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Possibile: Censurabile l’inerzia del Governo

Possibile logo 350 260di Coordinamento Comitati Possibile Provincia di Frosinone - SAF: subito assemblea sindaci, conversione ecologica dell’impianto, governance e Presidente con comprovata esperienza.
- MAD: discarica da chiudere e bonificare.
Le dichiarazioni di Civati e Maestri sui silenzi del Governo alle interrogazioni parlamentari sulle discariche nel sud della Ciociaria.
Il 25 Gennaio 2017 è una di quelle date che dovremmo segnare di rosso sul calendario, uno di quei giorni che ha le potenzialità per ribaltare completamente la storia ambientale e politica di un’intera provincia e forse di una regione.
Attenderemo l’evolversi degli eventi nella totale fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine.

Le reazioni dei partiti in provincia

Ben diversa è, invece, la questione politica. Ancora una volta gli altri partiti hanno fatto finta di non vedere nulla: non hanno ascoltato per anni le denunce e le proteste dei comitati ambientalisti, hanno lasciato il sud della provincia in balia dei boss dei rifiuti, hanno avallato politiche regionali umilianti e mortificanti per i cittadini del comprensorio di Roccasecca, San Giovanni Incarico, Colfelice, Arce e Ceprano, hanno sempre preferito alle logiche di efficienza e modernità quelle della mera e spicciola tattica politica.
Mettere al centro del nostro impegno la questione ambientale è stata una scelta chiara, coerente e convinta fin dal primo secondo in cui si è intrapresa l’azione politica. Farlo in provincia di Frosinone significa prima di tutto farlo per poter guardare in faccia, senza rimorsi e vergogna, le generazioni a venire. Abbiamo pensato a questo quando abbiamo presentato una interrogazione parlamentare a risposta scritta e ben tre solleciti riguardo l’ampliamento della discarica di Cerreto, abbiamo pensato a questo quando abbiamo sottolineato come la governance della Saf stesse sbagliando completamente politiche. Chiedevamo a gran voce la distribuzione degli utili sul territorio e l’efficientamento dell’impianto.

L'inerzia del Governo ... e quella della Regione Lazio

Per il Segretario Nazionale Giuseppe Civati ed il deputato Andrea Maestri, intervenuti sul tema è stata "Censurabile l’inerzia del Governo che, dopo oltre un anno dalla nostra interrogazione al Ministro dell'Ambiente Galletti e ben tre solleciti, non si è degnato di dare risposte. Ringraziamo la magistratura e la Direzione Distrettuale Antimafia per aver ascoltato le legittime richieste e preoccupazioni degli abitanti del sud del frusinate per la propria salute e per la tutela del loro territorio” Le ipotesi di reato alla base della imponente operazione messa in campo ieri danno la misura di quanto la situazione ambientale nel territorio sia stata compromessa dal 2002 ad oggi. "E' grazie ai suoi abitanti – prosegue la nota di Civati e Maestri - e anche al lavoro coordinato dal Comitato Possibile Salvador Allende di San Giovanni Incarico, che finalmente si interrompe la devastazione di quel territorio".
Il tempo delle attese, dunque, è finito: chiediamo la convocazione urgente di un’assemblea pubblica dei 91 sindaci della Provincia di Frosinone per discutere del presente e del futuro dell’impianto di Colfelice. La nostra posizione è ben chiara da tempo: conversione ecologica dell’impianto, governance e Presidente con comprovata esperienza nel settore. Per quanto riguarda la discarica, invece, ci sembra sempre più evidente che si debba andare verso la chiusura e alla successiva bonifica nel più breve tempo. Aspettiamo con poca fiducia le reazioni politiche.
Di slogan e di pagliacciate ne abbiamo sentite fin troppe, di populisti da strapazzo anche, poche invece sono state le persone che concretamente hanno cercato al massimo delle loro possibilità di ricercare la verità e di cambiare in fondo e radicalmente le cose. Nessuno può negarci il diritto alla salute, nessuno può pensare di relegare questa splendida terra in un medioevo ambientale.

 
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Un Renzi bis senza Renzi

Paolo Gentiloni 350di Elia Fiorillo - Ci saranno rimasti molto male i ministri dimissionari Pier Carlo Padovan e Dario Franceschini alla notizia della nomina di Paolo Gentiloni a presidente del Consiglio incaricato. I loro nomi erano circolati nel corso della crisi aperta da Matteo Renzi con le sue dimissioni, dopo la vittoria dei No al referendum confermativo. Ma a ben guardare nessuno dei due poteva andar bene al segretario dei democrat, vero ispiratore del nuovo governo. Il primo, Padovan, troppo tecnico e troppo vicino a Massimo D’Alema, di cui è stato direttore della sua fondazione di cultura politica Italianieuropedi. Franceschini, poi, per converso, troppo politico essendo stato nel passato segretario del Pd. Insomma, nessuno dei due poteva dare a Matteo Renzi garanzie di fedeltà e di linea.

Se, come pare, il dominus del nuovo – si fa per dire – governo resta il presidente del Consiglio uscente, non sarebbe stato più logico una sua riconferma a palazzo Chigi? Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, c’è da scommetterci, le avrà provate tutte per convincere l’ex sindaco di Firenze a rimanere al suo posto. Non c’è stato niente da fare. Nemmeno l’invocazione della delicatezza dell’attuale situazione e la necessità che al comando restasse colui che certe rotte europee e mondiali ben le conosce ha sortito il miracolo.

Certo, sarebbe stato più opportuno una riconferma di Renzi, con gli obiettivi prioritari della riforma elettorale, degli interventi straordinari per il terremoto del Centro Italia e di quello, di tipo diverso, che ha colpito il Monte dei Paschi di Siena ed altri istituti di credito e, in fine, il G7 di Taormina. Ma per il segretario del Pd la strada sarebbe stata ancora più in salita di quella attuale. Le opposizioni, e non solo, ad ogni piè sospinto, gli avrebbero rinfacciato le sue dichiarazioni di “abbandono” se avesse perso il Si. Eppoi, c’è la questione della mediaticità. Matteo Renzi ha spinto oltre misura il piede sull’acceleratore mediatico per provare a far vincere il Si. Non c’è riuscito. E lui ben sa, come anche Silvio Berlusconi d’altronde, che “chi di mediaticità colpisce, di mediaticità perisce”. Meglio, allora, stare fuori dai primi piani televisivi e lavorare dietro le quinte. E di cose da fare ce ne ha proprio tante. In primo luogo il Partito.

Che succederà nel PD?

C’è da provare a bloccare la discesa dal carro di quei “compagni” che non lo vedono più vincitore. Bisogna, allora, al più presto ipotizzare il precorso congressuale che dovrebbe vederlo contrapposto, per il momento, al governatore toscano Enrico Rossi che vorrebbe spostare a sinistra il manubrio della macchina del Pd. Primarie entro febbraio per il segretario dei democratici. All’”avanti tutta” di Matteo rispondono preoccupati i suoi avversari interni: “No al congresso dei potentati locali, del tesseramento gonfiato e soprattutto no alla prova muscolare che Renzi ha in mente. Se è così, le primarie se le fa da solo”.

La resa dei conti all’interno del Partito democratico è vicina. Si misurerà proprio sulle “primarie”. La non partecipazione dell’opposizione interna alle votazioni potrebbe essere l’anticamera della scissione, sempre negata dalla minoranza. I tempi e le situazioni cambiano però.

Il fronte vittorioso del No, Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, chiedono a gran voce l’andata alle urne. Per loro è importante “battere il ferro finché è caldo”, sicuri che le elezioni manderebbero a gambe all’aria l’attuale maggioranza.

Nella delicata situazione in cui versa il Paese le forze politiche dovrebbero essere più attente agli interessi generali che ai tornaconti elettorali. Un governo d’unità nazionale probabilmente sarebbe stata la migliore medicina per affrontare la situazione post-referendum. Al di là delle congetture, vere o presunte che siano, non è detto che il governo Gentiloni si limiterà ad eseguire gli ordini del segretario dei democrat. Quando sei sulla scena governativa non puoi stare sempre a leggere la parte che il “gobbo” riporta, proprio perché c’è bisogno di recitare a soggetto. E Paolo Gentiloni, forte della sua storia politica, avendo avuto un’educazione cattolica e militato nel Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS) e poi nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo e frequentato e collaborato con personaggi politici come Mario Capanna, Luciana Castellina, Francesco Rutelli, da tutti considerato “un moderato”, qualche sorpresa potrebbe pur darla. Staremo a vedere.

 
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Le occasioni perse del Governo Renzi

camera dei deputatidasinistraitaliana.si - Social Compact. Una terapia shock contro le disuguaglianze
Riproponiamo oggi perchè non ha avuto la dovuta attenzione, essendo stato presentato durante la campagna referendaria, un pacchetto di proposte sui temi del lavoro, delle pensioni e della sanità. Una terapia shock contro le disuguaglianze, con un investimento di risorse, le stesse che il governo ha buttato via negli ultimi anni senza ottenere nulla. Si chiama “Social compact”, la contromanovra di Sinistra Italiana che manda in soffitta il Fiscal compact e l’obbligo di rispettare il tetto del tre per cento con l’obiettivo di togliere l’Italia dalle secche di una ripresa che non arriva mai. Le proposte della sinistra sono state presentate in una conferenza stampa a Montecitorio dai capigruppo di Camera e Senato Arturo Scotto e Loredana De Petris, da Marco Furfaro e Stefano Fassina. (per continuare a leggere completata una pagina, vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Green New Deal
  2. Lavoro...
  3. Pensioni...
  4. Risorse

“Green New Deal” di 12 miliardi annui

“Ci dipingono come quelli che dicono sempre no – ha affermato Scotto – e noi in effetti no diremo al referendum costituzionale. Ma noi siamo soprattutto quelli che vogliono una svolta. Il Def è solo un volantino di propaganda ma la stagione della propaganda deve finire. Per questo noi vogliamo un social compact“
Tra le proposte presentate dalla sinistra, l’adozione di un vero e proprio piano “Green New Deal” di 12 miliardi annui, basato su investimenti pubblici (il 45 % dei quali nel Mezzogiorno) per la messa in sicurezza del territorio, il miglioramento delle periferie urbane, le bonifiche anti-inquinamento ed altri interventi a forte impatto ambientale e sociale.
A queste misure vanno aggiunti un programma di 2 miliardi per il potenziamento dei treni dei pendolari e il reddito minimo per indigenti e disoccupati di altri tre miliardi.
Tra le altre proposte della sinistra, la stabilizzazione dei precari della scuola, l’aumento delle risorse per la sanita’, l’aumento a 600 euro delle pensioni minime, la revisione della legge Fornero con la possibilita’ di andare in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi, gli sconti fiscali per i lavoratori a partita Iva.
Il “social compact” sara’ finanziato con il contrasto all’evasione fiscale, la reintroduzione della Tasi per il 10 per cento delle abitazioni, lo stop al taglio dell’Ires (da solo vale 12 miliardi), il taglio delle spese militari, la web tax e con uno sforamento dell’un per cento del deficit programmato.
“La manovra del governo – ha sostenuto Fassina – e’ del tutto inadeguata:ha un impianto basato sulla svalutazione del lavoro e sulla concessione di qualche bonus elettoralistico, come gli intereventi sulle pensioni minime. La nostra proposta invece sposta l’accento sulla domanda pubblica, con investimenti produttivi che sarebbero ossigeno per la ripresa. Sforiamo il 3%, ma il nostro sforamento e’ circoscritto e temporaneo, e porterebbe a un aumento del Pil nel triennio. Noi diciamo al governo: basta con le chiacchiere. Se Renzi vuole davvero invertire la rotta lo faccia con atti concreti, a partire dalle nostre proposte e noi appoggeremmo la sua battaglia in Europa.
LE NOSTRE PROPOSTE. NEL PAESE CRESCONO LE DISUGUAGLIANZE, LA DISOCCUPAZIONE E LE POVERTÀ

Artigiani commercianti Manager 350 260

· Il 57% dei giovani italiani sotto i 25 anni è precario (dati Ocse). In dieci anni il tasso di occupazione giovanile è crollato. Per gli over-55 la disoccupazione di lungo termine è la condizione del 65% dei senza lavoro. Il Jobs Act non sembra avere prodotto risultati significativi se non quelli di regalare risorse alle imprese. Per chi, invece, ha un’occupazione i salari diminuiscono. Neanche il bonus di 80 euro ha dato slancio ai consumi.
· Più di 4,6 milioni di persone sono in condizione di povertà assoluta, mentre 8,3 milioni di italiani sono in povertà relativa.
· 11 milioni di italiani rinviano le cure o vi rinunciano del tutto perché non ce la fanno a pagarsele o per carenze delle strutture di offerta.
· 2 milioni di famiglie italiane sono a vario titolo in condizione di disagio abitativo.
· La precarietà dei giovani prepara l’avvento di un’intera generazione di pensionati poveri.
· Nella classifica dei 34 Paesi più industrializzati del mondo, l’Italia è ultima per numero di giovani laureati e quartultima per soldi investiti nell’università in rapporto al Pil, mentre diminuiscono gli iscritti alle università.
Per sbloccare l’Italia, proponiamo una manovra triennale complessiva per il lavoro, l’istruzione, i diritti sociali e il contrasto alle disuguaglianze, con un impegno di circa 30 miliardi annui: un vero e proprio “Social compact” che mandi definitivamente in soffitta il Fiscal Compact.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Lavoro ...")

LAVORO, ISTRUZIONE, SANITA'

1. LAVORO

Serve un Green New Deal triennale per il lavoro pari a un punto di Pil di spese in deficit (16 miliardi) superando le regole dell’austerità imposte dalla UE.
Proponiamo:
1) l’adozione di un Piano triennale per il lavoro di 12 miliardi annui. Un Programma di investimenti pubblici (di cui una quota pari al 45% riservata al Mezzogiorno con il ripristino della “clausola Ciampi”)per:
manutenzione e messa in sicurezza del territori
miglioramento delle periferie urbane
alla bonifica di zone di territorio compromesso da inquinamento
al recupero di strutture pubbliche da destinare ad uso abitativo, uso sociale e/o produttivo,
l’efficienza energetica negli immobili della Pubblica Amministrazione
costruzione di asili nido, per la messa in sicurezza e l’introduzione della banda larga nelle scuole.
Nell’ambito di questo Piano vanno previste specifiche norme a sostegno dell’occupazione femminile e misure di sostegno per le start up e le imprese promosse da giovani under 35.
2) un Programma per la mobilità sostenibile (2 miliardi di euro annui) per il rinnovo e l’integrazione dello stock di treni per i pendolari e di autobus urbani e extraurbani;
3) una sperimentazione triennale di un reddito minimo per indigenti e disoccupati, portando da 1 a 3 miliardi annui le risorse attualmente previste dal Governo per il contrasto alla povertà.
Partite IVAbuonascuolasiamonoi 350 260
Proponiamo la riduzione dell’aliquota contributiva previdenziale al 24 % per i lavoratori a partita IVA, da finanziare attraverso il gettito derivante dell’applicazione delle disposizioni relative alla “web tax” e alla “digital tax”, per 1 miliardi di euro annui a decorrere dal 1 gennaio 2017.
2. ISTRUZIONE
Per invertire la rotta del declino del nostro Paese, occorre subito un robusto stanziamento di risorse per Università e ricerca, che recuperi i pesantissimi tagli succedutisi a partire dai governi Berlusconi.
Per questo proponiamo un intervento di 3 miliardi annui imperniato su 3 assi:
1) Piano pluriennale di stabilizzazione dei precari della scuola (costo 1.000 mln annui), contestualmente all’introduzione di misure normative che rendano disponibili nuove cattedre, ridefinendo l’attuale rapporto classe-alunni ed elevando l’obbligo scolastico.
2) Incremento delle risorse per il Fondo di finanziamento ordinario dell’Università e per la ricerca pubblica (costo 1.000 mln annui), come primo passo per riportare la spesa italiana per la ricerca verso la media europea.
3) Nuova legge per il diritto allo studio (costo 1.000 mln annui), per garantire su tutto il territorio nazionale:
· intervento sulle borse di studio
· alloggi per gli studenti fuori sede.
· sostegno alla mobilità studentesca.
3. SANITA’
Stiamo assistendo allo smantellamento strisciante del servizio sanitario nazionale, non dichiarato esplicitamente ma non per questo meno grave.
Il Documento di Economia e Finanza del 2016 prevede di ridurre nel periodo 2016-2019 la quota del Pil destinata alla spesa sanitaria dal 6,7% al 6,5%. Noi proponiamo di risalire al 7% del Pil, destinando 5 mld annui di risorse aggiuntive.
Proponiamo di:
a) garantire l’universalità del Servizio sanitario nazionale portando la spesa sanitaria verso il 7% del Pil, recuperando i tagli degli ultimi anni e finanziando adeguatamente i livelli essenziali di assistenza (LEA);
b) sopprimere i super ticket e introdurre misure radicali per ridurre le liste di attesa;
c) sbloccare il turn over nel comparto sanitario.
E di destinare le risorse recuperate dalla lotta alla corruzione e agli sprechi a interventi per:
a) farmaci innovativi e nuove tecnologie, per la cura delle malattie croniche, per la medicina di genere, per l’assistenza ai non autosufficienti, ai senza fissa dimora, ai migranti;
b) garantire il reale diritto all’interruzione volontaria di gravidanza;
c) promuovere politiche di piena inclusione dei cittadini con disabilità e di politiche per il benessere psicologico e psichiatrico.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Pensioni ...")

PENSIONI, CASA

4. PENSIONI
Proponiamo tre assi di intervento:
1) Ricongiunzione tra le varie casse previdenziali
E’ necessario consentire l’unificazione gratuita dei contributi versati in diverse gestioni dai lavoratori. Prevediamo il ritorno alla gratuità della ricongiunzione vigente prima del 1° luglio 2010 con un costo di circa 300 milioni di euro l’anno.
2) Pensione minima di dignità
Una pensione minima di dignità, in luogo dell’assegno sociale (una sorta di reddito minimo garantito per gli anziani), elevando dagli attuali 448,07 euro (2016) per 13 mensilità, a 600 euro (7.800 l’anno), per anziani ultra-sessantacinquenni, come prima tappa per arrivare a garantire a tutti gli anziani il reddito equivalente alla soglia di povertà (circa 760 euro al mese – 9.120 euro all’anno). Costo iniziale pari a 1,7 miliardi annui.
3) Criteri di pensionamento
Si propone un superamento della legge Fornero con un intervento del costo iniziale pari a 4 miliardi annui.
L’obiettivo è l’uscita generale per tutti a 65 anni di età con 35 anni di contributi, fatta salva la possibilità di prosecuzione dell’attività lavorativa su base volontaria, in particolare, per coloro che raggiunta l’età di 65 anni non possiedono i 35 anni di contributi. Inoltre, si propone una riduzione differenziata dell’età pensionistica e degli anni di contributi necessari per una serie di lavori, individuati e caratterizzati in base al tipo e alle specificità di rischio delle mansioni svolte, con la determinazione di coefficiente usurante sulla base di evidenze scientifiche e della medicina del lavoro. Sulla base di tali fattori vanno individuati i periodi di riduzione dell’età lavorativa e dei contributi necessari, senza ricorrere né a penalizzazioni, né all’idea balzana del ‘mutuo pensionistico’.
5. CASA
Le banche italiane sono zavorrate da 198 miliardi di sofferenze lorde.Regionericca unpopoloinmiseria 350 260
Fra queste, almeno 40 miliardi avrebbero una garanzia immobiliare e sarebbero quindi relative a mutui di famiglie in difficoltà o a fallimenti di imprese di costruzioni. Allo stesso tempo è forte la difficoltà di trovare casa, soprattutto nelle grandi città. I redditi di chi lavora sono insufficienti, il lavoro stesso è spesso precario e soprattutto non esiste più una vera disponibilità di edilizia residenziale pubblica.
Abbiamo quindi case vuote che appesantiscono i bilanci delle banche e cittadini che di quelle case avrebbero bisogno.
Noi proponiamo di trasformare un problema in un’opportunità
creando un fondo presso la Cassa Depositi e Prestiti che serva ad acquistare i crediti in sofferenza con sottostante immobiliare all’attuale prezzo di mercato, pari spesso a meno della metà del valore originario.
Se abitate, queste case dovrebbero essere lasciate agli attuali mutuatari, con ristrutturazione del debito.
Se vuote, dovrebbero essere immediatamente messe a disposizione delle graduatorie per l’accesso alla casa.
Ci guadagnerebbe la comunità, ne avrebbero sollievo le famiglie, se ne avvantaggerebbe il sistema economico italiano, finalmente sgravato di una parte delle sofferenze.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Risorse ...")

LE RISORSE

Con l’equità fiscale tramite:
a) il contrasto all’evasione fiscale, a partire da quella dell’IVA, per 6 miliardi dal primo anno di applicazione e più di 40 miliardi a regime. Proponiamo di utilizzare solo 6 miliardi annui per il nostro programma e di destinare il resto dell’incremento di gettito determinato dall’introduzione di queste misure al Fondo per la riduzione della pressione fiscale (Art. 1, co 431 – legge n. 147/13);
b) No alla riduzione dell’aliquote Ires a partire dal 1° gennaio 2017 (un incremento di gettito di circa 12 mld nel triennio);
c) la reintroduzione della Tasi per il 10% delle abitazioni con i valori di mercato più alti (un incremento di gettito di almeno 1 mld annui);
d) una modifica della tassa sulle transazioni finanziarie (estendendola ai derivati – un incremento di gettito di 200 mln annui);
e) una riduzione delle franchigie sulla tassa di successione e l’applicazione di aliquote crescenti (con un incremento di gettito di 500 mln annui);
f) la riduzione e/o la soppressione di alcune agevolazioni fiscali alle imprese per un miliardo all’anno. Le agevolazioni fiscali sono 307 (Allegati A e B alla Tabella 1 delle entrate del Bilancio di previsione per il triennio 2016-2018) per un valore nel 2017 pari complessivamente a 175,7 miliardi;
g) l’obbligo di apertura della partita IVA per gli operatori pubblicitari del web: i soggetti passivi che intendano acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati in siti telematici, anche attraverso centri media e operatori terzi, dovranno acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. Gli spazi pubblicitari in siti telematici ed i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, servizi di search advertising, visualizzabili nel territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio telematico attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, dovranno essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti titolari di partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. Si prevede inoltre una digital tax per contrastare le pratiche elusive delle multinazionali del web (dopo il caso Apple-Irlanda) riguardo il pagamento delle imposte sui profitti (circa 2 mld annui)
Con una Spending review alternativa fondata su:
a) la riduzione o soppressione di alcune spese per armamento per 1,4 mld annui, a partire dagli F35. Si tratta di risorse in conto capitale che potrebberolotte per il lavoro 350 260 coprire spese per investimenti nell’istruzione e la sanità per il triennio 2017-2019;
b) la riduzione per il 2017 e il 2018 di 400 mln di euro del Fondo per esigenze indifferibili (cd. “Fondo Boschi” – Art 1, co 200 legge 190/14);
c) la riduzione e il progressivo azzeramento dei sussidi alle fonti fossili con un programma di decarbonizzazione della nostra economia, anche attraverso un preciso piano di sensibile riduzione, e quindi azzeramento, degli aiuti pubblici e dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, prime responsabili delle emissioni di CO2, dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.
Altre risorse potrebbero esse reperite per finanziare il Green New Deal:
a) con l’utilizzo delle risorse comunitarie
11 miliardi di euro di euro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione della programmazione 2014-2020, non risultano ancora impegnate.
b) con le risorse della Cassa depositi e prestiti
la Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe essere indotta dal Tesoro a costituire un fondo per il finanziamento a tassi agevolati dei programmi del Green New Deal.
c) i fondi pensioni della previdenza complementare
in Italia, tutti i fondi pensioni della previdenza complementare gestiscono un patrimonio di circa 130 miliardi di euro. Il flusso annuo di contributi è di circa 12 miliardi di cui circa il 70% è allocato all’estero. L’allocazione interna è pressoché interamente assorbita dai titoli di stato (27,5%). I Fondi dovrebbero partecipare – con finanziamenti garantiti direttamente o indirettamente dal settore pubblico – al Piano di sviluppo del Paese tramite enti e/o strutture della Pubblica amministrazione o la CDP.
Si consideri, inoltre, che tra le coperture non vengono calcolate le presumibili maggiori entrate fiscali derivanti dalla crescita della domanda interna, legata alle misure di welfare, e dalla crescita del PIL prodotta dall’effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici del Green New Deal. Un aumento degli investimenti di circa 15 miliardi annui può produrre al termine del triennio un aumento del PIL di circa 30 miliardi (assumendo un moltiplicatore degli investimenti pari a 2, prudenziale rispetto alle stime di molti economisti), con una crescita delle entrate fiscali che consentirebbe di riassorbire quasi integralmente l’extra-deficit dell’1% del PIL.

 

 
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"Sulla Costituzione, i banchi del Governo sarebbero dovuti rimanere vuoti."

1e3itvotaNO 350 260Diamo qui di seguito l'intervenuto svolto da Achille Migliorelli nel corso del confronto promosso dai Giovani Democratici di Cassino il giorno 22 luglio 2016 per spiegare le ragioni del “SI” e del “NO” in vista del referendum confermativo dell’autunno prossimo. Ecco il testo dell’intervento.
Achille Migliorelli - “Ritengo utile ricordare, nell’iniziare questo intervento in opposizione alla conferma della legge di revisione costituzionale del Senato, che la Costituzione italiana del 1948, nata dalla Resistenza, si basa sul riconoscimento del pluralismo politico, sul dissenso e sul conflitto, nonchè sui controlli ed il bilanciamento tra i poteri del Parlamento, del Governo e del Presidente della Repubblica. E’ questa la ragione per cui non è tollerabile il prevalere di una Istituzione sull’altra.
Per raggiungere questo imprescindibile obiettivo, la revisione della Costituzione richiede lo svolgimento di un procedimento aggravato, il quale assicuri la più ampia convergenza delle forze politiche.
Questa necessaria premessa permette di fare chiarezza in ordine alle modalità ed alle procedure con cui è avvenuta l’approvazione della legge costituzionale di cui si discute. Tale esigenza di chiarezza consiglia di fare talune riflessioni in vista del referendum confermativo d’autunno.
1.- Il governo non sarebbe dovuto intervenire né nella formulazione del disegno di legge, né nella discussione che ne è seguita, né nel dare indicazione di voto ai deputati e senatori.
Mi piace ricordare due interventi su questo aspetto: il primo, pronunciato il 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente dall’On.le Lelio Basso. Ebbene, l’illustre parlamentare ebbe a dire: “Noi crediamo profondamente in una democrazia così intesa, e noi ci batteremo per questa democrazia. Ma se altri gruppi avvalendosi, come dicevo in principio, di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei principi di parte, volessero darci una Costituzione che non rispecchiasse quella che è la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la libertà e come noi amano la giustizia sociale, se volessero fare una Costituzione di parte, allora avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperderà la vostra inutile fatica”.
Non vi è maggioranza più esigua ed effimera di quella che ha consentito l’approvazione, in seconda lettura, del disegno di legge Renzi-Boschi. Non è fuori luogo ricordare che, senza i voti di Verdini e soci, tale maggioranza non ci sarebbe neppure stata.

Dossetti già nel '94

Né è possibile ignorare che, nell’aprile del 1994, in una lettera al Sindaco di Bologna, Giuseppe Dossetti, altro prestigioso protagonista in seno all’Assemblea Costituente, scrisse: “Si tratta di impedire a una maggioranza, che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo, di mutare la Costituzione: si arrogherebbe un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un autentico colpo di Stato”.
Il riferimento all’esigenza che a provvedere fosse una Camera eletta con il sistema proporzionale, trova piena giustificazione nel fatto che, nella Camera dei Deputati eletta nel 2013 (in virtù della legge elettorale illegittima), fossero presenti circa 300 deputati (su 630) appartenenti al gruppo P.D.; il quale poteva, invece, aspirare ad una rappresentanza non più numerosa di 195 membri, se il sistema di elezione fosse stato proporzionale.
Non mi soffermo, pertanto, sulla legittimazione di questo Parlamento e di questa maggioranza – raccogliticcia e formata da una accozzaglia di trasformisti, preoccupati solo di salvaguardare la loro munifica poltrona di parlamentari –, scaturita da una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Sarebbe assai facile dimostrare quanto attuali e sacrosante siano le considerazioni di Dossetti.
Nello stesso tempo, non posso non ricordare le parole di Piero Calamandrei, il quale ebbe a dire che, in occasione della discussione sulla Costituzione, i banchi del Governo sarebbero dovuti rimanere vuoti.
Nel nostro caso, invece, il disegno di legge reca le firme di Renzi, Presidente del Consiglio, e della Boschi, Ministro per le riforme costituzionali. Inoltre, dal Governo sono stati utilizzati tutti i mezzi – regolamentari e non – per impedire il necessario confronto e le eventuali intese sui punti più controversi (elezione diretta dei senatori; chiarezza intorno alla composizione ed alle funzioni del nuovo Senato; definizione del procedimento legislativo; precisazione dei rapporti tra lo Stato e gli Enti territoriali; disciplina degli organi di garanzia; emanazione dello statuto delle opposizioni, etc.).
2.- Non è dato comprendere come un Parlamento delegittimato, in quanto eletto con una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, ed un Governo “abusivo” abbiano deciso di rivedere 47 articoli della Costituzione e di stravolgere il sistema politico-istituzionale. Ricordo a chi se ne fosse dimenticato che il risultato elettorale del 2013 è stato permesso e favorito proprio da una legge elettorale, che ha attribuito alla coalizione di centrosinistra un premio di maggioranza drogato e che il Parlamento eletto operava in regime di “prorogatio”, idoneo a consentire la sola ordinaria amministrazione e non certamente un procedimento di revisione costituzionale. Ciò significa che, varata una nuova legge elettorale e assicurati gli indispensabili interventi di natura economica, si sarebbe dovuto andare a nuove elezioni.
3.- Il referendum – anche se definito confermativo – ha, comunque, valore oppositivo, in quanto richiesto da un quinto dei parlamentari, che in ciascuna Camera si sono opposti alla emanazione della legge di revisione della Costituzione. Non ha, allora, ragione di esistere il ricatto plebiscitario che Renzi e la Boschi pretendono di attribuirgli. Affermano, infatti, ambedue i (ri)costituenti che simul stabunt, simul cadent. E prefigurano uguale sorte anche per il Governo e per la legislatura.
Un appassionato “NO” deve riempire le piazze e, in autunno, le urne. Sarà, così, possibile preparare una risposta alla disaffezione verso la politica ed al populismo, perché nasca una politica nuova e bella, capace di battere il trasformismo di Verdini e la supina accettazione dei ricatti e dell’arroganza del piccolo duce di Rignano.

 
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"Sulla Costituzione, i banchi del Governo sarebbero dovuti rimanere vuoti."

1e3itvotaNO 350 260Diamo qui di seguito l'intervenuto svolto da Achille Migliorelli nel corso del confronto promosso dai Giovani Democratici di Cassino il giorno 22 luglio 2016 per spiegare le ragioni del “SI” e del “NO” in vista del referendum confermativo dell’autunno prossimo. Ecco il testo dell’intervento.
Achille Migliorelli - “Ritengo utile ricordare, nell’iniziare questo intervento in opposizione alla conferma della legge di revisione costituzionale del Senato, che la Costituzione italiana del 1948, nata dalla Resistenza, si basa sul riconoscimento del pluralismo politico, sul dissenso e sul conflitto, nonchè sui controlli ed il bilanciamento tra i poteri del Parlamento, del Governo e del Presidente della Repubblica. E’ questa la ragione per cui non è tollerabile il prevalere di una Istituzione sull’altra.
Per raggiungere questo imprescindibile obiettivo, la revisione della Costituzione richiede lo svolgimento di un procedimento aggravato, il quale assicuri la più ampia convergenza delle forze politiche.
Questa necessaria premessa permette di fare chiarezza in ordine alle modalità ed alle procedure con cui è avvenuta l’approvazione della legge costituzionale di cui si discute. Tale esigenza di chiarezza consiglia di fare talune riflessioni in vista del referendum confermativo d’autunno.
1.- Il governo non sarebbe dovuto intervenire né nella formulazione del disegno di legge, né nella discussione che ne è seguita, né nel dare indicazione di voto ai deputati e senatori.
Mi piace ricordare due interventi su questo aspetto: il primo, pronunciato il 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente dall’On.le Lelio Basso. Ebbene, l’illustre parlamentare ebbe a dire: “Noi crediamo profondamente in una democrazia così intesa, e noi ci batteremo per questa democrazia. Ma se altri gruppi avvalendosi, come dicevo in principio, di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei principi di parte, volessero darci una Costituzione che non rispecchiasse quella che è la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la libertà e come noi amano la giustizia sociale, se volessero fare una Costituzione di parte, allora avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperderà la vostra inutile fatica”.
Non vi è maggioranza più esigua ed effimera di quella che ha consentito l’approvazione, in seconda lettura, del disegno di legge Renzi-Boschi. Non è fuori luogo ricordare che, senza i voti di Verdini e soci, tale maggioranza non ci sarebbe neppure stata.

Dossetti già nel '94

Né è possibile ignorare che, nell’aprile del 1994, in una lettera al Sindaco di Bologna, Giuseppe Dossetti, altro prestigioso protagonista in seno all’Assemblea Costituente, scrisse: “Si tratta di impedire a una maggioranza, che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo, di mutare la Costituzione: si arrogherebbe un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un autentico colpo di Stato”.
Il riferimento all’esigenza che a provvedere fosse una Camera eletta con il sistema proporzionale, trova piena giustificazione nel fatto che, nella Camera dei Deputati eletta nel 2013 (in virtù della legge elettorale illegittima), fossero presenti circa 300 deputati (su 630) appartenenti al gruppo P.D.; il quale poteva, invece, aspirare ad una rappresentanza non più numerosa di 195 membri, se il sistema di elezione fosse stato proporzionale.
Non mi soffermo, pertanto, sulla legittimazione di questo Parlamento e di questa maggioranza – raccogliticcia e formata da una accozzaglia di trasformisti, preoccupati solo di salvaguardare la loro munifica poltrona di parlamentari –, scaturita da una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Sarebbe assai facile dimostrare quanto attuali e sacrosante siano le considerazioni di Dossetti.
Nello stesso tempo, non posso non ricordare le parole di Piero Calamandrei, il quale ebbe a dire che, in occasione della discussione sulla Costituzione, i banchi del Governo sarebbero dovuti rimanere vuoti.
Nel nostro caso, invece, il disegno di legge reca le firme di Renzi, Presidente del Consiglio, e della Boschi, Ministro per le riforme costituzionali. Inoltre, dal Governo sono stati utilizzati tutti i mezzi – regolamentari e non – per impedire il necessario confronto e le eventuali intese sui punti più controversi (elezione diretta dei senatori; chiarezza intorno alla composizione ed alle funzioni del nuovo Senato; definizione del procedimento legislativo; precisazione dei rapporti tra lo Stato e gli Enti territoriali; disciplina degli organi di garanzia; emanazione dello statuto delle opposizioni, etc.).
2.- Non è dato comprendere come un Parlamento delegittimato, in quanto eletto con una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, ed un Governo “abusivo” abbiano deciso di rivedere 47 articoli della Costituzione e di stravolgere il sistema politico-istituzionale. Ricordo a chi se ne fosse dimenticato che il risultato elettorale del 2013 è stato permesso e favorito proprio da una legge elettorale, che ha attribuito alla coalizione di centrosinistra un premio di maggioranza drogato e che il Parlamento eletto operava in regime di “prorogatio”, idoneo a consentire la sola ordinaria amministrazione e non certamente un procedimento di revisione costituzionale. Ciò significa che, varata una nuova legge elettorale e assicurati gli indispensabili interventi di natura economica, si sarebbe dovuto andare a nuove elezioni.
3.- Il referendum – anche se definito confermativo – ha, comunque, valore oppositivo, in quanto richiesto da un quinto dei parlamentari, che in ciascuna Camera si sono opposti alla emanazione della legge di revisione della Costituzione. Non ha, allora, ragione di esistere il ricatto plebiscitario che Renzi e la Boschi pretendono di attribuirgli. Affermano, infatti, ambedue i (ri)costituenti che simul stabunt, simul cadent. E prefigurano uguale sorte anche per il Governo e per la legislatura.
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“Governo, enti locali e imprese: nuove frontiere per lo sviluppo”

logoconfimprese 350 260da ConfimpreseItalia - “Governo, enti locali e imprese: nuove frontiere per lo sviluppo”. È il titolo del convegno che si svolgerà domani, giovedì 21.07.2016, alle ore 17.30 presso la Camera di Commercio di Frosinone.
Un appuntamento voluto e organizzato da “Cittadini per l’Italia” e ConfimpreseItalia che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti del mondo imprenditoriale e delle pubbliche amministrazioni. Tra gli altri è previsto anche l’intervento del Viceministro dell’Economia e Finanze on. Enrico Zanetti.
“Si tratta di un convegno che permetterà di delineare le nuove strategie che possano consentire un maggior sviluppo della provincia di Frosinone – ha affermato il Presidente di ConfimpreseItalia dott. Guido D’Amico – In questo momento è fondamentale che si faccia squadra e si crei una filiera che unisca le istituzioni (dal Governo agli Enti locali), le associazioni di categoria e le imprese. Solo in questo modo si potranno predisporre i dovuti interventi che consentiranno al territorio di uscire definitivamente dalla recessione e cominciare a percorrere la strada della ripresa”.
“Un incontro che rappresenta un momento di confronto particolarmente importante – ha aggiunto il segretario provinciale di Cittadini per l’Italia Paolo Castaldi – Dal Governo alle associazioni di categoria fino agli enti locali e alle imprese si potrà discutere delle aree che necessità di particolari interventi e di un maggior supporto da parte delle pubbliche amministrazioni per garantire quella ripresa che tutti, da molto tempo, attendono. Questo è lo spirito con cui abbiamo deciso, insieme a ConfimpreseItalia, di realizzare questo convegno”.

 
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Acqua pubblica: oggi fermiamo il decreto Madia

acquapubblica 2si 350 260dal Comitato Acqua Pubblica Frosinone - Acqua Pubblica - Buon compleanno referendum! 5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia! In questi giorni il referendum sull'acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni. Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l'esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persisente mobilitazione del movimento per l'acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.

Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, oltre 26 milioni di persone si recarono alle urne per bloccare il progetto del Governo Berlusconi di definitiva privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali.

10 giorni prima della scadenza referendaria l'allora Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, pubblicava sul suo profilo Facebook il seguente post: “Referendum. Vado a votare sì all’acqua pubblica ...".

Ora Matteo Renzi è Segretario del PD, Presidente del Consiglio e il PD è il principale partito di maggioranza. Quali migliori condizioni per attuare l'esito referendario e rispettare la volontà popolare?
Ma qual'era la volontà popolare?

Così la riassumeva la Corte costituzionale: "rendere estranei alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua." Invece il Governo ha deciso di muoversi lungo una direzione contraria, soprattutto con i decreti attuativi della legge Madia, i cui obiettivi espliciti, riportati nella relazione di accompagnamento, sono “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” e il “rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”.

Il decreto Madia sui servizi pubblici locali vieta, inoltre, la gestione pubblica per i servizi a rete, quindi acqua inclusa, e ripristina l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato. E' significativo che proprio mentre milioni di italiane e italiani stanno per votare le future amministrazioni delle loro città, il Governo discuta un decreto che, di fatto, viola l'art. 75 della Costituzione e sposta la gestione dei servizi pubblici dai consigli comunali ai consigli di amministrazione. Bloccare questo progetto è innanzitutto una questione di democrazia.

Per cui in questi giorni sono in programma decine di iniziative diffuse sui territori e prosegue la raccolta firme sulla petizione popolare per il ritiro di questi decreti nell'ambito del “Firma Day” promosso dalla campagna sui referendum sociali e costituzionali. Inoltre, come movimento per l'acqua, contestiamo lo stravolgimento della legge per la ripubblicizzazione dell'acqua compiuta dalla maggioranza alla Camera il 20 Aprile scorso.

Per questo nei giorni in cui ricorre il 5° compleanno del referendum nelle iniziative in programma intendiamo ribadire la richiesta di ritiro immediato del decreto Madia e il ripristino del testo originario della legge per l'acqua.

Roma, 10 Giugno 2016.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

e-mail cell. 340 4921168

Fb: COMITATO PROVINCIALE ACQUA PUBBLICA FROSINONE

Web: http://www.acquabenecomune.org

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Luca Frusone replica a Simone Costanzo: "al Governo c’è il PD e non il Movimento 5 Stelle"

movimento 5 stelle bandiera 350 260dall'Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone, M5S - «Costanzo ha centrato il problema dell’Italia: al Governo c’è il PD e non il Movimento 5 Stelle». Così risponde il Deputato Frusone del Movimento 5 Stelle che prosegue incalzando: «Il PD è al Governo con un premio di maggioranza incostituzionale e alleandosi con Verdini che ha più processi che elettori. Lo stesso Verdini che era un mostro quando governava con Berlusconi ma ora è utile per far passare nefandezze come la riforma costituzionale o il jobs act». Il jobs act poi è messo sotto la lente dal Deputato: «La tanto chiacchierata riforma di Renzi ha dimostrato il suo fallimento con un meno 77% dei contratti a tempo indeterminato rispetto all’anno scorso e la nostra Provincia ha bisogno proprio di lavoro e non di chiacchiere, per questo abbiamo proposto un reddito di cittadinanza in regione ma la proposta si è fermata per volere del PD, perché il PD il reddito di cittadinanza non lo vuole e questo ci è stato purtroppo ripetuto più e più volte».

Frusone ricorda altre proposte fatte proprio per il territorio dal Movimento 5 Stelle come la proposta di legge sul registro tumori: «Abbiamo proposto la legge in Regione sul Registro tumori che grazie a una dura battaglia in aula, siamo riusciti a far approvare all'unanimità, ma dopo un anno la legge non è stata ancora finanziata, questo perché il PD non vuole trovare i soldi per quella legge. Il risultato è che non c’è ancora un registro tumori regionale richiesto da tanti cittadini che vorrebbero invece un monitoraggio chiaro e preciso delle patologie tumorali, dato l'aumento anno dopo anno di decessi nella nostra provincia. Un inquinamento che ci sta uccidendo, ma che al PD a quanto pare non interessa approfondire. Vogliamo poi parlare della proposta d'iniziativa popolare sull'acqua pubblica che stiamo portando avanti in Regione? Che dire, il PD continua a prendere tempo, rimandando continuamente la discussione in aula. Mi piacerebbe, dunque, che il PD iniziasse a lavorare in modo responsabile e collaborativo all'interno delle istituzioni e la smettesse di perdere tempo in inutili querelle che non servono a nessuno, tantomeno ai cittadini». Il Deputato pentastellato conclude dicendo che «Noi non attacchiamo la politica, attacchiamo chi fa finta di fare politica interessandosi solo ai fatti propri e non alla comunità. Non corriamo dietro le elezioni o i sondaggi, a noi interessa far attivare i cittadini, creare una classe cittadina informata, attiva e slegata dal voto di scambio.»

 
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Il Governo garantisca: ai lavoratori Ilva di Patrica stesso trattamento degli altri dipendenti del Gruppo

Ilva Patrica 31lug15 350 260dall'Ufficio Stampa del Deputato Nazzareno Pilozzi - “Un passo avanti a tutela dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Patrica, ora vigileremo sui provvedimenti concreti da parte del Governo e degli Organi commissariali”, è la dichiarazione di Nazzareno Pilozzi, deputato del Partito Democratico, in seguito all'approvazione di un Ordine del Giorno alla Camera, sottoscritto anche dall’On. Frusone, che chiede al Governo di garantire ai lavoratori dello stabilimento ciociaro gli stessi ammortizzatori sociali previsti per tutti gli altri lavoratori dell’Ilva in Italia.

Con la conversione in legge del Decreto sull’Ilva, il Governo ha stanziato i fondi necessari per consentire il mantenimento dei posti di lavoro e delle attività dell’industria siderurgica fino al termine del processo di cessione dell’impresa da parte degli organi commissariali. “Senza questo provvedimento - continua Pilozzi - avremmo rischiato seriamente di mettere in pericolo il lavoro dei circa 11.000 dipendenti Ilva, oltre quelli dell’indotto.

Impedire che scada la mobilità senza certezze economiche per il futuro

“Il problema è dovuto al fatto che, per molti lavoratori Ilva di Patrica, sono in scadenza i termini della mobilità dopodiché rimarranno senza alcun tipo di sostegno economico e certezze per il futuro. Per questo motivo, durante l’incontro di lunedì presso l’amministrazione provinciale, mi ero impegnato con i lavoratori a intervenire presso il Governo per garantire ai lavoratori ciociari lo stesso trattamento degli altri dipendenti del Gruppo”.

"Voglio ringraziare il collega Frusone del M5S per aver sottoscritto l’OdG. Su un tema fondamentale come la tutela dei lavoratori, non possono esserci divisioni politiche tra i rappresentanti del territorio. Insieme vigileremo affinché il Governo dia un seguito concreto all'impegno assunto in Aula” conclude Pilozzi.

Paola Paniccia
Collaboratore parlamentare On. Nazzareno Pilozzi

 
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I Deputati di "Possibile" interrogano il Governo sulla discarica di Cerreto

Possibile logo 350 260dall'Uffico Stampa di "Possibile" Frosinone - Interrogazione parlamentare deputati Possibile sulla discarico di Cerreto. Va avanti spedita l’azione di Possibile nel rilancio del territorio meridionale della provincia di Frosinone seriamente minacciato da una gestione antica dei rifiuti che, con la richiesta di un ulteriore invaso nella discarica di Cerreto, rischia di scendere un ulteriore gradino verso il basso ma soprattutto minaccia seriamente la salute dei cittadini.
L’azione di Possibile, concordata con i comitati ambientalisti, fino ad oggi si è orientata principalmente su due direzioni. La prima ha riguardato il lavoro di supporto concreto al coordinamento delle associazioni anche nella fase di creazione delle osservazioni, basate su precise considerazioni scientifiche, presentate nella Conferenza dei Servizi indetta dalla Regione Lazio lo scorso 5 novembre. La seconda ha interessato un prezioso lavoro di raccolta dati per informare i vertici istituzionali del partito.
In quest’ottica gli Onorevoli Civati, Brignone e Maestri, nel corso del Road Show di Possibile svoltosi a Frosinone lo scorso 11 novembre, presero l’impegno di seguire da vicino la questione discarica di Cerreto segnalata con precisione dal Comitato “Salvador Allende” dell’Antica Terra di Lavoro.

 

L'interrogazione al Governo

Conseguentemente a quell’impegno il gruppo parlamentare di Possibile ha formulato una interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e a quello della Sanità Beatrice Lorenzin sull’ampliamento della discarica di Cerreto. Nel testo molto circostanziato (Primo firmatario Andrea Maestri, seguito da Brignone e Pastorino; Civati è a New York), si chiede se il Governo sia a conoscenza della situazione e delle legittime richieste e preoccupazioni degli abitanti del Frusinate per la propria salute e per la tutela del loro territorio e, nell'ambito delle sue competenze, quali iniziative intendano assumere per approfondire i dati diffusi a seguito del sopralluogo congiunto del nucleo operativo ecologico e dell'Arpa Lazio, messi in dubbio dalla regione Lazio.
Sarà cura di Possibile sollecitare la risposta del Ministro interrogato e al Presidente della Camera, trascorsi i venti giorni previsti.
Ci auguriamo che la nostra azione parlamentare possa essere supportata da tutti i rappresentanti locali dei vari schieramenti politici: crediamo infatti che la difesa del territorio vada ben oltre le bandiere di partito e auspichiamo che presto giungano nuove adesioni a questa battaglia. Fino a questo momento, infatti, abbiamo registrato in troppi casi un inaccettabile silenzio.

Comitato Possibile “Salvador Allende” Terra di Lavoro

 

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