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L'uovo, un amico buono e indispensabile

L'uomo e la natura

uovo 350 minDr. Antonio Colasanti - L'uovo di gallina. Tutti conosciamo il valore nutritivo dell'uovo, alimento base nell'alimentazione umana da secoli. Proteine, vitamine, sali, minerali, fattori di crescita, lecitine, fosforo e un insieme perfetto di nutrimenti. Forse l'alimento piu completo per l'uomo e senza dubbio uno dei piu completi, oltre alla sua particolare bontà in ambito culinario.

La nuova scoperta è l'utilizzo della menbrana interna dell'uovo che rappresenta una barriera protettiva naturale che contiene molti elementi benefici per la natura. L'analisi della composizione della menbrana rileva la presenza di molti elementi che servono a rafforzare le cartilagini articolari, il connettivo e la matrice extracellulare in particolare: collagene, elastina, acido ialuronico, glucosamina, condroitin solfato, cheratina, lisozima.

Abbiamo quindi condroprotettori ed un antinfiammatorio potente: il "lisozina", cosi caro al suo scopritore sir Alexander Fleming scopritore della penicellina e premio nobel.
A questi componenti maggiori si aggiungono altri 500 minori, elastina, desmosina, aminoacidi solforati ed altri che contribuiscono a potenziare l'effetto collagene, presente nella membrana e il tipo 1 ovvero quello richiesto dal sistema venoso, pelle, tendini, legamenti, cartilagine, osso che viene sintetizzato durante i processi di guarigione ed è ottimo per la cura della pelle.

L' "acido ialuronico" è fondamentale per lubrificare pelle ed articolazioni in particolare nelle condriti di alto grado;
Il "condroitin solfato" protegge le cartilagini, le menbrane siniviali, le porzioni subcondrali, contrasta le infiammazioni:
La "glucosamina" mantiene integre le cartilagini, attiva la sintesi del collagene, riduce gli stati infiammatori;
Il "lisozima" è un enzima antibatterico ed attiva il sistema immunitario per una forte azione anti infiammatoria.

L'azione di tutti i componenti esplica azione anti-infiammatoria, analgesica, rigenerante le cartilagini, inoltre è sicuramente utile nel paziente oncologico. L'azione antinfiammatoria blocca la proliferazione delle cellule tumorali. L'attivazione del sistema immunitario aiuta i linfociti ed i macrofagi a distruggere le cellule anomale; mentre tutti i costituenti rafforzano il tessuto connettivo impedendo alle metalloproteasi, enzimi prodotti dalle cellule tumorali, di intaccare ed aprire varchi nei tessuti, con lo scopo di far passare cellule metastatiche nei vasi sanguigni invadendo altri organi.
Il composto impedisce questo meccanismo bloccando la proliferazione cellulare ed il suo effetto invasivo.

Abbiamo,così, un altro aiuto contro la malattia del secolo.

 

Il dono della gallina

 

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Importanza dei movimenti e dell'associazionismo per il frusinate

orgogliodi Ivano Alteri - Tutte le battaglie che il mondo dell'associazionismo, sinistra compresa, sta combattendo sul territorio, e alle quali aderiamo con convinzione e determinazione nella gran parte dei casi, hanno nondimeno tutte una stessa caratteristica, che lascia il sapore della insoddisfazione: sono tutte, ancora, “contro” qualcosa. A nostro parere, questo è il sintomo di una crisi di crescita del tessuto associativo ciociaro, che non riesce a compiere il passo ulteriore del suo cammino verso la compiutezza politica, che sola potrebbe dare alla parola “partecipazione” il senso pregnante che gli attribuisce la Costituzione Italiana; che sola, in definitiva, potrebbe dare efficacia politica alle aspirazioni di quelle associazioni e di quegli associati.

A nostra memoria, ma forse a memoria della storia, il nostro territorio non è mai stato così pullulante di associazioni di cittadini come lo è ora. E se da una parte questo è il frutto amaro della dissoluzione dei partiti, che sono stati i propugnatori e i catalizzatori della partecipazione politica per molti decenni del secolo scorso, dall'altra, è anche il frutto dolce della maturazione di una comunità che inizia ad acquisire consapevolezza di sé, a porre le basi per una democrazia efficiente ed efficace, a tendere all'autogoverno.

C'è da chiedersi se il tempo trascorso dalla nascita di questo fenomeno sia stato sufficiente alla maturazione collettiva necessaria a compiere l'ulteriore passo verso la determinazione politica delle volontà; o se, al contrario, non sia opportuno continuare a fare esperienze associative di “opposizione”, prima di pretendere di farsi soggetto collettivo politicamente determinante. In ogni caso, non può far male tentare di avere chiara la strada che si dovrà percorrere, anche se più lentamente.

Ai fini della nostra comprensione è stato utile fare a noi stessi alcuni esempi.

Un primo esempio riguarda la vicenda della Certosa di Trisulti. In questo caso la sinistra territoriale, e i movimenti in generale, hanno mostrato una capacità di resilienza e aggregazione che probabilmente ha stupito gli stessi promotori delle iniziative. Il movimento che si è creato contro l'ipotesi d'impiantare lì una scuola sovranista, populista, dalla cultura ultra reazionaria come quella di Bannon, è riuscito a bloccare (almeno così pare) un'operazione illecita, accaparratrice e portatrice di una cultura dai contenuti spesso orripilanti.

Tuttavia, a chi sente di appartenere a quella tradizione culturale il cui motto era e resta “studiare, studiare, studiare”, prendere consapevolezza di combattere una battaglia politica nientemeno che contro la nascita di una “scuola” (!), fa venire un brivido gelido lungo la schiena. In quel preciso istante, si palesa alla mente una terribile contraddizione che, all'inizio oscura, alla fine arriva a schiarirsi e a porre una fatidica domanda: “ma anziché stare qui a combattere contro la scuola di qualcuno, non dovremmo più coerente impiegare le nostre energie per crearne una nostra?”. Ma questo passo ulteriore non è stato compiuto.

Inoltre, mentre il movimento è risuscito (almeno così pare) a bloccare la illecita operazione di Bannon, non è stato in grado di proporre un'alternativa alla gestione della Certosa; la quale, abbandonata all'inerzia, è senz'altro condannata al decadimento e all'annientamento. Forse una soluzione potrebbe essere fare della Certosa di Trisulti il luogo “delle” scuole politiche, magari compresa quella di Bannon? Ma questo passo ulteriore non è stato compiuto.

Un altro esempio riguarda il tema dell'acqua pubblica. Anche in questo caso, il movimento dei cittadini è riuscito a far scoppiare tutte le contraddizioni presenti in seno alla classe amministrativa e politica, nonché alla classe dirigente più in generale; a partire dal referendum del 2011, che, sancendo la volontà collettiva di riportare l'acqua nella proprietà e nella gestione pubbliche, ha costretto i nemici dei beni comuni, gli accaparratori dei beni comuni, a venire allo scoperto e violare palesemente la democrazia referendaria. L'entità di questa loro prepotenza è la misura stessa della loro sconfitta morale e culturale. Tuttavia, politicamente parlando, il movimento non ha saputo, nel concreto, ricondurre l'acqua nella proprietà e nella gestione pubblica. Si tratta di un problema più generale, è vero; ma non mancherebbero, a livello territoriale, tante piccole iniziative tendenti alla soluzione complessiva. Forse una soluzione potrebbe essere creare un “governo ombra” per la gestione del servizio idrico, composto da associazioni, esperti, amministratori, politici che volessero impegnarsi nella realizzazione concreta dell'obiettivo referendario: la ri-pubblicizzazione dell'acqua. Ma questo passo ulteriore il movimento non l'ha saputo, potuto, compiere.

Un altro esempio ancora riguarda la spinosissima e pericolosissima gestione dell'immondizia. In qualche caso il movimento è riuscito a bloccare i tentativi di mantenere la Ciociaria nella condizione di pattumiera del Lazio; in qualche altro caso, meno. Ma non c'è dubbio che, anche qui, l'azione collettiva dei cittadini sia riuscita a far emergere la cattiva coscienza della classe dirigente più generale, e che ci sia ora un coro, ormai, a dire che “il re è nudo!”. Tuttavia, tale movimento non è arrivato a formulare una proposta praticabile e risolutiva per una nuova e più salubre gestione del ciclo dei rifiuti. Questo passo ulteriore, il movimento non ha saputo, potuto, voluto compierlo.

Siamo convinti, insomma, che molti dei problemi dei territori e del Paese possano essere davvero affrontati e risolti solo attraverso una massiccia, organizzata e consapevole partecipazione popolare, e che ogni altra via sia illusoria e velleitaria. Ma forse occorre aspettare che maturino i tempi, perché anche quella consapevolezza maturi, perché maturi l'esperienza democratica, e si inizi a comportarsi davvero come se il mondo che auspichiamo esistesse già. O forse no, non è opportuno aspettare. In ogni caso, qualsiasi scelta compiremo, non resterà senza conseguenze.

Frosinone 12 luglio 2019

 

 

 

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A volte saper dire di NO è indispensabile

movimento 5 stelle bandiera 350 260Anagni Cinque Stelle - Il Potere di Dire No. Il convegno, che si è tenuto venerdì 10 Febbraio a Patrica, sui "Rischi sanitari da inquinamento della Valle del Sacco" è stata l'ennesima dimostrazione, per i nostri politici locali e non, di quanto sempre più incolmabile sia la distanza tra loro e noi, cittadini, che tutti i giorni viviamo, sulla nostra pelle, una condizione ambientale e sanitaria preoccupante.

La più ampia distanza l'ha guadagnata la nostra Ministra Beatrice Lorenzin: il convegno comincia con l'annuncio della sua assenza.

L'importantissima tematica, ovviamente, non può essere affrontata prima dei "dovuti" interventi di alcuni rappresentati delle nostre istituzioni regionali e provinciali, a cominciare dal Consigliere Regionale Marino Fardelli che ha subito dichiarato come, in Regione, sia finalmente attivo Il Registro Tumori.

Anche in questo caso il distacco con la realtà è notevole.

Se è vero che c'è "IL REGISTRO TUMORI DI POPOLAZIONE" ricordiamo che esiste grazie alla legge del Movimento 5 stelle del Giugno 2015 ma, purtroppo, è stato reso attuativo solo a Luglio 2016, grazie a lunghe sollecitazioni da parte di diversi organi della Sanità regionale (Dipartimento epidemiologico e Direzione Sanitaria del Lazio), interrogazioni del M5s e diverse lettere da parte dei Sindaci e ai Sindaci. Di fatto, però, ad oggi il Registro Tumori NON È ANCORA PARTITO e non ci sono segnali, che a breve, tale condizione cambierà.

Dopo il fantastico (nel senso letterale del termine) intervento di Fardelli, prende parola il Presidente alla Provincia, Pompeo, che sottolinea come sia gravoso, per i sindaci, affrontare queste situazioni così difficili e per le comunità viverle. Anche lui, quindi, preferisce ignorare oppure dimenticare quali siano i reali compiti di un primo cittadino e della sua giunta. I nostri sindaci sono coloro che hanno la responsabilità delle condizioni di salute della popolazione e della salubrità ambientale del territorio.

Tali oneri consegnano ai nostri primi cittadini un potere formidabile: IL POTERE DI DIRE NO. Se questo potere fosse stato usato seriamente nel corso degli anni, di certo non ci troveremmo in questa situazione di EMERGENZA sanitaria.

Durante il convegno è risultato lampante come l'inquinamento della nostra Valle sia arrivato a livelli pericolosi, con un incremento di incidenze di patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali che non può essere ignorato.

Continuare a ragionare su aperture di impianti nelle nostre zone, in nome dell'occupazione, o del progresso è da irresponsabili oppure da persone che vivono in un universo parallelo, fatto di valori di riferimento che cozzano con i dati dell'OMS, fatto di medie che appiattiscono i numeri veri ma, soprattutto, fatto di leggi di Stabilità che incentivano l'attivazione di inceneritori e combustibili fossili.

Ci viene detto che la situazione è critica e che bisogna confrontarsi per trovare le soluzioni ma, intanto, nei nostri comuni si continuano a presentare progetti che comportano l'immissione nell'aria di ulteriori scarichi che ci raccontano essere sicuri. Sicuri per chi?

 
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PD Frosinone. "Indispensabile unità delle forze che si richiamano al centrosinistra"

partito democratico bandiera350 250da Sinistradem - Campo Aperto di Frosinone - Il documento del Partito Socialista di Frosinone, approvato dalla assemblea degli iscritti, in cui si sceglie di andare alle prossime amministrative con un proprio candidato sindaco, pone una seria riflessione a tutte le forze politiche e sociali che vogliono dare una svolta alla città. Primo tra tutti al Partito Democratico.
In questi quattro anni di amministrazione di centrodestra sostenuta da una miriade di liste civiche rissose, si sono aggravati i problemi della città e dei cittadini. Temi come l’ambiente, la mobilità, la scuola, il welfare, l’urbanistica non hanno mai avuto l’attenzione dell’amministrazione, la quale era ed è più interessata a risolvere i problemi interni alla maggioranza attraverso la ridicola e continua rotazione degli assessori che quelli dei cittadini.
Allo stesso tempo occorre riconoscere la poca azione unitaria delle forze di opposizione presenti in consiglio comunale, che pur avendo grande potenzialità, hanno fatto prevalere le divisioni, avvantaggiando spesso le forze della maggioranza.
Occorre una svolta. Tocca in primo luogo alle forze di centrosinistra, progressiste e riformiste costruire una idea di città che ponga in primo piano gli interessi generali dei cittadini. Un obiettivo che può essere raggiunto costruendo il coinvolgimento e la convergenza di tutte le forze politiche e sociali disponibili a imprimere il cambiamento nel governo di Frosinone. E' essenziale avviare da parte del PD un confronto aperto e costruttivo rivolto a quanti, riconoscendosi nel centrosinistra, manifestano la volontà di creare tutte quelle condizioni per lavorare a una alternativa all'attuale amministrazione Ottaviani.
Riteniamo che siano indispensabili quelle forze che si richiamano al centrosinistra quale presupposto per costruire un vasto campo di forze democratiche per un progetto di cambiamento.
Condizioni fondamentali per predisporre un programma e individuare i criteri per la scelta del candidato a sindaco, che deve avvenire in una concertazione tra le forze politiche, senza il condizionamento del un continuo e autonomo proliferare di candidature, che di fatto non fanno altro che indebolire la credibilità dei partiti e dello stesso PD.
Gli argomenti sollevati dal PSI rappresentano una opportunità e una sollecitazione per un approfondimento nella ricerca di intese politiche sulle prospettive di una coalizione di centro sinistra. Allo stesso tempo costituiscono una riflessione sulle responsabilità delle divisioni e delle lacerazioni che hanno rallentato un rafforzamento dello schieramento di centrosinistra.
La strada della divisione, già sperimentata amaramente quattro anni fa ha comportato la sconfitta per tutti e consegnato la città al centrodestra.
Sarebbe un errore imperdonabile persistere sulla medesima strada.

La drammatica situazione in cui versa Frosinone, richiede un alto senso di responsabilità sia del PD che del PSI di Frosinone per aprire un immediato e duraturo confronto volto a dare una nuova prospettiva di cambiamento del governo della città, rimettendo al centro i cittadini e le loro esigenze e aprendo spazi di partecipazione e condivisione.
Sinistradem - Campo Aperto di Frosinone

 
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E' indispensabile per l'Italia essere in un'Europa unita e solidale

bruxelles parlamento-europeodi Antonio Simiele - La costruzione di un'Europa unita è un processo irreversibile. Mi rifiuto di credere che nel Continente non ci sia una grande maggioranza consapevole di quanto sarebbe cosa tragica per il nostro futuro se così non fosse. Certo, la storia dell'umanità è piena di amnesie collettive. E' vero pure che, come scrive Voltaire, il diritto dell'intolleranza dell'uomo è più orribile di quello delle tigri, che sbranano solo per mangiare, mentre l'umanità si è sterminata per dei paragrafi. Forse bisognerebbe anche tenere in conto Einstein quando dice che le due cose infinite sono l'Universo e la stupidità umana, ma di non essere sicuro della prima. Oggi, però, gli strumenti di conoscenza sono tanti e non investono, come nel passato, solo minoranze ma la quasi totalità degli uomini e delle donne. E', perciò, veramente non immaginabile che gli europei abbiano totalmente rimosso dalla propria mente il ricordo di ciò che, negli ultimi due secoli, ha significato per il mondo intero l'odio e la contrapposizione tra gli Stati di questa parte del globo: milioni di morti, tremende distruzioni, lo scatenamento di due feroci guerre mondiali. Non a caso, proprio mentre le tremende conseguenze della guerra entravano prepotentemente in tutte le case, maturava il grande sogno europeo di Altiero Spinelli, visto come la strada da battere perché quelle brutture non accadessero mai più. Fino ad ora, almeno questo, per noi è stato così. Guardando solo all'oggi, quando siamo immersi in un'economia globalizzata, come si può ipotizzare di essere attori nel mondo, di competere, come singolo Stato, con i grandi colossi USA, Cina, India, Russia? Quando lo stesso concetto di nazione assume un significato nuovo e diverso, significherebbe essere fuori dalla storia e non volere il vero, duraturo sviluppo dell'economia e della gente. L'Europa, come si è configurata fino ad ora, ha grandi responsabilità, a causa delle scelte fatte e ancor più per quelle non fatte, perché crescesse la disillusione e lo scetticismo nei suoi confronti. Essa è percepita principalmente come l'Europa dei vincoli e dei divieti. Gli ultimi sondaggi danno gli euroscettici al trenta per cento. Sarebbe un risultato di tutto rispetto ma, lungi dal provocare il fallimento del processo di unificazione e della moneta unica, si potrebbe rivelare come un'utile frustata capace di svegliare e spingere i sinceri europeisti a rompere gli indugi, a fare subito scelte forti e coraggiose. Quello che serve è accelerare il processo di unità e cambiare per costruire un'Europa più in sintonia con il progetto politico e la visione dei suoi fondatori, più vicina ai cittadini, solidale, che non si fermi alla moneta unica ma abbia una sola politica economica, fiscale, internazionale, militare, della sicurezza; un'Europa forte, la cui voce sia capace di favorire un nuovo ordine internazionale di solidarietà e di diritto. Gli italiani, in particolare i giovani per il loro futuro, il venticinque di maggio, nel decidere se e per chi votare, dovrebbero farsi guidare da queste questioni e non farsi influenzare dalle miserie dell'attuale politica italiana, dalle diatribe piccine e dal provincialismo che la contraddistingue. Un'Europa così fatta avrebbe l'autorevolezza per obbligare la classe politica italiana a non nascondersi più dietro di essa ma a misurarsi, per finalmente risolverli, con i grandi nodi storici dell'Italia, causa vera di una crisi più profonda di quella di altri Paesi dell'Unione: la questione Sud, la corruzione, le mafie, la tecnocrazia inefficiente e malata, l'evasione fiscale, i troppi privilegi. Forse riuscirebbe anche a costringere gli amministratori dell'Italia Meridionale a utilizzare in modo giusto i miliardi di fondi strutturali che distribuisce loro e che oggi in grande parte non riescono a spendere e per il resto li utilizzano per ricercare consensi, per finanziare sagre e non lo sviluppo.
Lì, 11 maggio 2014

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Sud, risorsa indispensabile

Italia meridionaledi Antonio Simiele - La sinistra dovrebbe prendere in mano con più decisione e chiarezza la bandiera del Sud d'Italia perché l'esistenza di una questione meridionale irrisolta non è il convincimento di parte né il "pallino" di qualcuno, ma un dato oggettivo. Essa compromette anche la stabilità e il futuro dello stesso Nord. Riguarda, perciò, tutti gli italiani e l'Europa. La crisi che stiamo vivendo, come si può vedere, è segnata dallo squilibrato sviluppo avuto fin qui con l'accentuata debolezza del Sud.

Più di venti anni fa l'Episcopato italiano denunciava: "Il problema del Mezzogiorno si configura come "questione morale" in riferimento alla disuguaglianza nello sviluppo tra nord e sud del Paese e alle implicazioni di un tipo di sviluppo incompiuto, distorto, dipendente e frammentato". Oggi persiste negli stessi termini, anzi il divario rispetto al resto dell'Italia è drammaticamente cresciuto e riguarda principalmente la capacità produttiva e l'occupazione.

Si sono voluti importare al Sud modelli economici, culturali e sociali che, imposti senza alcuna considerazione del contesto locale, hanno prodotto prevalentemente la disgregazione del precedente tessuto. Una scelta sciagurata che non ha permesso di dispiegare le innumerevoli potenzialità che la grande storia, l'identità culturale e le vocazioni del Mezzogiorno offrono a favore di tutto il Paese.

Le conseguenze negative del modello di sviluppo sono state aggravate dall'agire della classe dirigente meridionale, anche di sinistra, che ne è stata complice. Una classe dirigente che non può accampare giustificazione alcuna, se non quella di essere stata selezionata senza che si potesse contare sulle innumerevoli energie costrette a lasciare il sud ed esercitare il proprio sapere in altre parti d'Italia e del mondo.

Non si può concretamente pensare a un'Italia con uno sviluppo equilibrato, stabile, duraturo, pienamente artefice della nuova Europa, se questo sforzo non è sostenuto da un unitario sistema Italia, cosa che, ad esempio, i leghisti per egoismo e miopia non vogliono vedere; la stessa nuova Europa non sarebbe tale senza il Mezzogiorno, perché priva della più vera e profonda cultura mediterranea. Il Mezzogiorno, a sua volta, può e deve essere artefice del proprio sviluppo, ma perché questo sia rapido e globale, cioè politico, economico, culturale, etico, ha bisogno dell'apporto di tutte le componenti della società italiana.

Rispettando l'impareggiabile bellezza della natura, che è la prima grande ricchezza del Mezzogiorno, si deve favorire sul suo territorio la realizzazione di un tessuto capillare di sviluppo, soprattutto attraverso la nascita e la crescita di piccole e medie imprese in agricoltura, nel turismo e nell'artigianato, risorse locali che non temono alcuna concorrenza nel mondo, ma non sono convenientemente utilizzate. Bisogna valorizzare meglio l'immenso patrimonio artistico, sviluppare processi d'innovazione, moltiplicare e rafforzare centri di ricerca che servono alle aziende e frenano la fuga dei cervelli. Il Sud, in virtù delle favorevoli condizioni geografiche e climatiche, può dare l'impulso decisivo allo sviluppo di energie rinnovabili, come l'eolico e il solare, vitale per ridurre la dipendenza dell'Italia nel campo energetico e avere un'economia competitiva e sostenibile.

E' un percorso che è possibile fare in tempi ragionevoli, ma deve poter contare sulla consapevolezza dei politici meridionali, sul recupero del senso dello Stato, sul contrasto deciso alla criminalità organizzata, su una società civile rispettosa dei diritti e dei doveri, su una tecnocrazia efficiente e sana al servizio del cittadino.

La Campania, con le sue luci e ombre a forte contrasto, offre uno spunto esemplificativo dell'intero sud. Il livello della sua offerta turistica è altissimo; la sua agricoltura è fonte di un Made in Italy che determina gran parte delle fortune dell'intera agricoltura italiana: quasi tutte le produzioni agricole ad alto valore aggiunto, che ci hanno consentito di conquistare il primo posto in Europa, sono concentrate in Campania e nel resto del Sud. Sono risultati, questi, che hanno un significato grande perché ottenuti da un'agricoltura costretta ad agire gravata, rispetto a quella del Centro e del Nord, da molti svantaggi: le infrastrutture civili e produttive, l'organizzazione del territorio, la legalità, l'efficienza della spesa e dei servizi pubblici.

Ho voluto porre l'accento su questi aspetti perché rendono del tutto evidente come il Mezzogiorno sia un decisivo fattore di convenienza, non un peso come alcuni cercano di farlo apparire. Un suo rapido rilancio non è solo una giusta rivendicazione o un risarcimento dovuto, ma rappresenta la risorsa principale da utilizzare per combattere la crisi e realizzare uno sviluppo economico equilibrato e stabile, condizione decisiva perché l'Italia possa avere un progresso democratico ed essere protagonista di un'Europa, più unita e forte, promotrice di un nuovo ordine internazionale di solidarietà e di diritto.

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