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Sinistra, l’azione del governo non basta

 Un commento di Aldo Pirone

Conte Gualtieri 350 minA questo mondo tutto è relativo, si dice. Non è un richiamo alla teoria della relatività di Einstein, quanto il frutto del buon senso popolare. Vuol dire che le cose vanno misurate in comparazione fra loro e in relazione al contesto in cui sono situate e si manifestano. Ciò è vero nell’indagine storica ma, soprattutto, nell’azione politica, quando si è chiamati a valutare le forze in presenza mettendo in relazione l’essere e il “dover essere” di gramsciana memoria.

Immaginiamo se ci fosse Salvini al governo…

Il governo Conte, per esempio, se valutato fuori dal contesto dello scontro fra le forze in atto, così come sono e non come vorremmo che fossero, potrebbe apparire una combriccola un po’ abborracciata in cui, insieme a brave persone non eccelse convivono alcuni scalmanati, furbetti da quattro soldi, sempre in cerca di segnalare se stessi attraverso iniziative comunicative fatte con i fuochi artificiali. Se, invece, la compagine di governo si mette in relazione all’opposizione delle destre (Salvini, Meloni e, a intermittenza, Berlusconi) e ai problemi della pandemia in corso, allora la valutazione cambia. Basti pensare che al posto di Conte potrebbe esserci stato Salvini per capire, con un brivido lungo la schiena, quale pericolo, oltre al Coronavirus, l’Italia e gli italiani abbiano corso e ancora potrebbero correre.

Questo significa che il governo e la maggioranza attuali siano il meglio del meglio? No, assolutamente. Il loro limite è di essere nati in uno stato di necessità (sbarrare il passo a Salvini) e di non essere ancora riusciti a fare di quella necessità una virtù, sicuramente prima del Covid 19, ma anche ora, quando il panorama sociale ed economico è del tutto cambiato in peggio. C’è però da rilevare che mentre nella maggioranza e nelle forze che la compongono un qualche processo di miglioramento, si è prodotto – nonostante Renzi, che continua, imperterrito, a fare “il bomba”, e le ricorrenti impuntature ideologiche grilline tardo populiste e sovraniste – nelle opposizioni (Salvini e Meloni) il processo peggiorativo, acidamente propagandistico e con l’unico scopo di mandare tutto e tutti in malora per lucrare consensi elettorali, non conosce sosta né ripensamenti. Berlusconi se ne distingue a fasi alterne. Come suo solito, guarda dove tira il vento dello spirito pubblico e valuta, di conseguenza, dove gli conviene (le sue aziende Tv e altro) mettere il piede. Per ora cerca di metterlo in due staffe. Tenta di fare lo statista responsabile quando parla ed esterna, con esiti per lo più esilaranti, mentre con le sue Tv e il suo house organ (Il Giornale) alimenta il populismo di destra più becero.

Il governo ha fatto molti Decreti legge e Dpcm per fronteggiare la situazione. Non tutto quello che ha fatto, come e quando l’ha fatto, è esente da critiche da parte di chi è di sinistra (erogazioni economiche non sempre selettive verso le aziende, ritardi burocratici nella Cig in deroga e nei prestiti bancari, regolamentazione dei lavoratori immigrati solo temporanea ecc.). E non parlo della sinistra istituzionale, segnata dalla subalternità al neoliberismo di questi decenni da cui faticosamente cerca di uscire, parlo di chi a sinistra quel declino ha criticato e combattuto.

E’ tempo di rifondare la sinistra

Se si mettono in relazione tutte le forze presenti, i loro movimenti, i loro interessi e il punto di caduta dello scontro e del confronto in atto (intervento dello Stato, nuovo welfare, rilancio economico all’insegna della sostenibilità ambientale e dei diritti dei lavoratori, nuova democrazia economica, rapporto con l’Europa ecc.) allora appare chiaro che anche i punti critici del governo vanno affrontati in modo dinamico. Non bisogna tacerli, anzi, ma neanche farsene paralizzare, rinchiudendosi nel recinto degli schifiltosi, dimentichi di un’altra saggezza popolare: il meglio è nemico del bene. Quei punti critici occorre farli diventare azione politica per spingere il governo a correggerli. Ma questo non basta. Sul piano politico generale è necessario, al contempo, spingere innanzi un processo di rifondazione della sinistra nel suo complesso. Non solo in Italia ma in Europa, partecipando alla battaglia in corso contro sovranismi e grettezze nazionalistiche di varia gradazione e colore, allargando i confini del mutamento in atto della politica di austerità per fare dell’Ue un soggetto federalista, solidarista e progressista.

Come si pensa di fronteggiare le settimane prossime segnate dall’emergenza economica sempre più stringente? E come si pensa di combattere, per esempio, da una parte l’opposizione scalmanata e sconclusionata, però sempre pericolosa, dei Salvini e delle Meloni, e dall’altra i richiami della foresta (Di Battista) dei grillini e le tentazioni ricorrenti e neocentriste del “bomba”, dei Calenda, delle Bonino ecc. se non con una novità rivoluzionaria a sinistra che innervi politicamente, idealmente e organizzativamente lo schieramento sociale progressista? Di questo fatto nuovo c’è più che mai bisogno, anche per rendere più efficace, puntuale e socialmente attenta l’azione del governo, spingendola sempre più verso una coraggiosa politica neokeynesiana.

Abbandonata ogni illusione tardo blairiana e ogni subalternità al neoliberismo, la sinistra nel suo complesso deve mettere al centro del proprio rinnovamento e della propria rinascita il protagonismo dell’associazionismo presente nella società civile progressista. C’è bisogno di forze fresche e motivate, non gravate dagli errori e dalle sconfitte subite, dalle compromissioni morali e politiche subite e praticate, per ritrovare il contatto con popolo delle periferie sociali e urbane da strappare alle destre. Un popolo che non attende solo sussidi, ma lavoro e riscatto politico e culturale. In quelle trincee e in quelle casematte della società civile abbandonate al nemico negli ultimi lustri, ci si deve sbrigare a tornare.

E’ qui il ritardo strategico vero e più grande.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Art.UNO e i decreti del Governo

  • Pubblicato in Partiti

Covid 19 e inizitive del Governo

artunoroma 350 mindi Piero Latino - Si è svolta una riunione del artito Articolo Uno che ha visto impegnati i Segratri regionali e delle Aree metropolitane insieme ai responsabili dei dipartimenti.

Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’economia, ha svolto una relazione introduttiva per illustrare i contenuti del decreto di marzo e per avviare la discussione sul decreto di aprile. Dal suo intervento è emersa tutta l’importanza del rapporto con l’Unione europea e con gli altri Stati in merito alle misure già assunte dai singoli governi nazionali e, soprattutto, a quelle che dovranno essere assunte nelle prossime settimane e mesi.

La sospensione del Patto di stabilità e la decisione della BCE di immettere nel sistema finanziario 750 miliardi di euro anche per acquistare titoli di stato dei paesi dell’Unione sono misure eccezionali che stanno consentendo di affrontare queste settimane di emergenza ma è chiaro che in prospettiva solo una condivisione degli strumenti e degli oneri finanziari che ne derivano, come gli eurobond o i coronabond può assicurare la tenuta dell’Unione europea.

In questo senso Articolo Uno esprime tutto il proprio sostegno all’azione che il Presidente del Consiglio sta portando avanti nelle sedi deputate e invita tutti gli alleati della maggioranza ad assumere lo stesso atteggiamento evitando di avanzare, in questa fase, proposte alternative che indeboliscono l’iniziativa del governo italiano impegnato in una delicatissima e fondamentale trattativa. La nostra contrarietà all’utilizzo del Mes deriva principalmente dalla esigenza che l’Italia ha di ricorrere a prestiti con tassi d’interesse bassi, vicini allo zero, e a lunga scadenza, in modo tale da ammortizzare al massimo il costo delle misure che stiamo adottando per contrastare, sul piano economico e sociale, la crisi determinata dal virus. Il meccanismo previsto in caso di utilizzo del Mes, invece, prevede solo due anni di tempo e condizioni vincolanti per il rientro nei parametri economici dell’Unione. E’ chiaro che non è lo strumento adatto per il nostro Paese.

Nel merito del decreto di marzo la questione principale è la velocità con la quale le misure previste verranno effettivamente realizzate: il pagamento della Cassa integrazione ad opera delle Regioni e dell’INPS deve avvenire in tempi rapidissimi al fine di garantire a tutti i lavoratori di non rimanere senza reddito. Sono state adottate misure di snellimento delle procedure previste e organizzate specifiche task-force per smaltire l’enorme mole di richieste che stanno arrivando dalle aziende.

Analogo discorso vale per le richieste dell’una tantum di 600 euro previste per le partite Iva e i professionisti. Il governo sta lavorando per un accordo con l’Abi, l’associazione delle banche, per rispettare l’indicazione del 15 aprile come data utile per la riscossione degli emolumenti per tutti.

Per il decreto di aprile la novità maggiore dovrebbe essere l’istituzione di un Reddito di emergenza temporaneo che consenta di tutelare anche coloro che rimarranno scoperti dalle misure previste dal decreto di marzo: colf e badanti, lavoratori in nero e tutti coloro ai quali non è stato rinnovato o non sarà rinnovato il contratto. Come sapete, per la prima volta dal dopo-guerra i licenziamenti sono stati bloccati: si tratta di una misura giusta che, però, non copre il mancato rinnovo di un contratto poiché, giuridicamente non è un licenziamento.

Ecco perché il Reddito di emergenza, sorta di reddito di cittadinanza a tempo, è uno strumento semplice ed efficace, capace di colmare le lacune delle misure, pure molto importanti, varate a marzo.

Articolo Uno sostiene fortemente questa proposta che contribuisce alla costruzione di un impianto universalistico di welfare capace di proteggere tutti i cittadini che perdono o vedono ridotto il proprio reddito. Tutele per tutti e stop ai licenziamenti come condizione per erogare i finanziamenti pubblici alle aziende e difendere il nostro tessuto produttivo: riteniamo che sia questa la via giusta per uscire dalla crisi valorizzando il lavoro che è la parte più larga e importante della società italiana.

Infine è di ieri il decreto che anticipa 4,3 miliardi di euro ai comuni per i servizi sociali e stanzia 400 milioni per la spesa alimentare, un primo passo importante verso la parte più debole della società. Le opposizioni, in particolare la Lega di Salvini stanno facendo una campagna propagandistica miserabile basata su due fake news: la prima riguarda l’esiguità dei 400 milioni e la seconda una presunta disparità delle risorse a favore del Sud e a discapito del Nord.

Si legge in queste ore sui social che il governo avrebbe stanziato 6,5 euro a testa per la spesa alimentare. Questa cifra si ricava dividendo i 400 milioni per l’intera popolazione italiana composta da 60 milioni di abitanti. E’ un inganno ignobile che va denunciato da tutti noi con forza: questi fondi sono destinati ai cosiddetti indigenti, cioè a coloro che vivono sotto la soglia di povertà e comunque si trovano in una situazione di disagio. E’ quindi una misura di giustizia sociale che dobbiamo difendere e valorizzare con forza denunciando la lotta della Lega contro i poveri invece che contro la povertà. La seconda fake news ci riporta ai bei tempi della Lega Nord e degli slogan contro il mezzogiorno. Il governo ha deciso di suddividere i 400 milioni utilizzando due criteri: il numero di abitanti determina l’80% dello stanziamento, pari a 320 milioni di euro, mentre il reddito pro-capite dei singoli comuni rispetto al reddito medio nazionale determina il restante 20%, pari a 80 milioni di euro. Accade così che a parità di abitanti i Comuni con reddito inferiore abbiano assegnate un po’ di risorse in più. Ecco che il Coronavirus ci costringe a riflettere sulle disuguaglianze sociali e tra il Sud e il Nord del Paese e di nuovo la Lega si oppone ad un racconto di verità e sceglie la via dell’agitazione razzista per dividere gli italiani.

E’ importante che gli interventi contro il disagio vadano ancora più in profondità consentendo di affrontare la violenza di genere nelle mura domestiche un fenomeno che fatica ad emergere ma che ha invece enorme diffusione.
Lo stesso vale per il disagio mentale e psicologico causato da questo prolungato periodo di permanenza in casa: moltissimi cittadini si rivolgono ai servizi sociali per ricevere aiuto e faticano ad avere risposte adeguate.

Articolo Uno proporrà un ventaglio di iniziative in questa direzione con adeguati finanziamenti.

Questa è in sintesi la discussione svolta e le decisioni assunte.

Questa epidemia ha messo a dura prova tutte le forze politiche, compresa la nostra: è una prova difficile ma possiamo affrontarla anche grazie alla tecnologia informatica. Nei prossimi giorni proveremo ad organizzare una riunione on-line e sarete informati per tempo delle modalità con le quali sarà possibile partecipare. Nel frattempo proveremo a far circolare le informazioni e le prese di posizione di Articolo Uno e del governo utilizzando i classici canali social.

La riunione si chiude con la richiesta di lottare per sconfiggere il virus, combattere la destra nazionalista e le forze liberiste per cambiare in meglio l’Italia.

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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A Ceccano novità vere di idee, persone e stile di governo

CeccanoCastelloConti 1 minL’appuntamento elettorale per Ceccano è sempre più vicino e gli schieramenti iniziano a prendere forma. Circolano voci di retroscena anticipatori di possibili soluzioni, ma per ora non se ne sa molto. La recente ufficializzazione della ricandidatura dell’uscente Roberto Caligiore potrebbe aprire una sequela di annunci, dopo le tante parole ed ipotesi sui possibili candidati alla carica di Sindaco di Ceccano. Nel centrodestra la partita sembrerebbe essere appannaggio di soli uomini, con Roberto Caligiore a farla da padrone e una lotta all’ultimo accorda tra Marco Corsi, ex Presidente del Consiglio, e Mauro Roma, tra i primi dissidenti usciti dalla prima maggioranza Caligiore.

Ma per il centrosinistra non sembra valere lo stesso discorso. Sono tanti i nomi che circolano e fra questi anche quello di qualche impegnata donna. Non ci sono certezze, ma solo voci.
Ceccano ha bisogno di una reale e profonda innovazione nelle proposte, nei programmi, nello stile di fare politica e soprattutto del personale politico che sia tale da rappresentare una evidente discontinuità per tutti gli elettori, da percepire immediatamente e tale da allontanare senza dubbio e incertezza la più completa lontananza dai 54 mesi della fallimentare gestione politico-amministrativa del centrodestra a guida Caligiore.
Si, occorre un vero e proprio shock d’immagine e di proposte, di linguaggio e di ricerca del collegamento con la città ed i cittadini tutti.

In alternativa alla maggioranza "autosfinestrata" ci sono molte energie che stanno lavorando alacremente non solo per presentare un nome all’altezza della partita, ma soprattutto un nome che possa intestarsi un progetto che veda una comunità di cittadine e cittadini, associazioni, movimenti e partiti che vuole riconoscersi nei principi e nei valori della Costituzione della Repubblica italiana, dell’antifascismo e della laicità delle istituzioni – e che intende elaborare e praticare un progetto di rinascita per Ceccano.

Partire dall’ambiente e dalle politiche sociali, mondi che sembrano distanti e che invece sono fortemente intrecciati. Il disastro ambientale è un disastro sanitario che impone un atto di piena responsabilità che passi da un’amministrazione coraggiosa, capace di investire nella bonifica e nella riconversione ecologica. Da una lotta senza esitazione all’inquinamento dell’aria e dell’acqua.
Passa dalla scelta di sostenere la sanità e la salute pubblica. Passa dalla decisione di vivere la città come bene comune. A partire dal tema dell’acqua libera e non privatizzata, ma nel rispetto rigoroso dell’esito del referendum del 2011.

Si tratta di rispondere al diffuso desiderio di una città inclusiva e aperta, dove nessuno si senta minacciato e dove la diversità non sia fenomeno di divisione, ma elemento di ricchezza.
Dove la cultura diventi patrimonio di tutte e tutti a partire dalla possibilità di un utilizzo della Biblioteca accogliente e per tutti come è sempre stato.
Questo e tanto altro, in un percorso da costruire tutte e tutti insieme in un movimento che sia collettivo e condiviso.

C’è un’area di forze partecipate da partiti e liste civiche che vede l’attivismo di tante donne, quali quelle che hanno dato vita ad una reale opposizione, in Consiglio e nella società contro AceaAto 2, per l’ambiente contro l’inquinamento del fiume Sacco. Per una città solidale e aperta al nuovo. Ordinata e pulita.

Tante sono le donne politiche ed intellettuali che svolgono i più diversi lavori, che in questi brutti quattro anni di centro destra hanno manifestato insofferenza, disagio ed opposizione alla Giunta Caligiore in molte forme diverse, dalla presenza senza sosta sui giornali a quella sui social, dalle iniziative culturali agli spettacoli per i più piccoli, parlando di cultura, libri e studio.

In tante potrebbero essere coinvolte e per il momento non se ne fanno i nomi, ma sicuramente sono l’unica e vera novità presente sulla scena politica ed elettorale di Ceccano 2020. L’immagine che la loro presenza ha già dato a Ceccano è quella di personalità attive nel mondo femminile, ma non solo, dal momento che i loro interventi hanno riguardato l’insieme della società cittadina e dei più diversi problemi.
Opposizione, iniziative e proposte hanno dato nei mesi e negli anni trascorsi il volto di un’altra Ceccano che non si arrende all’arroganza del centrodestra di Caligiore. Una risorsa nuova, non sperimentata che vuole cimentarsi in prima persona con tutte le cittadine ed i cittadini di buona volontà in un progetto che delinei la Ceccano del prossimo futuro. Potrebbero essere un’occasione per un’aggregazione intono a queste nuove energie?

Quale potrebbe essere la prospettiva unitaria di queste forze? Oggi non può che essere l’obiettivo di liberare Ceccano da questo incapace e dannoso centrodestra che ha fallito per i suoi intrighi interni fino a causare il dimissionamento del Sindaco che si era scelto.
Uno schieramento alternativo all’uscente maggioranza può raccogliere donne e uomini di grande competenza, con un forte senso delle Istituzioni ed una grande conoscenza delle loro regole.

Una sfida che sarà probabilmente accesa nei toni che, però, un quadro di regole condivise di comportamento e di qualità del linguaggio, definite da tutte le forze in campo può consentire una campagna elettorale corretta in cui le differenze tra destra e sinistra si trasformino in un civile confronto di argomenti e non in una rissa.
La lunga tradizione di confronto democratico che ha sempre qualificato Ceccano meriterebbe questo impegno da parte di tutti per impedire una mera lotta di potere che alcune dichiarazione di esponenti del centrodestra lasciano immaginare.

 

 

 

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Valle del Sacco bonifica e industria nessun governo

zingarett buschini saxagresCoordinamento per l’ambiente di Anagni-Colleferro - Le Associazioni territoriali locali dei cittadini, Associazioni della Valle del Sacco, non hanno guida politica, non “ci sta nessuno dietro”, né tantomeno hanno indirizzi gerarchici e organizzativi nazionali da rispettare. Da anni, in condizioni di volontariato, si propongono di curare gli interessi primari della popolazione locale e questi interessi primari comprendono lo sviluppo economico, il benessere generale della cittadinanza, in un contesto di rispetto dell'Ambiente e di protezione della Salute. Nulla contro “nessuno”, tutto per “qualcuno”. E questo qualcuno è la cittadinanza tutta, vittima di interessi superiori, troppo spesso poco e male informata e di conseguenza inconsapevole e in condizioni lesive per i propri interessi.

Senza l'impegno comunicativo di mobilitazione ed economico, per battaglie civili nel rispetto delle istituzioni, l’aeroporto di Frosinone, gli inceneritori di Colleferro, la discarica di Colle Fagiolara, il TMB di Castellaccio, il car fluff Marangoni, la continuazione dell'incenerimento di gomme , la neutralizzazione di decine di iniziative locali di “trattamento dei rifiuti”, la decisione ministeriale di rendere SIN (Sito di interesse nazionale) la Valle del Sacco, avrebbero avuto esito infausto e portato il nostro territorio verso il definitivo sfacelo economico e ambientale.

Specificamente per Saxa Gres sono opportune alcune precisazioni e chiarimenti relativamente a due recenti comunicazioni pubbliche.
La prima comunicazione è dei rappresentanti sindacali dei lavoratori in occasione della loro manifestazione. Già la Fimt CGIL in una occasione ha definito il ricorso al TAR “pretestuoso; così si mettono a repentaglio 500 posti di lavoro.” Questa affermazione a nostro avviso è molto grave in quanto mette in relazione l'occupazione dell’intero Gruppo, Anagni, Roccasecca, Gualdo Tadino, con il ricorso al Tar.

Il nostro ricorso è in opposizione alla autorizzazione regionale per l’utilizzo delle ceneri nell’impasto per le ceramiche in Anagni, dove oggi si produce ancora con la tecnologia tradizionale. Nello stesso ricorso le Associazioni non hanno richiesto la sospensiva dell’atto di autorizzazione, permettendo quindi, a discrezione della Società, la continuazione del progetto delle ceneri. Non è comprensibile come tale specifico ricorso al TAR, che deve essere ancora giudicato, possa compromettere questi 500 posti di lavoro. Non si comprende nemmeno la ragione della protesta degli operai (per i quali vi è tutta la nostra solidarietà e per i quali pensiamo di essere più vicini ai loro interessi di quanto loro stessi possano pensare) contro le Associazioni.

Vorremmo inoltre segnalare che non è con visite “turistiche” agli impianti e al processo produttivo che si possono valutare le possibili rischiosità del processo. Quello delle “ceneri” e dei loro processi è argomento trattato in ambito scientifico internazionale. Esistono studi a livello nazionale ed europeo finalizzati proprio ad individuare una normativa che regolamenti i processi di recupero e smaltimento delle scorie degli inceneritori di RSU: è argomento da esperti scientifici. Se i lavoratori hanno la convinzione che non vi siano problemi di alcuna natura, il ricorso e il suo esito non dovrebbero alterare la decisione della Regione Lazio: con la serena convinzione della legittimità e della validità di tale innovazione di processo, gli interventi industriali, così come già promossi e sostenuti dalle istituzioni, potranno proseguire senza alcuna interferenza nella salvaguardia dei pianificati livelli occupazionali.

La seconda comunicazione è comparsa su un articolo giornalistico. Una comunicazione dal titolo ”Le due grandi occasioni della politica per battere un colpo”. Si trascura la prima grande occasione in quanto le considerazioni espresse sono totalmente irricevibili, tese alla rassegnazione di accettare un fiume, il Sacco, ridotto a scarico libero, quale fogna a cielo aperto.

Con riferimento alla seconda occasione, le informazioni riportate sul tema della Saxa Gres sono inesatte. Non è vero che le Associazioni abbiano chiesto al TAR di “chiudere la Saxa Gres di Anagni”: hanno, con il ricorso, chiesto al TAR di riesaminare l'autorizzazione regionale al progetto dell'uso delle ceneri nella produzione di piastrelle non di “chiudere l’Azienda”. È stravagante come le ceneri pesanti precisamente definite con una precisa sigla dei rifiuti e dal 5 luglio 2018 considerate HP 14, “Ecotossiche” dalla Comunità Europea, siano ridotte dal giornalista a “sassolini solidificati e compatti” come se niente fosse, suggerendo l’idea di un materiale inerte senza alcun livello di pericolosità.

E’ necessario informare il giornalista che i suoi sassolini vengono chiamati “ceneri” in italiano e “ashes” in inglese non dalle Associazioni, ma dalla normativa e dalla letteratura scientifica. Si tratta infatti di rifiuti pericolosi di cui la attuale regolamentazione NON PREVEDE la recuperabilità ed utilizzabilità come materia prima per produrre altri prodotti. Per dare il via ad un simile progetto bisognerebbe essere certi che non vi possa essere pregiudizio per la salute e questa certezza la sperimentazione attuata non l’ ha data.

Per la precisione, poi, la sperimentazione non è durata tre anni ma, come da protocollo Critevat, un solo anno e lo stesso Critevat ha prodotto risultati, esami, valutazioni, commenti, ma non ha “convalidato” il progetto. Il progetto è stato convalidato dalla Regione Lazio.

Riteniamo che in un contesto delicato come questo in cui sono in ballo diritti equiparati come Ambiente, Salute, Lavoro si debba mantenere il giusto livello di comunicazione, non eccedere nella sofisticata ricerca di accendere la miccia sociale senza avere approfondito scientificamente ciò di cui si desidera parlare.

 

LE ASSOCIAZIONI:
Anagni Viva
Comitato Residenti Colleferro
Diritto alla Salute
Retuvasa

Per info telefonare al n.: 3930723990.
mail: info [AT] dirittoallasalute [DOT] com.
Per aggiornamenti: www.anagniviva.org
www.dirittoallasalute.com, www.retuvasa.org,

 

 

 

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PCI scrive a Governo per situazione drammatica lavoratori del Lazio

Bandiera pci 350 260Roma. Il PCI scrive a Governo su situazione drammatica lavoratori del Lazio.

Il Partito Comunista Italiano, nel Lazio, negli ultimi mesi ha densamente aumentato la propria attenzione e partecipazione diretta a fianco dei lavoratori nei vari momenti di lotta. Valgano la vicinanza e partecipazione attiva a Vertenza Frusinate, così come la presenza a fianco dei lavoratori di Mercatone Uno, dei dipendenti di Metro C, delle scuole, e così via. Ora in questa dovuta presenza per la nostra scelta di essere riferimento della classe lavoratrice, proprio come Partito Comunista Italiano, pure dopo vari incontri regionali, ultimo con l’assessore Di Berardino, abbiamo deciso di chiamare in causa il Governo tramite il proprio responsabile del settore. Per quanto possiamo non ci fermiamo e continuiamo a chiedere che siano risolti problemi drammatici e urgenti, così come quelli strutturali. Da qui nasce la lettera (di seguito riportata) .

La situazione delle vertenze nel Lazio risulta drammatica da qualche anno. E ogni anno, anziché individuare soluzioni siamo costretti a chiedere che si trovino i soldi per finanziare gli ammortizzatori sociali. Da 16 aree di crisi complessa si è arrivati a 20 ed ogni anno si aggiungono chiusure aziendali e disoccupazione crescente, in una regione che non riesce ad attrarre investimenti aiutino a superare una crisi che si protrae da troppi anni e grava su un tessuto sociale ormai in grave difficoltà. Nel 2017 un emendamento una legge di bilancio permise di allungare la mobilita’ per i lavoratori di ben 16 aree di crisi complessa.

Il governo in quel periodo stanziò 117 milioni da suddividere tra le 16 aree Nel 2018 anno il governo giallo-verde nella legge di bilancio conferma lo stanziamento di 117 milioni ma le aree di crisi complessa aumentarono siamo ora a 20. In attesa che la Regione Lazio metta in atto politiche attive di reinserimento di questi ex lavoratori nel mondo del lavoro crediamo che sia doveroso che il Governo si faccia carico di trovare un percorso di continuità alla mobilità per questi lavoratori. E’ compito dello Stato attuare politiche del lavoro in grado di dare risposte che favoriscano l’occupazione.

Le risorse nel paese, così come nel Lazio, non mancano. Dal riassetto idrogeologico, ai beni culturali, alla capacità di attrarre investimenti produttivi, che creino lavoro e mettano a valore il territorio. Il PCI chiede che il governo e la Regione trovino le risorse che oggi sembrano essere sparite dalla legge di bilancio, affinchè queste numerosissime famiglie riescano a vivere. Lo stesso Governo dovrà fare sì che la Regione Lazio attui quelle politiche attive per il lavoro di cui da anni si parla ma che ancora non hanno visto alcuna attuazione. Si parla di disoccupazione in calo e di nuovi occupati ma ciascuno di noi conosce il metodo di composizione di queste statistiche. Si conteggiano anche gli occupati per poche ore o pochi giorni e non è questo il lavoro che garantisce sussistenza alle famiglie ed al paese.

Per questa ragione chiediamo direttamente al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di attivarsi al fine di trovare una soluzione occupazionale reale e duratura a questi, tantissimi, lavoratori, che subiscono una crisi che non è stata provocata certamente da loro. Nel frattempo è necessario trovare le risorse affinché si rinnovi la mobilità, che, ad oggi, dopo molte parole che non hanno trovato riscontro nella realtà, è l’unica garanzia per queste famiglie di poter vivere con dignità.

 

Lucia Mango, Segreteria Nazionale PCI, resp. Lavoro
Oreste della Posta, Segretario Regionale PCI Lazio

 

 

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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Che ne dice il governo?

9 febbraio 2019 09h25m58 ritagliook 500minIl Financial Times, la sacra bibbia della city londinese ripresa dal Fatto Quotidiano, denuncia in modo forte e argomentato gli effetti distruttivi del sistema economico in cui siamo precipitati. La crisi è tale che dagli stessi esponenti più accorti del capitale si invocano correttivi radicali. Ma questo non è un «capitalismo truccato», come titola il giornale di Travaglio, da riportare alle (presunte) origini benefiche sognate da Veltroni. È il capitalismo realizzato. Quello oggi esistente: rapinoso, ingiusto e corrotto, che sta massacrando milioni di esseri umani mettendo a repentaglio la vita stessa del pianeta in nome del massimo profitto e della rendita.

 

Dopo la cancellazione del «socialismo realizzato» in Russia e nell’Oriente europeo, i vincitori - e tanti servizievoli “riformisti” - avevano annunciato un mondo da sogno, libero e giocondo. Invece siamo in presenza di contraddizioni esplosive e di piaghe purulente inflitte al pianeta Terra dal capitalismo realizzato in Occidente. Che hanno aperto la strada alla povertà e al disagio sociale crescenti, alle guerre tra poveri, alle migrazioni di massa, e quindi alle spinte nazionaliste e razziste di stampo autoritario e fascistico. È ora di prenderne atto e di cambiare strada.

 

La crisi organica del sistema non si supera sostituendo qualche pezzo di ricambio nelle officine riformiste della socialdemocrazia. Quel tempo è finito. Lo stato del mondo oggi ci grida che è necessario un cambiamento di sistema. Non più finalizzato alla ricerca del massimo profitto e della rendita, bensì al benessere della collettività degli umani e di tutti i viventi. C’è bisogno di una nuovo assetto. Ecologico e sociale, che assicuri il diritto al lavoro, la libertà e l’uguaglianza sostanziale.

 

In Italia, sconfitto (per ora) Salvini, non bastano i pensierini e i giochetti tattici di Di Maio e Zingaretti, molto lontani dalla cultura della Costituzione. Serve una visione d’insieme, una strategia del cambiamento, che non nasce, come ha scritto qualcuno, dal mescolamento degli elettorati. Ma dalla chiarezza del progetto e dalla forza delle idee, tali da rendere protagonisti e padroni del proprio destino i subalterni e gli sfruttati, tutti gli uomini e le donne che vivono del proprio lavoro.

 

Da dove cominciare? Dalla visione della politica come strumento di lotta per la conquista di una civiltà più avanzata. Dunque, dall’attuazione della Costituzione in tutte le sue parti. Avendo ben chiaro: primo, che questa è una Costituzione antifascista; secondo, che questa Costituzione disegna un diverso assetto della società. In cui la libertà della persona si fonda non sulla dittatura della proprietà privata, ma su una fitta trama di diritti sociali e su diverse forme di proprietà, pubblica e privata.

 

A chi se l’è dimenticato ricordo l’articolo 1: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Sul lavoro vuol dire che non è fondata sul capitale. Come conferma l’articolo 4, che suona così: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto». Che ne dice il governo? Su questo aspetto dirimente devono comunque alzare la voce - insieme ai comitati per la difesa della Costituzione e ai costituzionalisti più sensibili - i movimenti sociali, i sindacati, i partiti e i gruppi politici che si dichiarano di sinistra. Senza una partecipazione democratica di massa non c’è avvenire.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

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Perché il Governo vuole ritogliere la scorta a Capitan Ultimo?

capitano ultimo 350 mindi Antonella Necci - Il 1° luglio 2018, Capitano Ultimo ha pubblicato sul suo blog un articolo molto polemico intitolato “Kontro la repressione e l’ oppressione“. Nell’articolo si parla di “mobbing di Stato” e vi è un’aperta denuncia sulle minacce, le offese e gli abusi di potere del Pd, con nomi e cognomi.

L’articolo termina con queste parole: “Chiediamo giustizia, chiediamo dignità, e lotteremo fino alla fine per la giustizia dei combattenti, della povera gente, del popolo che voi, con le vostre banche avete manipolato, sfruttato e oppresso”

Ne riportiamo la parte piu’ coinvolgente.

«… le minacce e gli abusi di potere del ministro della difesa Roberta Pinotti non hanno scalfito la nostra Fede nei principi della costituzione; è chiaro che le minacce e le offese di Matteo Orfini presidente del Partito democratico non hanno scalfito la nostra fede verso il tricolore e verso le libere Istituzioni;

E’ chiaro che le calunnie, le offese e le minacce dei Dubbi e dei Fogli o degli altri organi di disinformazione più o meno quotidiani, più o meno manipolati dal tiranno ex tiranno, non ci intimoriscono, nonostante la forza di intimidazione che gli deriva dal loro ampio vincolo associativo con le lobbi del potere palese ed occulto a cui sono organici e di cui sono servili portavoce.

E’ chiaro che non ci intimidiscono le interpellanze parlamentari più o meno esibite di Luigi Zanda, di Fabrizio Cicchitto, di Michele Anzaldi e di tutti i superficiali complici (a vario titolo ex ministri e ex presidente del consiglio compreso) interpreti a varia intensità, di una repressione barbara, spregevole che ha avuto ed ha un solo comune denominatore: la tutela dei privilegi di lobby e di casta, di parenti e di Babbi che sono espressione del potere e dei privilegi del tiranno ex tiranno di turno che avete dovuto compiacere ed a cui dovete subordinata riconoscenza .

Noi siamo carabinieri, noi siamo figli del popolo e non ci piegheremo al vostro potere truccato, alla vostra tirannide, alla vostra persecuzione, al vostro mobbing di Stato.
La storia si conosce. Fu l'allora ministro dell’Interno Matteo Salvini a chiedere la riattivazione della scorta a Capitano Ultimo. Una scorta che consiste di un'auto non blindata e di un paio di guardie del corpo.»

È nota anche la polemica che seguì tra il Colonnello De Caprio e il Comandante generale dell'Arma Giovanni Nistri.
Capitano Ultimo istituì un sondaggio sulla sua pagina Facebook per stabilire se il Generale Nistri fosse un vero militare o semplicemente un burocrate. Troppo. Eccessivo. Ma di sicuro la rabbia del Colonnello nel sentirsi messo all'angolo dalla burocrazia militare e politica era stata a lungo repressa.
È storia recente, invece che è stata riavviata la procedura per togliere la scorta al Capitano Ultimo. Nel leggere il breve comunicato nel quale spiccano nomi del PD che sono ritornati alla ribalta, non è difficile dire che la ministra Pinotti non vedeva l'ora. Chissà cosa c'è dietro a tanto accanimento. Magari i post che qui si allegano non sono graditi. Come questo. Recentissimo, che parla di quanto sta accadendo nelle ultime ore.

«Non c'è tregua per il Capitano Ultimo, sotto il perenne attacco di istituzioni dedite al dictat del potente di turno.

Solo nel giugno scorso, dopo una battaglia legale che ha visto il colonnello Sergio De Caprio, ricorrere al Tar contro la decisione del Ministero dell’interno che aveva revocato la tutela perché non esistevano segnali di pericolo, la stessa era stata riassegnata».

Ora la nuova doccia fredda.

É lo stesso Ultimo a darne l’annuncio durante l’incontro al Festival del giornalismo ad Osimo:
«...sette giorni fa, hanno riavviato la procedura per toglierla, perché vogliono che uno si arreda, che accetti il sopruso e l’abuso e non sarà così, combatteremo fino alla fine.»

Lo stesso Colonnello De Caprio, in precedenza, aveva spiegato il perché la pericolosità di Leoluca Bagarella non viene meno con il tempo, é la stessa legge che ha introdotto il 41 bis ad affermarlo.

«Se da un lato la legge afferma che la pericolosità di Bagarella non verrà mai meno, dall’altra burocrati dediti al servilismo al potente di turno, ripropongono la medesima procedura nel tentativo di isolarlo sempre di più.»

Lo vogliono servire su un piatto d’argento alla mafia? Le istituzioni fanno la loro parte con una complicità tanto palese quanto vergognosa.

Se per molti mesi, gente comune, il Popolo, ha sostenuto la battaglia di Capitano Ultimo proponendo iniziative collettive anche via web, se le istituzioni porteranno a termine questo meticoloso piano scellerato, si ritroverà il Popolo al di fuori dei loro Palazzi che chiederà loro conto, alzerà la voce. Perché é inutile chiedere l’intervento della politica quando é la stessa politica che continuamente lo attacca.

Lui é Ultimo, un carabiniere combattente che ha servito e serve il Popolo, che ha condotto indagini senza guardare in faccia nessuno, senza accettare compromessi, non é Ruotolo, giornalista, per il quale é bastata una telefonata del presidente della commissione antimafia, dell’ex ministro Orlando, per far riassegnare la tutela.

«Lo Stato é la comunità e chi, nelle istituzioni é all’opera per revocare nuovamente la tutela a Capitano Ultimo, non ha l’approvazione del vero Stato-Comunitá.

La mafia si nutre del silenzio e della complicità, le istituzioni, nel caso specifico, senza conoscere vergogna, sono complici della mafia.

Siamo pronti, Ultimo ha combattuto per tutti noi e non sarà mai solo!»

Il Capitano Ultimo non sarà mai solo, perché la gente comune come i veri militari sanno distinguere tra burocrazia servile e generoso eroismo. E sanno che di fronte alla necessità di difendere chi ha bisogno lo stato o è assente o rema contro. Tutto perso dietro ai messaggini WhatsApp di chi si crede un grande leader politico.

 

Le pagine dei post di Capitan Ultimo
https://www.facebook.com/Volontaricapitanoultimo/

https://www.facebook.com/Capitano-Ultimo-436647649724631/

 

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Caro Conte il tempo è tiranno

matteo renzi giuseppe conte 350 mindi Aldo Pirone - Conte 2, il tempo è tiranno. Prodi ha definito il nuovo partito personale di Renzi un yogurt scaduto, aggiungendo che per ora, secondo lui, il governo non corre pericoli. Sta di fatto che al Senato la maggioranza non è larghissima e, come temono in molti, sarà pur vero che l’interesse di Renzi non è quello di provocare elezioni a breve, però si accingerebbe, se non altro per visibilità personale, a far ballare il povero Conte.

L’intervento di Prodi richiama alla mente una situazione simile. Quella del suo governo del 2006. Allora il centrosinistra più tanti altri, la cosiddetta Unione, entrò con largo margine di vantaggio nella campagna elettorale. L’anno prima aveva vinto in quasi tutte le Regioni. Berlusconi per parare il colpo in arrivo fece essenzialmente tre cose: una riforma della Costituzione con al centro la devolution leghista e tante altre cosacce che gli fu bocciata nel referendum confermativo; la “porcata” di una nuova legge elettorale fatta apposta per far mancare la maggioranza ai suoi avversari almeno al Senato; infine, una rimonta fulminante in campagna elettorale approfittando delle impappinature sul “cuneo fiscale” e sulla patrimoniale (il livello da cui partire per la nuova tassa) di Prodi e di Bertinotti. Il programma ecumenico di circa 280 punti non se lo filò nessuno, mentre fece colpo l’abolizione della tassa sulla prima casa promessa da Berlusconi. Sta di fatto che il risultato risicatissimo (24 mila voti in più circa) mentre assicurava all’Unione una larga maggioranza alla Camera grazie al premio di maggioranza previsto dal “porcellum” – poi dichiarato incostituzionale molti anni dopo – al Senato la maggioranza fu ristrettissima e, eterogenesi dei fini, dovuta proprio al meccanismo inventato da Calderoli e alla legge sulla rappresentanza degli italiani all’estero del vecchio missino Tremaglia. Com’è noto il governo Prodi non resse e cadde dopo circa un anno e mezzo.

Quale fu l’errore strategico del centrosinistra? Fu quello di non considerare la precarietà della sua maggioranza al Senato dove da subito cominciarono i trasformismi dei De Gregorio (Di Pietro) e Mastella, le mattane dei vari Rossi (Comunisti italiani corrente Rizzo) e Turigliatto (Bertinotti Rif. Comunista). Avrebbe dovuto mettere nel conto un ritorno alle urne a breve e quindi agire di conseguenza. Invece, i nostri eroi agirono come se fossero in una botte di ferro e dovessero durare "für ewig". Inoltre, invece di allargare il consenso nel paese rimodulando i 7,5 miliardi dell’abbattimento del cuneo fiscale a favore dei lavoratori – avevano promesso in campagna un beneficio del 60% per questi ultimi e il 40% per le aziende – rovesciarono il rapporto. Poi ci fu la storia del “tesoretto”. Vincenzo Visco era riuscito nel 2007 a racimolare grazie alla lotta all’evasione fiscale – apposta è sempre stato odiato dalla destra berlusconiana e leghista - circa 10,7 miliardi. Una parte di questi poteva e doveva essere usata per un provvedimento di grande impatto psicologico: l’abolizione della tassa sulla prima casa escluse quelle di lusso e del ceto ricco. Invece ci fu un balletto su come e dove destinarli che durò qualche mese, giusto il tempo per veder cadere Prodi che, come si sa, capitolò anche per tanti altri motivi. Cominciò a evidenziarsi in quel momento la “disconnessione sentimentale” fra i dirigenti della sinistra e il loro popolo. Poi ritornò il Cavaliere “mascarato”.

Il governo Conte 2 dovrebbe far tesoro di quella vicenda. Non è un governo che può escludere a priori l’impaludamento nelle contese fra PD, M5s e Renzi; e neanche una caduta per un qualche incidente di percorso in un Parlamento dove il trasformismo delle persone, basato sull’egolatria, impera. Se vuole durare per fare le cose progressiste che complessivamente ha enunciato nel suo programma ecumenico e che richiedono tempo, deve saper fare subito le cose sociali che possono allargargli a breve il consenso nel paese. Sarebbero le famose priorità. Il neo ministro Gualtieri ha detto che la manovra economica sarà espansiva. Certo, bisogna espanderla verso i lavoratori e i ceti medio bassi. Tra le priorità ci sono i provvedimenti sul lavoro: cuneo fiscale a esclusivo beneficio dei lavoratori dipendenti (almeno 10 miliardi), salario orario minimo garantito, disboscamento dei contratti farlocchi finalizzati al dumping salariale, inizio della riduzione delle circa 40-47 forme contrattuali precarie, investimenti e sblocco delle opere pubbliche; anche grandi ma compatibili con quello che viene pomposamente chiamato green new deal. Poi ci sono anche altre cose che riguardano il rapporto con l’Europa: riforma del patto di stabilità, distribuzione su scale europea degli immigrati, riforma della giustizia, lotta senza quartiere all’evasione fiscale (rivolgersi a Visco per sapere come si fa) ecc. Anche qui urge segnare risultati a breve. L’altra cosa da fare subito in Parlamento è l’abolizione del “rosatellum” con una legge elettorale che allo stato delle cose non può che essere d'impianto proporzionale se si vuole mettere in sicurezza la Repubblica.

L’orizzonte politico su cui il governo può realisticamente lavorare, per aumentare nel paese il proprio consenso e impedire un ritorno della destra salviniana, è realisticamente la prossima primavera. Se riesce a produrre risultati tangibili, allora l’orizzonte potrà diventare più lungo. E’ possibile che qualcuno cerchi, come abbiamo già visto, non di mandare a casa Conte ma di segnalare la sua presenza condizionante (Renzi e altri) e annacquare qualche provvedimento sociale per favorire i suoi punti di riferimento economici (le imprese vogliose di deregulation più che di innovazione). Non bisogna avere paura. Bisogna andare giù decisi. Se i principali contraenti dell’accordo di governo (PD-M5s-Leu) saranno in grado di imboccare questo sentiero stretto lo si vedrà già con la prossima legge di stabilità o manovra economica o finanziaria che dir si voglia.

Una linea chiara e offensiva può servire anche per affrontare eventuali urne anticipate. Solo che senza cambiamenti profondi, strutturali e celeri nel campo della sinistra complessiva e anche all’interno del M5s – alcuni sono già avvenuti sul piano politico generale altrimenti il governo Conte 2 non nasceva - sarà difficile essere all’altezza della sfida. Ma su questo torneremo a breve.

In politica il fattore tempo, come ripeteva spesso il dirigente comunista Giorgio Amendola, è un elemento decisivo. Una proposta o un’iniziativa in astratto giuste in sé possono anche fallire o non andare in porto o manifestarsi, addirittura, come controproducenti se non sono avanzate e prese in tempo utile. Sempre che, ovviamente, si abbiano nella mente i destinatari, cioè milioni di lavoratori e di persone delle classi subalterne; e non la Lorenzin che con essi non c’entra un fico secco.
Nel caso del governo Conte 2 il tempo è tiranno.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Renzi ieri e oggi

Renzi Renzetto ditopollice 350 260di Antonella Necci - Chi è Matteo Renzi. ''Renzi è complice dei disastri degli ultimi sette anni, quindi per dignità dovrebbe tacere, chiedere scusa e ritirarsi a vita privata''. Esattamente un anno fa, il 30 settembre del 2018, il segretario della Lega Matteo Salvini dava così politicamente per spacciato l'ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco, ex segretario del Pd ed ex premier, Matteo Renzi. Caduto in disgrazia per il fallimento del referendum costituzionale del 4 marzo e dopo la sconfitta elettorale del 2018, Renzi torna invece sulla scena della politica italiana da protagonista: è lui che ha reso possibile la nascita del Conte bis, che ha fondato la nuova forza politica 'Italia Nuova' ed è lui che ora potrebbe diventare l'ago della bilancia in Parlamento non solo per la creazione dei nuovi gruppi ai quali hanno aderito anche esponenti di Forza Italia, ma anche perché molti dei suoi fedelissimi sono rimasti dentro il Partito Democratico in ruoli chiave. Come Andrea Marcucci, che, nonostante la scissione, resta presidente del gruppo Dem a Palazzo Madama.

Nato a Firenze nel 1975, Renzi cresce e vive a Rignano sull’Arno. Ex scout, aderisce ai "Comitati per Prodi" e lavora come dirigente nell’azienda di famiglia. Da giovane partecipa e vince alla "Ruota della Fortuna" con Mike Bongiorno. Si sposa nel 1999 con Agnese Landini con la quale ha tre figli e si laurea in Giurispudenza con una tesi su Giorgio La Pira. Collabora a lungo con Lapo Pistelli e diventa segretario provinciale del Ppi e coordinatore de La Margherita fiorentina.

Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze e nel giugno del 2009 diventa sindaco del capoluogo toscano. Nel 2010 lancia la sfida generazionale ai vertici del partito dalla vecchia stazione ferroviaria del Granduca Leopoldo di Firenze dove, da presidente provinciale, riuniva gli studenti per il ministro Beppe Fioroni. Ed è da allora che Renzi comincia a parlare di "rottamazione" contro quella che definisce una classe politica "ormai da decenni incollata alle poltrone". Per anni batterà sul punto, soprattutto contro i vertici del suo partito, tanto da conquistarsi nell'opinione pubblica il titolo di "rottamatore".

Nel 2012 Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie del centrosinistra e parte per tre mesi in giro per l'Italia a bordo di un camper. Ma il 2 dicembre le primarie le perde contro Pierluigi Bersani.

Nel 2013 ci riprova e stavolta le primarie del Partito Democratico le vince contro Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati e Gianni Pittella.

Dal 22 febbraio 2014, dopo essere passato alla storia con il celebre hashtag 'Stai sereno. Nessuno ti vuol fregare il posto' rivolto via twitter al collega di partito, allora premier, Enrico Letta, Renzi diventa presidente del Consiglio. Letta, infatti, si dimette il 14 febbraio 2014 dopo che, il giorno prima, la Direzione Nazionale del Partito Democratico aveva approvato un documento proposto dal 'rottamatore' in cui si rilevava "la necessità e l'urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo".

Da segretario del partito e da premier, Matteo Renzi, incassa, prima un ottimo risultato con le elezioni Europee del 25 maggio del 2014, dove il parttito batte il record del 41%, ma poi subisce la sconfitta con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 che boccia la sua riforma costituzionale. Riforma che eliminava di fatto il bicameralismo perfetto e tagliava il numero dei parlamentari. Si dimette il 7 dicembre 2016.

E il 12 dicembre 2016 prende il suo posto a Palazzo Chigi Paolo Gentiloni. A febbraio si dimette da segretario del Pd. Ma lo fa per ricandidarsi e, il 30 aprile del 2017, ridiventa segretario del Partito Democratico che riporta alle elezioni il 4 marzo del 2018.

Dopo la sconfitta elettorale si dimette di nuovo. Resta sino alla crisi del governo giallo-verde un "semplice senatore di Rignano", come lui chiede di essere considerato. Ma dall'inizio di settembre torna alla ribalta non solo perché è lui a scongiurare il ritorno al voto proponendo di allearsi con il M5S per far nascere il Conte bis, ma anche perché riesce a piazzare molti dei 'suoi' al governo, nonostante si lamenti l'assenza di un esponente toscano nell'Esecutivo, e dà vita ad una nuova formazione politica e a nuovi gruppi parlamentari ai quali aderisono numerosi esponenti del Pd. Il nome 'Italia Viva' lo mutua da Walter Veltroni che, allora segretario del Pd, lo scelse per la campagna elettorale del 2008: quella in cui vinse il Partito delle Libertà di Berlusconi.

 

 

 

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