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Importanza del caso o serendipia

serendipia 4 350 minDr. A. Colasanti - La parola "serendipia", ai piu sconosciuta, deriva da una favoletta persiana dove un principe scopri per caso le bellezze ed i segreti dell'isola di Serendipi. Quindi, il termine è riferito a scoperte fortunose legate alla casualita.

Rivolta ai farmaci riguarda la scoperta fortunosa, cioè per caso, anche se come giustamente sosteneva il grande chimico francese Luigi Pasteur la scoperta per caso la fa solo la mente preparata.

Ad un secolo di distanza dal sogno di Paul Ehrlich, grande medico tedesco, di una pallottola magica che introdotta nel corpo guarisse ogni male, il bilancio è positivo: gli antibiotici ed altre molecole rispondono a tali prerogative.

Oggi abbiamo molecole che possono essere considerate vere pallottole magiche. Malattie come infezioni, diabete, ipertensione, ulcera, depressione sono quasi debellate o quanto meno vengono tenute sotto controllo. E' indubbio che molte scoperte farmacologiche sono state ispirate da ragionamento fisiopatologico e costituiscono l'orgoglio dei farmacologi. Per esempio la "L-DOPA"* si scopri perché il parkinson è dovuto ad una riduzione dei neuroni dopaminergici e della dopamina, per cui si somministrò il precursore diretto avendo risultati eccellenti quindi un progresso farmacologico. In quel caso non fu "serendipia".

Dobbiamo pero riconoscere che le scoperte che hanno cambiato il corso della storia della medicina sono state serendipiche: gli psicofarmaci, i neurolettici, la clorpromazina, gli antibiotici, i betabloccanti. La storia della medicina è ricca di esempi di farmaci studiati per una patologia e che si sono invece rivelati efficaci per un altra. La finasteride si mostrò efficace contro l'ipertrofia prostatica, ma con grande sorpresa mostrò un'altra attività.

Si rilevò che gli abitanti delle isole dei Caraibi avevano una folta capigliatura, non c'erano calvi. Si scoprì che il tutto era dovuto alla carenza congenita di un enzima "5 alfa riduttasi", la finasteride ha la proprieta di bloccare proprio tale enzima per cui si mostrò efficace nella cura dell'alopecia androgenetica rappresentando il primo vero farmaco contro tale patologia.

in questo caso un osservazione fortuita rivoluzionò il modo di trattare una patologia come la caduta dei capelli.
Ritornando alla scoperta della penicillina da parte di Fleming, il caso volle che una finestra lasciata aperta ed una cultura dimenticata sul tavolo favorì la scoperta dell antibiotico, ma qualcuno dice che quella mano misteriosa fu una mano divina.

 

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Il fegato: importanza e manutenzione

pulire fegato 350 260 mindi Dr. Antonio Colasanti - Un grande laboratorio sito tra l'organismo ed il cibo assorbito dall'intestino; un controllore rigoroso, meticoloso, puntiglioso; una specie di setaccio che filtra; un chimico che elabora e trasforma tutto: il fegato è una grossa ghiandola di 1 kilo e mezzo, situata a destra nella parte superiore dell'addome, sotto il diaframma. E' uno degli organi più imortanti per il ricambio indispensabile alla vita. Esplica piu di un centinaio di funzioni che vanno dalla produzione dei sali biliari alla trasformazione di proteine, lipidi e carboidrati. Durante tutta la vita giungono al fegato 15 tonnellate di sostanze che vengono in parte elaborate e per altra immagazzinate come riserva pronte ad essere mobilitate secondo le esigenze dell organismo.

Il fegato lavora le sostanze: vengono scomposte e rielaborate. Alcune di esse, potenzialmente nocive, vengono eliminate dal fegato che funge da barriera tra l'intestino ed il sangue. Quando parliamo di insufficienza epatica significa che stiamo perdendo l'azione disintossicante e quindi l'organismo entra in intossicazione. La disfunzione epatica è in rapporto diretto con l'alimentazione, quindi occorre sorvegliare il regime alimentare moderando gli alimenti ricchi di grassi, fritture, dolciumi, alcool, sale.

Tra le piante amiche del fegato abbiamo il cardo mariano, il tarassaco, il carciofo, la curcuma.

Cardo mariano:
contiene diversi principi attivi tra cui la silimarina, da cui derivano diversi farmaci;
il cardo rigenera l'epatocita e disintossica il fegato.

Tarassaco:
Si usano i semi del tarassaco, fiore giallo, come il fegato, contiene steroli triterpeni, inulina (uno zucchero che rigenera la carica batterica intestinale danneggiata a seguito di terapie antibiotiche o come leggero lassativo o per migliorare l'assorbimento intestinale di calcio e ridurre il colesterolo).
La radice Dell tarassaco, invece, è indicata per l'insufficenza epatica, epatopatie tossiche infettive, itteri, litiasi biliare; si usa per un' azione diuretica, abbassa colesterolo e trigliceridi.

Carciofo:
Contiene cinarina, flavonoidi, enzimi. E' utile per le
epatopatie: l'insufficienza epatica elimina le sostanze azotate Per l'azione diuretica si usano le foglie.

Curcuma:
Contiene curcumina; se ne usa il rizoma per il trattamento dell'insufficenza epatica, l'ittero, le colecistiti: è un coleretico e stimola la funzione biliaree. Si usa anche come tisana disintossicante nel modo seguente:
cardo mariano gr 40, tarassaco gr 30, carciofo gr 20; bollire per 10 minuti 1 cucchiaio in 1 litro di acqua, appena si raffredda aggiungere 10 grammi di curcuma, bere durante la giornata per 10 giorni e assicura una disintossicazione epatica e il buon funzionamento dell intero organismo.

 

 

 

 

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Importanza del tessuto connettivo

tessutoconnettivo 350 260 minDr Antonio Colasanti - La medicina contemporanea da poca importanza all'influenza del sistema fisiologico del tessuto connettivo.
La maggior parte dei medici considera il tessuto connettivo come un semplice tessuto di sostegno una specie di scheletro elastico dell organismo. Si dimentica per esempio che una perturbazione della permeabilità della parete capillare è sufficente ad arrestare la penetrazione delle sostanze nutritive nelle cellule e l'eliminazione dei residui. Questa perturbazione della permeabilita della parete che sopravviene nella sclerosi senile del tessuto connettivo basta da solo a ridurre la cellula alla fame.

Il tessuto connettivo non rappresenta dunque la parte del tessuto di sostegno, ma come gia indicato dal famoso medico russo Metchnikoff prendono parte attiva nella REAZIONE DELL ORGANISMO ALLE INFEZIONI.
Una delle piu grandi conquiste della medicina è stata la scoperta del siero antidifterico che ha arrestato epidemie terribili. Questo siero si ottenne grazie alle cellule del tessuto connettivo al quale era stato iniettato il siero della tossina. La cicatrizzazione delle ferite si effettua grazie allo sviluppo di questo tessuto, le cui cellule uniscono i margini della ferita.
La capacita a reagire del tessuto connettivo ha grandissima parte nello sviluppo del tumore. Questo tessuto si sviluppa intorno al tumore, avanza verso l'interno di esso ne, impedisce il progresso in profondita verso i tessuti circostanti.
Le sue cellule distruggono il tumore sia per fagocitosi, sia dissolvendo con i suoi enzimi le cellule tumorali, rinforzando la capacita di reazione del tessuto connettivo al cancro con sostanza contenente gruppi sulfidrici si riesce a sviluppare la resistenza dell organismo al cancro insieme alla alcalinizzazione di questa matrice extracellulare.

Il sistema connettivo costituisce per l'organismo una riserva di sostanze nutritive, allo stesso tempo esercita una funzione regolatrice sul ricambio. Il sistema fisiologico del tessuto connettivo è la radice dell'organismo. Come la pianta attinge dal suolo le sostanze nutritive per mezzo delle radici cosi le cellule umane traggono dal sangue a mezzo del connettivo tutto quello di cui necessita. Pertanto è necessario tenere sempre presente che tale tessuto deve essere mantenuto sempre con una buona dose di alcalinità per permettere al nostro organismo di poter difendersi da tutti gli attacchi esterni.

 

 

 

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Monti Ernici: un patrimonio di importanza europea

montiernici 350 260 minMonti Ernici: un patrimonio di importanza europea da conoscere, valorizzare e tutelare
La manifestazione Sylvatica Hernica: i Monti Ernici come non li avete mai visti ha completato il suo ricco programma di attività, che si sono articolate dal 10 al 18 novembre presso il Chiostro di San Francesco ad Alatri, la Biblioteca comunale e alcune località del territorio ernico.
Luoghi, ambienti, vette, piante, animali, funghi, avvenimenti, stagioni, forme e colori dei Monti Ernici: un viaggio nello spazio e nel tempo, da Nord a Sud, dall’alto in basso, attraverso foto, video, racconti ed escursioni.
Il convegno di sabato 17 novembre, intitolato “Monti Ernici: un patrimonio di importanza europea da conoscere, valorizzare e tutelare”, è stato il momento di sintesi di una settimana di seminari, in cui si è focalizzata l’attenzione sui tanti aspetti di questo territorio montano, e l’occasione per un confronto aperto volto alla condivisione di proposte di corretta gestione e valorizzazione.
Aperto con la presentazione del nuovo documentario di Walter Culicelli dal titolo I Monti Ernici come non li avete mai visti, il convegno ha posto subito l’attenzione sulla ricchezza di questo territorio, attraverso gli interventi introduttivi curati dai rappresentanti delle associazioni organizzatrici, Riccardo Copiz (Sylvatica), che si è concentrato sulla biodiversità e sulla necessità di una maggiore conoscenza e tutela del ricco patrimonio naturalistico presente su questi monti, e Margherita Antonucci (CAI), che ha parlato delle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni e del ruolo centrale del corretto uso del territorio.
I Monti Ernici devono perseguire forme di utilizzo delle risorse più corrette ed abbandonare le economie distorte, insostenibili e peraltro poco redditizie per il territorio. Esistono già diversi esempi a cui riferirsi, un paio dei quali sono stati raccontati da due rappresentanti di aziende con cui le associazioni collaborano strettamente: Marco Sarandrea, dell’omonima centenaria azienda di Collepardo dedicata ai liquori e prodotti a base di erbe, ha ricordato la tradizione erboristica che caratterizza i Monti Ernici e che rappresenta un’identità territoriale ed un’opportunità economica in un settore in continua espansione; Aldo Mastracci, dell’azienda Olivicola degli Ernici, con uno scritto che ha supplito la sua assenza, ha evidenziato l’importanza di puntare sempre più sull’agricoltura di qualità e sulla filiera locale, unendo alle attività produttive quelle di formazione e trasferimento delle conoscenze.
Partendo da questo quadro di riferimento, si sono avvicendati gli interventi dei rappresentanti degli Enti pubblici e delle Forze dell’Ordine competenti in materia ambientale, che hanno fornito il loro punto di vista e illustrato le loro attività e i loro campi d’azione e limiti oggettivi.
Diego Mantero e Ivana Pizzol (Regione Lazio - Area tutela e valorizzazione dei paesaggi naturali e della geodiversità) si sono concentrati sulle novità in materia di conservazione della biodiversità nei siti della Rete Natura 2000. La Regione Lazio ha riconosciuto in tutti i suoi documenti tecnici elaborati negli ultimi 30 anni il grande valore naturalistico dei Monti Ernici ma purtroppo, per equilibri politici e interessi elettoralistici, nessuna maggioranza che finora ha governato è riuscita a dare un adeguato indirizzo amministrativo a garanzia della protezione e corretta valorizzazione del patrimonio naturale.
Gli interventi del Ten. Col. Giuseppe Lopez (Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone) e del Comm. C. Pierfrancesco Vona (Vice Comandante della Polizia Provinciale di Frosinone) hanno messo in luce, con schiettezza e crudità, i numerosi limiti in cui si trovano ad operare oggi le Forze dell’Ordine deputate specificatamente al controllo del territorio e alla vigilanza in materia ambientale.
Il programma della mattinata è proseguito con l’intervento dei rappresentanti delle tre Aree Protette che interessano alcune porzioni del territorio ernico. Il Direttore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, Carlo Di Cosmo, ha informato la platea sulle principali iniziative di conservazione della natura svolte negli ultimi anni e sulle attività di vigilanza effettuate dai Guardiaparco, i quali scontano anch’essi, come le Forze di polizia, un ridotto numero di personale e poteri limitati. Bruno Marucci, Presidente del Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, ha chiarito le competenze dell’Ente Parco nel territorio ernico, volte soprattutto alla corretta gestione e valorizzazione della riserva naturale del Lago di Canterno, dei due siti carsici delle Grotte di Collepardo e di Pozzo d’Antullo e dell’estesa Oasi di protezione della fauna di “Trisulti”. Infine, Amilcare D’Orsi, Responsabile scientifico della Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo, ha dato il giusto risalto anche al versante abruzzese dei Monti Ernici, in cui il patrimonio naturale è ugualmente ricco e variegato, in un contesto territoriale sicuramente meno antropizzato.
Le associazioni Sylvatica e CAI ringraziano i sindaci, gli amministratori, i politici, le associazioni e i cittadini che hanno seguito i lavori e tutti coloro che hanno contribuito al dibattito finale.
Si ringraziano, inoltre, quanti hanno partecipato all’intera manifestazione Sylvatica Hernica, che hanno relazionato nei seminari e che hanno contribuito al suo svolgimento. Ringraziamo anche la ASL Frosinone per la collaborazione offerta dal personale dell’Ispettorato Micologico durante le attività con le scuole e in campo.
Un ringraziamento particolare va rivolto, infine, al Comune di Alatri, nella persona di Carlo Fantini, Consigliere delegato alla Cultura, che sin da subito ha accolto con interesse l’iniziativa e ha fornito ampia disponibilità e supporto per la sua realizzazione.

Associazione Sylvatica
Info: 388 7627380

 

 

 

 

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La utile importanza di un dibattito

Bonaviri docdi Giuseppina Bonaviri - Ignazio Mazzoli scrive un lungo articolo prendendo spunto dall’iniziativa “Rigenerare la politica con la democrazia partecipativa” che ho promosso il 7 maggio scorso. L’incontro è stato molto partecipato (tre ore circa di dibattito, 48 presenze complessive e 20 interventi) e credo abbia colto una sentita esigenza: provare a portare all’esterno un dibattito che alcuni partiti dicono di aver fatto al loro interno, ma di cui c’è stata scarsa notizia; non si può pensare che siano da considerare analisi solo alcune affermazioni di esponenti di partito riportate dalla stampa locale.

Mazzoli come tanti commentatori ricorda che la crisi della sinistra (e con questo termine intendo l’intero schieramento delle forze che hanno un’idea progettuale della politica e considerano la storia un divenire) è planetaria e non sta risparmiando nessun sistema democratico dei paesi occidentali.

Questo fenomeno non mi sfugge e mentre provo inquietudine nel constatare che il sistema parlamentare è in affanno e viene svillaneggiato da decenni, mi preoccupo che i cittadini considerino apprezzabile l’ideologia (non ho timore di usare questo termine) della sinistra solo se la democrazia viene declinata assieme ad una idea solida di sviluppo economico e sicurezza sociale. Nei tempi della globalizzazione e di nuovo negli anni della lunga crisi economica, la Destra ha fatto credere che fosse possibile raggiungere questi obiettivi con l’individualismo, il fare da sé, con il risultato di aver “avvelenato i giacimenti” della solidarietà e della coesione sociale. La rabbia espressa da parte delle nostre concittadine e dei nostri concittadini contro gli enti e le aziende dei pubblici servizi, prima che per l’inefficienza -vera o falsa che sia - è segno dell’impotenza che questi provano per non essere in grado da soli di vincere la battaglia quotidiana della sopravvivenza ed il paradosso è che di questo s’incolpa la sinistra mentre l’illusione è stata propinata dalla Destra.

Come si rimonta questa situazione? Con un messaggio articolato che inevitabilmente riguarda anche i “piani alti” perché i nostri compaesani sono assai più informati di quanto si possa pensare.

A livello europeo affermando, senza dubbio, la necessità di un rinnovo degli accordi e delle istituzioni degli Stati dell’Unione, entità che può competere con potenze internazionali come USA, Russia e Cina: a questo livello si determina la politica finanziaria e macroeconomica ed è inutile rivendicare sovranità se non si è protagonisti in questa stessa sede. Senza voler negare che ha ragione chi afferma che l’immigrazione rappresenta per l’Italia un serio problema.

In Italia, riprendendo la riforma delle istituzioni. Una riforma che metta fine all’assurdità di procedere e riforme elettorali sganciate da una nuova configurazione dell’ordinamento e corregga l’errore d’aver sminuito l’importanza delle province e con l’avere lasciato la pletora di ventuno regioni che, tolte quelle a statuto speciale, sono praticamente svuotate di competenze e nella maggioranza generatrici di debiti per il bilancio statale. Allora, necessita ridurne il numero e destinare le rimanenti risorse ai comuni in cui la vita amministrativa langue per gli insufficienti bilanci e conseguentemente rispetto alle legittime aspettative dei cittadini, in particolare di coloro che hanno più bisogno di essere assistiti e sostenuti. Nulla può far credere che l’Amministrazione pubblica sia più vantaggiosa e di peso se, in primis, i servizi sociali e la sicurezza non vengono adeguatamente garantiti.

C’è il coraggio di fare questi discorsi alla cittadinanza senza continuare ad illuderla? Da quanto tempo non si affrontano assieme a loro queste ed altre criticità? A me pare chiarissimo che quando lo si è fatto lo si è fatto isolatamente, senza “la forza d’urto” di quei partiti che si riconoscono in un grande disegno al di là delle sfumature .

Questa è la prima ragione delle iniziative future che la nostra Rete sta mettendo in piedi e nelle quali sarebbe coerente che tutte le forze che si riconoscono nella sinistra discutessero liberamente a a partire da questioni concrete, senza scagliarsi contro le verosimili diverse posizioni (come se chi ad esse controbatta sia considerato traditore). E’ così che, lavorando insieme e sui contenuti, si può sperare che un’alleanza larga ed inclusiva non diventi un pretesto elettorale che, a ragione, non convince nessuno tanto meno le elettrici e gli elettori.

Una vista della riunione

Da Giuseppina Bonaviri

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La crisi portoghese, l’Europa e l'importanza delle Costituzioni

Francisco Louçã Portogallo 350 260di Dario Guarascio e Valeria Cirillo da sbilanciamoci.info - "L’Europa sembra avere assunto una configurazione tale per cui al suo interno i governi non possono far altro che imporre austerità, vivendo perennemente come di debitori in difficoltà. Si tratta di un sistema che genera politiche di destra e profonde restrizioni degli spazi di democrazia". Intervista a Francisco Louçã, membro del Blocco di Sinistra
L’impasse politica che sta investendo il paese, il protagonismo del Presidente della Repubblica, il peso dell’austerità e dei vincoli europei. La crisi portoghese come paradigma del corto circuito tra rispetto del vincolo esterno e l’esercizio dei poteri democratici. Intervistiamo Francisco Louçã, economista dell’Università di Lisbona, ex parlamentare e membro del Blocco di Sinistra. Cosa sta avvenendo in Portogallo e cosa ha di nuovo la situazione attuale?
La novità principale è rappresentata dal cambiamento dei rapporti di forza parlamentari dato dal fatto che il partito di estrema destra – che è stato al governo negli ultimi anni – ha perso oltre un milione di voti – all’incirca il 12% - ed è ora in minoranza in parlamento. E, a quanto pare, non è più nelle condizioni di governare. Questo ha condotto, per la prima volta in quaranta anni, ad una discussione politica tra il partito socialista – partito tradizionale e conforme all’europeismo per come esso è oggi concepito a Bruxelles – ed i partiti della sinistra (il Partito Comunista ed il Blocco di Sinistra). Una discussione per tentare di costruire un’alternativa all’austerità ed alle politiche messe in atto sino ad ora. E questa è una grossa novità.
Come crede reagiranno la Germania e l’Europa di fronte alla possibilità che il Portogallo si doti di un governo contrario al proseguimento dell’agenda dell’austerità?
Wolfgang Schauble e Angela Merkel saranno più cauti questa volta perché vorranno sicuramente evitare un altro caso greco. Anche perché il governo che potrebbe emergere dall’accordo tra i socialisti portoghesi e la sinistra, e questo è importante sottolinearlo, sarebbe decisamente più moderato rispetto a quelli che erano i propositi del primo governo Syriza. Si tratterebbe di un governo principalmente incaricato di assumere delle misure emergenziali tese ad alleviare le sofferenze più acute degli strati bassi della popolazione. Per una questione di realismo politico, la Germania non ha intenzione di scatenare un nuovo conflitto. Credo che accetterebbe di confrontarsi con un governo di tipo socialdemocratico tanto più che non si tratterebbe di un governo di sinistra analogo al primo governo Tsipras. In ogni caso cercheranno, per quanto gli è possibile, di evitare che un tale governo possa nascere continuando a sostenere la necessità di una coalizione unitaria tra centro-destra e centro-sinistra.
Che forme e che intensità stanno assumendo le pressioni esterne sulla dinamica politica portoghese? Vi sono ingerenze analoghe a quelle andate in scena in Grecia durante le fasi più dure del confronto tra Tsipras e la Troika?
Ci sono ingerenze molto forti, ma non siamo ai livelli raggiunti in Grecia. Non abbiamo un intervento di destabilizzazione del sistema bancario ad opera della BCE come quello visto nel paese ellenico. Tuttavia, le pressioni ci sono e sono tutt’altro che nascoste dal momento che la Commissione Europea sta formalmente intimando a al futuro governo – di qualunque governo si dovesse trattare – di non azzardarsi a deviare dal programma prestabilito. Un programma che ha al suo centro una profonda riforma del sistema pensionistico ed un vastissimo piano di privatizzazioni che, tuttavia, non saranno attuabili nei termini indicati da Bruxelles nel caso la coalizione con la sinistra andasse al governo.
Come spiega, in un tale contesto, la scarsa intensità della reazione popolare e, più in generale, del conflitto sociale?
Fino ad ora, l’unica area politica che sta cercando di mobilitare la propria base è la destra. Tuttavia, la manifestazione andata in scena qualche giorno fa per dare sostegno al premier uscente ha visto una bassissima partecipazione. Meno di un migliaio di persone. Per quanto riguarda l’assenza di mobilitazioni popolari, penso che ci siano due spiegazioni fondamentali. In primo luogo, la situazione non è ancora chiara e le persone sono in attesa per comprendere cosa accadrà nelle prossime settimane. Inoltre, la struttura sociale è cambiata molto durante gli anni della Troika e questo ha avuto effetti anche sulla struttura e le dinamiche sociali. La percentuale di coloro che sono coperti da un contratto collettivo di lavoro è, dopo cinque anni di austerità e di riforme strutturali, precipitato ad un livello pari al 5% della forza lavoro totale. Questi lavoratori spesso scelgono di non prendere parte alle mobilitazioni per paura di essere licenziati. Le persone sono molto spaventate, e questa è, dal mio punto di vista, la principale spiegazione dell’assenza di mobilitazioni di massa contro l’austerità. Le persone sono spaventate dal rischio di rimanere senza lavoro.
Pensando a quanto è accaduto la scorsa estate in Grecia ed all’attuale crisi politica portoghese - con il ruolo anomalo esercitato dal Presidente della Repubblica il quale è parso negare la legittimità costituzionale ai partiti che non intendessero riconoscere la primazia degli attuali principi europei, e cioè dei principi dell’austerità - come vede la relazione, sempre più complicata, tra l’Europa e l’esercizio delle prerogative democratiche negli stati membri?
È una questione complicata. Per essere concreti, io penso che l’Europa abbia assunto una configurazione tale per cui al suo interno i governi non possono far altro che imporre austerità, vivendo perennemente nelle condizioni di debitori in difficoltà. Si tratta di un sistema che genera, in modo quasi naturale, politiche di destra e profonde restrizioni degli spazi di democrazia. Lo spettro delle scelte politiche – e in particolar modo delle scelte di politica economica – è fortemente ridotto dai vincoli di bilancio, dall’euro, dall’orientamento dell’OECD e delle altre istituzioni sovranazionali, dal dominio della Germania in Europa – con ciò che questo significa dal punto di vista del comportamento della borghesia europea. Tutti questi elementi stanno agendo in modo combinato contribuendo a produrre una progressiva riduzione della democrazia e della libertà di scelta politica dei popoli europei.
Che ruolo possono giocare, in questo quadro, le costituzioni nazionali? La difesa della democrazia potrebbe passare dalla difesa delle costituzioni nazionali e, in particolare, delle parti delle stesse che riguardano la tutela e l’esercizio dei diritti sociali?
Le costituzioni dei vari stati membri sono molto diverse tra loro. Tuttavia, nel caso portoghese, si tratta di una costituzione relativamente giovane, promulgata subito dopo la rivoluzione e caratterizzata da un forte progressismo. Anche quando è stata in minoranza in parlamento, ad esempio, la sinistra ha potuto sbarrare la strada alle misure maggiormente antipopolari derivanti dai pacchetti di austerità appellandosi alla Corte Costituzionale e sfruttando la forza della Costituzione nazionale. Io penso che questo sia un punto centrale. La costituzione è legata in modo decisivo alle prerogative popolari ed all’esercizio della sovranità. Non vi può essere democrazia senza sovranità. Senza la libertà, da parte del popolo, di assumere posizioni e decisioni politiche che possano anche contrastare con la visione dominante. Difendere tali spazi di democrazia e di sovranità popolare è l’unica strada per combattere la xenophobia, il razzismo e le misure antipopolari e antidemocratiche che sono nell’agenda delle destre. E per combattere a difesa degli interessi di chi è oggi si trova al fondo della scala sociale.
12/11/2015

 

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Quanta importanza abbia un quadro per il suo luogo di origine

Monnalisa 350 260di Beatrice Sisti* - Ci sono moltissimi dibattiti riguardo varie opere che sono state spostate dai loro paesi di origine a causa di guerre e saccheggi accaduti durante il loro periodo storico. Un esempio ancora oggi combattuto è quello di Leonardo da Vinci con la Gioconda, tutt'ora esposta nel Louvre a Parigi.
C'è una grande storia che circonda il dipinto dalle mille sfaccettature colme di numerose interpretazioni. Ho avuto io stessa l'occasione di analizzare una delle opere più preziose, ricercate e importanti della storia dell'arte. Durante i giorni trascorsi a Parigi ho potuto spendere un'intera giornata nel Louvre, dove ho scoperto la mia passione per l'arte e dove sono riuscita a cogliere quanta importanza abbia un quadro per il suo luogo di origine.
L'Italia si è sempre battuta per recuperare le opere a lei sottratte negli anni passati, ma sempre con scarsi risultati. Ci fu anche un episodio in cui un italiano riuscì a portare con se il dipinto, senza essere trovato e catturato dai francesi. Il giovane lo tenne nascosto sotto il proprio letto e per diversi anni rimase nella sua casa. Purtroppo non potè mostrarlo a nessuno, ne farlo esporre in qualche museo importante italiano.
Due anni fa, invece, l'Italia ha chiesto alla Francia un prestito di estremo valore. Purtroppo i francesi hanno negato di aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale e hanno dichiarato di non poter assicurare l'incolumità della Monnalisa, del grande pittore italiano, in nessun caso durante il possibile trasporto dalla Francia all'Italia. Vincent Pomarède, il direttore del dipartimento di pittura del Louvre, ha spiegato la situazione dopo aver fatto analizzare il dipinto, affermando che esso è tremendamente fragile ed un viaggio rischierebbe di causare danni irreversibili.
Il quadro, realizzato tra il 1503 ed il 1506, è dipinto ad olio su tela di legno di pioppo molto sottile, che con il tempo si è incurvato ed ora presenta una crepa visibile sul retro dell'opera
Sono d'accordo con le parole di Pomadère, poiché credo che il patrimonio deve essere preservato il più possibile, soprattutto se si parla di opere che hanno segnato le tappe della cultura mondiale, e forse il Louvre è lo "Scrigno" migliore.
Con questo affermo che il dibattito tra italiani e francesi mi ha colpita particolarmente e che purtroppo, in alcuni casi, bisogna rassegnarsi all'idea che moltissime nostre opere sono ormai dei territori che le hanno, in un certo senso, conquistate.
E' davvero straziante quando si pensa che i Romani ed i Greci abbiano fatto la storia mondiale, ma che ci siano numerosi paesi che riescono a creare un enorme business esponendo le nostre opere. Come, ad esempio, il Louvre, grandissimo centro turistico e tappa di milioni di persone l'anno.
Concludendo sono dell'idea che, in qualsiasi caso, bisogna sentirsi fieri del nostro patrimonio artistico e storico mondiale.

*Beatrice Sisti 4B Liceo Artistico Aanton Giulio Bragaglia

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