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Berlusconi-Salvini: alla resa dei conti?

salvini e berlusconi 350 260 mindi Elia Fiorillo - L’ex Cavaliere e Matteo Salvini. Alla resa dei conti? Di esperienza politica ne ha da vendere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Deputato dal 1983 al 2008, più volte ministro eppoi giudice costituzionale. Tipo calmo, spesso imperscrutabile l’attuale inquilino del Colle ma dalle radicate passioni politiche. Gli ex democristiani ricordano le battaglie che intraprese contro Rocco Buttiglione quando questi si candidò alla segreteria del Partito popolare, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Eppoi, una volta che Buttiglione fu eletto segretario del partito, il fermo “no” all’ipotesi - un “vero incubo irrazionale” - che Forza Italia potesse entrare a far parte del Partito Popolare Europeo, appellando il segretario “el general golpista Roquito Butillone...”. Mattarella si dimise dalla direzione del giornale del Ppi, “Il popolo”, quando il segretario del partito cominciò a perseguire un’alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Va ricordata la scelta dell’attuale presidente della Repubblica d’impegnarsi in politica dopo la barbara uccisione, ad opera della mafia, nel 1980, del fratello Piersanti, presidente della Regione Siciliana.

Un personaggio dalla storia appena sommariamente descritta si può immaginare come stia vivendo l’attuale momento politico. No, non ha nessuna intenzione d’imitare il suo predecessore Giorgio Napolitano con l’individuazione di presidenti del Consiglio alla Monti. Sono i partiti che devono fare le loro scelte, senza che il capo dello Stato interferisca minimamente.

Di giorni ne sono passati dal 4 marzo data in cui si votò. L’Italia, con tutti i problemi che ha, non può più restare senza un governo che governi. Tra i 28 Paesi dell’Ue il nostro ha la crescita più bassa. Si prevede per il 2019 solo il +1,2%, dopo il +1,5% previsto per quest’anno. Siamo a pari merito con il Regno Unito che però è alle prese con le trattative per la Brexit. Fino all’ultimo il capo dello Stato spererà in un governo, al di là delle formule, che possa sedersi a Palazzo Chigi in pianta stabile. Farà tutto quanto è nelle sue possibilità perché ciò accada. Solo in extremis manderà tutti a casa per il ritorno alle urne.

I leader che hanno vinto le elezioni continuano a fare campagna elettorale. A sentirli a volte viene un sospetto: ma hanno intenzione di governare? C’è chi pensa che il ritorno alle urne possa far gioco ai propri interessi di parte. Non è detto però. Gli elettori difronte alla paralisi del Paese, che si avverte anche nelle piccole cose della vita quotidiana, possono cambiare gli orientamenti espressi solo qualche mese addietro. Eppoi ci sarà l’irrobustimento dell’esercito dei non votanti, un vero pericolo per la democrazia.

Sulla linea del “fuori gioco” Luigi Di Maio manda a Matteo Salvini un’altra ipotesi d’intesa: presidente del Consiglio individuato di comune accordo, ma l’ex Cav. comunque non può entrare in partita. Proposta simile già avanzata all’inizio della trattativa? Forse, ma le idee di percorso vanno valutate in base ai tempi in cui vengono fatte. Una cosa era ieri, un’altra oggi con Mattarella pronto a scendere in campo, come abbiamo visto, suo malgrado. L’inquilino del Colle potrebbe varare un “governo del presidente” per la preparazione della legge di stabilità ed evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva dal 22 al 25%, come vuole l’Europa, in assenza di manovre correttive. In tal modo si tornerebbe al voto nella primavera del 2019. Percorso questo che non viene preso assolutamente in considerazione da Salvini e Di Maio: “o esecutivo politico o si torna al voto”.

Le notizie che trapelano dagli incontri tra Berlusconi, Meloni e Salvini parlano di dissidi seri tra il presidente di Forza Italia e la Lega. Salvini l’ipotesi all’ultimo secondo di Di Maio di un governo 5Stelle- Lega non la scarta a priori in nome della lealtà alla coalizione di centro-destra. Il pragmatismo lo porta a ritenere che gli italiani, nella situazione altamente a rischio in cui si trova il Paese, non capirebbero un ritorno immediato alle urne. Ovviamente Berlusconi non può accettare un’esclusione del genere. C’è chi però tra i suoi non si scandalizza per la nascita di un governo Grillini-Carroccio senza Forza Italia. Più pericoloso andare subito alle urne con la possibilità che l’alleato destrosso assorba un mare di voti da Fi.

Non c’è più tempo per giri di valzer. O si concretizza immediatamente un governo dei vincitori delle elezioni o Mattarella suo malgrado dovrà decidere il da farsi.

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Salvini e Di Maio, è impossibile l'accordo di governo?

dimaio salvini 350 260 mindi Elia Fiorillo - Il dialogo "formale" con i 5Stelle pareva possibile, almeno quello. Il reggente e mediatore del Pd, Maurizio Martina, pensava di essere riuscito a portarlo a casa. Un inizio per provare ad arrivare a prospettive più concrete. Matteo Renzi però è rimasto sulle sue posizioni: “niet” e basta. Il rischio serio di tornare alle urne non spaventa l'ex segretario del Pd. È quasi sicuro, in caso di ritorno al voto, di conservare intatto il suo patrimonio elettorale, e questo gli basta. C'è chi ha ipotizzato la sua fuoruscita dal partito per fondarne uno suo. Ci avrà pure pensato l'ex presidente del Consiglio, ma un'operazione del genere l'avrebbe fatto passare per uno scissionista inveterato. Uno che non unisce ma che spacca sempre e comunque. Meglio aspettare gli eventi.

Nel frattempo, quando può, manda messaggi più che chiari ai suoi compagni di partito: "Siamo seri: chi ha perso le elezioni non può andare al governo". Lo afferma nella trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa". E, continua, a dispetto degli oppositori, affermando che "sette italiani su dieci hanno votato Salvini e Di Maio, lo facciano loro il governo se sono capaci. Noi non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra dopo essere usciti dalla porta". Dichiarazioni queste che hanno fatto scattare la reazione Di Maio che si è visto certificato il "no" alle sue ipotesi governative. "Il Pd non riesce a liberarsi di Renzi con il suo ego smisurato. Il Pd ha detto no ai temi per i cittadini e la pagheranno". Martina, dal canto suo, è rimasto letteralmente basito dalle esternazioni renziane. Il suo stato d’animo l’ha espresso con parole dure ma si è fermato ad un passo dalle dimissioni. Tutto rimandato alla prossima direzione.

La confusione regna sovrana nel mondo dei partiti. Salvini e Meloni ripetono il leat motiv del rispetto del voto popolare e della necessità di un governo di centro-destra. A sua volta Di Maio, prima del secco "no" del Matteo gigliato, parlava del bene del Paese e tutto poteva far brodo per poterlo raggiungere, anche un "contratto" con il tanto disprezzato - in campagna elettorale - Partito democratico. Berlusconi, a sua volta, si abbraccia con Salvini, ribadisce la forza determinante del centro-destra, anche se non gli dispiacerebbe un accordo con gli ex comunisti, come li definiva un tempo. L'ex Cav., al di là delle posizioni e dichiarazioni ufficiali, non si fida del capo del Carroccio che vede come un concorrente pericoloso sul fronte del suo elettorato. Salvini da posizioni estreme si sta spostando sempre di più al centro, provando a scalzare Forza Italia. La vittoria elettorale in Friuli Venezia Giulia fortifica il Centro-destra e potrebbe pesare sulla formazione del nuovo governo.

Nel giro vorticoso d'interessi - palesi e nascosti - dei partiti rimane invariato un tema: "che governo le forze politiche che hanno vinto le elezioni vogliono dare al Paese?"

Saltato il "contratto" con i democratici Di Maio qualche cosa si deve inventare. Sì, va ripetendo di un necessario ed opportuno ritorno alle urne, ma forse è il primo a non crederci. Bisogna cambiare la legge elettorale, prima di tutto. Eppoi tornare al voto dopo il largo consenso ottenuto il 4 marzo può apparire agli elettori come una sconfitta, con le logiche conseguenze del caso. Meglio, allora, trattare con l'ex Matteo padano, diventato prepotentemente italico.

I contatti sotterranei tra Gigino e Matteo non si sono mai interrotti con molta probabilità. È arrivato il momento per il bene del Paese, ma anche "per salvare la faccia", d'inventarsi un esecutivo anche a tempo i cui ispiratori - e manovratori - saranno proprio i due leader del Carroccio e dei 5Stelle. Non un governo tecnico alla Monti, ma un esecutivo che abbia nel suo interno uomini, non di primo piano, fedeli ai due schieramenti. Un accordo del genere potrebbe andar bene anche a Berlusconi che vede come fumo negli occhi i grillini, super ricambiato da questi ultimi. Il presidente del Consiglio potrebbe essere o una figura istituzionale o, viceversa, un personaggio che sia ben visto da entrambi gli schieramenti. I tempi stringono e le problematiche da risolvere aumentano giorno dopo giorno. L'Italia non può più rimanere senza una guida, i rischi sono tanti, troppi.

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Lega – M5S, quando i giochetti non servono piu’

dimaio salvini 350 265 mindi Elia Fiorillo - “Giocare sì, ma fino ad un certo punto”. Una regola da rispettare sempre, in particolare quando i “giocatori” sono politici. Perché se non si mette uno stop ai magheggi per far scoprire l’avversario o per confonderlo, c’è il rischio che un boomerang di ritorno possa colpire chi continua imperterrito a giocherellare.

Di tutto si può dire di Matteo Salvini e di Giggino Di Maio ma che non siano dotati di un’intelligenza politica che gli fa avvertire prima di altri i pericoli che corrono, questo no. Anzi, hanno un fiuto non comune nel fare il passo giusto al momento giusto, ovviamente nell’ottica dei propri interessi personali e di partito.

Il primo giro al Quirinale è andato com’è andato. Salvini, Berlusconi e Meloni si sono recati a dire la loro a Mattarella, ognuno per proprio conto. Una parte del centro-destra vittorioso alle elezioni del 4 marzo preferisce non far dimenticare all’opinione pubblica chi sta dietro a quella aggregazione politica. Questione d’immagine e non solo. Dopo la “scoppola” che Berlusconi ha preso alle elezioni con il sorpasso della Lega e con la leadership del centro-destra finita al suo avversario-compagno, ogni occasione è buona per farsi vedere e sentire. C’è da individuare, comunque, al di là delle apparizioni e delle dichiarazioni ad effetto, una strategia per bloccare la scivolata di Fi al 10 per cento degli ultimi sondaggi. Da questo punto di vista l’ex Cav. farà di tutto per evitare le elezioni anticipate. E Matteo Salvini questo lo sa bene. E proprio da questa debolezza prende le mosse per costruire il suo progetto che non può non passare per un accordo con il Movimento Cinque Stelle. Certo, Di Maio le ha provate tutte per smuovere il Pd. Nel “contratto” alla tedesca che aveva ipotizzato per un accordo con i dem, pur storcendo il naso, avrebbe fatto passare anche questioni scomode per i grillini. Il Pd, comunque, ha detto “no”, senza possibilità d’appello.

Accantonata l’ipotesi “accordo-contratto” con il Pd Giggino e Matteo qualche cosa si dovevano inventare per non andare alle urne. E’ vero che i sondaggi danno in crescita sia i grillini che la Lega, ma il quadro sostanzialmente rimarrebbe quello attuale. Meglio, allora, provare a governare insieme.

Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio “zero spaccato” in quanto ad empatia. Di Maio accusa Berlusconi, tra l’altro, di certe connivenze a dir poco pericolose e il presidente di Fi continua, tra l’altro, nel suo ritornello apostrofando Giggino come un “faniguttùn”, sfaccendato, per giunta ignorante non avendo mai conseguito una laurea.

Se il Matteo padano e il Luigi napoletano vogliono prendere possesso di palazzo Chigi, qualcosa si devono inventare per aggirare certi dissidi. Di Maio è parte in causa e può fare poco. Chi può provare a risolvere il problema è Matteo Salvini. Non può far altro in questa fase che gridare che lui, leader del centro-destra, vista la vittoria elettorale, è destinato a ricoprire la carica di presidente del Consiglio. Sotto, sotto però non ci crede. I cinquestelle, forti dei risultati di Di Maio, non gli darebbero mai il placet. Eppoi, a lui tocca gestire l’ex Cav., ma anche la sorella-fratello d’Italia Giorgia, pure lei in crisi per i sondaggi del suo partito che invece di andare su, scendono giù. La mossa di salire uniti al Quirinale può essere letta in tanti modi, e i protagonisti hanno dato le proprie versioni. Ce ne potrebbe essere una molto particolare. Salvini si è accordato con Di Maio perché sia lui, Giggino, il prossimo presidente del Consiglio. Ovviamente certi ministeri chiave andrebbero al centro-destra: Interni, Esteri, ecc.. Di Maio dovrebbe finirla di sparare sull’alleato e anche Berlusconi. Entrambi avrebbero il loro tornaconto da un’operazione del genere. Nessuna generosità da parte del presidente della Lega. Anche a lui arriverebbero benefici. Un ministero dove potrebbe continuare le battaglie populiste finalizzate alla crescita della sua Lega e via dicendo. Ma anche libertà di muoversi e di condizionare a suo piacimento il presidente del Consiglio, come ai tempi di Bossi

Il “secondo giro” dal presidente della Repubblica diventa cruciale. Potrebbe essere Mattarella a togliere d’impaccio Salvini. Incarico esplorativo a Di Maio, proprio perché rappresentante della forza politica più votata.
10 aprile 2018

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Il “grande gioco” per non tornare al voto

politica italia 350di Elia Fiorillo - Finiti i lampi, i tuoni, i fulmini e le saette dei partiti dopo i risultati elettorali del 4 marzo, il tempo “politico” si rasserena un po’. Niente bel tempo. Rimane una nebbiolina avvolgente che tutto ricopre e che non fa capire come andrà a finire, se ci sarà un governo per l’Italia o si tornerà più o meno presto al voto. Ogni tanto spunta un raggio di sole che fende la nebbia, si comprende qualche cosa, meglio s’intuisce, poi però tutto ritorna allo stato di partenza.

Nelle sue comparsate televisive Matteo Salvini ridice che è pronto a governare e la prima cosa che farà il suo esecutivo sarà la cancellazione della legge Fornero e sette accise sulla benzina. Il suo problema è trovare quei voti che gli mancano per arrivare a Palazzo Chigi. Cosa non semplice. Il Pd non sosterrà mai un governo con a capo il Matteo padano, poi diventato italiano. L’ex Cav. va ripetendo che l’alleanza politica con i democrat può essere una soluzione ma sa bene che finché il candidato premier sarà il capo della Lega l’ipotesi è solo fantasiosa. Forse lo fa con un pizzico di cattiveria pensando a quando con Renzi era pappa e ciccia. Certo Berlusconi è incavolato nero. Un risultato così penalizzante per Forza Italia non se lo aspettava. Oggi il suo pensiero fisso è di "non farsi mettere in un angolo" dal capo del Carroccio. E una giustificazione che trova è che i seggi ripartiti tra Camera e Senato, tra la sua Fi e la Lega, non mostrano il distacco netto registrato nelle percentuali di consenso. Insomma, niente di trascendentale che non giustifica le alzate di testa del suo alleato-nemico.

Qualche risentimento l’ex presidente del Consiglio pare l’abbia avuto anche con il suo avvocato, ormai tuttofare, Nicolò Ghedini, per la composizione delle liste elettorali. Liste deboli che hanno consentito il sorpasso tanto sofferto. Sul capo del nuovo “cerchio magico” si abbattono gli strali degli amici di sempre, Gianni Letta e Fedele Confalonieri, che non perdonano all’avv. di aver alzato una barriera invalicabile tra Berlusconi e il resto del mondo forzista. I fermenti nel partito ci sono. Vecchi risentimenti vengono fuori minando un terreno già di per sé franoso. Mai come in questo momento in Fi c’è bisogno di unità e di un coordinatore che rinserri le fila e che riorganizzi il partito.

Luigino o Giggino Di Maio per gli amici sta correndo una maratona telefonica senza fine. Per il momento è concentrato sui possibili candidati alle presidenze di Camera e Senato. Il giorno delle votazioni s’avvicina e, allora, non ci si può far trovare impreparati. Pare si sia tornati all’epoca della D.C. quando al telefono si congetturavano, meglio contrattavano, liste di ministri, sottosegretari e via dicendo. Luigino ha capito che se vuole “quagliare” sulle presidenze ha bisogno di allargare la rosa dei posti da mettere a disposizione e allora tira in campo anche le vice-presidenze. Tutto ruota però sul futuro.

Nei democrat pare che il problema più rilevante sia di far scordare, al di fuori e al di dentro, il vecchio capo assoluto e il suo cerchio magico. Lo spettro però di Matteo Renzi resta ed è presentissimo in Parlamento con i “suoi” uomini, che rimarranno tali finché non capiranno che evoluzione avrà il Pd. Anche l’ex sindaco di Firenze sta a guardare l’evolversi della situazione. Un messaggio chiaro prima d’andar via da segretario l’ha mandato: “opposizione” e basta. Nessun “aiutino” ad alcuno, né alla coalizione di centro-destra, né ai 5Stelle.

Il dimissionario ministro delle Politiche Agricole e reggente del Pd, Maurizio Martina, per il momento prova a non scontentare né i renziani, né l’opposizione. Collaborazione e consigli da tutti per far fare alla sinistra italiana il “grande salto” fuori dalla palude. Per lui sarebbe una grande vittoria l’unificazione con gli scissionisti di Liberi e uguali. Prova anche a spiegare in un lontano passato le radici della perdita di così tanti voti. Il presente, ovvero Renzi, con la débâcle elettorale non c’entra niente. Anche la sua parola d’ordine, per il momento, è “opposizione” tout court.

Bisogna vedere che succederà nel prossimo futuro. Le carte alla fine le distribuirà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il “grande gioco” comincerà da quel momento. Qualcosa sarà necessario inventarsi per non ritornare subito al voto e, soprattutto, per non perdere la fiducia dell’Europa.


21 marzo 2018

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A Bruxelles a rappresentare il Governo italiano

Bruxelles palazzo della commissione 350 min

All'European Parlamentary Week il dovere istituzionale non ha colore politico, ne' fazione cosi' come l'orgoglio di affermare il ruolo dell'Italia nel mondo. L'acre polemica agli altri. Prima il bene del Paese. Maria Spilabotte incassa il plauso di Antonio Taijani. Vince l'Italia.

Prendendo una decisione in controtendenza con la serratissima agenda elettorale Maria Spilabotte, candidata per il secondo mandato in Senato, ha voluto onorare la sua missione di parlamentare e il suo mandato, sospendendo per 24 ore la campagna. Un volo per Bruxelle all’alba di oggi, luned ì19 febbraio, per intervenire su un tema che ha avuto una parte molto importante in tutta la sua attività di parlamentare: l'evoluzione tecnologica sull'economia e sul mercato del lavoro.

“Un argomento – spega la Senatrice del PD - che è stato oggetto di attenta riflessione da parte di entrambi i rami del Parlamento, nel corso di lavori parlamentari che possono essere considerati come un autonomo sviluppo di riflessione rispetto alle esigenze generali, indicate a livello europeo, sia di mobilitazione di importanti investimenti da parte di Stati membri e Regioni sia di impegno, da parte delle imprese, a sviluppare le opportunità digitali in tutti i settori, per essere competitive a livello mondiale, indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa. Così. ho portato all’attenzione dell’Europa i progressi del nostro Governo e del nostro Paese. Questo appuntamento era immancabile”, ha spiegato Spilabotte.

“Il mio intervento punta la lente sulle conseguenze nel breve e medio periodo, indipendentemente dal carattere positivo o negativo relativi al numero di occupati e di disoccupati. L’analisi delle commissioni parlamentari, infatti, ha rilevato che con l’evolversi della multimedialità economica alcuni posti di lavoro andranno inesorabilmente persi ed alcune professionalità solo parzialmente saranno in grado di ricollocarsi. C’è poi da considerare il fatto che la domanda crescente di alcune competenze richiede una attualizzazione delle modalità di istruzione e formazione.

La situazione italiana, non fa differenza, e conferma la tendenza. Per queste ragioni, il Governo italiano negli ultimi 5 anni ha programmato un drastico miglioramento dell’efficienza dei servizi di istruzione, di orientamento e di formazione professionale, garntendo una forte accelerazione dei tempi di riconversione delle persone coinvolte nel cambiamento, ma anche una diffusione capillare dei servizi di assistenza e sostegno al reddito.

Con la legge di bilancio per il 2018 è stato introdotto, per un anno, un credito d'imposta (in favore del datore di lavoro) commisurato al costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui sia impegnato in attività di formazione tecnologica con uno stanziamento di 250 milioni di euro- Non era pensabile non portare all’attenzione della Conferenza europea un risultato tanto valido per il mio Paese. La campagna elettorale può ben attendere 24 ore, prima viene l’orgoglio di aver potuto esprimere in Europa un traguardo importante tutto italiano”. La Senatrice sarà di nuovo sul campo della corsa elettorale domani in occasione di un faccia a faccia Maria Spilabotte e Francesco Scalia (candidati al Senato), Francesca Cerquozzi (alla Camera), Barbara Caparrelli e Marino Fardelli (in corsa per la Pisana), con la partecipazione del Sindaco di Ferentino e Presidente della Provincia Antonio Pompeo. A rendere ancora più importante l'occasione, sarà l'intervento di Lorenzo Guerini, Coordinatore nazionale del Partito Democratico. Confronto e progettualità nel segno della concretezza. Domani, 20 febbraio, alle 20.00, Hotel Bassetto, a Ferentino

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FCA: quello che accade è responsabilità delle politiche di Governo

Renzi Marchionne mindi Ignazio Mazzoli - “…il tuo contratto per il momento cessa. Ci aggiorniamo per ulteriori novità…” Questo era il titolo di un articolo de L’Inchiesta del 2 novembre scorso a firma di Rita Cacciami. La forma della comunicazione sintetizza bene il sogno realizzato dell’imprenditore privato nel rapporto con il lavoratore. Come, quando e chi voglio, perché qui comando io.
“..e ‘l modo ancor m’offende”, Dante Alighieri fece dire a Francesca da Rimini quando fu uccisa da Gianciotto, in modo repentino senza se e senza ma, a causa del suo amore.
Il comportamento della FCA di Marchionne ci fa evocare questo ricordi scolastici, ma qui c’è di più, molto di più. E la poesia non c’entra in alcun modo.
Scrive Luciano Granieri in uno dei suoi quotidiani, innumerevoli post: «Quanto accaduto allo stabilimento FCA di Cassino, in merito alla mancata stabilizzazione di 530 Lavoratori è l’epilogo e il fallimento delle riforme sul Lavoro targate “Marchionne – Renzi – PD».
Un giudizio tagliente, ma non superficiale né tantomeno gratuitamente rabbioso. Già una risposta si trova nella domanda: Cosa Significa Precariato? Si chiede “Possibile Frosinone” in un suo comunicato: «Basta guardare quello che sta accadendo allo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano dove 750 lavoratori della FCA si vedono in queste ore scadere il proprio contratto a tempo determinato» … queste persone sono trattate «esclusivamente come un fattore produttivo numerico, come delle macchine animate che possono essere accese o spente alla bisogna».

Questo è PRECARIATO

Cos’è? Un temporale improvviso? Una maledizione divina per i troppi peccati degli umani? Un imprevedibile terremoto?
Il precariato è una precisa scelta del padronato e della finanza mondiale avallata dai governi loro amici. Il precariato è quell’esercito di donne e uomini che pur di lavorare accettano qualunque occupazione a qualunque retribuzione e senza diritti garantiti; costituisce insieme ai disoccupati quell’enorme risorsa umana che permette di tenere bassi i salari come chi comanda vuole, lasciandosi le mani libere di assumere e licenziare a proprio piacimento.
La subalternità all'imprenditore privato l’abbiamo sentita teorizzare anche qui nella nostra provincia quando fra il 2014 e il 2015, nella bellissima aula magna del liceo di Ferentino l’Assessora regionale Lucia Valente venne ad illustrare le mirabolanti prospettive del progetto “Garanzia Giovani” iniziando con il dire che le istituzioni debbono rendersi conto delle esigenze degli imprenditori privati, che si è tradotto in taglio di salari e diritti per chi ci mette il lavoro. E nonostante questo, anche "Garanzia Giovani" si è rivelata ai giorni nostri un fallimento completo ovunque in Italia.

Ma torniamo alla vicenda FCA che si è svolta fra inchini e ossequi del potere nazionale e regionale, ciechi di fronte ad ogni avvertimento. Era il 24 novembre 2016 quando Rifondazione comunista frusinate invitava «i lavoratori a non piegare la testa davanti ai padroni perché l’entrante produzione della Giulia non sarebbe decollata e cassafca pomigliano 350 260 integrazione e precarietà sarebbero rimaste uniche prospettive certe». Nello stabilimento FCA di Piedimonte si consumava ancora una volta la messinscena degli annunci. L’esultanza irradiata dal Quirinale e da Palazzo Chigi per l’avvio della produzione della Giulia Alfa Romeo è subito smentita da una «dichiarazione di 1763 esuberi su 3800 dipendenti: orario tagliato, stipendi ridotti per tutti. Non basta, le linee sono sottoutilizzate producendo soltanto 100 vetture al giorno anziché le 480 potenzialmente realizzabili»; dice ancora Rifondazione.

Erano tutti avvisati

In epoca più recente la Cisl in un comunicato dell’8 luglio ’17 ricorda che «Ai Lavoratori oggi si chiede efficienza ed efficacia ed è la stessa che come Sindacato dei Lavoratori pretendiamo e chiediamo ad Enti e Istituzioni, soprattutto per chi è impegnato, a pieno titolo, al miglioramento delle condizioni di chi lavora».
Sono solo alcune citazioni che in queste ore vengono alla mente, ma ce ne sono tante altre sollecitate dai numerosi comunicati anche di chi mai si è occupato del lavoro dipendente. La credibilità non si recupera con un po’ di ammuina sotto le elezioni. E qui non siamo di fronte soltanto ad un problema elettorale, ma siamo di fronte a come si governa un popolo intero.
Il 9 lug 17 alla festa della Cgil di Cassino si denunciavano chiusure e riaperture; bonus fiscali per assunzioni; contratti interinali anziché a tempo indeterminato cercando di mettere subito al centro il «lavoro che non c'è nel Lazio» e si ricordava che «bisogna riprogettare il territorio in cui tutti devono fare il proprio mestiere».
Ci suona come una dura critica alla Regione Lazio, intanto e alla maggioranza che la governa. Anche in questa occasione, dalla Giunta regionale nè una parola né, peggio, alcun intervento. Ma, ormai, le critiche non sono più sufficienti se non si dà vita ad un movimento di riscatto sociale ed economico. C'è una coltre di disimpegno e di cinismo che bisogna rimuovere senza incertezze.

Di parole se ne sono dette troppe e a vuoto. Una perla per tutte le altre che si potrebbero richiamare: era il 1° agosto (?) 2013, (poco dopo l’insediamento della attuale maggioranza ndr) il presidente Nicola Zingaretti, scrisse una lettera all’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per chiedere la disponibilità ad un incontro urgente con l’azienda nel quale poter ricevere maggiori informazioni sulle scelte strategiche che Fiat intende attuare, «a partire dal mantenimento e dal rilancio dello stabilimento di Cassino come più volte annunciato dall’azienda stessa». Molti giornali, per non dire tutti, ne parlarono.
C’è qualcuno che sa dire se quell’incontro urgente si è mai svolto e se si di cosa si è parlato? Non si possono assicurare 3,5 milioni di euro per le infrastrutture dell’area FCA di Cassino, impiegare più di due anni per erogarli e soprattutto senza negoziare assunzioni e diritti dei lavoratori.
Ma certo questo potere politico che scrive e approva le leggi come il Jobs Act ubbidendo solo ai voleri degli imprenditori privati non può ascoltare quella che da queste colonne abbiamo chiamato il nostro territorio la "questione meridionale del Lazio", dove si “deve ricostruire l’unità sociale che è stata distrutta”.
A chi si risveglia solo ora, meno male, ricordiamo un avvertimento ed una ammonizione: che «l’obiettivo è unire le persone non le sigle» trovando soluzioni utili ad un popolo intero e non facendo denunce non credibili da parte da chi è responsabile del disastro senza farsi la benché minima autocritica.

3 nov ‘17

 
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Carenza idrica e disservizi d Acea. Sinistra Italiana interroga il Governo

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260da Sinistra Italiana Frosinone - Sinistra Italiana presenta un’interrogazione parlamentare sula carenza idrica e sui disservizi del gestore privato.

La federazione provinciale di Sinistra Italina a seguito delle continue segnalazioni ricevute dai cittadini sulla carenza idrica e sui disservizi nella gestione idrica da parte di ACEA ATO 5 ha interpellato il proprio gruppo parlamentare e il Senatore Massimo Cervellini ha presentato un’interrogazione a risposta scritta (Atto n. 4-08158 del 03/10/2017) al Ministro dell'Ambiente sulla situazione della provincia di Frosinone.

Nel testo dell’interrogazione si riporta come molti cittadini residenti nella provincia di Frosinone lamentano la carenza o addirittura l’assenza della risorsa idrica nelle loro abitazioni, a causa del pessimo servizio gestito da ACEA ATO 5. Proprio nel periodo più caldo dell'anno questi cittadini si sono viste privare di un bene primario come l’acqua, a volte in modo improvviso senza una minima comunicazione e senza l’assistenza necessaria per avere acqua potabile con mezzi sostitutivi ad esempio autobotti e come la mancanza di acqua non avviene solo per fasce orarie ma anche per interi giorni e mesi, in particolare, nei Comuni di Anagni, Ferentino, Ceccano, Esperia, Paliano.

Nell’interrogazione si rileva, inoltre, che, nonostante , le prime piogge e l’abbassamento delle temperature, la situazione non è migliorata, e la Provincia di Frosinone si trova in piena emergenza sanitaria e sociale per quanto riguarda la drastica riduzione del flusso idrico da parte del gestore privato e come la questione sia stata , sollevata , anche in modo ufficiale dal segretario provinciale di Sinistra Italiana e consigliere Comunale di Ferentino, Marco Maddalena alla Segreteria Tecnica Operativa (STO) ATO 5 di organo di controllo, via PEC non ricevendo nessuna risposta

Tutto ciò continua ad avvenire, nonostante, che nel dicembre 2016, l’assemblea dei sindaci dell’ATO 5, a maggioranza, ha deliberato per la risoluzione contrattuale con ACEA ATO 5, ma il deliberato non è stato messo ancora in atto

L’ ACEA ATO 5 evoca la siccità come causa principale del disservizio, per celare le sue croniche inadempienze relativamente agli interventi e alle manutenzioni necessarie per migliorare il servizio e attenuare il livello delle dispersioni, si comprende appieno, come dimostrano i dati del Coordinamento Acqua Pubblica, quanta acqua, in tutti questi anni, è stata dispersa negli acquedotti, dal momento che, se la percentuale di perdite fosse stata contenuta entro limiti funzionali, l'acqua non sarebbe mancata ai cittadini

Pertanto il Senatore Massimo Cervellini, del gruppo di Sinistra Italiana, in relazione a quanto esposto, ha chiesto nell’interrogazione se i Ministri in indirizzo siano informati relativamente alle gravi criticità e se intendano intervenire per garantire l’accesso all’acqua duraturo alle popolazioni della provincia di Frosinone e se non ritengano opportuno assumere iniziative volte a rivedere complessivamente la gestione dei servizi idrici verso la ripubblicizzazione del servizio, come sancito dal referendum del 2011, alla luce delle criticità emerse, e non solamente nel caso della provincia di Frosinone, nei confronti della gestione privata.

Il senatore Massimo Cervellini sarà presente domenica 8 ottobre alla festa provinciale di Sinistra Italiana di Anagni

Di seguito il link con il testo integrale: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1045378

Federazione provinciale di Sinistra Italiana - Segretario Provinciale di Sinistra Italiana, Marco Maddalena

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Psi Ceccano. Caligiore e l'istruzione: una strana idea di governo

ceccano palazzo antonelli 350 253di Antonio Ciotoli Segretario Psi Ceccano - Caligiore e l'istruzione: una strana idea di governo. Il Sindaco Caligiore non deve offendersi se gli si ricorda che è un sindaco part-time.
Semmai se c’è qualcuno che deve ritenersi offesa è la cittadinanza, verso la quale è lui che ha mancato: avrebbe dovuto dire durate la campagna elettorale che, una volta eletto, avrebbe avuto poco tempo da dedicare alla città a causa del suo lavoro.
Proprio lui che, digiuno di prassi e di attitudine amministrativa, sta dimostrando invece di aver bisogno del doppio del tempo rispetto a qualunque altro attento primo cittadino per assolvere agli oneri che l’amministrazione impone.
Un Sindaco che liquida con un dispregiativo “sperpero” gli investimenti in favore della pubblica istruzione, specie di eccellenza formativa come se ne sono messi in piedi nel passato a Ceccano, dà la misura sia dell’attenzione che sa riservare alla cosa pubblica e sia della scarsa consapevolezza di quali siano realmente le opportunità di crescita di un territorio.
Lo “sperpero” lo vada a raccontare alle decine di laureati che hanno avuto la fortuna di vivere e di studiare nel Campus Universitario a costi molto contenuti, che hanno potuto spendere e far ben valere l’esperienza formativa unica vissuta a Ceccano e che oggi vedono migliorata la loro condizione avendo conquistato impieghi di prestigio nel mondo del lavoro.
Ebbene, "quelli che avrebbero distrutto questo territorio" secondo il Sindaco Caligiore, nei decenni passati si sono spesi ed hanno investito nel futuro, nei giovani e in una migliore e più varia possibile offerta formativa: a Ceccano negli anni novanta c’era un Istituto Professionale e un Istituto Tecnico Commerciale. Al netto degli ultimi 4 anni e mezzo di amministrazione, il bilancio si è chiuso con l’incremento del 100% dell’offerta, con la riuscitissima istituzione dell’istituto Alberghiero e con l’ampliamento prima e l’acquisizione a patrimonio pubblico poi della struttura del Liceo Scientifico, oltre naturalmente all'esperienza universitaria.

 

Le passate amministrazioni possono e, anzi, devono rivendicare con orgoglio questi risultati e tutto l’impegno e la competenza profusi nel loro perseguimento.
Non senza una sottile vena di amarezza, è necessario ricordare che sull'epilogo dell’esperienza universitaria ceccanese tanto ha pesato proprio la scure dell’allora governo nazionale di centro destra, che per intenderci vedeva emergere tra i suoi esponenti di spicco oltre all’On. Gelmini alla Pubblica Istruzione, anche una giovanissima e attivissima Ministro alla Gioventù On. Meloni, tanto cara, ieri come oggi, a Caligiore e alla sua squadra.
E allora tutto si spiega ma vale la pena sottolineare che chi ritiene inutile scommettere ed investire su un futuro migliore per i propri e gli altrui figli, favorendo e sostenendo una seria e autorevole formazione scolastica e universitaria, non è degno di amministrare alcunché, figurarsi la Città di Ceccano.
Il centro sinistra a Ceccano le scuole e le università le ha aperte e le ha sostenute con tutte le sue forze: Caligiore le scuole le chiude per interruzione del flusso idrico. Possibile davvero che nessuno si renda conto che la scuola non possa essere in nessun modo subordinata all'intermittenza del servizio idrico?
Poche decine di euro, qualche serbatoio e l’emergenza sarebbe stata superata. Questa era la formula magica per impedire che i nostri alunni perdessero giorni preziosi di apprendimento. Ma forse non perdere l'occasione per polemizzare con ACEA e obbligare gli alunni a casa è perfino preferibile per chi tenta disperatamente di far credere che il contratto con il gestore, quasi, sia addirittura già rescisso, nonostante però le bollette continuino ad essere puntualmente recapitate.

 

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Lavoro. Da Regione e Governo buone intenzioni, ma non vi sono stanziamenti

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260dall'Ufficio stampa PCI Frosinone - Il Partito Comunista nell’impegno ormai quotidiano, nella ricerca di soluzione relativamente al problema del lavoro, e soprattutto occupazionale in provincia di Frosinone, dopo aver preso visione della deliberazione della Giunta Regionale relativa alla richiesta di riconoscimento del Sistema Locale del Lavoro di Frosinone quale area in situazione di crisi industriale complessa, e del successivo decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che né riconosce lo stato.
Non può non constatare che, anche se tardivamente il problema del lavoro e dell’occupazione torna prioritario nell’agenda regionale, ma se da una parte esprime la propria soddisfazione perché finalmente si prende coscienza della grave situazione occupazionale, il cui livello di gravità rischia di compromettere seriamente lo stesso tessuto sociale.
Non può non denunciare come in entrambi gli atti amministrativi richiamati, l’Atto giuntale della Regione Lazio, e il successivo Decreto del Ministero dell’Economia, oltre alle solite tante buone intenzioni, risulta una scatola vuota non vi si stanziamento fondi.
Ciò come è ovvio impedisce di avere gli strumenti di intervento per una efficace proposta progettuale in grado di essere messa a sistema.
Va riscontrato per altro che anche nella deliberazione della stessa Regione Lazio su proposta dell’assessore Buschini relativamente alla vendita della Società Lazio Ambiente S.P.A. non siano stati previsti strumenti necessari alla salvaguardia dei livelli occupazionali.
Speriamo solo di poter constatare che in entrambe le situazioni si sia trattato di un semplice disguido tecnico, di contro dovremmo prendere atto di come il problema occupazionale non sia nei pensieri dell’Ente.
Confidiamo molto nel ravvedimento della Regione e in entrambe le situazioni, e continuiamo a proporre un impegno di lotta forte, nel mantenere alta la guardia, e continuando a monitorare le situazioni di criticità occupazionale del nostro territorio.

Della Posta Oreste
Segretario provinciale del PCI di frosinone

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Possibile: Censurabile l’inerzia del Governo

Possibile logo 350 260di Coordinamento Comitati Possibile Provincia di Frosinone - SAF: subito assemblea sindaci, conversione ecologica dell’impianto, governance e Presidente con comprovata esperienza.
- MAD: discarica da chiudere e bonificare.
Le dichiarazioni di Civati e Maestri sui silenzi del Governo alle interrogazioni parlamentari sulle discariche nel sud della Ciociaria.
Il 25 Gennaio 2017 è una di quelle date che dovremmo segnare di rosso sul calendario, uno di quei giorni che ha le potenzialità per ribaltare completamente la storia ambientale e politica di un’intera provincia e forse di una regione.
Attenderemo l’evolversi degli eventi nella totale fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine.

Le reazioni dei partiti in provincia

Ben diversa è, invece, la questione politica. Ancora una volta gli altri partiti hanno fatto finta di non vedere nulla: non hanno ascoltato per anni le denunce e le proteste dei comitati ambientalisti, hanno lasciato il sud della provincia in balia dei boss dei rifiuti, hanno avallato politiche regionali umilianti e mortificanti per i cittadini del comprensorio di Roccasecca, San Giovanni Incarico, Colfelice, Arce e Ceprano, hanno sempre preferito alle logiche di efficienza e modernità quelle della mera e spicciola tattica politica.
Mettere al centro del nostro impegno la questione ambientale è stata una scelta chiara, coerente e convinta fin dal primo secondo in cui si è intrapresa l’azione politica. Farlo in provincia di Frosinone significa prima di tutto farlo per poter guardare in faccia, senza rimorsi e vergogna, le generazioni a venire. Abbiamo pensato a questo quando abbiamo presentato una interrogazione parlamentare a risposta scritta e ben tre solleciti riguardo l’ampliamento della discarica di Cerreto, abbiamo pensato a questo quando abbiamo sottolineato come la governance della Saf stesse sbagliando completamente politiche. Chiedevamo a gran voce la distribuzione degli utili sul territorio e l’efficientamento dell’impianto.

L'inerzia del Governo ... e quella della Regione Lazio

Per il Segretario Nazionale Giuseppe Civati ed il deputato Andrea Maestri, intervenuti sul tema è stata "Censurabile l’inerzia del Governo che, dopo oltre un anno dalla nostra interrogazione al Ministro dell'Ambiente Galletti e ben tre solleciti, non si è degnato di dare risposte. Ringraziamo la magistratura e la Direzione Distrettuale Antimafia per aver ascoltato le legittime richieste e preoccupazioni degli abitanti del sud del frusinate per la propria salute e per la tutela del loro territorio” Le ipotesi di reato alla base della imponente operazione messa in campo ieri danno la misura di quanto la situazione ambientale nel territorio sia stata compromessa dal 2002 ad oggi. "E' grazie ai suoi abitanti – prosegue la nota di Civati e Maestri - e anche al lavoro coordinato dal Comitato Possibile Salvador Allende di San Giovanni Incarico, che finalmente si interrompe la devastazione di quel territorio".
Il tempo delle attese, dunque, è finito: chiediamo la convocazione urgente di un’assemblea pubblica dei 91 sindaci della Provincia di Frosinone per discutere del presente e del futuro dell’impianto di Colfelice. La nostra posizione è ben chiara da tempo: conversione ecologica dell’impianto, governance e Presidente con comprovata esperienza nel settore. Per quanto riguarda la discarica, invece, ci sembra sempre più evidente che si debba andare verso la chiusura e alla successiva bonifica nel più breve tempo. Aspettiamo con poca fiducia le reazioni politiche.
Di slogan e di pagliacciate ne abbiamo sentite fin troppe, di populisti da strapazzo anche, poche invece sono state le persone che concretamente hanno cercato al massimo delle loro possibilità di ricercare la verità e di cambiare in fondo e radicalmente le cose. Nessuno può negarci il diritto alla salute, nessuno può pensare di relegare questa splendida terra in un medioevo ambientale.

 
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