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Promesse impossibili

Fantasia durante Covid 19

ursula von der leyen esibizionista mindi Loredana Ferri - Questa storia che vi sto per raccontare la conservo nel computer ereditato dalla mia trisavola. Quando sento la necessità, vado a rileggermela perché la storia del passato ci può insegnare qualcosa, nonostante il tempo passa inesorabile cambiando spesso le sue regole di vita.

In una lettera scritta ai suoi nipoti prima di lasciare questo pianeta raccontava di quando nel lontano 2020 nel pianeta Terra arrivò nel suo paese un’epidemia che, nel giro di pochi mesi si trasformò in una pandemia.

Scriveva così: Erano oramai passati diversi mesi da quando il virus mortale aveva seminato morte e povertà ma, questo “serial killer” riusciva a sopravvivere vittorioso sopra i tetti delle nostre case. L’unica soluzione per non contagiarsi gli uni con gli altri fu chiudersi tra le quattro mura domestiche. Il parroco Don Beppe dovette chiudere con dispiacere la sua parrocchia. Prima del virus, si era prodigato per aiutare tutti i suoi fedeli, anche i cittadini del paese confinante. Era convinto che l’unione renda gli uomini più forti. Per ringraziarlo gli promisero che se un giorno ne avesse avuto bisogno, si sarebbero fatti in quattro per aiutarlo.

Durante la pandemia compì con i pochi mezzi che aveva dei veri miracoli! Pregò fortemente il suo Dio. In alcuni casi fu ascoltato e riuscì a guarire indistintamente benestanti e poveri. Tutti seppero dei suoi prodigi. Era per tutti il “Santo del Virus”. Anch’esso però era un uomo e le sue forze gli vennero a mancare.

Intanto, la Pasqua era vicina. Una sera, alcuni suoi parrocchiani stremati e scoraggiati andarono a bussare alla sua porta. Molti di loro avevano perso il lavoro e il cibo nelle loro case, cominciava a scarseggiare. Questa “Grazia”, però il parroco non riuscì ad ottenerla. Pensò di rivolgersi al paese vicino, memore della promessa che gli era stata fatta.

Anche se era quasi sera, balzò sulla sua bicicletta e arrivò speranzoso alle porte del paese confinante. Bussò al comune ma nessuno gli rispose. Bussò al suo amico parroco, ma anche lui fece altrettanto. Poi, gli venne in mente che in gioventù aveva preso una cotta per una certa Ursula, una biondina con gli occhi azzurri, di certo lei si sarebbe ricordata di lui. Giunto alla sua porta… bussò.

Ursula finalmente aprì la finestra. Lo riconobbe, ma gli rovesciò un secchio d’acqua in testa urlandogli: “Che cosa ci fai in giro! Non vedi che tutti siamo in casa, sarà per colpa tua se ci ammaleremo tutti! Anche noi siamo nella stessa barca ma a differenzacaos min vostra noi non elemosiniamo come voi”. Borbotto qualcosa, richiuse la finestra e ritornò nel suo letto a dormire.

Nel frattempo, la notte e le sue stelle stavano lasciando il posto al giorno. Il parroco risalì sulla sua bicicletta cigolante, era deluso ma sapeva in cuor suo che insieme ai suoi concittadini avrebbero combattuto con tenacia quel virus mortale. Pedalando verso casa vide che i suoi abitanti erano tutti alle finestre con dei lumini accesi e intonavano l’inno del paese. Pensò che fosse giunto il momento di reagire! Anche da soli usando l’ingegno e la creatività di ognuno si poteva raggiungere la meta prefissa.

La lettera a questo punto s’interrompe. In certi aspetti e circostanze più apparire un po’ ridicola. In quei tempi l’Italia era ancora legata alle sue tradizioni tragicomiche di alcune commedie degli anni cinquanta. So per certo che i pochi sopravvissuti hanno dovuto lasciare la Terra. Solo la natura con i suoi animali tuttora la popolano.

Ora, anche qui sul mio pianeta le cose non vanno tanto bene. I popoli di altri pianeti si erano fidati di alcune promesse che noi gli avevamo fatto e che non abbiamo potuto mantenere. Gli uomini dunque non sono cambiati e trovare la soluzione è sempre più complicata!
Adesso vi devo lasciare, sto scappando con una navicella alla ricerca di un mondo nuovo.

 

 

 

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