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PCI: incontrarsi a sinistra

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260di Maurizio Aversa - ROMA/FROSINONE. Confronto a Sinistra promosso dal PCI. “Conferme e assenze inspiegabili” dice Oreste della Posta.
“Questa è la linea perseguita, proposta tenacemente: unità nella diversità. Che, tradotto, vuol dire che per noi è importantissima l’unità dei comunisti ovunque essi siano organizzati, ma guai a chi intendesse l’unità come annessioni o subalternità varie! No, noi amiamo e pratichiamo l’unità, col massimo rispetto dovuto proprio delle diversità. Oltre questo, vuol dire anche che il confronto sui grandi temi, siano essi di livello internazionale, di livello teorico, o di programma di lotte e proposte, vive della stessa metodologia.”

Così è stata aperta l’iniziativa pubblica presso il Consiglio Provinciale di Frosinone, venerdì 11. “Ripensare il ruolo della sinistra alla luce dei nuovi scenari politici”, è il tema che ha visto impegnati molte formazioni politiche della galassia della sinistra italiana, della provincia di Frosinone, oltre a tante persone comuni, in un incontro appassionate e interessante sia per il numero di interventi che per la qualità degli stessi. Da cui il giudizio positivo del segretario provinciale del PCI Bruno Barbona. In particolare, sono intevenuti Giammarco Capogna di “Possibile” affermando che “a livello locale è giusto fare iniziative insieme partendo dalla sanità e dall’inquinamento del fiume Sacco”. Ruggiero , della Direzione del PSI,ha detto: ”sosteniamo il Governo e la Regione, ma sui temi locali siamo disposti a collaborare”. Proietto, area di Sinistra Italiana, ha affermato che: ”è ottima l’iniziativa, ed invito tutti a partecipare all’ incontro del 20 ottobre a Serrone”.

Angelino Loffredi, dei Comitati della Sanità Pubblica ha apprezzato lo sforzo unitario del PCI. Nelle conclusioni Ugo Moro, della segreteria nazionale del PCI ha indicato i temi per future mobilitazioni: contro l'aggressione turca alla Siria, per la difesa della democrazia, contro la riforma regionale, per l’ambiente e il lavoro. “Nonostante il nostro impegno, che continuiamo, nonostante le buone risposte, nonostante la buona introduzione del compagno Bruno Barbona all’incontro, in considerazione della grave situazione in cui versa il Paese e i lavoratori e i meno abbienti in particolare, è grave e ingiustificabile l’assenza di Rifondazione Comunista, di PC e di Potere al Popolo.” Così ha commentato il dopo iniziativa Oreste della Posta segretario regionale del PCI Lazio.

 

Partito Comunista Italiano – Comitato regionale Lazio Federazione di Frosinone
Roma/Frosinone, 13 ottobre 2019

 

 

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PD Ceccano: dopo il voto incontrarsi, discutere e capire

partito democratico bandiera350 250dal PD Ceccano - Esprimiamo rammarico per la palese sconfitta elettorale del 4 marzo, un dato nazionale chiaro, che non lascia adito ad interpretazioni, e che era percepibile già diverse settimane prima del voto. Un risultato che segna il fallimento della politica del nostro partito e di tutto il csx, abbandonato dai suoi elettori, che hanno dirottato i propri voti altrove. Dato, che nella nostra provincia, rispecchia quello nazionale, evidenziando anche un calo percentuale. Il quadro merita una discussione approfondita, a partire dalla base fino ai vertici dirigenziali.

Da parte nostra, dopo una prima analisi del voto, abbiamo già calendarizzato degli incontri e l’intenzione è quella di coinvolgere tutti gli iscritti e gli interessati a partecipare ad un assemblea pubblica che ci apprestiamo a convocare, come indicato da Maurizio Martina, attuale reggente nazionale.

Esprimiamo soddisfazione per la riconferma di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio e per l’elezione al consiglio regionale degli amici Mauro Buschini, al suo secondo mandato, e Sara Battisti. Due referenti sul territorio su cui sappiamo di poter contare. Esprimiamo soddisfazione perché a Ceccano un PD neonato (data del congresso 15 ottobre 2017), riesce ad ottenere un risultato non scontato, regge il colpo alle politiche e contribuisce con forza alla vittoria, non più così sicura dopo la batosta, alla Regione.

Nonostante il vento contrario, nonostante un’amministrazione palesemente di destra, nonostante candidati locali forti, ceccanesi doc, al senato e alla regione, nonostante lo scetticismo di molti che ci attribuivano un risultato di gran lunga inferiore. Così, dati alla mano, vantiamo alle elezioni regionali, un totale di 1974 voti di lista (vs 2013: 3021, in una situazione decisamente più favorevole; vs comunali 2015: 938). Rispetto alle comunali del 2015 guadagniamo 10 punti percentuali, e non è poco. Sarà questa la nostra base di partenza per le prossime sfide elettorali. Inoltre, facendo un conto approssimativo delle preferenze ai candidati, il dato si discosta poco da quello del 2013, misura di un grande lavoro sul territorio.

E’ mancato il voto politico influenzato dall’andamento nazionale e, nel nostro caso, anche dalla situazione locale non a nostro vantaggio. Tra tutti i 90 comuni della provincia di Frosinone, forse il nostro è quello con una destra più forte e più radicata. Tutto ciò non ci ha impedito, però, di fare una dignitosa figura. Ringraziamo tutti i dirigenti e gli attivisti per l’impegno grande e tutti i nostri elettori per la fiducia dimostrata. Rinnoviamo la nostra promessa all’impegno civico e pubblico disinteressato e incondizionato al fine di tornare ad essere il punto di riferimento per la comunità.

 
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Scuola e famiglie torneranno a incontrarsi?

scuola famiglia 460La scuola e la famiglia
Le famiglie sono entrate nella scuola come membri del Consiglio di Istituto, dei Consigli di Classe allargati alla componente dei rappresentanti dei genitori. Oggi con la cosiddetta “buona scuola” i genitori sono parte attiva anche per quanto riguarda la valutazione del merito dei docenti. Infatti la legge 107/2015 ne sancisce la presenza anche nel cosiddetto "comitato di valutazione" dei docenti, allo scopo della assegnazione del cosiddetto bonus premialità.
Inoltre, le famiglie possono interagire con la scuola tramite il registro elettronico, cui accedono con le credenziali che la scuola mette loro a disposizione. Possono conoscere in tempo reale se il proprio figlio è entrato in orario oppure in ritardo; quale lezione o attività sta facendo in quel momento; se viene interrogato può conoscere il voto; sa se sta svolgendo una verifica scritta; può leggere gli argomenti svolti dai docenti e i compiti assegnati.

Porte aperte

La famiglia entra nella scuola con le porte aperte e accoglienti della legge che prevede anche un patto di corresponsabilità. C'è però un aspetto quanto meno da rilevare che accompagna questo ingresso: la famiglia itUna costosa contraddizionealiana che ha figli nella scuola secondaria superiore si trova nella condizione di pagare il cosiddetto "contributo volontario": dunque la scuola non è gratuita, ma chiede alla famiglia un bonifico da effettuare per l’iscrizione in quello o quell’altro istituto. A volte il contributo è oneroso, altre volte lo è meno, ma in ogni caso chiede uno sforzo economico alle famiglie. La richiesta di contributi dalle famiglie si inserisce in un quadro dove vediamo i Governi che non finanziano la scuola pubblica, ma al contrario offrono bonus fiscali per le iscrizioni nelle scuole private paritarie, e inoltre garantiscono il credito d’imposta a quei privati che investono fondi nelle scuole: come sponsor, come elargizioni, o altre forme di finanziamento. Al contributo volontario si aggiunge altro: sappiamo tutti, forti delle nostre esperienze quotidiane, che la scuola pubblica, specie primaria e secondaria di primo grado, chiede alle famiglie l’acquisto di diversi prodotti di cartoleria, che ovviamente hanno dei costi che andranno a gravare sulle condizioni economiche delle famiglie stesse (a volte anche la stessa carta igienica).

Una costosa contraddizione

Insomma ci troviamo di fronte ad una grave contraddizione: da una parte i Governi degli ultimi 20 anni hanno tagliato finanziamenti alla scuola pubblica, determinando la necessità per le famiglie di contribuire alle spese che le scuole devono comunque sostenere; i Governi hanno introdotto riforme che hanno determinato la necessità, per le scuole, di aprirsi alle famiglie dei loro territori con “offerte formative” per attrarre iscrizioni, “offerte” che devono prevedere progetti e attività varie che significano, ancora una volta, spese, che però le scuole non possono sostenere, e per le quali si chiede appunto il contributo alle famiglie stesse, che iscriveranno i loro figli. Inoltre i Governi hanno operato una scelta politicamente orientata in ordine alla parità delle scuole private. Ma il costo delle rette è alto, allora i Governi hanno fatto passare per garanzia di parità di opportunità, per tutti i cittadini italiani, di potersi iscrivere a quegli istituti parificati, detrazioni fiscali alle famiglie e finanziamenti veri e propri alle scuole private stesse. Dunque si finanziano le scuole private e si tagliano finanziamenti alla scuola pubblica. La quale scuola pubblica chiede poi contributi alle famiglie. Perché questo metodo? Perché scelte tali da avvantaggiare il privato piuttosto che il pubblico? La scuola pubblica gratuita della nostra Costituzione che fine ha fatto? E perché mettere in difficoltà le famiglie sostenendo che “non ci sono i soldi”, ma poi scrivere leggi che danno fondi alle scuole private, contraddicendo l’articolo 33 della Costituzione, ove è scritto chiaramente che se privati vogliano aprire scuole, ciò deve accadere “senza oneri per lo Stato”?
Le famiglie partecipano alla vita scolastica, ma tale partecipazione ha significato demandare alle stesse famiglie la sopravvivenza economica delle scuole pubbliche? Dove sta più il principio del servizio pubblico quando la pratica quotidiana è questa?

Invertire la tendenza alla crescita dei costi per garantire il diritto allo studio

Occorre una inversione netta di tendenza; occorre ritrovare lo spirito sostanziale della Costituzione e garantire la Scuola come Istituzione della Repubblica, come servizio pubblico a tutta la cittadinanza (e non a domanda individuale, come sta diventando ad esempio la scuola dell’infanzia, e come sembra già ormai essere il nido d’infanzia); occorre garantire la Gratuità della Scuola pubblica, investire in essa, rafforzarla con assunzioni di insegnanti, tagliando, non i finanziamenti, ma il numero di alunni per classe, al fine di ristabilire un equilibro, perso da tanto tempo, fra alunni e insegnanti, in modo che la didattica possa essere più attenta alle esigenze individuali, al tempo dell’apprendimento, agli aspetti anche più personalizzati rispetto a studenti diversi e non omologati, non assoggettati alla logica della standardizzazione che toglie via, appunto, le individualità di ciascuno. Occorre che il trasporto scolastico sia gratuito, che le mense siano accessibili a tutti e che, perciò, non si verifichino più le aberrazioni, che abbiamo denunciato anche noi su Unoetre.it, a proposito della scuola in provincia di Arezzo, dove i bambini, i cui genitori non avevano potuto pagare la retta, sono stati emarginati dagli altri compagni, e gli è stato dato da mangiare del pane con olio. Occorre che i libri e i materiali scolastici siano gratuiti. Occorre cioè ripensare una scuola pubblica che davvero non lasci indietro nessuno, specialmente in un’Italia tanto impoverita, tanto esclusa, tanto abbandonata a se stessa.

La scuola antidoto alla violenza

Colgo l’occasione per ricordare che gli adolescenti che hanno aggredito il ragazzo di Napoli, dicono le forze dell’ordine, erano alla stazione della metro di Chiaiano perché “non avevano altro da fare”. Bene: diamo loro la scuola, il tempo pieno, le scuole aperte, ma non ad attività per cui aziende e altro paghino gli affitti, ma scuole aperte per essere punti di accoglienza, di recupero, di socializzazione. E per far ciò assumiamo personale specializzato. Riusciremmo a raggiungere due obiettivi: dare un senso alla vita di giovanissimi che si ritrovano per strada; dare lavoro a chi non ce l’ha, e che non fa altro che far crescere il numero dei senza reddito.

 
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"Non scherziamo: Sindacati e Regione devono incontrarsi ben prima del 7 giugno"

Dignità 350 260L'assemblea dei Disoccupati Uniti di Vertenza Frusinate svolta oggi alle ore 15 presso l'Amministrazione provinciale, ha ascoltato una puntuale informazione di Gino Rossi sullo stato dei provvedimenti i in approvazione.
L'emendamento per la proroga della "mobilità" è attualmente in Commissione bilancio alla Camera dei Deputati in attesa di approvazione per arrivare al voto dell'aula previsto per gli ultimi giorni di questo mese di maggio. Gli effetti di questo provvedimento si tradurranno in erogazioni di denaro in un periodo di tempo che richiederà qualche mese.


È assolutamente indispensabile che gli altri provvedimenti previsti - tirocini, lavori di servizi sociali nei Comuni - siano approntati con assoluta precedenza su ogni altro atto politico.
Il ventilato incontro Sindacati-Regione previsto per 7 giugno deve svolgersi assolutamente prima se si vogliono dare speranze concrete e credibile a chi perderà ogni reddito il 14 giugno.
I disoccupati preoccupati da questi tempi così lenti fanno appello a tutte lo organizzazioni sindacali e a tutti i partiti presenti in Consiglio Regionale del Lazio perché si adotti la massima celerità per adempiere a questi improrogabili impegni.
Approvato all'unanimità

 
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