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Unità, identità, visione: cosa serve al Pd

OPINIONI. Partiti

Sono giorni difficili anche per la politica e per il PD

di Romeo Fionda
BANDIERE PD 350 260Sono giorni molto complicati, difficili. Stiamo vivendo la gestione dell'emergenza Covid che sta colpendo di nuovo, molto duramente tutto il nostro territorio. L'incidenza delle varianti si fa sentire e sta anche cambiando volto a questa pandemia. Pesano le difficoltà delle persone, delle famiglie, degli adolescenti, delle persone con disabilità, di chi lavora e di chi ha perso il lavoro perché precario, di chi sta tentando di tenere con mille difficoltà le serrande ancora alzate.

Sono giorni difficili anche per la politica, per il PD.
Credo sia utile provare a fare insieme un ragionamento insieme su quello che è accaduto e sta accadendo:
•La formazione del governo Draghi con una maggioranza larghissima segue ad una sostanziale dichiarazione di fallimento della politica da parte del Presidente Mattarella che ha scompaginato tutti gli equilibri pre-esistenti e rischia di cambiare profondamente anche il PD.
•Zingaretti si è dimesso da qualche giorno. Voglio anche ringraziare Zingaretti per il lavoro svolto e per aver guidato il PD , in una fase difficile per l'Italia, con coerenza e spirito unitario, facendolo tornare a vincere e rompendo l'isolamento politico che lo aveva marginalizzato. Un lavoro importante svolto in pochi mesi.
•Abbiamo un nuovo segretario: Enrico Letta. Un politico di grande levatura internazionale che ha fatto subito chiarezza su come intende muoversi nel Partito, senza “ipocrisie”. Una grande battaglia per lo Ius soli, che significa per noi tutti: diritti, costituzione, lavoro, società, uguaglianza, dignità e umanità.

Su questo il Partito Democratico sfiderà il governo Draghi e le forze politiche che lo sostengono. Per andare avanti servirà un partito rinnovato nelle forme e nelle regole, ha detto il nuovo segretario. Per battersi contro il correntismo al nostro interno e contro il trasformismo in Parlamento, per la piena attuazione dell’art. 49 della carta costituzionale. Allo stesso tempo, ha chiarito, bisognerà consolidare il profilo dei valori, con la battaglia delle idee, con lo studio e la militanza. Per rendere davvero la nostra comunità libera e inclusiva verso chi è escluso per ragioni sociali, di genere, culturali e anagrafiche. Anzitutto le donne e i giovani.

Non si parte quindi da zero, anche se la situazione é difficile. Credo che Letta sia la figura giusta per rilanciare questo percorso ma penso che non abbia la bacchetta magica. Da solo potrà fare delle cose ma non tutto. Soprattutto al PD serve darsi un'identità chiara, coerente con i nostri valori.
Un'identità che non si fonda però astrattamente solo su valori enunciati ma su scelte di campo da praticare.
La crisi del PD è anche la crisi del campo progressista, e sicuramente chiarisce definitivamente il bivio a cui ci troviamo. Un bivio che non può essere affrontato soltanto con l’ennesimo cambio di segretario.

Ha ragione Provenzano, "Capisco Zingaretti. Malato un Pd che vive solo per il potere, in ogni caso dobbiamo cambiare tutto e ora. L'identità va ricostruita su lavoro, sanità, fisco per uscire dalla ztl" .
Occorre a questo punto ricostruire il presente e il futuro su delle basi che siano finalmente diverse:
1. Transizione ecologica;
2. Lavoro di qualità;
3. Contrasto alle diseguaglianze sociali, territoriali, quelle di genere e anche quelle generazionali.
La transizione ecologica ci offre opportunità senza precedenti: possiamo dare del lavoro di qualità, facendo risparmiare alle famiglie e riducendo al contempo le emissioni così nocive per l'ambiente, per la nostra salute. Possiamo fare ciò attraverso l'efficientamento energetico delle strutture pubbliche e private, la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio in prevenzione anziché intervenire sempre dopo l'emergenza, attraverso l'economia circolare e l’uso delle energie rinnovabili che oggi costano meno delle fonti fossili.

Per quanto riguarda il terzo punto è essenziale dare risposte a chi oggi sta pagando, di nuovo, maggiormente questa crisi, cioè le donne e i giovani, che secondo i dati dell'ISTAT sono stati colpiti di più dagli effetti della crisi sanitaria in termini di posti di lavoro persi, anche perché hanno ereditato una situazione già compromessa dall’onda d’urto della crisi economica iniziata nel 2007.

L’Italia è un “paese rugoso”, come scrive Fabrizio Barca, e quindi non possiamo immaginare, né a Roma né a Cassino, di cercare di costruire delle risposte che vadano bene per tutto il territorio.
Diventa basilare la gestione di risorse senza precedenti che arrivano con il Next Generation, oltre 200 miliardi da investire bene e in fretta per ricostruire il Paese su basi nuove. Avviamo, anche noi, una discussione larga, aperta, che vada oltre il PD, che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi, che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico, oggi così asfissiante, non lo capisce nessuno, e con un paese che soffre così tanto, invece, avremo tante cose da dire: sulla sanità, sulla scuola pubblica, sui beni comuni, sulla crisi climatica, sulle politiche sociali e su come creare lavoro dignitoso.

Allora mi chiedo, se non sia questo, per quanto così caotico e drammatico, il momento buono per immaginare un cambiamento e per raggiungere l'obiettivo, ma sono essenziali una discussione e un confronto largo dentro e fuori del PD.
Una discussione che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico non lo capirebbe nessuno.
Non servono a niente grandi contenitori come i partiti, così pieni di contraddizioni se non sanno indicare una direzione chiara e dire parole coerenti.
Vale per il PD, per il M5S, ma anche per la sinistra, per gli ecologisti.
In questa fase è necessario mettere insieme una rete che trasversalmente unisca chi nelle diverse forze sociali e politiche condivide questa stessa visione del futuro, che pone al centro la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il tema della parità, il lavoro di qualità.

Una rete in cui ognuno metta in gioco la propria sensibilità e la propria identità.
Ripartiamo da qui perché se iniziamo con la domanda sbagliata difficilmente ne usciremo con una risposta giusta.
Se iniziamo a chiederci quale partito, oppure quale atteggiamento verso il governo e con chi lo guida è migliore, temo, che resteremo divisi dagli steccati del ceto politico e non riusciremo a ridiscutere con quelle forze, soprattutto più giovani, che si stanno muovendo, tra cui le mobilitazioni sociali e le esperienze migliori anche nel terzo settore. Abbiamo bisogno di questa aria fresca, credo, per ricostruire una visione condivisa e soltanto così potremmo riavvicinare le nostre posizioni, riaggregarci attorno a questa comune visione e a valori che siano davvero condivisi.

Servono proposte coraggiose, ci servono persone credibili per ricostruire l'intero campo su basi diverse.
Un campo che parli il linguaggio del futuro in grado di interpretare le nuove sfide e dare risposte ai bisogni concreti delle nostre comunità, per scrivere una storia che sia davvero diversa altrimenti temo che con gli schemi del passato non riusciremo a dare risposte a queste nuove urgentissime sfide.

Lunedì 15 marzo 2021

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Per costrure una identità ci vuole coraggio

Analisi Opinioni Dibattito

Il percorso di rinnovamento deve essere connotato da maggiore coraggio

di Toni Pironi
BANDIERE PD 350 260Destra e sinistra, tra identità e coraggio

In un recente articolo su ‘La Repubblica’ Piero Ignazi si è espresso sull’attualità delle categorie politiche tradizionali. Si è chiesto, rispondendosi affermativamente, se destra e sinistra fossero ancora luoghi abitatabili dal sentimento politico dei nostri giorni e se ancor oggi orientassero le scelte dei cittadini nel momento elettorale.

La sua analisi, è bene rilevarlo, non è sorretta da particolare rigore scientifico ma si poggia sulla capacità di lettura dello stesso Ignazi sui fatti della storia.
Sgombro subito il campo: concordo con lui. Destra e sinistra non sono affatto categorie superate. Hanno oggi senso come sempre accaduto da almeno due secoli nella società occidentale pur se in questo lasso di tempo si sono riempite di contenuto, di valori e di obiettivi che sono notevolmente cambiati.

Entrambe queste categorie hanno avuto, accompagnando la storia, fasi più moderate e fasi di più acceso protagonismo arrivando a sfociare in un rivoluzionarismo che ha interessato ambo i poli. Sempre sono state accusate di essere superate e non più in grado di leggere l’esistente e questo stigma ha colpito durissimo dopo il 1989. Dopo il 1989 è sembrato tutto chiaro. Destra e sinistra andavano seppellite nel cimitero della storia per interpretare la quale occorreva posizionarsi al centro, in ossequio ad un mantra che confondeva dibattito con conflitto. Cosi ovviamente non è. Il dibattito non è conflitto perché non tende a distruggere l’opposto la cui eliminazione, anzi, equivale alla propria morte. Si è, ontologicamente, sempre in relazione a qualcosa di altro; mai in termini assoluti. E’ il centro che non ammette dibattito, convinto come è che in quella posizione risieda la verità o la soluzione (nel senso di scioglimento) di ogni conflitto.

Da qualche anno si assiste ad un ritorno delle categorie di destra e sinistra sulla scena della politica. E’ stata la destra a compiere il primo scatto in avanti. Pur in assenza di una teorizzazione compiuta un vento di destra ha soffiato forte nel mondo occidentale alle prese con i primi scricchiolii del paradigma della globalizzazione. Lo ha fatto alzando (per citare nuovamente Ignazi) la bandiera della tradizione e della conservazione e si è costruita una identità.

E’ questa la parola chiave: identità.
Tralasciando il modo in cui (nel mondo, in Europa, in Italia) lo ha fatto, è indubbio che la destra si è dotata di una propria identità, comunicando con forza un messaggio e dei valori che hanno fatto breccia.
Credo sia tempo che anche a sinistra ci si attrezzi. E non per andare con il moschetto sulle barricate ma per indossare un paio di scarpe comode e camminare per strada uscendo dal palazzo. Costruire una identità, in ogni caso, non è opera da affidare ad un social media manager ma ad una comunità che avverte la necessità di cambiamento, il valore (sempre secondo Ignazi) che più connatura la sinistra. E il cambiamento è necessario oggi per uscire dalle secche in cui le tante fragilità sociali, che la pandemia ha fatto emergere con drammatica violenza, ci hanno precipitato.

Esso, però, si nutre di coraggio e questo adesso è richiesto alla sinistra. Per venire all’Italia e alle cose di casa nostra: non so se occorra una classe dirigente nuova. Quello che mi pare chiaro è che occorre alimentare il nostro agire con più coraggio e guardare al cambiamento come ad una opportunità. Lo impongono i grandi temi planetari, in primis l’ambiente. Un fronte sul quale il cambiamento, di paradigma economico soprattutto, non è una opzione. E’ una necessità. Ma lo impone anche il tema della protezione sociale che richiede una capacità di fare da contraltare ad una polarizzazione della ricchezza che non può essere più affrontata affidandosi alla capacità di autoregolamentazione del mercato globale. Tutti i temi sono negoziabili ma per negoziare occorre avere una offerta. Chiara e comunicabile. A Roma come a Frosinone.

Chi scrive milita nel Partito Democratico e partecipa, non sottraendosi, al processo di evoluzione dello stesso.
Gli ultimi mesi, ancorché dominati dall’emergenza sanitaria in corso, hanno fatto registrare importanti novità a livello locale. C’è un trentenne alla guida del partito in provincia e questo è un fatto che non può passare inosservato, se è vero che l’età non è fattore secondario se si cerca il cambiamento.

Va altresi rilevato che, a parere di chi scrive, i primi passi di questo percorso potevano essere connotati da maggiore coraggio. L’assenza di un dibattito, pur complesso e difficile in piena pandemia, nella fase congressuale ha negato alla platea degli iscritti e degli elettori la possibilità di conoscere nel dettaglio i temi cardine di questa nuova fase. I successivi momenti di definizione degli organi del partito, inoltre, sono ancora apparsi troppo legati ad una dimensione tattica che poco si sposa con il coraggio. Più che il primo momento di una nuova fase è sembrato l’ultimo di un vecchio corso.
Ma questo poco importa. Il tempo della politica è il presente se non il futuro e c’è tempo per essere coraggiosi.
Ne abbiamo tutti bisogno.

 

 

 

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Sinistra senza pensiero e identità non sa che fare

distopie 350 mindi Fausto Pellecchia, L’inchiesta, 18 giugno 2019 - Distopie di sinistra. In tutto l'Occidente soffia un vento di destra. In Italia l'intesa intermittente tra M5S e Lega paralizza l'autoproclamato governo del cambiamento. Di fronte ad un esecutivo populista e xenofobo, che chiude i porti ai migranti e governa a colpi di propaganda, le forze progressiste sembrano totalmente impreparate nel ruolo di opposizione.

Il recente “appello agli intellettuali” di Massimo Cacciari è più un grido d’allarme, una nobile sollecitazione per la ricostruzione di una cultura politica all’altezza dei tempi nuovi, che non l’indicazione di un percorso alternativo. L’orizzonte è costituito da «una cultura in grado di coniugare pathos e logos, una cultura che percepisca l'uomo come fine e non come mezzo, che consideri l' "altro da sè" una risorsa importante giammai una minaccia. Nell'età delle interconnessioni – prosegue Cacciari- non c 'è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l'essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.» Già! Ma come rilanciare questi sacrosanti principi nel contesto socio-culturale dell’Italia di oggi? Quali i binari politici che dovrebbero guidarne la diffusione nella prassi?

Il Pd, dopo aver spianato la strada alle destre, per mesi ha continuato a far opposizione da destra difendendo provvedimenti invisi come il Jobs Act o la riforma Fornero. Il 3 marzo scorso è stato incoronato il nuovo segretario Nicola Zingaretti che dovrebbe sancire la fine della parentesi renziana aprendo ad un nuovo centrosinistra, più civico, progressista ed includente rispetto al passato. Intanto il M5S si sta facendo divorare dall'alleato di governo che gli ha drenato la metà dei consensi alle elezioni europee del maggio 2019. Il Pd zingarettiano lancia qualche segnale di sopravvivenza, ma appare ancora ingessato dai veti incrociati delle correnti interne e dalle incrostazioni del suo recente passato renziano. Negli ultimi anni, infatti, in nome di una sedicente “responsabilità istituzionale”, era diventato fedele esecutore delle politiche d’austerity e di generale compressione dei diritti richiesti dall’Europa. In nome di un generico “riformismo”, si sono sostenuti i grandi piani di privatizzazione, deregolamentazione dei mercati, precarizzazione della vita dei cittadini, riduzione degli spazi alternativi alle logiche di consumo. La “svolta” zingarettiana è dunque costretta a ripartire da un difficile azzeramento di linea politica, per il quale non ha ancora trovato una narrazione convincente. Le pavide prese di distanza dallo scandalo Lotti-Csm costituiscono una drammatica conferma del permanente assedio dei renziani alla nuova segreteria.

Ma se si volge lo sguardo a sinistra, il panorama è ancor più ingombro di macerie fumanti. Un interminabile, verboso dibattito autoreferenziale, che si compiace di marcare divisioni e distinzioni bizantine e capziose, ha lasciato campo libero all’ ideologia xenofoba e razzista della Lega. Ogni tentativo federativo su pochi, decisivi punti programmatici è sospettato di complotto e di tradimento. Dal canto suo, il M5S si limita ad ingoiare, se non ad emulare ed inseguire, l’egemonia del sovranismo salviniano: un’ideologia chiusa e incivile, persino inumana, che usa un linguaggio derisorio e beffardo contro le più elementari regole della convivenza democratica. Così mentre la sinistra si divide all’infinito sull’ordine del giorno della “rivoluzione socialista” – che si vuol far credere imminente-, una destra prefascista, che tiene sotto ricatto elettorale il “qualunquismo” del M5S, miete consensi anche nel centro e nel meridione d’Italia.

È ben vero che molti elettori di sinistra appaiono disposti a rimangiarsi il proprio voto al M5S nel caso nascesse una proposta coerente, credibile ed ambiziosa, che abbandoni le chimere del neocentrismo. L’ultimo che abbia provato a costruirla è stato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il Masaniello anti-Sistema- un po' populista, un po' municipalista – che senza il sostegno di nessun partito ha vinto due volte le elezioni locali contro centrodestra, centrosinistra e M5S. Il primo dicembre scorso ha lanciato il progetto autoproclamandosi come l'Anti-Salvini con l'obiettivo di sancire un'opa sul M5S in crisi, soprattutto al Sud. L'idea per le Europee era quella di lanciare un Terzo Spazio, alternativo sia ai nazionalisti xenofobi che ai tecnocrati difensori di Maastricht. Voleva andare oltre la sinistra radicale, ma è stato costretto a sfibranti trattative con essa. Con De Magistris, infatti, nella lista per le Europee, avrebbe dovuto esserci anche Sinistra Italiana – la vecchia Sel rinata dopo l'implosione di LeU, la quale, dal canto suo, era già morta un minuto dopo il voto del 4 marzo scorso – Possibile, Diem25di Yanis Varoufakis (vedi l’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari) , Rifondazione e vari movimenti ed esperienze civiche (je so pazzo) . Sembrava fatta, già circolavano ipotesi di nome, simbolo e candidature. All'ultimo momento, si aggrega alla coalizione anche Potere al Popolo, che a Napoli ha un rapporto intenso col sindaco de Magistris. Ma ancora una volta si innescano le consuete dinamiche divisive della sinistra: Si e Diem25 mettono veti su PaP per le sue posizioni euroscettiche e settarie e PaP , dal canto suo, lancia proclami contro il nuovo ciclo della Cgil di Maurizio Landini. Mesi di trattative segrete e di elucubrazioni mentali: alla fine de Magistris – incapace di esercitare una leadership forte – molla tutto, saluta e rimane a fare sindaco di Napoli. Niente lista, abbiamo scherzato.

 

Ma il teatro dell’assurdo continua, fedele alla propria vocazione autodistruttrice. Dopo altre settimane di incontri in segrete stanze di dirigenti senza popolo, si prefissa l'impresa di presentare una sola lista rossoverde a sinistra del Pd zingarettiano: una sinistra Arcobaleno bis, 11 anni dopo. Ma i Verdi, alla fine, si defilano preferendo una propria lista ecologista insieme a Possibile. Mentre i sindaci di Federico Pizzarotti – dopo aver rotto con un sms coi Verdi – si rifugiano in una coalizione con + Europa di Emma Bonino.

Nel frattempo, nasce La Sinistra con la fusione tra Rifondazione, SI e Altra Europa. I sondaggi la quotano intorno al 2/3 per cento. Di certo, non è un'operazione che scalda i cuori degli elettori, ormai esausti nell’assistere a strane alchimie a poche settimane dal voto. Potere al popolo non partecipa, Diem25 nemmeno, De Magistris resta a Napoli a fare il sindaco con una credibilità da leader nazionale forse andata a frantumi per sempre. Con la sinistra radicale ai minimi termini e un M5S in palese crisi, sembra che tutti giochino per Zingaretti, il quale appare tuttavia ostaggio dei renziani. Le sue prime uscite pubbliche sono state per la Tav in Val Susa e in difesa delle privatizzazioni, oltre a schierarsi contro la patrimoniale proposta da Landini.

Malgrado nel Paese riprendano le opposizioni di piazza (dal movimento femminista a quello ambientalista di Fridays for Future ai tanti comitati territoriali, fino alle numerose “lenzuolate” antileghiste), non si intravede all'orizzonte una rappresentanza degna di questo nome.

Il 26 maggio l’elettore progressista – ormai smarrito, affranto e scoraggiato – si è visto costretto a votare secondo la logica del “meno peggio”. Chi è rimasto ancora fedele al M5S, malgrado la sua subalternità alla Lega, chi si è piegato alle sirene del Pd zingarettiano, chi ha perseverato nel voto per la sinistra marginale, chi – forse la maggioranza – ha deciso di astenersi. Una diaspora con pulsioni suicidarie. Un disastro da cui si uscirà soltanto dopo anni di lavoro sociale e, soprattutto, culturale nel Paese. Sinistra anno zero. Nel frattempo, l'Italia è sempre più in balia del vento xenofobo e reazionario di Salvini che sta spingendo pericolosamente il Paese ai margini dell’Europa.

 

 

 

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Senza identità è la città con più volti contrastanti

Ceccano piazza Berardi 350 250 mindi Valentino Bettinelli - Centro e periferia, due anime contrastanti della città. Madonna della Pace e Piazza Berardi. Due punti di accesso al centro di Ceccano, che recentemente hanno ospitato l'installazione di due nuovissime rotatorie artistiche, fortemente volute dal Senatore (ormai ex assessore ai lavori pubblici) Massimo Ruspandini. Un rifacimento urbanistico, preteso dall’amministrazione Caligiore per migliorare il volto della città. Un progetto che per ora ha visto l’impegno di più di 70000€, e che dovrà essere completato con la messa in opera della terza rotonda, nella zona di Borgo Berardi. Lavori non ancora iniziati, a fronte del completamento delle altre due istallazioni. Lavori che confermano l’attenzione per la valorizzazione del centro, a cui fa però da contraltare il degrado più assoluto delle zone periferiche.

Una Ceccano di periferia che sembra vivere con un bioritmo differente rispetto al cuore del paese. Rovi che invadono sempre più la carreggiata. Servizi di scarsa qualità e strade che peggiorano di giorno in giorno. A contribuire alla disastrosa condizione di queste, l’ondata di maltempo che negli ultimi giorni ha investito l’intera penisola, senza risparmiare ovviamente la ciociaria. Ceccano strada di periferia 350 260 min 1

Come osservabile in foto, il manto d’asfalto è ridotto ormai ai minimi termini, con vistose buche che insistevano da tempo su di esso. Proprio le copiose precipitazioni dell’ultima settimana hanno favorito l’ulteriore peggioramento delle strade, con l’ulteriore formazione di vere e proprie voragini. Profonde fratture stradali che mettono a repentaglio la tenuta meccanica dei mezzi di trasporto e, soprattutto, la sicurezza personale di chi, ogni giorno, percorre queste arterie periferiche. Da sottolineare che strade come via Badia e via Pedemontana rappresentano snodi fondamentali dei percorsi degli scuolabus che permettono a tanti, tra bambini e ragazzi, di raggiungere le scuole di ogni livello.

Sono svariate ormai le segnalazioni effettuate dai cittadini agli organi competenti: assessorato ai lavori pubblici, Ufficio Tecnico e Polizia Locale. Uno degli abitanti di via Pedemontana, Ottavio Bettinelli, intende denunciare un episodio alquanto curioso, risalente ai primi periodi di amministrazione della giunta Caligiore. Proprio l’allora vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Massimo Ruspandini, a diretta richiesta di intervento rispose di rivolgersi, “per opportunità e rispetto”, al consigliere comunale di zona. Una frase che, all’epoca, lasciò senza parole i residenti interessati. Oggi quelle parole suonano, alle orecchie degli abitanti, come un segnale chiaro di poco interesse nei confronti delle aree periferiche della città.Ceccano Badia strade 2 min

Un altro grave episodio di cattiva gestione si è verificato in occasione dell’ultima nevicata, durante la quale la zona della Badia rimase isolata fino a tardo pomeriggio, mentre il centro cittadino era completamente sgombero. Ancora una volta, le richieste furono considerate in maniera estremamente superficiale.

I cittadini sono ormai esausti di essere trattati con sufficienza dall’amministrazione. Governo cittadino molto impegnato in grandi spese per la promozione della città. Un centro che continua a girare, a maggior ragione oggi, attorno alle costose rotatorie, mentre la periferia sprofonda letteralmente nell’oblio delle sue innumerevoli voragini.

 

 

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No al CETA, difendiamo diritti, salute e identità

Cibo Made in Italy 350di Nadeia De Gasperis - Ricordo che alla mensa universitaria, se un giorno venivano serviti rigatoni in bianco, all’indomani avremmo avuto rigatoni al sugo e quello seguente, indovinate!? Sformato di rigatoni. Così per le penne e ogni formato e sformato di pasta. Ma se provavamo a protestare ci davano in pasto il solito “stiamo lavorando per voi, con i prodotti migliori e le migliori intenzioni.”
Oggi a Montecitorio erano in tanti a protestare, agricoltori, sindacati, associazioni ambientaliste, partiti politici di sinistra, contro il CETA, un accordo commerciale con il Canada, che se ratificato, non solo metterebbe a rischio il Made in Italy, che sebbene suoni “all’americana”, è pur sempre il nostro marchio di autenticità e garanzia di qualità.
In un Paese che non offre speranze ai giovani, figuriamoci ai meno giovani senza più un lavoro; sono tanti, contadini per tradizione, giovani laureati, donne e uomini che con coraggio e determinazione, si sono reinventati in produzioni di eccellenza, coltivazioni ecosostenibili, nel rispetto della tradizione di gusto, qualità e rispetto dell’ambiente. Quello che il governo non ti offre, chiedilo alla terra!

Il "fattincasa"

Il “fattincasa” chiamiamolo così, garantisce quelle regole e quei diritti al lavoro troppo spesso disattesi da un governo impenitente che continua a trattare i cittadini da poveri stolti incapaci di reagire ai continui tentativi di attentare alla sovranità popolare.
Cosa c’entra la pasta riscaldata con questa storia!?
A parte la scelta del grano e del pomodoro, c’è il fatto che gli accordi cambiano ma si ripropone la stessa situazione, un governo che in tutta fretta cerca di ratificare accordi, prima il Fiscal Compact, poi il MES (meccanismo europeo di stabilità, altrimenti conosciuto nel resto d’Europa come Esm European stablity meccanism) Fondo salva Stati, poi il TTIP e ora il CETA , e lo fa nel mese di luglio in genere, in pochi giorni alla chetichella.
“è un processo democratico, quello della approvazione del CETA”, così mredarguisce il ministro Martina i manifestanti.
“È solo una battaglia ideologica” ci ricordava Calenda mentre si tentava la ratifica dell’accordo internazionale con gli USA (TTIP). In quella occasione il testo del trattato fu sottoposto all’attenzione dei parlamentari in soli tre giorni. La lettura consentita era di un’ora e mezza, alla presenza delle forze dell’ordine, che sorvegliavano che nessuno copiasse il testo, solo appunti da questo faldone incomprensibile ma con la supervisione di un carabiniere.
I cittadini davanti a Montecitorio, oggi, non erano per uno slancio di patriottismo.
Martina come Calenda, vogliono farci credere che il modo per ostacolare la globalizzazione sia “prendere il timone” della stessa. Il timone!? Popolo di marinai e navigati eroi.
“Abbiamo già depositato in Senato, una questione pregiudiziale di costituzionalità incentrata sulla evidente violazione del dettato costituzionale e della sovranità nazionale”, sostiene la senatrice Loredana De Petris.
Dello stesso parere anche “Possibile”.
È ancora una volta il momento di difendere la sovranità del popolo, la costituzione, il diritto al lavoro, la salvaguardia dei diritti, la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente. "Questa volta ponendo l’accento sul Made in Italy (e non è autarchia)".

 
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Il 2017 sarà l'anno dell'dentità del PD?

partito democratico bandiera350 250di Ermisio Mazzocchi - Andiamo verso il 17° anno del XXI secolo con la consapevolezza che i cambiamenti, le mutazioni degli assetti dei popoli nel mondo non sono conclusi e si intensificano con imprevedibile velocità. La tempesta dei conflitti bellici non si è placata, il terrorismo fondamentalista semina morte e distruzione, i sistemi economici sono in continua precarietà, la povertà incalza, le disuguaglianze crescono, i diritti civili sono a rischio.
Un mondo attraversato da vistose contraddizioni che esplodono in modo tale da porre in difficoltà la convivenza e la cooperazione tra i popoli e ricadono in modo dirompente nelle diverse realtà nazionali, e allo stesso tempo rafforzano la speculazione e gli egoismi volti a soffocare qualsiasi tentativo di sovvertire lo status delle cose.
La globalizzazione non è stata quella opportunità di sviluppo e di cooperazione tra i popoli, che molti ipotizzavano, ma si è rivelata in modo crudo e netto come foriera di una espansione della crisi e dell'inasprimento delle conflittualità, che si sono scaricate su le parti più deboli, rendendo vantaggiose le speculazioni e la concentrazione del potere finanziario. Un terreno su cui proliferano i nazionalismi e i populismi.
L'Italia vive questa condizione come momento storico della sua unità e della sua democrazia repubblicana.
Non solo crisi politica e quindi economica, ma anche crisi dei valori sociali che sono alla base dello sviluppo di una società moderna.
In questi anni il popolo italiano è stato protagonista di avvenimenti che ne hanno segnato cambiamenti nella sua qualità della vita sociale ed economica con ombre e luci, con vantaggi e svantaggi. Un popolo saldamente ancorato alla Costituzione repubblicana e ai suoi principi fondanti.
Al centro di queste lotte ci sono state quelle forze che affondano le loro radici nella Resistenza e nella storia democratica dell'Italia. Forze che si sono configurate oggi nel PD e in aree socialiste. Il PD è stato il protagonista di una stagione politica, sociale, economica travagliata e ricca di conflittualità, svolgendo una funzione che era tesa a rispondere alle esigenze dell'intero popolo italiano.
Un partito che ha ricevuto un riconoscimento della sua funzione democratica e nazionale, politica e morale, e delle sue capacità di dirigere e di amministrare. Un processo che subisce un arresto non tanto per i risultati elettorali e referendari poco soddisfacenti, quanto, come elemento essenziale, la mancata definizione della sua identità, dei suoi obiettivi, della sua collocazione sociale.
A fronte di questo compito che il PD dovrebbe assumere, è necessario svolgere un attento esame dello stato del partito, del suo orientamento, del suo lavoro, superando ed eliminando difetti, squilibri, impacci.
Questo è possibile se si rafforza la convinzione del ruolo del PD nella società italiana.
Oggi il racconto roseo della società non è più credibile a fronte di un paese che affonda nella crisi. Emerge sempre di più un malessere che la nuova destra riprende in modo demagogico. Un pericolo che il PD e le forze progressiste devono combattere e impedire.
Occorre mettere subito mano a una nuova politica del PD. Un congresso è utile, ma deve essere accompagnato da una condizione politica che ne assicuri una conclusione definitiva e chiara del suo ruolo. E altrettanto chiara nei contenuti con al centro i diritti al lavoro, per la dignità e la sicurezza del lavoro. Una proposta di una sinistra di governo.
Il partito che fa Politica esige non solo la conoscenza puntuale della realtà e dei problemi, non solo la capacità della proposta politica e programmatica, non solo il confronto positivo e l'iniziativa, ma nel tempo stesso esige una capacità di costruire un legame solido e permanente con la società.
Le idee, le proposte politiche debbono diventare persuasione per tutti i livelli della società italiana e lo diventano attraverso un coinvolgimento sempre più ampio dei cittadini.
E' questo carattere del partito come forza di un cambiamento che dobbiamo sottolineare in questo momento: la sua capacità di organizzare e dirigere movimenti di sostegno a una nuova politica che esalti buon 2017 a tutto il mondo 650i caratteri della sinistra del e per il nuovo secolo.
Non solo, come abbiamo fatto con risultati apprezzabili, nel campo della salvaguardia e dello sviluppo della democrazia, dell'affermazione di nuovi diritti civili, di nuove conquiste di libertà, nelle campagne di solidarietà internazionali; ma occorre necessariamente riaprire il campo di impegno per le eguaglianze sociali e del progresso sui problemi del mondo del lavoro, sulle scelte economiche, su le riforme.
Un campo ancora tutto da arare in cui rimettere al centro i reali problemi in modo serio e veritiero.
Non possiamo pensare che gli obiettivi del PD possano essere privati di valori di una sinistra che sviluppi una politica e produca ideali in grado di motivare, difendere, affermare, i processi di una nuova società dei diritti e delle eguaglianze.
Spesso cadiamo nell'errore di credere che a dimostrare in modo convincente la giustezza di scelte politiche sia sufficiente esporle, sia pure nel modo più limpido e come è accaduto in questi tempi in modo roboante.
Non è così. A una giusta politica occorre sempre il sostegno di una motivazione condivisa, di una partecipazione che non escluda nessuno, di un confronto aperto e continuo su progetti e idee del rinnovamento.
Unica condizione per il PD per riannodare quel legame che si è spezzato in modo evidente e senza equivoci con il suo epilogo il 4 dicembre.
Il nuovo anno sia utilizzato per portare il Paese su un'altra misura di sviluppo della democrazia e della società. Un Paese rinnovato, solidale e inclusivo. Il PD deve approdare a una nuova frontiera della politica capace di trovare un punto di incontro programmatico forte, durevole tale da prefigurare un blocco sociale e politico alternativo alle due destre in cui si articola la rappresentanza delle classi dominanti in Italia e in Europa e di sconfiggere il populismo.
L'augurio è di raggiungere una soddisfacente svolta nell'interesse degli italiani.

 
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Risparmio e perciò ti tolgo l'identità

sit in liceoartistico AGBragaglia Fr 16gen15 350 260di Fausta L'Insognata Dumano - Riflettori si sono accesi sul "BRAGALIA", su Anton Giulio Bragaglia.
In queste ultime ore si sono dette e scritte tante cose, qualcuno l'ha anche trasformata in una guerra tra scuole di serie a e serie b, travisando la discussione, qualcuno ha gridato sull'uso improprio della parola cancellazione del nome, non riuscendo a comprendere come un doppio cognome altera e cancella la memoria, chiedete in giro all'uomo comune, al passante Leonardo Da Vinci cosa c'entra con Brunelleschi?
Premesso i tanti problemi che vive la scuola italiana, le tante battaglie da portare avanti, tutto mi sarei aspettata che narrare la storia del nome di una scuola. Intitolare una scuola, cambiare, aggiungere nomi prevede una normativa da rispettare, un iter che coinvolge le istituzioni, nonostante l'I.I.S Bragaglia nato dall' accorpamento del liceo Bragaglia e dell'IPSIA Galilei siano istituti superiori, quindi, di pertinenza provinciale, serve la delibera della giunta comunale e quest' aspetto dovrebbe far capire il discorso dell'identità di una città. Questa scellerata politica di tagli sta accorpando le scuole, anche di indirizzi diversi, dettate da logiche di vicinanza.
Ad Arpino un liceo e un istituto per chimici, nessuno si sogna di aggiungere un altro nome al Tulliano,inMaria Spilabotte quanto è l'identità della città, a Sora tra un cardinale e un intellettuale è il Cardinal Baronio l'identità della città.Non è quindi uno scontro se sia più importante un nome o l' altro,ma chi rappresenta l' identità della città.
Compito difficile affrontare quest' articolo in quanto in queste ore il nome ha fatto esplodere un accorpamento mal digerito. Sono una Gianni Fontanadocente del liceo e quindi a priori qualcuno lo leggerà come articolo di parte. Proviamo a dipanare i fili della matassa. Il nome ha trascinato nel dibattito altri elementi certamente importanti, ma non legati all'identità culturale della città, dire sto con Anton Giulio Bragaglia non significa dire che la cultura artistica sia serie A rispetto alla cultura professionale. Ovviamente il nome ha trascinato fuori altri aspetti importanti ,il liceo ha bisogno di una sede adeguata con laboratori etc, etc...il nome ha riportato alla luce il matrimonio combinato, la stessa ASL nel passato ha organizzato un corso di aggiornamento chiamandolo matrimonio combinato .......
Venerdì un sit in in via Casale Ricci, in contemporanea ad una votazione dall'esito scontato considerati i numeri delle rappresentanze, da segnalare che nei giorni precedenti la provincia di Frosinone aveva ribadito che per il dimensionamento 2015-2016 il nome dell' Istituto Superiore Bragaglia TALE è, TALE RESTERA'....la documentazione è sul sito istituzionale della provincia.
La commissione cultura (del Comune di Frosinone ndr) il tre dicembre si è espressa a favore del nome, precisando che l' aggiunta di un altro cognome snatura l'identità. A RIBADIRLO al sit-in è Marco Ferrara, consigliere comunale e membro della commissione, ricordando come tutti i componenti sostenevano lo stesso parere. Al sit-in la senatrice Spilabotte, che ha messo in luce lo stesso snaturato accorpamento e sottolineato l'importanza del nome di un cittadino frusinate. Al sit in la Rete degli studenti con la segretaria provinciale Rebecca Princi. Il sit-in ha fatto scendere ''dalla città'' diversi cittadini,impegnati nella valorizzazione del territorio,associazioni come Didatic Forming, artisti come Livio Antonucci,il vincitore della biennale dell' arte, i prof che hanno fatto la storia del liceo artistico, un'interessante lezione del prof Fontana. Da segnalare come tra i rappresentanti dei giovani socialisti, con il loro segretario Riggi ci fossero degli ex studenti proprio dell' IPSIA, Dimostrazione "questa" che il messaggio lanciato sull'identità è stato accolto da chi ha saputo ascoltare. ADESSO LA PALLA PASSA ALLA GIUNTA DEL COMUNE DI FROSINONE E AL PREFETTO

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