solo un titolo di terza media o inferiore. Ma c'è di più, perché i tempi di attesa dei giovani non ancora presi in carico continuano ad essere molto alti: circa 111 mila ragazzi (il 48,4% del totale) sono in attesa di essere contattati da oltre 4 mesi. Ovunque, con con buona pace anche dell'ottimismo dell'Assessora regionale del Lazio Lucia Valente. In questi dati ci sono alcune delle ragioni per cui molti ragazzi hanno rinunciato al progetto. A oggi non si sono presentati ai colloqui o hanno disdetto la loro adesione, o sono stati cancellati perché non avevano i requisiti richiesti, in più di 50mila. La delusione degli under 30 è stata raccolta anche da un sondaggio realizzato lo scorso autunno dall'associazione Adapt, diretta dal giusvalorista Michele Tiraboschi, e da la Repubblica degli Stagisti.
Dalla lettura delle cronache su questo provvedimento si ricava che esiste inoltre un problema di disomogeneità territoriale. Le offerte di lavoro continuano a essere più numerose al Nord, dove le richieste sono inferiori. Il 73% delle occasioni di lavoro è infatti concentrata nelle regioni settentrionali, il 12,7% al centro, il 14,2% al Sud. Ed è al nord che i giovani più spesso vengono convocati entro due mesi dalla registrazione, nell'80% dei casi, mentre la percentuale scende sotto il 60% nel mezzogiorno. Mentre la maggior parte dei giovani registrati al programma risiede in Campania e Sicilia, rispettivamente con il 14% e 13% del totale. Infatti le regioni del Meridione presentano i tassi di disoccupazione più elevati, ma anche quelle che fanno registrare tassi più bassi di copertura del target.

"In più nessuno verifica la qualità dei corsi di formazione proposti" denunciano i promotori della campagna di raccolta firme "e così si rischia che i fondi di Garanzia Giovani finanzino attività educative di dubbio valore". le procedure dell'iniziativa chiedono che Garanzia Giovani raggiunga il 100% dei giovani e che tutti vengano contattati entro i 60 giorni previsti dagli accordi europei. Per evitare che il miliardo e mezzo di euro si perda in iniziative inutili, la campagna chiede al ministro del Lavoro Giuliano Poletti di ridurre al 50% la quota di prefinanziamento dei corsi di formazione (oggi del 70%), per concedere il restante 50% solo a risultato ottenuto. Il rischio è infatti che le Regioni eroghino denaro a pioggia, non sulla base delle reali esigenze ma "per mantenere clientele e rapporti a volte opachi che possono nascondere corruzione". Uno scandalo che verrebbe consumato sulla pelle, e sul futuro, dei ragazzi italiani.

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