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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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"Un'altra brutta pagina della storia politica e industriale di questo territorio"

incatenati Ilva Patrica 29giu16 350 260dagli ex-Ilva di Patrica riceviamo e pubblichiamo - «Caro Direttore,
Siamo ancora noi, gli ex lavoratori Ilva Patrica, noi che siamo ancora qui a raccontarle, con forte sdegno, la delusione e l'atteggiamento che ci ha riservato ancora una volta la Politica ed in modo particolare i “Politici” del PD della provincia di Frosinone, Politici che ricordiamo rappresentano il nostro territorio in Parlamento ed in Senato.
Con la lettera che le avevamo invito qualche giorno fa volevamo fare alcune precisazioni sul comunicato stampa del senatore SCALIA.
Oggi invece raccontiamo l'atteggiamento irrispettoso e superficiale che ci hanno riservato l’On. Buschini e Compagni nell'incontro che è stato programmato proprio nello stesso ufficio che ci aveva visti già discutere la proroga della mobilità dei dipendenti Ilva per le ragioni che ormai sono note a tutti.
All'incontro erano stati invitati “TUTTI” i politici che rappresentano le diverse Istituzioni ai vari livelli, (I Sen.ri Scalia e Spilabotte, l’On. Buschini che in quell'ufficio risiede e aveva convocato l’incontro, il Sindaco di Patrica e il Sindacato rappresentato dalle OO.SS. Territoriali di FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL).
Con rabbia e rammarico dobbiamo raccontare che dei politici invitati nessuno era presente!
Erano presenti solo i Sindacati (FIM-CISL e FIOM-CGIL) e le Istituzioni (la Politica?!?) rappresentate con i capi segreteria degli uffici ambiente e lavoro della Regione Lazio.
Abbiamo necessità di puntualizzare questo aspetto in quanto noi ci aspettavamo che questo incontro fosse risolutivo, (finalmente), invece abbiamo solo avuto la consapevolezza che ancora una volta eravamo stati lasciati soli, vittime di atteggiamenti di facciata, con una Regione (per voce dei Tecnici del Tavolo) che ripete sempre le stesse cose, non rendendosi conto della situazione che vivono gli ex lavoratori e la particolarità con cui la vertenza andrebbe affrontata, particolarità che solamente la “Politica” avrebbe capacità, ruolo e sensibilità per risolverla.
Stesso discorso per i rappresentati di governo che pur facendo un buon lavoro parlamentare non riescono a darci risposte concrete se non attraverso i Comunicati Stampa.
Anche il Sindaco di Patrica è stato latitante.
Abbiamo avuto l'impressione che tutti sapevano e non si sono presentati per non perdere la faccia.
Ancora una volta si è scritta un'altra brutta pagina della storia politica e industriale di questo territorio.
Avendo ormai esaurito le energie le chiediamo se può darci la possibilità ancora una volta di condividere tutto ciò, perché pensiamo che sia giusto che chi come noi vive situazioni di sofferenza, di precariato, di perdita della dignità personale, debba conoscere in che modo e con quali atteggiamenti chi abbiamo votato per rappresentarci (al Governo e alla Regione) tratta e considera i suoi elettori/cittadini quando hanno dei problemi e le competizioni elettorali sono lontane.
Siamo certi che darà considerazione alla nostra lettera la salutiamo ringraziando la vostra redazione per essere sempre vicino alle famiglie e al lavoro.
La salutiamo cordialmente.»

 
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Non è il mercato del lavoro che produce più occupazione, ma una giusta politica industriale

mercatolavoro 350 260di Achille Migliorelli - FESTA DE “L’UNITA’” – SELVACAVA 2015
1. Ritorno con piacere a Selvacava, a distanza di più di 50 anni da quando ci venni la prima volta per una ragione politica. C’erano le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale del 1964.
2. In questi 50 anni mi sono chiesto più volte quali ragioni mi avevano indotto a militare in un partito della sinistra. Allora era il PCI. La risposta è stata sempre la stessa: in questa parte dello schieramento politico venivano difesi, con la lotta e la militanza politica, gli ideali ed i valori della giustizia sociale e dell’uguaglianza, nei quali mi riconoscevo.
3. E’ in questi valori che ho sempre identificato la sinistra.
4. Oggi l’esistenza della sinistra viene messa in dubbio. Si pretende di sostenere che il liberismo ha vinto nel campo economico e sociale: chi è ricco può diventare più ricco; chi è più forte ha la via spianata per diventare più forte.
Le disuguaglianze sociali sono diventate sempre più marcate. E’ il tempo dell’apparenza e della comunicazione di massa.
Non dobbiamo, quindi, meravigliarci se prevalgono l’individualismo più sfrenato, la furbizia e la corsa all’accaparramento dei privilegi, sino ad arrivare alle manifestazioni di una criminalità organizzata e di una corruzione, che condizionano pesantemente la vita della nazione, al SUD come al NORD.
5. I valori della solidarietà sono passati in secondo ordine.
E’, allora, possibile essere costretti a vedere in TV un Chicco Testa – uno degli sponsor più agguerriti delle scelte dell’attuale governo –, tutto intento a sostenere che gli operai di Melfi debbono essere grati a Marchionne perché gli chiede di lavorare le domeniche di agosto e con un salario addirittura ridotto.
E doversi indignare fermamente perché a rispondere a questa provocazione non è il segretario del PD e Presidente del Consiglio – che si dice di sinistra –, ma la Chiesa e, per essa, il Vescovo di Melfi. Sembra di vivere in un altro mondo: qualcosa di sinistra oggi viene da Papa Bergoglio e dalla parte più illuminata della Chiesa.
E’, allora, possibile far passare la riforma del diritto del lavoro – denominata, con un inglesismo, “jobs act”, quasi a voler indorare la pillola –, che nega il diritto alla giusta causa nei licenziamenti, che consente il demansionamento dei lavoratori e il loro controllo a distanza, per una riforma che amplia i diritti dei lavoratori e crea le condizioni per una maggiore occupazione. Salvo, poi, a dover prendere atto che le previsioni mirabolanti vengono puntualmente smentite ad ogni rilevazione dell’ISTAT.
E’ illuminante il clamoroso errore compiuto dal Ministro Poletti, il quale ha indicato nel numero di 630 mila i nuovi assunti dopo l’entrata in vigore del “jobs act”, mentre essi sono meno della metà.
Così come va evidenziato che non si tratta di nuovi contratti, ma, nella quasi totalità, della trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, favoriti dai benefici contributivi concessi con la finanziaria 2015. Non ci sono, quindi, nuove assunzioni, se non nei limiti degli anni precedenti.
E’ tanto vero ciò che la disoccupazione rimane stabile al 12,7%, come a febbraio 2014, allorquando si insediò il governo Renzi.
E’, perciò, chiaro che la maggiore occupazione non dipende dal mercato del lavoro, dalla più o meno facile licenziabilità dei lavoratori, dalla soppressione dell’art. 18 e dalla riduzione dei diritti dei lavoratori (Brodolini e Giugni, i padri dello Statuto dei lavoratori, si rivoltano nella tomba), ma è strettamente legata alla natura e consistenza degli investimenti e ad una nuova politica industriale.
5. Ben vengano, quindi, le iniziative come questa di oggi a Selvacava, che hanno al centro i problemi del lavoro. Il lavoro è un diritto, che l’art. 1 della nostra Costituzione riconosce come fondamentale. Esso costituisce, infatti, il presupposto e la condizione essenziali per il pieno dispiegarsi della dignità dell’uomo.
E’ vero che, in questo momento di profonda crisi politica civile e culturale, esistono forze che rifiutano i valori della Costituzione – considerata un inutile “orpello” e un ostacolo al prevalere dell’uomo solo al comando – e, in nome di una concezione autoritaria del potere, mettono l’espressione del voto e l’esercizio della democrazia allo stesso livello della partecipazione al Telegatto, ovvero pongono sullo stesso piano berlusconismo e antiberlusconismo, ma le forze che si oppongono a questo disegno sono ancora maggioranza nel Paese e – me lo auguro vivamente – non lo consentiranno.
Vi ringrazio.

 

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Crisi industriale nel frusinate: moria senza fine

renodemedici 350 260Sara Battisti - Il tessuto produttivo industriale di questa provincia continua ad essere indebolito dalla crescente crisi occupazionale che investe molte industrie. I 14 licenziamenti di lavoratori dello stabilimento Reno De Medici sito produttivo cartaceo di Villa Santa Lucia sono un ulteriore colpo alla tenuta dell'economia e alle tante famiglie che si trovano gettate sul lastrico.
Stupisce il comportamento dell'azienda che è rimasta sorda alle richieste sindacali di trovare una soluzione con i contratti di solidarietà che avrebbero consentito ai lavoratori di giungere entro cinque anni al pensionamento.
Non si ravvedono le motivazioni di questi licenziamenti in una azienda in attivo che lavora costantemente e che ha una notevole capacità produttiva svolta nei vari stabilimenti in Spagna, Francia, Germania.

Intendo manifestare, a nome del PD di Frosinone, la solidarietà ai lavoratori licenziati e il sostegno allo sciopero di tutte le maestranze indetto dai sindacati.
Sarà mia cura sollecitare i consiglieri regionali e i parlamentari del PD per un impegno a favore dei lavoratori volto a garantire i necessari interventi per scongiurare i licenziamenti e assicurare la stabilità del lavoro per tutti.

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