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Renzi: capo del Governo e del PD

Merkel-Renzidi Donato Galeone - Siamo al 21 marzo, nella stagione di primavera e dalla prima quindicina del mese con le decisioni del Consiglio dei Ministri del pomeriggio del 12 marzo alle dichiarazioni di prima e dopo le trasferte estere di Parigi e Berlino del nostro Primo Ministro Matteo Renzi e, ieri, anche con la sua prima partecipazione al Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo a Bruxelles.
Queste visite estere, oltre quelle alle scuole italiane, del nostro dinamico primo Ministro - obbligate da prassi e rapporti diplomatici di primo insediamento – sono state più commentate dalle colorite e folcloristiche battute su "esami da fare e somari che non apprendono" o sulle dichiarazioni che "non andiamo col cappello in mano o chiedere elemosine" - noi italiani - ad altri cittadini e paesi europei e neppure per svenderci con l'euro.
Io penso, forse non solo quale iscritto al PD, di non sottovalutare il basso profilo di queste ripetute battute sia verso chi le pronuncia e sia nei confronti di chi le raccoglie, per polemica o strumentalmente, distogliendoci - volutamente - da disfatte socioeconomiche reali che hanno colpito e ridotto, in carenza di lavoro nel nostro Paese, la dignità di milioni di persone.

Diciamocelo con determinazione e convinzione che quelle parole - probabilmente - non favoriscono e ne costruiscono una immagine di rispetto nazionale, anzi, estendono e alimentano richiami di indignazione a fronte di un allarme lavoro giovanile che in Italia ha raggiunto quota disoccupazione del 42,4% e, contestualmente, proprio nell'area euro, se la disoccupazione resta invariata al 12%, in Italia sale di 0,2 punti e raggiunge nel gennaio 2014 la più alta percentuale del 12,9% che favorisce, giorno dopo giorno, le condizioni personali e famigliari di povertà.
Questi drammatici consuntivi non possono ridursi a disinvolte e farsesche battute ma sono disagi sociali dell'oggi che si vivono, non disgiunti, dalla ripresa della cassa integrazione che segna un + 5,3% rispetto a febbraio del 2013 e dalla crescita di domande per disoccupazione del +9,6% a seguito della cessazione di attività produttive e di lavoro(fonte Ocse di Parigi del 13 marzo 2014).
Le interruzioni del lavoro produttivo ed il sostegno di sopravvivenza al reddito - con le casse integrazioni - che vengono erogate con notevoli ritardi nella Provincia di Frosinone, raggiungono livelli di disoccupazione maggiori sia rispetto alle altre Provincie laziali che nella dimensione nazionale del centro nord ed è molto vicina, volta a volta, ai livelli dei senza lavoro del sud-Italia.

E appare tanto lento ed incerto il lavoro nel basso Lazio quanto non puntuale, sia l'annunciare che il procedere, dall'agosto ad oggi, dell'Accordo di Programma per l'area Frosinone-Anagni, pur aggiornato dal crono-programma del 13 febbraio 2014 e dai Bandi pubblici attesi da interessati operatori, imprese singole o associate, preferibilmente, in rete.
Questi previsionali interventi potrebbero integrarsi con i tempi esecutivi del "piano Fiat-Chrysler" annunciato - entro maggio – a seguito della ristrutturazione aziendale per il rilancio Alfa, indotto dell'auto e del comparto metalmeccanico nell'area Cassino, contestuale, all'avvio graduale del rientro in fabbrica dei cassintegrati, riprendendo il lavoro produttivo e riequilibrando i redditi di sopravvivenza del cassintegrato.
Previsione di lavoro a tutt'oggi solo potenziale - da verificare in certezze visibili – con il rilancio della occupazione produttiva e la ricollocazione dei lavoratori provenienti dalle aziende in crisi mediante politiche attive del lavoro – se promosse a livello regionale - programmabili entro maggio 2014 e se agevolate dalle conoscenze consapevoli nella misura degli incentivi agli investimenti certi
delle imprese dichiaratesi disponibili a stabilizzarsi, in tempi indeterminati, tanto nell'area frusinate quanto nella certezza di altrettanti tempi indeterminati delle modalità contrattuali dei rapporti di lavoro.
Per rendere certe le previsioni richiamate occorre ridurre tutti quelli annosi tempi lunghi procedurali e adempimenti a carico delle imprese: con le semplificazioni delle comunicazioni dovute alla pubblica amministrazione e con l'assumere conseguenti impegni cogenti, non da rinvio in rinvio, ai livelli istituzionali di Regione Lazio, Ministero Sviluppo Economico e Ministero Lavoro.

Rendere ravvicinati, con altrettanti azioni cogenti, gli obiettivi mirati al superamento di incertezze e dare fattibilità ed esecutività con l'attivazione temporale prevista nell'Accordo di Programma Frosinone-Anagni-Fiuggi tanto con le rappresentanze nazionali e locali delle Associazioni Sindacali dei lavoratori e Associazioni delle imprese quanto coinvolgendo l'associazionismo territoriale che sono le essenziali fondamenta costituzionali di partecipazione, nell'esercizio della democrazia sindacale, politica ed economica nei mondi vitali di un Paese democratico.
Rilevo, però, che la parola mirata al cambiamento - in velocità - del mio Segretario-Presidente coincide, spesso, anche con i prevalenti richiami personali di se stesso (ci metto la faccia) e ancor più verso altri nella certezza di un decisionismo assolutistico solo formale quanto obbligato a dire "ascoltiamo tutti, compresi Confindustria,CGIL-CISL-UIL ma decidiamo noi, perché, quello che c'è da fare lo sappiamo e lo faremo pensando ai cittadini".
Io penso che il Segretario del PD, al quale invierò queste mie riflessioni, poi confermato primo Ministro - Presidente del Consiglio di un Governo - sostenuto dalla maggioranza parlamentare di Camera e Senato della Repubblica, sembra non gradire proposte diversificate e neppure sembra non ricercare metodologie propositive da confrontare e condivisibili o meno pur non gradendo la sperimentata metodologia di concertazione tra rappresentanze di lavoratori e parti sociali associate.

Rilevo che il mio Segretario del PD tende a superare, nel suo fare dinamico personale, queste metodologie essenziali per regolare i contenuti dei rapporti di lavoro e non perde occasioni per provocare e replicare - spesso irriguardosamente e sgradevolmente – su queste stesse e complesse tematiche del lavoro che richiedono coesione sociale - possibile - nella previsione di crescite produttive in tempi certi occupazionali e posti veri di lavoro, contrattati e partecipati, al fine di contenere la esplosiva drammaticità dell'occupazione giovanile e non continuando, invece, a ritenere soddisfacenti quanto gradite ai lavoratori le nuove norme sul lavoro decretate il 12 marzo - replicando - che "non significa dare più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare ed a me interessano loro non gli addetti ai lavori che siano sindacalisti o le associazioni di categoria".

In verità, lo scrivo con disagio, mi attendevo e pensavamo di apprendere dal comunicato di Palazzo Chigi, del 12 marzo, qualcosa di diverso dopo le ripetute anticipazioni delle ultime settimane e, finalmente decretare, il "contratto unico di inserimento a tempo indeterminato" che avrebbe sostituito le numerose tipologie di contratto di lavoro precario esistenti o almeno quelle più influenzate da logiche di "mercificazione, frammentazione banalizzazione del lavoro" perché i giustificati e motivati "contratti a termine" sono già regolati dalle leggi e non saranno "quel fino ai 36 mesi" una novità, anzi, proprio quei mesi decretati saranno un limite alla speranza del sopravvivere quanto, certamente, una scarsissima garanzia per anticipazioni bancarie non solo per la casa.
Quei rapporti di lavoro non sono, nell'operatività, neppure disgiunti dai finti lavoratori con partita Iva, dai cocco pro ai collaboratori nella pubblica amministrazione e agli associati in partecipazione - vera vergogna italiana – che aumenta giorno dopo giorno ed ha raggiunto circa ed oltre un milione e 200 mila persone.
Sono lavoratori, giovani e meno giovani, definiti "invisibili" da verificare e sono dati provenienti da fonti associative di categoria e da sindacalisti - rappresentanti di lavoratori, persone, nei luoghi di lavori e nei territori - che meriterebbero rispetto anche dal mio Segretario PD Matteo Renzi e primo Ministro del Governo italiano.

21 marzo 2014

Donato Galeone -ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio

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Di fronte all'imprevedibile

Berlusconidi Ignazio Mazzoli - La destra butta giù il governo pur di salvare un delinquente. Da non credere, al punto che viene in mente di fare un paragone che è giusto definire in parte improprio. Si perchè viene in mente il 25 luglio 1943 quando in una resipiscenza di responsabilità nazionale i gerarchi fascisti misero in minoranza Mussolini sul'OdG di Dino Grandi e ne causarono l'arresto da parte del Re vittorio Emanuele III. Di fronte all'atteggiamento imbelle dei dirigenti (si fa per dire) del Pdl-Forza Italia, quei gerarchi sembrano oggi uomini dotati di dignità.

La notizia del ritiro dei ministri del Pdl ordinata da un pregiudicato, come Silvio Berlusconi, condannato per un reato fra i più odiosi, fa il giro del mondo. Impazza su tutti i siti più importanti, nelle edizioni on line dei quotidiani, occupa le reti televisive per lunghe ore.
Può mai essere che nel partito di Berlusconi tutti accettino passivamente la teoria del preseguitato da un accanimento giudiziario della "magistratura politicicizzata", cosiddetta. Ma che definizione è questa?
L'Italia è di fronte ad un pregiudicato disperato che ormai rappresenta un pericolo per la democrazia. Non è una crisi "normale" come avvengono spesso nei paesi democratici. Intanto l'Italia è l'ottava potenza mondiale e i riflessi di quanto avviene nel nostro Paese interessa, i paesi "globalizzati", primo fra tutti quelli del vecchio Continente. Ma non è solo di questo che si tratta. Certo, l'economia globalizzata non può che temere pericolosi contagi. Ma qui e ora siamo a qualcosa di diverso da una normale crisi di governo. L'attacco alle istituzioni democratiche, la spinta eversiva che viene dalle iniziative di Berlusconi è sotto gli occhi di tutti. Nella mattinata di ieri, sabato 28 settembre Silvio Berlusconi ne aveva anche fatta un'altra. Presentando una sua memoria difensiva alla Giunta per le elezioni del Senato che giudica la sua decadenza, annuncia che non si presenterà e chiede che vengano ricusati 10 membri di quell'organo, guarda caso quelli che chiedono la sua decadenza.
Non è mai avvenuto che in un paese democratico, una Repubblica parlamentare, il capo di un partito che ha responsabilità di governo, decida di far dimettere tutti i deputati e i senatori del suo partito. Non gli basta che i "suoi" parlamentari accolgano questa richiesta con una acclamazione. Devono firmare una lettera di dimissioni su un modulo già preparato. E questi, privi di dignità e del rispetto per loro stessi, dimenticando che i parlamentari non hanno vincolo di mandato, firmano. Uno come Cicchitto dissente dalla improvvisa decisione. Ma può bastare? Si vede che non sono degli eletti dal popolo, ma solo dei nominati dipendenti dal loro padrone. Che miserevole condizione!!!
Il Pdl-Forza Italia si assume la responsabilità di creare una situazione ingovernabile sotto il profilo politico, economico e sociale. Si tratta non solo di un attacco al Governo, ma alle regole stesse della democrazia e della convivenza civile.
Ciò che stiamo vivendo è aberrante. Basta e avanza perchè il Pd riconosca che la strategia delle larghe intese, impostagli da Napolitano, era sbagliata. Con gente simile non si può stare al governo neanche cinque minuti. Non sarebbe giusto che qualcuno ripensasse all'enormità dell'errore compiuto nell'avere impedito qualsiasi tentativo di dar vita ad un governo di cambiamento? Chi si è illuso di giocare sul sicuro dei numeri per non rischiare, ha provocato una situazione di rischio forse incontrollabile.

Ora ci vorrebbe un governo di scopo per approvare la legge di stabilità e cancellare il Porcellum e poi a votare.

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