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L'inquinamento del Sacco e l'allarme inascoltato

 SANITA' E TERRITORIO

La salute nella Valle del Sacco

Dr. Giovanni Cirillo
Spermatozoi info grafica 700x455 Anter 390 minIl dr. Montano, andrologo della Asl di Aversa e la professoressa Eufemi, biochimica dell’Università La Sapienza di Roma, hanno condotto per conto del Ministero della Salute uno studio che ha riguardato gli effetti degli inquinanti sui liquidi seminali dei giovani della Valle del Sacco.

La ricerca ha evidenziato un calo di fertilità “notevole” a causa del lindano e di altri inquinanti provenienti nel tempo dal rilascio industriale nella Valle del Sacco.
La ricerca con i suoi risultati è conosciuta in ambito scientifico e ministeriale, poco o nulla nelle altre istanze istituzionali come l’assessorato all’ambiente della Regione Lazio e la Asl di Frosinone.

Ci sono voluti anni per riconoscere alla Valle del Sacco, ai fini dell’inquinamento, il sito di interesse nazionale (SIN), ci sono al riguardo anche i finanziamenti per iniziare il disinquinameno, ma tutto procede con una lentezza esasperante come le indagini per la caratterizzazione degli inquinanti (quali sono e dove sono).

Nel frattempo nulla succede per monitorizzare la salute della popolazione più esposta come donne e uomini in età fertile e bambini. Il Ministero della salute per proprio conto svolge una ricerca al riguardo (lo studio Montano/Eufemi) e gli enti interessati al disinquinamento (Regione e Asl) non ne conoscono gli esiti. Non si tratta di occultamento quanto piuttosto di rigidità burocratiche del tipo competenze separate tra assessorato all’ambiente, che si occupa di aria acqua e suolo, e l’assessorato alla salute che si occupa di persone. Il risultato è che il disinquinamento non procede, la popolazione vive nella disinformazione più completa, la salute delle persone si compromette misconoscendone cause e progressione delle malattie come gli effetti sulla fertilità maschile.

Gli effetti di questo non governo del fenomeno stanno producendo guasti sulla salute delle persone e un rifiuto aprioristico di qualsiasi iniziativa industriale per nuovi insediamenti produttivi. Aumenta la contrapposizione tra salute e lavoro con effetti paralizzanti su un tessuto sociale già lacero.

Che fare? Grande campagna informativa istituzionale regionale che faccia il punto della situazione sul fatto e il da fare e nel frattempo mettere in campo da parte delle asl di Colleferro e Frosinone tutte le iniziative di monitoraggio degli effetti degli inquinanti sulla salute delle persone in età fertile e dei bambini per preservarne la salute riproduttiva.

 

 

 

 

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La ricerca ha evidenziato un calo di fertilità “notevole” a causa del lindano e di altri inquinanti provenienti nel tempo dal rilascio industriale nella Valle del Sacco.
La ricerca con i suoi risultati è conosciuta in ambito scientifico e ministeriale, poco o nulla nelle altre istanze istituzionali come l’assessorato all’ambiente della Regione Lazio e la Asl di Frosinone.

Ci sono voluti anni per riconoscere alla Valle del Sacco, ai fini dell’inquinamento, il sito di interesse nazionale (SIN), ci sono al riguardo anche i finanziamenti per iniziare il disinquinameno, ma tutto procede con una lentezza esasperante come le indagini per la caratterizzazione degli inquinanti (quali sono e dove sono).

Nel frattempo nulla succede per monitorizzare la salute della popolazione più esposta come donne e uomini in età fertile e bambini. Il Ministero della salute per proprio conto svolge una ricerca al riguardo (lo studio Montano/Eufemi) e gli enti interessati al disinquinamento (Regione e Asl) non ne conoscono gli esiti. Non si tratta di occultamento quanto piuttosto di rigidità burocratiche del tipo competenze separate tra assessorato all’ambiente, che si occupa di aria acqua e suolo, e l’assessorato alla salute che si occupa di persone. Il risultato è che il disinquinamento non procede, la popolazione vive nella disinformazione più completa, la salute delle persone si compromette misconoscendone cause e progressione delle malattie come gli effetti sulla fertilità maschile.

Gli effetti di questo non governo del fenomeno stanno producendo guasti sulla salute delle persone e un rifiuto aprioristico di qualsiasi iniziativa industriale per nuovi insediamenti produttivi. Aumenta la contrapposizione tra salute e lavoro con effetti paralizzanti su un tessuto sociale già lacero.

Che fare? Grande campagna informativa istituzionale regionale che faccia il punto della situazione sul fatto e il da fare e nel frattempo mettere in campo da parte delle asl di Colleferro e Frosinone tutte le iniziative di monitoraggio degli effetti degli inquinanti sulla salute delle persone in età fertile e dei bambini per preservarne la salute riproduttiva.

 

 

 

 

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Dramma ciociaro inascoltato

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260dall'Uffico Stampa del PCI Frosinone - Ormai sono chiari a tutti i dati allarmanti della nostra provincia per quanto concerne il LAVORO, cosa confermata dalla richiesta al Governo dell'area di crisi complessa. Da anni noi denunciamo lo stato delle cose che persiste sul nostro territorio e l'unica possibilità di rilancio è un forte e mirato intervento pubblico.
Dato che la nostra provincia ha conosciuto un notevole sviluppo industriale negli anni che vanno dai 50 ai 90 grazie agli incentivi pubblici che sono arrivati nella nostra terra, ora che sono finiti è cominciato il crollo economico, aggravato ulteriormente dalla crisi del settembre 2008 e dalla delocalizzazione industriale dovuta dalla globalizzazione.
Oggi basta ricordare alcuni dati per mettere in evidenza il nostro dramma:
Dal 2011 al 2014 diminuzione dell'occupazione di 11.000 unità; 135.000 iscritti come disoccupati nei centri dell'impiego; il reddito scende da 20.459 euro a 18.828 euro; sono diminuite oltre 1.000 imprese di piccoli artigiani; cala il numero dei prestiti alle imprese; la disoccupazione giovanile è la più alta del Lazio pari a 42%; aumento della povertà.
Questo è anche dovuto a dei punti di debolezza territoriale quali ad esempio i bassi investimenti, scarsa capacità di fare impresa, livello delle infrastrutture insufficiente e scarsa attrazione turistica. Di fatto la mancanza di spirito imprenditoriale ha reso i distretti industriali fragili e a rischio di depressione. Un territorio abbandonato dai grandi gruppi industriali e dalle multinazionali, l'incapacità di aprirsi ai nuovi mercati con prodotti innovativi e caratteristici.
In questo quadro drammatico non esiste la soluzione ma interventi differenziati in alcuni settori strategici.
Partendo dalla grave crisi industriale che si sono verificate in questo territorio, basta ricordare la Videocon che nel 2013 ha messo in mobilità 1350 lavoratori a cui vanno aggiunte gli 875 lavoratori dell'indotto, la Marangoni che ad agosto 2014 ha licenziato 379 lavoratori, senza considerare le chiusure delle piccole e medie imprese, l'unica risposta immediata che potrebbe mettere un freno allo stato attuale delle cose è il reddito minimo di cittadinanza che nella prima fase potrebbe permettere a tutti coloro che hanno perso il lavoro tra la fascia di età 55-60 anni almeno una minima forma di sostentamento.
Siamo convinti che per la regione Lazio non sia una spesa improponibile pertanto chiediamo al presidente Zingaretti di attivarsi verso questa soluzione nel più breve tempo possibile.
Il segretario del PCI FROSINONE
ORESTE DELLA POSTA

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