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No al combustore di gomme Marangoni

NotermocombustoreMarangoni 350 minÈ in corso una campagna mediatica da parte dei tifosi della Marangoni con il chiaro intento di sollecitare i funzionari regionali preposti a decidere circa la concessione della autorizzazione a continuare a bruciare gomme nell’obsoleto inceneritore di via anticolana.
Una campagna lacunosa e imprecisa nelle informazioni che vengono pubblicate e per le quali i “sedicenti ambientalisti”, come vengono definiti in un recente articolo, ritengono opportuno commentare.

Non è dato conoscere chi siano questi valorosi sponsors della Marangoni che tengono testa agli ambientalisti. Sarebbe opportuno disporre della identità per poter conoscere le motivazioni di tale sponsorizzazione e potersi confrontare con loro. Non si tratta qui di una partita di calcio, ma di qualcosa di ben più serio che ha coinvolto per un ventennio e che coinvolge la salute di migliaia di cittadini, nonché il modello di futuro economico della comunità.

Non è dato conoscere, a fronte della presente situazione di un rinnovo non ancora autorizzato chi sia questo misterioso cartomante che, prevedendo il futuro, “dice sì”.

Non è dato conoscere quali siano i “molti”, secondo il cui autorevole e professionale parere, ritengono che l’inceneritore possa “essere riacceso nella immediatezza”.

L’articolo riduce a “lungaggini burocratiche “la tempistica della decisione autorizzativa con un attacco ingeneroso nei confronti dei funzionari dei pubblici uffici per i quali i “tempi stretti non sono graditi”, quindi appellandoli fannulloni.

Riteniamo invece che la decisione sulla autorizzazione sia complicata per diversi elementi da valutare, quali l’obsolescenza dell’impianto e la sua inadeguatezza nei confronti delle migliori tecnologie disponibili, la valutazione dell’azienda e delle sue prospettive, il totale disimpegno dalle attività produttive dagli effetti occupazionali impattanti, le dichiarazioni tecniche che sollevano problematiche da chiarire prodotte nel corso dell’istruttoria, una determina che presenta elementi tecnici critici da valutare approfonditamente. Non una lungaggine burocratica, ma, a nostro avviso, la necessità di un professionale profondo riesame della situazione nel suo complesso.

In un contesto ambientale che viene dichiarato SIN e per il quale sono previsti costosi interventi di bonifica, in un contesto dove la qualità dell’aria è gravemente compromessa dalla orografia della Valle del Sacco, dove il reinserimento di una combustione delle gomme altamente pericolosa come riportato nella letteratura scientifica tecnica e medica è anacronistico. E ricordiamo, a rettifica dell’articolo, che è presente il ricorso al Tar a firma delle Associazioni e sostenuto economicamente da migliaia di cittadini, pronti alla mobilitazione.

Ma quello che più rende perplessi è la sollecitazione delle istituzioni che esercitano alcuni rappresentanti sindacali che si propongono di “tenere alta l’attenzione”, di organizzare una mobilitazione per sostenere la difesa di dodici posti di lavoro all’inceneritore. Ma sono gli stessi rappresentanti sindacali che oggi tuonano contro le istituzioni e la “burocrazia” quelli che, quando la Marangoni chiudeva uno storico stabilimento produttivo licenziando quattrocento operai, sono rimasti in passivo silenzio, senza alcuna mobilitazione?

E aggiungiamo che il “declino del territorio” è proprio a causa di queste scellerate scelte industriali che preferiscono attività di processo inquinanti a bassa occupazione a più solide e sostenibili industrie manifatturiere con elevati livelli occupazionali. E ci si permette di ricordare a questi rappresentanti sindacali le tragedie delle morti bianche. Ricordiamo che le morti sul lavoro non sono solo quelle immediate causate da cadute, schiacciamenti, soffocamenti, incendi. Sono anche quelle più subdole, di lenta evoluzione, che comportano negli anni lunghe e penose sofferenze.

LE ASSOCIAZIONI:
Anagni Viva
Comitato Residenti Colleferro
Diritto alla Salute
Retuvasa

Per informazioni: mail:. telefonare al n.: 3930723990.
Per aggiornamenti:www.anagniviva.org, www.dirittoallasalute.com, www.retuvasa.org

 

 

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Inaccettabile Tg3 RAI sull’inceneritore Marangoni

legambiente anagni 350 minCon un servizio trasmesso il 6 dicembre 2019, la testata regionale di RAI3 ha dato voce ai lavoratori Marangoni che protestavano per le lungaggini burocratiche che, a loro giudizio, sono il motivo della mancata riaccensione dell’impianto di termocombustione di pneumatici fuori uso.

L’inceneritore è situato in un’area di Anagni densamente abitata ed orientata ormai più al commercio ed al terziario che all’industria. Era stato costruito a servizio dello stabilimento Marangoni Tyre, lo storico sito di produzione pneumatici che dava lavoro a 410 dipendenti, chiuso definitivamente nel 2013 con una conseguente gravissima crisi socio-economica.
Le ragioni del servizio giornalistico della TgR, che, peraltro, è sempre stata molto attenta e presente nel documentare la difficile situazione ambientale della Valle del Sacco, risultano incomprensibili: si auspicava la riaccensione di un impianto obsoleto, sotto accusa per i danni alla qualità dell’aria, in un complesso industriale che è stato causa di incidenti rilevanti, ricordiamo quello del 2009 con la fuoriuscita del cosiddetto “Carbon Black”.

“Comprendiamo e abbiamo rispetto per le preoccupazioni dei 12 dipendenti dell’inceneritore” dichiara Legambiente Anagni” ma restiamo coerenti nella contrapposizione ad un impianto che riteniamo dannoso per l’ambiente e per i cittadini di Anagni e della Valle del Sacco”.

Legambiente, negli anni e a tutti i livelli dell’associazione, ha più volte espresso la sua ferma contrapposizione alla riaccensione dell’inceneritore Marangoni di Anagni: presentando osservazioni alla conferenza di servizi, con comunicati stampa, con manifestazioni e, da ultimo, sollecitando il parere del Ministero dell’Ambiente per la evidente contraddizione di rimettere in funzione un tale impianto sito nel SIN “Bacino del Fiume Sacco”.
Nel servizio di Buongiorno Regione l’impianto veniva descritto, invece, come “sicuro”, ”indispensabile per risolvere il problema dello smaltimento degli pneumatici esausti.”

La termodistruzione non è l’unica soluzione: in Italia esistono consorzi industriali per il riciclo dei PFU in un’ottica di economia circolare dove il recupero di energia è accettabile solo in ultima ipotesi, dopo il riutilizzo, la ricostruzione ed il recupero di materia. Esiste una filiera virtuosa di appositi impianti che trattano i PFU sminuzzandoli in frammenti sempre più piccoli, fino ad arrivare alla separazione delle tre componenti: gomma, acciaio e fibra tessile. Il processo avviene mediante macinazione meccanica a temperatura ambiente, a basso impatto ambientale. Dal riciclo della materia si ottengono asfalti modificati, isolanti, drenanti, materiali edili, superfici per campi sportivi, e tanto altro ancora. Il recupero di energia, stimato dai dati del consorzio ECOPNEUS come minoritario rispetto al recupero di materia, avviene di norma presso i cementifici. La termodistruzione, seppure con recupero di energia, non è la soluzione più efficace.

Nella Valle del Sacco è in corso un grande e complesso processo di bonifica, uno dei più importanti a livello nazionale, e qui si respira l’aria peggiore del centro Italia con le centraline di Frosinone e Ceccano che, al 14 dicembre 2019, hanno registrato superamenti del limite di legge ben oltre il limite accettabile. Per la conformazione della Valle, l’inquinamento atmosferico interessa tutto il territorio attraversato dal fiume, da Colleferro a Ceprano. Siamo convinti che la salute delle persone sia prioritaria e che la salubrità dell’ambiente sia fondamentale per un nuovo sviluppo, per questo continuiamo a ritenere improponibile la riaccensione di un vecchio inceneritore situato in una zona abitata e nel perimetro di un sito d’interesse nazionale per le bonifiche.

 

 

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Inceneritore Marangoni: NO alla riaccensione

InceneritoreMarangoni 350 260di Legambiente Lazio e Circolo di Anagni - Il 18 giugno dalle 9:30 siamo chiamati a manifestare la nostra opposizione in occasione del sopralluogo che la Regione Lazio e gli altri enti competenti (Comune di Anagni, Provincia di Frosinone, ARPA-direzione tecnica e ASL Frosinone) svolgeranno presso l’inceneritore Marangoni.
Il sopralluogo è necessario nella procedura autorizzativa degli uffici regionali preposti, verso una riaccensione dell’inceneritore.
Come cittadini di Anagni e della Valle del Sacco dobbiamo essere presenti in massa, per dire a gran voce che:
NON VOGLIAMO la riaccensione dell’inceneritore,
NON VOGLIAMO che si riprendano a bruciare 48 tonnellate al giorno di Pneumatici Fuori Uso.
La cittadinanza di Anagni e dei comuni vicini ha già detto NO al progetto
di incenerimento del CAR FLUFF:
DICIAMO UN ALTRO NO ALL’INCENERITORE MARANGONI
PARTECIPANDO TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE

 

Ma come si è arrivati a questo punto? la storia è lunga, ma crediamo che possa essere utile ricordare i passi che ci hanno portato fin qui… se volete saperne di più mettetevi comodi! Di seguito vi racconteremo tutto quello che è successo fino ad oggi.

Innanzi tutto, diciamo che questo sopralluogo è un atto dovuto, perché la Regione Lazio, a luglio del 2017, ha dichiarato chiusa con esito positivo la conferenza di servizi per il rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di termocombustione della società Marangoni nel sito di Anagni, Via Anticolana.
La Regione deve rispettare quanto richiesto da una Deliberazione di Giunta Regionale emessa nel 2008 per regolamentare il rilascio delle autorizzazioni agli impianti di gestione dei rifiuti , dove è previsto che alla chiusura con esito positivo di un procedimento di autorizzazione per un impianto di rifiuti faccia seguito un sopralluogo tecnico, prima del rilascio dell’autorizzazione all’esercizio.

 

Questo sopralluogo, inizialmente era previsto per il 4 giugno e, successivamente, è stato posticipato a martedì 18 giugno 2019.

1) ANTEFATTO
Nel 2001, la Regione Lazio autorizza Marangoni Tyre all’esercizio del termocombustore.
L’autorizzazione ha una durata di cinque anni ed è valida per l’incenerimento di Pneumatici Fuori Uso -PFU- (codice CER 160103 ) per un massimo di 36 tonnellate al giorno (13000 ton/anno).

Nel 2006 il Commissario Delegato per l’emergenza ambientale della Regione Lazio dispone il rinnovo dell’autorizzazione per ulteriori 10 anni.
Si autorizza un incremento della capacità di combustione di circa il 10%: massimo 39,5 ton/giorno (14220 ton/anno).
Si autorizza anche l’incenerimento degli scarti di lavorazione dei battistrada prodotti nell’adiacente stabilimento di produzione pneumatici (codice CER 070299).

Nel 2012 si opera una fusione societaria tra Marangoni Tyre e MAIND srl e viene chiesta la voltura dell’autorizzazione ottenuta nel 2006.

Nel 2016 Marangoni chiede il rinnovo dell’autorizzazione all’incenerimento, secondo la vigente normativa, il Testo Unico Ambientale DLgs 152/2006, articolo 208.

Viene indetta la Conferenza di Servizi per il rinnovo dell’autorizzazione.

Cos’è la Conferenza di Servizi?
Si tratta di un procedimento tecnico-amministrativo previsto dal Testo Unico Ambientale. Tutti i soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, sono tenuti a presentare una domanda alla regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell'impianto. È obbligatorio che il richiedente fornisca la documentazione tecnica per la realizzazione del progetto stesso, come previsto dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute, di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. La Regione, Direzione Politiche ambientali e Ciclo dei Rifiuti, individua il responsabile del procedimento e convoca la conferenza di servizi, alla quale partecipano:
• i responsabili degli uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorità d'ambito e degli enti locali sul cui territorio è realizzato l'impianto (Comune, Provincia, ARPA, ASL, ecc...)
• Il richiedente l'autorizzazione, che è convocato per fornire ulteriori documenti, informazioni e chiarimenti.
• I soggetti portatori di interessi diffusi, anche costituiti in associazioni di cittadini aventi come scopo statutario la tutela del paesaggio e dell’ambiente possono intervenire, dopo aver presentato apposita richiesta di partecipazione, nella conferenza stessa producendo osservazioni e documenti, ma non hanno diritto di voto.

Legambiente, con Legambiente Lazio e con il Circolo di Anagni, ha partecipato alla conferenza di servizi.

Per i soggetti aventi diritto di voto nella CdS che non partecipano alle riunioni e non presentano osservazioni vale il “silenzio assenso”, cioè la mancata risposta viene considerata come parere favorevole.

2) CONFERENZA DI SERVIZI
Conferenza di servizi per il procedimento di Rinnovo Autorizzazione ex art. 208 D.lgs 152/2006 - Impianto termodistruzione rifiuti non pericolosi limitatamente a pneumatici fuori uso con produzione di energia elettrica, società Marangoni SpA – Comune di Anagni –
Cronistoria del procedimento:
a) avvio del procedimento di rinnovo autorizzazione - 23 settembre 2016
Sul sito della Regione Lazio, sezione RIFIUTI/PROCEDIMENTI IN CORSO, si possono trovare i dettagli del progetto.
Marangoni chiede un incremento fino a 48 tonnellate al giorno di PFU, corrispondenti a 15600 tonnellate annue.
b) Prima seduta istruttoria - 8 novembre 2016
Vengono presentate osservazioni e memorie da parte del Comune di Anagni e di diverse associazioni, tra le quali Legambiente, nelle quali vengono esplicitate notevoli perplessità sull’impianto, tanto da chiedere alla Regione di non concedere l’autorizzazione.
L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale – ARPA-, anche se non partecipa fisicamente alla Conferenza di Servizi, invia una relazione tecnica, la n.2013/2017, conInceneritore marangoni protesta 350 diversi rilievi. In particolare, a causa del notevole incremento di massa incenerita che costituirebbe una variante sostanziale al progetto originario, si richiede di rimandare il progetto ad una Verifica di Assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale).
La ASL non partecipa.
La Provincia di Frosinone, che avrebbe competenza in materia secondo la già citata DGR239/2008, con nota prot. 84471 del 31/08/2016, chiede alla Regione “di provvedere in sostituzione e stante la carenza di personale addetto, in merito al procedimento di rinnovo”.
c) seduta conclusiva - 7 aprile 2017
L’amministrazione comunale di Anagni e le associazioni ribadiscono la forte contrarietà al progetto. Oltre alla presenza in aula del sindaco Bassetta, dei tecnici comunali e dei rappresentanti delle associazioni di cittadini, molti cittadini di Anagni sono arrivati a Roma sotto gli uffici regionali per protestare. Con loro anche il Vescovo Loppa.
La presidente, ing. Tosini, prende atto della relazione tecnica che ARPA ha inviato il 23 marzo chiedendo la assoggettabilità a VIA, per aumento sostanziale di capacità di incenerimento (incremento del 20% su base annua, che diventa del 33% considerando la potenzialità giornaliera).
La seduta viene sospesa per approfondimenti sulla questione sollevata da ARPA.
Marangoni conferma i dati della richiesta: 48 ton/giorno, 15600 ton/ anno.
d) Determinazione 27 luglio 2017, n.G.10636, pubblicata sul BURL n. 63, suppl. 2 - 8 agosto 2017
Si dichiara positiva la valutazione conclusiva della conferenza di servizi.

3) NON FINISCE QUI…
Contemporaneamente alla pubblicazione della determinazione G.10636, dalla stampa locale (quotidiano online anagnia.com del 09/08/2017) abbiamo appreso dell’esistenza di una lettera inviata all’allora Sindaco di Anagni e, per conoscenza, all’assessore regionale Mauro Buschini, nella quale vengono formalizzati ulteriori 45 giorni di tempo a far data dal ricevimento della stessa per la presentazione “da parte di tutti i portatori di interesse, eventuali opposizioni e/o chiarimenti, osservazioni in proposito ai sensi dell’art. 14 quater comma 3 della legge 241/90.” Questa lettera non è stata inviata a tutti i soggetti partecipanti alla conferenza di servizi.
Legambiente ha immediatamente scritto all’ ing. Mauro Lasagna, contestando il mancato ricevimento della lettera che estendeva i termini del procedimento, ribadendo la propria opposizione al progetto e richiedendo il ritiro, in autotutela, della Determina G. 10636.
Riteniamo che il parere positivo della Regione sia approssimativo e non tenga conto degli aspetti drammatici di inquinamento ambientale della zona di Anagni .
Eppure, tali aspetti sono ben noti all’amministrazione, si ricorda infatti che:
• Con la deliberazione n. 536 del 15 settembre 2016 pubblicata sul BURL ordinario n. 78 del 29 settembre 2016 la Giunta Regionale e gli Assessori hanno approvato “Aggiornamento dell'Allegato 4 della D.G.R. n. 217 del 18 maggio 2012 "Nuova zonizzazione del territorio regionale e classificazione delle zone e agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria ambiente in attuazione dell'art. 3, dei commi 1 e 2 dell'art. 4 e dei commi 2 e 5 dell'art. 8, del D.lgs. 155/2010" declassando , in classe 1, massimo livello di inquinamento ambientale per polveri sottili in atmosfera tutti i Comuni della Valle del Sacco, quindi anche il comune di Anagni ove risiede l’installazione.
• il 22 novembre 2016, il ministro dell’Ambiente Galletti ha firmato il decreto di riperimetrazione del Sito d’Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco, ufficializzando così l’esito della Conferenza dei Servizi decisoria del 7 novembre 2016. Il 04/08/2017, con decreto del ministero dell’ambiente n. 370 è stato approvato il documento “Linee guida sulle procedure operative ed amministrative per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Bacino del fiume Sacco”. L’installazione Marangoni ricade pienamente nel perimetro del SIN.

 

Aggiungiamo che…
Sono in corso due procedure di infrazione europea riguardanti la qualità dell’aria, identificate come 2015/2043 e 2014/2147 . La Comunità Europea contesta all’Italia di non aver messo in campo azioni efficaci per il superamento dei limiti di Biossido di Azoto e Particolato Sottile (PM10).
Per rispondere ai richiami dell’Europa, sono stati predisposti due protocolli operativi. Uno è recentissimo, sottoscritto dal Governo e dalle Regioni lo scorso 4 giugno .
L’altro protocollo sottoscritto dal Ministero e dalla Regione Lazio il 18/11/2018, riguarda il Lazio, con specifico e particolare riferimento alla Valle del Sacco e ad Anagni .
Per concludere
Sono in corso procedimenti giudiziari contro la delibera che autorizza la riaccensione dell’inceneritore Marangoni, tra questi ricordiamo il ricorso al TAR promosso da alcune associazioni e il ricorso al Presidente della Repubblica, promosso dall’amministrazione di Anagni.

 

 

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Legambiente contro il revamping dell’inceneritore Marangoni

marangoni protesta 350 260 minLegambiente Anagni - Valle del Sacco: Legambiente contro l’accensione dell’inceneritore Marangoni ad Anagni

“Chiediamo alla Regione di non concedere l’AIA necessaria per riaccendere l’inceneritore”

“La Valle del Sacco ha bisogno di Bonifica, non di Inceneritori!”

Legambiente Lazio insieme al circolo di Anagni, dice no al riavvio dell’inceneritore Marangoni ad Anagni (FR), al revamping degli inceneritori di Colleferro e all’incenerimento dei rifiuti, rivolgendosi alla Regione affinché non sia concessa l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell’impianto Marangoni. Intanto gli avvocati del CeAG (Centro di Azione di Giuridica) di Legambiente Lazio, stanno valutando la strategia più appropriata al fine di bloccare ogni iter autorizzativo in corso.

“Nella Valle del Sacco c’è bisogno di bonifica e non di aprire nuovi inceneritori – dichiarano Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio e Rita Ambrosino presidente del Circolo Legambiente Anagni – ci rivolgiamo alla Regione perché non conceda le autorizzazioni necessarie al riavvio dell’inceneritore Marangoni di Anagni, dove si brucerebbero pneumatici fuori uso, con un impatto devastante per la qualità dell’aria. Siamo molto soddisfatti che un anno fa sia terminato l’iter di perimetrazione dell’area di Valle del Sacco da bonificare e che la Regione Lazio abbia cominciato a mettere a bando i fondi necessari per una riqualificazione ambientale mastodontica. Riteniamo assurdo avviare operazioni per bonificare un territorio e contemporaneamente autorizzare la riaccensione di inceneritori come quelli di Anagni e Colleferro”.

La Direzione Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti della Regione Lazio, con la Determinazione 27 luglio 2017, n. G10636, ha dichiarato conclusa positivamente la conferenza di servizi per il procedimento di rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio del termovalorizzatore per PFU (Pneumatici Fuori Uso) nello stabilimento Marangoni di Anagni, dichiarando che si procederà a rilasciare il conseguente provvedimento di riesame dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), a favore di Marangoni S.p.A.
Legambiente aveva deciso di sostenere ad adiuvandum il ricorso al TAR che il Comune di Anagni stabiliva di presentare (Delibere di Giunta 248 e 287 del 2017), considerando questa la strada migliore, che insieme all'azione giuridica intentata da altre associazioni e comitati locali, avrebbe potuto portare alla revoca dell’autorizzazione. Con un cambio di programma, però, il Comune di Anagni ha rinunciato al ricorso al TAR, impedendo di fatto il ricorso di Legambiente, che ha quindi deciso, di dare il massimo sostegno possibile al ricorso delle associazioni, e di valutare ogni migliore possibile strategia, finalizzata a far bloccare l’iter autorizzativo.

"Non dobbiamo dimenticare che il sito dove sorge l’impianto Marangoni si trova in una zona con qualità dell’aria classificata come pessima - concludono i rappresentanti di Legambiente - dalla Del. Reg. n. 536 del 15 settembre 2016, ed è pienamente nel perimetro del SIN (Sito d’Interesse Nazionale) per la bonifica, che è stato formalizzato solo un anno fa dal MATTM, secondo D.M. 22 novembre 2016, dopo lungo e articolato procedimento che ha visto partecipare Legambiente oltre a tutte le associazioni e le amministrazioni del territorio"

 
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Inceneritore Marangoni. In tribunale il ricorso di Comitati e Associazioni

InceneritoreMarangoni 350 260I Comitati e Le associazioni del Coordinamento Ambiente di Anagni e del territorio confermano di aver depositato in tribunale il ricorso contro la raccensione dell'inceneritore Marangoni. Questa notizia conferma la dichiarazione d'impegno rilasciata il giorno 28 ottobre alla stampa. Lunedì 30 ottobre scade il termine per la presentazione.

I Comitati e Le associazioni del Coordinamento Ambiente di Anagni e del territorio ritengono doveroso e necessario informare i cittadini di essere impegnati nel ricorso al TAR del Lazio (cioè lo hanno già depositato min tribunale?) contro l’autorizzazione alla riattivazione del termocombustore della Marangoni, con la Determinazione Regionale del 27.07.2017
La decisione regionale, grave in sé, lo è ancor più perché riguarda un territorio con un tasso di inquinamento così elevato da essere incluso tra i principali siti nazionali (SIN) da sottoporre a bonifica, inoltre, tale decisione non ha tenuto in alcun conto l’opposizione dichiarata dal Comune di Anagni alla richiesta della Marangoni, in sede di Conferenza dei Servizi, nella quale sono state completamente ignorate le ampie e articolate osservazioni prodotte dai Comitati e dalle Associazioni.
Pertanto i Comitati e le Associazioni : Anagni Viva – Retuvasa - DAS – Comitato Osteria della Fontana – Comitato San Bartolomeo – Comitato 14 luglio – Comitato Residenti Colleferro, assistiti legalmente
dall’ avv. Vittorina Teofilatto, del Foro di Roma, hanno predisposto specifiche e documentate osservazioni di carattere scientifico e tecnico e altrettante argomentazioni di carattere giuridico che espongono le ragioni di opposizione alla delibera regionale, considerando anche le conseguenze che il riavvio
dell’impianto avrebbe sulle condizioni ambientali e sanitarie del territorio e della popolazione residente, già gravemente compromesse.
Anche il Comune di Anagni intende presentare il ricorso al TAR (quando visto che lunedì 30 ottobre scade il termine per la presentazione) e lo faranno altre Associazioni del territorio, Legambiente Lazio e il Circolo di Anagni che si presenterà “ad adiuvandum” il ricorso dell’ Amministrazione.

LE ASSOCIAZIONI e I COMITATI
Anagni viva
Retuvasa
Das
Comitato Osteria della Fontana
Comitato San Bartolomeo
Comitato 14 luglio
Comitato Residenti Colleferro

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Inceneritore di S. Vittore: tutta la verità sull'incendio chiede Marco Maddalena

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Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260Una dichiarazione di Marco Maddalena* - Cosa succede nell'inceneritore di San Vittore? Non bastano le rassicurazioni del gestore dell' impianto sull' incendio, bisogna andare a fondo e capire non solo le cause e le conseguenze dell' incendio, ma anche come mai quell' impianto continui non solo a bruciare i rifiuti della Provincia di Frosinone ma anche quelli di Roma, tanto da prevedere una terza linea di incenerimento. L'incendio è sintomo sicuramente di una mancata manutenzione dell' impianto e dello sfruttamento intensivo dello stesso con rifiuti fuori provincia e la paura suscitata tra la popolazione, non correttamente informata sui rischi derivanti da incidente industriale, dimostra come non siano attive procedure di emergenza adeguate.

L'ordinanza emessa dal sindaco conferma come potrebbero esserci conseguenze sulla salute umana e sulle colture locali. La nostra provincia attivando un ciclo di rifiuti zero con raccolta porta a porta spinto e compostaggio domestico e di comunità non avrebbe bisogno di questi impianti, che ad oggi servono più per sopperire all' incapacità della Città di Roma nel gestire correttamente i propri rifiuti. Come a Colleferro anche a San Vittore è necessario chiedere la chiusura delle linee di incenerimento ed e riconvertire l' impianto in processi di riuso e differenziazione del rifiuto che non prevedano la combustione. È strano come eletti o sindaci della nostra Provincia sfilano per la non riaccensione dell'inceneritore di Colleferro mentre su San Vittore nemmeno una parola per il suo spegnimeDovestal'inceneritoredis.vittorento. Come Sinistra Italiana riteniamo l'incenerimento dei rifiuti una tecnica inutile e dannosa e proponiamo un sistema alternativo che si basi sulla riduzione, riuso, differenziata porta a porta e compostaggio domestico e di comunità. La Provincia di Frosinone non può continuare ad essere la servitù dei rifiuti di altri territori. Chiederemo ai Parlamentari di Sinistra Italiana di attivarsi per un' inchiesta parlamentare sul traffico dei rifiuti nella nostra Provincia con particolare attenzione sulla situazione dell' inceneritore di San Vittore.

*Marco Maddalena
Segretario Provinciale Sinistra Italiana

 
 
 
 
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Dialogando con il Comune di Anagni

InceneritoreMarangoni 350 260Qualche giorno fa abbiamo espresso, da queste pagine a firma di Valerio Ascenzi, alcune opinioni riguardo le dimissioni del Sindaco di Anagni, Fausto Bassetta. Riteniamo ancora che sia necessario dare un segnale forte a chi ritiene che quello espresso finora sia l’unico modo di fare politica in questa città.

Nel chiedere al sindaco di non cedere alle ”richieste di compromesso”, abbiamo anche chiesto qualcosa che sta a cuore a molte persone ad Anagni e nel territorio circostante, cioè: se il ricorso avverso la riaccensione dell’inceneritore di Marangoni sia stato presentato. Ci siamo posti il problema perché è un atto importante da parte di questa amministrazione, su un territorio Sito di Interesse Nazionale sul quale dovrebbe iniziare una bonifica.

A seguito di quella nota, ci è stato chiesto, dallo staff del Sindaco Bassetta, di fare una precisazione riguardo un passaggio nel quale scrivevamo che ci era giunta voce del fatto che il ricorso fosse pronto, ma poi non avevamo saputo più nulla dai media. Restiamo perplessi sul fatto che “questa precisazione” sua stata richiesta solo a www.unoetre.it, perché a quanto pare anche altri media hanno pubblicato il comunicato stampa, ma non ci risulta abbiano ricevuto una richiesta di “precisazione”.

Ci è stato fatto “notare” che la Giunta, in data 26/09/2017, ha “avviato le procedure per presentare il ricorso al Tar avverso la determinazione della Regione Lazio n. 10636 del 27 luglio 2017”, come si legge nel comunicato stampa ricevuto anche dalla nostra testata (e pubblicato).
Siamo stati ben lieti di pubblicare una precisazione, anche se non capiamo che genere di precisazione sia, perché crediamo che altro sia il punto e, soprattutto, la domanda che ci siamo posti (forse non era chiara e ce ne scusiamo se così è stato), al di là dell’avvio delle procedure che mostrano la positiva intenzione del Comune di impedire la riaccensione dell’inceneritore.

E la domanda che ci poniamo è semplice: il ricorso è stato presentato in tribunale o no? Possiamo speculare su ciò che intendeva o non intendeva dire Valerio Ascenzi nella sua nota, scritta nella doppia veste di membro del coordinamento provinciale di Art.1 – Mdp, ma c’è anche un altro interrogativo, che nasce dal fatto che i termini del ricorso dovrebbero scadere il 25 ottobre. E’ esatta questa data? (Almeno questo è quanto abbiamo appreso dagli esponenti di un’associazione ambientalista, anch’essa promotrice di un ricorso contro l’inceneritore).
Ragionando ci viene un'altra domanda in mente: quanto resta al Sindaco per presentare questo ricorso fino a che resterà in carica (ammesso che decida per le dimissioni)? La natura del ricorso non cambierebbe, ma il quadro politico di riferimento, si.

Di sicuro noi ci attendiamo che Bassetta riesca a spuntarla e resti alla guida della città, perché Anagni non può rimanere senza il suo primo cittadino, e che l’amministrazione persegua gli obiettivi che si è posta in merito alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini sul nostro territorio.

 

Questa la richiesta della precisazione nel suo testo inegrale che abbiamo pubblicato anche sulle nostre pagine FB: «Buongiorno,
in riferimento all'articolo a firma Valerio Ascenzi pubblicato in data 10.10.2017, si contesta il passaggio dedicato al ricorso sulla riaccensione dell'impianto di Marangoni quando si afferma "Nei giorni scorsi ci era giunta voce che il ricorso era pronto, però dai media locali non abbiamo saputo nulla".
Facciamo presente che la Giunta comunale ha deliberato in materia in data 26.9.2017 e che il provvedimento è stato ampiamente diffuso con un comunicato stampa del 27.9.2017, ripreso da tutte le testate on-line e cartacee. Comunicato inviato, come sempre, anche alla Vostra attenzione.
Alleghiamo: delibera n.248 del 26.9.2017, comunicato stampa del 27.9.2017 e rassegna stampa del 28 settembre 2017.»

 
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Legambiente: No alla riaccensione dell’inceneritore Marangoni.

legambienteLazio 350 260Legambiente Anagni - Legambiente in prima linea contro la riaccensione dell’inceneritore Marangoni. Legambiente Lazio scrive alla Direzione Regionale Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti per ribadire la propria opposizione.

Con una decisione che ci ha lasciato francamente sorpresi, la Regione Lazio ha autorizzato la riaccensione dell’impianto di termovalorizzazione e recupero energetico Marangoni di Anagni. A nulla sono valse le opposizioni formali dell’Amministrazione Comunale e dei cittadini, rappresentati da diverse associazioni.
La Determinazione 27 luglio 2017, n.G.10636, pubblicata sul BURL n. 63, supplemento 2, dell’8 agosto 2017, parla chiaro: si dichiara conclusa positivamente la conferenza di servizi per il rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio.

La Regione, nella persona dell’ing. Mauro Lasagna, responsabile della Direzione Regionale Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti, non ha preso in considerazione le articolate osservazioni prodotte dalle associazioni perché le stesse “attengono ad aspetti di impatto ambientale già valutati in sede di pronuncia di valutazione di impatto ambientale favorevole resa con nota prot. 2233 del 24/11/2000;” (vedi determina sopracitata).

Si dichiara quindi di aver fatto riferimento per la concessione dell’autorizzazione, ad una VIA di 17 anni fa, non tenendo in debita considerazione gli eventi che si sono succeduti negli anni e che hanno pesantemente aggravato le criticità ambientali della Valle del Sacco e della zona di Anagni. Tali criticità, da noi sempre denunciate, hanno portato a provvedimenti importanti come, tra gli altri, l’inserimento dell’area dove risiede l’impianto Marangoni nel perimetro del SIN Valle del Sacco (vedi D.M. 22 novembre 2016 a firma del Ministro dell’Ambiente, Galletti) e la classificazione della zona come livello pessimo per la qualità dell’aria (vedi Deliberazione Regione Lazio n. 536 del 15 settembre 2016).

Con un procedimento inusuale, del quale siamo venuti a conoscenza solo attraverso la stampa locale, il 9 agosto la Regione ha indirizzato una comunicazione al Sindaco di Anagni nella quale vengono formalizzati ulteriori 45 giorni di tempo, a far data dal ricevimento della stessa, per la presentazione “da parte di tutti i portatori di interesse, eventuali opposizioni e/o chiarimenti, osservazioni in proposito ai sensi dell’art. 14 quater comma 3 della legge 241/90.”
La nostra associazione ha partecipato quale soggetto portatore di interesse alla Conferenza di Servizi, esprimendo un deciso parere negativo alla concessione del rinnovo della autorizzazione, come esplicitato nel documento “Memorie ed osservazioni prodotte dalle associazioni presenti alla conferenza di servizi del 8 novembre 2016”, presentato ufficialmente in CdS.

Quindi, nel rispetto delle indicazioni della Regione e per ribadire le nostre posizioni, il 21 settembre abbiamo inviato nuovamente le nostre osservazioni chiedendo il ritiro della determinazione 27 luglio 2017, n. G.10636.

In ogni caso, si stanno valutando le procedure giuridiche più appropriate per ricorrere avverso la decisione della Regione di concedere l’autorizzazione al riavvio delle operazioni di incenerimento di PFU –Pneumatici Fuori Uso- nel termovalorizzatore Marangoni di Anagni.

Anagni, 28 settembre 2017

 
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Inceneritore Marangoni. E' irresponsabile la riaccensione decisa della Regione Lazio

InceneritoreMarangoni 350 260

Ultimora. Sembra che qualcuno stia provando a revocare il provvedimento, ma ancora nulla di deciso. Per ora questi sono i fatti che Valerio Ascenzi ha ricostruito

di Valerio Ascenzi - Prima Colleferro e il revamping dei due inceneritori. Poi l’autorizzazione alla riaccensione dell’inceneritore di pneumatici della Marangoni di Anagni. Ci stiamo chiedendo in queste ore come realmente si coniuga la politica dell’amministrazione regionale, a guida Pd, sui territori: a favore della salute dei cittadini o se verso le aziende che su questo territorio non hanno lasciato, e non lasceranno mai, un segno positivo?
Anche stavolta butteremo la colpa sul sindaco Virginia Raggi e dei cinque stelle? Non siamo attivisti pentastellati, ma stavolta delle domande viene da porsele e ci viene da riflettere non poco: di mezzo non c’è l’emergenza rifiuti di Roma Capitale, ma la richiesta di un’azienda a riavviare un’attività – la combustione dei penumatici usati – per produrre profitto dall’energia elettrica generata.
Iniziamo a fare qualcosa di rivoluzionario chiamando le cose con il loro nome: quello della Marangoni è un inceneritore. Non è un “termovalorizzatore”, poiché non valorizza proprio nulla. Anzi continuerà a compromettere la salute dei cittadini e salubrità dell’aria, quindi al massimo toglierà valore ad un territorio.

Le respondabilità del PD Regionale e locale

Stando a quanto appreso finora la Regione autorizzerebbe la riattivazione dell’inceneritore della Marangoni di Anagni, solo perché in sede di conferenza dei servizi erano assenti la Asl di Frosinone e la Provincia di Frosinone. Ma serviva il parere di questi due organismi per approvare una decisione tanto scellerata? Anagni e la valle del Sacco non sono ancora nel Sito di Interesse Nazionale? A noi risulta di si, quindi non se ne doveva neanche discutere di questa roba: la risposta doveva essere no, a priori. Altro che interpretazioni normative e “silenzio assenso” per mancata presenza o per mancata presa di posizione della Asl e della Provincia di Frosinone. In qualche modo si poteva fare: ad esempio rimandare la decisione a data da destinarsi per esempio. Ma evidentemente chi amministra il territorio regionale non a cuore la salute dei cittadini. Non parliamo proprio di chi amministra la Provincia, una vergogna non presentarsi in Conferenza dei Servizi.


L’assessore regionale all’ambiente è sempre Mauro Buschini, ciociaro, e il consigliere provinciale con delega con l’ambiente è anagnino, Maurizio Bondatti, e siede nello stesso Consiglio comunale che ha dato parere contrario alla riattivazione dell’impianto. Ecco: la popolazione si chiede cosa intendano fare, entrambi, sul loro territorio? Bondatti, al quale i gruppi di minoranza ad Anagni attribuiscono la responsabilità di non aver preso posizione, o di aver taciuto, ha dichiarato alla stampa, in sostanza, che dopo essere arrivato questo parere positivo – sempre per silenzio assenso – si potranno attivare i ricorsi. Cosa pensiamo noi? Che è una assurdità: dovremmo magari anche ringraziare la provincia e la Asl per aver dato l’opportunità di far partire i ricorsi? Ridicolo… non era meglio non arrivarci per niente? È come dire che senza andare a sbattere a duecento chilometri orari contro un muro, non avremo mai la possibilità di farci salvare la vita da un chirurgo, ma non sarebbe meglio guidare con prudenza? Le opposizioni di destra però, quando parlano del fatto che il Comune di Anagni e la Regione sono amministrate dagli stessi partiti e tra questi non vi è unità di intenti, dovrebbero ricordarsi quando Anagni era amministrata dal centrodestra e, di fatto, da qualcuno che diceva di volersi incatenare: in quel periodo la Regione guidata da Renata Polverini chiuse definitivamente chiuso l’ospedale.


Al di là di quelle che sono le beghe, i botta e risposta ridicoli tra i vari esponenti politici, che cercano un po’ di luce sotto i riflettori di questa becera vicenda, purtroppo, i ricorsi vanno sostenuti, perché un impianto del genere non porta al territorio nulla di buono. Riattivare l’inceneritore non avrà alcun impatto a livello occupazionale. Per anni questo territorio è stato sotto il ricatto morale, in base al quale i circa quattrocento (ormai ex) operai della Marangoni, lavoravano grazie al fatto che era l’inceneritore acceso a mantenere aperta qualche chance occupazionale. Pur di non toccare il lavoro, in quest’area non osiamo pensare cosa ci siamo respirati. E questo sempre grazie a chi diede per la prima volta l’autorizzazione all’attivazione. Non abbiamo neanche dimenticato che l’azienda chiese addirittura di poter sperimentare la combustione del Car fluff (ovvero quelle parti delle automobili in materiale plastico, le schiume, la gomma, il vetro, polveri metalliche, vernici e tessuti sintetici di rivestimento, che rappresentano quasi un 15% del peso del veicolo, che oggi restano nelle discariche). Non sappiamo se queste sperimentazioni siano avvenute o no. Sappiamo però che la zona immediatamente a ridosso dell’azienda, dopo un incidente che sparse nell’aria del “nerofumo” fu emessa una ordinanza che vietava il consumo di prodotti provenienti da agricolture e allevamenti privati. Fotografammo animali che possedevano originariamente un manto bianco, completamente ricoperti di una sostanza polverosa nera. Al di là di quell’ordinanza poco è stato fatto. Un bel giorno i vertici aziendali hanno pensato di staccare l’impianto dalla Marangoni creando di fatto un’altra azienda, sempre di proprietà dello stesso gruppo. Così hanno potuto chiudere prima la Marangoni, mandando in mobilità circa quattrocento persone, e solo in seguito hanno spento l’impianto di combustione che occupava pochi operai. A livello occupazionale, riattivarlo oggi darebbe lavoro a circa quindici persone. Chi ha il coraggio di chiamarlo risultato probabilmente non pensa neanche alla qualità dell’ambiente di lavoro che si propone ad un operaio in quel sito, non gli si sta offrendo di andare a lavorare di certo in una foresta di sequoie.


Pur con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per la salvaguardia dell’ambiente, la qualità dell’aria di questo territorio è già fortemente compromessa- per non parlare della salute di cittadini – che qui si continuano a registrare numerosi casi di tumori, molti dei quali anche in età infantile e adolescenziale. Quando venne attivato questo inceneritore la sinistra addossò tutte le responsabilità alla Giunta regionale Storace che governava la Regione. Ora su chi vogliamo scaricare le responsabilità? Sui temi quali ambiente e sanità, non ci sono né colori politici, né campanilismi: sarà necessario sostenere tutte le iniziative simili nei vari comuni ciociari e sostenere i ricorsi, da qualsiasi parte vengano.
Resta il fatto che la decisione da parte della Regione fa ridere: si riapre un impianto del genere, mentre sono già previste la bonifica della valle del Sacco e l’apertura di un ospedale ambientale (che tra l’altro ospedale di fatto non è) nel quale faremo l’elenco dei tumori sul territorio. Il senso di tutto questo non riusciamo proprio a capirlo. Non ci risolleviamo ancora dai danni fatti nei decenni scorsi, dalle aziende che hanno agito incontrollate, e vogliamo riattivare gli inceneritori. Qui, come già detto, non c’è neanche un’emergenza ambientale, non ci sono i rifiuti di Roma Capitale, ma c’è solo un’azienda che trarrebbe profitto dalla combustione di pneumatici in disuso per creare elettricità.

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L'8 luglio di Colleferro per l'ambiente

colleferro 8luglio no revamping 350 260di Marina Navarra, resp.politche ambientali PRC Frosinone - Lo scorso Sabato 8 luglio circa tremila persone sono scese in piazza a Colleferro per contestare la riattivazione degli inceneritori di Colle Sughero. Un corteo, allegro, ma determinato, nonostante la canicola, si è radunato in Piazza della Repubblica e ha raggiunto Colleferro Scalo, quartiere dove sorgono i due impianti. Gli organizzatori della manifestazione hanno raccomandato di non esporre simboli di partito per evitare strumentalizzazioni politiche e dinamiche divisive attorno a temi, come la salvaguardia della salute e dell’ambiente, comuni a tutti i cittadini.

Decisione discutibile ma accettata dalla federazione Provinciale di Frosinone del Partito della Rifondazione Comunistacomunista che , raccogliendo l’invito degli organizzatori non ha esposto il proprio simbolo ma ha partecipato massicciamente con molti suoi militanti. Era doveroso esserci. Per sollecitare il rispetto dell’art.32 della Costituzione che impegna la Repubblica alla tutela della salute dell’individuo e dell’intera collettività. Ricordiamo che nei quindici anni di attività degli impianti, prima che nel 2009 un’indagine per traffico illecito di rifiuti ne bloccasse il funzionamento, l’abnorme quantità di diossina e sostanze tossiche emesse nell’atmosfera ha provocato un aumento dell’86% di malattie respiratorie nel territorio.

Era necessario manifestare contro l’intera gestione dei rifiuti basata sulle obsolete pratiche dell’incenerimento e dello smaltimento in discarica, perché tali procedure sono nocive alla salute e antieconomiche. Una gestione virtuosa muove in una direzione totalmente opposta e comprende, oltre alla raccolta differenziata, l’incolleferro no revamping 350 260sediamento nel territorio di impianti utili al recupero di ciò che oggi finisce in discarica o bruciato e offrirebbero nuova e buona occupazione. Ciò comporterebbe però l’impiego di finanziamenti pubblici, non finalizzati ad un immediato ritorno economico ma al benessere dei cittadini... è questo che è incompatibile con la natura iperlibersita dei governi a guida Pd, sia nazionale che regionale. Il decreto Sblocca Italia, licenziato Renzi nel 2014, impose il riavvio degli inceneritori di Colle Sughero e fu la Regione Lazio, responsabile del piano regionale, a ratificare il provvedimento.

La riattivazione degli impianti sarà finanziata dalla Regione attraverso la ricapitalizzazione di Lazio Ambiente, una Spa di cui la Pisana è proprietaria al 100%. Alla messa in funzione di uno dei due malsani camini contribuirà anche il comune di Roma, attraverso AMA, che ne è proprietaria al 40%. In realtà tutta l’operazione si rende necessaria perché la Regione Lazio ha intenzione di cedere quota azionarie della Lazio Ambiente Spa a società private che già possiedono altri impianti di incenerimento. Due inceneritori funzionanti da aggiungere all’arsenale costituiscono un incentivo clamoroso per chi volesse acquisire la società della Regione.

Siamo al solito gioco di sacrificare il bene pubblico al profitto privato. Uno scenario già visto e in linea con il carattere liberista che affama la popolazione e tutela gli interessi del grande capitale. Per questo motivo la federazione provinciale di Rifondazione Comunista di Frosinone intende inserire la battaglia per il diritto alla salute e alla tutela ambientale, in uno scenario più ampio che ha come obiettivo la lotta al capitalismo e ad un iperlibersimo predatorio e crudele. Siamo convinti che solo una visione globale delle dinamiche di sfruttamento può determinare la possibilità di ottenere eguaglianza sociale e redistribuzione del reddito e per questo ci batteremo strenuamente come abbiamo sempre fatto, con tenacia, determinazione e caparbietà.

 
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