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«Quelli delle schiene dritte devono impegnarsi prima di tutto a favore del lavoro»

soniasirizzotti 350 260da L'Inchiesta, conversazione con Sonia Sirizzotti - «Mi chiedo schiena dritta rispetto a cosa? Un funerale farsa? Lo scandalo è un funerale pacchiano o la connivenza silenziosa delle istituzioni che i fatti di Roma dimostrano? Vale a dire che la mafia è dentro le istituzioni silente non dando nell'occhio...»: così Sonia Sirizzolti, avvocato e dirigernte del Pd di Frosinone, a margine della proposta del sindaco di Ceprano, Marco Galli, che dalle nostre colonne ha lanciato un appello ad un fronte che unisca persone, appunta, dalla "schiena dritta" contro corrruzione e malaffare.
«Serviva un funerale per andare a consultare le assegnazioni delle case popolari - si chiedie polemica mente Sirizzotti -? Ci sono anche nella nostra città case sequestrate ai clan ma sempre lì abitàno. Ma veramente lottare significa legalizzare la prostituzione che è già legale in Italia - affonda la lama polemica Sirizzotti riferendosi anche all'intervista concessa al nostro fornaie dalla senatrice Spilabotte -? I numeri dimostrano che in Germania questa sorta di liberalizzazione della vendita del corpo è fallita, tra l'altro prendendo, con le dovute cautele, numeri e statistiche è emerso che in Europa vittime della tratta soma circa 270 mila. E nella classifica dei paesi coinvolti Germania e Paesi Bassi sono sempre ai primi posti. Tra la prostituzine legalizzata e la tratta c'è un legame "evidente". Per i trafficanti è facile scegliere un paese dove i bordelli sono legali.
ln Danimarca dove la prostituzione è stima depenalizzata nel 1999, lo stesso anno in cui in Svezia è diventato illegale comprare sesso, il numero delle vittime della tratta è quattro volte superiore a quello svedese, nonostante la popolazione totale sia la metà. La legalizzazione ha dato una forte spinta al settore. Sona stati aperti decine di bordelli e il paese è diventato una meta per i turisti del sesso. Ma questo mercato redditizio ha attirato anche i trafficanti di esseri umani, che però non finiscono mai in prigione poiché le ragazze sfruttate dichiarano sempre di fare le prostitute per libera scelta». Allora, qual'è la conclusione di Sonia Sirizzotti? «Stare con la schiena dritta richiede ben altro in una Provincia dove i disoccupati sono oltre 115mila - tira le somme -. La fame di lavoro genera criminalità e manovalanza per la mafia, la nostra provincia non è un'isola felice ed immune: fino ad ora è stata terra di investimenti e riciclo di capitali.
La nostra classe politica ha fallito tutte le grandi vertenze sono lì a ricordarlo. La schiena dritta parte dell'indviduare la "mission" della nostra terra». Secondo la dirigente dem, quindi, occorre prima di tutto «aiutare i nostri disoccupati con vera riqualificazione e non spendendo milioni di euro per corsi di ricostruzione unghie o cake designer.

Bellissima piuttosto l'inizitiva del comitato nato spontaneamente per promuovere la Vertenza Frusinate. La schiena dritta parte dal lavoro mettendo intorno a un tavolo tutti gli attori del territorio con buona pace delle sceneggiate che sì sono viste a Roma e che, posso assicurare, che con meno clamore mediatico ci sono state anche qui.
Andiamo a vedere le case popolari occupate abusivamente o assegnate a chi non ne ha bisogno - incita Sirizzotti -».
«Andiamo a vedere cosa c'è dietro le sale giochi che tante famiglie stanno rovinando. L'elenco è lungo, sono pronta a discutere se c'è qualcuno che vuole veramente ascoltare e dibattere all'interno del nostro partito», - conclude.

 

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Impegnarsi per l'Ilva di Patrica

Ilva di patricadi Ignazio Mazzoli - Oggi 22 novembre è convocata una conferenza stampa dalle segreterie provinciali di Fiom - Fim - Uilm che dovrebbe dialogare con tutti gli eletti del territorio frusinate. Il lavoratori dell'Ilva di Patrica e i loro sindacati Cgil, Cisl e Uil vogliono conoscere gli impegni dei partiti e delle Istituzioni per impedire la chiusura di questo stabilimento.
E' dall'autunno 2012 che lo stabilimento di Patrica vede minacciata la sua produttività dalla prospettiva di dismettere tre linee produttive. (Corriere della sera 12.11.2012) Si propone di ridimensionare il sito produttivo in Ciociaria per destinarlo a officina di carpenteria leggera a disposizione di Taranto. Le linee di produzione saranno dismesse a vantaggio dello stabilimento di Novi Ligure. Il piano fu reso noto dalla Fiom di Frosinone, che si dichiarò subito contraria a questa soluzione e si andò verso lo sciopero perché la soluzione prospettata dall'azienda non avrebbe ricollocato tutti i lavoratori. Allora l'obiettivo era di arrivare ai contratti di solidarietà per dare garanzie ai lavoratori almeno per un paio di anni.

E' passato un anno che sarà bene ripercorrere attraverso le tappe principali, ma avendo bene presente che diversi tavoli hanno analizzato possibili alternative alla chiusura identificando anche soluzioni poi presentate alla Direzione aziendale ed alla Regione Lazio. Queste ipotesi hanno prodotto un'intesa sottoscritta presso la sede dell'Unione Industriali di Frosinione lo scorso 14 novembre, che però il nuovo Amministratore delegato dell'Ilva oggi sembra non voler rispettare.
L'allarme nasce da qui ed è più che giustificato.
L'unità produttiva di Patrica, con 77 dipendenti, dispone di una linea di zincatura/alluminiatura a caldo e di due linee di finitura e taglio.
Il 2 aprile di quest'anno 2013 a Patrica si chiude lo stabilimento Ilva e viene annunciata la cassa integrazione straordinaria per cessazione d'attività. Si prospettano 24 mesi di cassa integrazione straordinaria per 60 operai fino a maggio 2014.
Intorno all'azienda si mette in moto un'iniziativa di solidarietà che vede in prima fila la Sindaca del paese Denise Caprara che pone come obiettivo di trovare «una soluzione per salvare tutti i posti di lavoro». Il 13 aprile i quotidiani scrivono: "La politica ciociara si mobilita per scongiurare la chiusura dell'Ilva". il senatore Francesco Scalia e il consigliere regionale Marino Fardelli scendono in campo assicurando tutto il loro impegno per evitare l'ennesima catastrofe ai danni della provincia di Frosinone. E' impegnato anche il deputato di Scelta Civica Federico Fauttilli di Priverno.
Il 15 aprile un nuovo sit-in dei lavoratori dell'Ilva di Patrica davanti ai cancelli dello stabilimento e a pochi giorni, il 18, ottengono che si svolga il vertice, tra la sindaca Denise Caprara e il prefetto Eugenio Soldà. Si riaccendono le speranze dei circa settanta operai dell'azienda perché il prefetto si è reso disponibile a facilitare un incontro con la Regione Lazio e con il ministero del Lavoro. Non solo: pare che la società, inizialmente intenzionata a sospendere l'attività, abbia effettuato un'inversione di marcia. L'Ilva, infatti, sarebbe propensa a chiedere la cassa integrazione, aprendo, di fatto, uno spiraglio sul futuro lavorativo dei suoi dipendenti.
Il 30 maggio una nuova, importante richiesta: «L'Ilva di Patrica deve essere inserita nel salvataggio dell'Ilva nazionale. Il sito ciociaro non può avere un destino a parte. Siamo pronti a tutto, anche a proteste forti». E' la posizione del segretario provinciale della Fiom di Frosinone, Donato Gatti. La Sindaca di Patrica, Denise Caprara, chiede la nazionalizzazione dell'Ilva.

Dal 19 di giugno al mese di settembre i parlamentari della provincia di Frosinone, Nazzareno Pilozzi, Maria Spilabotte e Francesco Scalia si rivolgono direttamente al Governo perché sia lui a prendere impegni e le loro posizioni sono in costante e chiara polemica con la società dei Riva, perché nonostante il decreto Salva-Ilva e il parere favorevole espresso della Consulta su tale decreto – come precisa la Senatrice Spilabotte - la società ha ritenuto di dover procedere alla cancellazione del nuovo piano industriale dello stabilimento di Patrica. L'interrogazione svolta anche dal Senatore Francesco Scalia è sottoscritta da altri colleghi del gruppo parlamentare PD.
Il deputato di Sel, Nazzareno Pilozzi presenta un ordine del giorno sui problemi dei lavoratori e dello stabilimento Ilva di Patrica. L'argomento viene trattato alla camera dei Deputati nel corso dei lavori di conversione del Decreto Legge sull'Ilva di Taranto. Il Governo prende atto delle gravissime conseguenze sociali di un'eventuale chiusura dello stabilimento di Patrica, in un territorio già colpito duramente della crisi economica. L'Esecutivo poi, per bocca del sottosegretario De Vincenti prende il formale impegno di salvaguardare i livelli occupazionali dell'Ilva di Patrica, anche nell'ambito del Piano di sviluppo industriale dell'area di crisi industriale complessa Anagni/Frosinone soprattutto per non permettere che il nuovo piano preveda ridimensionamenti del personale sfruttando al massimo le opportunità delle risorse messe a disposizione, appunto dal citato l'accordo di programma, che consentiranno di avviare un processo di riorganizzazione e riconversione produttiva dell'intera area.

Con tutto ciò alle spalle che succederà oggi e soprattutto nei prossimi giorni?
Per ora una sollecitazione: non aspettare che esplodano le crisi. Prevenirle, seguendo ogni giorno i problemi del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori.

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