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I caduti ceccanesi nella grande guerra: i conti tornano!

CECCANO. CADUTI IN GUERRA

Fatti o eventi che rappresentano la Memoria della comunità

di Luigi Compagnoni
Lapide Caduti nella Guerra 1915 18 390 minA poche settimane dalla ricorrenza del centenario per la traslazione del milite Ignoto da Aquileia all’Altare della Patria, torniamo ad occuparci dei caduti Ceccanesi durante la Prima Guerra Mondiale. Lo spunto purtroppo è dato per l’ennesima volta dalla superficialità e improvvisazione che contraddistingue l’Amministrazione Comunale quando si tratta di commemorare o celebrare fatti o eventi che rappresentano la Memoria della nostra comunità.

È notizia di ieri l’invio a Biella da parte del Sindaco di Ceccano di una lastra di pietra con inciso il nome della nostra città e il numero dei caduti Ceccanesi nella Prima Guerra Mondiale: 150!

Numero che ci lascia perplessi rispetto ai dati che oggi invece sono a nostra disposizione grazie anche alle numerose iniziative che si sono svolte nella nostra città sul tema negli anni passati: Mostra "La Grande Guerra", progetto finanziato dalla Regione Lazio -L.R. n. 26/2009- e organizzato dal Sistema Biblioteche Valle del Sacco, presentato alla cittadinanza e all’Amministrazione comunale in due distinte iniziative a cura della Dott.sa Rita Padovano al Cinema Antares e al Castello dei Conti alla presenza, tra gli altri, dell’ On. Francesco Saverio Garofani, Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, e di Mauro Del Vecchio, Generale di Corpo d'Armata già Comandante ISAF in Afghanistan; Presentazione nella Sala Consiliare della pubblicazione di “Albo della Memoria dei Caduti Ceccanesi da Adua alla seconda guerra mondiale“, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale –Delibera di Giunta n° 288 del 28 ottobre 2016- e successivamente presentata ufficialmente al Prefetto della provincia di Frosinone, Emilia Zarrilli, durante la manifestazione cittadina di commemorazione del 4 novembre del 2016.

Pertanto, si conoscevano ed erano in possesso dell’Amministrazione comunale dei dati sicuramente più precisi rispetto al numero inciso sulla lastra!

Ciò è stato possibile non solo grazie alle ricerche cartacee che in questi anni ci hanno appassionato, in particolare attraverso l’Archivio di Stato di Frosinone e l’Archivio storico comunale, ma soprattutto sullo sforzo enorme effettuato dalle Istituzioni pubbliche – nazionali ed internazionali - nel digitalizzare una mole impressionante di dati che oggi ci permettono finalmente di poter dare risposte dettagliate sulle vittime degli eventi bellici che fino a pochi anni fa era praticamente impossibile rintracciare. Banche dati facilmente accessibili su Internet consentono pertanto di conoscere notizie dei nostri caduti o prigionieri non solo della Prima Guerra Mondiale ma di tutte le guerre. Addirittura è notizia recente che tramite il progetto denominato “Torelli 2.0” sono stati digitalizzati oltre 640.000 nominativi – compresi due Ceccanesi di cui avremo modo di parlare - di quanti parteciparono alle campagne Risorgimentali dal 1848 al 1870 !

Tornando all’Albo della memoria, di cui riporto un ampio stralcio con i criteri di lettura delle lapidi del Monumento relative ai caduti Ceccanesi della Prima Guerra Mondiale, aggiungo solo una breve nota, durante le celebrazioni del centenario della Grande Guerra la Regione Lazio aveva reso pubblico un sito con tutte le schede dei caduti della nostra regione, compresa la nostra città, e analizzando appunto tale banca dati - oggi purtroppo inaccessibile- la nostra ricerca si era arricchita di altri due nominativi che non era stato possibile rintracciare precedentemente. Questo per dimostrare che la Memoria è un processo continuo, che non si ferma, e quindi si può aggiornare continuamente -anzi è auspicabile alla luce di nuove ricerche - ma sicuramente non si può trattare in maniera così approssimata, per usare un eufemismo, addirittura cancellando 46 nominativi incisi sulla pietra del nostro Monumento!

“… Il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, realizzato dallo scultore calabrese Domenico Umberto Diano, fu inaugurato nella Piazza allora intitolata a Vittorio Emanuele il 17 Maggio del 1931. La realizzazione del monumento si rese necessaria per celebrare degnamente i Caduti Ceccanesi nella Grande Guerra, il cui sacrificio era stato fino ad allora commemorato solo dalle lapidi poste all’interno della chiesa di S. Nicola.

Sulla lapide principale del monumento, rivolta verso la Piazza del Comune e recante l’intestazione “CADUTI NELLA GUERRA 1915-1918”, sono riportati 112 nominativi elencati per grado e in ordine alfabetico. Per quattro di essi non è stato possibile rintracciare al momento dati anagrafici completi:
- Di Stefano Felice
- Faccioli Nicola
- Malizia Cesare
- Stella Francesco
Nella grande lapide apposta sul retro del monumento, rivolta verso via Solferino, sotto l’intestazione “Caduti nella Guerra 1915-1918”, furono aggiunti altri 37 nominativi, sempre elencati per grado e in ordine alfabetico. Sulla stessa lapide furono successivamente iscritti i nomi di altri 46 Caduti, sotto l’intestazione “Morti al servizio della Patria durante l’armistizio”.
Quest’ultimo elenco ha presentato le maggiori difficoltà interpretative nella ricerca dei dati anagrafici dei Caduti. In esso sono stati infatti inseriti i nominativi di soldati i cui decessi avvennero anche molti anni dopo l’armistizio del 4 novembre del 1918, per cause di malattia o per le ferite riportate in combattimento. Il soldato Vincenzo Spagnoli, ad esempio, morì nel 1925. Al momento non è stato possibile rintracciare alcun dato anagrafico per 10 Caduti:
- Bruni Francesco
- Carlini Mariano
- Ciotoli Salvatore
- De Santis Antonio
- Lucchetti Antonio
- Paganella Floriano
- Patriarca Luigi
- Pizzuti Francesco
- Roma Antonio
- Segneri Vincenzo

I militari Ceccanesi caduti nella Grande Guerra elencati sulle lapidi del monumento di piazza 25 Luglio sono 195 e per 18 di essi non è stato possibile risalire ai dati anagrafici completi. Le ricerche effettuate hanno consentito infine di verificare che i nominativi di altri 25 militari caduti durante la Prima Guerra Mondiale non furono apposti sul monumento, per cui il totale dei nomi riportati sull’Albo della Memoria è pari a 220 ( DuecentoVenti !!) ….. “

Auspico che almeno sulla memoria dei nostri caduti per la Patria si possa trovare un minimo di rispetto consegnandone ai posteri l’esatta dimensione!

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Una grande conquista

CRONACHE&COMMENTI

Ora l’«ambiente» è dentro la nostra Carta fondamentale

di Aldo Pirone
cambiamenti climatici 390 minDa martedì scorso nella nostra Costituzione c’è scritto all’art.9 che la Repubblica “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. E all’art. 41, che l’iniziativa economica, pur rimanendo libera, non può svolgersi, oltre che “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, anche “alla salute, all’ambiente”. E, infine, che la legge “determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”. Insomma, l’ambiente è dentro la nostra Carta fondamentale che per questo è stata modificata per la prima volta nei suoi primi dodici articoli basilari.

È una buona notizia ovviamente, che segna una nuova conquista democratica e progressista perseguita da anni. Un’arma in più, di rango costituzionale, per le battaglie ecologiste e ambientaliste le quali, però, come per tutti gli altri grandi precetti costituzionali, avranno bisogno di lotte politiche, sociali e culturali per essere inverate nei fatti.

L’unanimità con cui queste modifiche sono state introdotte e votate – un solo voto contrario e sei astenuti (Fd’I) - ci dice due cose. Da una parte, che il tema ambientale è talmente entrato nella consapevolezza pubblica, soprattutto giovanile, che non lo si può contrastare a viso aperto, dall’altra, però, che si cercherà di aggirarlo, di stemperarlo nelle pratiche politiche quotidiane da parte delle destre conservatrici come è sempre stato per altri grandi precetti costituzionali.

In particolare, bisognerà stare attenti ai “travestimenti” ambientalisti di forze economiche e politiche. Ridurre il tema ambientale a una “moda” priva di incidenza economica, politica e sociale è uno degli accorgimenti preferiti da lorsignori per aggirare la questione e devitalizzarla. Anche la sinistra "storica" in questi ultimi decenni si è fatta avvolgere spesso in queste spire originate dal neoliberismo trionfante. È stato uno dei motivi della sua crisi e decadenza.

Speriamo per il meglio in futuro.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Antonio Cutonilli, il grande "Ciappetta"

VILLA S. STEFANO

Mancheranno la sua bontà d’animo, il suo vocione inconfondibile...

di Augusto Anticoli
il mitico ciappetta con i rayban 390 minIn memoria di Antonio Cutonilli, dedicato ai figli Roberto e Francesca
Allorquando una persona lascia una traccia indelebile nella propria vita terrena, interaggendo nel rispetto e spirito gioviale con la comunità, ecco che il suo ricordo vivrà imperituro nei cuori e nella mente di quanti hanno avuto l’onore di apprezzarne le splendide qualità umane. E’ il caso di Antonio Cutonilli, il grande Ciappetta! Una persona perbene e in fatto di simpatia, un mito: in vita e oltre!

Lunedì 3 gennaio, dopo una lunga malattia, è venuto a mancare un protagonista della vita sociale di Giuliano di Roma e del nostro territorio. Personaggio popolare come pochi, conosciuto da tutti a Giuliano e paesi limitrofi come Ceccano, dove ha lavorato fino alla pensione. Identificato dalla gente comune con il suo tipico soprannome, Ciappetta, che di fatto era il suo biglietto da visita. Antonio è stato un campione di simpatia che trasmetteva ai tantissimi amici; a Giuliano, poi, era il re della piazza che dominava con il suo spirito goliardico, ovvero gioioso, del personaggio carismatico qual’era! Ecco, proprio il suo carisma, la caratteristica che ben lo rappresentava, infatti possedeva la capacità di attrarre attorno alla sua “orbita gravitazionale” amici e conoscenti che di fatto pendevano dalle sue labbra. Lo ricordiamo in gioventù come il leader dei giovani del paese, anche i romani che tornavano d’estate e ostentavano superiorità, ritenedosi socialmente più emancipati, dovevano sottostare alla sua leaderschip: di capogruppo incontrastato. La sua innata cordialità era sinonimo di bonomia, ma era anche risoluto e tosto: non si faceva intimorire da chi cercava di sopraffarlo. Un aneddoto emblematico, dopo un alterco con un autista che stava degenerando, costui se ne usci: “Stai attento, io sono di Frosinone!”. La sua risposta fu immediata e fulminante: “E io conosco tutta Ceccano!”. Antonio sapeva farsi apprezzare anche dalle alte sfere, quali istituzioni politiche e religiose. A tal proposito era nota la sua amicizia con il monsignore Lorenzo Loppa, oggi vescovo della diocesi di Alatri-Anagni, con il quale, da autista di pulmann, trasportava regolarmente la sua comitiva in vacanza nel Trentino. Erano giorni memorabili con Antonio in sintonia con l’alto prelato come amici di vecchia data e soprattutto nel rispetto reciproco. Ciappetta ha avuto a cuore le sorti del paese, era impegnato nella vita sociale, in simbiosi con la parrocchia, nell’importante ruolo di raccoglitore offerte per la festa del santo patrono. Oltre il coinvolgimento civile per la festa di San Biagio nei preparativi e quantaltro richiesto dal Comitato, in lui era prevalente e connaturata una forte devozione spirituale per il Patrono protettore. Con la Protezione Civile era a disposizione nell’apparato logistico inerente il pellegrinaggio al Santuario della Santissima Trinità, a Vallepietra. Il suo servizio di autista a disposizione anche dell’associazione “Sara un angelo con la bandana” per le loro iniziative umanitarie.

Antonio Cutonilli è nato a Giuliano di Roma nel novembre del 1954, dopo le scuole medie si è affacciato al mondo del lavoro. HaAssSara 390 min lavorato presso il distributore di benzina del paese gestito da Iginio Lampazzi, dopodichè e’ stato assunto nella ditta Agenzia Viaggi Segneri di Frosinone-Ceccano. Nella città frabeterna era impegnato nel servizio di circolare, linea urbana e extraurbana, dell’intero territorio. Inoltre ha fatto molto gran turismo. Ha girato tutta Europa sia con le scuole che con i gruppi associativi.

Antonio ha sposato Anna Maria Nannucci nel 1979, dal matrimonio sono nati i due figli, Roberto e Francesca. Una bella famiglia, unita, di cui era orgoglioso. E’ stato un buon marito e un bravo padre. Così Francesca ricorda il padre: “Oltre con noi, papà aveva un forte legame con le sorelle che lui adorava, con i cognati e i nipoti, anche dalla parte di mamma. Con noi figli è stato un padre unico. Eravamo molto complici e lo siamo stati fino all’ultimo giorno che è stato con noi. Ci divertiavamo molto! Io e lui poi eravamo 'culo e camicia'. Per me e Roberto, papà e mamma, rappresentano, tuttora e per sempre, ottimi esempi di vita. Per la loro forza nell’affrontare i problemi che il percorso di vita ci ha posto davanti, financo con le loro malattie e la perseveranza nel combatterle per poter continuare a vivere. Ci hanno da sempre insegnato a cavarcela in qualsiasi situazione. E li ringraziamo per questa forza incontraddistinta con cui ora andiamo avanti senza la loro presenza e il loro appoggio, non senza dolore. Lui per me è stato un vero esempio da seguire, insieme a mamma, ovviamente, anche lei una donna tosta. Sono rimasta sorpresa dai giovani che mi hanno scritto nel sapere della sua morte, con tanti ricordi e diversi aneddoti. Aveva una parola per tutti, contraddistinta dalla sua encomiabile generosità”.

Ad aprile 2017, la meritata pensione con una festa grandiosa organizzata nella sua residenza in contrada Cervini, assieme ad amici e parenti per una serata conviviale all’insegna dell’amicizia e allegra compagnia.
In conclusione cosa ha rappresentato per la nostra comunità Antonio Cutonilli? Una persona onesta, che ha vissuto bene, nel rispetto di nobili valori, morali e civili, quali la famiglia, amicizia, solidarietà e il rispetto verso il prossimo. Mancherà la sua bontà d’animo, il suo vocione inconfondibile in piazza e la sua natura sprizzante gioia di vivere! Mai materiale, mai banale! Sempre naturale! Personalità di tale levatura siano da esempio per un’umanità in empatia per il progresso civile di un mondo migliore!

 

 

 

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Ivan Morozov un grande collezionista

 ARTE: MOSTRE E COLLEZIONI

Fondazione Vuitton, Bois de Boulogne, Parigi, fino al 22 febbraio

di Michele Santulli
Rodin A. Lelmettaia1887 M.Rodin Parigi 350 minNel verde del Bois de Boulogne di Parigi, in una struttura museale all’avanguardia progettata dall’Arch.Frank O. Gehry, lo stesso del museo eccezionale Guggenheim di Bilbao in Spagna, sta avendo luogo la esposizione delle opere raccolte dal collezionista russo Ivan Morozov (1871-1921): apparteneva a potente e facoltosa famiglia di imprenditori tessili di Mosca e lo distingueva una accentuata predilezione per la pittura. Iniziò a raccogliere i dipinti dei contemporanei russi già affermati quali Chagall, Malevitch, Larionov, Lebedev… per poi in occasione di un viaggio a Parigi, innamorarsi letteralmente dei pittori impressionisti e postimpressionisti: nell’arco di dieci anni fino al 1914 raccolse circa 250 opere tra le quali 17 Cézanne inauditi, 11 inimmaginabili Matisse, 6 Monet, 6 Renoir con un ritratto di donna tra i più significativi di questo massimo artista e poi tele degli altri impressionisti Sisley, Pissarro, Signac... un insieme di circa 700 opere tra impressionisti e russi. Naturalmente all’avvento di Lenin e del fatale Ottobre 1918 tutto fu confiscato dal nuovo Stato che si stava costituendo: le opere d’arte successivamente ripartite tra i tre musei principali e cioè la Galleria Tretyakov e il Museo Pushkin di Mosca e il Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo. E’ la prima volta che una selezione di duecento tra tele e sculture viene esposta in Europa: la Fondazione Louis Vuitton, promotrice, fa capo a uno degli uomini più facoltosi della Francia, Bernard Arnault; questa medesima istituzione anni fa ospitò, anche per la prima volta, la altrettanto celebrata collezione di un contemporaneo di Morozov, Sergei Schukin (1854-1936), anche allora il successo fu clamoroso, si contarono 1,2 milioni di visitatori paganti, in circa cinque mesi da ottobre 2016 al marzo 2017.

Quell’epoca si distinse anche per la presenza di grandi collezionisti, un pò dovunqueRODIN scultura 350 min in verità, furono però quegli americani a rappresentare una pagina a sé stante della civiltà occidentali: è al loro interesse, non solo per i soldi, ma anche per la cultura e l’arte, che si deve la nascita dei più grandi e famosi musei e pinacoteche americani: dei nomi sono ormai destinati alla memoria imperitura come le loro opere d’arte: Mellon, Frick, Morgan, Rockfeller, Whithney, Getty, Guggenheim… e donne inaudite come Isabella Stewart Gardner, Louisine Havemeyer, Gertrude e Sarah Stein, le sorelle Etta e Claribel Cone che misero assieme circa, si dice, cinquecento opere tra tele e disegni e incisioni di Matisse, oggi gloria del Museo d’Arte di Baltimora e, vicino a noi, due donne anche impareggiabili, per libertà di pensiero e intuito artistico: Ileana Sonnabend e Peggy Guggenheim.

Ma tornando alla collezione Morozov, credo di poter sostenere che i due menzionati cultori russi assieme all’americano dr Albert Barnes (1872-1951) rappresentano nella Storia dell’arte sicuramente quelli più bramosi e quasi assetati, basti richiamare alla memoria che il dr Barnes, il maggiore, mise assieme quantità incredibili quali basti pensare a 181 tele di Renoir suo artista preferito, 70 tele di Cézanne e 25 di Matisse, senza citare i 150 di Soutine…. Auguro di poter offrire alla conoscenza dei lettori una breve silloge di questi benefattori artistici della umanità.

E tra le opere esposte a Parigi di Ivan Morozov ci soffermiamo in special modo su alcune di esse in quanto collegate alle modelle e modelli ciociari. Si ammira di Matisse la superba immagine di Rosa Arpino, dal corpo seducente e rigoglioso che l’artista intorno al 1905/6 ritrasse in più disegni e tele, tra cui quel capolavoro ‘La joie de vivre’ elemento orgoglioso della collezione del citato dr Barnes. In esposizione due sculture celeberrime di Rodin note in tutto il mondo: l’Eva e il Bacio. Per l’Eva, in grandezza naturale, nel 1884 e non prima, posò sulla pedana Maria Antonia Bruzzese in realtà Apruzzese, che offrì all’artista e agli allievi in studio la immagine del suo corpo in fiore, reso letteralmente immortale dall’estro e dalla passione dell’artista. Un baronetto scozzese allievo scultore, impalmò Maria Antonia e involò in una immensa casa di campagna nel verde della Contea di Perth, oggi ancora sul posto. L’altra opera, in bronzo, è il ‘Bacio’ per il quale modelli furono Maria Antonia e il compaesano Cesidio Pignatelli, il cui corpo apollineo Rodin immortalò in un’altra scultura anche essa appannaggio della umanità e cioè il San Giovanni Battista. AltraMATISSEH 350 min opera inimmaginabile e inaudita non presente in questa mostra e esposta in quella a lui dedicata più sopra ricordata, è un’opera di Cézanne acquistata da Sergei Schukin: ‘Mardi Gras’ (‘Martedì Grasso’) nel Museo Pushkin di Mosca che illustra due adolescenti: un Arlecchino e un Pierrot. Illustrando i modelli e le modelle ciociari della collezione Morozov, mi è sembrato illogico non illustrare questo dipinto inaudito, ambito da entrambi i collezionisti: secondo le ricerche del più accreditato studioso di Cézanne, il Pierrot può essere Michelangelo de Rosa mentre l’Arlecchino è il figlio Paul dell’artista: conosciamo Michelangelo, anche lui originario della Valcomino, questa benedetta scheggia di terra infissa quale costola nell’attuale Molise, perché posò, ma in costume ciociaro, per quattro oli e due acquerelli anche di Cézanne : “Il ragazzo dal panciotto rosso”. A chi vuol saperne di più: “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA PARIGI E LONDRA NEL 1800-1900”.

Naturalmente nel catalogo della mostra parigina si trova di tutto fuorché i nomi di quelli che hanno dato corpo e anima alle opere citate, i modelli e le modelle: è una delle maledizioni che perseguitano la Ciociaria e anche la Storia dell’Arte, la insensibilità e la scarsa ricerca degli studiosi in gioco, su tale pagina gloriosa e imprescindibile dell’arte, anche negli errori grossolani riscontrabili in questa esposizione: uno in particolare il nome ‘Jeanne’ per Rosa Arpino e l’Eva di Rodin ancora fissata al 1881, senza menzionare l’oscuramento di Maria Antonia e di Cesidio Pignatelli!
Naturalmente è superfluo non consigliare caldamente la visita di tale esposizione unica.

 

 

 

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E' stato un grande padre nonostante gli impegni

 PROTAGONISTI

La politica ce lo ha concesso a piccole dosi, ma sufficienti a trasmetterci valori per cui non finiremo mai di ringraziarlo e di ricordarlo 

I figli: La politica è stata la sua vita.
Col padre nei campi 1953 350 minUna grande esperienza in un partito che gli ha dato una grande opportunità. Nel corso del tempo con lo studio, la costanza, la forza di volontà, con la sua forte personalità, è diventato egli stesso una opportunità per il suo partito.

Ha iniziato nel ’53 entrando nel Parlamento giovanissimo, portando con se non “il puzzo delle saraghe”, come ironicamente sostenevano i suoi avversari, ma tanta voglia di fare, con poco più di 8000 preferenze da persone che lo hanno sostenuto sulla fiducia, ha concluso la sua attività parlamentare 19 anni dopo forte di oltre 30.000 preferenze, da elettori che ha conquistato con i fatti, con i risultati. Ha quadruplicato preferenze che il partito non aveva mai ottenuto nella nostra provincia, conquistando dopo due mandati alla Camera, il collegio senatoriale sino ad allora vacante, confermato poi nel 1968.

Una candidatura questa, concessa a furor di popolo e che per alcuni aveva il sapore del contentino, tanto per sopire gli animi dei suoi tantissimi sostenitori e delle sezioni nell’intera provincia. Prese questa decisione con serenità e con tranquillità perché sapeva di potercela fare!
Non gli servivano i sondaggi di opinione, l’elettorato con cui viveva quasi in simbiosi, lo conosceva perfettamente, era consapevole di quello che aveva costruito e del forte consenso di cui godeva dopo l’approvazione della Legge 327.

Nel 1972 dopo quasi venti anni di intensa attività parlamentare, per non mettere in difficoltà quel partito che gli aveva dato la possibilità di essere quello che tutti abbiamo conosciuto, ha dimostrato ancora una volta di che pasta era fatto, facendo un passo indietro, mettendosi da parte. Per ripartire subito con lo stesso entusiasmo, l’impegno e la passione che ha contraddistinto tutto il suo percorso politico a dare il proprio contributo di idee ai vertici della Alleanza Nazionale dei contadini, organizzazione che aveva contribuito a creare a Frosinone, continuando a lavorare in favore della collettività, fin quando la salute glie lo ha consentito.

Con una formazione scolastica ferma alla terza elementare, negli anni della maturità è stata forte la voglia di recuperare, di imparare, di leggere di tutto, dai romanzi alle letture più impegnate.
Notti insonni a studiare, a scrivere interrogazioni, a preparare interventi in aula, a trovare soluzione al tortuoso iter di leggi complesse, la cui applicazione portava benefici a quei contadini cui si rivolgeva e che si fidavano ciecamente delle sue parole. Se le cose non fossero andate come previsto, potevano rischiare tutto. E quindi necessitavano risposte, concrete, risolutive ed era lì immerso nel mondo della legge che gli era oscuro, nel complesso meccanismo delle regole parlamentari o nei meandri della lingua italiana che era l’unico strumento che poteva renderlo competitivo, nell’arte della dialettica che faceva la differenza nei contraddittori più aspri, contro avversari politici che parlavano tanto ma comunicavano poco.
La gente pendeva dalle sue labbra perché parlava con autentica passione, nella loro lingua, si faceva capire, le sue battaglie politiche miglioravano le condizioni di vita dei contadini, era uno di loro.

Dei suoi comizi purtroppo non rimangono filmati, solo foto.
Ricordiamo l’accurata modulazione dei toni, a volte stentorei, a volte suadenti, tipici della sua oratoria, quasi a sottolineare plasticamente il suo pensiero e rendere più chiari, espliciti e comprensibili i concetti espressi. Per non parlare della gestualità, della mimica. Come un attore consumato sapeva tenere il palcoscenico, anzi il palco, quando non era il cassone di un camion o un muretto di recinzione.

E’ stato certamente un grande comunicatore, un protagonista assoluto della scena politica di questo territorio, aiutato in questoCon Togliatti a Frosinone 1963 350rit min anche dall’indubbio e calamitante fascino personale.
Quando nelle campagne o nelle vie cittadine passava la macchina della sezione per annunciare il comizio di Angelo Compagnoni, la gente cenava in anticipo e scendeva dalle montagne, magari con i nipoti sulle spalle per ascoltare le sue parole, per informarsi, per imparare. Finiva sempre stremato, sudato fradicio fra abbracci, congratulazioni e mazzi di fiori.
“Tu che di santa intolleranza armato, scagli vèr l’oppressor detti roventi
e sei così meritamente amato da queste oppresse ed angariate genti…….”.

Queste rime scritte in suo onore dal poeta contadino Giuseppe Lauretti di Villa S. Stefano, danno la dimensione del grande consenso che aveva tra “le genti angariate”, del suo grande carisma, dello spessore politico e del pericolo che rappresentava per i “poteri forti” dell’epoca.
Uniche note stonate in un percorso politico e sindacale intenso ed entusiasmante, seppur faticoso:
1 - lo scampato pericolo nel tentativo di colpo di Stato denominato “Piano Solo”, organizzato dal Gen. le dell’Arma dei Carabinieri De Lorenzo nel 1964. Questo piano prevedeva l’internamento di 731 persone tra cui molti dirigenti del Pci e della Cgil, socialisti, intellettuali, storici, in una località segreta della Sardegna. In questa famosa lista di “enucleandi” in buona compagnia con importanti figure della politica e della cultura nazionali, c’era anche il senatore Angelo Compagnoni.

2 - la morte nel maggio 1962 di Luigi Mastrogiacomo, operaio del saponificio “Scala” colpito dai proiettili sparati ad altezza d’uomo dai celerini intervenuti per sedare gli scioperi organizzati per reclamare migliori condizioni di lavoro, in una fabbrica denominata dagli operai “terra senza legge” in cui l’unica legge imperante era quella del padrone Antonio Annunziata e non esisteva alcun diritto sindacale. Un triste episodio della “guerra dei ricchi contro i poveri”. Compagnoni stesso fu ferito al volto dal calcio di un mitra brandito come una clava.

E’ stato un grande padre, certamente poco presente, per ovvie ragioni. Gli abbiamo riconosciuto pienamente questo ruolo, degnamente rappresentato per anni dalla moglie, la sua Nunziatina, che ha svolto “spesso soffrendo in silenzio”, il doppio ruolo genitoriale nel migliore dei modi, quando ha lasciato la politica ed è riuscito a dedicare più tempo alla famiglia.
Quando era a casa scriveva, si documentava, parlava con tanta gente che spesso si presentava timidamente a casa trasformata in ufficio elettorale a chiedere, se possibile, “una buona parola” o più banalmente un biglietto gratuito del treno. Alla stazione di Frosinone, i suoi elettori lo aspettavano e lo reclamavano nelle loro zone, nelle loro case, nelle loro sezioni per parlare o partecipare alle loro iniziative. Allora non capivamo questo impegno e la passione con cui lo alimentava, poi abbiamo capito che non poteva esimersi dal farlo, era un suo preciso dovere nei confronti dei cittadini che nel momento opportuno, avrebbero giudicato il suo operato.

La politica quella con la P maiuscola l’ha fatta lui assieme a pochi altri, oggi la qualità è molto più modesta. Non si sente più il bisogno di conquistare il rispetto e la fiducia degli elettori tracciando un “solco dritto con la zappa”.

Il tempo per la politica, fatalmente lo ha tolto alla famiglia.
Ce lo ha concesso in piccole dosi, sufficienti però a trasmetterci valori per cui non finiremo mai di ringraziarlo e di ricordarlo.

*La famiglia
18.09.2021

 

 

 

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Latina. 11 gennaio grande mobilitazione di studenti

Rete Studenti Medi Latina

Lunedì 11 gennaio abbiamo organizzato una grande mobilitazione sul territorio di Latina.

rete degli studenti medi 350 260Una grande partecipazione, più di 100 studenti in assemblea e circa 1000 hanno seguito la diretta interagendo e commentando, dandoci modo di raccogliere le problematiche e le proposte della comunità studentesca.

Quanto emerso dall’assemblea è stato poi tradotto in una lettera indirizzata al Prefetto di Latina, che ci ha ricevuti durante il presidio da noi organizzato in Piazza della Libertà, lo stesso pomeriggio.

L’incontro con il Prefetto si è rivelato estremamente utile, ma rappresenta l’inizio.RSM Latina 350 min

Parteciperemo ad un secondo incontro che veda come interlocutori non solo il nostro sindacato e la Prefettura, ma tutta la comunità studentesca e le varie istituzioni che hanno l’onere di amministrare la scuola.

Fiduciosi del sincero desiderio delle istituzioni di ascoltarci e collaborare, attendiamo di avere l’opportunità di illustrare le nostre proposte sotto un profilo tecnico e operativo, al fine di fare la nostra parte per garantire agli studenti il diritto all’istruzione.

Rete degli Studenti Medi, base confederale di Latina.
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Il Grande Patto per l’Italia: Noi al timone e voi ai remi della barca

Bonomi il gaglioffo

CarloBonomi mindi Aldo Pirone - Il Presidente della Confindustria ormai sembra il Bartali del “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”. Solo che il grande “Ginaccio”, da campione qual era, se lo poteva permettere. Ieri, intervistato dal direttore della Stampa Massimo Giannini, ha fatto la sua rentrée agostana. La musica di Bonomi è sempre quella da quando è stato eletto: tutto fermo, nessuna risposta, niente di niente da parte del governo. “Questa politica – ci tiene a ripeterlo – fa più male del Covid 19”. Naturalmente per politica s’intende il governo che non gli ha permesso, almeno finora, di immergere le mani nella marmellata dei soldi stanziati per l’emergenza pandemia. Anche se qualche sbavatura non è mancata (cancellazione di saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irap indiscriminata e altre cosucce minori).

L’intervista è lunga e spazia su tante cose economiche e no. Esilarante la risposta sui mancati rinnovi dei Contratti per 10 milioni di lavoratori. “Noi vogliamo rinnovi contrattuali agganciati agli aumenti di produttività”, dice. Chissà quanta produttività hanno da farsi riconoscere i lavoratori della sanità privata che aspettano da 14 anni il rinnovo del contratto. In sostanza il Presidente di Confindustria, come un Salvini qualsiasi, vuole dare del governo un’immagine di gente che ad agosto è stata in panciolle mentre lui, uomo del fare per eccellenza, è già al lavoro nel caldo agostano in maniche di camicia dietro la scrivania “Eccoci qua - esordisce -, come promesso, Confindustria è aperta dalla scorsa settimana. Non è come la politica che se n’è andata in ferie”. Bonomi non perde neanche l’occasione per ripetere la scempiaggine sugli aiuti a pioggia, le cui gocce sono cadute abbondanti anche sulle imprese. Evidentemente non legge le dichiarazioni dei suoi innumerevoli vicepresidenti. Uno di loro, Emanuele Orsini, con delega al credito, alla finanza e al fisco nella gerarchia direttiva confindustriale, ha commentato tre giorni fa la richiesta di domande registrate per accedere al Fondo Garanzia varato da Conte con il Decreto liquidità di aprile convertito in legge il 5 giugno. “Il traguardo di un milione di domande al Fondo di Garanzia – ha detto Orsini - conferma la grande utilità di uno strumento che in questi mesi ha rappresentato una risposta concreta ed efficace per le imprese che si sono trovate a fronteggiare un'emergenza di liquidità senza precedenti". Evidentemente in Confindustria non tutti la pensano come il salviniano Presidente. E meno male!

Bonomi ripete un giudizio assai negativo sul governo Conte. “Non è in grado di ristabilire la fiducia”, dice, “Chiediamo di smetterla con il cinema degli ultimi mesi”. Però, ai cinematografari Carlo il gaglioffo chiede di fare un “Grande Patto per l’Italia”, “dimostriamo che ci sentiamo tutti sulla stessa barca”. Poi l’immancabile chiusura sentimentale: “L’industria italiana è invidiata e ammirata in tutto il mondo. E’ paradossale che questo sentimento non si coltivi in Italia. Noi imprenditori amiamo profondamente il nostro Paese: vorremmo solo essere ricambiati con lo stesso amore”. Ovvero, dateci i soldi senza tanti controlli e tante storie.

Noi al timone e voi ai remi della barca. Come sempre. E zitti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Il paesaggio è il grande malato d’Italia

Il paesaggio italiano che abbiamo creato, “appartiene da tempo al dominio della statistica e non a quello dell’estetica

Il paesaggio italiano fotografie 1950 2010 largeGiuseppe Sarracino* - “ Il paesaggio è il grande malato d’Italia (…) vedremo quello che fu il Bel Paese sommerso da inesorabili colate di cemento”, Salvatore Settis nel suo saggio “Paesaggio, Costituzione, Cemento”, lancia una sfida contro il continuo uso e abuso del territorio non si tratta solo di una denuncia ma una sollecitazione alla “Azione popolare” per la tutela della natura come obbligo morale verso le generazioni future.

I dati sul consumo di suolo pubblicati da ISPRA (Istituto Superiore Ricerca Ambientale), testimoniano quello che sta accadendo al territorio dell’intera penisola. Ogni italiano oggi ha in “carico” 355 mq. di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 mq. l’anno con la popolazione che, invece, diminuisce sempre di più. Di fronte a tale drammatica realtà, al Senato da troppo tempo è fermo il disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” che ha l’obiettivo di introdurre efficaci limitazioni alle trasformazioni urbanistiche e apre all’incentivazione degli interventi di recupero e rigenerazione di edifici e aree dismesse e/o degradate. Si tratta di una legge, con limiti, ma la sua approvazione potrebbe rappresentare un nuovo inizio per il paese. Il suolo è una risorsa limitata, difficilmente rinnovabile, esso rappresenta il luogo primario non solo per la biodiversità, la regolazione di CO2 nell’atmosfera, ma il principale fattore di produzione di cibo per alimentare il genere umano e tutte le creature che popolano la Terra. Al contrario di quanto occorrerebbe fare per la sua tutela, assistiamo a un incremento d’impermeabilizzazione del territorio, soprattutto di aree naturali e agricole. Ciò evidenzia lo scarso valore, economico, sociale e paesaggistico, che si attribuisce all’ambiente e all’agricoltura, mentre al di à dei nostri confini, tutti cercano di difendere e valorizzare ogni mq. del proprio territorio. In Europa il suolo è considerato una risorsa strategica e vitale tanto che sono stati fissati obiettivi ambiziosi tra i quali quello di raggiungere nel 2050 un consumo netto di suolo zero.

I dati sul consumo di esso pongono alcune brevi riflessioni, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove il Covid19 ha cambiato il nostro modo di vivere, ma soprattutto il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda.
Credere che la crescita economica possa essere infinita anche in un pianeta dalle risorse finite, significa condannarlo a una “morte” sicura. Occorre invece ripartire da un diverso modello di sviluppo, sostenibile in uno spazio ecologico limitato, è questa la grande sfida che sta di fronte a tutti. Si tratta di passare da una concezione lineare dell’economia, che certamente ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di milioni di esseri umani, ma non più sopportabile, a un’economia circolare che punti a rimettere in circolo il più a lungo possibile i prodotti e le limitate risorse che abbiamo ancora a disposizione.

La seconda questione, ma strettamente legata alla prima, riguarda le politiche che si vogliono avviare nel Lazio, dove il consumo di suolo ha raggiunto un punto di non ritorno. La provincia di Roma ha consumato circa il 50% di suolo dell’intera regione, mentre la capitale, da sola, ha consumato quasi 30 mila ettari di terreno. Nella provincia di Frosinone, il consumo di suolo ha interessato 22 mila ettari. Frosinone è la città che ha consumato più suolo di tutte, circa 1.400 ettari, in una realtà ad alta densità abitativa, con circa 1.000 ab./Kmq. contro una media dell’intera provincia di appena 150 ab./Kmq. Ciò è tanto più grave, perché da anni assistiamo a una continua diminuzione del tasso di crescita della popolazione , eppure basterebbe, ad esempio, commisurare le ipotesi di crescita urbana a previsioni d’incremento demografico certificate dall’Istat per troncare alla radice una gran parte della cementificazione del territorio (molti Comuni truccano impunemente le statistiche). Questo vuol dire avviare una politica urbanistica capace di investire sul patrimonio edilizio esistente, incentivare il riuso dei suoli già compromessi e la rigenerazione urbana, assicurare un monitoraggio delle aree urbane già esistenti e non utilizzate, tutelare tutte le aree non edificate e non impermeabilizzate, anche in ambito urbano. In sintesi, si tratta di riconsiderare un diverso equilibrio tra città, campagna e spazi verdi, non è più possibile pensare la il suolo come uno spazio in attesa di eventuali usi edilizi ma piuttosto trasformarlo in nuove opportunità per la realizzazione moderne e innovative infrastrutture verdi, in grado di fornire benefici ambientali e sociali. Gli interventi futuri nella Valle del Sacco devono essere realizzati in questa logica.


La regione Lazio di recente ha approvato la legge n. 7/2017 “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio". con la quale intende ”promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi eco sistemici”. Si tratta di principi strategici fondamentali per tutelare e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Di fronte a tali obiettivi sarebbe utile un osservatorio regionale capace di verificare gli interventi che i singoli comuni stanno programmando sui propri territori per evitare che la rigenerazione urbana si trasformi in una mera riqualificazione di parti di territorio urbanizzato, tramite “il recupero fisico-spaziale e urbanistico-edilizio, talvolta incentivati da premialità volumetriche o economiche. Per non parlare di quando viene legata al Piano casa, stravolgendone i contenuti.” Al contrario essa deve essere in grado di favorire il processo di rigenerazione urbana, cercando di accompagnare i comuni, in modo particolare quelli di piccole dimensioni, verso una strategia complessiva e unitaria, che garantisca elevati standard di qualità ambientale e considerare il verde come elemento strutturale e strategico, per evitare ulteriori scempi edilizi, il degrado delle aree urbane e il consumo di ulteriore suolo. Infine sarebbe opportuno che la suddetta legge incoraggiasse e obbligasse i comuni ad adottare il Piano del verde urbano, quale strumento di pianificazione per la realizzazione di una struttura verde articolata e composita, capace di mitigare l’impatto ambientale dell’attività cittadina sul territorio.

Concludendo queste brevi riflessioni, il paesaggio italiano che abbiamo creato, “appartiene da tempo al dominio della statistica e non a quello dell’estetica”, quindi se vogliamo recuperare tutta la bellezza del nostro paesaggio e tutelare l’ambiente che ci circonda, è necessario un radicale e profondo cambiamento del nostro stile di vita e un nuovo modello di sviluppo.

Giuseppe Sarracino, Agronomo-Paesaggista

 

 

 

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Certosa di Trisulti: Ora un grande Piano di Responsabilità Sociale

La Voce delle Associazioni ricorrenti: Ora un grande Piano di Responsabilità Sociale

Certosa di Trisulti 390 260 minApprendiamo con soddisfazione della decisione del Mibact di ricorrere al Consiglio di Stato per ribaltare la sentenza del Tar di Latina, che il 26 Maggio ha riconosciuto a DHI il diritto di rimanere all’interno della Certosa. Così come abbiamo appreso con senso di giustizia che la Corte dei Conti vigila con attenzione sui beni patrimonio dello Stato, avendo citato in giudizio Benjamin Harnwell per mancato pagamento del canone

La stessa sentenza, che ha dichiarato al contempo le Associazioni ricorrenti quale soggetto non ammissibile, ha suscitato più di qualche perplessità. Molte le voci che si sono alzate in queste ore, molte di sdegno, altre decisamente fuori luogo. Indipendentemente da ciò che è dichiarato nel dispositivo, la nostra posizione resta ferma e siamo quindi assolutamente fiduciose che l'ultima parola non sia ancora stata scritta.

Al di là delle varie considerazioni lette in queste ore, restano due dati di fatto concreti e tangibili: ci sarà un ricorso al Consiglio di Stato per ricostituire una situazione di legittimità e c'è sul territorio un Soggetto plurale e trasversale pronto a mettere in campo tutte le azioni che si renderanno necessarie affinché ciò accada.

Il nostro ruolo in questa vicenda è chiaro e intellegibile, fin da quando abbiamo iniziato con le prime azioni di moral suasion per sollevare il velo su una vicenda dai contorni poco chiari e dai risvolti internazionali: Vogliamo essere attori e promotori di un nuovo Piano di Responsabilità Sociale, che chiami a sostegno dell’azione di ricorso del MIBACT anche quei soggetti istituzionali che fino ad ora sono rimasti silenti. E ’ una questione di rappresentanza civica, e a sostenerlo per primi sono stati i legali dello Studio Spirito Ianni che hanno seguito fin dall’inizio la vicenda e hanno preparato il nostro ricorso pro bono.

La sfida ora è questa, ed è una sfida inusuale per il nostro territorio: una grande opera di riappropriazione di un Bene Comune che passi attraverso la responsabilità sociale di tanti.

Comunità Solidali,

Amici del Cammino di San Benedetto,

Associazione Gottifredo,

Alle Origini del Cammino di San Benedetto,

Club Alpino Italiano Sezione di Alatri,

De Rerum Natura,

Gruppo di Azione Locale Versante Laziale del Parco Nazionale di Abruzzo,

Circolo Legambiente il Cigno di Frosinone,

Fondazione L'Abbadia,

Res Ciociaria,

Sylvatica,

--
Comunità Solidali

https://www.facebook.com/comunitasolidalifr/
https://comunitasolidalifr.wordpress.com/

 

 

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La Globo Sora si aggiudica al quinto la grande battaglia

Baker 350 260 minCarla De Caris* - Vittoria della Globo Banca Popolare del Frusinate Sora nel big match contro la Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia. La classicissima che dal 2014 genera attesa, curiosità e amarcord non ha deluso le aspettative con il diciannovesimo incontro tra le due compagini finito al quinto set dopo due ore e un quarto di battaglia con Joao Rafael MVP e i due opposti, Petkovic e Al Hachdadi, a suonarsele con rispettivamente 28 e 32 punti totali realizzati. Confermato anche il trend dei precedenti in SuperLega, con i bianconeri ancora vittoriosi nelle gare di campionato. Al PalaCoccia dunque, il doppio turno casalingo si chiude con un bel match vissuto palla su palla, con entrambe le squadre a non mollare nulla fino all’ultimo punto, attraverso un confronto aperto tra individualità simili. A invertire la rotta però, dopo che la scorsa domenica entrambe avevano messo in campo la loro peggiore prestazione stagionale, è stata Sora, conquistando due importantissimi punti salvezza alla decima giornata del girone d’andata sempre rincorrendo i set e quindi vincendo il secondo, quarto e quinto. A fare la differenza la continuità della Globo nella fase muro-difesa con un approccio mentale positivo che le ha dato più fame di vittoria soprattutto quando doveva uscire dai momenti brutti. La Tonno Callipo ha commesso molti errori al servizio, fondamentale su cui puntava ma che non le ha regalato grande soddisfazione questa sera.

“Una bella partita! – dice un soddisfatto Mario Barbiero -. Giocare con questo nervosismo e tensione aiuta a crescere, quindi la vittoria è ancora più importante per il modo in cui è arrivata. Ci servirà per prepararci al meglio anche per la prossima gara. È stato un match difficile da vivere soprattutto quando siamo dovuti uscire fuori da determinare situazioni, ma i ragazzi sono stati davvero bravi a farlo. Abbiamo avuto più continuità nella fase muro-difesa e abbiamo fatto belle cose soprattutto perché l’approccio mentale è stato positivo”.

“Mi spiace enormemente che il tie break sia finito così – dichiara invece coach Antonio Valentini -. Purtroppo il nostro gioco è ancora altalenante, non riusciamo a trovare continuità più che nel cambio palla, nel contrattacco. Anche oggi si è evidenziato quello che io definisco "gioia e dolore" della nostra squadra, il servizio. Il numero di errori è ancora troppo alto ma stiamo lavorando per diminuirlo, perché è un fondamentale che ci può dare tanto o penalizzarci molto. Sora è stata molto brava in difesa e aveva la giusta voglia di vincere, non che noi non l'avessimo, ma conosciamo il finale”.

Allo starting playes coach Barbiero scende in campo con la diagonale Kedzierski-Petkovic, la coppia di posto 3 Di Martino-Caneschi, le bande Nielsen e Joao Rafael, e Bonami libero. Mister Valentini risponde con Zhukouski al palleggio opposto al marocchino Al Hachdadi, gli schiacciatori Skrimov e Barreto Silva, i centrali Mengozzi e Vitelli, e Marra libero. Non poteva essere che l’equilibrio a regnare in campo, rotto da due mini break positivi, uno per parte, al 6-4 per la rincorsa ospite che aggancia 6-7, e all’8-8 per il +3 dell’11-8. Palla su palla i sestetti tornano a equivalersi nel punteggio al 13-13. Sora apre il gas con Caneschi a muro su Skrimov per il nuovo vantaggio del 17-14 ma Vibo Valentia comincia a picchiare duro al servizio andando a segno direttamente con Zhukouski e Skrimov per il sorpasso del 19-20 che costringe coach Barbiero a fermare il gioco. Un’azione dubbia, reclamata da Sora ma non concessa dal primo arbitro, mette gli ospiti un doppio passo avanti e un errore in attacco del neo entrato Fey li porta al set ball, 21-24. Petkovic annulla la prima possibilità vibonese e Joao, giocando sulle mani del muro, spinge i suoi verso i vantaggi che però non arrivano con Al Hachdadi a chiudere prepotentemente la palla del 23-25.

Partenza a tutto fuoco per la Globo che con Joao alla pipe e Nielsen all’ace, apre il secondo set 5-3, lo allunga 8-4 con Di Martino ancora a segno dai nove metri, e sale sul +6 del 13-7 con Petkovic a muro su Skrimov. A nulla serve il time out discrezionale richiesto da coach Valentini perché, mentre i suoi non riescono a trovare il campo con la battuta, Nielsen li ferisce ancora in ricezione per il 16-9. Zhukouski si affida al suo opposto per i rimettere Vibo in corsa ma da solo non basta contro il muro a 1 di Di Martino a inchiodare Vitelli per il 21-15, l’indiavolato Petkovic a sfoderare tutti i suoi colpi, e Joao a giocare con le mani del muro per il 25-18 che rimette la contesa in parità.

Di Martino apre il terzo game e Petkovic, in attacco da posto 2 e 4, lo porta al 6-4. È il momento di Nielsen, sulla rete per l’8-5 e dai nove metri per il 10-6. Arriva la risposta positiva della Tonno Callipo che con un parziale di 3-0 aggancia 10-9, ma Joao conquista il cambio palla che ridà gas ai suoi con l’opposto in attacco e il palleggiatore all’ace per il 14-10. Time out per coach Valentini, con i suoi che si rimettono in pari al 16-16. Una battuta vincente per parte per il 19-17 e ancora Al Hachdadi per la nuova parità del 21-21. Con la decisione arbitrale invertita dal video check e le ali vibonesi a picchiare incisivamente, è 22-24. Petkovic annulla la prima possibilità set, ma il suo pari ruolo avversario non concede repliche per il 23-25 che si traduce per i giallorossi, in un punto classifica. La Tonno Callipo torna in campo con Strohbach al posto di Barreto Silva e con Skrimov ad autografare 2 ace consecutivi per il 2-4. Con Caneschi a muro la fuga termina qua, per il 4-4 seguito dal 6-6 con Al Hachdadi a fare il bello e cattivo tempo, e dal 9-9 di Petkovic. Fasi concitate nella parte centrale del quarto set e gioco fermo per una serie di video check e contro check. L’ace di Di Martino e gli attacchi di Joao, rimettono avanti il naso della Globo 16-14. La panchina ospite inserisce per il giro dietro, Loper su Skrimov, ma al suo rientro la sua metà campo è ancora a -2, 18-16. L’asticella si alza con il gioco che raggiunge davvero bei livelli, il PalaCoccia si infiamma con gli scambi lunghi che lasciano però sempre Sora alla conduzione. Un punto per parte si arriva al 24-22 e, dopo il guizzo di Skrimov, Petkovic porta tutti al tie break con il 25-23 che mette nelle casse Globo un punto classifico e rilancia l’altro rimasto in gioco.

Strohbach da una parte e Fey dall’altra, confermati per il quinto set che, dopo il 2-3, vede Di Martino e Petkovic mettere avanti Sora 5-3. Zhukouski, a muro su Fey e poi a giocare d’astuzia di seconda intenzione, rimette tutto in parità 7-7, ma è la Globo ad autorizzare il cambio campo. Nell’altro quadrato i padroni di casa continuano la marcia con l’opposto a bloccare sulla rete il suo pari ruolo, e lo schiacciatore Hawaiano in attacco per il +3 del 10-7. Si prosegue punto a punto fino al 12-10 con gli ospiti a forzare al servizio e a commettere errori. È Joao Rafael a trovare i punti mancanti per arrivare alla vittoria finale e alla conquista di 2 ottimi punti classifica.

*Carla De Caris-Responsabile Ufficio Stampa Globo BPF Sora

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